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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 240 del 05/11/2007


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XV LEGISLATURA ------

240a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 

LUNEDÌ 5 NOVEMBRE 2007

_________________

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente CALDEROLI

 

_________________

 

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democrazia Cristiana per le autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia: DCA-PRI-MPA; Forza Italia: FI; Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani: IU-Verdi-Com; Lega Nord Padania: LNP; L'Ulivo: Ulivo; Per le Autonomie: Aut; Rifondazione Comunista-Sinistra Europea: RC-SE; Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo: SDSE; Unione dei Democraticicristiani e di Centro (UDC): UDC; Misto: Misto; Misto-Costituente Socialista: Misto-CS; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV;Misto-Italiani nel mondo: Misto-Inm;Misto-La Destra: Misto-LD; Misto-Movimento politico dei cittadini: Misto-Mpc; Misto-Partito Democratico Meridionale (PDM): Misto-PDM;Misto-Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur; Misto-Sinistra Critica: Misto-SC.

 

_________________

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

 

Presidenza del presidente MARINI

 

La seduta inizia alle ore 17,03.

Sul processo verbale

D'AMICO (Ulivo). Dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 25 ottobre.

FRANCO Paolo (LNP). Chiede la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Poiché sono in corso verifiche tecniche sul sistema elettronico di votazione, sospende la seduta per cinque minuti.

 

La seduta, sospesa alle ore 17,11, è ripresa alle ore 17,16.

PRESIDENTE. Sebbene permangano i problemi tecnici relativi al funzionamento delle tessere dei senatori Alberti Casellati, Albonetti e Augello, si procederà ugualmente alla verifica del numero legale chiesta dal senatore Paolo Franco. I suddetti senatori potranno dichiarare verbalmente la loro presenza in Aula.

 

Previa verifica del numero legale, il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 25 ottobre. (Il senatore Albonetti fa registrare la sua presenza).

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 17,19 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Disegno di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunica che è stato presentato il disegno di legge n. 1872, di conversione in legge del decreto-legge 1° novembre 2007, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza.

Sulle modalità di votazione

PRESIDENTE. Comunica le decisioni assunte all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo per assicurare la piena regolarità delle votazioni. (v. Resoconto stenografico). Comunica inoltre che la Conferenza ha deliberato di definire in tempi brevissimi la vicenda dell'attribuzione di un posto fisso a ciascun senatore e che il vice presidente Angius ha avuto mandato di acquisire entro il 20 novembre le definitive indicazioni dei Gruppi.

Discussione congiunta dei disegni di legge:

(1818) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010 (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)

(1817) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

ALBONETTI, relatore sul disegno di legge n. 1818. Ad integrazione della relazione scritta, sottolinea che il disegno di legge n. 1818 recepisce, nel rispetto delle leggi di contabilità vigenti, il lavoro svolto dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato insieme al Governo per operare una riclassificazione il bilancio dello Stato in senso funzionale nel quadro di un complessivo processo di riforma degli strumenti di bilancio, tuttora in corso e ancora lontano dall'essere completato. Il bilancio viene strutturato in missioni, a loro volta articolate in programmi, il che facilita la comprensione degli obiettivi politici e sostanziali delle decisioni di spesa e la valutazione della loro incidenza percentuale sul totale e, pur riducendo il grado di dettaglio della decisione parlamentare, consente una maggiore consapevolezza delle scelte politiche da operare. A tale proposito, rileva come dal bilancio risulti che tra le spese delle Amministrazioni centrali sono destinate quote inferiori all'unità percentuale a settori di grande rilievo quali la ricerca e l'innovazione (0,88 per cento), le politiche del lavoro (0,60 per cento) e la diversificazione delle fonti energetiche (0,01 per cento). Per quanto concerne le entrate, la riclassificazione del bilancio permette di individuare con maggiore facilità la quota di entrate tributarie strutturali rispetto a quelle riferibili ad andamenti congiunturali e alle una tantum. Occorre tuttavia sottolineare la presenza di alcune rigidità (insufficiente coerenza tra i programmi e l'organizzazione amministrativa; frammentazione dei programmi tra più centri di responsabilità; impossibilità di rapportare alle missioni alcune misure di carattere trasversale, come quelle sul pubblico impiego o sui consumi intermedi) che occorre superare. Al fine di migliorare la chiarezza dei contenuti del disegno di legge di bilancio e di conseguire un maggiore raccordo tra l'amministrazione centrale e gli altri settori della finanza pubblica nelle decisioni di spesa, è auspicabile che il percorso di riforma prosegua in un clima di collaborazione istituzionale; va peraltro reso atto all'opposizione, in particolar modo al senatore Vegas, di aver finora svolto un ruolo propositivo e costruttivo. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo, SDSE e IU-Verdi-Com).

 

PRESIDENTE. Autorizza il senatore Legnini a svolgere la relazione orale.

LEGNINI, relatore sul disegno di legge n. 1817. Grazie ad alcune novità procedurali introdotte dal presidente Morando e al comportamento responsabile della maggioranza e dell'opposizione, che hanno drasticamente ridotto gli emendamenti presentati, la Commissione bilancio è riuscita a concludere proficuamente l'esame dei documenti di bilancio. La manovra finanziaria, strutturata in missioni e programmi, si inquadra in un contesto macroeconomico caratterizzato dal miglioramento dei saldi di finanza pubblica, ma anche da segnali di rallentamento della crescita. All'interno di uno spazio di intervento ridotto dai vincoli europei, dalla rigidità della spesa e dall'onere del servizio del debito, la manovra ha saputo individuare un punto d'equilibrio tra risanamento e sviluppo, riduzione delle disuguaglianze e diminuzione della pressione fiscale. Tra le misure più rilevanti sul versante delle entrate vanno ricordate la riduzione dell'aliquota IRES, l'avviata regionalizzazione dell'IRAP, la semplificazione degli adempimenti fiscali per le imprese, la possibilità per i contribuenti marginali di optare per un regime fiscale forfetario. In Commissione sono state approvate proposte correttive in tema di deduzioni e di disciplina degli ammortamenti ed è stato assunto l'impegno di destinare l'eventuale extragettito del 2008 alla riduzione del carico fiscale per il lavoro dipendente. L'esame in sede referente ha reso più incisive le misure per ridurre i costi della politica: viene confermato il blocco per cinque anni dell'indennità parlamentare; è stata approvata una riduzione significativa della compagine governativa; sono state ulteriormente riviste le norme per la costituzione di comunità montane e comuni costieri, mentre la riduzione dei consiglieri comunali, provinciali e regionali è demandata alla delega per la riforma delle autonomie territoriali; sono stati soppressi i consorzi per la gestione dei rifiuti. I risparmi conseguenti alla riduzione dei costi della politica sono finalizzati all'aumento dei servizi per i cittadini e alla riduzione delle tariffe. Tra gli interventi più significativi sul versante della spesa, meritano di essere segnalati: il pacchetto-casa con l'estensione della riduzione ICI, le misure a sostegno della ricerca, il credito d'imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, l'incremento del Fondo per le aree sottoutilizzate, la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, le nuove assunzioni nei settori della sicurezza, della difesa, dell'università e della giustizia. Deve essere inoltre evidenziato il carattere innovativo delle politiche energetiche che incentivano produzioni da fonti rinnovabili. In conclusione, la manovra finanziaria è in linea con gli obiettivi del Documento di programmazione economico-finanziaria e con gli impegni europei e ha l'ambizione di contemperare esigenze di protezione sociale e di ammodernamento, di riqualificazione della spesa pubblica e di semplificazione fiscale. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, SDSE, IU-Verdi-Com, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur). Chiede di allegare ai Resoconti il testo integrale della relazione. (v. Allegato B).

VEGAS, relatore di minoranza sui disegni di legge nn. 1818 e 1817.Durante l'esame del provvedimento in sede referente, i parlamentari di centrodestra hanno abbandonato i lavori della Commissione bilancio in segno di protesta contro la mancata presentazione della relazione tecnica, asseverata dalla Ragioneria generale dello Stato, sugli oneri connessi all'emendamento del relatore riguardante l'abolizione dei ticket sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali. Si è inteso così prendere le distanze dall'atteggiamento tenuto della maggioranza, che contravviene alle procedure stabilite dalla Commissione stessa per consentire la verifica della reale copertura delle proposte emendative, e da un disegno di legge finanziaria che non persegue l'azione di risanamento dei conti pubblici, non favorisce lo sviluppo economico del Paese e non aiuta realmente la parte più povera delle popolazione a raggiungere condizioni di vita accettabili. Il disegno di legge presentato all'Aula, che a seguito delle modifiche apportate in Commissione ha visto levitare il numero di commi di cui è composto, incrementa notevolmente la spesa pubblica, finanziando una pletora di misure clientelari che assecondano gli interessi elettoralistici dei singoli Gruppi parlamentari, a tutto discapito dei contribuenti. Pur essendo presenti nel testo alcune misure condivisibili, i loro effetti vengono vanificati da altre norme: alla diminuzione delle aliquote IRES corrisponde infatti un aumento della relativa base imponibile, alla diminuzione dell'ICI sulla prima casa fa da contraltare l'aumento delle rendite catastali, mentre le modeste risorse predisposte in favore degli incapienti saranno rese vane dal probabile aumento delle tariffe derivante dalle misure di politica energetica. Anziché consentire l'irresponsabile aumento di spesa corrente proposto dalla maggioranza, sarebbe preferibile andare all'esercizio provvisorio del bilancio non approvando il disegno di legge finanziaria all'esame, su cui è auspicabile non venga posta la questione di fiducia, dal momento che il limitato numero di emendamenti presentati consente di concludere il suo esame nei tempi stabiliti. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP).

PRESIDENTE. Comunica che sono state presentate le questioni pregiudiziali QP1, che il senatore Calderoli rinuncia ad illustrare, QP2 e QP3.

SAPORITO (AN). La questione pregiudiziale QP2 mette in luce come l'articolo 77 del disegno di legge finanziaria, nella parte in cui dispone il trasferimento d'ufficio dei magistrati militari in esubero nei ruoli della magistratura ordinaria e riduce il numero dei componenti del Consiglio della magistratura militare, oltre a non tenere conto nella debita considerazione l'efficace azione svolta da tali magistrati, contrasta con gli articoli della Costituzione che sanciscono l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, l'inamovibilità dei magistrati e il ruolo e le funzioni del CSM. Si palesano, inoltre, la violazione del principio costituzionale di uguaglianza, dal momento che ad essere trasferiti per primi saranno comunque i magistrati che prestano servizio in uffici soppressi, a nulla rilevando la loro maggiore o minore anzianità di servizio rispetto ai colleghi che operano presso altri uffici, e una carente copertura degli oneri derivanti dal provvedimento ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Applausi dal Gruppo AN).

BACCINI (UDC). La questione pregiudiziale QP3, sostenuta dal Gruppo UDC, evidenzia la carente determinazione degli oneri derivanti dal disegno di legge finanziaria, la mancanza di una chiara e certa indicazione dei mezzi per far fronte alle nuove o maggiori spese previste, così come prescritto dal comma 4 dell'articolo 81 della Costituzione, e l'inadeguatezza della manovra a perseguire gli obiettivi di risanamento sottoscritti in sede europea. Il disegno di legge finanziaria difetta inoltre di una chiara visione strategica e appare del tutto inadeguato a predisporre una politica economica che, fedele ai dettami dell'articolo 31 della Costituzione, agevoli la formazione delle famiglie e protegga la maternità, l'infanzia e la gioventù, così come recentemente è stato evidenziato con nettezza anche da importanti esponenti cattolici della maggioranza. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e del senatore Cursi).

AZZOLLINI (FI). Avanza una questione pregiudiziale di costituzionalità rilevando violazione dell'articolo 81 della Costituzione. Il miglioramento del risparmio pubblico tendenziale utilizzato per gran parte della copertura non è infatti attendibile nella quantificazione proposta dal Governo: l'aumento delle entrate ipotizzato si fonda su stime di crescita che si discostano in modo significativo da quelle effettuate da autorevoli organismi internazionali, i quali, alla luce degli scenari di rallentamento della crescita, chiedono un'accelerazione del percorso delle riforme di politica economica e del processo di riduzione del debito. Al contrario il Governo opera secondo un modello di deficit spending che non solo mette a rischio la sostenibilità finanziaria della manovra, ma che rischia di condizionare pesantemente il futuro del Paese. Anche la Corte dei conti ha segnalato profili di problematicità e la necessità di interventi correttivi strutturali; per altro verso ha fatto registrare un netto dissenso anche sulla norma approvata in Commissione che abolisce il ticket sulla diagnostica, misura che, pur essendo condivisibile nel merito, non lo è riguardo alla copertura, tanto è vero che risulta essere l'unica proposta di modifica non supportata dalla relazione tecnica della Corte. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP).

PASTORE (FI). Le norme della finanziaria introdotte in Commissione che dispongono la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione violano il principio costituzionale di cui all'articolo 97 in base al quale agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso. Avanza pertanto una questione pregiudiziale di costituzionalità sottolineando anche il rilievo della norma dal punto di vista dell'onere finanziario. Rispetto alle ventilate ipotesi sull'apposizione della questione di fiducia, auspica che si giunga ad una decisione coerente con le valutazioni da più parti ed autorevolmente espresse circa l'inopportunità dell'adozione di tale strumento su un maxiemendamento alla finanziaria. (Applausi dal Gruppo FI).

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Dichiara il voto contrario dei senatori Popolari-Udeur alle questioni pregiudiziali, sottolineando la positività della manovra proposta ai fini del rilancio dello sviluppo e per il suo carattere redistributivo. Nel corso dell'esame in Commissione sono state approvate significative norme, tra cui in particolare l'eliminazione dei ticket sulla diagnostica, il credito d'imposta per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, l'incremento della detrazione fiscale per i mutui sulla prima casa, la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Occorre proseguire il dialogo e il confronto in seno alla maggioranza e con l'opposizione, respingendo tentativi strumentali di bloccare l'iter del provvedimento.

SINISI (Ulivo). Dichiara il voto contrario alle questioni pregiudiziali rilevando in primo luogo l'infondatezza delle obiezioni relative alla copertura finanziaria, che appare in linea con i principi della legislazione vigente, come conferma anche la bollinatura della Ragioneria dello Stato sulle relazioni tecniche: tali critiche peraltro si fondano su una sottovalutazione dei notevoli successi conseguiti dal Governo nella lotta all'evasione fiscale, del conseguente aumento della base imponibile e quindi delle entrate. Non si rileva inoltre alcuna violazione dei principi costituzionali posti a tutela della magistratura, considerato che le norme sulla mobilità dei magistrati militari sono rispettose del dettato costituzionale e delle legislazione vigente. Quanto alle politiche sulla famiglia, l'impianto delle proposte è in linea con i principi costituzionali che prevedono il diritto ad una retribuzione tale da assicurare alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa e che assicurano alla donne lavoratrici lo svolgimento del ruolo materno. In linea con tali obiettivi qualificanti della manovra si pone altresì la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, che viene consentita dalla stessa Costituzione, laddove dà la possibilità di derogare per legge, sia pure in modo congruo e ragionevole, al principio dell'assunzione per concorso. (Applausi dai Gruppi Ulivo, Aut e Misto-IdV. Congratulazioni).

SCHIFANI (FI). Nel corso dell'esame in Commissione l'opposizione ha mostrato un atteggiamento responsabile impegnandosi a discutere seriamente le proposte ed a garantire l'approvazione del provvedimento secondo il calendario approvato all'unanimità, presentando tra l'altro un numero di emendamenti estremamente contenuto rispetto alle precedenti finanziarie. L'ipotesi della fiducia ventilata dal ministro Chiti qualora gli emendamenti dell'opposizione superino il numero di 200 appare pertanto dettata dalla volontà di impedire al Parlamento e in particolare alla stessa maggioranza un vaglio approfondito delle proposte del Governo, per il timore che venga scardinato l'impianto della finanziaria. Del resto, l'elevato numero di senatori della maggioranza iscritti a parlare in discussione generale appare motivato dalla volontà di consentire al Governo la preparazione del maxiemendamento su cui porre la fiducia. Se il Governo intende percorrere tale strada, sarebbe preferibile fare da subito chiarezza. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).

CALDEROLI (LNP). Il numero di emendamenti presentati non è tale da giustificare la necessità di porre la fiducia, considerato che il decreto-legge che accompagna la finanziaria recentemente licenziato dal Senato è stato approvato in Aula in breve tempo nonostante fossero stati presentati numerosi emendamenti. (Applausi dal Gruppo FI).

MORANDO (Ulivo). La discussione della finanziaria in sede referente si è svolta secondo le regole, non ancora formalizzate, convenute dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato, in particolare attraverso un approfondimento di carattere istruttorio delle proposte emendative. Ne è conseguito che il testo licenziato al termine di tale lavoro soddisfa le richieste della maggioranza, che pertanto ha scelto di non presentare in Aula emendamenti. Auspica che anche l'esame in Aula degli emendamenti avvenga secondo le procedure convenute per agevolare la discussione della sessione di bilancio e consentire un confronto costruttivo. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Formisano).

PRESIDENTE. Le dichiarazioni rese alla stampa dal ministro Chiti rivestono carattere personale. La questione della fiducia va formalizzata in sede di Consiglio dei ministri.

BALDASSARRI (AN). Il Ministro dell'economia deve rispondere in ordine alle procedure differenti riguardo alla bollinatura della Ragioneria dello Stato riservate agli emendamenti 3.1000 e 3.2000.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'economia risponderà alle questioni sollevate in sede di replica. Comunica che il senatore Calderoli ha presentato una richiesta di sottoporre il provvedimento nel testo approvato in Commissione al parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Tale richiesta sarà sottoposta a votazione dopo le pregiudiziali.

 

Con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, viene respinta la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dai senatori Calderoli (QP1), Saporito e Augello (QP2), Baccini (QP3), Azzollini e Pastore. E' inoltre respinta, con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, la richiesta di parere al CNEL, avanzata dal senatore Calderoli.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale congiunta.

 

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

BANTI (Ulivo). La manovra finanziaria in esame è un'ulteriore conferma della volontà della maggioranza e del Governo di portare avanti un percorso virtuoso di risanamento dei conti pubblici; tale percorso è stato avviato dal presidente Prodi e dall'allora ministro del tesoro Ciampi nel 1996 ed è stato clamorosamente interrotto dai Governi presieduti dall'onorevole Berlusconi nella scorsa legislatura, durante la quale è aumentato il debito pubblico ed è stato azzerato l'avanzo primario. Il risanamento dei conti e il rispetto dei parametri europei rappresentano un interesse prioritario per il Paese, nonché un presupposto fondamentale per affrontare le nuove sfide dell'economia globale e i rischi legati alle emergenze ambientali e alla reperibilità di risorse energetiche. La manovra in esame si prefigge al contempo l'obiettivo dell'equità sociale, adottando misure di notevole spessore che affrontano le concrete problematiche della vita quotidiana, e persegue, insieme ad altri importanti provvedimenti (ad esempio in tema di sicurezza e di liberalizzazioni), un complessivo disegno di riforma dello Stato e del suo rapporto con i cittadini. Di fronte alle inopportune manovre dell'opposizione, che intende utilizzare la pur legittima attività emendativa per tentare di rovesciare il Governo, i provvedimenti in esame sono testimonianza della capacità della maggioranza di assumere su di sé la responsabilità di governare il Paese nell'arco dell'intera legislatura e di tener fede agli impegni presi con gli elettori. (Applausi dal Gruppo Ulivo e dei senatori Pellegatta e Tonini).

AUGELLO (AN). Il presidente Marini ha liquidato con troppa facilità l'inaccettabile e indecente provocazione del ministro Chiti, che ha fatto aleggiare il fantasma dell'apposizione della questione di fiducia sul disegno di legge finanziaria. I Gruppi d'opposizione hanno mostrato grande senso di responsabilità durante l'esame dei provvedimenti in Commissione ed hanno tenuto fede agli impegni presi, permettendo la conclusione dei lavori, anche di fronte alle difficoltà e ai comportamenti censurabili della maggioranza; particolarmente grave è apparsa la mancata presentazione della relazione tecnica del Governo a garanzia dell'effettiva copertura finanziaria dell'abolizione dei ticket sanitari, sostituita da un'irrituale autocertificazione presentata dal sottosegretario Sartor. Nel merito, la manovra in esame è evidentemente il frutto di un disperato tentativo della maggioranza di restare unita; i molteplici provvedimenti di spesa in essa contenuti sembrano volti più ad accontentare i vari settori politici di un centrosinistra diviso che ad affrontare e risolvere efficacemente i problemi. L'opposizione, mostrando di possedere una seria cultura di Governo, ha insistito e insisterà tenacemente nel presentare un quadro coerente di proposte alternative, sebbene il Governo sia rimasto finora indifferente di fronte a tali contributi costruttivi. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).

BONADONNA (RC-SE). In un contesto, come quello attuale, in cui le forze politiche incontrano difficoltà a rappresentare e mediare i problemi della società e in cui si rischia l'emergere di soluzioni inaccettabili sul piano democratico, sarebbe particolarmente auspicabile una maggiore capacità di confronto parlamentare sul merito delle questioni. Invece, mentre, l'anno scorso una manovra finanziaria certamente pesante interveniva in un quadro politico sostanzialmente stabilizzato, ora una manovra più leggera, che prevede importanti interventi di redistribuzione e che dovrebbe fornire una prospettiva di stabilità alla maggioranza e all'Esecutivo, si trova di fronte un quadro politico sfilacciato e contraddittorio. Tra le numerose e apprezzabili misure di equità sociale contenute nei provvedimenti in esame, merita di essere ricordata la destinazione dell'extragettito per il 2008 alla riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti, una prima risposta alla questione salariale ormai riconosciuta da diversi settori del mondo politico ed economico. Altre misure significative sono l'abolizione dei ticket, le agevolazioni fiscali alle ONLUS, la creazione del fondo per le vittime dell'amianto, l'assunzione dei candidati risultati idonei nei concorsi pubblici già espletati, la sospensione delle esecuzioni forzose in Sardegna nei confronti degli imprenditori agricoli che non sono in condizione di pagare i mutui. Su altri fronti, come la riduzione dei costi della politica e la stabilizzazione dei precari nelle pubbliche amministrazioni, sebbene vengano compiuti alcuni passi in avanti, sarebbero state tuttavia necessarie misure più incisive. (Applausi della senatrice Brisca Menapace).

LIVI BACCI (Ulivo). La manovra merita apprezzamento perché erode i due macigni dell'economia italiana che ipotecano la crescita e l'equità sociale: l'elevato debito pubblico e l'abnorme evasione fiscale, collegata ai fenomeni del sommerso e del lavoro nero. Occorrono però interventi più incisivi per i giovani che hanno tassi di attività, retribuzioni e opportunità di carriera tra i più bassi in Europa e, conseguentemente, tendono a ritardare l'uscita dalla famiglia di origine. Ad essere penalizzate sono in particolare le giovani donne e tale circostanza spiega il preoccupante andamento demografico del Paese. Da questo punto di vista è necessario non solo riformare il welfare, garantendo la formazione permanente e la continuità contributiva, ma anche estendere i congedi parentali, potenziare gli assegni per i neonati, istituire un fondo per i giovani. Collegato al problema demografico è l'andamento dei flussi migratori: poiché i processi di integrazione non sono spontanei, va salutato positivamente il raddoppio del Fondo per l'inclusione degli immigrati, al quale dovrebbero contribuire anche i soggetti interessati e gli imprenditori che domandano manodopera straniera. (Applausi dal Gruppo Ulivo e delle senatrici Brisca Menapace e Pellegatta. Congratulazioni).

BRISCA MENAPACE (RC-SE). A differenza della manovra dello scorso anno che, dettata da una pesante eredità, appariva priva di fisionomia, la finanziaria per il 2008 rappresenta un primo segnale di capacità di intervento progettuale. Gli interventi per le vittime dell'amianto e dell'uranio impoverito, insieme alla maggiore leggibilità dei documenti di bilancio, sono simbolicamente rilevanti. Meriterebbe invece un'approfondita riflessione il concetto di difesa che, in ragione della complessità delle società moderne, non può essere ridotto alla dimensione militare e deve essere conforme ai principi costituzionali. Si tratta di un tema eticamente sensibile da riconsegnare alla politica e da sottrarre all'approccio economicista, secondo il quale le spese per sistemi d'arma sono classificate come misure per lo sviluppo e l'importanza delle aziende italiane nel mercato degli strumenti di morte viene giudicata solo in termini di incidenza positiva sul prodotto interno lordo.

VENTUCCI (FI). L'insicurezza economica del Paese dipende anzitutto dall'incertezza politica di un Governo che fa rimpiangere gli anni della prima Repubblica, quando i partiti erano solidi e l'amministrazione era dotata di cultura dello Stato. La finanziaria, caleidoscopio di misure rispondenti alle pressioni di categorie particolari, non riduce l'enorme peso del debito pubblico, non taglia la spesa, anzi l'aumenta senza individuare la necessaria copertura finanziaria, non progetta interventi infrastrutturali, ma polverizza l'extragettito, frutto delle politiche messe in atto dal tanto criticato Governo Berlusconi, in una sterile politica di mance clientelari. Perfino per la stampa vicina al centrosinistra si tratta di una manovra debole, preelettorale e priva di misure per lo sviluppo. (Applausi del senatore Santini).

VITALI (Ulivo). La finanziaria recepisce il Patto di stabilità interno, che tiene in debito conto la situazione dei Comuni con un saldo finanziario positivo. La Commissione bilancio ha ulteriormente migliorato la normativa riguardante gli enti locali, prevedendo compensazioni per il mancato gettito connesso alla riduzione dell'ICI e una gestione più flessibile degli oneri di urbanizzazione secondaria. La norma che vieta di far parte di più di un'associazione di Comuni si inquadra nelle misure diretta a contenere gli sprechi nella pubblica amministrazione. Gli articoli 13 e 14 presentano però aspetti problematici: il primo, ove non modificato, è contraddittorio rispetto all'ipotesi di semplificazione e di unione obbligatoria dei Comuni, prevista dalla Carta delle autonomie. Invece, i risparmi derivanti dall'articolo 14, che prevede un tetto per assessori e per indennità, sono sovrastimati e ciò rischia di compromettere la copertura dell'abolizione del ticket.

POSSA (FI). L'aggiunta dei commi dell'articolo 30 che riguardano l'incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rappresentano una lesione delle prerogative parlamentari da parte del Governo, che avrebbe dovuto affrontare la materia nell'ambito del disegno di legge sul risparmio energetico. Oltre che per ragioni di metodo, l'intervento è criticabile anche per ragioni di merito: presupponendo un inesistente vincolo europeo, il Governo stabilisce un incentivo sproporzionato, il cui costo elevato avrà effetti negativi per la competitività delle aziende e ricadrà sugli utenti attraverso la bolletta.

ALLOCCA (RC-SE). Il disegno di legge in esame rappresenta una vera e propria inversione di tendenza rispetto al passato e segna l'inizio di una politica economica di risarcimento sociale, attenta alle esigenze dei ceti più deboli e capace di favorire la crescita rilanciando i consumi interni, che risultano ancora più importanti in seguito all'apprezzamento dell'euro che sfavorisce le esportazioni. Pur permanendo qualche perplessità su singole statuizioni, il Gruppo voterà dunque a favore di tutti gli articoli che compongono il disegno di legge finanziaria, seguendo un comportamento leale e coerente, che auspica venga tenuto da tutte le componenti del centrosinistra.

PIGNEDOLI (Ulivo). La rigorosa e responsabile legge finanziaria per il 2007 ha consentito alla finanza pubblica di uscire da una situazione di innegabile difficoltà e ha dato la possibilità di presentare, per il 2008, una manovra capace di volgere lo sguardo al futuro e di rilanciare il Paese attraverso la semplificazione e l'alleggerimento dell'imposizione fiscale, la riqualificazione e la razionalizzazione dell'operato della pubblica amministrazione e il supporto alle tecnologie ecocompatibili in coerenza con i dettami del Protocollo di Kyoto. Il settore agroalimentare, in particolare, è oggetto di misure positive che sostengono l'innovazione, la protezione dell'ambiente e la capacità delle imprese di fare sistema e puntano sulla stabilità fiscale, sul rilancio della formazione professionale, sulla stabilizzazione dei rapporti di lavoro e sul contrasto al lavoro nero e all'evasione previdenziale. Proprio il recente aumento dei prezzi dei prodotti agroalimentari dimostra quanto bisogno ci sia di politiche lungimiranti e non improvvisate, che non considerino l'agricoltura italiana come un soggetto da soccorrere perennemente, ma che ne valorizzino le potenzialità competitive, incoraggiando l'utilizzo di nuove tecnologie sostenibili, l'imprenditorialità giovanile, le biodiversità e la cura dei valori identitari propri della tradizione agroalimentare italiana.

CAPELLI (RC-SE). Il disegno di legge finanziaria contiene norme positive nel campo della cosiddetta produzione di beni immateriali, ad esempio nel settore dello sport e dei beni culturali, ma non appare in grado di rispondere pienamente alle impazienti richieste avanzate dal mondo della scuola e dell'Università portando a compimento il percorso riformatore meritevolmente intrapreso in materia di pubblica istruzione. Un importante passo in avanti è comunque rappresentato dall'emendamento, approvato in Commissione bilancio su iniziativa del Gruppo di Rifondazione comunista, che impegna il Governo a ripristinare la procedura concorsuale per il reclutamento di nuovi docenti, sottoponendo al parere parlamentare il relativo regolamento ministeriale, e conferma l'efficacia della graduatoria prevista dalla legge finanziaria per il 2007 per il proseguimento del piano triennale di 150.000 assunzioni. Non va sottaciuta però la presenza di alcuni punti di criticità, quali ad esempio il numero insufficiente di personale amministrativo tecnico e ausiliario di cui si prevede l'immissione in ruolo, l'indicazione di un limite massimo al numero dei posti per i docenti di sostegno attivabili dal prossimo anno scolastico e la mancanza di risorse per i rinnovi contrattuali dei pubblici dipendenti per il biennio 2008-2009.

 

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione congiunta dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 6 novembre.

 

La seduta termina alle ore 21,13.

  

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente MARINI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,03).

Si dia lettura del processo verbale.

 

D'AMICO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 25 ottobre.

 

Sul processo verbale

FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FRANCO Paolo (LNP). Chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Devo comunicare all'Aula che il sistema elettronico è momentaneamente disattivato per tre tessere e che i tecnici stanno lavorando per ripristinarlo.

Sospendo, pertanto, la seduta per cinque minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 17,11, è ripresa alle ore 17,16).

 

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Possiamo procedere alla verifica del numero legale, ma il meccanismo ancora non registra la presenza della senatrice Alberti Casellati e dei senatori Augello e Albonetti. I colleghi in questione non devono quindi votare. Se, ai fini della verifica, vorranno risultare presenti, lo dovranno dichiarare apertamente.

  

Verifica del numero legale

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta, avanzata dal senatore Franco Paolo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

  

Ripresa della discussione sul processo verbale

 

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,19).

 

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell'interno e dal Ministro della giustizia:

«Conversione in legge del decreto-legge 1° novembre 2007, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza» (1872).

 

Sulle modalità di votazione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di iniziare l'esame del disegno di legge finanziaria, desidero comunicare all'Assemblea le decisioni adottate all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo dello scorso 30 ottobre, al fine di assicurare la piena regolarità delle votazioni.

Queste decisioni possono riassumersi in tre punti: 1) i colleghi senatori esprimeranno il proprio voto seduti al proprio posto, per cui chi presiede, prima di dichiarare aperta la votazione, aspetta che tutti siano seduti; 2) non devono essere frapposti ostacoli che impediscano la piena visibilità della luce indicante l'espressione del voto; 3) le schede di votazione inserite nel sistema, alle quali non corrisponda un senatore, saranno tolte dagli assistenti parlamentari su indicazione della Presidenza.

Mi auguro che la puntuale applicazione di queste disposizioni condivise possa consentire un sereno e ordinato andamento dei nostri lavori, anche in considerazione dello speciale rilievo del provvedimento che è oggi all'ordine del giorno del Senato, e cioè la legge finanziaria.

Posso inoltre comunicare che, sempre all'unanimità, la Conferenza dei Capigruppo ha deliberato di definire in tempi brevissimi la vicenda dell'attribuzione di un posto fisso a ciascun senatore. Il vice presidente Angius ha avuto mandato di acquisire le definitive indicazioni dei Gruppi entro il prossimo 20 novembre, di modo che sia possibile attribuire concretamente ogni postazione di voto a ciascun senatore prima della sospensione di fine anno dei nostri lavori. Il nuovo sistema potrà così trovare effettiva applicazione già a partire dagli inizi del prossimo anno.

 

Discussione congiunta dei disegni di legge:

(1818) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010 (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)

(1817) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 17,21)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge nn. 1818 e 1817.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, le votazioni finali su entrambi i provvedimenti avranno luogo con votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

La relazione sul disegno di legge n. 1818 è stata già stampata e distribuita.

Ha chiesto di parlare per integrarla il senatore Albonetti. Ne ha facoltà.

ALBONETTI, relatore sul disegno di legge n. 1818. Signor Presidente, prima di svolgere la relazione, intenderei aggiungere il mio voto tra coloro che hanno votato per garantire il numero legale anche da un punto di vista formale.

Onorevoli colleghi, il disegno di legge n. 1818 certifica la situazione dei conti pubblici a legislazione vigente. Quest'anno, esso recepisce indicazioni di lavoro e impegni scaturiti dal lavoro congiunto svolto dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato con la fattiva collaborazione del Governo.

Come ho fatto in Commissione, voglio richiamare l'intervento svolto in quest'Aula lo scorso 3 ottobre dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa che con soddisfazione dichiarava: «Il bilancio finalmente parla in lingua italiana e diventa leggibile per tutti» e si augurava che non fosse «lontano il giorno in cui il disegno di legge di bilancio (...) non abbia bisogno di una legge finanziaria che lo modifichi. Quel giorno indicherebbe che la legislazione implicante entrate o spese si è evoluta ordinatamente ed efficacemente nel corso dell'annata parlamentare, sicché la sessione di bilancio possa limitarsi a registrarne le implicazioni contabili».

Su queste parole del Ministro in Commissione, e spero anche questa sera in Aula, ho trovato larga condivisione. Ciò nonostante, è chiaro a tutti come la riforma della sessione di bilancio è tutt'altro che compiuta.

Il bilancio pubblico nel corso degli anni ha accumulato rigidità, incrostazioni, sedimenti che possono essere rimossi solo da una paziente opera di riordino legislativo, di snellimento delle procedure allocative e da una moderna capacità, allo stesso tempo generale e capillare, di attuare una revisione progressiva delle modalità d'impiego dell'intero ammontare delle risorse del bilancio.

Il presente disegno di legge, che salvaguarda lo schema giuridico previsto dalla legge n. 94 del 1997, riclassifica il bilancio in senso funzionale; al Parlamento offre una maggiore trasparenza sulle modalità con cui vengono impegnate le risorse dello Stato; alle singole Amministrazioni offre l'opportunità di ripensare la propria organizzazione.

Il bilancio per l'anno 2008 recepisce le indicazioni di parte di quel processo di riforma degli strumenti della manovra che riguardano specificamente la riclassificazione del bilancio e gli indicatori di performance. Tale processo è ancora in itinere. (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Albonetti. Colleghi, siamo all'inizio di una riunione impegnativa; vi prego di prestare attenzione e di non disturbare il relatore.

Prego, senatore Albonetti, prosegua.

 

ALBONETTI, relatore sul disegno di legge n. 1818. Grazie, signor Presidente.

Nella relazione pubblicata - che potete quindi leggere con pazienza - sono elencate le principali tappe di questo itinerario. Da esse emerge un quadro di iniziative orientate verso un medesimo fine: il potenziamento delle istituzioni tecniche e politiche sulla finanza pubblica.

L'avvio del processo è stato segnato da una volontà politica del Parlamento e del Governo. D'altro canto, i fatti mostrano quanto l'obiettivo comune sia stato partecipato e fatto proprio dalle amministrazioni pubbliche. Tenuto conto del breve arco di tempo, meno di otto mesi, si comprende anche il grado di intensità nella diffusione delle innovazioni; ciò fa ben sperare che si tratti di un impianto stabile, ormai innestato nelle amministrazioni pubbliche, e che sia quindi ormai un processo acquisito dalle istituzioni.

Lavorare per missioni (ne potrete riconoscere 34) articolate in programmi (sono 168) facilita la costruzione di chiari contesti di riferimento su cui misurare l'efficacia dell'azione politica e della spesa e quindi il monitoraggio di quest'ultima, almeno in una prospettiva di medio periodo.

Nella formazione del nostro bilancio e nella sua gestione il peso del formalismo legislativo appare oggi ancora eccessivamente vincolante rispetto alla presentazione e articolazione degli obiettivi politici, cioè al contenuto sostanziale. Anche semplici raffronti visivo-sinottici con gli strumenti di bilancio di uno Stato a noi comparabile, come la Francia, evidenziano nella scrittura dei documenti la prevalenza della forma sul contenuto, ciò a discapito in Italia di un più ampio coinvolgimento dei cittadini.

Per offrire alle colleghe senatrici e ai colleghi senatori interessati un primo e generale esempio di come può cambiare in positivo la lettura del bilancio, ricorrendo anche a semplici innovazioni grafiche, ho fatto predisporre due fogli riepilogativi delle entrate e delle spese delle amministrazioni centrali dello Stato, che rendono più semplice un primo raffronto sulle scelte operate e offrono un quadro riassuntivo dei compiti e degli impegni dello Stato. Questi fogli sono stati fotocopiati a parte a colori perché l'attuale organizzazione della documentazione del bilancio non consente, anche per motivi tecnici, di stampare e riprodurre tabelle allorché si presenta il bilancio in Parlamento. Anche i particolari ci raccontano quindi della strada da percorrere nell'ammodernamento delle procedure di costruzione e approvazione del bilancio.

Passare da un bilancio che ha per oggetto chi spende a uno che spiega soprattutto per quali politiche si spende significa introdurre sostanziali cambiamenti. Attualmente la riclassificazione del bilancio sembra essere potenzialmente in grado di conferire nuovamente sostanza al documento di bilancio, spostando la consueta attenzione rivolta alla finanziaria (che reca risorse incrementali al margine) verso lo stock complessivo della spesa.

Non mancano, come si è discusso anche in Commissione con il contributo fattivo dell'opposizione, ostacoli che minacciano di interrompere o far deragliare il processo. Il principale rischio, non possiamo nascondercelo, è di natura politica: la paternità (o maternità) della riforma. Infatti, se nelle precedenti riforme l'innovazione è stata condivisa da un ampio arco di forze parlamentari, l'elemento distintivo del processo in atto è la difficoltà a pervenire ad una tale unità di intenti, questo anche se si tratta di temi che hanno contenuto prevalentemente istituzionale, temi centrali per il buon funzionamento della democrazia, indipendentemente da chi governa. Si tratta di una riprova della difficile fase che attraversa la mai finita transizione italiana.

Un secondo ostacolo sulla strada della riforma riguarda i rapporti tra Parlamento e Governo. Le regole che guidano la formazione e l'approvazione del bilancio riflettono infatti l'equilibrio di potere che storicamente si realizza in materia di politica fiscale tra Parlamento ed Esecutivo.

La prima direttrice di riforma che data 1997 è stata attuata mediante una riorganizzazione del bilancio, che ha ridotto in modo significativo il livello di dettaglio della decisione parlamentare; si passò da circa 6.000 capitoli alle circa 1.500 unità previsionali di base di oggi, introducendo, al contempo, la distinzione tra bilancio politico e bilancio gestionale. Successivamente, l'attuazione della riforma non ha portato ad un equilibrio istituzionale stabile tra Parlamento e Governo.

L'emersione di un binomio flessibilità-riduzione di spesa e la concessione ai Ministeri di spesa di una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse hanno costituito la contropartita delle iniziative di contenimento generalizzato della spesa.

Sono state poi introdotte gradualmente nell'articolato dei disegni di legge di bilancio e nella legge finanziaria norme di cosiddetta flessibilità volte ad istituire fondi speciali (fondi unici di investimenti, trasferimenti alle imprese, consumi intermedi, eccetera) che consentono altresì trasferimenti di risorse tra unità previsionali di base afferenti allo stesso stato di previsione. Tale flessibilità è stata presentata come condizione per la realizzazione e il consolidamento stesso dei conti pubblici in quanto strumento diretto a rendere più sostenibili le riduzioni di spesa operate. Tuttavia, la flessibilità non sembra avere incentivato le organizzazioni amministrative per ricondurre le amministrazioni pubbliche verso un uso migliore delle risorse, in linea con le priorità della maggioranza al Governo.

Oggi, la riclassificazione del bilancio riduce il grado di dettaglio della decisione parlamentare, ma consente contemporaneamente una maggiore trasparenza e consapevolezza delle scelte di spesa operate.

Ma la trasparenza in un bilancio non è tutto. Il bilancio alla nostra attenzione presenta ancora un alto livello di rigidità nelle scelte allocative che non consente una vera revisione della spesa e solo una minima politica redistributiva. Ne sono testimonianza diretta gli emendamenti presentati, soprattutto dall'opposizione, che si sono configurati più come un esercizio economico, per usare le parole del senatore e collega Vegas, che non una proposta politica alternativa, scontando, bisogna dirlo, una difficoltà oggettiva che ha frenato del tutto l'azione emendativa della maggioranza.

Nell'audizione del 9 ottobre la Commissione tecnica per la finanza pubblica riassumeva così i suoi rilievi critici: insufficiente coerenza tra strutture del bilancio, (programmi) ed organizzazione amministrativa; eccessiva frammentazione dei programmi tra più centri di responsabilità; eccessiva eterogeneità delle dimensioni dei programmi; impossibilità di rapportare direttamente alle missioni alcune norme di carattere trasversale (pubblico impiego, consumi intermedi).

Passando ad un'azione di scandaglio del documento (invito i colleghi che stanno ascoltando a seguire l'esposizione anche attraverso le tabelle), il primo risultato interessante emerge dalla ripartizione percentuale delle missioni sul totale della spesa. Si evidenzia così la percentuale delle spese totali destinate alle diverse politiche pubbliche dell'amministrazione centrale, con la doverosa considerazione che si tratta soltanto delle amministrazioni centrali e non di quelle locali.

Si sottolinea come il 17,28 per cento della spesa sia destinato al servizio del debito; il 22,09 per cento alle relazioni finanziarie con le autonomie locali; il 14,77 per cento ai trasferimenti agli enti previdenziali per la previdenza obbligatoria e complementare, mentre all'istruzione è destinato il 9,19 per cento. Ancora, il 5,31 per cento è destinato ai diritti sociali, la solidarietà sociale e la famiglia, solo lo 0,88 per cento alla ricerca e all'innovazione e solo lo 0,60 per cento alle politiche del lavoro. Un misero 0,01 per cento, infine, per la diversificazione delle fonti energetiche, che dice molto sullo stato delle nostre dipendenze estere per ciò che concerne l'approvvigionamento di energia.

Per quanto riguarda le entrate, anche queste presentate graficamente nelle due fotocopie che vi ho presentato, appare assolutamente apprezzabile la riclassificazione e le tecniche di costruzione del bilancio a legislazione vigente. Il bilancio fornisce in modo più trasparente gli strumenti conoscitivi per individuare, nell'ambito degli emendamenti complessivi del comparto delle entrate tributarie, la quota strutturale destinata ad avere effetti permanenti sul bilancio pubblico e quella riferibile invece ad andamenti positivi di natura puramente congiunturale, nonché, infine, la componente di entrata una tantum ovvero non ripetibile negli esercizi successivi.

Emerge, in sostanza, l'esigenza di rafforzare il raccordo tra la decisione di spesa delle amministrazioni centrali e quelle degli altri settori della finanza pubblica per grandi comparti di spesa. Con la riclassificazione del bilancio diventa, infatti, più evidente «l'asimmetria dei documenti di bilancio per la decisione di spesa» dovuta al fatto che il Governo ed il Parlamento fissano i confini dell'azione di un sottoinsieme di enti pubblici con il bilancio, mentre con la finanziaria, agiscono normativamente sul complesso più ampio delle pubbliche amministrazioni, al fine di rispettare gli accordi europei ed al di là delle norme aventi effetto sul complesso della pubblica amministrazione, concorrendo con le autonomie locali al risultato finale di saldo di finanza pubblica.

Nelle intenzioni del Governo la nuova struttura di bilancio dello Stato ha come obiettivo primario quello di rendere più diretto il legame tra le risorse stanziate e le azioni perseguite. L'obiettivo politico dichiarato è quello di far emergere «un quadro, ancorché articolato, volto ad una politica di risanamento finanziario e di crescita economica e sociale del Paese». Non mi sembra difficile concordare sul fatto che la chiarezza informativa sia migliorata, mentre sulla trasparenza dei contenuti occorre lavorare ancora.

Come detto, le funzioni informativa, allocativa ed esecutiva sono rese più chiare dalla nuova classificazione in missioni e programmi. Le missioni, che possono coinvolgere uno o più Ministeri, consentono di confrontare risorse di settore considerate sotto forma di macroaggregati (le 714 unità di voto) e profilano una rappresentazione sintetica della spesa pubblica. I programmi sono il punto focale della nuova riclassificazione del bilancio. Pur trovando fondamento normativo nell'attuale legislazione, riescono a rappresentare in modo più univoco, sintetico e trasparente le finalità dello Stato e consentono una più chiara rendicontazione delle attività realizzate con le risorse allocate. Essi dovrebbero consentire anche una più semplice ed efficace attività emendativa al Parlamento e, se consideriamo il numero totale degli emendamenti presentati, quasi 200, ciò è risultato sicuramente vero.

Sarà una rinnovata collaborazione istituzionale a fare sì che il percorso della riforma proceda. Se il quadro politico dovesse stabilizzarsi dopo l'approvazione dei documenti di bilancio, anche in questa legislatura si potrebbero produrre ulteriori e concreti risultati, in particolare migliorando ulteriormente la trasparenza del bilancio, prima garanzia per un maggior coinvolgimento democratico dei cittadini, sempre auspicabile e da perseguire come riconosciuto da tutti i Ministri nelle audizioni.

Voglio riconoscere all'opposizione un ruolo positivo: in tutti questi mesi e anche nelle ultime settimane, durante la discussione e l'approvazione in Commissione bilancio non ha fatto mancare il proprio contributo costruttivo al dibattito. In particolare il senatore Vegas, nel suo intervento - per il quale rimando al resoconto stenografico - ha riassunto la propria proposta di riforma e quella dell'opposizione. È un dialogo istituzionale, quello che prosegue, promosso con grande forza dal presidente della Commissione bilancio Morando e che ha trovato nel Ministero dell'economia e delle finanze ascolto, attenzione e proficua collaborazione.

Il Governatore della Banca d'Italia, nella sua testimonianza del 10 ottobre scorso, riconosceva come «la riforma del bilancio e l'avvio dell'attività di revisione della spesa, spending review, applicata presso alcuni Dicasteri (giustizia, infrastrutture, interni, istruzione e trasporti) vadano nella direzione di migliorare la qualità della spesa pubblica e di contenere il livello nel medio termine».

La Commissione tecnica per la finanza pubblica osservava: «Tali obiettivi richiedono un orizzonte temporale di alcuni anni. Va infatti considerato che un ciclo completo di analisi e di revisione della spesa pubblica non può che essere su base pluriennale».

Così, signor Presidente, colleghi senatori e colleghe senatrici, è con in mente questo orizzonte temporale che il disegno di legge n. 1818 può essere affidato formalmente all'attenzione e al giudizio del Parlamento non solo in quanto specchio dei nostri conti pubblici ma anche come aggiornato e sempre più efficace strumento di politica economica. (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo, IU-Verdi-Com e SDSE).

PRESIDENTE. Il relatore sul disegno di legge n. 1817, senatore Legnini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 1817, senatore Legnini.

LEGNINI, relatore sul disegno di legge n. 1817. Signor Presidente, signor Ministro, signori del Governo, onorevoli colleghi, la manovra finanziaria per il 2008 é stata preceduta da un'approfondita riflessione del Parlamento e del Governo sulle linee di riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio che ha condotto ad alcune innovative decisioni, in ordine alla struttura del bilancio e della legge finanziaria, sperimentate in parte già in questa sessione.

