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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

TREMATERRA - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

la cosiddetta area V.I.P. dell'aeroporto internazionale di Lamezia Terme (Catanzaro) versa da tempo in uno stato di evidente ed inaccettabile degrado;

il mantenimento di detta struttura comporta, comunque, un costo ed una riduzione degli spazi disponibili per la generalità dei passeggeri,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tale situazione e, qualora lo fosse, quali azioni ovvero interventi di competenza intenda promuovere ed esercitare nei confronti dell'ente gestore S.A.CAL. Spa e degli enti pubblici azionisti di detta società, accertandone le eventuali inadempienze, al fine di ripristinare la piena agibilità dello scalo compromessa dalle condizioni del sopra menzionato servizio che, ove non si decida di riqualificarlo, meriterebbe di essere soppresso.

(4-02955)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e del lavoro e della previdenza sociale - Premesso che:

il problema delle assunzioni degli OTD (operai agricoli a tempo determinato) in agricoltura che le cooperative agricole di trasformazione (soprattutto oleifici sociali) si trovano ad affrontare da qualche mese non può più essere rinviato;

si tratta di cooperative di raccolta, lavorazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli che utilizzano, per lo svolgimento dell'attività di cui all'art. 2135 del codice civile, i prodotti conferiti prevalentemente dai soci;

tali cooperative oltre a lavorare il prodotto dei soci effettuano per loro la raccolta delle olive, la potatura e altri servizi che sono diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico dell'olivo, utilizzando mezzi meccanici propri e assumendo OTD con la qualifica di braccianti agricoli;

nella circolare INPS n. 186/2003, contenente le indicazioni sull'interpretazione della legge 228/2001, si evince che le cooperative agricole che erogano prevalentemente ai soci servizi diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico sono classificati nel settore agricoltura;

testualmente il contenuto della circolare recita: "L'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo in esame estende la qualifica di imprenditore agricolo anche alle cooperative di imprenditori agricoli e loro consorzi. Tale previsione ricorre quando tali organismi utilizzano, per lo svolgimento delle attività di cui all'art. 2135 del c.c. prevalentemente, cioè almeno più del 50%, prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente ai soci, almeno più del 50% del totale dei fruitori, beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico. Pertanto, ove sussistano tali requisiti i soggetti in questione saranno classificati nel settore agricoltura diversamente saranno classificati nel settore industria o nel settore terziario, in relazione al tipo di attività espletata (fornitura di beni o servizi)";

finora gli uffici territoriali dell'INPS per le suddette assunzioni richiedevano alle cooperative dei contratti stipulati con i soci aventi ad oggetto la raccolta delle olive, la potatura, la vendita di frutto pendente eccetera;

questi contratti, sebbene abbiano per oggetto la vendita di frutto pendente, sono in effetti un contratto di conferimento di frutto pendente poiché prevedono che il prezzo liquidato in acconto viene stabilito al netto delle spese presunte e le eventuali differenze liquidate alla fine della campagna olearia;

da qualche mese alcuni Ispettori dell'INPS contestano alle cooperative le assunzioni degli OTD con qualifica di braccianti agricoli sostenendo che le cooperative non possono assumere direttamente OTD con lo scopo unico ed esclusivo di distaccarli presso le singole aziende dei soci poiché in tale ipotesi la cooperativa opererebbe illegittimamente come agenzia di somministrazione di lavoro;

tale interpretazione sembrerebbe supportata da un interpello;

in certi casi gli ispettori sono arrivati a contestare alla cooperativa l'interposizione di azienda, cioè che l'assunzione non doveva essere effettuata dalla cooperativa ma dal socio imprenditore agricolo, con conseguenti sanzioni penali e pecuniarie per il socio mentre gli operai conservano la qualifica di braccianti agricoli,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza per modificare il succitato interpello e fornendo, al tempo stesso, delle indicazioni chiare e precise che consentano nella fattispecie di evitare gli accertamenti.

(4-02956)

AMATO - Ai Ministri per i diritti e le pari opportunità, per le politiche per la famiglia e per gli affari regionali e le autonomie locali - Premesso che:

il 23 ottobre 2007, a Firenze, nell'occasione della presentazione del convegno contro le discriminazioni sessuali, organizzato dalla Regione Toscana, con il patrocinio del Ministro per le pari opportunità, per il 26 ed il 27 ottobre 2007, è stato presentato il manifesto promozionale dell'evento raffigurante un neonato al cui polso spicca una fascetta di riconoscimento sulla quale si legge, in luogo del nome, la parola 'homosexual';

la foto di fortissimo impatto comunicativo ed emotivo, realizzata dalla Fondazione canadese Emergence, oltre a rappresentare il manifesto dell'iniziativa regionale sui diritti degli omosessuali, sarà poi affissa con la massima visibilità in luoghi pubblici e farà parte di campagne pubblicitarie, cartoline e dépliant in tutta la Toscana, comportando, peraltro, un esborso di risorse pubbliche di oltre un milione di euro;

considerato che l'immagine creata per sensibilizzare la cittadinanza contro l'omofobia, per l'uso strumentale di un neonato, e per l'ambiguità del messaggio che suggerisce, rischia di ottenere piuttosto il risultato opposto, esibendo, a spese della collettività, un malinteso senso di orgoglio omosessuale;

ricordato che la Regione Toscana, in evidente violazione dei diritti costituzionali garantiti all'art. 3 della Costituzione per il quale "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", con delibera di Giunta n. 38 del 28 maggio 2007, aveva stanziato 150.000 euro per la "sperimentazione di interventi per il sostegno e l'accompagnamento al lavoro di persone transessuali e transgender", i cui beneficiari (nel numero di trenta transessuali con una accertata "disforia di genere" su base regionale) furono muniti di una carta di credito formativo pre-pagata del valore di 2.500 euro da usufruire nell'arco di due anni,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano, nel rispetto delle prerogative e dell'indipendenza dell'ente Regione Toscana, di acquisire informazioni presso la Giunta regionale, per comprendere quali siano i motivi e le finalità che hanno spinto la Regione ad utilizzare una simile immagine raffigurante un neonato per una campagna di sensibilizzazione contro la discriminazione verso l'orientamento sessuale delle persone;

se possano esprimere un giudizio in merito e se ritengano che la strumentalizzazione dell'immagine di un neonato possa rappresentare, in ogni caso, un efficace strumento per la difesa dei diritti dei cittadini a rischio di discriminazione;

a quanto ammontino i costi sostenuti dal Ministero per le pari opportunità per il patrocinio della suddetta campagna di comunicazione.

(4-02957)

ROSSI FERNANDO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive - Di fronte all'articolo apparso il 25 ottobre 2007 su "La Repubblica", intitolato "Poltrone per tutti. Tornano i dinosauri", l'interrogante, nel denunciare l'arroganza e l'insensibilità rispetto al danno d'immagine allo sport italiano ed a tutto il Paese attraverso l'emergere della vicenda "Calciopoli", aggravato dal totale recupero dei protagonisti di quella triste vicenda, si chiede di sapere se non si intenda stigmatizzare immediatamente il reinserimento di tali personaggi ed intervenire con urgenza, utilizzando tutti i propri strumenti e competenze, per ripristinare correttezza e decenza nel funzionamento e nella gestione della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

(4-02958)

PIANETTA - Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

la UOC odontoiatria speciale geriatrica BGT 03 del Policlinico Umberto I di Roma, diretta dalla prof.ssa Licia Manzon, trova oggi ubicazione in locali quali quelli della cosiddetta Torre di Ricerca adiacente all'edificio I Clinica medica che sarebbero attualmente nell'assoluta indisponibilità dell'azienda;

il 25 luglio 2007 il Presidente della fondazione Andrea Cesalpino, prof. Francesco Balsano, ha scritto invitando il direttore sanitario dell'Azienda Policlinico Umberto I, dott. Maurizio Dal Maso, "ad astenersi dall'effettuare lavori nella Torre di Ricerca di cui non ha la disponibilità". Quindi l'azienda non è l'attuale concessionaria dell'immobile e, nonostante ciò, sta effettuando lavori all'interno della Torre di Ricerca che non sarebbero autorizzati dalla concessionaria della stessa;

nella decisione del Consiglio di Stato n. 901/2007 si legge infatti "a suo tempo provvisoriamente consegnata - nel quadro della convenzione in contestazione - alla Fondazione Cesalpino, come dedotto dal Capo dell'Ufficio Speciale del Genio Civile per le opere Edilizie della Capitale n. 753 del 29.1.1988.". Quindi la Torre di Ricerca è stata consegnata alla fondazione Cesalpino e non all'Azienda Policlinico Umberto I;

a seguito della richiesta inviata all'Università dal Genio civile opere edilizie della Capitale di procedere allo sgombero dell'edificio Torre di Ricerca adiacente alla I Clinica medica per l'adeguamento alle norme di sicurezza, l'allora Rettore, prof. Giuseppe D'Ascenzo, convocò una Conferenza dei servizi il 10 maggio 2002 ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, avente ad oggetto l'adeguamento alle norme di sicurezza dell'edificio cosiddetto Torre di Ricerca. La Conferenza dei servizi si espresse unanimemente per la realizzazione dell'opera di messa a norma dell'edificio;

