SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XV LEGISLATURA ------
203a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 25 LUGLIO 2007
(Pomeridiana)
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Presidenza del presidente MARINI,
indi del vice presidente ANGIUS
e del vice presidente BACCINI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democrazia Cristiana per le autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia: DCA-PRI-MPA; Forza Italia: FI; Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani: IU-Verdi-Com; Lega Nord Padania: LNP; L'Ulivo: Ulivo; Per le Autonomie: Aut; Rifondazione Comunista-Sinistra Europea: RC-SE; Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo: SDSE; Unione dei Democraticicristiani e di Centro (UDC): UDC; Misto: Misto; Misto-Consumatori: Misto-Consum; Misto-Costituente Socialista: Misto-CS; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Italiani nel mondo: Misto-Inm; Misto-Partito Democratico Meridionale (PDM): Misto-PDM;Misto-Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur; Misto-Sinistra Critica: Misto-SC.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente MARINI
La seduta inizia alle ore 16,03.
Sul processo verbale
D'AMICO, segretario. Dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
SALVI (SDSE). Nel resoconto stenografico della seduta pomeridiana di ieri non risultano esaurientemente riportati i rilievi da lui sollevati in occasione della decisione assunta dalla Presidenza circa le modalità di votazione delle proposta di risoluzione n. 11, che avevano però per oggetto i giudizi sulle ammissibilità o sulle preclusioni adottate dalla Presidenza e la loro qualità di precedenti parlamentari. A tale riguardo, desidera rimanga agli atti che ritiene non possa costituire precedente la decisione del Presidente che ha ritenuto inammissibili le risoluzioni o le parti di esse riguardanti l'ampliamento della base militare americana a Vicenza motivandola con la circostanza che il Presidente del Consiglio ha annunciato, sia pure in sede parlamentare, una decisione sull'argomento. (Applausi del senatore Iovene).
PARAVIA (AN). Prendendo lo spunto dall'invito rivolto sarcasticamente dal Ministro D'Alema nella seduta pomeridiana di ieri ad alcuni senatori a utilizzare lo strumento del sindacato ispettivo per investire il Governo di questioni specifiche, sottolinea che il Governo disattende al compito di fornire risposte in tempi accettabili, come risulta dal fatto che non ha finora risposto alle numerose interrogazioni da lui presentate. Chiede in proposito un intervento urgente della Presidenza per sollecitare il Governo ad assolvere alle proprie funzioni. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. Assicura l'impegno della Presidenza al riguardo. Prende atto delle precisazioni del senatore Salvi che verranno riportate nei Resoconti della seduta odierna.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,14 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Per una sollecita assegnazione alla Commissione competente
del disegno di legge n. 1697
RUSSO SPENA (RC-SE). Chiede la rapida assegnazione alla Commissione difesa del disegno di legge n. 1697 in materia di sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata.
Informativa del Governo sull'emergenza incendi e conseguente discussione
PRESIDENTE. Ringrazia il rappresentante del Governo intervenuto per la tempestività con cui ha accolto l'invito del Senato a riferire sull'emergenza incendi.
ROSATO, sottosegretario di Stato per l'interno. Nel ricordare le competenze attribuite alle Regioni e alle Province autonome dalla legge quadro n. 353 del 2000 per gli incendi boschivi e i compiti di coordinamento del Dipartimento della protezione civile con riguardo all'attività della flotta aerea antincendio, sottolinea come la concomitante coincidenza di una particolare situazione climatica con l'attività criminale di piromani (cui è attribuibile il 90 per cento degli incendi) abbia determinato una situazione di straordinaria emergenza nelle Regioni del Centro-Sud del Paese. La difficile situazione venutasi a creare a partire dal 22 luglio è stata fronteggiata con il massimo dispiegamento di uomini e mezzi ed ha fatto registrare, anche a causa dei difficili condizioni lavorative, l'incidente ad un Canadair della in cui ha perso la vita uno dei conducenti. Il punto di maggiore criticità si è registrato nella giornata di ieri nell'area del Gargano, in particolare nella zona tra Peschici e Vieste, dove si sono avute due vittime. In considerazione della drammaticità dell'evento il Presidente del Consiglio ha dichiarato lo stato di emergenza. La straordinaria emergenza ha evidenziato a necessità di incrementare, con il concorso delle Regioni, il profilo della prevenzione, nonché di dotare la magistratura e le forze dell'ordine di strumenti più efficaci nei confronti dei piromani. Rileva altresì l'insufficienza di uomini e mezzi a fronteggiare le emergenze soprattutto se così diffuse sul territorio auspicando un incremento delle risorse a livello regionale ed un maggiore e più razionale coinvolgimento del volontariato. (Applausi dal Gruppo Ulivo e della senatrice De Petris).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Governo.
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Piuttosto che dar luogo a polemiche ed accuse reciproche, sarebbe il caso che lo Stato, gli enti locali e gli organismi preposti ad affrontare il problema degli incendi agissero in modo incisivo, sia sul fronte della prevenzione che su quello della repressione delle azioni criminali. Nell'esprimere preoccupazione per l'emergenza e solidarietà ai cittadini colpiti, auspica l'avvio di un tavolo tecnico che affronti e risolva definitivamente il problema.
ROSSI Fernando (Misto-Consum). L'attuale emergenza incendi rende necessaria una riflessione al fine di ottimizzare gli interventi futuri. Lo Stato deve intervenire nei confronti delle Regioni che non assolvono in modo adeguato ai loro compiti, individuando eventuali responsabilità di amministratori e dirigenti; è altresì necessario stanziare le risorse per garantire un'adeguata disponibilità di mezzi invece di sperperare risorse nelle spese militari.
DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Il problema degli incendi è serio e non può essere dimenticato una volta terminata l'emergenza. È necessario avviare un'attività di monitoraggio che, basandosi sulla legge vigente, garantisca in particolar modo il rispetto del divieto di costruire sulle aree colpite da incendi; è altresì necessario un aumento nello stanziamento delle risorse che garantisca la presenza diffusa degli operatori sul territorio e un'adeguata dotazione di mezzi. Partecipando, a nome del Gruppo, al dolore per le vittime, sottolinea la necessità di aumentare nei cittadini la consapevolezza della gravità dei reati connessi a tale fenomeno. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo).
BELLINI (SDSE). Dopo aver ringraziato coloro che sono impegnati a fronteggiare gli incendi, rileva come tale emergenza si verifichi ogni anno, unitamente alle polemiche che la accompagnano. Da un lato vi è il problema della mancanza di coordinamento tra gli organismi preposti ad affrontare il problema e dell'insufficienza di mezzi, che richiederebbe maggiori stanziamenti di risorse e maggiori trasferimenti alle Regioni; dall'altro è necessario scoraggiare gli speculatori che sono all'origine degli incendi, garantendo l'effettiva applicazione della norma che impedisce di costruire sulle aree bruciate, ed affidare la vigilanza delle aree boschive ad associazioni di volontariato e a cooperative di giovani che aumentano così il lavoro stabile e favoriscano una gestione virtuosa del territorio. (Applausi dai Gruppi SDSE e Ulivo).
GALLI (LNP). Dopo aver rivolto un pensiero alle vittime e a coloro che hanno subito danni a causa degli incendi, dichiara di essere in completo disaccordo con quanto detto dal sottosegretario Rosato. La situazione attuale è infatti il risultato di due componenti: la politica ambientalista dell'ultimo trentennio, che in molte aree protette ha impedito lo svolgimento di tradizionali attività di prevenzione da parte delle popolazioni rurali, quali la cura e la pulizia del sottobosco, e un'errata gestione delle risorse economiche stanziate, che ha privilegiato un'eccessiva assunzione di personale in luogo della realizzazione di infrastrutture ed opere di prevenzione.
LIBE' (UDC). Si associa, a nome del suo Gruppo, al dolore per le vittime e ringrazia i volontari e coloro che operano per fronteggiare l'emergenza, pur nella scarsità di mezzi e risorse. Il problema presenta risvolti umani ed ambientali ed è connesso al fenomeno della criminalità; sarebbe pertanto opportuno adoperarsi per far rispettare le norme vigenti. Il Governo non si nasconda dietro le pur consistenti responsabilità delle Regioni e dimostri di avere la capacità e il coraggio di intervenire in maniera efficace, onde evitare che tra un anno si riproponga nuovamente la medesima situazione emergenziale. (Applausi dal Gruppo UDC).
SODANO (RC-SE). A nome del Gruppo, esprime cordoglio alle famiglie delle vittime e ringrazia il personale dello Stato e i volontari impegnati a combattere gli incendi. La situazione attuale è il frutto di un'emergenza criminale e di un'emergenza climatica. Nel primo caso è necessario garantire l'applicazione delle leggi, individuando e punendo i colpevoli e facendo effettivamente rispettare il divieto di costruzione sulle aree colpite da incendi; nel secondo caso, è indispensabile l'adozione di politiche ambientaliste, che non ostacolano ma favoriscono la prevenzione degli incendi, supportate da un adeguato stanziamento di risorse. (Applausi dal Gruppo RC-SE e dei senatori Marcora e Rame. Congratulazioni).
MANTOVANO (AN). Ricordato che la legge attribuisce a Regioni e Comuni la competenza sugli incendi boschivi, rileva come non si possa parlare di disastro ambientale imprevedibile, se il Capo della Protezione Civile, che si attiva su richiesta delle sale operative delle Regioni, aveva sollecitato la predisposizione di piani di emergenza e l'opposizione aveva segnalato, diversi mesi fa con atti di sindacato ispettivo, la carenza di risorse della Forestale proprio nella zona del Gargano. La rilevanza di responsabilità istituzionali oltre a quelle dei piromani è attestata dal fatto che la magistratura ha aperto un'indagine sui tempi d'arrivo e sui modi di impiego dei soccorsi. L'Assemblea, che si accinge a discutere il Documento di programmazione economico-finanziaria, dovrebbe esigere lo stanziamento di risorse adeguate per la prevenzione e la sicurezza. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).
COSTA (FI). I danni prodotti dai recenti incendi boschivi non hanno precedenti. Bisognerebbe potenziare il Corpo forestale dello Stato e la Protezione civile e riflettere sul fatto che gli incendi non divampano nelle aree di proprietà privata ma laddove non si effettua una corretta manutenzione delle aree boschive e la Regione Puglia avrebbe dovuto avere maggiore attenzione a questa attività, così come alla gestione dell'Acquedotto. (Applausi dai Gruppi FI e UDC e dei senatori Santini e Viespoli).
MORRA (FI). Rileva alcune discrepanze tra l'informativa del Governo e le testimonianze della popolazione. Chiede di sapere se il Gargano era considerato un'area a rischio di incendio e quali misure di prevenzione e di intervento fossero state ipotizzate. (Applausi del senatore Santini).
MONGIELLO (Ulivo). I soccorsi non sono mancati, ma è giusto accertare eventuali responsabilità sulla tempestività degli interventi. I danni provocati dagli incendi sono enormi: occorre perciò dichiarare lo stato di calamità naturale e stanziare risorse per non compromettere la stagione turistica nel Gargano e per potenziare l'attività di prevenzione degli incendi sotto il profilo degli uomini e dei mezzi. Per evitare speculazioni, la ricostruzione deve essere rapida: su questo terreno di possono realizzare ampie convergenze e un ruolo importante può essere svolto dalle istituzioni provinciali. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
Discussione del documento:
(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011
BALDASSARRI (AN). In mancanza della tabella sulle entrate e le spese della pubblica amministrazione, non è possibile valutare i saldi programmatici del Documento di programmazione economico-finanziaria. Inoltre, l'accordo in materia previdenziale tra Governo e parti sociali comporta una modifica delle cifre del DPEF, che sono calcolate scontando l'effetto dello scalone previsto dalla legge Maroni.
PRESIDENTE. Nel corso della discussione il Governo fornirà questi dati.
RIPAMONTI, relatore. Integra la relazione scritta, per sottolineare l'inedita trasparenza del Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2008-2011, che agevola perciò la conoscenza e la decisione di bilancio del Parlamento anche in relazione all'entità della manovra. Sono infatti considerate nell'ambito della spesa primaria spese non previste dalla legislazione vigente, come quelle derivanti dal rinnovo contrattuale della pubblica amministrazione o dai contratti di servizio delle Ferrovie dello Stato, che consentono di definire i contorni della manovra lorda. A tale proposito auspica che nella risoluzione di maggioranza sia definito il finanziamento necessario alla riduzione dell'ICI per la prima casa, così come nel quadro delle politiche sociali appare indispensabile un intervento per ridurre il costo degli affitti. Un elemento qualificante del DPEF è inoltre il riferimento ad una crescita necessariamente eco-compatibile, per cui l'ambiente non è più considerato un vincolo bensì il motore di un modello di sviluppo sostenibile. I parametri di Maastricht e il piano di rientro del debito sono rispettati, senza necessità di interventi correttivi e nel quadro di una riduzione della pressione fiscale, perché si è stabilizzata la finanza pubblica. Nell'ipotesi di una crescita annua superiore al due per cento, dovuta ad un aumento della produttività dei fattori, si potrà conseguire il pareggio del bilancio nel 2011 senza manovre aggiuntive: il Parlamento recupera così margini di autonomia e di responsabilità decisionale nella destinazione delle risorse: si può ipotizzare, ad esempio, di destinare le entrate derivanti dall'armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al sostegno di famiglie con anziani non autosufficienti. Ci si è interrogati sulla decisione di destinare l'extra-gettito alla redistribuzione del reddito anziché al risanamento: tale decisione non solo è motivata da ragioni politiche ma è tecnicamente ineccepibile rispetto all'impegno di destinare alla spesa sociale le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, che tra l'altro non ha ancora dispiegato il suo potenziale. Altri capitoli importanti del DPEF riguardano l'innovazione e la ricerca,. la qualificazione della spesa, la produttività della pubblica amministrazione, il contenimento dei prezzi attraverso le liberalizzazioni e la maggiore concorrenza, la politica energetica, la buona occupazione, la lotta alla precarietà del lavoro, la formazione e riqualificazione professionale. Spetta al Parlamento definire su questi temi gli impegni del Governo. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo e del senatore Angius).
VEGAS, relatore di minoranza. Integrando la relazione di minoranza, rileva che il DPEF presentato dal Governo è rinunciatario rispetto ai problemi strutturali del Paese e si configura quindi come un documento di fine legislatura, volto, non già a favorire e supportare la crescita in atto, quanto a rispondere alle esigenze derivanti dai delicatissimi equilibri politici su cui la maggioranza poggia. Notevoli perplessità suscita il dichiarato intento di procedere al finanziamento di nuove iniziative attraverso un taglio delle spese: non soltanto, infatti, l'esperienza passata testimonia la difficoltà di operare lungo una strada di questo tipo - le stesse aspettative di riduzione delle spese generate con l'ultima legge finanziaria sono state disilluse - ma, a fronte di un insuccesso dell'operazione, si corre il serio rischio che il Governo faccia ricorso ad un ulteriore aumento della pressione fiscale per sostenere i nuovi impegni. Il DPEF si caratterizza poi per l'enunciazione di meri slogan: la lotta all'evasione fiscale, che dovrebbe invece essere attuata prima riducendo le tasse e soltanto dopo perseguendo gli evasori; la redistribuzione, che potrebbe avere significato solo in un quadro di sviluppo e crescita; lo sviluppo sostenibile il quale, pur corretto come principio, non dovrebbe però condurre all'accettazione acritica di regole che, come quelle contenute nel Protocollo di Kyoto, hanno costi elevatissimi per le imprese. Ulteriori aspetti critici sono rinvenibili nell'assenza di iniziative volte a ridurre lo stock del debito, nelle modalità non convincenti di attuazione del federalismo fiscale che rischiano di determinare un incontrollabile aumento della pressione fiscale e nel sostegno di alcune infrastrutture che sembrano più dettate da accordi politici che da reali esigenze. Con riguardo all'accordo recentemente siglato in tema di pensioni, tiene a precisare che esso, eliminando lo scalone a favore dell'introduzione di scalini, non soltanto non risolve alcun problema, ma finirà per determinare una redistribuzione delle risorse, danneggiando ancora una volta i lavoratori più giovani a favore di quelli più anziani. (Applausi dai Gruppi FI e UDC e del senatore Santini. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Il DPEF si fonda, in chiave di continuità rispetto allo scorso anno, sulla sinergia tra i princìpi dello sviluppo, dell'equità e del risanamento, che ha come presupposto la strategia dello «spendere meglio», su cui il Parlamento ha già iniziato ad operare, anche con le recenti determinazioni sulla riduzione dei costi della politica. Il Documento di programmazione si inserisce all'interno di un quadro certo caratterizzato da problemi economico-finanziari, ma che ha superato la fase di emergenza: è questa la ragione per cui il Governo ha inteso inserire nel DPEF anche previsioni di spese non contenute in disposizioni legislative. Occorre però che ora il Governo dialoghi con il Paese, non soltanto per illustrare i risultati già raggiunti in campo economico ma anche per recuperare la frattura che si è prodotta con l'opinione pubblica, recependo e facendosi interprete delle esigenze più avvertite. In tal senso, il DPEF contiene talune delle proposte avanzate dal Gruppo dell'Udeur, attento alle esigenze delle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese e dei giovani che non riescono a formare una famiglia a causa della precarietà del lavoro e della difficoltà di trovare una casa: un capitolo viene infatti dedicato al piano nazionale per la famiglia, che prevede misure assai significative come il sostegno dei redditi alle famiglie meno abbienti e agevolazioni nell'accesso ai servizi per le famiglie più numerose. (Applausi dei senatori Manzione e De Petris).
Presidenza del vice presidente ANGIUS
EUFEMI (UDC). Il DPEF - già oggetto di numerose critiche da parte di istituzioni pubbliche ed organismi internazionali - è fondato su una prospettiva di breve periodo e, anziché tendere all'annunciato risanamento dei conti pubblici, risponde unicamente alla salvaguardia degli equilibri interni alla maggioranza e non alle reali esigenze del Paese. Queste risiedono nella riduzione della pressione fiscale, volta ad elevare il livello di reddito disponibile delle famiglie e delle categorie produttive, in una seria ed incisiva politica di lotta all'evasione fiscale - e non già da un sovraccarico nei confronti di chi le tasse già le paga - e in un intervento di semplificazione fiscale e di conferimento di maggiore efficienza all'amministrazione finanziaria. Occorrerebbe poi procedere sulla strada della liberalizzazione di settori chiusi, contenere la spesa corrente attraverso una riduzione degli sprechi e meglio definire le modalità di applicazione dei nuovi studi di settore che presentano numerose ambiguità e incertezze. Anziché operare nel perseguimento di tali obiettivi, il Governo presenta un DPEF rinunciatario, che non affronta il tema della competitività del Paese e che si fonda su talune misure assai discutibili, come la previsione di nuove spese assolutamente improduttive e la riforma del catasto, che colpirà certamente il bene casa. Il giudizio fortemente critico investe infine il Documento anche nella parte in cui non affronta la questione della riforma previdenziale, che viene invece rinviata alla prossima legge finanziaria. (Applausi dal Gruppo UDC).
FRANCO Paolo (LNP). Da una lettura del DPEF in combinato con il decreto-legge sul cosiddetto tesoretto e con numerose affermazioni rilasciate dal vice ministro Visco, emerge un quadro della politica fiscale del Governo fortemente contraddittorio. Mentre, infatti, il Vice ministro ha in più occasioni dichiarato con forza l'esigenza di procedere ad una diminuzione della pressione fiscale, il DPEF si limita a contenere alcuni vaghi riferimenti ad una eventuale, e in ogni caso futura, diminuzione delle imposte. Il decreto-legge, poi, in modo ancor più contraddittorio, dispone un incremento della pressione fiscale dal momento che la spesa di 1.500 milioni di euro troverà copertura, come scritto nella relazione, mediante utilizzazione di maggiori entrate tributarie nel 2008 e nel 2009. Il risultato, quindi, è che si continuerà ad incrementare la spesa pubblica inasprendo nel contempo la pressione fiscale. Annuncia infine che il Gruppo della Lega Nord non presenterà una proposta di risoluzione comune con la Casa delle Libertà, in quanto contraria alle indicazioni sulla spesa per gli investimenti nel Sud. La proposta della Lega Nord sarà a favore della parte più produttive del Paese - la Padania - che soffre oggi di una grave carenza in termini infrastrutturali. (Applausi dal Gruppo LNP).
MORGANDO (Ulivo). Rispetto al programma di legislatura indicato nel precedente DPEF, è possibile manifestare a distanza di un anno una moderata soddisfazione. Infatti, grazie all'iniziativa sul piano legislativo realizzata dal Governo a partire dalla legge finanziaria, nonché all'azione in campo amministrativo sono stati raggiunti importanti risultati in termini di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dell'economia, come riconosciuto anche dal Governatore della Banca d'Italia e dall'ISTAT. Permangono problemi di carattere strutturale che segnalano ancora un significativo divario rispetto alla crescita di altri Paesi europei e la perdita di quote del commercio mondiale; è' pertanto necessario che il DPEF 2008 proceda nell'opera di consolidamento per rendere permanenti i risultati raggiunti. La strada indicata nel Documento consente il perseguimento di tale obiettivo, considerato che per la prima volta non appare necessaria una nuova manovra correttiva, si prevedono misure a favore delle fasce sociali più deboli, che rappresentano una prima risposta alla diffusione del disagio sociale e della povertà e che, al contempo, possono incentivare la crescita della domanda interna. Inoltre, attraverso il controllo della spesa primaria appare possibile finanziare gli impegni sottoscritti nel Programma senza ricorrere a nuove entrate, ma anzi avviare una progressiva riduzione della pressione fiscale. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
Presidenza del vice presidente BACCINI
DEL PENNINO (DCA-PRI-MPA). La comunità economica nazionale ed internazionale ha espresso valutazioni critiche in ordine al Documento di programmazione economico-finanziaria per il 2008, a conferma che è venuto meno il clima di fiducia che aveva accompagnato la nascita del Governo. Infatti la politica finanziaria del Governo fa registrare incongruenze e punti oscuri che rendono difficilmente credibili le prospettive di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dell'economia. In particolare, la destinazione di gran parte dell'extragettito a misure di carattere sociale, come previsto nel decreto-legge n. 81, mina fortemente il percorso virtuoso di rientro del rapporto deficit PIL nei limiti dei parametri europei, così come l'accordo intervenuto sulle pensioni mette in discussione la linea del rigore in ordine alla spesa pubblica, manifestata dal Ministro dell'economia. Anticipa pertanto il voto contrario dei senatori della sua parte politica. (Applausi del senatore Vegas).
MAURO (FI). Il Documento non tiene in alcun conto lo squilibrio territoriale del Paese e compie un'analisi superficiale delle cause del sottosviluppo nel Mezzogiorno. In tal modo si costringe gran parte del Paese a permanere in una situazione di divario economico, negando ai giovani qualsiasi possibilità di emancipazione oltre che di mobilità sociale. A tale ultimo riguardo, si continua a tagliare risorse invece di riconoscere la centralità dell'istruzione e della formazione. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).
ALBONETTI (RC-SE). Il Documento fotografa un'economia in ripresa sia grazie agli interventi realizzati dal Governo, con particolare riguardo alla lotta all'elusione e all'evasione fiscale, che alla generale ripresa alimentata dalla domanda interna e dal miglioramento del quadro produttivo in alcuni settori. I risultati conseguiti consentono pertanto di delineare interventi redistributivi, come quelli previsti nel decreto sull'extra gettito, e confermano la validità della tesi sostenuta da Rifondazione comunista di definire il rientro dei conti pubblici nei parametri europei in un arco temporale più ampio. Occorre pertanto un'inversione di tendenza rispetto ai sacrifici previsti dalla finanziaria dello scorso anno, per adottare politiche a favore delle fasce disagiate della società. Sulla crescita e sulla difesa del lavoro si gioca la sfida del Governo a sintetizzare le diverse culture politiche della coalizione; in tale direzione la strada indicata nel Documento sembra prevedere un cambiamento di passo e l'inizio di politiche di redistribuzione e di progresso civile e sociale. (Applausi dai Gruppi RC-SE, SDSE e Ulivo).
POSSA (FI). Si sofferma in particolare sulla politica energetica, riscontrando nel Documento l'assenza di interventi incisivi a favore della diminuzione dei costi: non si accenna infatti ad un possibile rilancio del nucleare e si fanno generiche affermazioni in ordine in particolare ai rigassificatori. Anche con riguardo ai mutamenti climatici, non si procede ad un'analisi più approfondita dei fattori che la determinano e in merito all'applicazione del protocollo di Kyoto si continua su una strada che rischia di penalizzare fortemente il Paese. Anche con riguardo all'aumento delle quote destinate alle energie rinnovabili, le enunciazioni appaiono generiche e mancano accenni a fonti utilizzate in altri Paesi europei quali la combustione dei rifiuti urbani. Anche in tale settore, decisivo per la crescita del Paese, il Governo è incapace di affrontare i problemi strutturali perché paralizzato dalle laceranti divergenze ideologiche interne alla sua coalizione. (Applausi dal Gruppo FI).
PERRIN (Aut). La strada indicata nel Documento appare condivisibile ma dovrà trovare conferma a partire dalla prossima finanziaria allorché la razionalizzazione della spesa pubblica dovrà concretizzarsi in misure non di ridimensionamento dei servizi ma di riduzione degli sprechi e dovrà assegnarsi centralità al sistema delle Regioni ed enti locali, al fine di assicurare attraverso la loro partecipazione il successo dell'azione del Governo. Particolare attenzione va dedicata alle questioni della giustizia e della sicurezza nonché a quelle del clima e dell'ambiente al fine di coltivare una cultura della legalità e del risparmio energetico. Manifesta apprezzamento per gli interventi previsti nel Documento con riguardo alle minoranze, all'autonomia differenziate e alla montagna. In particolare, a tale ultimo riguardo occorre riconoscere la specificità di tale territorio e il suo diritto a determinare regole diverse, condivise con le popolazioni locali. Quanto alla Regione Valle d'Aosta, auspica che gli interventi per le infrastrutture previsti nell'apposito Allegato siano adeguatamente finanziati. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
BASSOLI (Ulivo). Il Documento di programmazione economico-finanziaria conferma la validità delle scelte compiute dal Governo nel perseguire gli obiettivi di risanamento, crescita ed equità; tali obiettivi sono interconnessi tra loro, in quanto la crescita è anche frutto di una maggiore coesione sociale, che si consegue attraverso politiche di contrasto a fenomeni quali l'alto livello di povertà, il basso grado di istruzione e l'insoddisfacente tasso di occupazione femminile. Quest'ultimo aspetto, in particolare, va incentivato non solo per ragioni di pari opportunità, ma anche perché rappresenta un concreto apporto allo sviluppo del Paese; è pertanto necessario sostenere e migliorare i servizi per la prima infanzia e, più in generale, riqualificare la spesa, investendo maggiormente nei servizi, come il sostegno agli anziani non autosufficienti, e favorendo una programmazione in campo sanitario che consenta il necessario ammodernamento delle strutture e ne valorizzi le risorse umane. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
BATTAGLIA Giovanni (SDSE). Esprime apprezzamento per il Documento di programmazione economico-finanziaria anche perché, a differenza di quanto accaduto in passato, è stato presentato al Parlamento rispettando i tempi e fornendo un testo chiaro, completo e trasparente, grazie anche ad un nuovo sistema di classificazione del bilancio. Il DPEF è coerente con il programma elettorale dell'Unione e con i bisogni dei cittadini; essendo già stati compiuti importanti sforzi per il risanamento economico, esso propone un percorso rigoroso ma graduale, impiegando le maggiori entrate fiscali per risanare il disavanzo e per fronteggiare emergenze produttive ed istanze sociali, senza che vi sia la necessità di adottare una manovra correttiva in corso d'anno. Bisogna fare in modo che la ripresa economica diventi duratura, continuando il processo delle riforme e delle liberalizzazioni, contrastando l'evasione fiscale e la precarietà nel mondo del lavoro e adottando misure per l'equità sociale. Non è vero che il DPEF non rispetti i vincoli comunitari in materia di contenimento del deficit; va tuttavia affrontato il problema delle enormi dimensioni del debito pubblico italiano e va ridotto il rapporto debito-PIL. Nell'affermare la necessità di un modello di sviluppo fondato sulla qualità e sulla sostenibilità umana e ambientale, a vantaggio delle future generazioni, appare criticabile il protocollo recentemente presentato dal Governo su competitività e lavoro, il quale, non contrastando adeguatamente il fenomeno della precarietà e perseguendo la riduzione del costo del lavoro, sembra tener conto più delle esigenze di Confindustria che di quelle dei giovani. La preoccupante situazione economica del Mezzogiorno va affrontata superando i vincoli strutturali che ne hanno impedito la crescita, aumentando, in primo luogo, gli investimenti per le infrastrutture; è infine necessario dare il buon esempio riducendo i costi impropri della politica ed eliminando i privilegi e gli sprechi, con misure più incisive rispetto a quelle in via di presentazione da parte del Governo. (Applausi dal Gruppo SDSE).
PROCACCI (Ulivo). Il Documento di programmazione economico-finanziaria conferma gli impegni assunti dalla finanziaria 2007 a favore del Mezzogiorno e profila la possibilità di un aumento della spesa in conto capitale per le infrastrutture; sarebbero tuttavia auspicabili maggiori investimenti nelle aree del Sud da parte delle grandi imprese pubbliche, le quali, pur agendo sostanzialmente da privati secondo logiche di mercato, dovrebbero tener conto degli indirizzi del Governo e del Parlamento. Sarebbero inoltre opportuni sia il ripristino del meccanismo automatico di credito d'imposta per l'occupazione, eliminando in tal modo notevoli difficoltà burocratiche, sia l'elaborazione di un progetto organico per il Mezzogiorno, considerato che, a seguito dell'armonizzazione del fondo per le aree sottoutilizzate con i fondi europei, si offre un'importante e forse decisiva occasione per superare il divario rispetto al resto del Paese.
RANIERI (Ulivo). A fronte delle difficoltà dello scorso anno, il Documento di programmazione economico-finanziaria in esame sembra conciliare positivamente le esigenze di razionalizzazione della spesa con un aumento degli investimenti nei campi dell'istruzione e della ricerca; tale risultato è tanto più importante in quanto l'OCSE ha individuato nella scarsa attenzione riservata a questi settori una delle cause della difficoltà di crescita del nostro Paese. Occorre tuttavia un maggiore impegno nelle politiche della formazione, nell'ottica del passaggio da un welfare del puro risarcimento ad un welfare dell'opportunità, che permetta di affrontare in una chiave nuova i temi dell'allungamento dell'età lavorativa e della flessibilità. Nel perseguire il duplice obiettivo di un innalzamento del livello generale di istruzione e di una valorizzazione dei meriti e dei talenti, è necessario che ai maggiori investimenti si unisca una politica dell'autonomia e della valutazione degli istituti di formazione.
NEGRI (Aut). In un contesto di forte concentrazione della ricchezza e di scarsa mobilità sociale, il Documento di programmazione economico-finanziaria si pone l'obiettivo di rendere duratura la crescita e di perseguire l'equità, nel rispetto del duplice vincolo della riduzione del debito pubblico e della pressione fiscale e della razionalizzazione della spesa. Nell'ambito dell'istruzione e della formazione, l'impegno del DPEF e del Governo è quello di aumentare il rendimento e l'efficacia di tali settori attraverso una politica dell'autonomia e della valutazione, che permetta di passare da un sistema scolastico rigido, centralistico e squilibrato ad un sistema basato sull'assunzione di responsabilità da parte dei territori e sull'adeguamento alla nuova domanda di formazione. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
D'AMICO (Ulivo). Il Documento di programmazione economico-finanziaria fissa i saldi di finanza pubblica, ma non pone un limite alla crescita della spesa e della pressione fiscale. Propone quindi di introdurre nella risoluzione di maggioranza, in accoglimento degli auspici dello stesso Governo, un vincolo alla spesa corrente primaria, che escluda ovviamente la spesa in conto capitale. E' favorevole ad una ipotesi di riduzione della spesa corrente di tre punti percentuali rispetto al PIL entro il 2011: si può discutere sul percorso, ma non si può rinunciare ad una condizione che garantisce la qualità dell'aggiustamento dei conti pubblici ed il rilancio della crescita. (Applausi del senatore Dini).
TIBALDI (IU-Verdi-Com). Pone l'accento sul capitolo del DPEF relativo alle politiche per l'inclusione e l'equità sociale, laddove si sottolinea che il tasso di povertà in Italia è superiore alla media europea, la situazione abitativa è molto critica e la concentrazione della ricchezza estremamente elevata. Il costo del lavoro è tra i più bassi in Europa, mentre l'Italia detiene un triste primato negli infortuni sul lavoro e le morti bianche. Una politica redistributiva, che può avvalersi di diversi strumenti ed è un punto fondamentale del programma dell'Unione, risponde quindi ad esigenze irrinunciabili di sviluppo e di giustizia sociale. Dopo un anno di Governo del centrosinistra bisogna riconoscere che l'emergenza sociale non ha fatto registrare un'inversione di tendenza: l'indebitamento delle famiglie per consumi primari e la precarietà sono piuttosto aumentati. La situazione attuale è certamente il prodotto di politiche liberiste di lunga durata che hanno peraltro fallito l'obiettivo di promuovere sviluppo e competitività attraverso la compressione dei salari. L'elettorato di centrosinistra nutre però aspettative sociali che non possono essere deluse e la revisione dello scalone insieme alla destinazione dell'extra-gettito alle pensioni minime sono misure insufficienti. Occorre perciò affrontare nella prossima finanziaria la questione della precarietà, superando la legge n. 30 ed elevando il costo del lavoro flessibile.
VITALI (Ulivo). Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione le Regioni e gli enti locali gestiscono il trenta per cento della spesa pubblica e il sessanta per cento della spesa in conto capitale; occorre perciò ragionare in termini nuovi sul rapporto tra i comparti della spesa e sul conseguimento di obiettivi di risanamento. Tenendo conto delle critiche avanzate dall'Associazione nazionale dei Comuni italiani, invita il Governo a ripristinare una corretta dialettica istituzionale, che coinvolga gli enti locali nelle decisioni di spesa. Occorre riconsiderare il Patto di stabilità, che non consente ai Comuni di utilizzare l'avanzo di amministrazione e di realizzare gli investimenti programmati, e dare attuazione alle previsioni dell'articolo 119 della Costituzione.
AUGELLO (AN). Il Documento oggi in esame è più cauto del DPEF presentato l'anno scorso, meno ambizioso negli obiettivi di risanamento, che slittano infatti al 2011, decisamente elusivo sulla copertura di spese non legate alla legislazione vigente. La scarsa attendibilità del DPEF, che ha sollevato le critiche della Corte dei conti, della Banca d'Italia e dell'Unione Europea, dipende dalla debolezza politica di un Governo che è paralizzato dai conflitti interni ed è stato già sconfessato rispetto all'accordo raggiunto in materia previdenziale. Un Esecutivo isolato dalla società non può perseguire obiettivi di risanamento, di crescita della competitività e di sviluppo, che richiedono la coesione sociale quale condizione preliminare. (Applausi dal Gruppo AN).
PALERMO (RC-SE). Il Documento di programmazione economico-finanziaria evidenzia che l'Italia è uscita dalla stagnazione e ha avviato un'azione di risanamento, ma i segnali di discontinuità sul piano delle politiche sociali sono insufficienti. La lotta all'evasione fiscale, la tassazione delle rendite finanziarie, la piena e buona occupazione, gli investimenti nella ricerca, il rilancio della scuola e dell'università pubblica, la politica per il Mezzogiorno richiedono impegni più precisi. Si sofferma in particolare sul capitolo relativo alle infrastrutture e alla mobilità, per porre un accento particolare sull'accesso universale ad internet e sui programmi di edilizia abitativa, e per sottolineare che un sistema di trasporti sicuro e sostenibile non è compatibile con il piano delle infrastrutture allegato al DPEF. Occorrerebbe superare la legge obiettivo, reintrodurre la valutazione di impatto ambientale e selezionare le opere prioritarie in base ad analisi costi-benefici riferite a criteri di sostenibilità ambientale, riequilibrio modale e coesione sociale. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Turigliatto).
TREU (Ulivo). All'interno del DPEF il fattore lavoro, che ha contribuito negli ultimi anni in maniera fondamentale al risanamento, assume, in nell'attuale quadro di crescita un particolare rilievo in termini sia di redistribuzione che di sostegno alla crescita, come testimoniato, nell'ultimo anno, dall'aumento dell'occupazione e della produttività del lavoro e dal riequilibrio sul piano retributivo. Gli obiettivi indicati nel DPEF sono ambiziosi: aumento del livello di occupazione al 61,5 per cento e crescita della produttività dell'1 per cento all'anno. Per realizzarli occorre proseguire lungo la strada già percorsa dal centrosinistra in materia di lavoro, vale a dire realizzare misure per favorire l'emersione del lavoro nero, ridurre gli oneri gravanti sul lavoro (la riduzione del cuneo fiscale è già in vigore), migliorare gli ammortizzatori sociali, ridurre i costi eccessivi dello straordinario e, infine, attuare un piano di sviluppo dell'occupazione femminile.
PINZGER (Aut). Il DPEF presentato dal Governo ha solo in parte recepito le tante istanze e proposte emerse nel corso del dibattito degli ultimi mesi sulla politica economica e fiscale e non contiene quella inversione di rotta così tanto auspicata. Non vi è traccia della più volte annunciata riduzione sostanziale della pressione fiscale, prevedendosi anzi un aggravio degli ostacoli burocratici per le imprese. Anziché pensare all'introduzione di nuove tasse o all'inasprimento di quelle esistenti occorrerebbe procedere ad una consistente riduzione delle spese, vera chiave per garantire il controllo dei conti pubblici. Con riguardo alla riforma del mercato del lavoro attualmente in discussione, osserva che la flessibilità, pur presentando alcuni aspetti critici, è a volte l'unica modalità per garantire assunzioni regolari ed emersione del lavoro sommerso. Auspica pertanto che a partire dalla prossima legge finanziaria il Governo sappia accompagnare il ritorno alla crescita, dopo anni di stagnazione, con la riduzione della pressione fiscale per le famiglie e le imprese.
EMPRIN GILARDINI (RC-SE). Tra i punti qualificanti del programma elettorale dell'Unione vi è quello per cui gli obiettivi di crescita e risanamento finanziario devono essere socialmente equi ed ambientalmente sostenibili; il presupposto di ogni forma di sviluppo è infatti lo sviluppo umano e le sue determinanti sono il reddito, l'istruzione e la salute. La salute, in particolare, è un bene inalienabile e la sfida decisiva per il Governo deve essere quella di adeguare il Fondo sanitario nazionale rispetto all'esigenza di garantire pienamente e in tutto il Paese i livelli essenziali di assistenza. Allo stesso tempo, la precarietà del lavoro e delle condizioni di vita sono in contraddizione con la tutela della salute e ciò dovrà costituire oggetto di iniziative con la prossima legge finanziaria. Altri temi che impongono provvedimenti del Governo sono i salari, le pensioni, la casa, i servizi di assistenza alle persone non autosufficienti e quelli educativi per la prima infanzia e scolastici. (Applausi dal Gruppo RC-SE).
FERRARA (FI). Intendimento del Governo è quello di attuare una politica di sviluppo finanziandola con un taglio di circa 21 miliardi di euro (quindi senza procedere ad una manovra aggiuntiva), iniziando ora, con il cosiddetto tesoretto, a finanziare la politica di espansione. Tale indirizzo non è condivisibile, non soltanto perché vengono tralasciati il settore delle infrastrutture e le politiche a favore delle imprese, ma, soprattutto, perché si intende finanziare con entrate certe le politiche di espansione e con entrate possibili quelle di sviluppo. Le perplessità sono ancora maggiori se si considera che il Governo, dopo aver affermato tramite suoi vari esponenti che avrebbe ridotto la pressione fiscale, l'ha invece aumentata: non si può avere fiducia nel Governo ed è pertanto assai poco credibile che, specie alla luce dell'impostazione data al DPEF, si potrà operare un taglio tale da consentire il finanziamento di 21 miliardi di euro di nuove spese. Esprime pertanto forti critiche nei confronti del Documento di programmazione, rilevando inoltre che l'attuazione di una politica di espansione e non di sviluppo avrà certamente effetti recessivi sull'andamento del PIL.
LEGNINI (Ulivo). Il DPEF presenta caratteri di particolare innovatività, prevedendo un'accelerazione nel perseguimento di alcuni obiettivi di politica economica grazie ai positivi risultati realizzati nel corso dell'ultimo anno. Il Documento si inserisce all'interno di un quadro caratterizzato da alcuni punti fermi, quali la non necessità di una manovra correttiva, la stabilità o la riduzione della pressione fiscale, l'indicazione del limite massimo della manovra e il principio della copertura delle nuove spese mediante riqualificazione e riduzione di altre voci di spesa. Conclude osservando che tale ultimo obiettivo è assai ambizioso, ma proprio grazie all'esperienza degli insuccessi registratisi in passato da parte di chi ha tentato la stessa strada sarà possibile per il Governo elaborare le più adeguate e soddisfacenti soluzioni. Consegna il testo integrale dell'intervento (v. Allegato B).
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione del Documento in titolo ad altra seduta.
Per fatto personale
PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Tiene a replicare alla falsa e volgare correlazione, insinuata dal senatore D'Onofrio nel corso della seduta antimeridiana, tra la sua assenza durante le votazioni del giorno precedente e il finanziamento concesso dal Governo nella medesima giornata a favore della Regione Sicilia. Tale illazione è priva di fondamento - l'assenza era infatti legata a ad importanti e concomitanti impegni di natura politica - e fuori luogo in considerazione dell'andamento delle votazioni, che hanno registrato uno scarto di circa sei voti tra maggioranza e opposizione. Essa, inoltre, è lesiva della sua moralità (la prassi del mercanteggiare non gli è infatti propria, ma semmai appartiene al presidente D'Onofrio) di quella del Presidente del Consiglio, nonché dell'immagine stessa del Senato e della sua attività.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE.Ricorda che l'inizio della seduta antimeridiana di domani è anticipato alle ore 9. Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 21,05.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente MARINI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,03).
Si dia lettura del processo verbale.
D'AMICO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Sul processo verbale
SALVI (SDSE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (SDSE). Signor Presidente, nel Resoconto stenografico pubblicato oggi non è riportato il contenuto delle interruzioni che ho fatto: esse sono state troppo vivaci e me ne dolgo con l'Assemblea e con lo stesso Presidente; né mi dolgo del tono non particolarmente gentile con cui si è rivolto nei miei confronti, perché mi rendo conto delle difficoltà di gestire una seduta così complessa.
Avendo fatto, tra gli altri mestieri in gioventù, anche quello di resocontista di Assemblea, non mi dolgo nemmeno del modo con cui sono state o non riportate le mie interruzioni, perché so bene in quali condizioni si svolge il lavoro del resocontista tanto più quando, come è giusto, dall'altra parte c'è il Presidente del Senato.
Vorrei, però, precisare il mio pensiero al riguardo, perché è la prima volta che negli atti parlamentari - da quindici anni che sono senatore - vengono riportate "Vivaci proteste"; come tutti i colleghi sanno, non c'era alcun insulto, ma il tentativo di fare una considerazione che oggi vorrei svolgere e che vorrei restasse agli atti.
Non mi riferisco tanto alla questione dell'ammissibilità o meno del voto su un comunicato stampa. Ringrazio i colleghi, in particolare il presidente Matteoli, che, con la consueta sensibilità istituzionale, hanno colto il punto.
