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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


LEGNINI, relatore sul disegno di legge n. 1817. Signor Presidente, signor Ministro, signori del Governo, onorevoli colleghi, la manovra finanziaria per il 2008 é stata preceduta da un'approfondita riflessione del Parlamento e del Governo sulle linee di riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio che ha condotto ad alcune innovative decisioni, in ordine alla struttura del bilancio e della legge finanziaria, sperimentate in parte già in questa sessione.

Le Commissioni bilancio di Camera e Senato hanno condotto sul tema della riforma degli strumenti di bilancio un'estesa indagine conoscitiva approvata il 16 maggio scorso, mentre il Governo, fin dall'approvazione della finanziaria 2007 ha avviato un percorso pluriennale di riforma basato, per un verso, sulla ristrutturazione del bilancio dello Stato e, peraltro verso, su un programma di revisione della spesa pubblica finalizzato a garantire una maggiore efficienza nell'allocazione delle risorse.

Sulla base delle conclusioni della citata indagine e della circolare del Ministero dell'economia del giugno scorso si è dunque provveduto, in via sperimentale ed a legislazione invariata, ad introdurre importanti innovazioni che hanno inciso in misura significativa sulla trasparenza e leggibilità sia del bilancio - come ha puntualmente illustrato il relatore al bilancio, il senatore Albonetti - che della legge finanziaria che, a partire da questa sessione, è strutturata in 34 missioni corrispondenti ad altrettanti macroobiettivi che a, loro volta, si articolano nei 170 programmi riconducibili al complesso dell'azione di Governo.

A ciò deve aggiungersi la decisione, adottata unanimemente dalla Commissione su proposta del presidente Morando, di fissare un unico termine per la presentazione degli emendamenti per i senatori, per il relatore e per il Governo. Tale disposizione è stata puntualmente rispettata ed ha condotto ad uno svolgimento più ordinato e spedito dei lavori in Commissione, consentendo di evitare quanto accaduto negli anni scorsi e cioè l'introduzione progressiva di temi nuovi durante l'iter di esame dei documenti fino alle ultime fasi della trattazione in Aula.

Tale decisione, che prelude ad una più incisiva riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio, ha consentito unitamente la drastica riduzione del numero degli emendamenti (meno di un terzo di quelli mediamente presentati negli anni scorsi) e -per l'atteggiamento responsabile sia della maggioranza che dell'opposizione, che ho già ringraziato e che ringrazio - la positiva conclusione dei lavori in Commissione, licenziando un testo da sottoporre all'Aula e conferendo al relatore il mandato di riferire all'Assemblea, scongiurando con ciò quanto accaduto negli anni passati.

La manovra di bilancio per il 2008 si muove dentro il perimetro quantitativo di princìpi e di indirizzi efficacemente compendiati dal Ministro dell'economia nel suo intervento in quest'Aula del 3 ottobre 2007. Essa si colloca in un contesto macroeconomico che presenta significativi miglioramenti dei conti pubblici rispetto allo scorso anno, ma anche segnali di rallentamento e di rischi per la nostra economia che risente della minore crescita statunitense, puntualmente registrata nella Nota di aggiornamento al DPEF del 2008. La crescita prevista per l'anno in corso é stata rivista, infatti, all'1,9 per cento; quella per il 2008 è prevista all'1,5 per cento.

Il quadro di finanza pubblica è caratterizzato, invece, da obiettivi dati positivi: l'indebitamento netto si riduce, così come il debito pubblico ha ripreso la via della discesa; l'avanzo primario si attesterà al 2,6 per cento nel 2008 con ulteriori progressi negli anni successivi dopo che questa speciale accumulazione è stata azzerata negli anni passati.

Durante le audizioni si è discusso molto anche sull'effettività, sull'entità e sull'andamento del risanamento finanziario in atto. Le obiezioni formulate da più parti ed anche da istituzioni molto autorevoli si sono concentrate sulla ritenuta eccessiva lentezza del risanamento e sul peggioramento dei tendenziali che si sarebbero determinati a seguito delle misure adottate dal Governo in corso d'anno (segnatamente con i noti decreti-legge nn. 81 e 159), che hanno disposto interventi espansivi per lo 0,4 e 0,5 per cento del PIL. Si tratta di critiche legittime, ma che sembrano avulse dalla realtà del Paese e che non tengono conto dei dati di partenza e del percorso di risanamento a cui mi sono riferito prima.