il 12 marzo 2007, il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna, nella persona del Provveditore, dott. ing. Rinaldi, ha scritto ufficialmente con lettera prot. n. 74/SEGR/PROVV al Direttore generale dell'azienda Policlinico Umberto I, dott. Montaguti, che: "dalla Vs. nota (...) si evince l'intenzione di occupare spazi posti al primo piano della cosiddetta Torre di Ricerca (...). A tal proposito si rammenta (...) che questo Provveditorato sta effettuando interventi per la messa a norma seconda la programmazione più volte comunicata a questa Azienda. È evidente pertanto, come sia assolutamente necessario che tutti i locali della Torre di Ricerca restino liberi, al fine di non veder vanificata l'operazione di sgombero avviata già da lungo tempo ed oramai quasi completata. Ed, inoltre, si coglie l'occasione per richiamare l'urgenza di liberare anche i locali del terzo piano interrato, ancora occupati.";

con nota del 1° febbraio 2007 prot. 0003679 a firma del Direttore generale dott. Montaguti, è stata comunicata alla prof.ssa Manzon l'intenzione dell'Azienda di non dar corso alla sentenza del TAR e si legge precisamente: "si rappresenta che la sentenza del TAR Lazio n. 193/07 non è in alcun modo condivisibile." A tal proposito si osserva che non spetta all'amministratore pubblico condividere o meno le sentenze, le deve applicare, salvo ricorrere agli organi giurisdizionali superiori. Si legge poi: "in quanto i motivi dell'accoglimento del ricorso in primo grado non risultano minimamente corrispondenti al vero, tanto che la struttura dove è allocata la sua UOC risulta idonea (…) al TAR, il quale, incorrendo in un clamoroso errore, non ha neanche preso in esame detta documentazione (...) la predetta sentenza riferisce della presenza di tavolini e sedie da bar che non riguardano assolutamente locali in cui è stata trasferita la UOC da lei diretta";

il prof. Antonio Sili Scavalli, nella sua qualità di Consigliere di amministrazione dell'Università "La Sapienza" e di dirigente sindacale della FIALS Medici universitari, nella giornata del 14 settembre 2007 ha partecipato alla parte finale del sopralluogo dei Carabinieri dei NAS e dei Vigili del fuoco disposto dal TAR Lazio per verificare l'idoneità dei locali dell'ambulatorio di odontoiatria speciale geriatrica UOC BGT 03 allocati nella Torre di Ricerca;

mentre il prof. Sili Scavalli presenziava alla verbalizzazione dell'autorità giudiziaria, il dott. Giuseppe Graziano, beneficiario di un contratto 15-septies nell'azienda Policlinico Umberto I, lo invitava ad abbandonare immediatamente la seduta, ritenendo che non avesse alcun titolo ad essere presente;

il prof. Sili Scavalli faceva presente al dott. Graziano che la sua presenza era giustificata dalla sua duplice veste di dirigente sindacale e, soprattutto, di Consigliere d'amministrazione, in quanto interessato direttamente a conoscere l'esito della verifica ispettiva dell'autorità giudiziaria di locali della Torre di Ricerca, edificio di cui si era specificatamente discusso nel Consiglio di amministrazione del 22 maggio 2007; per tutta risposta il dott. Graziano, contestando ugualmente la partecipazione del professore, disponeva l'acquisizione del cartellino marcatempo del Consigliere prof. Sili Scavalli (due capiservizio si sono quindi recate a prendere il cartellino marcatempo che è stato consegnato al dott. Graziano), per verificare se fosse presente al sopralluogo in orario di servizio, non avendo titolo, a suo avviso, nemmeno come Consigliere d'amministrazione per essere presente e a partecipare alla seduta,

si chiede di sapere:

se l'Azienda Policlinico Umberto I non è la concessionaria della Torre di Ricerca, come possa disporre l'esecuzione di lavori di ristrutturazione all'interno della stessa;

se la Torre di Ricerca ha il vincolo di destinazione d'uso esclusivo dall'atto della sua costruzione a sede di attività di ricerca scientifica, come possa l'Azienda Policlinico Umberto I cambiarne il vincolo di destinazione d'uso per fini assistenziali;

se un Consigliere di amministrazione non abbia titolo a conoscere le verifiche ispettive dell'autorità giudiziaria in merito a locali di un edificio di cui si è discusso nel Consiglio d'amministrazione dell'Università;

se un dirigente sindacale non abbia titolo per presenziare ad un sopralluogo inerente ai locali di lavoro in cui suoi iscritti prestano servizio;

a quale titolo il dott. Graziano abbia chiesto l'allontanamento del prof. Sili Scavalli e quale sia la veste legale del dott. Graziano all'interno dell'Azienda Policlinico Umberto I, in cui risulterebbe beneficiario di un contratto 15-septies e quindi senza alcuna potestà gerarchica nei confronti del prof. Sili Scavalli;

a che titolo il dott. Graziano abbia chiesto di farsi portare il cartellino marcatempo per verificare l'orario di servizio;

per quale motivo il Rettore dell'Università "La Sapienza", prof. Renato Guarini, nonostante la lettera del prof. Sili Scavalli del 15 settembre 2007 con cui si richiedeva di adottare gli opportuni atti per verificare la legittimità del comportamento, del contratto e delle funzioni svolte dal dott. Graziano all'interno dell'Azienda Policlinico Umberto I, ad oggi non abbia fatto sapere nulla al Consigliere d'amministrazione;

se i Ministri in indirizzo, per quanto di propria competenza e sulla base di quanto denunciato dall'interrogante, non richiedano l'assunzione di verifiche urgenti e provvedimenti specifici.

(4-02959)

CASTELLI, STEFANI, DAVICO, DIVINA, GABANA, GALLI, LEONI, POLLEDRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la convenzione firmata il 26 luglio 2007 tra la Presidenza del Consiglio e la Rai che avrebbe dovuto rilanciare la programmazione di Rai International ha destinato a tale testata 27 milioni di euro;

tale convenzione aumenta gli impegni di Rai International al cospetto di un budget già tagliato del venti per cento rispetto al precedente;

in evidente contrasto con la nuova citata convenzione, che impegna Rai International ad aumentare gli spazi d'informazione, dallo scorso 24 settembre nel nuovo palinsesto della testata è stata cancellata l'edizione del TG 2 delle ore 13 italiane, che aveva costo zero per Rai International;

al posto del TG 2 delle ore 13, nel palinsesto di Rai Intemational c'è ora un programma giornalistico di approfondimento dal titolo "Italia News", il cui costo di produzione industriale sarebbe pari a 1.8 milioni di euro, destinati sicuramente ad aumentare a consuntivo;

tale "innovazione" è stata salutata da vibrate e diffuse proteste da parte dei telespettatori di Rai International, abituati al tradizionale appuntamento con le edizioni dei TG nazionali;

l'attuale direzione di Rai International si caratterizza per aver inaugurato una serie di collaborazioni dal costo milionario con personaggi che, con linguaggio giornalistico, potremmo definire la "casta" degli amici del Presidente del Consiglio dei ministri;

in questo quadro di dubbia moralità e di sicuro sperpero rispetto agli indirizzi della convenzione, risalta soprattutto il budget relativo alla produzione di "Italia Rai" che sarebbe pari a un milione di euro;

tale programma è un contenitore televisivo di tre ore quotidiane in onda cinque giorni a settimana costituito prevalentemente da produzioni d'intrattenimento delle reti Rai a costo zero e da "Sportello Italia", una storica trasmissione di servizio di Rai International affidata alla conduzione di Gigliola Cinquetti, il cui contratto per un impegno di 9 mesi risulterebbe pari a poco meno di 200.000 euro;

inventando la figura del direttore artistico, la cui principale attività è stata finora quella di realizzare alcuni promo televisivi di programmi non andati in onda ed alcune sigle di programmi inutilizzate o rimaneggiate, Rai International si avvale della consulenza di tale Mimma Nocelli, che risulterebbe avere un ufficio presso la testata e sarebbe intestataria di almeno altri due contratti di collaborazione con Rai Sat e Rai Educational per cifre consistenti;

l'attuale direzione di Rai International sarà ricordata per aver inaugurato il progressivo ridimensionamento dei programmi giornalistici della radiofonia ed aver cancellato i notiziari in lingua straniera prodotti da oltre 50 anni,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano di esprimere un giudizio sulla cancellazione del TG 2 delle ore 13, che di fatto diminuisce il pluralismo e gli spazi destinati all'informazione dal palinsesto di Rai International;

se la conduttrice Gigliola Cinquetti sia solo omonima della nota cantante vincitrice del Festival di Sanremo nel 1964 e già autorevole testimone dell'attuale Presidente del Consiglio dei ministri, quando quest'ultimo era candidato alle primarie dell'Ulivo nel 2006;

se la consulente di Rai International, Mimma Nocelli, sia solo omonima della regista televisiva legata all'attuale Presidente del Consiglio dei ministri anche tramite il professor Alessandro Ovi, collaboratore dell'attuale Presidente del Consiglio dei ministri fin dai tempi della privatizzazione dell'Iri, ex top manager e già candidato alla poltrona di direttore generale della Rai nel primo Governo Prodi nel 1996;

se, anche attraverso il consigliere di nomina ministeriale nel Consiglio di amministrazione della Rai, siano in grado di accertare le cifre degli importi dei contratti sopra citati e se, alla luce di questi ultimi, ritengano che l'operato dell'attuale direzione di Rai International si possa considerare in linea con le politiche di rigore economico e di lotta agli sprechi in cui il Governo è impegnato;

se, alla luce delle circostanze sopra esposte, non ritengano di esercitare una maggiore attenzione al bilancio economico di Rai International, anche e soprattutto in virtù della convenzione con la Presidenza del Consiglio dei ministri che di fatto finanzia tale testata con denaro pubblico.