Quello che volevo dire è che i giudizi sulle ammissibilità o sulle preclusioni fanno parte dei precedenti parlamentari perché, come è noto, il diritto parlamentare si interpreta alla luce dei precedenti.
Quello che vorrei restasse agli atti - ripeto, non come critica o come ritorno sulla valutazione, ma perché fosse chiaro che ciò non costituisce un precedente, è che, a mio avviso, non può essere considerata ragione d'inammissibilità di una proposta di risoluzione - mi riferisco alle motivazioni date circa l'ammissibilità della proposta di risoluzione relativa a Vicenza - la circostanza che il Presidente del Consiglio abbia annunciato, sia pure in sede parlamentare, una certa decisione.
In effetti, delle due motivazioni che il Presidente ha dato della inammissibilità, la prima, ovvero il fatto che non concernesse il tema oggetto della seduta, rientra - alcuni colleghi hanno avuto un'opinione diversa - nei giusti rapporti tra Governo e Parlamento; a mio avviso, non vi può rientrare in alcun modo il fatto che il Presidente del Consiglio o il Governo, abbiano annunciato una certa decisione.
Essendo quella del Parlamento funzione di indirizzo e di controllo è del tutto chiaro che, a mio avviso, è legittimo - ripeto, salva l'altra questione di ammissibilità - e quindi non può restare come precedente agli atti dell'Assemblea, che possa essere motivo di ammissibilità di una risoluzione o di un ordine del giorno la richiesta di uno o più parlamentari di chiedere al Governo di modificare una decisione, ancorché annunciata ufficialmente nelle diverse sedi. Direi, anzi, che fare questo è il sale della democrazia parlamentare. (Applausi del senatore Iovene).
PRESIDENTE. Se ho capito bene, lei chiede di precisare questo suo pensiero che ieri, nel processo verbale....
SALVI (SDSE). Chiedo solo che siano pubblicate sul Resoconto stenografico odierno le considerazioni che ho testé svolto.
PARAVIA (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARAVIA (AN). Signor Presidente, desidero scusarmi se ieri sera sono intervenuto in Aula senza la sua autorizzazione ed in modo alterato a causa anche della mancanza del microfono. Di fronte, però, all'atteggiamento di bullismo o di saccenza che il ministro D'Alema ha avuto nel voler ricordare all'Assemblea le prerogative di noi parlamentari, cioè la possibilità di ricorrere ad interrogazioni ed interpellanze, gradirei che lei usasse tutta la sua fermezza e le sue capacità di convincimento verso il Governo Prodi, quindi non solo verso il Presidente del Consiglio ma verso tutti i suoi Ministri, affinché vengano realmente rispettate le prerogative dei parlamentari, tra cui la prima sono proprio gli atti di sindacato ispettivo.
Ho presentato una decina di interrogazioni, ho avuto risposta finora ad una interrogazione scritta dal vice ministro Minniti che, peraltro, rispetto ad una interrogazione molto chiara e precisa, ha risposto con parole del tutto prive di senso, ricordandomi la normativa che conosco bene su quella materia.
Allora, io credo che lei debba fare realmente un intervento duro e soprattutto potrebbe anche dare comunicazione all'Assemblea, attraverso gli Uffici, dei dati relativi alla media: ho fatto dei calcoli di massima e sembra che il Governo attuale stia rispondendo a meno del 10 per cento delle interrogazioni presentate.
Se fosse così, credo che lei, a tutela del prestigio di quest'Assembla, debba ottenere un cambiamento di rotta dal Governo. Diversamente, le anticipo che farò ricorso anche al Capo dello Stato su questo argomento, in modo tale che egli, che è stato parlamentare e Presidente di una Camera, possa vedere di interporre non certo i suoi buoni uffici, ma piuttosto una dura risposta ad un Governo arrogante. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Paravia, io colgo il senso vero del suo invito. Capisco che ci sono ritardi, ma cercheremo di migliorare la situazione; l'impegno della Presidenza del Senato è assicurato.
Per quanto riguarda le osservazioni del presidente Salvi, con riferimento al suo intervento di ieri, esse possono essere adeguatamente riportate. Per quanto riguarda le motivazioni espresse dal Presidente, anche se non l'ho ancora letto, credo siano riportate nel resoconto.
PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Senatore Pistorio, c'è una norma specifica del Regolamento, l'articolo 87, che regolamenta, in maniera rigida, gli interventi per fatto personale, che vanno svolti al termine della seduta. Prima della conclusione dei lavori, le darò la parola per fatto personale. C'è una regolamentazione specifica e precisa al riguardo, quindi la farò parlare in conclusione del dibattito.
Non essendovi ulteriori osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE.Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento. (ore 16,14).
Per una sollecita assegnazione alla Commissione competente del disegno di legge n. 1697
RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente, solo per chiedere l'assegnazione d'urgenza alla Commissione difesa di un provvedimento presentato dal nostro Gruppo. Si tratta del disegno di legge n. 1697, presentato dal senatore Giannini insieme ad altri cofirmatari di più Gruppi, recante «Modifiche all'articolo 4 della legge 23 agosto 2004, n. 226, in materia di sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata».
PRESIDENTE.Ne prendiamo atto e provvederemo.
Informativa del Governo sull'emergenza incendi e conseguente discussione (ore 16,15)
PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sull'emergenza incendi».
Onorevoli colleghi, abbiamo richiesto, su sollecitazione dell'Assemblea, già nella giornata di ieri, dopo la notizia di drammatici incendi che hanno toccato diverse aree del nostro Paese, con esiti anche tragici, la presenza di un rappresentante del Ministero dell'interno per riferire all'Aula. Voglio ringraziare il sottosegretario Rosato che, con assoluta sensibilità, ha accolto, appena possibile, il nostro invito e gli do quindi la parola per illustrare quanto è accaduto e le difficoltà che ancora permangono.
Ha pertanto facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno, professor Rosato.
ROSATO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, ringrazio lei e il Senato per l'attenzione mostrata a questo problema, che naturalmente testimonia come siamo di fronte a una situazione di straordinaria emergenza, non solo per le due vittime che abbiamo constatato, ma anche per l'emergenza climatica che caratterizza questo periodo e l'emergenza criminale connessa agli incendi che si sono sviluppati in tutto il Mezzogiorno del Paese.
Per dare un dato simbolico che può rendere evidente l'emergenza che stiamo affrontando in questi giorni, che ieri mi auguro abbia avuto il suo apice, solo i centralini dei Vigili del fuoco hanno ricevuto 40.000 chiamate; nella giornata di ieri ci sono stati 2.000 interventi solo dei Vigili del fuoco per incendi boschivi e il COA, il dipartimento della Protezione civile, ha ricevuto 100 chiamate per le emergenze di tipo aereo.
È corretto ricordare come in relazione all'annoso problema che si ripete degli incendi boschivi il Presidente del Consiglio dei Ministri, cui è affidato il compito di stabilire, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 26 luglio 2005, n. 152, l'avvio della campagna estiva, ha dettato indirizzi operativi per fronteggiare i rischi degli incendi boschivi per la stagione estiva 2007, inviando, come tutti gli anni, una nota alle Regioni e ai Ministri competenti in data 1° giugno 2007.
In questa nota, si ricordava il rispetto delle competenze attribuite alle Regioni e alle Province autonome dalla legge quadro per gli incendi boschivi, la n. 353 del 2000, e della sinergia necessaria fra tutte le componenti deputate allo spegnimento, che il Presidente ha sottolineato con l'attività di previsione delle condizioni di pericolosità degli incendi boschivi. Il Presidente ha fatto appello alla necessità di un'azione congiunta tra le Regioni e tutte le autorità competenti.
Credo sia utile ricordare come la legge n. 353 affida in maniera inequivocabile alle Regioni l'attività di previsione e prevenzione del rischio degli incendi boschivi, nonché la lotta attiva che comprende le attività di ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento con mezzi a terra e aerei. La medesima legge invece affida al Dipartimento di protezione civile il coordinamento sul territorio nazionale delle attività aeree di spegnimento mediante la gestione della flotta antincendio di Stato.
Di fatto, a partire dal 22 luglio, così come è sotto gli occhi di tutti, c'è stato un crescendo esponenziale del numero degli incendi e conseguentemente di interventi da parte dei nuclei a terra e da parte della flotta aerea statale. Il 22 luglio abbiamo registrato 71 richieste d'intervento, il 24 luglio, come dicevo prima, 100 interventi.
È possibile e utile fare un confronto con il 2003, un anno eccezionale rispetto alla crisi estiva, riconosciuto come l'anno più caldo e siccitoso degli ultimi cinquant'anni, eppure i picchi massimi giornalieri delle richieste non superarono nemmeno della metà quelli che abbiamo riscontrato negli ultimi giorni.
Una delle zone dove più drammaticamente abbiamo riscontrato una situazione d'emergenza è stata quella della Puglia, dove si è verificata una grave situazione su cui mi soffermerei con maggiori dettagli più avanti, in cui abbiamo registrato anche i due deceduti, ma bisogna dire che gli incendi si sono sviluppati in tutte le Regioni del Centro e del Sud Italia, con particolare criticità in Sardegna, in Sicilia, in Calabria, dove ancora oggi la situazione è preoccupante, nelle Marche, in Abruzzo, in Molise e in Basilicata.
Complessivamente la flotta aerea messa a disposizione per fronteggiare l'emergenza è stata tutta impegnata, con 13 Canadair, cinque elicotteri del Dipartimento della protezione civile, sette elicotteri del Corpo forestale dello Stato, due elicotteri dell'Esercito italiano messi a disposizione dal Ministero della difesa, così come tre elicotteri della Marina Militare e dieci elicotteri del Dipartimento dei Vigili del fuoco.
Accanto a questi, sono stati messi a disposizione dal Governo spagnolo, che ringraziamo, i mezzi che sono intervenuti in Sardegna. In particolare, poi, i Vigili del fuoco hanno spostato le loro colonne mobili dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dal Lazio, dalla Campania, dall'Emilia-Romagna e dalla Toscana verso le aree maggiormente colpite del Paese.
Tre eventi sono stati particolari per la loro gravità: il primo riguarda l'incidente occorso ad uno dei mezzi aerei del soccorso, in cui ha perso la vita il pilota del Canadair e un altro è in gravi condizioni, anche se al momento stabilizzate, e ci auguriamo veramente nelle prossime ore di avere buone notizie; il secondo è stato l'incendio di vaste proporzioni che ha colpito la zona di Vieste e Peschici, in provincia di Foggia, ed il terzo, ahimè, è la conferma che la maggior parte di questi incendi sono di natura dolosa.
Rispetto all'incidente che ha coinvolto il Canadair, dobbiamo dire che questi uomini sono stati lungamente impegnati in giornate particolarmente intense, che il loro lavoro è particolarmente rischioso, credo che questo vada ricordato, e che l'incidente è avvenuto durante un volo alla fine della giornata, con uno sgancio dell'acqua a circa 30 metri dal suolo.
Quindi, credo che sia evidente e facilmente comprensibile come le condizioni lavorative siano complicate. In merito vi è un'indagine della magistratura; abbiamo messo a disposizione tutti gli elementi in nostro possesso.
Riguardo invece al grave evento che ha colpito l'area del Gargano nella giornata di ieri, e precisamente nei comuni di Vieste e Peschici, è opportuno fornire i più dettagliati elementi in merito, anche per la conoscenza approfondita che i signori senatori ne vogliano fare.
Le squadre di terra, sia dei Vigili del fuoco che del Corpo forestale, sono partite immediatamente, alle ore 10, appena sono giunti i primi segnali di allarme. Alle ore 11,19 il COR della Regione Puglia (cui è demandato per legge la mobilitazione dei mezzi aerei) ha inoltrato al Centro operativo aereo unificato (COAU) del Dipartimento della protezione civile la richiesta di soccorso e su questo c'è stata una risposta immediata, in 40 minuti, attraverso l'elicottero Erickson S-64 con base a Pontecagnano, che ha raggiunto l'area di intervento alle ore 12,30, affiancato alle ore 11,58 da un altro S-64 di base a Pisticci. In più, è arrivato il primo elicottero del nucleo di Bari dei Vigili del fuoco.
Sul Gargano hanno operato, nel corso di tutto il pomeriggio del 24 luglio, tre elicotteri S-64, un elicottero AB-212 della Marina militare e due elicotteri CH-47 dell'Esercito, più due elicotteri dei Vigili del fuoco, facendo oltre 200 lanci di liquido estinguente. Sono stati utilizzati gli elicotteri in quanto, per queste particolari specificità (il Dipartimento di protezione civile così ha ritenuto dal punto di vista tecnico), era più utile utilizzare gli elicotteri Erickson, di grandi dimensioni e con una tipologia di lancio più precisa, piuttosto che i Canadair, che comunque erano impegnati in altre situazioni.
A causa degli incendi in atto, va ricordato che la strada statale n. 89 è stata chiusa nel tratto costiero da Vieste a Mattinata, determinando gravi difficoltà nei collegamenti e anche nei soccorsi, così come l'autostrada Bari-Napoli; la strada statale che consentiva una viabilità alternativa è stata chiusa per una frana che ha coinvolto anche un camion cisterna che trasportava liquidi pericolosi.
La popolazione evacuata è stata di circa 3.000 persone; ci sono stati numerosi interventi di solidarietà, per i quali dobbiamo esprimere il nostro ringraziamento, anche da parte dei pescatori della zona, che hanno consentito di mettere in salvo le persone sulla spiaggia perché nell'immediatezza le loro erano le prime imbarcazioni disponibili; ad esse poi si sono aggiunte le imbarcazioni dei Vigili del fuoco, della Capitaneria di porto e dei Carabinieri. L'evacuazione delle 3.000 persone si è svolta, comunque, in una situazione di grande collaborazione e di grande disponibilità.
Le 3.000 persone, quelle di Scandicci più tutti coloro che da Vieste hanno trovato una sistemazione, sono state sistemate presso gli alberghi di San Giovanni Rotondo (1.339 persone, che sono state trasferite in pullman) e negli alberghi dei Comuni di Monte Sant'Angelo, Manfredonia e Mattinata, in cui risiedono rispettivamente 158, 151 e 190 persone che si sono mosse autonomamente utilizzando le loro autovetture. Una porzione consistente della popolazione ha invece deciso di non allontanarsi da Vieste (1.600 persone) e da Peschici (100 persone). Complessivamente, la popolazione evacuata è stata di 3.538 persone. C'è stato un grande lavoro anche di ricongiungimento dei nuclei familiari, che, come facilmente si può immaginare, era necessario dopo la fuga dalle spiagge.
La situazione ha assunto carattere di notevole drammaticità quando, alle ore 16,50, è arrivata anche la notizia dei due morti carbonizzati in località Calo Lungo, lungo la litoranea Peschici-Vieste.
Il Presidente del Consiglio ha naturalmente ritenuto indispensabile, con un proprio decreto, dichiarare l'eccezionale rischio di compromissione e quindi ha dichiarato lo stato di emergenza.
Il totale del personale impegnato nell'emergenza di Foggia è stato di oltre 400 uomini tra l'Arma dei carabinieri, i Vigili del fuoco, le Forze armate e le Capitanerie di porto; c'è stata cioè una grande collaborazione tra tutte le forze dell'ordine, oltre ad una grande disponibilità della popolazione coordinata dal Comune e dal volontariato, che non proveniva solo dalla Regione; una quota infatti è arrivata anche dalle altre Regioni italiane, grazie allo spirito di solidarietà che caratterizza il nostro Paese.
Anche la Regione Calabria è stata interessata dal fenomeno molto grave degli incendi boschivi e in questo caso la situazione è ancora abbastanza complicata. In questa Regione già nella nottata tra il 20 e il 21 luglio il fenomeno ha assunto particolare gravità. Hanno operato due Canadair; i Vigili del fuoco hanno richiamato squadre che sono arrivate dai comandi di Benevento e di Napoli; c'è stato un raddoppio dei turni e ciò tecnicamente ha fatto sì che il personale abbia lavorato in continuo, alternandosi solo per brevi pause.
Le situazioni più critiche si sono avute nella Provincia di Catanzaro, dove anche oggi c'è stata una situazione difficile in cui siamo intervenuti con un'azione particolare ed urgente: questa mattina, infatti, 100 Vigili del fuoco che stanno completando il loro periodo di formazione (e hanno tutti i requisiti per poter intervenire) sono stati trasferiti urgentemente in Calabria. Una situazione ugualmente difficile si è sviluppata nel Comune e nella provincia di Vibo Valentia.
Un'altra Regione particolarmente colpita è stata l'Abruzzo, dove la situazione oggi si va normalizzando. Ci sono stati momenti di grande difficoltà in Provincia di Pescara e nelle zone di Scafa (Capoluogo) e di Bussi Officine. C'è stata un'interruzione della ferrovia, si sono avuti momenti difficili, in particolare nelle vicinanze delle industrie produttive della zona, dove la Solvay, un'azienda ad alto contenuto chimico, ha visto l'incendio avvicinarsi fino ai confini dello stabilimento; pertanto, è stata svuotata di una parte del magazzino, tuttavia l'intervento dei Vigili ha consentito di arginare il fuoco.
Nella quasi totalità di queste situazioni - come vedremo più avanti per la per la Sardegna e la Puglia - è stato necessario allontanare gli abitanti da alcuni nuclei di abitazione che, fortunatamente, per la maggior parte sono stati difesi dal fuoco, ciononostante per motivi di sicurezza gli abitanti sono stati ugualmente allontanati.
Nella Provincia di L'Aquila, in particolare nell'area ricadente nell'altopiano di Navelli e Collepietro, ci sono stati eventi complessi che hanno visto impegnate tutte le forze della Forestale e tutte le forze...
GRAMAZIO (AN). I giornali li leggiamo! Lei sta facendo la cronaca dei giornali!
ROSATO, sottosegretario di Stato per l'interno. Senatore, ho piacere, ma...
PRESIDENTE. Senatore, la ricostruzione mi pare molto accurata. La prego, faccia finire il Sottosegretario.
ROSATO, sottosegretario di Stato per l'interno. Credo che possiamo essere orgogliosi della trasparenza che c'è nel nostro Paese, perché le notizie che sto qui riportando e cercando di riepilogare a beneficio di quest'Assemblea, naturalmente sono state comunicate.... (Proteste del senatore Garraffa).
GRAMAZIO (AN). Senatore Garraffa, cosa vuole? Chi è lei, il Vice presidente? Il Sottosegretario sta riportando le cronache dei giornali. Deve prendere in giro la gente di fronte ad incendi con dei morti?
PRESIDENTE. Abbiamo chiesto noi di conoscere la situazione, poi prenderà la parola. Sottosegretario, completi per favore.
ROSATO, sottosegretario di Stato per l'interno. Restando sempre in Abruzzo, abbiamo avuto un'altra situazione critica a Chieti, nel comune di Lentella, dove si è riusciti a mettere in salvo alcuni turisti in un agriturismo.
Anche in Sardegna c'è stata una situazione particolarmente critica e difficile, in quanto, nella notte tra il 23 e il 24, e nella giornata di ieri, si è sollevato un forte vento: l'indisponibilità di mezzi aerei nelle prime ore di intervento ha prodotto una situazione particolarmente complicata. I diversi comandi dei Vigili del fuoco e della Guardia forestale hanno lavorato in maniera coordinata, anche se nella Provincia di Nuoro si è prodotta una situazione particolarmente complessa, che comunque è ormai in via di soluzione.
È stato necessario sgombrare alcune aree della Città, anche se periferiche, dove si è riusciti comunque a bloccare gli incendi senza che si determinassero gravi danni per le abitazioni. Si sono prodotti, invece, alcuni danni nelle aree industriali. In particolare, è stato danneggiato uno stabilimento, l'Eurostock, che lavora materiale plastico: sulla base di questa caratteristica, abbiamo dato disposizioni all'Azienda sanitaria di monitorare continuamente la situazione atmosferica ed abbiamo registrato concentrazioni significative di prodotti inquinanti.
Anche in Basilicata, in Molise e nelle Marche vi sono state analoghe difficoltà e si sono prodotte situazioni ugualmente difficili, oggi tutte sotto monitoraggio.
Avviandomi alla conclusione, devo considerare questa una situazione straordinaria che ha colpito il nostro Paese. Gli interventi non possono essere solo di carattere emergenziale e quindi di risposta. Abbiamo bisogno di incrementare la nostra capacità operativa su due fronti. Il primo è quello della prevenzione ed anche qui c'è una forte competenza delle Regioni; competenza che va esplicata nel monitoraggio del territorio, perché un piccolo incendio avvistato rapidamente su cui si riesce ad intervenire con prontezza consente che si limitino poi i danni: invece, un incendio che viene abbandonato a se stesso produce i danni che - ahimè - abbiamo visto.
Quindi, bisogna aumentare il livello di prevenzione, così come alcune Regioni, in maniera assolutamente premiante, hanno fatto in questi anni. Il secondo fronte è composto dal numero di piromani che alimenta gli incendi: oltre il 90 per cento degli incendi, infatti, è frutto dei piromani. Anche nella giornata di oggi sono stati fermati dei cittadini ed alcuni di essi sono stati arrestati, come nella giornata di ieri. È importante aumentare gli strumenti a disposizione della magistratura prevedendo pene severe, come è importante mettere a disposizione migliori strumenti di indagine. Un altro elemento è costituito dalle forze dislocate sul territorio.
Oggi non disponiamo di risorse sufficienti. Le nostre risorse sono sottodimensionate rispetto a questo tipo di emergenze. Sul territorio i Vigili del fuoco, ma anche la Guardia forestale, non hanno sufficienti mezzi e uomini per rispondere a questo tipo di emergenze. È bene saperlo, perché quando le emergenze sono contingentate e collocate in aree delimitate si possono far affluire uomini e mezzi dai comandi vicini; quando, invece, le emergenze sono così diffuse su tutto il territorio nazionale, questa operazione diventa molto più complicata.
Abbiamo bisogno di essere consapevoli che maggiori risorse sono necessarie per rispondere in maniera più adeguata ad eventi del genere. Devono essere risorse dello Stato, ma trattandosi di una competenza delle Regioni, devono essere anche risorse regionali: devono essere risorse che coinvolgano il volontariato, un volontariato che abbia capacità, formazione e catene di comando chiare.
Inoltre, dobbiamo essere sempre prudenti. Oggi posso dire che la situazione è sicuramente migliorata rispetto a quella di ieri. Abbiamo ancora alcune criticità in Sicilia, regione colpita fortemente nella giornata di ieri, in particolare nell'area del Messinese.
Abbiamo però anche la grande consapevolezza che nel caso di incendi non basta vedere che non ci sono più fiamme per affermare che il problema è risolto; l'incendio cova e c'è sempre il rischio che dopo ventiquattr'ore possa ripartire, perché è sufficiente un piccolo cambiamento climatico, un piccolo mutamento del vento.
Questo ci fa dire che la situazione oggi è sicuramente sotto controllo. Abbiamo i dispositivi presenti su tutto il territorio, ma c'è da parte nostra grande attenzione e sensibilità nel continuare a monitorare il territorio, in collaborazione con tutte le istituzioni.
Mi auguro di aver esposto un quadro abbastanza esaustivo di una situazione, che naturalmente non fa piacere al Governo dover riportare. Rispetto a questi eventi, credo vi sia la necessità che tutte le istituzioni e la politica sappiano dare risposte coerenti.
Siamo qui a disposizione per quanto il Senato vorrà indicarci. (Applausi dal Gruppo Ulivo e della senatrice De Petris).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.
Ricordo che sono stati assegnati cinque minuti per ciascun Gruppo parlamentare.
È iscritto a parlare il senatore Barbato. Ne ha facoltà.
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la nuova situazione di emergenza incendi rischia davvero di mettere in ginocchio la nostra penisola.
Mi preoccupa molto questo "flagello fuoco" che, con proporzioni finora mai riscontrate, sta seminando terrore e morte in tutto il territorio, specialmente al Sud. Dell'ultima ora gli annunci sul Gargano, appena di ieri le notizie di Peschici, dove un intero pezzo di popolo ha affrontato il mare sfidando la sorte e nuvoloni tossici per tentare la via della fuga.
Come al solito, non è mancato lo straparlare e tante sono le polemiche e i battibecchi tra le opposte forze politiche, la protezione civile e quanti non sanno giustificare il perché dell'inferno di fuoco. Non hanno fatto a meno di colpirsi - è il caso di dire - con fuochi incrociati di accuse, cercando di addossare colpe alle esigue postazioni fisse di soccorso e ai mezzi stanziali della Protezione civile, alla leggerezza dei sindaci circa l'assenza del catasto delle aree incendiate. I sindaci contro i ministri, ministri contro le alte autorità civili, la protezione civile contro i politici: mi domando, cui prodest?
Non è il caso di accusare, è la volta di risolvere. Almeno in queste occasioni di assoluta emergenza bisogna bandire le ciance ed agire per refrigerare - non a caso uso questo termine - i cittadini coinvolti in tali tragedie. A loro tutto il mio cordoglio, la solidarietà, ma anche la garanzia di intervenire concretamente.
In queste ore necessita una risposta immediata e una collaborazione fattiva da parte di tutte le istituzioni. Il rischio della vita accresce il concreto pericolo che, insieme al patrimonio boschivo, vada in fumo l'intera economia turistica del Paese, come ammoniscono i vertici dirigenziali della piccola e media impresa pugliesi, i quali devono essere sostenuti e coadiuvati con ogni mezzo.
È tempo che il Governo intervenga, considerato che tutte le indagini e le inchieste sono giunte a risultati aberranti, lasciando intendere ad azioni mirate, preparate e premeditate non già di poveri piromani, ma di criminali incalliti. Senza smettere di cercare i criminali, è fondamentale approntare una politica di maggiore prevenzione e contemporaneamente di inasprimento delle pene esistenti per i reati in questione. Non bastano i divieti di costruire sui terreni percorsi dagli incendi, né sono sufficienti gli sforzi del Corpo forestale che controlla e perlustra le zone a rischio; neanche fungono da deterrente ordini di sequestro, perquisizioni o arresti.
Appropriata, dunque, l'informativa del Governo, chiamato a riferire sui malsani gesti dai quali si evince massima mancanza di senso civico, del bene comune, dell'ambiente come risorsa irrinunciabile.
Auspico, pertanto, interventi molto più incisivi per fare in modo che la legge sia rispettata completamente, che le forze impiegate vengano potenziate e infine che, superata l'emergenza, si dia il via ad un tavolo tecnico che metta d'accordo enti, amministrazioni e istituzioni e affronti la situazione per risolverla una volta per tutte, senza aspettare l'inevitabile riproporsi della tragedia.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rossi Fernando. Ne ha facoltà.
*ROSSI Fernando (Misto-Consum). Signor Presidente, non credo che sulla base del quadro illustrato dal rappresentante del Governo si possa dire che tutto ha funzionato per il meglio perché altrimenti ci si dovrebbe porre il problema di cosa sarebbe accaduto se tutto funzionava per il peggio.
Quindi, molte cose non hanno funzionato e non credo che si debba fare la solita richiesta di istituire una Commissione di inchiesta ad hoc, considerato che in Italia una Commissione, un tavolo tecnico o una medaglia da cavaliere, non si nega a nessuno. È dunque necessario fare una riflessione su cosa non ha funzionato in modo da valutare se per il futuro si è in grado di ottimizzare gli interventi e certo il futuro non sarà migliore del presente. Quando si va a valutare la situazione dal punto di vista degli equilibri biologici e si dice che ogni anno l'estate è più calda non si può sempre fare affidamento sullo stellone. O si è in grado di affrontare il problema oppure i nodi al pettine arrivano e questa volta il nodo è molto doloroso.
Mi pare tuttavia che lo stesso Sottosegretario, pur animato dalla volontà di dimostrare che si è fatto il possibile, abbia poi messo in evidenza che la situazione è complessa. Non tutte le Regioni si sono attivate o sono pronte. Ora, pur credendo fortemente nel federalismo, sono altrettanto convinto che se il Parlamento e il Governo verificano esservi una carenza nelle competenze regionali, si debba immaginare un intervento da parte di quest'ultimo.
Per i rifiuti la mia idea era ancor più drastica con riferimento ai commissariamenti, non certo per i singoli funzionari, Certo, se una Regione non fa il suo dovere dovrà pur esserci qualcuno che interviene.
Il sindaco di San Giuliano, il Comune interessato dai crolli legati al terremoto, ha ricevuto numerose lettere che chiedevano chiarimenti sulla situazione, ma non ha mai risposto. Il preside ha chiesto come mai erano presenti delle crepe nell'edificio scolastico, ma non ha mai risposto. Un ingegnere ha firmato un documento da cui risulta che tutto era in regola. Si è svolto un processo al termine del quale si è arrivati alla conclusione che la colpa era del terremoto.
Allora, nell'affrontare certe questioni è possibile individuare responsabilità certe? Se si evidenzia un problema di efficienza, si riescono a rimuovere i dirigenti o a segnalare che alcuni amministratori non hanno fatto il proprio dovere? Altrimenti cosa ci stiamo a fare?
Si sostiene poi che non ci sono i mezzi, ma se ciò corrisponde al vero, sapendo che andando avanti la situazione non potrà che peggiorare, invece di comprare 131 F-35 a 40 milioni di euro l'uno per portare le bombe atomiche e fare la guerra si dovrebbero acquistare elicotteri e Canadair per la Protezione civile.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, voglio ringraziare il Sottosegretario per l'informativa ed esprimere a nome del mio Gruppo il dolore per le vittime. È un atto doveroso - come del resto già accaduto nella giornata di ieri - ricordarle.
Signor Sottosegretario (mi rivolgo anche ai colleghi), ritengo non si debbano dimenticare le questioni connesse al problema degli incendi nel nostro Paese finita l'emergenza, come spesso accade. È necessario un monitoraggio anche sull'applicazione della legge vigente. Mi riferisco alla legge n. 353 del 2000, una legge abbastanza all'avanguardia, che purtroppo non è in buona sostanza applicata.
Pertanto, sul terreno della prevenzione è necessario riflettere su alcuni dati. Ad esempio, siccome nelle aree percorse dal fuoco - lo ricordo a tutti - non si può costruire per quindici anni, i Comuni sono obbligati a predisporre le mappe di tutte le aree percorse dal fuoco.
Ora, solo il 20 per cento dei Comuni ha predisposto e aggiorna regolarmente ogni anno questo catasto. La legge prevede che, in caso di inadempienza, gli organismi centrali provvedano. È evidente a tutti che molto spesso non si tratta di dimenticanze o di problemidi inefficienza amministrativa, perché magari il piccolo Comune, come può accadere, non ha gli strumenti o il personale sufficiente (per cui bisogna aiutarlo); molto spesso si tratta del fatto che si vuole trovare il modo per continuare tranquillamente ad edificare su quelle aree.
Si tratta, dunque, di una norma importante, fondamentale, perché è volta innanzitutto ad evitare che si possano alimentare ulteriormente le speculazioni edilizie attraverso gli incendi, che - come evidenziano i dati - nel 65 per cento dei casi sono dolosi e non colposi.
Attualmente sono previsti, con la legge 21 novembre 2000, n. 353 (e arriviamo al problema dei fondi), solo 8,7 milioni di euro. Quindi, vi è anche la necessità di fare fronte all'organizzazione territoriale. Nei Comuni è difficile trovare una presenza capillare sul territorio della Protezione civile. La prevenzione e l'intervento immediato sono possibili soltanto se vi è una presenza diffusa ed organizzata sul territorio. Su questo, quindi, bisogna investire, così come bisogna investire tenendo conto che abbiamo 1.000 unità in meno rispetto a quelle previste nella pianta organica del Corpo forestale dello Stato.
Voglio ringraziare i Vigili del fuoco, la Guardia forestale e tutto il personale della Protezione civile che in queste ore stanno combattendo contro gli incendi e contro questa vera e propria tragedia. Il sottosegretario Sartor, qui presente, mi fa venire in mente la legge finanziaria: dunque, chiedo a tutti - perché si tratta di un impegno collettivo - che si investa nelle risorse umane e nei mezzi per poter fronteggiare il problema.
Signor Sottosegretario, vorrei aggiungere un'osservazione anche in ordine alla catena di comando, perché, soprattutto per quanto riguarda l'intervento aereo, forse qualcosa deve essere riconsiderato. Insieme ad altri parlamentari ci siamo permessi di chiedere l'attivazione di una task force antipiromani. Dobbiamo far comprendere a tutti i cittadini quanto sia grave il reato di incendio doloso che, per fortuna, ha una sua fattispecie; tuttavia, come si può verificare, è difficile individuare i responsabili.
Un tessuto di prevenzione passa anche attraverso una grande collaborazione dei cittadini, ma si deve comprendere che si tratta di un danno per tutti noi, per il patrimonio boschivo - che non è solo naturale, ma anche economico - ed anche per quello di vite umane, come in questo caso. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bellini. Ne ha facoltà.
BELLINI (SDSE). Signor Presidente, cari colleghe e colleghi, credo che un doveroso ringraziamento debba essere innanzitutto rivolto a tutti coloro che in questi giorni, in queste ore e probabilmente anche nei prossimi giorni sono e saranno seriamente impegnati in un'azione di spegnimento degli incendi nel Sud del nostro Paese.
Si tratta dell'ennesima emergenza: l'Italia è nuovamente a fuoco. È una situazione che purtroppo si ripete ogni anno e regolarmente ogni anno tornano le stesse polemiche sui ritardi, sul mancato coordinamento di chi deve intervenire, sulle competenze delle Regioni, dei Comuni e così via. Ecco, qui c'è bisogno di un chiarimento e credo abbia fatto bene il Sottosegretario ad evidenziare che la questione dovrà essere risolta quanto prima.
Ritengo che il primo problema da affrontare sia quello del coordinamento tra la Protezione civile, il Corpo forestale dello Stato, i Forestali regionali, i Vigili del fuoco e l'Esercito. Si deve verificare se negli ultimi interventi vi sono state delle responsabilità; se si sono verificati problemi di coordinamento; è bene che si sappia per poterli evitare in futuro. Questi momenti complessi non potranno superarsi con un approccio puramente volontaristico.
Inoltre, credo sia giusto richiamare l'attenzione anche sull'insufficienza dei mezzi antincendio a disposizione della Protezione civile. Ci sono solo 17 Canadair, tanto che, da quanto si èsaputo, anche in questi giorni ne sono stati chiesti in prestito alla Francia insieme agli elicotteri spegni-incendi.
Nell'emergenza degli ultimi giorni si è fatto ricorso anche agli uomini e ai mezzi dell'Esercito: si tratta di un fatto eccezionale, che dovrà essere meglio precisato ed inserito nelle norme sul coordinamento con le Regioni.
Data la situazione che si ripete annualmente, al di là degli strumenti della prevenzione, sarebbe opportuno ampliare il parco dei mezzi a disposizione della Protezione civile. La legge n. 353 del 2000, richiamata poc'anzi, affida anche alle Regioni, anzi soprattutto alle Regioni, compiti fondamentali contro gli incendi boschivi e prevede la possibilità che anch'esse si dotino di flotte regionali di elicotteri, che, però, devono trovare finanziamenti attraverso il bilancio dello Stato, con il supporto decisivo, come competenza tecnica, del Dipartimento della protezione civile. A questo vorremmo arrivare quanto prima. La prossima finanziaria potrebbe davvero essere quella che introduce per la prima volta finanziamenti a tale scopo. D'altronde, le Regioni hanno realizzato iniziative importanti e significative dal 2000 a oggi: le sale operative a disposizione, ad esempio, hanno funzionato.
Tuttavia, il sistema di sorveglianza del territorio risulta insufficiente. Non ci sono mezzi adeguati e uomini schierati sul territorio, a parte i forestali, che intervengono solo a cose fatte per la riforestazione.
Le cause di queste situazioni che si ripetono costantemente sono prevalentemente da ricercare o tra chi agisce per la speculazione, o nell'organizzazione del lavoro precario nei boschi. Per i primi, per gli speculatori, vi è un disegno strategico e doloso chiarissimo, individuato anche dalla citata legge del 2000: gli speculatori fanno affari sui terreni bruciati, che poi possono edificare.
Qui si deve accelerare - è una richiesta precisa - un intervento diretto del Governo sulle amministrazioni comunali perché applichino immediatamente la legge n. 353 del 2000, che impedisce di costruire sulle aree bruciate. Si badi bene - ed è giusto che il Governo rifletta su questo - che solo il 6 per cento dei Comuni ha dato vita al catasto degli incendi, che sicuramente porrebbe fine una volta per tutte agli scempi estivi.
Per combattere i piromani non servono nuove leggi; basta applicare quelle che ci sono, visto che la citata legge del 2000 per la prima volta ha introdotto il concetto del reato autonomo e punito, nell'articolo 423-bis del codice penale, con la reclusione da quattro a dieci anni. La legge c'è, ma non basta. Ci vuole una corretta gestione del territorio: Comuni e volontariato in accordo con i corpi dello Stato.
Parlavo di precarietà del lavoro come seconda causa, da superare. Infatti, in caso di incendio, ovviamente, non si tratta di premiare i comportamenti illeciti, ma di introdurre una gestione virtuosa del territorio, che eviti, attraverso la prevenzione, il verificarsi degli incendi.
Adesso si stanno premiando gli interventi, spesso costosi, per spengere gli incendi, mentre la scelta corretta è quella seguita da alcuni Comuni della Sardegna e della Calabria, in Aspromonte, dove la vigilanza delle aree boschive è stata affidata ad associazioni di volontariato e a cooperative di giovani che aumentano così il lavoro stabile contro il precariato nella tutela dei boschi e hanno interesse ad evitare che il bosco bruci, sulla base del meccanismo per cui i Comuni pagano per intero quanto stabilito dalle convenzioni solo nel caso che il bosco non bruci e detraggono da lì una somma per ogni incendio che si verifica.
In sostanza, si deve puntare alla prevenzione e, invece di finanziare la riforestazione, che è stato il vero male di questi anni, si deve incoraggiare la vigilanza. Questo è un modo virtuoso che il Governo dovrebbe far proprio ed estendere a tutto il Paese. Questo è l'impegno con cui cercheremo di dare il nostro contributo per finanziare con la legge finanziaria questi progetti. (Applausi dai Gruppi SDSE e Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galli. Ne ha facoltà.
GALLI (LNP). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per l'informativa. Inizio con un ricordo particolare per le persone rimaste colpite da questi avvenimenti, che hanno subìto danni alle proprietà e, soprattutto, per le vittime, sia quelle che casualmente si trovavano in zona, sia quelle che per motivi di lavoro hanno perso la vita durante questi accadimenti.
Fatta questa doverosa premessa, devo però aggiungere che sono sostanzialmente in disaccordo integrale, strutturale con quanto è stato detto circa la motivazione della situazione che si sta verificando nel nostro Paese. Quanto sta avvenendo in questo periodo e in questi anni, a parte condizioni eccezionali (le estati particolarmente torride, il terreno particolarmente secco e la mancanza di piovosità, tutti fattori oggettivi che si possono considerare), è proprio il risultato di due componenti: la politica "verde", che nel nostro Paese si è seguita negli ultimi trent'anni, e il concetto quarantennale di Stato, che si comporta come una sorta di stipendificio, invece che come un insieme organizzato per gestire il territorio.
Parlo di politica "verde" nel senso che è diffuso, negli ultimi anni, un concetto che non può appartenere ad un piccolo Paese sovrappopolato come il nostro, e cioè che alcune aree debbano essere assolutamente intangibili, come fossero la foresta vergine del Centro Africa o del Sud America.
Da ciò deriva tutta una serie di conseguenze, che hanno impedito di fatto di operare qualunque intervento preventivo in moltissime aree. Tutti coloro che conoscono un po' la situazione sanno benissimo che gli incendi nel nostro Paese si verificano non nel bosco, come si potrebbe pensare, ma piuttosto nel sottobosco. Infatti, non sono gli alberi che bruciano (questa è solo una conseguenza), ma in realtà sono tutte le sterpaglie secche e i cespugli del sottobosco che innescano e propagano gli incendi.
Questo una volta non succedeva, perché le popolazioni agricole e rurali tenevano pulito il sottobosco. Negli ultimi 20-30 anni, l'ideologia verde spinta, per così dire, in alcune zone (lo vedo anche dalle mie parti, dove esistono molte aree boscate) ha impedito addirittura di rastrellare le foglie in autunno.
Quindi, il vero lavoro di prevenzione è quello di continuare a curare le aree verdi, che non per questo devono diventare antropizzate, costruite, edificate, ma devono essere trattate in maniera particolare, come zone in cui c'è una popolazione numerosa, una forte vicinanza dell'uomo.
Occorre inoltre effettuare appositi interventi strutturali. Gli incendi si tengono sotto controllo con una serie di attività preventive: bisogna costruire le strade tagliafuoco, le piazzole di sosta, i punti con bacini di raccolta dell'acqua e prevedere bocchette antincendio. Se tutte queste cose non si fanno, secondo la logica dell'ideologia verde, bastano una giornata di vento e qualche chilometro quadrato di sottobosco secco e l'incendio non si riesce assolutamente a fermarlo, anche se vengono impiegate 5.000 persone per contrastarlo.
Lo Stato, invece, ha preferito comportarsi da stipendificio, erogare una quantità enorme di risorse in stipendi ed evitare assolutamente gli interventi di tipo strutturale, dando poi origine a ciò che velatamente è stato detto anche da chi mi ha preceduto, che è cosa conosciuta da tutti, pubblicata dai giornali e sostenuta dagli stessi addetti al settore, cioè che gli incendi sono provocati dalle stesse persone che la stagione dopo intervengono per rimboschire le aree incendiate. Spesso, sono proprio costoro i colpevoli degli incendi.
Faccio un esempio. La Regione Sicilia, che ha 20.000 chilometri quadrati di territorio e 5.000-6.000 chilometri quadrati di bosco, ha 50.000 unità tra guardie e operai forestali: sono dieci persone ogni chilometro quadrato! Forse non vi rendete conto di cosa vuol dire. Se queste effettivamente facessero il lavoro di cui ho parlato prima, sarebbe assolutamente impossibile il verificarsi di certi accadimenti.
Pertanto, le conclusioni del Sottosegretario sono assolutamente non condivisibili, nel senso che è giusto parlare di prevenzione, ma questa dovrebbe essere fatta come abbiamo detto poc'anzi, cioè creando infrastrutture e non mettendo sul territorio una quantità enorme di persone.
Per quanto riguarda l'affermazione sul sottodimensionamento delle forze, mi permetto di far notare che uno Stato che ha 500.000 uomini in divisa, su 59 milioni di abitanti, e che in alcune Regioni ha 50.000-60.000 unità tra guardie forestali e operai forestali, non può definirsi sottodimensionato. Piuttosto, preferisce spendere i soldi in stipendi, facendo una politica di occupazione sbagliata, che non mira alla cura vera e propria del territorio.
Questa, purtroppo, è una situazione comune in molte altre aree economiche del nostro Paese, e il risultato lo vediamo. Nel nostro Paese, c'è poca mentalità aziendalista, nel senso buono del termine: si preferisce raccattare voti con gli stipendi, le infrastrutture non si fanno e i risultati sono questi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Libè. Ne ha facoltà.
LIBÈ (UDC). Signor Presidente, anche l'UDC si associa al dolore per le vittime, un dolore che forse potevamo evitare.
Caro Sottosegretario, la situazione è drammatica, i numeri lo dimostrano. Siamo di fronte ad un'altra emergenza: ormai sono un po' troppe, in questo Paese.
