PERRIN (Aut). Signor Presidente, onorevoli senatori, il fil rouge che lega tra loro le diverse parti del DPEF 2008-2011 è la volontà di assicurare lo sviluppo economico attraverso interventi sostenibili: dal punto di vista degli equilibri di bilancio, dell'equità sociale e della compatibilità ambientale.
Un documento e degli obiettivi credibili, perché viene prestata la dovuta attenzione al reperimento delle risorse. Si esclude un ulteriore aumento della pressione fiscale (la quale, anzi, è destinata a ridursi), i finanziamenti sono ricercati altrove: principalmente nella lotta all'evasione, con positivi riscontri anche sull'equità sociale e sul corretto funzionamento del mercato; nella razionalizzazione della pubblica amministrazione, con ciò che ne deriva anche in termini di miglioramento dei servizi alla comunità, di avvicinamento del cittadino alla pubblica amministrazione, di competitività per le aziende.
Il tutto, poi, si innesta sul nuovo progetto in itinere di un'Italia rinnovata nelle sue articolazioni e nei suoi rapporti interni, sulla base dei disegni di legge di attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione: il cosiddetto codice delle autonomie e il federalismo fiscale (con l'auspicio che sia un vero federalismo fiscale).
La complessità del quadro è di tutta evidenza, ma credo che il percorso sia ben tracciato. La conferma dovrà avvenire, chiaramente, in prima battuta, sin dalla prossima legge finanziaria. Poi si dovranno monitorare i risultati delle iniziative previste, una volta avviate.
Due richiami di carattere generale. Primo: la razionalizzazione della spesa. Dev'essere calibrata, mirata, ben fondata su solidi presupposti. Razionalizzare non significa produrre risparmio a discapito del servizio, ma spendere meglio. Occorre ottimizzare il risultato, passando anche attraverso adeguate economie. Nel caso contrario il rischio è quello di erodere il meccanismo pubblico sino ad un livello critico, di non essere pronti ad affrontare le sfide e cogliere le opportunità della crescita economica, di accrescere le differenze interne.
Il secondo richiamo riguarda le Regioni, le Province autonome, gli enti locali, che devono vedere rispettati e valorizzati, in ogni momento, i loro ambiti di autonomia. Ogni scelta, ogni decisione, dev'essere partecipata: a salvaguardia delle rispettive competenze e quale garanzia essenziale per il successo delle azioni.
Sono confortanti le previsioni sulla crescita, sul riequilibrio della finanza pubblica, sulla riduzione della disoccupazione.
Ho cercato di leggere il Documento in una logica "pratica", di rapporti tra cittadino, imprese e istituzioni e tra i diversi livelli di Governo, ricercando quei vantaggi competitivi in grado di fornire alimento alla costruzione di un'Italia più solida e partecipata, rispettosa delle differenze, quindi di un'Italia più giusta e in grado di colmare i divari, attraverso approcci diversi per situazioni diverse. Da qui, alcune osservazioni.
Giustizia, legalità e sicurezza: la loro efficienza è parametro della civiltà di un Paese; la loro efficacia è garanzia della credibilità delle istituzioni. Investire in questo settore è vitale: per lo sviluppo economico e per lo sviluppo civile.
La legalità dev'essere cultura e valore. La sicurezza dev'essere soprattutto prevenzione e azioni in favore della "sicurezza percepita" dai cittadini, della sicurezza "partecipata" da tutti i settori della società e da tutti i livelli di governo.
Opportuna una corretta politica volta ad ottimizzare i servizi e a promuovere una cultura realmente orientata al mercato.
Le peculiarità dei diversi territori non possono tuttavia essere ignorate, e quelle dei territori di montagna in particolare. Per quanto concerne, per esempio, il servizio postale, dev'essere ovunque mantenuto a livelli adeguati e rispondenti alle esigenze della popolazione.
Clima, ambiente, energia: tre altre grandi priorità del nostro tempo. Credo sia essenziale realizzare attività di educazione all'ambiente e al risparmio energetico: per favorire il sorgere di una cultura orientata verso tali obiettivi, più efficace di qualsiasi norma e di qualsiasi coercizione.
