AUGELLO (AN). Signor Presidente, colleghi senatori, inizierò il mio intervento facendo una breve ricognizione su quanto accaduto ultimamente in Commissione bilancio e sul dibattito che, nelle ultime ore, ha fatto da sfondo a questa legge finanziaria.
Credo, infatti, che sia stata liquidata, con troppo facilità, da parte del presidente Marini questa provocazione - non riesco a trovare un altro termine adeguato - con cui il ministro Chiti si è rivolto al Parlamento, facendo aleggiare il fantasma della fiducia e dando rigide prescrizioni affinché questo fantasma non si materializzi. Lo dico perché nelle ultime ore e negli ultimi giorni nella Commissione bilancio - ne ha dato atto il Presidente, ma nel mio intervento vorrei sottolineare ulteriormente questo dato - l'opposizione ha realizzato uno sforzo gigantesco per venire incontro alle convulsioni e agli attorcigliamenti di una maggioranza che era patentemente in difficoltà, non solo come maggioranza, ma anche come Governo.
C'è voluto uno straordinario senso di responsabilità davanti alle convulsioni di una maggioranza che ha paura di non essere più tale di qui a qualche ora per continuare a tenere la barra della qualità del dibattito sulla legge finanziaria e non cedere alla tentazione dell'azione di protesta eclatante e clamorosa per poi mettere questa stessa maggioranza davanti alle proprie responsabilità in quest'Aula.
Dopo tutto lo sforzo che abbiamo fatto, torno a sottolineare, sottosegretario Sartor, che ha dovuto persino tener conto del meccanismo di autocertificazione da lei proposto sulla copertura dei ticket, che non state abolendo. State abolendo sempre lo stesso ticket, perché non siete capaci di abolirlo strutturalmente; questa autocertificazione, legittima sul piano della forma, è però assai dubbia sul piano della sostanza, se è vero, come è vero, che nessuno di noi considererebbe una relazione tecnica asseverata dalla Ragioneria alla stregua dell'autocertificazione di un sottosegretario del Governo in termini di validità. È un po' come scegliere tra un bond che ha una votazione di un'agenzia di rating e un bond che è autocertificato da chi lo emette: nessuno considererebbe paragonabile il rischio delle due operazioni.
Anche su questo punto l'opposizione si è limitata ad una protesta formale, ad una richiesta reiterata di chiarimenti, che è tornata negli interventi del collega Vegas, in sede di relazione di minoranza, e del collega Baldassarri, senza ancora ricevere una risposta ad una domanda che pure è semplice e chiara: come mai per gli ultimi due emendamenti abbiamo avuto due coperture, l'una bollinata dalla Ragioneria e l'altra autocertificata? Come diceva re Idris, «parola di re»: questa copertura vale, è un atto di fede, sottosegretario Sartor, ma lei comprende meglio di me che, dal punto di vista delle coperture, gli atti di fede e la mistica sono incompatibili con la contabilità pubblica.
Sappiamo bene tutti qual è il problema tecnico presente in quella copertura e nondimeno responsabilmente siamo arrivati fino a questo confronto. Ecco, leggo in questa manovra finanziaria soprattutto un disperato bisogno di restare insieme da parte della maggioranza, che si può vedere emendamento per emendamento, euro per euro; quei 39 diversi beneficiari dei decreti sui vari tesoretti hanno nomi e cognomi politici, non in senso di destinazione finale personale di una somma, ma nel senso della sua intestazione politica.
In questa frammentazione c'è quell'espansione di spesa di cui abbiamo parlato in Commissione, quella perdita di occasioni che continua dallo scorso anno, quella politica un po' pelosa e un po' furbesca di questo Governo di giocare a nascondere gli aumenti delle entrate per poi farli comparire quando ha già deciso come spenderli, mettendo, colleghi della maggioranza, non soltanto l'opposizione di fronte al fatto compiuto, ma il Parlamento stesso.
Questo è quello che l'opposizione è stata costretta a misurare nelle ultime ore in maniera sempre più evidente, fino a ciò che è successo con la parte della finanziaria dedicata ai parlamentari che vengono eletti all'estero, fino a quel che si è visto in alcuni provvedimenti che invece hanno certamente una loro positività, ma che sono del tutto inadeguati, se non in termini di sottoscrizione, del cambiare politica da una parte della maggioranza, come i provvedimenti per gli incapienti.
Quei 40 centesimi, certo, è meglio averli che non averli, ma gli aumenti recenti dei generi di prima necessità hanno già divorato questa piccolissima dote. C'è da chiedersi, guardando la destinazione di tutte le altre risorse, se davvero erano così importanti tutte le altre misure rispetto ai provvedimenti per gli incapienti, e se davvero il povero sottosegretario Sartor doveva veder dilapidare tutte le coperture possibili per ridursi all'ultimo, con il già citato sistema dell'autocertificazione, su una questione delicata come il ticket, che avevate lasciato per ultima, nonostante dovesse essere questione già acquisita perché il ticket era già stato abolito lo scorso anno.
Questo è l'insieme degli elementi che dipingono una situazione che politicamente è fin troppo facile da indicare come preagonica dal punto di vista politico di questa maggioranza, ma anche l'insieme degli elementi che danno la misura della cultura di Governo di questa opposizione, che è rimasta tenacemente attaccata all'idea di poter rappresentare politicamente una finanziaria alternativa, di poterla rappresentare fino all'ultimo, nonostante la nostra controparte fosse sì sul piano istituzionale - mi riferisco al Presidente della Commissione - più che disponibile a garantire almeno regole certe di un dibattito trasparente, ma certamente di fronte ad un Governo che non sapeva che farsene dei contributi costruttivi dell'opposizione e che ha trascorso lunghe ore, lunghi giorni e qualche lunga notte della discussione del disegno di legge finanziaria in Commissione cercando disperatamente di frenare la presentazione di emendamenti da parte della maggioranza e soprattutto le coperture più o meno avventurose che venivano proposte a fronte di tali emendamenti.
Questi sono gli elementi che hanno caratterizzato i due schieramenti che si sono confrontati in queste settimane. Allora, tutto ciò ci dà la dimensione di quanto sia inaccettabile e da respingere al mittente, nei toni, nei modi, nei contenuti, nella forma e nella sostanza, la sortita del ministro Chiti, che davvero sembra non voler tener conto di una minima decenza nel rivolgersi al Parlamento su questioni così delicate e così importanti come quelle che appassionano il dibattito dell'Aula in queste ore.
Sono tutte considerazioni che ci portano verso la parte conclusiva del mio intervento. Non siamo più di fronte alla censura di una legge finanziaria per ragioni di filosofie contrapposte; non siamo più di fronte ad una situazione in cui si misurano - come forse è stato un po' nella prima legge finanziaria prodotta da questo Governo - una volontà della maggioranza e una volontà dell'opposizione; qui permangono un disegno certo e alternativo dell'opposizione rispetto a priorità e urgenze a cui la legge finanziaria dovrebbe far fronte e invece una legge finanziaria che viene utilizzata come un puro collante per tenere in piedi ancora un mese, ancora due mesi la maggioranza. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bonadonna. Ne ha facoltà.