Lei ha fatto una relazione puntuale, ma sapevamo già della crescita del numero degli incendi, sapevamo che la maggior parte di questi è dolosa, sapevamo del numero di mezzi impiegati e dei tempi di risposta. Ci ha parlato delle competenze delle Regioni, dell'appello del Presidente del Consiglio ad un'azione congiunta, ad un' azione di previsione e di prevenzione, ma non mi pare che ci sia stata.
Si è parlato di emergenza climatica: questo problema (vedo qui il collega Sodano) è stato sollevato tante volte, forse più da voi che da noi, ma i fatti poi dimostrano che queste restano vuote parole.
Parliamo di prevenzione tecnologica: leggo da alcune agenzie che c'erano già state prove di accensione nelle settimane scorse tra Peschici e Vieste, erano state appiccate fiamme in ben otto zone diverse e nessuno, forse, se n'era accorto. Uso la parola «forse»: magari si chiarirà in una risposta.
Si dice che mancano risorse: è vero, lo stiamo sostenendo, lo ha detto la collega De Petris e lo sottolineo anch'io. Mancano fondi per fare attività preventiva e colgo l'occasione per dire grazie a tutti i volontari che si sono attivati e si attivano da tanto tempo e magari molte volte non ce ne accorgiamo. Grazie al Corpo forestale che sta aspettando, come le forze dell'ordine, il carburante per far funzionare i propri mezzi, e l'espletamento di alcuni concorsi. A questo proposito voglio fare un inciso: dico grazie a tutte le persone che si comportano e lavorano seriamente, perché ovviamente ci sono anche quelli che, magari per mantenersi il lavoro, appiccano gli incendi, ma questo è un altro capitolo.
Questa è una vicenda emergenziale che ha tanti risvolti: quello umano, perché abbiamo visto le vittime e gli evacuati; quello ambientale, che non è un tema da meno, per il dovere del rispetto per l'ambiente, un rispetto non fine a sé stesso, ma un rispetto che in un Paese come il nostro è una necessità, anche economica. C'è poi il problema della criminalità, di cui qui si è parlato giustamente, e mi associo anche a tanti colleghi della sinistra che hanno detto che le leggi ci sono e vanno rispettate.
Questo è il problema del nostro Paese: le leggi ci sono, ma spesso non c'è la capacità, da una parte e dall'altra, purtroppo, di farle rispettare, come accade per la legge n. 353 del 2000 e per tutte le leggi che perseguono questo tipo di reati. L'inasprimento non serve a nulla se poi non c'è la capacità di perseguire i colpevoli.
Dunque non nascondiamoci, caro Governo, dietro alle Regioni, che hanno sicuramente grandi colpe: sono contrario alla frammentazione proprio perché rischia di ingenerare la possibilità di scaricare le colpe su altri.
Quando parliamo di risorse, scusate la battuta, molte volte mi sembra di essere in uno di quei Comuni che quando preparano il piano neve mettono nel relativo capitolo risorse che poi non ci saranno, sperando che non nevichi. Purtroppo, ci stiamo accorgendo che gli incendi ci sono, sono sempre più numerosi e purtroppo gli interessi economici in questo tipo di attività criminale sono così rilevanti che non possiamo pensare che possa diminuire senza un intervento deciso e convinto da parte di chi governa.
Non mi ripeterò su quanto è stato detto da chi mi ha preceduto, ma il Governo dovrebbe domandarsi come mai da quest'Aula vengano tante perplessità da tutte le forze politiche, nessuna esclusa. Così tante perplessità che deve farsi un esame di coscienza e deve intervenire il più rapidamente possibile, perché qui non è che c'è da condividere o meno le conclusioni del Governo: queste conclusioni mancano, caro Sottosegretario.
Cerchiamo di essere realisti: il Governo deve avere il coraggio e anche la capacità di intervenire con durezza, e non certo la capacità che abbiamo dimostrato nell'emergenza rifiuti in Campania o quella capacità che ci porta all'abbandono del verde nell'ottica della tutela del verde. Ha ragione il collega Galli: il verde va tutelato e difeso, bisogna anche aiutarlo e aiutarci, aiutare noi che ne usufruiamo, a difenderlo. Altrimenti, come accade per tanti altri settori e argomenti, anche l'anno prossimo, quando l'emergenza sarà già scoppiata e non si potrà fare più niente, ci troveremo qui a chiacchierare e a non risolvere il problema. (Applausi dal Gruppo UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sodano. Ne ha facoltà.
SODANO (RC-SE). Signor Presidente, intervengo a nome del Gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e in particolare a nome della senatrice Maria Celeste Nardini, momentaneamente indisponibile vocalmente, e che teneva a fare questo intervento. Cercherò di farlo anche a nome suo.
Un ringraziamento va al sottosegretario Rosato per la completezza anche del quadro che ha rappresentato all'Assemblea del Senato sulla gravissima situazione degli incendi nel nostro Paese.
Voglio innanzitutto esprimere, a nome del Gruppo, il cordoglio alle famiglie delle vittime e dei feriti e un ringraziamento agli uomini impegnati in queste ore, anche in questo momento, mentre siamo qui a discutere al Senato, per spegnere ancora i focolai di incendi in giro per il nostro Paese, in particolare nel Sud Italia; nonché un ringraziamento ai tanti volontari che sono stati impegnati, anche ieri, come nel caso tragico di Peschici, in cui i volontari pescatori hanno dato una mano per mettere in salvo i turisti e i cittadini presenti in quel luogo.
Ho molto apprezzato l'introduzione del Sottosegretario rispetto al binomio emergenza climatica-emergenza criminale. Credo che dobbiamo ragionare in questi termini e dobbiamo farlo sempre di più nei prossimi anni.
L'emergenza criminale legata agli incendi è una pagina nera per il nostro Paese, che si ripete da vent'anni. Negli ultimi vent'anni è stato distrutto nel nostro Paese 1.100.000 ettari di superficie boscata: un'estensione superiore a quella dell'Abruzzo, per dare un senso anche della dimensione della gravità del fenomeno.
Ma all'emergenza criminale legata agli incendi si aggiunge quella climatica. Dobbiamo sempre di più fare i conti con i cambiamenti climatici e con un'aridità delle nostre terre che, purtroppo, è un processo di desertificazione che avanza e che riguarda non solo il Sud d'Italia, ma che si estende fino al Centro e che nei prossimi anni, se non si interviene con misure di adattamento, sarà sempre più drammatico.
Questo è un tema su cui riflettere anche rispetto alle misure da mettere in campo. È evidente - lo dicevano colleghi quali la senatrice De Petris ed il senatore Bellini - che vi sono leggi dal 2000 nel nostro Paese che vanno nella direzione di colpire appunto le mani criminali. Gli incendi sono dolosi, non sono colposi.
Ormai alla leggenda che il mozzicone di sigaretta incendia i boschi non ci credono più neanche i bambini: gli incendi sono per l'80 per cento dolosi, sono per mano criminale, e bisogna intervenire con più durezza anche facendo in modo che chi commette un reato sia poi individuato e consegnato alle Forze dell'ordine.
Purtroppo questo non avviene perché c'è una scarsa collaborazione e i fenomeni avvengono spesso, in alcune aree del Paese, con la complicità delle grandi organizzazioni criminali che sono interessate ai lavori, agli appalti, soprattutto per il rimboschimento, ma anche per poter spegnere gli incendi e per le speculazioni edilizie.
Allora, bisogna fare di più rispetto alla legge che prevede l'impossibilità della costruzione per dieci anni. Ma per fare questo, come veniva già detto, c'è bisogno che i Comuni facciano il catasto delle aree incendiate. Questo non è stato fatto fino ad oggi: solo il 20 per cento viene denunciato; l'80 per cento non viene sottoposto al catasto, per cui sono aree teoricamente soggette a possibili iniziative, come varianti al piano regolatore, per intervenire ancora lì, per favorire la speculazione edilizia.
È evidente che questo è un tema rilevante. Ma credo che, a fianco a questo (ha ragione il collega della Lega), c'è bisogno di maggiore prevenzione, ma la prevenzione non è negata da una coscienza ambientalista di questo Paese; non è legata da politiche verdi, ambientaliste di questo Paese; anzi, è l'esatto contrario, perché i veri ambientalisti non si oppongono a che si facciano opere di mitigazione, di prevenzione boschiva, non chiedono che non si facciano le strade frangifiamma, che non si facciano gli interventi di pulizia del bosco e del sottobosco.
Tutto questo va fatto, ma va fatto con le risorse che sono mancate in questi anni. Anche a me fa piacere notare la presenza del sottosegretario Sartor: ne parleremo nei prossimi mesi in occasione dell'esame della legge finanziaria. Il tema che riguarda la grande cura dei boschi, un patrimonio straordinario per il nostro Paese, concerne anche la possibilità di avere maggiori forze, soprattutto di Vigili del fuoco. Vi è una carenza di organico, ormai riconosciuta dallo stesso Governo. Si parla di 15.000 uomini; 3.000 uomini del Corpo forestale dello Stato; Regioni intere che lamentano l'impossibilità anche di avere risorse per pagare il carburante dei mezzi militari o per pagare gli affitti per le caserme dei Vigili del fuoco. E questo riguarda tutte le Regioni, dall'Umbria alla Calabria, alla Campania, alla Puglia, riguarda il nostro Paese.
Bisogna fare di più e meglio. Questo chiediamo al Governo. Così come abbiamo apprezzato la prontezza con cui il Governo è venuto qui e ci ha riferito in modo compiuto su ciò che è avvenuto in queste ore, ci aspettiamo che nei prossimi mesi, quando discuteremo di finanziaria, ci sarà un atteggiamento diverso appunto in materia di emergenza ambientale ed emergenza criminale. Questo è l'impegno che chiediamo al Governo. (Applausi dal Gruppo RC-SE e dei senatori Marcora e Rame. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mantovano. Ne ha facoltà.
MANTOVANO (AN). Signor Presidente, il pensiero va alla popolazione del Gargano, ai feriti, ai familiari di chi ha perso la vita e la gratitudine, come già ricordato da altri colleghi, ai Vigili del fuoco, al personale volontario, al personale della Protezione civile, delle forze di polizia e delle Forze armate impegnate nell'opera di soccorso. È però difficile, Presidente, parlare di disastro ambientale imprevisto e imprevedibile, come se ci fosse stata un'improvvisa grandinata.
Credo sia auspicio comune di quest'Aula che i colpevoli materiali del rogo siano individuati e condannati, ma, al di là della rassegna stampa del Viminale, oggetto dell'informativa del Governo, le prime informazioni ci fanno ritenere, anche per quello che dirò tra un attimo, che possano esistere responsabilità non soltanto da parte dei piromani, ma anche istituzionali, le quali esigono non che ci si divida ma che si ponga riparo nel più breve tempo possibile.
Il Sottosegretario di Stato ricordava la legge n. 353 del 2000, che assegna alle Regioni e ai Comuni la competenza per la lotta agli incendi boschivi. In base a questa legge, se c'è un incendio non interviene immediatamente la Protezione civile: le segnalazioni vengono fatte pervenire alla sala operativa della Regione, che può chiedere l'intervento della flotta aerea dello Stato.
Il dottor Bertolaso, persona seria e stimata da tutti, fuorché dal Governo in carica, che lo ha costretto alle dimissioni in Campania, aggiunge, da responsabile della Protezione civile, che nel giugno di quest'anno - lo ricordava anche il Sottosegretario - ci sono state due direttive del Presidente del Consiglio rivolte a Regioni, prefetture e Ministeri competenti, contenenti l'esortazione a far funzionare le sale operative delle Regioni per garantire un efficace coordinamento. Lo scorso venerdì 20 luglio, lo stesso dottor Bertolaso ha segnalato ai medesimi enti l'ondata di caldo che sarebbe arrivata, sollecitando l'adozione di piani di emergenza.
Leggo sul «Corriere del Mezzogiorno» di oggi: «In Puglia, in autunno, sarà creata una struttura di Protezione civile sul modello di quella nazionale, in grado di gestire una rete di volontariato organizzata e coordinata». Sono parole riportate tra virgolette pronunciate ieri dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Lo stesso Vendola, in data 10 novembre 2005, quasi due anni fa, aveva dichiarato: «Entro pochi mesi anche la Puglia avrà un struttura regionale di protezione civile per prevenire e monitorare gli eventi calamitosi e formare la rete del volontariato».
Sono passati molto più di pochi mesi: perché non è stato fatto nulla? La risposta a questa domanda va data in varie sedi. Dovrà essere data davanti all'autorità giudiziaria, se è vero che la procura della Repubblica di Lucera ha aperto un'indagine, non soltanto sugli eventuali piromani ma anche - cito testualmente - sui "tempi di arrivo e l'impiego dei soccorsi". Ma andrà data in modo esaustivo anche in Parlamento.
E perché non si dica che è facile parlare con il senno di poi, Presidente, vorrei ricordare che insieme al presidente Matteoli il 19 dicembre dello scorso anno, parliamo di sette mesi fa - ho presentato una lunga e articolata interrogazione sul Parco del Gargano, denunciando in quella circostanza la presenza soltanto di 40 agenti del Corpo forestale dello Stato, inclusi il comandante e il personale amministrativo, per un'area vastissima, non solo per estensione ma anche per numero di abitanti: 121.000 ettari e 210.000 abitanti. Denunciavamo il bilancio inadeguato e la carenza di personale. Purtroppo, non solo non è stata data risposta a questa interrogazione, ma non la si è data neanche nei fatti.
Signor Presidente, noi non vogliamo avere ragione sette mesi dopo, esigiamo però risorse pubbliche adeguate e investimenti per la sicurezza. È inutile fare auspici, colleghi, per la prossima legge finanziaria: tra qualche minuto inizierà la discussione sul Documento di programmazione economico-finanziaria, nel quale non c'è una parola concreta sui temi della sicurezza e della prevenzione: tutto il resto è soltanto retorica! (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Costa. Ne ha facoltà.
COSTA (FI). Signor Presidente, colleghi, Sottosegretario, un pensiero affettuoso per i morti e per i feriti e un pensiero di gratitudine per i Vigili del fuoco, la Protezione civile, le Forze armate, la Polizia e i Carabinieri, che si sono spesi non poco per questi eventi eccezionalissimi.
Ma perché sono così eccezionali, questi eventi? Noi che ricordiamo quanto costò all'Italia la forestazione e sappiamo quanto fu virtuoso quel progetto di forestazione (si pensi per un momento agli interventi della Cassa per il Mezzogiorno nelle contrade dell'Avellinese, agli interventi sull'arco alpino e sull'Appennino), ricordiamo che allora non c'erano incendi di queste dimensioni e pur tuttavia si costruiva il parco forestale italiano, che è diventato ricchezza e ha prodotto reddito ed occupazione. Ma evidentemente quella era una stagione nella quale i Governi riservavano al tema più attenzione di quanto non accada oggi: c'era attenzione non soltanto per la forestazione (vale a dire per l'impianto), ma anche per la manutenzione, la custodia, l'acquisizione delle risorse idriche necessarie per svolgere l'indispensabile prevenzione, l'attività necessaria per consentire, per quanto possibile, la fruizione dei boschi e delle foreste italiane.
I danni che si sono verificati in questi giorni, rappresentante del Governo, non hanno precedenti e, così come ha detto qualcuno prima di me, anche le Regioni, e più segnatamente la Regione maggiormente danneggiata, la Puglia, avrebbero potuto e dovuto adottare preliminarmente i provvedimenti del caso.
In queste ore e in questi giorni ci occuperemo della finanziaria, ma ci occuperemo anche del cosiddetto tesoretto. Non scordatevi che ciò che si incendia solitamente è il patrimonio boschivo demaniale, quello dei privati non si incendia; se ciò non accade è perché colà c'è una manutenzione che nel patrimonio pubblico non esiste. Occorre quindi fare la manutenzione, laddove c'è l'erba, laddove c'è il sottobosco, ci può essere l'incendio; nelle proprietà private gli incendi non si verificano così facilmente. E allora attenzione: finanziamenti subito, se non si vuole che l'anno prossimo si ripetano eventi come quelli che sono accaduti. Finanziamenti per la manutenzione, ma anche per il potenziamento del Corpo forestale dello Stato e dei Vigili del fuoco.
Vedere un incendio o subirlo, chiedere l'intervento e sentirsi dire che non ci sono uomini per poter intervenire, vi posso assicurare che è qualcosa di veramente drammatico. Occorrono dunque uomini, mezzi, strutture necessarie per la manutenzione, per il potenziamento del Corpo forestale dello Stato e della Protezione civile, e chiunque ha responsabilità sappia che non può piangere sul latte versato come sta accadendo in Puglia.
Non è escluso il potenziamento e la gestione dell'acquedotto pugliese, che è stato sempre una risorsa, perché non è infrequente il caso che l'incendio non si riesca a domare perché manca anche l'acqua dell'acquedotto pugliese. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e dei senatori Santini e Viespoli).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morra. Ne ha facoltà.
MORRA (FI). Signor Presidente, l'intervento a nome del Gruppo Forza Italia lo ha già svolto il senatore Costa, io avevo presentato questa mattina un'interrogazione orale con carattere d'urgenza al Governo, e poiché il Sottosegretario possiamo dire che ha anticipato l'urgenza, colgo l'occasione per qualche chiarimento in merito all'interrogazione che avevo presentato.
In primo luogo, esprimo il sentimento di cordoglio alle famiglie delle vittime, che poi non sono due, purtroppo, perché ce n'é una terza, non a Peschici o Vieste, ma causata da un incendio non ricordato dal Sottosegretario, quello di Rocchetta Sant'Antonio: si tratta del morto che si è registrato sull'autostrada a causa degli effetti dell'incendio stesso.
Nell'interrogazione orale chiedevo qualche chiarimento per ciò che attiene alla dinamica degli interventi e ai tempi degli interventi stessi. Nella relazione svolta dal Sottosegretario noto delle discrepanze rispetto a quanto riferisce la popolazione locale e a quanto se ne sa, perché si ipotizzano ritardi eccessivi anche in un contesto, quale quello del Paese intero, sottoposto ad uno stress molto forte da questo punto di vista.
Volevo inoltre chiedere, per quanto riguarda Peschici, Vieste e i relativi incendi, trattandosi di un'area di macchia mediterranea di elevato pregio, non solo, ma di un'area sottoposta ad un'aggressione cementizia che viene da lontano e che mal si coniuga con una copertura boschiva di quelle dimensioni, se essa era tipizzata dalle istituzioni competenti a intervenire come un'area a forte rischio di incendio e, in tal caso, quali azioni preventive e repressive erano state ipotizzate da chi aveva competenza ad intervenire. (Applausi del senatore Santini).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mongiello. Ne ha facoltà.
MONGIELLO (Ulivo). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, è mia volontà esprimere il plauso alla Protezione civile e a tutte le istituzioni per la qualità dell'intervento, ieri, nel territorio di Peschici e del Gargano e delle altre Province italiane.
Data la mia provenienza, colleghi, mi perdonerete, mi soffermerò soprattutto sul Gargano.
Le cronache anche questa mattina (bastino per tutti i servizi del TG1 delle ore 13,30) testimoniano, attraverso le voci di chi era sul luogo del disastro e dei rappresentanti locali, che i soccorsi ci sono stati e sono serviti per garantire l'assistenza necessaria in primis alle persone.
Detto questo, chiarezza sui tempi circa tutto l'evolversi della tragedia, dalle prime segnalazioni ufficiose a quelle ufficiali, dev'essere fatta con ogni solerzia, per capire se vi siano responsabilità.
Oggi, la terra di Capitanata piange una delle sue tragedie più grandi. Seppure i danni alle persone (voglio rinnovare il mio cordoglio e quello di tutti i senatori dell'Ulivo alla famiglia delle due vittime di ieri) non hanno avuto dimensioni da cataclisma, ciò che è accaduto rappresenta una ferita lacerante: economica, sociale e soprattutto morale, per tutti gli abitanti della Provincia di Foggia e del Gargano in particolare.
Credo che gli eventi drammatici di ieri abbiano riportato alla memoria di tanti foggiani le immagini della tragedia di viale Giotto del 9 novembre 1999. Ieri è stato distrutto (e bisognerà assolutamente accertare se in questo c'è stato dolo o qualche disegno criminale, come sempre accade nel caso degli incendi in Italia) un pezzo della terra di Capitanata, il territorio più rappresentativo della Provincia. I danni alle infrastrutture, al comparto turistico, all'agricoltura e al patrimonio ambientale sono immani.
Ecco perché ritengo necessario un intervento immediato del Governo per formalizzare lo stato di calamità naturale e garantire così la ricostruzione.
Insieme a tale riconoscimento, è indispensabile lo stanziamento di risorse urgenti per evitare che la stagione estiva venga compromessa del tutto, con la drammatica conseguenza di infliggere un colpo mortale alla stessa sussistenza di centinaia di famiglie.
Assume urgenza immediata ed improcrastinabile la previsione di interventi fiscali, previdenziali e bancari che possano assicurare alle famiglie e alle imprese la possibilità di ricostruire i loro beni distrutti dai roghi.
Le immagini e le testimonianze sulla tragedia di ieri, gentili colleghi, dove è emersa la necessità di rafforzare i presìdi di prevenzione con una presenza maggiore di infrastrutture, mezzi e uomini, in particolare dei Vigili del fuoco (ringrazio il dottor Rosato, che ieri si trovava nella Provincia di Foggia, dove ha sottolineato la carenza di queste strutture), impongono un impegno immediato anche per la fase di ricostruzione, che dev'essere tempestiva, concreta e soprattutto efficace, per evitare qualunque forma di speculazione.
Ecco perché è mio convincimento e di tutti i colleghi dell'Ulivo, visto anche il brillante ed operativo lavoro svolto ieri dall'unità di crisi costituita alla prefettura di Foggia, sotto la direzione del prefetto Sandro Calvosa (che ringrazio), il quale ha assicurato il coordinamento e la diffusione delle notizie sulla tragedia, che debba essere immediatamente formalizzato un coordinamento territoriale e provinciale che gestisca la fase di ricostruzione.
Il territorio colpito dal fuoco, gentili colleghi, e bruciato sotto gli occhi dell'intera Nazione è un territorio complesso, dove insistono diverse istituzioni: Comuni, Provincia, Regione, Comunità montana e Parco del Gargano. E appaiono molto strumentali le parole del presidente del Parco del Gargano che, fuori dal coro, scarica sugli altri le responsabilità della manutenzione del Parco.
Deve essere altresì impegno del Governo evitare ciò che è accaduto in altre sciagurate circostanze, dove all'emergenza e alla ricostruzione si è risposto con la deriva delle responsabilità. La gestione e il coordinamento degli interventi di ricostruzione deve essere assicurato dalle istituzioni provinciali che, avendo una visione autentica e d'insieme delle esigenze e delle priorità, possa garantire efficaci azioni di sostegno alle popolazioni colpite. Ritengo, colleghi tutti, che su questo non ci possano non essere ampie convergenze. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Governo.
Ringrazio nuovamente il sottosegretario Rosato per la sollecitudine con cui ha accolto l'invito del Senato.
Discussione del documento:
(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011 (ore 17,29)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento LVII, n. 2.
Le relazioni sono state già stampate e distribuite.
BALDASSARRI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (AN). Signor Presidente, a quest'ora non risulta che il Governo abbia presentato nell'ambito del DPEF - ed è un obbligo di legge - la tabella programmatica relativa alle entrate e alle spese delle pubbliche amministrazioni, cioè il dato fondamentale di riferimento dell'intera architettura di politica economica. Senza tali tabelle, francamente, non capisco in che modo si possa svolgere il dibattito, né di cosa discutiamo.
Concludendo subito il mio intervento, preciso che nel DPEF è stata presentata una tabella di saldi programmatici con gli obiettivi che il Governo pone in termini di deficit pubblico o avanzo primario, ma si tratta di saldi! È evidente che se si scrive che l'obiettivo per il 2008 è un deficit del 2,2 per cento, bisogna sapere se quell'obiettivo è perseguito - come proposta del Governo - aumentando la spesa e aumentando le entrate o riducendo la spesa e riducendo le entrate.
Se non c'è questo dato, ritengo che la discussione generale sul DPEF sia assolutamente priva di senso. Lo avevo già detto in Commissione e ci era stato assicurato che in corso d'opera il Governo avrebbe provveduto, ma alle ore 17,30 di oggi questo dato non esiste, non è stato ancora presentato in Aula.
Per di più, oltre a questo, in queste poche settimane, i numeri contenuti nel DPEF sono cambiati per due fatti importanti: il primo è quello che, pur vagamente, è stato chiamato accordo sulle pensioni. Non discuto se ciò implichi una maggiore spesa pensionistica di 1,8 o 2 miliardi, ma i numeri non ci sono perché nel DPEF presentato al Parlamento è scritto con chiarezza che quei dati numerici scontano la presenza del cosiddetto scalone Maroni; quei numeri danno quindi un profilo di spesa pensionistica che sconta lo scalone Maroni.
PRESIDENTE. Senatore, per favore, non svolga un intervento di merito.
BALDASSARRI (AN). È una motivazione per dire che, oltre alla mancanza delle tabelle di entrata e di spesa della pubblica amministrazione, senza le quali l'obiettivo dei saldi è ingiudicabile, c'è, come novità rispetto al momento in cui è stato presentato il documento, un elemento in più palesemente scritto nel DPEF.
I numeri contengono lo scalone Maroni e mi pare di capire che lo scalone Maroni sia stato modificato con un accordo recente. Il Governo ci dica...
PRESIDENTE. Grazie, senatore: abbiamo capito bene. Adesso cercheremo di verificare quanto emerso, anche nel rapporto con il Governo. C'è un dibattito generale che sta per iniziare e qualche elemento in più lo potremo ottenere anche nel corso della discussione.
Il relatore, senatore Ripamonti, ha chiesto di parlare per integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI, relatore. Signor Presidente, mi rifaccio alla relazione scritta e farò alcune brevi integrazioni, riprendendo anche la discussione che si è svolta in Commissione, e tentando di offrire pure alcuni spunti di riflessione attorno alla risoluzione che poi alla fine approverà questo Documento di programmazione economico‑finanziaria.
Penso che sia mio dovere fornire una valutazione circa la cosiddetta manovra lorda. Come avete visto dal documento, è una manovra che potrebbe ammontare a 21 miliardi di euro: in ogni caso, ribadisco subito che il Parlamento siamo noi e decideremo l'ammontare, cosa fare e cosa non fare, e soprattutto quali risorse recuperare.
Credo che sia opportuno operare sulla qualificazione e sulla riduzione della spesa primaria, operare attraverso la spending review, che può portare a risparmi significativi, e superare il concetto della spesa storica. Sotto questo versante ritengo, signor Presidente, che il Documento di programmazione economico-finanziaria di quest'anno abbia una caratteristica rilevante, nel senso che è molto trasparente, sicuramente molto più trasparente dei precedenti Documenti, perché nel Documento in esame vengono indicate precisamente le spese che non sono previste dalla legislazione vigente.
È il Parlamento, come dicevo prima, che deciderà e aumenta, in questo caso, la sua capacità, il suo dovere, il suo diritto di intervenire su tali questioni. Vi sono spese relative ad impegni sottoscritti (per esempio, l'accordo contrattuale già sottoscritto per la pubblica amministrazione), vi sono spese derivanti dalle prassi consolidate (per esempio i contratti di servizio delle Ferrovie dello Stato, delle Poste) ed ipotesi, per così dire, relative a nuove iniziative. Per esempio, sappiamo che all'interno della maggioranza e del Governo da tempo si discute della necessità di intervenire riducendo l'ICI sulla casa ed anche da questo punto di vista è opportuno che si indichino in modo preciso le iniziative che devono essere finanziate.
Credo che questa sia una novità assoluta: si finanziano le spese attraverso la qualificazione della spesa stessa, partendo dalla spesa primaria. Anche perché l'obiettivo, ribadito più volte, è di fermare l'aumento della pressione fiscale, anzi gradualmente di diminuirla. Quindi "no" a finanziamenti di spese attraverso l'aumento della pressione fiscale. Questo è un tema che è stato oggetto anche di discussione nella Commissione bilancio. Ribadisco che è impegno sia del Documento di programmazione economico‑finanziaria che della maggioranza di operare perché la pressione fiscale venga gradualmente diminuita nei prossimi anni.
È una scelta, ritengo, indirizzata alla sostenibilità finanziaria e alla sostenibilità ambientale. Per le nuove iniziative ritengo un ruolo importante, rilevante debba assumere il Protocollo di Kyoto: lì c'è la riforma energetica, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il risparmio, l'efficienza, un sistema più democratico perché basato sul consenso e sulle esigenze del territorio per l'individuazione dei siti e per la realizzazione delle opere. Poi l'uso della fiscalità per incentivare comportamenti virtuosi sul piano energetico e per penalizzare le fonti inquinanti.
L'ambiente non è più solo un vincolo, l'ambiente diventa una grande opportunità per costruire un progetto di sviluppo, per costruire un'idea di sostenibilità che renda il nostro Paese più competitivo, in grado di vincere le sfide della competizione globale.
C'è poi la manovra sull'ICI. Mi auguro che nella risoluzione della maggioranza vi sia una indicazione in tal senso per venire incontro ai proprietari di casa in modo equo e sostenibile. Sappiamo che circa l'80 per cento dei cittadini italiani sono proprietari di casa, ovviamente non è qui il caso di entrare nel dettaglio, cioè sui criteri per realizzare questa manovra (per esempio, un tetto di reddito o la superficie dell'abitazione), ma è chiaro che questa operazione deve essere fatta, con riferimento anche all'esigenza di modificare la fiscalità per gli affittuari e per gli inquilini.
Tra le audizioni che abbiamo svolto, in particolare l'ISTAT ha confermato che, se si vuole intraprendere una politica efficace nei confronti dei ceti più poveri, bisogna intervenire a favore di chi deve pagare l'affitto. Questo credo debba essere un impegno che tutti dobbiamo assumerci.
C'è inoltre la questione della tassazione dei redditi da capitale e dell'armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie. Noi siamo perché non aumenti la pressione fiscale. Allora, il maggior gettito derivante da queste operazioni deve essere destinato nella stessa operazione a sostegno dei redditi più bassi, ad esempio per le famiglie che abbiano in casa anziani incapienti o non autosufficienti.
Noi, signor Presidente, rispettiamo i parametri di Maastricht (il nostro Paese è rientrato entro i parametri di Maastricht); rispettiamo il piano di rientro che è stato adottato nella precedente legislatura; siamo nel 2007 al 2,5 per cento di deficit in rapporto al prodotto interno lordo (la Relazione programmatica prevedeva il 2,8, quindi siamo ampiamente sotto), compreso il costo del decreto extragettito che esamineremo la prossima settimana. Nel 2008 arriveremo al 2,2, senza manovra correttiva, perché il tendenziale è uguale al programmatico. Nel 2008 riteniamo si debba chiudere la procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese - ripeto - adottata nella precedente legislatura.
L'assenza di una manovra correttiva è un'altra novità di rilievo del Documento di programmazione economico-finanziaria: è come se ci fosse una redistribuzione indiretta, dal momento appunto che non c'è l'esigenza di operare con una manovra correttiva. Si crea una situazione per la quale c'è più libertà da parte di tutti gli organi che attengono alla definizione di tali questioni e anche del Parlamento, c'è più libertà nella scelta delle politiche economiche, viene meno l'assillo del reperimento delle risorse per la manovra correttiva, perché c'è la stabilizzazione della finanza pubblica.
In questo senso credo che il Parlamento abbia più responsabilità, questo è un dato certamente positivo, forse più gravoso rispetto al passato perché bisogna decidere a chi dare.
Mi auguro, signor Presidente, che la risoluzione della maggioranza sia molto netta su tali questioni, impegnando il Governo ad operare di conseguenza. È una responsabilità che ora ha il Parlamento, sarebbe sbagliato sottrarsi, lo possiamo e lo dobbiamo fare se manteniamo fermi i vincoli di non aumentare le tasse e di qualificare, migliorare e rendere più produttiva la spesa primaria.
C'è nel Documento di programmazione economico-finanziaria un'altra ipotesi, quella di crescere più del 2 per cento per arrivare al 3 per cento.
È stato anche posto il problema del perché rinviare agli ultimi anni, fino al 2011, il risanamento finanziario. Dal momento che secondo la Commissione europea nei periodi di crescita economica occorre spingere di più sul risanamento, come mai in Italia avviene il contrario? Come mai si rinvia la conclusione della manovra di aggiustamento agli ultimi anni operando in questo frangente una manovra redistributiva?
Sul piano politico e sociale le motivazioni sono evidenti. Il nostro Paese aveva necessità di una manovra di redistribuzione. Tuttavia, sul piano tecnico ritengo che quanto fatto sia ineccepibile perché i soldi maggiormente incassati, derivanti dalla crescita economica, sono tutti finalizzati alla riduzione del deficit e le maggiori entrate derivanti invece dalla lotta all'evasione fiscale possono esser indirizzate ad una manovra redistributiva, cosa che ha fatto il nostro Governo.
Da questo punto di vista, non ci sono problemi di carattere tecnico. Si può discutere sul piano politico se ci si sia mossi bene o no. Personalmente ritengo che si sia operato correttamente, però sul piano tecnico quello che abbiamo fatto è ineccepibile. Se si realizzasse lo scenario di una crescita superiore del 2 per cento, secondo quanto previsto dal Documento di programmazione economico-finanziaria - e dunque uno scenario di crescita più sostenuta, possibile se si attueranno le riforme necessarie e se si aumenterà la produttività totale dei fattori - credo che potrebbe non essere necessario predisporre manovre annuali per arrivare, nel 2011, al pareggio di bilancio. Credo sia questa la sfida vera contenuta nel Documento di programmazione economico-finanziaria al nostro esame. È la missione di questo Documento.
In ogni caso, bisogna trasformare la ripresa congiunturale in atto in crescita duratura e sostenibile. Le cose da fare sono semplici e complicate al tempo stesso, del resto giànote: avere i conti a posto, liberalizzare i mercati per creare effetti positivi sui prezzi e rendere il Paese e i mercati più competitivi, creare una sana concorrenza, ridurre il carico fiscale. Da questo ultimo punto di vista, si dice che in Italia il carico fiscale sia troppo alto, ma è altrettanto alto il debito. Ogni anno 70 miliardi di euro circa di spesa sono per interessi per non parlare poi di un'evasione troppo alta. Se tutti pagassero il dovuto si avrebbe una pressione fiscale inferiore di dieci punti.
Si pensi poi alla sostenibilità ambientale che andrebbe indirizzata sui settori che possono garantire al Paese una maggiore competitività, all'innovazione e alla ricerca, ad una maggiore attenzione alle fonti di energia e ai problemi climatici. Queste ultime due sono, in particolare, le sfide strategiche più importanti per il Paese.
Non va poi sottaciuta un'attenzione maggiore alla qualità della spesa. Non solo più welfare, ma anche più efficienza ed efficacia nella spesa. Ritengo che sia positivo l'accordo tra il Governo e le organizzazioni sindacali per la produttività nella pubblica amministrazione. Credo che sia uno degli elementi decisivi. Vanno poi richiamati i costi della burocrazia, un fardello molto pesante, una tassa che grava in particolare sulle piccole e medie imprese. Si calcola che rappresentino un costo pari all'1 per cento circa del prodotto interno lordo.
All'interno del mercato del lavoro c'è troppa discontinuità, troppa flessibilità, troppa precarietà e nel contempo un'insufficiente formazione e una perdita di professionalità. Spesso i lavoratori a cinquant'anni vengono messi nelle condizioni di lasciare il mercato del lavoro.
Credo che la risoluzione della maggioranza - ho concluso il mio intervento, signor Presidente - dovrà percorrere questo sentiero, che è decisivo per il futuro del nostro Paese. Il Parlamento ha più responsabilità; è un impegno più gravoso ed un lavoro più intenso per noi; per il nostro futuro dobbiamo impegnare il Governo, che ora dovrà fare la sua parte. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo e del senatore Angius).
PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Vegas, ha chiesto di parlare per integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà.
VEGAS, relatore di minoranza. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il Documento di programmazione economico-finanziaria è stato definito, non dall'opposizione, ma da commentatori che fanno parte culturalmente della maggioranza (basti pensare a «La Voce.info»), un documento di fine legislatura, sostanzialmente elettorale. Infatti, il Documento, anziché affrontare i problemi del Paese, sostanzialmente si limita ad alzare le mani, ad arrendersi alla situazione attuale, ad arrendersi ad un Governo e ad una maggioranza composti da tanti partiti e da tanti diversi interessi che hanno creato una cosa non dissimile da un poligono delle forze: ognuno tira dalla sua parte ed il risultato è che l'economia italiana sta esattamente ferma, non si muove. È una sorta di gioco a somma zero, ma lo zero non fa prodotto interno lordo.
Sostanzialmente questa è la filosofia che ha ispirato il Documento di programmazione economico-finanziaria in esame. Infatti, malgrado le osservazioni di autorevoli commentatori esterni (come il Fondo monetario internazionale, l'Unione Europea) ed interni (come la Banca d'Italia e la Corte dei conti), il Documento rinuncia a realizzare quello che poteva fare, in un periodo nel quale si afferma che l'economiava bene. Al riguardo, credo che qualche ringraziamento vada rivolto a chi ha posto le condizioni affinché questa economia andasse bene e mi riferisco al precedente Governo. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Eufemi).
Ebbene, in un periodo in cui l'economia va bene, sarebbe stato opportuno adottare quegli interventi coraggiosi che la situazione economica consente; invece, signor Presidente, il Documento in esame rinuncia completamente ad effettuare qualsiasi tipo di intervento perché deve in qualche modo lubrificare la pace sociale o meglio politica all'interno delle forze della maggioranza, deve concedere qualcosa ed avviare una politica di spesa facile che normalmente contraddistingue i periodi pre-elettorali.
Si fanno ragionamenti molto sottili sostenendo che in fondo rientriamo nei parametri europei e che, quindi, ciò giustifica la scelta di non adottare per quest'anno azioni di miglioramento della finanza pubblica; si dimentica, però, il fatto che, ammesso che effettivamente siamo nei parametri europei e che quest'anno conseguiremo l'obiettivo del 2,8 per cento, abbiamo un debito pubblico talmente rilevante - come ha evidenziato poc'anzi il relatore - da postulare la necessità di fare interventi più seri.
Noi ci eravamo impegnati con Bruxelles a fare una progressiva riduzione del rapporto deficit-prodotto interno lordo di un ulteriore 0,5 per cento all'anno, ma nulla si fa e si rinvia tutto al futuro. Si afferma che verrà fatto nel 2009 e che l'obiettivo sarà conseguito nel 2011, cioè l'anno che idealmente, stando allo stato attuale, dovrebbe essere quello finale della legislatura. Sostanzialmente, si rinvia tutto al futuro e in qualche modo si lasciano i pozzi avvelenati: si tratta di una tecnica comprensibile dal punto di vista politico, ma certamente non comprensibile dal punto di vista economico.
Quindi, anziché prevedere interventi seri quest'anno e l'anno prossimo, si rinuncia e si rinvia, con l'ovvio risultato che nel 2009 bisognerà fare un intervento di almeno dieci miliardi di euro; nel frattempo, però, si dà corso alla spesa. Signor Presidente, si cita l'esempio francese, ma quello che ha proposto la Francia (che è in condizioni relativamente simili alle nostre) è completamente diverso. Infatti, il presidente Sarkozy ha proposto di dilazionare un po' il risanamento, prevedendo nel frattempo interventi di riduzione della tassazione e di incremento dello sviluppo del Paese, cosa che consentirà di ottenere risultati migliori sul prodotto interno lordo e quindi risultati migliori anche nel risanamento.
Allora, signor Presidente, se il Governo avesse proposto di dilazionare un po' il risanamento, facendo però contemporaneamente ripartire il Paese con un potente intervento di detassazione, sarebbe stato comprensibile; non è, però, comprensibile che si dilazioni il risanamento per allargare i cordoni della borsa. Francamente ciò significa peggiorare la situazione del Paese negli anni futuri. Che si vogliano allargare i cordoni della borsa è scritto per tabulas nel Documento di programmazione economico-finanziaria, nel quale infatti c'è un elenco della spesa di circa 20 miliardi, che in qualche modo andranno coperti.
Allora, il Governo ha tolto dal tendenziale i 20 miliardi per giustificare la propria inazione rispetto alla necessità del risanamento; tuttavia intende fare questa spesa e, quindi, tutto l'intervento della legge finanziaria per il 2008 sarà - come si suol dire - di manovra lorda ed andrà sostanzialmente ad aumentare la spesa senza fare nulla per il resto.
Sull'aumento della spesa vi è una leggenda metropolitana. Il Governo sostiene che lo realizzerà mediante la riduzione di altre spese. Benissimo. A parte il fatto che tutti si sono scontrati con la difficoltà veramente notevole di ridurre la spesa pubblica (è possibile, ma 20 miliardi di riduzione non sono bruscolini, quindi è molto difficile), se non altro, però, l'esperienza dovrebbe dimostrare che è difficilmente attuabile.
Il Governo attuale si vanta di aver prodotto nella finanziaria per il 2007 un comma, il 509, nel quale erano previsti oltre 4 miliardi di tagli alla spesa dei Ministeri. Il risultato è che il decreto sul cosiddetto tesoretto deve rimpinguare questo fondo per circa la metà. Vuol dire, quindi, che la politica dei tagli alla spesa attuata in questo modo non funziona, come non funziona certamente quella affidata alla cosiddetta spending review, la revisione complessiva della spesa pubblica, trascurando il piccolo particolare che non è con una revisione o un'operazione di abbellimento, di riconsiderazione che si riduce la spesa pubblica, ma la spesa pubblica si riduce intervenendo sulla legislazione sostanziale di spesa, su singole leggi e cancellando prestazioni ed interventi, uno per uno, non semplicemente facendo riferimento alle compatibilità dei singoli Ministeri. Tra l'altro, sappiamo tutti che ogni Ministero è geloso della propria spesa e non intende diminuirla. Inoltre, se il buongiorno si vede dal mattino, diminuire la spesa nel momento in cui il Ministro dell'istruzione assume 60.000 nuovi precari forse dimostra una certa incoerenza generale dell'approccio governativo.
La linea della diminuzione della spesa sarà molto difficile da perseguire. Se si vogliono rendere effettive le spese preannunciate nel DPEF, non resterà altra alternativa che aumentare ulteriormente la pressione fiscale. A parte il fatto che la pressione fiscale è già aumentata di due punti nell'ultimo anno e mezzo e fa dell'Italia uno dei Paesi in cui le tasse sono più elevate rispetto al resto dei nostri concorrenti, questo significherà aumentarla ulteriormente e quindi pregiudicare ancora le possibilità di sviluppo.
Nel DPEF si dichiara che la pressione fiscale andrà gradualmente calando. A parte che la previsione di un calo di 0,2 punti nel corso del quinquennio è sostanzialmente risibile, dobbiamo porci il problema se, rinunciando ad intervenire sulla questione del fisco, non si creino difficoltà all'obiettivo principale, lo sviluppo del Paese.
Il Paese negli ultimi anni ha subìto aggravi notevoli, che derivano da interventi, a mio sommesso avviso, alquanto punitivi: interventi retroattivi, che considerano redditi quelli che una volta erano costi di produzione per le imprese, interventi che concernono le famiglie e che colpiscono i ceti medi. Infatti, modificare la curva dell'aliquota IRPEF, iniziando a "mordere" intorno ai 30.000 euro netti, non significa colpire i ricchi; significa colpire non dico i poveri, ma chi è appena in grado di sopravvivere. Se in qualche modo non diamo nuovamente fiato ai consumi e agli investimenti, credo che tutti i ragionamenti svolti non porteranno da nessuna parte.