È certo che le condizioni della finanza pubblica consentivano di ulteriormente migliorare i saldi già da quest'anno, ma non si può ragionevolmente sostenere tale tesi e al contempo invocare una drastica riduzione della pressione fiscale e più fondi per la sicurezza, piuttosto che per la scuola e l'università, la ricerca, e così via.

La verità è che l'individuazione di un equilibrio tra percorso di risanamento, misure di impulso allo sviluppo, attenuazione e poi riduzione della pressione fiscale, interventi per ridurre le disuguaglianze sociali costituisce un esercizio molto difficile, largamente influenzato dai vincoli del Patto di stabilità, dal peso del debito, dalla rigidità della spesa pubblica, dalla scarsa competitività della nostra economia, dalla domanda di più giustizia sociale e quindi di politiche redistributive. Se si accelera su un versante, si decelera sugli altri. La coperta è corta, il gap derivante dal peso del debito e degli interessi e la scarsa capacità o possibilità di intervenire sulla spesa pubblica, che - lo ricordo all'attuale opposizione - è continuata a crescere in misura rilevante in rapporto al PIL anche nei cinque anni del loro Governo, hanno vieppiù ridotto gli spazi dentro i quali poter orientare le politiche per lo sviluppo e per l'equità.

La manovra di bilancio per il 2008, unitamente alle due manovre a cui mi sono riferito, ha l'ambizione di collocare il suddetto equilibrio al livello più alto e più accettabile possibile. Si prosegue con il risanamento, senza amputare le già ridotte possibilità di intervento per lo sviluppo e l'equità; si arresta la pressione fiscale orientandola verso la via della discesa (si prevede uno 0,2 per cento del PIL di riduzione) e della semplificazione; si rafforzano gli interventi a sostegno della crescita e della competitività delle imprese; si prosegue e si accentua una politica redistributiva agendo non soltanto sul lato della spesa, ma (ed è questa una novità rilevante) utilizzando la leva fiscale per finalità di giustizia sociale; si avvia una concreta attività di revisione della spesa storica, orientandola ad individuare gradualmente la spesa improduttiva e non più corrispondente alle effettive esigenze del Paese. Per quest'anno la riduzione della spesa contribuisce per 4,6 miliardi alla manovra (40 per cento della sua entità), ma la Commissione ha accentuato e ha accresciuto questo dato, come dirò in prosieguo.

Sì poteva incidere di più sulla spesa pubblica, come dicono i nostri critici? Certamente sì, ma senza strumenti cognitivi adeguati l'operazione, oltre ad essere - come è - di per sé dolorosa rischierebbe di risultare inefficace, come lo è stata al tempo dei tagli orizzontali, rendendo necessaria, in mancanza di puntuale intervento sulla legislazione vigente e sui meccanismi generatori della spesa, interventi ex post di reintegrazione dei capitoli per effetto della concreta dinamica della spesa, in prevalenza di quella obbligatoria.

Venendo al merito, vorrei evidenziare soltanto le misure più rilevanti, rinviando al testo scritto, che chiedo di poter allegare, un'analisi più dettagliata delle singole disposizioni.

La prima grande innovazione contenuta nel testo ed ulteriormente migliorata in Commissione è costituita dalle misure fiscali: la riforma dell'IRES e dell'IRAP e l'introduzione del cosiddetto forfettone per i contribuenti minimi. Nel quadro di un intervento di riorganizzazione del sistema della fiscalità di impresa, senza precedenti per portata e per impatto sistemico sul rapporto tra fisco ed impresa, la nuova disciplina della tassazione dei redditi dell'impresa ha introdotto elementi di modernizzazione e semplificazione idonei a collocare il nostro ordinamento nel novero dei sistemi tributari più evoluti di Europa.

Sebbene non incida sul livello complessivo dell'imposizione, che rimane grosso modo invariato, la riforma si connota per almeno tre innovazioni strutturali: la riduzione delle aliquote IRES e IRAP al 27,5 e al 3,9 per cento, con avvicinamento alle aliquote effettive, la semplificazione degli adempimenti e delle procedure, con beneficio tanto per le imprese quanto per l'amministrazione tributaria, l'introduzione di un maggior grado di trasparenza nel prelievo sulle imprese attraverso il recupero della coincidenza tra l'utile risultante dal bilancio civilistico e quello imponibile, al fine di rendere più trasparente il sistema complessivo e meglio leggibile per le imprese l'effettiva convenienza dei singoli strumenti di agevolazione.

In Commissione si è provveduto, su proposta del Governo, a chiarire per alcuni aspetti significativi la nuova disciplina della fiscalità d'impresa, superando qualche dubbio interpretativo emerso presso gli operatori.

