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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


BANTI (Ulivo). Signor Presidente, la finanziaria richiede molto movimento anche in entrata e in uscita dall'Aula. Comunque, grazie della cortesia.

Signor Presidente, signori del Governo e colleghi, la seconda legge finanziaria e la seconda legge di bilancio della legislatura rappresentano un'ulteriore conferma della volontà del Governo e della sua maggioranza di riprendere dopo un'interruzione di cinque anni un percorso virtuoso che la XIII legislatura dal 1996 al 2001 aveva avviato con i Governi di centro-sinistra di Prodi, D'Alema e Amato.

Si trattava di un percorso virtuoso perché era legato alla necessità di far fronte dopo anni di difficile transizione - peraltro, non ancora del tutto compiuta nei sistemi politici e istituzionali del nostro Paese - agli obblighi di Maastricht. Tali obblighi non sono puramente legati a una volontà europea di mettere in difficoltà questo o quell'altro Paese, ma alla necessità per il nostro continente, per l'Unione Europea alla quale aderiamo, di affrontare le sfide di tempi nuovi, sempre più globali e internazionalizzati.

Il risanamento dei conti pubblici da questo punto di vista è una sfida prioritaria e mette in assoluto secondo piano ogni ulteriore, pur necessaria, riflessione sulle modalità con cui questa operazione viene compiuta.

Stupisce che il Governo Berlusconi negli anni della precedente legislatura sia mancato clamorosamente proprio nell'obiettivo di proseguire questo risanamento, al di là del giudizio sui singoli provvedimenti di quel Governo e di quella legislatura, che da parte nostra é stato e rimane molto negativo.

Il percorso virtuoso, avviato dal presidente del Consiglio Prodi, all'indomani delle elezioni del 1996, e - ricordiamolo - dal ministro del tesoro di allora Carlo Azeglio Ciampi, si è interrotto con il ritorno indietro o addirittura con il ritorno all'aumento del debito pubblico negli anni che abbiamo alle spalle, con l'azzeramento dell'avanzo primario e, quindi, con l'ulteriore difficoltà del nostro Paese ad adeguarsi ai parametri fortemente voluti e da noi stessi firmati nei successivi accordi dell'Unione Europea.

Del resto, la fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino avevano messo in risalto l'esigenza di affrontare in maniera diversa le sfide di carattere economico perché, se una sfida (quella appunto della guerra fredda) veniva meno positivamente e - nel senso letterale del termine - senza colpo ferire, altre sfide sono all'orizzonte. Si tratta di sfide pesanti dal punto di vista economico e, quindi, delle ricadute sociali sulle popolazioni del mondo e anche sulle popolazioni del nostro vecchio continente. Mi riferisco alle crisi di carattere ambientale, a quelle di carattere energetico e alle possibili crisi che nei prossimi anni e decenni saranno sottese alla reperibilità di risorse adeguate per lo sviluppo, per la crescita dei Paesi occidentali industrializzati, ma anche ed ancora di più per la crescita dei Paesi emergenti e di quelli che tuttora permangono in una situazione scandalosa di sottosviluppo come, in particolare, quelli dell'Africa.

Il fatto che un Paese come il nostro, con il debito pubblico che ha, affronti il cammino del risanamento e del rientro in parametri più accettabili è davvero una coscienza positiva ed ineludibile. Ha detto bene in questi giorni il presidente Napolitano, quando ha ricordato che in un tempo di pace, che pure va garantita, si possono attendere nuove possibili difficoltà e crisi in politica estera.

L'economia, la legge finanziaria, la legge di bilancio non sono estranee all'andamento della politica estera, dei temi della pace e dell'equilibrio tra i popoli, anzi, sempre di più, nell'epoca globale, questi aspetti sono tra loro interdipendenti e dunque è necessario, nell'interesse del nostro Paese, ma soprattutto del suo ruolo a livello internazionale, che la politica di risanamento economico proceda, si consolidi e, nello stesso tempo, dia nuove occasioni e possibilità di crescita al Paese.

Se tutte le critiche devono essere considerate con attenzione, da qualunque parte esse provengano (ed io credo che i nostri relatori abbiano dimostrato attenzione ed impegno, che corrispondono ad una volontà di tutta la maggioranza), è piuttosto curioso - per non dire altro - che ci si attardi, da parte dell'opposizione, nella ricerca, per così dire spesso e volentieri, di molte apparenti pulci che possono nascondersi nelle pieghe del bilancio o della legge finanziaria, sfuggendo al confronto di fondo, rispetto al quale abbiamo perduto cinque anni.

Forse, negli anni passati, abbiamo diminuito la pressione fiscale (che è un obiettivo anche di questa maggioranza e di questo Governo, occorre ribadirlo), ma ciò è avvenuto senza alcun beneficio complessivo per il quadro generale economico del Paese e senza che ciò consentisse di ridurre le tensioni sociali che tuttora permangono. Anzi, per determinati aspetti, queste tensioni sono cresciute ed è curioso che adesso se ne faccia carico al Governo Prodi, in carica da meno di un anno e mezzo.

Resta il fatto che il risanamento deve essere perseguito, ma proprio a fronte delle esigenze sociali che stanno intorno a noi, con quell'equilibrio e con quella prudenza che, senza deflettere sulla strada maestra della riduzione del debito pubblico e dell'equità oltre che della ripresa della crescita, tengano conto del fatto che il nostro Paese non è composto di numeri, ma di persone vive, molte delle quali non possono arrivare alla fine del mese e continuano ad avere difficoltà e incertezze nel loro rapporto con la pubblica amministrazione e, più in generale, con la politica.