(4-02960)

BALBONI, ROSSI Fernando - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la selezione genetica del bestiame in Italia è attività fondamentale per il miglioramento delle produzioni zootecniche in termini sia quantitativi che qualitativi. Tale attività è affidata, con apposite deleghe del Ministero delle politiche agricole e forestali, all'Associazione italiana allevatori, la quale, a sua volta, affida i compiti operativi alle associazioni di allevatori che operano nel rispetto di disciplinari e norme tecniche ed in base alla legge 30/1991;

la selezione è un'attività di valenza naturale che, per poter progredire, necessita di una base dati di livello nazionale che comprenda dati rilevati in modo costante ed omogeneo; per garantire ciò, in conseguenza del decentramento amministrativo attuato dallo Stato con i decreti legislativi 112/1998 e 443/1999, si concorda annualmente nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni un programma di attività e le modalità di gestione delle risorse finanziarie trasferite dallo Stato alle Regioni (Programma annuale dei controlli funzionali);

l'Associazione provinciale allevatori di Ferrara (APA) è un ente morale istituito con decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1958, n. 792, ed è soggetto attivo nella selezione genetica del bestiame;

detta associazione, infatti, da oltre 50 anni è il riferimento per il mondo zootecnico ferrarese, operando su territorio provinciale conformemente ai programmi ministeriali riguardanti la tenuta dei libri genealogici del bestiame da reddito e lo svolgimento dei controlli funzionali, nonché collaborando con le istituzioni locali alla ricerca di nuovi sbocchi allevatoriali;

in questi ultimi anni però questa associazione è vittima di un ostracismo da parte dei vertici dell'Associazione italiana allevatori, i quali, in modo del tutto arbitrario, vogliono imporre al Comitato direttivo dell'APA di Ferrara non solo la figura, ma anche il nominativo di un Direttore, tutto ciò in aperto contrasto sia con lo statuto dell'APA di Ferrara (struttura di primo grado indipendente con i propri organi di governo) sia con le più elementari regole di democrazia;

l'APA di Ferrara ha rinunciato alla figura del Direttore in funzione di un riassetto organizzativo resosi necessario a causa dei continui tagli ai finanziamenti pubblici demandando con delibera del Comitato direttivo, al Presidente dell'Associazione le funzioni direttive, salvaguardando in questo modo la continuità della struttura garantendo inoltre il posto di lavoro a cinque dipendenti;

la modifica dell'organico non ha di fatto intaccato l'operatività della struttura, come testimoniano le frequenti visite ispettive effettuate dall'Associazione italiana allevatori (AIA, struttura centrale del sistema, riferimento principale dell'ente pubblico al quale deve fornire le dovute garanzie sullo svolgimento delle attività), ma nonostante ciò l'AIA ha avviato una serie di provvedimenti con i quali veniva messa in discussione la regolarità dell'assetto organizzativo dell'APA di Ferrara e pertanto veniva imposto un Direttore;

a queste misure coercitive il Comitato direttivo dell'APA di Ferrara si è opposto in sede legale, facendo ricorso, ex articolo 700 del codice di procedura civile, che è stato rigettato;

a fronte di tale parere l'APA di Ferrara si è adeguata a quanto disposto dall'AIA, affidando al Direttore dell'APA di Bologna la responsabilità delle attività di controlli funzionali effettuate dall'APA di Ferrara, allo stesso tempo però l'APA di Ferrara ha provveduto ad impugnare la decisione del giudice di primo grado;

malgrado l'allineamento alle disposizioni dell'AIA, l'APA di Ferrara si trova in una situazione discutibile e inverosimile, in quanto, nonostante attualmente l'organico sia adeguato alle disposizioni AIA, nonostante il regolare svolgimento delle attività da parte dei tecnici, nonostante la ricezione, da parte delle associazioni nazionali di razza e della stessa AIA, dei dati rilevati da APA di Ferrara, AIA ha disposto che i finanziamenti per le attività svolte da APA di Ferrara vadano all'APA di Bologna. Sintetizzando, l'APA di Ferrara svolge i lavori inerenti alle attività di Libro genealogico e controlli funzionali e l'APA di Bologna riceve i finanziamenti,

gli interroganti chiedono di sapere quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo per tutelare l'autonomia dell'APA di Ferrara.

(4-02961)

VALPIANA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

risulta all'interrogante, anche sulla base di dichiarazioni contenute nelle lettere di numerosi detenuti, nonché dei dati pubblicati nel Rapporto Antigone, che la Casa circondariale di Padova presenta carenze strutturali e problemi di gestione di assoluta gravità, in particolare:

a parere della stessa direzione, mancano in organico numerosi agenti, anche in ragione dei continui trasferimenti per avvicinamento al luogo di origine;

le celle, che ospitano detenuti in numero maggiore di quanto necessario a garantire il rispetto delle norme, anche internazionali, sulle condizioni di detenzione, restano in generale sempre chiuse al di fuori delle ore d'aria o di socialità;

le modalità di realizzazione del percorso trattamentale sono alquanto carenti, dal momento che non risultano essere previsti corsi di studio o di formazione professionale sufficienti a garantire il diritto allo studio e allo sviluppo formativo dei detenuti, né il carcere è dotato di una biblioteca adeguata (quella presente possiede pochi volumi datati, e tutti in lingua italiana, nonostante gran parte dei detenuti siano stranieri) o di analoghi locali, idonei a consentire la consultazione di libri, computer, riviste, giornali; le stesse attività lavorative sono estremamente limitate, anche per i detenuti sottoposti a regimi detentivi ordinari, e non di "sicurezza rafforzata", e lo stesso lavoro esterno non è previsto;

la difficoltà nell'applicazione della legge Simeoni è fortemente legata alla mancanza di progetti di formazione inframuraria che diano possibilità concrete di inserimento o reinserimento sul territorio e di ricorso a modalità di esecuzione della pena comprensive di percorsi trattamentali realmente volti alla rieducazione del condannato;

si verifica, altresì, la radicale impossibilità di applicazione del principio della "territorialità della pena", suscettibile di causare notevoli disagi non solo ai detenuti, ma anche ai familiari costretti a lunghi e costosi viaggi, quando non all'assoluta rottura di ogni legame in ragione dell'impossibilità di effettuare colloqui per mancanza dei mezzi economici necessari a tali lunghi spostamenti;

tali problemi specifici si aggiungono peraltro a gravi carenze strutturali del medesimo carcere, che non si può non definire fatiscente;

le condizioni di sovraffollamento del carcere aggravano le condizioni di vita dei detenuti, anche in ragione della scarsità del personale dell'amministrazione penitenziaria o medico ivi presente;

ancor più gravi sono le carenze relative al personale medico e, conseguentemente, al servizio sanitario fornito, tale da determinare lunghe attese in caso di malattie, non solo per le visite, ma anche per i medicinali, in modo tale da pregiudicare notevolmente il diritto alla salute dei detenuti, sancito come inviolabile dall'art. 32 della Costituzione;

la realizzazione, prossimamente, di una nuova struttura, destinata ad ospitare gran parte dei detenuti attualmente ristretti nell'istituto di via Due Palazzi, non sembra verosimilmente poter risolvere i problemi sinora segnalati, dal momento che l'edificio appare chiaramente sottodimensionato rispetto alle esigenze della popolazione detenuta;

considerato che:

l'art. 27, comma 3, della Costituzione prevede che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, processo di cui una delle componenti essenziali è rappresentata proprio dalla formazione culturale e dallo studio;

il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto il diritto inviolabile al rispetto della propria dignità, sancito dagli artt. 2 e 3 della Costituzione; dagli artt. 1 e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000; dagli artt. 7 e 10 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1977; dall'art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950; dagli artt. 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948; nonché dagli artt. 1, 2 e 3 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante "Regole minime per il trattamento dei detenuti" e dall'art. 1 della Raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006, sulle norme penitenziarie in ambito europeo; tale garanzia è ribadita dall'art. 1, commi 1 e 6, della legge 26 luglio 1975, n. 354, che prescrive che "il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona", dovendo altresì essere attuato "secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti";

l'art. 15, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, prescrive che "il trattamento del condannato e dell'internato è svolto avvalendosi principalmente dell'istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia";

l'art. 18, comma 6, della stessa norma sancisce espressamente che: "i detenuti e gli internati sono autorizzati ad avvalersi" anche "dei mezzi di informazione" diversi dalla stampa periodica;

gli artt. da 5 a 12 della legge 26 luglio 1975, n. 354, dettano una rigorosa disciplina in ordine ai requisiti strutturali minimi degli istituti di pena, prescrivendo che le carceri siano realizzate in modo tale "da accogliere un numero non elevato di detenuti o internati"; che "i locali nei quali si svolge la vita dei detenuti e degli internati devono essere di ampiezza sufficiente"; analoga disciplina prevedono gli artt. da 8 a 13 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante "Regole minime per il trattamento dei detenuti" e gli artt. da 17.1. a 18.10 della Raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006 sulle norme penitenziarie in ambito europeo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle gravi condizioni di disagio che caratterizzano la vita penitenziaria nel carcere di Padova;

se intenda acquisire ulteriori informazioni in merito alle ragioni della carenza strutturale e delle condizioni di ridotta funzionalità del suddetto istituto, fornendo altresì chiarimenti in ordine alla conformità della nuova struttura alle citate norme sulle condizioni di detenzione;

come il Ministro in indirizzo intenda distribuire la popolazione attualmente detenuta presso la vecchia struttura dell'istituto di Padova all'interno della nuova, e in particolare con quali modalità si intenda contrastare il sovraffollamento dell'edificio, chiaramente sottodimensionato rispetto alle esigenze legate all'elevato numero di persone destinate ad esservi ospitate;

quali provvedimenti ritenga opportuno adottare al fine di assicurare che la gestione della vita penitenziaria nella nuova struttura del carcere di Padova sia tale da garantire effettivamente il pieno rispetto dei diritti alla salute, allo studio ed alla tutela dei rapporti familiari dei detenuti.

