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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


Testo integrale della relazione orale del senatore Legnini sul disegno di legge n. 1817

Signor Presidente, signor Ministro, signori del Governo, onorevoli colleghi, la manovra finanziaria per il 2008 è stata preceduta da un'approfondita riflessione del Parlamento e del Governo sulle linee di riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio, che ha condotto ad alcune innovative decisioni in ordine alla struttura del bilancio e della legge finanziaria, sperimentate già in questa sessione.

Le Commissioni bilancio di Camera e Senato hanno infatti condotto sul tema della riforma degli strumenti di bilancio un'estesa indagine conoscitiva approvata il 16 maggio scorso, mentre il Governo - fin dall'approvazione della finanziaria 2007 - ha avviato un percorso pluriennale di riforma basato, per un verso, sulla ristrutturazione del bilancio dello Stato e, per altro verso, su un programma di revisione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review) finalizzato a garantire una maggiore efficienza nell'allocazione delle risorse.

Sulla base delle conclusioni della citata indagine conoscitiva e della circolare del Ministro dell'economia e delle finanze n. 21 del 5 giugno 2007 si è dunque provveduto, in via sperimentale ed a legislazione invariata, ad introdurre importanti innovazioni che hanno inciso in misura significativa sulla trasparenza e leggibilità sia del bilancio, come puntualmente illustrato dal relatore al bilancio senatore Albonetti, che della legge finanziaria, che a partire da questa sessione è strutturata in 34 missioni, corrispondenti ad altrettanti macroobiettivi, che a loro volta si articolano nei circa 170 programmi riconducibili al complesso dell'azione di Governo.

A ciò deve aggiungersi la decisione adottata unanimemente dalla Commissione Bilancio, su proposta del presidente Morando, di fissare un unico termine per la presentazione degli emendamenti per i senatori, per il relatore e per il Governo; disposizione puntualmente rispettata che ha condotto a uno svolgimento più ordinato e spedito dei lavori in Commissione, consentendo di evitare quanto accaduto negli anni scorsi, e cioè l'introduzione progressiva di temi nuovi durante l'iter di esame dei documenti fino alle ultime fasi della trattazione in Aula.

Tale decisione, che prelude ad una più incisiva riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio, ha consentito, unitamente alla drastica riduzione del numero degli emendamenti (circa un terzo di quelli mediamente presentati negli anni scorsi) e ad un atteggiamento responsabile sia della maggioranza che dell'opposizione (che ho già ringraziato e che ringrazio) di concludere positivamente i lavori in Commissione, licenziando un testo da sottoporre all'Aula e conferendo al relatore il mandato di riferire all'Assemblea, con ciò scongiurando quanto accaduto in passato.

La manovra di bilancio per il 2008 si muove dentro il perimetro quantitativo di princìpi ed indirizzi efficacemente compendiati dal Ministro dell'economia nel suo intervento in quest'Aula del 3 ottobre 2007. Essa si colloca in un contesto macroeconomico che presenta significativi miglioramenti dei conti pubblici rispetto allo scorso anno, ma anche segni di rallentamenti e rischi per la nostra economia, che risente della minor crescita statunitense, puntualmente registrata nella Nota di aggiornamento al DPEF 2008. La crescita prevista per l'anno in corso è stata rivista all'1,9 per cento, quella per il 2008 è prevista all'1,5 per cento.

Il quadro di finanza pubblica è caratterizzato invece da obiettivi dati positivi. L'indebitamento netto si è ridotto dal 4,4 per cento del PIL nel 2006 al 2,4 per cento nel 2007 (0,4 per cento del PIL in più di quanto richiesto dall'Europa), miglioramento che si registra anche apportando le correzioni sul dato 2006 per le misure una tantum connesse con la cancellazione dei debiti TAV e con la sentenza della Corte di giustizia europea sull'IVA. Il dato si ridurrà ulteriormente al 2,2 per cento del PIL 2008, all'1,5 per cento nel 2009, allo 0,7 per cento nel 2010, rendendo necessaria, per conseguire tali obiettivi, una manovra correttiva annua dello 0,4 per cento a partire dal prossimo anno.

Il debito pubblico ha ripreso la via della discesa, dopo la risalita segnata negli anni dal 2002 in avanti, e si assesterà al 103,5 per cento nel 2008, con un ulteriore miglioramento nel 2009 (101,5 per cento) fino a scendere al di sotto del 100 per cento del PIL nel 2010 (98,5 per cento). L'avanzo primario si attesterà al 2,6 per cento nel 2008, con ulteriori progressi negli anni successivi, dopo che questa speciale accumulazione è stata azzerata negli anni passati.

Molto si è discusso, anche durante le audizioni, sull'effettività, sull'entità e sull'andamento del risanamento finanziario in atto. Le obiezioni formulate da più parti, anche da istituzioni molto autorevoli, si sono concentrate sulla ritenuta eccessiva lentezza del risanamento e sul peggioramento dei tendenziali che si sarebbe determinato a seguito delle misure adottate dal Governo in corso d'anno, segnatamente con i decreti-legge n. 81 e n. 159 del 2007, che hanno disposto interventi espansivi utilizzando risorse provenienti in prevalenza dall'extragettito per importi rispettivamente pari allo 0,4 per cento e allo 0,5 per cento del PIL. Trattasi di critiche legittime, ma che sembrano avulse dalla realtà del Paese e che non tengono conto dei dati di partenza del percorso di risanamento, a cui mi sono prima riferito.

È certo che le condizioni della finanza pubblica consentivano di ulteriormente migliorare i saldi già da quest'anno, ma non si può ragionevolmente sostenere tale tesi e, al contempo, invocare una drastica riduzione della pressione fiscale, più fondi per la sicurezza piuttosto che per la scuola, l'università, la ricerca, eccetera.

La verità è che l'individuazione di un equilibrio tra percorso di risanamento, misure di impulso allo sviluppo, attenuazione e poi riduzione della pressione fiscale, interventi per ridurre le disuguaglianze sociali, costituisce un esercizio molto difficile, largamente influenzato dai vincoli del patto di stabilità, dal peso del debito, dalla rigidità della spesa pubblica, dalla scarsa competitività della nostra economia, dalla domanda di più giustizia sociale e quindi di politiche redistributive. Se si accelera su un versante, si decelera sugli altri. La coperta è corta.

Il gap derivante dal peso del debito e degli interessi e la scarsa capacità o possibilità di intervenire sulla spesa pubblica che, lo ricordo all'attuale opposizione, è continuata a crescere in misura rilevante, in rapporto al PIL anche nei 5 anni del loro Governo, hanno vieppiù ridotto gli spazi dentro i quali poter orientare le politiche per lo sviluppo e l'equità.

La manovra di bilancio per il 2008, unitamente alle due manovre adottate in corso d'anno, ha l'ambizione di collocare il suddetto equilibrio al livello più alto e più accettabile possibile: si prosegue con il risanamento senza amputare le già ridotte possibilità di intervento per lo sviluppo e l'equità; si arresta la pressione fiscale orientandola verso la via della discesa (0,2 per cento del PIL di riduzione) e della semplificazione; si rafforzano gli interventi a sostegno della crescita e della competitività delle imprese; si prosegue e si accentua una politica redistributiva agendo non soltanto sul lato della spesa ma - è questa una delle novità più rilevanti -utilizzando la leva fiscale per finalità di giustizia sociale, si avvia una concreta attività di revisione della spesa storica orientandola ad individuare gradualmente la spesa improduttiva e non più corrispondente alle effettive esigenze del Paese (per quest'anno la riduzione della spesa contribuisce per 4,6 miliardi alla manovra e quindi per oltre il 40 per cento della sua entità). I lavori della Commissione, come si spiegherà meglio in prosieguo, hanno ulteriormente ampliato tale sforzo di riqualificazione della spesa.