Le Commissioni bilancio di Camera e Senato hanno condotto sul tema della riforma degli strumenti di bilancio un'estesa indagine conoscitiva approvata il 16 maggio scorso, mentre il Governo, fin dall'approvazione della finanziaria 2007 ha avviato un percorso pluriennale di riforma basato, per un verso, sulla ristrutturazione del bilancio dello Stato e, peraltro verso, su un programma di revisione della spesa pubblica finalizzato a garantire una maggiore efficienza nell'allocazione delle risorse.

Sulla base delle conclusioni della citata indagine e della circolare del Ministero dell'economia del giugno scorso si è dunque provveduto, in via sperimentale ed a legislazione invariata, ad introdurre importanti innovazioni che hanno inciso in misura significativa sulla trasparenza e leggibilità sia del bilancio - come ha puntualmente illustrato il relatore al bilancio, il senatore Albonetti - che della legge finanziaria che, a partire da questa sessione, è strutturata in 34 missioni corrispondenti ad altrettanti macroobiettivi che a, loro volta, si articolano nei 170 programmi riconducibili al complesso dell'azione di Governo.

A ciò deve aggiungersi la decisione, adottata unanimemente dalla Commissione su proposta del presidente Morando, di fissare un unico termine per la presentazione degli emendamenti per i senatori, per il relatore e per il Governo. Tale disposizione è stata puntualmente rispettata ed ha condotto ad uno svolgimento più ordinato e spedito dei lavori in Commissione, consentendo di evitare quanto accaduto negli anni scorsi e cioè l'introduzione progressiva di temi nuovi durante l'iter di esame dei documenti fino alle ultime fasi della trattazione in Aula.

Tale decisione, che prelude ad una più incisiva riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio, ha consentito unitamente la drastica riduzione del numero degli emendamenti (meno di un terzo di quelli mediamente presentati negli anni scorsi) e -per l'atteggiamento responsabile sia della maggioranza che dell'opposizione, che ho già ringraziato e che ringrazio - la positiva conclusione dei lavori in Commissione, licenziando un testo da sottoporre all'Aula e conferendo al relatore il mandato di riferire all'Assemblea, scongiurando con ciò quanto accaduto negli anni passati.

La manovra di bilancio per il 2008 si muove dentro il perimetro quantitativo di princìpi e di indirizzi efficacemente compendiati dal Ministro dell'economia nel suo intervento in quest'Aula del 3 ottobre 2007. Essa si colloca in un contesto macroeconomico che presenta significativi miglioramenti dei conti pubblici rispetto allo scorso anno, ma anche segnali di rallentamento e di rischi per la nostra economia che risente della minore crescita statunitense, puntualmente registrata nella Nota di aggiornamento al DPEF del 2008. La crescita prevista per l'anno in corso é stata rivista, infatti, all'1,9 per cento; quella per il 2008 è prevista all'1,5 per cento.

Il quadro di finanza pubblica è caratterizzato, invece, da obiettivi dati positivi: l'indebitamento netto si riduce, così come il debito pubblico ha ripreso la via della discesa; l'avanzo primario si attesterà al 2,6 per cento nel 2008 con ulteriori progressi negli anni successivi dopo che questa speciale accumulazione è stata azzerata negli anni passati.

Durante le audizioni si è discusso molto anche sull'effettività, sull'entità e sull'andamento del risanamento finanziario in atto. Le obiezioni formulate da più parti ed anche da istituzioni molto autorevoli si sono concentrate sulla ritenuta eccessiva lentezza del risanamento e sul peggioramento dei tendenziali che si sarebbero determinati a seguito delle misure adottate dal Governo in corso d'anno (segnatamente con i noti decreti-legge nn. 81 e 159), che hanno disposto interventi espansivi per lo 0,4 e 0,5 per cento del PIL. Si tratta di critiche legittime, ma che sembrano avulse dalla realtà del Paese e che non tengono conto dei dati di partenza e del percorso di risanamento a cui mi sono riferito prima.

È certo che le condizioni della finanza pubblica consentivano di ulteriormente migliorare i saldi già da quest'anno, ma non si può ragionevolmente sostenere tale tesi e al contempo invocare una drastica riduzione della pressione fiscale e più fondi per la sicurezza, piuttosto che per la scuola e l'università, la ricerca, e così via.

La verità è che l'individuazione di un equilibrio tra percorso di risanamento, misure di impulso allo sviluppo, attenuazione e poi riduzione della pressione fiscale, interventi per ridurre le disuguaglianze sociali costituisce un esercizio molto difficile, largamente influenzato dai vincoli del Patto di stabilità, dal peso del debito, dalla rigidità della spesa pubblica, dalla scarsa competitività della nostra economia, dalla domanda di più giustizia sociale e quindi di politiche redistributive. Se si accelera su un versante, si decelera sugli altri. La coperta è corta, il gap derivante dal peso del debito e degli interessi e la scarsa capacità o possibilità di intervenire sulla spesa pubblica, che - lo ricordo all'attuale opposizione - è continuata a crescere in misura rilevante in rapporto al PIL anche nei cinque anni del loro Governo, hanno vieppiù ridotto gli spazi dentro i quali poter orientare le politiche per lo sviluppo e per l'equità.

La manovra di bilancio per il 2008, unitamente alle due manovre a cui mi sono riferito, ha l'ambizione di collocare il suddetto equilibrio al livello più alto e più accettabile possibile. Si prosegue con il risanamento, senza amputare le già ridotte possibilità di intervento per lo sviluppo e l'equità; si arresta la pressione fiscale orientandola verso la via della discesa (si prevede uno 0,2 per cento del PIL di riduzione) e della semplificazione; si rafforzano gli interventi a sostegno della crescita e della competitività delle imprese; si prosegue e si accentua una politica redistributiva agendo non soltanto sul lato della spesa, ma (ed è questa una novità rilevante) utilizzando la leva fiscale per finalità di giustizia sociale; si avvia una concreta attività di revisione della spesa storica, orientandola ad individuare gradualmente la spesa improduttiva e non più corrispondente alle effettive esigenze del Paese. Per quest'anno la riduzione della spesa contribuisce per 4,6 miliardi alla manovra (40 per cento della sua entità), ma la Commissione ha accentuato e ha accresciuto questo dato, come dirò in prosieguo.

Sì poteva incidere di più sulla spesa pubblica, come dicono i nostri critici? Certamente sì, ma senza strumenti cognitivi adeguati l'operazione, oltre ad essere - come è - di per sé dolorosa rischierebbe di risultare inefficace, come lo è stata al tempo dei tagli orizzontali, rendendo necessaria, in mancanza di puntuale intervento sulla legislazione vigente e sui meccanismi generatori della spesa, interventi ex post di reintegrazione dei capitoli per effetto della concreta dinamica della spesa, in prevalenza di quella obbligatoria.

Venendo al merito, vorrei evidenziare soltanto le misure più rilevanti, rinviando al testo scritto, che chiedo di poter allegare, un'analisi più dettagliata delle singole disposizioni.

La prima grande innovazione contenuta nel testo ed ulteriormente migliorata in Commissione è costituita dalle misure fiscali: la riforma dell'IRES e dell'IRAP e l'introduzione del cosiddetto forfettone per i contribuenti minimi. Nel quadro di un intervento di riorganizzazione del sistema della fiscalità di impresa, senza precedenti per portata e per impatto sistemico sul rapporto tra fisco ed impresa, la nuova disciplina della tassazione dei redditi dell'impresa ha introdotto elementi di modernizzazione e semplificazione idonei a collocare il nostro ordinamento nel novero dei sistemi tributari più evoluti di Europa.

Sebbene non incida sul livello complessivo dell'imposizione, che rimane grosso modo invariato, la riforma si connota per almeno tre innovazioni strutturali: la riduzione delle aliquote IRES e IRAP al 27,5 e al 3,9 per cento, con avvicinamento alle aliquote effettive, la semplificazione degli adempimenti e delle procedure, con beneficio tanto per le imprese quanto per l'amministrazione tributaria, l'introduzione di un maggior grado di trasparenza nel prelievo sulle imprese attraverso il recupero della coincidenza tra l'utile risultante dal bilancio civilistico e quello imponibile, al fine di rendere più trasparente il sistema complessivo e meglio leggibile per le imprese l'effettiva convenienza dei singoli strumenti di agevolazione.

In Commissione si è provveduto, su proposta del Governo, a chiarire per alcuni aspetti significativi la nuova disciplina della fiscalità d'impresa, superando qualche dubbio interpretativo emerso presso gli operatori.

In particolare, con riferimento all'IRES, sono stati introdotti alcuni correttivi per chiarire l'ambito di applicazione del nuovo regime di determinazione della base imponibile. Per entrambe le imposte si è previsto un allargamento della base imponibile tale da assicurare l'invarianza complessiva del gettito. In questo contesto, al fine di ampliare la base imponibile e di semplificare gli adempimenti per i contribuenti, la nuova disciplina ha precluso la possibilità di operare deduzioni extra-contabili di determinati costi di natura estimativa: gli ammortamenti, le svalutazioni, gli accantonamenti, le spese di ricerca e sviluppo con l'eliminazione di tutto il carico dei relativi adempimenti.

Il Governo ha provveduto a chiarire espressamente, attraverso una correzione emendativa, che le imprese soggette ad IRPEF in contabilità ordinaria sono comunque escluse dal nuovo regime di deducibilità degli interessi passivi. Si è mantenuta, con una misura importante, la deducibilità nel medesimo esercizio per gli oneri riferibili ai ritardi di pagamento per i contratti stipulati con la pubblica amministrazione.

Più sostanziale, invece, è la modifica introdotta riguardo alla disciplina degli ammortamenti. Si è ritenuto, infatti, di conservare per le imprese soggette ad IRPEF il vecchio regime, limitatamente ai beni entrati in funzione entro il periodo imposte in corso al 31 dicembre 2007.

Per quanto riguarda l'IRAP, ne è stata concretamente avviata la regionalizzazione e, in vista della completa attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, si è espressamente definito l'IRAP quale tributo proprio delle Regioni, da istituire con legge regionale a decorrere dal 1° gennaio 2009.

Inoltre, per i contribuenti minimi, i cosiddetti contribuenti marginali, il Governo ha predisposto un regime fiscale ad hoc, che prevede l'assoggettamento ad un'imposta forfetaria del 20 per cento sulla differenza tra ricavi e costi. Si tratta di un nuovo regime naturale di tassazione, che si applicherà direttamente ai soggetti interessati, a meno che essi non optino espressamente per il regime ordinario. Voglio fornire qualche dato al riguardo, che testimoni la rilevanza e l'incisività di questa misura: sono 930.000 i contribuenti che potranno aderire a tale regime semplificato, e oltre due terzi di questi avranno certamente una forte convenienza ad optare per il nuovo regime di tassazione.

Altre misure fiscali molto significative sono state introdotte ma, per brevità, non mi soffermerò su di esse, rimandando anche in questo caso al testo scritto.

Durante le audizioni e la discussione, è stato posto con forza e autorevolezza il tema della riduzione della pressione fiscale in favore dei lavoratori dipendenti. Posso affermare che l'intera maggioranza condivide tale obiettivo, non soltanto in funzione del recupero del fiscal drag, ma anche come uno degli strumenti di politica dei redditi e di politica per la famiglia che, avviata lo scorso anno, necessita però di interventi più incisivi. Una misura apprezzabile già da quest'anno avrebbe richiesto risorse ingenti, non compatibili con i saldi fissati all'articolo 1 della legge finanziaria.

La soluzione adottata con la modifica dell'ormai noto comma 4 dell'articolo 1 della legge finanziaria (che quest'anno ha consentito di operare la redistribuzione a favore degli incapienti) costituisce una conquista di indiscutibile valore.

Se, e nella misura in cui, si verificherà per l'anno prossimo un ulteriore extra-gettito strutturale derivante dalla lotta all'evasione fiscale, tali risorse andranno a beneficio dei lavoratori dipendenti. Non è una promessa, ma un impegno legislativamente determinato.

Evidenzio poi, con un qualche argomento aggiuntivo, il tema dei costi della politica, ovvero della riduzione dei privilegi; organi di stampa molto autorevoli hanno in questi giorni descritto una supposta attenuazione delle misure proposte dal Governo con il testo originario della legge finanziaria, addirittura, si è detto, un dimezzamento dei risparmi previsti. Nulla di più lontano dal vero; la Commissione ha agito, accogliendo diversi emendamenti dei Gruppi di maggioranza e del relatore, in senso esattamente opposto, rendendo più incisive talune misure, introducendone altre di grande consistenza, sostituendo e mai eliminando tout court norme finalizzate a conseguire risparmi.

Oltre alla conferma del blocco delle indennità dei parlamentari per cinque anni, è stata introdotta, come è noto, la cogente norma di riduzione della compagine governativa di oltre il 40 per cento rispetto alla composizione attuale, che si applicherà dal prossimo Governo. Le norme di alleggerimento del numero e dell'estensione delle Comunità montane sono state modificate con misure più incisive, con risparmi certi: 80 comunità montane in meno con l'introduzione della soglia minima di sette Comuni per ogni ente, riduzione dei consiglieri da 12.500 a 4.200, degli assessori da 4.500 a 1.500, eliminazione di oltre 300 Comuni costieri e di dimensioni superiori a 15.000 abitanti. Risparmi di 66 milioni di euro su base annua sono confermati e, anzi, secondo le stime, sarebbero ben superiori, ma abbiamo preferito per prudenza mantenerli entro quella misura.

Per i Comuni, le Province, le Circoscrizioni, è stata sì stralciata la norma di riduzione del numero dei consiglieri (la maggioranza ha ritenuto più opportuno che essa venisse trattata con la delega sulla riforma del codice delle autonomie, i cui risparmi peraltro non erano quantificati dovendosi attendere i rinnovi dei consigli), sostituendola però con norme più incisive di eliminazione di cumuli di indennità, della possibilità di costruirsi lo stipendio mensile, di riduzione del tetto massimo di un terzo al 25 per cento delle indennità dell'organo di vertice, ed altre anomalie che non menziono per brevità. Il risparmio previsto di 313 milioni a fronte, ripeto, di zero cifrato nella legge finanziaria.

Tuttavia, la novità più incisiva è la soppressione degli enti d'ambito, acquedottistici e dei consorzi dei rifiuti, chiamati ATO, devolvendo alle Regioni nell'ambito della loro potestà legislativa l'attribuzione senza oneri delle relative funzioni alle Province o a forme associative di Comuni, i cui organi dovranno funzionare senza compensi. Saranno circa 200-250 gli enti e i consigli di amministrazione soppressi e, di conseguenza, tutti i relativi costi di funzionamento.

In assenza di un censimento ufficiale, i dati più recenti a disposizione, riferiti al 2005, testimoniano di almeno 95 ATO per la gestione dei sistemi idrici e 131 per la gestione dei rifiuti, con risparmi ragguardevoli.

Sono stati poi confermati, modificati e aggiornati numerosi altri interventi in tema di costi della politica. Il risparmio che in finanziaria era cifrato non in 1,3 miliardi, come è stato da taluni erroneamente detto, ma in 73 milioni di euro, ammonta adesso ad oltre 400 milioni di euro ed ulteriori consistenti risparmi verranno dalle misure che ho menzionato e che non sono state cifrate per le ragioni che ho detto.

Particolarmente efficace, signor Presidente, risulta l'abbinamento tra detti risparmi e la loro finalizzazione; quelli sui Comuni vengono imputati per due terzi all'eliminazione del ticket e ad integrare il fondo per i piccoli Comuni, rimasti privi del contributo integrativo dello scorso anno, quelli derivanti dalla riduzione delle Comunità montane al fondo per la montagna, quelli per gli enti acquedottistici al risanamento delle reti ed alla riduzione delle tariffe. Quindi, meno costi della politica, più servizi, minori tariffe per i cittadini.

Questa è la filosofia degli interventi che ho descritto; a tutto ciò si aggiunga l'autorevolissimo pronunciamento dei vertici degli organi costituzionali in ordine al loro impegno a contenere la dinamica della spesa entro o al di sotto dell'inflazione programmata.

Si poteva fare di più e meglio? Certamente, si può sempre fare di più e meglio, ma ciò che è certo è che tale misura per quantità, qualità, intensità e concentrazione è senza precedenti.

Con la stessa filosofia abbiamo affrontato lo spinoso ed oneroso tema dell'abolizione del ticket sulla diagnostica; abbiamo voluto affrontare e risolvere tale problema a mezzo di tagli e riduzioni di spesa, senza oneri aggiuntivi per la fiscalità e per il bilancio dello Stato. La copertura di circa 830 milioni è assicurata nei modi dettagliatamente esposti nel relativo emendamento, munito della relazione tecnica del Governo, di cui abbiamo tenuto conto in sede di riformulazione e modifica del testo.

Sappiamo che la famosa bollinatura della Ragioneria generale dello Stato ha costituito e costituirà fonte di polemiche; ne parleremo. Allo stato, mi limito ad evidenziare che la relazione tecnica, con la relativa bollinatura, non è obbligatoria in base alla legge di contabilità per gli emendamenti del relatore e noi l'abbiamo richiestaper tutti gli emendamenti; della relazione tecnica rimessa dal Governo abbiamo tenuto conto nell'approvazione dei testi.

Signor Presidente, arrivo alle conclusioni menzionando velocemente - rinviando, ripeto, al testo scritto - misure importantissime sul pacchetto casa: la misura dell'ICI (abbiamo eliminato il tetto dei 50.000 euro introducendo solo l'esclusione delle case di lusso), le misure di detrazione dall'IRPEF per gli affitti sia per le famiglie meno bisognose che per i giovani, la proroga della detraibilità dei costi di ristrutturazione delle abitazioni e degli interventi per l'efficienza energetica; quindi il problema casa torna al centro delle politiche pubbliche dopo anni di totale assenza di interventi.

Molto significativi gli interventi sulla ricerca, l'elevamento dal 15 al 40 per cento del credito d'imposta per le spese sostenute, come introdotto nella finanziaria dello scorso anno, con l'innalzamento del tetto massimo da 15 a 50 milioni di euro. È stato introdotto in Commissione l'aumento dal 5 al 10 per cento della quota del fondo sanitario destinato ai progetti dei giovani ricercatori.

Sul Mezzogiorno, oltre alle misure consistenti che sono contenute nel disegno di legge finanziaria, abbiamo aggiunto un intervento molto atteso e molto incisivo costituito dal credito d'imposta per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno; un credito di imposta di 333 euro al mese per tre anni per i lavoratori e 413 euro al mese per tre anni per le lavoratrici.

Segnalo l'incremento del FAS, ma è evidente che il successo delle politiche per il Mezzogiorno dipende - come ha riferito il Ministroin quest'Aula - dall'efficace attivazione del quadro strategico nazionale 2007-2013, in cui vengono fatti confluire i fondi del FAS e quelli europei, sulla base della strumentazione decisa con la finanziaria dello scorso anno per un ammontare complessivo di risorse stimate durante tutto questo periodo in oltre 100 miliardi di euro per gli investimenti.

Novità rilevantissima, che non commento ma che menziono, è costituita dalle politiche energetiche: abbiamo introdotto un pacchetto di riforma della disciplina dell'incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, il cui interesse è indiscutibile ed è idoneo a dare impulso alla proliferazione degli investimenti su questo tema cruciale per la nostra economia. Così come rilevanti sono gli investimenti e gli interventi su molteplici fronti per investimenti infrastrutturali e per il trasporto pubblico locale, con l'introduzione di una norma di grandissimo valore che viene chiamata federalismo infrastrutturale sulla scorta dell'esperienza della pedemontana lombarda introdotta lo scorso anno e attuata nei mesi scorsi.

Un'altra rilevantissima novità, contenuta nel testo del disegno di legge finanziaria, su cui ci siamo concentrati riguarda il tema della stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Come i colleghi sanno, il testo della finanziaria aveva reintrodotto il principio prevalente, quasi esclusivo, del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con eccezioni molto circoscritte e contenute e con il rischio che dal 1º gennaio decine di migliaia di lavoratori quantomeno sarebbero tornati a casa.

Abbiamo agito sulla norma dello scorso anno ampliando, anche se non in misura rilevante, i requisiti per la stabilizzazione, integrando per 20 milioni di euro all'anno le risorse e ampliando le quote riservate ai concorsi pubblici.

Ciò che è certo è che tutti i lavoratori che potranno essere stabilizzati, non tutti, dovranno o aver espletato una prova selettiva a monte o espletare una prova concorsuale, sulla base dei programmi e del piano triennale che le pubbliche amministrazioni dovranno predisporre entro il prossimo mese di aprile.

Rilevante è altresì il pacchetto delle assunzioni in favore di agenzie e di corpi di polizia (l'Agenzia delle entrate, la Guardia di finanza, le dogane, i Vigili del fuoco, gli ispettori del lavoro), con un meccanismo finanziario innovativo, basato sull'aggiornamento della capacità di recupero di entrate da parte dei nuovi assunti.

Misure importanti sono introdotte per il cinema e le telecomunicazioni (con il credito d'imposta di grande valore e con una quota di riserva nelle trasmissioni televisive per il cinema europeo e italiano), per la scuola e l'università, anche con un aumento di risorse e misure di autorganizzazione più incisive, per la sicurezza e per le Forze armate.

Quanto al settore della giustizia, segnalo il Fondo integrativo proveniente dalle somme sequestrate o confiscate, destinato interamente a finanziare un grande progetto di innovazione, ossia il processo civile telematico. Altre misure significative sono state introdotte sul rischio idrogeologico, sull'agricoltura e il piano irriguo, sui giovani e lo sport ed infine la dotazione finanziaria sul cosiddetto Protocollo welfare, diventato disegno di legge e il cui cammino è appena iniziato alla Camera dei deputati. È stato accresciuto il Fondo per l'8 per mille e quello del 5 per mille.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi di ringraziare il presidente Morando che ha assicurato con la consueta forza, competenza e determinazione i lavori della Commissione (Applausi dai Gruppi Ulivo e Aut).

Vorrei inoltre ringraziare i rappresentanti del Governo, il Ministro e i sottosegretari Sartor, Grandi e D'Andrea, che hanno seguito con grande impegno e competenza i lavori ((Applausi dal Gruppo Ulivo), i colleghi di maggioranza che hanno dato tutti un apporto prezioso all'esame del testo e dei circa 1.800 emendamenti (esaminati uno per uno), i Gruppi della maggioranza e i loro vertici, che hanno assicurato un lavoro fruttuoso e sereno, e i colleghi dell'opposizione, che hanno partecipato con impegno e spirito critico, oppositivo ma costruttivo ai lavori. Esprimo il mio ringraziamento anche agli uffici e a tutto il personale.

Sono certo che l'Aula del Senato saprà esaminare il provvedimento con accuratezza e saggezza, avendo sempre a mente gli interessi del Paese, gli stessi che abbiamo cercato di coltivare con passione in queste settimane.

Signor Presidente, il vaglio modificativo e integrativo della Commissione sul disegno di legge del Governo ci consegna un testo di cui possiamo andare orgogliosi, che può essere certamente migliorato in quest'Aula, magari emendando e rimediando a qualche errore o svista nelle concitate nottate di lavoro intenso, e potrà essere migliorato ancor più in seconda lettura alla Camera.

Abbiamo lavorato intensamente per proporre un testo in linea con gli indirizzi di politica di bilancio e di politica economica fissati dal DPEF. L'impianto del Governo è sostanzialmente confermato, ma integrato con l'apporto prezioso di tutte le componenti della maggioranza e con il confronto intenso con l'opposizione. Esso corrisponde agli impegni assunti in sede europea.

È stato rilevato da taluni - e termino veramente l'intervento - che il complesso degli interventi contenuti nei due decreti espansivi in corso d'anno e nella manovra al nostro esame non sarebbe funzionale ad una missione, non avrebbe un'anima. Ebbene, con pacatezza, ma con fermezza, sento di poter affermare che così non è. Ce lo ha riferito con efficacia ed ampiezza argomentativa il ministro Padoa-Schioppa nella sua relazione in quest'Aula il 3 agosto scorso. Le manovre corrispondono ad obiettivi ben individuati, che - li si condividano o meno - sostanziano appunto una missione: avvio della restituzione fiscale e della semplificazione; rafforzamento della protezione sociale; investimenti a sostegno della crescita e dell'ammodernamento infrastrutturale, materiale ed immateriale del nostro Paese; riqualificazione della spesa pubblica quale asse portante della politica del risanamento in atto.

Coloro che, riecheggiando le promesse mirabolanti della passata legislatura, vengono a dirci che si potevano portare le maggiori entrate per intero a riduzione del debito e del deficit e nel contempo ridurre la pressione fiscale in modo più incisivo, abolire in toto l'ICI, aumentare in modo più corposo le pensioni minime, finanziare investimenti di più di quanto stiamo facendo, mentono a se stessi prima che a noi e al Paese.

Chi sostiene questa tesi dovrebbe avere sempre a mente le due grandi anomalie della finanza pubblica italiana: il gigantesco debito pubblico, un miliardo e 600 milioni di debito, che divora ogni anno 70 miliardi per pagare gli interessi; l'ampiezza dell'evasione fiscale, 90 milioni all'anno stimati. Solo una sensibile riduzione - non dico un azzeramento - del livello di tali ipoteche sul presente e sul futuro consentirebbe di fare di più e meglio di quanto stiamo facendo.

Noi, il nostro Governo, questa maggioranza hanno ripreso a farlo dopo che negli anni 2001‑2006 si era tornati indietro, e solo con il successo di queste iniziative potremo riconquistare una quota di futuro per i nostri giovani, alleggerendoli dei pesi del passato e liberando risorse per le politiche che vogliamo per un Paese più giusto e più moderno. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).

PRESIDENTE. Senatore Legnini, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale della relazione.

La relazione di minoranza sui disegni di legge nn. 1818 e 1817 è stata già stampata e distribuita.

Ha chiesto di parlare per integrarla, il senatore Vegas. Ne ha facoltà.

VEGAS, relatore di minoranza sui disegni di legge nn. 1818 e 1817. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, mi limito ad integrare la relazione scritta per la parte della legge finanziaria perché credo che i rilievi critici, già espressi in tema di bilancio, siano bastevoli nella relazione scritta.

Verrò alla prima questione, il motivo per il quale l'opposizione ha abbandonato l'Aula della Commissione a seguito del vulnus che è stato arrecato nei lavori della Commissione dal fatto che il Governo non ha presentato una relazione tecnica in materia di abolizione del ticket.

Vede, signor Presidente, la Commissione aveva stabilito - una delibera della Commissione diventa poi esecutiva - di richiedere la relazione tecnica su tutti gli emendamenti del Governo e del relatore. È molto strano che questa relazione sia stata fornita per tutti gli emendamenti tranne per quello più importante, quello che movimentava 834 milioni di euro, quello appunto sull'abolizione del ticket; tutto questo mentre il Governo assumeva di farsi in casa la relazione tecnica firmandosela da solo, un precedente alquanto inconsueto.

Allora, signor Presidente, il garantismo è sempre garantismo, ma non esiste il garantismo alternato al garantismo, ad intermittenza, soprattutto quando questo è funzionale all'introduzione di una modifica di così vasta portata finanziaria nel testo della finanziaria.

Ieri il Ministro dell'economia si è mostrato ai telegiornali assumendo non - come sarebbe stato lecito pensare - che questa copertura si era trovata, ma che comunque la finanziaria era coperta. La ringraziamo, ma si tratta di affermazioni apodittiche che nulla tolgono alla gravità del vulnus che è stato arrecato in questa finanziaria (Applausi dai Gruppi FI, UDC e AN); vulnus che ci ha controvoglia costretti ad abbandonare i lavori della Commissione, anche per segnare fisicamente la distanza da una maggioranza che ha utilizzato la finanziaria esclusivamente per approvare norme di maggiori spese di carattere francamente - mi sia consentito dire - clientelare o perlomeno inutile (Applausi dai Gruppi FI e UDC), per cercare di tenere insieme una maggioranza tanto variegata e tanto composita che nulla fa di bene al Paese.

In sostanza, signor Presidente, per finanziare il consenso, la maggioranza poco si è curata delle necessità di risanamento della finanza pubblica e ancor meno si è curata delle necessità di far sviluppare questo Paese. Non tenendo in nessun conto i richiami, all'interno, della Banca d'Italia e, all'esterno, del Fondo monetario internazionale e dell'Unione Europea, non si è proceduto ad un'azione di risanamento, che pure era indispensabile fare, e si è andati avanti approvando una finanziaria qualsiasi pur di arrivare al termine di questa finanziaria.

In riferimento a questa finanziaria, vorrei citare il vecchio Einaudi: «Giova deliberare senza conoscere? Al deliberare deve, invero, seguire l'azione. Si delibera se si sa di poter attuare; non ci si decide per ostentazione velleitaria infeconda». E questo è stato - credo - il meccanismo mentale che ha presieduto i lavori della Commissione e l'elaborazione complessiva della legge finanziaria.

Dicevo, nulla si è fatto per contenere la spesa pubblica, nulla si è fatto per il risanamento. Signor Presidente, ogni euro in più di spesa pubblica è, prima o dopo, un euro in più di tasse. Si può dire che si è proceduto diminuendo delle spese che c'erano, ma non sarebbe stato meglio diminuire quelle spese e, anziché coprire altre spese, diminuire direttamente la tassazione? Questo d'altronde era uno degli impegni che il Governo si era preso.

Non ci si è curati neppure dello sviluppo, perché, come vi mostrerò con qualche esempio, con una mano si dà e con l'altra si toglie. Questo è accaduto, per esempio, nel settore delle imprese. È lodevole, e abbiamo convenuto, che si sia diminuita l'aliquota nominale dell'imposta sul reddito delle società (IRES), ma questa diminuzione non porta alcun vantaggio alle imprese, perché contemporaneamente si è allargata la cosiddetta base imponibile, talché i costi delle imprese sono diventati componenti positivi del reddito. In questo modo, nel complesso, per ammissione dello stesso Governo, il sistema imprese paga la stessa quantità di tasse che pagava prima. Forse c'è una distribuzione diversa, le grandi imprese, quelle più vicine ai potentati, pagano meno, le piccole, quelle che devono combattere, pagano di più, ma, nella sostanza, il complesso del sistema imprese non si trova in condizioni migliori.

La stessa cosa accade per i cittadini proprietari di casa di abitazione. Si diminuisce l'ICI in misura modesta, pur tutto sommato lodevole, ma contemporaneamente si aumentano le rendite catastali, quindi l'operazione, ancora una volta, quando va bene, è a saldo zero. (Applausi dal Gruppo FI).

Si offre un reddito minimo, una garanzia monetaria agli incapienti pari a 150 euro l'anno, che sarebbero 40 centesimi al giorno (ma va bene, sempre meglio che niente), però contemporaneamente con questa finanziaria si introducono misure in materia energetica, soprattutto in campo di elettricità e gas, che porteranno inevitabilmente ad un aumento delle tariffe. E chi sarà più danneggiato dall'aumento delle tariffe se non i più poveri? (Applausi dal Gruppo FI).

Questa finanziaria contiene una mostruosità concettuale assolutamente non condivisibile. Si era sempre detto che se ci fosse stato un surplus di entrate si sarebbero diminuite le tasse. Nella finanziaria dell'anno scorso abbiamo approvato questo approccio. Quest'anno si dice che se ci sarà un extragettito si diminuiranno le tasse esclusivamente per i lavoratori dipendenti. Tutti hanno a cuore il problema dei lavoratori dipendenti, ma se c'è un problema di tassazione, di scarso reddito disponibile, questo riguarda le famiglie, non riguarda questa o quella categoria di lavoratori. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Pianetta).

Il problema è fiscale e non di appartenenza politica, come è stato travisato da questo Governo, un Governo, signor Presidente, che in realtà vuole solo sopravvivere, non ha altra aspirazione. Quando si tratta di volare alto, si ferma. Lo abbiamo visto, adesempio, nel campo delle liberalizzazioni. Si sono liberalizzati i barbieri, si sono liberalizzati i taxi (ma già a Roma costeranno di più), si sono liberalizzate le farmacie nelle Coop, per fare un affare di famiglia. Quando si arriva però a liberalizzare cose che costano ad ogni cittadino ci si ferma.

Il problema però è filosofico. Se ci interroghiamo su cosa sia accaduto alla spesa pubblica negli ultimi cento anni possiamo far riferimento ad un bellissimo libro del professor Vito Tanzi, che per un periodo fece parte del Governo precedente, che dimostra con chiarezza come nei Paesi occidentali, ad un aumento della spesa pubblica, non abbia corrisposto un miglioramento della condizione di vita dei cittadini medi e, soprattutto, di quelli più poveri.

Il problema, signor Presidente, è la spesa pubblica, problema che questo Governo si rifiuta caparbiamente di affrontare.

Vede, secondo questo meccanismo, ormai non si capisce più a cosa serve ogni euro di tassa: se, cioè, le tasse che paga il più ricco vanno al più povero, a chi è più ricco di lui, a chi sta nello stesso livello di reddito. Si è creato un meccanismo tale per cui oggi come oggi la spesa pubblica non è diventata uno strumento di crescita del Paese, ma un meccanismo di illusione finanziaria per i più. (Applausi dal Gruppo FI).

Ciò contraddistingue noi dell'opposizione da voi, signori del Governo: voi assumete che le tasse sono buone perché servono a finanziare la spesa pubblica. Noi crediamo, invece, che la bontà della spesa debba essere giustificata euro per euro: ogni euro sottratto al contribuente diminuisce la sua libertà economica e, di conseguenza, anche la sua libertà politica, per cui non bisogna agire con leggerezza in questo campo. Bisogna cambiare radicalmente impostazione.

L'atteggiamento del Governo in tutto questo frangente si è dimostrato, invece, essere assolutamente contrario rispetto a quello del buonsenso. Abbiamo iniziato con la finanziaria dell'anno scorso, secondo la quale l'approccio governativo era considerare il Paese ridotto in condizioni peggiori rispetto alla crisi del '92; pochi mesi dopo si è invece scoperto, dopo aver tassato selvaggiamente gli italiani, un tesoretto. Anziché rendersi conto di un surplus di gettito e quindi migliorare i conti pubblici o - come era giusto - restituire il maltolto ai cittadini, si è utilizzato quel tesoretto per spendere e spandere, per giustificare nuovi incrementi di spesa pubblica, per finanziare le clientele politiche.

Se questo è, dobbiamo anche verificare quanto è avvenuto nelle giornate e, soprattutto, nelle nottate di esame della legge finanziaria in Commissione che, malgrado i proclami che si tennero subito dopo l'approvazione della finanziaria dell'anno scorso, con il record assoluto di essere composta da 1.364 commi, già è entrata al Senato con una quantità di disposizioni normative francamente imbarazzanti: si tratta di 97 articoli e 503 commi.

Crede, signor Presidente, che sia stata fatta, dopo il suo lodevole intervento di pulitura, un'ulteriore pulitura in Commissione? Assolutamente no! Siamo passati da 503 ad 800 commi. Ne sono stati aggiunti 297. La quantità di norme in fondo può danneggiare l'attività dei cittadini, ma il lato meno drammatico del passaggio in finanziaria della Commissione è che la spesa pubblica si è incrementata vertiginosamente.

Se consideriamo il calcolo che mi sono permesso di fare in questi giorni, relativo alla crescita della spesa, verificando solo le spese cifrate e non quelle non cifrate, che pur tuttavia esistono, e tenendo presente la cifratura della spesa, anche quando essa potrebbe essere di molto superiore rispetto al dato scritto, registriamo, solo per il 2008, un incremento di 2,3 miliardi nella spesa, di cui 1,9 solo di spesa corrente.

Se ci volessimo divertire, potremmo anche notare che, dopo che l'opposizione è uscita dalla Commissione alle ore 23 dell'ultima notte, la maggioranza si è divertita ad approvare ulteriori norme per 1,4 miliardi; quindi, quasi i tre quarti della spesa corrente complessiva relativa al 2008 (la maggioranza quindi non vedeva l'ora di avere le mani libere per poter disporre ciò che voleva), ma il conto complessivo riferito alla spesa corrente ed alla spesa in conto capitale per l'intero triennio dell'esercizio arriva alla fantastica somma di 5,8 miliardi di euro, cioè l'equivalente di quasi 12.000 miliardi di vecchie lire; una manovra dei vecchi tempi.

Il Senato, signor Presidente - ahimè - anziché essere rispettato come una istituzione della Repubblica, è stato utilizzato dal Governo e dalla maggioranza come un vero e proprio bancomat per incassare! (Applausi dal Gruppo FI).

In queste spese, signor Presidente, ve ne sono di grosse, probabilmente incontrollate, come l'assunzione dei precari, cifrata poco, ma, poiché si tratta di 350.000 persone, prima o poi il conto verrà presentato all'incasso, o di entità più piccole, per certi aspetti risibili, come i finanziamenti agli apicoltori, alla Jean Monnet, alla mobilità culturale, agli italiani all'estero (retribuiti abbondantemente), all'APAT, alla ferrovia Pescara-Roma, ai Sassi di Matera, alle Fondazioni liriche, agli edifici pubblici nella Provincia di Bolzano, alla salvaguardia del patrimonio storico della Prima guerra mondiale ed, in un crescendo lirico - perché no? - al Festival Pucciniano.

È interessante anche notare come gli emendamenti di piccolo calibro, quelli definiti bagattelle (altri usano termini diversi), siano stati distribuiti tra i vari Gruppi parlamentari, perché potremmo imparare qualcosa di istruttivo. Per esempio, l'Udeur ha avuto emendamenti approvati (mi riferisco solo al triennio di esercizio) per un totale di 2 milioni di euro; il Gruppo Per le Autonomie, invece, ha fatto meglio, avendo ottenuto 48 milioni di euro; Rifondazione Comunista un po' meno, perché ha ottenuto solo 46 milioni di euro; la Sinistra Democratica si è piazzata in una posizione decorosa con 51 milioni di euro, mentre il Gruppo dell'Ulivo è riuscito a strappare 404 milioni di euro in benefìci pre-elettorali. Chi però è stato il recordman, chi ha fatto meglio di tutti, signor Presidente, è stato il Gruppo dei Verdi, che è riuscito a prendere ben 824 milioni di euro. Complimenti!

Signor Presidente, spendere 5,8 miliardi in più solo per il primo passaggio della finanziaria, cioè per il passaggio nella prima Commissione del primo ramo del Parlamento, significa in sostanza, se dividiamo la popolazione italiana per questa cifra, imporre agli italiani una tassa di 100 euro a persona. Una famiglia media di quattro persone dovrà ringraziare la maggioranza perché gli fa spendere per il passaggio della finanziaria 400 euro in più all'anno; il che mi sembra un risultato di cui non sia il caso di andare troppo fieri. Credo, signor Presidente, che malgrado le chiacchiere che si fanno e le polemiche scandalistiche, questi e non altro siano i veri costi della politica.

Un'ultima considerazione, signor Presidente, riguarda una questione che aleggia sempre nei dibattiti delle finanziarie, quella del ricorso all'esercizio provvisorio. Normalmente si dice che l'esercizio provvisorio è un male e che farebbe il male del nostro Paese. In linea di massima, siamo sempre d'accordo su questa imposizione. Tuttavia, da una parte, nella circostanza attuale dobbiamo considerare che abbiamo l'ombrello dell'euro, che per certi aspetti ci evita i rischi del passato, quando l'esercizio provvisorio veniva disposto in costanza della moneta italiana, cioè della lira.

La questione fondamentale, facciamo qualche conto, è però che se ci fosse l'esercizio provvisorio noi disporremmo le spese in dodicesimi sulla base del bilancio e il bilancio comporta una spesa molto minore rispetto alla finanziaria. Infatti, questa finanziaria già vale 11 miliardi di euro, come provvedimento in sé, ma come spesa aggiuntiva, se consideriamo la manovra nella sua interezza, vale 20 miliardi di euro; poi ci sono i circa sei miliardi di euro di emendamenti approvati in Commissione (per non citare i 7 miliardi di euro dell'ultimo decreto sul tesoretto), cui vanno aggiunti i 2 miliardi di euro del famoso emendamento Rossi. Arriviamo così a circa 26 miliardi di euro in tutto.

Da tutto questo conto, tra l'altro, sono esclusi, perché il Governo non le ha evidenziate nella finanziaria, alcune cambiali che verranno in scadenza. Mi riferisco, per esempio, ai contratti del pubblico impiego, al famoso comma 507 della finanziaria dell'anno scorso, che in qualche modo andrà implementato, alle spese per ANAS e Ferrovie e ai debiti pregressi. Facciamo quindi un conto riduttivo di altri 5 o 6 miliardi di euro da aggiungere e arriviamo a circa 30 miliardi di euro. Se diciamo che di questi una decina sono comunque spese che occorre fare, restano 20 miliardi. Signor Presidente, se noi risparmiassimo, anziché andare ad aumentare le spesa pubblica di 20 miliardi di euro, e quindi sostanzialmente emettere BOT, di cui bisogna pagare un servizio del debito perché in ogni caso andremo ad aumentare il debito complessivo (ho fatto un conto molto pedestre, perché questi 20 miliardi di euro comportano un aumento di spesa per il servizio del debito per interessi da pagare dell'ordine di 300.000 euro al giorno: 600 milioni di vecchie lire al giorno per pagare gli effetti perniciosi di questa finanziaria), ella vede che non approvare questa finanziaria ed andare all'esercizio provvisorio sarebbe un fatto economicamente molto vantaggioso per il Paese.

Un'ultima questione riguarda il ventilato tema che il Governo ponga la questione di fiducia sulla finanziaria. Se vuole farlo, ovviamente, si accomodi. Mi limito a far presente che questa finanziaria, nella storia (e un po' di memoria in argomento la ho!), è quella caratterizzata dal minor numero di emendamenti mai presentato.

Noi abbiamo otto giorni disponibili per discutere questa finanziaria. Ricordo solo che nel 2002, con sette giorni a disposizione per discutere la manovra, furono presentati ed esaminati, senza fiducia, 5.300 emendamenti, quindi un decimo rispetto ad oggi, per cui, francamente, è possibile farlo. (Applausi dal Gruppo FI).

D'altronde, però, gli emendamenti non sono un valore in sé, devono essere riferiti anche ai contenuti e allora non si può invocare un eccesso di emendamenti, che eccesso non è, quando una finanziaria non è snella, quando parte da 97 articoli e arriva a 800 commi. Ogni ragione deve essere in qualche modo giustificata.

Detto questo, signor Presidente, non mi resta che concludere manifestando preoccupazione e rammarico per il fatto che con una finanziaria come questa si perda un'occasione per il Paese per risanare i conti, per dare maggiore sviluppo, indispensabile in questo momento storico, e per condurre a condizioni di vita più accettabile la parte più debole della nostra popolazione. (Applausi dai Gruppi FI, AN, LNP e UDC).

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le questioni pregiudiziali QP1, QP2 e QP3.

Il senatore Calderoli ha comunicato alla Presidenza di considerare illustrata la questione pregiudiziale QP1.

Ha chiesto di intervenire per illustrare la questione pregiudiziale QP2 il senatore Saporito. Ne ha facoltà.

SAPORITO (AN). Signor Presidente del Senato, onorevoli rappresentanti del Governo, cari colleghi, noi non vogliamo censurare in questa sede i profili di merito dell'iniziativa governativa relativa all'articolo 77 del disegno di legge finanziaria, inteso propriamente ad inserire nel testo del disegno di legge un progetto di riforma degli aspetti ordinamentali della giurisdizione penale militare.

Tralasciando le preliminari questioni riguardanti il contenuto di quella giurisdizione, cioè l'intero sistema dalla legge penale militare, non intendiamo soffermarci nemmeno sul fatto, davvero singolare, che in un momento storico caratterizzato dalle notevoli difficoltà in cui versa tutto il sistema giudiziario si provveda repentinamente a demolire l'apparato giudiziario militare, sicuramente efficiente e dotato di tutte quelle garanzie di indipendenza tipiche della magistratura ordinaria, apparato che, per di più, appare come l'unico dotato di specificità professionali idonee ad esercitare il controllo di legalità e ad assicurare l'efficienza delle Forze armate in patria e all'estero.

Riteniamo che il transito coattivo dei magistrati militari nella magistratura ordinaria contrasti con alcuni princìpi della nostra Costituzione. Innanzitutto, i princìpi di indipendenza della magistratura e della inamovibilità dei magistrati ex articolo 104 e 107 della Costituzione. Il testo dell'articolo 77, comma quattro, lettera d) del provvedimento, indica le modalità di transito dei magistrati militari nella magistratura ordinaria secondo due modalità: il trasferimento a domanda previo interpello e, ove residuino esuberi rispetto all'organico come l'indeterminato, la proposta governativa prevede, il trasferimento d'ufficio dei magistrati. Il principio dell'articolo 104 della Costituzione secondo cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere viene così eluso, contrastato e tale principio è alla base di ogni democrazia e caratterizza, dal profondo, il nostro ordinamento politico e istituzionale, basato sulla separazione dei poteri.

Il testo del disegno di legge in discussione, nella parte in cui prevede il trasferimento d'ufficio dei magistrati militari ad altra amministrazione, impedendo a questi ultimi di poter continuare ad esercitare la giurisdizione speciale, è per noi confliggente chiaramente con le norme costituzionali richiamate.

Peraltro, corollario dell'indipendenza della magistratura è il principio dell'inamovibilità dei magistrati (di cui all'articolo 107 della Costituzione) che, a dire la verità, venne pensato come criterio immanente ad una medesima giurisdizione. Pertanto, appare ancora più eclatante il fatto che i magistrati speciali vengano coattivamente trasferiti addirittura ad altra amministrazione dello Stato (dal Ministero della difesa a quello della giustizia), sottraendo loro le funzioni giudiziarie che esercitano, pur attribuendone loro altre.

Ad ogni modo, ricordo che la Costituzione e le norme dell'ordinamento giudiziario prevedono, come regola generale, il trasferimento del magistrato solo con il suo consenso. Alla base di essa è sottesa una duplice ratio: la prima è quella di garantire l'esercizio della giurisdizione senza alcuna intromissione del potere politico, la seconda - funzionale alla precedente - è quella di assicurare al singolo magistrato il diritto al posto e alla carriera. Ciò implica che la destinazione ad altra sede e ad altre funzioni è sempre fatta derivare dalla domanda o, comunque, dal consenso dell'interessato.

La dottrina qualifica come diritto costituzionalmente garantito il diritto alla sede e alla funzione e rimarca come esso sia espressione della tutela accordata al magistrato ai fini della completa attuazione dei princìpi di autonomia e indipendenza per l'ordine giudiziario. Tale diritto, cari colleghi, non è mai stato messo in discussione nella storia repubblicana né si rammentano casi analoghi di trasferimento coatto, così come previsto nel disegno di legge finanziaria in discussione.

Le disposizioni dell'articolo 77 sono contrarie anche al principio di eguaglianza, ex articolo 3 della Costituzione. A prescindere da quanto sin qui evidenziato, si deve rimarcare che il testo in esame, inoltre, contrasta con l'articolo 3 nella parte in cui dispone che il transito coatto sia effettuato trasferendo prioritariamente i magistrati militari in servizio presso gli uffici giudiziari soppressi.

Ciò implica una disparità di trattamento tra i magistrati militari in ragione del mero fatto che essi prestino servizio o meno presso gli uffici non soppressi. Ne deriva l'illogica conseguenza che i magistrati con notevole anzianità, in organico presso uffici da sopprimere, sarebbero trasferiti con precedenza rispetto ai loro colleghi ben più giovani, i quali occupano le ultime posizioni nel ruolo organico, ma sono in servizio presso uffici di cui, invece, non è prevista la soppressione.

Manca anche la copertura finanziaria ex articolo 81 della Costituzione. Si deve rilevare questo perché non sono previste le risorse economicamente necessarie per sopperire alle nuove spese derivanti dai trasferimenti d'ufficio di magistrati militari alla magistratura ordinaria.

Le disposizioni, infine, all'articolo 77 contrastano con il principio dell'autogoverno dei magistrati contenuto nell'articolo 105 della Costituzione. Il testo dell'articolo 77, comma 4, lettera d), infatti, prevede che i trasferimenti dei magistrati componenti del Consiglio della magistratura militare, i quali transitano alla magistratura ordinaria, abbiano esecuzione dalla cessazione del mandato in corso del Consiglio stesso. La proposta normativa contrasta con l'articolo 105 della Costituzione. La Carta costituzionale ha previsto la creazione di un organo di autogoverno dei magistrati, cui la stessa norma fondamentale attribuisce la competenza ad adottare, tra le altre decisioni, anche quelle in tema di assunzione e di trasferimento in ossequio al principio dell'indipendenza della magistratura.

