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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 203 del 25/07/2007


POSSA (FI). Signor Presidente, in questo mio breve intervento sul DPEF 2008-2011, desidero innanzitutto stigmatizzare il gravissimo aumento della pressione fiscale attuato dal Governo Prodi in poco più di un anno, che sta avendo ed avrà un pesante effetto di rallentamento dello sviluppo del Paese.

La pressione fiscale è passata dal 40,6 per cento del PIL, nel 2005, al 42,8 per cento del PIL di quest'anno: uno spaventoso aumento del 2,2 per cento, frutto di una concezione radicale e insensata del bipolarismo, assolutamente insostenibile per il Paese. Gli italiani ricorderanno.

Dedico i pochi minuti a mia disposizione all'esame della politica energetica. Per quanto riguarda le linee generali di tale politica, così importante per un'economia di trasformazione come quella italiana, notiamo le stesse carenze già rilevate nel DPEF 2007-2010: nessuna iniziativa incisiva per diminuire il troppo elevato costo del chilowattora, anzi esclusione di qualunque menzione dell'energia nucleare e nessun accenno al possibile importante ruolo del carbone; solo declamazione di ovvietà sui benefici di una maggiore concorrenza e sulla necessità di impianti rigassificatori e di nuovi gasdotti.

Circa il complesso problema dei cambiamenti climatici in atto e delle loro cause, constatiamo la totale mancanza di qualunque autonomia di pensiero. La linea è quella dell'IPCC, che attribuisce il riscaldamento globale in atto all'anidride carbonica antropogenica. Una linea ancora molto discussa in sede scientifica. E anche in qualche modo contraddetta dallo stesso IPCC, quando fornisce per varie attività umane aventi effetto sul clima (come l'agricoltura, la deforestazione e la produzione di aerosol) valori dei forcing radiativi confrontabili con quello dell'anidride carbonica.

Gravemente inadeguata è la presentazione dei problemi derivanti dall'applicazione del Protocollo di Kyoto. Non vi è il benché minimo accenno al fatto che le regole di applicazione del Protocollo (colpevolmente sottoscritto a suo tempo dal Governo di centro-sinistra) penalizzano ingiustamente il nostro Paese, in cui la produzione termoelettrica, basata in gran parte sulla combustione di gas naturale in moderni impianti a ciclo combinato ad alto rendimento, è la meno inquinante di tutti i Paesi dell'Unione Europea, in termini di tonnellate di anidride carbonica per megawattora prodotto.

Nel paragrafo "Clima e ambiente" si accenna all'obiettivo comunitario assunto dal Consiglio europeo di primavera, consistente nella riduzione dei gas serra all'80 per cento di quelle del 1990, entro il 2020. L'obiettivo è per il nostro Paese totalmente irraggiungibile, non essendoci ormai più quasi nessun margine di miglioramento delle emissioni di gas serra nel settore termoelettrico. Diventa quindi decisiva la linea del Governo nel negoziato per l'ormai prossimo burden sharing agreement riguardante questo obiettivo. Ma di tale linea non vi è alcuna traccia nel Documento al nostro esame.

Per far fronte all'obiettivo, l'unica possibilità prospettata nel DPEF è quella di un «deciso aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili». Non viene detto però come potrà essere realizzato questo aumento. L'energia idroelettrica è ormai in saturazione e per di più la siccità di questi anni ne diminuisce il contributo.

Anche per l'energia geotermica non si prevedono importanti aumenti. Le uniche fonti rinnovabili suscettibili di un certo incremento sono l'energia eolica e l'energia da biomasse. Ma per tanti motivi non potremo certamente avere nel nostro Paese lo sviluppo dell'energia eolica che si è avuto (e che si sta avendo ancora) in altri Paesi europei, come la Danimarca, la Spagna e la Germania.

Manca inoltre nel DPEF un qualsiasi accenno ad una fonte energetica (da considerarsi parzialmente da biomasse) che nel resto d'Europa dà un contributo non trascurabile alla produzione di energia elettrica: la combustione dei rifiuti solidi urbani. Non si tratta di una banale dimenticanza, ma dell'espressione di una linea di ambientalismo radicale, purtroppo prevalente nel Governo Prodi.

Una novità assolutamente negativa, a nostro avviso, è quella della previsione dell'estensione del finanziamento in conto energia all'energia elettrica prodotta da fonte solare termodinamica a concentrazione, per cui si prospetta la realizzazione di impianti per una potenza complessiva di almeno 500 MW di energia elettrica. Il finanziamento in conto energia è, in sostanza, una forma di tassazione a carico degli utenti del sistema elettrico, in cui l'esazione avviene mediante la voce «A3» della bolletta elettrica, già applicata per l'assurdo finanziamento dell'energia elettrica fotovoltaica, con un onere complessivo di 13 miliardi di euro.

Tra le fonti rinnovabili un altro miraggio del DPEF è quello dell'agroenergia. Al riguardo sappiamo bene come stanno le cose. Nel caso più favorevole per le produzioni agricole italiane (quella della barbabietola da zucchero) si possono al massimo ricavare per anno e per ettaro 6 metri cubi di etanolo, equivalenti a 3 tonnellate di petrolio. A parte l'insostenibilità economica di tale produzione, il contributo di questa fonte energetica al nostro fabbisogno annuo di petrolio non potrebbe che essere estremamente modesto: un milione di ettari, cioè 10 mila chilometri quadrati, coltivati a barbabietola, produrrebbero non più del 3 per cento del nostro consumo annuo di petrolio!

In conclusione, il DPEF 2008-2011 risulta sulla politica energetica, essenziale segmento della politica economica, privo di vera capacità propulsiva, incapace di affrontare i gravi problemi strutturali della realtà del nostro Paese, sostanzialmente bloccato dalle drammatiche divergenze ideologiche esistenti all'interno della coalizione di centrosinistra al Governo. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perrin. Ne ha facoltà.