Si poteva incidere di più sulla spesa pubblica? Certamente sì. Ma senza strumenti cognitivi adeguati, l'operazione, oltre ad essere come è di per sé dolorosa, rischierebbe di essere inefficace come lo è stato al tempo dei tagli orizzontali, rendendo necessari, in mancanza di puntuale intervento sulla legislazione vigente e sui meccanismi generatori della spesa, interventi ex post di reintegrazione dei capitoli per effetto della concreta dinamica della spesa, in prevalenza di quella obbligatoria.

Sul merito, vorrei evidenziare soltanto le misure più rilevanti, rinviando al testo scritto per un'analisi più dettagliata delle singole disposizioni.

La prima grande innovazione contenuta nel testo ed ulteriormente migliorata in Commissione è costituita dalle misure fiscali, la riforma dell'IRES e dell'IRAP e l'introduzione dei cosiddetto forfettone per i contribuenti minimi.

Nel quadro di un intervento di riorganizzazione del sistema della fiscalità d'impresa, senza precedenti per portata e per impatto sistemico sul rapporto tra fisco ed impresa, la nuova disciplina della tassazione dei redditi delle imprese ha introdotto elementi di modernizzazione e semplificazione idonei a collocare il nostro ordinamento nel novero dei sistemi tributari più evoluti.

Sebbene non incida sul livello complessivo dell'imposizione, che rimane grosso modo invariato, la riforma si connota per almeno tre innovazioni strutturali: la riduzione delle aliquote nominali IRES e IRAP rispettivamente al 27,5 e al 3,9 per cento, con avvicinamento alle aliquote effettive; la semplificazione degli adempimenti e delle procedure con beneficio tanto per le imprese, in termini di abbattimento dei costi di gestione, quanto dell'amministrazione tributaria, sotto il profilo del risparmio di risorse umane e strumentali per le attività di accertamento; l'introduzione di un maggior grado di trasparenza nel prelievo sulle imprese, attraverso il recupero della coincidenza tra l'utile risultante dal bilancio civilistico e quello imponibile, al fine di rendere più trasparente il sistema complessivo e meglio leggibile per le imprese l'effettiva convenienza dei singoli strumenti di agevolazione.

In Commissione si è provveduto, su proposta del Governo a chiarire, per alcuni aspetti significativi, la nuova disciplina della fiscalità d'impresa, superando qualche dubbio interpretativo emerso presso gli operatori.

In particolare, con riferimento alla riforma dell'imposta sui redditi delle società di capitali (IRES) e dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), si sono introdotti alcuni correttivi per chiarire l'ambito di applicazione del nuovo regime di determinazione delle basi imponibili.

Per entrambe le imposte, infatti, a fronte della prevista riduzione delle aliquote nominali, si è previsto un allargamento delle basi imponibili tale da assicurare l'invarianza complessiva del gettito tributario.

In questo contesto, al fine di ampliare la base imponibile e di semplificare gli adempimenti per i contribuenti, la nuova disciplina ha precluso la possibilità di operare deduzioni extracontabili di determinati costi di natura estimativa (ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti, spese di ricerca e sviluppo), con l'eliminazione anche di tutto il carico di relativi adempimenti, ha eliminato la deducibilità degli ammortamenti anticipati e degli ammortamenti accelerati e infine ha rimodulato il trattamento fiscale degli interessi passivi, spalmandone la deducibilità in cinque anni (in dieci, in sede di prima applicazione della disciplina).

Con riguardo a quest'ultima misura, il Governo ha provveduto a chiarire espressamente, attraverso una correzione emendativa, che le imprese soggette ad IRPEF in contabilità ordinaria sono comunque escluse dal nuovo regime di deducibilità degli interessi passivi. Inoltre, si è mantenuta la deducibilità nel medesimo esercizio d'imposta per gli oneri riferibili ai ritardi di pagamento per i contratti stipulati con la pubblica amministrazione.

Più sostanziale è invece la modifica introdotta con riguardo alla disciplina degli ammortamenti anticipati. Si è infatti ritenuto di conservare per le imprese IRPEF il vecchio regime, limitatamente ai beni entrati in funzione entro il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2007.

Quanto all'IRAP, è stata concretamente avviata la sua regionalizzazione.

In vista della completa attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, si è infatti espressamente definita l'IRAP quale tributo proprio delle Regioni, da istituire con legge regionale a decorrere dal 1° gennaio 2009.

Nel complesso, tali innovazioni ci allineano ai sistemi fiscali europei più evoluti, spingono le imprese, anche quelle piccole e medie, verso il rafforzamento della capitalizzazione, avviano l'alleggerimento della pressione fiscale (molto significativa per le imprese non indebitate e per quelle che hanno già ammortizzato gli investimenti), semplificano gli adempimenti contabili e tributali.

Tale ultima finalità viene conseguita in misura radicale per le micro imprese e i lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 30.000 euro, cioè per i contribuenti cosiddetti minimi e marginali.

Per essi il Governo ha predisposto un regime fiscale ad hoc, che prevede l'assoggettamento ad un'imposta forfettaria del 20 per cento sulla differenza tra ricavi e costi. Trattandosi di un nuovo regime "naturale" di tassazione, esso si applicherà direttamente ai soggetti interessati, a meno che essi non optino espressamente per il regime ordinario.

Per molte piccole realtà imprenditoriali che spesso incontrano enormi difficoltà - economiche e gestionali - ad ottemperare agli obblighi tributari, la convenienza del nuovo regime si prospetta tale da far supporre anche un significativo effetto di spontanea emersione, parziale o totale, di basi imponibili fino ad oggi sottratte al fisco. Si tratta di una platea stimata dal Governo in circa 930.000 contribuenti, che potranno aderire ad un regime semplificato ai fini IVA, IRPEF e IRAP, con un abbattimento pressoché totale degli adempimenti amministrativi e dei relativi costi (tenuta di libri contabili, spese di commercialista, eccetera).

Un concreto aiuto, dunque, a chi vive solo del suo lavoro, ai giovani che si avviano ad un'impresa o professione.

Infine, l'altra significativa innovazione fiscale di grande interesse per le imprese più piccole riguarda l'introduzione del principio della neutralità della tassazione dei redditi d'impresa rispetto alla forma organizzativa prescelta.

Alle piccole imprese, alle imprese individuali e alle società in nome collettivo è infatti riconosciuta la possibilità di accesso alla cosiddetta opzione IRES.

In particolare, si prevede che tali imprese - di norma soggette a tassazione progressiva secondo le aliquote IRPEF - possano optare per la tassazione separata dei redditi all'aliquota forfettaria del 27,5 per cento (coincidente con l'aliquota IRES riformata).