In particolare, i soliti slogan che contraddistinguono questo Documento, come tutti gli interventi di parte governativa, come la lotta all'evasione, la redistribuzione e lo sviluppo sostenibile, sono forse astrattamente condivisibili da un punto di vista lessicale, ma in concreto mostrano una realtà assolutamente inadeguata. Quando si parla di lotta all'evasione, per carità, tutti sono d'accordo che ognuno debba pagare ciò che gli compete, ma se la lotta all'evasione è condotta facendo pagare prima di diminuire la tassazione, ciò significa spremere molto di più e mandare molte imprese e molti contribuenti fuori mercato.
Il recupero della lotta all'evasione, invece, ha senso - ed è stato fatto nel passato - abbassando le aliquote nominali, in modo da rendere anche meno conveniente e moralmente più discutibile il comportamento evasivo da parte dei contribuenti. Bisogna, quindi, abbassare la tassazione e perseguire chi evade.
Anche la favola della redistribuzione non funziona. Non è redistribuendo un reddito con il meccanismo dell'invidia sociale, signor Presidente, che si crea ricchezza.
La redistribuzione può avere senso se c'è sviluppo; se non c'è sviluppo, c'è poco da redistribuire, c'è una lotta tra poveri che non porta ad un miglioramento complessivo del tenore di vita dei cittadini.
Quanto allo sviluppo sostenibile, facciamo attenzione. Sicuramente dobbiamo adottare comportamenti compatibili con l'ambiente, però bisogna anche rendersi conto che adottare acriticamente alcuni parametri (mi riferisco principalmente al Protocollo di Kyoto) che penalizzano le nostre imprese proporzionalmente in modo maggiore rispetto a quelle dei Paesi nostri concorrenti determina costi che difficilmente possono essere sopportati dal nostro sistema di imprese. Quindi, facciamo attenzione agli slogan e valutiamo concretamente quello che sta attivandosi in questo Paese.
Per completare il ragionamento sugli obiettivi di finanza pubblica, non si può non sottacere come questo Governo non indichi nessuna iniziativa per quanto concerne la riduzione dello stock del debito. Non c'è un'iniziativa relativamente al tema delle privatizzazioni; sui servizi pubblici locali si affida tutto ad un disegno di legge che torna sostanzialmente al passato; su interventi di diminuzione dello stock del debito, con qualche swap o strumenti di questo genere per ridurre il costo degli interessi (tanto più che siamo in una fase di crescita dei tassi), nulla si accenna. Questo rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per il futuro.
Debbo inoltre spendere una parola, Presidente, sul recente accordo sulle pensioni. Da un punto di vista politico, si è voluto segnare un punto rimuovendo lo scalone; da un punto di vista sostanziale, però, si introducono gli scalini, quindi la realtà invero non cambia.
La rimozione dello scalone, oltre a rinviare all'infinito l'aggiustamento del sistema pensionistico, è ottenuta con costi notevoli (quantificati in 10 miliardi, ma vedremo se saranno di più), sulle spalle di una redistribuzione della spesa pensionistica all'interno del settore, per esempio aumentando i contributi dei lavoratori parasubordinati. Ciò, in soldoni, vuol dire che consentiamo un miglior trattamento agli anziani penalizzando i giovani, il che da un punto di vista sociale generale mi sembra moralmente non condivisibile. Non era questo lo strumento da utilizzare, non si doveva contrapporre giovani e vecchi, danneggiando ancora una volta i primi a vantaggio dei secondi.
Il Documento scivola su alcuni temi fondamentali. Mi riferisco, per esempio, alle grandi infrastrutture. Tutti riconoscono che, senza infrastrutturazione, il Paese perde competitività, ma alcune infrastrutture sono viste come una sorta di accordo politico. Il Governo ha ribadito la volontà di completare l'Alta velocità tra Torino e Lione, che però costerà un miliardo in più, semplicemente per - come dire - lubrificare il consenso. Mi domando se tutti i contribuenti trovino grande beneficio da questo tipo di accordo.
La stessa considerazione riguarda il federalismo fiscale. Siamo tutti d'accordo sulla necessità di passare ad un meccanismo di federalismo fiscale, però questo avrebbe senso nell'ambito dell'invarianza complessiva del gettito, perché in fondo è sempre il contribuente che paga per lo Stato, per la Regione, per la Provincia e per il Comune. Conferire a Regioni, Province e Comuni nuovi poteri di imposizione, e soprattutto la ricerca di nuove basi impositive, significa incentivare la crescita della tassazione e quindi gravare ulteriormente sugli stessi contribuenti (già colpiti da una serie di misure, non ultime quelle della scorsa finanziaria) e pregiudicare ancor di più le possibilità di sviluppo del Paese.
In conclusione, signor Presidente, questo Documento di programmazione è privo di qualunque volontà di contrastare una realtà che si vede come crepuscolare e di declino. In sostanza, il Governo china la testa davanti ad una situazione di difficoltà (che nessuno si nasconde), anziché affrontarla. Eppure siamo poco più che all'inizio della legislatura, quindi potrebbe intervenire con strumenti anche consistenti.
Per fortuna, si è chiusa la fase difficile della scorsa legislatura, che aveva visto guerre, crisi internazionali, stagnazione dell'economia mondiale, quindi un periodo molto difficile. Si apre una fase in cui si potrebbe fare qualcosa. C'è un certo tasso di sviluppo, si potrebbe cogliere l'occasione, basta volerlo. Qualcuno nell'Oltralpe dice: «insieme si può fare». Qui invece non si vuole fare niente, ci si arrende, si cerca una sorta di pace politica all'interno della variegata composizione della maggioranza, ci si arrende al declino, si accetta l'ineluttabile e si rinuncia a fare qualunque cosa.
Per concludere, come ha detto il relatore di maggioranza, credo che si potrebbe anche arrivare ad una crescita del 3 per cento del PIL, che sarebbe un obiettivo assolutamente raggiungibile, non futuribile, a condizione però di cambiare la mentalità di chi governa attualmente l'economia, di superare quei condizionamenti politici che portano a preferire una politica di redistribuzione e di pace politica, piuttosto che una politica aggressiva e di sviluppo.
In sostanza, l'obiettivo di crescita del 3 per cento del PIL si potrà raggiungere, Presidente, solo se cambierà l'attuale maggioranza. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e del senatore Santini. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Barbato. Ne ha facoltà.
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi, il Senato è chiamato oggi ad affrontare il primo appuntamento della manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011. Si pronuncerà, infatti, sul Documento di programmazione economico-finanziaria, utile base di confronto e discussione per il Parlamento sulle linee di politica economica e finanziaria del Governo. Un documento caratterizzato, come lo scorso anno, dall'efficace impostazione «sviluppo-equità-risanamento» e che prevede come presupposto la strategia dello «spendere meglio».
Una strategia assolutamente condivisibile e che permetterà di recuperare risorse preziose all'interno del bilancio, a favore della qualità e dell'efficienza della spesa. Una strategia sulla quale il Parlamento ha già iniziato a lavorare, basti pensare alle recenti determinazioni sulla riduzione dei cosiddetti costi della politica. Come più volte ha sottolineato il ministro Padoa-Schioppa, non si è abbandonata la via del risanamento, infatti sono stati pienamente onorati e continueranno ad essere rispettati gli impegni sottoscritti in sede europea nel 2005.
Questo però non significa che i problemi economico-finanziari del Paese siano finiti. Non a caso il Ministro, in un recente convegno, ha descritto l'Italia come «un'azienda fortemente indebitata e sottocapitalizzata», che paga anche i costi di una diffusa evasione fiscale che sottrae alle casse dello Stato circa 100 milioni di euro all'anno, influendo negativamente sulla redistribuzione del carico fiscale e alimentando gravissime distorsioni del mercato.
Oggi, tuttavia, possiamo chiaramente affermare che l'emergenza dei conti è cessata. Ed è per questo che il Governo, rispondendo responsabilmente alle esigenze avvertite e chiaramente manifestate dai cittadini sfiduciati, ha inteso inserire nel DPEF previsioni di spese non tutte scritte nelle leggi, ma rispondenti, ad esempio, ad accordi siglati con diverse categorie sociali.
Presidenza del vice presidente ANGIUS (ore 18,05)
(Segue BARBATO). Appare però opportuno, anzi fondamentale, a questo punto che i cittadini percepiscano concretamente i risultati che la politica economica di questo Governo ha raggiunto in poco più di un anno di lavoro; che si rappresenti la realtà economica italiana basandosi su dati e cifre certe, e non su interpretazioni facilmente strumentalizzabili; che si ricominci a dialogare con il Paese, recuperando la frattura che c'è stata con l'opinione pubblica.
In questo senso, l'Udeur si è fatto più e più volte sostenitore con l'Esecutivo di alcune proposte che rappresentano le istanze delle famiglie italiane: le istanze delle famiglie che stentano ad arrivare alla fine del mese, secondo un dato allarmante che ha visto innalzarsi la soglia di indigenza; le istanze dei giovani che vorrebbero formare una propria famiglia, ma non riescono a causa della precarietà del lavoro e della difficoltà di trovare una casa.
Recependo queste nostre proposte, il DPEF, nella parte relativa alle politiche per l'equità sociale, dedica un capitolo al piano nazionale per la famiglia che comprende proprio: il sostegno dei redditi dei nuclei meno abbienti; l'agevolazione all'accesso dei servizi per le famiglie più numerose, anche attraverso la revisione dell'ISEE (Indicatore di Situazione Economica Equivalente); la conciliazione delle responsabilità familiari con il lavoro, tramite nuovi asili nido; un istituto per il sostegno del reddito alle famiglie con figli minori. Viene inoltre confermato l'impegno, a partire dal 2008, di ridurre l'ICI sulla prima casa - che auspichiamo possa trasformarsi presto in abbattimento totale - e di agevolare i giovani per l'acquisto o l'affitto dell'abitazione.
Questi naturalmente sono solo alcuni dei contenuti del Documento di programmazione economico-finanziaria; alcuni degli impegni del Governo che la maggioranza parlamentare, approvando il suddetto documento, ribadisce nella risoluzione sulla quale preannunzio fin d'ora il voto favorevole del Gruppo Misto-Popolari-Udeur.
Vorrei concludere il mio intervento, auspicando che la legge finanziaria per il prossimo anno traduca efficacemente le linee di intervento indicate nel Documento di programmazione economico-finanziaria al fine di gettare le basi per un'ulteriore crescita del Paese. (Applausi dei senatori Manzione e De Petris).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Eufemi. Ne ha facoltà.
*EUFEMI (UDC). Signor Presidente, onorevole sottosegretario Sartor, questo Documento di programmazione economico-finanziaria sottende ad una impostazione strategica quasi da "fine legislatura", in quanto appare di breve respiro, direi rinunciatario. Non a caso è stato oggetto di dure reprimende da parte di organismi internazionali e giudizi negativi da parte di istituzioni pubbliche come l'ISAE, la Banca d'Italia e la Corte dei conti.
La presunta crisi dei conti del 2006 è servita solo a realizzare una manovra 2007 sbagliata, nei tempi e nei modi, per costruire quel fondo utile per il cosiddetto risarcimento sociale che avete propugnato.
C'è una contraddizione evidente tra i richiami del ministro Padoa-Schioppa alla crisi della finanza pubblica, paragonata a quella del '92-'93, e le scelte che vengono operate oggi.
C'è un parallelo evidente, invece, con l'errore storico compiuto nella fase '83-'87, allorquando il ciclo economico favorevole, condizionato dall'eccessivamente oneroso cambio lira-marco, determinò una crescita esponenziale del debito pubblico e non fu utilizzato a pieno per riforme strutturali, a parte la grande scelta sulla scala mobile e sulle indicizzazioni che hanno avuto benefici effetti sulla tenuta del sistema. Per le differenze profonde e la conseguente difesa degli egoismi della coalizione, oggi voi state compiendo lo stesso errore di allora.
Viene pesantemente vulnerato il percorso di correzione dei conti pubblici, come ha rilevato anche il presidente Dini da cui ci aspettiamo una iniziativa coerente nella risoluzione, attraverso questo inutile DPEF, e conseguentemente delle riforme strutturali poiché rivede l'obiettivo di indebitamento netto per il 2007, fissandolo al 2,5 per cento del PIL; ammesso e non concesso che sia realistico anche al netto delle operazioni di roll-over, ormai una costante delle decisioni di bilancio.
Contemporaneamente, il decreto-legge n. 81/2007 "affiancato" al DPEF, con una manovra di carattere espansivo, comporta un chiaro peggioramento del tendenziale e del deficit di 0,4 del PIL, azzerando i pochi risparmi prodotti dalla finanziaria 2007.
Non vi rendete conto che l'Italia viaggia con un rimorchio attaccato e che occorre alleggerire il carico del debito pubblico, che impedisce una più forte velocità di crociera.
Nello scenario di ripresa economica in atto, l'Italia si colloca su valori di crescita tendenziali decisamente più limitati, a conferma della strada ancora lunga da percorrere sulla via delle riforme di liberalizzazione dei mercati e di incentivazione della concorrenza.
Il livello raggiunto dalla pressione fiscale è altissimo ormai prossimo al 43 per cento, per stabilizzarsi oltre il 42 per cento alla fine del quadriennio, determinando un livello insopportabile per la competitività delle imprese, per le famiglie e per i contribuenti. Evidentemente il Governo Prodi tiene moltissimo a questo ambizioso traguardo. E per i cittadini che pagano e continuano a pagare le tasse si arriva ad una pressione fiscale che supera il 52 per cento.
È completamente assente nel dibattito la questione della pressione fiscale. La maggiore pressione identificata come strutturale sarà in un certo senso ipotecata per coprire interventi di aumento strutturale della spesa, in particolare di quella corrente.
Avete vinto le elezioni con una serie infinita di promesse; ora continuate a ingannare gli italiani con promesse di minori tasse, di minore pressione fiscale, che non c'è, che non ci sarà, perché alimentate soltanto nuova spesa improduttiva.
Comunque, dove nei Paesi più sviluppati si è ridotta l'evasione, lo si è fatto riducendo le aliquote e la base imponibile per rendere più conveniente pagare le tasse. Siamo preoccupati per la riforma del catasto, perché colpirete pesantemente il bene casa. I contribuenti saranno nell'impossibilità di impugnare le tariffe d'estimo e di verificare la loro congruità davanti ad un giudice terzo, affidando la decisione sulle rendite catastali ai Comuni. È come mettere una volpe in un pollaio. Risultano assenti le quantificazioni per i prossimi rinnovi contrattuali.
Non avete alcuna intenzione di ridurre la spesa improduttiva e gli sperperi; non affrontate la competitività del sistema Italia. Risulta assente la questione previdenziale sia rispetto alla finestra di opportunità sia rispetto all'equilibrio previdenziale di lungo periodo (che tenga conto dell'andamento del tasso di natalità, delle aspettative di vita, del tasso di dipendenza degli anziani sopra i 65 anni, della crescita della spesa pubblica, del vincolo di bilancio) per i riflessi che hanno sulla finanza pubblica e sulla spesa sociale.
Non vengono fornite indicazioni, inoltre, né sulle eventuali risorse da destinare all'accordo sullo scalone, diventato scalino, né su quanto viene reperito nell'ambito del sistema previdenziale, né quanto recuperato nell'ambito delle cosiddette nuove iniziative. E l'accordo sugli scalini dimostra la fragilità dell'intesa, che non ha retto un giorno vista la pronuncia della CGIL, che non può che essere valutata negativamente e che comunque deve essere incorporata in questo DPEF, perché non c'è; non può essere demandato solo alla legge finanziaria, con un Parlamento espropriato con il ricorso ai voti di fiducia da parte di chi vuole imporre al Parlamento quell'accordo che si scarica sulla finanza pubblica, perché aumentano i costi e vi sono rischi sulla copertura.
Aumentate le aliquote contributive e sulla razionalizzazione degli enti previdenziali siete talmente incerti sul risultato che avete inserito la clausola di salvaguardia, prevedendo ulteriori inasprimenti. Questo accordo è più vicino a quello del 1975 che non a quello di San Valentino. Epifani oggi si sta defilando e Carniti ebbe certo più coraggio di quanto non ne abbia oggi Bonanni.
Si seguita ad espropriare i lavoratori di diritti derivanti da norme come è avvenuto per il TFR, che, è bene ribadire, è salario differito.
Mancano indicazioni sulle determinanti del maggiore gettito realizzato nel 2006, che costituisce la base revisionale per il 2007 e gli anni successivi, nonché i risultati dell'attività di contrasto all'evasione, atteso che la legge finanziaria 2007 limita esclusivamente a tale componente la possibilità di utilizzo del maggiore gettito (oggi Visco annuncia due nuovi miliardi di maggiori entrate, ma questi vanno incorporati nel DPEF se sono reali e non sono enunciazioni).
In ordine alle modalità applicative della nuova disciplina in materia di studi di settore rimane un'incertezza di fondo, un'ambiguità che va superata; appare necessario un chiarimento rispetto agli impegni assunti, con miglioramenti determinati dalla nostra azione relativamente all'onere della prova, alla natura sperimentale degli indici di normalità e agli automatismi.
Avete realizzato una politica fiscale vessatoria dovuta alla impostazione assunta dagli studi di settore, passati da strumento di mera selezione dei contribuenti da sottoporre a controlli a veri e propri metodi di determinazione presuntiva del reddito di tipo statalistico, peraltro senza tenere conto delle scritture contabili, in dispregio del principio costituzionale della capacità contributiva.
Va chiarito se tutto ciò sia poi suscettibile di influenzare il livello di gettito acquisibile rispetto a quello preventivato dal Governo. In tema di politica fiscale, sono richiesti interventi incisivi, volti a ridurre il carico fiscale dei lavoratori per i guadagni di produttività e per i premi aziendali. (in passato avete perfino tassato i premi elargiti dopo venticinque anni di attività, come gli orologi che venivano dati dalla aziende), elevando il reddito effettivamente disponibile delle categorie produttive.
Per le imprese, in particolare per le piccole e medie imprese, sono necessarie misure volte ad alleviare il carico tributario che grava su questi comparti, come è avvenuto in Germania e in Spagna e come è nel programma di Sarkozy.
Una seria politica di contrasto all'evasione fiscale è una ricerca degli evasori e non un sovraccarico sui contribuenti già noti e leali con il fisco.
Si rispetti lo Statuto del contribuente; si eviti l'introduzione di norme tributarie con effetto retroattivo, rafforzando l'autonomia del garante del contribuente e dotandolo di adeguate risorse umane e finanziarie.
Si proceda per una più forte semplificazione fiscale, riducendo gli adempimenti, evitando circolari chilometriche e soprattutto migliorando la efficienza della amministrazione finanziaria, in particolare nei collegamenti telematici con gli intermediari fiscali, come dimostrato dalle inefficienze nella recente scadenza fiscale del 9 luglio 2007.
Rispettare la autonomia e la responsabilità del Corpo della Guardia di finanza non deve essere una vuota enunciazione.
Occorre operare una radicale correzione degli indirizzi di politica economica, finalizzandola al rinnovamento del Paese, nel senso di un deciso rafforzamento della sua posizione competitiva e della liberalizzazione di settori e comparti sinora caratterizzati da protezioni e limiti all'accesso di nuovi operatori. È urgente adottare dispositivi di riordino della spesa pubblica in grado di operare il contenimento della componente corrente, mediante una efficace e costante azione di riduzione di quella improduttiva e degli sprechi, responsabilizzando i centri di spesa e completando il progetto SIOPE, onorevole Sottosegretario, superando le resistenze in atto.
Abbiamo ribadito la necessità di sostenere il federalismo fiscale con un percorso partecipato e graduale, basato su principi di autonomia, responsabilità e solidarietà fiscale degli enti territoriali, invertendo i criteri scelti dal Governo.
Bisogna affrontare il fenomeno della evasione fiscale in modo serio, concreto ed efficace, attraverso l'introduzione del principio del contrasto di interesse tra i vari soggetti di imposta, che non è «una balla colossale» come ha affermato il vice ministro Visco. Si richiede un forte impegno nell'area delle Dogane, nei punti critici, come a Napoli e a Genova, non dove non serve, per contrastare radicalmente la concorrenza sleale, la contraffazione, le importazioni clandestine, la tutela del made in Italy, sia industriale che agricolo, e nella sicurezza alimentare.
Presidente, sottolineo questa parte relativa alla difesa della centralità dell'agricoltura che ritengo debba essere richiamata nel mio intervento.
Se è una «balla colossale», allora tutte le iniziative volte a spiare situazioni economiche di cittadini e imprese sono una vera e propria violazione della nostra Costituzione e della normativa che ne è derivata. Siamo già in uno Stato di Polizia.
Occorre stabilizzare alcuni regimi fiscali in agricoltura (IRAP e imposte di registro e ipotecarie), nonché ad attuare misure fiscali già previste nella Finanziaria 2007.
Va recuperata la concertazione con i soggetti rappresentativi della categoria, con una precisa inversione di tendenza rispetto alla involuzione favorita da De Castro, per affermare la centralità dell'agricoltura italiana, del consumatore europeo, dei suoi interessi e della sue aspettative, attraverso la difesa del vero made in Italy e dei marchi, a cominciare da vino, e della qualità del prodotto agricolo italiano.
Va compiuto ogni sforzo utile nella elaborazione di strumenti di agevolazione fiscale per le famiglie.
La Conferenza di Firenze non deve rimanere un'inutile passerella: passare dalle parole ai fatti. In particolare, per quelle con molti componenti minori di età ed anziani, ivi compresa l'adozione graduale del «quoziente familiare» ai fini di imposizione del reddito, in aggiunta ad ogni incentivazione (deducibilità delle spese sostenute, detrazioni eccetera.) per la formazione della famiglia e per la formazione e il mantenimento dei figli, sia sul piano delle spese per l'istruzione che per la cura della salute fisica e psichica nel senso di una sana crescita dei fanciulli.
Onorevole Presidente, onorevoli senatori, questo Governo, per le contraddizioni della sua maggioranza, è incapace di operare per il bene del Paese che ha bisogno soprattutto di ridurre la spesa pubblica riqualificandola, di rilanciare lo sviluppo attraverso vere, autentiche liberalizzazioni dei mercati e di incentivazione della concorrenza e di riformare i servizi pubblici locali e non di procedere con una riforma che va verso il ritorno alle municipalizzate.
La coalizione è paralizzata sulle scelte di investimento per le infrastrutture essenziali (lo abbiamo visto nella relazione del senatore Ripamonti rispetto alle infrastrutture nel Mezzogiorno e sulle direttrici transeuropee) per assicurare condizioni di competitività per il sistema Paese.
Tutto ciò non trova spazio nell'agenda del Governo desumibile dalla proposta di DPEF. Di fronte a un quadro così confuso e contraddittorio che ci allontana dal percorso di rientro per i conti pubblici, anche con le ultime decisioni in materia pensionistica, si pongono a rischio le prospettive di crescita del Paese e l'azione di risanamento.
Di ciò portate gravi responsabilità, soprattutto perché vi allontanate . Per queste ragioni il giudizio del Gruppo UDC sul DPEF è fortemente negativo. (Applausi dal Gruppo UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Franco Paolo. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente farò un breve commento, nei dieci minuti che mi sono consentiti, soprattutto sulla parte fiscale del Documento di programmazione economico-finanziaria, perché è un aspetto che se è importante per quanto riguarda ovviamente le decisioni generali di politica economica, è altrettanto vero che in questo documento gode di un particolare trattamento di scarsa chiarezza e ancora più scarsa determinazione negli obiettivi della maggioranza di Governo.
Essendo quella fiscale una questione molto importante che, negli ultimi mesi, nel primo anno di Governo della maggioranza di centro-sinistra, ha creato gravi problemi e anche altrettanto forti rimostranze da parte di alcune importanti categorie sociali in particolar modo, penso che alcune considerazioni sotto questo profilo siano assolutamente indispensabili. Lo dico anche, mi permetto, in relazione a ciò che ha detto il relatore e a quanto ha dichiarato proprio poche ore fa il vice ministro Visco in audizione alla Camera dei deputati.
Sappiamo che il Documento di programmazione economico-finanziaria è una proposta che quest'anno viaggia a fianco del famoso decreto sul tesoretto, che è stato appena approvato con voto di fiducia alla Camera e che la prossima settimana arriverà all'esame dell'Aula del Senato. Lo ricordo perché è importantissimo, sotto il profilo della spesa e dell'entrata, considerare la politica che il decreto sul tesoretto (così lo definisco, per brevità e per comprenderci meglio) attua.
Non si può leggere il Documento di programmazione economico-finanziaria senza leggere il decreto sul tesoretto, e non perché lo dico io, ma perché è scritto esplicitamente all'interno del DPEF. In esso, allora, troviamo alcune conferme (ovviamente) della politica fiscale applicata dal vice ministro Visco, ma troviamo anche, analizzandolo, previsioni che sono assolutamente incompatibili con alcune altre dichiarazioni.
Se c'è nel DPEF un vago, vaghissimo, riferimento ad una futura, forse, eventuale riduzione del carico fiscale, ebbene, signor Presidente, così è scritto, così è stato citato, come auspicio, da parte del relatore, così ha detto, in maniera anche molto marcata, il vice ministro Visco, ma, nella realtà dei fatti, la prima applicazione contestuale e contemporanea va nella direzione assolutamente opposta.
Leggo i titoli delle agenzie: «Occorre ridurre le aliquote sulla imposizione dei redditi di impresa (Visco)»; «Visco, per ridurre aliquote cambiare politiche di spesa»; «fisco, Visco: studiamo intervento di dimensioni analoghe a quello tedesco»; «Visco: in prossima finanziaria iniziare a ridurre le tasse». Belle cose: ma perché non sono scritte così, in maniera chiara ed esplicita, nel DPEF, per essere poi traslate all'interno della prossima legge finanziaria? Perché invece, contemporaneamente, ci sì trova ad analizzare una politica fiscale e di spesa assolutamente contraddittoria?
Voi avete aumentato la pressione fiscale: con il DPEF enunciate dei princìpi di riduzione, ma con il decreto sul tesoretto prevedete un incremento della pressione fiscale. Nella relazione della Ragioneria generale relativa al decreto sul tesoretto (cito solo questo punto, perché è importante), è scritto che resterebbero fuori 1.500 milioni di spesa previsti dal decreto, rispettivamente, per il 2008 e per il 2009.
Tali oneri, così è riportato nella relazione, «troveranno copertura mediante utilizzazione di maggiori entrate tributarie nel 2008 e nel 2009». E allora, signori miei, la verità è che voi aumentate la spesa e il decreto sul tesoretto lo dice in maniera assolutamente inequivocabile, al di là di ogni dubbio. A fronte di questo incremento di spesa, provvederete anche, naturalmente, ad incrementare le entrate e la pressione fiscale. Anche questo, nonostante le dichiarazioni di principio del vice ministro ministro Visco e del relatore, è scritto nel Documento di programmazione economica e finanziaria, in cui a pagina 9 si legge: «tuttavia la riduzione potrà avvenire solamente se l'andamento della spesa pubblica si svilupperà in linea con le previsioni».
Dunque, che si fa, che si dice? Come si fa a dire che si ridurrà la pressione fiscale quando la si è incrementata, quando si sono create spese e aspettative di spesa tali da rendere assolutamente necessario l'incremento della pressione fiscale in futuro? È evidente, allora, al di là di quello che andate dicendo, che nella realtà dei fatti voi continuerete ad incrementare la spesa pubblica e la pressione fiscale: punto. È chiarissimo, quest'anno, appare chiarissimo anche, a parte le enunciazioni di principio, dal Documento di programmazione economico-finanziaria.
Non solo: in questo Documento è addirittura vergognoso quello che dite sulle pensioni e sulla previdenza. Sostanzialmente, nel DPEF si afferma che l'accordo con le forze sindacali sarà quello che andrà bene, e là, in quella sede, si deciderà cosa fare, vale a dire quello che poi è stato fatto in queste ultime ore.
Che documento di previsione è se non contiene neanche uno degli aspetti fondamentali, e mi riferisco alla quantificazione della dimensione della spesa pubblica? Sappiamo infatti che la sanità e la previdenza sono tra le componenti più importanti e consistenti della spesa pubblica.
Quindi, oltre a quanto ho riferito prima, per dirla in maniera tranchant, sorvolate tale questione con un balzo. Faccio sempre riferimento al DPEF, ritengo invece che tutte le chiacchiere che vengono fatte fuori meritino una discussione limitata, perché questo è quanto è scritto nel Documento di programmazione.
Per questi motivi l'Unione Europea e gli organismi internazionali sono fortemente critici nei confronti di questo Documento di programmazione economico-finanziaria. Ricordo che nella scorsa legislatura a volte si levava qualche monito di attenzione anche da parte dell'attuale ministro Padoa-Schioppa, principe della rigidità del controllo e della salubrità dei bilanci, che oggi smentisce sé stesso con la finanziaria scorsa e con un Documento di programmazione economico‑finanziaria che va nel senso diametralmente opposto a quello di ridurre il debito e il deficit.
Inoltre, abbiamo sentito il relatore affermare che si può arrivare anche al 3 per cento nel rapporto deficit-PIL. Avete fatto proprio questo perché con il tesoretto dal 2,2 al 2,5 per cento avete speso dei soldi aumentando il rapporto deficit-PIL. Per carità, si può arrivare anche al 3 per cento, ma non venite a dire che riducete la spesa pubblica e la pressione fiscale, perché ammettete implicitamente che la vostra strategia è diversa, come è dimostrato in maniera assolutamente chiara in questo Documento.
Concludo osservando che la Lega Nord non presenterà una risoluzione comune con la Casa delle Libertà. Non è infatti possibile, sulla base delle proposte ascoltate dagli amici Casa delle Libertà, introdurre nella risoluzione di opposizione (lo dico anche al relatore di minoranza, senatore Vegas) questioni che fanno totalmente riferimento, in base ad un principio territoriale, ad alcune indicazioni sulla spesa per investimenti nel Sud, quando oggi la parte produttiva fondamentale del Paese vive in una situazione sottoinfrastrutturale incredibilmente marcata: è sufficiente fare attenzione alle auto, alle ferrovie, ai trasporti e alle altre infrastrutture. (Applausi dal Gruppo LNP). Dunque, sotto questo profilo critichiamo anche quella risoluzione.
Durante l'illustrazione delle risoluzioni descriveremo la nostra proposta che sarà a favore della parte produttiva del Paese, cioè della Padania. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morgando. Ne ha facoltà.
MORGANDO (Ulivo). Signor Presidente, siamo giunti al Documento di programmazione economico-finanziaria del secondo anno di legislatura e questo, ad un anno di distanza, naturalmente ci mette nelle condizioni di fare una valutazione delle cose che sono capitate, dei risultati ottenuti e dei limiti che abbiamo incontrato. Vorrei quindi dedicare introduttivamente pochi minuti del mio intervento e riflettere su questo tema.
Un anno fa, abbiamo votato un DPEF molto importante; era il primo della legislatura, in qualche modo era un po' il programma della legislatura e, come certamente i colleghi ricordano, poneva al centro tre obiettivi, tra cui il risanamento dei conti pubblici ed il rilancio dello sviluppo dopo anni di declino.
Vorrei ricordare che molti sono qui anche a rivendicare i meriti di questi risultati. Credo quindi che dovremmo fare un ragionamento sereno sulle ragioni che hanno determinato l'attuale ripresa dell'economia, ma non c'è dubbio che se guardiamo agli anni della precedente legislatura, li vediamo caratterizzati da quei due anni di crescita zero: questo è incancellabile.
Il terzo obiettivo del Documento di programmazione economico-finanziaria dell'anno scorso era l'introduzione di elementi di equità in una società caratterizzata da nuove diseguaglianze e da aree di grave disagio sociale sempre più diffuse.
Se avete notato, da due anni a questa parte l'ISTAT dedica una parte del rapporto annuale sulla situazione economica del Paese al tema della povertà. Un tema in qualche modo inusuale rispetto a ciò a cui eravamo abituati. Significa che oggi ci sono gravi problemi in pieghe importanti della società italiana e naturalmente queste ci interrogano dal punto di vista della responsabilità politica e sociale, ma anche dal punta di vista della responsabilità economica, per gli effetti che si producono.
Questi erano gli obiettivi che ci eravamo dati l'anno scorso. Che cosa è successo di quegli obiettivi? Ad un anno di distanza, credo che possiamo guardare con una moderata soddisfazione alle cose fatte. Intanto, abbiamo sviluppato una iniziativa legislativa molto importante. La voglio richiamare qui perché, per così dire, sono elementi significativi: non soltanto la legge finanziaria, ma organici provvedimenti di tutela dei consumatori e di introduzione di misure di liberalizzazione in vari settori. Importanti disegni di legge di riforma: ricordo quella dei servizi pubblici locali, il riordinamento delle Autorità, il disegno di legge di modernizzazione della pubblica amministrazione; potrei ricordarne altri, per esempio tutti i disegni di legge delega in materia di completamento della riforma del sistema elettrico e di altri importanti sistemi nazionali dei servizi. Abbiamo quindi svolto un'azione anche dal punto di vista legislativo molto significativa.
Abbiamo svolto un'azione molto coerente nei campi dell'azione amministrativa. Ricordo la contrattazione per il pubblico impiego, che lega alla trattativa economica la riforma strutturale; ricordo le decisioni di questi giorni, che naturalmente non ho il tempo per discutere, ma gli accordi sulle pensioni e sulla riforma del welfare sono elementi importanti di completamento di una strategia che abbiamo delineato un anno fa.
Quindi, guardiamo con soddisfazione al lavoro fatto; crediamo anche di doverlo rivendicare e che, alla fine nel polverone, delle polemiche e nelle nebbie dei giudizi indistinti, queste cose alla fine prevarranno e diventeranno elementi importanti. Il lavoro fatto ha avuto dei risultati, si è tradotto nei risultati, sia sul versante della situazione dei conti pubblici, sia sul versante della situazione della nostra economia, della crescita e dello sviluppo dell'economia.
Ricordo due giudizi (li ricordo, naturalmente, come giudizi sommari): il Governatore della Banca d'Italia, nelle sue considerazioni finali, sostiene che l'Italia ha iniziato finalmente a rimettere in ordine la finanza pubblica e ha ripreso a crescere; il presidente dell'ISTAT, presentando il rapporto di quest'anno sulla situazione del Paese, si colloca sulla stessa linea e dice che la ripresa italiana, per quanto moderata, segna il ritorno all'espansione, dopo un quadriennio di stagnazione. Potremmo, naturalmente, dettagliare questi risultati e analizzarli anche nelle loro componenti. A me, per il momento, interessa sottolineare che sono risultati raggiunti.
Certo, non è che ci nascondiamo dietro i problemi che continuano a rimanere, dietro alle questioni ancora aperte. Abbiamo la consapevolezza che i risultati che abbiamo raggiunto non ci devono far dimenticare che ci sono tanti problemi strutturali che devono ancora essere affrontati. Li potremmo citare. Abbiamo ripreso lo sviluppo: 2 per cento circa quest'anno, 1,8 e 1,9 previsti per i prossimi anni, ma sappiamo che permane il divario nello sviluppo con gli altri Paesi europei.
In effetti, abbiamo ripreso una capacità competitiva sui mercati internazionali, ma sappiamo che la nostra quota di partecipazione al commercio mondiale continua a diminuire; quindi, su questi problemi dobbiamo ancora fare un sforzo significativo. È vero che la produttività della nostra impresa ha ricominciato a crescere, ma sappiamo che l'anno scorso la produttività delle imprese italiane è cresciuta di un punto, mentre quella delle imprese tedesche è cresciuta di cinque punti, se non ricordo male. Sappiamo, dunque, che ci sono molte questioni strutturali. Le questioni strutturali riguardano anche la situazione dei conti e la finanza pubblica. Abbiamo fatto un'operazione di risanamento sul lato delle entrate. Non è che ci nascondiamo dietro ai dati: sappiamo che ci sono luci ed ombre.
Allora, il problema di questo Documento di programmazione economico-finanziaria è riuscire a consolidare e rendere permanenti i risultati raggiunti. Lo dice molto bene il Ministro dell'economia nella lettera di trasmissione del Documento, che rappresenta in qualche misura una buona sintesi degli obiettivi dello stesso, quando afferma che il vero problema che abbiamo di fronte è appunto consolidare e rendere definitivi e permanenti i risultati, in particolare assicurare e garantire una crescita significativa e duratura dell'economia: una crescita che sia del 2 per cento, ma che, affrontando i problemi strutturali del Paese, vada avanti - come ricordava il relatore - verso il 3 per cento, sino a diventare un 3 per cento permanente.
Il 3 per cento permanente - lo ricordo ai colleghi - è stato l'obiettivo del Documento di programmazione economico-finanziaria di legislatura del 2001, la legislatura dei Governi Berlusconi, ma non mi pare sia stato raggiunto. Lo indichiamo non come obiettivo certo, non perché lo raggiungeremo, ma perché - come ha detto molto bene il relatore - è possibile realizzarlo e intendiamo lavorare per creare le condizione affinché si realizzi.
Proprio a tale riguardo è possibile indicare molto sinteticamente tre punti. Intanto, DPEF - come è stato ricordato - si registra il dato della mancata previsione per il prossimo anno di una manovra di correzione dei conti. È un risultato molto importante che vogliamo sottolineare, un primo passo. Ha ragione il relatore, si torna alla normalità, ad una situazione in cui tutti gli anni non dobbiamo cercare miliardi di euro per avviare e continuare in un processo di rientro nei parametri che ci sono stati indicati a livello europeo, ma soprattutto per risolvere il problema del deficit dei nostri conti, che costituisce una palla al piede per l'economia.
Questo - ripeto - lo vogliamo dire in modo chiaro e molto forte: per il 2008, per raggiungere i risultati che ci siamo impegnati a rispettare, nel percorso verso il pareggio del bilancio del 2011, con la sottoscrizione del Patto di stabilità con l'Europa, non dobbiamo porre in essere manovre di correzione.
Sempre il DPEF prevede che per il 2007 vengano utilizzate maggiori entrate per finanziare interventi di sviluppo e di sostegno delle categorie sociali più deboli (il decreto-legge n. 81 del 2007). Molta ironia al riguardo è stata fatta: cominceremo domani, non voglio anticipare una discussione che faremo nelle sedi proprie. Personalmente, la considero una buona decisione. Nel suo nucleo fondamentale costituisce un incentivo alla crescita della domanda interna e a molto altro, ma il problema della domanda interna - come ha sottolineato il governatore della Banca d'Italia Draghi nell'audizione preparatoria - è uno tra i più importanti da risolvere per stabilizzare e rendere permanente lo sviluppo.
Infine (ne ha parlato diffusamente il relatore), il DPEF fa chiarezza sugli impegni sottoscritti, le prassi consolidate, le nuove iniziative come obiettivi da realizzare per i quali viene fatta la scelta di finanziarli con l'aumento della spesa e non con nuove entrate: una coraggiosa azione sul fronte della spesa primaria, che è il vero nucleo centrale rilevante di questo Documento, attraverso strumenti di cui avremo modo di parlare.
I colleghi hanno insistito sul tema della riduzione della pressione fiscale: guardate che per noi e per voi il problema non si risolve declamandolo come uno slogan, ma creando le condizioni, affrontando un lento percorso di controllo e di governo della spesa primaria, che è il vero nucleo di questo Documento, che consentirà di affrontare seriamente nei prossimi anni tutti quei problemi che sono stati già richiamati: le infrastrutture, la formazione, la necessità di costruire nuove risorse per un Paese che ha voglia di crescere e di andare avanti. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Pennino. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, onorevoli senatori, la comunità degli economisti ha accolto il DPEF con un misto di scetticismo e dure stroncature. «È un documento profondamente sbagliato», ha detto Alberto Alesina. «Illusoria la promessa di una manovra indolore», ha continuato Luigi Spaventa. «Un atto privo di ogni utilità la cui unica funzione è quella di offrire gli argomenti per i primi dibattiti da spiaggia», ha rincarato la dose Nicola Rossi, e potremmo continuare.
Il problema è serio perché queste valutazioni critiche si accompagnano ai giudizi negativi delle più autorevoli istituzioni italiane e straniere: dalla Banca d'Italia alla Banca centrale europea, dal Fondo monetario internazionale all'OCSE. La stessa Commissione europea, per bocca del suo rappresentante Almunia, non ha nascosto il suo disappunto.
Presidenza del vice presidente BACCINI (ore 18,35)
L'esperienza dovrebbe insegnare che quando il coro di critiche è unanime c'è qualcosa di profondamente sbagliato, che un clima di fiducia è venuto meno. Ed è su questo che ci si dovrebbe interrogare.
Sia nel DPEF, ma soprattutto nella politica finanziaria del Governo, vi sono molti punti oscuri, alcuni evidenti, altri più nascosti. La somma di queste incongruenze alimenta il clima di sospetto e di sfiducia. Iniziamo dai difetti più evidenti. In marzo, con la relazione unificata dell'economia e della finanza pubblica, era stato previsto, per il 2007, un deficit del 2,3 per cento. La previsione, comunicata alla Commissione europea, era stata apprezzata. L'Italia appariva quindi come un grande Paese virtuoso che, sfruttando il lascito positivo del precedente Governo, continuava nella strada del risanamento. Ma subito dopo la delusione.
Con la conversione in legge del decreto-legge n. 81 del 2007, vale a dire con la distribuzione del cosiddetto tesoretto, la cifra saliva al 2,5 per cento, prevedendosi per il decreto una copertura a deficit. Da qui le critiche della Commissione. La previsione di un deficit per il 2007 pari al 2,5 per cento è in parte frutto di un artificio. Esso sconta spese di competenza dell'anno in corso, rinviate al 2008. Si tratta, in particolare, di 1,43 miliardi di euro - pari allo 0,1 del PIL - corrispondenti ai contratti del pubblico impiego, statali esclusi, ed ai maggiori oneri relativi al personale della scuola. Se queste poste fossero correttamente contabilizzate, il deficit effettivo risulterebbe pari al 2,6 per cento: 0,3 punti di PIL in più rispetto a quanto comunicato a Bruxelles ed al lascito del Governo Berlusconi.
Non voglio riaprire la questione di chi sia stato il merito del risanamento. Mi limito a ricordare che, nel DPEF del 2001, l'allora ministro del tesoro Vincenzo Visco indicò nello 0,8 per cento del PIL il deficit di quell'anno. Alcuni non ci credettero ed avanzarono l'ipotesi di un deficit sommerso molto più consistente. L'ISTAT, qualche anno dopo, ne certificò la dimensione indicando un valore pari al 3,1 per cento e quindi fuori dai parametri di Maastricht.
Forse memore di quell'esperienza, l'attuale Ministro dell'economia e delle finanze ha cercato di giocare d'anticipo, indicando nello scorso DPEF un deficit per il 2006 pari al 4 per cento, che nel programma di stabilità del dicembre 2006 veniva portato al 4,8 per cento.
A questo risultato si perveniva con una serie di manipolazioni che, per fortuna, i mercati finanziari hanno valutato con un pizzico di buon senso. Se così non fosse stato, il rating nei confronti del nostro Paese sarebbe precipitato, con esiti disastrosi.
Il deficit di base fu ricalcolato per tener conto di quelle maggiori entrate da cui sarebbe nato il "tesoretto", riducendo nello spazio di pochi mesi, da luglio a dicembre, il deficit dal 4 al 2,7 per cento.