(4-02962)

CICCANTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Giunta regionale del Lazio ha adottato la deliberazione n. 436 del 19 giugno 2007 pubblicata sul Supplemento ordinario n. 8 al Bollettino Ufficiale n. 21 del 30 luglio 2007, avente ad oggetto, tra l'altro, "Finanziamento e definizione del sistema di remunerazione delle prestazioni di assistenza specialistica dei soggetti erogatori pubblici e privati per l'anno 2007";

la richiamata deliberazione è parte dei provvedimenti attuativi del Piano di rientro dal debito sottoscritto dalla Regione Lazio ai sensi dell'art. 1, comma 180, della legge 311/2004;

il provvedimento della Giunta regionale dispone l'adozione del decreto ministeriale 12 settembre 2006 quale Nomenclatore tariffario per la remunerazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e determina le assegnazioni dei budget dell'anno 2007 (tetti di spesa) in capo alle singole strutture ambulatoriali private accreditate, senza fissare analoghi limiti di spesa per le strutture del Servizio sanitario nazionale;

il citato provvedimento regionale determina enorme sperequazione nel comparto ambulatoriale privato accreditato, ovvero decurta di ben dieci volte in più i tetti di spesa assegnati alle strutture di laboratorio rispetto ad altre analoghe strutture ambulatoriali;

l'adozione del nuovo Nomenclatore tariffario per la Regione Lazio acuisce ulteriormente la sperequazione tra strutture, determinando una diminuzione del 19% delle tariffe di laboratorio e, viceversa, aumenta del 20% e del 30% le tariffe per la remunerazione di altre branche specialistiche. L'impatto economico complessivo determina, paradossalmente, un aumento della spesa a parità di prestazioni erogate;

i provvedimenti sopra richiamati incidono pesantemente sulla gestione delle attività sanitarie territoriali, atteso che risulta esaurita la copertura economica per le prestazioni di laboratorio ancorché le medesime rappresentino la maggioranza delle prestazioni richieste dall'utenza;

la rete ambulatoriale a gestione statale non è assolutamente in grado di garantire, senza liste di attesa, il volume delle prestazioni di laboratorio occorrenti e, per di più, esegue le medesime a costi sensibilmente più alti di quelli pagati mediante tariffa all'analogo comparto privato accreditato;

il combinato disposto dei provvedimenti regionali comporta un aumento della spesa complessiva, in aperta contraddizione con i provvedimenti di contenimento del debito sanitario e, nel medesimo tempo, crea odiose sperequazioni nell'ambito stesso delle categorie interessate,

si chiede di sapere:

se i provvedimenti assunti dalla Regione Lazio siano stati valutati positivamente come idonei per il Piano di rientro dal debito;

se il Ministro in indirizzo intenda adottare provvedimenti per porre fine alle lamentate disfunzioni, ripristinando i livelli essenziali di assistenza per la popolazione laziale.

(4-02963)

EUFEMI - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

secondo notizie di stampa, sabato 27 ottobre 2007 il treno Torino-Parigi è partito dalla stazione Torino Porta Susa con più di due ore di ritardo per un guasto ad un altro convoglio;

a provocare i disagi è stato l'inconveniente tecnico che ha bloccato a Milano il Tgv francese 9242. Gli oltre duecento viaggiatori presenti sono stati trasferiti con un altro treno (il 2074) a Torino, dove il convoglio precedente (9240) è rimasto fermo ad attenderli fra le proteste delle centodieci persone che invece erano già nelle carrozze;

ciò ha provocato ulteriori disagi soprattutto per i passeggeri diretti all'aeroporto di Parigi per prendere voli intercontinentali;

la comunicazione fornita ai viaggiatori per giustificare il ritardo parlava di un guasto al treno, ma era incompleta e fuorviante,

si chiede di sapere:

se sia stata una scelta aziendale quella di sopprimere il treno Torino-Parigi;

quali siano le reali cause del guasto al treno in questione;

in quale modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire per fare chiarezza su ogni aspetto di questa vicenda e indurre Trenitalia ad un maggiore rispetto verso l'utenza.

(4-02964)

EUFEMI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nel giugno 2004 la Sogin, in qualità di gestore dell'impianto Eurex, ha segnalato alla Prefettura di Vercelli, all'ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) ed alla Regione Piemonte la presenza di acque contaminate nell'intercapedine della piscina e, a seguito di tale anomalia, il Dipartimento radiazioni ionizzanti di Vercelli dell'ARPA ha intensificato la normale attività di controllo già in essere;

nel mese di agosto 2006 su campioni provenienti da due nuovi pozzi realizzati nell'area Sogin in febbraio, si è riscontrata la contaminazione da radionuclidi artificiali (Sr-90, cioè Stronzio 90) nell'acqua della falda superficiale "presumibilmente correlabile", secondo il rapporto dell'ARPA, "alla presenza di acqua contaminata nell'intercapedine della piscina di stoccaggio del combustibile" ed indicativa di un rilascio nell'ambiente dell'acqua contaminata della piscina;

nel periodo 2004 - 2006 ed ancora ad oggi, il materiale è rimasto nella piscina Eurex senza che alcun intervento, neppure provvisorio e volto a contenere la perdita in corso, sia stato intrapreso;

dalle relazioni ARPA si evince che:

(relazione datata 27 marzo 2007): "I valori di concentrazione di Sr-90 nell'acqua di falda superficiale, seppur significativamente superiori ai valori medi comunemente riscontrabili, sono comunque non rilevanti dal punto di vista radioprotezionistico per quanto concerne l'esposizione degli individui della popolazione (...) Essi sono però da considerare estremamente significativi come indicatori ambientali, in quanto attestano una evoluzione della contaminazione già evidenziata nella falda superficiale all'interno dell'area dell'impianto Eurex";

(relazione datata 17 maggio 2007): "risulta pertanto confermata la presenza di contaminazione radioattiva nella falda acquifera superficiale all'esterno del sito Eurex, attribuibile presumibilmente a fenomeni di perdita di acqua contaminata dalla piscina di stoccaggio del combustibile nucleare irraggiato presente nel sito stesso. Si conferma inoltre che il livello di contaminazione non è rilevante per l'esposizione della popolazione.

Le indagini supplementari avviate da Arpa Piemonte hanno interessato principalmente i pozzi già esistenti delle cascine della zona di interesse. Le caratteristiche tecniche di questi pozzi non sono però adeguate alle necessità di monitoraggio imposto dalla situazione. Pertanto si sottolinea la necessità - già evidenziata nel progetto proposto da questa Agenzia alla Regione Piemonte - di disporre di pozzi predisposti ad hoc ubicati in punti che lo studio idrogeologico in corso indicherà come significativi.

Arpa Piemonte ha parallelamente intrapreso lo studio di modelli matematici di diffusione di contaminanti radioattivi nella falda acquifera nella zona di interesse al fine di disporre di uno strumento previsionale del fenomeno in atto";

a circa 1 km a valle del comprensorio nucleare di Saluggia si trova il campo pozzi dell'Acquedotto del Monferrato di Cascina Giarrea (Saluggia - Vercelli). Tale campo pozzi, di primario valore in Piemonte, è a servizio di 100.000 persone di 101 comuni, nelle province di Asti, Alessandria e Torino, e nei prossimi anni destinato a potenziare l'approvvigionamento idrico di una zona più ampia e quindi a servizio di circa 250.000 persone;

il giorno 12 giugno 2007 si è tenuto, ad Alessandria, un incontro tra le Province (Asti, Alessandria, Vercelli e Torino), il Comune di Casale Monferrato, gli A.T.O. interessati dalla problematica (ATO 2 "Biellese, Vercellese e Casalese" ed ATO 5 "Astigiano e Monferrato") ed il Consorzio dei Comuni per l'acquedotto del Monferrato, approvando un documento comune in cui si è convenuto sulla necessità di chiedere l'immediato finanziamento di tutte le attività sia per l'intensificazione del monitoraggio, sia per la messa in sicurezza dell'area, avendo la fuoriuscita del liquido già prodotto un danno ambientale di rilievo,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per ottenere la messa in sicurezza dell'intera area contaminata attraverso misure cautelative urgenti per impedire la propagazione dell'inquinamento (indicativamente occorre, pertanto, definire uno studio idrogeologico di dettaglio, la caratterizzazione del fenomeno di inquinamento, l'eliminazione della fonte di inquinamento e la limitazione della propagazione del fenomeno attraverso barriere idrauliche o altre metodologie adatte);

che cosa intenda fare per ottenere uno studio sul rischio radiologico di esposizione della popolazione;

quali fondi verranno messi a disposizione per l'intensificazione dell'attività di monitoraggio (progetto ARPA) e per la messa in sicurezza;

quali iniziative intenda assumere affinché i pozzi attualmente utilizzati dalla Sogin in falda profonda siano, nel più breve tempo possibile, disattivati con chiusura di tipo minerario;

che cosa intenda fare per ottenere l'allontanamento definitivo, nel più breve tempo possibile, del materiale radioattivo anche dalla "piscina Avogadro" con la predisposizione, sin d'ora, di un programma certo ed inderogabile sia per i tempi che per i modi, da approvarsi tra Sogin, Regione Piemonte e i soggetti proponenti il citato documento comune;

quali iniziative intenda assumere affinché:

1) si proceda, senza indugi, a tutte le operazioni più generali, al fine della messa in sicurezza del Comprensorio nucleare di Saluggia, comprendenti l'attività di solidificazione delle scorie ad oggi allo stato liquido e la messa in sicurezza del materiale solidificato in attesa del trasferimento ad un sito idoneo in un tempo certo ai sensi della legge 368/2003;

2) si operi una dettagliata valutazione ed analisi dei rischi, legati alle attività di lavorazione e/o stoccaggio del materiale trattato, connessi all'interazione con la falda superficiale e/o sotterranea, tenuto conto della rapida evoluzione dell'inquinamento registrata dall'ARPA e di ricevere copia di tale analisi dei rischi;

3) sia assolutamente impedita la possibilità di trasferire nel sito di Saluggia, anche con carattere di temporaneità, altri materiali nucleari, siano essi trattati o da trattare;

4) sia fatto inderogabilmente rispettare alla Sogin l'impegno circa lo smantellamento del sito nucleare e la sua bonifica totale con un cronoprogramma ben definito;

5) si preveda un sistema alternativo per l'approvvigionamento idrico del Monferrato attivando uno studio di fattibilità;

6) fino all'esito finale delle operazioni di bonifica e di assoluta certezza e sicurezza per l'ambiente circostante, sia tutto certificato dalle strutture sanitarie pubbliche competenti e al Consorzio Monferrato ed all'Autorità d'ambito Astigiano-Monferrato siano fornite adeguate garanzie economiche necessarie ad affrontare qualunque situazione per garantire lo stesso servizio e, per questo, anche la Regione sia posta nelle condizioni di provvedere ad integrazione delle suddette garanzie;

7) sia ottenuto il rimborso dei costi già sostenuti ed ancora da sostenere dagli enti e dal Consorzio gestore del Servizio idrico integrato: a) per il rifacimento dei pozzi profondi dell'acquedotto del Monferrato di Cascina Giarrea di Saluggia, al fine di evitare ogni possibile collegamento tra la falda superficiale e quella profonda (costo 1.500.000 euro) che non può e non deve ricadere sull'utenza del Servizio idrico integrato; b) per l'impegno tecnico ed amministrativo in capo agli enti firmatari (impegno delle proprie strutture nonché di specifiche consulenze) a causa delle attività che è necessario porre in essere a seguito dell'evento di inquinamento ivi compresa l'attività conoscitiva complicata dall'assenza di collaborazione e trasparenza da parte dei responsabili della Sogin, che hanno prima nascosto e poi minimizzato l'accaduto; c) per la salvaguardia della falda superficiale e dell'ambiente circostante in relazione ad un futuro utilizzo;

8) sia considerato il danno all'immagine dello Stato per il comportamento della Sogin, colpevole di avere sottovalutato il danno causato all'ambiente, a causa delle perdite di acqua inquinata da sostanze radioattive e per non aver attivato nessuna azione di contenimento negli anni scorsi;

9) si consideri e si risarcisca il danno all'immagine del gestore del Servizio idrico integrato che ha dovuto e deve difendere la qualità dell'acqua fornita all'utenza;

10) si consideri e si risarcisca il danno all'immagine del territorio del comune di Saluggia e dei comuni delle province di Alessandria, Asti, Vercelli e Torino, interessati da fenomeni di inquinamento, quantificandolo in almeno 10.000.000 euro;

11) lo Stato disponga che i costi devono essere sostenuti dalla Sogin, secondo il consolidato principio che chi inquina paga.

(4-02965)

BIANCONI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la situazione dei pagamenti che il Ministero dell'interno è tenuto ad erogare agli enti pubblici dipendenti da esso a livello finanziario ha raggiunto dei limiti insostenibili, come non è mai accaduto negli ultimi dieci anni;

da circa un anno è stata sottoscritta una convenzione, Consip, per le forniture di gasolio in tutta l'alta Italia. Tale convenzione prevede i pagamenti delle fatture a 60 giorni dalla fine del mese e la facoltà per le industrie del settore di recedere dal contratto nel caso i ritardi dei pagamenti superino i 60 giorni dalla scadenza;

dopo tale data è, ormai, consuetudine che gli enti morosi, anche se viene per iscritto intimato loro il pagamento, non procedano al saldo nonostante l'avvertimento che potrebbe essere sospesa agli utenti finali la fornitura;

tali enti spesso, al reclamo delle industrie del settore, spiegano che dall'inizio dell'anno il Ministero non versa nel capitolo i fondi di spesa stanziati sia per l'energia elettrica, sia per le altre forniture, e questo in generale accade in quasi tutta l'Italia. Di conseguenza non possono far fronte al pagamento delle fatture relative alle predette forniture;

tra le stranezze di questa situazione vi è, comunque, quella che lo Stato pretende dalle industrie fornitrici, come possono facilmente dimostrare, che siano in regola col pagamento di tutte le cartelle esattoriali prima di ricevere dagli enti i dovuti pagamenti, dato impossibile da dimostrare, visto che tali pagamenti non risultano avvenuti per mancanza di fondi come prima esplicitato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano giusto trattare queste aziende fornitrici in un modo così poco corretto, senza alcun rispetto per il lavoro altrui, senza nessuna certezza per l'impresa che costringono ad esporsi con le proprie finanze;

se, a fronte di un debito di fatto non pagato da parte dello Stato, sia lecito che le aziende fornitrici, comunque, siano obbligate a pagare, anche in considerazione del fatto che se lo Stato continua a non saldare il costo di queste forniture molte aziende non avranno più i fondi per pagare le imposte;

come siano stati gestiti questi fondi e chi attualmente li detenga, dal momento che il gettito fiscale è risultato superiore all'attesa;

se, considerando la diminuzione delle temperature e la necessità che i riscaldamenti non vengano spenti, non si ritenga di dover agevolare le aziende fornitrici, che oltretutto forniscono questo servizio anche a numerosi enti quali Prefetture, Polizia di Stato, Guardia di finanza, dipendenti dal Ministero dell'interno.

(4-02966)

FUDA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

a seguito delle due precedenti interrogazioni (4-02525 del 31 luglio 2007 e 4-02873 del 17 ottobre 2007) sulle ricadute negative a carico del settore agrumicolo, derivanti da un'applicazione immediata del principio di disaccoppiamento totale degli aiuti comunitari, l'interrogante ha avviato con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali una proficua collaborazione al fine di rappresentare la realtà dei fatti, indispensabile per individuare la soluzione più equilibrata;

sull'argomento sono intervenuti, con interrogazioni presentate alla Camera dei deputati, alcuni parlamentari siciliani, che hanno contribuito ad animare un'inutile e dannosa querelle tra Calabria e Sicilia sul sistema di determinazione degli aiuti agli agrumicoltori;

bisogna evitare una controversia tra Sicilia e Calabria e rispettare l'intesa, obbligatoria per legge, raggiunta dal Comitato tecnico permanente degli assessori regionali ed approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, per permettere al Ministero di emanare l'apposito decreto. In caso contrario i fondi andranno a riserva, e cioè saranno incorporati dallo Stato e distribuiti, tramite l'Agea, a tutti i settori ortofrutticoli,

considerato che:

in tale direzione, totalmente condivisibile, si è più volte espresso il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Infatti:

il 25 ottobre 2007 il Ministro ha risposto nella XIII Commissione (Agricoltura) della Camera dei deputati all'interrogazione 5-01662, presentata dall'on. Ruvolo, precisando che "l'accordo sui meccanismi di riparto va trovato tra le regioni, e che il compito del Ministero è quello di favorire intese in tal senso", ed ha rammentato che "la Calabria, che avrebbe potuto insistere per l'applicazione del criterio storico ad essa più favorevole, ha invece manifestato disponibilità per la ricerca di una soluzione condivisa con le altre regioni, che ha portato ad un riparto più favorevole per la Sicilia";

il 28 ottobre 2007 lo stesso Ministro, in un'intervista pubblicata sul giornale "La Sicilia", ha ribadito gli stessi concetti, dichiarando la propria disponibilità a "tutte le soluzioni purché si trovi un'intesa tra gli assessori regionali all'Agricoltura della Sicilia, Giovanni La Via, e della Calabria, Mario Pirillo", e specificando che "La Via non dà informazioni corrette", "perché se avessimo interpretato la riforma per gli agrumi così come per le altre produzioni ortofrutticole, avremmo dovuto suddividere gli aiuti comunitari tra i produttori cosiddetti storici, quelli cioè che ne hanno usufruito in quanto sostegno agli agrumi trasformati";