Diverse altre sono le misure significative in materia di fiscalità d'impresa contenute nel testo, che in questa sede non illustro per brevità. Mi limito soltanto ad accennare all'introduzione di un'imposta sostitutiva al 18 per cento per le operazioni di riorganizzazione aziendale e al ripristino della possibilità di compensazione orizzontale delle perdite fiscali per i lavoratori autonomi e le imprese in contabilità semplificata.

Infine, vorrei soltanto rilevare la positività della modifica del regime sanzionatorio applicabile in caso di mancata emissione dello scontrino fiscale, con l'elevazione da tre a quattro del numero di violazioni rilevanti ai fini della sospensione dell'attività e con l'introduzione della specificazione che la loro contestazione debba avvenire in giorni diversi.

Durante le audizioni e la discussione è stato posto con forza ed autorevolezza il tema della riduzione della pressione fiscale in favore dei lavoratori dipendenti. L'intera maggioranza, penso di poter dire, condivide tale obiettivo non soltanto in funzione del recupero del fiscal drag ma anche come strumento - uno degli strumenti - di politica dei redditi e di politica per la famiglia avviata lo scorso anno ma che necessita di interventi più incisivi.

Una misura apprezzabile avrebbe richiesto risorse ingenti non compatibili con i saldi fissati all'articolo 1 della legge finanziaria. La soluzione adottata, con la modifica dell'ormai noto comma 4 dell'articolo 1, che quest'anno ha consentito di operare la redistribuzione a favore degli incapienti, costituisce una conquista di indiscutibile valore: se e nella misura in cui si verificherà per l'anno prossimo un ulteriore extragettito strutturale derivante dalla lotta all'evasione, tali risorse andranno a beneficio dei lavoratori dipendenti. Non una promessa ma un impegno legislativamente determinato.

Proseguendo nell'ordine del testo della legge finanziaria, è necessario evidenziare l'operazione molto incisiva che è stata operata in Commissione sul tema dei cosiddetti costi della politica ovvero della riduzione dei privilegi a vario titolo vigenti. Organi di stampa molto autorevoli hanno in questi giorni descritto una supposta attenuazione delle misure proposte dal Governo con il testo originario della legge finanziaria, addirittura un dimezzamento dei risparmi previsti.

Nulla di più lontano dal vero! La Commissione ha agito, accogliendo diversi emendamenti dei Gruppi di maggioranza e del relatore, in senso esattamente opposto, rendendo più incisive talune misure, introducendone altre di grande consistenza, sostituendo e mai eliminando tout court norme finalizzate a conseguire risparmi.

Oltre alla conferma del blocco delle indennità dei parlamentari per 5 anni (6 milioni di risparmio ogni anno), è stata introdotta la cogente norma di riduzione della compagine governativa di oltre il 40 per cento rispetto alla composizione attuale che si applicherà dal prossimo Governo (mi auguro che sia più in là possibile nel tempo).

Le norme di alleggerimento del numero e dell'estensione delle Comunità montane sono state modificate con misure più incisive, con risparmi certi (80 Comunità montane in meno con l'introduzione della soglia minima di 7 Comuni per ogni ente, riduzione dei consiglieri da 12.500 a 4.200, degli assessori da 4.500 a 1.500, eliminazione di oltre 300 Comuni costieri e Comuni di dimensioni superiori a 15.000 abitanti). I risparmi di 66,800 milioni su base annua sono confermati (solo per il primo anno si dimezzano perché la riforma dovrà partire il 1° luglio 2008 per dar tempo alle Regioni di legiferare).

Per i Comuni, le Province e le circoscrizioni è stata sì stralciata la norma di riduzione del numero dei consiglieri (la maggioranza ha ritenuto più opportuno che essa venga trattata con la delega sulla riforma del Codice delle Autonomie), i cui risparmi peraltro non erano quantificati dovendosi attendere i rinnovi dei consigli, sostituendola con norme più incisive di eliminazione di cumuli di indennità, della possibilità di costruirsi lo stipendio mensile, di riduzione del tetto massimo di un terzo al 2,5 per cento dell'indennità dell'organo di vertice ed altre anomalie che non menziono per brevità. Il risparmio previsto è di 313 milioni di euro, a fronte di zero cifrato in finanziaria.

La novità più incisiva è quella della soppressione degli Enti d'ambito acquedottistici e dei Consorzi dei rifiuti (i cosiddetti ATO), devolvendo alle Regioni, nell'ambito della loro potestà legislativa, l'attribuzione senza oneri delle relative funzioni alle Province o a forme associative di Comuni. Saranno circa 200-250 gli enti e i consigli di amministrazione soppressi e, di conseguenza, i relativi costi di funzionamento. In assenza di un censimento ufficiale, i dati più recenti a disposizione, riferiti al 2005, testimoniano di almeno 95 ATO per la gestione dei sistemi idrici e 131 ATO per la gestione integrata dei rifiuti, con risparmi ragguardevoli, certamente superiori alle vituperate Comunità montane.

Particolarmente incisive sono, altresì, le norme sul tetto alle retribuzioni dei managers pubblici, che non potranno superare quello del primo presidente della Corte di cassazione, e che si applicano a tutti i dipendenti pubblici sia delle amministrazioni statali che delle società partecipate e non quotate in borsa e delle autorità indipendenti, e la riduzione dei consigli di amministrazione delle società pubbliche.

Altre misure riconducibili a tale tema non le menziono per brevità: ricordo solo la riduzione del 20 per cento dei compensi dei Commissari straordinari di Governo, la riduzione da 16 a 12 del numero massimo di assessori comunali e provinciali, la sostituzione dell'indennità di missione percepita dagli amministratori locali in caso di viaggio con un rimborso forfettario omnicomprensivo, la riduzione del 10 per cento dei rimborsi per le spese elettorali ai partiti politici.

Ed ancora: il contenimento dei costi delle amministrazioni pubbliche relativi alle auto di servizio, alla corrispondenza postale (prevedendo un maggior utilizzo della posta elettronica), alla telefonia (prevedendo l'uso del VOIP); il contenimento dei costi della magistratura militare con la soppressione dei tribunali militari e le procure militari di Torino, La Spezia, Padova, Cagliari, Bari e Palermo e le sezioni distaccate di Verona e di Napoli della Corte militare di appello, nonché la soppressione e la razionalizzazione di diversi enti pubblici statali.

Il risparmio che il testo originario portava a copertura della legge finanziaria era soltanto di 73 milioni di euro - dati dalla riduzione delle Comunità montane e dal congelamento per cinque anni dell'adeguamento retributivo delle indennità parlamentari (le altre misure non erano, come si dice, «cifrate») - importo salito ad oltre 400 milioni, senza considerare le norme sulla riduzione del numero dei Ministeri, sugli ATO, sui dipendenti pubblici, sulle società pubbliche ed altre, la cui quantificazione non è stata effettuata per le ragioni dette ma che porteranno, quando saranno attuate, ulteriori ingenti risparmi.