Naturalmente queste oscillazioni previsionali non sono senza conseguenza per la credibilità del Paese e ciò si sta ripetendo. Lo confermano le indicazioni del Ministro dell'economia e delle finanze quando elenca le spese già previste per la prossima legge finanziaria e, almeno per il momento, senza indicazione di copertura, spese che saranno ancora maggiori, considerando l'accordo raggiunto sulle pensioni.
Siamo stati e siamo contrari a ridurre il tempo della vita lavorativa. Siamo convinti che con quell'accordo il sindacato non abbia tutelato i propri iscritti, che lavoreranno meno ma percepiranno una pensione destinata a decrescere fortemente in termini reali. Le pensioni minori saranno pari al 70 per cento della retribuzione media degli ultimi cinque anni o dieci anni, a seconda che si applichi il metodo retributivo o contributivo. Pure ipotizzando un tasso di inflazione non superiore al due per cento, il loro valore reale, nell'arco di venti anni, sarà di poco superiore al 45 per cento dell'ultima retribuzione.
Le considerazioni appena esposte spiegano il voto contrario del Partito repubblicano. Di questo Governo non apprezziamo la linea di politica economica ed il continuo cedimento alle pressioni della sinistra massimalista. In teoria, approviamo la proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, che indica in 700 miliardi di euro (pari al 43,5 per cento del prodotto interno lordo) la linea invalicabile della spesa corrente al netto degli interessi. Abbiamo il timore, però, che su questa linea egli non potrà e non saprà resistere, anche se saremmo lieti di essere smentiti. (Applausi del senatore Vegas).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mauro. Ne ha facoltà.
MAURO (FI). Signor Presidente, utilizzerò i pochi minuti a disposizione per far fare ingresso nel nostro dibattito ad una questione che mi sembra davvero e colpevolmente trascurata sia nella relazione del Governo sia nell'illustrazione del relatore. La disparità territoriale e la mancanza della competitività dei territori nella nostra lunga Italia rappresentano un tema che non viene neanche sfiorato.
Il relatore ha fatto delle sottolineature su esigenze che ritiene assolutamente fondamentali, ma vorrei sapere cosa pensa della disparità tra i territori. Mi chiedo se non sia un gap negativo per l'intera crescita del Paese il fatto che vi siano intere porzioni del territorio che non vengono neanche immaginate nello sviluppo.
Vorrei sapere poi come considerare, se non almeno imbarazzante, l'analisi liquidatoria sulle cause del sottosviluppo nel Mezzogiorno. A pagina 105 del Documento di programmazione economico-finanziaria si dà come unica causa del sottosviluppo - leggo testualmente - «la carenza nella fornitura di beni primari, quali legalità e sicurezza». Vorrei sapere se questi sono gli unici limiti che impediscono una crescita armonica del territorio. Mi chiedo se arrivi al Governo e ai senatori di questa maggioranza la voce del Paese, la voce disperata di 270.000 giovani che lasciano il Mezzogiorno per raggiungere altre zone dell'Italia.
Colleghi della maggioranza, la vostra politica non solo è dannosa per questi territori, ma viene percepita come tale, per cui le nuove generazioni non possono neanche coltivare quella inconsistente ma fondamentale componente dell'emanciparsi che è rappresentata dalla speranza per il futuro. Voi avete ammazzato la speranza dei giovani del Mezzogiorno! Nel Documento di programmazione economico-finanziaria in esame non si intravedono neanche le minime linee guida ed indicazioni per poter superare questo stato di fatalità.
Ci avete tolto il ponte, ci avete tolto tutto quello che potevate. Forse volete che la Sicilia ed il Mezzogiorno siano terre di consumatori, dove l'assistenzialismo possa sempre continuare a mantenere una tranquillità sociale, ma non è più questo il tempo e ciò non è più consentibile; noi saremo vigili ed attenti.
Mi rivolgo soprattutto alla parte della cosiddetta sinistra radicale della maggioranza, che ha fatto dell'equità sociale una delle bandiere condivisibili nelle linee di principio, per evidenziare che nell'odiatissima America la mobilità tra le classi sociali, cioè quella capacità del figlio di un operaio di diventare professionista, industriale o quant'altro è pari al 20 per cento. In Italia, invece, la mobilità sociale è di appena il sei per cento. La mancanza di mobilità sociale viene attribuita a due fattori fondamentali: la mancanza di liberalizzazioni e la mancanza di un efficace sistema di formazione e di cultura.
Bene, questo DPEF uccide, nel senso che non propone soluzioni allo stesso tempo sia per l'uno che per l'altro aspetto, perché non ci sono vere liberalizzazioni e perché ancora una volta non considerate strategica la formazione; ancora una volta tagliate fondi per l'università e la ricerca e ancora una volta non dite una parola su cosa dovrà fare da grande il nostro Paese.
Sembra un vivere quotidiano alla rincorsa di compromessi sempre a più basso livello. Per garantirvi la governabilità, si dovrebbe dire; purtroppo, però, è soltanto il Governo che viene qui garantito. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Albonetti. Ne ha facoltà.
*ALBONETTI (RC-SE). Signor Presidente, la sostanziale condivisione della relazione del senatore Ripamonti, da lui integrata oralmente oggi in Aula, mi consente di dare un taglio esclusivamente politico a questo mio intervento.
Il DPEF fotografa l'economia italiana in ripresa sostenuta. I risultati complessivi permettono, tra l'altro, una prima azione redistributiva, quella contenuta nel decreto extragettito, che sarà alla nostra attenzione la prossima settimana. È la conferma di una nostra previsione, che ci aveva indotto a chiedere - a noi di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea - l'anno scorso, di spalmare su due anni gli interventi atti a sistemare i conti pubblici, senza disattendere con questo le sollecitazioni dell'Unione Europea. Fosse stata accolta quella nostra proposta, forse oggi il clima sociale nel Paese sarebbe migliore.
La ripresa, che si inserisce in una fase di crescita globale, poderosa e destinata a continuare, anche se non vanno sottovalutati i segnali in controtendenza, è stata alimentata in gran parte dalla domanda interna e ha avuto come volano un sistema produttivo che si è ristrutturato: il caso FIAT è emblematico.
Il Governo di suo ha messo un rinnovato vigore nella lotta contro l'evasione e l'elusione fiscale, con buoni risultati; un maggiore rigore nel monitoraggio della spesa pubblica e nella sua erogazione, anche se con alcune forzature tecniche, non sempre comprensibili, non sempre condivise. Ha messo un'attenzione intelligente al rifinanziamento di cantieri e opere pubbliche, anche se non tutti i risultati sono stati pari alle attese.
È evidente che il Paese ha un problema serio rispetto alle proprie vie di comunicazione, al trasporto delle merci e delle persone. Ferrovie, trasporto aereo, autostrade del mare, riduzione dell'incidenza dei vettori gommati sono temi decisivi per un Paese che aspira ad una modernizzazione compatibile con i nuovi scenari demografici, ecologici, economici, urbani e sociali che si stanno delineando.
Il Governo lo scorso anno ha chiesto altri sacrifici al Paese, pur intraprendendo un timido tentativo di redistribuzione, agendo sulla rimodulazione delle aliquote fiscali. Oggi è ora di cambiare passo. «Se non ora quando?», uno slogan che ha utilizzato anche il collega Tecce in Commissione. Noi non concordiamo con chi sostiene che è in periodi di crescita che si deve procedere con più convinzione ad aggiustamenti strutturali, perché così si esclude qualsiasi possibilità di una vera redistribuzione della ricchezza prodotta dal Paese, essendo chiaro che durante le crisi le politiche espansive non sono facilmente praticabili.
Da qui la vera sfida che proponiamo al nostro Governo: impegnarsi perché in una fase di forte crescita economica a trarne beneficio siano prima di tutti i lavoratori, i precari, chi si ama e vuole vivere sotto lo stesso tetto, i pensionati, insomma coloro che hanno sempre stretto la cinghia e che continuano a farlo, che hanno - se mi si concede una pennellata veltroniana - rinunciato ai loro sogni.
Non ci facciamo facili illusioni. Sui temi del lavoro stiamo registrando la possibilità di una rottura. La difficoltà è vera, è grave, perché rimanda prima di tutto ad una divaricazione delle culture politiche delle forze della coalizione. La faticosa, ma seria ed efficace sintesi del programma dell'Unione è in discussione, può finire a pezzi.
Ma nel DPEF è descritto un Paese, sono delineati scenari finanziari, economici e sociali favorevoli ad una ricomposizione in nome dell'equità e della redistribuzione, senza dovere rinunciare ad un'impostazione da civil servant nella gestione dei conti pubblici.
Vedremo se la nostra attività legislativa futura saprà cogliere questa occasione. Certo, a legislazione vigente non avremmo bisogno di alcun intervento per la correzione dei conti. È una buona notizia. Ma a legislazione vigente, il Paese in cui viviamo non è il miglior Paese possibile: è la verità.
Al di là della sua quantificazione, e prestando la massima attenzione agli equilibri finanziari, è evidente che la manovra lorda, cioè l'insieme dei nuovi interventi da realizzare nel 2008, è la leva che abbiamo a disposizione per quel cambiamento di passo necessario non solo per la tenuta della coalizione, ma per costruire quel progresso civile e sociale che abbiamo promesso ai cittadini italiani, candidandoci a governare il Paese.
Siamo convinti che già nella risoluzione della maggioranza alcune linee guida, qui sommariamente indicate, possano ritrovarsi e condurre questa coalizione a quel cambiamento di passo a cui ho accennato. (Applausi dai Gruppi RC-SE e Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Possa. Ne ha facoltà.
POSSA (FI). Signor Presidente, in questo mio breve intervento sul DPEF 2008-2011, desidero innanzitutto stigmatizzare il gravissimo aumento della pressione fiscale attuato dal Governo Prodi in poco più di un anno, che sta avendo ed avrà un pesante effetto di rallentamento dello sviluppo del Paese.
La pressione fiscale è passata dal 40,6 per cento del PIL, nel 2005, al 42,8 per cento del PIL di quest'anno: uno spaventoso aumento del 2,2 per cento, frutto di una concezione radicale e insensata del bipolarismo, assolutamente insostenibile per il Paese. Gli italiani ricorderanno.
Dedico i pochi minuti a mia disposizione all'esame della politica energetica. Per quanto riguarda le linee generali di tale politica, così importante per un'economia di trasformazione come quella italiana, notiamo le stesse carenze già rilevate nel DPEF 2007-2010: nessuna iniziativa incisiva per diminuire il troppo elevato costo del chilowattora, anzi esclusione di qualunque menzione dell'energia nucleare e nessun accenno al possibile importante ruolo del carbone; solo declamazione di ovvietà sui benefici di una maggiore concorrenza e sulla necessità di impianti rigassificatori e di nuovi gasdotti.
Circa il complesso problema dei cambiamenti climatici in atto e delle loro cause, constatiamo la totale mancanza di qualunque autonomia di pensiero. La linea è quella dell'IPCC, che attribuisce il riscaldamento globale in atto all'anidride carbonica antropogenica. Una linea ancora molto discussa in sede scientifica. E anche in qualche modo contraddetta dallo stesso IPCC, quando fornisce per varie attività umane aventi effetto sul clima (come l'agricoltura, la deforestazione e la produzione di aerosol) valori dei forcing radiativi confrontabili con quello dell'anidride carbonica.
Gravemente inadeguata è la presentazione dei problemi derivanti dall'applicazione del Protocollo di Kyoto. Non vi è il benché minimo accenno al fatto che le regole di applicazione del Protocollo (colpevolmente sottoscritto a suo tempo dal Governo di centro-sinistra) penalizzano ingiustamente il nostro Paese, in cui la produzione termoelettrica, basata in gran parte sulla combustione di gas naturale in moderni impianti a ciclo combinato ad alto rendimento, è la meno inquinante di tutti i Paesi dell'Unione Europea, in termini di tonnellate di anidride carbonica per megawattora prodotto.
Nel paragrafo "Clima e ambiente" si accenna all'obiettivo comunitario assunto dal Consiglio europeo di primavera, consistente nella riduzione dei gas serra all'80 per cento di quelle del 1990, entro il 2020. L'obiettivo è per il nostro Paese totalmente irraggiungibile, non essendoci ormai più quasi nessun margine di miglioramento delle emissioni di gas serra nel settore termoelettrico. Diventa quindi decisiva la linea del Governo nel negoziato per l'ormai prossimo burden sharing agreement riguardante questo obiettivo. Ma di tale linea non vi è alcuna traccia nel Documento al nostro esame.
Per far fronte all'obiettivo, l'unica possibilità prospettata nel DPEF è quella di un «deciso aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili». Non viene detto però come potrà essere realizzato questo aumento. L'energia idroelettrica è ormai in saturazione e per di più la siccità di questi anni ne diminuisce il contributo.
Anche per l'energia geotermica non si prevedono importanti aumenti. Le uniche fonti rinnovabili suscettibili di un certo incremento sono l'energia eolica e l'energia da biomasse. Ma per tanti motivi non potremo certamente avere nel nostro Paese lo sviluppo dell'energia eolica che si è avuto (e che si sta avendo ancora) in altri Paesi europei, come la Danimarca, la Spagna e la Germania.
Manca inoltre nel DPEF un qualsiasi accenno ad una fonte energetica (da considerarsi parzialmente da biomasse) che nel resto d'Europa dà un contributo non trascurabile alla produzione di energia elettrica: la combustione dei rifiuti solidi urbani. Non si tratta di una banale dimenticanza, ma dell'espressione di una linea di ambientalismo radicale, purtroppo prevalente nel Governo Prodi.
Una novità assolutamente negativa, a nostro avviso, è quella della previsione dell'estensione del finanziamento in conto energia all'energia elettrica prodotta da fonte solare termodinamica a concentrazione, per cui si prospetta la realizzazione di impianti per una potenza complessiva di almeno 500 MW di energia elettrica. Il finanziamento in conto energia è, in sostanza, una forma di tassazione a carico degli utenti del sistema elettrico, in cui l'esazione avviene mediante la voce «A3» della bolletta elettrica, già applicata per l'assurdo finanziamento dell'energia elettrica fotovoltaica, con un onere complessivo di 13 miliardi di euro.
Tra le fonti rinnovabili un altro miraggio del DPEF è quello dell'agroenergia. Al riguardo sappiamo bene come stanno le cose. Nel caso più favorevole per le produzioni agricole italiane (quella della barbabietola da zucchero) si possono al massimo ricavare per anno e per ettaro 6 metri cubi di etanolo, equivalenti a 3 tonnellate di petrolio. A parte l'insostenibilità economica di tale produzione, il contributo di questa fonte energetica al nostro fabbisogno annuo di petrolio non potrebbe che essere estremamente modesto: un milione di ettari, cioè 10 mila chilometri quadrati, coltivati a barbabietola, produrrebbero non più del 3 per cento del nostro consumo annuo di petrolio!
In conclusione, il DPEF 2008-2011 risulta sulla politica energetica, essenziale segmento della politica economica, privo di vera capacità propulsiva, incapace di affrontare i gravi problemi strutturali della realtà del nostro Paese, sostanzialmente bloccato dalle drammatiche divergenze ideologiche esistenti all'interno della coalizione di centrosinistra al Governo. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perrin. Ne ha facoltà.
PERRIN (Aut). Signor Presidente, onorevoli senatori, il fil rouge che lega tra loro le diverse parti del DPEF 2008-2011 è la volontà di assicurare lo sviluppo economico attraverso interventi sostenibili: dal punto di vista degli equilibri di bilancio, dell'equità sociale e della compatibilità ambientale.
Un documento e degli obiettivi credibili, perché viene prestata la dovuta attenzione al reperimento delle risorse. Si esclude un ulteriore aumento della pressione fiscale (la quale, anzi, è destinata a ridursi), i finanziamenti sono ricercati altrove: principalmente nella lotta all'evasione, con positivi riscontri anche sull'equità sociale e sul corretto funzionamento del mercato; nella razionalizzazione della pubblica amministrazione, con ciò che ne deriva anche in termini di miglioramento dei servizi alla comunità, di avvicinamento del cittadino alla pubblica amministrazione, di competitività per le aziende.
Il tutto, poi, si innesta sul nuovo progetto in itinere di un'Italia rinnovata nelle sue articolazioni e nei suoi rapporti interni, sulla base dei disegni di legge di attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione: il cosiddetto codice delle autonomie e il federalismo fiscale (con l'auspicio che sia un vero federalismo fiscale).
La complessità del quadro è di tutta evidenza, ma credo che il percorso sia ben tracciato. La conferma dovrà avvenire, chiaramente, in prima battuta, sin dalla prossima legge finanziaria. Poi si dovranno monitorare i risultati delle iniziative previste, una volta avviate.
Due richiami di carattere generale. Primo: la razionalizzazione della spesa. Dev'essere calibrata, mirata, ben fondata su solidi presupposti. Razionalizzare non significa produrre risparmio a discapito del servizio, ma spendere meglio. Occorre ottimizzare il risultato, passando anche attraverso adeguate economie. Nel caso contrario il rischio è quello di erodere il meccanismo pubblico sino ad un livello critico, di non essere pronti ad affrontare le sfide e cogliere le opportunità della crescita economica, di accrescere le differenze interne.
Il secondo richiamo riguarda le Regioni, le Province autonome, gli enti locali, che devono vedere rispettati e valorizzati, in ogni momento, i loro ambiti di autonomia. Ogni scelta, ogni decisione, dev'essere partecipata: a salvaguardia delle rispettive competenze e quale garanzia essenziale per il successo delle azioni.
Sono confortanti le previsioni sulla crescita, sul riequilibrio della finanza pubblica, sulla riduzione della disoccupazione.
Ho cercato di leggere il Documento in una logica "pratica", di rapporti tra cittadino, imprese e istituzioni e tra i diversi livelli di Governo, ricercando quei vantaggi competitivi in grado di fornire alimento alla costruzione di un'Italia più solida e partecipata, rispettosa delle differenze, quindi di un'Italia più giusta e in grado di colmare i divari, attraverso approcci diversi per situazioni diverse. Da qui, alcune osservazioni.
Giustizia, legalità e sicurezza: la loro efficienza è parametro della civiltà di un Paese; la loro efficacia è garanzia della credibilità delle istituzioni. Investire in questo settore è vitale: per lo sviluppo economico e per lo sviluppo civile.
La legalità dev'essere cultura e valore. La sicurezza dev'essere soprattutto prevenzione e azioni in favore della "sicurezza percepita" dai cittadini, della sicurezza "partecipata" da tutti i settori della società e da tutti i livelli di governo.
Opportuna una corretta politica volta ad ottimizzare i servizi e a promuovere una cultura realmente orientata al mercato.
Le peculiarità dei diversi territori non possono tuttavia essere ignorate, e quelle dei territori di montagna in particolare. Per quanto concerne, per esempio, il servizio postale, dev'essere ovunque mantenuto a livelli adeguati e rispondenti alle esigenze della popolazione.
Clima, ambiente, energia: tre altre grandi priorità del nostro tempo. Credo sia essenziale realizzare attività di educazione all'ambiente e al risparmio energetico: per favorire il sorgere di una cultura orientata verso tali obiettivi, più efficace di qualsiasi norma e di qualsiasi coercizione.
Nel settore "politiche del lavoro", di rilievo sono gli obiettivi della lotta al sommerso e al lavoro irregolare, alla sicurezza e salute dei lavoratori, ma soprattutto l'aver centrato le criticità che toccano le donne, i giovani e i lavoratori over 50.
La scuola, l'università, la ricerca. Qualità, programmi adeguati alle necessità del mondo del lavoro, ricerca di sinergie tra le università e le imprese: sono esigenze imprescindibili. Come lo è garantire il diritto allo studio per i nostri giovani, in ogni parte del Paese, attraverso una capillare presenza degli istituti e il loro mantenimento nei territori di difficile accessibilità .
Condivisibili le linee tracciate in ambito di equità sociale e di semplificazione del sistema tributario.
Un appunto sulla cooperazione allo sviluppo. È necessaria una maggiore apertura, bisogna lasciare più spazio alle Regioni e Province autonome, se si vuole fare della vera cooperazione: profonda, in grado di saldare rapporti di fiducia e di amicizia tra persone e popoli diversi.
Urge riconoscere il ruolo della cooperazione decentrata, con il solo limite della "non incompatibilità" con la politica estera dell'Italia.
Ancora tre argomenti di riflessione: le minoranze, le autonomie differenziate, la montagna.
Il DPEF avrebbe forse potuto essere più incisivo: ne è carente. Le diversità "positive", quelle che aggiungono un plus alla nostra Repubblica, devono essere rispettate, salvaguardate, valorizzate, siano esse istituzionali, culturali, territoriali.
Mi ha colpito la previsione di un Fondo volto a valorizzare e promuovere le realtà socio-economiche delle zone di confine tra le Regioni a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale, al fine di disincentivare il fenomeno dei distacchi dei Comuni.
Le autonomie differenziate vengono viste quasi come un elemento di disturbo, semplicemente perché, con la loro autonomia, hanno saputo fare sviluppo.
Non ci si può dimenticare i fondamenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome e della loro autonomia finanziaria, che devono continuare ad essere integralmente garantiti. Forse, una scelta più coerente sarebbe l'attribuzione di più autonomia per tutti.
Circa la montagna, è necessario procedere rapidamente e in termini globali, come previsto dal disegno di legge n. 1607. La montagna è patrimonio, culturale, ambientale, energetico, da salvaguardare e da valorizzare.
Siamo spesso confrontati a norme ed iniziative che in qualche maniera inglobano i tenitori di montagna tra le aree disagiate in generale, senza riconoscerne le peculiarità. Necessario, invece, riconoscerle, queste specificità, perché la montagna è strutturalmente diversa. Ha costi superiori. Il territorio è sensibile e dev'essere mantenuto, deve rimanere antropizzato anche a vantaggio delle pianure.
Fornire alla montagna gli strumenti per vivere è investire in qualità e per prevenire le catastrofi naturali e i costi che queste comportano. È riconoscere il dovuto a popolazioni che rischiano di essere espropriate della loro cultura e delle loro risorse, in nome degli imperativi del mercato.
Nella sostanza, ciò che più serve è riconoscere alla montagna la sua diversità; è riconoscerle il diritto di sottostare a regole diverse, in grado di sviluppare le sue potenzialità sulla base di linee di governo e di sviluppo condivise dagli stessi montanari.
Infine, apprendo con soddisfazione che il programma delle infrastrutture allegato al DPEF contempla le esigenze a più riprese segnalate dalla Regione Valle d'Aosta, sempre in un obiettivo di sviluppo e di apertura correlato alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza della circolazione. Si tratta di interventi che permetteranno una maggiore coesione territoriale e una migliore integrazione commerciale dell'Italia con il resto dell'Europa. Sono tutti interventi attesi da tempo, urgenti, la cui realizzazione dev'essere garantita dalla necessaria copertura finanziaria che, si confida, sarà adeguatamente assicurata dal Governo.
Soddisfazione, anche, per l'aver rispettato le pronunce del consiglio regionale della Valle d'Aosta, contrarie ad un eventuale raddoppio del Traforo del Monte Bianco.
La garanzia del Governo su questi punti - ruolo delle Regioni e degli enti locali, autonomie differenziate, minoranze, montagna, infrastrutture - è condizione per un parere favorevole sul Documento. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bassoli. Ne ha facoltà.
BASSOLI (Ulivo). Signor Presidente, il Documento di programmazione economico-finanziaria conferma nei dati la validità delle scelte che sono state fatte in quest'anno di Governo. Quello che ha funzionato è stato il tenere strettamente legati gli obiettivi di risanamento, di crescita e di equità. Quindi, quando il senatore Vegas parla di lubrificazione della spesa sociale per sostenere il consenso, nel migliore dei casi non ha presente che il nostro Paese, rispetto al resto dell'Europa, ha una situazione di debolezza del sistema che è determinata, oltre che da una bassa capacità di innovazione, dall'inefficienza della pubblica amministrazione, dalla penuria di infrastrutture, da un alto livello di povertà che ancora tormenta le famiglie, da una partecipazione molto più bassa che nel resto d'Europa delle donne al mondo del lavoro e, infine, da un basso grado di istruzione della nostra forza lavoro.
Di conseguenza, il raggiungimento di una crescita più alta dipende anche da un maggiore coesione nonché da una maggiore equità sociale. Quindi, nessuna lubrificazione ma un'azione coerente per dare solidità e trasformare la crescita da un fatto congiunturale a un fatto strutturale.
Nel Documento si sottolinea che i tempi sono maturi per completare lo Stato sociale. Penso che sia particolarmente valido, come sottolineato, per l'aspetto pensioni e sanità, ma non adeguato ai mutamenti che si sono determinati con la globalizzazione, in seguito al saldo demografico negativo e anche per quello che riguarda l'aumento delle persone anziane e dell'immigrazione.
Il punto, quindi, è come passare da un welfare, che gli studiosi definiscono mediterraneo, a un welfare di tipo europeo, che sia basato sull'opportunità e sui diritti, sulla prevenzione e non sull'emergenza.
Mi sembra che l'accordo sindacato‑Governo di questi giorni sia un segnale nella direzione di costruire un welfare che abbia alla base una maggiore equità intergenerazionale. Però, di fronte alla perdita di forze attive del mercato del lavoro come conseguenza del calo demografico, il tema di una maggiore occupazione femminile non è solo una questione di pari opportunità, ma anche il tema dell'apporto concreto che noi pensiamo di poter dare al sviluppo della ricchezza del Paese.
Per questo colgo in modo particolarmente favorevole l'impegno di una forte diffusione dei servizi, in particolare quelli alla prima infanzia. È infatti nei primi anni di vita del bambino che la maggiore parte delle lavoratrici abbandonano il loro posto di lavoro.
Colgo l'occasione per chiedere, tra l'altro, che questa Assemblea metta all'ordine del giorno l'approvazione di un testo per la costruzione della rete dei nidi e dei servizi, perché, oltre all'impegno triennale per la costruzione delle strutture, come è stato previsto nell'ultima finanziaria, occorre una legge per sostenere i costi di gestione, che oggi ricadono interamente sui Comuni, e per sostenere le rette che vengono pagate interamente dalle famiglie. Le risorse potrebbero essere trovate in un'adeguata riorganizzazione della spesa per l'istruzione primaria.
Infine, quello della qualificazione della spesa è proprio uno degli obiettivi che si pone il Documento di programmazione economico-finanziaria, quindi è importante che questo venga fatto anche nella direzione di trovare nuove risorse per nuovi investimenti nel campo dei servizi.
È importante anche che l'attenzione sia rivolta agli anziani non autosufficienti e trovo che sia importante che quanto prima vengano definiti, così come indicato nel Documento, i livelli essenziali di assistenza in questo settore e poi costruire un patto con le Regioni per favorire una loro compartecipazione alla spesa.
Mi consenta, Presidente, di riferirmi brevemente anche a quello che riguarda la parte di programmazione in campo sanitario. Ritengo che l'impegno e l'ammodernamento del sistema sanitario sia oggi uno degli elementi necessari per, innanzitutto, valorizzare le risorse umane, il superamento del precariato, l'innovazione tecnologica e, infine, anche la possibilità di riorganizzare tutto il sistema di cura, partendo dalle cure primarie, proprio a sostegno dell'attenzione verso le malattie croniche che oggi tormentano una grossa parte della nostra popolazione anziana.
Consentire la continuità di cura dev'essere uno dei nostri obiettivi e a questo scopo mi pare molto importante anche sostenere l'integrazione socio-sanitaria, soprattutto nel momento in cui chiediamo una collaborazione ai Comuni per integrare l'assistenza sanitaria sul territorio.
Infine, importante è questo sforzo d'adeguamento dell'edilizia sanitaria, sia questa ospedaliera o di servizi sul territorio, perché senza una qualità nelle strutture penso che non possiamo realizzare una maggiore qualità dell'intervento. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Battaglia Giovanni. Ne ha facoltà.
BATTAGLIA Giovanni (SDSE). Signor Presidente, è successo talvolta, nel recente passato, che la discussione in Parlamento sul Documento di programmazione economico-finanziaria si sovrapponesse a quella sulla stessa utilità di mantenere questo strumento, il DPEF appunto. Ciò è dipeso dalla circostanza che talvolta ci siamo trovati a discutere di Documenti che non avevano nessuna delle caratteristiche degli strumenti di programmazione economica e finanziaria, spesso presentati in ritardo, poco chiari, incompleti, confusi, omissivi e reticenti, spesso in evidente contraddizione con i processi economici nazionali e internazionali e con il Paese reale.
Quest'anno dev'essere riconosciuto innanzi tutto al Governo di aver presentato al Parlamento nei tempi previsti un Documento che ha il merito della completezza, della chiarezza, che rappresenta un contributo alla trasparenza e al servizio di una "operazione verità", di cui il Paese aveva bisogno. Ci troviamo altresì in presenza di un nuovo sistema di classificazione del bilancio, che rende il bilancio più trasparente e più comprensibile ai cittadini e al Parlamento.
Il Documento di programmazione economico-finanziaria non è pertanto lo strumento da utilizzare per la propaganda (voglio tranquillizzare il collega Vegas), come spesso è stato, questo sì, nel passato, ma per fotografare il Paese reale e indicare linee di politica economica e sociale da tradurre in provvedimenti legislativi, a partire dalla legge finanziaria, coerenti con il programma elettorale e con gli interessi e i bisogni veri e concreti dei cittadini e del Paese.
Il Documento di programmazione economico-finanziaria al nostro esame parte quindi dalla constatazione che gli sforzi per il risanamento sono già stati in larga misura fatti. Il DPEF, quindi, opta per un percorso ugualmente rigoroso, ma più graduale, che coniuga l'esigenza di utilizzare una gran parte delle risorse aggiuntive emerse nel 2007 a riduzione del disavanzo, al fine di evitare una nuova manovra correttiva nel 2008, con quella di fronteggiare emergenze produttive e istanze sociali di grande rilievo.
Quest'anno, come richiamato dallo stesso Ministro dell'economia, prevarranno dunque nella definizione dei provvedimenti da assumere le misure per la crescita e quelle per l'equità sociale.
La correzione del deficit tendenziale a legislazione vigente per il 2008 non ci sarà, come non si ravvisa la necessità (è stato ricordato, per la prima volta dopo tanti anni) di una manovra correttiva in corso d'anno per il 2007.
Queste priorità sono state rese praticabili da due fattori: un gettito tributario strutturale maggiore del previsto; una rimodulazione della dinamica di riduzione del rapporto deficit-PIL possibile grazie ai risultati conseguiti nel corso del 2007.
In Italia, dopo un quinquennio di crescita modesta, nel 2006 è iniziata finalmente una ripresa economica: è cresciuta l'occupazione; è cresciuta, dopo una preoccupante fase di stagnazione, la produttività del lavoro; segnali positivi provengono dall'andamento delle esportazioni; la produttività totale dei fattori non decresce più, anche se cresce poco in conseguenza della rigidità dei nostri mercati. Per far sì che questa ripresa congiunturale diventi duratura e sostenibile, è pertanto necessario che il Governo continui con determinazione il processo delle riforme (molte delle quali sono all'esame del Parlamento: la "Bersani 2", la legge sui servizi pubblici locali, l'Authority, l'energia, il gas), coniugando crescita economica con equità sociale, risanamento finanziario e sostenibilità ambientale.
Questa impostazione del DPEF è stata resa possibile grazie ai risultati conseguiti nel primo anno del Governo Prodi. Si è rifiutata la logica dei due tempi. L'azione di Governo non solo è riuscita nel risanamento dei conti pubblici, ma ha avviato provvedimenti per la crescita e la competitività del nostro sistema Paese e l'equità sociale.
Voglio ricordare l'avvio della politica delle liberalizzazioni a favore dei consumatori e degli utenti; i risultati della lotta all'evasione fiscale dopo anni di permissivismo; i provvedimenti sugli assegni familiari, sulle pensioni basse e per agevolare, in maniera ancora certamente insufficiente, i giovani sul terreno previdenziale. Si è iniziato a stabilizzare i lavoratori precari, ad iniziare da quelli delle pubbliche amministrazioni, decine di migliaia, in particolare nella scuola. Infine, voglio ricordare le misure previste nel decreto-legge n. 81 che finalizzano l'extragettito di 6,5 miliardi di euro per il 2007 a misure per la crescita e il sociale.
Ovviamente, si può e si deve fare meglio e di più, già a partire dalla prossima finanziaria, ma mi è sembrato giusto ricordare alcuni dei risultati conseguiti.
Molti critici sottolineano (lo ha fatto oggi il senatore Vegas) il fatto che le indicazioni del DPEF non rispetterebbero gli impegni del Patto di stabilità: ciò non è assolutamente vero, anzi, è vero il contrario. Il DPEF 2008 rispetta a pieno non solo i parametri dal Trattato di Maastricht, ma anche la raccomandazione dell'ECOFIN del luglio 2005, l'unico documento impegnativo per il Governo italiano. Non solo gli obiettivi programmatici del DPEF rispettano a pieno gli impegni definiti nella raccomandazione ECOFIN per gli anni 2007, 2008 e 2009, ma migliorano in misura notevole l'impegno di ridurre il deficit per il biennio 2010-2011.
Certo, nessuno può disconoscere il problema di uno stock del debito così rilevante per i nostri conti pubblici, tanto più in presenza di una tendenza dei tassi alla crescita con relativo aggravio del servizio del debito. Non è un caso che il DPEF indichi la spesa per interessi tendenzialmente stabile dal 2008 al 2011, malgrado la minore incidenza del debito. Ma non è solo il volume assoluto del debito (ci teniamo molto ad affermarlo) il dato sul quale soffermarci. Dobbiamo anche considerare il suo rapporto con il prodotto interno lordo. L'obiettivo dev'essere, infatti, quello di diluire il debito con la crescita. Ci vuole equilibrio tra questi due parametri: la diminuzione assoluta dello stock del debito e la crescita del PIL. Una visione invece unilaterale non può che essere dannosa per il Paese.
Schematizzando, il nostro Paese ha quindi davanti a sé due possibilità: la riproposizione del vecchio modello di sviluppo; oppure la scelta della qualità: dello sviluppo sostenibile, dell'innovazione, della ricerca, della riqualificazione del nostro terziario e del nostro sistema di welfare (visto anche come occasione per creare nuovi posti di lavoro), la scelta dello sviluppo della domanda interna pubblica e privata, della buona occupazione. Noi evidentemente scegliamo la strada della qualità e della sostenibilità. Su questo, il DPEF e la risoluzione che sarà presentata sono abbastanza chiari.
Non esiste dunque una sola possibilità: lo sviluppo sostenibile per le persone e per l'ambiente è la strada da imboccare, partendo dalla valorizzazione del lavoro e, quindi, in primo luogo, dal rifiuto della logica che presiede alla scelta di rapporti di lavoro privati di dignità e diritti e per questo precari.
Vorrei parlare infatti della qualità dell'occupazione, in particolare di quella dei giovani. Si è tanto parlato di dare meno ai padri e più ai figli. In realtà, molti di coloro che sostengono questa tesi vogliono dare meno ai padri e niente ai figli. Se effettivamente si volessero migliorare le pensioni future dei giovani, si dovrebbe agire oggi, da subito, eliminando la precarizzazione del lavoro a cui sono costretti quasi tutti i giovani. Ci sarebbero più contributi, più certezze per la loro vita, pensioni future più alte; tuttavia, al riguardo non si è fatto ancora quanto è necessario.
Per queste ragioni critichiamo il Protocollo presentato dal Governo sulla competitività e il mercato lavoro. Una critica di fondo che facciamo alla sua impostazione è che si ispira ad una logica secondo cui una maggior competitività si ottiene con il perseguimento dell'abbattimento del costo del lavoro. Questa è l'idea del lavoro che noi consideriamo sbagliata. I provvedimenti sulla competitività, nel momento in cui, per esempio, defiscalizzano lo straordinario, e cioè fanno costare un'ora di straordinario esattamente come un'ora di lavoro normale, tengono più conto delle esigenze di Confindustria, anche dal punto di vista culturale, piuttosto che di contrastare la precarietà e di proporre un'idea di lavoro di qualità. È evidente che non è questo il modo con cui si aumenta l'occupazione dei ragazzi e delle ragazze.
A proposito del lavoro precario, vogliamo fare esattamente quello che è scritto nel programma dell'Unione, per questo ci batteremo e ci siamo battuti fin dalla risoluzione che sarà all'esame e al voto dell'Assemblea domani.
Infine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, il rapporto della Svimez recentemente pubblicato ci descrive una situazione preoccupante: il PIL nel Mezzogiorno cresce meno che nel resto del Paese, cioè lo 0,5 per cento in meno; l'occupazione nel Paese cresce dell'1 per cento, mentre nel Mezzogiorno solo dello 0,7; il PIL per abitante nel Mezzogiorno è quasi la metà di quello del resto del Paese; la quota in conto capitale della spesa pubblica per il Sud era del 40,6 per cento nel 2001 ed è solo del 36,3 per cento nel 2006; 270.000 sono i trasferimenti stabili, la nuova immigrazione tra il Sud e il Nord del Paese; gli irregolari al Sud crescono di 43.000 unità e in tutto sono 1,4 milioni.
L'ultimo rapporto dello Svimez ci ricorda, quindi, che le prospettive per il reale avvio di un processo di accelerazione di sviluppo nelle Regioni del Mezzogiorno sono legate al superamento di alcuni vincoli strutturali che hanno impedito all'economia del Sud di reagire positivamente ai colpi provenienti dal nuovo contesto competitivo internazionale.
Ovviamente non possiamo sviluppare in questa sede un'analisi approfondita sulle esigenze del Sud, ma abbiamo insistito perché nella risoluzione fossero contenuti alcuni elementi che riguardano lo sviluppo del Mezzogiorno, a partire dalla rimodulazione delle spese previste nell'Allegato infrastrutture per in quinquennio 2008-2012, in maniera tale da garantire già dal prossimo triennio 2008-2010 una massa reale di investimenti per le opere pubbliche del Sud superiore al 30 per cento di tutti gli investimenti previsti per il Paese. Infatti, l'Allegato infrastrutture rinvia al 2012 le maggior parte delle risorse finanziarie per le opere pubbliche previste per il Sud.
Proponiamo poi di trasformare gli incentivi previsti dalla legge n. 488 del 1992 per la realizzazione di un credito d'imposta automatico legato all'assunzione di lavoratori a tempo indeterminato ovvero all'emersione del lavoro nero. Inoltre, altre misure sono previste nella risoluzione.
Infine, dobbiamo dare il buon esempio a partire dai costi impropri della politica. Si può e si deve fare di più rispetto a ciò che dispone il disegno di legge che stanno predisponendo i ministri Santagata e Lanzillotta che prevederebbe a regime - così come riferiscono gli organi di stampa - risparmi per 1,3 miliardi. Noi pensiamo che si possa arrivare, in una prima fase, almeno a due miliardi di euro di risparmi a regime, chiarendo che dobbiamo tagliare gli sprechi e i privilegi, non i finanziamenti e i costi per garantire una corretta vita democratica del nostro Paese. E chiediamo che i risparmi previsti siano computati fin dal 2008 nella manovra di bilancio destinata a spese di carattere sociale.
Sono queste alcune delle ragioni - quante è possibile illustrarne nel tempo che ci è concesso - che ci consentono di apprezzare il Documento proposto dal Governo, di condividere la relazione del relatore di maggioranza e quindi di dare il nostro positivo contribuito ad una risoluzione che possa essere unitaria per tutti i partiti che sostengono la maggioranza di Governo. (Applausi dal Gruppo SDSE).
Signor Presidente, essendo esaurito il tempo a mia disposizione, chiedo di poter allegare il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.
PROCACCI (Ulivo). Signor Presidente, signor Sottosegretario, anche se quest'Aula scoraggia a farlo, vorrei svolgere qualche riflessione in modo specifico sul Mezzogiorno.
Il DPEF conferma sostanzialmente gli impegni assunti nella finanziaria 2007 e apre alla possibilità di un aumento della spesa in conto capitale per il Mezzogiorno e per le infrastrutture. Ma il punto fermo su cui dovremmo interrogarci e su cui chiedo, anche magari nella risposta del Governo, che in qualche modo si interloquisca è il seguente. Noi abbiamo le nostre grandi imprese pubbliche, come l'ANAS, le Ferrovie dello Stato, il gestore nazionale di elettricità, che investono poco per il Mezzogiorno (non più del 14 per cento quanto alle Ferrovie e il 16,2 per cento quanto al gestore nazionale di elettricità), mentre l'attenzione che la classe dirigente dà al Mezzogiorno è ben più ampia.
Ora, il punto è il seguente: queste imprese pubbliche, che agiscono quasi da privati secondo la logica di mercato, possono essere assolutamente estranee e risultare sottratte all'indirizzo politico? Bene si fa, nella risoluzione di maggioranza, a dire che il Governo deve spendere non meno del 30 per cento, che già è una quota inferiore al peso naturale del Mezzogiorno, che è del 38 per cento, considerando territorio e popolazione. Si accetta non meno del 30 per cento, perché purtroppo ci sono opere già avviate che si devono concludere, ma nel trend complessivo noi dobbiamo andare ampiamente oltre al 30 per cento. Perché alla fine, poi, le infrastrutture le fanno l'ANAS e le Ferrovie, e se analizzate il piano strategico delle Ferrovie nel Sud è ancora previsto circa il 14 per cento. E le Ferrovie non devono rispondere ad altri indirizzi, oltre a quello del Governo e del Parlamento.
Un'altra considerazione riguarda la legge n. 488 del 1992. Ebbene, avrei piacere che nel DPEF - comunque lo chiederemo nella risoluzione - si abbia il coraggio di trasformare la legge n. 488 nel credito d'imposta per l'occupazione. Tale legge, negli ultimi anni, ha incontrato grandi difficoltà burocratiche: ci sono stati circa 6.000 accertamenti della Guardia di finanza e le imprese hanno trovato grandi difficoltà. Occorre sostituire quella legge con il credito di imposta sull'occupazione. Questo darebbe maggiore trasparenza e configurerebbe un automatismo che semplificherebbe molto il sostegno alle imprese.
Voglio ora svolgere un'ultima considerazione (devo essere per forza essere sintetico, per il tempo rimasto). Per la prima volta, con la finanziaria del 2007, abbiamo armonizzato il fondo per le aree sottoutilizzate con i fondi europei, creando condizioni di certezza finanziaria per il periodo che va fino al 2015, perché si tratta di circa 100 miliardi di euro per il Mezzogiorno che, separando la cassa dagli impegni, consentono già dal primo anno di impegnare opere che poi possono essere finanziate nel corso degli anni. (Richiami del Presidente).
Quello che manca - mi rivolgo al sottosegretario Lettieri - è un progetto organico sul Mezzogiorno. Il quadro strategico nazionale non è sufficiente, perché individua solo una serie di parametri, una serie di percentuali. È invece assolutamente necessario un progetto organico con una regia di interventi sul Mezzogiorno per qualificare la spesa e renderla volano di sviluppo reale. Sappiamo molto bene che questa sarà l'ultima stagione dei fondi strutturali e, se non riusciremo ad agganciare, non dico completamente ma almeno in parte, il Nord e a diminuire il divario che separa il Nord dal Sud, saremo condannati ad un dualismo strutturale incancellabile per il Paese.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranieri. Ne ha facoltà.
RANIERI (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo soffermarmi in particolare sulle questioni della scuola, dell'università, della ricerca e della formazione.
Nel passato Documento di programmazione economico-finanziaria e soprattutto nella passata legge finanziaria il rapporto tra politica economica e politica del sapere è stato sofferto e con molte contraddizioni. Nella manovra economica e finanziaria dello scorso anno c'era quasi una cesura tra le misure di risanamento e di razionalizzazione e gli obiettivi di crescita della scuola, dell'università e della ricerca, che pure in quella manovra erano contenuti.
