BONFRISCO (FI). Signor Presidente, sull'emendamento 21.280, la cui rilevanza non sfugge a nessuno, è stata concordata all'interno di quest'Aula una difesa comune; da qui il motivo per cui l'emendamento appena illustrato dalla senatrice Villecco Calipari è sottoscritto anche da me. Inoltre, da me e da illustri senatori come i colleghi Augello, Eufemi e Polledri, è stato presentato l'emendamento 21.400, che nella sostanza, riformulato secondo le indicazioni della Commissione bilancio, è identico a quello presentato dalla senatrice Villecco Calipari.
Non sfugge a nessuno che all'interno di quest'Aula è stato trovato un fronte comune, che speriamo possa raccogliere il consenso anche del Governo su un aspetto delicato come quello del trattamento economico relativo al personale impiegato nei Servizi di sicurezza. Noi crediamo che, nell'ottica del condiviso impegno internazionale che vede il nostro Paese in prima linea nella lotta al terrorismo, la proposta riforma del comparto intelligence dovrebbe tendere a migliorare e a rendere più efficiente le varie articolazioni dei nostri Servizi di sicurezza.
È universalmente riconosciuto che la delicatezza dell'attività svolta dagli appartenenti ai Servizi e i rischi che essa comporta giustificano un trattamento economico differenziato. Tenuto conto che l'attuale retribuzione per la grande maggioranza del personale, considerate tutte le voci che la compongono, è superiore di quel tanto che crea quel minimo, forse giusto, incentivo per il personale meritevole ad intraprendere una nuova carriera, ma che spesso al rientro nell'amministrazione di provenienza comporta anche disagi e svantaggi per chi ha svolto l'attività d'intelligence, noi ci domandiamo perché mai un lavoro così difficile, spesso pericoloso, silenzioso e senza nessuna tutela il più delle volte debba essere svolto senza quel giusto premio a chi mette a repentaglio non solo la propria sicurezza personale, ma spesso l'equilibrio della propria vita, di quella familiare e delle tante cose che noi forse nemmeno conosciamo, che vengono sacrificate dagli appartenenti ai Servizi sull'altare dell'interesse nazionale e dell'attività particolarmente meritevole che da loro viene svolta.
Se allineare le retribuzioni del comparto intelligence a quelle delle forze di polizia sottintende un intento punitivo per il primo in virtù di un accettabile pregiudizio ideologico, ravvivato ahimè da recenti avvenimenti di cronaca, è invece corretto rendersi conto che non si può oggettivamente pretendere, in un momento così delicato, un rinnovato impegno professionale da parte di chi si vorrebbe ridimensionare sotto l'aspetto economico.
Ho una certezza: se il nostro Paese é stato risparmiato in questi anni da fatti di cronaca legati al terrorismo internazionale che hanno attentato alla sicurezza di altri Paesi, che come noi sono impegnati allo stesso modo sullo scenario internazionale, questo è dovuto alla grande capacità e al grande merito di tanti uomini e molte donne che hanno lavorato con grande competenza e che hanno risparmiato al nostro Paese sangue e dolore che, invece, ad altri Paesi non è stato risparmiato.
Penso anche che all'interno di questa nostra discussione così equilibrata e condivisa, per la volontà di entrambe le parti che oggi si confrontano su questo delicato tema, si debba evidenziare che se ciò è accaduto lo si deve a loro, e va giustamente premiato e valorizzato. Questo Parlamento dovrebbe ringraziare le persone, uomini e donne, che lavorano per la nostra sicurezza nell'ottica di un impegno quotidiano che non viene mai meno e che noi non premiamo abbastanza. In tutti i settori informativi dei Paesi occidentali la componente humint (la human intelligence, cioè l'intelligenza umana che fino all'11 settembre aveva riscontrato un malaugurato calo di interesse e di investimenti a vantaggio della tecnologia più avanzata) sta riottenendo il posto di preminenza che merita, in quanto rappresenta una delle componenti più utili nelle attuali azioni di contrasto alle minacce asimmetriche che provengono sia dal terrorismo jihadista che dalla criminalità endogena e transnazionale.
Presidenza del vice presidente CAPRILI (ore 11,35)
(Segue BONFRISCO). In tale contesto, una penalizzazione economica indiscriminata del personale dei servizi mortificherebbe la professionalità e la motivazione nella stragrande maggioranza degli operatori dell'intelligence italiana. Non possiamo, allora, andare in controtendenza rispetto alle iniziative che in altri Paesi stanno riscuotendo successo. Noi dobbiamo renderci conto che il nostro capitale umano e la nostra grande riserva di intelligenza all'interno dei nostri Servizi va premiata e valorizzata. Forse varrebbe anche la pena di ragionare nuovamente sull'utilizzo delle risorse economiche, premiando quelle legate all'intelligenza e al merito e alla capacità dei nostri appartenenti.
Infine, se le esigenze di bilancio impongono l'invarianza degli oneri a carico dell'erario per l'attuazione di questa riforma, è pur vero che molti comparti dei nuovi organismi informativi sono stati ridisegnati proprio con l'intento di ottimizzare l'impiego dei fondi e di ridurre costose sovrapposizioni dei ruoli. Il nostro sforzo, quindi, dovrà essere concentrato ad evitare che le innovazioni previste nella nuova riforma sui Servizi, in virtù dell'invocata mancanza di risorse, vengano letteralmente addebitate a quella maggioritaria aliquota di personale che svolge le proprie delicate funzioni con abnegazione e senso del dovere, assicurando al Paese una credibile cornice di sicurezza.
Presidente, o noi crediamo nel valore della nostra intelligence rispetto alla sicurezza del nostro Paese oppure non ci crediamo. Se ci crediamo dobbiamo dare merito, riconoscenza e fiducia a quegli uomini che finora, comportandosi correttamente nel rispetto della legge, hanno garantito al nostro Paese un po' di sicurezza in più. (Applausi dal Gruppo FI).