Particolarmente efficace risulta poi l'abbinamento tra detti risparmi e la loro finalizzazione: quelli sui Comuni vengono imputati per due terzi all'eliminazione del ticket e ad integrare il fondo per i piccoli Comuni, rimasti privi del contributo integrativo dello scorso anno, quelli derivanti dalla riduzione delle Comunità montane al Fondo per la montagna, quelli per gli enti acquedottistici al risanamento delle reti e alla riduzione delle tariffe. Quindi, meno costi della politica, più servizi e minori tariffe per i cittadini, questa la filosofia degli interventi descritti. A tutto ciò si aggiunga l'autorevolissimo pronunciamento dei vertici degli organi costituzionali in ordine al loro impegno a contenere la dinamica della spesa entro o al di sotto dell'inflazione programmata. Si poteva fare di più e meglio? Sempre si può fare di più e meglio, ma ciò che è certo è che tali misure per qualità, intensità e concentrazione sono senza precedenti.

 

TICKET

Con la stessa filosofia abbiamo affrontato lo spinoso ed oneroso tema dell'abolizione del ticket sulla diagnostica. Abbiamo voluto affrontare e risolvere tale problema a mezzo di tagli e riduzioni di spesa senza oneri aggiuntivi per la fiscalità ed il bilancio dello Stato. La copertura dei circa 830 milioni è assicurata nei modi dettagliatamente esposti nel relativo emendamento, munito della relazione tecnica del Governo di cui abbiamo tenuto conto in sede di riformulazione e modifica del testo.

Sappiamo che la famosa bollinatura della Ragioneria generale dello Stato ha costituito e costituirà fonte di polemiche. Ne parleremo. Allo stato, mi limito ad evidenziare che la relazione tecnica e la relativa bollinatura non è obbligatoria in base alla legge di contabilità per gli emendamenti del relatore e noi l'abbiamo richiesta per tutti gli emendamenti. Della relazione tecnica rimessa dal Governo abbiamo tenuto conto nell'approvazione dei testi.

Fra questi punti vorrei segnalare:

 

PACCHETTO CASA

La finanziaria 2008 dedica alla questione casa un insieme ampio ed articolato di misure, che è stato ulteriormente perfezionato durante l'esame in 5a Commissione bilancio del Senato.

Fra gli interventi di maggiore rilievo figurano le disposizioni in materia di ICI, mirate a ridurre in misura rilevante, tramite il riconoscimento di ulteriori detrazioni, il carico fiscale sulle abitazioni di prima residenza dei proprietari, fatta eccezione per quelle classificate con categoria catastale Al, A8 e A9, ossia gli immobili signorili, le ville e i castelli.

La disciplina vigente prevede che l'imposta ICI si determina moltiplicando il valore imponibile dell'immobile per l'aliquota stabilita dal Comune, e, per esplicita previsione del comma 2 dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 504 del 1992, all'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita direttamente ad abitazione principale del proprietario spetta una detrazione nella misura minima annua di 103,29 euro, da rapportare al periodo dell'anno in cui l'unità immobiliare è stata utilizzata come abitazione principale.

La finanziaria 2008, al fine di riconoscere ulteriori benefici fiscali proprio a tali contribuenti, stabilisce che dall'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale si detrae un ulteriore importo pari all'1,33 per mille della base imponibile che va a sommarsi alla detrazione già vigente per l'abitazione principale pari a 103,29 euro. Il beneficio per ciascun contribuente, comunque, non potrà essere superiore a 200 euro, e pertanto, compresa la detrazione già in vigore, lo sconto massimo di imposta non potrà superare la soglia dei 303,29 euro l'anno.

In tale ambito, la 5a Commissione bilancio ha approvato un emendamento con il quale si prevede che le nuove agevolazioni fiscali si applicano a tutti i proprietari di abitazioni di prima residenza, ad eccezione di coloro che posseggono abitazioni principali classificate con categoria catastale Al, A8 e A9, ossia gli immobili signorili, le ville e i castelli.

La minore imposta che deriva dall'applicazione delle predette disposizioni sarà rimborsata dallo Stato ai singoli Comuni, con versamenti contestuali in due scadenze di pagamento.

Una importante innovazione introdotta in Commissione, riguarda l'aumento del 10 per cento dell'importo della detrazione IRPEF per i mutui contratti per l'acquisto della casa che passa dagli attuali 3.615,2 euro a 4.000 euro.

Particolare rilevanza assumono, poi, le misure di agevolazione fiscale, mediante detrazioni fiscali dall'IRPEF che vengono estese a tutti gli inquilini a basso reddito con contratti di affitto registrato.

Ed inoltre, benefici fiscali per i giovani tra venti e trent'anni che stipulano un contratto di locazione regolarmente registrato per l'abitazione da destinare a propria residenza principale, ai quali, per i primi tre anni, è riconosciuta una detrazione di 991,60 euro se il proprio reddito complessivo non supera 15.493,71 euro.

Nel merito, la normativa vigente stabilisce che i contribuenti che prendono in affitto un immobile da utilizzare come abitazione principale hanno diritto a detrazioni d'imposta di importo fisso, da richiedere con la dichiarazione dei redditi, purché titolari di contratti di locazione "a canone convenzionale" o lavoratori dipendenti trasferiti per motivi di lavoro. Con la finanziaria 2008, si provvede ad estendere tali benefici a tutta la platea degli inquilini con contratto di locazione registrato, prevedendo che ai soggetti titolari di regolare contratto di affitto di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, spetta una detrazione d'imposta pari a 300 euro l'anno, se il reddito annuo complessivo non supera 15.493,71 euro, o pari a 150 euro l'anno, se il reddito annuo complessivo supera 15.493,71 euro ma non 30.987,41.

L'agevolazione per i giovani viene concessa se il contratto di affitto è stipulato per una abitazione diversa dall'abitazione principale dei genitori, qualora il giovane sia "incapiente" o non tenuto a pagare l'IRPEF per il conseguimento di bassi redditi.

Novità importanti riguardano anche la disciplina delle deduzioni IRPEF sulla prima casa. Ora, ai fini della corretta determinazione dell'IRPEF e delle addizionali del contribuente, il reddito derivante dall'unità immobiliare adibito ad abitazione principale e quello delle relative pertinenze non va più cumulato con gli altri redditi del possessore. Secondo la normativa vigente, i possessori di immobili a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale sono soggetti al pagamento di IRPEF o IRES, di addizionali regionale e comunale e dell'ICI. Tuttavia, se l'unità immobiliare posseduta è adibita ad abitazione principale si ha diritto alla deduzione dal reddito complessivo fino all'ammontare della rendita catastale dell'unità immobiliare stessa e delle relative pertinenze. Con le innovazioni introdotte dalla finanziaria per il 2008, si stabilisce che ai fini del calcolo delle detrazioni per carichi di famiglia e per i redditi di lavoro, il reddito complessivo del contribuente è determinato al netto del reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

Ulteriori incisive misure attese dai cittadini e dalle imprese che operano nel settore dell'edilizia riguardano la proroga delle agevolazioni fiscali in tema di ristrutturazioni degli edifici, per le spese sostenute a tal fine negli anni 2008, 2009 e 2010.

Nel quadro degli interventi sulla casa, la finanziaria prevede, poi, la proroga degli incentivi al risparmio energetico negli edifici privati pari al 55 per cento della spesa.

Il cittadino, pertanto, potrà continuare a beneficiare della detrazione dall'IRPEF del 36 per cento delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia fino ad un importo massimo di 48.000 euro per unità immobiliare, nonché dell'aliquota IVA agevolata del 10 per cento per le prestazioni fatturate. Nel complesso, l'effetto della proposta normativa comporta un beneficio per i cittadini di ammontare pari a 150 milioni di euro per l'anno 2008 e di 306 milioni di euro nel 2010.

