SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XV LEGISLATURA ------
201a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 24 LUGLIO 2007
(Pomeridiana)
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Presidenza del presidente MARINI,
indi del vice presidente ANGIUS
e del vice presidente BACCINI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democrazia Cristiana per le autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia: DCA-PRI-MPA; Forza Italia: FI; Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani: IU-Verdi-Com; Lega Nord Padania: LNP; L'Ulivo: Ulivo; Per le Autonomie: Aut; Rifondazione Comunista-Sinistra Europea: RC-SE; Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo: SDSE; Unione dei Democraticicristiani e di Centro (UDC): UDC; Misto: Misto; Misto-Consumatori: Misto-Consum; Misto-Costituente Socialista: Misto-CS; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Italiani nel mondo: Misto-Inm; Misto-Partito Democratico Meridionale (PDM): Misto-PDM;Misto-Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur; Misto-Sinistra Critica: Misto-SC.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente MARINI
La seduta inizia alle ore 16,05.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 19 luglio.
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,07 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Sul gravissimo incendio che sta devastando le coste del Gargano
MANTOVANO (AN). Chiede che il Governo riferisca al Parlamento sulla situazione dei soccorsi agli abitanti di Peschici, in difficoltà a causa di gravissimi incendi.
PRESIDENTE. La Presidenza è in contatto con il Ministero dell'interno per avere informazioni sugli sviluppi della situazione.
Comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali, e conseguente discussione
Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1, 4 e 5. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 2 (testo 2), 7 (testo 2), 8 (per la parte non inammissibile), 10, 11, 12 e 13. Ritiro della parte non inammissibile della proposta di risoluzione n. 6 (testo 2)
Inammissibilità delle proposte di risoluzione nn. 3 e 9
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Desidera affrontare i principali temi di politica internazionale, in quanto il confronto e la periodica informazione del Governo al Parlamento sulla politica estera è la base per costruire un largo consenso, che è condizione di forza e di vitalità per i sistemi bipolari. Il recente Consiglio europeo ha posto fine ad una fase di incertezza e paralisi sulle sorti del processo di integrazione, perché grazie alla mediazione tedesca è stato approvato un mandato contenente le linee guida per la redazione di un nuovo trattato da parte della Conferenza intergovernativa. Pur non avendo più una connotazione costituzionale, tale trattato, che dovrà essere firmato entro la fine del 2007, conserverà le innovazioni qualificanti del testo approvato nel 2004. L'iniziativa italiana per la presentazione all'ONU di una risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali e sull'abolizione della pena di morte ha incontrato il consenso dell'Unione Europea e di molti Paesi extraeuropei; tale battaglia testimonia l'azione attiva e propositiva dell'Italia in sede ONU, confermata dalla sua elezione in Consiglio di sicurezza. Nel recente G8 sono stati affrontati i temi del cambiamento climatico, trovando un punto di incontro con gli USA sulle misure da adottare, e degli squilibri globali, rafforzando la cooperazione internazionale a favore dell'Africa per il raggiungimento degli obiettivi del millennio. A causa di rilevanti tagli agli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo, l'Italia negli ultimi anni è in parte venuta meno agli impegni assunti; con l'ultima legge finanziaria si è avuta però un'importante inversione di tendenza ed è intenzione del Governo proseguire su questa strada. La recente conferenza svoltasi a Roma sulla rule of law in Afghanistan ha visto un alto livello di partecipazione ed ha raggiunto importanti risultati, nella consapevolezza che la costruzione dello stato di diritto è condizione indispensabile per la convivenza civile e la stabilizzazione del Paese. Essa è stata anche un'occasione per riflettere sulla presenza internazionale in Afghanistan, che deve necessariamente ottenere il consenso e la fiducia della popolazione civile; è pertanto importante adoperarsi per il miglioramento delle condizioni di vita degli afgani, ma anche garantire che le operazioni militari cessino di causare morti tra la popolazione civile. La missione Unifil in Libano, di cui l'Italia ha il comando ed è stata il principale promotore, è un importante banco di prova per verificare le possibilità di un'azione internazionale in Medio Oriente. Tale missione è stata fondamentale per garantire il rispetto del cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah e per permettere alle autorità libanesi di riprendere il controllo delle regioni meridionali del Paese, tanto che il Governo libanese ne ha chiesto l'estensione per un altro anno. Essa presenta tuttavia una notevole complessità ed elevati rischi, stanti le informazioni relative ad un contrabbando di armi al confine tra Siria e Libano, ma anche in considerazione della criticità della situazione politica libanese, con il fallimento dell'ipotesi di un Governo di unità nazionale e le incertezze concernenti la futura elezione del Capo dello Stato. In questo ambito è importante che la diplomazia europea eserciti pressioni su quei Paesi (Iran, Siria e Arabia Saudita) che condizionano dall'esterno gli sviluppi della politica libanese. L'Unione Europea ha condannato la violenta presa di potere da parte di Hamas a Gaza; la crisi che ne è seguita, se da un lato ha provocato una spaccatura politica e territoriale della popolazione palestinese, ha dall'altro favorito l'avvio di un nuovo attivismo diplomatico e ha consolidato la convergenza tra Israele e una parte delle forze palestinesi, con la formazione del Governo guidato da Salam Fayad e la ripresa dei colloqui tra Olmert e Abu Mazen. La proposta avanzata dal presidente degli tati Uniti di una conferenza internazionale in autunno ha incontrato il favore di Israele, della Lega araba e del quartetto formato da USA, UE, Russia ed ONU; tale proposta è contenuta anche nella lettera aperta che dieci Ministri degli esteri europei hanno rivolto al nuovo inviato del quartetto, Tony Blair, e nella risoluzione approvata recentemente a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo. È inoltre importante che l'azione diplomatica si fondi su tre pilastri fondamentali: il sostegno al presidente Abu Mazen, la garanzia di risultati tangibili e immediati alla parte palestinese e l'impegno per evitare una crisi umanitaria a Gaza. È dunque necessario sostenere l'esecutivo di Salam Fayad, ma anche impedire un'ulteriore radicalizzazione di Hamas; al riguardo, nella lettera dei dieci Ministri non si propongono negoziati diretti con Hamas, ma si sottolinea l'importanza di incoraggiare la riconciliazione nazionale palestinese. Per quanto riguarda la situazione del Kosovo, l'Italia è favorevole all'indipendenza di tale regione sotto la supervisione internazionale, in particolare dell'Unione europea; l'obiettivo è quello di giungere a tale risultato con il consenso delle parti interessate (Serbia e Kosovo), favorendo al contempo il processo di integrazione europea della Serbia. Le missioni internazionali italiane sono quindi parte della trama di una complessa politica estera; esse sono coerenti con gli interessi del Paese e con il dettato costituzionale ed è necessario che godano del sostegno del Parlamento e dell'opinione pubblica; i militari in esse impegnati meritano in particolar modo questo sostegno, perché sono tra i più apprezzati al mondo per la loro capacità di combinare efficacia militare e capacità politica. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur e del senatore Andreotti).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri.
PIANETTA (DCA-PRI-MPA). Il Ministro D'Alema non è credibile quando auspica l'unità del Paese sulla politica estera e quando vanta un rinnovato prestigio del Paese a livello internazionale. Dovrebbe infatti ricercare in primo luogo uniformità di posizioni all'interno della propria maggioranza, attraversata da distinguo e prese di distanze su numerosi questioni, visto che quelle difformità di vedute indeboliscono il Governo nelle sedi internazionali. Peraltro, anche in ragione delle minacce che incombono sul popolo americano, occorre una posizione chiara sul rapporto con gli Stati Uniti, così come va riaffermata la condanna del terrorismo. A tale ultimo riguardo, il ministro D'Alema ha infatti aperto una falla nella posizione europea di condanna di Hamas, offrendo a tale organizzazione unasorta di riconoscimento, nonostante lo stesso Presidente dell'Autorità palestinese avesse messo in guardia circa i rischi di favorire in tal modo Al Qaeda. Si tratta di pericolose aperture che indeboliscono ulteriormente la posizione italiana ed europea nel processo di pace in quella zona e rischiano di determinare ripercussioni anche sul fronte interno, dove è reale il pericolo di focolai di terrorismo, come mostra il recente arresto di un imam vicino Perugia. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni)
Presidenza del vice presidente ANGIUS
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). La continuità della presenza italiana nelle missioni internazionali è doverosa sia per rispettare gli impegni assunti che per garantire la difesa delle popolazioni civili. In tal senso il ministro D'Alema ha difeso le scelte operate e ha onorato l'impegno dei militari italiani quali portatori di principi di democrazia e uguaglianza. In ordine al conflitto israelo-palestinese, la conferenza di pace che avrà luogo nel prossimo autunno rappresenta un passo importante che può condurre al successo se si realizzerà in un quadro condiviso a livello multilaterale. Anticipa il voto favorevole dei senatori della sua parte politica alla mozione della maggioranza. (Applausi del senatore Cusumano).
MELE (SDSE). E' necessario prendere atto del fallimento della politica estera dell'amministrazione americana in particolare in ordine all'intervento in Iraq; di ciò è consapevole anche l'opinione pubblica americana ed è pertanto auspicabile un'inversione di tendenza che porti al ritiro delle truppe statunitensi. In ordine al Libano, sottolinea il ruolo importante che sta svolgendo la missione e pone l'accento sulla necessità di favorire anche a livello europeo l'unità politica di quel Paese, anche per le ricadute positive che ne deriverebbero in termini di stabilizzazione delle aree circostanti. Sarebbe altresì auspicabile che l'Italia solleciti un'iniziativa a livello europeo per la pacificazione dell'area mediorientale anche attraverso la soluzione di controversie territoriali di lunga data tra i diversi Paesi. In tal senso occorre mettere in campo tutti i soggetti, compreso Hamas, in quanto rappresenta una fetta importante del popolo palestinese che non può essere abbandonata. Quanto all'Afghanistan, stante il perdurare di una forte conflittualità nella zona nonché il manifestarsi di un'ostilità nei confronti degli occidentali a causa soprattutto delle morti causate tra i civili, occorre perseguire con determinazione una soluzione diplomatica facendo prevalere le ragioni della politica. Sollecita altresì attenzione alla questione dello scudo spaziale che mette in discussione la sicurezza dell'Europa e alimenta l'inasprirsi delle relazioni, in particolare con la Russia. (Applausi dai Gruppi SDSE, IU-Verdi-Com e RC-SE. Congratulazioni).
DIVINA (LNP). Analogamente a quanto avviene in politica interna, anche in politica esterail Governo appare ostaggio delle pressioni della sinistra estrema con ciò rendendo scarsamente credibile l'impegno al proseguimento delle missioni internazionali. Il ritiro dei contingenti dagli scenari internazionali vanificherebbe infatti il contributo alla pacificazione e alla libertà offerto dai militari italiani in zone del mondo dove vengono perpetrate gravi lesioni dei diritti umani. Verrebbe altresì meno il contributo offerto in particolare in Afghanistan alla costruzione di un sistema di giustizia che si è concretizzato nella redazione dei codici. Risulta inoltre inaccettabile il riconoscimento offerto dal ministro D'Alema ad Hamas, che è invece un'organizzazione terroristica, come riconosciuto a livello europeo. Peraltro, tale posizione rischia di alimentare i focolai di terrorismo presenti sul territorio italiano, rispetto ai quali auspica un'attenta verifica da parte delle forze dell'ordine. (Applausi dal Gruppo LNP).
Sul gravissimo incendio che sta devastando
le coste del Gargano
PRESIDENTE. Informa della situazione causata dagli incendi in Puglia, che ha fatto registrare alcune vittime e centinaia di persone evacuate e non sembra destinata a migliorare nell'immediato. A nome del Senato esprime sentimenti di cordoglio per le vittime della tragedia e di solidarietà alla Protezione civile impegnata nell'opera di soccorso.
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
BUTTIGLIONE (UDC). Coglie l'occasione del presente dibattito per esprimere solidarietà al ministro D'Alema per l'attacco mediatico e giudiziario cui è sottoposto, condividendo il richiamo al riguardo operato dal Capo dello Stato. Quanto alle comunicazioni testé effettuate, l'idea di una politica estera per la pace costituisce un'eredità della storia italiana e va pertanto attuata, ma in un contesto che deve necessariamente essere di lungo periodo e con interventi promossi prima che i conflitti portino a inutili spargimenti di sangue. La relazione si caratterizza per la presenza di numerose lacune: manca infatti un respiro strategico di portata generale e nessun riferimento è stato fatto alla reale minaccia del terrorismo, così come al rapporto di amicizia che lega il nostro Paese agli Stati Uniti. Occorre poi prendere atto che la garanzia della sicurezza dello Stato di Israele costituisce un obbligo per l'Italia e per l'Europa intera e che perno della politica estera italiana non è soltanto la garanzia della pace, ma anche la difesa della libertà, che oggi assume prevalentemente i connotati della libertà religiosa. Sollecita infine il Governo a chiarire in quale contesto si colloca l'impegno in Libano ed invita i senatori a vita a votare a favore, non solo della risoluzione di maggioranza, ma anche di quella sottoscritta dai Capigruppo dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Guzzanti. Congratulazioni).
DEL ROIO (RC-SE). L'Italia, potenza di media entità, deve ridisegnare il suo profilo nello scacchiere internazionale in considerazione della crescita dei paesi asiatici e latinoamericani. Tenendo fermo il legame con l'Unione europea, occorre tuttavia prendere atto della sua incapacità di promuovere una politica estera e di difesa comune, specie a causa della sottomissione militare agli Stati Uniti e della presenza della NATO, un'organizzazione ormai superata. Quanto alla guerra al terrorismo, così come condotta dagli Stati Uniti è fonte di dolore e distruzione e controproducente rispetto agli obiettivi che si pone; un esempio di efficace politica di pacificazione è al contrario la missione Unifil in Libano, dove la tregua è stata mantenuta. Nel ritenere che il riconoscimento da parte degli Stati Uniti di una eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale, invita il Governo ad adoperarsi affinché la missione militare in Afghanistan passi sotto l'egida esclusiva dell'ONU. Esprime infine ferma opposizione a qualsiasi forma di partecipazione al progetto di scudo spaziale ed auspica che non si proceda ad un eventuale ampliamento della base militare di Vicenza. (Applausi dai Gruppi RC-SE e SDSE. Congratulazioni).