La ratio della norma, cari colleghi, è nota a tutti e risponde alla medesima esigenza di assicurare l'indipendenza alla magistratura dagli altri poteri dello Stato al fine di evitare che questi possano influire sul potere giudiziario.

Le norme, infine, contrastano con le disposizioni ai commi primo e terzo dell'articolo 107 della Costituzione. La norma costituzionale sembra precludere la possibilità che il magistrato che esercita delle funzioni giudicanti possa essere destinato d'ufficio all'esercizio delle funzioni requirenti e viceversa, a meno che ciò non avvenga previo consenso dell'interessato. Il principio trova, inoltre, esplicazione nelle norme dell'ordinamento giudiziario, approvato anche di recente da questo Parlamento, oltre ad assicurare l'imparzialità e la terzietà del magistrato in occasione di eventuali mutamenti di funzione.

Onorevoli senatori, per i motivi di cui sopra e ai sensi dell'articolo 93, comma 1, del Regolamento, chiedo a quest'Aula del Parlamento di non procedere alla discussione del disegno di legge. (Applausi dal Gruppo AN).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per illustrare la questione pregiudiziale QP3 il senatore Baccini. Ne ha facoltà.

BACCINI (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori Ministri, come Gruppo UDC abbiamo inteso presentare una questione pregiudiziale per evidenziare un problema che riteniamo possedere natura tecnica e politica.

Signor Ministro, abbiamo posto all'attenzione dell'Assemblea il fatto che gli oneri che difettano di quantificazione e copertura, anche a causa delle modifiche intervenute presso la Commissione bilancio, non sono per nulla identificati nelle elaborazioni tecniche che lei ha fornito alla stessa Commissione e a quest'Aula. Tra l'altro, lei, anche ieri, in una sua intervista al TG1, signor Ministro, ha avuto modo di affermare che queste coperture c'erano, ma non abbiamo modo di verificarne l'esatta portata e la provenienza, anche perché riteniamo che, come recita il comma 4 dell'articolo 81 della Costituzione, si dovrebbero invece indicare i mezzi per far fronte alle maggiori spese indicate dalla Commissione.

Abbiamo dunque la volontà di non portare all'attenzione del Senato un provvedimento, anche così importante, in cui non vi sia una chiara copertura economica ed in cui non sia chiara (in base a quanto previsto all'articolo della Costituzione poc'anzi citato) la determinazione degli oneri a cui la 5a Commissione si è riferita. Proprio per questa ragione, anche in questo contesto, signor Ministro, abbiamo evidenziato che in tutto quello che ci è stato sottoposto nella legge finanziaria 2008, non c'è - a nostro parere - una chiara iniziativa politica; le disposizioni contenute nel provvedimento, inoltre, disattendono palesemente - sempre a nostro parere - gli obblighi di contenimento della spesa pubblica assunti in sede europea e minano gravemente il perseguimento dell'obiettivo di risanamento dei conti pubblici.

Signor Ministro, signor Presidente, vogliamo sapere se questo famoso tesoretto è servito ad abbattere il debito pubblico, azione che noi riteniamo prioritaria: se è servito a rimettere in linea i conti dello Stato probabilmente poteva essere investito in priorità che noi riteniamo più pressanti di quelle che le mance in questa finanziaria ha invece portato in risalto.

Mi unisco, peraltro, al ringraziamento alla 5a Commissione permanente e al suo Presidente per il lavoro svolto, giorno e notte, per tentare di dare un senso a questo documento.

Voglio concludere questo mio intervento ricordando che non solo questo abbattimento del debito pubblico poteva essere un fatto importante, perché abbiamo anche un problema per quanto riguarda, signor Ministro, le disposizioni portate avanti in questo provvedimento, che non coincidono in modo sostanziale con la situazione di reale disagio dei cittadini meno avvantaggiati ed in particolare non prevedono, così come detta l'articolo 31 della Costituzione, effettive misure economiche e provvidenze per agevolare la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti ad essa propri.

Tra l'altro, signor Presidente, mi è parso di leggere le stesse considerazioni in un'intervista del senatore Bobba il quale, sulle pagine del quotidiano "Avvenire", ha affermato che i provvedimenti sui problemi della famiglia in atto in questa legge finanziaria sono risibili. Un autorevole esponente della maggioranza, di ispirazione cristiana, dunque, pone un problema serio, e non per la confessione alla quale tutti noi facciamo riferimento, ma come problema riferito all'articolo 31 della Costituzione.

Le politiche sulla famiglia, sui meno abbienti e sui cittadini meno avvantaggiati devono essere evidenti nel progetto finanziario che è il documento principe di ogni Governo. Allo stesso modo, signor Ministro, le stesse disposizioni da lei varate non contengono alcuna misura di reale assistenza per la maternità, per l'infanzia e per la gioventù: e faccio sempre riferimento ai sensi dell'articolo 31 della Costituzione.

Per questa ragione, signor Presidente, signor Ministro, colleghi, fino a quando non verrà esaminata la reale copertura di questo provvedimento e non sarà chiaro l'indirizzo politico sulle materie cui abbiamo fatto riferimento, relativamente all'adempimento dell'articolo 31 della Costituzione, io chiedo che il disegno di legge n. 1817 non sia discusso, perché il Parlamento e il Senato hanno bisogno di ulteriori chiarimenti e di capire la visione del Governo ma, soprattutto, gli adempimenti riferiti alla nostra Costituzione. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e del senatore Cursi).

*AZZOLLINI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

AZZOLLINI (FI). Signor Presidente, vorrei avanzare anch'io una questione pregiudiziale. Nel prospetto di copertura della legge finanziaria, redatto ai sensi di una norma della legge di contabilità direttamente attuativa dell'articolo 81 della Costituzione, emerge che la grandissima parte dei mezzi di copertura degli oneri correnti della legge finanziaria 2008 dipendono dall'andamento delle entrate a legislazione vigente, attraverso l'utilizzo del cosiddetto miglioramento del risparmio pubblico tendenziale: la percentuale di utilizzo dell'ammontare di risorse così a disposizione è pari a circa il 75 per cento per il 2008, al 73 per cento per il 2009 e al 72 per cento per il 2010, una percentuale assai considerevole.

Ora, poiché la previsione del saldo corrente a legislazione vigente del 2008 dipende in maniera quasi automatica dall'andamento delle entrate (con un'elasticità pari quasi all'unità) e quindi dall'andamento del Prodotto interno lordo, ne deriva che l'attenzione deve essere spostata su questo ultimo versante.

Al riguardo, il Governo assume una previsione di aumento del Prodotto interno lordo per il 2008 pari all'1,5 per cento. Gli organismi internazionali, tra i quali il Fondo monetario internazionale, e i più autorevoli istituti di previsione interna (come l'ISAE), stimano una crescita più bassa, con valori compresi tra l'1,3 e l'1,4 per cento. Al momento, poi, le previsioni stanno ancora peggiorando e tutto ciò, naturalmente, inficia sia la sostenibilità della previsione governativa, su cui si basa la stima delle entrate del 2008, che il saldo corrente del 2008.

Basti pensare, signor Presidente, che a ogni 0,1 per cento di prodotto interno lordo in meno corrisponde una riduzione di entrate del bilancio pari a circa 4 miliardi di euro, così erodendo il margine di saldo corrente ancora da utilizzare. A ciò vanno aggiunti gli effetti espansivi, sul lato della spesa, dell'eventuale più debole dinamica del PIL e, aggiungo, dell'iter della legge finanziaria, come già ben spiegato dal relatore dell'opposizione.

Tali argomentazioni sono state ulteriormente corroborate dalle valutazioni espresse in sede di audizione parlamentare ed in altre sedi dal Governatore della Banca d'Italia. In proposito, pur partendo dalla premessa che il 2006 ha visto un miglioramento dei conti della spesa primaria e del divario di questa con l'incremento del prodotto - ovviamente da ascrivere almeno in parte all'azione del precedente Governo - anche la Banca ha osservato che tale progresso è perlopiù conseguito grazie al forte aumento delle entrate, raggiunto negli ultimi due anni, sintetizzato in un aumento della pressione fiscale, giunta al 43 per cento.

Del resto, pur essendo proseguito anche nel 2007, tale miglioramento ha però fatto leva principalmente sulla crescita delle entrate per cui, pur aumentando la pressione fiscale, l'incidenza della spesa primaria corrente sulla spesa complessiva è non di meno rimasta invariata e, aggiungo, con l'iter di questa finanziaria sembra poter ancora aumentare: ciò, se posso dirlo, in barba al cosiddetto Governo che predica il rigore. Insomma, per la Banca d'Italia i correttivi adottati non frenano la dinamica della spesa, dal momento che esistono ampi margini per conseguire risparmi in tutte le principali voci.

Tra l'altro, il Governo ha segnalato bene la sua decisione - strana decisione! - di posticipare gli interventi sulla spesa e ciò, naturalmente, finisce per accrescere le manovre correttive necessarie per il raggiungimento del pareggio di bilancio. In sostanza, il Governo non ha affrontato subito la spesa, ma ha preferito rinviare le manovre per la sua riduzione alla fine degli anni previsti, cioè al 2011, e ciò quando è possibile che il ciclo sia più basso e dunque la riduzione molto più difficile: una decisione davvero irresponsabile da parte del Governo. Infatti, il Fondo monetario internazionale ha segnalato come sia urgente per il nostro Paese, alla luce degli scenari di rallentamento della crescita internazionale dei prossimi anni, un'accelerazione nel percorso delle riforme di politica economica necessarie e vi sia dunque la necessità che si vada in senso perfettamente inverso a quello scelto da questo Governo. Non vi è chi non vede dunque come il deficit spending posto in essere metta a grave rischio la sostenibilità finanziaria della manovra; più volte è stata utilizzata in proposito l'espressione - rozza, ma efficace - di «avvelenamento dei pozzi». Al riguardo, un'illustrazione abbastanza dettagliata, lo ribadisco, è stata fatta dal relatore di minoranza.

Per di più, come ha segnalato la Corte dei conti, i risultati di correzione attesi sui saldi, in assenza dei più volte annunciati interventi correttivi di sostanza, sono chiaramente dubbi nella loro effettiva realizzazione e pongono la manovra 2008 in un quadro che la Corte stessa definisce di "discutibili direttrici" già collaudate. In sostanza, la Corte afferma che il Governo fonda le sue misure di riduzione di spesa con interventi correttivi estemporanei, (tagli ai consumi intermedi, tagli alla spesa in conto capitale), lasciando così immutata la pressione fiscale, piuttosto che attraverso interventi di correzione strutturale dei fattori di crescita della spesa, che permetterebbero, questi sì, l'alleggerimento del carico tributario sui contribuenti.

La Corte, infatti, segnala specifici profili di problematicità in relazione all'articolo 75, il contenimento della spesa per consumi intermedi, e all'articolo 76, le misure in materia di spese amministrative, per cui non manca di osservare che, sulla base di una consolidata esperienza, è noto che i risparmi conseguiti in tali settori, riconducibili alla categoria dei consumi intermedi, determinano rimbalzi di spesa negli anni successivi che vanificano i miglioramenti conseguiti.

Non meno problematiche appaiono alla Corte le misure adottate in materia di tagli ai residui per le spese in conto capitale, cifrati per 1,5 miliardi di euro, per cui è necessaria un'attenta valutazione che dimostri l'effetto riduttivo netto sul disavanzo.

Tutto quanto considerato al momento, dunque, per quanto si può valutare la situazione e tenuto conto del fatto - lo ribadisco - che l'assolvimento dell'obbligo di copertura ex articolo 81 costituisce un procedimento che si deve sviluppare ex ante all'atto della formulazione della norma, ne consegue che da un punto di vista sostanziale è ragionevole ritenere che il fondo cui attinge la copertura del disegno di legge finanziaria, attraverso l'uso di una notevole quota di miglioramento del saldo corrente di bilancio, non appare attendibile nella quantificazione proposta dal Governo; si verifica, cioè, uno squilibrio nel grado di certezza tra oneri da un lato e copertura dall'altro.

A questo naturalmente va aggiunto il periglioso iter del disegno di legge finanziaria; mi riferisco, in particolare, a quella norma che cifra 870 milioni di euro, cioè quella relativa all'abolizione dei ticket, che noi condividiamo, ma che viene coperta con norme che hanno visto un netto dissenso tra il Governo e la Ragioneria generale dello Stato. Lo possiamo assumere perché, mentre per tutti gli altri emendamenti presentati dal relatore e dal Governo stesso, in ossequio ad una regola di comportamento suggerita dal Presidente della Commissione bilancio e adottata unanimemente dalla stessa, era obbligatorio che per questi emendamenti fosse presentata una relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria, solo per quell'emendamento ciò non è stato possibile.

Qualche ragione ovviamente c'è stata e per noi questo è stato un motivo molto grave di disappunto, tanto da costringere l'opposizione, che pure in Commissione bilancio ha avuto un atteggiamento fermamente e duramente critico ma sempre responsabile, ad un gesto importante come quello di abbandonare i lavori dell'Aula. Quell'emendamento, insieme con le altre vicende già descritte, ha reso ancor più incerto l'assolvimento dell'onere di copertura.

Signor Presidente, poiché è questo il cuore dell'obbligo di copertura, ne consegue che sostanzialmente il disegno di legge finanziaria non è coperto e viola quindi la norma della legge di contabilità direttamente attuativa della norma costituzionale circa l'esatta copertura degli oneri correnti. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP).

PASTORE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, intervengo per illustrare una questione pregiudiziale.

Avrei evitato di prendere la parola su questo punto anche a seguito delle altre questioni sollevate dai colleghi dell'opposizione e dal relatore di minoranza se la Commissione bilancio non avesse introdotto nel testo del disegno di legge finanziaria che è alla nostra attenzione una norma assolutamente unica nel panorama della storia della nostra Repubblica.

Mi riferisco non tanto ad altre disposizioni di minore rilevanza, alcune assolutamente originali, quale ad esempio quella che rinvia la riduzione del numero di Ministri e Sottosegretari al futuro Governo (non ad una futura legislatura o ad un termine certo, ma ad un futuro Governo, e sarei curioso di conoscere il parere sul piano della cifratura di questa norma, ma anche l'opinione di chi magari con una certa pignoleria può individuare nella storia della nostra Repubblica una norma analoga che entri in vigore con la caduta del Governo e con la formazione di un altro Governo); signor Presidente, mi voglio riferire ad un'altra disposizione che contrasta in maniera netta, decisa ed inequivocabile con l'articolo 97 della Costituzione e con oltre cinquant'anni di giurisprudenza della Corte costituzionale. Si tratta dell'articolo 93, comma 5 e successivi, del disegno di legge finanziaria, in cui si prevede la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, dove per precari si intendono non solo coloro che sono stati assunti con contratto a tempo determinato, ma addirittura - udite, udite - coloro che sono stati assunti con contratti di collaborazione a progetto.

Credo che il più fantasioso dei giuristi, degli economisti e dei politici non avrebbe forse trovato una norma più originale per cozzare contro l'articolo 97 della Costituzione. Per fortuna, Presidente e cari colleghi, qualcuno se ne sta accorgendo.

Oggi, sul «Corriere della Sera», giornale certamente non malevolo nei confronti di questa maggioranza, vi è un articolo autorevole intitolato: «Precari, licenziato lo Stato di diritto». Stiamo, infatti, mettendo una pietra tombale su un principio sacrosanto del nostro ordinamento. Mi riferisco al principio per cui l'accesso agli impieghi nella pubblica amministrazione dev'essere effettuato per concorso, salvo eccezioni stabilite dalla legge. L'eccezione diventa invece una regola e chi è precario nella pubblica amministrazione diventa dipendente pubblico.

Si tratta di una norma indecente, Presidente, e sicuramente incostituzionale. Essa è diseducativa, com'è stato sottolineato anche nel suddetto articolo, e costa allo Stato; non si sa chi si gioverà di queste risorse.

Vorrei chiedere ai presenti in quest'Aula e al Ministro dell'economia se sono stati fatti dei conti sul peso finanziario di questa norma. Vorrei chiedere al Ministro della giustizia, che dovrà votare questa norma, se ritiene che essa sia confacente allo Stato di diritto e ai princìpi costituzionali e se lui è disponibile a sostenerla con il suo voto personale, oltre che con il voto del suo Gruppo politico.

Vorrei chiedere ai colleghi senatori cosa pensano di questa norma. Vorrei chiedere agli illustri senatori a vita che hanno ricoperto la carica di Capo dello Stato se avrebbero mai controfirmato e promulgato una legge del genere.

Vorrei chiedere a coloro che sono stati nominati senatori a vita per aver illustrato, per definizione della norma costituzionale, la Patria con alte iniziative di carattere sociale, scientifico, artistico e letterario, se condividono sotto il profilo morale e politico una norma del genere. A tutti questi soggetti, Presidente, chiedo un esame di coscienza e di votare pertanto a favore di questa pregiudiziale.

Signor Presidente, mi consenta altri due minuti perché il problema non può essere posto all'ultimo momento. Siccome si prospettano ipotesi di voto di fiducia o altro, al di là della questione politica, della leggerezza del numero degli emendamenti e della complessità della legge, vorrei che lei, Presidente, facesse una seria riflessione e un'analisi di ciò che si è detto in un anno sul tema delle fiducie sui maxiemendamenti. Mi auguro che la Presidenza - e non ho motivo di dubitarne - sia all'altezza della valutazione e della riflessione fatta su questo argomento. Mi auguro che su questo tema ci sia una posizione ben più articolata ed approfondita da parte di tutti gli attori di questa vicenda, che spero non arrivi a conclusione con un voto di fiducia. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. Ricordo che, a termini di Regolamento, sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo parlamentare.

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi, la Commissione bilancio del Senato, con grandi sforzi da parte di tutti noi, la scorsa settimana ha dato il via libera al disegno di legge finanziaria che oggi approda all'Aula di questo Palazzo.

Tale disegno di legge fa parte di una manovra economica che, dopo tanti anni, non toglie, ma anzi restituisce e redistribuisce risorse agli italiani e che rilancia il Paese garantendo efficienza, competitività ed equità.

Volendo fare rapida menzione di alcune tra le modifiche fondamentali approvate durante l'esame del testo in Commissione che andranno ad incidere in modo positivo sulle tasche degli italiani, particolare rilevanza meritano: l'eliminazione per il 2008 dei ticket sanitari sulla diagnostica, misura che con molto sforzo anche da parte del Governo ha trovato copertura attingendo significativamente dai tagli ai cosiddetti costi della politica; la misura importante per il Mezzogiorno del credito d'imposta di 333 euro al mese per i datori di lavoro che dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2008 operano assunzioni con contratto a tempo indeterminato nelle aree delle Regioni del Sud Italia; l'incremento del 10 per cento della detrazione fiscale per i mutui sulla prima casa; gli assegni familiari ai nuclei con componenti disabili e agli orfani (per un costo di 30 milioni); le detrazioni per gli asili nido (costo 35,5 milioni); l'esclusione del tetto di 50.000 euro per gli sgravi ICI (costo 81 milioni); il fondo per la stabilizzazione dei precari all'interno della pubblica amministrazione, che dai 5 milioni della scorsa finanziaria passa agli attuali 25 milioni.

Occorre, adesso, concentrare gli sforzi, certamente non tentando in modo pretestuoso di bloccare l'iter del provvedimento, ma continuando a dialogare, a dibattere, a confrontarsi all'interno della maggioranza e tra maggioranza e opposizione su tante altre questioni meritevoli di ulteriore approfondimento.

È per questi motivi che voteremo contro la pregiudiziale.

SINISI (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SINISI (Ulivo). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, è difficile rispondere in pochissimi minuti alle cinque questioni pregiudiziali che sono state poste, ma farò in modo di poter contenere la mia risposta in modo esauriente ed anche comprensibile.

Per quanto riguarda la questione pregiudiziale QP1 del collega Calderoli, che pone la questione della mancanza di una corretta e precisa copertura finanziaria ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, voglio solo ricordare che la legislazione vigente in materia di legge finanziaria prevede che le coperture debbano essere sufficientemente sicure, non arbitrarie e non irrazionali. Penso che, non soltanto per quello che ci ha detto il relatore, ma anche perché tutte le relazioni tecniche sono state asseverate con la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, per quanto ci è stato riferito ufficialmente in quest'Aula dal relatore stesso, l'obiezione corretta del collega Calderoli perda il privilegio della fondatezza e quindi possa essere tranquillamente respinta.

Quanto alla questione pregiudiziale QP2 posta dal collega Saporito e al richiamo all'indipendenza e all'autonomia della magistratura anche militare e all'inamovibilità dei magistrati, voglio ricordare al collega Saporito che, esattamente secondo quanto previsto all'articolo 107 della Costituzione, la mobilità potrà avvenire solo per interpello e cioè con il consenso dei magistrati militari interessati. Voglio poi ricordare che è previsto espressamente dalla legge che i magistrati possano essere rimossi e spostati d'ufficio dal luogo in cui esercitano la loro funzione in caso di soppressione o riduzione dell'organico di un ufficio, secondo quanto previsto dalla legge.

Voglio ricordargli, infine, che anche l'obiezione con riferimento all'articolo 104 della Costituzione non ha fondamento, perché la mobilità dei magistrati militari concorrerà con il parere favorevole del Consiglio superiore della magistratura militare e del Consiglio superiore della magistratura ordinaria. Quindi, anche le funzioni di autogoverno saranno rispettate.

Al collega Baccini, che ha avuto il pregio e il privilegio di porre la questione della promozione delle leggi a favore della famiglia, riconosciamo l'adeguatezza del suo intervento ed apprezziamo il richiamo che ha inteso svolgere. Voglio però ricordare che, in punto di costituzionalità, il richiamo all'articolo 31 della Costituzione non può assolversi da solo se non in relazione agli articoli 36 e 37, e cioè all'articolo 36 che prevede che la retribuzione debba essere sufficiente ed assicurare alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa, e all'articolo 37 che garantisce alle donne lavoratrici condizioni di lavoro che consentano loro la maternità ed un'adeguata protezione per la madre e il bambino.

Voglio ricordare che il Capo XXI della legge finanziaria prevede espressamente, all'articolo 54, l'ampliamento del congedo parentale. Ritengo anche che tutta la disciplina relativa alla lotta alla precarizzazione sia volta contro coloro che oggi non sostengono adeguatamente la famiglia. Concordo che nelle politiche del Governo dovrebbero esserci misure ancora più mirate. Invito allora il collega Baccini ad associarsi a quanto noi vorremmo fare, che abbiamo già proposto, con il collega Bobba, in questa legge finanziaria e che ancora ci premureremo di portare avanti affinché nel nostro Paese ci siano più asili nido e affinché, attraverso gli asili nido, ci siano politiche della famiglia adeguate anche a lottare contro la denatalità.

Dico al collega Azzollini che il ragionamento che sottosta alla questione pregiudiziale da lui avanzata può essere contrastato facendo riferimento ad una questione politica che lui non ha citato nel suo intervento, ossia la lotta all'evasione fiscale. Sarà anche vero che la previsione dello 0,1 in meno o in più del PIL determini 4 miliardi di euro di maggiori entrate, ma è anche vero che solo quest'anno sono stati più di 5 miliardi di euro le maggiori entrate dovute alla lotta all'evasione fiscale. Questo è un punto di onore e di orgoglio della politica di questo Governo che avrà senz'altro il nostro sostegno. Ribadisco che la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato ci tranquillizza. È comunque un'esortazione a fare sempre bene e sempre meglio nel mantenimento della contabilità pubblica.

Replico, infine, al collega Pastore, che ha sollevato il tema della stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione e ha posto, ancora una volta, una questione estremamente puntuale di costituzionalità. Ha ricordato egli stesso che l'articolo 97, comma terzo, della Costituzione, prevede deroghe per legge all'accesso per concorso alla pubblica amministrazione. La Corte costituzionale si è espressa sul punto e ha detto che anche la materia delle deroghe ha bisogno di essere assistita da criteri di congruità e ragionevolezza in coerenza con un rapporto rispetto al fine da raggiungere e all'interesse da soddisfare.

Voglio ricordare al collega Pastore che i casi debbono essere limitati. E il fatto che ci sia un riferimento ad una scadenza temporale ben precisa assolve al primo di questi criteri, cioè proprio la limitatezza dei casi. Poi, ed infine, c'è sempre un bilanciamento dei valori costituzionali, anch'esso richiamato dalla Corte costituzionale quando si è espressa, appunto, sull'applicazione di questo principio. Ho citato l'articolo 36 della Costituzione, l'esigenza di assicurare ai lavoratori un'adeguata retribuzione che consenta, a loro stessi e alle famiglie, una esistenza libera e dignitosa. Credo che lottare contro il precariato, dare stabilità ad ogni posto di lavoro nel nostro Paese significhi, come ho detto al collega Baccini, fare una politica a favore della famiglia, ma anche lottare per questo valore costituzionale fondamentale, cioè costruire nel nostro Paese famiglie libere e dignitose attraverso un salario che consenta loro di poter stare nella società in maniera assolutamente adeguata e senza alcuna incertezza.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la lotta alla precarizzazione è un punto qualificante delle politiche di questo Governo. Noi lo sosteniamo con fiducia. Riconosciamo che l'accesso alla pubblica amministrazione non possa essere irritualmente e sistematicamente diverso da quello per concorso pubblico, ma crediamo che eccezionalmente la lotta al precariato, una stabilizzazione di posti di lavoro assolutamente originali che si sono creati in questi anni nella pubblica amministrazione, sia un punto su cui possiamo collaborare, perché più ci saranno posti di lavoro stabili più la nostra società sarà serena e sicura.

Signor Presidente, credo di aver potuto onorare l'impegno di replicare, in pochissimi minuti, punto per punto, in modo - credo - assai oggettivo, a ciascuna delle cinque questioni pregiudiziali poste e chiedo scusa se non ho potuto essere ancor più esauriente. Con assoluta convinzione riteniamo che si possa procedere oltre e che quindi le questioni pregiudiziali debbano essere respinte. (Applausi dai Gruppi Ulivo, Aut e Misto-IdV. Congratulazioni).

SCHIFANI (FI). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, prima di iniziare le votazioni della finanziaria, ritengo opportuno svolgere delle considerazioni a lei ed ai rappresentanti del Governo perché ciascuno si assuma le proprie responsabilità relativamente al percorso dei giorni successivi a quello odierno.

La legge finanziaria è entrata in Parlamento con 97 articoli; attraverso il passaggio in Commissione, sono diventati 144. L'opposizione in Commissione ha assunto un atteggiamento estremamente responsabile, consentendo che questo provvedimento arrivasse con il relatore in Aula; ha scelto di condividere un'esigenza, quella di non arroccarsi su un ostruzionismo che avrebbe potuto costituire alibi per il Governo e per la maggioranza nel ricorrere al voto di fiducia.

Alla luce di questo scenario, ha presentato sia in Commissione che in Aula un numero di emendamenti contenuto. Vorrei ricordare come addirittura in Commissione, in prima battuta, le proposte modificative dell'opposizione sulla finanziaria fossero numericamente inferiori alle richieste di modifica della maggioranza.

Signor Presidente, mi permetto di ricordare a lei ed all'Assemblea la storia dei processi emendativi delle finanziarie: nel 2000, si contano 3.700 proposte di cambiamento; nel 2001, 1.700 emendamenti; nel 2002, 5.000; nel 2003, 1.900; nel 2004, 1.400; nel 2005, 2.000; nel 2006, 4.300; in questa finanziaria, signor Presidente, complessivamente, tra quelli di maggioranza e opposizione, gli emendamenti sono 630, tanto che il relatore, con grande onestà intellettuale ma principalmente politica, ha dato atto del senso di responsabilità all'opposizione, ringraziandola di questa scelta. (Applausi dal Gruppo FI).

Quello che ci preoccupa e che rassegno all'attenzione dei presenti sono le dichiarazioni di un Ministro per i rapporti con il Parlamento, il quale si arroga il diritto di dare dei numeri all'opposizione sugli eventuali emendamenti da presentare per evitare il voto di fiducia. Non era mai successo che un Ministro per i rapporti con il Parlamento dettasse a noi, Parlamento, le regole per evitare che il Governo ricorresse alla fiducia. (Applausi dal Gruppo FI). Io lo considero, signor Presidente, un atto offensivo non soltanto nei confronti di chi parla, ma dell'intero Parlamento perchè non è importante - lei mi insegna - il numero delle proposte emendative, ma come si discutono e noi ci siamo impegnati, come abbiamo già fatto per il decreto in Commissione, a discutere seriamente e a garantire che il voto finale di questa legge finanziaria venga consumato nel giorno previsto dal calendario dei lavori, approvato all'unanimità da parte della Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo FI).

Il ministro Chiti detta le regole: con 200 emendamenti niente fiducia. Ma dove siamo? Se questo Governo intende mettere il bavaglio alla sua maggioranza perché ha paura di votare gli emendamenti dei colleghi di maggioranza, non può metterlo all'intero Parlamento. Questa, infatti, è la verità, diciamolo pure, ministro Padoa-Schioppa: la verità è che lei minaccia il ricorso al voto di fiducia perché vuole porre la fiducia contro la sua stessa maggioranza, temendo che gli emendamenti dei suoi colleghi di maggioranza, votati da questa opposizione, possano metterla in crisi! (Applausi dal Gruppo FI). Lei sorride, ha un amabilissimo sorriso quando le vengono dette, con chiarezza, le verità che le dovrebbero fare male.

Lo scenario è questo e ci preoccupa. Noi naturalmente non potremo che lamentare il fatto che, ove questo scenario dovesse trovare effettiva realizzazione, le parole del Capo dello Stato, che noi abbiamo sempre rispettato, verrebbero disattese. Lo scenario è questo, signor Presidente, anche perché vedo che la maggioranza ha già iscritto a parlare in discussione generale ben 53 colleghi, mentre l'opposizione ne conta meno della metà. Mi sa, signor Presidente, tanto di melina, perché la maggioranza evidentemente ha bisogno di tempo per presentare il maxiemendamento.

Allora, diciamo le cose come stanno, colleghi: se volete andare alla fiducia, ditelo subito. Signor Ministro, lo dica subito, evitiamo queste sceneggiate e rispettiamo gli italiani! (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, le ruberò solo un minuto per sottolineare l'analisi che ha svolto il presidente Schifani, cui voglio aggiungere una piccola esperienza che abbiamo avuto negli ultimi dieci giorni. Nel corso dell'esame del decreto fiscale abbiamo votato e concluso - perché siamo arrivati anche al voto finale - 461 fra emendamenti e ordini del giorno in due giorni e mezzo di lavoro. Non credo che legittimamente qualcuno, sulla base di un numero di 630 emendamenti, possa parlare di fiducia quando di giornate di lavoro ne abbiamo davanti otto.

Diversamente, si è portati a considerare reale l'ipotesi del senatore Schifani, perché il doppio degli iscritti in discussione generale registrato dalla maggioranza rispetto all'opposizione o è una melina oppure vuol dire che le trattative sono ancora in corso, i numeri non contano ancora e il momento della fiducia è solo rimandato e si attende di avere i numeri per poterlo affrontare. Certamente non sono però i 630 emendamenti a poter giustificare una richiesta di fiducia, perché se tanto mi dà tanto in cinque giorni dovremmo esaminarli tutti, come dimostrato dieci giorni fa. (Applausi dal Gruppo FI).

 

MORANDO (Ulivo). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al senatore Morando, vorrei ricordare che questo è un argomento politico che non è in calendario. Ora, il Presidente ha dato la parola al richiedente e ad altri due senatori, poi però vorrei ritornare all'ordine del giorno, perché, a parte il fatto che, essendo stata incardinata la discussione del provvedimento, gli interventi in atto incidono sul contingentamento, non vorrei allargare questo discorso, sul quale poi svolgerò una sola considerazione, visto che mi è stata richiesta.

Ha ora facoltà di intervenire il senatore Morando.

MORANDO (Ulivo). Signor Presidente, non ho intenzione di far perdere tempo all'Aula, ma la questione che è stata posta è rilevante. Non voglio adesso occuparmi dell'apposizione della questione di fiducia o meno, non è mia competenza, non è l'argomento di questa sera. Questa sera vorrei soltanto richiamare ai colleghi ciò che abbiamo in larga misura convenuto a proposito delle regole della sessione di bilancio (o meglio, a proposito di buone regole della sessione di bilancio, che bisognerebbe poi avere la forza, il centro-sinistra ed il centro-destra, di approvare), quello cioè che concludemmo a questo proposito dopo il lungo dibattito che ha impegnato, nella primavera scorsa, le Commissioni bilancio di Camera e Senato.

A proposito dei lavori delle Commissioni bilancio in ordine alla legge finanziaria abbiamo in larga misura convenuto (perché a questo riguardo la proposta che poi ha approvato la maggioranza era perfettamente contenuta in una proposta avanzata dal Governo di centro-destra nella scorsa legislatura) che in Commissione, una volta definita la possibilità di stabilire con certezza il tempo della conclusione dei lavori, cioè affermato in buona sostanza anche sotto il profilo formale il diritto di contingentare i tempi (inducendo così la maggioranza e l'opposizione a non perdere tempo a fini di arrivare al termine dei lavori senza concluderli con il mandato al relatore di maggioranza, di minoranza o di entrambi), bisognava creare le condizioni per un esame puntuale di tutti gli emendamenti presentati.

In sostanza, tutti gli emendamenti presentati in Commissione dovevano avere caratteristiche tali da consentire un approfondimento tecnico adeguato, che si può fare di fronte a un'Assemblea di 25 persone, ma non si può fare di fronte a un'Assemblea di 300 persone. Abbiamo invece ipotizzato che in Aula, svolto questo lavoro di istruttoria, in fondo copiando modelli che a parole diciamo tutti di voler imitare, salvo poi disattendere questo impegno al momento opportuno, il confronto avrebbe dovuto essere organizzato - e dovrebbe organizzarsi - per contrapposizione di articoli: tanti sono gli articoli licenziati dalla Commissione con un voto che si ritiene sostenuto dalla maggioranza (se nel frattempo non è intervenuta una crisi politica), tante, grosso modo, possono essere le proposte avanzate dai Gruppi per prospettare legittimamente un'alternativa di fronte all'Aula.

Non c'è dubbio, da questo punto di vista, che per ora non siamo arrivati a questo esito positivo per quanto riguarda l'Aula. Ci siamo invece arrivati (e l'opposizione ha dato un contributo determinante allo scopo) per quello che riguarda i lavori della Commissione. Io ho preso la parola soltanto per sottolineare (fermo restando che ora vedremo quello che accadrà in Aula) che per la parte relativa alla Commissione le indicazioni di lavoro, sia pure non ancora tradotte in modificazioni del Regolamento, che emergevano da quel dibattito si sono tradotte in atto e hanno consentito alla Commissione di lavorare positivamente.

Aggiungo un'unica considerazione politica: dal punto di vista della maggioranza, e credo anche del Governo, quello uscito dalla Commissione è il testo della finanziaria che si vuole far uscire dal Senato della Repubblica (Commenti del senatore Stefani).

Non c'è - a nostro avviso - alcun emendamento da presentare: è una scelta politica, non è una questione di Regolamento, è una mera scelta politica. Riteniamo soddisfacenti le scelte operate dalla Commissione a proposito di tutti gli emendamenti esaminati. Naturalmente avete visto in che cosa si è tradotta questa scelta: mi riferisco alla mancata presentazione di emendamenti da parte di quasi tutti i Gruppi della maggioranza. Questa è la scelta politicamente legittima che la maggioranza ha assunto per rendere chiaro che il testo che noi vogliamo difendere nel corso dell'esame dell'Aula è il testo uscito dalla Commissione. Niente di più volevo dire ed è quanto ho detto. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Formisano).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Morando. Volevo sottolineare che siamo dinanzi a dichiarazioni di singoli: per la fiducia occorre una decisione del Consiglio dei ministri, quindi questo dibattito mi pare non tempestivo, anche se ne comprendo le ragioni politiche.

 

BALDASSARRI (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per cinque minuti (Commenti). Colleghi, dopo i tre intervenuti vi è l'apprezzamento del Presidente rispetto all'argomento che si discute e il Presidente decide se far parlare qualcun altro ed il tempo per il quale si interviene. Non sono dieci minuti; i tre colleghi intervenuti ne avevano diritto, gli altri no.

Il senatore Baldassarri ha facoltà di parlare.

BALDASSARRI (AN). Signor Presidente, intervengo brevemente sull'ordine dei lavori; non sarei intervenuto se non dopo aver ascoltato il presidente Morando che ha esattamente riportato quanto avvenuto in Commissione. Poiché ci accingiamo a votare le questioni pregiudiziali, visto che è presente in Aula il Ministro dell'economia e delle finanze, vorrei che il Ministro rispondesse ad una domanda molto semplice, alla quale non abbiamo avuto risposta, quanto meno esauriente, in Commissione.

La domanda è perché il Governo sull'emendamento 3.1000, presentato in Commissione, ha ritenuto di dover consegnare anche la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e perché invece, contestualmente, sull'emendamento 3.2000, non ha presentato la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, ma una lettera firmata dal sottosegretario Sartor e chiamata "Relazione tecnica".

Io credo che l'Aula legittimamente debba sapere dalla viva voce del Ministro dell'economia perché due emendamenti contestuali sono stati oggetto di una procedura differenziata da parte del Ministro dell'economia.

PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, la sua richiesta naturalmente è legittima, ma il Ministro, che è presente dall'inizio dei nostri lavori, poi avrà occasione, a conclusione della discussione generale, di rispondere a tutte le questioni che vengono poste, anche oggi in discussione per le pregiudiziali.

 

BALDASSARRI (AN). No, deve rispondere prima della votazione delle pregiudiziali!

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto in modo da passare alla votazione.

Comunico all'Aula, dopo la riunione della Giunta per il Regolamento e sulla base del nostro Regolamento attuale, che la richiesta di parere al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro deve essere avanzata prima dell'avvio della discussione generale.

Viene ora richiesto da parte del senatore Calderoli, ai sensi dell'articolo 98 del nostro Regolamento, il parere del CNEL. Avverto l'Aula che, subito dopo il voto sulla pregiudiziale, metterò ai voti la richiesta del senatore Calderoli. Quindi, prego i senatori, una volta terminata la prima votazione, di aspettare perché ci sarà una seconda votazione legittimamente richiesta.

 

STORACE (Misto-LD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

STORACE (Misto-LD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Senatore Storace, la votazione di una pregiudiziale non consente la richiesta del voto elettronico.

Metto pertanto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la questione pregiudiziale, avanzata, con diverse motivazioni, dai senatori Calderoli (QP1), Saporito e Augello (QP2), Baccini (QP3), Azzollini e Pastore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva.

 

TOFANI (AN). Signor Presidente, per favore, può dichiarare il risultato?

 

PRESIDENTE. La pregiudiziale è stata respinta con 161 voti contrari e 156 a favore.

Metto ora ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la richiesta di parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, avanzata dal senatore Calderoli.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

318

Senatori votanti

317

Maggioranza

159

Favorevoli

156

Contrari

161

Il Senato non approva.

Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Banti. Ne ha facoltà.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,35)

 

Colleghi, teoricamente dovremmo iniziare la discussione generale. (Brusìo). Credo che il senatore Banti abbia tutto il diritto di intervenire. Forza colleghi, chi deve uscire si affretti.

Ha dunque facoltà di parlare il senatore Banti.

BANTI (Ulivo). Signor Presidente, la finanziaria richiede molto movimento anche in entrata e in uscita dall'Aula. Comunque, grazie della cortesia.

Signor Presidente, signori del Governo e colleghi, la seconda legge finanziaria e la seconda legge di bilancio della legislatura rappresentano un'ulteriore conferma della volontà del Governo e della sua maggioranza di riprendere dopo un'interruzione di cinque anni un percorso virtuoso che la XIII legislatura dal 1996 al 2001 aveva avviato con i Governi di centro-sinistra di Prodi, D'Alema e Amato.

Si trattava di un percorso virtuoso perché era legato alla necessità di far fronte dopo anni di difficile transizione - peraltro, non ancora del tutto compiuta nei sistemi politici e istituzionali del nostro Paese - agli obblighi di Maastricht. Tali obblighi non sono puramente legati a una volontà europea di mettere in difficoltà questo o quell'altro Paese, ma alla necessità per il nostro continente, per l'Unione Europea alla quale aderiamo, di affrontare le sfide di tempi nuovi, sempre più globali e internazionalizzati.

Il risanamento dei conti pubblici da questo punto di vista è una sfida prioritaria e mette in assoluto secondo piano ogni ulteriore, pur necessaria, riflessione sulle modalità con cui questa operazione viene compiuta.

Stupisce che il Governo Berlusconi negli anni della precedente legislatura sia mancato clamorosamente proprio nell'obiettivo di proseguire questo risanamento, al di là del giudizio sui singoli provvedimenti di quel Governo e di quella legislatura, che da parte nostra é stato e rimane molto negativo.

Il percorso virtuoso, avviato dal presidente del Consiglio Prodi, all'indomani delle elezioni del 1996, e - ricordiamolo - dal ministro del tesoro di allora Carlo Azeglio Ciampi, si è interrotto con il ritorno indietro o addirittura con il ritorno all'aumento del debito pubblico negli anni che abbiamo alle spalle, con l'azzeramento dell'avanzo primario e, quindi, con l'ulteriore difficoltà del nostro Paese ad adeguarsi ai parametri fortemente voluti e da noi stessi firmati nei successivi accordi dell'Unione Europea.

Del resto, la fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino avevano messo in risalto l'esigenza di affrontare in maniera diversa le sfide di carattere economico perché, se una sfida (quella appunto della guerra fredda) veniva meno positivamente e - nel senso letterale del termine - senza colpo ferire, altre sfide sono all'orizzonte. Si tratta di sfide pesanti dal punto di vista economico e, quindi, delle ricadute sociali sulle popolazioni del mondo e anche sulle popolazioni del nostro vecchio continente. Mi riferisco alle crisi di carattere ambientale, a quelle di carattere energetico e alle possibili crisi che nei prossimi anni e decenni saranno sottese alla reperibilità di risorse adeguate per lo sviluppo, per la crescita dei Paesi occidentali industrializzati, ma anche ed ancora di più per la crescita dei Paesi emergenti e di quelli che tuttora permangono in una situazione scandalosa di sottosviluppo come, in particolare, quelli dell'Africa.

Il fatto che un Paese come il nostro, con il debito pubblico che ha, affronti il cammino del risanamento e del rientro in parametri più accettabili è davvero una coscienza positiva ed ineludibile. Ha detto bene in questi giorni il presidente Napolitano, quando ha ricordato che in un tempo di pace, che pure va garantita, si possono attendere nuove possibili difficoltà e crisi in politica estera.

L'economia, la legge finanziaria, la legge di bilancio non sono estranee all'andamento della politica estera, dei temi della pace e dell'equilibrio tra i popoli, anzi, sempre di più, nell'epoca globale, questi aspetti sono tra loro interdipendenti e dunque è necessario, nell'interesse del nostro Paese, ma soprattutto del suo ruolo a livello internazionale, che la politica di risanamento economico proceda, si consolidi e, nello stesso tempo, dia nuove occasioni e possibilità di crescita al Paese.

Se tutte le critiche devono essere considerate con attenzione, da qualunque parte esse provengano (ed io credo che i nostri relatori abbiano dimostrato attenzione ed impegno, che corrispondono ad una volontà di tutta la maggioranza), è piuttosto curioso - per non dire altro - che ci si attardi, da parte dell'opposizione, nella ricerca, per così dire spesso e volentieri, di molte apparenti pulci che possono nascondersi nelle pieghe del bilancio o della legge finanziaria, sfuggendo al confronto di fondo, rispetto al quale abbiamo perduto cinque anni.

Forse, negli anni passati, abbiamo diminuito la pressione fiscale (che è un obiettivo anche di questa maggioranza e di questo Governo, occorre ribadirlo), ma ciò è avvenuto senza alcun beneficio complessivo per il quadro generale economico del Paese e senza che ciò consentisse di ridurre le tensioni sociali che tuttora permangono. Anzi, per determinati aspetti, queste tensioni sono cresciute ed è curioso che adesso se ne faccia carico al Governo Prodi, in carica da meno di un anno e mezzo.

Resta il fatto che il risanamento deve essere perseguito, ma proprio a fronte delle esigenze sociali che stanno intorno a noi, con quell'equilibrio e con quella prudenza che, senza deflettere sulla strada maestra della riduzione del debito pubblico e dell'equità oltre che della ripresa della crescita, tengano conto del fatto che il nostro Paese non è composto di numeri, ma di persone vive, molte delle quali non possono arrivare alla fine del mese e continuano ad avere difficoltà e incertezze nel loro rapporto con la pubblica amministrazione e, più in generale, con la politica.

È allora del tutto evidente che non bastano operazioni contabili sulla carta. Queste sono sicuramente necessarie per dare l'indirizzo e per far comprendere dove si deve andare, e noi vogliamo andare lungo questa direzione, ma poi l'impegno del Parlamento, del Governo, delle forze politiche - direi di maggioranza e di opposizione, non vorrei fare distinzioni - deve tenere conto di tutti coloro che ci seguono, se vogliono seguire i nostri lavori, dal di fuori del Palazzo e che stentano a capire ciò che si muove all'interno del Palazzo, perché sembra estraneo ai loro interessi, alle loro condizioni di vita, alle loro speranze e attese, alle difficoltà che si manifestano giorno per giorno.

Il presidente Prodi ha sottolineato - e noi vogliamo ulteriormente rafforzare questa indicazione - che la legislatura in corso, oltre al risanamento dei conti pubblici, ma proprio in relazione a tale risanamento, deve riprendere, con forza, il cammino per quella riforma dello Stato, che non consiste solo nella riforma della parte ordinamentale della nostra Costituzione, ma anche nel cambiamento profondo della pubblica amministrazione e del modo stesso di rapportarsi coi cittadini, a fronte delle nuove responsabilità che stanno emergendo nell'epoca della comunicazione globale, nell'epoca di Internet, nell'epoca anche della ridefinizione di un'etica a livello globale e della dimensione profonda del rapporto tra cittadino e potere.

Tali questioni non si risolvono certo con la legge finanziaria, ma questa deve essere la cornice all'interno della quale l'Unione Europea può riconoscere il cammino che il Paese compie per il necessario risanamento.

A questa legge finanziaria, però, devono unirsi provvedimenti di altro tipo e per tale motivo ho apprezzato in modo particolare il Presidente del Consiglio quando ha sottolineato che il cosiddetto pacchetto dei provvedimenti, che quanto prima (auspicabilmente entro la fine dell'anno) il Parlamento dovrà approvare affinché il 2008 sia un ulteriore anno di stabilizzazione e di miglioramento delle condizioni generali del Paese, contenga anche provvedimenti di altra natura. Infatti, vi sono anche il decreto sulla sicurezza, legato ad emergenze di tipo diverso, nonché la legge Bersani sulle liberalizzazioni, che cito essendone il relatore in Commissione, ed altri ancora.

Abbiamo l'esigenza di presentare al Paese una manovra a più dimensioni, che siano però convergenti e puntino ad un nuovo coordinamento delle iniziative della pubblica amministrazione e ad una riforma più generale del sistema del rapporto tra politica e cittadinanza nell'ottica della partecipazione. Sono temi importanti, ai quali non possiamo sfuggire.

La legge finanziaria, forse, non è la più perfetta di questo mondo ma, come detto anche dal senatore Morando, è un testo che merita di essere approvato, al di là di qualche possibile correttivo marginale, per come è uscito dall'importante lavoro della Commissione.

Noi vorremmo che intorno a questo disegno di legge si sviluppasse davvero un dibattito approfondito. Secondo la parte del centro-sinistra di quest'Aula, qualunque risanamento non può prescindere dalla considerazione di temi di carattere sociale e sfidiamo tutte le opposizioni e le forze possibili a sostenere il contrario. Non possiamo compiere semplicemente operazioni contabili, ma dobbiamo pensare ai pensionati, ai giovani senza lavoro, agli over 45 e alle tante categorie che guardano alla politica come ad un luogo di silenzio o di chiusura in se stessi. Questo non può e non deve essere.

Questa è la missione di fondo della legge finanziaria. La parola missione è già risuonata oggi in questa Aula e, del resto, essa è scritta, con termine ormai inserito nell'uso parlamentare, nel testo stesso del provvedimento in quanto parola che dà il nome ai macrocapitoli del bilancio e della legge finanziaria. C'è, però, una missione di fondo che lega la finanziaria, la legge più importante che un Parlamento deve approvare nel corso di un anno, ad un quadro più generale d'impegno di legislatura.