In particolare, con riferimento all'IRES, sono stati introdotti alcuni correttivi per chiarire l'ambito di applicazione del nuovo regime di determinazione della base imponibile. Per entrambe le imposte si è previsto un allargamento della base imponibile tale da assicurare l'invarianza complessiva del gettito. In questo contesto, al fine di ampliare la base imponibile e di semplificare gli adempimenti per i contribuenti, la nuova disciplina ha precluso la possibilità di operare deduzioni extra-contabili di determinati costi di natura estimativa: gli ammortamenti, le svalutazioni, gli accantonamenti, le spese di ricerca e sviluppo con l'eliminazione di tutto il carico dei relativi adempimenti.

Il Governo ha provveduto a chiarire espressamente, attraverso una correzione emendativa, che le imprese soggette ad IRPEF in contabilità ordinaria sono comunque escluse dal nuovo regime di deducibilità degli interessi passivi. Si è mantenuta, con una misura importante, la deducibilità nel medesimo esercizio per gli oneri riferibili ai ritardi di pagamento per i contratti stipulati con la pubblica amministrazione.

Più sostanziale, invece, è la modifica introdotta riguardo alla disciplina degli ammortamenti. Si è ritenuto, infatti, di conservare per le imprese soggette ad IRPEF il vecchio regime, limitatamente ai beni entrati in funzione entro il periodo imposte in corso al 31 dicembre 2007.

Per quanto riguarda l'IRAP, ne è stata concretamente avviata la regionalizzazione e, in vista della completa attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, si è espressamente definito l'IRAP quale tributo proprio delle Regioni, da istituire con legge regionale a decorrere dal 1° gennaio 2009.

Inoltre, per i contribuenti minimi, i cosiddetti contribuenti marginali, il Governo ha predisposto un regime fiscale ad hoc, che prevede l'assoggettamento ad un'imposta forfetaria del 20 per cento sulla differenza tra ricavi e costi. Si tratta di un nuovo regime naturale di tassazione, che si applicherà direttamente ai soggetti interessati, a meno che essi non optino espressamente per il regime ordinario. Voglio fornire qualche dato al riguardo, che testimoni la rilevanza e l'incisività di questa misura: sono 930.000 i contribuenti che potranno aderire a tale regime semplificato, e oltre due terzi di questi avranno certamente una forte convenienza ad optare per il nuovo regime di tassazione.

Altre misure fiscali molto significative sono state introdotte ma, per brevità, non mi soffermerò su di esse, rimandando anche in questo caso al testo scritto.

Durante le audizioni e la discussione, è stato posto con forza e autorevolezza il tema della riduzione della pressione fiscale in favore dei lavoratori dipendenti. Posso affermare che l'intera maggioranza condivide tale obiettivo, non soltanto in funzione del recupero del fiscal drag, ma anche come uno degli strumenti di politica dei redditi e di politica per la famiglia che, avviata lo scorso anno, necessita però di interventi più incisivi. Una misura apprezzabile già da quest'anno avrebbe richiesto risorse ingenti, non compatibili con i saldi fissati all'articolo 1 della legge finanziaria.

La soluzione adottata con la modifica dell'ormai noto comma 4 dell'articolo 1 della legge finanziaria (che quest'anno ha consentito di operare la redistribuzione a favore degli incapienti) costituisce una conquista di indiscutibile valore.

Se, e nella misura in cui, si verificherà per l'anno prossimo un ulteriore extra-gettito strutturale derivante dalla lotta all'evasione fiscale, tali risorse andranno a beneficio dei lavoratori dipendenti. Non è una promessa, ma un impegno legislativamente determinato.

Evidenzio poi, con un qualche argomento aggiuntivo, il tema dei costi della politica, ovvero della riduzione dei privilegi; organi di stampa molto autorevoli hanno in questi giorni descritto una supposta attenuazione delle misure proposte dal Governo con il testo originario della legge finanziaria, addirittura, si è detto, un dimezzamento dei risparmi previsti. Nulla di più lontano dal vero; la Commissione ha agito, accogliendo diversi emendamenti dei Gruppi di maggioranza e del relatore, in senso esattamente opposto, rendendo più incisive talune misure, introducendone altre di grande consistenza, sostituendo e mai eliminando tout court norme finalizzate a conseguire risparmi.