RAMPONI (AN). Non condivide l'affermazione del Ministro - che per ragioni di coerenza e di ordinato svolgimento dei lavori avrebbe dovuto essere affiancato in Aula dal Ministro della difesa, che riferirà invece in Commissione - secondo cui l'Italia è stata in passato utilizzatrice di sicurezza, dal momento che il Paese si è impegnato in più occasioni in termini di risorse e uomini. In questa fase si tratta però di produrre sicurezza anche nell'ambito delle operazioni di pace e a tal fine occorre stanziare adeguate risorse con la prossima manovra finanziaria. Invita il Governo ad una maggiore assunzione di responsabilità, chiarendo le prospettive di soluzione politica dei conflitti in atto e quali iniziative intende assumere in Bosnia e in Afghanistan. Chiarimenti dovrebbero infine essere forniti con riguardo agli sforzi e alle iniziative che si stanno adottando a livello europeo nella lotta al terrorismo. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Biondi).
Presidenza del presidente MARINI
GUZZANTI (FI). La relazione del ministro D'Alema suscita delusione nella parte in cui, verosimilmente in ragione delle spaccature presenti all'interno della maggioranza, non definisce una strategia globale di politica estera che vada oltre le mere enunciazioni di princìpi e atti dovuti. Si impone infatti per l'Italia l'esigenza di assumere una posizione chiara su numerosi fronti, a partire dalla crisi tra Regno Unito e Federazione russa, rispetto alla quale solo la Francia ha espresso solidarietà alla Gran Bretagna, fino ad arrivare alla questione dell'Iran, protagonista della frattura palestinese; occorre poi definire la vocazione dell'Europa che si intende costruire, se euroasiatica oppure euroatlantica. (Applausi dal Gruppo FI).
DINI (Ulivo). Premesso che l'Italia partecipa con coerenza, capacità e onore alle missioni internazionali di pace, condivide le considerazioni del Ministro degli esteri sulla conferenza sull'Afghanistan e sul ruolo strategico del dispiegamento militare in Libano. Non può sottacere tuttavia gli scarsi progressi in Afghanistan e il rischio anche per i militari italiani di Unifil di essere attaccati da formazioni fondamentaliste. L'impegno nelle missioni deve essere perciò affiancato da nuove iniziative politiche e diplomatiche per individuare soluzioni condivise. Con riferimento al conflitto israelo-palestinese, ritiene che nella striscia di Gaza manchino i presupposti politici minimi per avviare una trattativa, anche se occorre evitare una catastrofe umanitaria che alimenterebbe un'ulteriore radicalizzazione politica. Hamas ha vinto elezioni democratiche, volute dagli USA, a causa della corruzione di Al Fatah ma, per poter partecipare ad un negoziato in vista della creazione di uno Stato palestinese territorialmente continuo, deve riconoscere il diritto dello Stato d'Israele a confini sicuri. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
COLOMBO Furio (Ulivo). Il Ministro degli esteri ha parlato di Israele con freddezza e distacco, per sottolineare gli errori politici del Governo Olmert. Coglie perciò l'occasione per ricordare i militari israeliani rapiti e per rivolgere un saluto a Shimon Peres, già premio Nobel per la pace e recentemente eletto alla Presidenza dello Stato d'Israele. (Applausi dai Gruppi Ulivo e FI e del senatore Maninetti).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. La relazione introduttiva si è limitata a fare il punto sulle principali questioni in agenda, essendo già stati compiutamente esposti al Parlamento gli orientamenti fondamentali della politica estera italiana. I dubbi espressi sul mantenimento delle tradizionali alleanze sono infondati: l'Italia sostiene, nell'ambito di un'azione comune europea, e in sintonia con l'opinione pubblica americana, l'opportunità di una svolta in direzione del multilateralismo, anche per contrastare più efficacemente il terrorismo, che è invece cresciuto attraverso la guerra. Il Governo ha dunque un'ispirazione strategica e fornirà informazioni sulla politica di difesa e sulle scelte militari nella Commissione competente. Sull'Afghanistan ribadisce l'impegno, di non breve durata, a sostenere le istituzioni democratiche e le forze di polizia afgane; con riferimento al conflitto israelo-palestinese, precisa che il sostegno italiano ad Israele non si manifesta in dichiarazioni retoriche, bensì in concrete scelte politiche e nei rischi assunti con la missione Unifil. La principale garanzia di sicurezza per Israele è la pace con i palestinesi, che richiede un impegno politico-diplomatico tenace e un coinvolgimento della grande maggioranza del mondo arabo. Rispetto ad Hamas, che ha peraltro natura diversa da Hezbollah, ribadisce l'opportunità di un approccio scevro da prevenzioni ideologiche e più conveniente all'obiettivo della pacificazione. Al riguardo ricorda le iniziative promosse dal Governo francese e sostenute dal Parlamento europeo, che sono disconosciute dal centrodestra italiano solo per ragioni di politica interna. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, Aut e SDSE).
PRESIDENTE. Dichiara inammissibili la proposta di risoluzione n. 3, l'ultimo periodo della proposta n. 6 e il penultimo periodo della proposta n. 8, ricordando che la questione dell'ampliamento della base di Vicenza non attiene al tema in discussione, in quanto estranea alle missioni internazionali. Dichiara inammissibile anche la proposta di risoluzione n. 9, precisando che la differenziazione dei senatori a vita rispetto ai senatori eletti è contraria alla Costituzione vigente. Avverte che le restanti proposte di risoluzione saranno votate secondo l'ordine di presentazione, senza determinare effetti di preclusione o assorbimento.
CALDEROLI (LNP). Non condivide la valutazione di inammissibilità, perché la base di Vicenza non è argomento estraneo alle missioni internazionali. Quanto alla proposta di risoluzione n. 9, essa riconosce in premessa che i senatori a vita hanno gli stessi diritti e doveri dei senatori eletti, ma invita il Governo a una riflessione politica ove il loro voto fosse decisivo per l'affermazione della maggioranza.
SCHIFANI (FI). Non condivide la valutazione della Presidenza, perché la vicenda della base di Vicenza non è estranea agli orientamenti della politica estera italiana e ai rapporti con gli USA.. (Applausi dai Gruppi FI e AN).
D'ONOFRIO (UDC). La decisione della Presidenza aiuta una maggioranza in difficoltà, che non è in grado di affrontare determinate questioni e ha deciso di rinviare all'autunno il regolamento dei conti tra le diverse componenti. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).
FINOCCHIARO (Ulivo). Rileva che nel dibattito sulla base di Vicenza è sempre intervenuto il Ministro della difesa e che la convivenza di differenti posizioni nelle grandi coalizioni è un dato fisiologico. (Applausi dai Gruppi Ulivo e IU-Verdi-Com).
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Il Governo non dovrebbe aver paura di affrontare l'argomento della base di Vicenza, che viene utilizzata nell'ambito delle missioni militari internazionali.
CASTELLI (LNP). Le decisioni inappellabili assunte dalla Presidenza in merito all'inammissibilità di proposte di risoluzione o di parti di esse appaiono fondate più sulla volontà politica di evitare che vengano posti ai voti provvedimenti imbarazzanti per il Governo, che non su un imparziale rispetto del Regolamento. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, AN e UDC).
MANTICA (AN). La politica estera italiana ha spesso avuto il difetto di fondarsi su ragioni di politica interna; le decisioni assunte dal Presidente, facendosi carico dei problemi della maggioranza, sono appunto un atto di politica interna ed impediscono all'Aula di esprimere liberamente le proprie posizioni. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Calderoli).
PRESIDENTE. Pur comprendendo le ragioni della polemica politica, sottolinea l'imparzialità delle decisioni assunte. La questione della base di Vicenza è stata già definita ufficialmente dal Presidente del Consiglio alla Camera dei deputati.
CALDEROLI (LNP). Se il ministro D'Alema conferma quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio alla Camera dei deputati in merito alla base di Vicenza, dichiara di essere disposto a ritirare la parte della proposta di risoluzione n. 8 in cui si affronta tale argomento; in caso contrario si tratta di un tentativo per impedire all'Aula di esprimersi.
PRESIDENTE. Ribadisce la validità delle decisioni assunte.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Fa notare al senatore Calderoli che per interrogare il Governo su determinate questioni vi sono gli atti di sindacato ispettivo. (Vive proteste dai banchi del'opposizione. Richiami del Presidente) Esprime quindi parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1. Esprime parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 2, in quanto contiene un giudizio negativo sull'iniziativa dei dieci Ministri degli esteri europei, in palese contrasto con le comunicazioni odierne del Governo. Esprime parere favorevole sulle proposte di risoluzione n. 4, apparendo evidente che i supporti logistici cui essa fa riferimento siano quelli delle Forze armate italiane, n. 5 e n. 6, nonostante la discutibile formulazione di quest'ultima. Esprime parere contrario sulle proposte di risoluzione n. 7, in quanto introduce l'errata percezione che le forze NATO siano impegnate in territorio iracheno; n. 8, in quanto contiene considerazioni polemiche su singole personalità della maggioranza che poco hanno a che fare con la politica estera; n. 10, in quanto vi è una pesante condanna dell'Unione Europea. Esprime parere favorevole sul dispositivo, ma non sulla premessa, della proposta di risoluzione n. 11 ed esprime infine parere contrario sulle proposte di risoluzione n. 12 e n. 13, in quanto, in quest'ultimo caso, il Governo intende partecipare alla CIG sulla base del mandato approvato dal Consiglio europeo, che non prevede modifiche del preambolo. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Ritira la proposta di risoluzione n. 6, sia per protesta contro le decisioni della Presidenza, sia perché privata dell'ultimo impegno perde di significato. (Applausi del senatore Biondi).
MARINI Giulio (FI). Chiede al Ministro D'Alema di pronunziarsi anche sul primo, sul terzo e sul quarto capoverso della proposta di risoluzione n. 7, di cui modifica il testo (testo 2) (v. Allegato A).
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Nel dare il parere sulle proposte di risoluzione si valuta il loro senso complessivo; dividerle in molte parti non aiuta il Senato ad assumere decisioni chiare.
D'ONOFRIO (UDC). Propone agli altri presentatori della proposta di risoluzione n. 2 di eliminare il quarto capoverso della premessa, su cui il Governo ha fondato il proprio parere contrario.
MATTEOLI (AN). Aderisce alla proposta del senatore D'Onofrio.
SCHIFANI (FI). Aderisce alla proposta del senatore D'Onofrio.
CASTELLI (LNP). Aderisce alla proposta del senatore D'Onofrio, chiedendo al ministro D'Alema di non considerare il Parlamento come un intralcio e di valutare attentamente ogni singola parte delle proposte di risoluzione. (Applausi del senatore Polledri).
MARINI Giulio (FI). Modifica la proposta di risoluzione n. 7, eliminando il secondo capoverso dell'impegno. (testo 2) (v. Allegato A).
MANNINO (UDC). Appone la propria firma alla proposta di risoluzione n. 7.
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Chiede al Presidente di valutare con rigore se sia ammissibile una tale procedura di modifica delle proposte di risoluzione in seguito all'espressione dei pareri da parte del Governo. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).
PRESIDENTE. Sulla materia in discussione è apprezzabile la buona volontà nella ricerca di un'ampia convergenza.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Poiché il senatore Calderoli ha citato presunte dichiarazioni del Capo dello Stato in merito ad una diversa maggioranza costituzionale necessaria per assumere decisioni di politica estera, rileva che il Presidente della Repubblica non ha mai detto nulla di simile.
PRESIDENTE. Il Capo dello Stato ha sempre pronunciato parole chiare, così come chiara è la norma costituzionale su questo punto.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Sottolinea la difficoltà di valutare il contenuto delle proposte di risoluzione a seguito delle modifiche apportate dai senatori dell'opposizione e conferma pertanto il parere precedentemente espresso. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com e SDSE).
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
FORMISANO (Misto-IdV). I senatori dell'Italia dei Valori voteranno a favore della proposta di risoluzione della maggioranza, apprezzando in particolare il carattere di continuità della politica estera italiana con la tradizione di politica estera del Paese. Si è riaffermata infatti una politica filoatlantica autonoma, contrapposta a quella subalterna adottata dal precedente Governo, che ha riportato l'Italia in linea con le posizioni assunte da altri Paesi europei.
DEL PENNINO (DCA-PRI-MPA). A nome dei senatori della sua parte politica esprime solidarietà al senatore D'Alema per l'attacco mediatico-giudiziario di cui è stato vittima insieme ad altri esponenti del centrosinistra. Nel merito, il Gruppo voterà a favore delle proposte di risoluzione presentate dall'opposizione. L'intervento del Ministro D'Alema è infatti apparso segnato da contraddizioni come nel caso della missione in Afghanistan, rispetto alla quale è emerso il condizionamento esercitato da quella parte della maggioranza tendente a perseguire la strada della soluzione diplomatica. La relazione è apparsa carente nell'analisi con particolare riguardo alla sottovalutazione della situazione in Libano, densa di sviluppi pericolosi annunciati da esponenti di Hezbollah. Quanto al conflitto israelo-palestinese, la correzione di rotta operata con la riaffermazione dell'amicizia al Presidente dell'Autorità palestinese non garantisce circa la presa di distanza dalle dichiarazioni recentemente rese a favore di una legittimazione di Hamas. (Applausi dai Gruppi DC-PRI-MPA, UDC e FI).
BACCINI (UDC). La relazione del ministro D'Alema è condivisibile in numerosi aspetti, con riguardo in particolare alla battaglia contro la pena di morte e alla lotta alla povertà, ma desta perplessità rispetto ai valori fondamentali della politica estera. Con la legittimazione operata di Hamas il ministro D'Alema ha manifestato infatti una posizione politica che lo allontana da quella moderata di cui si fa interprete la sua parte politica. Peraltro, tale impostazione è in linea con il riconoscimento offerto anche ad altre forze estremistiche, come Hezbollah, o con le relazioni instaurate con l'Iran e la Siria, Paesi che sostengono formazioni estremiste. Auspica pertanto che il Parlamento non ratifichi l'appoggio ad una politica estera improntata ad un realismo privo di principi etici. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Malan. Congratulazioni).