Noi siamo consapevoli dell'esistenza di tentativi volti a utilizzare legittimi dissensi o legittime proposte modificative perché possano agire da presunto grimaldello di ribaltamento di maggioranze risultate tali per un solo voto. Come affermato dal senatore Calderoli nella precedente legislatura, quando presentò la legge elettorale, questa consente di governare anche con un solo voto in più di uno schieramento rispetto ad un altro. In questo caso i voti sono stati più di uno, non tanti di più, ma sicuramente vi sono stati svariati voti di vantaggio.

Questa maggioranza, quindi, deve poter governare perché tale responsabilità le è stata attribuita dagli elettori. In questa responsabilità, però, non è possibile immaginare trabocchetti e difficoltà immediate di qualunque tipo. Occorre affrontare il tema della finanziaria come tema che scandisce le tappe di una legislatura che deve proseguire nel suo cammino. Questo, infatti, è un cammino di impegno politico rispetto al patto assunto con gli elettori e dovrebbe essere il patto di tutti, maggioranza e minoranza di questo Parlamento.

I parlamentari di maggioranza, ciascuno dei quali avrebbe forse voluto vedere qualcosa di più e di meglio nel testo della legge finanziaria, si accingono a dare un consenso convinto a un testo che, per il quadro che ho cercato sommariamente di descrivere, sicuramente consentirà a ciascuno di noi di tornare nei nostri territori e collegi a dire che abbiamo fatto, per quanto possibile, il nostro dovere. (Applausi dal Gruppo Ulivo e dei senatori Tonini e Pellegatta).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augello. Ne ha facoltà.

AUGELLO (AN). Signor Presidente, colleghi senatori, inizierò il mio intervento facendo una breve ricognizione su quanto accaduto ultimamente in Commissione bilancio e sul dibattito che, nelle ultime ore, ha fatto da sfondo a questa legge finanziaria.

Credo, infatti, che sia stata liquidata, con troppo facilità, da parte del presidente Marini questa provocazione - non riesco a trovare un altro termine adeguato - con cui il ministro Chiti si è rivolto al Parlamento, facendo aleggiare il fantasma della fiducia e dando rigide prescrizioni affinché questo fantasma non si materializzi. Lo dico perché nelle ultime ore e negli ultimi giorni nella Commissione bilancio - ne ha dato atto il Presidente, ma nel mio intervento vorrei sottolineare ulteriormente questo dato - l'opposizione ha realizzato uno sforzo gigantesco per venire incontro alle convulsioni e agli attorcigliamenti di una maggioranza che era patentemente in difficoltà, non solo come maggioranza, ma anche come Governo.

C'è voluto uno straordinario senso di responsabilità davanti alle convulsioni di una maggioranza che ha paura di non essere più tale di qui a qualche ora per continuare a tenere la barra della qualità del dibattito sulla legge finanziaria e non cedere alla tentazione dell'azione di protesta eclatante e clamorosa per poi mettere questa stessa maggioranza davanti alle proprie responsabilità in quest'Aula.

Dopo tutto lo sforzo che abbiamo fatto, torno a sottolineare, sottosegretario Sartor, che ha dovuto persino tener conto del meccanismo di autocertificazione da lei proposto sulla copertura dei ticket, che non state abolendo. State abolendo sempre lo stesso ticket, perché non siete capaci di abolirlo strutturalmente; questa autocertificazione, legittima sul piano della forma, è però assai dubbia sul piano della sostanza, se è vero, come è vero, che nessuno di noi considererebbe una relazione tecnica asseverata dalla Ragioneria alla stregua dell'autocertificazione di un sottosegretario del Governo in termini di validità. È un po' come scegliere tra un bond che ha una votazione di un'agenzia di rating e un bond che è autocertificato da chi lo emette: nessuno considererebbe paragonabile il rischio delle due operazioni.

Anche su questo punto l'opposizione si è limitata ad una protesta formale, ad una richiesta reiterata di chiarimenti, che è tornata negli interventi del collega Vegas, in sede di relazione di minoranza, e del collega Baldassarri, senza ancora ricevere una risposta ad una domanda che pure è semplice e chiara: come mai per gli ultimi due emendamenti abbiamo avuto due coperture, l'una bollinata dalla Ragioneria e l'altra autocertificata? Come diceva re Idris, «parola di re»: questa copertura vale, è un atto di fede, sottosegretario Sartor, ma lei comprende meglio di me che, dal punto di vista delle coperture, gli atti di fede e la mistica sono incompatibili con la contabilità pubblica.

Sappiamo bene tutti qual è il problema tecnico presente in quella copertura e nondimeno responsabilmente siamo arrivati fino a questo confronto. Ecco, leggo in questa manovra finanziaria soprattutto un disperato bisogno di restare insieme da parte della maggioranza, che si può vedere emendamento per emendamento, euro per euro; quei 39 diversi beneficiari dei decreti sui vari tesoretti hanno nomi e cognomi politici, non in senso di destinazione finale personale di una somma, ma nel senso della sua intestazione politica.

In questa frammentazione c'è quell'espansione di spesa di cui abbiamo parlato in Commissione, quella perdita di occasioni che continua dallo scorso anno, quella politica un po' pelosa e un po' furbesca di questo Governo di giocare a nascondere gli aumenti delle entrate per poi farli comparire quando ha già deciso come spenderli, mettendo, colleghi della maggioranza, non soltanto l'opposizione di fronte al fatto compiuto, ma il Parlamento stesso.

Questo è quello che l'opposizione è stata costretta a misurare nelle ultime ore in maniera sempre più evidente, fino a ciò che è successo con la parte della finanziaria dedicata ai parlamentari che vengono eletti all'estero, fino a quel che si è visto in alcuni provvedimenti che invece hanno certamente una loro positività, ma che sono del tutto inadeguati, se non in termini di sottoscrizione, del cambiare politica da una parte della maggioranza, come i provvedimenti per gli incapienti.

Quei 40 centesimi, certo, è meglio averli che non averli, ma gli aumenti recenti dei generi di prima necessità hanno già divorato questa piccolissima dote. C'è da chiedersi, guardando la destinazione di tutte le altre risorse, se davvero erano così importanti tutte le altre misure rispetto ai provvedimenti per gli incapienti, e se davvero il povero sottosegretario Sartor doveva veder dilapidare tutte le coperture possibili per ridursi all'ultimo, con il già citato sistema dell'autocertificazione, su una questione delicata come il ticket, che avevate lasciato per ultima, nonostante dovesse essere questione già acquisita perché il ticket era già stato abolito lo scorso anno.

Questo è l'insieme degli elementi che dipingono una situazione che politicamente è fin troppo facile da indicare come preagonica dal punto di vista politico di questa maggioranza, ma anche l'insieme degli elementi che danno la misura della cultura di Governo di questa opposizione, che è rimasta tenacemente attaccata all'idea di poter rappresentare politicamente una finanziaria alternativa, di poterla rappresentare fino all'ultimo, nonostante la nostra controparte fosse sì sul piano istituzionale - mi riferisco al Presidente della Commissione - più che disponibile a garantire almeno regole certe di un dibattito trasparente, ma certamente di fronte ad un Governo che non sapeva che farsene dei contributi costruttivi dell'opposizione e che ha trascorso lunghe ore, lunghi giorni e qualche lunga notte della discussione del disegno di legge finanziaria in Commissione cercando disperatamente di frenare la presentazione di emendamenti da parte della maggioranza e soprattutto le coperture più o meno avventurose che venivano proposte a fronte di tali emendamenti.

Questi sono gli elementi che hanno caratterizzato i due schieramenti che si sono confrontati in queste settimane. Allora, tutto ciò ci dà la dimensione di quanto sia inaccettabile e da respingere al mittente, nei toni, nei modi, nei contenuti, nella forma e nella sostanza, la sortita del ministro Chiti, che davvero sembra non voler tener conto di una minima decenza nel rivolgersi al Parlamento su questioni così delicate e così importanti come quelle che appassionano il dibattito dell'Aula in queste ore.

Sono tutte considerazioni che ci portano verso la parte conclusiva del mio intervento. Non siamo più di fronte alla censura di una legge finanziaria per ragioni di filosofie contrapposte; non siamo più di fronte ad una situazione in cui si misurano - come forse è stato un po' nella prima legge finanziaria prodotta da questo Governo - una volontà della maggioranza e una volontà dell'opposizione; qui permangono un disegno certo e alternativo dell'opposizione rispetto a priorità e urgenze a cui la legge finanziaria dovrebbe far fronte e invece una legge finanziaria che viene utilizzata come un puro collante per tenere in piedi ancora un mese, ancora due mesi la maggioranza. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bonadonna. Ne ha facoltà.

BONADONNA (RC-SE). Signor Presidente, siamo in una fase difficile, complicata e per certi versi anche interessante della vita politica, che per altri versi dovrebbe richiamare l'attenzione e la preoccupazione di tutti. Infatti, anche in passaggi cruciali della vita di un Paese, quando c'è un rapporto difficile tra i problemi aperti nella società e la capacità delle forze politiche di rappresentarle e mediarle, non c'è dubbio che in queste fasi si aprono spazi per soluzioni non sempre accettabili sul piano democratico.

Continuo a ritenere che se avessimo una maggiore capacità di confrontarci sul merito dei problemi e sul merito delle soluzioni e meno disponibilità ad affrontare le questioni dal punto di vista semplicemente dello schieramento politico, avremmo tutti qualcosa da guadagnare e avremmo fatto un passo avanti. Purtroppo, vedo, anche dall'avvio della discussione di questa sera, che non è così.

Sembra un paradosso: l'anno scorso eravamo in presenza di una manovra certamente pesante, su cui la mia parte politica ha avanzato anche alcune riserve, ma in qualche modo quella manovra interveniva in un quadro politico sostanzialmente stabilizzato o comunque con l'indicazione alla stabilità. Oggi siamo in presenza indubbiamente di una manovra leggera, che perfino - come noi auspicavamo - prevede alcuni interventi importanti di redistribuzione; però, tutto questo avviene in un quadro politico sfilacciato e contraddittorio.

Credo che questa manovra del Governo, quella che abbiamo già in parte definito con il decreto fiscale e che completeremo con la legge finanziaria e poi con il disegno di legge sul welfare, dovrebbe poter dare un quadro di recupero di stabilità e di apertura e rafforzamento di prospettiva alla maggioranza e al Governo.

Ciò non perché ci sia l'esigenza soggettiva o un bisogno soggettivo da parte nostra di stabilità, ma perché pensiamo che anche la necessità e la possibilità di determinare condizioni di avanzamento del sistema politico richiedono due elementi: una capacità di confronto sul merito delle cose e la capacità di superare la demonizzazione dell'avversario. Vedo invece che in questa fase tutto congiura verso l'attenuazione e l'abbassamento della capacità di confronto.

I relatori sul disegno di legge di bilancio e sul disegno di legge finanziaria hanno fatto del loro meglio per illustrare le ragioni ed anche per valorizzare - ci tengo a dirlo - il lavoro compiuto nella Commissione bilancio. Credo che sia un fatto importante e in questa sede bisogna dichiararlo.

In questa sede non si tratta di ragionare se è valida la certificazione della Ragioneria o quella che il Governo, per bocca e per firma di un Sottosegretario, dà di un atto. D'altra parte, se dobbiamo fare il confronto con le agenzie di rating, non mi pare che le esperienze di politica finanziaria internazionale di questo periodo depongano molto a favore dell'affidabilità di tali agenzie.

In questo disegno di legge finanziaria ci sono alcuni punti che vanno richiamati. Il maggior gettito fiscale, il cosiddetto extragettito, per il 2008 rappresenta una battaglia che abbiamo compiuto e l'hanno fatta le organizzazioni sindacali e un grande movimento di lotta dei cittadini e dei lavoratori. Il maggiore gettito fiscale per il 2008 sarà destinato alla riduzione delle tasse dei lavoratori dipendenti.

Fino a qualche tempo fa era soltanto la sinistra considerata massimalista ed estremista a sostenere che esiste una questione salariale nel nostro Paese; di recente abbiamo visto che anche il Governatore della Banca d'Italia si è convinto che così stanno le cose. Le imprese iniziano ad accorgersi che tale problema esiste. Il Presidente della Confindustria, malgrado i suoi numeri sull'antipolitica, si deve rendere conto che questo è un problema da affrontare e da risolvere.

Con questo disegno di legge finanziaria si apre la strada in una giusta direzione e penso che tale strada sia da perseguire. Se poi si aggiunge l'abrogazione o, per meglio dire, si è evitata l'introduzione dei ticket sulla spesa sanitaria e sulla diagnostica, tanto di guadagnato.

Se si è esclusa l'IVA per la fornitura gratuita alle ONLUS dei prodotti non commercializzabili, penso che sia un fatto socialmente apprezzabile. Finalmente si è creato un Fondo per il risarcimento di tutte le vittime dell'amianto. Sappiamo che non è sufficiente, però si è attivato, con 30 milioni di euro per il 2008-2009 e con 22 milioni di euro a decorrere per il 2010, un fondo che viene incontro a una situazione drammatica, che coinvolge decine di migliaia di famiglie.

Allora, perché sottovalutare questi aspetti? Perché non riconoscere che un voto unanime che quest'Aula aveva espresso perché l'Agenzia delle entrate fiscali, le agenzie fiscali e le amministrazioni dessero una risposta positiva ai candidati risultati idonei nei concorsi già espletati, trova nel disegno di legge finanziaria una soluzione che forse non rappresenta il cento per 100 di ciò che avremmo voluto, ma che apre una strada importante in questa direzione?

Non si può dire che è soltanto una questione che riguarda la precarietà. È una questione che riguarda un investimento nel settore finanziario, per cui l'assunzione di coloro che sono risultati idonei nei concorsi già espletati rappresenta la possibilità di rafforzare e qualificare la lotta all'evasione fiscale.

Abbiamo proposto e in qualche modo c'è una risposta importante sui costi della politica. Forse si poteva fare di più, forse si potrà aggiungere alla Camera dei deputati la cancellazione - penso sia giusto proporla - dei benefìci di cui godono ancora gli ex parlamentari. Penso che le condizioni di cui si gode da parlamentari debbano finire quando non lo si è più, la possibilità di poterne usufruire anche dopo non penso sia un fatto di grande eleganza.

Avverto invece una questione in questa finanziaria che ha un significato. Si dice che è particolare, è specifica, ma la sospensione delle esecuzioni forzose nei confronti degli imprenditori agricoli in Sardegna che non sono più nelle condizioni di pagare i mutui, e rischiano quindi di perdere le terre che hanno cominciato a pagare, è un segnale che in qualche modo è sotto osservazione e sotto critica una certa politica finanziaria ed una politica delle banche. L'intervento sui mutui non è certamente sufficiente di per sé, ma dà, anche in questo caso, il segnale importante che la politica si occupa di questi problemi.

C'è un intervento sul Mezzogiorno, è previsto un tetto agli stipendi dei manager pubblici. Capisco che possa venire il mal di pancia quando si affrontano questi argomenti, ma si deve anche sapere che siamo in presenza di un mercato alimentato artificiosamente.

Per concludere, esiste la questione relativa alla stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Quando si parla di questo argomento si pensa sempre che essi rappresentano dei costi. Se facciamo i calcoli - e sfido chiunque a farli - vediamo che internalizzare i servizi che oggi vengono dati ai lavoratori in regime di affitto, ossia con il lavoro interinale, significa per la pubblica amministrazione risparmiare mediamente il 30 per cento.

Allora, noi guardiamo a questa finanziaria con una attenzione particolare. Pensiamo che essa possa rappresentare un elemento che rafforza la coesione nella maggioranza, che consenta comunque di fare una discussione anche all'interno della maggioranza ma che si misuri sul merito delle cose e non sui cosiddetti segnali di fumo che definiscono i rapporti tra le diverse forze e allontanano il Paese dalla politica. (Applausi della senatrice Brisca Menapace).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Livi Bacci. Ne ha facoltà.

LIVI BACCI (Ulivo). Ricordo che il ministro Padoa-Schioppa, nell'intervento del 3 ottobre di fronte al Senato, presentando la manovra di bilancio - lo ricordava prima il relatore Legnini - menzionò due particolarità del sistema Italia, o meglio due gravi patologie che questo Governo si è impegnato a combattere e che rappresentano un freno alla crescita e all'equità. Non sono patologie da poco, ma due macigni sulla strada del Paese: l'altissimo debito pubblico che non appare negli altri Paesi dell'Unione Europea e l'abnorme evasione fiscale che supera i 5-6 punti di PIL rispetto alla media europea; due macigni che non possono essere spostati rapidamente, ma che devono essere erosi e frantumati in un tempo ragionevole.

È questa una priorità per un Governo veramente democratico. Lo spostamento degli oneri sulle generazioni future, anche quando è deciso seguendo le regole formali della democrazia, può prevaricare gli interessi di quelle generazioni espropriandole delle loro prerogative. È quindi un atto non democratico, nella sostanza, che produce iniquità di chi ci è già ma non ha diritto di voto o di chi ancora non c'è.

L'evasione fiscale è l'altro macigno. Non solo è causa di profonda distorsione del sistema economico, che cresce storto e deforme, ma è fonte primaria di diseguaglianza tra i cittadini e gli attori economici che adempiono regolarmente ai loro doveri e quelli che invece li eludono e li evadono. Va aggiunto poi che l'evasione fiscale si lega a doppio filo con l'economia sommersa (tra un quinto e un sesto del PIL, con un valore superiore al PIL della Polonia) e con il lavoro nero, due piaghe della nostra società.

Durante il primo anno e mezzo di vita il Governo si è mosso con coerenza nella giusta direzione e i provvedimenti di autunno, improntati a contrastare le diseguaglianze, a sostenere gli investimenti e a stabilizzare la pressione fiscale, ne sono la prova concreta.

Mentre rinnovo il pieno apprezzamento per l'operato di questo Governo, voglio allo stesso tempo soffermarmi su alcuni nodi che gli interventi prospettati cominciano ad affrontare, ma che richiederanno crescente impegno man mano che si raccoglieranno i frutti in termini di crescita e di stabilità delle politiche proposte.

Semplifico al massimo. Ricordo che nel 2006 c'erano 19 milioni di giovani tra i quindici e i quarant'anni in Italia e numeri quasi identici in Francia e Gran Bretagna, ma coloro che si dichiaravano attivi erano 12,3 milioni da noi, 13,5 in Francia e 14,6 in Gran Bretagna. Supponiamo che, con politiche adeguate, riuscissimo a colmare, nel giro di un decennio, il distacco che ci separa dalla Gran Bretagna in termini di occupazione giovanile. Ciò significherebbe una spinta in alto al PIL, in ogni anno, compresa tra mezzo punto e un punto percentuale di crescita, rimettendo il nostro sviluppo al passo con l'Europa. Non sarebbe davvero un risultato da poco.

Mac'è di più. Questa massa di giovani che, per il momento, è numericamente pari a quella dei due grandi Paesi citati, non solo esprime meno occupazione, ma mette al mondo un numero di figli assai inferiore: nel 2006 sono nati 560.000 bambini in Italia, 720.000 in Gran Bretagna e 800.000 in Francia. I conti demografici di questi due Paesi sono in ordine, quelli dell'Italia sono in grave deficit.

C'èdunque una questione giovanile sintetizzata dai due dati precedenti: i giovani generano pochi figli e sono occupati in minor proporzione che altrove. Però la questione giovanile è assai più complicata e infatti i giovani italiani, oltre ad entrare in ritardo nel mercato del lavoro, quando lavorano guadagnano assai meno dei loro coetanei europei, finiscono più tardi la loro formazione, escono più tardi dalla famiglia e più tardi ne formano una propria. Entrando al lavoro più tardi ne viene ritardata anche la loro ascesa sociale e professionale e si preclude la loro presenza nelle gerarchie e nelle funzioni decisorie.

Aparità di età al pensionamento, ogni anno di ritardo in entrata al lavoro equivale ad un 3 per cento del trattamento pensionistico in meno. Così i nati in Italia che entreranno nei loro vent'anni, non solo saranno pochi per la bassa natalità che dura ormai da un quarto di secolo, ma diventeranno protagonisti attivi nella società più tardi del loro coetanei europei e più tardi di quanto non avvenisse per i loro genitori. Pochi, poco e tardi utilizzati, meno retribuiti, in minor numero nei ruoli che contano. Restituire loro le prerogative perdute significa, in breve, accelerare la crescita del Paese.

Deficit di buona occupazione e deficit di nascite sono tra loro strettamente collegati e riguardano particolarmente le giovani donne tra i trenta e i quarant'anni, età nelle quali si concentrano le nascite e più intense sono le funzioni di allevamento e di cura. Restituire prerogative ai giovani vuol dire dunque, in primo luogo, favorire l'entrata e la permanenza delle donne al lavoro. Più lavoro significa anche più figli. In tutto il mondo sviluppato le famiglie hanno bisogno di una stabilità di prospettive, assicurata solo da una doppia fonte di reddito, per prendere le decisioni riproduttive. Così avviene che i Paesi dove è maggiore l'occupazione femminile sono anche quelli che hanno natalità più elevata, mentre quelli nei quali l'occupazione è più bassa, come l'Italia, hanno meno figli.

In futuro, contrariamente al passato, saranno le donne con scarse qualifiche e senza lavoro, e perciò costrette ad attività casalinghe, quelle a rischio di non avere figli che, nelle loro aspettative, volevano avere.

Rafforzare le prerogative dei giovani e, in particolar modo, delle donne significa accelerare lo sviluppo, sostenere la natalità, far dipendere meno il Paese, non oggi, ma nel lungo periodo, da flussi migratori troppo cospicui, e contrastare il processo di invecchiamento della popolazione, che in Italia è più veloce che altrove.

Non si tratta tanto di trasferire reddito ai giovani, quanto di assicurare loro una formazione efficiente ed in tempi conformi ai ritmi europei, di favorirne l'entrata nel lavoro, eliminando le dannose barriere all'esercizio delle professioni o dell'imprenditoria, di sostenere e sviluppare la capacità di guadagnare reddito senza lacune temporali involontarie, di assicurare una continuità contributiva, di rendere compatibile allevamento dei figli e lavoro, di intervenire nei casi di crisi. In definitiva, occorre promuovere la rapida transizione da un welfare risarcitorio (peraltro parecchio avaro verso i giovani) ad un welfare di investimento e di sviluppo.

Molte delle misure stabilite nei provvedimenti di autunno vanno nella giusta direzione; così è per l'integrazione del finanziamento del piano straordinario dei servizi socio-educativi per la prima infanzia; per la conferma delle detrazioni d'imposta per gli asili nido; per l'equiparazione dei figli adottati ai figli biologici, per i congedi parentali; per le disposizioni in materia di edilizia residenziale pubblica; per la detrazione IRPEF per i giovani titolari di contratti di locazione; per le disposizioni contenute nel protocollo del welfare che mirano al rafforzamento delle tutele per i giovani.

Misure significative, ma alle quali deve essere conferita quella massa d'urto capace di rafforzare le prerogative dei giovani e delle giovani coppie, intensificando la loro presenza nel mercato del lavoro e nella società e sostenendone aspirazioni e responsabilità genitoriali. Massa d'urto che potrebbe essere raggiunta con un robusto rafforzamento dei congedi parentali; con l'estensione in senso universalistico di un assegno per i bambini; con l'istituzione di un fondo per i giovani per sostenere la difficile transizione all'autonomia, tutte proposte che sono sul tappeto in progetti di legge giacenti nel nostro Senato.

Un ultimo accenno, prima di concludere, alla previsione (articolo 68 della legge finanziaria) di raddoppio del fondo per l'inclusione degli immigrati, integrato di 50 milioni per il 2008. Questo fondo, cancellato dal precedente Governo e ricostituito con la finanziaria 2007, è essenziale per una società che per la propria debolezza demografica, per la domanda di lavoro espressa dalle imprese, per le necessità di allevamento e di cura generata dalle famiglie, è bisognosa di immigrazione.

I cento milioni previsti sono significativi, ma ancora del tutto insufficienti, commisurandosi a poco più di 25 euro per ogni immigrato regolare; occorre che all'alimentazione del Fondo - oltre alle risorse pubbliche - siano chiamate altre istanze: gli stessi datori di lavoro in primo luogo e, in certe situazioni, gli immigrati stessi (ad esempio, gli autonomi e gli imprenditori). I processi di inclusione non possono essere affidati alla spontaneità; vanno vigorosamente sostenuti con idee e risorse; agli immigrati deve essere insegnata la lingua; vanno rese note e accessibili regole, leggi e cultura; vanno sorretti i processi formativi in specie delle seconde generazioni; debbono favorirsi insediamenti residenziali dignitosi e non segregati.

Voglio, in chiusura, riaffermare - in piena sintonia col Gruppo dell'Ulivo, oggi, e spero a breve termine con il Gruppo dei Democratici - il mio convinto voto favorevole alla legge in discussione. (Applausi dal Gruppo Ulivo e delle senatrici Brisca Menapace e Pellegatta. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Brisca Menapace. Ne ha facoltà.

BRISCA MENAPACE (RC-SE). Signor Presidente, componenti del Governo, colleghi, se dovessi dire sommariamente l'impressione che avevo avuto della finanziaria dell'anno scorso è che essa mi era parsa una di quelle eredità senza beneficio d'inventario che, quando ti arriva, mandi un memore saluto pensiero alla buon'anima e poi tiri su il bavero del cappotto perché piove e tira vento! Un evento, cioè, che devi sistemare, ma che non hai costruito.

La finanziaria di quest'anno - che considero un grande e significativo passo avanti - mostra incipienti segni di mutamento di orientamento. Sembra che noi siamo più capaci di governare gli eventi che si depositano in questo documento. Questo mi sembra politicamente assai significativo, anche se - ripeto - contiene soltanto segnali incipienti.

Mi soffermerò a sottolineare alcuni di questi: non occorre che parli della questione dell'amianto, su cui sono d'accordo, ed ancor di più lo sono sul fatto che uno degli incipienti mutamenti riguarda anche degli stanziamenti per l'uranio impoverito.

Presiedo la Commissione ad hoc e sono molto interessata al fatto che, sebbene non vi sia una risolutiva mole di mezzi e nemmeno ancora uno strumento legislativo che stabilisca i diritti e la loro reperibilità, vi è, però, un'attenzione che mi sembra significativa. Considero questo uno degli aspetti simbolicamente più significativi della inversione di tendenza, di cui parlavo. Quindi, su questo sono fortemente d'accordo.

Così come sono d'accordo anche in merito alla necessità di tener conto dell'occupazione femminile. Insomma, vedo una qualche fisionomia. Invece di vedere la mole di pezzi che abbiamo in qualche modo assemblato l'anno passato, ripeto, con questa idea di qualcosa che ci era caduta addosso, adesso si tratta invece di qualcosa che iniziamo noi a gestire e questo mi sembra un buonissimo segno.

Vorrei poi soffermarmi su un altro aspetto che mi interessa molto, e cioè sul fatto che la finanziaria sia scritta in modo da essere leggibile non punto per punto, ma per programmi e progetti, che vi sia una lettura narrativa. Sono molti gli scienziati che dicono che la caratteristica della scienza contemporanea è la sua narratività: è difficilissima nelle procedure e nelle formule che la rappresentano, ma le sue finalità e le sue caratteristiche sono narrabili.

Sembra che anche in questo documento, che appartiene a una scienza particolare, non alle scienze fisiche cui facevo riferimento prima, cominci a esserci qualcosa di simile. Cioè, non c'è soltanto la difficile tecnicalità di tutte queste informazioni, ma anche la possibilità di narrare alcuni elementi. Mi sembra un aspetto di grande interesse, se vogliamo usare il dibattito politico in Aula e fuori anche per aumentare un po' il livello di conoscenza dei meccanismi finanziari, che per la struttura classica delle nostre scuole non è particolarmente popolare; anzi c'è un analfabetismo diffuso (da cui naturalmente non mi traggo fuori, non è che faccia eccezione).

Mi sembra, quindi, che questo modo di scrivere la finanziaria rappresenti anche un mezzo di cultura e di pedagogia politica. Mi sembra importante, perché siamo capaci tutti a fare pedagogia politica su alcuni provvedimenti particolari, ma avere la possibilità di sviluppare una pedagogia politica su un provvedimento di tale importanza, quasi la colonna dell'azione di Governo, mi sembra molto importante. Sono pertanto interessata anche a tale aspetto.

Ciò posto, vorrei dire che nel bilancio che riguarda le spese militari qualcosa di più è stato fatto, però rimane tuttora aperto un problema che adesso descriverò in maniera molto sommaria. In Commissione difesa vengono esaminate prevalentemente le spese di esercizio e di gestione e, se anche aumentano, io voto a favore, perché non ho alcuna intenzione di lasciare che le divise cadano a pezzi o che i Carabinieri abbiano i copertoni lisi sotto le loro automobili. Le spese di gestione sono incomprimibili, anzi, quando c'è bisogno, io voto a favore perché i militari stiano meglio naturalmente, non ho nessuna odiosità personale nei loro confronti. Le spese per i sistemi d'arma, invece, non passano per la Commissione difesa, se non per essere in qualche modo ratificate, ma molto tempo dopo, perché sono considerate parte dello sviluppo.

Vorrei che si discutesse di questo problema e che perlomeno non se ne desse una lettura che una volta, con un linguaggio antiquato, che peraltro mi appartiene data l'età, si chiamava piattamente economicistica. Trattandosi, infatti, di armi non si può semplicemente dire che danno molto profitto. Noi produciamo molte armi leggere. Sul tema c'è un allarme diffusissimo negli Stati Uniti, c'è stato un referendum in Brasile, perché le armi sono leggere, ma le morti che producono sono pesantissime, riguardando prevalentemente i giovani. Il caso del liceo americano dove un ragazzino ha sparato contro suoi compagni è emblematico della diffusività di questo messaggio di morte.

Vorrei allora che riuscissimo ad avere un'attenzione meno unidimensionale in merito a questo tipo di spese, che riuscissimo a vederle nella loro tridimensionalità, a girarci intorno, che ne facessimo un discorso politico e non semplicemente economico-finanziario. Credo sia importante per riuscire a vedere in un documento finanziario tutta la sua complessità, anche etica. Non credo sia possibile continuare a considerare qualsiasi produzione di armi soltanto un beneficio economico. Non è possibile pensarlo e, al limite, rasenta l'incostituzionalità, perché aggira l'idea di ripudio della guerra, che significa in qualche modo anche ripudio di armi troppo offensive o di armi che vengono vendute a Paesi in guerra e quindi peggiorano la situazione di altre popolazioni come se niente fosse, perché si vendono bene.

In un'audizione in Commissione difesa i rappresentanti della Finmeccanica ci hanno detto che loro sono la colonna dell'economia italiana. Io gli ho chiesto: vi sembra possibile che l'economia italiana sia rappresentata soprattutto della vendita di armi? Mi hanno risposto, con grande innocenza: perché no? È la merce che noi vendiamo, siamo convinti che sia buona, la vendiamo bene. Non è possibile che sia questo il giudizio definitivo: io chiedo che su un episodio di questo genere si possa sviluppare qualche riflessione, marginale o introduttiva, su ciò che intendiamo per difesa, perché altrimenti non vi è la possibilità di formulare un giudizio eticamente significativo su una materia che è eticamente sensibile, e non si può proprio pensare che non lo sia in nessun modo.

Conclusivamente, mi piace su questa materia ricordare un motto di Tommaso d'Aquino, che suggeriva: distingue frequenter, distingui frequentemente quando ragioni, fai delle distinzioni. Mi piace molto, perché egli dice frequenter e non semper: è un ragionamento non voglio dire relativistico (non mi permetterei mai di attribuire al Dottore angelico una punta di relativismo), ma di saggezza politica, è un suggerimento etico-politico; non devi distinguere sempre, però frequentemente. Se introduciamo nel nostro modo di riflettere anche su questa materia il suo suggerimento, forse ne avremo dei vantaggi.

Non saprei dire tecnicamente come si potrebbe fare, ma mi interessa molto, dal punto di vista etico, ideologico, politico generale, che anche questo aspetto venga tenuto presente perché siamo oramai, dopo Niklas Luhmann, nell'epoca della complessità e la complessità non è riducibile senza che si vada ad una riduzione della democrazia, la complessità va gestita. Di conseguenza le rapide sintesi, i Governi allineati, coperti e militareschi, sono una forzatura violenta di una realtà che si rifiuta di essere letta in questo modo. Dobbiamo avere oramai delle capacità di coalizione e di intreccio, dobbiamo adoperare altri simboli, tra le molte attività umane, che non siano quelli della tattica, della strategia, dello schieramento (che è il linguaggio militare), oppure quelli dell'unica filosofia recente che abbiamo studiato tutti a scuola, quella cioè dell'hegelismo più o meno maturato e digerito.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ventucci. Ne ha facoltà.

 

VENTUCCI (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la costante di insicurezza economico‑sociale che pervade la nostra società è il risultato di una instabilità politica per cui il presente in Italia è sempre condizionato da una situazione difficile, precaria e contingente a cui oggi si aggiunge una forma di fondamentalismo politico che annulla quanto di buono si è tentato di fare in ordine alle strutture del nostro Paese.

Per quanto riguarda la mia generazione, una quasi analoga situazione era presente negli anni Cinquanta alla fine del liceo, negli anni Sessanta all'università, e così via nei cinquanta governi che si succedevano con una statica dinamicità, tanto l'ossimoro era di moda, confortato perfino dalle convergenze parallele che riuscivano, però, ad allontanare l'ingerenza dell'estremismo.

Negli anni Ottanta, poi, con la riforma della contabilità di Stato è messo in evidenza un monstrum della nostra amministrazione statale che è il debito pubblico; una cifra impressionante che l'ipocrisia politica postbellica ha tenuto rigorosamente nascosta spendendo risorse che appartenevano alle future generazioni, con ignavia ed arroganza politica, ed aggiungo l'aggettivo "politico" ma i risultati attuali consiglierebbero di eliminarlo, se non altro per la decenza che dovrebbe coinvolgere chi ottiene un incarico pubblico sia elettivo o per cooptazione come avviene con alcuni membri del Governo.

Purtroppo si assume il compito di governare, e cito una recente affermazione di Cossiga, intendendo la politica non come metodo di Governo, ma come commedia del possibile.

Abbiamo superato quegli anni perché i cinquanta Governi della Prima Repubblica hanno goduto di una pubblica amministrazione del passato regime che aveva una cultura statalista che ben si adattava allo sforzo per la rinascita del Paese, impegnato a riorganizzarsi vuoi con ricette colbertiste o più recenti se riferite a quelle di sir Maynard Keynes.

Da qualche decennio quella pubblica amministrazione non c'è più e l'attuale è carente in più comparti con una confusione generale di cui i partiti, o le attuali organizzazioni partitiche, sono additati quali responsabili, e non in quanto residui di Tangentopoli, ma perché il partito si spezza, si frantuma, ma poi si ricostituisce nelle stesse forme di prima, con il sempre valido obiettivo di soddisfare il particolare dei pochi intricati nella gestione dello stesso, i quali poi affondano i loro interessi nei gangli amministrativi degli enti locali e dei loro derivati.

L'unica speranza è che l'elettorato, escluso da questo ignobile accadimento, quanto prima ne percepisca la disfunzione e si accorga che il particolare di alcuni è uguale a quello dei pochi ben organizzati, i quali lottano in uno stato di disagio ma si inseriscono non a raccogliere i frutti di un buon Governo, ma con la prospettiva di togliere agli altri quello che in qualche modo hanno accumulato o di cui godono come privilegio. È la guerra del niente, forse dei poveri, ma il nulla, in termini di soluzione economica, è quello che è scritto nei provvedimenti finanziari del Governo ed in particolare in questo al nostro esame.

La riduzione di quell'enorme debito pubblico che il commissario europeo Almunia ha stigmatizzato come fardello non intaccato da questa finanziaria, poteva essere un primo investimento a favore dei nostri giovani, defraudati nel passato delle loro risorse, e invece, con misura ascrivibile alla classica italica fantasia, si destina l'extragettito in disposizioni che lo polverizzano con giustificazioni, anche recenti da parte del Presidente del Consiglio, che hanno poco a che fare con l'economia con la lettera maiuscola.

La grande annunciata operazione dei tagli alla spesa non è altro che una leggera limatura di voci minori e tutto rimane immobile con il macigno della riforma del welfare che se non attuata, sconquasserà ancor più il debito pubblico.

L'estro poi del Ministro dell'economia toglie dalla manovra correttiva della situazione tendenziale alcune poste e le colloca nel bilancio del 2007 con il decreto oggi all'esame della Camera, sperando invano che le richieste piovute dall'estrema sinistra non venissero accolte perché prive di copertura. Una dissennata fiducia nella sua maggioranza che brucia 1,9 miliardi di spesa non coperta in termini costituzionali.

Avevamo bisogno di interventi strutturali, di provvedimenti che chiedessero sì sacrifici, ma colmi di speranza per risultati anche a lungo termine, a favore dei nostri giovani, del futuro dell'Italia. Non solo il niente; ma addirittura si tenta di annullare la possibile costruzione del ponte di Messina e si mette in pericolo la TAV, cioè lo sviluppo del Sud e della nostra economia.

Si confezionano, invece, piccole restituzioni, da elemosina, sia agli strati sociali più deboli sia alle imprese e per quest'ultime a saldo zero; e l'esperienza ci dice che quando si fanno simili operazioni queste sono gattopardesche, cioè furbate di cui l'economia non ha alcun bisogno, anche perché ci dovranno spiegare i meccanismi compensativi per evitare il precipitare ulteriore della nostra competitività, quando, nell'applicazione pratica, la riduzione dell'IRES risulterà fittizia in quanto viene allargata la base imponibile e avverrà che risparmia l'uno e paga l'altro a saldo zero.

Di contro c'è da notare che questo Governo ha migliorato la comunicazione, già efficiente quando era all'opposizione. Allora, prima delle elezioni del 2001, la sinistra cessò di governare cinque anni disastrosi, in cui si erano succeduti ben quattro Governi, annunciando che il rapporto deficit-PIL era dello 0,8 per cento.

L'attuale Presidente del Consiglio, qualche tempo dopo, come Presidente della Commissione europea, fu costretto a certificare che quello 0,8 per cento, in effetti, era il 3,2 per cento. E gli investimenti sulle opere strutturali che procuravano una uscita di cassa di quasi 35 miliardi di euro, 10 volte maggiori di quelli investiti dai quattro Governi precedenti, furono tacciati come generatori di aumento del debito pubblico e non come soluzioni strutturali di cui il Paese ha bisogno.

E concludo con la menzogna dello sfascio dei conti pubblici che consentiva di confezionare la finanziaria 2007 che andò a gravare il cittadino di un prelievo non necessario come ha dimostrato l'accumulo di un extragettito dissipato dal decreto sul tesoretto. Extragettito che, invero, è in parte dovuto alle norme della finanziaria 2006 del Governo Berlusconi, come si evince dalla nota depositata al Senato dal Ministro dell'economia e che, poi, è stato gestito con una strategia di occultamento contabile delle entrate sul quale il governo Prodi ha costruito i suoi interventi, al punto che il senatore Baldassarri, da sempre, lo addita quale falso in bilancio.

Tornando alla manovra finanziaria, il professor Monti l'ha definita un caleidoscopio: con un solo occhio si vedono piccoli cristalli variopinti che si scompongono e ricompongono per il niente, senza utilità alcuna.

Il vice direttore del quotidiano «la Repubblica», Giannini, coglie, nella sua onestà intellettuale, la sintesi della manovra: essa salva il Governo, ma non l'Italia.

Sono commenti che non attengono alla contrapposizione politica e mettono in evidenza che, ancora una volta, il potere pubblico è sotto pressione delle categorie che rappresentano l'interesse del particolare, a cui si aggiunge il comportamento dell'agire della sinistra che in ogni fase dell'azione di questo Governo ha cercato solo di valorizzare la concertazione come metodo di Governo.

Anche noi siamo impegnati a chiarire i costi della politica, a denunciare le storture e proporre rimedi; ma è sconcertante che con il classico effetto annuncio si usi una manovra finanziaria per proporre modifiche costituzionali che nulla hanno a che fare con lo sviluppo, le tasse, l'economia, peraltro uguali a quelle approvate dal precedente Governo e fatte respingere con referendum.

Voteremo contro questo provvedimento debole, preelettorale, con micromisure che invece di aumentare la crescita, la assottiglia sempre di più verso l'l,3 per cento stimato dal Fondo Monetario Internazionale. (Applausi del senatore Santini).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.

*VITALI (Ulivo). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, la finanziaria per il 2008 introduce una novità positiva nel rapporto tra lo Stato e gli enti locali. La novità è che la proposta di legge finanziaria recepisce i termini fondamentali di una intesa tra il Governo, i Comuni e le Province che è stato sottoscritto alla fine del mese di settembre e, quindi, prima che il Governo presentasse la legge finanziaria alle Camere.

Ciò è confermato dal fatto che questo anno questa parte della legge finanziaria é stata oggetto di molti meno interventi anche di carattere emendativi rispetto all'anno scorsa. È una cosa che da questi banchi del Parlamento, anche quando le forze che oggi sono maggioranza erano opposizione, noi abbiamo chiesto da tanto tempo. Fortunatamente e in modo positivo registriamo che questo oggi è successo.

Con il sottosegretario Sartor abbiamo discusso di alcuni aspetti del Patto di stabilità interno relativi ad esempio ai 700 e più Comuni che hanno un saldo finanziario positivo. É stato approvato un ordine del giorno che invita il Governo a tener presente la situazione di questi Comuni per eventuali ulteriori aggiustamenti, ma l'insieme delle norme relative al patto - lo ripeto - costituiscono, senz'altro, un aspetto positivo di questa legge finanziaria.

La Commissione bilancio ha poi provveduto a modificare il disegno di legge originariamente presentato dal Governo in altri due punti che stanno particolarmente a cuore agli enti locali e che sono, secondo me, giusti.

Il primo è relativo alla compensazione del mancato gettito derivante ai Comuni dalla manovra di detrazione sull'ICI. La compensazione avviene ora con una metodologia che rassicura maggiormente i Comuni del fatto che l'operazione avverrà senza perdita di risorse.

L'altro aspetto riguarda una questione che sempre si è discussa nella legge finanziaria, cioè la possibilità di consentire ai Comuni di utilizzare in modo più flessibile e libero la risorsa costituita dagli oneri di urbanizzazione secondaria.

Vi sono, però, altre questioni su cui intendo sollecitare l'attenzione della maggioranza e del Governo perché, secondo me, debbono essere oggetto, nel corso dell'esame della legge finanziaria nell'Aula del Senato e poi successivamente alla Camera, di ulteriori interventi.

Noi abbiamo discusso in modo serrato di un tema che il ministro Giulio Santagata qui presente conosce bene e che è oggetto di un disegno di legge da lui proposto: mi riferisco alla questione dei costi della politica. In Commissione affari costituzionali sono stato relatore del parere sulla legge finanziaria nel quale abbiamo dato atto al Governo di aver presentato un disegno di legge che contiene numerose riduzioni dei costi impropri della politica e di quegli sprechi della pubblica amministrazione che sono, purtroppo, collegati alla frantumazione del nostro sistema politico, alla moltiplicazione del tutto impropria di incarichi e così via. Ricordo che anche il ministro Tommaso Padoa-Schioppa, quando illustrò al Senato la proposta di legge finanziaria, si soffermò in modo forte su questo punto.

Rispetto al parere votato in Commissione affari costituzionali è da cogliere in modo positivo il fatto che gli organi costituzionali abbiano autonomamente dichiarato di attenersi a una norma di contenimento dei costi delle loro istituzioni entro i limiti del tasso d'inflazione programmato.

Altra cosa molto importante contenuta nell'articolo 14 così come è stato riformulato dal relatore in Commissione, che era presente nel disegno di legge presentato dal ministro Santagata, è la previsione che ogni Comune non può fare parte di più di un'associazione intercomunale. In questo modo si supera il groviglio di consorzi e di associazioni varie e si riduce ad una sola l'associazione di cui ciascun Comune può fare parte.

Vengo adesso agli elementi più critici sui quali credo sia opportuna una valutazione, la più attenta possibile: si tratta dell'articolo 13 che si riferisce alle comunità montane e dell'articolo 14 relativo agli organi dei Comuni, delle Province e delle circoscrizioni comunali.

Purtroppo non è stato possibile chiedere uno stralcio di questi articoli perché da quando l'anno scorso furono stralciate le parti ordinamentali della legge finanziaria il Parlamento non ha potuto approvare la Carta delle autonomie locali, che è il provvedimento ordinamentale che dovrebbe contenere tutte queste misure. Questa è una debolezza del Parlamento a cui il Governo ha ritenuto di supplire inserendo in finanziaria alcune di queste norme.

Noi abbiamo chiesto inizialmente di poterle valutare nella Carta delle autonomie locali, ma poi ci siamo resi conto che le norme che il Governo prevedeva ci inducevano ad una discussione che andava comunque fatta. Nel parere della Commissione affari costituzionali avevamo chiesto che queste norme fossero in coerenza con l'indirizzo di fondo della Carta delle autonomie locali che lo stesso Governo ha presentato al Parlamento e che prevede una forte semplificazione di tutti i livelli istituzionali. Esso prevede il rafforzamento dell'associazionismo intercomunale per arrivare a unioni obbligatorie di Comuni i quali, al di sotto di una certa dimensione demografica, per esercitare certe funzioni dovrebbero farlo insieme.

Questo è in contraddizione con quanto prevede l'articolo 13 che sopprime una parte di Comunità montane trasferendo sui Comuni che ne facevano parte i costi dei servizi e, nello stesso tempo, lascia inalterata la classificazione dei Comuni montani. Credo che questo articolo debba essere necessariamente corretto, anche in relazione al contenzioso che è destinato a creare con le Regioni.

La norma relativa alla semplificazione degli organi delle Comunità montane può senz'altro essere sostenuta ed anche compresa, ma anche qui c'è un problema serio, perché essa viene valutata 33 milioni di euro per il 2008 e 66 milioni di euro per il 2009, e pur apprezzando il fatto che queste risorse vengano poi destinate al fondo della montagna si tratta di un'entità sicuramente sovrastimata se riferita esclusivamente ai cosiddetti costi della politica.

Per quanto riguarda l'articolo 14, c'è un problema analogo: non si è proceduto lungo la strada inizialmente proposta dal Governo di ridurre il numero di rappresentanti nei Consigli comunali e provinciali attraverso la legge finanziaria: c'è solo un tetto al numero degli assessori. E fin qui può andare bene. Poi si opera sul sistema delle indennità, riducendo ad un quarto anziché ad un terzo il tetto massimo che può essere raggiunto con i gettoni di presenza dei consiglieri comunali e provinciali.

Ma il presidente dell'ANCI, Leonardo Domenici, oggi ha inviato una lettera a tutti i senatori nella quale fa presente che l'entità di questa misura, valutata in 313 milioni di euro, è palesemente sovrastimata. Fa un ragionamento che a me pare sensato. Chiedo quindi che sia possibile valutare questo aspetto: si tratta sicuramente di un aspetto non secondario della finanziaria, condividendo pienamente il fatto che noi provvederemo, come la Commissione bilancio e il relatore hanno suggerito, a ripristinare anche per il 2008 la norma del 2007 relativa all'esenzione dai ticket.

Signor Presidente, mi avvio a concludere. Si tratta di aspetti importanti, ma che possono essere sicuramente meglio esaminati e migliorati nella discussione della legge finanziaria affinché con il 2008, oltre a quel Patto di stabilità di cui ho detto, ci sia anche il riconoscimento che gli enti locali non sono fonti di spreco, ma risorse fondamentali per un Paese che vuole crescere.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Possa. Ne ha facoltà.

POSSA (FI). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, dato il limitato tempo disponibile concentrerò le mie considerazioni su una serie di disposizioni che ritengo di grande importanza, relative all'incentivazione della produzione di energia elettrica mediante fonti rinnovabili introdotta nel testo della legge finanziaria 2008 al nostro esame durante l'esame in Commissione bilancio: mi riferisco alle disposizioni contenute negli articoli da 30-bis a 30-septies, raggruppate nella missione numero 10, energia e diversificazione delle fonti energetiche.

Innanzitutto, stigmatizzo vivamente che disposizioni di tale rilievo siano state proposte dal Governo all'esame del Parlamento un mese dopo il termine del 29 settembre, fissato per legge per la presentazione della legge finanziaria al Parlamento e al Paese. Questo ritardo ha consentito al Governo e alle forze di maggioranza di evitare, sul complesso argomento dell'incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, l'esame nella sede competente della 10a Commissione permanente.