nell'ambito della stessa intervista, il Ministro ha ricordato che i fondi disponibili, di circa 120 milioni di euro, come da regolamento comunitario, finora "sono stati dati solo ed esclusivamente alla produzione di agrumi trasformati" e che "continuando su questa strada gli aiuti sarebbero finiti prevalentemente alla Calabria". Il Ministro ha proseguito: "la fiche finanziaria è, infatti, di 66 milioni di euro alla Calabria, 40 milioni alla Sicilia e neppure un euro alle altre regioni produttrici. La Via e Pirillo si sono incontrati e hanno discusso. Alla fine, con il supporto dei tecnici del Ministero, è stata individuata una soluzione che distribuisce gli aiuti non più in base allo storico, ma secondo una formula per cui 52 milioni di euro sono destinati alla Calabria, 56 alla Sicilia e il resto alle altre regioni. È un criterio che si basa sulla superficie e tiene conto di un parametro a favore delle zone dove c'é da sempre la trasformazione. Questo è lo spirito della riforma che attribuisce 15 milioni di euro in più alla Sicilia e 14 milioni in meno alla Calabria";

considerato, altresì, che:

il 30 ottobre 2007 è stata depositata una nuova interrogazione sull'argomento dall'on. Samperi (4-05467), che, a giudizio dell'interrogante, nuovamente travisa la realtà dei fatti, ipotizzando "ingiustizie a danno della Sicilia che, in questi anni, ha visto ridursi costantemente l'importo della compensazione finanziaria comunitaria a causa di un continuo, poco credibile e incontrollato «splafonamento» del quantitativo di prodotto da trasformare in altre Regioni";

all'interrogante appare indispensabile fare alcune precisazioni, per evitare che troppe parole in libertà, chiaramente mistificatorie della realtà, possano acquisire una credibilità ed una veridicità semplicemente perché ripetute da più parti, quindi si ricapitolano i fatti reali, come già rappresentati dallo stesso Ministro, sintetizzabili nei tre punti che seguono:

1) la compensazione considerata l'origine della fiche finanziaria è stata prodotta per il 65% dalla Regione Calabria. Il decreto approvato alla conferenza Stato-Regioni è andato a favore della Regione Sicilia, con un aumento di 11 milioni di euro, che certo non le spettavano e che, a conti fatti, sono stati sottratti alla Regione Calabria;

2) la fiche finanziaria è stata generata in Calabria per una questione di prodotto: è risaputo (evidentemente non da tutti) che gli impianti di agrumi calabresi non consentono l'immissione del prodotto nel mercato del fresco, in quanto le caratteristiche qualitative conducono questo agrume verso la trasformazione industriale, e per riconvertire questi agrumeti occorrono almeno sette anni (cosa peraltro prevista anche dai PSR);

3) quando si parla di competitività si solleva un altro falso problema: gli agrumi della Sicilia per l'80% vengono immessi nei mercati del fresco, mentre quelli calabresi per il 90% sono destinati all'industria;

il riequilibrio già approvato nella Conferenza Stato-Regioni appare logico ed equo;

in questa fase transitoria sarebbe opportuno non perdere tempo in vicissitudini pregresse, ma organizzarsi, insieme, per affrontare il mercato globale, incentivando l'aggregazione dei produttori, così come previsto dall'OCM ed assente nella decretazione nazionale,

l'interrogante chiede di sapere:

visto che l'accordo raggiunto, pur a fatica, di garantire il mantenimento della fiche finanziaria prodotta dal conferimento degli agrumi all'industria, è il minimo accettabile da parte degli agrumicoltori calabresi per evitare la crisi dell'intero settore, in particolare negli areali della provincia di Reggio Calabria destinati totalmente alla trasformazione industriale, quali altre pressioni ci si debba attendere dalla Regione Sicilia, che ha già ottenuto un coefficiente più alto di quello prodotto, ottenendo 11 milioni di euro in più a discapito della Calabria che ne ha persi 14;

se non sia il caso che la Calabria inizi a reclamare il riparto in base allo storico, per raggiungere due diversi obiettivi: ottenere i 66 milioni che sarebbero suoi di diritto ed evitare che, in attesa di trovare un accordo che tarda ad arrivare, l'intero ammontare di aiuti comunitari previsti per il settore agrumicolo venga redistribuito ad altri settori ortofrutticoli.

(4-02967)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture - Premesso che:

è notizia di questi giorni che non sono ancora partiti i lavori di ammodernamento della strada statale 275;

dalla riunione tenutasi tra la Regione Puglia, la Provincia di Lecce ed i Comuni del Sud Salento, scaturì l'accordo, poi avallato dalla Giunta regionale, di fermare l'infrastruttura a San Dana, una frazione alle porte di Gagliano del Capo, per evitare la costruzione di un viadotto con piloni in cemento definito "ecomostro";

la Provincia di Lecce subito dopo chiese, con nota inviata anche al Ministero delle infrastrutture, che la strada a quattro corsie diventasse una "strada parco" con opere di mitigazione ambientale;

a fine febbraio 2007 il Ministero sollecitò la Regione a completare l'opera, da allora un preoccupante silenzio è caduto sull'intera questione,

l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per favorire il rapido avvio dei lavori.

(4-02968)

FANTOLA, TURANO - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

la provincia di Cosenza, ove ricadono importanti aree urbane (la stessa città di Cosenza e Corigliano-Rossano) nonché comuni di grande consistenza demografica e con una forte domanda di mobilità, risulta di fatto essere completamente abbandonata al trasporto su gomma;

l'intermodalità e, in generale, una mobilità razionale ed efficiente dovrebbe rappresentare un elemento fondamentale al fine di ridurre i tempi di percorrenza ed il ricorso agli autoveicoli privati;

la perdurante carenza ed inconsistenza dei servizi ferroviari nella predetta provincia rischia di compromettere in modo irrimediabile ogni tentativo di realizzare sul territorio un sistema di trasporto pubblico locale efficace, efficiente, moderno e sostenibile;

la dislocazione della rete ferroviaria nella provincia di Cosenza, così come ideata all'inizio del Novecento, avrebbe rappresentato un dato esemplare, allorché la rete costituisce di per sé una doppia "T" con confluenza ordinata sull'area urbana cosentina, ove sono localizzati i maggiori poli attrattori;

il tracciato ferroviario da Rocca Imperiale a Cariati attraverso il nodo di Sibari e dalla stessa Sibari a Cosenza, così come la diramazione tirrenica da Tortora ad Amantea, attraverso il nodo nazionale di Paola con il collegamento per Cosenza e Sibari, disegnano sul territorio un sistema attraverso il quale, con una razionale utilizzazione del trasporto su gomma, sarebbe possibile organizzare una rete intermodale di tipo metropolitano al servizio dell'intero territorio provinciale;

Trenitalia S.p.A. porta avanti da tempo un progetto societario di sviluppo avulso dal contesto territoriale come sopra descritto, peraltro privo del preventivo confronto con le istituzioni locali; arrivando fino a sopprimere quei servizi ritenuti dal management aziendale antieconomici, anche se essenziali per la mobilità di rilevanti bacini di utenza insistenti in aree periferiche e marginali;

Trenitalia e R.F.I. hanno smantellato un ingente patrimonio ferroviario, omettendo di manutenere la rete e di adeguarla alle nuove tecnologie, chiudendo le stazioni ferroviarie, ovvero lasciando che le stesse fossero trasformate in bar, pizzerie, ristoranti, nonché trasferendo i servizi di bigliettazione in siti a volte lontani dalle stazioni medesime;

i vettori risultano essere vetusti ed insicuri, con motrici lente ed inaffidabili;

tale situazione provoca la progressiva emigrazione dell'utenza ferroviaria verso il trasporto privato, aggravando ulteriormente lo stato già problematico della viabilità stradale, tanto sul versante della sicurezza, quanto su quello dell'inquinamento ambientale ed acustico, quanto, infine, sul versante economico di numerose famiglie,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta in premessa;

se, nell'ambito delle proprie competenze, non ritenga opportuno adottare i necessari provvedimenti volti a programmare tempestivamente degli interventi migliorativi del servizio di trasporto su ferro, nonché individuare strategie al fine di corrispondere adeguatamente alle esigenze dell'utenza;

se non ritenga, altresì, opportuno coinvolgere gli enti locali nell'ambito della definizione di nuovi e moderni programmi strategici per il trasporto locale.

(4-02969)

CUTRUFO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso che:

nella giornata di domenica 28 ottobre 2007, di fronte alla chiesa di S. Eugenio a Roma si è svolta una violenta azione nei confronti di pellegrini e fedeli lì riuniti per celebrare la beatificazione dei martiri della chiesa spagnola durante la guerra civile e che senza che ci fosse alcuna motivazione, sono stati oggetto di un vero e proprio pestaggio da parte di rappresentanti dei centri sociali;

questo gravissimo atto di violenza ed intimidatorio rappresenta un vero e proprio vulnus alla libertà di culto sancita dalla nostra Costituzione;

la tradizione del nostro Paese è stata sempre rispettosa di ogni manifestazione religiosa;

questi atteggiamenti possono rappresentare un pericoloso precedente per il futuro in quanto può condizionare la libertà di manifestare il proprio credo religioso,

si chiede si sapere:

se dall'intelligence e dai servizi preposti fosse stata ipotizzata una eventualità di questo tipo;

quali misure il Governo ed il Ministro dell'interno in particolare intendano porre in essere perché vengano scongiurati in futuro episodi del genere e possa essere garantita ai cittadini la tranquillità e la possibilità di assistere secondo il proprio libero discernimento a tutte le manifestazioni di carattere religioso;

se da parte del Governo ci sia un'attenzione particolare dedicata ai centri sociali ed alle loro attività;

se il Ministro degli affari esteri non ritenga di manifestare solidarietà nei confronti dello Stato Vaticano e prendere una ferma presa di posizione e condanna nei confronti dei gravi fatti avvenuti.