Oltre alla conferma del blocco delle indennità dei parlamentari per cinque anni, è stata introdotta, come è noto, la cogente norma di riduzione della compagine governativa di oltre il 40 per cento rispetto alla composizione attuale, che si applicherà dal prossimo Governo. Le norme di alleggerimento del numero e dell'estensione delle Comunità montane sono state modificate con misure più incisive, con risparmi certi: 80 comunità montane in meno con l'introduzione della soglia minima di sette Comuni per ogni ente, riduzione dei consiglieri da 12.500 a 4.200, degli assessori da 4.500 a 1.500, eliminazione di oltre 300 Comuni costieri e di dimensioni superiori a 15.000 abitanti. Risparmi di 66 milioni di euro su base annua sono confermati e, anzi, secondo le stime, sarebbero ben superiori, ma abbiamo preferito per prudenza mantenerli entro quella misura.

Per i Comuni, le Province, le Circoscrizioni, è stata sì stralciata la norma di riduzione del numero dei consiglieri (la maggioranza ha ritenuto più opportuno che essa venisse trattata con la delega sulla riforma del codice delle autonomie, i cui risparmi peraltro non erano quantificati dovendosi attendere i rinnovi dei consigli), sostituendola però con norme più incisive di eliminazione di cumuli di indennità, della possibilità di costruirsi lo stipendio mensile, di riduzione del tetto massimo di un terzo al 25 per cento delle indennità dell'organo di vertice, ed altre anomalie che non menziono per brevità. Il risparmio previsto di 313 milioni a fronte, ripeto, di zero cifrato nella legge finanziaria.

Tuttavia, la novità più incisiva è la soppressione degli enti d'ambito, acquedottistici e dei consorzi dei rifiuti, chiamati ATO, devolvendo alle Regioni nell'ambito della loro potestà legislativa l'attribuzione senza oneri delle relative funzioni alle Province o a forme associative di Comuni, i cui organi dovranno funzionare senza compensi. Saranno circa 200-250 gli enti e i consigli di amministrazione soppressi e, di conseguenza, tutti i relativi costi di funzionamento.

In assenza di un censimento ufficiale, i dati più recenti a disposizione, riferiti al 2005, testimoniano di almeno 95 ATO per la gestione dei sistemi idrici e 131 per la gestione dei rifiuti, con risparmi ragguardevoli.

Sono stati poi confermati, modificati e aggiornati numerosi altri interventi in tema di costi della politica. Il risparmio che in finanziaria era cifrato non in 1,3 miliardi, come è stato da taluni erroneamente detto, ma in 73 milioni di euro, ammonta adesso ad oltre 400 milioni di euro ed ulteriori consistenti risparmi verranno dalle misure che ho menzionato e che non sono state cifrate per le ragioni che ho detto.

Particolarmente efficace, signor Presidente, risulta l'abbinamento tra detti risparmi e la loro finalizzazione; quelli sui Comuni vengono imputati per due terzi all'eliminazione del ticket e ad integrare il fondo per i piccoli Comuni, rimasti privi del contributo integrativo dello scorso anno, quelli derivanti dalla riduzione delle Comunità montane al fondo per la montagna, quelli per gli enti acquedottistici al risanamento delle reti ed alla riduzione delle tariffe. Quindi, meno costi della politica, più servizi, minori tariffe per i cittadini.

Questa è la filosofia degli interventi che ho descritto; a tutto ciò si aggiunga l'autorevolissimo pronunciamento dei vertici degli organi costituzionali in ordine al loro impegno a contenere la dinamica della spesa entro o al di sotto dell'inflazione programmata.

Si poteva fare di più e meglio? Certamente, si può sempre fare di più e meglio, ma ciò che è certo è che tale misura per quantità, qualità, intensità e concentrazione è senza precedenti.

Con la stessa filosofia abbiamo affrontato lo spinoso ed oneroso tema dell'abolizione del ticket sulla diagnostica; abbiamo voluto affrontare e risolvere tale problema a mezzo di tagli e riduzioni di spesa, senza oneri aggiuntivi per la fiscalità e per il bilancio dello Stato. La copertura di circa 830 milioni è assicurata nei modi dettagliatamente esposti nel relativo emendamento, munito della relazione tecnica del Governo, di cui abbiamo tenuto conto in sede di riformulazione e modifica del testo.

Sappiamo che la famosa bollinatura della Ragioneria generale dello Stato ha costituito e costituirà fonte di polemiche; ne parleremo. Allo stato, mi limito ad evidenziare che la relazione tecnica, con la relativa bollinatura, non è obbligatoria in base alla legge di contabilità per gli emendamenti del relatore e noi l'abbiamo richiestaper tutti gli emendamenti; della relazione tecnica rimessa dal Governo abbiamo tenuto conto nell'approvazione dei testi.