Questo è un vulnus, signor Presidente, portato alle prerogative legislative del Parlamento. Un emendamento così rilevante, in pratica un'intera legge, dovrebbe essere dichiarata inammissibile durante la sessione di bilancio. Stigmatizzo, inoltre, che dallo scorso mese di maggio sia in attesa dell'esame dell'Aula del Senato il disegno di legge n. 691, che prevede all'articolo 2 una delega al Governo per il rilancio del risparmio energetico da fonti rinnovabili per le disposizioni di cui ai citati articoli da 30-bis a 30-septies. Dunque, era già disponibile un contenitore legislativo apposito sul quale la 10a Commissione ha lavorato per quasi un anno.

Non entro nel merito delle motivazioni di fondo che, a parere del Governo, giustificano l'adozione dei provvedimenti che esamineremo ma, per queste motivazioni di fondo, il Governo italiano si è totalmente allineato, a mio avviso colpevolmente e con pesanti conseguenze sull'economia del Paese, alle posizioni dell'Unione Europea. Bruxelles ha, da qualche tempo, assunto a riguardo del supporto alle energie rinnovabili una posizione radicale, spinta da motivazioni ambientaliste legate alla complessa questione del riscaldamento globale nonché da motivazioni di tipo meramente economico, legate alla volontà di diminuire le importazioni energetiche.

Entrando in argomento, segnalo innanzitutto l'eccessiva estensione della incentivazione di energia elettrica prodotta mediante fonti rinnovabili, prevista dal primo periodo del comma 1 dell'articolo 30-ter. Infatti, ne potranno usufruire non solo gli impianti di nuova costruzione ma anche quelli rifatti o potenziati, facendo decorrere ogni volta il periodo di incentivazione e correndo il rischio di una incentivazione permanente.

Ritengo opportuno segnalare che, al comma 7 dell'articolo 30-ter, il testo al nostro esame dà per scontato che la normativa europea abbia fissato per il nostro Paese un obiettivo di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari al 25 per cento del consumo interno lordo. La realtà non è affatto così perché nella nota a pie' di pagina della direttiva europea n. 77 del 2001, dove si fissa per il nostro Paese l'obiettivo - non vincolante - del 25 per cento al 2010, si conviene anche che nel caso in cui il consumo interno lordo di energia elettrica superi i 340 miliardi di kilowatt ora (circostanza verificatasi) l'obiettivo si riduca al 22 per cento, come da richiesta del Governo italiano.

L'osservazione più importante è che il costo di questa incentivazione è altissimo. Esistono due categorie di incentivazioni e nel caso dei grandi impianti, maggiori di un megawatt, l'incentivo è di 10 centesimi di euro al kilowatt ora. Nel 2012, quando avremo una quota di energia elettrica da fonti rinnovabili pari al 7,5 per cento della produzione del consumo interno lordo di energia elettrica, secondo quanto disposto da questo articolo, il maggiore costo annuale sarà di 3 miliardi di euro all'anno per 15 anni. E chi paga? Paga Pantalone con la bolletta elettrica.

Nell'ipotesi poi che l'incentivo, e qui stiamo parlando sostanzialmente di energia eolica, sia di 22 centesimi kilowatt ora per impianti sotto il megawatt (come sono quasi tutti gli impianti eolici) il costo annuale al 2012, quando raggiungeremo la quota del 7,5 di cui prima, pari a 6,6 miliardi di euro per 15 anni. Non esiste nessun Paese europeo che abbia un'incentivazione di questo genere per l'energia da fonti rinnovabili! E chi pagherà? Pagherà il coefficiente A3, e controllate pure la bolletta elettrica, l'utente di energia elettrica.

Non parliamo naturalmente di fonti solari, le quali sono straincentivate. Per fortuna, qui non si rinnova nulla perché le incentivazioni sono state già stabilite con l'ultimo provvedimento in materia del febbraio 2007. Anche in questo caso, gli incentivi sono assolutamente debordanti rispetto a tutti quelli esistenti in Europa e nel mondo.

Di conseguenza, il nostro carico sul kilowatt ora, già molto elevato perché noi produciamo kilowatt ora mediante il consumo più pregevole del gas metano, sarà compreso al 2012 tra un minimo del 10 per cento e un massimo del 25 per cento: e questo solo per l'Italia, con una situazione che peggiorerà ulteriormente a partire dal 2012!

Sapete quale è la perdita di produttività e di competitività del nostro Paese per effetto di questo maggior costo dell'energia elettrica, un bene assolutamente fondamentale?

Non riesco a comprendere veramente come chi ha a cuore la sorte del nostro Paese possa approvare queste disposizioni.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Allocca. Ne ha facoltà.

ALLOCCA (RC-SE). Signor Presidente, nei pochi minuti a mia disposizione credo sia oggettivamente impossibile affrontare un provvedimento di questa portata; mi limiterò perciò ad alcune riflessioni generali.

Credo che dobbiamo partire da una prima consapevolezza: per cambiare una condizione sociale sedimentata nel tempo, frutto di un'evoluzione del capitalismo sempre più selvaggia, che ha ormai costruito differenze economiche tali da mettere in discussione lo stesso principio di coesione sociale, una società enormemente allungata, credo che non possa essere sufficiente una finanziaria, nemmeno una legislatura e nemmeno i soli strumenti di un Governo nazionale.

Il compito quindi che noi affidavamo come Rifondazione Comunista, ma credo rappresentando interessi più vasti, a questa finanziaria era quello di segnare una chiara e visibile inversione di tendenza, iniziando un percorso di risarcimento che restituisse a coloro che ne sono stati progressivamente, nel tempo, privati, gli strumenti per costruirsi un loro progetto di vita; precarietà, pensioni, una nuova politica della casa, tutela e risorse per i soggetti più deboli: l'abc di un nuovo ed antico linguaggio sociale.

Credo che questo sforzo su cui ci siamo impegnati abbia dato oggettivamente dei risultati, alcuni anche per merito del nostro lavoro. Tuttavia, tale sforzo non rispondeva e non risponde esclusivamente ad una questione di giustizia molto concreta, pur se non freddamente materialista (i princìpi di giustizia non sono mai freddamente ed unicamente materialisti), ma anche ad un forte bisogno di rilanciare i consumi interni, un bisogno quindi di sviluppo.

Siamo stati spesso portati a separare il tema dello sviluppo da quello del risarcimento sociale; in realtà, in presenza, tra l'altro, di una valuta forte come quella a cui siamo di fronte, che rischia di influire negativamente sulle esportazioni, la questione del rilancio dei consumi interni è centrale e fondamentale. Ritengo perciò impossibile ragionare in termini separati, come dicevo, da una parte il tema dello sviluppo e dall'altra il risarcimento sociale: le due questioni sono intimamente collegate tra loro.

Esprimiamo un giudizio complessivamente positivo sul risultato di questa finanziaria, che non è chiaramente un giudizio aritmetico, un semplice conto, ma un giudizio complessivamente politico, che non nasconde alcuni punti che non condividiamo per come sono stati inseriti nella finanziaria o perché, magari per nostro difetto, non abbiamo saputo o potuto inserire. Difenderemo, tuttavia, punto per punto e con lealtà, tutti gli articoli di questa finanziaria; lo faremo aspettandoci e chiedendo la stessa lealtà a tutti gli altri componenti della maggioranza; lo faremo non solamente per un semplice spirito di disciplina - seppur importante - nei confronti della coalizione o delle decisioni assunte dal Gruppo di appartenenza.

Mi sembra che sia in gioco anche altro durante il percorso che affronteremo nella discussione di questa finanziaria, in questo primo scorcio di novembre e particolarmente in questo ramo del Parlamento, a cui una pessima legge elettorale ha consegnato una permanente incertezza; non credo vi sia il rischio del dissolvimento della maggioranza, anzi, sono certo del contrario; già troppe volte questo evento è stato inutilmente annunciato dall'opposizione. Credo invece che il vero rischio sia che lo specchio che dovremmo restituire della società si infranga e restituisca ognuno di noi come un piccolo frammento, una visione parziale, che ognuno di noi rappresenti una singola questione separata dalle altre, senza che vi sia più una comprensibilità e una visione d'insieme. In questo momento, che tutti riconosciamo difficile per la politica, per lo scostamento che comunque avanza tra istituzioni e cittadini, credo che dobbiamo invece sforzarci di ricomporre questa visione confusa e sdoppiata; anche per questo ci comporteremo con lealtà e coerenza.

Abbiamo bisogno di politica per fare questo lungo percorso di risarcimento sociale, non quello limitato alla finanziaria. Se c'è la politica si può compiere questo cammino e la finanziaria di oggi può essere un piccolo passo.

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pignedoli. Ne ha facoltà.

PIGNEDOLI (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, stiamo portando in approvazione una manovra finanziaria che segna un deciso cambio di rotta, non solo delle 100 buone notizie, come si è detto di questa manovra, ma una vera e propria ripartenza resa possibile dalla grande operazione di responsabilità impostata con la manovra dello scorso anno per portare fuori dalla «zona di pericolo» il nostro Paese. Non possiamo dire di avere risolto, ma dobbiamo registrare indubbi grandi risultati.

I numeri sono lì e parlano: il deficit si riduce fino al 2,2 per cento nel 2008; il debito pubblico scende dal 105 al 103,5 per cento del PIL; si arresta la crescita della spesa primaria; si ferma la crescita della pressione fiscale. Sono dati inconfutabili, nonostante i continui tentativi di ridurne o negarne la portata; sono risultati di un Governo che non concepisce il bilancio dello Stato e le manovre finanziarie come mere dinamiche di calcolo, estemporanee, in entrate e in uscite corrispondenti e corrette; è un cambio di cultura di governo.

È una scelta faticosa, che probabilmente non paga neppure in termini di consenso immediato, ma è la scelta della cultura della responsabilità di chi governa e di chi è governato. Quella politica che chiede ad ognuno di fare la propria parte e fare su se stesso lo sforzo del cambiamento; ad ognuno chiede di concorrere a pagare il giusto. La politica che pensa la fiscalità come concorso (d'alto senso civico, io credo) del singolo alla responsabilità collettiva.

È il Governo che, mentre propone responsabilità diffusa, prende l'impegno di semplificare ciò che è semplificabile (vedi la misura di semplificazione in finanziaria sulle piccole imprese); di alleggerire la fiscalità dove è eccessiva e diventa ingiusta e penalizzante; di diminuire il costo del lavoro in un nuovo patto con gli imprenditori già avviato nella manovra 2007.

È un Governo che parte da se stesso per autoriformarsi nella sfida ad una maggiore efficienza della macchina amministrativa (come diceva il relatore, più servizi ai cittadini con minori costi); ad una riqualificazione della spesa pubblica; alla difficile razionalizzazione dei suoi enti, accompagnando e affrontando anche le preoccupazioni che il collega Vitali poneva in quest'Aula sulla riforma degli enti montani.

Una politica della responsabilità significa politica dallo sguardo lungo, che mentre affronta le criticità immediate sa investire responsabilmente sul futuro, sulle generazioni che verranno, e cerca di costruire condizioni di stabilità, di operare scelte durature, scelte strutturali, e non interventi tampone, sanatorie - come abbiamo visto in passato - per il successo di una stagione o di una campagna stampa.

Per questo ho molto apprezzato l'impostazione di grande respiro che ha dato in quest'Aula il Ministro dell'economia e delle finanze nella presentazione della manovra 2008. I seri impegni sulla sostenibilità ambientale, sulla realizzazione degli obiettivi di Kyoto, dal dissesto idrogeologico alle condizioni per sviluppare il piano irriguo, ai nuovi sistemi energetici, alle risorse, all'utilizzo di criteri di ecoefficienza nelle costruzioni, tutto questo parla di futuro.

La politica dallo sguardo lungo è quella che tenta di incidere strutturalmente nei sistemi di produzione e ancor prima nei servizi per le famiglie, nei sistemi formativi e nell'università, e questa manovra contiene novità importanti; come novità importante è l'azione che premia le imprese che fanno innovazione e che fanno ricerca, proprio perché formazione, innovazione e ricerca siano parte integrante dell'intraprendere, la normalità del fare impresa, in quanto di questa dinamicità, di queste competenze alte e perseguite costantemente ha bisogno il nostro Paese.

Questa grande esigenza di cambiamenti strutturali, di stabilità, di sistemi consolidati vale più che mai per il secondo comparto produttivo del Paese, che è il settore agroalimentare; settore che già nella sua definizione, modificatasi da settore agricolo a settore agroalimentare, contiene tutti gli elementi del cambiamento; agroalimentare è sinonimo di filiera, di interrelazione tra produzione agricola, ambiente, paesaggio e cultura. Settore che rivela, al tempo stesso, tutti i suoi limiti e tutte le sue potenzialità: le criticità nei ritardi di innovazioni tecnologiche, nella eccessiva frammentazione delle imprese, nella difficoltà organizzativa per competere sui mercati internazionali, nelle difficoltà a governare l'intera filiera che parte dal produttore agricolo, passa per la trasformazione e la commercializzazione e finisce appunto con il consumatore.

L'esigenza di conoscere, l'esigenza di continuità delle fasi dalla produzione al consumo si è fortemente percepita (l'hanno vissuta e la stanno vivendo i cittadini in diretta) in questa fase di allarme per il rialzo dei prezzi. Tale fenomeno ha messo improvvisamente in evidenza quanto siano ampi gli spazi dell'intermediazione, quanto sia "in corsa" il cambiamento dei mercati e degli equilibri a livello internazionale, quanto si sia accelerata la crescita della domanda di materia prima nei Paesi emergenti, quanto siano andate in difficoltà l'offerta e le scorte di alcune materie prime.

Esso ha messo altresì in evidenza quanta riflessione vada avviata o quanto debba essere aggiornata la politica agricola dei contingentamenti; quanta novità emerga e assieme quanti interrogativi si aprano nella competizione tra colture a fini alimentari e colture a fini energetici e, dunque, quanto non si possa più pensare di contare su politiche d'improvvisazione.

Di fronte a scenari di tale portata, di fronte a una transizione così complessa, il settore agroalimentare italiano ha il primo e indispensabile compito di strutturarsi, di diventare sistema, di cercare maggiore stabilità a partire dai suoi addetti, se vuole essere settore competitivo e moderno.

C'è un forte elemento di modernità in questo antichissimo settore: nel concetto multifunzionale dell'agricoltura e nell'intreccio tra produzioni di beni, ma anche tra produzioni di servizi; si tratta di una terziarizzazione che intreccia la funzione originaria della coltivazione agricola e dell'allevamento con la tutela ambientale, con l'aspetto ricreativo e culturale dei turismi colti, basata sulla scoperta di culture locali, gastronomie di pregio e paesaggi eccellenti.

Ecco, questi patrimoni e sapori conservati, che in passato erano spesso sinonimi di povertà e marginalizzazione, ora possono tradursi in opportunità preziose, in saperi non replicabili, in know-how - come si dice - assolutamente inediti, disseminati su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, con aziende non delocalizzabili.

La manovra finanziaria che riguarda l'agroalimentare lavora in questo senso e si prende la sua parte di responsabilità. Essa punta su una stabilità fiscale, su una riforma del mercato del lavoro, su un rafforzamento dei controlli; inserisce inoltre misure per contrastare il lavoro nero e l'evasione previdenziale; affronta la riforma dei trattamenti di disoccupazione agricola; incentiva la stabilizzazione dei rapporti di lavoro; investe sulla sicurezza, sul lavoro e la salute; rilancia decisamente la formazione professionale dei lavoratori agricoli.

Si tratta di un comparto toccato in modo importante dal Protocollo su previdenza, lavoro e competitività di luglio e la finanziaria contiene le misure per attuare l'accordo sulla riforma del mercato agricolo.

Dentro all'obiettivo generale del contenimento dei costi e della razionalizzazione delle spesa, il settore agroalimentare e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali fanno la loro parte, partendo da un contenimento dei costi del Ministero con una puntuale rivisitazione dei processi di efficienza, attraverso proposte di semplificazione delle procedure di cui il settore sente una forte esigenza.

Lo considero un inizio fortemente positivo e apprezzabile, e credo si debba proseguire attraverso una razionalizzazione del sistema degli enti vigilati, le cui attuali funzioni vanno rilette, alla luce delle trasformazioni delle economie agricole internazionali e di quella italiana e in ragione delle interrelazioni e integrazioni tra settori diversi che interessano il comparto, delle interrelazioni che sempre più riguardano il prodotto e il territorio.

Non stiamo parlando di singole ed autonome azioni: esse sono parte di un disegno organico, una sorta di secondo tempo della manovra finanziaria 2007 che già impostava con grande forza misure per lo sviluppo e la competitività, nonché per la promozione e l'internazionalizzazione delle imprese, misure che hanno già avviato il loro percorso concreto, in una visione che sempre meno vuole un settore agricolo e agroalimentare da soccorrere, ma sempre più capace di misurarsi e di competere. Il comparto italiano ha tutte le carte in regole per affrontare le sfide a livello internazionale.

C'è un'Italia delle mille differenze delle produzioni agricole e delle eccellenze produttive (il nostro è il primo Paese per quantità di DOP e IGP), c'è un'Italia dell'industria alimentare e delle piccole imprese artigiane; un'Italia che, se saprà coniugare produzioni compatibili, recuperare e tenere in conto i saperi tradizionali, valorizzare la biodiversità, se saprà tenere insieme il recupero dei valori identitari e del passato e le proiezioni verso il futuro, fatte di ricerca avanzata sui temi della qualità, della sicurezza, dei rapporti tra le produzioni e i mutamenti climatici, sulla tutela del paesaggio e dell'ambiente, sulle forti innovazioni e l'approvvigionamento energetico, sulle capacità imprenditoriali delle aziende agricole, vedrà non solo come il comparto agroalimentare può rappresentare uno dei motori trainanti dell'economia del nostro Paese, ma che può aprirsi una grande potenzialità, spazi nuovi per inedite professioni nate dall'esigenza di una visione integrata del sistema per giovani imprenditori con la cultura, la mentalità e la professionalità per misurarsi su mercati globali.

L'azione politica che il nostro Governo porta avanti e le posizioni coraggiose che sono sostenute a livello europeo sono volte a far sì che prevalga l'agricoltura delle qualità alte, delle distintività, dei valori identitari dei territori; ne sono testimonianza le posizioni italiane in fase di riforma europea nel settore vitivinicolo e dell'ortofrutta.

Ecco, queste sono le linee generali, la filosofia su cui poggia la manovra finanziaria 2008, le strategie che stanno alla base delle azioni volte alla promozione, allo sviluppo, alla stabilità del comparto agroalimentare. Si tratta di strategie, posizioni che condivido profondamente e a cui darò il mio voto favorevole.

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (RC-SE). Signor Presidente, non farò un intervento generale sulla finanziaria, ma mi soffermerò su alcuni aspetti cosiddetti specifici, anche se il settore dell'università, della ricerca e dei beni culturali fa parte di quei beni immateriali che costituiscono la novità della produzione del capitalismo post fordista.

Farò il bilancio fra una finanziaria e l'altra mettendo in luce - è una abitudine che considero sintomo di serietà - non solo i lati positivi che, per così dire, sono atti dovuti in coerenza con il programma, e sono ampiamente dimostrati nella finanziaria nel settore dello sport. In tale settore si fa spazio sempre più allo sport di cittadinanza, ossia a quello che nasce dai territori e che mette in secondo piano, anche se naturalmente i finanziamenti sono sempre abbastanza significativi, lo sport inteso unicamente come agonismo e come allevamento dei campioni. Ci sono stati aumenti di fondi per lo spettacolo e per i beni culturali, in particolare a favore del cinema italiano e di quello europeo, e sono stati previsti interventi a favore delle emittenti televisive locali.

Penso sia più importante mettere in luce, soprattutto in settori come quelli dell'università, della ricerca e della scuola, anche lo sforzo e il processo che essi vanno attraversando. In questa sede bisogna fare un atto di verità. In realtà, dalla finanziaria passata ad oggi non abbiamo saputo rispondere fino in fondo alle richieste impazienti del mondo della scuola, né trovare i canali per interloquire con i soggetti che l'abitano e che avevano in qualche modo sperato nel nostro programma.

Esiste dunque un problema di contenuti e di metodi. Nei contenuti siamo come in mezzo al guado: il cacciavite - la metafora che il ministro Fioroni ha indicato per modificare la legislazione morattiana - non basta e dove incide positivamente è poco visibile; nel metodo c'è una profonda separazione tra il Ministero e il Parlamento e tra il Parlamento e le scuole. Si rinnova quindi la tentazione pericolosa di cambiare senza passare per il dibattito parlamentare e senza il dovuto confronto.

Per questo motivo attribuisco grandissima importanza all'emendamento che Rifondazione Comunista ha ottenuto di inserire in questa finanziaria rispetto al testo governativo, emendamento con il quale abbiamo praticamente riscritto i commi 6, 7 e 8 dell'articolo 50, impegnando il Governo, da un lato, a ripristinare la prassi concorsuale per il reclutamento dei docenti e, dall'altro lato, a sottoporre al parere parlamentare il regolamento ministeriale che disciplinerà i nuovi concorsi per l'assunzione degli insegnanti, confermando l'efficacia nella graduatoria dei docenti precari già prevista dalla legge finanziaria dell'anno scorso per il proseguimento del piano triennale di 150.000 assunzioni. In questo frangente viene finalmente abrogato l'articolo 5 della legge Moratti.

Ma torniamo al contesto. Ci sono stati, in questo anno e mezzo, segnali di forte discontinuità ottenuti con estrema fatica e senza la dovuta valorizzazione politica, quasi a minimizzarne scientemente la loro portata di rottura con il passato. Parlo dei provvedimenti della finanziaria precedente, del decreto fiscale varato la settimana scorsa e anche di quello sulle norme urgenti per l'avvio dell'anno scolastico.

Di fatto è cambiato completamente il quadro ordinamentale e in parte il contesto economico e normativo della scuola italiana, grazie all'innalzamento dell'obbligo a 16 anni, al suo finanziamento, alle assunzioni dei precari, alla restituzione degli istituti professionali alla pubblica istruzione, alla sospensione della riforma delle superiori, alla copertura dei debiti pregressi nelle scuole, alle nuove modalità di pagamento di alcune tipologie di supplenze, all'abrogazione del mutamento che la Moratti aveva imposto alle elementari e al ripristino integrale del modello del tempo pieno. Ma da questa finanziaria ci si aspettava un compimento di queste riforme. Penso che l'eccessiva prudenza del cacciavite aumenta i pericoli di coazione e di ritorno all'indietro.

Sono presenti elementi di difficoltà all'interno di questo pezzo di finanziaria che riguarda la scuola pubblica. In particolare, non è sufficiente, anche in previsione dei 25.000 prossimi pensionamenti, la programmazione dell'assunzione degli assistenti tecnici e amministrativi. Così si avranno, non aumentando la quota delle immissioni in ruolo, almeno 15.000 addetti ancora precari.

Non ci sono risorse finanziarie per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti per il biennio 2008-2009 e quelle che ci sono coprono a stento le indennità di vacanza contrattuale.

Penso debba destare molta preoccupazione dal punto di vista sociale e anche, in ultima analisi, dal punto di vista della rottura del principio di solidarietà che ha regolato, non solamente la nostra Costituzione, ma anche particolari leggi, come la n. 104 del 1992, la legge quadro sulla disabilità, la misura contenuta nell'articolo 50 di questa finanziaria che programma la diminuzione dei docenti di sostegno. Perché questa diminuzione? Perché soprattutto abrogare la possibilità di derogare per casi particolarmente gravi, quindi di aumentare, in base alle necessità, i docenti di sostegno? La risposta è la stessa: l'obiettivo è il risparmio e tutto deve essere poi riversato nel risanamento.

Quindi, questa idea che la scuola, l'università e la ricerca siano settori in cui operare continuamente con forbici e bisturi significa negare nei fatti ciò che il programma dice, cioè che l'istruzione, la ricerca e i saperi sono diritti per tutti e la ricchezza vera e duratura delle Nazioni. Questa convinzione anima il lavoro quotidiano dei maestri e delle maestre, dei ricercatori, dei professori e degli studenti. È grave che non sia pratica operativa anche in quest'Aula.

PRESIDENTE. Colleghi, essendovi numerose assenze tra gli iscritti a parlare e non volendo togliere la possibilità ad alcuno di prendere la parola, terminerei qui i nostri lavori.

Rinvio dunque il seguito della discussione congiunta dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

 

Interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza un'interpellanza e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Ordine del giorno
per le sedute di martedì 6 novembre 2007

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, martedì 6 novembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

 

La seduta è tolta (ore 21,13).

 

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008 - 2010 (1818)

DISEGNO DI LEGGE

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008 ) (1817)

PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

CALDEROLI

Respinta (*)

Il Senato,

        premesso che:

            la legge finanziaria 2008, così come modificata dalla 5ª Commissione permanente, e i relativi collegati, in particolare quello in materia di Welfare, recano oneri non quantificati e non coperti;

            il comma 4 dell'articolo 81 della Costituzione prevede che «ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farne fronte»;

            si riscontra pertanto una palese violazione della Costituzione;

            le disposizioni contenute nella proposta di legge contrastano, inoltre, con il contenimento della spesa pubblica e con il processo di risanamento dei conti pubblici facendo così venire meno gli impegni assunti in sede europea,

        delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, che il disegno di legge n. 1817 non debba discutersi.

QP2

SAPORITO, AUGELLO

Respinta (*)

Il Senato,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (finanziaria 2008)»,

        premesso che:

            il testo del disegno di legge in esame reca alcune disposizioni relative al transito coattivo di magistrati militari nella magistratura ordinaria;

            quanto sopra è contrario ai principi della indipendenza della magistratura e della inamovibilità dei magistrati ai sensi degli articoli 104 e 107 della Costituzione;

            quanto sopra è, altresì, contrario a quanto stabilito dall'articolo 81 della Costituzione sotto il profilo della copertura finanziaria;

            tali norme contrastano con il principio dell'autogoverno dei magistrati ex articolo 105 della Costituzione,

        delibera

            ai sensi dell'articolo 93, comma 1, del Regolamento di non procedere alla discussione del disegno di legge.

QP3

BACCINI

Respinta (*)

Il Senato,

        premesso che:

            la legge finanziaria 2008, così come modificata dalla 5ª Commissione permanente, determina oneri che difettano di quantificazione e copertura;

            ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, comma 4, si dovrebbero invece indicare i mezzi per far fronte alle maggiori spese;

            le disposizioni ivi contenute, inoltre, disattendono palesemente gli obblighi assunti in sede europea di contenimento della spesa pubblica e minano gravemente il perseguimento dell'obiettivo di risanamento dei conti pubblici;

            le stesse disposizioni non incidono in modo sostanziale sulle situazioni di reale disagio dei cittadini meno avvantaggiati ed in particolare non prevedono, ai sensi dell'articolo 31 della Costituzione, effettive misure economiche e provvidenze per agevolare la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti ad essa propri;

            le stesse disposizioni non contengono alcuna misura di reale assistenza per la maternità, l'infanzia e la gioventù, ai sensi dell'articolo 31 della Costituzione;

        delibera

            ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, che il disegno di legge n.  1817 non debba discutersi.

________________

(*) Su tali proposte, e su quelle presentate in forma orale dai senatori Azzollini e Pastore, è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, un'unica votazion

e

Allegato B

 

Testo integrale della relazione orale del senatore Legnini sul disegno di legge n. 1817

Signor Presidente, signor Ministro, signori del Governo, onorevoli colleghi, la manovra finanziaria per il 2008 è stata preceduta da un'approfondita riflessione del Parlamento e del Governo sulle linee di riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio, che ha condotto ad alcune innovative decisioni in ordine alla struttura del bilancio e della legge finanziaria, sperimentate già in questa sessione.

Le Commissioni bilancio di Camera e Senato hanno infatti condotto sul tema della riforma degli strumenti di bilancio un'estesa indagine conoscitiva approvata il 16 maggio scorso, mentre il Governo - fin dall'approvazione della finanziaria 2007 - ha avviato un percorso pluriennale di riforma basato, per un verso, sulla ristrutturazione del bilancio dello Stato e, per altro verso, su un programma di revisione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review) finalizzato a garantire una maggiore efficienza nell'allocazione delle risorse.

Sulla base delle conclusioni della citata indagine conoscitiva e della circolare del Ministro dell'economia e delle finanze n. 21 del 5 giugno 2007 si è dunque provveduto, in via sperimentale ed a legislazione invariata, ad introdurre importanti innovazioni che hanno inciso in misura significativa sulla trasparenza e leggibilità sia del bilancio, come puntualmente illustrato dal relatore al bilancio senatore Albonetti, che della legge finanziaria, che a partire da questa sessione è strutturata in 34 missioni, corrispondenti ad altrettanti macroobiettivi, che a loro volta si articolano nei circa 170 programmi riconducibili al complesso dell'azione di Governo.

A ciò deve aggiungersi la decisione adottata unanimemente dalla Commissione Bilancio, su proposta del presidente Morando, di fissare un unico termine per la presentazione degli emendamenti per i senatori, per il relatore e per il Governo; disposizione puntualmente rispettata che ha condotto a uno svolgimento più ordinato e spedito dei lavori in Commissione, consentendo di evitare quanto accaduto negli anni scorsi, e cioè l'introduzione progressiva di temi nuovi durante l'iter di esame dei documenti fino alle ultime fasi della trattazione in Aula.

Tale decisione, che prelude ad una più incisiva riforma degli strumenti e delle procedure di bilancio, ha consentito, unitamente alla drastica riduzione del numero degli emendamenti (circa un terzo di quelli mediamente presentati negli anni scorsi) e ad un atteggiamento responsabile sia della maggioranza che dell'opposizione (che ho già ringraziato e che ringrazio) di concludere positivamente i lavori in Commissione, licenziando un testo da sottoporre all'Aula e conferendo al relatore il mandato di riferire all'Assemblea, con ciò scongiurando quanto accaduto in passato.

La manovra di bilancio per il 2008 si muove dentro il perimetro quantitativo di princìpi ed indirizzi efficacemente compendiati dal Ministro dell'economia nel suo intervento in quest'Aula del 3 ottobre 2007. Essa si colloca in un contesto macroeconomico che presenta significativi miglioramenti dei conti pubblici rispetto allo scorso anno, ma anche segni di rallentamenti e rischi per la nostra economia, che risente della minor crescita statunitense, puntualmente registrata nella Nota di aggiornamento al DPEF 2008. La crescita prevista per l'anno in corso è stata rivista all'1,9 per cento, quella per il 2008 è prevista all'1,5 per cento.

Il quadro di finanza pubblica è caratterizzato invece da obiettivi dati positivi. L'indebitamento netto si è ridotto dal 4,4 per cento del PIL nel 2006 al 2,4 per cento nel 2007 (0,4 per cento del PIL in più di quanto richiesto dall'Europa), miglioramento che si registra anche apportando le correzioni sul dato 2006 per le misure una tantum connesse con la cancellazione dei debiti TAV e con la sentenza della Corte di giustizia europea sull'IVA. Il dato si ridurrà ulteriormente al 2,2 per cento del PIL 2008, all'1,5 per cento nel 2009, allo 0,7 per cento nel 2010, rendendo necessaria, per conseguire tali obiettivi, una manovra correttiva annua dello 0,4 per cento a partire dal prossimo anno.

Il debito pubblico ha ripreso la via della discesa, dopo la risalita segnata negli anni dal 2002 in avanti, e si assesterà al 103,5 per cento nel 2008, con un ulteriore miglioramento nel 2009 (101,5 per cento) fino a scendere al di sotto del 100 per cento del PIL nel 2010 (98,5 per cento). L'avanzo primario si attesterà al 2,6 per cento nel 2008, con ulteriori progressi negli anni successivi, dopo che questa speciale accumulazione è stata azzerata negli anni passati.

Molto si è discusso, anche durante le audizioni, sull'effettività, sull'entità e sull'andamento del risanamento finanziario in atto. Le obiezioni formulate da più parti, anche da istituzioni molto autorevoli, si sono concentrate sulla ritenuta eccessiva lentezza del risanamento e sul peggioramento dei tendenziali che si sarebbe determinato a seguito delle misure adottate dal Governo in corso d'anno, segnatamente con i decreti-legge n. 81 e n. 159 del 2007, che hanno disposto interventi espansivi utilizzando risorse provenienti in prevalenza dall'extragettito per importi rispettivamente pari allo 0,4 per cento e allo 0,5 per cento del PIL. Trattasi di critiche legittime, ma che sembrano avulse dalla realtà del Paese e che non tengono conto dei dati di partenza del percorso di risanamento, a cui mi sono prima riferito.

È certo che le condizioni della finanza pubblica consentivano di ulteriormente migliorare i saldi già da quest'anno, ma non si può ragionevolmente sostenere tale tesi e, al contempo, invocare una drastica riduzione della pressione fiscale, più fondi per la sicurezza piuttosto che per la scuola, l'università, la ricerca, eccetera.

La verità è che l'individuazione di un equilibrio tra percorso di risanamento, misure di impulso allo sviluppo, attenuazione e poi riduzione della pressione fiscale, interventi per ridurre le disuguaglianze sociali, costituisce un esercizio molto difficile, largamente influenzato dai vincoli del patto di stabilità, dal peso del debito, dalla rigidità della spesa pubblica, dalla scarsa competitività della nostra economia, dalla domanda di più giustizia sociale e quindi di politiche redistributive. Se si accelera su un versante, si decelera sugli altri. La coperta è corta.

Il gap derivante dal peso del debito e degli interessi e la scarsa capacità o possibilità di intervenire sulla spesa pubblica che, lo ricordo all'attuale opposizione, è continuata a crescere in misura rilevante, in rapporto al PIL anche nei 5 anni del loro Governo, hanno vieppiù ridotto gli spazi dentro i quali poter orientare le politiche per lo sviluppo e l'equità.

La manovra di bilancio per il 2008, unitamente alle due manovre adottate in corso d'anno, ha l'ambizione di collocare il suddetto equilibrio al livello più alto e più accettabile possibile: si prosegue con il risanamento senza amputare le già ridotte possibilità di intervento per lo sviluppo e l'equità; si arresta la pressione fiscale orientandola verso la via della discesa (0,2 per cento del PIL di riduzione) e della semplificazione; si rafforzano gli interventi a sostegno della crescita e della competitività delle imprese; si prosegue e si accentua una politica redistributiva agendo non soltanto sul lato della spesa ma - è questa una delle novità più rilevanti -utilizzando la leva fiscale per finalità di giustizia sociale, si avvia una concreta attività di revisione della spesa storica orientandola ad individuare gradualmente la spesa improduttiva e non più corrispondente alle effettive esigenze del Paese (per quest'anno la riduzione della spesa contribuisce per 4,6 miliardi alla manovra e quindi per oltre il 40 per cento della sua entità). I lavori della Commissione, come si spiegherà meglio in prosieguo, hanno ulteriormente ampliato tale sforzo di riqualificazione della spesa.

Si poteva incidere di più sulla spesa pubblica? Certamente sì. Ma senza strumenti cognitivi adeguati, l'operazione, oltre ad essere come è di per sé dolorosa, rischierebbe di essere inefficace come lo è stato al tempo dei tagli orizzontali, rendendo necessari, in mancanza di puntuale intervento sulla legislazione vigente e sui meccanismi generatori della spesa, interventi ex post di reintegrazione dei capitoli per effetto della concreta dinamica della spesa, in prevalenza di quella obbligatoria.

Sul merito, vorrei evidenziare soltanto le misure più rilevanti, rinviando al testo scritto per un'analisi più dettagliata delle singole disposizioni.

La prima grande innovazione contenuta nel testo ed ulteriormente migliorata in Commissione è costituita dalle misure fiscali, la riforma dell'IRES e dell'IRAP e l'introduzione dei cosiddetto forfettone per i contribuenti minimi.

Nel quadro di un intervento di riorganizzazione del sistema della fiscalità d'impresa, senza precedenti per portata e per impatto sistemico sul rapporto tra fisco ed impresa, la nuova disciplina della tassazione dei redditi delle imprese ha introdotto elementi di modernizzazione e semplificazione idonei a collocare il nostro ordinamento nel novero dei sistemi tributari più evoluti.

Sebbene non incida sul livello complessivo dell'imposizione, che rimane grosso modo invariato, la riforma si connota per almeno tre innovazioni strutturali: la riduzione delle aliquote nominali IRES e IRAP rispettivamente al 27,5 e al 3,9 per cento, con avvicinamento alle aliquote effettive; la semplificazione degli adempimenti e delle procedure con beneficio tanto per le imprese, in termini di abbattimento dei costi di gestione, quanto dell'amministrazione tributaria, sotto il profilo del risparmio di risorse umane e strumentali per le attività di accertamento; l'introduzione di un maggior grado di trasparenza nel prelievo sulle imprese, attraverso il recupero della coincidenza tra l'utile risultante dal bilancio civilistico e quello imponibile, al fine di rendere più trasparente il sistema complessivo e meglio leggibile per le imprese l'effettiva convenienza dei singoli strumenti di agevolazione.

In Commissione si è provveduto, su proposta del Governo a chiarire, per alcuni aspetti significativi, la nuova disciplina della fiscalità d'impresa, superando qualche dubbio interpretativo emerso presso gli operatori.

In particolare, con riferimento alla riforma dell'imposta sui redditi delle società di capitali (IRES) e dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), si sono introdotti alcuni correttivi per chiarire l'ambito di applicazione del nuovo regime di determinazione delle basi imponibili.

Per entrambe le imposte, infatti, a fronte della prevista riduzione delle aliquote nominali, si è previsto un allargamento delle basi imponibili tale da assicurare l'invarianza complessiva del gettito tributario.

In questo contesto, al fine di ampliare la base imponibile e di semplificare gli adempimenti per i contribuenti, la nuova disciplina ha precluso la possibilità di operare deduzioni extracontabili di determinati costi di natura estimativa (ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti, spese di ricerca e sviluppo), con l'eliminazione anche di tutto il carico di relativi adempimenti, ha eliminato la deducibilità degli ammortamenti anticipati e degli ammortamenti accelerati e infine ha rimodulato il trattamento fiscale degli interessi passivi, spalmandone la deducibilità in cinque anni (in dieci, in sede di prima applicazione della disciplina).

Con riguardo a quest'ultima misura, il Governo ha provveduto a chiarire espressamente, attraverso una correzione emendativa, che le imprese soggette ad IRPEF in contabilità ordinaria sono comunque escluse dal nuovo regime di deducibilità degli interessi passivi. Inoltre, si è mantenuta la deducibilità nel medesimo esercizio d'imposta per gli oneri riferibili ai ritardi di pagamento per i contratti stipulati con la pubblica amministrazione.

Più sostanziale è invece la modifica introdotta con riguardo alla disciplina degli ammortamenti anticipati. Si è infatti ritenuto di conservare per le imprese IRPEF il vecchio regime, limitatamente ai beni entrati in funzione entro il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2007.

Quanto all'IRAP, è stata concretamente avviata la sua regionalizzazione.

In vista della completa attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, si è infatti espressamente definita l'IRAP quale tributo proprio delle Regioni, da istituire con legge regionale a decorrere dal 1° gennaio 2009.

Nel complesso, tali innovazioni ci allineano ai sistemi fiscali europei più evoluti, spingono le imprese, anche quelle piccole e medie, verso il rafforzamento della capitalizzazione, avviano l'alleggerimento della pressione fiscale (molto significativa per le imprese non indebitate e per quelle che hanno già ammortizzato gli investimenti), semplificano gli adempimenti contabili e tributali.

Tale ultima finalità viene conseguita in misura radicale per le micro imprese e i lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 30.000 euro, cioè per i contribuenti cosiddetti minimi e marginali.

Per essi il Governo ha predisposto un regime fiscale ad hoc, che prevede l'assoggettamento ad un'imposta forfettaria del 20 per cento sulla differenza tra ricavi e costi. Trattandosi di un nuovo regime "naturale" di tassazione, esso si applicherà direttamente ai soggetti interessati, a meno che essi non optino espressamente per il regime ordinario.

Per molte piccole realtà imprenditoriali che spesso incontrano enormi difficoltà - economiche e gestionali - ad ottemperare agli obblighi tributari, la convenienza del nuovo regime si prospetta tale da far supporre anche un significativo effetto di spontanea emersione, parziale o totale, di basi imponibili fino ad oggi sottratte al fisco. Si tratta di una platea stimata dal Governo in circa 930.000 contribuenti, che potranno aderire ad un regime semplificato ai fini IVA, IRPEF e IRAP, con un abbattimento pressoché totale degli adempimenti amministrativi e dei relativi costi (tenuta di libri contabili, spese di commercialista, eccetera).

Un concreto aiuto, dunque, a chi vive solo del suo lavoro, ai giovani che si avviano ad un'impresa o professione.

Infine, l'altra significativa innovazione fiscale di grande interesse per le imprese più piccole riguarda l'introduzione del principio della neutralità della tassazione dei redditi d'impresa rispetto alla forma organizzativa prescelta.

Alle piccole imprese, alle imprese individuali e alle società in nome collettivo è infatti riconosciuta la possibilità di accesso alla cosiddetta opzione IRES.

In particolare, si prevede che tali imprese - di norma soggette a tassazione progressiva secondo le aliquote IRPEF - possano optare per la tassazione separata dei redditi all'aliquota forfettaria del 27,5 per cento (coincidente con l'aliquota IRES riformata).

Diverse altre sono le misure significative in materia di fiscalità d'impresa contenute nel testo, che in questa sede non illustro per brevità. Mi limito soltanto ad accennare all'introduzione di un'imposta sostitutiva al 18 per cento per le operazioni di riorganizzazione aziendale e al ripristino della possibilità di compensazione orizzontale delle perdite fiscali per i lavoratori autonomi e le imprese in contabilità semplificata.

Infine, vorrei soltanto rilevare la positività della modifica del regime sanzionatorio applicabile in caso di mancata emissione dello scontrino fiscale, con l'elevazione da tre a quattro del numero di violazioni rilevanti ai fini della sospensione dell'attività e con l'introduzione della specificazione che la loro contestazione debba avvenire in giorni diversi.

Durante le audizioni e la discussione è stato posto con forza ed autorevolezza il tema della riduzione della pressione fiscale in favore dei lavoratori dipendenti. L'intera maggioranza, penso di poter dire, condivide tale obiettivo non soltanto in funzione del recupero del fiscal drag ma anche come strumento - uno degli strumenti - di politica dei redditi e di politica per la famiglia avviata lo scorso anno ma che necessita di interventi più incisivi.

Una misura apprezzabile avrebbe richiesto risorse ingenti non compatibili con i saldi fissati all'articolo 1 della legge finanziaria. La soluzione adottata, con la modifica dell'ormai noto comma 4 dell'articolo 1, che quest'anno ha consentito di operare la redistribuzione a favore degli incapienti, costituisce una conquista di indiscutibile valore: se e nella misura in cui si verificherà per l'anno prossimo un ulteriore extragettito strutturale derivante dalla lotta all'evasione, tali risorse andranno a beneficio dei lavoratori dipendenti. Non una promessa ma un impegno legislativamente determinato.

Proseguendo nell'ordine del testo della legge finanziaria, è necessario evidenziare l'operazione molto incisiva che è stata operata in Commissione sul tema dei cosiddetti costi della politica ovvero della riduzione dei privilegi a vario titolo vigenti. Organi di stampa molto autorevoli hanno in questi giorni descritto una supposta attenuazione delle misure proposte dal Governo con il testo originario della legge finanziaria, addirittura un dimezzamento dei risparmi previsti.

Nulla di più lontano dal vero! La Commissione ha agito, accogliendo diversi emendamenti dei Gruppi di maggioranza e del relatore, in senso esattamente opposto, rendendo più incisive talune misure, introducendone altre di grande consistenza, sostituendo e mai eliminando tout court norme finalizzate a conseguire risparmi.

Oltre alla conferma del blocco delle indennità dei parlamentari per 5 anni (6 milioni di risparmio ogni anno), è stata introdotta la cogente norma di riduzione della compagine governativa di oltre il 40 per cento rispetto alla composizione attuale che si applicherà dal prossimo Governo (mi auguro che sia più in là possibile nel tempo).

Le norme di alleggerimento del numero e dell'estensione delle Comunità montane sono state modificate con misure più incisive, con risparmi certi (80 Comunità montane in meno con l'introduzione della soglia minima di 7 Comuni per ogni ente, riduzione dei consiglieri da 12.500 a 4.200, degli assessori da 4.500 a 1.500, eliminazione di oltre 300 Comuni costieri e Comuni di dimensioni superiori a 15.000 abitanti). I risparmi di 66,800 milioni su base annua sono confermati (solo per il primo anno si dimezzano perché la riforma dovrà partire il 1° luglio 2008 per dar tempo alle Regioni di legiferare).

Per i Comuni, le Province e le circoscrizioni è stata sì stralciata la norma di riduzione del numero dei consiglieri (la maggioranza ha ritenuto più opportuno che essa venga trattata con la delega sulla riforma del Codice delle Autonomie), i cui risparmi peraltro non erano quantificati dovendosi attendere i rinnovi dei consigli, sostituendola con norme più incisive di eliminazione di cumuli di indennità, della possibilità di costruirsi lo stipendio mensile, di riduzione del tetto massimo di un terzo al 2,5 per cento dell'indennità dell'organo di vertice ed altre anomalie che non menziono per brevità. Il risparmio previsto è di 313 milioni di euro, a fronte di zero cifrato in finanziaria.

La novità più incisiva è quella della soppressione degli Enti d'ambito acquedottistici e dei Consorzi dei rifiuti (i cosiddetti ATO), devolvendo alle Regioni, nell'ambito della loro potestà legislativa, l'attribuzione senza oneri delle relative funzioni alle Province o a forme associative di Comuni. Saranno circa 200-250 gli enti e i consigli di amministrazione soppressi e, di conseguenza, i relativi costi di funzionamento. In assenza di un censimento ufficiale, i dati più recenti a disposizione, riferiti al 2005, testimoniano di almeno 95 ATO per la gestione dei sistemi idrici e 131 ATO per la gestione integrata dei rifiuti, con risparmi ragguardevoli, certamente superiori alle vituperate Comunità montane.

Particolarmente incisive sono, altresì, le norme sul tetto alle retribuzioni dei managers pubblici, che non potranno superare quello del primo presidente della Corte di cassazione, e che si applicano a tutti i dipendenti pubblici sia delle amministrazioni statali che delle società partecipate e non quotate in borsa e delle autorità indipendenti, e la riduzione dei consigli di amministrazione delle società pubbliche.

Altre misure riconducibili a tale tema non le menziono per brevità: ricordo solo la riduzione del 20 per cento dei compensi dei Commissari straordinari di Governo, la riduzione da 16 a 12 del numero massimo di assessori comunali e provinciali, la sostituzione dell'indennità di missione percepita dagli amministratori locali in caso di viaggio con un rimborso forfettario omnicomprensivo, la riduzione del 10 per cento dei rimborsi per le spese elettorali ai partiti politici.

Ed ancora: il contenimento dei costi delle amministrazioni pubbliche relativi alle auto di servizio, alla corrispondenza postale (prevedendo un maggior utilizzo della posta elettronica), alla telefonia (prevedendo l'uso del VOIP); il contenimento dei costi della magistratura militare con la soppressione dei tribunali militari e le procure militari di Torino, La Spezia, Padova, Cagliari, Bari e Palermo e le sezioni distaccate di Verona e di Napoli della Corte militare di appello, nonché la soppressione e la razionalizzazione di diversi enti pubblici statali.

Il risparmio che il testo originario portava a copertura della legge finanziaria era soltanto di 73 milioni di euro - dati dalla riduzione delle Comunità montane e dal congelamento per cinque anni dell'adeguamento retributivo delle indennità parlamentari (le altre misure non erano, come si dice, «cifrate») - importo salito ad oltre 400 milioni, senza considerare le norme sulla riduzione del numero dei Ministeri, sugli ATO, sui dipendenti pubblici, sulle società pubbliche ed altre, la cui quantificazione non è stata effettuata per le ragioni dette ma che porteranno, quando saranno attuate, ulteriori ingenti risparmi.

