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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


CAPELLI (RC-SE). Signor Presidente, non farò un intervento generale sulla finanziaria, ma mi soffermerò su alcuni aspetti cosiddetti specifici, anche se il settore dell'università, della ricerca e dei beni culturali fa parte di quei beni immateriali che costituiscono la novità della produzione del capitalismo post fordista.

Farò il bilancio fra una finanziaria e l'altra mettendo in luce - è una abitudine che considero sintomo di serietà - non solo i lati positivi che, per così dire, sono atti dovuti in coerenza con il programma, e sono ampiamente dimostrati nella finanziaria nel settore dello sport. In tale settore si fa spazio sempre più allo sport di cittadinanza, ossia a quello che nasce dai territori e che mette in secondo piano, anche se naturalmente i finanziamenti sono sempre abbastanza significativi, lo sport inteso unicamente come agonismo e come allevamento dei campioni. Ci sono stati aumenti di fondi per lo spettacolo e per i beni culturali, in particolare a favore del cinema italiano e di quello europeo, e sono stati previsti interventi a favore delle emittenti televisive locali.

Penso sia più importante mettere in luce, soprattutto in settori come quelli dell'università, della ricerca e della scuola, anche lo sforzo e il processo che essi vanno attraversando. In questa sede bisogna fare un atto di verità. In realtà, dalla finanziaria passata ad oggi non abbiamo saputo rispondere fino in fondo alle richieste impazienti del mondo della scuola, né trovare i canali per interloquire con i soggetti che l'abitano e che avevano in qualche modo sperato nel nostro programma.

Esiste dunque un problema di contenuti e di metodi. Nei contenuti siamo come in mezzo al guado: il cacciavite - la metafora che il ministro Fioroni ha indicato per modificare la legislazione morattiana - non basta e dove incide positivamente è poco visibile; nel metodo c'è una profonda separazione tra il Ministero e il Parlamento e tra il Parlamento e le scuole. Si rinnova quindi la tentazione pericolosa di cambiare senza passare per il dibattito parlamentare e senza il dovuto confronto.

Per questo motivo attribuisco grandissima importanza all'emendamento che Rifondazione Comunista ha ottenuto di inserire in questa finanziaria rispetto al testo governativo, emendamento con il quale abbiamo praticamente riscritto i commi 6, 7 e 8 dell'articolo 50, impegnando il Governo, da un lato, a ripristinare la prassi concorsuale per il reclutamento dei docenti e, dall'altro lato, a sottoporre al parere parlamentare il regolamento ministeriale che disciplinerà i nuovi concorsi per l'assunzione degli insegnanti, confermando l'efficacia nella graduatoria dei docenti precari già prevista dalla legge finanziaria dell'anno scorso per il proseguimento del piano triennale di 150.000 assunzioni. In questo frangente viene finalmente abrogato l'articolo 5 della legge Moratti.

Ma torniamo al contesto. Ci sono stati, in questo anno e mezzo, segnali di forte discontinuità ottenuti con estrema fatica e senza la dovuta valorizzazione politica, quasi a minimizzarne scientemente la loro portata di rottura con il passato. Parlo dei provvedimenti della finanziaria precedente, del decreto fiscale varato la settimana scorsa e anche di quello sulle norme urgenti per l'avvio dell'anno scolastico.

Di fatto è cambiato completamente il quadro ordinamentale e in parte il contesto economico e normativo della scuola italiana, grazie all'innalzamento dell'obbligo a 16 anni, al suo finanziamento, alle assunzioni dei precari, alla restituzione degli istituti professionali alla pubblica istruzione, alla sospensione della riforma delle superiori, alla copertura dei debiti pregressi nelle scuole, alle nuove modalità di pagamento di alcune tipologie di supplenze, all'abrogazione del mutamento che la Moratti aveva imposto alle elementari e al ripristino integrale del modello del tempo pieno. Ma da questa finanziaria ci si aspettava un compimento di queste riforme. Penso che l'eccessiva prudenza del cacciavite aumenta i pericoli di coazione e di ritorno all'indietro.

Sono presenti elementi di difficoltà all'interno di questo pezzo di finanziaria che riguarda la scuola pubblica. In particolare, non è sufficiente, anche in previsione dei 25.000 prossimi pensionamenti, la programmazione dell'assunzione degli assistenti tecnici e amministrativi. Così si avranno, non aumentando la quota delle immissioni in ruolo, almeno 15.000 addetti ancora precari.

Non ci sono risorse finanziarie per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti per il biennio 2008-2009 e quelle che ci sono coprono a stento le indennità di vacanza contrattuale.

Penso debba destare molta preoccupazione dal punto di vista sociale e anche, in ultima analisi, dal punto di vista della rottura del principio di solidarietà che ha regolato, non solamente la nostra Costituzione, ma anche particolari leggi, come la n. 104 del 1992, la legge quadro sulla disabilità, la misura contenuta nell'articolo 50 di questa finanziaria che programma la diminuzione dei docenti di sostegno. Perché questa diminuzione? Perché soprattutto abrogare la possibilità di derogare per casi particolarmente gravi, quindi di aumentare, in base alle necessità, i docenti di sostegno? La risposta è la stessa: l'obiettivo è il risparmio e tutto deve essere poi riversato nel risanamento.

Quindi, questa idea che la scuola, l'università e la ricerca siano settori in cui operare continuamente con forbici e bisturi significa negare nei fatti ciò che il programma dice, cioè che l'istruzione, la ricerca e i saperi sono diritti per tutti e la ricchezza vera e duratura delle Nazioni. Questa convinzione anima il lavoro quotidiano dei maestri e delle maestre, dei ricercatori, dei professori e degli studenti. È grave che non sia pratica operativa anche in quest'Aula.