è sotto gli occhi di tutti come l'industria turistica nazionale continui a scivolare verso le posizioni basse della classifica dell'attività mondiale;
a fare meglio non sono solo i colossi del turismo come Francia, Spagna, Grecia ma anche l'outsider Croazia e persino l'Austria, Paesi che si affermano grazie a strutture competitive e a prezzi convenienti;
da recenti e qualificati sondaggi si evince come solo 56 persone su 100 andranno in vacanza, con una contrazione del dato del 2% rispetto allo scorso anno, con una percentuale attuale di indecisi dell'8% rispetto al 2% dello stesso periodo dello scorso anno;
ulteriore dato preoccupante per il settore è che si tratta di vacanze brevi, che in oltre un terzo dei casi non superano una settimana e che per un altro 30% sono comprese tra i 7 e 14 giorni; per il 27% delle persone saranno di durata inferiore rispetto allo scorso anno;
i numeri illustrano come saranno ferie per lo più economiche: il 56% delle famiglie, contro il 49% dello scorso anno, non spenderà più di 1.000 euro a persona, con la fascia più numerosa, il 43%, compresa tra i 500 e i 1.000 euro;
interventi mirati, allungamento della stagionalità e, soprattutto, migliorare la qualità dei servizi sono le strategie da seguire per sbaragliare la concorrenza straniera;
la fiscalità italiana penalizza non solo gli albergatori ma anche i tour operator, come mostrano i dati che presentano un saldo negativo per quanto riguarda il mare in Italia di circa l'8,9%, a vantaggio di mete come Mar Rosso, Grecia e Baleari,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con urgenza, al fine di non penalizzare oltremodo uno dei settori trainanti dell'economia del Paese, rivedendo la fiscalità, aiutando nella promozione e nella ristrutturazione dell'intero sistema turismo.
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