Particolarmente efficace risulta poi l'abbinamento tra detti risparmi e la loro finalizzazione: quelli sui Comuni vengono imputati per due terzi all'eliminazione del ticket e ad integrare il fondo per i piccoli Comuni, rimasti privi del contributo integrativo dello scorso anno, quelli derivanti dalla riduzione delle Comunità montane al Fondo per la montagna, quelli per gli enti acquedottistici al risanamento delle reti e alla riduzione delle tariffe. Quindi, meno costi della politica, più servizi e minori tariffe per i cittadini, questa la filosofia degli interventi descritti. A tutto ciò si aggiunga l'autorevolissimo pronunciamento dei vertici degli organi costituzionali in ordine al loro impegno a contenere la dinamica della spesa entro o al di sotto dell'inflazione programmata. Si poteva fare di più e meglio? Sempre si può fare di più e meglio, ma ciò che è certo è che tali misure per qualità, intensità e concentrazione sono senza precedenti.

 

TICKET

Con la stessa filosofia abbiamo affrontato lo spinoso ed oneroso tema dell'abolizione del ticket sulla diagnostica. Abbiamo voluto affrontare e risolvere tale problema a mezzo di tagli e riduzioni di spesa senza oneri aggiuntivi per la fiscalità ed il bilancio dello Stato. La copertura dei circa 830 milioni è assicurata nei modi dettagliatamente esposti nel relativo emendamento, munito della relazione tecnica del Governo di cui abbiamo tenuto conto in sede di riformulazione e modifica del testo.

Sappiamo che la famosa bollinatura della Ragioneria generale dello Stato ha costituito e costituirà fonte di polemiche. Ne parleremo. Allo stato, mi limito ad evidenziare che la relazione tecnica e la relativa bollinatura non è obbligatoria in base alla legge di contabilità per gli emendamenti del relatore e noi l'abbiamo richiesta per tutti gli emendamenti. Della relazione tecnica rimessa dal Governo abbiamo tenuto conto nell'approvazione dei testi.

Fra questi punti vorrei segnalare:

 

PACCHETTO CASA

La finanziaria 2008 dedica alla questione casa un insieme ampio ed articolato di misure, che è stato ulteriormente perfezionato durante l'esame in 5a Commissione bilancio del Senato.

Fra gli interventi di maggiore rilievo figurano le disposizioni in materia di ICI, mirate a ridurre in misura rilevante, tramite il riconoscimento di ulteriori detrazioni, il carico fiscale sulle abitazioni di prima residenza dei proprietari, fatta eccezione per quelle classificate con categoria catastale Al, A8 e A9, ossia gli immobili signorili, le ville e i castelli.

La disciplina vigente prevede che l'imposta ICI si determina moltiplicando il valore imponibile dell'immobile per l'aliquota stabilita dal Comune, e, per esplicita previsione del comma 2 dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 504 del 1992, all'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita direttamente ad abitazione principale del proprietario spetta una detrazione nella misura minima annua di 103,29 euro, da rapportare al periodo dell'anno in cui l'unità immobiliare è stata utilizzata come abitazione principale.

La finanziaria 2008, al fine di riconoscere ulteriori benefici fiscali proprio a tali contribuenti, stabilisce che dall'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale si detrae un ulteriore importo pari all'1,33 per mille della base imponibile che va a sommarsi alla detrazione già vigente per l'abitazione principale pari a 103,29 euro. Il beneficio per ciascun contribuente, comunque, non potrà essere superiore a 200 euro, e pertanto, compresa la detrazione già in vigore, lo sconto massimo di imposta non potrà superare la soglia dei 303,29 euro l'anno.

In tale ambito, la 5a Commissione bilancio ha approvato un emendamento con il quale si prevede che le nuove agevolazioni fiscali si applicano a tutti i proprietari di abitazioni di prima residenza, ad eccezione di coloro che posseggono abitazioni principali classificate con categoria catastale Al, A8 e A9, ossia gli immobili signorili, le ville e i castelli.

La minore imposta che deriva dall'applicazione delle predette disposizioni sarà rimborsata dallo Stato ai singoli Comuni, con versamenti contestuali in due scadenze di pagamento.

Una importante innovazione introdotta in Commissione, riguarda l'aumento del 10 per cento dell'importo della detrazione IRPEF per i mutui contratti per l'acquisto della casa che passa dagli attuali 3.615,2 euro a 4.000 euro.

Particolare rilevanza assumono, poi, le misure di agevolazione fiscale, mediante detrazioni fiscali dall'IRPEF che vengono estese a tutti gli inquilini a basso reddito con contratti di affitto registrato.

Ed inoltre, benefici fiscali per i giovani tra venti e trent'anni che stipulano un contratto di locazione regolarmente registrato per l'abitazione da destinare a propria residenza principale, ai quali, per i primi tre anni, è riconosciuta una detrazione di 991,60 euro se il proprio reddito complessivo non supera 15.493,71 euro.

Nel merito, la normativa vigente stabilisce che i contribuenti che prendono in affitto un immobile da utilizzare come abitazione principale hanno diritto a detrazioni d'imposta di importo fisso, da richiedere con la dichiarazione dei redditi, purché titolari di contratti di locazione "a canone convenzionale" o lavoratori dipendenti trasferiti per motivi di lavoro. Con la finanziaria 2008, si provvede ad estendere tali benefici a tutta la platea degli inquilini con contratto di locazione registrato, prevedendo che ai soggetti titolari di regolare contratto di affitto di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, spetta una detrazione d'imposta pari a 300 euro l'anno, se il reddito annuo complessivo non supera 15.493,71 euro, o pari a 150 euro l'anno, se il reddito annuo complessivo supera 15.493,71 euro ma non 30.987,41.

L'agevolazione per i giovani viene concessa se il contratto di affitto è stipulato per una abitazione diversa dall'abitazione principale dei genitori, qualora il giovane sia "incapiente" o non tenuto a pagare l'IRPEF per il conseguimento di bassi redditi.

Novità importanti riguardano anche la disciplina delle deduzioni IRPEF sulla prima casa. Ora, ai fini della corretta determinazione dell'IRPEF e delle addizionali del contribuente, il reddito derivante dall'unità immobiliare adibito ad abitazione principale e quello delle relative pertinenze non va più cumulato con gli altri redditi del possessore. Secondo la normativa vigente, i possessori di immobili a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale sono soggetti al pagamento di IRPEF o IRES, di addizionali regionale e comunale e dell'ICI. Tuttavia, se l'unità immobiliare posseduta è adibita ad abitazione principale si ha diritto alla deduzione dal reddito complessivo fino all'ammontare della rendita catastale dell'unità immobiliare stessa e delle relative pertinenze. Con le innovazioni introdotte dalla finanziaria per il 2008, si stabilisce che ai fini del calcolo delle detrazioni per carichi di famiglia e per i redditi di lavoro, il reddito complessivo del contribuente è determinato al netto del reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

Ulteriori incisive misure attese dai cittadini e dalle imprese che operano nel settore dell'edilizia riguardano la proroga delle agevolazioni fiscali in tema di ristrutturazioni degli edifici, per le spese sostenute a tal fine negli anni 2008, 2009 e 2010.

Nel quadro degli interventi sulla casa, la finanziaria prevede, poi, la proroga degli incentivi al risparmio energetico negli edifici privati pari al 55 per cento della spesa.

Il cittadino, pertanto, potrà continuare a beneficiare della detrazione dall'IRPEF del 36 per cento delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia fino ad un importo massimo di 48.000 euro per unità immobiliare, nonché dell'aliquota IVA agevolata del 10 per cento per le prestazioni fatturate. Nel complesso, l'effetto della proposta normativa comporta un beneficio per i cittadini di ammontare pari a 150 milioni di euro per l'anno 2008 e di 306 milioni di euro nel 2010.

I cittadini, pertanto, potranno continuare a beneficiare dei seguenti sgravi IRPEF del 55 per cento per le spese sostenute per cambiare gli infissi e isolare le pareti allo scopo di ridurre le dispersioni termiche e per l'installazione di pannelli solari allo scopo di riscaldare l'acqua, per gli interventi di riqualificazione che riguardano tutto l'edificio nel suo complesso e per la sostituzione delle vecchie caldaie a condensazione. Tali benefici sono validi per il triennio 2008-2010.

Si rammenta, infine, con riferimento alle politiche per la casa che nel decreto-legge di accompagnamento alla finanziaria sono stati stanziati 550 milioni per un piano straordinario di edilizia popolare con lo scopo di ampliare l'offerta di alloggi in locazione a canone sociale per coloro che sono nelle graduatorie dei Comuni.

II piano è finalizzato prioritariamente al recupero e all'adattamento funzionale di alloggi di proprietà degli ex IACP o dei Comuni, non occupati, all'acquisto o la locazione di alloggi, nonché per l'eventuale costruzione di alloggi, da destinare prioritariamente a soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio. Quindi un insieme organico di misure che ripropongono il tema casa al centro delle politiche pubbliche.

Quindi, il problema casa torna al centro delle politiche pubbliche, dopo anni di totale assenza di interventi.

 

RICERCA (GIOVANI RICERCATORI)

Per gli investimenti in ricerca e sviluppo riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca, la legge finanziaria 2008 prevede l'innalzamento dal 15 per cento al 40 per cento del credito d'imposta per le spese sostenute introdotto dalla finanziaria 2007, con innalzamento del tetto massimo agevolabile da 15 a 50 milioni di euro, credito di imposta escluso dal limite massimo di indeducibilità.

Sempre in Commissione è stato introdotto l'aumento dal 5 per cento al 10 per cento della quota del Fondo sanitario nazionale destinata ai progetti di giovani ricercatori under 40 nel settore sanitario e la destinazione di una quota, non inferiore al 10 per cento dello stanziamento complessivo del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), ai progetti di ricerca presentati da ricercatori under 40 operanti a qualunque titolo in attività di ricerca.

 

MEZZOGIORNO-CREDITO D'IMPOSTA

Alle politiche per il Mezzogiorno e alle aree svantaggiate del Paese è dedicato un pacchetto ad hoc di misure che in parte sono del tutto inedite e per altra parte ripropongono, in forma aggiornata, strumenti agevolativi già vigenti, ai quali durante l'esame in 5a Commissione (bilancio) è stato aggiunto l'importantissimo credito d'imposta per le assunzioni, con il quale si riconosce in via automatica ai datori di lavoro che incrementano il numero dei lavoratori dipendenti con contratti a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno, un credito di imposta pari a 333 euro al mese per ciascun nuovo lavoratore, che sale a 413 euro al mese in caso di assunzione di lavoratrici, per l'intero triennio 2008-2010.

Il bonus occupazione spetta per ogni unità lavorativa che risulta dalla differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupato nel periodo tra il 10 gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007. In caso di assunzione con contratto a tempo parziale il credito d'imposta spetta in proporzione alle ore prestate rispetto a quelle del contratto nazionale. Per chi assume la qualifica di datore di lavoro dal 1° gennaio 2008 ogni lavoratore dipendente assunto costituisce incremento della base occupazionale.

Il diritto al credito d'imposta decade se su base annuale il numero complessivo dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e determinato, compresi i lavoratori con contratti di lavoro di contenuto formativo, risulta inferiore o pari al numero complessivo dei lavoratori dipendenti mediamente occupati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2007; se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, che scende a due anni nel caso di piccole e medie imprese; se vengano accertate in modo definitivo violazioni non formali alla normativa fiscale e contributiva in materia di lavoro dipendente, per le quali sono irrogate sanzioni o per violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori o qualora fossero emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale.

Si segnala, inoltre, l'intervento sul FAS, che prevede la rimodulazione degli stanziamenti già assegnati al fine di rendere immediatamente disponibili per l'anno 2008 le risorse necessarie all'espletamento degli interventi più urgenti previsti per il sostegno delle imprese ubicate nelle aree del Mezzogiorno, con l'obiettivo di innalzare da subito la percentuale di spesa per investimenti nazionali nel Mezzogiorno, nonché le misure per il riordino complessivo del sistema degli incentivi fiscali in favore di una scelta netta per i meccanismi automatici di sostegno alle imprese del Mezzogiorno e per l'inserimento dei giovani laureati nel mondo del lavoro, per il sostegno allo start up delle imprese innovatrici.

Al FAS la precedente finanziaria aveva destinato un cospicuo incremento di risorse, rifinanziandolo per 63,3 miliardi di euro complessivi per il periodo 2007-2014.

In tale ambito, viene previsto che le economie derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni della legge n. 488 del 1992, nel limite dell'85 per cento delle economie accertate annualmente, sono destinate alla realizzazione di interventi destinati a finanziare: 1) un programma nazionale destinato ai giovani laureati residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, finalizzato a favorire il loro inserimento lavorativo, dando priorità ai contratti di lavoro a tempo indeterminato; 2) agevolazioni alle imprese innovatrici in fase di start up attraverso la riduzione degli oneri sociali per tutti i ricercatori, tecnici e altro personale ausiliario impiegati a decorrere dal periodo d'imposta dell'anno 2007; 3) la creazione di un "Fondo per la gestione delle quote di emissione di gas serra" da destinare alla "riserva nuovi entranti" dei Piani nazionali di assegnazione delle quote di emissione di gas; 4) interventi a sostegno dell'attività di ricerca nel sistema energetico e di riutilizzo di aree industriali.

Infine, per favorire lo sviluppo economico e sociale delle aree urbane del Mezzogiorno vengono introdotte significative innovazioni alla disciplina delle "zone franche urbane", basata prevalentemente sui benefici fiscali, norma che dovrebbe consentire il decollo vitale, innovativo strumento di sostegno alla crescita di aree particolarmente svantaggiate.

Le innovazioni prevedono, al fine di contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l'integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri caratterizzati da degrado urbano e sociale, che le piccole e microimprese, che iniziano, nel periodo compreso tra il 10 gennaio 2008 e il 31 dicembre 2012, una nuova attività economica in tali aree possono fruire dell'esenzione dalle imposte sui redditi, fino a concorrenza di 100.000 euro del reddito derivante dall'attività svolta, per i primi cinque periodi di imposta del 60 per cento, per il sesto e settimo, del 40 per cento, per l'ottavo e per il nono al 20 per cento; dell'esenzione dall'Irap per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di euro 300.000, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta; dell' esenzione dall'ICI, a decorrere dall'anno 2008 e fino all'anno 2012, per i soli immobili siti nelle zone franche urbane dalle stesse imprese posseduti ed utilizzati per l'esercizio delle nuove attività economiche; e, infine, dell'esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività.

È stata da taluni evidenziata l'insufficienza delle politiche per il Mezzogiorno. Oltre al radicale rafforzamento costituito dal bonus occupazione, è necessario evidenziare che il successo delle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno dipenderà dall'efficace attivazione del quadro strategico nazionale 2007-2013 in cui vengono fatti confluire i fondi del FAS, quelli europei, sulla base della strumentazione decisa con la finanziaria dello scorso anno, per un ammontare complessivo di risorse stimato in oltre 100 miliardi di euro per l'intero periodo suindicato.

 

POLITICA ENERGETICA

Una delle integrazioni più rilevanti proposte dalla 5a Commissione riguarda la riforma della disciplina sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, che vanno ad incidere profondamente sull'insieme delle problematiche che ne hanno finora frenato la diffusione sul territorio nazionale.

Le misure introdotte costituiscono una efficace sintesi tra le esigenze di promozione delle fonti rinnovabili e la necessità di un impatto accettabile sui prezzi e le tariffe a carico dei consumatori, garantendo al contempo una transizione graduale ed un trattamento equilibrato degli impianti esistenti.

Nel merito, vengono previste apposite misure per l'incentivazione dell'energia

elettrica prodotta da fonti rinnovabili, in particolare dalle biomasse, che aggiornano il sistema di incentivazioni vigente, senza stravolgerlo e con lo scopo di creare un quadro certo per tutti gli operatori del settore.

I criteri generali delle nuove modalità di incentivazione prevedono che per gli impianti di potenza superiore ad un megawatt si mantiene il sistema attuale dei certificati verdi, rendendolo più efficiente ed efficace, mentre per gli impianti di taglia inferiore si introduce un sistema di tariffe fisse incentivanti.

Accanto agli incentivi, vengono previste misure per facilitare la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili sul territorio, stabilendo nuove norme di autorizzazione per l'installazione e l'esercizio degli impianti di produzione, nonché le nuove modalità di connessione degli impianti alla rete elettrica nazionale.

Infine, vengono introdotte misure per l'armonizzazione delle funzioni dello Stato e delle regioni alla luce della ripartizione delle rispettive competenze. Nel complesso, tali misure dovrebbero garantire il decollo definitivo delle rinnovabili, quali fonte nazionale di approvvigionamento energetico di particolare rilevanza.

 

INFRASTRUTTURE E MOBILITA'

L'altra componente portante delle politiche di sviluppo delineate dalla manovra per il 2008 è costituita dal rilancio degli investimenti infrastrutturali e dal miglioramento degli standard di efficienza e sicurezza nel sistema dei trasporti nazionali e locali, nel quadro di una rinnovata attenzione nei confronti delle mobilità a minor impatto ambientale.

Occorre ricordare che sul fronte degli investimenti infrastrutturali stradali e ferroviari l'attuale Governo si è trovato a fronteggiare soltanto un anno fa una situazione finanziaria gravissima di ANAS Spa e Ferrovie dello Stato Spa, ereditata dalla precedente gestione ed oggi, risolte quelle pendenze, si operano significativi investimenti in infrastrutture per rendere più efficiente la mobilità stradale, ferroviaria, marittima ed aerea del nostro Paese.

In particolare, si segnalano le misure in materia di trasporto pubblico locale che prevedono lo stanziamento di risorse per lo sviluppo della mobilità locale e la concessione di agevolazioni fiscali ai cittadini per l'acquisto di abbonamenti a mezzi di trasporto pubblico locale, lo sviluppo dell'intermodalità, la diversificazione dei mezzi di trasporto e l'innalzamento della quantità e del livello dei servizi per le imprese e i cittadini.

Nel merito, viene prevista l'istituzione di un Fondo per la mobilità locale di ammontare pari a 500 milioni di euro per l'anno 2008. Tali risorse sono destinate all'adeguamento dei trasferimenti statali alle Regioni per garantire l'attuale livello dei servizi di trasporto pubblico, all'acquisto di veicoli ferroviari e veicoli di servizio su linee metropolitane, tranviarie e filoviarie, autobus ecologici, elicotteri compresi, ed al finanziamento di tramvie e metropolitane in corso di realizzazione e dei parcheggi di interscambio.

Si segnalano, poi, le misure di agevolazione per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, mediante le quali viene concessa la possibilità ai cittadini di detrarre dall'imposta lorda IRPEF le spese sostenute entro il 31 dicembre 2008 per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, nella misura del 19 per cento del loro ammontare e per un importo massimo fino a 250 euro.

A tal fine, la finanziaria per il 2008 prevede appositi incentivi per le imprese di autotrasporto volti a spostare quote consistenti di traffico pesante dalla modalità stradale a quella marittima, per i lavori di ammodernamento dell'autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro-Reggio Calabria e il miglioramento della qualità del servizio di trasporto e della sicurezza nello Stretto di Messina, per il potenziamento e la sicurezza dell'aeroporto di Reggio Calabria, compresi interventi di continuità territoriale da e per l'aeroporto e all'adeguamento del servizio cargo da e per l'aeroporto di Catania, per lo sviluppo del trasporto merci per ferrovia, destinati al trasporto combinato e di merci pericolose e agli investimenti per le autostrade viaggianti, per il trasporto merci su ferrovia, per il completamento e l'implementazione della rete immateriale degli interporti, per il proseguimento degli interventi volti all'ammodernamento tecnologico dei sistemi di sicurezza, sia relativi all'infrastruttura ferroviaria sia installati a bordo dei materiali rotabili, per il sostegno delle Ferrovie della Calabria Srl, delle ferrovie Apulo Lucane Srl e delle Ferrovie del Sud-Est Srl.

Inoltre, la finanziaria prevede l'istituzione di un apposito "Fondo per il finanziamento di interventi e di servizi nei porti, nei collegamenti stradali e ferroviari con i porti" le cui risorse saranno attribuite alle Regioni e alle Province autonome nella forma dell'incremento delle riscossioni dell'IVA e delle accise relative alle operazioni di importazione nei porti e negli interporti.

Nel quadro degli interventi per le infrastrutture, si evidenzia la norma finalizzata alla prosecuzione degli interventi di realizzazione delle opere strategiche individuate dalla Legge obiettivo, per le quali si autorizza la concessione di contributi quindicennali di ammontare pari a 100 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Parte di tali risorse, viene destinata all'attivazione di interventi in specifiche aree territoriali del Paese, con un basso grado di sviluppo infrastrutturale o colpite da eventi calamitosi.

Infine, per rendere più rapidi gli interventi per la realizzazione di infrastrutture nel paese e di coinvolgere maggiormente le autonomie locali, la finanziaria prevede apposite misure in materia di federalismo infrastrutturale, sulla scorta di quanto già sperimentato nella finanziaria dello scorso anno relativamente al caso della "Pedemontana lombarda", che dovrebbero accelerare la realizzazione di particolari opere pubbliche con la partecipazione e il consenso delle Regioni coinvolte.

A tal fine, si dispone, in termini generali, che funzioni e poteri per la realizzazione di infrastrutture autostradali possono essere trasferiti ad un soggetto di diritto pubblico partecipato da ANAS e Regioni interessate; in particolare, si applica tale disposizione alle attività di gestione, comprese manutenzione ordinaria e straordinaria, all'autostrada A4-tronco Venezia-Trieste.

Il capitolo infrastrutture va letto alla luce dei numerosi interventi contenuti nella finanziaria dello scorso anno, nel decreto Visco-Bersani, nei due decreti di quest'anno. Un complesso di stanziamenti per le infrastrutture che si aggira sui 35 miliardi. Molto dipenderà dalla capacità di spendere tali ingenti risorse che superano di gran lunga quelle stanziate negli anni trascorsi.

 

LA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

In linea con il programma - avviato già con la finanziaria 2007 - per il definitivo superamento dell'improprio ricorso al lavoro flessibile e precario nelle pubbliche amministrazioni, la nuova disciplina approvata dalla Commissione integra e migliora per un aspetto qualificante l'impianto originario del disegno di legge finanziaria per l'anno 2008.

La novità più significativa riguarda la proroga per un ulteriore anno della scadenza già fissata dalla scorsa finanziaria per la maturazione dei requisiti di anzianità richiesti ai lavoratori a tempo determinato per l'accesso alla stabilizzazione.

In particolare, per un verso è portato in avanti di un anno, al 28 settembre 2007, il termine entro il quale deve risultare maturata la richiesta anzianità di almeno tre anni di prestazioni, anche non continuative nell'ultimo quinquennio, presso la stessa amministrazione. Per altro verso, si consente al personale che in tal modo si è ammesso entro il percorso di stabilizzazione di continuare a lavorare presso le rispettive amministrazioni, fino al completamento della procedura di assunzione.

Come evidente si tratta di un'importante estensione della platea ammessa alla stabilizzazione, destinata a interessare un bacino cospicuo di lavoratori precari, valutato in circa 30-40.000 per il solo settore statale.

Per di più, la nuova disciplina impone a tutte le amministrazioni pubbliche, compresi dunque gli enti territoriali, di predisporre entro il 30 aprile 2008, nell'ambito della programmazione triennale dei fabbisogni per gli anni 2008, 2009 e 2010, degli appositi piani per la progressiva stabilizzazione del personale precario da esse utilizzato, che vedano coinvolti non solo i lavoratori in servizio con contratti a tempo determinato, già in possesso dei requisiti per l'assunzione, ma anche i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa con almeno tre anni, anche non continuativi, di anzianità di lavoro presso la stessa amministrazione.

Infine, in aggiunta alla riserva di posti già disposta dal testo originario del disegno di legge finanziaria per i lavori precari con contratti di subordinazione, fissata nel 40 per cento per dei posti messi a concorso per le posizioni a tempo indeterminato, la disposizione approvata in Commissione prevede un'ulteriore riserva del 10 per cento espressamente destinata ai suddetti collaboratori coordinati e continuativi.

Tali misure si sono rese necessarie per conseguire l'obiettivo fissato per la pubblica amministrazione dal testo della legge finanziaria (tempo indeterminato e lavoro flessibile come eccezione alla regola) evitando, a partire da gennaio la traumatica cessazione di decine di migliaia di rapporti di lavoro precari.

Molto rilevante è, altresì, il pacchetto assunzioni disposto in favore di Agenzie e Corpi di Polizia (Entrate, Guardia di finanza, Dogane, Vigili del fuoco, Ispettori del lavoro, ed altre) con un meccanismo finanziario innovativo basato sull'aggiornamento della capacità di recupero di entrate da parte dei nuovi assunti.

Non mi diffondo, per economia di tempo, su altre importanti misure che menziono solo in estrema sintesi.

 

CINEMA E TELECOMUNICAZIONI

Si prevede l'introduzione di un credito di imposta per gli investimenti sostenuti per la produzione cinematografica, nonché la riserva di spazi televisivi per il cinema europeo ed italiano. Per l'editoria e per l'emittenza locale si prevede un aumento di stanziamenti al pari dello sviluppo del sistema televisivo digitale terrestre.

 

SCUOLA E UNIVERSITÀ

Per la scuola vengono introdotte norme di razionalizzazione e la sperimentazione di un nuovo modello organizzativo volto ad innalzare la qualità del servizio di istruzione, nonché la rimodulazione in aumento dell'immissione dei precari.

Per l'università si prevede la costituzione di un apposito fondo, con una dotazione di 550 milioni di euro per gli anni 2008, 2009 e 2010, destinato ad incremento del Fondo di finanziamento ordinario per le università (FFO) e l'assegnazione delle suddette risorse sulla base di un Piano programmatico, volto a favorire il miglioramento della qualità e dell'efficienza del sistema delle università.

 

SICUREZZA E FORZE ARMATE

Per la sicurezza, la difesa e l'ordine pubblico, la finanziaria stanzia risorse aggiuntive per la professionalizzazione delle Forze armate e per il potenziamento della capacità d'intervento dei Corpi di polizia e del Corpo dei vigili del fuoco, nonché per l'incremento delle assunzioni per la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza, il Corpo della polizia penitenziaria e il Corpo forestale dello Stato.

 

GIUSTIZIA

Sulla giustizia, oltre a ricordare il contenimento dei costi della giustizia militare, vorrei segnalare un'importante modifica apportata dalla Commissione relativa alla possibilità di destinare parte delle somme sequestrate e confiscate all'avvio ed alla diffusione del processo telematico, oltre alle norme sulla razionalizzazione delle spese per le intercettazioni telefoniche.

 

RISCHIO IDROGEOLOGICO, AGRICOLTURA E PIANO IRRIGUO

La Commissione ha introdotto importanti novità in materia ambientale, con riguardo al tema del rischio idrogeologico con i quali si prevede l'adozione di piani strategici e di intervento per la mitigazione del rischio idrogeologico e per favorire forme di adattamento dei territori.

In materia di agricoltura e pesca la Commissione ha introdotto misure per l'agevolazione delle imprese giovanili operanti nel settore della pesca, per il rafforzamento della filiera agroenergetica attraverso interventi diretti a ridurre il depauperamento dello stock di carbonio nei suoli forestali e nelle foreste, per la sospensione temporanea delle esecuzioni forzose in danno di imprenditori agricoli della regione Sardegna, e per l'istituzione dell'Osservatorio per la verifica della trasparenza dei prezzi dei prodotti alimentari.

Infine, si segnala lo stanziamento di risorse per le attività di progettazione ed esecuzione delle opere previste dal Piano irriguo nazionale.

 

GIOVANI E SPORT

Per i giovani e lo sport sono previsti: l'istituzione del "Fondo per lo sport di cittadinanza", al fine di promuovere il diritto allo sport; la costituzione ed il funzionamento di un Osservatorio per l'impiantistica sportiva, destinato a costituire una sorta di "anagrafe" degli impianti sportivi; l'incremento del Fondo per gli eventi sportivi di rilevanza internazionale; l'incremento del contributo a favore del Comitato italiano paraolimpico.

 

PROTOCOLLO E WELFARE

Con riferimento alle politiche per il lavoro e la previdenza sociale, la scelta del Governo è stata quella di concentrare in un apposito provvedimento collegato alla manovra per il 2008 i contenuti dell'accordo raggiunto con le parti sociali nell'ambito del Protocollo sottoscritto il 23 luglio 2007.

In tal senso, la legge finanziaria si limita a stanziare le risorse finanziarie necessarie all'attuazione dell'accordo, istituendo a tal fine un Fondo, presso il Ministero del lavoro, con la dotazione di circa 1,5 miliardi di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di circa 3 miliardi di euro per l'anno 2010.

Sebbene il corpo principale degli interventi in materia di lavoro e di previdenza deve dunque ritenersi rinviato al citato provvedimento collegato, la legge finanziaria contiene comunque alcune limitate, ma significative innovazioni normative come: congedi di maternità e paternità, equiparazione dei figli adottati ai figli biologici, proroga degli incentivi per la riduzione dell'orario di lavoro, sostegno all'apprendistato, sicurezza sui luoghi di lavoro e proroga ammortizzatori sociali.

 

8 PER MILLE E 5 PER MILLE

Le risorse a disposizione dell'otto per mille del gettito IRPEF, relativamente alla quota destinata allo Stato, vengono aumentate di 60 milioni di euro per l'anno 2008. Tali maggiori risorse, secondo la disciplina vigente verranno destinate, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica e di altre confessioni. La scelta relativa all'effettiva destinazione viene effettuata dai contribuenti all'atto della presentazione della dichiarazione annuale dei redditi; in caso di scelte non espresse dai contribuenti, la destinazione viene stabilita in proporzione alle scelte espresse. La quota dell'8 per mille dell'IRPEF devoluta allo Stato viene destinata ad interventi straordinari per la fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali.

Per quanto riguarda il 5 per mille, nel contesto della manovra per il 2008 il Governo è intervenuto a vari livelli.

In primo luogo, con il decreto-legge n. 159, ha innalzato fino a 400 milioni di euro il tetto di spesa già fissato in 250 milioni di euro dalla finanziaria 2006, con riferimento alla disciplina del 5 per mille introdotta in quella sede. Quel tetto si riferiva alle dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2006, con erogazione dei pagamenti agli enti e alle associazioni che ne avessero diritto da effettuarsi entro l'anno 2007 (da cui l'inserimento della disposizione nel contesto di un provvedimento con impatto nell'anno finanziario in corso).

Analoga operazione è stata realizzata con il disegno di legge finanziaria 2008, ma con riferimento alla disciplina del 5 per mille introdotta dalla finanziaria 2007. Anche in questo caso si è disposto un incremento di 150 milioni del tetto di spesa già fissato in 250 milioni di euro. Ad essere coinvolta era in tal caso la disciplina del 5 mille riferita alle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno 2007, con erogazione dei pagamenti da effettuarsi entro l'anno 2008.

A fronte di questo quadro, la disciplina del 5 per mille, ancorché rifinanziata per gli interventi ancora aperti, non risultava tuttavia confermata per l'anno finanziario 2008.

Corrispondendo alle forti aspettative nel frattempo maturate nel Parlamento e nel Paese, il Governo ha dunque proposto in Commissione una nuova disciplina del 5 per mille per l'anno 2008, applicabile alle prossime dichiarazioni dei redditi presentate dai cittadini. Rispetto alla disciplina vigente per gli anni precedenti, si è proceduto ad una rideterminazione dei requisiti per l'ammissione al finanziamento orientata a limitare la platea degli aventi diritto alle ONLUS, alle associazioni di promozione sociale, alle associazioni senza scopo di lucro operanti in alcuni settori individuati, agli enti della ricerca scientifica e dell'università e agli enti della ricerca sanitaria.

La manovra finanziaria provvede ad aumentare le risorse a disposizione del cinque per mille del gettito IRPEF che passano, per l'anno 2008, da 250 milioni di euro a 450 milioni di euro.

 

CONCLUSIONI

Infine, consentitemi di ringraziare il presidente Morando. che ha assicurato con la consueta forza, competenza e determinazione i lavori della Commissione; i rappresentanti del Governo, il Ministro, i sottosegretari Sartor, Grandi e D'Andrea che hanno seguito con grande impegno e competenza i lavori, i colleghi di maggioranza che hanno dato tutti un apporto prezioso all'esame del testo e dei circa 1.800 emendamenti, i Gruppi della maggioranza e i loro vertici che hanno assicurato un lavoro fruttuoso e sereno, i colleghi dell'opposizione che hanno partecipato con impegno e spirito critico ma costruttivo ai lavori, gli uffici e il personale tutto. Sono certo che l'Aula del Senato saprà esaminare il provvedimento con accuratezza e saggezza avendo sempre a mente gli interessi del Paese, gli stessi che abbiamo cercato di coltivare con passione in queste settimane.

Il disegno di legge originario del Governo e il vaglio modificativo-integrativo della Commissione ci consegnano un testo di cui possiamo andare orgogliosi, che può essere certamente migliorato in quest'Aula (magari rimediando anche a qualche errore o svista compiuta nelle giornate e nottate di intenso lavoro) e che lo potrà essere ancor più in seconda lettura alla Camera. Ciò che è certo è che abbiamo lavorato intensamente per proporre un testo in linea con gli indirizzi di politica di bilancio e di politica economica fissati nel DPEF e nella Nota di aggiornamento. L'impianto del Governo è sostanzialmente confermato ed integrato con l'apporto prezioso di tutte le componenti della maggioranza e con il confronto intenso con l'opposizione.

Esso corrisponde agli impegni assunti in sede europea, appare idoneo a centrare gli obiettivi di finanza pubblica e di politica economica, a farci proseguire, unitamente ai due provvedimenti adottati in corso d'anno, lungo il difficile ma ineludibile cammino del risanamento finanziario, dell'impulso alla crescita e dell'equità sociale, i tre pilastri della politica del Governo.

È stato rilevato da taluni che il complesso degli interventi contenuti nei due decreti espansivi in corso d'anno e nella manovra al nostro esame non sarebbe funzionale ad una missione, non avrebbe un'anima. Ebbene, con pacatezza, ma con fermezza, sento di poter affermare che cosi non è! Ce lo ha riferito con efficacia ed ampiezza argomentativa il ministro Padoa-Schioppa nella sua relazione in quest'Aula il 3 agosto scorso.

La manovra, le manovre, corrispondono ad obiettivi ben individuati che, lo si condividano o meno, sostanziano, appunto, una missione: avvio della restituzione fiscale e della semplificazione, rafforzamento della protezione sociale, investimento a sostegno della crescita e dell'ammodernamento infrastrutturale materiale ed immateriale del Paese, riqualificazione della spesa pubblica quale asse portante della politica e del risanamento in atto.

Coloro che, riecheggiando le promesse mirabolanti della passata legislatura, vengono a dirci che si potevano portare le maggiori entrate per intero a riduzione del debito e del deficit, e nel contempo ridurre la pressione fiscale in maniera più incisiva, abolire in toto l'ICI, aumentare in modo più corposo le pensioni minime, finanziare investimenti più di quanto stiamo facendo, mente a se stesso, prima che a noi e al Paese. Chi sostiene queste tesi, dovrebbe avere sempre a mente, le due grandi anomalie della finanza pubblica italiana: il gigantesco debito pubblico (1.600 miliardi) che divora ogni anno 70 miliardi, per pagare gli interessi; l'ampiezza dell'evasione fiscale (90 miliardi all'anno stimati). Solo una sensibile riduzione, non dico l'azzeramento, del livello di tali ipoteche sul presente e sul futuro, consentirebbe di fare di più e meglio. Noi, il nostro Governo, questa maggioranza, hanno ripreso a farlo, dopo che negli anni 2001-2006 si era tornati indietro, e solo con il successo di queste iniziative potremo riconquistare una quota di futuro per i nostri giovani, alleggerendoli dei pesi del passato e liberando risorse per le politiche che vogliamo per un Paese più giusto e più moderno.

Sen. Legnini

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Andreotti, Ciampi e Pininfarina.

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Il senatore Gabana, con lettera in data 31 ottobre 2007, ha comunicato che cessa di far parte del Gruppo Misto e che aderisce al Gruppo Forza Italia.

 

Il Presidente del Gruppo Forza Italia, in pari data, ha accettato tale adesione.

Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza sociale, trasmissione di documenti

La Presidente della Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, con lettera in data 22 ottobre 2007, ha inviato il documento conclusivo relativo all'indagine conoscitiva sulla situazione organizzativa e gestionale degli enti pubblici e le eventuali prospettive di riordino, approvato dalla Commissione stessa nella seduta del 17 ottobre 2007 (Doc. XVII-bis, n. 1).

 

Il predetto documento sarà stampato e distribuito.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Lusetti Renzo, Barbieri Emerenzio, Carlucci Gabriella, Barani Lucio, Bocci Gianpiero, Boffa Costantino, Bono Nicola, Burtone Giovanni Mario Salvino, Carta Giorgio, Dato Cinzia, Fadda Paolo, Fallica Giuseppe, Fincato Laura, Gasparri Maurizio, Giro Francesco Maria, Giulietti Giuseppe, Grassi Gerolamo, Intrieri Maria Emilia, Li Causi Vito, Lo Monte Carmelo, Merlo Giorgio, Morrone Giuseppe, Picano Angelo, Piro Francesco, Piscitello Rino, Rigoni Andrea, Rositani Guglielmo, Ruggeri Ruggero, Rusconi Antonio, Samperi Maria, Servodio Giuseppina, Villari Riccardo

Disposizioni concernenti la Societa' italiana degli autori ed editori (1861)

(presentato in data 26/10/2007 )

C.2221 approvato da 7° Cultura;

 

Onn. Delfino Teresio, Forlani Alessandro

Differimento del termine di scadenza dell' incarico all' Agenzia per le erogazioni in agricoltura ( AGEA ) per l'attuazione del programma di aiuto alimentare dell' Unione europea in favore dei Paesi in via di sviluppo, di cui all'articolo 3 della legge 29 dicembre 2000, n. 413 (1862)

(presentato in data 26/10/2007 )

C.2197 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.1123);

 

Onn. Foti Tommaso, Lupi Maurizio Enzo, Stradella Francesco

Riqualificazione e recupero dei centri storici (1863)

(presentato in data 26/10/2007 )

C.550 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.764, C.824).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Martinat Ugo

Modifiche al codice penale, articolo 589, in materia di omicidio colposo (1860)

(presentato in data 26/10/2007 ) ;

 

senatore Saro Giuseppe

Disposizioni in materia di tutela indiretta (1864)

(presentato in data 30/10/2007 ) ;

 

senatore Saro Giuseppe

Disposizioni sul conflitto fra privilegio del promissario acquirente ed ipoteca iscritta prima della trascrizione del contratto preliminare ed in tema di termini di efficacia della trascrizione del contratto preliminare (1865)

(presentato in data 30/10/2007 ) ;

 

Ministro attuazione programma

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Prodi-II)

Disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi particolari (1866)

(presentato in data 31/10/2007 ) ;

 

Ministro solidarietà sociale

(Governo Prodi-II)

Interventi per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali (1867)

(presentato in data 31/10/2007 ) ;

Ministro affari esteri

 

(Governo Prodi-II)

Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica islandese per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Roma il 10 settembre 2002 (1868)

(presentato in data 31/10/2007 ) ;

 

DDL Costituzionale

Senatore Manzione Roberto

Modifica dell'articolo 66 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei Parlamentari (1869)

(presentato in data 31/10/2007 ) ;

 

senatore Manzione Roberto

Istituzione del Tribunale di Eboli e della sezione distaccata di Montecorvino Rovella (1870)

(presentato in data 02/11/2007 ) ;

 

senatore Barbolini Giuliano

Misure in materia di sicurezza per i tabaccai (1871)

(presentato in data 02/11/2007 ) ;

 

Ministro giustizia

Ministro interno

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Prodi-II)

Conversione in legge del decreto-legge 1° novembre 2007, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza (1872)

(presentato in data 02/11/2007 ) .

Disegni di legge, assegnazione

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Conversione in legge del decreto-legge 1° novembre 2007, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza (1872)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea); E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma

3, del Regolamento.

(assegnato in data 02/11/2007 )

 

In sede referente

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Villone Massimo ed altri

Modifica degli articoli 56, 57 e 92 della Costituzione, per la riduzione del numero dei parlamentari e dei componenti del Governo (1828)

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Storace Francesco

Istituzione del Garante per l' infanzia e l' adolescenza (1838)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Alberti Casellati Maria Elisabetta ed altri

Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 della Costituzione, riguardanti la soppressione delle Province (1852)

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Disposizioni volte alla modernizzazione e all' incremento dell' efficienza delle amministrazioni pubbliche nonche' alla riduzione degli oneri burocratici per i cittadini e per le imprese (1859)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2161 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.1505, C.1588, C.1688);

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Disposizioni in materia di riorganizzazione dei Ministeri (1817-DUODEVICIES)

Derivante da stralcio art. 73 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Agenzia nazionale per i giovani (1817-SEPTIESDECIES)

Derivante da stralcio art. 73 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sostegno alle minoranze slovene, linguistiche storiche e delle aree confinanti con le regioni a statuto speciale (1817-SEXIES)

Derivante da stralcio art. 17 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni

regionali

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Disposizioni in materia di potenziamento della presenza italiana presso le istituzioni europee (1817-SEPTIES)

Derivante da stralcio art. 19 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Soppressione del Fondo di garanzia sui debiti contratti dai partiti politici (1817-TERDECIES)

Derivante da stralcio art. 36, comma 1 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Bettamio Giampaolo

Disposizioni concernenti gli edifici di culto delle confessioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato ai sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (1840)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Costa Rosario Giorgio

Disposizioni per la tutela del personale militare e civile italiano impegnato in missioni di pace all' estero (1847)

previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Cusumano Stefano

Promozione della concorrenza e incentivazione della competitivita' nella professione notarile (1734)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. D'ambrosio Gerardo ed altri

Modifiche degli articoli 568 e 616 del codice di procedura penale in materia di introduzione di un deposito cauzionale, per il ricorso in cassazione delle parti private, da devolvere allo Stato in caso di rigetto o di inammissibilita' (1823)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

 

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Calderoli Roberto

Modifiche al codice penale in materia di reati sessuali (1783)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita')

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Berselli Filippo ed altri

Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e al codice di procedura penale, in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione (1843)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Balboni Alberto, Sen. Berselli Filippo

Modifica dell' articolo 589 del codice penale, in materia di omicidio colposo (1844)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

 

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell' India sulla cooperazione nel campo della difesa, fatto a New Delhi il 3 febbraio 2003 (1134-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 4° (Difesa)

S.1134 approvato dal Senato della Repubblica

C.2267 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Disposizioni in materia di funzionamento delle rappresentanze diplomatiche e consolari (1817-OCTIES)

Derivante da stralcio art. 20, commi 6 e 7 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunita' europee ed i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Albania, dall' altra, con allegati, protocolli, dichiarazioni e atto finale, fatto a Lussemburgo il 12 giugno 2006 (1855)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.3043 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 29/10/2007 );

 

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Dep. Delfino Teresio, Dep. Forlani Alessandro

Differimento del termine di scadenza dell' incarico all' Agenzia per le erogazioni in agricoltura ( AGEA ) per l'attuazione del programma di aiuto alimentare dell' Unione europea in favore dei Paesi in via di sviluppo, di cui all' articolo 3 della legge 29 dicembre 2000, n. 413 (1862)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.2197 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.1123);

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. Cossiga Francesco

Norme sulla disciolta struttura italiana dell' organizzazione clandestina nordatlantica di " Stay Behind Nets ", nota in Italia con il nome di " Gladio ", e sul personale militare e civile volontario in essa inquadrato (1832)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Cantoni Gianpiero Carlo ed altri

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, in materia di riduzione della imposizione fiscale sulle imprese (1812)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Disposizioni in materia di presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi (1817-BIS)

Derivante da stralcio art. 4, commi da 23 a 26 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Interpretazione autentica di disposizioni di carattere fiscale (1817-QUATER)

Derivante da stralcio art. 5, comma 33 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Modifica alla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (1817-QUINQUIES)

Derivante da stralcio art. 10, comma 1, lettera n), capoverso 690-bis del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Formisano Aniello ed altri

Nuove norme in materia di determinazione dell' imponibile ai fini IRPEF per i proprietari di singola unita' immobiliare locatari di altro immobile adibito ad abitazione principale (1841)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Disposizioni in materia di alternanza scuola-lavoro (1817-SEXIESDECIES)

Derivante da stralcio art. 51, comma 1 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Costa Rosario Giorgio

Determinazione del calendario d' inizio dell' anno scolastico per le scuole pubbliche di ogni ordine e grado (1846)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Negri Magda

Norme per la costituzione dell' Associazione nazionale delle autonomie scolastiche e per il rafforzamento delle sedi di concertazione e delega al governo per la riforma del sistema di finanziamento (1763)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Dep. Lusetti Renzo ed altri

Disposizioni concernenti la Societa' italiana degli autori ed editori (1861)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2221 approvato da 7° Cultura

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Utilizzo delle risorse del Fondo per la contribuzione agli investimenti per lo sviluppo del trasporto merci per

ferrovia (1817-UNDECIES)

Derivante da stralcio art. 34. comma 19, del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Filippi Marco

Misure per il miglioramento della sicurezza stradale e la prevenzione degli incidenti con veicoli (1701)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Disposizioni in materia di assistenza per le famiglie dei pescatori (1817-NOVIES)

Derivante da stralcio art. 28, comma 2 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

 

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Modifica alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, in materia di imprenditoria femminile (1817-DECIES)

Derivante da stralcio art. 32, comma 1, lettera b) del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Disposizioni per il funzionamento della Cassa di previdenza e assistenza per i dipendenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (1817-DUODECIES)

Derivante da stralcio art. 34, comma 20 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Benvenuto Giorgio

Disposizioni a tutela dei lavoratori privati e pubblici dalla violenza e dalla persecuzione psicologica ( mobbing ) (1834)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Di Siena Piero

Norme a tutela dei lavoratori dalle violenze morali e dalle persecuzioni professionali sul luogo di lavoro (1796)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita')

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Di Siena Piero ed altri

Misure per l' estensione dei diritti dei lavoratori (1805)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 05/11/2007 )

 

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (1817-QUATERDECIES)

Derivante da stralcio art. 46, comma 6 del DDL S.1817

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

Commissioni 2° e 3° riunite

Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d' Europa per la prevenzione del terrorismo, fatta a Varsavia, il 16 maggio 2006, nonche' norme di adeguamento dell' ordinamento interno (1799)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 29/10/2007 )

 

 

Commissioni 7° e 13° riunite

Dep. Foti Tommaso

Riqualificazione e recupero dei centri storici (1863)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali

C.550 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.764, C.824);

(assegnato in data 05/11/2007 )

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 5ª Commissione permanente Bilancio, in data 04/11/2007 i senatori Legnini Giovanni e Albonetti Martino hanno presentato la relazione generale 1817 e 1818-A sui disegni di legge:

 

"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008 )" (1817)

 

"Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008 -2010" (1818).

 

In data 05/11/2007 il senatore Vegas Giuseppe ha presentato la relazione di minoranza 1817 e 1818-A-bis sui disegni di legge:

"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008 )" (1817)

 

"Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per il triennio 2008 -2010" (1818).

 

 

A nome della 12ª Commissione permanente Sanita', in data 30/10/2007 il senatore Bodini Paolo ha presentato la relazione 1249-A sul disegno di legge:

 

"Disposizioni per la semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute" (1249).

Indagini conoscitive, annunzio

In data 26 ottobre 2007, le Commissioni riunite 6a e 11a sono state autorizzate a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sul prelievo fiscale e contributivo sui redditi di lavoro.

Affari assegnati

In data 26 ottobre 2007 è stato deferito alla Commissione parlamentare per l'infanzia, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, l'affare concernente l'immagine dell'infanzia e dell'adolescenza e la tutela dei minori nei vecchi e nei nuovi media (Atto n. 231).

 

In data 26 ottobre 2007 è stato deferito alla 13a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, l'affare concernente la crisi idrica del lago di Garda (Atto n. 232).

    

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro delle infrastrutture, con lettera in data 24 ottobre 2007, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 84, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 - lo schema di convenzione autostradale tra Anas S.p.a. e Società autocamionale della CISA S.p.A. (n. 187).

 

Ai sensi della citata disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 8ª Commissione permanente, nonché - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i pareri entro il 5 dicembre 2007.

 

Il Ministro delle infrastrutture, con lettera in data 24 ottobre 2007, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 84, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 - lo schema di convenzione autostradale tra Anas S.p.a. e Società autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova S.p.a. (n. 188).

 

Ai sensi della citata disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 8ª Commissione permanente, nonché - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i pareri entro il 5 dicembre 2007.

 

Il Ministro delle infrastrutture, con lettera in data 24 ottobre 2007, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 84, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 - lo schema di convenzione autostradale tra Anas S.p.a. e Società delle autostrade di Venezia e Padova (n. 189).