(4-02970)

BULGARELLI, PALERMI, DI LELLO FINUOLI, PELLEGATTA, GIANNINI, COSSIGA, RUSSO SPENA, TIBALDI, GRASSI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il 4 ottobre 2007, 23 dirigenti dell'organizzazione indipendentista basca "Batasuna" sono stati arrestati su esecuzione del mandato di cattura spiccato dal giudice Baltazar Garzón; gli arresti fanno seguito a quello eseguito, nel mese di maggio, di Arnaldo Otegi, leader dell'organizzazione, e a quelli di Joseba Alvarez, portavoce e responsabile degli affari internazionali, e di Oihana Agirre, dirigente del movimento "pro amnistia"; con tali arresti, l'intera direzione politica del movimento basco è stata arrestata;

è da sottolineare che l'avvocato Ainhoa Baglieto ha affermato che gli arresti di Joseba Alvarez e di Oihana Agirre da parte della Polizia spagnola sono, come quello di Juan Mari Olano, «totalmente illegali» secondo la stessa legislazione spagnola, non avendo il giudice Garzón (in qualità di giudice istruttore dei processi nei quali, secondo la Audiencia Nacional, sono imputati sia Alvarez, sia Agirre) alcuna competenza per ordinarli; la rappresentante del movimento "pro amnistia" arrestata, inoltre, non ha alcuna indagine aperta a suo carico, né alcun processo in corso per la sua attività politica;

tutti i dirigenti arrestati godono di vastissima popolarità nei territori baschi, come dimostrato dai 187.000 voti riportati dalla sinistra indipendentista basca alle recenti elezioni amministrative;

gli arresti rischiano di minare alle fondamenta l'avvio di un processo di risoluzione negoziata del conflitto tra Spagna ed Euskal Herria, chiesto a gran voce sia dal popolo basco che da quello spagnolo;

Pernando Barrena, l'unico portavoce di Batasuna rimasto in libertà, ha dichiarato durante una conferenza stampa che l'ondata di arresti avvenuta nei paesi baschi contro la direzione collegiale della sua formazione politica non può che essere considerata come "una dichiarazione di guerra per chiudere la porta all'indipendentismo basco";

il conflitto che oppone il popolo basco agli Stati spagnolo e francese, che tanti lutti e sofferenze ha generato da entrambe le parti, è un conflitto di natura politica che può essere disinnescato e risolto esclusivamente in forma politica, attraverso una trattativa e una negoziazione che non escludano nessuna delle parti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso stigmatizzare, nelle opportune sedi, la recente ondata di arresti, che costituisce un ostacolo gravissimo al buon esito del processo di pace in Euskal Herria, e adoperarsi presso il Governo spagnolo affinché cessi ogni azione repressiva nei confronti dei dirigenti politici e sindacali baschi.

(4-02971)

MANTOVANO, RUGGERI, COSTA - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

Trenitalia S.p.A. ha disposto, a partire dal prossimo 9 dicembre 2007, la soppressione di 4 treni a lunga percorrenza nelle tratte da e per Lecce e Taranto, e la limitazione della corsa di altri cinque convogli nella stazione di Bari. Si tratta, in particolare dei treni:

1) Tr. 9356 Lecce/Roma 17.00 - 23.26 soppresso

2) Tr. 9351 Roma/Lecce 07.38 - 14,08 soppresso

3) Tr. 9360 Taranto/Roma 06.18 - 12.16 soppresso

4) Tr. 9363 Roma/Taranto 15.45 - 21.54 soppresso

5) Tr. 713 Venezia/Lecce - termina la corsa a Bari

6) Tr. 717 Bolzano/Lecce - termina la corsa a Bari

7) Tr. 718 Lecce/Bo1zano - parte da Bari

8) Tr. 553 Milano/Crotone via Bari Taranto - termina la corsa a Bari

9) Tr. 562 Crotone/Milano via Taranto Bari - parte da Bari;

le tratte interessate dalla soppressione, ovvero Bari/Lecce e Bari/Taranto, saranno coperte da treni regionali, con evidente aumento del tempo di percorrenza e disagi per i viaggiatori a causa del cambio nella stazione di Bari. Tale scelta di Trenitalia S.p.A. risulta ancor più penalizzante se si pensa che l'unico aeroporto civile che collega il Salento è quello di Brindisi,

si chiede di sapere:

se e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare che Trenitalia S.p.A. dia seguito alla soppressione delle corse in programma;

se e quali provvedimenti il Ministro intenda adottare per migliorare i collegamenti da e per il Salento in un più ampio progetto di promozione turistica del territorio da sempre auspicata nell'ambito delle politiche per il Mezzogiorno e ad oggi non ancora realizzata.

(4-02972)

FERRANTE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

il prof. G. Cardinali, importante esponente del mondo ambientalista umbro ed attuale Direttore dell'Oasi del WWF di Alviano, sembrerebbe risultare indagato dalla Procura della Repubblica di Orvieto per aver effettuato e diffuso una foto inerente i lavori (articolo 261 del codice penale) in corso all'interno della Caserma Monte Grappa di Orvieto, sede della Scuola di specializzazione della Guardia di finanza;

la foto incriminata documenta solo ed esclusivamente il taglio di un pino domestico ultradecennale, in uno spazio della Caserma suddetta posto a ridosso di civili abitazioni, ove sorgerà un nuovo edificio per esigenze della Scuola di specializzazione;

si vuole evidenziare che tali lavori hanno provocato proteste da parte dei residenti della zona e, grazie anche alle foto sopra menzionate, sono state avviate verifiche da parte degli organi competenti che hanno accertato la illegittimità dei lavori in corso in quanto sprovvisti delle autorizzazioni ai fini ambientali. Per questi motivi sono state previste sanzioni da parte della Regione Umbria a carico dei responsabili dei lavori;

la vicenda, purtroppo, sembrerebbe evidenziare ulteriori perplessità dovute a precedenti interventi di rilevante impatto sul complesso immobiliare della Caserma Monte Grappa (taglio di alberature, rilevanti costruzioni edilizie all'interno delle aree verdi, eccetera) che hanno provocato mobilitazioni della comunità locale e delle associazioni ambientaliste, con petizioni e richieste di chiarimenti, senza peraltro che siano pervenute risposte dalle istituzioni interessate;

è importante evidenziare che un cartello variegato composto da ambientalisti, consumatori, forze politiche, sindacali e della società civile hanno sottoscritto un accorato appello al Presidente della Repubblica con il quale si chiede "affinché venga attivata ogni iniziativa tesa a verificare i livelli di responsabilità su quanto accaduto all'interno della Caserma Monte Grappa, su eventuali omissioni da parte di Enti ed Istituzioni interessate e, soprattutto, per garantire i principi costituzionali posti a difesa del Cittadino per affermare in ogni luogo lo Stato di diritto"

appare un assoluto paradosso che un cittadino che si è sempre prodigato in battaglie civili e per la tutela dell'ambiente divenga oggetto di un'iniziativa giudiziaria che sembrerebbe non avere precedenti nella storia della nostra Repubblica,

l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire immediatamente, nell'ambito delle proprie specifiche competenze, al fine di attivare ogni iniziativa tesa a verificare come sono andati realmente i fatti e conseguentemente intervenire per individuare le eventuali responsabilità ed omissioni su quanto accaduto all'interno della Caserma Monte Grappa e, soprattutto, per garantire i principi costituzionali posti a difesa dei cittadini, il ripristino dei luoghi e la tutela dell'ambiente e del paesaggio.

(4-02973)

BULGARELLI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

una coppia di cittadini italiani, S. Righi e A. G. Fiori, è partita alcuni mesi fa per la Spagna, ove aveva intenzione di trascorrere un periodo di vacanza; al loro seguito aveva tre cani, tutti dotati di passaporto canino e microchip; giunta nella città di Cadiz nel mese di ottobre 2007, la coppia, dovendo partecipare a una fiera, ha lasciato i suoi tre cani nel canile municipale di Puerto Real (Cadiz), che funge anche da residenza canina, dietro consiglio di un funzionario del comune; da sottolineare che all'ingresso della struttura è presente la scritta "Associazione protezione degli animali" (Asociación Protectora de Animales); dopo aver sottoscritto regolare accordo di custodia, trascorsi tre giorni, la coppia di italiani è tornata a riprendere gli animali lasciati in custodia, senza tuttavia trovarli; dopo reiterate richieste di spiegazioni - rimaste senza esito - rivolte al personale della pensione, la coppia ha infine trovato il corpo di uno dei loro animali all'interno di un congelatore; sconvolti, i nostri due concittadini facevano eseguire nella città di Siviglia l'autopsia sul cadavere dell'animale, venendo a scoprire che per sopprimerlo gli era stata somministrata un'emulsione paralizzante che ne aveva provocato il decesso tra atroci sofferenze; tale sostanza, infatti, paralizza tutti i muscoli del corpo, e quindi anche i polmoni, e provoca la morte dell'animale per soffocamento, con una agonia lenta e dolorosa della durata media di circa tre ore; essa viene utilizzata con frequenza perché molto meno costosa di altri preparati che, secondo la legge, dovrebbero essere utilizzati dai veterinari per sopprimere gli animali; degli altri due cani al seguito della coppia si è persa nel frattempo ogni traccia;

i nostri concittadini hanno quindi denunciato il proprietario del canile alle autorità, le quali avrebbero confermato che il metodo utilizzato per sopprimere gli animali del Righi è quello normalmente utilizzato nel canile in oggetto e in molti altri di Cadiz; nel canile di Puerto Real vengono raccolti annualmente migliaia di cani e gatti, provenienti da vari Comuni della provincia di Cádiz tra cui: Cádiz stesso, Puerto Real, Puerto de Santa Maria, Chiclana, Rota, Sanlucar de Barrameda, Medina de Sidonia, Conil, Barbate, Algeciras, San Roque, Castellar, Los Barrios, San Fernando;

probabilmente i cani della coppia sono stati confusi con altri animali destinati alla soppressione; il gestore del canile, tuttavia, intervistato da una televisione locale, ha negato di aver preso in consegna i tre cani, affermando di non conoscere i nostri connazionali;

queste notizie sono state riprese dai giornali e dalle televisioni, insieme ad alcuni video e foto particolarmente cruenti, consegnati da ex collaboratori del canile alla polizia, in cui erano ripresi cani e gatti agonizzanti tra gemiti e atroci sofferenze;