Presidenza del vice presidente BACCINI
TONINI (Aut). Dichiara il voto favorevole del Gruppo alla proposta di risoluzione della maggioranza invitando i senatori dell'opposizione a manifestare una posizione unitaria sulla politica estera in ragione del fatto che vi è un sostanziale accordo sui filoni fondamentali di politica estera rappresentati dalla costruzione dell'Europa, dalla solidarietà transatlantica e dall'impegno per la pace nell'area mediterranea. Quanto alle questioni problematiche, occorre analizzare le situazioni senza pregiudiziali, come nel caso dell'Afghanistan dove è innegabile ammettere gli insufficienti risultati ottenuti dalla coalizione e quindi la necessità di individuare altre strade per il raggiungimento della pace. Anche con riguardo al Medi Oriente occorre prendere atto della complessità del contesto e, nella consapevolezza dell'inutilità di interventi di carattere militare, tentare di percorrere la strada del dialogo con i soggetti coinvolti in direzione di una pace fondata sul diritto alla sicurezza per Israele e sul diritto del popolo palestinese ad uno Stato. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
COSSUTTA (IU-Verdi-Com). Il quadro internazionale ha subito negli ultimi anni dei pericolosi aggravamenti e la stessa Unione europea è costretta ad affrontare delle difficoltà assai pesanti nella strada verso la costruzione di una comunità che non sia solo di tipo economico, ma diplomatica e della sicurezza. Numerosi problemi sono presenti nella zona dei Balcani, dove si prospettano i rischi di un mancato accordo tra le parti, e la predisposizione di missili russi puntati sulle capitali d'Europa in risposta all'installazione di armi potenti da parte degli Stati Uniti ai confini della Russia è fonte di pericoli e minacce non meno gravi. Quanto alla situazione mediorientale, occorre fronteggiare con fermezza la politica aggressiva dell'Iran e riconoscere che senza la creazione dello Stato di Palestina - diritto inalienabile del popolo palestinese - non vi può essere sicurezza per nessuno e neanche per Israele. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo e SDSE. Congratulazioni).
PISA (SDSE). Esprime orientamento favorevole sulle comunicazioni del ministro D'Alema, di cui va apprezzato in particolare il richiamo al ruolo dell'Europa nella politica estera come fattore di stabilizzazione e di pace. Estrema preoccupazione suscita invece il progressivo abbandono della strategia del disarmo nel continente europeo, per realizzare nell'Europa orientale uno scudo spaziale (che purtroppo l'Italia ha avallato attraverso la firma di un Accordo bilaterale con gli Stati Uniti per la condivisione di tecnologie di difesa missilistica), che è fonte di tensione nei rapporti internazionali e di reazioni assai allarmanti da parte della Russia. La missione Unifil in Libano è degna di apprezzamento in quanto essa è avvenuta per impulso dell'Europa e decisa dall'ONU con il consenso dei belligeranti; allo stesso modo sono da valutarsi positivamente le posizioni equilibrate del Governo nei confronti della situazione israelo-palestinese e l'adozione del metodo della concertazione e della trattativa, che è stato invece ignorato, con esiti tragici e fallimentari a tutti noti, in Iraq e in Afghanistan, dove si auspica che la conferenza internazionale di pace determini quella svolta attesa dalla popolazione afgana, ma che non si è ancora realizzata. (Applausi dai Gruppi SDSE e RC-SE. Congratulazioni).
DIVINA (LNP). Il terrorismo, i cui atti andrebbero classificati come crimini contro l'umanità in quanto compiuti contro civili inermi, costituisce una delle principali minacce mondiali - se non la principale - ed è dovere delle democrazie più ricche e progredite impegnarsi per contrastarlo. Il Governo è privo di una coerente e chiara linea di politica estera e la ragione risiede nell'orientamento dell'estrema sinistra, che pretende la discontinuità sul versante dei rapporti internazionali, con ciò minando la credibilità stessa del Paese. Chiede che il Governo assuma tutte le iniziative utili per garantire la pace a livello internazionale e per combattere il terrorismo sia all'estero che all'interno dei confini nazionali. (Applausi dal Gruppo LNP).
MARTONE (RC-SE). Dichiara il voto favorevole del suo Gruppo alla risoluzione della maggioranza. L'accordo sul Trattato europeo rappresenta una sconfitta, perché confligge con l'esigenza che l'Unione europea si doti di una Costituzione, frutto di un processo di elaborazione dal basso. Si dichiara contrario alla concessione agli Stati Uniti della base Del Molin; il Governo dovrebbe inoltre ripensare radicalmente la decisione di ospitare il G8 alla Maddalena: occorre infatti definire una formula più allargata, democratica e partecipata dai Governi e dai rappresentanti della società civile transnazionale. In Afghanistan è urgente una netta inversione di rotta con la costruzione delle premesse per una soluzione negoziale che veda coinvolti i Paesi confinanti, l'India, l'Europa e il Governo e la popolazione afgani. Quanto alla situazione mediorientale, è importante sostenere una conferenza internazionale sui problemi dell'area con un forte ruolo dell'Europa e dei Paesi interessati. Nel condividere la politica del Governo nel corno d'Africa, auspica per il futuro comunicazioni del Governo più dettagliate sull'America Latina e sul tema del disarmo nucleare. (Applausi dal Gruppo RC-SE).
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Il ministro D'Alema ha evitato di parlare dell'adesione italiana allo scudo spaziale, dell'invio di carabinieri in Afghanistan, dell'appoggio israeliano e statunitense al Governo libanese di Siniora, del boicottaggio in Palestina di libere elezioni. Il Governo italiano dovrebbe confrontare le basi militari statunitensi, tutte ubicate in zone disabitate, con le basi italiane, insediate perfino in centri cittadini.
MANTICA (AN). Premesso che la concezione assembleare del multilateralismo rappresenta una fuga dalla realtà, rileva che il Primo Ministro francese, avendo la forza politica per sostenerla, ha rivendicato un'iniziativa bilaterale autonoma. Il ministro D'Alema ha riconosciuto che la missione Unifil è funzionale alla difesa di Israele, non ha spiegato però quali siano le proposte italiane sul futuro del Libano, non ha indicato nella sicurezza di Israele la priorità fondamentale della politica mediorientale, non ha condannato le violenze di Hamas e non ha fatto cenno all'attuale debolezza del Pakistan, che vanifica la proposta di una Conferenza internazionale sull'Afghanistan. Dopo aver precisato di non condividere il piano per l'indipendenza del Kosovo, in quanto contrario agli interessi nazionali, ma di sostenere un percorso condiviso di autonomia speciale della regione, annuncia un voto contrario alla scarna proposta di risoluzione n. 1, che rispecchia le ambiguità del Governo e le difficoltà della maggioranza. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC).
Presidenza del presidente MARINI
ANTONIONE (FI). La relazione odierna ha rappresentato un'occasione mancata di approfondimento. Il Ministro di è dilungato infatti su questioni ampiamente condivise, come la moratoria contro la pena di morte o la cooperazione allo sviluppo, mentre ha eluso le questioni spinose dell'Afghanistan e dei rapporti con gli USA che alimentano contrasti all'interno della maggioranza. Nel precedente dibattito sulla base di Vicenza, D'Alema ebbe il coraggio di assumere una posizione chiara, che provocò la caduta del Governo: consapevole di essere privo di una maggioranza sulla politica estera, il Ministro ha scelto oggi una linea ambigua, che nuoce alla credibilità internazionale del Paese. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DCA-PRI-MPA).
ZANDA (Ulivo). Dopo una puntuale relazione, il Ministro degli esteri ha espresso un giudizio equilibrato e oggettivo sulle proposte di risoluzione. Bisognerebbe avere analoga misura nel richiedere dibattiti di politica estera, che dovrebbero corrispondere ad evoluzioni reali nello scenario internazionale e non trasformarsi in schermaglie di politica interna, tipiche di un bipolarismo immaturo. Le incertezze del quadro internazionale non possono essere addebitate ad un Governo che esprime con saggezza e coerenza una politica estera fondata sulla solidarietà transatlantica, l'integrazione europea e la stabilizzazione del Mediterraneo. Le tradizionali direttrici della politica italiana sono oggi ampiamente condivise, le divergenze riguardano esclusivamente le modalità con cui perseguirle. In ogni caso il potenziamento del multilateralismo è solidale con l'assunzione di responsabilità anche militari nelle missioni internazionali finalizzate alla stabilizzazione ed alla pace. Dichiara voto favorevole alla proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore CASTELLI (LNP), il Senato approva la proposta di risoluzione n. 1; con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, è respinta la proposta di risoluzione n. 2 (testo 2).
PRESIDENTE. Ricorda che le proposte di risoluzione nn. 3 e 9 sono inammissibili e che la n. 6 è stata ritirata.
CALDEROLI (LNP). Poiché il ministro D'Alema ha ritenuto che i supporti logistici di cui si parla nella proposta di risoluzione n. 4 siano da riferirsi a strutture delle Forze Armate italiane, sottolinea che la caserma Ederle è italiana.
Il Senato, con votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore MALAN (FI), approva le proposte di risoluzione n. 4 e n. 5 e respinge la proposta di risoluzione n. 7 (testo 2).
CALDEROLI (LNP). Poiché esprimono concetti diversi, non assorbiti da precedenti votazioni, chiede la votazione per parti separate del quartultimo, del terzultimo e dell'ultimo capoverso della proposta di risoluzione n. 8, invitando il Governo a rivedere il proprio parere.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Poiché il Governo ha chiaramente espresso parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 8 nel suo complesso, si oppone alla richiesta di votazione per parti separate, chiedendo che la stessa venga sottoposta al voto dell'Aula.
CALDEROLI (LNP). Ribadisce la richiesta di votazione per parti separate.
Con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, è respinta la richiesta di votazione per parti separate avanzata dal senatore Calderoli. Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore MALAN (FI), sono respinte la proposta di risoluzione n. 8 (per la parte non inammissibile) e la proposta di risoluzione n. 10.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Chiede la votazione in due parti separate della proposta di risoluzione n. 11, dall'inizio fino alle parole «rivolto al Governo a praticare "una netta discontinuità con il passato",» e poi il dispositivo che approva la politica estera seguita dal Governo nella missione in Afghanistan.
CALDEROLI (LNP). Si esprime a favore della richiesta di votazione per parti separate.
SODANO (RC-SE). Chiede la votazione in tre parti separate della proposta di risoluzione n. 11, dall'inizio fino alle parole «unica ed irripetibile."», dalle parole «Il Senato» fino alle parole «rivolto al Governo a praticare "una netta discontinuità con il passato",» e infine il dispositivo.
CALDEROLI (LNP). Si dichiara favorevole alla proposta avanzata dal senatore Sodano.
SALVI (SDSE). Si dichiara a favore della proposta di due votazioni avanzata dal senatore Boccia, in quanto, nel caso di tre votazioni, verrebbe posto ai voti un testo privo di senso, che attesta semplicemente il fatto che alcuni senatori hanno rilasciato determinate dichiarazioni alla stampa. (Applausi dai Gruppi SDSE e Ulivo. Proteste dai Gruppi FI, LNP e UDC).
PRESIDENTE. Sull'ammissibilità delle votazioni decide il Presidente. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP. Vive e reiterate proteste del senatore Salvi).
RUSSO SPENA (RC-SE). Senza voler giudicare le decisioni del Presidente, si associa alla richiesta di votazione in tre parti avanzata dal senatore Sodano, ritenendola ammissibile. Si richiama inoltre alla dignità dell'Aula e del Parlamento affinché non vengano permesse votazioni che hanno il solo scopo di mettere in difficoltà il Governo. (Proteste dai Gruppi FI, LNP e UDC).
POLITO (Ulivo). Se verrà autorizzata la votazione in tre parti, annuncia la propria astensione sulla prima parte, in quanto si tratterebbe di un testo privo di senso.
ANGIUS (SDSE). Premesso che le decisioni del Presidente sono inappellabili, rileva che non è la prima volta che si rischia di porre ai voti provvedimenti frantumati di cui non si capisce la portata; propone pertanto la votazione della proposta di risoluzione nella sua interezza.
MORANDO (Ulivo). Poiché il Governo ha espresso parere favorevole solo sul dispositivo della proposta di risoluzione n. 11, una sua eventuale votazione in tre parti richiederebbe una nuova formulazione del parere da parte del Governo, il quale, a questo punto, potrebbe anche esprimere parere contrario su tutta la proposta.
MATTEOLI (AN). Anticipa che qualora si ponga in votazione la prima parte della proposta di risoluzione n. 11 relativa all'appello indirizzato al Governo da alcuni senatori della maggioranza voterà contro in quanto non ha senso sottoporre a votazione una dichiarazione resa alla stampa da parlamentari. (Applausi dai Gruppi AN, Ulivo e SDSE e del senatore Martone).
CASTELLI (LNP). Sottolinea che sono state avanzate tre modalità di porre in votazione la proposta di risoluzione n. 11.
SODANO (RC-SE). Ritira la proposta di votare in tre parti separate.
CALDEROLI (LNP). Fa sua tale proposta.
Con votazione elettronica senza registrazione di voti, il Senato approva la proposta avanzata dal senatore Antonio BOCCIA (Ulivo) di votare in due parti separate la proposta di risoluzione n. 11 (con preclusione della proposta del senatore Sodano, fatta propria dal senatore Calderoli). Con distinte votazioni elettroniche senza registrazione di nomi, sono respinte la prima e la seconda parte della proposta di risoluzione n. 11.
CALDEROLI (LNP). Sottolinea la valenza politica dell'esito della votazione effettuata: risulta infatti respinto il dispositivo della proposta di risoluzione in cui si approva la politica estera del Governo nella missione in Afghanistan. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e UDC).