 

Ai sensi della citata disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 8ª Commissione permanente, nonché - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i pareri entro il 5 dicembre 2007.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, con lettera in data 16 ottobre 2007, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 3, 4 e 5, della legge 18 aprile 2005, n. 62 - lo schema di decreto legislativo recante: "Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 22, recante attuazione della direttiva 2004/22/CE relativa agli strumenti di misura" (n. 190).

 

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 15 dicembre 2007. Le Commissioni 1ª, 9ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 5 dicembre 2007. L'atto è altresì deferito - per il parere relativamente alle conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione, che si esprimerà entro il medesimo termine del 15 dicembre 2007.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata, ai sensi dell'articolo 1-bis, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e dell'articolo 9, comma 2, lettera a), nn. 1 e 2, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in ordine ai disegni di legge recanti "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)" (1817) e "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale 2008-2010" (1818), nonchè alla Relazione previsionale e programmatica per l'anno 2008 (Doc. XIII n. 2) e alla Nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) per gli anni 2008-2011 (Doc. LVII, n. 2-bis).

 

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere in data 6 e 8 agosto, nonché 4 settembre 2007, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, le comunicazioni concernenti le nomine:

 

dell'avvocato Amilcare Troiano a Commissario straordinario dell'Ente Parco nazionale del Vesuvio (n. 63);

del dottor Pietro Pinna a Commissario straordinario del Parco geominerario storico ambientale della Sardegna (n. 64);

del dottor Giuseppe Tarallo a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano (n. 65);

del dottor Stefano Allavena a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (n. 66);

del dottor Domenico Pappaterra a Commissario straordinario dell'Ente parco nazionale del Pollino (n. 67).

 

Tali comunicazioni sono trasmesse, per competenza, alla 13a Commissione permanente.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, con lettera in data 7 settembre 2007, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del signor Carlo Lima a componente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (n. 68).

 

Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 11a Commissione permanente.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, con lettera in data 24 ottobre 2007, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 - la comunicazione concernente la proroga dell'incarico conferito all'architetto Mario Virano di Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle attività finalizzate ad approfondire gli aspetti ambientali, sanitari ed economici relativi all'asse ferroviario Torino-Lione.

 

Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 8ª Commissione permanente.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, con lettera in data 28 settembre 2007, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 -la comunicazione concernente la nomina del professor Paolo Costa a Commissario straordinario del Governo per lo svolgimento delle attività necessarie a favorire la realizzazione dell'ampliamento dell'insediamento militare americano all'interno dell'aeroporto "Dal Molin" di Vicenza.

 

Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 4ª Commissione permanente.

 

Con lettere in data 22 ottobre 2007, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di San Calogero (VV), Agnosine (BS), Ponte Buggianese (PT), Oliveto Lario (LC) e Villafranca di Verona (VR).

 

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 25 ottobre 2007, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in merito al decreto-legge n. 159 del 1° ottobre 2007 (G.U. n. 229 del 2 ottobre 2007), recante "Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale", collegato fiscale al disegno di legge A.S. n. 1817 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) (Atto n. 230).

 

La predetta segnalazione è stata trasmessa, in data 31 ottobre 2007, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente.

 

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 26 ottobre 2007, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa all'articolo 13 del disegno di legge AS n. 1644, recante "Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale" (Atto n. 233).

 

La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente.

Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, servizi e forniture, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, con lettera in data 26 ottobre 2007, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 7, letteree) ed f), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, una segnalazione in ordine alle "problematiche inerenti alla disciplina dell'arbitrato nell'ambito dei contratti pubblici" (Atto n. 234).

 

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.

 

Corte costituzionale, ordinanze emesse da autorità giurisdizionali per il giudizio di legittimità

Nello scorso mese di ottobre sono pervenute ordinanze emesse da autorità giurisdizionali per la trasmissione alla Corte costituzionale di atti relativi a giudizi di legittimità costituzionale.

 

Tali ordinanze sono depositate negli uffici del Senato a disposizione degli onorevoli senatori.

 

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 22 e 24 ottobre 2007, ha inviato, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

 

dell'Ente nazionale di previdenza e di assistenza dei farmacisti (ENPAF), per gli esercizi 2005 e 2006 (Doc. XV, n. 148). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente;

 

dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), per l'esercizio 2006 (Doc. XV, n. 149). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 3a e alla 5a Commissione permanente;

 

dell'Autorità portuale di Trapani, per gli esercizi dal 2003 al 2005 (Doc. XV, n. 150). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente;

 

Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

 

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Buttiglione, Mannino e Pianetta hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00149 dei senatori Mantovano ed altri.

 

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Rame ha aggiunto la propria firma alla interrogazione 3-01031, dei senatori Emprin Gilardini ed altri.

     

Interpellanze

PASTORE - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

a seguito delle elezioni amministrative del 27 e 28 maggio 2007, nel Comune de L'Aquila per il rinnovo del Consiglio comunale e l'elezione del Sindaco, dall'esame dei verbali degli 81 seggi elettorali complessivi risulterebbero alcune irregolarità, contestate da più parti, come peraltro riferito anche dagli organi di informazione;

infatti, numerosi verbali risulterebbero incompleti nella loro compilazione ed in parte anche non chiaramente leggibili, nonché con errata disposizione numerica delle 22 liste elettorali e relativi simboli;

da quanto risulterebbe, molti elettori e rappresentanti di lista hanno altresì segnalato che, al momento degli scrutini, questi siano stati effettuati a porte chiuse, negando l'accesso ad elettori e rappresentanti di lista;

le operazioni di scrutinio, inoltre, si sono prolungate in maniera incomprensibile fino alle ore 15 del martedì successivo al voto, ossia 24 ore dopo l'inizio dello stesso; e in alcuni seggi si sono poi verificate compilazioni incomplete delle tabelle di scrutinio;

ancora, da segnalazioni pervenute, risulterebbe che si sono riscontrate anomalie anche nei tempi e nei modi di compilazione del verbale dell'Ufficio elettorale centrale;

sul tema è stata presentata in Consiglio comunale a L'Aquila un'apposita mozione volta a chiedere chiarimenti agli organi competenti, è stata respinta dalla maggioranza pur a fronte di documentazioni comprovanti i fatti sopra segnalati,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti riferiti e se essi corrispondano al vero;

in caso affermativo, quali iniziative e provvedimenti si intendano assumere per verificare se e quali irregolarità siano state compiute nel corso dello spoglio elettorale e con quali conseguenze ai fini della proclamazione finale dei risulati.

(2-00252)

Interrogazioni

CUTRUFO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle comunicazioni - Premesso che:

è stato reso noto, tramite la stampa nazionale, che "RaiNews24", rete all-news del servizio pubblico in onda sul satellite e sul digitale terrestre, nel periodo 1° aprile-22 ottobre raggiunge, nell'arco dell'intera giornata uno share dello 0,03%. Una percentuale che si traduce in circa 3.000 ascoltatori quotidiani;

il canale pubblico all-news è stato previsto dal Contratto di servizio tra Rai e Ministero delle comunicazioni e nasce il 26 aprile 1999. La rete doveva ispirarsi al modello CNN e fu inizialmente "plasmato" da un professionista come Roberto Morrione dichiaratamente schierato;

il citato canale, diretto da Corrado Mineo, ha un costo annuo di circa 35 milioni di euro, circa 11.000 euro per ognuno dei 3.000 ascoltatori quotidiani che salgono a 5.000 solo nel prime-time;

contestualmente circola la notizia che nel nuovo piano industriale Rai verranno sottratte risorse per Rainet, la società incaricata di sviluppare i siti web del gruppo, che a settembre ha raggiunto il record storico di oltre 84 milioni di pagine viste e 4,6 milioni di utenti unici registrati con una crescita rispetto al 2002 del 53,7%, con un budget di non oltre 6 milioni di euro;

nella redazione lavorano oltre 100 giornalisti, e ciò, in cifre, si traduce in 30 spettatori per ciascun operatore dell'informazione;

nonostante il denaro utilizzato e le forze specializzate impiegate, il confronto con l'antagonista SkyTg24 risulta per la rete pubblica assolutamente penalizzante;

è ancora notizia recente la diffusione dei dati sui conti dell'azienda pubblica. Nel 2010 il deficit potrebbe arrivate a 500 milioni di euro portando il servizio pubblico sull'orlo del tracollo storico nel tentativo di inseguire i costi della TV commerciale e sperperando in "imprese", come questa di RaiNews24, prive di concreto riscontro,

si chiede di sapere:

quale sia la politica industriale della Rai nei confronti di tutti i canali satellitari alla luce dell'inchiesta di un autorevole quotidiano citata in premessa;

se non si ritenga opportuno finalizzare gli investimenti effettuati a potenziare il servizio satellitare e non lasciarli fini a se stessi a libera disposizione di politiche conduttive inefficaci;

inoltre, quali saranno le politiche della Rai nell'ottica del futuro passaggio al digitale, e se non sia il caso di rivedere quelle attuate, considerati gli scarsi "successi" ottenuti in rapporto alle enormi risorse economiche e professionali utilizzate.

(3-01040)

EUFEMI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, vista l'interrogazione 3-01013 con la quale si ponevano quesiti in ordine agli strumenti di finanza derivata stipulati dagli enti locali e la relativa risposta del Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze in 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) lo scorso 24 ottobre 2007, si chiede di sapere a quanto ammonti il "sommerso", cioè quel debito di enti locali (Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, imprese municipalizzate regionali), che hanno stipulato derivati da banche estere tramite filiali e filiazioni non residenti in Italia, non registrato nella Centrale Rischi della Banca d'Italia.

(3-01041)

RUSSO SPENA, MARTONE, DEL ROIO, BRISCA MENAPACE, GIANNINI - Ai Ministri degli affari esteri e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

una commessa da 1,2 miliardi di euro per 51 elicotteri A129 destinati al Comando turco delle forze di terra: è questo l'ordine vinto in Turchia da Agusta Westland, società controllata da Finmeccanica, secondo il sito ufficiale del Ministero della difesa turco. Una commessa ancora da presentare ufficialmente ma che è già circolata negli ambienti finanziari. È quanto riporta il quotidiano "Il Sole-24 Ore" dell'11 settembre 2007;

nel quadro del programma Atak, continua il redattore, il Governo turco ha annunciato, lo scorso 7 settembre, che è stato raggiunto l'accordo con Agusta Westland. I negoziati tra le parti erano iniziati alla fine di marzo quando Agusta annunciò l'intenzione di partecipare alla gara per il programma Atak (Tactical Reconnaissance and Attack Helicopter). Dopo cinque mesi, quindi, Finmeccanica torna ad essere protagonista in Turchia. Proprio il 30 marzo, infatti, l'azienda di elicotteri si era aggiudicata un contratto da 2,7 miliardi di dollari per la co-produzione, in 12 anni, di 30 elicotteri da combattimento, con l'opzione per altri 20;

in entrambi i casi il progetto è frutto di una joint venture italo-turca tra Agusta Westland e Tai, la Turkish Aviation Industry. Il consolidamento della presenza in Turchia, però, oltre che per il valore economico della commessa, è fondamentale per la presenza nel Paese e per la valenza strategica che assume. Lo stesso Amministratore delegato della società, Giuseppe Orsi, aveva spiegato che il gruppo si pone come interlocutore privilegiato per il Paese e le aree limitrofe. Da Ankara, infatti, potrebbe partire la "conquista" del Medio Oriente. Di sicuro l'ufficialità dell'ultima commessa ha confermato che Agusta Westland è una delle principali aziende di riferimento a livello globale per il settore degli elicotteri, diventando spesso il concorrente da battere;

quando erano partite le trattative, il Presidente e Amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, aveva detto che la scelta degli elicotteri Agusta Westland da parte della Turchia conferma l'elevata competitività dei prodotti italiani e le ottime relazioni industriali che esistono tra Italia e Turchia, Paese nel quale Finmeccanica è presente da molti anni in diversi settori. Sempre secondo Guarguaglini questa scelta rinnova i rapporti di stima e amicizia reciproci ed apre la strada a nuove interessanti opportunità di collaborazione. L'accordo raggiunto, comunque, riguarda sotto diversi aspetti la Turchia, a cominciare dalle aziende locali che saranno coinvolte nello sviluppo del progetto; in prima fila, al fianco di Agusta, ci saranno le principali società aerospaziali del Paese a cominciare da Tai e Aselan. Non si tratta, tuttavia, di una partnership solo a livello finanziario o industriale: le aziende collaboreranno anche sul piano dell'assemblaggio interessando diverse strutture in Italia e Turchia;

Oto Melara ha vinto, nei giorni scorsi, una commessa dalla Marina militare turca del valore di 50 milioni di euro;

la Turchia, a causa della lontananza dagli standard europei in materia di rispetto dei diritti umani, stenta ad iniziare il percorso di adesione all'Unione europea;

considerato che:

il Governo turco ha dato mandato al proprio esercito di attaccare il Kurdistan iracheno e decine di migliaia di soldati sono ammassati al confine pronti ad invaderlo, per distruggere i santuari dei guerriglieri del PKK. Ciò porterebbe la guerra in una delle zone relativamente tranquille dell'Iraq;

Amnesty International, anche ultimamente, ha documentato il ricorso alla tortura e l'assenza di giustizia per le vittime di tali sevizie, nonostante il Governo di Ankara abbia annunciato la "tolleranza zero" verso queste aberranti pratiche;

la Corte europea dei diritti umani ha ritenuto la Turchia responsabile di suoi precisi obblighi sul diritto alla vita, alla libertà dalla tortura, ad un processo equo, alla libertà e sicurezza, alla libertà di espressione. Lo stesso Consiglio d'Europa ha più volte condannato la Turchia per aver violato le libertà fondamentali;

Finmeccanica è controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, che ne dovrebbe dettare gli indirizzi politici. La legge 185/1990 vieta le esportazioni di armi dirette ai Paesi belligeranti ed i cui Governi siano responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani da parte di ONU, UE e Consiglio d'Europa;

il programma elettorale dell'Unione ha previsto un rafforzamento dei vincoli in materia di esportazioni militari e l'Italia ha votato in ambito ONU a favore del Trattato internazionale sul commercio di armi finalizzato a rafforzarne i vincoli alle vendite,

si chiede di sapere:

se il Governo italiano intenda sospendere i predetti contratti in attesa che la Turchia adotti una soluzione politica al problema kurdo ed attivi tutte le iniziative utili ad adeguare le proprie leggi agli standard europei sul rispetto delle libertà fondamentali;

quali iniziative si intendano adottare, in relazione al predetto accordo, nel rispetto della legge 185/1990;

quali iniziative si intendano adottare a livello internazionale e bilaterale, nei confronti della Turchia, affinché il problema kurdo venga risolto a livello diplomatico evitando interventi militari.

(3-01043)

ZANETTIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

le agenzie di stampa hanno battuto nella giornata di mercoledì 31 ottobre 2007 la seguente scioccante notizia: «Era scesa dall'autobus e stava tornando a casa quando è stata aggredita, forse violentata, e gettata in una scarpata a Tor di Quinto, vicino a via Camposampiero. Una donna italiana di 47 anni è stata ricoverata in fin di vita nell'ospedale Sant'Andrea di Roma: i medici l'hanno giudicata "clinicamente morta". Il responsabile dell'aggressione è stato visto da un'altra donna ieri sera, intorno alle 21, mentre trascinava la vittima priva di sensi. Sarebbe un romeno di 24 anni arrestato poco distante dalla scarpata: sulla pelle aveva ancora i segni della collutazione che aveva ingaggiato con la donna e gli abiti sporchi di sangue. Abita nel campo rom di Tor di Quinto Nicolae Romolus Mailat. È stato rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con l'accusa di tentato omicidio»;

ormai si assiste impotenti ad uno stillicidio di episodi di inaudita e gratuita violenza, dei quali si rendono responsabili su tutto il territorio nazionale cittadini di nazionalità romena di etnia rom,

si chiede di sapere quali immediate iniziative intenda assumere il Governo per interrompere questa continua spirale di violenze, di cui si rendono responsabili su tutto il territorio nazionale cittadini di nazionalità romena di etnia rom.

(3-01044)

ZANETTIN - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:

la comunicazione mobile in fonia è ormai generalmente riconosciuta un servizio primario gradito ai cittadini;

i servizi di telefonia di terza generazione UMTS e DVB-H sono tuttavia spesso percepiti dalla pubblica opinione come servizi destinati ad un impiego esclusivo, destinato a pochi, come la TV digitale e la connessione Internet in mobilità;

per questo motivo le amministrazioni comunali incontrano grandi difficoltà nel convincere la popolazione ad accettare la collocazione di nuove infrastrutture di comunicazione destinate ad un servizio di terza generazione,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per limitare e mitigare l'impatto sul territorio degli impianti UMTS e DVB-H , che il Codice delle comunicazioni oggi equipara a servizi di urbanizzazione primaria.

(3-01045)

ZANETTIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture - Premesso che:

il commissario Costa, incaricato del Governo per il Dal Molin ha dichiarato in un'intervista rilasciata al settimanale "la Domenica di Vicenza", attualmente in edicola, che la realizzazione della tangenziale nord di Vicenza, prevista per alleggerire il traffico automobilistico determinato dalla nuova base statunitense, sarà "cofinanziata" dallo Stato, ma che anche la Regione, la Provincia, i Comuni interessati, le autostrade e i privati dovranno "mettere dei soldi per la tangenziale";

è tuttavia impensabile che gli enti locali possano sostenere anche parzialmente (se non in misura simbolica) il costo di questa opera, che i tecnici comunali stimano in circa 300 milioni di euro,

si chiede di sapere:

cosa si debba intendere per cofinanziamento della tangenziale di Vicenza;

quale percentuale di tale cofinanziamento sarebbe eventualmente a carico degli enti locali vicentini;

quali siano i tempi e le modalità per l'erogazione di tale finanziamento.

(3-01046)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BONADONNA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 15 ottobre 2007, il sig. Aldo Bianzino, detenuto in stato di arresto presso il carcere di Capanne (Perugia), è stato rinvenuto esanime nella propria cella;

risulta all'interrogante, anche sulla base delle notizie riportate dagli organi di stampa, che gli esiti dell'autopsia, effettuata sul corpo del sig. Aldo Bianzino, hanno rilevato lesioni compatibili con un'ipotesi di omicidio;

la prima diagnosi, in attesa di un secondo esame di conferma, individua infatti «lesività di natura traumatica», tali da escludere ragionevolmente la possibilità, data l'assenza di ematomi, che le lesioni interne siano legate a una caduta accidentale dovuta a malore, evidenziando al contrario ferite ed emorragie sia a livello epatico che cerebrale, oltre alla frattura di due costole;

in ragione della natura irripetibile degli accertamenti da effettuare per chiarire le ragioni e le cause del decesso, è stato disposto, a quanto scrivono i giornali, incidente probatorio;

considerato che:

pur non conoscendosi, come naturale, gli estremi del capo d'imputazione né i titoli di reato (se omicidio doloso, colposo o preterintenzionale, eventualmente in continuazione con il delitto di maltrattamenti) contestati dalla pubblica accusa agli indagati, siano essi iscritti nel fascicolo d'indagine come ignoti o meno, la vicenda della morte del sig. Bianzino suscita, anche nell'opinione pubblica, viva preoccupazione, destando comprensibile perplessità in ordine alle circostanze, quantomeno sospette, della morte;

la gravità della vicenda in esame ha addirittura indotto il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa a seguire gli ulteriori sviluppi del caso, al fine di individuare eventuali responsabilità per la morte del sig. Bianzino, nonché violazioni, ove ve ne siano state, delle norme sull'ordinamento penitenziario e sui requisiti di legittimità del trattamento penitenziario, oltre che, ovviamente, dei diritti fondamentali dei detenuti;

pur riponendosi piena fiducia in ordine alla valutazione che gli organi giurisdizionali renderanno della vicenda in esame, e delle eventuali responsabilità a carico degli indagati, le circostanze in cui è avvenuta la morte del sig. Bianzino inducono l'interrogante a sollecitare l'acquisizione, da parte del Ministro in indirizzo, di tutte le informazioni disponibili al fine di fare piena luce sulla vicenda,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo possa fornire ulteriori informazioni sul caso de quo;

quali provvedimenti intenda adottare, al fine di garantire, anche pro futuro, un attento monitoraggio delle condizioni in cui versano i detenuti nei vari istituti di pena, assicurando, per quanto possibile, l'eliminazione di ogni fattore di rischio per la vita e l'incolumità fisio-psichica di detenuti e internati, al fine di evitare che possano ripetersi episodi quali quello in esame.

(3-01042)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

TREMATERRA - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

la cosiddetta area V.I.P. dell'aeroporto internazionale di Lamezia Terme (Catanzaro) versa da tempo in uno stato di evidente ed inaccettabile degrado;

il mantenimento di detta struttura comporta, comunque, un costo ed una riduzione degli spazi disponibili per la generalità dei passeggeri,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tale situazione e, qualora lo fosse, quali azioni ovvero interventi di competenza intenda promuovere ed esercitare nei confronti dell'ente gestore S.A.CAL. Spa e degli enti pubblici azionisti di detta società, accertandone le eventuali inadempienze, al fine di ripristinare la piena agibilità dello scalo compromessa dalle condizioni del sopra menzionato servizio che, ove non si decida di riqualificarlo, meriterebbe di essere soppresso.

(4-02955)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e del lavoro e della previdenza sociale - Premesso che:

il problema delle assunzioni degli OTD (operai agricoli a tempo determinato) in agricoltura che le cooperative agricole di trasformazione (soprattutto oleifici sociali) si trovano ad affrontare da qualche mese non può più essere rinviato;

si tratta di cooperative di raccolta, lavorazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli che utilizzano, per lo svolgimento dell'attività di cui all'art. 2135 del codice civile, i prodotti conferiti prevalentemente dai soci;

tali cooperative oltre a lavorare il prodotto dei soci effettuano per loro la raccolta delle olive, la potatura e altri servizi che sono diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico dell'olivo, utilizzando mezzi meccanici propri e assumendo OTD con la qualifica di braccianti agricoli;

nella circolare INPS n. 186/2003, contenente le indicazioni sull'interpretazione della legge 228/2001, si evince che le cooperative agricole che erogano prevalentemente ai soci servizi diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico sono classificati nel settore agricoltura;

testualmente il contenuto della circolare recita: "L'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo in esame estende la qualifica di imprenditore agricolo anche alle cooperative di imprenditori agricoli e loro consorzi. Tale previsione ricorre quando tali organismi utilizzano, per lo svolgimento delle attività di cui all'art. 2135 del c.c. prevalentemente, cioè almeno più del 50%, prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente ai soci, almeno più del 50% del totale dei fruitori, beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico. Pertanto, ove sussistano tali requisiti i soggetti in questione saranno classificati nel settore agricoltura diversamente saranno classificati nel settore industria o nel settore terziario, in relazione al tipo di attività espletata (fornitura di beni o servizi)";

finora gli uffici territoriali dell'INPS per le suddette assunzioni richiedevano alle cooperative dei contratti stipulati con i soci aventi ad oggetto la raccolta delle olive, la potatura, la vendita di frutto pendente eccetera;

questi contratti, sebbene abbiano per oggetto la vendita di frutto pendente, sono in effetti un contratto di conferimento di frutto pendente poiché prevedono che il prezzo liquidato in acconto viene stabilito al netto delle spese presunte e le eventuali differenze liquidate alla fine della campagna olearia;

da qualche mese alcuni Ispettori dell'INPS contestano alle cooperative le assunzioni degli OTD con qualifica di braccianti agricoli sostenendo che le cooperative non possono assumere direttamente OTD con lo scopo unico ed esclusivo di distaccarli presso le singole aziende dei soci poiché in tale ipotesi la cooperativa opererebbe illegittimamente come agenzia di somministrazione di lavoro;

tale interpretazione sembrerebbe supportata da un interpello;

in certi casi gli ispettori sono arrivati a contestare alla cooperativa l'interposizione di azienda, cioè che l'assunzione non doveva essere effettuata dalla cooperativa ma dal socio imprenditore agricolo, con conseguenti sanzioni penali e pecuniarie per il socio mentre gli operai conservano la qualifica di braccianti agricoli,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza per modificare il succitato interpello e fornendo, al tempo stesso, delle indicazioni chiare e precise che consentano nella fattispecie di evitare gli accertamenti.

(4-02956)

AMATO - Ai Ministri per i diritti e le pari opportunità, per le politiche per la famiglia e per gli affari regionali e le autonomie locali - Premesso che:

il 23 ottobre 2007, a Firenze, nell'occasione della presentazione del convegno contro le discriminazioni sessuali, organizzato dalla Regione Toscana, con il patrocinio del Ministro per le pari opportunità, per il 26 ed il 27 ottobre 2007, è stato presentato il manifesto promozionale dell'evento raffigurante un neonato al cui polso spicca una fascetta di riconoscimento sulla quale si legge, in luogo del nome, la parola 'homosexual';

la foto di fortissimo impatto comunicativo ed emotivo, realizzata dalla Fondazione canadese Emergence, oltre a rappresentare il manifesto dell'iniziativa regionale sui diritti degli omosessuali, sarà poi affissa con la massima visibilità in luoghi pubblici e farà parte di campagne pubblicitarie, cartoline e dépliant in tutta la Toscana, comportando, peraltro, un esborso di risorse pubbliche di oltre un milione di euro;

considerato che l'immagine creata per sensibilizzare la cittadinanza contro l'omofobia, per l'uso strumentale di un neonato, e per l'ambiguità del messaggio che suggerisce, rischia di ottenere piuttosto il risultato opposto, esibendo, a spese della collettività, un malinteso senso di orgoglio omosessuale;

ricordato che la Regione Toscana, in evidente violazione dei diritti costituzionali garantiti all'art. 3 della Costituzione per il quale "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", con delibera di Giunta n. 38 del 28 maggio 2007, aveva stanziato 150.000 euro per la "sperimentazione di interventi per il sostegno e l'accompagnamento al lavoro di persone transessuali e transgender", i cui beneficiari (nel numero di trenta transessuali con una accertata "disforia di genere" su base regionale) furono muniti di una carta di credito formativo pre-pagata del valore di 2.500 euro da usufruire nell'arco di due anni,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano, nel rispetto delle prerogative e dell'indipendenza dell'ente Regione Toscana, di acquisire informazioni presso la Giunta regionale, per comprendere quali siano i motivi e le finalità che hanno spinto la Regione ad utilizzare una simile immagine raffigurante un neonato per una campagna di sensibilizzazione contro la discriminazione verso l'orientamento sessuale delle persone;

se possano esprimere un giudizio in merito e se ritengano che la strumentalizzazione dell'immagine di un neonato possa rappresentare, in ogni caso, un efficace strumento per la difesa dei diritti dei cittadini a rischio di discriminazione;

a quanto ammontino i costi sostenuti dal Ministero per le pari opportunità per il patrocinio della suddetta campagna di comunicazione.

(4-02957)

ROSSI FERNANDO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive - Di fronte all'articolo apparso il 25 ottobre 2007 su "La Repubblica", intitolato "Poltrone per tutti. Tornano i dinosauri", l'interrogante, nel denunciare l'arroganza e l'insensibilità rispetto al danno d'immagine allo sport italiano ed a tutto il Paese attraverso l'emergere della vicenda "Calciopoli", aggravato dal totale recupero dei protagonisti di quella triste vicenda, si chiede di sapere se non si intenda stigmatizzare immediatamente il reinserimento di tali personaggi ed intervenire con urgenza, utilizzando tutti i propri strumenti e competenze, per ripristinare correttezza e decenza nel funzionamento e nella gestione della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

(4-02958)

PIANETTA - Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

la UOC odontoiatria speciale geriatrica BGT 03 del Policlinico Umberto I di Roma, diretta dalla prof.ssa Licia Manzon, trova oggi ubicazione in locali quali quelli della cosiddetta Torre di Ricerca adiacente all'edificio I Clinica medica che sarebbero attualmente nell'assoluta indisponibilità dell'azienda;

il 25 luglio 2007 il Presidente della fondazione Andrea Cesalpino, prof. Francesco Balsano, ha scritto invitando il direttore sanitario dell'Azienda Policlinico Umberto I, dott. Maurizio Dal Maso, "ad astenersi dall'effettuare lavori nella Torre di Ricerca di cui non ha la disponibilità". Quindi l'azienda non è l'attuale concessionaria dell'immobile e, nonostante ciò, sta effettuando lavori all'interno della Torre di Ricerca che non sarebbero autorizzati dalla concessionaria della stessa;

nella decisione del Consiglio di Stato n. 901/2007 si legge infatti "a suo tempo provvisoriamente consegnata - nel quadro della convenzione in contestazione - alla Fondazione Cesalpino, come dedotto dal Capo dell'Ufficio Speciale del Genio Civile per le opere Edilizie della Capitale n. 753 del 29.1.1988.". Quindi la Torre di Ricerca è stata consegnata alla fondazione Cesalpino e non all'Azienda Policlinico Umberto I;

a seguito della richiesta inviata all'Università dal Genio civile opere edilizie della Capitale di procedere allo sgombero dell'edificio Torre di Ricerca adiacente alla I Clinica medica per l'adeguamento alle norme di sicurezza, l'allora Rettore, prof. Giuseppe D'Ascenzo, convocò una Conferenza dei servizi il 10 maggio 2002 ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, avente ad oggetto l'adeguamento alle norme di sicurezza dell'edificio cosiddetto Torre di Ricerca. La Conferenza dei servizi si espresse unanimemente per la realizzazione dell'opera di messa a norma dell'edificio;

il 12 marzo 2007, il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna, nella persona del Provveditore, dott. ing. Rinaldi, ha scritto ufficialmente con lettera prot. n. 74/SEGR/PROVV al Direttore generale dell'azienda Policlinico Umberto I, dott. Montaguti, che: "dalla Vs. nota (...) si evince l'intenzione di occupare spazi posti al primo piano della cosiddetta Torre di Ricerca (...). A tal proposito si rammenta (...) che questo Provveditorato sta effettuando interventi per la messa a norma seconda la programmazione più volte comunicata a questa Azienda. È evidente pertanto, come sia assolutamente necessario che tutti i locali della Torre di Ricerca restino liberi, al fine di non veder vanificata l'operazione di sgombero avviata già da lungo tempo ed oramai quasi completata. Ed, inoltre, si coglie l'occasione per richiamare l'urgenza di liberare anche i locali del terzo piano interrato, ancora occupati.";

con nota del 1° febbraio 2007 prot. 0003679 a firma del Direttore generale dott. Montaguti, è stata comunicata alla prof.ssa Manzon l'intenzione dell'Azienda di non dar corso alla sentenza del TAR e si legge precisamente: "si rappresenta che la sentenza del TAR Lazio n. 193/07 non è in alcun modo condivisibile." A tal proposito si osserva che non spetta all'amministratore pubblico condividere o meno le sentenze, le deve applicare, salvo ricorrere agli organi giurisdizionali superiori. Si legge poi: "in quanto i motivi dell'accoglimento del ricorso in primo grado non risultano minimamente corrispondenti al vero, tanto che la struttura dove è allocata la sua UOC risulta idonea (…) al TAR, il quale, incorrendo in un clamoroso errore, non ha neanche preso in esame detta documentazione (...) la predetta sentenza riferisce della presenza di tavolini e sedie da bar che non riguardano assolutamente locali in cui è stata trasferita la UOC da lei diretta";

il prof. Antonio Sili Scavalli, nella sua qualità di Consigliere di amministrazione dell'Università "La Sapienza" e di dirigente sindacale della FIALS Medici universitari, nella giornata del 14 settembre 2007 ha partecipato alla parte finale del sopralluogo dei Carabinieri dei NAS e dei Vigili del fuoco disposto dal TAR Lazio per verificare l'idoneità dei locali dell'ambulatorio di odontoiatria speciale geriatrica UOC BGT 03 allocati nella Torre di Ricerca;

mentre il prof. Sili Scavalli presenziava alla verbalizzazione dell'autorità giudiziaria, il dott. Giuseppe Graziano, beneficiario di un contratto 15-septies nell'azienda Policlinico Umberto I, lo invitava ad abbandonare immediatamente la seduta, ritenendo che non avesse alcun titolo ad essere presente;

il prof. Sili Scavalli faceva presente al dott. Graziano che la sua presenza era giustificata dalla sua duplice veste di dirigente sindacale e, soprattutto, di Consigliere d'amministrazione, in quanto interessato direttamente a conoscere l'esito della verifica ispettiva dell'autorità giudiziaria di locali della Torre di Ricerca, edificio di cui si era specificatamente discusso nel Consiglio di amministrazione del 22 maggio 2007; per tutta risposta il dott. Graziano, contestando ugualmente la partecipazione del professore, disponeva l'acquisizione del cartellino marcatempo del Consigliere prof. Sili Scavalli (due capiservizio si sono quindi recate a prendere il cartellino marcatempo che è stato consegnato al dott. Graziano), per verificare se fosse presente al sopralluogo in orario di servizio, non avendo titolo, a suo avviso, nemmeno come Consigliere d'amministrazione per essere presente e a partecipare alla seduta,

si chiede di sapere:

se l'Azienda Policlinico Umberto I non è la concessionaria della Torre di Ricerca, come possa disporre l'esecuzione di lavori di ristrutturazione all'interno della stessa;

se la Torre di Ricerca ha il vincolo di destinazione d'uso esclusivo dall'atto della sua costruzione a sede di attività di ricerca scientifica, come possa l'Azienda Policlinico Umberto I cambiarne il vincolo di destinazione d'uso per fini assistenziali;

se un Consigliere di amministrazione non abbia titolo a conoscere le verifiche ispettive dell'autorità giudiziaria in merito a locali di un edificio di cui si è discusso nel Consiglio d'amministrazione dell'Università;

se un dirigente sindacale non abbia titolo per presenziare ad un sopralluogo inerente ai locali di lavoro in cui suoi iscritti prestano servizio;

a quale titolo il dott. Graziano abbia chiesto l'allontanamento del prof. Sili Scavalli e quale sia la veste legale del dott. Graziano all'interno dell'Azienda Policlinico Umberto I, in cui risulterebbe beneficiario di un contratto 15-septies e quindi senza alcuna potestà gerarchica nei confronti del prof. Sili Scavalli;

a che titolo il dott. Graziano abbia chiesto di farsi portare il cartellino marcatempo per verificare l'orario di servizio;

per quale motivo il Rettore dell'Università "La Sapienza", prof. Renato Guarini, nonostante la lettera del prof. Sili Scavalli del 15 settembre 2007 con cui si richiedeva di adottare gli opportuni atti per verificare la legittimità del comportamento, del contratto e delle funzioni svolte dal dott. Graziano all'interno dell'Azienda Policlinico Umberto I, ad oggi non abbia fatto sapere nulla al Consigliere d'amministrazione;

se i Ministri in indirizzo, per quanto di propria competenza e sulla base di quanto denunciato dall'interrogante, non richiedano l'assunzione di verifiche urgenti e provvedimenti specifici.

(4-02959)

CASTELLI, STEFANI, DAVICO, DIVINA, GABANA, GALLI, LEONI, POLLEDRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la convenzione firmata il 26 luglio 2007 tra la Presidenza del Consiglio e la Rai che avrebbe dovuto rilanciare la programmazione di Rai International ha destinato a tale testata 27 milioni di euro;

tale convenzione aumenta gli impegni di Rai International al cospetto di un budget già tagliato del venti per cento rispetto al precedente;

in evidente contrasto con la nuova citata convenzione, che impegna Rai International ad aumentare gli spazi d'informazione, dallo scorso 24 settembre nel nuovo palinsesto della testata è stata cancellata l'edizione del TG 2 delle ore 13 italiane, che aveva costo zero per Rai International;

al posto del TG 2 delle ore 13, nel palinsesto di Rai Intemational c'è ora un programma giornalistico di approfondimento dal titolo "Italia News", il cui costo di produzione industriale sarebbe pari a 1.8 milioni di euro, destinati sicuramente ad aumentare a consuntivo;

tale "innovazione" è stata salutata da vibrate e diffuse proteste da parte dei telespettatori di Rai International, abituati al tradizionale appuntamento con le edizioni dei TG nazionali;

l'attuale direzione di Rai International si caratterizza per aver inaugurato una serie di collaborazioni dal costo milionario con personaggi che, con linguaggio giornalistico, potremmo definire la "casta" degli amici del Presidente del Consiglio dei ministri;

in questo quadro di dubbia moralità e di sicuro sperpero rispetto agli indirizzi della convenzione, risalta soprattutto il budget relativo alla produzione di "Italia Rai" che sarebbe pari a un milione di euro;

tale programma è un contenitore televisivo di tre ore quotidiane in onda cinque giorni a settimana costituito prevalentemente da produzioni d'intrattenimento delle reti Rai a costo zero e da "Sportello Italia", una storica trasmissione di servizio di Rai International affidata alla conduzione di Gigliola Cinquetti, il cui contratto per un impegno di 9 mesi risulterebbe pari a poco meno di 200.000 euro;

inventando la figura del direttore artistico, la cui principale attività è stata finora quella di realizzare alcuni promo televisivi di programmi non andati in onda ed alcune sigle di programmi inutilizzate o rimaneggiate, Rai International si avvale della consulenza di tale Mimma Nocelli, che risulterebbe avere un ufficio presso la testata e sarebbe intestataria di almeno altri due contratti di collaborazione con Rai Sat e Rai Educational per cifre consistenti;

l'attuale direzione di Rai International sarà ricordata per aver inaugurato il progressivo ridimensionamento dei programmi giornalistici della radiofonia ed aver cancellato i notiziari in lingua straniera prodotti da oltre 50 anni,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano di esprimere un giudizio sulla cancellazione del TG 2 delle ore 13, che di fatto diminuisce il pluralismo e gli spazi destinati all'informazione dal palinsesto di Rai International;

se la conduttrice Gigliola Cinquetti sia solo omonima della nota cantante vincitrice del Festival di Sanremo nel 1964 e già autorevole testimone dell'attuale Presidente del Consiglio dei ministri, quando quest'ultimo era candidato alle primarie dell'Ulivo nel 2006;

se la consulente di Rai International, Mimma Nocelli, sia solo omonima della regista televisiva legata all'attuale Presidente del Consiglio dei ministri anche tramite il professor Alessandro Ovi, collaboratore dell'attuale Presidente del Consiglio dei ministri fin dai tempi della privatizzazione dell'Iri, ex top manager e già candidato alla poltrona di direttore generale della Rai nel primo Governo Prodi nel 1996;

se, anche attraverso il consigliere di nomina ministeriale nel Consiglio di amministrazione della Rai, siano in grado di accertare le cifre degli importi dei contratti sopra citati e se, alla luce di questi ultimi, ritengano che l'operato dell'attuale direzione di Rai International si possa considerare in linea con le politiche di rigore economico e di lotta agli sprechi in cui il Governo è impegnato;

se, alla luce delle circostanze sopra esposte, non ritengano di esercitare una maggiore attenzione al bilancio economico di Rai International, anche e soprattutto in virtù della convenzione con la Presidenza del Consiglio dei ministri che di fatto finanzia tale testata con denaro pubblico.

(4-02960)

BALBONI, ROSSI Fernando - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la selezione genetica del bestiame in Italia è attività fondamentale per il miglioramento delle produzioni zootecniche in termini sia quantitativi che qualitativi. Tale attività è affidata, con apposite deleghe del Ministero delle politiche agricole e forestali, all'Associazione italiana allevatori, la quale, a sua volta, affida i compiti operativi alle associazioni di allevatori che operano nel rispetto di disciplinari e norme tecniche ed in base alla legge 30/1991;

la selezione è un'attività di valenza naturale che, per poter progredire, necessita di una base dati di livello nazionale che comprenda dati rilevati in modo costante ed omogeneo; per garantire ciò, in conseguenza del decentramento amministrativo attuato dallo Stato con i decreti legislativi 112/1998 e 443/1999, si concorda annualmente nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni un programma di attività e le modalità di gestione delle risorse finanziarie trasferite dallo Stato alle Regioni (Programma annuale dei controlli funzionali);

l'Associazione provinciale allevatori di Ferrara (APA) è un ente morale istituito con decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1958, n. 792, ed è soggetto attivo nella selezione genetica del bestiame;

detta associazione, infatti, da oltre 50 anni è il riferimento per il mondo zootecnico ferrarese, operando su territorio provinciale conformemente ai programmi ministeriali riguardanti la tenuta dei libri genealogici del bestiame da reddito e lo svolgimento dei controlli funzionali, nonché collaborando con le istituzioni locali alla ricerca di nuovi sbocchi allevatoriali;

in questi ultimi anni però questa associazione è vittima di un ostracismo da parte dei vertici dell'Associazione italiana allevatori, i quali, in modo del tutto arbitrario, vogliono imporre al Comitato direttivo dell'APA di Ferrara non solo la figura, ma anche il nominativo di un Direttore, tutto ciò in aperto contrasto sia con lo statuto dell'APA di Ferrara (struttura di primo grado indipendente con i propri organi di governo) sia con le più elementari regole di democrazia;

l'APA di Ferrara ha rinunciato alla figura del Direttore in funzione di un riassetto organizzativo resosi necessario a causa dei continui tagli ai finanziamenti pubblici demandando con delibera del Comitato direttivo, al Presidente dell'Associazione le funzioni direttive, salvaguardando in questo modo la continuità della struttura garantendo inoltre il posto di lavoro a cinque dipendenti;

la modifica dell'organico non ha di fatto intaccato l'operatività della struttura, come testimoniano le frequenti visite ispettive effettuate dall'Associazione italiana allevatori (AIA, struttura centrale del sistema, riferimento principale dell'ente pubblico al quale deve fornire le dovute garanzie sullo svolgimento delle attività), ma nonostante ciò l'AIA ha avviato una serie di provvedimenti con i quali veniva messa in discussione la regolarità dell'assetto organizzativo dell'APA di Ferrara e pertanto veniva imposto un Direttore;

a queste misure coercitive il Comitato direttivo dell'APA di Ferrara si è opposto in sede legale, facendo ricorso, ex articolo 700 del codice di procedura civile, che è stato rigettato;

a fronte di tale parere l'APA di Ferrara si è adeguata a quanto disposto dall'AIA, affidando al Direttore dell'APA di Bologna la responsabilità delle attività di controlli funzionali effettuate dall'APA di Ferrara, allo stesso tempo però l'APA di Ferrara ha provveduto ad impugnare la decisione del giudice di primo grado;

malgrado l'allineamento alle disposizioni dell'AIA, l'APA di Ferrara si trova in una situazione discutibile e inverosimile, in quanto, nonostante attualmente l'organico sia adeguato alle disposizioni AIA, nonostante il regolare svolgimento delle attività da parte dei tecnici, nonostante la ricezione, da parte delle associazioni nazionali di razza e della stessa AIA, dei dati rilevati da APA di Ferrara, AIA ha disposto che i finanziamenti per le attività svolte da APA di Ferrara vadano all'APA di Bologna. Sintetizzando, l'APA di Ferrara svolge i lavori inerenti alle attività di Libro genealogico e controlli funzionali e l'APA di Bologna riceve i finanziamenti,

gli interroganti chiedono di sapere quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo per tutelare l'autonomia dell'APA di Ferrara.

(4-02961)

VALPIANA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

risulta all'interrogante, anche sulla base di dichiarazioni contenute nelle lettere di numerosi detenuti, nonché dei dati pubblicati nel Rapporto Antigone, che la Casa circondariale di Padova presenta carenze strutturali e problemi di gestione di assoluta gravità, in particolare:

a parere della stessa direzione, mancano in organico numerosi agenti, anche in ragione dei continui trasferimenti per avvicinamento al luogo di origine;

le celle, che ospitano detenuti in numero maggiore di quanto necessario a garantire il rispetto delle norme, anche internazionali, sulle condizioni di detenzione, restano in generale sempre chiuse al di fuori delle ore d'aria o di socialità;

le modalità di realizzazione del percorso trattamentale sono alquanto carenti, dal momento che non risultano essere previsti corsi di studio o di formazione professionale sufficienti a garantire il diritto allo studio e allo sviluppo formativo dei detenuti, né il carcere è dotato di una biblioteca adeguata (quella presente possiede pochi volumi datati, e tutti in lingua italiana, nonostante gran parte dei detenuti siano stranieri) o di analoghi locali, idonei a consentire la consultazione di libri, computer, riviste, giornali; le stesse attività lavorative sono estremamente limitate, anche per i detenuti sottoposti a regimi detentivi ordinari, e non di "sicurezza rafforzata", e lo stesso lavoro esterno non è previsto;

la difficoltà nell'applicazione della legge Simeoni è fortemente legata alla mancanza di progetti di formazione inframuraria che diano possibilità concrete di inserimento o reinserimento sul territorio e di ricorso a modalità di esecuzione della pena comprensive di percorsi trattamentali realmente volti alla rieducazione del condannato;

si verifica, altresì, la radicale impossibilità di applicazione del principio della "territorialità della pena", suscettibile di causare notevoli disagi non solo ai detenuti, ma anche ai familiari costretti a lunghi e costosi viaggi, quando non all'assoluta rottura di ogni legame in ragione dell'impossibilità di effettuare colloqui per mancanza dei mezzi economici necessari a tali lunghi spostamenti;

tali problemi specifici si aggiungono peraltro a gravi carenze strutturali del medesimo carcere, che non si può non definire fatiscente;

le condizioni di sovraffollamento del carcere aggravano le condizioni di vita dei detenuti, anche in ragione della scarsità del personale dell'amministrazione penitenziaria o medico ivi presente;

ancor più gravi sono le carenze relative al personale medico e, conseguentemente, al servizio sanitario fornito, tale da determinare lunghe attese in caso di malattie, non solo per le visite, ma anche per i medicinali, in modo tale da pregiudicare notevolmente il diritto alla salute dei detenuti, sancito come inviolabile dall'art. 32 della Costituzione;

la realizzazione, prossimamente, di una nuova struttura, destinata ad ospitare gran parte dei detenuti attualmente ristretti nell'istituto di via Due Palazzi, non sembra verosimilmente poter risolvere i problemi sinora segnalati, dal momento che l'edificio appare chiaramente sottodimensionato rispetto alle esigenze della popolazione detenuta;

considerato che:

l'art. 27, comma 3, della Costituzione prevede che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, processo di cui una delle componenti essenziali è rappresentata proprio dalla formazione culturale e dallo studio;

il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto il diritto inviolabile al rispetto della propria dignità, sancito dagli artt. 2 e 3 della Costituzione; dagli artt. 1 e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000; dagli artt. 7 e 10 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1977; dall'art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950; dagli artt. 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948; nonché dagli artt. 1, 2 e 3 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante "Regole minime per il trattamento dei detenuti" e dall'art. 1 della Raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006, sulle norme penitenziarie in ambito europeo; tale garanzia è ribadita dall'art. 1, commi 1 e 6, della legge 26 luglio 1975, n. 354, che prescrive che "il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona", dovendo altresì essere attuato "secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti";

l'art. 15, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, prescrive che "il trattamento del condannato e dell'internato è svolto avvalendosi principalmente dell'istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia";

l'art. 18, comma 6, della stessa norma sancisce espressamente che: "i detenuti e gli internati sono autorizzati ad avvalersi" anche "dei mezzi di informazione" diversi dalla stampa periodica;

gli artt. da 5 a 12 della legge 26 luglio 1975, n. 354, dettano una rigorosa disciplina in ordine ai requisiti strutturali minimi degli istituti di pena, prescrivendo che le carceri siano realizzate in modo tale "da accogliere un numero non elevato di detenuti o internati"; che "i locali nei quali si svolge la vita dei detenuti e degli internati devono essere di ampiezza sufficiente"; analoga disciplina prevedono gli artt. da 8 a 13 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante "Regole minime per il trattamento dei detenuti" e gli artt. da 17.1. a 18.10 della Raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006 sulle norme penitenziarie in ambito europeo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle gravi condizioni di disagio che caratterizzano la vita penitenziaria nel carcere di Padova;

se intenda acquisire ulteriori informazioni in merito alle ragioni della carenza strutturale e delle condizioni di ridotta funzionalità del suddetto istituto, fornendo altresì chiarimenti in ordine alla conformità della nuova struttura alle citate norme sulle condizioni di detenzione;

come il Ministro in indirizzo intenda distribuire la popolazione attualmente detenuta presso la vecchia struttura dell'istituto di Padova all'interno della nuova, e in particolare con quali modalità si intenda contrastare il sovraffollamento dell'edificio, chiaramente sottodimensionato rispetto alle esigenze legate all'elevato numero di persone destinate ad esservi ospitate;

quali provvedimenti ritenga opportuno adottare al fine di assicurare che la gestione della vita penitenziaria nella nuova struttura del carcere di Padova sia tale da garantire effettivamente il pieno rispetto dei diritti alla salute, allo studio ed alla tutela dei rapporti familiari dei detenuti.