Nel settore "politiche del lavoro", di rilievo sono gli obiettivi della lotta al sommerso e al lavoro irregolare, alla sicurezza e salute dei lavoratori, ma soprattutto l'aver centrato le criticità che toccano le donne, i giovani e i lavoratori over 50.
La scuola, l'università, la ricerca. Qualità, programmi adeguati alle necessità del mondo del lavoro, ricerca di sinergie tra le università e le imprese: sono esigenze imprescindibili. Come lo è garantire il diritto allo studio per i nostri giovani, in ogni parte del Paese, attraverso una capillare presenza degli istituti e il loro mantenimento nei territori di difficile accessibilità .
Condivisibili le linee tracciate in ambito di equità sociale e di semplificazione del sistema tributario.
Un appunto sulla cooperazione allo sviluppo. È necessaria una maggiore apertura, bisogna lasciare più spazio alle Regioni e Province autonome, se si vuole fare della vera cooperazione: profonda, in grado di saldare rapporti di fiducia e di amicizia tra persone e popoli diversi.
Urge riconoscere il ruolo della cooperazione decentrata, con il solo limite della "non incompatibilità" con la politica estera dell'Italia.
Ancora tre argomenti di riflessione: le minoranze, le autonomie differenziate, la montagna.
Il DPEF avrebbe forse potuto essere più incisivo: ne è carente. Le diversità "positive", quelle che aggiungono un plus alla nostra Repubblica, devono essere rispettate, salvaguardate, valorizzate, siano esse istituzionali, culturali, territoriali.
Mi ha colpito la previsione di un Fondo volto a valorizzare e promuovere le realtà socio-economiche delle zone di confine tra le Regioni a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale, al fine di disincentivare il fenomeno dei distacchi dei Comuni.
Le autonomie differenziate vengono viste quasi come un elemento di disturbo, semplicemente perché, con la loro autonomia, hanno saputo fare sviluppo.
Non ci si può dimenticare i fondamenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome e della loro autonomia finanziaria, che devono continuare ad essere integralmente garantiti. Forse, una scelta più coerente sarebbe l'attribuzione di più autonomia per tutti.
Circa la montagna, è necessario procedere rapidamente e in termini globali, come previsto dal disegno di legge n. 1607. La montagna è patrimonio, culturale, ambientale, energetico, da salvaguardare e da valorizzare.
Siamo spesso confrontati a norme ed iniziative che in qualche maniera inglobano i tenitori di montagna tra le aree disagiate in generale, senza riconoscerne le peculiarità. Necessario, invece, riconoscerle, queste specificità, perché la montagna è strutturalmente diversa. Ha costi superiori. Il territorio è sensibile e dev'essere mantenuto, deve rimanere antropizzato anche a vantaggio delle pianure.
Fornire alla montagna gli strumenti per vivere è investire in qualità e per prevenire le catastrofi naturali e i costi che queste comportano. È riconoscere il dovuto a popolazioni che rischiano di essere espropriate della loro cultura e delle loro risorse, in nome degli imperativi del mercato.
Nella sostanza, ciò che più serve è riconoscere alla montagna la sua diversità; è riconoscerle il diritto di sottostare a regole diverse, in grado di sviluppare le sue potenzialità sulla base di linee di governo e di sviluppo condivise dagli stessi montanari.
Infine, apprendo con soddisfazione che il programma delle infrastrutture allegato al DPEF contempla le esigenze a più riprese segnalate dalla Regione Valle d'Aosta, sempre in un obiettivo di sviluppo e di apertura correlato alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza della circolazione. Si tratta di interventi che permetteranno una maggiore coesione territoriale e una migliore integrazione commerciale dell'Italia con il resto dell'Europa. Sono tutti interventi attesi da tempo, urgenti, la cui realizzazione dev'essere garantita dalla necessaria copertura finanziaria che, si confida, sarà adeguatamente assicurata dal Governo.
Soddisfazione, anche, per l'aver rispettato le pronunce del consiglio regionale della Valle d'Aosta, contrarie ad un eventuale raddoppio del Traforo del Monte Bianco.
La garanzia del Governo su questi punti - ruolo delle Regioni e degli enti locali, autonomie differenziate, minoranze, montagna, infrastrutture - è condizione per un parere favorevole sul Documento. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bassoli. Ne ha facoltà.