SODANO (RC-SE). Segnala che è stato commesso un errore materiale nella votazione. (Proteste dai Gruppi FI, LNP e UDC)
CASTELLI (LNP). Un atto votato dall'Aula assume valore politico e non lo si può nascondere dietro l'errore materiale. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
BOCCIA Antonio (Ulivo). Il valore politico della seduta è rappresentato dall'approvazione della proposta risoluzione n. 1, con la quale si approvano le comunicazioni del Governo. Quanto alla votazione appena effettuata risultano errori materiali nella votazione. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
D'ONOFRIO (UDC). Il significato politico del voto sul dispositivo della proposta di risoluzione n. 11 è che è stata respinta la politica estera del Governo sull'Afghanistan. (Vivaci commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Ricorda che è stata in precedenza approvata la proposta di risoluzione n. 1 che approva in toto le comunicazioni del Governo. Se nell'esito vi è stato un equivoco politico, la votazione effettuata sul dispositivo della proposta di risoluzione n. 11 è pienamente legittima. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DCA-PRI-MPA)
BUTTIGLIONE (UDC). Dà atto alla Presidenza della correttezza. È vero che sono state approvate le comunicazioni del Governo ma vi è stato un voto contrario nel merito della missione in Afghanistan. Il Governo deve trarre le conseguenze di tale voto in quanto si tratta di un fatto politicamente significativo. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).
FINOCCHIARO (Ulivo). Ricorda che è stata in precedenza approvata la proposta di risoluzione n. 5, presentata da senatori dell'opposizione, in cui si conferma l'impegno e la presenza in Afghanistan, pur profilandosi lunga e complessa, per la costruzione della pace e della stabilità. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com).
DI SIENA (SDSE). Si stanno traendo conclusioni politicamente affrettate. Dichiara di aver votato contro il dispositivo della proposta di risoluzione n. 11 per errore materiale. (Commenti dai Gruppi FI e LNP).
SCHIFANI (FI). Occorre prendere atto della bocciatura della politica estera del Governo in Afghanistan. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore CASTELLI (LNP), è respinta la proposta di risoluzione n. 12.
CALDEROLI (LNP). La proposta di risoluzione n. 13 impegna il Governo ad inserire nel preambolo del Trattato europeo il riferimento alle radici giudaico-cristiane. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore GARRAFFA (Ulivo), è respinta la proposta di risoluzione n. 13.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
CARRARA (FI). Sollecita lo svolgimento dell'interrogazione a risposta scritta 4-01041, dello scorso dicembre, inerente la situazione dell'aeroporto bergamasco di Orio al Serio.
MONGIELLO (Ulivo). Comunica la presentazione dell'interrogazione a carattere d'urgenza 3-00865 in ordine alla drammatica situazione verificatasi nella zona del Gargano nella giornata odierna a causa di un incendio che ha causato vittime e disagi nella popolazione.
PRESIDENTE. Ne prende atto.
Per una sollecita calendarizzazione
del disegno di legge n. 947
ALBERTI CASELLATI (FI). Reitera la richiesta di calendarizzare prima della pausa estiva l'esame del disegno di legge n. 947 per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla condizione delle donne immigrate. Nel merito il Presidente aveva fornito assicurazioni.
PRESIDENTE. E' consapevole del rilievo della questione, che ha sottoposto all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo. Le priorità individuate in quella sede sono frutto degli equilibri politici raggiunti. (Applausi della senatrice Bonfrisco). Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 25 luglio.
La seduta termina alle ore 22,17.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente MARINI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,05).
Si dia lettura del processo verbale.
VIESPOLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 19 luglio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,07).
Sul gravissimo incendio che sta devastando le coste del Gargano
MANTOVANO (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTOVANO (AN). Signor Presidente, credo che sia nota a tutti la gravissima situazione nella quale in questo momento si trova l'abitato di Peschici, in provincia di Foggia, con centinaia di persone in difficoltà a seguito dell'avanzare delle fiamme. Stando alle prime notizie, i soccorsi sono arrivati con notevole ritardo e vi è difficoltà ad intervenire (addirittura lo si deve fare dal mare) per salvare i bagnanti, poiché le fiamme hanno raggiunto il litorale e la spiaggia.
Desidero chiedere, pertanto, l'intervento del Governo in quest'Aula nella persona che sarà ritenuta più qualificata a dare informazioni su aiuti che non possono mancare in proporzioni adeguate alla gravità della situazione.
PRESIDENTE. Ci terremo in contatto, anche nel corso della seduta, con il Ministero dell'interno per valutare come poter informare il Senato.
Comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali, e conseguente discussione (ore 16,09)
Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1, 4 e 5. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 2 (testo 2), 7 (testo 2), 8 (per la parte non inammissibile), 10, 11, 12 e 13. Ritiro della parte non inammissibile della proposta di risoluzione n. 6 (testo 2). Inammissibilità delle proposte di risoluzione nn. 3 e 9
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali».
Ricordo che i tempi del dibattito sono stati ripartiti dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e comunicati all'Assemblea nella seduta antimeridiana.
Ringrazio il ministro degli affari esteri, onorevole D'Alema, perché nei limiti dei suoi impegni ha accolto con tempestività l'invito a riferire avanzato dal Senato della Repubblica e gli do subito la parola.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Signor Presidente, signori senatori, ringrazio il Senato della Repubblica per avere offerto l'opportunità di un confronto, che sarà certamente utile, aperto e costruttivo.
Sono persuaso che la previsione di legge che impone al Governo di informare il Parlamento circa lo svolgimento delle missioni all'estero non debba essere interpretata come una mera routine, ma possa e debba costituire occasione per un confronto tra Governo e Parlamento sui temi della politica estera.
Tale scambio è vitale per individuare l'interesse del Paese e cercare di promuovere quel consenso largo intorno alle scelte fondamentali della politica estera che costituisce una delle condizioni di forza e di vitalità dei sistemi democratici bipolari.
Oltre a toccare gli aspetti relativi alle missioni internazionali - non gli aspetti di carattere militare, sui quali riferirà in Commissione difesa il Ministro della difesa, ma gli aspetti relativi allo scenario politico delle missioni internazionali - voi mi consentirete anche di allargare il mio ragionamento ai principali temi della politica internazionale, con particolare riguardo, ovviamente, agli sviluppi e alle iniziative più recenti che hanno toccato il nostro Paese.
Partirò proprio da un riferimento che mi sembra essenziale e che non ha nulla a che vedere con le missioni di carattere militare, cioè il Consiglio europeo che si è svolto il 21 e il 22 giugno scorso, che ha segnato un punto di svolta importante della vicenda continentale e il momento in cui si è posto fine a due anni di paralisi e di incertezza sulle sorti del processo di riforma dell'Unione Europea.
Non avremo il Trattato costituzionale, ma avremo in breve tempo una riforma dei Trattati, una riforma che, credo, debba essere considerata seria, nelle condizioni e date, perché includerà le principali innovazioni relative al funzionamento delle istituzioni europee, che erano già previste nel testo del 2004.
Il Consiglio europeo ha approvato un mandato chiaro e molto dettagliato per la Conferenza intergovernativa. Proprio ieri ho partecipato alla seduta inaugurale di tale Conferenza, ricevendo i materiali di base che costituiscono, in modo preciso e corretto, la traduzione in termini giuridici del mandato deciso dal Consiglio europeo. Anche per questo è ovviamente nostro auspicio, oltre che intenzione, che non si tratti di una classica Conferenza intergovernativa dall'esito aperto e che preveda un vero e proprio negoziato: il negoziato si è già svolto ed è quello che ha condotto al difficile compromesso mediato da Angela Merkel al Consiglio europeo del giugno scorso.
La Conferenza intergovernativa dovrà avere un carattere eminentemente tecnico e dovrà limitarsi a tradurre in un articolato compiuto le indicazioni del mandato. È convinzione del Governo italiano, così come della Presidenza portoghese, che non esistano spazi per riaprire i punti già concordati nel Consiglio europeo; intendiamo difendere l'insieme del mandato approvato, combattendo rischi di arretramento: questo è il principale obiettivo che l'Italia si propone nella Conferenza intergovernativa.
Ciò consentirà - ed è questo il secondo obiettivo - tempi rapidi. Il nuovo Trattato di riforma dovrà essere firmato, in ogni caso, entro la fine del 2007, in modo da poter dedicare un anno intero alle ratifiche, prima della scadenza elettorale del 2009, perché i cittadini europei siano chiamati a votare nel quadro di istituzioni rinnovate più efficaci, più democratiche e più forti.
Come tutti i compromessi, anche quello raggiunto dal Consiglio europeo ha avuto dei costi. D'altro canto, la storia dell'integrazione europea è storia di compromessi, di accordi, di passi graduali.
Per chi avrebbe voluto, come l'Italia, maggiori progressi sulla via dell'integrazione politica, il prezzo pagato è stato (per riprendere le parole del Presidente della Repubblica pronunciate recentemente a Lisbona), la riduzione delle ambizioni costituzionali dell'Unione. Non è un prezzo di poco conto, e ne sono prova la rinuncia al termine "Costituzione" e ai simboli dell'Unione, insieme a vari punti di arretramento.
Se la delusione è comprensibile negli ambienti, nei Paesi e tra le forze più impegnati nel senso dell'integrazione politica dell'Europa, tuttavia la valutazione d'insieme deve, a mio giudizio, essere positiva e ciò per due ragioni.
La prima è una ragione essenzialmente politica: la paralisi europea è finita. Paesi chiave, anzitutto la Francia, dopo le elezioni presidenziali con Sarkozy alla guida del Paese, sono tornati nel gioco europeo con una funzione attiva.
La seconda ragione è che il compromesso raggiunto preserva, comunque, la parte qualificante di quello che potremmo definire il legato costituzionale del 2004. Ciò è anche risultato di una battaglia coerente, condotta dal Governo italiano insieme ai Paesi che, in modo più attivo, si sono impegnati a favore della innovazione costituzionale: fra questi, la Spagna, il Belgio, l'Austria e numerosi Paesi europei.
Le innovazioni istituzionali sono state largamente preservate: un Presidente del Consiglio europeo stabile, eletto per due anni e mezzo; un Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza, che ha perduto il nome di Ministro degli esteri europeo (che, a mio giudizio, sarebbe stato migliore) e tuttavia ha mantenuto le prerogative e le funzioni previste dal Trattato costituzionale: disporrà del Servizio delle relazioni esterne e sarà, al tempo stesso, Segretario del Consiglio e Vice presidente della Commissione. Dunque, una posizione assai rafforzata, che rappresenta, in modo felice, una sintesi tra la dimensione intergovernativa e quella comunitaria, che sono le due grandi dimensioni dell'integrazione politica dell'Europa.
La Commissione esce politicamente rafforzata dalla riduzione del numero dei commissari e dall'elezione parlamentare del suo Presidente che, dunque, avrà una legittimazione simile a quella di un Capo di Governo nella dimensione continentale.
A questo si aggiunge che il sistema di voto a doppia maggioranza, anche con quello slittamento temporale che alla fine ha consentito di superare il veto polacco, rafforzerà la capacità di decisione dell'Unione. L'estensione significativa del voto a maggioranza qualificata e delle procedure di codecisione sono anch'essi momenti di rafforzamento della capacità democratica di decidere dell'Unione; in particolare, il ricorso alla maggioranza qualificata in molte nuove politiche che hanno un valore fondamentale, come quella dell'immigrazione.
Bisogna aggiungere la personalità giuridica dell'Unione, il mantenimento del carattere vincolante dei diritti, sebbene sulla base di una norma di rinvio e con una clausola opt-out per il Regno Unito, e le nuove disposizioni, a mio giudizio di grande rilievo, sulla solidarietà energetica, sul mutamento climatico, sulla difesa e sulle cooperazioni rafforzate.
Insomma, il quadro è - lo ripeto - un quadro nel quale le nuove regole appaiono in larga misura preservate e nelle condizioni di essere alla base di una rinnovata stagione di integrazione.
È indubbio che la Germania abbia svolto, insieme alla Francia, un ruolo particolare nella ricerca di questo compromesso, naturalmente dovuto non soltanto al grande peso che la Germania esercita, ma anche al ruolo di Presidenza che in questa fase così delicata è stato svolto dal Governo tedesco. Ma è indubbio che anche i Paesi che di più si sono battuti per preservare il Trattato costituzionale - fra questi l'Italia - hanno svolto un ruolo importante nel creare le condizioni di un compromesso avanzato e il Governo ha potuto svolgere un'azione coerente a sostegno della mediazione tedesca anche grazie a quella posizione favorevole all'integrazione europea che nel nostro Paese fortunatamente unisce la grande maggioranza delle forze politiche che si sono espresse nella ratifica del Trattato costituzionale e poi nel conferire al Governo il mandato di difendere, nella misura del possibile, le riforme che nel Trattato erano contenute.
Sottolineo questo aspetto, l'esigenza di coesione nazionale nelle scelte europee, perché dobbiamo essere consapevoli della fase in cui siamo entrati, una fase segnata da un forte ritorno degli Stati nazionali, anche sul tavolo europeo. L'Europa allargata funzionerà sempre di più sulla base di stimoli e iniziative di coalizioni flessibili tra i Paesi che vorranno, ma insieme sapranno, costruire una cooperazione più stretta in settori specifici.
In questo senso, le aree d'interesse prioritario per l'Italia sono, anche guardando a possibili cooperazioni rafforzate, il governo economico nell'area dell'euro, la sicurezza e l'immigrazione: sono punti di cui discutere e sono punti su cui costruire un progetto nazionale per l'Europa e insieme una capacità di alleanze per perseguirlo nel quadro delle istituzioni comuni.
In giugno, abbiamo anche potuto registrare un consenso europeo sulla battaglia promossa dall'Italia, relativa alla moratoria delle esecuzioni e per l'abolizione della pena di morte. Esiste oggi un impegno condiviso per la presentazione di una risoluzione alla 62a Assemblea generale delle Nazioni Unite. Come Governo e come diplomazia siamo da mesi impegnati nella costruzione di alleanze internazionali e per la presentazione della risoluzione.
Registriamo progressi importanti, che ho avuto modo di constatare anche nel mio recente viaggio in Africa. Diversi Paesi africani, innanzitutto il Sud Africa, saranno certamente tra i co-sponsor di questa iniziativa.
