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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 203 del 25/07/2007


LEGNINI (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il DPEF che stiamo discutendo è connotato da caratteri di particolare innovatività ed è in coerenza con la politica economica e finanziaria inaugurata con il DPEF di legislatura dello scorso anno. Le innovazioni discendono, a mio modo di vedere, dall'accelerazione su determinati obiettivi resa possibile dall'indubbio successo della manovra dello scorso anno, che - come è a noi tutti noto - ha consentito di ottenere il necessario risanamento finanziario, andando oltre gli obiettivi programmatici fissati, in un quadro di crescita dell'economia e di primi interventi, pur se insufficienti, per conseguire più equità sociale.

Il quadro delineato con il Documento programmatico di cui stiamo discutendo e i dati di finanza pubblica e di andamento dell'economia consentono di affermare che la prossima manovra si muoverà e potrà muoversi entro un perimetro segnato da alcuni punti certi.

In primo luogo, non è necessaria, come si è detto in quest'Aula e come ha riferito puntualmente il relatore, dopo tanti anni, una manovra correttiva, perché essa è stimata in circa 7,5 miliardi ed è già inglobata nei tendenziali, il che costituisce uno straordinario successo del Governo e della maggioranza, che possiamo a ragione rivendicare.

In secondo luogo, la pressione fiscale non deve salire ulteriormente, anzi, come prevede il DPEF, possibilmente dovrà scendere.

In terzo luogo, l'indicazione oltre i tendenziali delle previsioni tassonomiche contenute nel Documento, oltre a costituire un'indubbia operazione verità, che consente di disegnare l'orizzonte degli interventi obbligatori, necessari, opportuni o anche solo eventuali, costituisce il limite massimo della manovra, limite che auspico non venga raggiunto. Ciò in quanto - e vengo al quarto punto - le spese devono essere coperte con la riqualificazione e la riduzione di altre spese. È questa la sfida nuova che il Governo affida a sé stesso e al Parlamento, su cui si misurerà l'efficacia e la fattibilità della manovra.

Il poco tempo a disposizione non mi consente ovviamente di entrare nel merito di questi e di altri punti. D'altronde, condivido appieno le indicazioni che ci ha fornito il relatore, senatore Ripamonti. Mi limiterò soltanto a formulare due osservazioni, anche per confutare lo scetticismo da ultimo manifestato dal senatore Ferrara, la critica, l'unica teoricamente proponibile, circa il carattere asseritamente velleitario e irrealistico dell'impostazione sul punto del DPEF, ovvero che l'obiettivo di finanziare gli interventi ipotizzati (11, 13, 15 o 21 miliardi, si vedrà) solo agendo sulla leva della spesa, in particolare su quella primaria, non sarebbe conseguibile.

Che l'obiettivo sia ambizioso è fuori discussione. Che la rigidità della spesa pubblica abbia nel passato consentito limitate operazioni è altrettanto noto. Rammento al riguardo l'insuccesso diffuso delle politiche dei tagli lineari o anche del meccanismo degli accantonamenti, previsto dal comma 507 dell'ultima finanziaria.

Senonché, proprio l'insegnamento che ci proviene da tali inefficaci politiche può farci individuare la via da seguire, che il Governo, con la riclassificazione del bilancio e la spending review ha già imboccato, cioè quella di incidere in profondità sulle cause generatrici della spesa, quindi sulla legislazione vigente, e sulla qualità della stessa, nel senso di abbandonare programmi e obiettivi non più prioritari per privilegiarne altri.

Numerosi possono essere gli esempi: in primo luogo, la tanto dibattuta questione dei costi della politica, quale fonte di finanziamento di altre spese. (Richiami del Presidente).

Presidente, a questo punto, dovendo concludere, stante anche l'ora, le chiedo di poter allegare la restante parte del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

LEGNINI (Ulivo). Concludo brevemente dicendo che, a mio modo di vedere, un altro contributo importante potrebbe provenire dalla leva fiscale, orientandola non certo per aumentare la pressione fiscale, ma per raggiungere obiettivi di equità e di crescita.

Infine, il Patto di stabilità interno (tema che è stato diffusamente trattato oggi pomeriggio dal senatore Vitali) costituisce, con gli altri che ho ricordato, un obiettivo primario importante.

In conclusione, ritengo che con questo Documento si possano conseguire obiettivi significativi per garantire conti in ordine, crescita nella misura auspicata, e credo anche in misura maggiore, e più giustizia sociale.