Signor Presidente, arrivo alle conclusioni menzionando velocemente - rinviando, ripeto, al testo scritto - misure importantissime sul pacchetto casa: la misura dell'ICI (abbiamo eliminato il tetto dei 50.000 euro introducendo solo l'esclusione delle case di lusso), le misure di detrazione dall'IRPEF per gli affitti sia per le famiglie meno bisognose che per i giovani, la proroga della detraibilità dei costi di ristrutturazione delle abitazioni e degli interventi per l'efficienza energetica; quindi il problema casa torna al centro delle politiche pubbliche dopo anni di totale assenza di interventi.

Molto significativi gli interventi sulla ricerca, l'elevamento dal 15 al 40 per cento del credito d'imposta per le spese sostenute, come introdotto nella finanziaria dello scorso anno, con l'innalzamento del tetto massimo da 15 a 50 milioni di euro. È stato introdotto in Commissione l'aumento dal 5 al 10 per cento della quota del fondo sanitario destinato ai progetti dei giovani ricercatori.

Sul Mezzogiorno, oltre alle misure consistenti che sono contenute nel disegno di legge finanziaria, abbiamo aggiunto un intervento molto atteso e molto incisivo costituito dal credito d'imposta per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno; un credito di imposta di 333 euro al mese per tre anni per i lavoratori e 413 euro al mese per tre anni per le lavoratrici.

Segnalo l'incremento del FAS, ma è evidente che il successo delle politiche per il Mezzogiorno dipende - come ha riferito il Ministroin quest'Aula - dall'efficace attivazione del quadro strategico nazionale 2007-2013, in cui vengono fatti confluire i fondi del FAS e quelli europei, sulla base della strumentazione decisa con la finanziaria dello scorso anno per un ammontare complessivo di risorse stimate durante tutto questo periodo in oltre 100 miliardi di euro per gli investimenti.

Novità rilevantissima, che non commento ma che menziono, è costituita dalle politiche energetiche: abbiamo introdotto un pacchetto di riforma della disciplina dell'incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, il cui interesse è indiscutibile ed è idoneo a dare impulso alla proliferazione degli investimenti su questo tema cruciale per la nostra economia. Così come rilevanti sono gli investimenti e gli interventi su molteplici fronti per investimenti infrastrutturali e per il trasporto pubblico locale, con l'introduzione di una norma di grandissimo valore che viene chiamata federalismo infrastrutturale sulla scorta dell'esperienza della pedemontana lombarda introdotta lo scorso anno e attuata nei mesi scorsi.

Un'altra rilevantissima novità, contenuta nel testo del disegno di legge finanziaria, su cui ci siamo concentrati riguarda il tema della stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Come i colleghi sanno, il testo della finanziaria aveva reintrodotto il principio prevalente, quasi esclusivo, del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con eccezioni molto circoscritte e contenute e con il rischio che dal 1º gennaio decine di migliaia di lavoratori quantomeno sarebbero tornati a casa.

Abbiamo agito sulla norma dello scorso anno ampliando, anche se non in misura rilevante, i requisiti per la stabilizzazione, integrando per 20 milioni di euro all'anno le risorse e ampliando le quote riservate ai concorsi pubblici.

Ciò che è certo è che tutti i lavoratori che potranno essere stabilizzati, non tutti, dovranno o aver espletato una prova selettiva a monte o espletare una prova concorsuale, sulla base dei programmi e del piano triennale che le pubbliche amministrazioni dovranno predisporre entro il prossimo mese di aprile.

Rilevante è altresì il pacchetto delle assunzioni in favore di agenzie e di corpi di polizia (l'Agenzia delle entrate, la Guardia di finanza, le dogane, i Vigili del fuoco, gli ispettori del lavoro), con un meccanismo finanziario innovativo, basato sull'aggiornamento della capacità di recupero di entrate da parte dei nuovi assunti.

Misure importanti sono introdotte per il cinema e le telecomunicazioni (con il credito d'imposta di grande valore e con una quota di riserva nelle trasmissioni televisive per il cinema europeo e italiano), per la scuola e l'università, anche con un aumento di risorse e misure di autorganizzazione più incisive, per la sicurezza e per le Forze armate.