Il sostegno europeo all'azione italiana sulla moratoria della pena di morte premia la costanza dell'azione delle organizzazioni della società civile, che da tempo si battono per questo obiettivo, ma anche dell'azione svolta dal Parlamento, dalla diplomazia italiana e dal Governo. È, anche questo, dunque, un risultato da ascrivere al fatto che il Paese è unito in questa battaglia di civiltà, dimostrando un'armonia di intenti e una comunanza di fini che purtroppo non è così frequente nel nostro Paese.
Attualmente, in ambito Unione Europea si stanno definendo gli ultimi dettagli del testo della risoluzione, sulla base di quello che abbiamo proposto al Consiglio affari generali del 18 giugno scorso. Il vero e proprio banco di prova sarà l'Assemblea generale, che si aprirà a New York il 25 settembre e che proseguirà nei mesi successivi. La risoluzione sulla pena di morte, dal punto di vista procedurale, dovrebbe prevedibilmente essere presentata dai Paesi dell'Unione Europea e con un numero significativo di co-sponsor verso la fine del mese di ottobre.
Fino a quel momento resteremo impegnati, insieme alle altre capitali europee, in un'azione di sensibilizzazione dei potenziali sostenitori della risoluzione così da raggiungere il più ampio numero di sostegni di Paesi appartenenti a tutti i gruppi regionali.
L'azione dell'Unione Europea coinvolgerà già nel corrente mese di luglio anche le principali ONG attive contro la pena di morte, poiché si è convenuto sull'utilità di coinvolgere tutte le espressioni della società civile internazionale impegnate nella lotta alla pena di morte, sia a Bruxelles che a New York, dove, in occasione dell'apertura dell'Assemblea generale, promuoveremo un grande incontro dei Paesi e delle organizzazioni favorevoli a questa battaglia.
L'azione dell'Italia sul fronte della moratoria è una testimonianza del ruolo attivo e della capacità propositiva del nostro Paese alle Nazioni Unite, un ruolo che è stato confermato e rafforzato dalla nostra elezione al Consiglio di sicurezza nell'ottobre scorso e lo è ancora di più a seguito della successiva elezione del nostro Paese nel Consiglio sui diritti umani.
L'azione complessiva dell'Italia a New York, come del resto a Ginevra, per quanto riguarda i diritti umani, ha sempre tentato di valorizzare, per quanto possibile, il coordinamento europeo nella convinzione che una maggiore coesione e maggiori responsabilità dell'Europa nella gestione della sicurezza internazionale siano una delle condizioni per un multilateralismo efficace.
Permettetemi un'ultima notazione su questo. Per quasi mezzo secolo l'Italia è stata un Paese consumatore di sicurezza prodotta e garantita da altri. Nella rigidità del mondo bipolare la nostra collocazione geopolitica rimediava anche alle nostre debolezze interne. Oggi, nel disordine post-bipolare, ciò non è più vero: dobbiamo produrre la nostra quota di sicurezza, assumendoci responsabilità nazionali dirette se vogliamo contribuire ad un sistema multilaterale che funzioni. Partecipare alle missioni internazionali, sulla base dei principi che riprenderò in conclusione, esprime il senso di questo cambiamento strutturale, e cioè quello di un Paese che intende partecipare, nei limiti delle sue possibilità, in modo attivo alla garanzia della sicurezza internazionale, da cui dipende anche la sicurezza del nostro Paese.
Le dimensioni stesse della sicurezza, d'altra parte, si sono profondamente modificate rispetto al passato. Il vertice G8 di Heiligendamm è stato dominato da due nuove dimensioni della sicurezza: il rischio ambientale e i rischi legati agli squilibri economici globali, alle crescenti disuguaglianze, con particolare attenzione ai temi del sostegno allo sviluppo dell'Africa.
Nella lotta al cambiamento climatico le posizioni di partenza divergevano notevolmente, in particolare tra gli europei e gli Stati Uniti. La mediazione della Presidenza tedesca ha tuttavia consentito qualche progresso: gli Stati Uniti sono passati da un sostanziale rifiuto del processo di Kyoto ad un attivo coinvolgimento nella ricerca di soluzioni che permettano di allargare gli impegni a Paesi come l'India e la Cina. L'accordo raggiunto al G8 riconosce alle Nazioni Unite il ruolo di principale foro negoziale. Le iniziative americane, tra cui una conferenza internazionale, dovranno portare a definire entro il 2008 un global framework per poi confluire in un accordo globale entro il 2009. Nell'avvio di questo processo peseranno le decisioni assunte dal Consiglio europeo e le decisioni del Canada e del Giappone che, come è noto, impegnano a dimezzare le emissioni entro il 2050.
In materia di sviluppo dell'Africa il G8 ha confermato e rafforzato gli impegni internazionali a favore degli Obiettivi del Millennio. È un terreno, quello dei livelli di aiuto pubblico allo sviluppo, su cui l'Italia si trova in chiara difficoltà per i tagli operati negli anni passati. Il Governo è riuscito a invertire la tendenza con la finanziaria del 2006 e, come annunciato nel Documento di programmazione economico-finanziaria, intende consolidare la tendenza alla crescita nel 2007.
A questo riguardo, mi sembra opportuno aprire una parentesi su un aspetto non secondario ed anzi qualificante del modo in cui il Governo interpreta il ruolo dell'Italia nel campo delle relazioni internazionali. Mi riferisco alla cooperazione allo sviluppo: gli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria per il 2007 hanno comportato un notevole incremento dei fondi ad essa dedicati, passati dai circa 380 milioni di euro del 2005 a oltre 600 milioni. A tale cifra devono poi aggiungersi i fondi destinati dal Governo all'azione di cooperazione in Afghanistan, Libano e Sud del Sudan, pari ad ulteriori 55 milioni di euro.
Tale aumento ha rappresentato un segnale indubbio della rilevanza che il Governo intende attribuire all'attività di cooperazione. Si tratta, peraltro, di una chiara indicazione della determinazione a rispettare gli impegni assunti in sede ONU e Unione Europea, impegni che prevedono un costante aumento della percentuale di aiuto pubblico allo sviluppo sul PIL al fine di raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento nel 2015. In questo senso sono chiare le previsioni del DPEF con uno stanziamento complessivo per la cooperazione che consentirà di raggiungere lo 0,33 per cento del PIL nel 2008, lo 0,42 l'anno successivo e lo 0,51 nel 2010.
Si tratta di impegni molto rilevanti e di uno dei principali ambiti della nostra politica estera, dato che la lotta alla povertà e il sostegno allo sviluppo - in particolare, ma non soltanto, nel continente africano - rappresentano una condizione fondamentale per una crescita equilibrata, per una riduzione delle disuguaglianze ed anche per poter governare in modo efficace e giusto i grandi flussi migratori e i grandi problemi della sicurezza.
Nell'immediato, attraverso l'aumento dei fondi stabilito dalla legge finanziaria in corso, è stato, tra l'altro, possibile riprendere il versamento dei contributi volontari alle organizzazioni internazionali, che aveva raggiunto il livello minimo con notevole perdita d'immagine per il Paese, assicurare un rinnovato finanziamento alle organizzazioni non governative e mettere in opera una ripresa consistente degli aiuti bilaterali a gestione diretta.
Non da ultimo, la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli esteri è stata in grado di assolvere all'impegno di versare la quota prevista al Fondo globale contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria (quota che era arretrata rispetto a quanto era dovuto nel 2005), mentre il Governo si è impegnato ad erogare le successive somme promesse, consentendo all'Italia di riprendere con qualche credibilità la sua iniziativa a favore dei Paesi più svantaggiati.
Per tornare al Vertice G8, proprio ad Heiligendamm è emerso un messaggio significativo in tema di lotta alle grandi endemie, confermando gli sforzi verso l'obiettivo dell'accesso universale alle cure per l'AIDS e il rifinanziamento del Fondo globale. Ai partner G8 il Presidente del Consiglio aveva già anticipato la volontà di riportare in linea, com'è poi avvenuto in occasione dell'assestamento di bilancio, il contributo italiano al Fondo globale.
Il G8 si è, infine, impegnato a sostenere il rafforzamento delle istituzioni africane, inclusi gli organismi di sicurezza regionali e in questo ambito è stata approvata la proposta italiana di costituire una rete di centri di formazione di peacekeeper africani.
L'importanza che l'Italia attribuisce agli sviluppi del continente africano è stata confermata dalle scelte bilaterali, tra cui la recente visita del Capo dello Stato in Ghana, la visita che ho compiuto insieme al ministro Bonino in Sudafrica, anche insieme ad un'importante missione imprenditoriale, seguita dalle tappe di lavoro in Mozambico e nel Congo.
Il Governo ritiene che questa attività bilaterale sia funzionale alla preparazione del vertice Europa-Africa, che dovrà tenersi, dopo un'interruzione di ben sei anni, nel dicembre prossimo e che rappresenterà, credo, l'appuntamento più rilevante nel corso degli ultimi mesi dell'anno. È evidente che l'Europa è in un rischioso ritardo, specie se consideriamo l'attivismo della Cina e degli Stati Uniti, in un continente decisivo per la lotta alla povertà, per i problemi migratori e per le questioni emergenti. Il nuovo impegno di Parigi sulla questione del Darfur, appoggiato da Londra, ma anche da Roma, potrebbe segnare un salutare risveglio.
Passo ora al principale evento internazionale promosso dall'Italia nelle ultime settimane, e cioè la Conferenza sulla Rule of law in Afghanistan, che si è svolta il 2 e il 3 di luglio. Come sapete, la Conferenza di Roma ha visto la partecipazione di 26 delegazioni di Paesi ed organizzazioni internazionali gli interventi del presidente afghano Karzai, del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, del Segretario generale della NATO, della Presidenza di turno dell'Unione Europea, di molte altre autorità di Governo, di rappresentanti di organizzazioni non governative, di organismi e di agenzie internazionali.
Al di là del livello della partecipazione, che indica di per sé l'importanza attribuita dalla comunità internazionale alla riunione di Roma, ritengo importante sottolineare la concretezza dei risultati raggiunti. La Conferenza ha permesso di costruire un nuovo consenso da parte delle autorità afghane e della comunità internazionale su un punto chiave: la costruzione dello Stato di diritto come condizione della convivenza civile e politica in Afghanistan e come presupposto della stabilizzazione del Paese.
Non si è trattato di un consenso retorico. Su questa base e sulla base dell'impegno afghano alla presentazione di un piano sulla giustizia, controllato e monitorato internazionalmente, sono stati raccolti nuovi finanziamenti per complessivi 360 milioni di dollari, un ammontare superiore alle aspettative, che è testimonianza - direi in questo caso concreta - del successo della Conferenza.
Nello stesso tempo, la Conferenza è stata anche occasione per una discussione politica sulle prospettive della presenza internazionale in Afghanistan. È evidente che la vera battaglia da vincere per il Governo afghano e per la comunità internazionale è quella del consenso e della fiducia della popolazione afghana. È un punto centrale, su cui il Governo italiano richiama l'attenzione da mesi, in sede ONU e in sede NATO, con la credibilità che ci deriva dal fatto di figurare tra i Paesi maggiormente impegnati nella missione ISAF su mandato del Consiglio di sicurezza. Tuttavia, siamo convinti che questa insistenza debba continuare, dal momento che è evidente che, senza progressi concreti e rapidi nelle condizioni di vita degli afghani, non si riuscirà a garantire la stabilità del Paese.
È altrettanto evidente quanto sia importante assicurare che le operazioni di contrasto al terrorismo, per quanto necessarie ai fini della sicurezza, non continuino sistematicamente a causare vittime tra la popolazione civile. Si tratta di danni e di vittime inaccettabili sul piano morale e che, nello stesso tempo, finiscono per compromettere la stessa immagine della presenza internazionale e per indebolire il Governo e le istituzioni democratiche dell'Afghanistan. Su questo tema, anche per iniziativa italiana, vi è stato un confronto nelle sedi internazionali, allo scopo di trovare un equilibrio migliore fra esigenze di sicurezza, di ripresa civile del Paese, di difesa e di tutela delle popolazioni afghane.
Sono temi di cui si è discusso anche nella Conferenza di Roma. Sono temi su cui il Governo italiano continuerà ad impegnarsi in sede internazionale, anche nella prospettiva di quella Conferenza per la pace in Afghanistan che rimane un nostro obiettivo strategico.
Com'è noto, il Paese è impegnato anche su altri fronti. In alcuni casi il nostro impegno militare di sicurezza si colloca nel quadro di operazioni NATO su mandato delle Nazioni Unite, com'è il caso della nostra oramai decennale presenza nella KFOR in Kosovo, tema su cui tornerò dopo e che si presenta come uno dei punti più delicati nell'agenda attuale della politica internazionale.
Più frequentemente, siamo impegnati nell'ambito di missioni di pace dell'ONU, come nel caso dell'UNIFIL, ma anche di altre missioni mediorientali (United Nations Truce Supervision Organization), della forza di peacekeeping a Cipro e della missione di monitoraggio alla frontiera tra India e Pakistan. Sempre più spesso, inoltre, partecipiamo a missioni promosse dall'Unione Europea, come in Bosnia, nel Sudan, nel Congo o in altre aree del Medio Oriente.
Ho avuto modo in passato di illustrare il contenuto di tali missioni al Parlamento. Preferisco concentrarmi, dopo aver parlato dell'Afghanistan, sulla missione UNIFIL in Libano, visto il ruolo svolto dall'Italia, che ne ha il comando e che è stata senza alcun dubbio il principale Paese promotore di questa iniziativa internazionale. La missione internazionale in Libano è, in effetti, diventata uno dei banchi di prova fondamentali della possibile efficacia di un'azione internazionale in un quadrante decisivo come quello del Medio Oriente.
A quasi un anno dal rafforzamento di UNIFIL, la significativa presenza internazionale del contingente ONU (oltre 13.000 militari) ha permesso alle legittime autorità libanesi, per la prima volta in trent'anni, di riprendere il controllo del territorio del Paese a sud del fiume Litani. Non va dimenticato che lo spiegamento di UNIFIL, rafforzata nell'estate del 2006, è stato essenziale per il cessate il fuoco, per la difesa della democrazia libanese e per consentire l'interruzione del conflitto che fu provocato da Hezbollah, ma che Israele ha gestito - come dimostrano i lavori della Commissione Winograd - compiendo notevoli errori.