I cittadini, pertanto, potranno continuare a beneficiare dei seguenti sgravi IRPEF del 55 per cento per le spese sostenute per cambiare gli infissi e isolare le pareti allo scopo di ridurre le dispersioni termiche e per l'installazione di pannelli solari allo scopo di riscaldare l'acqua, per gli interventi di riqualificazione che riguardano tutto l'edificio nel suo complesso e per la sostituzione delle vecchie caldaie a condensazione. Tali benefici sono validi per il triennio 2008-2010.

Si rammenta, infine, con riferimento alle politiche per la casa che nel decreto-legge di accompagnamento alla finanziaria sono stati stanziati 550 milioni per un piano straordinario di edilizia popolare con lo scopo di ampliare l'offerta di alloggi in locazione a canone sociale per coloro che sono nelle graduatorie dei Comuni.

II piano è finalizzato prioritariamente al recupero e all'adattamento funzionale di alloggi di proprietà degli ex IACP o dei Comuni, non occupati, all'acquisto o la locazione di alloggi, nonché per l'eventuale costruzione di alloggi, da destinare prioritariamente a soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio. Quindi un insieme organico di misure che ripropongono il tema casa al centro delle politiche pubbliche.

Quindi, il problema casa torna al centro delle politiche pubbliche, dopo anni di totale assenza di interventi.

 

RICERCA (GIOVANI RICERCATORI)

Per gli investimenti in ricerca e sviluppo riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca, la legge finanziaria 2008 prevede l'innalzamento dal 15 per cento al 40 per cento del credito d'imposta per le spese sostenute introdotto dalla finanziaria 2007, con innalzamento del tetto massimo agevolabile da 15 a 50 milioni di euro, credito di imposta escluso dal limite massimo di indeducibilità.

Sempre in Commissione è stato introdotto l'aumento dal 5 per cento al 10 per cento della quota del Fondo sanitario nazionale destinata ai progetti di giovani ricercatori under 40 nel settore sanitario e la destinazione di una quota, non inferiore al 10 per cento dello stanziamento complessivo del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), ai progetti di ricerca presentati da ricercatori under 40 operanti a qualunque titolo in attività di ricerca.

 

MEZZOGIORNO-CREDITO D'IMPOSTA

Alle politiche per il Mezzogiorno e alle aree svantaggiate del Paese è dedicato un pacchetto ad hoc di misure che in parte sono del tutto inedite e per altra parte ripropongono, in forma aggiornata, strumenti agevolativi già vigenti, ai quali durante l'esame in 5a Commissione (bilancio) è stato aggiunto l'importantissimo credito d'imposta per le assunzioni, con il quale si riconosce in via automatica ai datori di lavoro che incrementano il numero dei lavoratori dipendenti con contratti a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno, un credito di imposta pari a 333 euro al mese per ciascun nuovo lavoratore, che sale a 413 euro al mese in caso di assunzione di lavoratrici, per l'intero triennio 2008-2010.

Il bonus occupazione spetta per ogni unità lavorativa che risulta dalla differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupato nel periodo tra il 10 gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007. In caso di assunzione con contratto a tempo parziale il credito d'imposta spetta in proporzione alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale. Per chi assume la qualifica di datore di lavoro dal 1° gennaio 2008 ogni lavoratore dipendente assunto costituisce incremento della base occupazionale.

Il diritto al credito d'imposta decade se su base annuale il numero complessivo dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e determinato, compresi i lavoratori con contratti di lavoro di contenuto formativo, risulta inferiore o pari al numero complessivo dei lavoratori dipendenti mediamente occupati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007; se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, che scende a due anni nel caso di piccole e medie imprese; se vengano accertate in modo definitivo violazioni non formali alla normativa fiscale e contributiva in materia di lavoro dipendente, per le quali sono irrogate sanzioni o per violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori o qualora fossero emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

Si segnala, inoltre, l'intervento sul FAS, che prevede la rimodulazione degli stanziamenti già assegnati al fine di rendere immediatamente disponibili per l'anno 2008 le risorse necessarie all'espletamento degli interventi più urgenti previsti per il sostegno delle imprese ubicate nelle aree del Mezzogiorno, con l'obiettivo di innalzare da subito la percentuale di spesa per investimenti nazionali nel Mezzogiorno, nonché le misure per il riordino complessivo del sistema degli incentivi fiscali in favore di una scelta netta per i meccanismi automatici di sostegno alle imprese del Mezzogiorno e per l'inserimento dei giovani laureati nel mondo del lavoro, per il sostegno allo start up delle imprese innovatrici.

Al FAS la precedente finanziaria aveva destinato un cospicuo incremento di risorse, rifinanziandolo per 63,3 miliardi di euro complessivi per il periodo 2007-2014.

In tale ambito, viene previsto che le economie derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni della legge n. 488 del 1992, nel limite dell'85 per cento delle economie accertate annualmente, sono destinate alla realizzazione di interventi destinati a finanziare: 1) un programma nazionale destinato ai giovani laureati residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, finalizzato a favorire il loro inserimento lavorativo, dando priorità ai contratti di lavoro a tempo indeterminato; 2) agevolazioni alle imprese innovatrici in fase di start up attraverso la riduzione degli oneri sociali per tutti i ricercatori, tecnici e altro personale ausiliario impiegati a decorrere dal periodo d'imposta dell'anno 2007; 3) la creazione di un "Fondo per la gestione delle quote di emissione di gas serra" da destinare alla "riserva nuovi entranti" dei Piani nazionali di assegnazione delle quote di emissione di gas; 4) interventi a sostegno dell'attività di ricerca nel sistema energetico e di riutilizzo di aree industriali.

Infine, per favorire lo sviluppo economico e sociale delle aree urbane del Mezzogiorno vengono introdotte significative innovazioni alla disciplina delle "zone franche urbane", basata prevalentemente sui benefici fiscali, norma che dovrebbe consentire il decollo vitale, innovativo strumento di sostegno alla crescita di aree particolarmente svantaggiate.

Le innovazioni prevedono, al fine di contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l'integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri caratterizzati da degrado urbano e sociale, che le piccole e microimprese, che iniziano, nel periodo compreso tra il 10 gennaio 2008 e il 31 dicembre 2012, una nuova attività economica in tali aree possono fruire dell'esenzione dalle imposte sui redditi, fino a concorrenza di 100.000 euro del reddito derivante dall'attività svolta, per i primi cinque periodi di imposta del 60 per cento, per il sesto e settimo, del 40 per cento, per l'ottavo e per il nono al 20 per cento; dell'esenzione dall'Irap per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di euro 300.000, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta; dell' esenzione dall'ICI, a decorrere dall'anno 2008 e fino all'anno 2012, per i soli immobili siti nelle zone franche urbane dalle stesse imprese posseduti ed utilizzati per l'esercizio delle nuove attività economiche; e, infine, dell'esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività.

È stata da taluni evidenziata l'insufficienza delle politiche per il Mezzogiorno. Oltre al radicale rafforzamento costituito dal bonus occupazione, è necessario evidenziare che il successo delle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno dipenderà dall'efficace attivazione del quadro strategico nazionale 2007-2013 in cui vengono fatti confluire i fondi del FAS, quelli europei, sulla base della strumentazione decisa con la finanziaria dello scorso anno, per un ammontare complessivo di risorse stimato in oltre 100 miliardi di euro per l'intero periodo suindicato.