È allora del tutto evidente che non bastano operazioni contabili sulla carta. Queste sono sicuramente necessarie per dare l'indirizzo e per far comprendere dove si deve andare, e noi vogliamo andare lungo questa direzione, ma poi l'impegno del Parlamento, del Governo, delle forze politiche - direi di maggioranza e di opposizione, non vorrei fare distinzioni - deve tenere conto di tutti coloro che ci seguono, se vogliono seguire i nostri lavori, dal di fuori del Palazzo e che stentano a capire ciò che si muove all'interno del Palazzo, perché sembra estraneo ai loro interessi, alle loro condizioni di vita, alle loro speranze e attese, alle difficoltà che si manifestano giorno per giorno.

Il presidente Prodi ha sottolineato - e noi vogliamo ulteriormente rafforzare questa indicazione - che la legislatura in corso, oltre al risanamento dei conti pubblici, ma proprio in relazione a tale risanamento, deve riprendere, con forza, il cammino per quella riforma dello Stato, che non consiste solo nella riforma della parte ordinamentale della nostra Costituzione, ma anche nel cambiamento profondo della pubblica amministrazione e del modo stesso di rapportarsi coi cittadini, a fronte delle nuove responsabilità che stanno emergendo nell'epoca della comunicazione globale, nell'epoca di Internet, nell'epoca anche della ridefinizione di un'etica a livello globale e della dimensione profonda del rapporto tra cittadino e potere.

Tali questioni non si risolvono certo con la legge finanziaria, ma questa deve essere la cornice all'interno della quale l'Unione Europea può riconoscere il cammino che il Paese compie per il necessario risanamento.

A questa legge finanziaria, però, devono unirsi provvedimenti di altro tipo e per tale motivo ho apprezzato in modo particolare il Presidente del Consiglio quando ha sottolineato che il cosiddetto pacchetto dei provvedimenti, che quanto prima (auspicabilmente entro la fine dell'anno) il Parlamento dovrà approvare affinché il 2008 sia un ulteriore anno di stabilizzazione e di miglioramento delle condizioni generali del Paese, contenga anche provvedimenti di altra natura. Infatti, vi sono anche il decreto sulla sicurezza, legato ad emergenze di tipo diverso, nonché la legge Bersani sulle liberalizzazioni, che cito essendone il relatore in Commissione, ed altri ancora.

Abbiamo l'esigenza di presentare al Paese una manovra a più dimensioni, che siano però convergenti e puntino ad un nuovo coordinamento delle iniziative della pubblica amministrazione e ad una riforma più generale del sistema del rapporto tra politica e cittadinanza nell'ottica della partecipazione. Sono temi importanti, ai quali non possiamo sfuggire.

La legge finanziaria, forse, non è la più perfetta di questo mondo ma, come detto anche dal senatore Morando, è un testo che merita di essere approvato, al di là di qualche possibile correttivo marginale, per come è uscito dall'importante lavoro della Commissione.

Noi vorremmo che intorno a questo disegno di legge si sviluppasse davvero un dibattito approfondito. Secondo la parte del centro-sinistra di quest'Aula, qualunque risanamento non può prescindere dalla considerazione di temi di carattere sociale e sfidiamo tutte le opposizioni e le forze possibili a sostenere il contrario. Non possiamo compiere semplicemente operazioni contabili, ma dobbiamo pensare ai pensionati, ai giovani senza lavoro, agli over 45 e alle tante categorie che guardano alla politica come ad un luogo di silenzio o di chiusura in se stessi. Questo non può e non deve essere.

Questa è la missione di fondo della legge finanziaria. La parola missione è già risuonata oggi in questa Aula e, del resto, essa è scritta, con termine ormai inserito nell'uso parlamentare, nel testo stesso del provvedimento in quanto parola che dà il nome ai macrocapitoli del bilancio e della legge finanziaria. C'è, però, una missione di fondo che lega la finanziaria, la legge più importante che un Parlamento deve approvare nel corso di un anno, ad un quadro più generale d'impegno di legislatura.

Noi siamo consapevoli dell'esistenza di tentativi volti a utilizzare legittimi dissensi o legittime proposte modificative perché possano agire da presunto grimaldello di ribaltamento di maggioranze risultate tali per un solo voto. Come affermato dal senatore Calderoli nella precedente legislatura, quando presentò la legge elettorale, questa consente di governare anche con un solo voto in più di uno schieramento rispetto ad un altro. In questo caso i voti sono stati più di uno, non tanti di più, ma sicuramente vi sono stati svariati voti di vantaggio.

Questa maggioranza, quindi, deve poter governare perché tale responsabilità le è stata attribuita dagli elettori. In questa responsabilità, però, non è possibile immaginare trabocchetti e difficoltà immediate di qualunque tipo. Occorre affrontare il tema della finanziaria come tema che scandisce le tappe di una legislatura che deve proseguire nel suo cammino. Questo, infatti, è un cammino di impegno politico rispetto al patto assunto con gli elettori e dovrebbe essere il patto di tutti, maggioranza e minoranza di questo Parlamento.

I parlamentari di maggioranza, ciascuno dei quali avrebbe forse voluto vedere qualcosa di più e di meglio nel testo della legge finanziaria, si accingono a dare un consenso convinto a un testo che, per il quadro che ho cercato sommariamente di descrivere, sicuramente consentirà a ciascuno di noi di tornare nei nostri territori e collegi a dire che abbiamo fatto, per quanto possibile, il nostro dovere. (Applausi dal Gruppo Ulivo e dei senatori Tonini e Pellegatta).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augello. Ne ha facoltà.