Quanto al settore della giustizia, segnalo il Fondo integrativo proveniente dalle somme sequestrate o confiscate, destinato interamente a finanziare un grande progetto di innovazione, ossia il processo civile telematico. Altre misure significative sono state introdotte sul rischio idrogeologico, sull'agricoltura e il piano irriguo, sui giovani e lo sport ed infine la dotazione finanziaria sul cosiddetto Protocollo welfare, diventato disegno di legge e il cui cammino è appena iniziato alla Camera dei deputati. È stato accresciuto il Fondo per l'8 per mille e quello del 5 per mille.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi di ringraziare il presidente Morando che ha assicurato con la consueta forza, competenza e determinazione i lavori della Commissione (Applausi dai Gruppi Ulivo e Aut).

Vorrei inoltre ringraziare i rappresentanti del Governo, il Ministro e i sottosegretari Sartor, Grandi e D'Andrea, che hanno seguito con grande impegno e competenza i lavori ((Applausi dal Gruppo Ulivo), i colleghi di maggioranza che hanno dato tutti un apporto prezioso all'esame del testo e dei circa 1.800 emendamenti (esaminati uno per uno), i Gruppi della maggioranza e i loro vertici, che hanno assicurato un lavoro fruttuoso e sereno, e i colleghi dell'opposizione, che hanno partecipato con impegno e spirito critico, oppositivo ma costruttivo ai lavori. Esprimo il mio ringraziamento anche agli uffici e a tutto il personale.

Sono certo che l'Aula del Senato saprà esaminare il provvedimento con accuratezza e saggezza, avendo sempre a mente gli interessi del Paese, gli stessi che abbiamo cercato di coltivare con passione in queste settimane.

Signor Presidente, il vaglio modificativo e integrativo della Commissione sul disegno di legge del Governo ci consegna un testo di cui possiamo andare orgogliosi, che può essere certamente migliorato in quest'Aula, magari emendando e rimediando a qualche errore o svista nelle concitate nottate di lavoro intenso, e potrà essere migliorato ancor più in seconda lettura alla Camera.

Abbiamo lavorato intensamente per proporre un testo in linea con gli indirizzi di politica di bilancio e di politica economica fissati dal DPEF. L'impianto del Governo è sostanzialmente confermato, ma integrato con l'apporto prezioso di tutte le componenti della maggioranza e con il confronto intenso con l'opposizione. Esso corrisponde agli impegni assunti in sede europea.

È stato rilevato da taluni - e termino veramente l'intervento - che il complesso degli interventi contenuti nei due decreti espansivi in corso d'anno e nella manovra al nostro esame non sarebbe funzionale ad una missione, non avrebbe un'anima. Ebbene, con pacatezza, ma con fermezza, sento di poter affermare che così non è. Ce lo ha riferito con efficacia ed ampiezza argomentativa il ministro Padoa-Schioppa nella sua relazione in quest'Aula il 3 agosto scorso. Le manovre corrispondono ad obiettivi ben individuati, che - li si condividano o meno - sostanziano appunto una missione: avvio della restituzione fiscale e della semplificazione; rafforzamento della protezione sociale; investimenti a sostegno della crescita e dell'ammodernamento infrastrutturale, materiale ed immateriale del nostro Paese; riqualificazione della spesa pubblica quale asse portante della politica del risanamento in atto.

Coloro che, riecheggiando le promesse mirabolanti della passata legislatura, vengono a dirci che si potevano portare le maggiori entrate per intero a riduzione del debito e del deficit e nel contempo ridurre la pressione fiscale in modo più incisivo, abolire in toto l'ICI, aumentare in modo più corposo le pensioni minime, finanziare investimenti di più di quanto stiamo facendo, mentono a se stessi prima che a noi e al Paese.

Chi sostiene questa tesi dovrebbe avere sempre a mente le due grandi anomalie della finanza pubblica italiana: il gigantesco debito pubblico, un miliardo e 600 milioni di debito, che divora ogni anno 70 miliardi per pagare gli interessi; l'ampiezza dell'evasione fiscale, 90 milioni all'anno stimati. Solo una sensibile riduzione - non dico un azzeramento - del livello di tali ipoteche sul presente e sul futuro consentirebbe di fare di più e meglio di quanto stiamo facendo.

Noi, il nostro Governo, questa maggioranza hanno ripreso a farlo dopo che negli anni 2001‑2006 si era tornati indietro, e solo con il successo di queste iniziative potremo riconquistare una quota di futuro per i nostri giovani, alleggerendoli dei pesi del passato e liberando risorse per le politiche che vogliamo per un Paese più giusto e più moderno. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).