 

POLITICA ENERGETICA

Una delle integrazioni più rilevanti proposte dalla 5a Commissione riguarda la riforma della disciplina sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, che vanno ad incidere profondamente sull'insieme delle problematiche che ne hanno finora frenato la diffusione sul territorio nazionale.

Le misure introdotte costituiscono una efficace sintesi tra le esigenze di promozione delle fonti rinnovabili e la necessità di un impatto accettabile sui prezzi e le tariffe a carico dei consumatori, garantendo al contempo una transizione graduale ed un trattamento equilibrato degli impianti esistenti.

Nel merito, vengono previste apposite misure per l'incentivazione dell'energia

elettrica prodotta da fonti rinnovabili, in particolare dalle biomasse, che aggiornano il sistema di incentivazioni vigente, senza stravolgerlo e con lo scopo di creare un quadro certo per tutti gli operatori del settore.

I criteri generali delle nuove modalità di incentivazione prevedono che per gli impianti di potenza superiore ad un megawatt si mantiene il sistema attuale dei certificati verdi, rendendolo più efficiente ed efficace, mentre per gli impianti di taglia inferiore si introduce un sistema di tariffe fisse incentivanti.

Accanto agli incentivi, vengono previste misure per facilitare la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili sul territorio, stabilendo nuove norme di autorizzazione per l'installazione e l'esercizio degli impianti di produzione, nonché le nuove modalità di connessione degli impianti alla rete elettrica nazionale.

Infine, vengono introdotte misure per l'armonizzazione delle funzioni dello Stato e delle regioni alla luce della ripartizione delle rispettive competenze. Nel complesso, tali misure dovrebbero garantire il decollo definitivo delle rinnovabili, quali fonte nazionale di approvvigionamento energetico di particolare rilevanza.

 

INFRASTRUTTURE E MOBILITA'

L'altra componente portante delle politiche di sviluppo delineate dalla manovra per il 2008 è costituita dal rilancio degli investimenti infrastrutturali e dal miglioramento degli standard di efficienza e sicurezza nel sistema dei trasporti nazionali e locali, nel quadro di una rinnovata attenzione nei confronti delle mobilità a minor impatto ambientale.

Occorre ricordare che sul fronte degli investimenti infrastrutturali stradali e ferroviari l'attuale Governo si è trovato a fronteggiare soltanto un anno fa una situazione finanziaria gravissima di ANAS Spa e Ferrovie dello Stato Spa, ereditata dalla precedente gestione ed oggi, risolte quelle pendenze, si operano significativi investimenti in infrastrutture per rendere più efficiente la mobilità stradale, ferroviaria, marittima ed aerea del nostro Paese.

In particolare, si segnalano le misure in materia di trasporto pubblico locale che prevedono lo stanziamento di risorse per lo sviluppo della mobilità locale e la concessione di agevolazioni fiscali ai cittadini per l'acquisto di abbonamenti a mezzi di trasporto pubblico locale, lo sviluppo dell'intermodalità, la diversificazione dei mezzi di trasporto e l'innalzamento della quantità e del livello dei servizi per le imprese e i cittadini.

Nel merito, viene prevista l'istituzione di un Fondo per la mobilità locale di ammontare pari a 500 milioni di euro per l'anno 2008. Tali risorse sono destinate all'adeguamento dei trasferimenti statali alle Regioni per garantire l'attuale livello dei servizi di trasporto pubblico, all'acquisto di veicoli ferroviari e veicoli di servizio su linee metropolitane, tranviarie e filoviarie, autobus ecologici, elicotteri compresi, ed al finanziamento di tramvie e metropolitane in corso di realizzazione e dei parcheggi di interscambio.

Si segnalano, poi, le misure di agevolazione per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, mediante le quali viene concessa la possibilità ai cittadini di detrarre dall'imposta lorda IRPEF le spese sostenute entro il 31 dicembre 2008 per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, nella misura del 19 per cento del loro ammontare e per un importo massimo fino a 250 euro.

A tal fine, la finanziaria per il 2008 prevede appositi incentivi per le imprese di autotrasporto volti a spostare quote consistenti di traffico pesante dalla modalità stradale a quella marittima, per i lavori di ammodernamento dell'autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro-Reggio Calabria e il miglioramento della qualità del servizio di trasporto e della sicurezza nello Stretto di Messina, per il potenziamento e la sicurezza dell'aeroporto di Reggio Calabria, compresi interventi di continuità territoriale da e per l'aeroporto e all'adeguamento del servizio cargo da e per l'aeroporto di Catania, per lo sviluppo del trasporto merci per ferrovia, destinati al trasporto combinato e di merci pericolose e agli investimenti per le autostrade viaggianti, per il trasporto merci su ferrovia, per il completamento e l'implementazione della rete immateriale degli interporti, per il proseguimento degli interventi volti all'ammodernamento tecnologico dei sistemi di sicurezza, sia relativi all'infrastruttura ferroviaria sia installati a bordo dei materiali rotabili, per il sostegno delle Ferrovie della Calabria Srl, delle ferrovie Apulo Lucane Srl e delle Ferrovie del Sud-Est Srl.

Inoltre, la finanziaria prevede l'istituzione di un apposito "Fondo per il finanziamento di interventi e di servizi nei porti, nei collegamenti stradali e ferroviari con i porti" le cui risorse saranno attribuite alle Regioni e alle Province autonome nella forma dell'incremento delle riscossioni dell'IVA e delle accise relative alle operazioni di importazione nei porti e negli interporti.

Nel quadro degli interventi per le infrastrutture, si evidenzia la norma finalizzata alla prosecuzione degli interventi di realizzazione delle opere strategiche individuate dalla Legge obiettivo, per le quali si autorizza la concessione di contributi quindicennali di ammontare pari a 100 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Parte di tali risorse, viene destinata all'attivazione di interventi in specifiche aree territoriali del Paese, con un basso grado di sviluppo infrastrutturale o colpite da eventi calamitosi.

Infine, per rendere più rapidi gli interventi per la realizzazione di infrastrutture nel paese e di coinvolgere maggiormente le autonomie locali, la finanziaria prevede apposite misure in materia di federalismo infrastrutturale, sulla scorta di quanto già sperimentato nella finanziaria dello scorso anno relativamente al caso della "Pedemontana lombarda", che dovrebbero accelerare la realizzazione di particolari opere pubbliche con la partecipazione e il consenso delle Regioni coinvolte.

A tal fine, si dispone, in termini generali, che funzioni e poteri per la realizzazione di infrastrutture autostradali possono essere trasferiti ad un soggetto di diritto pubblico partecipato da ANAS e Regioni interessate; in particolare, si applica tale disposizione alle attività di gestione, comprese manutenzione ordinaria e straordinaria, all'autostrada A4-tronco Venezia-Trieste.

Il capitolo infrastrutture va letto alla luce dei numerosi interventi contenuti nella finanziaria dello scorso anno, nel decreto Visco-Bersani, nei due decreti di quest'anno. Un complesso di stanziamenti per le infrastrutture che si aggira sui 35 miliardi. Molto dipenderà dalla capacità di spendere tali ingenti risorse che superano di gran lunga quelle stanziate negli anni trascorsi.