Analizzato un anno dopo e considerate le ricostruzioni della crisi del 2006, lo spiegamento del contingente internazionale è stato una decisione utile e giusta. Tuttavia, sarebbe perfettamente inutile nascondersi che la situazione sul terreno resta quanto mai complessa e a forte rischio. La tesi del Governo italiano è sempre stata che la missione internazionale non avrebbe potuto da sola risolvere i problemi del Paese in assenza di un processo politico interno e di un processo di distensione regionale.
Vi sottopongo alcuni elementi di valutazione su questi due punti.
Sul piano della sicurezza continuano a preoccupare le informazioni sul contrabbando di armi che affluirebbero in Libano dalla Siria, soprattutto - bisogna dirlo - al di fuori dell'area di responsabilità di UNIFIL, nonostante il divieto imposto dalla risoluzione 1701. La presentazione al Segretario generale, lo scorso 26 giugno, del rapporto redatto dalla missione LIBAT, che aveva il compito di verificare la situazione dei confini libanesi, fa stato di un livello di controllo dei confini tra Libano e Siria insufficiente a consentire un'efficace prevenzione.
L'attacco del 24 giugno scorso contro un convoglio UNIFIL nel Sud del Libano, in cui hanno perso la vita sei caschi blu spagnoli e colombiani, ha confermato che il compito del contingente internazionale non è certo esente da rischi. Il Governo italiano ha predisposto misure di massima sicurezza per i nostri soldati. L'Italia è consapevole dei rischi, ma è anche conscia della validità dell'azione svolta dal nostro contingente nel Libano meridionale. Conferma tale validità la richiesta del Governo Siniora a fine giugno di estendere di un anno, fino al 31 agosto 2008, e senza emendamenti il mandato di UNIFIL. Ne discuteremo nel corso del mese di agosto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Cresce intanto, dopo gli scontri ancora in corso nel campo profughi di Nahr el-Bared tra le forze armate libanesi e le milizie di Fatah al-Islam, il timore di un allargamento a macchia di leopardo dei focolai di tensione tra le forze armate libanesi e i movimenti di matrice estremista, in parte palestinesi, in parte provenienti da altri Paesi arabi, che hanno messo radici all'interno dei campi profughi palestinesi.
La situazione interna libanese resta quindi assai critica. L'omicidio lo scorso 13 giugno del deputato della maggioranza Walid Eido fa temere una ripresa della stagione degli assassini politici dopo l'istituzione del tribunale internazionale per i responsabili dell'assassinio di Hariri. È decisivo, di fronte ai tentativi di destabilizzazione del Libano, rafforzare il sostegno della comunità internazionale al Governo Siniora, cercando di favorire il superamento di una paralisi politica interna in corso dal novembre scorso, ossia dalle dimissioni dall'Esecutivo Siniora dei cinque ministri di confessione sciita.
Le aspettative di un accordo per la formazione di un Governo di unità nazionale quale via d'uscita dalla crisi in atto non si sono per ora concretizzate e potrebbero essere ulteriormente complicate dall'avvicinarsi della scadenza presidenziale. Il mandato dell'attuale Capo dello Stato giungerà a termine il 24 novembre prossimo e il primo scrutinio avrà luogo il 25 settembre. La ricerca di una figura di compromesso, che il patto non scritto del 1943 prevede sia ancora un cristiano maronita, appare ardua. La maggioranza di Siniora teme che concessioni alle forze dell'opposizione su tale terreno possano portare alla presidenza un'altra figura marcatamente filosiriana, mentre l'opposizione ha già dichiarato che, in mancanza di un accordo, non favorirà il raggiungimento del quorum per l'elezione del nuovo Capo dello Stato.
È dunque evidente che la situazione appare complessa e che anche interferenze esterne continuano a costituire un forte ostacolo all'avvio di un positivo dialogo. Da questo punto di vista è stata positiva l'iniziativa assunta dalla Francia, anche se la Conferenza di La Celle Saint Cloud, promossa dal 14 al 16 luglio scorso, che pure ha rappresentato un passo importante, tuttavia non ha rappresentato un passo sostanziale. Si è trattato, per la prima volta dopo vari mesi, di un incontro a cui hanno partecipato i rappresentanti politici di tutti gli schieramenti libanesi, incluso Hezbollah, invitati dal Governo Sarkozy. Ma la mancata intesa sul documento politico conclusivo non è stata certo un segnale incoraggiante. Il Governo di Parigi intende tuttavia continuare in questo impegno, anche con una visita del Ministro degli esteri francese a Beirut. Si tratta di un impegno positivo al quale l'Italia è pronta a dare anche il suo contributo.
In questo quadro, che è certamente rischioso, sembra emergere almeno una comune consapevolezza, cioè che la soluzione dell'attuale crisi del Libano continua ad essere condizionata da decisioni che vengono prese al di fuori del Libano, in modo particolare in Iran, per la forte influenza che esso esercita su Hezbollah, ma anche in Siria, dato che quel Paese non sembra avere rinunciato alle pretese di influenza sul Libano, e in Arabia Saudita per i forti legami con il Libano e con la famiglia Hariri e per la difesa che l'Arabia Saudita esercita degli interessi sunniti in Libano.
Anche in questo senso è in corso una iniziativa della diplomazia europea.
Sia la Francia che la Spagna che la Germania si stanno adoperando attraverso missioni politiche e diplomatiche per esercitare una pressione sui Paesi interessati allo scopo di favorire un'intesa. Resta cruciale in questo quadro l'atteggiamento siriano; non è chiaro quale sistema di incentivi e di disincentivi potrebbe spingere la Siria ad associarsi in modo cooperativo ad uno sforzo di stabilità del Libano, ma è fondamentale continuare a spingere Damasco in questa direzione ed è un impegno al quale non può sottrarsi nessun Paese che voglia lavorare per la stabilità in quella parte del mondo.
L'instabilità del Libano si connette all'acutizzarsi della crisi palestinese dopo il violento scontro tra Hamas e Fatah a Gaza. Lasciatemi dedicare alcune riflessioni a questo tema che continuerà ad assorbire le energie dell'Italia, dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e dei Paesi arabi.
La presa violenta del potere a Gaza da parte di Hamas, nel giugno scorso, ha posto fine alla fragile esperienza del Governo di unità nazionale palestinese, nato dagli accordi della Mecca e appoggiato dal Quartetto. La guerra civile intrapalestinese ha segnato una drammatica separazione tra Gaza e la Cisgiordania, con le implicazioni umanitarie che sono sotto gli occhi di tutti. Il 18 giugno il Consiglio dei ministri degli esteri dell'Unione Europea ha espresso forte preoccupazione per questi sviluppi e una ferma condanna per il colpo di mano militare di Hamas.
Siamo oggi di fronte ad una spaccatura sia politica che territoriale della popolazione palestinese, con tutti i rischi che ciò comporta per la prospettiva di uno Stato democratico funzionante e unitario. È evidente che una futura ricomposizione sarà indispensabile per poter salvaguardare la prospettiva di una pacificazione fondata su due Stati indipendenti.
La gravità della crisi ha d'altro canto condotto ad una ripresa di attivismo diplomatico, con alcune opportunità che dovranno essere colte rapidamente e gestite con lungimiranza. Anzitutto, la formazione del Governo guidato da Salam Fayad ha incoraggiato il dialogo bilaterale tra il premier israeliano Olmert e il presidente Abbas. Israele ritiene di poter finalmente contare su un interlocutore palestinese affidabile. Si sono avuti alcuni primi risultati concreti: l'accelerazione del rilascio dei 250 prigionieri palestinesi, di cui erano stati già concordati i nomi; l'alleggerimento della pressione dei posti di blocco in Cisgiordania; la ripresa parziale di trasferimenti finanziari e la sospensione dei mandati di cattura contro 178 esponenti di Fatah. Erano richieste attese da tempo, ma hanno anche segnato una svolta nel rapporto bilaterale.
Per poter consolidare questa svolta dovranno tuttavia seguire, come ha auspicato il presidente Prodi nel corso della sua recente visita in Israele e nei territori, altre concessioni concrete, in particolare sulla libera circolazione delle persone, che permettano di alleviare la condizione della popolazione palestinese, rafforzandone la leadership. In secondo luogo, e come ha confermato il vertice a quattro di Sharm el Sheikh di fine giugno, a cui hanno partecipato Mubarak, il Re di Giordania, il primo ministro Olmert e il presidente Abbas, Egitto e Arabia Saudita hanno deciso di impegnarsi direttamente e più attivamente per sostenere la ripresa del dialogo bilaterale tra Israele e il nuovo Esecutivo palestinese.
La gravità della crisi di Gaza ha insomma consolidato gli spazi di convergenza tra Israele e una parte delle forze palestinesi, i principali attori regionali che avevano in questi mesi sostenuto il rilancio dell'iniziativa di pace della Lega araba.
Si è inserito in questo quadro, infine, il discorso pronunciato il 16 luglio dal presidente Bush che ha in particolare avanzato la proposta di convocare in autunno una conferenza internazionale, a cui parteciperebbero le parti, i Paesi vicini, gli Stati Uniti e i rappresentanti dei Paesi che sostengono la soluzione dei due Stati.
Come sapete, la necessità di una Conferenza internazionale per il rilancio del processo di pace figura da tempo tra le priorità diplomatiche indicate dall'Italia e dall'Europa. È una delle proposte avanzate nella lettera aperta dei dieci Ministri degli esteri europei, dell'Europa mediterranea e meridionale, tra cui la Francia, la Spagna e l'Italia, e rivolta al nuovo inviato del Quartetto, Tony Blair. Ed è una proposta rilanciata nella risoluzione sul Medio Oriente, approvata a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo il 12 luglio scorso che, fra l'altro, per iniziativa di tutti i Gruppi del Parlamento europeo, riprende la lettera dei dieci ministri a Blair, definendola un messaggio incoraggiante, di sostegno alla sua missione, oltre che diversi concetti contenuti nella lettera. Ma si vede che quello è un ambiente lontano, dove la discussione è forse più serena. Chi lo sa! Comunque, è sempre possibile cambiare idea.
Lo stesso presidente Prodi ed io abbiamo ribadito a Tony Blair, negli incontri a Roma della settimana scorsa, il pieno appoggio dell'Italia: l'incarico del Quartetto all'ex Primo Ministro britannico che dovrà, in particolare, promuovere il rafforzamento della struttura statale Dell'Autorità palestinese, segna di per sé un aumento del profilo europeo nella gestione della crisi mediorientale.
Nella proposta americana, la Conferenza internazionale avrà l'obiettivo di sostenere il processo bilaterale in corso, nella prospettiva della formazione di uno Stato palestinese, che sia accettabile anche per Israele ed abbia continuità territoriale. Le questioni più delicate sullo status finale verrebbero rinviate ad un momento successivo. Formato e ambizioni della Conferenza verranno discussi e chiariti nel corso delle prossime settimane.
Il Governo italiano ha commentato con favore questo impegno americano a favore di un accordo di pace israelo-palestinese. Nel frattempo, la proposta di una Conferenza internazionale è stata accolta in termini positivi, anche se con molte cautele da Israele, dalla Lega araba e dall'Arabia Saudita. Un appoggio esplicito alla proposta di Bush è stato espresso dal Quartetto (il che vuol dire quindi, oltre che dagli Stati Uniti e dall'Europa, anche dall'ONU e dalla Russia) con la dichiarazione del 19 luglio scorso, dove si sostiene che la Conferenza dovrà fornire un sostegno diplomatico a negoziati bilaterali, che permettano di progredire con successo verso la creazione di uno Stato palestinese.
Il Quartetto ha anche auspicato un ampio coinvolgimento dei Paesi della regione, ribadendo l'importanza dell'iniziativa di pace della Lega araba. L'Italia si impegnerà in tal senso, in particolare per favorire una partecipazione dei Paesi arabi, inclusi quelli che non hanno relazioni diplomatiche con Israele: in particolare, l'Arabia Saudita.
La mia analisi è che esista una effettiva opportunità di avvicinamento tra Israele ed i Paesi arabi cosiddetti moderati, ma potrà essere colta solo se effettivamente si faranno progressi sul cammino della pace per i palestinesi e gli israeliani.
Più in generale, dunque, la nostra azione diplomatica su questo tema cruciale si muove su tre pilastri fondamentali: anzitutto, il sostegno al presidente Abu Mazen, agli sforzi per dare vita ad un Governo di unità nazionale prima ed oggi, dopo la crisi di Gaza, al Governo presieduto da Salam Fayad.
Ho visto che nelle polemiche condotte la generosità in questi giorni si è messo in dubbio il sostegno dell'Italia, in particolare del Ministro degli affari esteri, al Presidente palestinese.
Ora, io penso che questo sarà un argomento che farà sorridere i palestinesi, nel senso che tutti sanno (almeno loro) quanto sia forte il legame, non solo politico, ma anche - consentitemi questa digressione - personale. Io fui inviato nei territori palestinesi dall'Organizzazione internazionale socialista allo scopo di incoraggiare il presidente Arafat a nominare Abu Mazen primo ministro e svolsi la mia missione nel segno non soltanto di un costante impegno politico nella Regione - che a vario titolo mi impegna da molti anni - ma anche nel segno di una forte solidarietà personale verso uno degli esponenti che, senza dubbio, ha dato il contributo più coraggioso alla prospettiva della pace. Forse lo si sarebbe potuto sostenere con maggiore generosità quando egli era al Governo, prima che si svolgessero le elezioni, che furono poi vinte da Hamas, forse anche perché allora non era stato sostenuto con sufficiente generosità dalla comunità internazionale. Chiudo questa digressione di carattere personale, che poi è una testimonianza.
Sostenere Abu Mazen significa intensificare ed accelerare gli aiuti ed anche incoraggiare le riforme fondamentali per quanto riguarda lo Stato di diritto e la lotta alla corruzione. Sono parametri cruciali per rafforzare l'immagine e la legittimità della leadership palestinese presso i palestinesi e quindi per allargarne le basi di consenso. L'appoggio che noi forniamo al presidente Abbas si combina alla convinzione che sarà anche necessaria una ripresa del dialogo politico interno ai palestinesi, in uno spirito di ricomposizione nazionale che possa prevenire la spaccatura permanente, politica e geografica, tra Gaza e la Cisgiordania. È appunto questa la linea sostenuta dai Governi dell'Europa mediterranea, di destra e di sinistra, e dal Parlamento europeo, con voto quasi unanime.