"El Refugio", associazione madrilena di protezione animali, ha denunciato i fatti al Seprona (il corpo di Polizia ecozoofila spagnolo) che, dopo avere indagato, ha denunciato a sua volta il padrone del canile, Placido Gómez Muñoz (il quale è anche imprenditore del settore immobiliare), la direttrice, il veterinario e i lavoratori del canile-mattatoio come presunti autori di maltrattamento animale e falsificazione in atti pubblici;

l'associazione El Refugio ha anche indetto il 7 ottobre 2007 una manifestazione, regolarmente autorizzata, organizzata per denunciare i maltrattamenti e la soppressione degli animali all'interno del canile di Puerto Real, alla quale hanno preso parte circa 2.000 persone, che si sono date appuntamento davanti al Comune di Cádiz che, a quanto si è appreso, destinerebbe fondi pubblici al finanziamento del canile;

la manifestazione è stata sciolta con una carica della Guardia Civil e il pestaggio e l'arresto di 2 manifestanti: S. Righi e una ragazza spagnola, Isabel S.; A. Fiori ha dichiarato che il suo compagno è stato picchiato davanti ai suoi occhi e arrestato: "Lo hanno preso in cinque e picchiato, era pieno di sangue, poi lo hanno caricato sulla macchina della Guardia Civil e portato via"; è da sottolineare che il Righi è stato privato di assistenza legale per circa 20 ore dall'arresto, quando il tempo massimo consentito dalla legge dovrebbe essere di 8 ore; inoltre, l'avvocato di fiducia, presentatosi la sera stessa al Commissariato, sarebbe stato invitato ad andarsene; nelle riprese video della manifestazione realizzate di fronte al Comune di Cadiz e pubblicate da molti siti web, si vede perfettamente che il Righi non si è reso responsabile di alcun reato, men che mai di "lesioni o danni" ad agenti di pubblica sicurezza o ad autorità locali; allo stesso tempo, esistono immagini inequivocabili a riguardo del violento pestaggio di cui il Righi è rimasto vittima;

mentre la cittadina iberica, dopo 72 ore trascorse nella Comisaria de Policia, è stata rimessa in libertà dietro pagamento di una cauzione di 3.000 euro, S. Righi è tuttora agli arresti e potrebbe restare in carcere in regime di custodia cautelare per 6 mesi fino alla celebrazione del processo, in cui rischia di essere condannato a una pena molto severa; le accuse a carico di S. Righi e della ragazza spagnola sono infatti allarmanti: attentato alle autorità, agli agenti e funzionari pubblici, resistenza e disobbedienza, reati disciplinati al Capitolo II, Reati contro l'ordine pubblico e di cui all'art. 550 del codice penale spagnolo, che prevedono, al successivo art. 551, una pena dai 2 ai 4 anni di reclusione; si teme per i danni che la detenzione potrebbe provocare alla salute del Righi, affetto da patologia tumorale;

nella giornata del 23 ottobre 2007, il Righi è stato portato in commissariato per il riconoscimento da parte degli accusatori; la sig.ra Teofila Martinez, sindaco di Cadiz, che avrebbe dovuto riconoscere il Righi quale aggressore, si è limitata a dichiarare di averlo visto tra i manifestanti, mentre una guardia del corpo della sig.ra Martinez ha dichiarato di "avere avuto l'impressione che S. ed A. potessero avere l'intenzione di aggredire il Sindaco";

A. Fiori ha ricevuto citazione a comparire il 31 ottobre 2007 in qualità di imputata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda elevare formale protesta presso il Governo spagnolo per il trattamento inaccettabile riservato a un nostro connazionale e ne esiga dettagliata motivazione;

se il Ministro intenda intervenire con la massima urgenza presso le autorità iberiche, sollecitando l'immediata scarcerazione del sig. Righi perché la sua detenzione è infondata di fatto e di diritto.

(4-02974)

SILVESTRI - Al Ministro della pubblica istruzione - Considerati:

l'interrogazione 4-03647 presentata nella XIV Legislatura dal senatore Cortiana il 21 gennaio 2003 dove si metteva in evidenza la scorrettezza del Preside dell'Istituto di istruzione superiore "G.Vasari" di Figline Valdarno (Firenze), prof. Cappelletti, inerente lo svolgimento corretto delle ore curriculari, (aveva sottratto ore di storia dell'arte a favore di altre materie), il comportamento inutilmente autoritario nei confronti di docenti e alunni e l'assurdo diniego nell'organizzare la visita alla mostra di Monet a Treviso;

la denuncia-esposto al Prefetto di Firenze presentata dal partito dei Verdi al dirigente e fiduciaria per turbativa elettorale, durante le elezioni amministrative 2006 (indebite pressioni e intimidazioni su candidati docenti del Vasari atte al ritiro dell'accettazione alla carica di Consigliere per il Comune di Figline Valdarno);

la nota della rappresentanza sindacale unitaria del 22 febbraio 2007, in cui venivano contestate all'istituto "Vasari" carenze sulla sicurezza nell'ambiente di lavoro, pubblicità ingannevole su iscrizioni, mobbing nei confronti dei docenti e illeciti negli appalti, eccetera;

premesso che nei confronti del docente che ha portato avanti gli atti di cui sopra, il prof Cappelletti ha coinvolto l'Ufficio scolastico di Firenze, nella figura del suo dirigente, richiedendo visite ispettive per banali controversie, di fatto utilizzando tale ufficio per fini di rivendicazione personale e di intimidazione, facendo così spendere denaro pubblico (impiegando un funzionario-ispettore per ben sette mesi),

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di disporre un accertamento circa la correttezza professionale tenuta dal dirigente scolastico, prof. Cappelletti, in pensione dal 1° settembre 2007 ma tuttora con incarico ispettivo dell'Ufficio scolastico provinciale di Firenze;

se non ritenga di accertare la condotta antisindacale dell'Ufficio scolastico provinciale di Firenze nell'usare gli ispettori per intimorire i docenti;

se non ritenga persecutoria la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale formulata dalla dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Firenze nei confronti del Consigliere comunale (tra l'altro vietata dal decreto legislativo 267/2000) che intendeva fare chiarezza sulla gestione del dirigente scolastico, prof. Cappelletti.

(4-02975)

FERRANTE - Ai Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della solidarietà sociale, dell'interno e della giustizia - Premesso che:

il 5 luglio 2003, la sig. ra A. R. Rambotti è stata uccisa volontariamente dal marito sig. F. Serena;

M. Serena, undicenne al momento dell'uccisione della madre, è stato affidato alla sorella maggiore e non ha mai percepito alcun mantenimento regolare dal padre, solo saltuariamente ha ricevuto un assegno di 200 euro. Tutto ciò nonostante il padre sia stato già in primo grado condannato al risarcimento danni nei confronti del figlio minore per un importo pari a 250.000 euro;

ad oggi, fatto inconcepibile, il ragazzo risulta impossibilitato a percepire quota di reversibilità della pensione della madre, in quanto la legge prevede come unico beneficiario il coniuge superstite;

tale condizione è stata confermata anche dalla Direzione Inpdap di Roma, in data 11 ottobre 2007, con la motivazione che "nell'ordinamento vigente non sussiste alcuna specifica norma che punisca gli autori di particolari reati con la perdita del diritto al trattamento di pensione";

si vuole evidenziare, inoltre, che sembrerebbe sia stato finora impossibile per gli affidatari di M. Serena dialogare direttamente con il Giudice tutelare, l'unico autorizzato a compiere atti in favore del minore, se non attraverso atti e richieste avanzate per vie burocratiche, ottenendo in questo modo risposte altrettanto burocratiche, con evidente sperpero, inutile, di denaro e di tempo,

si chiede di sapere:

se i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'interno e della giustizia non intendano intervenire immediatamente, anche attraverso un atto normativo, che possa finalmente rimuovere questa anacronistica norma che concede il diritto a percepire la pensione di reversibilità anche a chi causa volontariamente la morte del coniuge;

se il Ministro della giustizia non intenda nel frattempo avviare immediatamente, attraverso il Giudice tutelare e il Tribunale civile di Spoleto, tutte quelle procedure che possano portare immediatamente al pagamento del risarcimento dovuto;

se i Ministri della solidarietà sociale, del lavoro e della previdenza sociale non intendano attivare immediatamente tutte quelle iniziative, anche economiche, che possano aiutare un minorenne a superare le difficoltà non solo economiche, ma soprattutto quelle psicologiche.

(4-02976)