 

LA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

In linea con il programma - avviato già con la finanziaria 2007 - per il definitivo superamento dell'improprio ricorso al lavoro flessibile e precario nelle pubbliche amministrazioni, la nuova disciplina approvata dalla Commissione integra e migliora per un aspetto qualificante l'impianto originario del disegno di legge finanziaria per l'anno 2008.

La novità più significativa riguarda la proroga per un ulteriore anno della scadenza già fissata dalla scorsa finanziaria per la maturazione dei requisiti di anzianità richiesti ai lavoratori a tempo determinato per l'accesso alla stabilizzazione.

In particolare, per un verso è portato in avanti di un anno, al 28 settembre 2007, il termine entro il quale deve risultare maturata la richiesta anzianità di almeno tre anni di prestazioni, anche non continuative nell'ultimo quinquennio, presso la stessa amministrazione. Per altro verso, si consente al personale che in tal modo si è ammesso entro il percorso di stabilizzazione di continuare a lavorare presso le rispettive amministrazioni, fino al completamento della procedura di assunzione.

Come evidente si tratta di un'importante estensione della platea ammessa alla stabilizzazione, destinata a interessare un bacino cospicuo di lavoratori precari, valutato in circa 30-40.000 per il solo settore statale.

Per di più, la nuova disciplina impone a tutte le amministrazioni pubbliche, compresi dunque gli enti territoriali, di predisporre entro il 30 aprile 2008, nell'ambito della programmazione triennale dei fabbisogni per gli anni 2008, 2009 e 2010, degli appositi piani per la progressiva stabilizzazione del personale precario da esse utilizzato, che vedano coinvolti non solo i lavoratori in servizio con contratti a tempo determinato, già in possesso dei requisiti per l'assunzione, ma anche i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa con almeno tre anni, anche non continuativi, di anzianità di lavoro presso la stessa amministrazione.

Infine, in aggiunta alla riserva di posti già disposta dal testo originario del disegno di legge finanziaria per i lavori precari con contratti di subordinazione, fissata nel 40 per cento per dei posti messi a concorso per le posizioni a tempo indeterminato, la disposizione approvata in Commissione prevede un'ulteriore riserva del 10 per cento espressamente destinata ai suddetti collaboratori coordinati e continuativi.

Tali misure si sono rese necessarie per conseguire l'obiettivo fissato per la pubblica amministrazione dal testo della legge finanziaria (tempo indeterminato e lavoro flessibile come eccezione alla regola) evitando, a partire da gennaio la traumatica cessazione di decine di migliaia di rapporti di lavoro precari.

Molto rilevante è, altresì, il pacchetto assunzioni disposto in favore di Agenzie e Corpi di Polizia (Entrate, Guardia di finanza, Dogane, Vigili del fuoco, Ispettori del lavoro, ed altre) con un meccanismo finanziario innovativo basato sull'aggiornamento della capacità di recupero di entrate da parte dei nuovi assunti.

Non mi diffondo, per economia di tempo, su altre importanti misure che menziono solo in estrema sintesi.

 

CINEMA E TELECOMUNICAZIONI

Si prevede l'introduzione di un credito di imposta per gli investimenti sostenuti per la produzione cinematografica, nonché la riserva di spazi televisivi per il cinema europeo ed italiano. Per l'editoria e per l'emittenza locale si prevede un aumento di stanziamenti al pari dello sviluppo del sistema televisivo digitale terrestre.

 

SCUOLA E UNIVERSITÀ

Per la scuola vengono introdotte norme di razionalizzazione e la sperimentazione di un nuovo modello organizzativo volto ad innalzare la qualità del servizio di istruzione, nonché la rimodulazione in aumento dell'immissione dei precari.

Per l'università si prevede la costituzione di un apposito fondo, con una dotazione di 550 milioni di euro per gli anni 2008, 2009 e 2010, destinato ad incremento del Fondo di finanziamento ordinario per le università (FFO) e l'assegnazione delle suddette risorse sulla base di un Piano programmatico, volto a favorire il miglioramento della qualità e dell'efficienza del sistema delle università.

 

SICUREZZA E FORZE ARMATE

Per la sicurezza, la difesa e l'ordine pubblico, la finanziaria stanzia risorse aggiuntive per la professionalizzazione delle Forze armate e per il potenziamento della capacità d'intervento dei Corpi di polizia e del Corpo dei vigili del fuoco, nonché per l'incremento delle assunzioni per la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza, il Corpo della polizia penitenziaria e il Corpo forestale dello Stato.

 

GIUSTIZIA

Sulla giustizia, oltre a ricordare il contenimento dei costi della giustizia militare, vorrei segnalare un'importante modifica apportata dalla Commissione relativa alla possibilità di destinare parte delle somme sequestrate e confiscate all'avvio ed alla diffusione del processo telematico, oltre alle norme sulla razionalizzazione delle spese per le intercettazioni telefoniche.

 

RISCHIO IDROGEOLOGICO, AGRICOLTURA E PIANO IRRIGUO

La Commissione ha introdotto importanti novità in materia ambientale, con riguardo al tema del rischio idrogeologico con i quali si prevede l'adozione di piani strategici e di intervento per la mitigazione del rischio idrogeologico e per favorire forme di adattamento dei territori.

In materia di agricoltura e pesca la Commissione ha introdotto misure per l'agevolazione delle imprese giovanili operanti nel settore della pesca, per il rafforzamento della filiera agroenergetica attraverso interventi diretti a ridurre il depauperamento dello stock di carbonio nei suoli forestali e nelle foreste, per la sospensione temporanea delle esecuzioni forzose in danno di imprenditori agricoli della regione Sardegna, e per l'istituzione dell'Osservatorio per la verifica della trasparenza dei prezzi dei prodotti alimentari.

Infine, si segnala lo stanziamento di risorse per le attività di progettazione ed esecuzione delle opere previste dal Piano irriguo nazionale.

 

GIOVANI E SPORT

Per i giovani e lo sport sono previsti: l'istituzione del "Fondo per lo sport di cittadinanza", al fine di promuovere il diritto allo sport; la costituzione ed il funzionamento di un Osservatorio per l'impiantistica sportiva, destinato a costituire una sorta di "anagrafe" degli impianti sportivi; l'incremento del Fondo per gli eventi sportivi di rilevanza internazionale; l'incremento del contributo a favore del Comitato italiano paraolimpico.

 

PROTOCOLLO E WELFARE

Con riferimento alle politiche per il lavoro e la previdenza sociale, la scelta del Governo è stata quella di concentrare in un apposito provvedimento collegato alla manovra per il 2008 i contenuti dell'accordo raggiunto con le parti sociali nell'ambito del Protocollo sottoscritto il 23 luglio 2007.

In tal senso, la legge finanziaria si limita a stanziare le risorse finanziarie necessarie all'attuazione dell'accordo, istituendo a tal fine un Fondo, presso il Ministero del lavoro, con la dotazione di circa 1,5 miliardi di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di circa 3 miliardi di euro per l'anno 2010.