In secondo luogo, l'Italia ha sostenuto e sostiene che sia anche nell'interesse di Israele garantire alla parte palestinese risultati concreti, tangibili e immediati. Si sono registrate alcune prime decisioni positive ma dovranno seguirne altre, in particolare sulla mobilità delle persone e per quanto attiene al congelamento degli insediamenti, oltre che alla rimozione dei cosiddetti avamposti illegali, come si dice nell'ultima raccomandazione del Quartetto.
Si tratta di passi essenziali per accrescere la fiducia tra le parti, per rafforzare la leadership palestinese e per riaprire quell'orizzonte politico in direzione di un futuro Stato palestinese senza il quale, inevitabilmente, le posizioni più estremistiche continueranno ad avere forza e consenso tra i palestinesi.
Infine, è decisivo evitare una crisi umanitaria a Gaza. La comunità internazionale non può consentire un collasso umanitario, chiunque comandi a Gaza. È una situazione che preoccupa gravemente. I rapporti delle Nazioni Unite su Gaza indicano la realtà di un territorio vicino al collasso, dove l'esasperazione della gente rischia di raggiungere livelli incontrollabili. È uno scenario che prelude al rischio di un'ulteriore radicalizzazione, il che certamente sarebbe assai rischioso.
A me sembra evidente che mentre sosteniamo con convinzione l'Esecutivo di Salam Fayad dobbiamo porci il problema di come evitare un'ulteriore radicalizzazione e una frattura infrapalestinese, che alla lunga non favorisce la pace, né garantisce la sicurezza di Israele. Era questo lo spirito di un passaggio della lettera aperta dei dieci Ministri degli esteri dell'Unione Europea, che vi leggo: «Non bisogna spingere Hamas verso un'escalation estremistica. Bisogna riaprire la frontiera tra Gaza e l'Egitto. Bisogna facilitare il transito fra Gaza e Israele. Bisogna incoraggiare l'Arabia Saudita e l'Egitto a ristabilire il dialogo tra Fatah e Hamas».
Come vedete, questa lettera...
PRESIDENTE. Signor Ministro, mi scusi, ma siamo molto vicini all'ora consentita in base al Regolamento, anche perché abbiamo fissato i tempi per i Gruppi.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Le chiedo scusa, Presidente, ma ho preso alla lettera il fatto che vi sarebbe stata una discussione sulla politica estera. Ho cercato di fare del mio meglio.
Come vedete, questa lettera non propone, né ho mai proposto che la comunità internazionale apra negoziati diretti con Hamas. Ciò che si sottolinea è la necessità di evitare l'isolamento di Gaza, il rafforzamento del radicalismo di Hamas, di spingerla fra le braccia di Al Qaeda, e la necessità di incoraggiare la ripresa di un processo palestinese di riconciliazione nazionale.
Queste sono le posizioni - ripeto - sostenute dall'insieme dei Paesi europei del Mediterraneo e dal Parlamento europeo, alle quali si ispira anche la politica del Governo italiano. La linea diplomatica del Governo italiano è coerente con quella dell'Unione Europea e del Quartetto. Siamo impegnati con i nostri partner europei e internazionali a mettere fine al conflitto israelo-palestinese; sosteniamo il dialogo tra le parti; siamo a favore di una Conferenza internazionale che faccia seriamente avanzare il processo negoziale verso due Stati.
Auspichiamo, nello stesso tempo, che la logica dello scontro tra i palestinesi possa essere superata anche attraverso un dialogo che premi le posizioni favorevoli alla pace. L'alternativa, una guerra civile su vasta scala, sarebbe una tragedia per i palestinesi e anche una seria minaccia per la sicurezza di Israele.
Mi sia consentito, da ultimo, parlare brevemente della situazione del Kosovo, l'altro tema di grande attualità che ci coinvolge direttamente per la presenza dell'Italia in quel Paese con 2.000 militari, con la responsabilità di una parte del Kosovo e per la nostra presenza nel Gruppo di contatto e nel Consiglio di Sicurezza. Si tratta quindi di una questione che ci coinvolge a vario titolo e che rappresenta un banco di prova assai complesso per la comunità internazionale.
Come è noto, l'Italia ha espresso un sostegno alla proposta avanzata dal negoziatore delle Nazioni Unite, Martii Ahtisaari, che prevede una sorta di indipendenza sotto supervisione internazionale del Kosovo, da realizzarsi, in particolare, sotto la responsabilità dell'Unione Europea.
Abbiamo lavorato sempre perché ad una soluzione di questo tipo si potesse e si possa arrivare attraverso la condivisione delle parti interessate, innanzitutto i serbi e i kosovari. Abbiamo lavorato essenzialmente per aiutare la Serbia, che è un Paese amico e a noi vicino, a chiudere l'ultimo capitolo di una vecchia e drammatica storia, in modo da concentrarsi su una nuova agenda, quella della sua piena integrazione in Europa.
In questo senso l'Italia si è battuta perché riprendessero i negoziati tra Unione europea e Serbia per un accordo di associazione, ciò che finalmente è accaduto. Siamo giunti nelle scorse settimane a uno snodo decisivo.
Nel Consiglio di Sicurezza non ci sono le condizioni per approvare una nuova risoluzione. La minaccia di un veto russo e la pressione che è venuta da altre parti per un'accelerazione unilaterale del processo hanno messo l'Europa in una situazione difficile.
È importante che si sia riusciti intanto a raggiungere un accordo per evitare lo scontro alle Nazioni Unite e lo scenario drammatico di un veto e per rilanciare un negoziato diretto tra le parti che dovrebbe avvenire sotto l'egida di una trojka: un rappresentante americano, uno russo e uno europeo.
Ieri nel Consiglio europeo si è discusso se il rappresentante europeo dovesse essere un rappresentante dei quattro Paesi che fanno parte del Gruppo di contatto. L'Italia si è battuta perché il rappresentante europeo sia un rappresentante dell'Unione Europea ed essendo il nostro Paese parte del Gruppo di contatto, questa posizione è stata apprezzata. Alla fine si è deciso che l'Alto rappresentante per la politica estera europea, previa consultazione dei Paesi più direttamente interessati, sceglierà il suo inviato come rappresentante dell'Europa.
Noi speriamo in questo negoziato bilaterale, cui l'Europa dovrà dare un grande impulso, considerata la sua funzione chiave nella Regione. Il futuro della Serbia non può prescindere dall'Unione europea, né può esservi un'indipendenza del Kosovo senza l'assistenza europea: la chiave, dunque, è in Europa e l'Europa deve riuscire ad esercitare la sua autorevolezza, spingendo verso un accordo che ponga fine, in questo modo, al lungo conflitto balcanico. Ciò è essenziale per aprire non soltanto alla Serbia e al Kosovo, ma a tutti i Paesi dei Balcani occidentali la prospettiva di un'integrazione nell'Unione europea, l'unica prospettiva nella quale la lunga guerra civile balcanica potrà essere considerata conclusa.
Le missioni internazionali, quindi, sono parte della trama di una complessa politica estera che si misura con sfide difficili e cruciali cui l'Italia cerca di dare il suo contributo. Queste missioni sono coerenti con la scelta del nostro Paese, direi con il dettato costituzionale, con una Costituzione che impone al nostro Paese i vincoli che derivano dalla nostra adesione agli organismi internazionali. Queste missioni sono coerenti con la necessità di una forte assunzione di responsabilità, da cui dipende anche l'efficacia di una politica multilaterale che, se non produce pace e sicurezza, non serve a nulla. Infine - voglio dirlo - queste missioni sono una garanzia per la difesa degli interessi nazionali, evidentemente connessi al mantenimento della pace nelle Regioni cruciali che interagiscono con il nostro Paese.
Si tratta di criteri che devono trovare rispondenza nell'azione internazionale sul terreno, nonché di criteri che devono continuamente trovare conferma e sostegno nel Parlamento e nell'opinione pubblica.
In conclusione, credo - lasciatemi dire - che questo sostegno e questa fiducia siano stati meritati pienamente, innanzitutto, dai nostri militari impegnati in missioni internazionali. Essi sono tra i più apprezzati in questo tipo di lavoro e non perché assistono i bambini, come si dice ironicamente: sicuramente si tratta anche di questo, visto che, d'altro canto, una missione di pace comporta anche una dimensione umanitaria. Penso che i nostri militari siano apprezzati per il fatto che sanno combinare l'efficienza militare ad una grande capacità politica: creare la pace non è soltanto il compito di chi fa la sentinella contro i violenti, ma è anche il compito di chi sa disarmare gli animi e preparare le persone alla cultura della pace. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV, Misto-Pop-Udeur e del senatore Andreotti).
PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro degli affari esteri.
Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri.
È iscritto a parlare il senatore Pianetta. Ne ha facoltà.
PIANETTA (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, prendo spunto da una considerazione poc'anzi fatta dal Ministro degli affari esteri, quando ha parlato del consenso e dell'unità del Paese contro la pena di morte. Egli ha affermato che, per quanto attiene la politica estera, raramente il Paese è unito. (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatore Pianetta, probabilmente il verificarsi di un momento di confusione era inevitabile. Le chiedo di attendere brevemente, in quanto il mio auspicio è che l'Aula conservi l'attenzione, finora manifestata, anche verso i colleghi che interverranno su questo problema di grande rilievo.
Senatore Pianetta, la invito a proseguire il suo intervento.
PIANETTA (DCA-PRI-MPA). La ringrazio, signor Presidente.
Signor Ministro, lei ha auspicato che il Parlamento e il Paese siano uniti per quanto riguarda la politica estera. Io le ricordo, invece, una sua dichiarazione riguardante l'unità della sua maggioranza. In occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d'America in Italia, lei affermava testualmente: «Io spero che Rifondazione Comunista, il PDCI e i Verdi traggano il giusto insegnamento da quanto accaduto. Devono rendersi conto che il giochino di chi sta al Governo e poi va a fare i cortei per la strada non funziona più, e che l'opinione pubblica lo capisce».
Signor Ministro, faccio riferimento a questa dichiarazione, a quella che è stata la realtà e a quella che è la discrasia all'interno della sua maggioranza per rilevare che, prima di chiedere e di auspicare l'unità del Paese in politica estera, devono esserci una uniformità e coerenza all'interno della sua maggioranza. (Applausi da FI).
Se non ci sono uniformità e coerenza, la stessa credibilità dell'Italia trova disfunzioni e difficoltà ad essere riconosciuta in ambito internazionale.
Poco fa, come ha dichiarato anche in altre occasioni, lei sottendeva che l'Italia conta oggi di più rispetto a un anno fa. Io sono veramente perplesso in ordine a questa dichiarazione perché, in ragione di questa discrasia e non uniformità della maggioranza in politica estera, abbiamo chiaramente di fronte un Governo estremamente debole, che esprime tutta la sua debolezza in politica estera.
Come possiamo noi condividere la politica estera da lei espressa quando, di fronte ad alcuni argomenti fondamentali, di fatto esistono questa discrasia e questa incapacità?
Infatti, c'è un punto che lei non ha evidenziato quando nella sua relazione ha affrontato tanti temi di politica estera. Non ho ascoltato nulla per quanto attiene il rapporto transatlantico. Quando lei dice che è stato un rapporto speciale e che continua ad essere un rapporto speciale, dice veramente poco perché sostiene che, di fatto, è un fenomeno di ordinaria amministrazione.
A me sembra, invece, che si debba affrontare e si debba dire con grande forza che il rapporto con gli Stati Uniti di America è un rapporto fondamentale, è un grande pilastro dell'Italia e dell'Europa. (Applausi dal Gruppo FI). Non si può sottacere questo aspetto, che è fondamentale. Credo che non ci debbano essere disattenzioni, ma una grande affermazione di rapporti solidi, collaborativi, lavorativi, perché siamo di fronte ad un grande popolo che ha pagato tante volte e che ha aiutato tanti popoli e oggi è nel mirino, signor Ministro, della Jihad globalizzata, il cui obiettivo - ecco perché riprenderò più avanti le considerazioni su Hamas ed Hezbollah da parte della Jihad globalizzata - è indicato nella dichiarazione del Fronte islamico mondiale per la guerra santa, firmato il 23 febbraio 1998, che recita: «Chiamo, se Dio lo permette, ogni musulmano desideroso di essere ricompensato da lui, a ottemperare all'ordine di Dio e a uccidere gli americani e saccheggiare i loro beni ovunque si trovino e in ogni momento». (Applausi dei senatori Amato, Asciutti ed Eufemi).
Ecco perché chiedo, signor Ministro, una presa di posizione chiara da parte del Governo nei confronti dei rapporti transatlantici: non si può non considerarli un elemento fondamentale.
Attraverso Hamas, Al Qaeda sta entrando nella Striscia di Gaza. Qui mi addentro veramente nel problema. Quando lei, signor Ministro, fa riferimento ad Abu Mazen, credo che dobbiamo ricordare le sue parole e le sue considerazioni, anche recenti. Quando dice che è Hamas a proteggere Al Qaeda e che attraverso i suo comportamenti sanguinari Hamas è diventata molto vicina ad Al Qaeda. Aggiunge, Abu Mazen: «Condanniamo le azioni di Hamas in quanto crimini contro il popolo palestinese. Non apriremo nessun dialogo»; invece lei, signor Ministro, in qualche modo, attraverso alcune affermazioni, riconosce o comunque dà una considerazione sia ad Hamas che ad Hezbollah. Quando dice che «sono forze che rappresentano il popolo», è chiaro che il leader Haniyeh ringrazia per le sue affermazioni. (Applausi del senatore Amato).
Invece, Hamas è una forza terroristica e l'Unione Europea - non dobbiamo dimenticarlo - l'ha messa nella black list. (Applausi dal Gruppo FI). L'Italia e il Governo Berlusconi hanno assunto con forza questa posizione, perché non si fanno trattative, si deve essere in qualche modo coerenti rispetto ad una politica di avvicinamento nei confronti di questa posizione terroristica.