Il DPEF al nostro esame, da questo punto di vista, è un passo avanti e può essere preludio ad una finanziaria che dia risposte positive a tali problematiche. Viene affermata la necessità di un legame stretto tra misure di razionalizzazione e misure volte ad aumentare i livelli più generali di istruzione e di formazione delle persone, di incrementare gli investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione. C'è l'impegno a reinvestire nella scuola, nell'università e nella ricerca gli eventuali risparmi in una logica di incremento del peso che le politiche del sapere devono avere nelle scelte più complessive di politica economica e sociale del Paese.
Del resto, lo stesso rapporto OCSE sull'Italia indica esattamente su questo terreno la criticità maggiore del nostro Paese e la difficoltà di crescere secondo i ritmi dei Paesi che con più decisione sono entrati nell'economia e nella società della conoscenza. In particolare, l'OCSE afferma che la scarsa rotazione di capitale umano e la scarsa capacità del nostro sistema economico e produttivo di utilizzare il capitale umano, i talenti e i meriti, è una delle ragioni di fondo per cui l'Italia a livello di produttività e competitività cresce meno degli altri Paesi europei.
Guardate, però, che non c'è solo una ragione economica, c'è anche una ragione sociale perché, se c'è un limite nell'apprezzabile, giusto, corretto accordo sulle pensioni, se c'è un limite nello stesso Documento sul welfare che il Governo ha presentato alle parti sociali, è ancora la scarsa attenzione che le politiche della formazione hanno nel ridisegnare un nuovo welfare delle promozioni dell'opportunità rispetto ad un welfare di puro risarcimento.
Lo stesso relatore affermava che la sostenibilità del sistema pensionistico in un Paese in cui è drammaticamente basso il tasso di occupazione delle persone sopra i cinquant'anni si basa su politiche di invecchiamento attivo, perché finché in questo Paese le persone sopra i 55 anni che lavorano sono il 39 per cento della popolazione, contro il 69,2 della Finlandia, della Svezia e di altri Paesi, non c'è nessun sistema pensionistico che alla lunga regga.
La formazione per tutto l'arco della vita - come l'Europa ci indica - è elemento essenziale per una politica dell'invecchiamento attivo ed è, d'altra parte elemento essenziale per evitare che la flessibilità si trasformi in precarietà, per riprendere un discorso che finalmente dia valore alla cura delle persone che lavorano, finendola con la retorica delle risorse umane, che poi è indifferente a tutti gli strumenti concreti che le risorse umane davvero le aiutano a crescere e a lavorare bene.
Del resto, era questo l'asse, il punto di partenza del Patto del 1993, ricordato dal presidente Romano Prodi, che poneva gli investimenti in formazione, ricerca ed innovazione a base di un confronto fra le parti sociali, non a somma zero, ma a somma positiva per il lavoro, le imprese e l'Italia.
Mi pare che il DPEF abbia finalmente preso consapevolezza di questa verità e quindi spero che sia il preludio di una legge finanziaria che sappia mettere a disposizione le risorse politiche e culturali per approfondire, arricchire e dare senso alle stesse politiche di concertazione sociale.
Il basso livello di sapere si supera innalzando i livelli di istruzione generale del Paese e premiando il merito e i talenti. Le due cose si possono fare insieme. È possibile una politica più inclusiva e di qualità. La scuola e l'università dell'autonomia hanno l'obiettivo fondamentale di costruire ed innalzare i livelli di istruzione e di sapere di massa e nello stesso tempo di valorizzare e premiare i talenti.
Per farlo c'è bisogno di investire e di investire bene. La valutazione deve essere il naturale completamento dell'autonomia. Il Governo potrebbe, già dalla prossima finanziaria, raccogliendo le indicazioni che derivano dal Documento di programmazione economico-finanziaria in tema di università e ricerca darci un obiettivo preciso: portare gradualmente gli investimenti a livello dei Paesi europei più avanzati nella formazione superiore e nell'università e nel contempo aumentare la quota di risorse da assegnare tramite valutazione fino ad arrivare al 30 per cento del trasferimento. Perseguire gli obiettivi di Lisbona cambiando nel contempo la composizione interna della spesa ed aumentando gradualmente la quota dei trasferimenti tramite valutazione.
Ci vorrà tempo, ma per arrivarci bisogna partire subito, dalla prossima finanziaria. Il DPEF lascia sperare che ciò possa avvenire ed è per questo motivo che voterò con convinzione a favore del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Negri. Ne ha facoltà.
NEGRI (Aut). Signor Presidente, il Documento di programmazione economico-finanziaria, come ricordava il relatore, si propone obiettivi importanti: trasformare la crescita in atto in una crescita duratura, sostenibile, in un contesto di equità.
IlDPEF segnala un'eccezionale concentrazione di ricchezza nel Paese. Il 20 per cento più ricco della popolazione possiede un reddito cinque o sei volte superiore a quello del 20 per cento più povero, secondo il cosiddetto indice di Gini, che misura la disuguaglianza del reddito. Secondo questo indice siamo allo 0, 33 per cento, uno dei valori più alti in Europa. Dunque, una grande concentrazione di ricchezza e disuguaglianza insieme ad una grande concentrazione di sapere e di opportunità. Come altrimenti leggere, sempre nel Documento di programmazione economico-finanziaria i dati della ridotta mobilità sociale, secondo i quali l'istruzione, il fattore più potente di mobilità sociale oltre che di umano arricchimento, è così dispari.
Il 71 per cento dei figli dei laureati ottiene iltitolo di studio liceale, ma se il padre ha conseguito soltanto la licenza elementare la percentuale si riduce al 14 per cento. Soltanto il 42 per cento di questi ultimi si iscrive all'università mentre per i figli di laureati la percentuale si aggira al 90 per cento. Poi i percorsi di divaricano in misura crescente. Quindi, dove sta il merito, l'esercizio delle potenzialità, il futuro dei nostri giovani?
Rispetto a tutto ciò il DPEF offre sfide e proposte. Le sfide sono le stesse che ha avanzato in altra sede il dottor Draghi, governatore della Banca d'Italia. Cosa può fare dunque il Parlamento a partire dal DPEF, con ciò rifacendomi al lavoro approfondito svolto dalla Commissione pubblicazione istruzione e al parere da ultimo espresso, che dà al Documento in esame una sorta di appuntamento tra sei mesi per verificarne le intime logiche, tenute e compatibilità.
Dobbiamo dunque tener conto di due vincoli: da un lato diminuire le tasse e il debito, dall'altro raggiungere alcuni traguardi e obiettivi agendo esclusivamente, come ricordava poc'anzi il senatore Ranieri, sulla razionalizzazione della spesa e sulla sua diversa composizione interna.
Ora, se esaminiamo la tabella VII.1, per quanto riguarda la spesa storica della pubblica istruzione, notiamo che dal 1990 al 2005 essa non cambia, resta sostanzialmente immutata per incidenza sul prodotto interno lordo e per composizione percentuale del medesimo: è una linea retta ed il dato più o meno non cambia. Nel contempo, però, è andata verso il basso la linea della performance del rendimento dell'insieme del nostro sistema scolastico come gli innumerevoli dati (OCSE, PISA, ISTAT), le numerose audizioni svolte e l'ampia letteratura esistente al riguardo ormai testimoniano.
Sembra quasi come se non ci fosse una relazione tra le diverse curve del reddito, della produttività, tra la storia economica e quella culturale del Paese; sembra, anzi, che all'interno di questo vi sia una crescente disparità territoriale, tanto che siamo autorizzati ad affermare che si pone una nuova questione meridionale, vale a dire una sorta di collasso dei tassi di rendimento e delle capacità di apprendimento dei giovani in consistenti aree del Sud.
Voglio sottolineare come le proposte del Documento di programmazione economico-finanziaria siano di una particolare intensità riformatrice; esse vanno analizzate, interiorizzate e capite per il loro effetto sistemico. Molto è quello che il Governo ha fatto in questo anno e mezzo: l'obbligo, il potenziamento dei tecnici professionali, la maturità e così via. Quello che, però, il Documento di programmazione economico-finanziaria propone non è più la manutenzione, non è più la cosiddetta logica del cacciavite, non è più il molto e non è più la logica incrementale rispetto al già fatto, ma è l'altro, vale a dire agire su una riorganizzazione di tutto il sistema della valutazione, a partire l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), verso un cambio di passo, di ruolo e forse, a mio avviso, anche di natura giuridica dell'autonomia.
Infatti, il Documento di programmazione economico-finanziaria prevede che vada individuata la singola scuola cui offrire supporti, un diverso sistema contrattuale, l'incentivazione ed un altro modo di costruire i salari degli insegnanti. Quindi, ad un sistema scolastico rigido, centralistico e squilibrato, il Documento di programmazione economico-finanziaria fa un'altra offerta politica, cioè quella dell'autonomia, della responsabilità dei territori (che già fanno tanto), di un nuovo sistema di valutazione, dell'assunzione del ruolo del Titolo V della Costituzione italiana riformata, insieme ad una programmazione di lungo periodo di tutto quello che sta cambiando nella natalità, nei bambini immigrati e nell'età della gente che utilizzerà il sistema scolastico.
Voglio, dunque, sottolineare che il Documento di programmazione economico-finanziaria propone un salto di continuità ed una sfida per la classe dirigente italiana. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Amico. Ne ha facoltà.
D'AMICO (Ulivo). Signor Presidente, domandiamoci per un attimo a cosa serve il Documento di programmazione economico-finanziaria dopo 30 anni di sperimentazione. Il Documento di programmazione economico-finanziaria ha sostanzialmente un'utilità: con la risoluzione che lo approva, vengono fissati i saldi di finanza pubblica e il limite massimo al deficit pubblico. Quello è il limite che opera per il Governo nella predisposizione della legge finanziaria e per l'emendabilità in Parlamento.
La cosa ha sostanzialmente funzionato, ma presenta un problema: non esiste un limite legato al fatto che si possa ottenere lo stesso saldo di bilancio accrescendo la spesa pubblica e la pressione fiscale. Infatti, negli ultimi 30 anni, quasi sempre in Parlamento è accaduto proprio questo, vale a dire che il saldo è stato rispettato, ma sono aumentate la pressione fiscale e la spesa.
Oggi il Governo ci propone una novità: fissa nel Documento di programmazione economico-finanziario l'obiettivo rappresentato dal pareggio di bilancio, che - ahimè - è slittato al 2011; spiega che quel pareggio di bilancio è un requisito essenziale per consentire un'accelerazione della crescita. Il Governo aggiunge che sarebbe auspicabile venisse introdotta dal Parlamento una novità, cioè che questa volta inserisse nella risoluzione di approvazione del Documento di programmazione economico-finanziaria un limite alla spesa.
Il motivo è chiaro: per ottenere l'obiettivo del pareggio, non è possibile accrescere la pressione fiscale perché si contraddirebbe l'obiettivo di rilancio della crescita e dello sviluppo; non è possibile ridurre la spesa in conto capitale perché si contraddirebbe l'obiettivo di rilancio e di sviluppo; non è possibile agire sulla spesa per interessi perché quest'ultima è determinata dal livello del debito e dai tassi di interesse fissati dal mercato. Il vincolo da introdurre, allora, riguarda la spesa corrente primaria: questo è quanto ci propone il Governo.
Il Governatore della Banca d'Italia ha sostenuto nelle Commissioni riunite che sarebbe opportuno che il Parlamento introducesse questa novità; anzi, ha aggiunto che, con i conti del DPEF, per ottenere quel risultato di pareggio di bilancio entro il 2011, senza alzare la pressione fiscale contributiva, senza ridurre la spesa in conto capitale, è necessario che la spesa corrente in rapporto al PIL si riduca da qui al 2011 di tre punti percentuali di PIL.
Noi crediamo che la proposta del Governo debba essere accolta e che sarebbe una novità importante se finalmente il Parlamento opportunamente aggiungesse al limite di saldo anche un limite di spesa pubblica corrente primaria, cioè al netto degli interessi. Crediamo che sia necessario disegnare un percorso che conduca a quell'obiettivo - il pareggio di bilancio - senza aumento della pressione fiscale e senza riduzione della spesa per investimenti e che quindi sia necessario fissare nella risoluzione del DPEF un percorso che porti a quell'obiettivo.
Con il presidente Dini, presenteremo un emendamento alla risoluzione di maggioranza, che, accogliendo la proposta del Governo, fissi il percorso per raggiungere quell'obiettivo. Siamo disponibili a ragionare con il Governo, con il relatore e con la maggioranza su quale sia il percorso migliore. Noi ne ipotizziamo uno: che questo aggiustamento sulla spesa corrente primaria sia spalmato nel tempo.
Siamo disposti a ragionare su quale sia il percorso migliore per raggiungere l'obiettivo, ma crediamo che sia necessario uscire da questa discussione, in primo luogo, con l'innovazione fondamentale del limite alla spesa pubblica corrente primaria e, in secondo luogo, con un percorso che sia coerente con quanto il Governo ci ha chiesto per raggiungere il pareggio di bilancio, cioè una riduzione consistente da qui al 2011 della spesa corrente primaria.
Pensiamo che questo potrebbe migliorare molto la qualità dell'aggiustamento di finanza pubblica che siamo chiamati a condurre. Pensiamo che questa sia la strada che può davvero aiutare il rilancio della crescita e dello sviluppo nel nostro Paese.
Spero che il Governo voglia anzitutto tener fede a ciò che esso stesso ha chiesto al Parlamento, cioè l'inserimento del vincolo di spesa primaria corrente, e spero che il relatore voglia considerare con attenzione l'emendamento che ci apprestiamo a presentare. (Applausi del senatore Dini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tibaldi. Ne ha facoltà.
TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, nell'esprimere un giudizio di carattere generale e sostanzialmente positivo rispetto all'impianto del DPEF e un apprezzamento per la relazione svolta all'inizio dei nostri lavori dal senatore Ripamonti, vorrei sottolineare alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore.
Il DPEF - mi pare al punto C, capitolo II - reca un titolo in cui si dichiara che al centro dell'azione finanziaria pubblica vi sono le politiche per l'equità sociale e per l'inclusione sociale, necessarie a portare il nostro Paese al livello dei Paesi più avanzati dell'Unione Europea. Si sottolinea, inoltre, come nel nostro Paese si registri un tasso di povertà sopra la media europea: persone non autosufficienti spesso a carico esclusivo delle famiglie, situazione abitativa critica e, soprattutto (un dato assolutamente sconcertante, che è emerso negli ultimi decenni, ma che ha conosciuto un'accelerazione nel quinquennio passato) un'elevata concentrazione della ricchezza, nel senso che il 20 per cento più ricco della popolazione possiede cinque o sei volte il reddito del 20 per cento più povero, tanto è vero che ha tenuto banco - anche se oggi se ne parla un po' meno - la cosiddetta "sindrome della quarta settimana".
Milioni di lavoratori e di famiglie si trovano vicino o sotto la soglia di povertà e i salari dei lavoratori italiani hanno perso terreno: negli ultimi anni l'Italia, rispetto alla media degli altri Paesi europei, detiene per quanto riguarda il costo del lavoro (così come per la questione degli infortuni e delle morti bianche) un primato e si colloca agli ultimi posti della classifica dei primi quindici Paesi europei, escludendo, quindi, gli ultimi entrati.
Questo ci dice quindi quanto sia assolutamente necessario affrontare tale problema. Si pone pertanto una questione di giustizia sociale, che attiene quindi alla politica di redistribuzione, da attuare attraverso una tastiera plurima di strumenti, dal fisco alle politiche salariali e contrattuali. È tuttavia assolutamente necessario intervenire. Tra l'altro, questo era uno dei punti contenuti all'interno del programma di Governo con cui questa maggioranza si è presentata alle elezioni. Ed era anche uno dei punti che è stato sottolineato nuovamente nella finanziaria dell'anno scorso, anche se poi non c'è stata la necessaria coerenza nell'assunzione delle relative iniziative.
Vorrei sottolineare che, in questo primo anno del nostro Governo, del mio Governo, l'emergenza sociale non ha subito un'inversione di tendenza. È invece aumentato il numero delle persone che stanno vicine alla soglia di povertà ed è aumentato l'indebitamento delle famiglie, anche per consumi primari (la cosiddetta sindrome della quarta settimana, a cui ho accennato prima). Il salario, il costo del lavoro continua ad essere uno dei più bassi in Europa e l'area della precarietà del lavoro e del sottosalario è aumentata, nonostante che alcuni interventi volti a fermare questa tendenza, seppure timidi, fossero stati individuati già nella finanziaria dell'anno scorso.
Tale situazione non è certo imputabile alla politica di questo Governo, perché è frutto di scelte politiche che da oltre 15 anni hanno individuato nella sola questione del costo del lavoro, della precarietà e della flessibilità l'unico fattore sul quale intervenire, in nome del rilancio dello sviluppo e della competitività del sistema Paese. Successivamente, ci si è accorti che anche questa scelta è stata un errore, perché non ha prodotto un aumento dello sviluppo e della competitività, che anzi è diminuita nel nostro sistema Paese, ma al contrario ha determinato una contrazione dei consumi, un impoverimento sociale e così via.
Nel nostro programma di Governo, la questione sociale del lavoro, della sua dignità, la necessità di ripristinare alcune garanzie costituzionali a tutela dei ceti più deboli erano una bussola e questo ha creato molte aspettative nei nostri elettori. Tali aspettative erano e restano ancora molto alte, pur essendo evidente che non è possibile risolvere con una bacchetta magica i problemi accumulatisi dopo 15-20 anni di scelte politiche come quelle a cui ho accennato.
È anche vero, però, che se non siamo in grado di affrontare queste problematiche e dare ad esse una soluzione, prevarranno il disincanto e la disillusione, dopo la finanziaria dell'anno scorso, e anche il malessere rispetto ai recenti accordi, che pure sono stati accordi "a dare". Parlo del cosiddetto tesoretto, che ha comunque dato un po' di respiro e sollievo, quanto meno alle pensioni più basse.
L'accordo sulla revisione dello scalone, ha certo migliorato la situazione precedente, ma non ha corrisposto agli impegni che ci siamo assunti nel programma di Governo, soprattutto per quanto riguarda le politiche di tutela del lavoro e di lotta alla precarietà.
Anche in occasione di questo Documento di programmazione economico-finanziaria poniamo ripetutamente in diversi capitoli la questione di una politica che faccia sì che il contratto a tempo indeterminato diventi l'elemento di riferimento per tutti e che le altre tipologie contrattuali diventino in qualche maniera residuali, ovvero che i cosiddetti rapporti di lavoro flessibili, che non significa precari, rispondano alle esigenze di flessibilità dell'impresa. Ci troviamo invece in una situazione per cui tutta la partita relativa alla precarietà ad oggi non è stata affrontata.
Abbiamo espressamente parlato nel documento programmatico - e lo abbiamo ripetuto anche dopo l'ultima crisi di Governo - del superamento della cosiddetta legge n. 30 e quindi della messa in moto di un meccanismo che gradualmente porti al superamento della precarietà e limiti quella che oggi viene chiamata flessibilità vera, che corrisponde alle esigenze delle imprese e che non ha nulla a che fare con la riduzione del costo del lavoro e con esigenze assolutamente necessarie.
Credo che se vogliamo recuperare il consenso dei nostri elettori, che ha avuto la caduta vertiginosa che ha avuto e che può ulteriormente aumentare e trasformarsi in astensionismo, dovremo approntare con la prossima legge finanziaria e con i prossimi provvedimenti del Governo delle misure che affrontino drasticamente la questione della precarietà.
Ciò a partire dall'affermazione del principio che il lavoro flessibile, proprio perché è lavoro precario, proprio perché pone il lavoratore in una condizione di maggiore difficoltà, deve costare almeno quanto il lavoro a tempo indeterminato. Allo stesso modo, se vogliamo ridurre la piaga della precarietà del lavoro a part time bisogna far rientrare all'interno dei contratti la possibilità di accedere al part time secondo le causali e la limitazione del tempo di reiterazione.
Dobbiamo fare ciò e inoltre va ribadito e ulteriormente incentivato il contrasto al lavoro nero. Penso poi all'importanza della questione della sicurezza sul lavoro e mi auguro che l'iter parlamentare alla Camera dei deputati sul disegno di legge delega in materia sia velocissimo e che poi sia veloce il Governo nell'emanare la legislazione delegata.
Un ulteriore obiettivo, e mi avvio a concludere, è quello di dare attuazione piena ed irrobustire quegli elementi già individuati nella scorsa finanziaria per il superamento della precarietà all' interno della pubblica amministrazione, perché se non comincia lo Stato a dare l'esempio, diventa assolutamente difficile che l'esempio venga seguito dai datori di lavoro, che tendenzialmente non ne hanno mai abbastanza.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.
VITALI (Ulivo). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori. Il ministro dell'economia Padoa-Schioppa, in occasione di un' audizione in Commissione bicamerale per le questioni regionali, ha presentato alcuni numeri molto importanti circa la quota della spesa pubblica complessiva di competenza di Regioni ed enti locali. Voglio qui ricordare che Regioni ed Enti locali gestiscono il 30 per cento della spesa corrente complessiva dello Stato.
E questo naturalmente lo si deve ai numerosi servizi di loro stretta competenza che sono stati incrementati sia dalle cosiddette leggi Bassanini della fine degli anni '90 che dal nuovo Titolo V della Costituzione: Regioni ed enti locali sono, inoltre, titolari di ben il 60 per cento del complesso delle spese in conto capitale dello Stato. Quindi vuol dire che il 60 per cento degli investimenti complessivi della pubblica amministrazione passano attraverso il sistema delle Regioni e degli enti locali.
Credo, quindi, sia molto importante, come la stessa Commissione bilancio del Senato ha riconosciuto, discutere ed affrontare preliminarmente alla legge finanziaria il tema del rapporto tra i vari comparti di spesa, soprattutto distinguendo tra il livello centrale e quello locale e regionale. È stato anche approvato un documento che io credo importante, che andrebbe attuato, sulle nuove norme di formazione del bilancio, che prevede una preliminare discussione e, se possibile, elaborazione di un vero e proprio Patto almeno triennale di stabilità, rispetto al quale poi le leggi finanziarie annuali stabiliscono le varie quantità.
Non può, quindi, sfuggire né al Governo né a noi parlamentari il fatto che il 5 luglio, quindi qualche settimana fa, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, con un documento del proprio Comitato direttivo, abbia abbandonato di fatto tutti i tavoli di negoziazione, di discussione con il Governo, denunciando una situazione di totale insoddisfazione su tre punti fondamentali: l'uso dell'avanzo d'amministrazione da parte dei Comuni - nel decreto legge n. 81 c'è una soluzione molto parziale del problema - il tema del Patto di stabilità che non consente di attuare gli investimenti programmati ed il tema dell'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione sul federalismo fiscale, il quale nonostante sia stato affrontato dal Governo con una proposta di legge in corso di esame, non vede però la soddisfazione dell'ANCI nel merito del testo presentato.
Credo che questo sia un fatto istituzionale. Il Governo se ne deve fare carico e deve assolutamente creare le condizioni per ripristinare una normale e corretta dialettica istituzionale perché non c'è dubbio che i Comuni italiani sono parte integrante appunto della Repubblica, dello Stato. Da loro dipende grande parte della spesa pubblica ed è necessario coinvolgerli nella decisione circa le grandi scelte che attengono la spesa.
Per quanto riguarda il Documento di programmazione economico-finanziaria, l'ANCI solleva un paio di questioni che sono molto rilevanti e che in parte accennavo or ora. Quella più rilevante è, secondo me, la questione relativa al Patto di stabilità.
Non c'è dubbio: chi come me siede su questi banchi del Senato, nel corso degli ultimi cinque anni quando eravamo all'opposizione, ha fatto battaglie contro una certa interpretazione di Patto di stabilità, intesa in termini esclusivi di tetti di spesa. Si è passati ai saldi ma tutto questo non consente l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione, che sono risorse proprie dei Comuni, né consente tanto meno gli investimenti programmatici. È una cosa cui occorre porre rimedio.
Infine, accennavo prima al tema dell'articolo 119 sul federalismo fiscale per il quale sarebbe necessario tener conto che la Costituzione prevede il finanziamento delle funzioni amministrative, laddove esse sono allocate. Questo è un principio fondamentale, che può aiutare anche a superare un conflitto in atto tra Comuni e Regioni su questo punto che, se non trova soluzione, può dare solo luogo a fatti negativi.
Invito, quindi, il Governo a tener conto di questi temi e il Parlamento, nel momento in cui approverà la risoluzione di approvazione del DPEF, a farsene carico, in modo tale che con la finanziaria del 2008 si ponga rimedio ad una situazione di conflitto istituzionale che non può assolutamente essere lasciata senza soluzione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augello. Ne ha facoltà.
AUGELLO (AN). Signor Presidente, colleghi senatori, nel consueto clima di solenne intimità in cui svolgiamo questi dibattiti vorrei spendere qualche considerazione, anche un po' più politica, un po' più forse sopra le righe, rispetto a questo documento.
Molti hanno sottolineato negli interventi che mi hanno preceduto alcuni aspetti un po' rinunciatari di questa manovra. Se noi paragoniamo questo documento a quello che è stato presentato lo scorso anno, notiamo un salto di qualità, perlomeno psicologico, verso il basso. Lo scorso anno avevamo una maggioranza e un Esecutivo assolutamente arrembanti, che mettevano insieme un credo dirigista con l'adagio, che fu proprio di Bartali, che era tutto da rifare.
Ma quell'impostazione si scontrò via via con un risultato già evidente in sede poi di manovra finanziaria successiva al DPEF, di errore, proprio di sbaglio interpretativo della realtà italiana e dell'eredità del Governo precedente e poi, più banalmente, di sbaglio clamoroso e con pochi precedenti sulle entrate. Oggi quella maggioranza è certamente più cauta, ma (come dicevano i romani, se non si può essere casti bisogna cercare di essere più cauti) più spenta.
Lo slittamento al 2011 degli obiettivi di pareggio e quindi di risanamento dà l'idea di una maggiore prudenza ritrovata, di maggiore attenzione nel considerare le entrate, di una maggiore concretezza, purtuttavia si resta molto nel vago per ragioni che di qui a breve cercherò di rendere evidenti nel parlare delle modalità attraverso cui si dovrebbe alla fine fronteggiare un'espansione della spesa.
Tale espansione sembra evidente da diversi indicatori, anzitutto riconducibili, ovviamente, alle decisioni assunte sul tesoretto e alle spese, che si trovano al di fuori dei saldi di questa manovra. Sono spese che vengono elencate a parte perché non sono sorrette da norme di legge, ma sono spese importanti, non eventuali, perché riguardano aspetti legati alla contrattazione, cioè impegni già assunti, le Ferrovie dallo Stato e una serie di questioni per le quali il livello di esposizione è certo e a fronte delle quali parliamo di un diaframma da superare di circa 20 miliardi. Per non contare poi le ricadute ulteriori, il DPEF ce ne dà puntuale informazione, che riguardano l'aumento della spesa corrente per interessi, che viene prudenzialmente stimata, se non ricordo male, in 2,5 miliardi di euro in incremento (ma è appunto una stima ancora prudenziale).
Tutto ciò dovrebbe trovare una risposta, che non è chiara nel DPEF, in una manovra che non dovrebbe comportare aumenti fiscali e dovrebbe portare a una riduzione di spese che non è ben chiara; è generalizzata: è un intento, un'aspirazione, ma non è ben chiaro dove andrebbe a cadere.
Ora, perché tutto questo è politicamente debole e poco convincente? Per l'ottima ragione che un Governo che è nella condizione in cui si trova quello attualmente in carica ben difficilmente può procrastinare al 2011 qualsiasi cosa. Uno spostamento di obiettivi strategici a quella data per un Governo che secondo le persone più ottimiste è destinato ad essere in sella per i prossimi otto mesi è già di per se stesso un lancio della spugna.
I ragionamenti e le spinte che vengono dall'interno della stessa maggioranza ci fanno capire che anche le più banali considerazioni contenute in questo DPEF, come ad esempio il rinvio della questione previdenziale al tavolo con i sindacati, sono prive di qualsiasi fondamento, già smentite prima dell'approvazione del DPEF, se non mi sono ingannato venendo qui questa mattina leggendo sui muri della città, che l'accordo raggiunto dai sindacati, secondo autorevoli partiti non va bene e che la lotta continua. Evidentemente non credo che sia una lotta contro Alleanza Nazionale o Forza Italia, immagino che sia la lotta di alcuni partiti in Parlamento contro il Governo in carica per cambiare quell'accordo e quindi i pesi e il senso di quell'accordo.
Ora, tutto ciò rende terribilmente fragile la credibilità di questo documento, un documento sul quale, nel modo che possiamo già misurare dalle prime reazioni che ci sono state, si accanisce non soltanto l'opposizione, non soltanto buona parte delle parti sociali, ma anche alcuni partiti, addirittura della maggioranza, che ne smentiscono parti rilevanti, in particolare quelle che riguardano l'accordo sulle pensioni. Insomma, autorevolissimi commentatori, all'unanimità, ciascuno per il suo verso, ciascuno dalla sua angolazione, la Corte dei conti, la Banca d'Italia, l'Unione Europea convergono nel reperire le contraddizioni e le debolezze che in pochi minuti sto cercando di evocare all'attenzione dell'Aula.
Il problema è quindi non di natura programmatica, ma di natura squisitamente politica. In qualche misura quello che è successo ieri in quest'Aula ne è la cartina di tornasole: la maggioranza ieri aveva i numeri, la tranquillità, la serenità - credo - per poter vincere tutte le votazioni senza alcun problema, soltanto che a questa maggioranza manca un elemento fondamentale, e cioè che quando dai banchi del Governo arriva la parola magica («Qual è il parere del Governo?», «Il parere del Governo è favorevole»), non scatta l'automatismo che, se il parere è favorevole, c'è una maggioranza che lo vota. Ora, questo elemento nel precedente DPEF era nascosto.
Devo dire che il precedente DPEF, pur sbagliando completamente alcune previsioni in maniera grossolana, sembrava far trasparire la convinzione che questa maggioranza ritenesse le differenze al proprio interno non voglio dire una ricchezza, ma comunque un difetto, un handicap occultabile. Questo DPEF parla con chiarezza, invece, di come queste divisioni rendano sostanzialmente difficile, se non nullo, un ruolo di questo esecutivo ai fini di favorire la crescita del Paese in una congiuntura in cui alcune cose importanti potrebbero essere fatte facendo interventi strutturali sulla riduzione della spesa e cercando di cominciare a ragionare sulla riduzione della pressione fiscale e non si possono fare, per ragioni che - ripeto - sono tutte politiche, tutte interne alle contraddizioni di questa maggioranza.
Va da sé che qualora l'accordo sulle pensioni trovasse soprattutto in quest'Aula, che è quella dove è un po' più facile che accadano delle cose, elementi correttivi, tutto questo racconto finirebbe col ricadere su se stesso, nel senso che alla fine di questa discussione noi potremmo scoprire di avere approvato un DPEF sbagliato esattamente come era sbagliato quello dello scorso anno sulla previsione delle entrate, in questo caso sbagliato perché sconta un'idea che non è socialmente sostenibile per questa maggioranza, cioè quella di riformare le pensioni così come è le cose sono andate più o meno fino ad oggi.
Concludo con una considerazione di carattere più generale. Anche in Commissione cerco qualche volta di richiamare l'attenzione su questo punto: l'isolamento sociale di questo Governo ha raggiunto livelli che sono sconosciuti; bisogna risalire ai tempi in cui in questo Paese si votava per censo per trovare Governi più isolati e più distaccati dalla realtà sociale del Paese. In questa congiuntura, in questa situazione, a me pare che questo Documento e il dibattito su di esso eludano un punto di riflessione che è fondamentale: senza coesione sociale è impossibile perseguire qualsiasi tipo di obiettivo, non si può perseguire la competitività, non si può perseguire il contenimento della spesa, non si possono perseguire le politiche di risanamento.
Anche su questo punto, credo che il passo che è stato fatto, buttando tra le gambe degli italiani alla vigilia dell'estate un accordo sulle pensioni che mette in difficoltà le stesse parti sociali che lo hanno firmato, chiunque ha visto (io non l'avevo visto, ma me lo hanno registrato e me lo hanno fatto vedere) quello che è successo davanti ai cancelli delle fabbriche, riportato dalle immagini televisive, dove solamente un sindacalista diceva che era a favore dell'accordo e tutti quelli che uscivano da Mirafiori si dichiaravano contrari (tutti, non i più politicizzati o i più scalmanati) ci dà la dimensione di come si stia, anche da questo punto di vista, perdendo la premessa necessaria a fare un Documento di programmazione economico-finanziaria condiviso e di effettivo rilancio.
Quindi - e concludo davvero - da questo punto di vista, al di là dei numeri sui quali qualcosa abbiamo detto in questi dieci minuti e molto hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, al di là degli interrogativi che restano aperti sulle coperture di spesa e sulle effettive capacità di questo esecutivo di comprimere la spesa pubblica, al di là delle importanti riflessioni sul debito che sono state poste al centro dell'attenzione di questo dibattito, il punto è squisitamente politico.
Un Governo che nella percezione della sua stessa maggioranza, degli italiani, del suo elettorato oltre che della opposizione, che vive in questa aspirazione in qualsiasi democrazia parlamentare, ha i mesi contati, evidentemente ha qualche difficoltà ad intrattenere quest'Aula ed il Paese sulle politiche di rilancio complessivo dell'Italia e sulla capacità della nostra nazione di recuperare competitività sui mercati internazionali. È un fardello che diventa pesante perché ovviamente non è di questo che avrebbe bisogno il Paese in queste ore. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Palermo. Ne ha facoltà.
PALERMO (RC-SE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Documento di programmazione economico-finanziaria analizza la situazione economica del Paese mettendo in evidenza il fatto che l'Italia, anche grazie alla rigorosa manovra finanziaria dello scorso anno, sia uscita da una situazione di stagnazione economica e si sia avviata efficacemente sulla strada del risanamento dei conti pubblici.
Non si sono registrati però finora sufficienti segnali di discontinuità rispetto al passato per quanto riguarda, ad esempio, le politiche sul lavoro, la qualità sociale e i diritti. È apprezzabile quanto è stato fatto nella lotta all'evasione e all'elusione fiscale, ma occorre ancora fare molto su questo terreno, anche per rimodulare e riequilibrare la pressione fiscale, ad esempio attraverso la tassazione delle rendite finanziarie o delle cosiddette pensioni d'oro.
Il risanamento dei conti, dunque, non è stato accompagnato finora da un reale miglioramento delle condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini di questo Paese. Nello stesso DPEF si afferma che per far sì che il miglioramento della situazione economica italiana si traduca in un fenomeno strutturale consolidato è necessario che vengano avviate politiche che siano eque sotto il profilo sociale e sostenibili sul piano ambientale.
Bisognerà allora dare seguito e concretizzare in precise scelte nella prossima manovra finanziaria quanto si afferma nel DPEF, ad esempio a proposito di piena e buona occupazione, attraverso decise azioni contro le forme precarie e precarizzanti del lavoro e della vita stessa; quando si parla di politiche per l'inclusione sociale e per la lotta alla povertà; quando si dice di voler investire nella ricerca e nell'innovazione e di voler rilanciare la scuola pubblica e l'università; quando si parla di politiche per il Mezzogiorno, stabilendo obiettivi misurabili e verificabili per i servizi essenziali, per il benessere e le prospettive delle comunità locali, ancora particolarmente inadeguati; quando si sottolinea l'impegno per una seria politica ambientale, a partire dal rispetto degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Relativamente a infrastrutture, mobilità e reti di telecomunicazioni, temi che l'8a Commissione ha analizzato puntualmente ed approfonditamente, è condivisibile quanto contenuto nel capitolo sulla mobilità in cui si ribadisce che l'obiettivo è quello di realizzare un sistema di trasporti sicuro, efficace e sostenibile; che è necessario stabilire principi guida per il soddisfacimento dell'interesse collettivo all'interno del Piano generale della mobilità, in cui si individuano azioni per il potenziamento di un modello di mobilità sostenibile, puntando sulla razionalizzazione della mobilità urbana, sul trasporto ferroviario, sulle vie del mare, sulla portualità, sulla logistica.
Analogamente sono condivisibili, per quanto riguarda le reti di telecomunicazioni, le intenzioni di superare il digital divide soprattutto nelle aree marginali del Paese, migliorando il livello di penetrazione in termini di accesso alla banda larga e mettendo in atto azioni che assicurino l'universalità dell'accesso a Internet, incentivando anche le nuove tecnologie wireless.
È importante che il Documento abbia ribadito la volontà di valorizzare l'infrastruttura fisica e tecnologica di 1.400 uffici postali, che potranno garantire anche nelle aree interne un'offerta di servizi pubblici tecnologicamente avanzati.
In riferimento all'edilizia abitativa, è importante che il tema torni ad essere presente nell'agenda politica del Governo, definendo un programma nazionale sulle politiche abitative per incrementare il numero di alloggi a canone agevolato, di alloggi di proprietà per particolari categorie sociali, di alloggi di edilizia pubblica.
Vorrei segnalare, però, l'incongruenza, già evidenziata in Commissione, tra le linee politiche relative alla mobilità e l'elenco delle opere infrastrutturali prioritarie dell'allegato infrastrutture. Riteniamo, infatti, che il Piano delle infrastrutture dovrebbe essere subordinato, consequenziale, al Piano della mobilità.
Nel DPEF si ribadisce che le priorità infrastrutturali devono essere informate al soddisfacimento dell'interesse collettivo e inoltre che la valutazione per le scelte degli interventi prioritari deve basarsi sulla rigorosa applicazione dell'analisi costi-benefìci, coerentemente con le procedure di valutazione richieste dalla Comunità Europea. Nella prima parte dell'Allegato infrastrutture si sottolinea che l'individuazione delle priorità infrastrutturali dovrà essere coerente con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, nel rispetto del Protocollo di Kyoto, della direttiva europea sulla qualità dell'aria e di quelle sui tetti nazionali delle emissioni inquinanti.
La selezione strategica degli interventi dovrà poter incidere positivamente sul contrasto dei cambiamenti climatici che in Italia vede il comparto dei trasporti pesare per oltre un quarto del totale delle emissioni di gas serra. È quindi lo stesso Allegato infrastrutture che segnala la necessità di un'ulteriore indicazione di priorità per le opere infrastrutturali contenute nel Documento, in coerenza con i principi di sostenibilità, riequilibrio modale, coesione sociale e tenendo conto delle risorse pubbliche e private effettivamente disponibili.
Che coerenza c'è, però, se la maggior parte degli investimenti, cioè il 54 per cento, è per le strade e solo il 38 per cento è per le ferrovie? Evidentemente, c'è bisogno di infrastrutture che assicurino il diritto ad una mobilità di qualità per tutti i cittadini ed anche per quelli delle aree interne, in particolare del Mezzogiorno e delle isole, cioè della Sicilia e della Sardegna.
Proprio per questo bisogna operare delle scelte. Ci sono opere che forse non sono grandi per il giro d'affari, ma possono contribuire a migliorare realmente la qualità della vita delle persone: la messa in sicurezza delle strade, l'efficienza, la puntualità e la pulizia dei trasporti pubblici, città meno congestionate e meno inquinate sono davvero grandi obiettivi da raggiungere.
Per queste ragioni siamo per il superamento della legge obiettivo; lo abbiamo scritto nel parere ed è scritto anche nel programma dell'Unione, perché è necessario ripristinare la corretta programmazione delle opere, reintroducendo il ricorso alle procedure di impatto ambientale.
È altresì necessario individuare percorsi condivisi, democratici, partecipati con le istituzioni locali e con i cittadini che hanno tutto il diritto di non subire passivamente scelte che riguardano direttamente il benessere della collettività e delle generazioni future. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Turigliatto).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Treu. Ne ha facoltà.
TREU (Ulivo). Signor Presidente, dedicherò questi minuti a sottolineare un punto particolare, cioè il contributo che, nella logica del DPEF, hanno i fattori produttivi ed in particolare il lavoro (altri colleghi hanno parlato degli altri aspetti), per dire che questo DPEF non solo è in continuità con quello scorso, ma ha già fatto un prezzo di strada e non è affatto un libro dei sogni come qualcuno vuol dire.
Il lavoro ha contribuito al primo dei pilastri di cui si parla nel DPEF, cioè al risanamento, perché fino a poco tempo fa si rilevava una crescita delle retribuzioni molto contenuta e, quindi, un sacrificio in vista di un bene, cioè il risanamento, che serve anche ai giovani perché toglie il peso dalle spalle.
Tuttavia, la novità che in questa seconda fase sottolineiamo è la ripresa della crescita e, quindi, l'accelerazione della stessa. Faccio notare che le indicazioni del DPEF hanno già trovato attuazione perché - questo non è stato detto - non solo è cresciuta all'occupazione quasi dell'uno per cento, ma a differenza del passato è aumentata la produttività del lavoro e in generale del nostro sistema, certo non ancora ai livelli europei ma per la prima volta in modo significativo; c'è inoltre anche un riequilibrio dal punto di vista retributivo, perché, mentre la produttività è cresciuta dell'1-1,1 per cento, le retribuzioni reali per la prima volta sono salite dell'1,5 per cento. C'è quindi un recupero anche sul piano redistributivo.
Questi primi risultati, quindi la ripresa della crescita, dell'occupazione, della produttività, non sono solo frutto di fortuna internazionale, ma anche di alcuni provvedimenti già attuati e di altri in cantiere. Il fatto che in questi mesi abbiamo attuato alcune indicazioni in tema di regolarizzazione del lavoro, di emersione del sommerso, di alleggerimento del costo del lavoro sono tutte piccole indicazioni che portano a questo risultato.
In proposito, faccio notare che l'entrata a regime della riduzione di tre punti del costo del lavoro (ci stiamo infatti dimenticando che tale misura è entrata a regime adesso) determinerà una spinta ulteriore alla crescita, che noi non abbiamo scontato. La crescita qui prevista nel DPEF è del 2 per cento, ma si dice anche che la crescita potenziale è del 3 per cento.
Come si ottiene questo? Si ottiene ponendo in essere gli altri provvedimenti che nel DPEF sono indicati, alcuni dei quali sono già stati oggetto dell'accordo, raggiunto con qualche fatica, ma significativo, prefigurato nel DPEF, pure arrivato un attimo prima: guardate che vi è una importante batteria di provvedimenti (non fissiamoci solo sullo scalone, che è stato anche troppo ossessivamente considerato).
Questa è una specie, come dire, di resa giustizia rispetto ad una situazione pregiudicata dal precedente Governo. Ma sullo scalone è importante che questo giusto ammorbidimento venga coperto come è previsto per iscritto, perché se non lo fosse allora sì che avremmo effetti negativi sulla spesa e quindi anche sulla crescita.
Gli altri provvedimenti, però, non hanno solo valore distributivo: le pensioni basse lo hanno, ma provvedimenti come, appunto, la riduzione del costo del lavoro, gli stessi ammortizzatori sociali che sono stati concordati hanno un effetto di spinta per una crescita che si basi anche sulla ristrutturazione, sulla mobilità dei fattori produttivi. Si tratta quindi di uno strumento di cui avevamo bisogno.
Abbiamo indicato un punto importante: dare soldi alla produttività e alla riduzione dei costi eccessivi dello straordinario, il che vuol dire garantire più soldi in busta paga ai lavoratori e produrre stimoli per l'impresa, con un doppio effetto virtuoso. Questi sono i tasselli concreti che servono ad aumentare la crescita.