Sebbene il corpo principale degli interventi in materia di lavoro e di previdenza deve dunque ritenersi rinviato al citato provvedimento collegato, la legge finanziaria contiene comunque alcune limitate, ma significative innovazioni normative come: congedi di maternità e paternità, equiparazione dei figli adottati ai figli biologici, proroga degli incentivi per la riduzione dell'orario di lavoro, sostegno all'apprendistato, sicurezza sui luoghi di lavoro e proroga ammortizzatori sociali.

 

8 PER MILLE E 5 PER MILLE

Le risorse a disposizione dell'otto per mille del gettito IRPEF, relativamente alla quota destinata allo Stato, vengono aumentate di 60 milioni di euro per l'anno 2008. Tali maggiori risorse, secondo la disciplina vigente verranno destinate, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica e di altre confessioni. La scelta relativa all'effettiva destinazione viene effettuata dai contribuenti all'atto della presentazione della dichiarazione annuale dei redditi; in caso di scelte non espresse dai contribuenti, la destinazione viene stabilita in proporzione alle scelte espresse. La quota dell'8 per mille dell'IRPEF devoluta allo Stato viene destinata ad interventi straordinari per la fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali.

Per quanto riguarda il 5 per mille, nel contesto della manovra per il 2008 il Governo è intervenuto a vari livelli.

In primo luogo, con il decreto-legge n. 159, ha innalzato fino a 400 milioni di euro il tetto di spesa già fissato in 250 milioni di euro dalla finanziaria 2006, con riferimento alla disciplina del 5 per mille introdotta in quella sede. Quel tetto si riferiva alle dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2006, con erogazione dei pagamenti agli enti e alle associazioni che ne avessero diritto da effettuarsi entro l'anno 2007 (da cui l'inserimento della disposizione nel contesto di un provvedimento con impatto nell'anno finanziario in corso).

Analoga operazione è stata realizzata con il disegno di legge finanziaria 2008, ma con riferimento alla disciplina del 5 per mille introdotta dalla finanziaria 2007. Anche in questo caso si è disposto un incremento di 150 milioni del tetto di spesa già fissato in 250 milioni di euro. Ad essere coinvolta era in tal caso la disciplina del 5 mille riferita alle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno 2007, con erogazione dei pagamenti da effettuarsi entro l'anno 2008.

A fronte di questo quadro, la disciplina del 5 per mille, ancorché rifinanziata per gli interventi ancora aperti, non risultava tuttavia confermata per l'anno finanziario 2008.

Corrispondendo alle forti aspettative nel frattempo maturate nel Parlamento e nel Paese, il Governo ha dunque proposto in Commissione una nuova disciplina del 5 per mille per l'anno 2008, applicabile alle prossime dichiarazioni dei redditi presentate dai cittadini. Rispetto alla disciplina vigente per gli anni precedenti, si è proceduto ad una rideterminazione dei requisiti per l'ammissione al finanziamento orientata a limitare la platea degli aventi diritto alle ONLUS, alle associazioni di promozione sociale, alle associazioni senza scopo di lucro operanti in alcuni settori individuati, agli enti della ricerca scientifica e dell'università e agli enti della ricerca sanitaria.

La manovra finanziaria provvede ad aumentare le risorse a disposizione del cinque per mille del gettito IRPEF che passano, per l'anno 2008, da 250 milioni di euro a 450 milioni di euro.

 

CONCLUSIONI

Infine, consentitemi di ringraziare il presidente Morando. che ha assicurato con la consueta forza, competenza e determinazione i lavori della Commissione; i rappresentanti del Governo, il Ministro, i sottosegretari Sartor, Grandi e D'Andrea che hanno seguito con grande impegno e competenza i lavori, i colleghi di maggioranza che hanno dato tutti un apporto prezioso all'esame del testo e dei circa 1.800 emendamenti, i Gruppi della maggioranza e i loro vertici che hanno assicurato un lavoro fruttuoso e sereno, i colleghi dell'opposizione che hanno partecipato con impegno e spirito critico ma costruttivo ai lavori, gli uffici e il personale tutto. Sono certo che l'Aula del Senato saprà esaminare il provvedimento con accuratezza e saggezza avendo sempre a mente gli interessi del Paese, gli stessi che abbiamo cercato di coltivare con passione in queste settimane.

Il disegno di legge originario del Governo e il vaglio modificativo-integrativo della Commissione ci consegnano un testo di cui possiamo andare orgogliosi, che può essere certamente migliorato in quest'Aula (magari rimediando anche a qualche errore o svista compiuta nelle giornate e nottate di intenso lavoro) e che lo potrà essere ancor più in seconda lettura alla Camera. Ciò che è certo è che abbiamo lavorato intensamente per proporre un testo in linea con gli indirizzi di politica di bilancio e di politica economica fissati nel DPEF e nella Nota di aggiornamento. L'impianto del Governo è sostanzialmente confermato ed integrato con l'apporto prezioso di tutte le componenti della maggioranza e con il confronto intenso con l'opposizione.

Esso corrisponde agli impegni assunti in sede europea, appare idoneo a centrare gli obiettivi di finanza pubblica e di politica economica, a farci proseguire, unitamente ai due provvedimenti adottati in corso d'anno, lungo il difficile ma ineludibile cammino del risanamento finanziario, dell'impulso alla crescita e dell'equità sociale, i tre pilastri della politica del Governo.

È stato rilevato da taluni che il complesso degli interventi contenuti nei due decreti espansivi in corso d'anno e nella manovra al nostro esame non sarebbe funzionale ad una missione, non avrebbe un'anima. Ebbene, con pacatezza, ma con fermezza, sento di poter affermare che cosi non è! Ce lo ha riferito con efficacia ed ampiezza argomentativa il ministro Padoa-Schioppa nella sua relazione in quest'Aula il 3 agosto scorso.

La manovra, le manovre, corrispondono ad obiettivi ben individuati che, lo si condividano o meno, sostanziano, appunto, una missione: avvio della restituzione fiscale e della semplificazione, rafforzamento della protezione sociale, investimento a sostegno della crescita e dell'ammodernamento infrastrutturale materiale ed immateriale del Paese, riqualificazione della spesa pubblica quale asse portante della politica e del risanamento in atto.

Coloro che, riecheggiando le promesse mirabolanti della passata legislatura, vengono a dirci che si potevano portare le maggiori entrate per intero a riduzione del debito e del deficit, e nel contempo ridurre la pressione fiscale in maniera più incisiva, abolire in toto l'ICI, aumentare in modo più corposo le pensioni minime, finanziare investimenti più di quanto stiamo facendo, mente a se stesso, prima che a noi e al Paese. Chi sostiene queste tesi, dovrebbe avere sempre a mente, le due grandi anomalie della finanza pubblica italiana: il gigantesco debito pubblico (1.600 miliardi) che divora ogni anno 70 miliardi, per pagare gli interessi; l'ampiezza dell'evasione fiscale (90 miliardi all'anno stimati). Solo una sensibile riduzione, non dico l'azzeramento, del livello di tali ipoteche sul presente e sul futuro, consentirebbe di fare di più e meglio. Noi, il nostro Governo, questa maggioranza, hanno ripreso a farlo, dopo che negli anni 2001-2006 si era tornati indietro, e solo con il successo di queste iniziative potremo riconquistare una quota di futuro per i nostri giovani, alleggerendoli dei pesi del passato e liberando risorse per le politiche che vogliamo per un Paese più giusto e più moderno.

Sen. Legnini