(4-02962)

CICCANTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Giunta regionale del Lazio ha adottato la deliberazione n. 436 del 19 giugno 2007 pubblicata sul Supplemento ordinario n. 8 al Bollettino Ufficiale n. 21 del 30 luglio 2007, avente ad oggetto, tra l'altro, "Finanziamento e definizione del sistema di remunerazione delle prestazioni di assistenza specialistica dei soggetti erogatori pubblici e privati per l'anno 2007";

la richiamata deliberazione è parte dei provvedimenti attuativi del Piano di rientro dal debito sottoscritto dalla Regione Lazio ai sensi dell'art. 1, comma 180, della legge 311/2004;

il provvedimento della Giunta regionale dispone l'adozione del decreto ministeriale 12 settembre 2006 quale Nomenclatore tariffario per la remunerazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e determina le assegnazioni dei budget dell'anno 2007 (tetti di spesa) in capo alle singole strutture ambulatoriali private accreditate, senza fissare analoghi limiti di spesa per le strutture del Servizio sanitario nazionale;

il citato provvedimento regionale determina enorme sperequazione nel comparto ambulatoriale privato accreditato, ovvero decurta di ben dieci volte in più i tetti di spesa assegnati alle strutture di laboratorio rispetto ad altre analoghe strutture ambulatoriali;

l'adozione del nuovo Nomenclatore tariffario per la Regione Lazio acuisce ulteriormente la sperequazione tra strutture, determinando una diminuzione del 19% delle tariffe di laboratorio e, viceversa, aumenta del 20% e del 30% le tariffe per la remunerazione di altre branche specialistiche. L'impatto economico complessivo determina, paradossalmente, un aumento della spesa a parità di prestazioni erogate;

i provvedimenti sopra richiamati incidono pesantemente sulla gestione delle attività sanitarie territoriali, atteso che risulta esaurita la copertura economica per le prestazioni di laboratorio ancorché le medesime rappresentino la maggioranza delle prestazioni richieste dall'utenza;

la rete ambulatoriale a gestione statale non è assolutamente in grado di garantire, senza liste di attesa, il volume delle prestazioni di laboratorio occorrenti e, per di più, esegue le medesime a costi sensibilmente più alti di quelli pagati mediante tariffa all'analogo comparto privato accreditato;

il combinato disposto dei provvedimenti regionali comporta un aumento della spesa complessiva, in aperta contraddizione con i provvedimenti di contenimento del debito sanitario e, nel medesimo tempo, crea odiose sperequazioni nell'ambito stesso delle categorie interessate,

si chiede di sapere:

se i provvedimenti assunti dalla Regione Lazio siano stati valutati positivamente come idonei per il Piano di rientro dal debito;

se il Ministro in indirizzo intenda adottare provvedimenti per porre fine alle lamentate disfunzioni, ripristinando i livelli essenziali di assistenza per la popolazione laziale.

(4-02963)

EUFEMI - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

secondo notizie di stampa, sabato 27 ottobre 2007 il treno Torino-Parigi è partito dalla stazione Torino Porta Susa con più di due ore di ritardo per un guasto ad un altro convoglio;

a provocare i disagi è stato l'inconveniente tecnico che ha bloccato a Milano il Tgv francese 9242. Gli oltre duecento viaggiatori presenti sono stati trasferiti con un altro treno (il 2074) a Torino, dove il convoglio precedente (9240) è rimasto fermo ad attenderli fra le proteste delle centodieci persone che invece erano già nelle carrozze;

ciò ha provocato ulteriori disagi soprattutto per i passeggeri diretti all'aeroporto di Parigi per prendere voli intercontinentali;

la comunicazione fornita ai viaggiatori per giustificare il ritardo parlava di un guasto al treno, ma era incompleta e fuorviante,

si chiede di sapere:

se sia stata una scelta aziendale quella di sopprimere il treno Torino-Parigi;

quali siano le reali cause del guasto al treno in questione;

in quale modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire per fare chiarezza su ogni aspetto di questa vicenda e indurre Trenitalia ad un maggiore rispetto verso l'utenza.

(4-02964)

EUFEMI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nel giugno 2004 la Sogin, in qualità di gestore dell'impianto Eurex, ha segnalato alla Prefettura di Vercelli, all'ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) ed alla Regione Piemonte la presenza di acque contaminate nell'intercapedine della piscina e, a seguito di tale anomalia, il Dipartimento radiazioni ionizzanti di Vercelli dell'ARPA ha intensificato la normale attività di controllo già in essere;

nel mese di agosto 2006 su campioni provenienti da due nuovi pozzi realizzati nell'area Sogin in febbraio, si è riscontrata la contaminazione da radionuclidi artificiali (Sr-90, cioè Stronzio 90) nell'acqua della falda superficiale "presumibilmente correlabile", secondo il rapporto dell'ARPA, "alla presenza di acqua contaminata nell'intercapedine della piscina di stoccaggio del combustibile" ed indicativa di un rilascio nell'ambiente dell'acqua contaminata della piscina;

nel periodo 2004 - 2006 ed ancora ad oggi, il materiale è rimasto nella piscina Eurex senza che alcun intervento, neppure provvisorio e volto a contenere la perdita in corso, sia stato intrapreso;

dalle relazioni ARPA si evince che:

(relazione datata 27 marzo 2007): "I valori di concentrazione di Sr-90 nell'acqua di falda superficiale, seppur significativamente superiori ai valori medi comunemente riscontrabili, sono comunque non rilevanti dal punto di vista radioprotezionistico per quanto concerne l'esposizione degli individui della popolazione (...) Essi sono però da considerare estremamente significativi come indicatori ambientali, in quanto attestano una evoluzione della contaminazione già evidenziata nella falda superficiale all'interno dell'area dell'impianto Eurex";

(relazione datata 17 maggio 2007): "risulta pertanto confermata la presenza di contaminazione radioattiva nella falda acquifera superficiale all'esterno del sito Eurex, attribuibile presumibilmente a fenomeni di perdita di acqua contaminata dalla piscina di stoccaggio del combustibile nucleare irraggiato presente nel sito stesso. Si conferma inoltre che il livello di contaminazione non è rilevante per l'esposizione della popolazione.

Le indagini supplementari avviate da Arpa Piemonte hanno interessato principalmente i pozzi già esistenti delle cascine della zona di interesse. Le caratteristiche tecniche di questi pozzi non sono però adeguate alle necessità di monitoraggio imposto dalla situazione. Pertanto si sottolinea la necessità - già evidenziata nel progetto proposto da questa Agenzia alla Regione Piemonte - di disporre di pozzi predisposti ad hoc ubicati in punti che lo studio idrogeologico in corso indicherà come significativi.

Arpa Piemonte ha parallelamente intrapreso lo studio di modelli matematici di diffusione di contaminanti radioattivi nella falda acquifera nella zona di interesse al fine di disporre di uno strumento previsionale del fenomeno in atto";

a circa 1 km a valle del comprensorio nucleare di Saluggia si trova il campo pozzi dell'Acquedotto del Monferrato di Cascina Giarrea (Saluggia - Vercelli). Tale campo pozzi, di primario valore in Piemonte, è a servizio di 100.000 persone di 101 comuni, nelle province di Asti, Alessandria e Torino, e nei prossimi anni destinato a potenziare l'approvvigionamento idrico di una zona più ampia e quindi a servizio di circa 250.000 persone;

il giorno 12 giugno 2007 si è tenuto, ad Alessandria, un incontro tra le Province (Asti, Alessandria, Vercelli e Torino), il Comune di Casale Monferrato, gli A.T.O. interessati dalla problematica (ATO 2 "Biellese, Vercellese e Casalese" ed ATO 5 "Astigiano e Monferrato") ed il Consorzio dei Comuni per l'acquedotto del Monferrato, approvando un documento comune in cui si è convenuto sulla necessità di chiedere l'immediato finanziamento di tutte le attività sia per l'intensificazione del monitoraggio, sia per la messa in sicurezza dell'area, avendo la fuoriuscita del liquido già prodotto un danno ambientale di rilievo,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per ottenere la messa in sicurezza dell'intera area contaminata attraverso misure cautelative urgenti per impedire la propagazione dell'inquinamento (indicativamente occorre, pertanto, definire uno studio idrogeologico di dettaglio, la caratterizzazione del fenomeno di inquinamento, l'eliminazione della fonte di inquinamento e la limitazione della propagazione del fenomeno attraverso barriere idrauliche o altre metodologie adatte);

che cosa intenda fare per ottenere uno studio sul rischio radiologico di esposizione della popolazione;

quali fondi verranno messi a disposizione per l'intensificazione dell'attività di monitoraggio (progetto ARPA) e per la messa in sicurezza;

quali iniziative intenda assumere affinché i pozzi attualmente utilizzati dalla Sogin in falda profonda siano, nel più breve tempo possibile, disattivati con chiusura di tipo minerario;

che cosa intenda fare per ottenere l'allontanamento definitivo, nel più breve tempo possibile, del materiale radioattivo anche dalla "piscina Avogadro" con la predisposizione, sin d'ora, di un programma certo ed inderogabile sia per i tempi che per i modi, da approvarsi tra Sogin, Regione Piemonte e i soggetti proponenti il citato documento comune;

quali iniziative intenda assumere affinché:

1) si proceda, senza indugi, a tutte le operazioni più generali, al fine della messa in sicurezza del Comprensorio nucleare di Saluggia, comprendenti l'attività di solidificazione delle scorie ad oggi allo stato liquido e la messa in sicurezza del materiale solidificato in attesa del trasferimento ad un sito idoneo in un tempo certo ai sensi della legge 368/2003;

2) si operi una dettagliata valutazione ed analisi dei rischi, legati alle attività di lavorazione e/o stoccaggio del materiale trattato, connessi all'interazione con la falda superficiale e/o sotterranea, tenuto conto della rapida evoluzione dell'inquinamento registrata dall'ARPA e di ricevere copia di tale analisi dei rischi;

3) sia assolutamente impedita la possibilità di trasferire nel sito di Saluggia, anche con carattere di temporaneità, altri materiali nucleari, siano essi trattati o da trattare;

4) sia fatto inderogabilmente rispettare alla Sogin l'impegno circa lo smantellamento del sito nucleare e la sua bonifica totale con un cronoprogramma ben definito;

5) si preveda un sistema alternativo per l'approvvigionamento idrico del Monferrato attivando uno studio di fattibilità;

6) fino all'esito finale delle operazioni di bonifica e di assoluta certezza e sicurezza per l'ambiente circostante, sia tutto certificato dalle strutture sanitarie pubbliche competenti e al Consorzio Monferrato ed all'Autorità d'ambito Astigiano-Monferrato siano fornite adeguate garanzie economiche necessarie ad affrontare qualunque situazione per garantire lo stesso servizio e, per questo, anche la Regione sia posta nelle condizioni di provvedere ad integrazione delle suddette garanzie;

7) sia ottenuto il rimborso dei costi già sostenuti ed ancora da sostenere dagli enti e dal Consorzio gestore del Servizio idrico integrato: a) per il rifacimento dei pozzi profondi dell'acquedotto del Monferrato di Cascina Giarrea di Saluggia, al fine di evitare ogni possibile collegamento tra la falda superficiale e quella profonda (costo 1.500.000 euro) che non può e non deve ricadere sull'utenza del Servizio idrico integrato; b) per l'impegno tecnico ed amministrativo in capo agli enti firmatari (impegno delle proprie strutture nonché di specifiche consulenze) a causa delle attività che è necessario porre in essere a seguito dell'evento di inquinamento ivi compresa l'attività conoscitiva complicata dall'assenza di collaborazione e trasparenza da parte dei responsabili della Sogin, che hanno prima nascosto e poi minimizzato l'accaduto; c) per la salvaguardia della falda superficiale e dell'ambiente circostante in relazione ad un futuro utilizzo;

8) sia considerato il danno all'immagine dello Stato per il comportamento della Sogin, colpevole di avere sottovalutato il danno causato all'ambiente, a causa delle perdite di acqua inquinata da sostanze radioattive e per non aver attivato nessuna azione di contenimento negli anni scorsi;

9) si consideri e si risarcisca il danno all'immagine del gestore del Servizio idrico integrato che ha dovuto e deve difendere la qualità dell'acqua fornita all'utenza;

10) si consideri e si risarcisca il danno all'immagine del territorio del comune di Saluggia e dei comuni delle province di Alessandria, Asti, Vercelli e Torino, interessati da fenomeni di inquinamento, quantificandolo in almeno 10.000.000 euro;

11) lo Stato disponga che i costi devono essere sostenuti dalla Sogin, secondo il consolidato principio che chi inquina paga.

(4-02965)

BIANCONI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la situazione dei pagamenti che il Ministero dell'interno è tenuto ad erogare agli enti pubblici dipendenti da esso a livello finanziario ha raggiunto dei limiti insostenibili, come non è mai accaduto negli ultimi dieci anni;

da circa un anno è stata sottoscritta una convenzione, Consip, per le forniture di gasolio in tutta l'alta Italia. Tale convenzione prevede i pagamenti delle fatture a 60 giorni dalla fine del mese e la facoltà per le industrie del settore di recedere dal contratto nel caso i ritardi dei pagamenti superino i 60 giorni dalla scadenza;

dopo tale data è, ormai, consuetudine che gli enti morosi, anche se viene per iscritto intimato loro il pagamento, non procedano al saldo nonostante l'avvertimento che potrebbe essere sospesa agli utenti finali la fornitura;

tali enti spesso, al reclamo delle industrie del settore, spiegano che dall'inizio dell'anno il Ministero non versa nel capitolo i fondi di spesa stanziati sia per l'energia elettrica, sia per le altre forniture, e questo in generale accade in quasi tutta l'Italia. Di conseguenza non possono far fronte al pagamento delle fatture relative alle predette forniture;

tra le stranezze di questa situazione vi è, comunque, quella che lo Stato pretende dalle industrie fornitrici, come possono facilmente dimostrare, che siano in regola col pagamento di tutte le cartelle esattoriali prima di ricevere dagli enti i dovuti pagamenti, dato impossibile da dimostrare, visto che tali pagamenti non risultano avvenuti per mancanza di fondi come prima esplicitato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano giusto trattare queste aziende fornitrici in un modo così poco corretto, senza alcun rispetto per il lavoro altrui, senza nessuna certezza per l'impresa che costringono ad esporsi con le proprie finanze;

se, a fronte di un debito di fatto non pagato da parte dello Stato, sia lecito che le aziende fornitrici, comunque, siano obbligate a pagare, anche in considerazione del fatto che se lo Stato continua a non saldare il costo di queste forniture molte aziende non avranno più i fondi per pagare le imposte;

come siano stati gestiti questi fondi e chi attualmente li detenga, dal momento che il gettito fiscale è risultato superiore all'attesa;

se, considerando la diminuzione delle temperature e la necessità che i riscaldamenti non vengano spenti, non si ritenga di dover agevolare le aziende fornitrici, che oltretutto forniscono questo servizio anche a numerosi enti quali Prefetture, Polizia di Stato, Guardia di finanza, dipendenti dal Ministero dell'interno.

(4-02966)

FUDA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

a seguito delle due precedenti interrogazioni (4-02525 del 31 luglio 2007 e 4-02873 del 17 ottobre 2007) sulle ricadute negative a carico del settore agrumicolo, derivanti da un'applicazione immediata del principio di disaccoppiamento totale degli aiuti comunitari, l'interrogante ha avviato con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali una proficua collaborazione al fine di rappresentare la realtà dei fatti, indispensabile per individuare la soluzione più equilibrata;

sull'argomento sono intervenuti, con interrogazioni presentate alla Camera dei deputati, alcuni parlamentari siciliani, che hanno contribuito ad animare un'inutile e dannosa querelle tra Calabria e Sicilia sul sistema di determinazione degli aiuti agli agrumicoltori;

bisogna evitare una controversia tra Sicilia e Calabria e rispettare l'intesa, obbligatoria per legge, raggiunta dal Comitato tecnico permanente degli assessori regionali ed approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, per permettere al Ministero di emanare l'apposito decreto. In caso contrario i fondi andranno a riserva, e cioè saranno incorporati dallo Stato e distribuiti, tramite l'Agea, a tutti i settori ortofrutticoli,

considerato che:

in tale direzione, totalmente condivisibile, si è più volte espresso il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Infatti:

il 25 ottobre 2007 il Ministro ha risposto nella XIII Commissione (Agricoltura) della Camera dei deputati all'interrogazione 5-01662, presentata dall'on. Ruvolo, precisando che "l'accordo sui meccanismi di riparto va trovato tra le regioni, e che il compito del Ministero è quello di favorire intese in tal senso", ed ha rammentato che "la Calabria, che avrebbe potuto insistere per l'applicazione del criterio storico ad essa più favorevole, ha invece manifestato disponibilità per la ricerca di una soluzione condivisa con le altre regioni, che ha portato ad un riparto più favorevole per la Sicilia";

il 28 ottobre 2007 lo stesso Ministro, in un'intervista pubblicata sul giornale "La Sicilia", ha ribadito gli stessi concetti, dichiarando la propria disponibilità a "tutte le soluzioni purché si trovi un'intesa tra gli assessori regionali all'Agricoltura della Sicilia, Giovanni La Via, e della Calabria, Mario Pirillo", e specificando che "La Via non dà informazioni corrette", "perché se avessimo interpretato la riforma per gli agrumi così come per le altre produzioni ortofrutticole, avremmo dovuto suddividere gli aiuti comunitari tra i produttori cosiddetti storici, quelli cioè che ne hanno usufruito in quanto sostegno agli agrumi trasformati";

nell'ambito della stessa intervista, il Ministro ha ricordato che i fondi disponibili, di circa 120 milioni di euro, come da regolamento comunitario, finora "sono stati dati solo ed esclusivamente alla produzione di agrumi trasformati" e che "continuando su questa strada gli aiuti sarebbero finiti prevalentemente alla Calabria". Il Ministro ha proseguito: "la fiche finanziaria è, infatti, di 66 milioni di euro alla Calabria, 40 milioni alla Sicilia e neppure un euro alle altre regioni produttrici. La Via e Pirillo si sono incontrati e hanno discusso. Alla fine, con il supporto dei tecnici del Ministero, è stata individuata una soluzione che distribuisce gli aiuti non più in base allo storico, ma secondo una formula per cui 52 milioni di euro sono destinati alla Calabria, 56 alla Sicilia e il resto alle altre regioni. È un criterio che si basa sulla superficie e tiene conto di un parametro a favore delle zone dove c'é da sempre la trasformazione. Questo è lo spirito della riforma che attribuisce 15 milioni di euro in più alla Sicilia e 14 milioni in meno alla Calabria";

considerato, altresì, che:

il 30 ottobre 2007 è stata depositata una nuova interrogazione sull'argomento dall'on. Samperi (4-05467), che, a giudizio dell'interrogante, nuovamente travisa la realtà dei fatti, ipotizzando "ingiustizie a danno della Sicilia che, in questi anni, ha visto ridursi costantemente l'importo della compensazione finanziaria comunitaria a causa di un continuo, poco credibile e incontrollato «splafonamento» del quantitativo di prodotto da trasformare in altre Regioni";

all'interrogante appare indispensabile fare alcune precisazioni, per evitare che troppe parole in libertà, chiaramente mistificatorie della realtà, possano acquisire una credibilità ed una veridicità semplicemente perché ripetute da più parti, quindi si ricapitolano i fatti reali, come già rappresentati dallo stesso Ministro, sintetizzabili nei tre punti che seguono:

1) la compensazione considerata l'origine della fiche finanziaria è stata prodotta per il 65% dalla Regione Calabria. Il decreto approvato alla conferenza Stato-Regioni è andato a favore della Regione Sicilia, con un aumento di 11 milioni di euro, che certo non le spettavano e che, a conti fatti, sono stati sottratti alla Regione Calabria;

2) la fiche finanziaria è stata generata in Calabria per una questione di prodotto: è risaputo (evidentemente non da tutti) che gli impianti di agrumi calabresi non consentono l'immissione del prodotto nel mercato del fresco, in quanto le caratteristiche qualitative conducono questo agrume verso la trasformazione industriale, e per riconvertire questi agrumeti occorrono almeno sette anni (cosa peraltro prevista anche dai PSR);

3) quando si parla di competitività si solleva un altro falso problema: gli agrumi della Sicilia per l'80% vengono immessi nei mercati del fresco, mentre quelli calabresi per il 90% sono destinati all'industria;

il riequilibrio già approvato nella Conferenza Stato-Regioni appare logico ed equo;

in questa fase transitoria sarebbe opportuno non perdere tempo in vicissitudini pregresse, ma organizzarsi, insieme, per affrontare il mercato globale, incentivando l'aggregazione dei produttori, così come previsto dall'OCM ed assente nella decretazione nazionale,

l'interrogante chiede di sapere:

visto che l'accordo raggiunto, pur a fatica, di garantire il mantenimento della fiche finanziaria prodotta dal conferimento degli agrumi all'industria, è il minimo accettabile da parte degli agrumicoltori calabresi per evitare la crisi dell'intero settore, in particolare negli areali della provincia di Reggio Calabria destinati totalmente alla trasformazione industriale, quali altre pressioni ci si debba attendere dalla Regione Sicilia, che ha già ottenuto un coefficiente più alto di quello prodotto, ottenendo 11 milioni di euro in più a discapito della Calabria che ne ha persi 14;

se non sia il caso che la Calabria inizi a reclamare il riparto in base allo storico, per raggiungere due diversi obiettivi: ottenere i 66 milioni che sarebbero suoi di diritto ed evitare che, in attesa di trovare un accordo che tarda ad arrivare, l'intero ammontare di aiuti comunitari previsti per il settore agrumicolo venga redistribuito ad altri settori ortofrutticoli.

(4-02967)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture - Premesso che:

è notizia di questi giorni che non sono ancora partiti i lavori di ammodernamento della strada statale 275;

dalla riunione tenutasi tra la Regione Puglia, la Provincia di Lecce ed i Comuni del Sud Salento, scaturì l'accordo, poi avallato dalla Giunta regionale, di fermare l'infrastruttura a San Dana, una frazione alle porte di Gagliano del Capo, per evitare la costruzione di un viadotto con piloni in cemento definito "ecomostro";

la Provincia di Lecce subito dopo chiese, con nota inviata anche al Ministero delle infrastrutture, che la strada a quattro corsie diventasse una "strada parco" con opere di mitigazione ambientale;

a fine febbraio 2007 il Ministero sollecitò la Regione a completare l'opera, da allora un preoccupante silenzio è caduto sull'intera questione,

l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per favorire il rapido avvio dei lavori.

(4-02968)

FANTOLA, TURANO - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

la provincia di Cosenza, ove ricadono importanti aree urbane (la stessa città di Cosenza e Corigliano-Rossano) nonché comuni di grande consistenza demografica e con una forte domanda di mobilità, risulta di fatto essere completamente abbandonata al trasporto su gomma;

l'intermodalità e, in generale, una mobilità razionale ed efficiente dovrebbe rappresentare un elemento fondamentale al fine di ridurre i tempi di percorrenza ed il ricorso agli autoveicoli privati;

la perdurante carenza ed inconsistenza dei servizi ferroviari nella predetta provincia rischia di compromettere in modo irrimediabile ogni tentativo di realizzare sul territorio un sistema di trasporto pubblico locale efficace, efficiente, moderno e sostenibile;

la dislocazione della rete ferroviaria nella provincia di Cosenza, così come ideata all'inizio del Novecento, avrebbe rappresentato un dato esemplare, allorché la rete costituisce di per sé una doppia "T" con confluenza ordinata sull'area urbana cosentina, ove sono localizzati i maggiori poli attrattori;

il tracciato ferroviario da Rocca Imperiale a Cariati attraverso il nodo di Sibari e dalla stessa Sibari a Cosenza, così come la diramazione tirrenica da Tortora ad Amantea, attraverso il nodo nazionale di Paola con il collegamento per Cosenza e Sibari, disegnano sul territorio un sistema attraverso il quale, con una razionale utilizzazione del trasporto su gomma, sarebbe possibile organizzare una rete intermodale di tipo metropolitano al servizio dell'intero territorio provinciale;

Trenitalia S.p.A. porta avanti da tempo un progetto societario di sviluppo avulso dal contesto territoriale come sopra descritto, peraltro privo del preventivo confronto con le istituzioni locali; arrivando fino a sopprimere quei servizi ritenuti dal management aziendale antieconomici, anche se essenziali per la mobilità di rilevanti bacini di utenza insistenti in aree periferiche e marginali;

Trenitalia e R.F.I. hanno smantellato un ingente patrimonio ferroviario, omettendo di manutenere la rete e di adeguarla alle nuove tecnologie, chiudendo le stazioni ferroviarie, ovvero lasciando che le stesse fossero trasformate in bar, pizzerie, ristoranti, nonché trasferendo i servizi di bigliettazione in siti a volte lontani dalle stazioni medesime;

i vettori risultano essere vetusti ed insicuri, con motrici lente ed inaffidabili;

tale situazione provoca la progressiva emigrazione dell'utenza ferroviaria verso il trasporto privato, aggravando ulteriormente lo stato già problematico della viabilità stradale, tanto sul versante della sicurezza, quanto su quello dell'inquinamento ambientale ed acustico, quanto, infine, sul versante economico di numerose famiglie,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta in premessa;

se, nell'ambito delle proprie competenze, non ritenga opportuno adottare i necessari provvedimenti volti a programmare tempestivamente degli interventi migliorativi del servizio di trasporto su ferro, nonché individuare strategie al fine di corrispondere adeguatamente alle esigenze dell'utenza;

se non ritenga, altresì, opportuno coinvolgere gli enti locali nell'ambito della definizione di nuovi e moderni programmi strategici per il trasporto locale.

(4-02969)

CUTRUFO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri - Premesso che:

nella giornata di domenica 28 ottobre 2007, di fronte alla chiesa di S. Eugenio a Roma si è svolta una violenta azione nei confronti di pellegrini e fedeli lì riuniti per celebrare la beatificazione dei martiri della chiesa spagnola durante la guerra civile e che senza che ci fosse alcuna motivazione, sono stati oggetto di un vero e proprio pestaggio da parte di rappresentanti dei centri sociali;

questo gravissimo atto di violenza ed intimidatorio rappresenta un vero e proprio vulnus alla libertà di culto sancita dalla nostra Costituzione;

la tradizione del nostro Paese è stata sempre rispettosa di ogni manifestazione religiosa;

questi atteggiamenti possono rappresentare un pericoloso precedente per il futuro in quanto può condizionare la libertà di manifestare il proprio credo religioso,

si chiede si sapere:

se dall'intelligence e dai servizi preposti fosse stata ipotizzata una eventualità di questo tipo;

quali misure il Governo ed il Ministro dell'interno in particolare intendano porre in essere perché vengano scongiurati in futuro episodi del genere e possa essere garantita ai cittadini la tranquillità e la possibilità di assistere secondo il proprio libero discernimento a tutte le manifestazioni di carattere religioso;

se da parte del Governo ci sia un'attenzione particolare dedicata ai centri sociali ed alle loro attività;

se il Ministro degli affari esteri non ritenga di manifestare solidarietà nei confronti dello Stato Vaticano e prendere una ferma presa di posizione e condanna nei confronti dei gravi fatti avvenuti.

(4-02970)

BULGARELLI, PALERMI, DI LELLO FINUOLI, PELLEGATTA, GIANNINI, COSSIGA, RUSSO SPENA, TIBALDI, GRASSI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il 4 ottobre 2007, 23 dirigenti dell'organizzazione indipendentista basca "Batasuna" sono stati arrestati su esecuzione del mandato di cattura spiccato dal giudice Baltazar Garzón; gli arresti fanno seguito a quello eseguito, nel mese di maggio, di Arnaldo Otegi, leader dell'organizzazione, e a quelli di Joseba Alvarez, portavoce e responsabile degli affari internazionali, e di Oihana Agirre, dirigente del movimento "pro amnistia"; con tali arresti, l'intera direzione politica del movimento basco è stata arrestata;

è da sottolineare che l'avvocato Ainhoa Baglieto ha affermato che gli arresti di Joseba Alvarez e di Oihana Agirre da parte della Polizia spagnola sono, come quello di Juan Mari Olano, «totalmente illegali» secondo la stessa legislazione spagnola, non avendo il giudice Garzón (in qualità di giudice istruttore dei processi nei quali, secondo la Audiencia Nacional, sono imputati sia Alvarez, sia Agirre) alcuna competenza per ordinarli; la rappresentante del movimento "pro amnistia" arrestata, inoltre, non ha alcuna indagine aperta a suo carico, né alcun processo in corso per la sua attività politica;

tutti i dirigenti arrestati godono di vastissima popolarità nei territori baschi, come dimostrato dai 187.000 voti riportati dalla sinistra indipendentista basca alle recenti elezioni amministrative;

gli arresti rischiano di minare alle fondamenta l'avvio di un processo di risoluzione negoziata del conflitto tra Spagna ed Euskal Herria, chiesto a gran voce sia dal popolo basco che da quello spagnolo;

Pernando Barrena, l'unico portavoce di Batasuna rimasto in libertà, ha dichiarato durante una conferenza stampa che l'ondata di arresti avvenuta nei paesi baschi contro la direzione collegiale della sua formazione politica non può che essere considerata come "una dichiarazione di guerra per chiudere la porta all'indipendentismo basco";

il conflitto che oppone il popolo basco agli Stati spagnolo e francese, che tanti lutti e sofferenze ha generato da entrambe le parti, è un conflitto di natura politica che può essere disinnescato e risolto esclusivamente in forma politica, attraverso una trattativa e una negoziazione che non escludano nessuna delle parti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso stigmatizzare, nelle opportune sedi, la recente ondata di arresti, che costituisce un ostacolo gravissimo al buon esito del processo di pace in Euskal Herria, e adoperarsi presso il Governo spagnolo affinché cessi ogni azione repressiva nei confronti dei dirigenti politici e sindacali baschi.

(4-02971)

MANTOVANO, RUGGERI, COSTA - Al Ministro dei trasporti - Premesso che:

Trenitalia S.p.A. ha disposto, a partire dal prossimo 9 dicembre 2007, la soppressione di 4 treni a lunga percorrenza nelle tratte da e per Lecce e Taranto, e la limitazione della corsa di altri cinque convogli nella stazione di Bari. Si tratta, in particolare dei treni:

1) Tr. 9356 Lecce/Roma 17.00 - 23.26 soppresso

2) Tr. 9351 Roma/Lecce 07.38 - 14,08 soppresso

3) Tr. 9360 Taranto/Roma 06.18 - 12.16 soppresso

4) Tr. 9363 Roma/Taranto 15.45 - 21.54 soppresso

5) Tr. 713 Venezia/Lecce - termina la corsa a Bari

6) Tr. 717 Bolzano/Lecce - termina la corsa a Bari

7) Tr. 718 Lecce/Bo1zano - parte da Bari

8) Tr. 553 Milano/Crotone via Bari Taranto - termina la corsa a Bari

9) Tr. 562 Crotone/Milano via Taranto Bari - parte da Bari;

le tratte interessate dalla soppressione, ovvero Bari/Lecce e Bari/Taranto, saranno coperte da treni regionali, con evidente aumento del tempo di percorrenza e disagi per i viaggiatori a causa del cambio nella stazione di Bari. Tale scelta di Trenitalia S.p.A. risulta ancor più penalizzante se si pensa che l'unico aeroporto civile che collega il Salento è quello di Brindisi,

si chiede di sapere:

se e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare che Trenitalia S.p.A. dia seguito alla soppressione delle corse in programma;

se e quali provvedimenti il Ministro intenda adottare per migliorare i collegamenti da e per il Salento in un più ampio progetto di promozione turistica del territorio da sempre auspicata nell'ambito delle politiche per il Mezzogiorno e ad oggi non ancora realizzata.

(4-02972)

FERRANTE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

il prof. G. Cardinali, importante esponente del mondo ambientalista umbro ed attuale Direttore dell'Oasi del WWF di Alviano, sembrerebbe risultare indagato dalla Procura della Repubblica di Orvieto per aver effettuato e diffuso una foto inerente i lavori (articolo 261 del codice penale) in corso all'interno della Caserma Monte Grappa di Orvieto, sede della Scuola di specializzazione della Guardia di finanza;

la foto incriminata documenta solo ed esclusivamente il taglio di un pino domestico ultradecennale, in uno spazio della Caserma suddetta posto a ridosso di civili abitazioni, ove sorgerà un nuovo edificio per esigenze della Scuola di specializzazione;

si vuole evidenziare che tali lavori hanno provocato proteste da parte dei residenti della zona e, grazie anche alle foto sopra menzionate, sono state avviate verifiche da parte degli organi competenti che hanno accertato la illegittimità dei lavori in corso in quanto sprovvisti delle autorizzazioni ai fini ambientali. Per questi motivi sono state previste sanzioni da parte della Regione Umbria a carico dei responsabili dei lavori;

la vicenda, purtroppo, sembrerebbe evidenziare ulteriori perplessità dovute a precedenti interventi di rilevante impatto sul complesso immobiliare della Caserma Monte Grappa (taglio di alberature, rilevanti costruzioni edilizie all'interno delle aree verdi, eccetera) che hanno provocato mobilitazioni della comunità locale e delle associazioni ambientaliste, con petizioni e richieste di chiarimenti, senza peraltro che siano pervenute risposte dalle istituzioni interessate;

è importante evidenziare che un cartello variegato composto da ambientalisti, consumatori, forze politiche, sindacali e della società civile hanno sottoscritto un accorato appello al Presidente della Repubblica con il quale si chiede "affinché venga attivata ogni iniziativa tesa a verificare i livelli di responsabilità su quanto accaduto all'interno della Caserma Monte Grappa, su eventuali omissioni da parte di Enti ed Istituzioni interessate e, soprattutto, per garantire i principi costituzionali posti a difesa del Cittadino per affermare in ogni luogo lo Stato di diritto"

appare un assoluto paradosso che un cittadino che si è sempre prodigato in battaglie civili e per la tutela dell'ambiente divenga oggetto di un'iniziativa giudiziaria che sembrerebbe non avere precedenti nella storia della nostra Repubblica,

l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire immediatamente, nell'ambito delle proprie specifiche competenze, al fine di attivare ogni iniziativa tesa a verificare come sono andati realmente i fatti e conseguentemente intervenire per individuare le eventuali responsabilità ed omissioni su quanto accaduto all'interno della Caserma Monte Grappa e, soprattutto, per garantire i principi costituzionali posti a difesa dei cittadini, il ripristino dei luoghi e la tutela dell'ambiente e del paesaggio.

(4-02973)

BULGARELLI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

una coppia di cittadini italiani, S. Righi e A. G. Fiori, è partita alcuni mesi fa per la Spagna, ove aveva intenzione di trascorrere un periodo di vacanza; al loro seguito aveva tre cani, tutti dotati di passaporto canino e microchip; giunta nella città di Cadiz nel mese di ottobre 2007, la coppia, dovendo partecipare a una fiera, ha lasciato i suoi tre cani nel canile municipale di Puerto Real (Cadiz), che funge anche da residenza canina, dietro consiglio di un funzionario del comune; da sottolineare che all'ingresso della struttura è presente la scritta "Associazione protezione degli animali" (Asociación Protectora de Animales); dopo aver sottoscritto regolare accordo di custodia, trascorsi tre giorni, la coppia di italiani è tornata a riprendere gli animali lasciati in custodia, senza tuttavia trovarli; dopo reiterate richieste di spiegazioni - rimaste senza esito - rivolte al personale della pensione, la coppia ha infine trovato il corpo di uno dei loro animali all'interno di un congelatore; sconvolti, i nostri due concittadini facevano eseguire nella città di Siviglia l'autopsia sul cadavere dell'animale, venendo a scoprire che per sopprimerlo gli era stata somministrata un'emulsione paralizzante che ne aveva provocato il decesso tra atroci sofferenze; tale sostanza, infatti, paralizza tutti i muscoli del corpo, e quindi anche i polmoni, e provoca la morte dell'animale per soffocamento, con una agonia lenta e dolorosa della durata media di circa tre ore; essa viene utilizzata con frequenza perché molto meno costosa di altri preparati che, secondo la legge, dovrebbero essere utilizzati dai veterinari per sopprimere gli animali; degli altri due cani al seguito della coppia si è persa nel frattempo ogni traccia;

i nostri concittadini hanno quindi denunciato il proprietario del canile alle autorità, le quali avrebbero confermato che il metodo utilizzato per sopprimere gli animali del Righi è quello normalmente utilizzato nel canile in oggetto e in molti altri di Cadiz; nel canile di Puerto Real vengono raccolti annualmente migliaia di cani e gatti, provenienti da vari Comuni della provincia di Cádiz tra cui: Cádiz stesso, Puerto Real, Puerto de Santa Maria, Chiclana, Rota, Sanlucar de Barrameda, Medina de Sidonia, Conil, Barbate, Algeciras, San Roque, Castellar, Los Barrios, San Fernando;

probabilmente i cani della coppia sono stati confusi con altri animali destinati alla soppressione; il gestore del canile, tuttavia, intervistato da una televisione locale, ha negato di aver preso in consegna i tre cani, affermando di non conoscere i nostri connazionali;

queste notizie sono state riprese dai giornali e dalle televisioni, insieme ad alcuni video e foto particolarmente cruenti, consegnati da ex collaboratori del canile alla polizia, in cui erano ripresi cani e gatti agonizzanti tra gemiti e atroci sofferenze;

"El Refugio", associazione madrilena di protezione animali, ha denunciato i fatti al Seprona (il corpo di Polizia ecozoofila spagnolo) che, dopo avere indagato, ha denunciato a sua volta il padrone del canile, Placido Gómez Muñoz (il quale è anche imprenditore del settore immobiliare), la direttrice, il veterinario e i lavoratori del canile-mattatoio come presunti autori di maltrattamento animale e falsificazione in atti pubblici;

l'associazione El Refugio ha anche indetto il 7 ottobre 2007 una manifestazione, regolarmente autorizzata, organizzata per denunciare i maltrattamenti e la soppressione degli animali all'interno del canile di Puerto Real, alla quale hanno preso parte circa 2.000 persone, che si sono date appuntamento davanti al Comune di Cádiz che, a quanto si è appreso, destinerebbe fondi pubblici al finanziamento del canile;

la manifestazione è stata sciolta con una carica della Guardia Civil e il pestaggio e l'arresto di 2 manifestanti: S. Righi e una ragazza spagnola, Isabel S.; A. Fiori ha dichiarato che il suo compagno è stato picchiato davanti ai suoi occhi e arrestato: "Lo hanno preso in cinque e picchiato, era pieno di sangue, poi lo hanno caricato sulla macchina della Guardia Civil e portato via"; è da sottolineare che il Righi è stato privato di assistenza legale per circa 20 ore dall'arresto, quando il tempo massimo consentito dalla legge dovrebbe essere di 8 ore; inoltre, l'avvocato di fiducia, presentatosi la sera stessa al Commissariato, sarebbe stato invitato ad andarsene; nelle riprese video della manifestazione realizzate di fronte al Comune di Cadiz e pubblicate da molti siti web, si vede perfettamente che il Righi non si è reso responsabile di alcun reato, men che mai di "lesioni o danni" ad agenti di pubblica sicurezza o ad autorità locali; allo stesso tempo, esistono immagini inequivocabili a riguardo del violento pestaggio di cui il Righi è rimasto vittima;

mentre la cittadina iberica, dopo 72 ore trascorse nella Comisaria de Policia, è stata rimessa in libertà dietro pagamento di una cauzione di 3.000 euro, S. Righi è tuttora agli arresti e potrebbe restare in carcere in regime di custodia cautelare per 6 mesi fino alla celebrazione del processo, in cui rischia di essere condannato a una pena molto severa; le accuse a carico di S. Righi e della ragazza spagnola sono infatti allarmanti: attentato alle autorità, agli agenti e funzionari pubblici, resistenza e disobbedienza, reati disciplinati al Capitolo II, Reati contro l'ordine pubblico e di cui all'art. 550 del codice penale spagnolo, che prevedono, al successivo art. 551, una pena dai 2 ai 4 anni di reclusione; si teme per i danni che la detenzione potrebbe provocare alla salute del Righi, affetto da patologia tumorale;

nella giornata del 23 ottobre 2007, il Righi è stato portato in commissariato per il riconoscimento da parte degli accusatori; la sig.ra Teofila Martinez, sindaco di Cadiz, che avrebbe dovuto riconoscere il Righi quale aggressore, si è limitata a dichiarare di averlo visto tra i manifestanti, mentre una guardia del corpo della sig.ra Martinez ha dichiarato di "avere avuto l'impressione che S. ed A. potessero avere l'intenzione di aggredire il Sindaco";

A. Fiori ha ricevuto citazione a comparire il 31 ottobre 2007 in qualità di imputata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda elevare formale protesta presso il Governo spagnolo per il trattamento inaccettabile riservato a un nostro connazionale e ne esiga dettagliata motivazione;

se il Ministro intenda intervenire con la massima urgenza presso le autorità iberiche, sollecitando l'immediata scarcerazione del sig. Righi perché la sua detenzione è infondata di fatto e di diritto.

(4-02974)

SILVESTRI - Al Ministro della pubblica istruzione - Considerati:

l'interrogazione 4-03647 presentata nella XIV Legislatura dal senatore Cortiana il 21 gennaio 2003 dove si metteva in evidenza la scorrettezza del Preside dell'Istituto di istruzione superiore "G.Vasari" di Figline Valdarno (Firenze), prof. Cappelletti, inerente lo svolgimento corretto delle ore curriculari, (aveva sottratto ore di storia dell'arte a favore di altre materie), il comportamento inutilmente autoritario nei confronti di docenti e alunni e l'assurdo diniego nell'organizzare la visita alla mostra di Monet a Treviso;

la denuncia-esposto al Prefetto di Firenze presentata dal partito dei Verdi al dirigente e fiduciaria per turbativa elettorale, durante le elezioni amministrative 2006 (indebite pressioni e intimidazioni su candidati docenti del Vasari atte al ritiro dell'accettazione alla carica di Consigliere per il Comune di Figline Valdarno);

la nota della rappresentanza sindacale unitaria del 22 febbraio 2007, in cui venivano contestate all'istituto "Vasari" carenze sulla sicurezza nell'ambiente di lavoro, pubblicità ingannevole su iscrizioni, mobbing nei confronti dei docenti e illeciti negli appalti, eccetera;

premesso che nei confronti del docente che ha portato avanti gli atti di cui sopra, il prof Cappelletti ha coinvolto l'Ufficio scolastico di Firenze, nella figura del suo dirigente, richiedendo visite ispettive per banali controversie, di fatto utilizzando tale ufficio per fini di rivendicazione personale e di intimidazione, facendo così spendere denaro pubblico (impiegando un funzionario-ispettore per ben sette mesi),

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di disporre un accertamento circa la correttezza professionale tenuta dal dirigente scolastico, prof. Cappelletti, in pensione dal 1° settembre 2007 ma tuttora con incarico ispettivo dell'Ufficio scolastico provinciale di Firenze;

se non ritenga di accertare la condotta antisindacale dell'Ufficio scolastico provinciale di Firenze nell'usare gli ispettori per intimorire i docenti;

se non ritenga persecutoria la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale formulata dalla dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Firenze nei confronti del Consigliere comunale (tra l'altro vietata dal decreto legislativo 267/2000) che intendeva fare chiarezza sulla gestione del dirigente scolastico, prof. Cappelletti.

(4-02975)

FERRANTE - Ai Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della solidarietà sociale, dell'interno e della giustizia - Premesso che:

il 5 luglio 2003, la sig. ra A. R. Rambotti è stata uccisa volontariamente dal marito sig. F. Serena;

M. Serena, undicenne al momento dell'uccisione della madre, è stato affidato alla sorella maggiore e non ha mai percepito alcun mantenimento regolare dal padre, solo saltuariamente ha ricevuto un assegno di 200 euro. Tutto ciò nonostante il padre sia stato già in primo grado condannato al risarcimento danni nei confronti del figlio minore per un importo pari a 250.000 euro;

ad oggi, fatto inconcepibile, il ragazzo risulta impossibilitato a percepire quota di reversibilità della pensione della madre, in quanto la legge prevede come unico beneficiario il coniuge superstite;

tale condizione è stata confermata anche dalla Direzione Inpdap di Roma, in data 11 ottobre 2007, con la motivazione che "nell'ordinamento vigente non sussiste alcuna specifica norma che punisca gli autori di particolari reati con la perdita del diritto al trattamento di pensione";

si vuole evidenziare, inoltre, che sembrerebbe sia stato finora impossibile per gli affidatari di M. Serena dialogare direttamente con il Giudice tutelare, l'unico autorizzato a compiere atti in favore del minore, se non attraverso atti e richieste avanzate per vie burocratiche, ottenendo in questo modo risposte altrettanto burocratiche, con evidente sperpero, inutile, di denaro e di tempo,

si chiede di sapere:

se i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'interno e della giustizia non intendano intervenire immediatamente, anche attraverso un atto normativo, che possa finalmente rimuovere questa anacronistica norma che concede il diritto a percepire la pensione di reversibilità anche a chi causa volontariamente la morte del coniuge;

se il Ministro della giustizia non intenda nel frattempo avviare immediatamente, attraverso il Giudice tutelare e il Tribunale civile di Spoleto, tutte quelle procedure che possano portare immediatamente al pagamento del risarcimento dovuto;

se i Ministri della solidarietà sociale, del lavoro e della previdenza sociale non intendano attivare immediatamente tutte quelle iniziative, anche economiche, che possano aiutare un minorenne a superare le difficoltà non solo economiche, ma soprattutto quelle psicologiche.

(4-02976)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

  

6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

 

3-01041, del senatore Eufemi, sull'utilizzo di strumenti di finanza derivata da parte di enti locali;

  

Interrogazioni, ritiro di firme

Il senatore Piccioni ha dichiarato di ritirare la propria firma dall'interrogazione 4-02930 dei senatori Carrara ed altri.

 

  

Errata corrige

 

Nel Resoconto sommario e stenografico della 235a seduta, del 23 ottobre 2007, a pagina 108, l'interrogazione 4-02915, del senatore Valentino, deve intendersi rivolta al Ministro dell'università e della ricerca.

Nel testo della stessa interrogazione, alla prima riga del quinto capoverso, sostituire le parole "Ministero della pubblica istruzione" con le parole "Ministero dell'università e della ricerca".

 

Nel Resoconto sommario e stenografico della 237a seduta pubblica del 24 ottobre 2007, a pagina 156, sotto il titolo "Governo, trasmissione di documentazione", sostituire il primo capoverso con il seguente: "Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 3 ottobre 2007, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 5 dicembre 1997, n. 430 e dell'articolo 7, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 20 febbraio 1998, n. 38, la relazione sull'attività svolta dal Nucleo tecnico di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, negli anni 2005-2006 (Doc. IX, n. 1)".

 

Nel Resoconto sommario e stenografico della 239a seduta pubblica del 25 ottobre 2007:

a pagina 273, dall'emendamento 33.500 (testo 2) devono intendersi espunti i seguenti capoversi:

Conseguentemente sostituire la rubrica con la seguente: "Disposizioni in favore di soggetti danneggiati in ambito sanitario".

Conseguentemente all'articolo 20, comma 1, sostituire le parole: "150 milioni" con le seguenti: "50 milioni"; all'articolo 28, comma 3, sostituire le parole: "50 milioni" con le seguenti: "10 milioni"; all'articolo 42, sopprimere il comma 2.

 

a pagina 453, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti e documenti", sostituire il terzo capoverso con il seguente: "Il Ministro dell'interno, con lettera in data 20 ottobre 2006, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, , n. 82, come modificata dall'articolo 11 della legge 13 febbraio 2001, n. 45, le relazionisui programmi di protezione, sulla loro efficacia e sulle modalità generali di applicazione per coloro che collaborano con la giustizia, riferite, rispettivamente, al secondo semestre 2005 (Doc. XCI, n. 3) e al primo semestre 2006 (Doc. XCI, n. 4)".

 

a pagina 453, sotto il titolo: "Progetti di atti comunitari e dell'Unione europea, deferimento a Commissioni permanenti", al penultimo rigo, sostituire il numero: "6ª" con il seguente: "5ª".