L'ultima cosa che voglio dire è relativa al fatto che il DPEF guarda lontano. C'è una fase dei provvedimenti che abbiamo già finito, una che è in corso di approvazione ed è oggetto di un accordo sociale che deve reggere e poi, guardando più lontano, ci sono provvedimenti di più ampio respiro. Cosa manca al nostro motore per il lavoro, per essere a pieni giri? Mobilizzare la forza lavoro femminile. Qui si parla di un piano di sviluppo del lavoro femminile. Nelle nostre Commissioni sono incardinati due-tre disegni di legge sulla conciliazione e questo è il futuro.
Segnalo, per finire, che gli obiettivi posti alla fine della legislatura, cioè del periodo considerato dal DPEF, sono ambiziosi: una crescita dell'occupazione al 61,5 per cento (quindi, un tasso di occupazione ambizioso) e una crescita della produttività che continua con una media - vedo qui - dell'uno per cento annuo, che è il livello già raggiunto. Si tratta quindi di un DPEF realistico e insieme ambizioso, in cui il lavoro ha una parte importante sia per l'aspetto redistributivo che per l'aspetto del sostegno alla crescita.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pinzger. Ne ha facoltà.
PINZGER (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2008-2011 presentato dal Governo desta, a mio avviso, talune perplessità. Ciò che mi rende maggiormente perplesso è il dover constatare che le conclusioni emerse dal dibattito svoltosi sulla politica fiscale e finanziaria, hanno trovato poco riscontro nel testo del Documento in esame. Per settimane e settimane abbiamo esaminato e criticato la politica fiscale e finanziaria fin qui adottata. Il Governo ha accolto molte delle nostre istanze, promettendoci di tener conto delle nostre preoccupazioni e di provvedere - visto l'andamento positivo delle entrate fiscali - al cambiamento delle regole finora troppo punitive, soprattutto nei confronti delle imprese, ma anche delle famiglie.
Esaminando il DPEF non ho, tuttavia, trovato la tanto auspicata e netta inversione di rotta nella politica fiscale e finanziaria; non vi è neanche traccia della tanto promessa sostanziale riduzione della pressione fiscale. Con grande rammarico ho potuto, addirittura, constatare che per le imprese sono previsti ulteriori e nuovi ostacoli burocratici.
Non è così che si aiuta una ripresa economica fortunatamente in atto anche in Italia. Agli oneri burocratici già esistenti e gravanti sulle imprese, non ne andrebbero aggiunti nuovi. Essi vanno ridotti soprattutto se si ha a cuore il destino delle piccole e medie imprese.
Alla luce di queste riflessioni, mi vedo costretto ad essere critico anche nei confronti della riforma del mercato del lavoro attualmente in discussione. È giusto contrastare l'abuso dei contratti flessibili per dare ai giovani maggiori certezze, altrimenti questi ultimi non potranno mai diventare autonomi ed economicamente indipendenti dai genitori. È inutile meravigliarsi del tasso di natalità in crescente diminuzione, se non si provvede a favorire la famiglia garantendo ai giovani le necessarie condizioni.
Al tempo stesso, occorre, tuttavia, riconoscere che l'economia ha bisogno di flessibilità e questi contratti rappresentano spesso l'unico strumento valido per garantire una regolare assunzione del personale e contrastare il lavoro sommerso. Mi permetto di fare un esempio: se un albergatore ha bisogno, in via straordinaria, di ulteriore personale e deve impegnare magari per una o due giornate un lavoratore, magari uno studente o una casalinga ben felici di guadagnare qualche centinaio di euro, oggi ricorre al contratto di lavoro a chiamata. L'unica alternativa alla forma contrattuale, una volta abolita, è il lavoro in nero e non penso che ciò sia la soluzione auspicata dal Governo. In tutta Europa i processi di liberalizzazione vengono accompagnati da una maggiore flessibilità del mercato del lavoro. In Italia, invece, si vuole proseguire il processo di liberalizzazione, togliendo la flessibilità del lavoro. Questa, a mio avviso, è una forte contraddizione.
Ho apprezzato molto l'intervento del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi sul DPEF. Non voglio ripetere le sue puntuali e precise osservazioni, ma soltanto rimarcare che i conti pubblici vanno tenuti sottocchio. Anziché pensare a nuove entrate dobbiamo contenere la spesa pubblica. Le scelte in materia previdenziale devono garantire la stabilità dei conti anche nel lungo periodo. Si possono ridurre le spese, per esempio, nel settore della pubblica amministrazione, si possono, inoltre, tagliare i costi della politica, sia a livello nazionale che locale.
Dopo anni di stagnazione, il Paese può finalmente tornare a crescere. Questa è una fase delicata ed è nostro compito dare al mondo economico il necessario sostegno. Mi auguro, quindi, che il Governo colga questa occasione per dare uno slancio al Paese, riducendo la pressione fiscale, adottando una politica di liberalizzazioni accompagnata da maggiore flessibilità del lavoro, mantenendo sempre come obiettivo il risanamento dei conti pubblici. La dichiarazione di oggi del vice ministro Visco, che promette una riduzione della pressione fiscale sia per le imprese che per le famiglie a partire dalla prossima legge finanziaria, mi rende fiducioso in tal senso.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Emprin Gilardini. Ne ha facoltà.
EMPRIN GILARDINI (RC-SE). Signor Presidente, colleghi senatori e senatrici, l'obiettivo politico di fondo del programma elettorale dell'Unione, condiviso non sole dalle forze politiche ma sostenuto dall'elettorato, è che gli obiettivi di crescita e di risanamento finanziario devono essere socialmente equi ed ambientalmente sostenibili.
Lavoro, diritti e crescita camminano insieme.
L'obiettivo rinviava a quell'economia della riproduzione sociale i cui tratti sono stati delineati dalla contro-Conferenza di Nairobi, passando per Pechino e Huairou, dalle economiste femministe e dalle rappresentanti delle organizzazioni non governative di ogni parte del mondo, che ancora stenta ad affermarsi nelle istituzione economiche mondiali.
C'è un sapere, maturato nell'esperienza quotidiana delle donne e degli uomini. Il presupposto dello sviluppo, di ogni sviluppo o comunque lo si voglia aggettivare - ne ho sentiti tanti di aggettivi nel corso della seduta odierna- è lo sviluppo umano e le sue determinanti sono il reddito, l'istruzione e la salute, in particolare delle donne.
Non si tratta di questioni specifiche o di aspetti settoriali, ma di elementi strutturali per un'economia che parli alla cittadinanza (pólis) e alla democrazia (demos) e non solo alle cittadelle finanziarie. Questo ha fatto la differenza nel programma dell'Unione e su questo cambio di passo dovremo misurarci con la finanziaria.
La salute, in particolare, è un bene inalienabile per le donne e per gli uomini, fondamentale alle loro relazioni, ed è un investimento sul futuro del Paese. Non è un capitolo di spesa da contenere o da comprimere. Lo dichiara e lo riconosce l'OMS, a differenza della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, che però hanno preso il suo posto nel definire gli indici dello sviluppo e tuttavia, sulle indicazioni dell'OMS si è fondato il programma dell'Unione e su di esso occorre investire riconoscendo che mentre la spesa sanitaria, secondo i dati dell'OCSE, è ancora sotto la media dei Paesi europei, sia in termini di livello che di tassi di crescita, il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza per tutti e per tutte e su tutto il territorio nazionale è insufficiente.
Per questo la sfida decisiva resta l'obiettivo del programma dell'Unione: adeguare il Fondo sanitario nazionale per dare garanzia piena in tutto il Paese di finanziamento dei livelli essenziali di assistenza, anche nella previsione di un loro progressivo, necessario allargamento a partire dalle cure odontoiatriche.
Nello stesso tempo, va portato a consapevolezza che precarietà - la precarietà del lavoro ma anche quella generalizzata delle condizioni di vita che ne deriva - e salute sono elementi tra loro in contraddizione e lo sono qui ed ora. Questa contraddizione irrisolta peserà non solo sulle nuove generazioni, ma sulla società che si sta costruendo.
Si tratta allora di segnare con questo tratto l'azione di Governo nella prossima finanziaria e di dare indicazioni per il benessere delle donne e degli uomini e delle loro relazioni mettendo questi ultimi e non la crescita di una ricchezza ripartita in modo diseguale, come è avvenuto in particolare negli ultimi anni che hanno preceduto questo Governo, al centro dell'iniziativa politica.
Ci è stata consegnata l'estensione delle fasce di povertà, di lavoratori e lavoratrici poveri, collegata alla precarizzazione dei processi di lavoro e alla perdita reale di potere di acquisto dei salari e delle pensioni. Bisogna affrontare qui e oggi, non per le future generazioni (lo dico a beneficio del senatore Del Pennino, che ho ascoltato con attenzione), la questione dei salari e delle pensioni tra i più bassi d'Europa.
Con questi salari e pensioni il 15 per cento delle famiglie italiane non arriva alla terza decade del mese, dunque non più soltanto l'ultima settimana del mese. Il 30 per cento non può sostenere una spesa straordinaria di 600 euro e una spesa del genere è quasi all'ordine del giorno se non si interviene rifinanziando il fondo sanitarionazionale.
Ci è stata consegnata una questione sociale sulla casa, con affitti che divorano salari e pensioni. Vi è poi una questione sociale in relazione all'insufficienza dei servizi di assistenza alle persone non autosufficienti, di servizi educativi per la prima infanzia, di servizi scolastici per tutte e per tutti. C'è un grande bacino di salute e benessere da guadagnare. Ce lo eravamo guadagnati negli anni passati e lo verifichiamo oggi grazie alla crescita dell'aspettativa di vita e anche grazie ad un servizio sanitario nazionale universalistico.
È questo il terreno sul quale va tenuta ferma la barra del programma dell'Unione perché nei Paesi in cui ci si compra ognuno per sé i servizi i cui si ha bisogno non cresce il Paese, non c'è sviluppo, non c'è economia possibile. (Applausi dal Gruppo RC-SE).
FERRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (FI). Signor Presidente, in considerazione del tempo che manca alla conclusione dei lavori dell'Aula, nonchè del fatto che ho meno tempo a disposizione per il mio intervento di quello assegnato al senatore Curto, le chiedo di consentirmi di anticipare il mio intervento, previsto per l'inizio della seduta antimeridiana di domani, a questa sera.
PRESIDENTE. È un privilegio poterla ascoltare, senatore Ferrara.
FERRARA (FI). Sono io ad essere privilegiato, perché se mi fosse stata data la parola domani mattina non avrei probabilmente avuto il piacere di parlare davanti a lei, Presidente.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Ferrara. Ha facoltà di parlare.
FERRARA (FI). Signor Presidente, sarà un intervento molto breve perché l'ora tarda e l'attenzione già ottenuta dal relatore e dal Governo su questo argomento mi consentono di essere conciso.
A mio avviso, rispetto a quanto si è sempre affermato (vale a dire che il Documento di programmazione economico-finanziaria rappresenta una serie di promesse e di favole), questa volta c'è una variante perché non si tratta più di favole, ma di falsità. Infatti, in buona sostanza, tutti i Documenti di programmazione economico-finanziaria, da quando sono stati previsti per legge, hanno avuto il significato - al di là di quello che altri colleghi vengono a dire sul Mezzogiorno, sulla pubblica istruzione, sull'impiego, sulla sanità e così via - di disegnare l'attività economico-finanziaria del Governo nell'anno successivo per quanto riguarda quella parte di spesa indirizzata all'espansione e, quindi, a supporto della domanda, e quella che invece verrà indirizzata a qualificare l'offerta.
Con il Documento di programmazione economico-finanziaria in esame, invece, il Governo dice di aver deciso per l'anno prossimo di qualificare l'offerta e quindi di fare una politica di sviluppo finanziandola con un taglio lineare per 21 miliardi di euro, senza procedere pertanto ad una manovra aggiuntiva; nello stesso tempo, afferma di avere iniziato quest'anno a supportare la domanda, spendendo il cosiddetto tesoretto, cioè buona parte dell'extra gettito per finanziare la politica di espansione.
A parte il fatto che, a nostro avviso, questo programma non è qualificante e non coglie gli aspetti relativi alla grande possibilità del Paese di migliorare l'offerta perché non è indirizzato alle infrastrutture e a tutte quelle politiche a favore dell'intrapresa che potrebbero farci cogliere ancora meglio la contingenza internazionale, il problema è che noi copriamo con entrate certe le politiche di espansione e quindi di supporto alla domanda e con entrate possibili le politiche di sviluppo.
Inoltre, il fatto che politiche da 21 miliardi di euro sono assolutamente impossibili è spiegato dalla circostanza che il Governo quest'anno, con il comma 509 della finanziaria, aveva previsto di poter fare dei tagli che poi con il decreto sull'accantonamento ed il disaccantonamento non è stato possibile realizzare.
C'è di più: vorrei sapere come si può avere fiducia in un Governo che si è dilungato ad affermare che avrebbe tagliato le tasse e che poi, soltanto qualche mese dopo avere riempito tutti i giornali, le trasmissioni televisive e le Aule parlamentari sostenendo che le tasse sarebbero calate, che la pressione fiscale sarebbe diminuita e che l'IRPEF avrebbe riguardato tutti quelli al di sopra o di sotto di una certa soglia di reddito, ha aumentato la pressione fiscale.
Se, dunque, un Governo dice una cosa e poi ne fa un'altra e non è credibile per come ha impostato la politica nel Documento di programmazione economico-finanziaria dell'anno scorso, non capisco come si possa credere che farà un taglio che potrà finanziare 21 miliardi di nuove e maggiori spese a politiche invariate o a programma di Governo, come si vuole dire nella famosa "tassonomia" del Documento di programmazione economico-finanziaria.
Ancora di più possiamo rilevare che il Documento di programmazione economico-finanziaria in esame è assolutamente contraddittorio non soltanto per il modo in cui viene presentato, ma anche per la grande contraddizione rilevatasi all'interno della maggioranza. Infatti, svolte le premesse di rito, tanti senatori della maggioranza hanno affermato che il Documento di programmazione economico-finanziaria va benissimo, ma poi lo stesso relatore, ad un certo momento, ne ha colto gli aspetti critici.
Non me ne voglia, con tutta la stima e l'affetto che nutro per lui, il senatore Ripamonti, ma si coglie un aspetto particolare per quanto riguarda le infrastrutture. Mi chiedo, infatti, come sia possibile che vi sia sviluppo in un Paese se non c'è attenzione per le infrastrutture: vorrei sapere, ad esempio, come è possibile affermare che non deve farsi la politica per l'attraversamento dell'Italia settentrionale, attraverso il canale che dovrebbe portare velocemente le merci e le persone dall'Europa occidentale all'Europa orientale; come è possibile affermare che il MOSE è stata un'opera incredibile per la quale bisognerebbe rallentare i finanziamenti perché tanto non vale più la pena di proseguirla; come è possibile continuare ad affermare che non si deve realizzare il ponte sullo Stretto di Messina e contemporaneamente dire che i soldi sono stati impiegati, come previsto dalla finanziaria, per realizzare le infrastrutture nel Meridione.
Peraltro, il ministro Di Pietro si reca nel Meridione e riferisce, nelle riunioni, che non vi sono più risorse e contemporaneamente il Presidente del Consiglio riceve i parlamentari del Mezzogiorno dicendo che 1,5 miliardi di euro saranno disponibili.
È una politica del dire e del non fare, piena di contraddizioni, che fa cogliere l'impossibilità di credere che possa dare lo sviluppo che il Paese si attende di poter ricevere con un'azione di Governo e con una programmazione che ha un'assoluta impossibilità di dare effetti positivi. (Richiami del Presidente).
Signor Presidente, mancano ancora quattro o cinque minuti. Tra l'altro, era previsto che alle 21 non vi fossero altri interventi.
PRESIDENTE. Sono previsti sei minuti per lei, senatore Ferrara. È previsto, inoltre, l'intervento del senatore Legnini e vi sono esigenze tecniche relative ai tempi, anche se è piacevole ascoltarla, senatore Ferrara.
FERRARA (FI). Signor Presidente, la sua gentilezza mi coglie impreparato. Se il senatore Legnini intende intervenire, concludo il mio intervento.
PRESIDENTE. Non sprechiamo tempo; continui per un altro minuto.
FERRARA (FI). Signor Presidente, non possiamo sottrarci dal dover cogliere un'altra contraddizione: quando si attua una politica soltanto di espansione e non di sviluppo, questa avrà certamente un'influenza recessiva sull'aumento del PIL.
Crediamo, quindi, che tutti i programmi sul PIL non potranno essere realizzati e che gli obiettivi non potranno essere raggiunti. È grandissima la nostra preoccupazione perché vediamo nell'azione di Governo quello che si è sostanzialmente verificato, cioè un inusitato aumento della pressione fiscale e contemporaneamente uno sviluppo che non coglie la contingenza internazionale, che in altro modo, invece, avrebbe potuto essere colta.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.
LEGNINI (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il DPEF che stiamo discutendo è connotato da caratteri di particolare innovatività ed è in coerenza con la politica economica e finanziaria inaugurata con il DPEF di legislatura dello scorso anno. Le innovazioni discendono, a mio modo di vedere, dall'accelerazione su determinati obiettivi resa possibile dall'indubbio successo della manovra dello scorso anno, che - come è a noi tutti noto - ha consentito di ottenere il necessario risanamento finanziario, andando oltre gli obiettivi programmatici fissati, in un quadro di crescita dell'economia e di primi interventi, pur se insufficienti, per conseguire più equità sociale.
Il quadro delineato con il Documento programmatico di cui stiamo discutendo e i dati di finanza pubblica e di andamento dell'economia consentono di affermare che la prossima manovra si muoverà e potrà muoversi entro un perimetro segnato da alcuni punti certi.
In primo luogo, non è necessaria, come si è detto in quest'Aula e come ha riferito puntualmente il relatore, dopo tanti anni, una manovra correttiva, perché essa è stimata in circa 7,5 miliardi ed è già inglobata nei tendenziali, il che costituisce uno straordinario successo del Governo e della maggioranza, che possiamo a ragione rivendicare.
In secondo luogo, la pressione fiscale non deve salire ulteriormente, anzi, come prevede il DPEF, possibilmente dovrà scendere.
In terzo luogo, l'indicazione oltre i tendenziali delle previsioni tassonomiche contenute nel Documento, oltre a costituire un'indubbia operazione verità, che consente di disegnare l'orizzonte degli interventi obbligatori, necessari, opportuni o anche solo eventuali, costituisce il limite massimo della manovra, limite che auspico non venga raggiunto. Ciò in quanto - e vengo al quarto punto - le spese devono essere coperte con la riqualificazione e la riduzione di altre spese. È questa la sfida nuova che il Governo affida a sé stesso e al Parlamento, su cui si misurerà l'efficacia e la fattibilità della manovra.
Il poco tempo a disposizione non mi consente ovviamente di entrare nel merito di questi e di altri punti. D'altronde, condivido appieno le indicazioni che ci ha fornito il relatore, senatore Ripamonti. Mi limiterò soltanto a formulare due osservazioni, anche per confutare lo scetticismo da ultimo manifestato dal senatore Ferrara, la critica, l'unica teoricamente proponibile, circa il carattere asseritamente velleitario e irrealistico dell'impostazione sul punto del DPEF, ovvero che l'obiettivo di finanziare gli interventi ipotizzati (11, 13, 15 o 21 miliardi, si vedrà) solo agendo sulla leva della spesa, in particolare su quella primaria, non sarebbe conseguibile.
Che l'obiettivo sia ambizioso è fuori discussione. Che la rigidità della spesa pubblica abbia nel passato consentito limitate operazioni è altrettanto noto. Rammento al riguardo l'insuccesso diffuso delle politiche dei tagli lineari o anche del meccanismo degli accantonamenti, previsto dal comma 507 dell'ultima finanziaria.
Senonché, proprio l'insegnamento che ci proviene da tali inefficaci politiche può farci individuare la via da seguire, che il Governo, con la riclassificazione del bilancio e la spending review ha già imboccato, cioè quella di incidere in profondità sulle cause generatrici della spesa, quindi sulla legislazione vigente, e sulla qualità della stessa, nel senso di abbandonare programmi e obiettivi non più prioritari per privilegiarne altri.
Numerosi possono essere gli esempi: in primo luogo, la tanto dibattuta questione dei costi della politica, quale fonte di finanziamento di altre spese. (Richiami del Presidente).
Presidente, a questo punto, dovendo concludere, stante anche l'ora, le chiedo di poter allegare la restante parte del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
LEGNINI (Ulivo). Concludo brevemente dicendo che, a mio modo di vedere, un altro contributo importante potrebbe provenire dalla leva fiscale, orientandola non certo per aumentare la pressione fiscale, ma per raggiungere obiettivi di equità e di crescita.
Infine, il Patto di stabilità interno (tema che è stato diffusamente trattato oggi pomeriggio dal senatore Vitali) costituisce, con gli altri che ho ricordato, un obiettivo primario importante.
In conclusione, ritengo che con questo Documento si possano conseguire obiettivi significativi per garantire conti in ordine, crescita nella misura auspicata, e credo anche in misura maggiore, e più giustizia sociale.
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del Documento in titolo ad altra seduta.
Per fatto personale
PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, nel pomeriggio di oggi avevo chiesto, in apertura di seduta, di poter replicare ad alcune volgari illazioni - mi dispiace dirlo - del suo Capogruppo, il senatore D'Onofrio, ma la rigidità dei Regolamenti parlamentari e la volontà di evitare a tutti i costi un nuovo incidente con il presidente Marini mi hanno consigliato di recedere dall'intendimento di procedere in quel momento, ovviamente con il rammarico che in quel frangente vi era una nutrita schiera di senatori presenti in Aula e adesso parlo solo perché il mio intervento rimanga agli atti.
Ho letto nel Resoconto stenografico di questa mattina che il senatore D'Onofrio ha costruito una correlazione assolutamente falsa tra due fatti totalmente estranei. Il primo fatto è l'esito positivo di una riunione politico-tecnica, che si è tenuta a Palazzo Chigi nel pomeriggio di ieri, con il consenso bipartisan non soltanto delle forze politiche, ma di tutte le istituzioni rappresentative della mia Regione. Erano, infatti, presenti tutti i presidenti di Provincia e anche i parlamentari di ambedue gli schieramenti. Oggetto della riunione è stata una norma della legge finanziaria, quindi una norma approvata da questo Parlamento, che era stata esitata positivamente, eliminando una difficoltà che impediva l'erogazione di un finanziamento disposto dalla finanziaria stessa.
Ebbene, il senatore D'Onofrio ha posto in relazione l'esito di quella riunione, che avevo sicuramente caldeggiato, con la mia assenza dall'Aula ieri sera.
Presidente Baccini, c'è un vecchio proverbio siciliano che attiene perfettamente al caso in questione e che recita così: «Il lupo dalla mala coscienza come opera pensa». Immagino che il senatore D'Onofrio abbia rivolto quelle espressioni all'Aula, sollecitando applausi a scena aperta - mi si dice - per questa combinazione, forse anche con il consenso implicito del Presidente di turno (che non era lei), perché questa è una prassi a cui lui è allenato. Probabilmente, l'avrà posta in essere tante volte per ottenere risultati che possono in qualche modo avere irrobustito, non dico certo un partito democratico come l'UDC, ma la sua sfera di consenso personale.
Questa prassi non ci appartiene e mi fa molto sorridere quando il senatore D'Onofrio fa riferimento alle sue battaglie per la Sicilia, per il Mezzogiorno, dicendo che non le ha mai ridotte a vili mercanteggiamenti. È noto che neanche il Movimento per l'Autonomia agisce per vili mercanteggiamenti, ma ha nella sua ragione costitutiva l'impegno per la sua terra.
In questa volgare illazione del presidente D'Onofrio vi è poi un'offesa gravissima al Capo del Governo: immaginare che un uomo certamente criticabile per la sua azione di Governo, ma moralmente irreprensibile come il Presidente Prodi possa aver in qualche modo contrattato l'assenza di un parlamentare dall'Aula in cambio di un finanziamento, tra l'altro molto cospicuo - si tratterebbe infatti di un parlamentare di grande peso, perché un miliardo e mezzo di euro è una cifra importante anche per una legge finanziaria - è francamente imbarazzante e indecente.
Io credo che non ci si debba approfittare dell'autorevolezza della funzione di Capogruppo parlamentare perché, in condizioni di vantaggio come quelle di questa mattina, si possono arrecare danno e dispregio non soltanto al parlamentare (in questo caso si tratta del sottoscritto, oggetto di questa volgare illazione), ma anche all'istituzione, perché immaginare questo tipo di scambio volgare è davvero un atto di offesa al Parlamento e alla sua attività.
Per quanto mi riguarda, la mia assenza dall'Aula, che ho ampiamente motivato alla stampa ed anche al mio Gruppo, era legata alla concomitanza già preannunciata di impegni politici molto rilevanti che non mi hanno consentito di essere presente in una serie di votazioni per le quali non ero in alcun modo decisivo, perché, da quanto risulta dai risultati ufficiali delle votazioni elettroniche, non vi è stata mai, in alcuna occasione, la possibilità per l'opposizione di mettere in minoranza la maggioranza, visto che lo scarto minimo è stato di circa sei voti.
Si tratta, quindi, davvero di una grave ed ingiustificata offesa.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunico agli onorevoli colleghi, come già anticipato per le vie brevi ai Gruppi, che, al fine di rispettare i tempi previsti dal calendario, la seduta antimeridiana di domani è anticipata alle ore 9.
Interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 26 luglio 2007
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 26 luglio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9, anziché alle ore 9,30, e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 21,05).
Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Giovanni Battaglia nella discussione sul Documento di programmazione economica finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011
Signor Presidente, è successo talvolta nel recente passato che la discussione in Parlamento sul Documento di programmazione economico-finanziaria si sovrapponesse a quella sulla stessa utilità di mantenere questo strumento, il DPEF appunto. Ciò è dipeso dalla circostanza che talvolta ci siamo trovati a discutere di documenti che non avevano nessuna delle caratteristiche degli strumenti di programmazione economica e finanziaria, spesso presentati in ritardo, poco chiari, incompleti, confusi, omissivi e reticenti, spesso in evidente contraddizione con i processi economici nazionali e internazionali e con il Paese reale.
Quest'anno deve essere riconosciuto innanzitutto al Governo di aver presentato al Parlamento nei tempi previsti un Documento che ha il merito della completezza, della chiarezza, un contributo alla trasparenza e al servizio di un'operazione "verità", di cui il Paese aveva bisogno. Ci troviamo altresì in presenza di un nuovo sistema di classificazione del bilancio, che rende il bilancio più trasparente e più comprensibile ai cittadini e al Parlamento.
Il Documento di programmazione economico-finanziaria non è pertanto lo strumento da utilizzare per la propaganda - voglio tranquillizzare il collega Vegas -, come spesso è stato, questo sì, nel passato, ma per fotografare il Paese reale e indicare linee di politica economica e sociale da tradurre in provvedimenti legislativi, a partire dalla legge finanziaria, coerenti con il programma elettorale e con gli interessi e i bisogni veri e concreti dei cittadini e del Paese.
1. Un DPEF per uno sviluppo sostenibile e l'equità sociale
Il Documento di programmazione economico-finanziaria al nostro esame parte quindi dalla constatazione che gli sforzi per il risanamento sono già stati in larga misura fatti. Il DPEF quindi opta per un percorso veramente rigoroso ma più graduale, che coniuga l'esigenza di utilizzare una gran parte delle risorse aggiuntive emerse nel 2007 a riduzione del disavanzo, al fine di evitare una nuova manovra correttiva nel 2008, con quella di fronteggiare emergenze produttive e istanze sociali di grande rilievo.
Quest'anno, come richiamato dallo stesso Ministro dell'economia, prevarranno dunque nella definizione dei provvedimenti da assumere le misure per la crescita e quelle per l'equità sociale.
La correzione del deficit tendenziale a legislazione vigente per il 2008 non ci sarà, come non si ravvisa la necessità (per la prima volta dopo tanti anni) di una manovra correttiva in corso d'anno per il 2007.
Queste priorità sono state rese praticabili da due fattori: un gettito tributario strutturale maggiore del previsto; una rimodulazione della dinamica di riduzione del rapporto deficit/PIL possibile grazie ai risultati conseguiti nel corso del 2007.
In Italia, dopo un quinquennio di crescita modesta, nel 2006 è iniziata una ripresa economica: è cresciuta l'occupazione; è cresciuta, dopo una preoccupante fase di stagnazione, la produttività del lavoro; segnali positivi provengono dall'andamento delle esportazioni; la produttività totale dei fattori non decresce più, anche se cresce poco in conseguenza della rigidità dei nostri mercati. Per far sì che questa ripresa congiunturale diventi duratura e sostenibile è necessario che il Governo continui il processo delle riforme con determinazione (molte delle quali sono all'esame del Parlamento: la «Bersani 2», la legge sui servizi pubblici locali, l'Authority, l'energia, il gas), coniugando crescita economica con equità sociale, risanamento finanziario e sostenibilità ambientale.
La sostenibilità ambientale ha assunto una rilevanza particolare, soprattutto in relazione all'obiettivo strategico su cui l'Italia è impegnata in campo energetico. Il Consiglio Europeo del 27 marzo 2007, infatti, facendo propri gli indirizzi proposti dalla Commissione nel "pacchetto energia", ha ridisegnato le politiche energetiche ed ambientali dell'Unione. L'obiettivo è di rispondere pienamente alle sfide della sostenibilità.
Le scelte strategiche e le politiche settoriali per la crescita fanno parte del cosiddetto "processo di Lisbona". Strategiche per la crescita del Paese saranno dunque le politiche per l'istruzione e l'educazione permanente, un quadro strategico e regolamentare per la ricerca che favorisca la ricerca di base, la crescita della ricerca privata e la maggiore interazione con quella pubblica, una maggiore apertura dei mercati e la riduzione degli oneri amministrativi per le imprese, la riduzione dei divari di infrastrutture ancora esistenti; l'adesione alla politica europea per l'energia e i cambiamenti climatici.
Nelle aree a minore dinamismo economico come il Mezzogiorno, uno degli ostacoli principali alla crescita è rappresentato dalla mancanza di due beni pubblici primari come la legalità e la sicurezza. La sicurezza è innanzitutto - lo voglio ribadire - un problema di alcune nostre aree meridionali dove su interi territori il controllo dello Stato è a rischio e dove le forze dell'ordine non combattono una criminalità minuta ma organizzazioni mafiose ben organizzate.
Anche l'evasione fiscale, il cui livello è piuttosto elevato in Italia, rappresenta un fattore distorsivo della concorrenza. Come è distorsiva l'attuale tassazione dei capital gain: si deve prevedere per essi un'aliquota pari al 20 per cento destinando le maggiori entrate provenienti da questo comparto ad una riduzione del carico fiscale dei redditi più bassi, restituendo il drenaggio fiscale a lavoratori e pensionati ed attuando i primi interventi a favore degli incapienti.
Siamo anche d'accordo sulla riduzione dell'ICI sulla prima casa di abitazione, purché riguardi in ugual misura una detrazione dal reddito degli inquilini di analogo importo per gli affitti, salvaguardando nello stesso tempo le entrate per i Comuni che altrimenti verrebbero penalizzati.
Non vi è crescita economica duratura senza una riduzione dei divari che caratterizzano ancora l'Italia e un miglioramento dei servizi dello Stato sociale. Le carenze maggiori penalizzano alcune fasce sociali: in particolare i giovani, le donne e gli anziani.
I giovani sono costretti a lavori precari che daranno diritto a pensioni al di sotto di ogni minimo socialmente accettabile e sono sostanzialmente privi di tutele contro la disoccupazione. La penalizzazione dei giovani, insieme al tasso di occupazione femminile, che in Italia si colloca agli ultimi posti in Europa, rappresentano due degli ostacoli fondamentali per una crescita stabile ed equa.
Gli anziani ricevono, per la maggior parte, pensioni spesso al di sotto dei livelli di povertà, e non sono adeguatamente sostenuti in caso di non autosufficienza. Il Fondo per la non autosufficienza, istituito con l'ultima Finanziaria, va, dunque, incrementato di molto e le misure attuative devono essere rapidamente emanate.
2. I risultati di un anno di Governo Prodi
Questa impostazione del DPEF è stata resa possibile grazie ai risultati conseguiti nel primo anno del Governo Prodi. Si è rifiutata la logica dei due tempi. L'azione di Governo non solo è riuscita nel risanamento dei conti pubblici, ma ha avviato provvedimenti per la crescita e la competitività del nostro sistema Paese e l'equità sociale.
Voglio ricordare l'avvio della politica delle liberalizzazioni a favore dei consumatori e degli utenti; i risultati della lotta all'evasione fiscale dopo anni di permissivismo, se non peggio; i provvedimenti sugli assegni familiari, sulle pensioni basse e per agevolare - in maniera ancora insufficiente certo - i giovani sul terreno previdenziale. Si è iniziato a stabilizzare i precari, ad iniziare da quelli delle pubbliche amministrazioni, decine di migliaia, in particolare nella scuola. Tra i risultati fin qui conseguiti nel settore privato: 94.000 lavoratori sono stati regolarizzati, uscendo dal lavoro sommerso nel settore dell'edilizia; 22.000 lavoratori dei call center sono passati da collaboratori a progetto a lavoratori con contratto di lavoro subordinato. Un impegno particolare è stato poi dedicato alla vigilanza sulle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Infine, voglio ricordare le misure previste nel decreto-legge n. 81 che finalizzano l'extragettito per 6,5 miliardi di euro nel 2007 a misure per la crescita e il sociale.
Ovviamente, si può e si deve fare meglio e di più, già a partire dalla prossima finanziaria, ma mi è sembrato giusto ricordare alcuni dei risultati conseguiti.
3. Il rispetto del Patto di stabilità
Molti critici sottolineano (lo ha fatto oggi il senatore Vegas) il fatto che le indicazioni del DPEF non rispetterebbero gli impegni del Patto di stabilità. Ciò non è assolutamente vero. Anzi, è vero il contrario.
Il DPEF 2008 rispetta appieno non solo i parametri dal Trattato di Maastricht, ma anche la raccomandazione dell'ECOFIN del luglio 2005, l'unico documento impegnativo per il Governo italiano.
Non solo gli obiettivi programmatici del DPEF rispettano appieno gli impegni definiti nella raccomandazione ECOFIN per gli anni 2007, 2008 e 2009, ma migliorano in misura notevole l'impegno di ridurre il deficit per il biennio 2010-2011.
Certo, nessuno può disconoscere il problema di uno stock del debito così rilevante per i nostri conti pubblici, tanto più in presenza di una tendenza dei tassi alla crescita con relativo aggravio del servizio del debito. Non è un caso che il DPEF indichi la spesa per interessi tendenzialmente stabile dal 2008 al 2011, malgrado la minore incidenza del debito. Ma non è solo il volume assoluto del debito, il dato sul quale soffermarci, dobbiamo anche considerare il suo rapporto con il PIL. L'obiettivo deve essere, infatti, quello di diluire il debito con la crescita. Ci vuole equilibrio tra questi due parametri: la diminuzione assoluta dello stock del debito e la crescita del PIL. Una visione unilaterale non può che essere dannosa per il Paese.
Voglio peraltro ricordare ai tanti "virtuosi" di oggi che le radici dell'elevato debito attuale risiedono nel periodo 1965-75, quando la dinamica delle entrate non ha seguito la rapida espansione della spesa, e nel decennio successivo, quando il divario fra spesa ed entrate si è ulteriormente ampliato, riflettendo la crescita degli oneri per interessi. Questo perché invece di adeguare la pressione fiscale ai valori europei si è voluto pervicacemente per anni finanziare le nuove spese con l'emissione di titoli che hanno operato uno dei più giganteschi trasferimenti di ricchezza alla rovescia, dal lavoro alle rendite. Politica economica che ha contribuito a bloccare la crescita della domanda interna, e più in generale; della nostra economia. È curioso che adesso si pretenda di risanare i conti pubblici colpendo i già "colpiti".
4. La scelta della qualità
Schematizzando, il nostro Paese ha davanti a sé due possibilità: la riproposizione del vecchio modello di sviluppo basato essenzialmente su produzioni di standard qualitativo medio-basso, trainato dalle esportazioni, di cui elemento centrale diventa l'abbattimento del costo e dei diritti del lavoro; oppure la scelta della qualità: dello sviluppo sostenibile, dell'innovazione, della ricerca, della riqualificazione del nostro terziario e del nostro sistema di welfare, visto anche come occasione per creare nuovi posti di lavoro, la scelta dello sviluppo della domanda interna pubblica e privata, della buona occupazione.
Noi scegliamo la qualità e la sostenibilità. Su questo, il DPEF e la risoluzione che sarà presentata sono abbastanza chiari.
Non esiste dunque una sola possibilità: lo sviluppo sostenibile per le persone e per l'ambiente è la strada da imboccare, partendo dalla valorizzazione del lavoro e, quindi, in primo luogo, dal rifiuto della logica che presiede alla scelta di rapporti di lavoro privati di dignità e diritti e per questo precari.
Vorrei parlare della qualità dell'occupazione, in particolare di quella dei giovani. Si è tanto parlato di dare "meno ai padri e più ai figli". In realtà, molti di coloro che sostengono questa tesi vogliono dare "meno ai padri e niente ai figli". Se effettivamente si volessero migliorare le pensioni future dei giovani, si dovrebbe agire oggi, da subito, eliminando la precarizzazione del lavoro a cui sono costretti quasi tutti i giovani. Ci sarebbero più contributi, più certezze per la loro vita, pensioni future più alte. Ma, al riguardo non si è fatto ancora quanto è necessario.
Noi critichiamo il Protocollo presentato dal Governo sulla competitività e il mercato del lavoro. Una critica di fondo che noi facciamo alla sua impostazione è che si ispira ad una logica secondo cui una maggiore "competitività" si ottiene con il perseguimento dell'abbattimento del costo del lavoro. Questa è l'idea del lavoro che noi consideriamo sbagliata. I provvedimenti sulla competitività, nel momento in cui, per esempio, defiscalizzano lo straordinario, e cioè fanno costare un'ora di straordinario esattamente come un'ora di lavoro normale, si preoccupano più delle aspettative di Confindustria, anche dal punto di vista culturale, piuttosto che di contrastare la precarietà e anche di proporre un'idea di lavoro di qualità.
È evidente che in questo modo non si aumenta l'occupazione dei ragazzi e delle ragazze.
Su questo condurremo una battaglia unitaria con il sindacato. Per noi, questa questione rappresenta un punto dirimente.
La precarizzazione dei rapporti di lavoro, infatti, non è casuale e non è un fenomeno solo italiano.
In Italia, circa 4 milioni di persone, giovani e anziani - sia nel settore privato che in quello pubblico - sono lavoratori precari, senza diritti e senza tutela.
L'85 per cento dei rapporti di lavoro in Italia è a tempo indeterminato: questo indubbiamente è vero. Basta però guardare le indagini dell'Unioncamere per constatare che nei flussi invece si registra una situazione diversa: nel 2006 più del 50 per cento delle assunzioni sono state fatte attraverso rapporti a termine. È questa la tendenza per il futuro.
I precari nella pubblica amministrazione sono oltre 500 mila, e di questi oltre la metà lavorano nella scuola.
Negli ultimi anni, il lavoro flessibile e spesso precario si è esteso «a macchia d'olio» assumendo le fuorvianti diciture di contratto a termine, di «co.co.co.» e di contratto a progetto. Tutto ciò ha spogliato i lavoratori e le lavoratici della dignità, impedendo loro di progettare il proprio futuro.
È proprio in questa pervasività della precarietà che possiamo rintracciare l'aspetto più di fondo che ha attraversato il mercato del lavoro di questi ultimi anni; causa ed effetto allo stesso tempo della crisi in cui l'attuale modello di sviluppo si dibatte.
Gli effetti non sono tardati a venire. Non a caso nei Paesi cosiddetti "avanzati", dai primi anni Ottanta ad oggi, la quota di reddito relativa al lavoro è scesa in media del 7 per cento, e la caduta è maggiore in Europa e nei settori dell'economia meno qualificati. In Italia, il calo è stato di circa il 10 per cento.
Nessuno nega la necessità della flessibilità nel mercato del lavoro, se per flessibilità si intende un rapporto di lavoro a tempo, che trova fondamento in esigenze verificabili e che sia comunque accompagnato da una rete di diritti. Quando mancano questi presupposti non stiamo parlando di flessibilità, ma di precarietà.
Il Libro verde dell'Unione europea segnala che, come media europea, ogni 100 lavoratori impiegati a termine nel 1997, nel 2003, 60 erano giunti ad un lavoro stabile. Quindi, come media europea, abbiamo 7 anni in cui il rapporto di lavoro è precario. La conclusione è che ciò vale per il 60 per cento dei lavoratori, mentre per il restante 40 per cento non sappiamo cosa accade. Anche l'Istat ci dice che è crescente la quota di lavoratori che dal contratto a termine, dopo alcuni anni, passa alla disoccupazione.
Le donne sono le più esposte alla precarietà del lavoro e le pensioni più basse, percepite in prevalenza da donne, sono l'esito di storie contributive e lavorative deboli.
La precarizzazione costituisce un elemento strutturale del moderno capitalismo, e come tale va affrontata.
Il programma dell'Unione è chiarissimo in merito, ma sarà bene citarlo: "Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei decreti legislativi nn. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie precarizzanti. Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena.
In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell'occupazione complessiva dell'impresa". Fine della citazione. E noi vogliamo fare esattamente quello che nel programma abbiamo concordato.
Per i contratti a termine deve essere previsto anche un limite massimo alla possibilità di reiterazione.
Vanno perseguite e rafforzate le azioni di contrasto al lavoro nero e sommerso.
La legge finanziaria per il 2007 ha iniziato un percorso di contrasto alla precarietà, toccando quasi tutti i temi in cui essa si traduce oggi in Italia. Naturalmente è un percorso iniziato e noi pensiamo che la legislatura debba rispondere a tutti gli aspetti, che non sono stati invece affrontati. Da questo punto di vista, crediamo che il tema degli ammortizzatori sociali sia uno degli aspetti inevasi dall'ultima Finanziaria.
Infine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, il rapporto dell'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno (Svimez), recentemente pubblicato, ci descrive una situazione preoccupante: il PIL nel Mezzogiorno cresce meno che nel resto del Paese, cioè lo 0,5 per cento in meno; l'occupazione nel Paese cresce dell'1 per cento, mentre nel Mezzogiorno solo dello 0,7; il PIL per abitante nel Mezzogiorno è quasi la metà di quello del resto del Paese; la quota in conto capitale della spesa pubblica per il Sud era del 40,6 per cento nel 2001 ed è solo del 36,3 per cento nel 2006; 270.000 sono i trasferimenti stabili, la nuova immigrazione tra il Sud e il Nord del Paese; gli irregolari al Sud crescono di 43.000 unità e in tutto sono 1,4 milioni.
5. Il Mezzogiorno
L'ultimo rapporto dello Svimez ci ricorda quindi che le prospettive per il reale avvio di un processo di accelerazione dello sviluppo nelle Regioni del Mezzogiorno sono legate al superamento di alcuni vincoli strutturali che hanno impedito all'economia del Sud di reagire positivamente ai colpi provenienti dal nuovo contesto competitivo internazionale. Il Mezzogiorno e il Centro-Nord sembrano dunque differenziarsi in questa fase non tanto nell'intensità della crescita, che rimane più bassa di quella degli altri Paesi dell'Unione europea, quanto in alcuni aspetti di "qualità" della crescita.
Si tratta di orientare la struttura produttiva verso processi di rinnovamento tecnologico dell'offerta e di sviluppo del capitale fisico e umano presente nell'area. La possibilità di un recupero di competitivita del Mezzogiorno, sia verso le regioni del Centro-Nord, sia verso gli altri Paesi europei, è strettamente connessa al sostegno a questi processi, in termini di risorse finanziarie ma anche di adeguate infrastrutture per lo sviluppo.
Ovviamente non possiamo sviluppare questa analisi in questa sede. Voglio fare solo alcune annotazioni che riteniamo importanti.
Secondo noi, è innanzitutto necessario declinare la problematica dello sviluppo meridionale in tutti gli ambiti delle politiche settoriali. A questo riguardo, proponiamo, in particolare:
1) di rimodulazione le spese previste nell'Allegato Infrastrutture per il quinquennio 2008-2012, in maniera tale da garantire già nel prossimo triennio (2008-2010) una massa reale di investimenti per le opere pubbliche nel Sud superiore al 30 per cento di tutti gli investimenti previsti per il Paese. Infatti, l'Allegato sulle infrastrutture rinvia al 2012 la maggior parte delle risorse finanziarie per le opere pubbliche previste per il Mezzogiorno. È necessario dunque correggere il tiro;
2) di trasformare gli incentivi previsti "dalla legge n. 488" per la realizzazione di un credito d'imposta automatico legato all'assunzione di lavoratori a tempo indeterminato, ovvero all'emersione del lavoro nero;
3) di predisporre un piano per il lavoro e contro la povertà nel Mezzogiorno, a partire dall'attuazione del reddito minimo di inserimento e della riforma degli ammortizzatori sociali, nella convinzione che solo la crescita occupazionale e le misure di inclusione sociale possono consolidare l'aumento della domanda interna e la crescita. Tali misure peraltro sono necessarie per rendere efficaci anche interventi già previsti per la sicurezza e contro la criminalità organizzata.
6. I conti pubblici
La revisione del bilancio, la cosiddetta spending review, ci consentirà di avviare un processo che se non potrà da subito consentirci di spendere meno, ci potrà sicuramente consentire di spendere meglio. E spendere meglio, a nostro avviso, è possibile.
Vorrei solo puntualizzare due aspetti.
Con la legge finanziaria 2007 si è avviata una nuova strategia verso gli enti locali assumendoli come importante articolazione dello Stato ai sensi del Titolo V della Costituzione. In particolare, si è passati, ai fini del Patto di stabilità interno, dai tetti di spesa ai saldi (inclusivi delle spese per gli investimenti), soluzione apprezzata dagli stessi enti locali, in quanto ne ha esaltato autonomia e responsabilità. È necessario però prevedere nella prossima Finanziaria, un'ulteriore e duratura modifica del Patto stesso che garantisca maggiore equità: in particolare, è necessario, trovare una soluzione che renda spendibile una parte significativa dei cosiddetti avanzi di amministrazione conseguiti dagli enti "virtuosi" e che favorisca gli investimenti, consentendo agli enti locali di non computarla ai fini del calcolo del saldo riferito al Patto di stabilità interno.
Infine, dobbiamo dare il buon esempio. Sui costi della politica si può e si deve fare di più rispetto a ciò che prevede il disegno di legge che stanno predisponendo i ministri Santagata e Lanzillotta, che prevederebbe a regime - così riferiscono gli organi di stampa - risparmi per 1,3 miliardi. Noi pensiamo che si possa arrivare in una prima fase almeno a due miliardi di euro di risparmi a regime. Chiarendo che dobbiamo tagliare i privilegi e gli sprechi, non i finanziamenti alla vita democratica.
E chiediamo che i risparmi previsti siano computati fin dal 2008 nella manovra di bilancio e destinati a spese di carattere sociale.
Sono queste alcune delle ragioni che ci consentono di apprezzare il documento del Governo, di condividere la relazione del relatore di maggioranza e quindi di dare il nostro positivo contributo ad una risoluzione unitaria di tutta la maggioranza che sostiene il Governo.
Sen. Battaglia
Integrazione all'intervento del senatore Legnini nella discussione sel Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011
Io sono fiducioso che lavorando in modo incisivo si possano ottenere risultati molto rilevanti accentuando la spinta innovatrice e riformatrice. Un altro contributo importante potrebbe provenire dall'utilizzo della leva fiscale nel senso dell'orientamento del prelievo, e giammai del suo aumento, verso finalità di carattere sociale o per alimentare politiche di crescita. Un esempio efficace in tal senso potrebbe essere quello di stabilire una qualche relazione tra gli auspicati interventi sulla prima casa e sulle locazioni (riduzione ICI, detraibilità delle locazioni, imposta sostitutiva unica sui redditi da locazione) e l'omogeneizzazione dell'imposizione sulle rendite finanziarie. È evidente, infatti, che un eventuale maggior prelievo sui redditi di carattere finanziario, con l'introduzione dell'aliquota unica attorno al 20 per cento, potrebbe compensare, in tutto o in parte, sgravi fiscali che andrebbero nel senso dell'equità sociale e incrementerebbero il reddito disponibile per le famiglie, in particolare per quelle meno agiate, con effetti conseguenti sull'aumento dei consumi e quindi sulla crescita del PIL.
Un ultimo argomento vorrei sinteticamente svolgere e riguarda il Patto di stabilità interno, sul quale è diffusamente intervenuto oggi il senatore Vitali. È nota a tutti noi l'insoddisfazione dei Comuni e delle Province per gli effetti che le nuove regole del P.S.I. hanno prodotto. Alla generale condivisione delle politiche dei saldi (sostitutive di quelle dei tetti) si è aggiunta la contestazione di taluni aspetti tecnici del patto, di alcune regole generatrici di iniquità, nell'eccessiva compressione e non programmabilità degli investimenti, nella forte limitazione dell'utilizzo dell'avanzo di amministrazione, nella iniqua distribuzione dei fondi aggiuntivi per i piccoli Comuni. Pur dovendo confermare il contributo al risanamento delle autonomie locali, è necessario che il Governo e il Parlamento forniscano una risposta attenta alle istanze delle autonomie locali, concludendo un accordo prima del varo della legge finanziaria e stabilizzando consensualmente le regole del patto, innovandole soprattutto per favorire la ripresa degli investimenti ed eliminare le iniquità lamentate. È troppo importante il contributo che gli Enti locali hanno dato e danno allo sviluppo, alla quantità e alla qualità dei servizi pubblici.
Dobbiamo avere la massima premura, ascoltare i Sindaci, decidere con loro come intervenire, anche considerando la prospettiva del federalismo fiscale, destinato a cambiare profondamente il rapporto Stato-Enti locali-cittadini.
Concludo, formulando la mia condivisione piena al contenuto del Documento di programmazione economico-finanziaria, che dovrà essere ulteriormente declinata nella risoluzione prima e nella manovra finanziaria a settembre, che costituisce un significativo avanzamento nella politica economica e finanziaria per conseguire quegli obiettivi di ordine nei conti pubblici, crescita economica e più giustizia sociale, tutti obiettivi di cui il nostro Paese ha un gran bisogno.
Sen. Legnini
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Bordon, Caruso, Ciampi, Cossiga, Pininfarina e Scalfaro.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro economia e finanze
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Prodi-II)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria (1739)
(presentato in data 25/7/2007);
C.2852 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
DDL Costituzionale
Senatori Scalfaro Oscar Luigi, Finocchiaro Anna, Bianco Enzo, Salvi Cesare, Zanda Luigi, Villone Massimo, Zanone Valerio, D'ambrosio Gerardo, Manzella Andrea, Maccanico Antonio, Brutti Massimo
Modifica all'articolo 138 della Costituzione (1740)
(presentato in data 25/7/2007);
senatore Baccini Mario
Norme per l'introduzione di una indennità per gli appartenenti alla Polizia di Stato in servizio presso gli Uffici aeroportuali (1741)
(presentato in data 25/7/2007);
senatore Quagliariello Gaetano
Monitoraggio del costo del lavoro nelle pubbliche amministrazioni. Modifica all'articolo 46 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (1742)
(presentato in data 25/7/2007);
senatrice Thaler Ausserhofer Helga
Istituzione dell'indennità di genitore (1743)
(presentato in data 25/7/2007).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Russo Spena Giovanni
Modifica all'articolo 10 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di ineleggibilita' dei soggetti che controllano societa' aventi rapporti contrattuali con lo Stato ovvero titolari di concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entita' economica (1529)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia)
(assegnato in data 25/07/2007);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Caprili Milziade ed altri
Modifiche agli articoli 48, 56, 57, 67, 70, 71, 72, 73, 74, 77, 80, 81, 83, 85, 86, 87, 88, 96, 116, 117, 118 e 126 e abrogazione degli articoli 58 e 59 della Costituzione, in materia di composizione e funzioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, nonche' di disciplina del procedimento legislativo e delle competenze legislative dello Stato (1639)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Russo Spena Giovanni ed altri
Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione, in materia di nomina e revoca dei ministri e di disciplina della mozione di sfiducia nei riguardi del Governo (1640)
(assegnato in data 25/07/2007);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Cutrufo Mauro
Istituzione della citta' - regione di Roma Capitale (1656)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Polito Antonio
Modifica dell'articolo 66 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei Parlamentari (1693)
(assegnato in data 25/07/2007);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Turano Renato Guerino ed altri
Modifiche al sistema elettorale per l'elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, nonche' norme per l'espressione del voto nella circoscrizione Estero (1712)
previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione)
(assegnato in data 25/07/2007);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Martinat Ugo ed altri
Modifica all' articolo 23 del codice penale in materia di obbligo di lavoro per i detenuti e gli internati (1684)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita')
(assegnato in data 25/07/2007);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Saporito Learco ed altri
Riorganizzazione del Corpo di polizia penitenziaria e delega al Governo per il coordinamento delle norme in materia penitenziaria e di Polizia penitenziaria (1696)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica indiana fatto a New Delhi il 12 luglio 2004 (1681)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Consiglio federale svizzero per il rinnovo della concessione relativa al collegamento della rete ferroviaria svizzera con la rete italiana attraverso il Sempione dal confine di Stato a Iselle e l'esercizio del tratto da Iselle a Domodossola, fatta a Torino il 28 marzo 2006 (1725)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 14° (Politiche dell'Unione europea)
C.1878 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Guatemala sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Citta' del Guatemala l'8 settembre 2003 (1726)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo)
C.2162 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero relativo alla cooperazione per i materiali della difesa, fatto a Bruxelles il 6 novembre 2003 (1727)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)
C.2240 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione del Protocollo sui privilegi e le immunita' dell'Organizzazione europea per la ricerca nucleare ( CERN ), fatto a Ginevra il 18 marzo 2004
(1728)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale)
C.2271 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Canada, fatto a Roma il 13 gennaio 2005 (1729)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)
C.2541 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica del Pakistan, con Annesso, fatto a Islamabad il 10 novembre 2005 (1730)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo)
C.2598 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
4ª Commissione permanente Difesa
sen. Giannini Fosco ed altri
Modifiche all'articolo 4 della legge 23 agosto 2004, n. 226, in materia di sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata (1697)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 25/07/2007);
5ª Commissione permanente Bilancio
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria (1739)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento
C.2852 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 25/07/2007);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Rossi Fernando
Disposizioni per la vendita parziale delle riserve auree italiane (1692)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 14° (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 25/07/2007);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Valditara Giuseppe ed altri
Norme organiche sulla scuola (1687)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
sen. Filippi Marco
Modifiche all'articolo 1 della legge 24 dicembre 1993, n. 560, in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (1648)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare
sen. Caprili Milziade, sen. Tecce Raffaele
Misure per lo sviluppo del settore ittico (1608)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale
sen. Thaler Ausserhofer Helga, sen. Rubinato Simonetta
Modifiche alla disciplina della pensione ai superstiti (1702)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita')
(assegnato in data 25/07/2007);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
sen. Valpiana Tiziana
Riconoscimento e disciplina delle terapie non convenzionali e della formazione degli operatori (260)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
sen. Bellini Giovanni ed altri
Misure per la realizzazione di impianti sportivi, di piste e di aree attrezzate per le attivita' ludiche in erba
sintetica (1570)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 25/07/2007);
Commissioni 1° e 4° riunite
sen. Cossiga Francesco
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (1709)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 25/07/2007).
Disegni di legge, nuova assegnazione
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
in sede referente
sen. Negri Magda
Incentivi fiscali per la promozione delle attivita' di produzione, coproduzione e distribuzione di opere cinematografiche sul territorio italiano (1659)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 14° (Politiche dell'Unione europea)
Già assegnato, in sede referente, alla 7ª Commissione permanente (Pubb. istruz.)
(assegnato in data 25/07/2007);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
in sede referente
sen. Sodano Tommaso ed altri
Modifiche alla legge 20 luglio 2004, n. 189, in materia di protezione delle foche (1511)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea)
Già assegnato, in sede referente, alla 10ª Commissione permanente(Industria)
(assegnato in data 25/07/2007).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 18 luglio 2007, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 39, comma 4, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 - lo schema di decreto ministeriale per la fissazione del numero massimo di visti di ingresso per l'accesso all'istruzione universitaria e di alta formazione artistica, musicale e coreutica degli studenti stranieri per l'anno accademico 2007-2008 (n. 123).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 24 agosto 2007.
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, con lettera in data 24 luglio 2007, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 - la comunicazione concernente la nomina del dottor Ettore Ianì a Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative volte a fronteggiare le conseguenze dell'encefalopatia spongiforme bovina ed altre emergenze zootecniche.
Tale comunicazione è trasmessa, per competenza, alla 9ª Commissione permanente.
Conferimento di incarichi dirigenziali e di consulenza
Le società Servizi ferroviari portuali Ferport S.r.l., Server Servizi ferroviari S.r.l., il Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste, le società Sviluppo Italia Puglia S.p.A. e Sviluppo Italia Area Produttive S.p.A., nonché l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., con lettere in data 30 giugno, 10, 11, 13 e 18 luglio 2007, hanno inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 593, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 - le comunicazioni concernenti il conferimento di incarichi di consulenza per prestazione di servizi, nonché l'importo dei relativi compensi.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Interrogazioni
CURTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
i recenti arresti di Perugia hanno confermato il fatto che all'interno di alcune moschee operano soggetti appartenenti alle frange più estremiste del fanatismo e del terrorismo islamico;
i dati in possesso della nostra intelligence, e gli stessi forniti dal Ministero dell'interno, collocano il nostro Paese tra quelli potenzialmente aggredibili e destinatari di gravi attentati;
pur considerando che la grande maggioranza dei praticanti la fede islamica è completamente estranea a forme di aggregazione con finalità terroristiche, non c'è dubbio che alla luce dell'ultimo inquietante fatto appare quanto mai opportuno vigilare ed incrementare verifiche e controlli sui relativi luoghi di aggregazione;
sarebbe quindi necessario conoscere precisamente il numero delle moschee presenti sul nostro territorio, la loro localizzazione, l'attività reale che le caratterizza, l'identificazione dei frequentatori, l'entità e la provenienza dei finanziamenti ricevuti, in altri termini realizzare una vera e propria "mappatura", al fine di consentire l'attività a quei luoghi di culto rispettosi del nostro ordinamento giuridico e, di converso, chiudere quelli dove sistematicamente si professano fanatismo, intolleranza religiosa e lo stesso terrorismo,
si chiede di conoscere quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di dover fornire tempestivamente in Parlamento sulle questioni oggetto del presente atto ispettivo.
(3-00873)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ANTONIONE, SARO, CARRARA - Al Ministro della pubblica istruzione - Premesso che:
la stampa locale ha dato grande rilievo alle vicende collegate all'ingiustificabile azione vandalica di sei studenti del Liceo Buonarroti di Monfalcone (Gorizia), che hanno compiuto un raid notturno ai danni dell'abitazione dell'insegnante di lettere, professor Michele Gangale;
la preside dell'Istituto, prof. Laura Fasiolo, ha pubblicamente espresso solidarietà al prof. Gangale, esaltandone con grande enfasi le qualità umane e didattiche;
la stessa preside ha pesantemente criminalizzato il comportamento degli studenti, invocando pubblicamente: "una lezione di vita che verrà loro impartita dai risvolti giudiziari conseguenti all'atto",
la prof. Fasiolo ha altresì escluso che il comportamento dei sei studenti sia imputabile a qualsivoglia responsabilità dell'istituto da lei presieduto, richiamandosi alla violenza e problematicità proprie del mondo giovanile;
molti studenti del Buonarroti lamentano gravi carenze didattiche quali, in particolare, la scarsa disponibilità della preside nei loro confronti (evidentemente troppo impegnata con i media locali), discutibili modifiche dei programmi di studio (che talvolta privilegerebbero autori e/o argomenti ritenuti "politicamente preferibili"), comportamenti di alcuni insegnanti che, se confermati, sarebbero oltre che diseducativi anche pesantemente censurabili;
considerato che:
lo sconsiderato gesto dei sei ragazzi è, con tutta evidenza, anche frutto di un fallimento didattico;
gli insegnanti, essendo istituzionalmente preposti all'educazione dei giovani, non possono, di fronte a comportamenti sbagliati di questi ultimi, invocare come unico rimedio l'azione dell'autorità giudiziaria;
gravemente alterati appaiono i rapporti fra studenti, preside e parte del corpo docente del Liceo Buonarroti di Monfalcone, al punto da ritenere pregiudicata la formazione educativa degli studenti stessi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno disporre controlli e verifiche volti ad accertare la veridicità dei fatti denunciati;
quali misure di competenza intenda adottare in caso di positivo riscontro per porre rimedio alla situazione, riportando l'alterato rapporto fra alcuni studenti e i loro insegnanti nel consueto alveo didattico.
(4-02501)
STEFANI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
è sotto gli occhi di tutti come l'industria turistica nazionale continui a scivolare verso le posizioni basse della classifica dell'attività mondiale;
a fare meglio non sono solo i colossi del turismo come Francia, Spagna, Grecia ma anche l'outsider Croazia e persino l'Austria, Paesi che si affermano grazie a strutture competitive e a prezzi convenienti;
da recenti e qualificati sondaggi si evince come solo 56 persone su 100 andranno in vacanza, con una contrazione del dato del 2% rispetto allo scorso anno, con una percentuale attuale di indecisi dell'8% rispetto al 2% dello stesso periodo dello scorso anno;
ulteriore dato preoccupante per il settore è che si tratta di vacanze brevi, che in oltre un terzo dei casi non superano una settimana e che per un altro 30% sono comprese tra i 7 e 14 giorni; per il 27% delle persone saranno di durata inferiore rispetto allo scorso anno;
i numeri illustrano come saranno ferie per lo più economiche: il 56% delle famiglie, contro il 49% dello scorso anno, non spenderà più di 1.000 euro a persona, con la fascia più numerosa, il 43%, compresa tra i 500 e i 1.000 euro;
interventi mirati, allungamento della stagionalità e, soprattutto, migliorare la qualità dei servizi sono le strategie da seguire per sbaragliare la concorrenza straniera;
la fiscalità italiana penalizza non solo gli albergatori ma anche i tour operator, come mostrano i dati che presentano un saldo negativo per quanto riguarda il mare in Italia di circa l'8,9%, a vantaggio di mete come Mar Rosso, Grecia e Baleari,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con urgenza, al fine di non penalizzare oltremodo uno dei settori trainanti dell'economia del Paese, rivedendo la fiscalità, aiutando nella promozione e nella ristrutturazione dell'intero sistema turismo.
(4-02502)
SAPORITO - Al Ministro della salute - Premesso che:
il signor Costanzo Daniele, tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, presta servizio presso l'Ospedale Fatebenefratelli di Roma da circa venticinque anni;
da notizie giunte allo scrivente, risulta che al signor Costanzo Daniele sarebbe stato vietato dal 5 luglio 2004, di svolgere parte delle attività inerenti la propria qualifica perché assegnate ad infermieri professionali;
le richieste di chiarimenti circa la possibilità di sostituire l'attività del tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare afferente all'area tecnico assistenziale (decreto ministeriale 27 luglio 1998, n. 316 "Regolamento recante norme per la individuazione della figura e relativo profilo professionale del tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare") con quella dell'infermiere professionale (decreto ministeriale 14 settembre 1994, n. 739 "Regolamento concernente l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'infermiere"), sarebbero risultate vane e senza esito le missive, firmate anche da altri colleghi, che a tale scopo sarebbero state inviate (26 ottobre 2004, 28 dicembre 2004 e 17 gennaio 2005) alla Regione Lazio - Formazione del personale Servizio sanitario regionale - e al Ministero della salute - Direzione generale professioni sanitarie, sull'interpretazione e attuazione della legge 10 agosto 2000, n. 251 recante "Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica."
il signor Costanzo Daniele ha inoltrato richiesta al Difensore civico regionale al fine di sollecitare un intervento presso il Ministero della salute e, come richiesto in data 13 febbraio 2007, elenca analiticamente i compiti e le funzioni a lui preclusi perché assegnati ad altre figure professionali; l'interessato ha precisato altresì che i compiti previsti dal decreto ministeriale 316 del 27 luglio 1998 gli sarebbero assegnati saltuariamente anche a seguito di vari ricorsi intentati dal suddetto al Tribunale Civile - sezione lavoro;
tali quesiti si pongono sulla base di quanto disposto dalla legge che disciplina le professioni sanitarie e dei conseguenti decreti emanati dal Ministero della salute in accordo con il Ministero dell'università e della ricerca scientifica (decreti ministeriali n. 739 del 14 settembre 1994 e n. 316 del 27luglio 1998) che definiscono, rispettivamente, le professioni di infermiere professionale e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare e relativi campi di attività;
in data 14 febbraio 2007, è stata inviata comunicazione, con due protocolli, al Prefetto di Roma ravvisando l'abuso di professione da parte di personale non abilitato, e da un funzionario interpellato si sarebbe appreso che l'Ufficio del Prefetto non sarebbe competente della materia,
l'interrogante chiede di sapere:
se, alla luce della normativa vigente, sia di competenza della figura dell'infermiere professionale svolgere le mansioni di tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
se non si ritenga che le specifiche e diverse competenze, avendo l'unica finalità di garantire il diritto alla salute ai cittadini, necessitino di una attenta sorveglianza e un costante controllo.
(4-02503)
VALDITARA - Al Ministro dell'università e della ricerca - Premesso che:
alcuni dipendenti dell'Università di Pisa, con la qualifica di collaboratore tecnico, inquadrati nel VII livello, a far data dal mese di luglio 1998, hanno intimato all'amministrazione universitaria il riconoscimento del trattamento economico proprio del personale sanitario del IX livello delle USL, così come praticato nei confronti di altri colleghi;
adìto il TAR della Toscana, sulla questione, il Collegio, ritenendo che il principio della spettanza dell'indennità ex articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 761/1979, è stato più volte affermato in giurisprudenza, ha accolto la domanda dei ricorrenti, ordinando all'Università di Pisa di corrispondere agli stessi il trattamento economico del personale USL di IX livello, sul quale vanno calcolati gli interessi legali e la rivalutazione monetaria;
la suddetta decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato;
le pronunce del giudice amministrativo non sono state eseguite ovvero eseguite parzialmente, per cui è stato proposto ricorso per l'ottemperanza, il quale, a sua volta, è stato accolto, ordinandosi all'amministrazione resistente il pagamento delle somme relative all'indennità di risultato così come domandato con il ricorso;
inoltre, con il costituirsi della nuova Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, i 23 collaboratori tecnici universitari rimasti in servizio presso la Facoltà di Medicina ed operanti nei DAI, hanno subito una decurtazione della busta paga dal novembre 2006, rispetto al superiore importo che il datore di lavoro aveva invece riconosciuto in esecuzione del giudicato amministrativo del 2005, venendo equiparati al personale del SSN secondo la nuova tabella equiparativa, non applicando però il CCNL 2002-2005 art. 28 comma 6;
adito il Tribunale di Pisa, Sezione lavoro - anche in questo caso i ricorrenti sono risultati "vincitori", sia nella fase cautelare - ex articolo 700 codice di procedura civile -, sia nel merito, cosicché in data 24 luglio 2007 i dipendenti vedevano restituite le somme indebitamente sottratte dal novembre 2006;
nonostante anche quest'ultimo giudicato, l'amministrazione universitaria, in accordo con l'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, ha comunicato che ricorrerà in appello, "continuando così nella persecuzione dei propri dipendenti",
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda adottare ogni utile provvedimento di competenza per sanare la situazione di cui in premessa, nel rispetto dei diritti dei dipendenti collaboratori tecnici.
(4-02504)
SODANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i beni e le attività culturali - Vista l'interrogazione a risposta scritta 4-09553, presentata dall'interrogante nella XIV legislatura il 19 ottobre 2005 e pubblicata nel resoconto della 885a seduta pubblica del Senato, relativa al pessimo stato di conservazione della chiesa della SS. Pietà e San Lazzaro di Marigliano (Napoli);
premesso che:
l'edificio religioso rappresenta uno dei monumenti storici più significativi della città e costituisce uno straordinario scrigno di opere pittoriche e scultoree del Cinquecento e del Settecento napoletano;
con ordinanza n. 139 del 19 ottobre 2000, il complesso è stato dichiarato inagibile per un aggravamento del quadro statico complessivo, determinato dai dissesti provocati dagli eventi sismici del 1980/81 e dagli eventi alluvionali e meteorologici registrati nel 1999/2000 e successivamente nel 2004 e nel 2006;
le preoccupanti condizioni di degrado architettonico spinsero nel 2006 il Ministero per i beni e le attività culturali a finanziare un intervento di somma urgenza pari a 25.000 euro per la revisione della cupola, del manto di copertura e del sistema di smaltimento delle acque piovane per impedire, nel caso prevedibile di un mutamento del clima, che infiltrazioni di acqua potessero compromettere ulteriormente il prezioso partito di stucchi, i dipinti e i manufatti lignei già ampiamente provati, innescando danni irreparabili (programma triennale 2006-2008, cod. inter.B07-Nap 14);
in fase di elaborazione del piano degli interventi per la programmazione ordinaria 2007, il Ministero per i beni e le attività culturali annunciò, con carattere di priorità, lo stanziamento di ulteriori 250.000 euro per opere provvisionali di consolidamento e di restauro architettonico dell'edificio monumentale e 50.000 euro per la messa in sicurezza e per interventi conservativi sul patrimonio storico-artistico di pertinenza, prelevati dal fondo di riserva del Capitolo 3760 - Beni non statali;
il Dipartimento della protezione civile, si era dichiarato altresì disponibile ad attivare per il completamento degli interventi specialistici di restauro ulteriori risorse attualmente inutilizzate previste dal comma 1014 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007);
l'intervento di somma urgenza, già finanziato, per la revisione della cupola, del manto di copertura e del sistema di smaltimento delle acque piovane non è stato mai appaltato e la corrispettiva somma è stata inspiegabilmente distratta su altre voci;
il piano annuale dei lavori pubblici per il 2007 predisposto dalla Direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione del Ministero per i beni e le attività culturali, nell'individuare gli interventi da finanziare e l'ammontare degli stessi, ha completamente cancellato la provincia di Napoli, penalizzando un territorio dove è concentrata una parte consistente del patrimonio culturale della nazione;
dall'elenco annuale e dal piano triennale dei lavori 2007-2009, è stato decurtato anche il già deliberato progetto di restauro della chiesa della SS. Pietà e San Lazzaro di Marigliano ulteriormente sollecitato dalla Sovrintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio e per il patrimonio storico artistico e etnoantropologico di Napoli e provincia con nota n. 9436 del 28 marzo 2007 indirizzata al Direttore generale del Ministero, prof. Alfredo Giacomazzi,
si chiede di sapere:
quali siano i criteri di ripartizione delle risorse statali destinate agli interventi di restauro per l'annualità 2007 e le motivazioni che hanno portato all'esclusione di progetti ritenuti inderogabili come il ripristino della chiesa della SS. Pietà e San Lazzaro di Marigliano;
quali siano le cause che hanno determinato lo spostamento delle risorse della somma urgenza, già finanziata, su altre voci;
quali provvedimenti urgenti si intendano assumere per garantire il pieno recupero dell'edificio monumentale e del suo patrimonio culturale di riconosciuto interesse storico-artistico;
quali strumenti e risorse straordinarie si intendano attivare per consentire alla competente Sovrintendenza di realizzare le opere provvisionali, di risanamento delle murature e di restauro, indispensabili per evitare pericoli incombenti alla copertura della navata e alla cupola;
quali iniziative si intendano realmente intraprendere per porre rimedio alle scelte operate dalla Commissione ministeriale, e garantire adeguati finanziamenti ai progetti di conservazione e di valorizzazione dei beni culturali della provincia di Napoli.
(4-02505)
GRAMAZIO, ALLEGRINI, TOTARO, BATTAGLIA Antonio, PARAVIA, MANTOVANO, RAMPONI, SAIA, DE ANGELIS, TOFANI, MUGNAI, BUTTI, VIESPOLI, STRANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
"l'Italia brucia": questo è il titolo della prima pagina di numerosi quotidiani italiani di mercoledì 25 luglio 2007;
il quotidiano "Il Tempo", con un articolo a firma del giornalista Marino Collacciani, ed il quotidiano "Libero", con un articolo a firma di Oscar Giannino, danno ampio risalto, come tutti gli altri giornali italiani, agli incendi che hanno colpito l'intera Penisola;
"Il Tempo" titola l'intera pagina "Bombe incendiarie pronte ad esplodere", ricordando, fra l'altro, la lotta sostenuta dagli investigatori del Corpo forestale dello Stato contro gli attentatori che appiccano incendi;
l'articolo del quotidiano "Libero" reca il titolo "I criminali del fuoco", e riferisce come solo il 2% degli incendi sia dovuto a cause naturali;
negli articoli viene anche riferito che nella zona in cui sono stati rinvenuti i resti del Canadair precipitato in località Roccapretura (L'Aquila) sono stati ritrovati dal Corpo forestale dello Stato ordigni pronti all'innesco, fatto che confermerebbe le ipotesi degli investigatori sulle origini dolose degli incendi di questi giorni,
gli interroganti chiedono di conoscere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per coordinare tutte le forze chiamate ad intervenire in caso di incendio, dalla Protezione civile alle Regioni, al Corpo forestale dello Stato, ai Vigili del fuoco ed alle altre Forze di polizia che hanno il compito di prevenire simili atti dolosi che, specialmente nel periodo estivo, creano pericoli per i cittadini e per i turisti, arrecando gravi danni al settore del turismo.
(4-02506)
VALPIANA, RUSSO SPENA, DI LELLO FINUOLI, BOCCIA Maria Luisa - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
come appreso dal quotidiano "Il Gattezzino" del 16 luglio 2007, di recente un detenuto ristretto nella Casa circondariale di Belluno avrebbe scritto al Direttore generale della locale Usl, e per conoscenza al Sindaco della città, denunciando di essere costretto a vivere in condizioni igieniche e sanitarie inaccettabili;
pochi giorni prima un altro detenuto ristretto nel medesimo istituto aveva scritto alla rubrica "Radio Carcere", curata dal giornalista Riccardo Arena, raccontando di essere chiuso dal 10 febbraio 2007 in una cella di isolamento di minime dimensioni (27 per 14 penne bic, secondo l'unica unità di misura a disposizione dello scrivente), priva di arredamento, con bagno alla turca e dotata di una sola finestra piccola e schermata, del tutto insufficiente per l'ingresso di aria e luce naturale;
nella stessa lettera lo scrivente parlava di un ragazzo che si sarebbe impiccato nella cella limitrofa la settimana precedente a quella dell'invio della missiva;
secondo l'Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell'associazione Antigone, le celle della sezione di isolamento del carcere di Belluno sarebbero correttamente descritte dalla lettera pervenuta a Radio Carcere, e il cortile destinato all'ora d'aria dei detenuti in isolamento sarebbe di dimensioni piccolissime e interamente in cemento;
durante l'ultima visita dell'Osservatorio di Antigone all'istituto, la direzione avrebbe sostenuto che nessun detenuto era alloggiato nella sezione di isolamento, mentre i visitatori ne avrebbero incontrato uno poco dopo che camminava nel minuscolo cortile per l'ora d'aria;
secondo l'ultimo Rapporto dell'associazione Antigone, pubblicato nell'ottobre 2006, l'edificio sarebbe in pessime condizioni strutturali, se si eccettua la parte recentemente ristrutturata. Le docce sarebbero in pessimo stato, mancherebbe un'area verde destinata ai colloqui con i familiari, i colloqui con i bambini si terrebbero nelle salette degli avvocati, l'unico specialista sanitario che opererebbe nell'istituto sarebbe il dentista;
la capienza regolamentare dell'istituto è di 84 posti, di cui 6 per le donne. Al 31 maggio 2007 vi erano ristretti 85 detenuti, di cui 5 donne. Prima del provvedimento di indulto del luglio 2006, l'istituto ospitava 125 detenuti, di cui 9 donne,
si chiede di sapere:
se quanto riferito dai due detenuti ristretti nel carcere di Belluno corrisponde a verità;
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per assicurare condizioni dignitose di vita nell'istituto di Belluno;
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere le condizioni strutturali e igieniche del suddetto carcere, conformi alle prescrizioni normative e regolamentari;
come si intenda far fronte alle gravi insufficienze sanitarie che si riscontrano nell'istituto;
quanti siano gli operatori dell'area pedagogica e dei centri di servizio sociale impegnati nel carcere di Belluno;
come si intenda risolvere il problema dei colloqui con i familiari, nel rispetto di quanto disposto dal Regolamento di esecuzione del 2000.
(4-02507)
FAZZONE, CICOLANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
in data 2 luglio 2007 il Direttore di uno dei maggiori giornali locali molisani, "Nuovo Molise Oggi", del gruppo editoriale "Ciociaria Oggi" di proprietà di Giuseppe Ciarrapico, Gianni Tomeo, si è dimesso in aperta polemica con l'editore che gli avrebbe "imposto" di attaccare il governo regionale molisano di centrodestra e il suo presidente Michele Iorio (FI);
dalla lettera di dimissioni indirizzata al Ciarrapico, il direttore Tomeo ha dichiarato pubblicamente: "la critica è diventata personale e violenta e la linea editoriale imposta ha assunto via via una radicalità sempre più esasperata che io non condivido";
dalle dichiarazioni riprese dalla stampa, si è appreso che il motivo per il quale il dottor Tomeo è stato indotto ad un così clamoroso gesto, sarebbe da imputarsi alla oltraggiosa campagna diffamatoria che l'editore Ciarrapico avrebbe commissionato al giornale, negli ultimi tempi caratterizzatasi per i toni marcatamente diffamatori e lesivi dell'altrui diritti, all'indirizzo del Presidente della Regione Iorio, non condivisa e non ulteriormente condivisibile;
a tale riguardo il dottor Tomeo, in occasione di una intervista rilasciata ad una emittente televisiva locale, ha altresì precisato che la campagna diffamatoria imposta dall'editore Ciarrapico "per non meglio precisati motivi personali era finalizzata a trascinare in uno scandalo il governo regionale molisano, in modo da abbatterlo attraverso un crescente interesse e dunque attraverso un intervento della magistratura";
l'episodio gravissimo, tanto da divenirne un caso di rilevanza nazionale e tale da interessare anche il "Corriere della Sera", evidenzia l'ennesimo scontro tra editore e direttore dietro il quale si annida il rischio concreto di un attacco alla libertà di stampa e per essa alla democrazia, non limitato e circoscritto al contesto molisano nella sua specificità, ma proprio anche di altre realtà, come in particolare quella laziale;
le circostanze delineatesi a seguito delle dimissioni del direttore Tomeo e che ne hanno determinato le formali dimissioni, rappresentano infatti il contesto in cui opera il Ciarrapico, divenendone strumento per il perseguimento di interessi ulteriori e diversi da quelli propri dei suoi quotidiani, estranei all'editoria e più propriamente economici e privati;
l'editore Ciarrapico, infatti, ancorché - a quanto consta - operi per il tramite di prestanomi, palesa questo suo ruolo diretto in prima persona pubblicamente in occasione della inchiesta televisiva "Report" ove si dichiara apertamente tale nelle sue tante testate, fra le quali i quotidiani "Latina Oggi" e "Ciociaria Oggi", facenti capo al medesimo gruppo Nuova editoriale Oggi S.r.l., la cui linea, parimenti al caso denunziato dal direttore Tomeo, troppo spesso è caratterizzata da livori personali, attacchi biechi all'indirizzo di quel politico o quel personaggio, che hanno di recente dato vita ad una campagna di informazione (meglio: di disinformazione) preordinata a colpire la classe politica della Provincia di Latina (Forza Italia in particolare e gli altri partiti della CdL) e del frusinate, fino ad estendersi a quella romana ed anche uno degli interroganti, tesa in particolar modo a delegittimarne il ruolo e le funzioni, per il raggiungimento di inconfessabili finalità a carattere economico e finanziario tanto evidenti, anche in rapporto ai gravi precedenti penali a carico del suo editore Giuseppe Ciarrapico, personaggio ben noto, tanto per le attività imprenditoriali dai futuri incerti, quanto per le innumerevoli cronache giudiziarie che lo hanno interessato, alcune delle quali di particolare allarme sociale, acclarate dal giudicante penale in via definitiva;
questo modo, a giudizio degli interroganti, del tutto personale di intendere la libertà di espressione e la professione giornalistica ha determinato diversi scontri con i direttori responsabili ed i giornalisti delle sue redazioni - ultimo della lista e non certamente isolato - il caso molisano sopra citato, che in questi anni hanno fatto registrare un costante esodo dai suoi giornali di numerosi stimati professionisti (Grassucci, Del Giaccio eccetera) che, al pari del direttore Tomeo, non condividendone la spregiudicatezza, hanno cercato altrove quel rispetto, quella professionalità, quella dignità e quella libertà propria del giornalista troppo spesso vilipesa dalle linee dettate da questo editore;
la libertà di espressione e per essa di stampa, di costituzionale memoria, cresce, invece, con la trasparenza e il controllo pubblico delle scelte evidentemente carenti in questi contesti, ove l'animosità mediatica di tale imprenditore viene alimentata, in entrambi i casi Nuovo Molise, Nuova Editoriale Oggi e Ciociaria Oggi Società Editoriale SRL, dal contributo statale per l'editoria rispettivamente pari ad 2.582.284,50 euro per la testata Editoriale Oggi, ed altrettanti 2.582.284,49 euro per la testata Nuovo Oggi (Molise) - come ampiamente riportato finanche dalla trasmissione televisiva "Report", al pari dell'interrogazione parlamentare 4-01369 sull'argomento in merito alla quale si attende ancora compiuto riscontro - a consolidare questo modus operandi sul territorio i cui costi sono interamente a carico come sempre dei cittadini, gli stessi a cui è rivolta quell'informazione "personale" profusa dalle testate sopra ricordate;
non sono bastate le innumerevoli querele, i continui esposti, le numerose interrogazioni ad attivare quelle misure atte a preservare i soggetti istituzionali e pubblici dalla spregiudicatezza del quotidiano, né quella parte sana di un sistema sempre più vittima di colui che aspira ad esercitare un controllo deviante sugli organi giudiziari, attraverso la manipolazione ad arte di notizie, vere, false o presunte, purché strumento e mezzo per alterare, modificare, organizzare forme illecite di controllo per scopi economici, privati e personali;
per questa "informazione" le garanzie e principi costituzionali, diritti e doveri, con particolare riguardo al segreto istruttorio ed il divieto di pubblicazione sanciti dall'art. 326 codice di procedura penale, rappresentano solo dei meri bizantinismi di un vago senso di giustizia: le numerose delazioni di compiacenti funzionari ed amicizie nei palazzi di giustizia gli consentono di usufruire di indiscrezioni, anticipazioni sui provvedimenti giudiziari, poi sapientemente manipolate, dolosamente alterate e distorte, accompagnate da toni marcatamente diffamatori e calunniosi, ritornelli ossessivi di false verità, pubblicità ingannevoli ripetute con costanza ipnotica, per contribuire a consolidare il ruolo di un personaggio inquietante, la cui inclinazione garantisce al quotidiano il primato nelle vendite locali rafforzandone inesorabilmente il potere di cui è titolare;
le regole che guidano l'iter processuale penale sono tutte ispirate ad un insieme unitario di principi: ricerca della verità con garanzia della difesa, parità della difesa e dell'accusa e, quindi, il contraddittorio, il segreto istruttorio ed il divieto di pubblicazione;
in particolare, gli atti d'indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano "conoscibili dall'indagato", per cui il contenuto di questi atti e documenti, coperto dal segreto istruttorio, non può in alcun modo essere diffuso dai mezzi di informazione;
il rispetto di tali regole e la garanzie offerte dal processo penale rappresentano lo specchio del grado di maturazione democratica di un popolo, che non ammette sistemi empirici e scorciatoie utilitaristiche: tutto vi è predeterminato e tutto deve necessariamente svolgersi nel rispetto più assoluto delle regole dettate dalla legge;
ciononostante non mancano casi in cui l'osservanza di questi principi viene disattesa ed il quadro che negli ultimi tempi emerge dalle prime pagine di un locale quotidiano -"Latina Oggi" edito nella Provincia di Latina - è desolante ed al contempo tristemente eloquente: gogne medianiche, attacchi personali, processi sommari celebrati pubblicamente in pregio a regole e garanzie, giudizi inappellabili orditi sulla base di notizie giudiziarie arbitrariamente diffuse e pubblicate da chi, consapevole di nuocere, ne usa in modo ultroneo, contra legem per finalità economiche e sempre più di sovente per opportunismo politico, tanto da mettere in luce l'esistenza di intrecci perversi tra palazzi di giustizia e politica;
tale condotta contra legem diviene altresì tanto più grave e virulenta dal momento che occasiona attacchi, di natura politica e personale all'indirizzo delle maggiori cariche istituzionali e partitiche comunali, provinciali o regionali, dai toni gravemente diffamanti e calunniosi in aperta violazione dei principi fondamentali del diritto-dovere di informazione (verità, pertinenza e continenza), in violazione dell'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diritto di rettifica e replica) nonché degli articoli 595, 596, 596-bis, 597, 599 del codice penale (diffamazione a mezzo stampa);
in considerazione della particolare rilevanza dell'informazione e del diritto di stampa e della funzione delicata che è chiamata a svolgere in un Paese democratico nonché della necessarietà di contemperare l'esercizio di tale diritto al principio di costituzionale memoria della presunzione di innocenza e di tutte le norme garantiste che presidiano il processo penale,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per riportare la libertà di stampa e la completezza dell'informazione entro i confini in cui può essere esercitata nel giusto contemperamento della libertà di espressione, l'autonomia e la dignità professionale dei giornalisti ed il diritto ad un giusto processo ispirato e condizionato solo dalle norme chiamate a presidiarlo, senza eccezione alcuna, troppo spesso disattese e gravemente violate dall'opera di chi come il Gruppo editoriale facente capo al Ciarrapico, imprime - a giudizio degli interroganti - un inusitato condizionamento di entrambi i diritti: da un lato condizionando la liberta di stampa e dall'altro alterando l'iter processuale penale del quale pubblica indiscriminatamente notizie e provvedimenti;
quali provvedimenti intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per meglio garantire l'effettività del segreto istruttorio, per assicurare la buona amministrazione della giustizia, per garantire il diritto alla tutela della presunzione d'innocenza delle persone oggetto d'indagine, sempre più spesso vituperate dalle insane "passioni" di certa stampa, affinché la correzione degli eccessi sia diretta e praticata in guisa che si abbia sempre una tutela ragionata del bene, non mai per restrizione arbitraria.
(4-02508)