Che dire poi di quello che definisco il combinato disposto della lettera dei dieci Ministri degli affari esteri cui lei ha fatto riferimento? Dico "combinato disposto" perché, indubbiamente, la lettera dei Dieci non è stata funzionale all'unità dell'Unione Europea. Del resto, basti pensare a quella che a questo riguardo è stata la posizione dell'alto commissario europeo per la politica estera, Solana, che non ha gradito e ha detto che con queste iniziative non si fa la diplomazia, non si porta avanti una posizione unitaria dell'Europa. Questo è un primo elemento.
Inoltre, caro Ministro, a seguito delle sue parole, lo stesso ministro degli affari esteri francese, che è stato il promotore della lettera dei dieci Ministri, si è subito dissociato rispetto alle sue parole, quando lei ha affermato che Hamas è espressione di forze popolari. (Applausi del senatore Amato).
Presidenza del vice presidente ANGIUS (ore 17,25)
(Segue PIANETTA). Signor Ministro, tutte queste sono posizioni che indeboliscono la posizione dell'Europa e all'interno di questa la posizione dell'Italia. L'Europa non può indebolirsi, come non può rinunciare ai propri princìpi di libertà. L'Italia non può e non deve assumere posizioni equivoche nei confronti del terrorismo, perché il terrorismo è la negazione della dignità umana e i kamikaze nel loro agire propugnano crimini contro l'umanità.
Quindi, con questo riconoscimento di Hamas si indebolisce Abu Mazen, altro che avere dei rapporti preferenziali, dei rapporti storici: è questo che vogliamo?
Abu Mazen dice che Hamas è connivente di Al Qaeda: «Hamas commette crimini sanguinosi contro il nostro popolo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto». E' tutto ciò che vogliamo? Credo proprio di no!
L'Italia con queste posizioni del Ministro degli esteri accentua le proprie ambiguità. In epoche precedenti c'è stata una ambiguità italiana, ma era in qualche modo meno colpevole allora di fronte alla situazione attuale di grande pericolo del terrorismo.
Infine, voglio citare Magdi Allam - cui deve andare tutta la solidarietà degli uomini liberi per il suo pensiero e il suo coraggio di esprimerlo liberamente - che sul "Corriere della Sera" del 18 giugno diceva che non può non lasciare perplessi il fatto che la Farnesina non abbia né condannato la sanguinosa posizione di Hamas a Gaza, né dato il suo appoggio al nuovo Governo costituito dal Presidente dell'Autorità palestinese; concludeva poi affermando che nel flirtare con Stati sponsor del terrorismo occorre tener presente che oggi il nemico non sta solo al di là dei confini ma ce l'abbiamo anche noi in casa nostra.
Quindi, il caso di Perugia - probabilmente non il solo - ci deve far riflettere (Richiami del Presidente) per le ripercussioni degli atteggiamenti e della nostra politica estera sulla sicurezza di tutti i nostri concittadini ed è colpevole chi non considera questi atteggiamenti con responsabilità. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbato. Ne ha facoltà.
BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, in tema di politica estera il nostro Paese agisce da sempre rifacendosi ai dettami della nostra Costituzione, autorevole ed insuperabile nel rifiuto della guerra come mezzo di soluzione nelle controversie internazionali, in nome cioè di quelle disposizioni superiori che pongono l'Italia come soggetto attivo in sede internazionale e quale Paese di riferimento per lo sviluppo della pace.
La presenza dei militari italiani al fianco di quelli di altri Paesi è sotto l'egida della Comunità internazionale; si rende doverosa, dunque, per due ordini fondamentali di motivi: in primo luogo, per rispettare gli accordi presi nell'ambito delle istituzioni europee e mondiali di cui l'Italia fa parte e nelle quali ha sempre avuto un ruolo preminente; in secondo luogo, per ragioni di ordine morale ed etico, in quanto milioni di persone - uomini, donne, bambini, vittime indifese - non possono essere lasciate in balia del proprio destino senza che ci si adoperi in alcun modo per il ripristino di condizioni di normalità e affinché tutti quei popoli per anni oppressi da regimi autoritari possano valersi di istituzioni democratiche.
Sono questi gli argomenti che rendono indispensabile la presenza dei nostri militari nelle zone in cui sono chiamati ad operare sulla base delle scelte di politica estera che oggi il ministro D'Alema ha inteso chiaramente ed efficacemente illustrare.
L'Italia da sempre svolge, infatti, un ruolo di Nazione guida e, soprattutto negli accordi tra istituzioni mondiali, rappresenta un modello di responsabilità e di etica e un faro per tante vittime dell'oppressione. Il nostro ruolo e compito primario in politica estera deve essere quello di trasfondere a tutti i popoli oppressi da regimi autoritari la nostra idea di democrazia, il nostro senso di uguaglianza, la nostra voglia di libertà.
Brevemente, colleghi, vorrei fare accenno al problema, oramai ultradecennale, del conflitto tra israeliani e palestinesi. La Conferenza di pace prevista in autunno potrebbe rivelarsi davvero un primo passo verso la soluzione dell'annosa questione mediorientale. È necessario, però, come afferma il Ministro della Farnesina, che in questa conferenza vi sia una rilevante cornice politica multilaterale e multinazionale che veda coinvolte tutte le massime potenze mondiali.
È questa l'ottica sulla quale continuare a lavorare: quella delle scelte condivise e adottate in tavolo di concertazione e alla presenza delle parti in causa. L'Italia non è mai stato, per tradizione, un Paese disinteressato alle questioni internazionali né tanto meno insensibile alle richieste di aiuto, da qualsiasi parte del mondo esse provengano. Non può, quindi, suscitare scandalo una politica di mediazione e di moderatezza in campo internazionale, come quella che guida l'azione di questo Governo.
Mi avvio a conclusione e vorrei anticipare che il Gruppo dei Popolari-Udeur esprimerà sicuramente il voto favorevole alla mozione di maggioranza e intende così confermare il pieno appoggio alle linee di politica estera espresse dal Governo in materia di missioni internazionali. (Applausi del senatore Cusumano).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mele. Ne ha facoltà.
MELE (SDSE). Signor Presidente, la discussione che oggi noi facciamo sulle missioni, come ha detto il ministro D'Alema, è stata ed è anche l'occasione per una riflessione più ampia sulla politica estera.
Il ministro D'Alema ha detto cose importanti che condivido e vorrei segnalare alcune esigenze di maggiore dinamicità e di svolta su alcuni punti. Nello stesso tempo, non voglio sottrarmi a quello che ha detto il senatore Pianetta prima, quando ha accusato il ministro D'Alema di non aver parlato degli Stati Uniti che sono un pilastro della politica estera. Penso anch'io che gli Usa siano un pilastro della politica estera, tuttavia oggi dobbiamo fare i conti con il fallimento di questa politica estera e non dobbiamo farli solo noi, ma anche gli americani stessi se consideriamo che il «New York Times», proprio l'altro giorno, ha chiesto che gli Usa si ritirino dall'Iraq, dicendo che non si può più andare avanti.
Dobbiamo tutti fare i conti con questa politica che ha decretato il proprio fallimento nella zona più drammatica, importante e critica rispetto alle situazioni di difficoltà internazionali: il Medio Oriente, dove appunto la questione Iraq è sempre più grave. Anche noi dobbiamo pensare all'Iraq per fare in modo che sia favorito un ritiro onorevole per gli americani prima che vengano cacciati.
Questa situazione rispecchia, quindi, il fallimento acclarato drammaticamente di fronte a noi di questa amministrazione; chiediamo agli americani di poter cambiare presto con una linea di cooperazione e di grande apprezzamento multilaterale, il contrario di quello che è stato in questi anni, quando il combattimento contro il terrorismo è diventato solamente una forma di guerra che ha alimentato nuova guerra.
Questo è ciò che chiaramente noi oggi non possiamo più fare e che, in alcuni punti importanti della relazione del ministro D'Alema, viene fuori come esigenza per ricostruire e ridefinire nuove linee di pace.
Le missioni in Libano rappresentano un fatto importante che abbiamo voluto e meno male che è stato così: abbiamo evitato che si espandesse una guerra lo scorso anno, sono stati ottenuti risultati positivi. Certo, si sono verificate situazioni difficili ed importanti con atti contingenti che dimostrano quanta è alta la tensione, ma che nello stesso tempo va governata e che i nostri soldati stanno governando bene insieme agli altri. Si tratta di una missione che veramente ha voluto e vuole continuare a costruire la pace nel Libano.
Per quanto riguarda il rapporto con Israele, come ha detto giustamente il Ministro, con cui concordo ed anzi andrei più avanti, c'è bisogno di capire quali novità bisogna immettere, cioè il rapporto tra la necessità dell'unità politica del Libano e anche un'evoluzione positiva della politica regionale. Un Libano che oggi fosse diviso ulteriormente, come lo è - questa è la nostra preoccupazione - non può che essere fonte di ulteriori minacce e di ulteriori tentazioni di vario tipo. Nelle tentazioni jihadiste possono cadere tanti giovani non solo palestinesi, ma anche altre forze e frange che possono essere tentate da questa soluzione.
Il nostro obiettivo, perché UNIFIL continui a svolgere positivamente il proprio ruolo, è appunto favorire un complesso ambientale positivo, cioè l'unità politica di quel Paese, perché nessuna delle fazioni si faccia strumento di disegni altrui.
E qui invito non solo il nostro Governo, ma anche l'Europa a costruire quella nuova politica unitaria che ritengo importante affinché vadano in porto le trattative per un Governo di unità nazionale. Questo, infatti, garantirebbe appunto l'unità del Libano anche di fronte ai Paesi confinanti, che guarderebbero con più forza e con più tranquillità alla sua situazione, perché - lo ribadisco - diviso e lacerato è sorgente solo di ulteriori conflitti e sangue.
La stabilità del Libano, però, necessita anche di un cambio del paradigma del panorama mediorientale. Lo dico con molta nettezza, dopo aver viaggiato anche in Siria: ciò, prima di tutto, vorrebbe dire avviare un processo che riporti quei soggetti, interessati da decenni da conflitti drammatici, anche a portare avanti trattative per ricomporre controversie antiche, non risolte. Che so, penso a quanto sarebbe importante che Israele, entro un complesso più ampio di discussione, restituisse le alture del Golan alla Siria: significherebbe che si è aperta un'altra era, in grado di rafforzare la stabilità di tutta la Regione; un fatto positivo per la Siria, per Israele e per il mondo, ma anche - e soprattutto - per la sicurezza e per il futuro di Israele.
Immagino, cioè, un'offensiva politica e diplomatica che possiamo portare avanti insieme all'Europa ed anche alla nuova volontà degli USA - se questi la vogliono dimostrare - sotto l'egida dell'ONU, per cambiare l'agenda politica della Regione. Penso a quanto potrebbe essere importante, nel quadro del conflitto sul nucleare iraniano, lanciare una proposta già elaborata negli anni '80 e buttata a mare proprio da molte forze occidentali, in base alla quale tutti i Paesi il Medio Oriente - lo sottolineo - rientrino in una zona denuclearizzata nel quadro di una più ampia politica di disarmo.
Insomma, occorre un'altra politica: solamente in base a quanto affermato qui, possiamo compiere questo salto, che sappia coinvolgere positivamente tutti i soggetti in campo, compresi i protagonisti della drammatica situazione in cui versano Israele e Palestina, come indubbiamente Hamas. Ritengo, infatti, che con il conflitto in corso non ci si possano nascondere le reali situazioni e contraddizioni: è del tutto evidente che non possiamo lasciare una fetta importante di palestinesi nella disperazione e nella volontà di creare ulteriori disperanti azioni che non porterebbero la pace (anzi, nemmeno Israele sarebbe più ulteriormente sicuro).
Per quanto riguarda l'Afghanistan, chiedo qualcosa di più: i fatti di tutti i giorni dimostrano come la situazione sia ormai identica a quella irachena, cioè senza via di uscita, se le cose rimangono in questo modo. Ha detto il vice presidente del Consiglio D'Alema che giustamente è sempre stata forte in noi la richiesta di una seria iniziativa politica, ossia la Conferenza internazionale. Bene: abbiamo aumentato le dotazioni ai nostri soldati (cui va tutto il nostro appoggio), ma prevale una realtà in cui la guerra è in un vicolo cieco; troppi morti civili impediscono di creare - come si è detto - consenso e fiducia (anzi, si stanno sviluppando disperazione e grande rabbia contro l'Occidente).
Il Ministro ha ripetuto spesse volte che la politica deve riconquistare il proprio ruolo: sono d'accordo. È stata quindi avanzata la proposta di dar luogo alla Conferenza internazionale; oggi, forse, dobbiamo compiere un atto in più: la soluzione diplomatica deve essere perseguita con forte determinazione, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, esterni e interni a quel Paese, probabilmente con un passaggio di iniziativa dalla NATO all'ONU, in modo tale che la politica riconquisti la propria forza. E qui, mi pare che la discussione sia aperta, molto seria e concreta, in quanto vede anche proposte che possono trovare soluzione e, nello stesso tempo, anche qualcosa di più in futuro.
Concludo sul Kosovo: una guerra che allora definii, a mio avviso, sbagliata. Continuo a pensare che molte cose sono state fatte male. Quanto sta avvenendo conferma che esistono elementi che possono portare a ulteriori difficili equilibri. Chiedo che non ci siano da parte nostra accettazioni di atti unilaterali. Ho letto che gli Stati Uniti sono tentati dal porre in essere atti unilaterali. Sarebbe difficile per l'Europa, che tenta di gestire una situazione diversa, accettare atti unilaterali che le impedirebbero di adempiere pienamente e seriamente al suo mandato.
Un'ultima questione, dal momento che parliamo di politica estera: l'Europa ha superato uno scoglio importante. C'è un problema da superare complessivamente nel rapporto tra l'Europa e gli Stati vicini. Dobbiamo discutere dello scudo spaziale che sta rischiando di mettere in discussione la sicurezza dell'Europa. Questo è uno degli aspetti essenziali; certo, vogliamo fare i conti con la politica degli USA, ma quando si arriva allo scudo spaziale, essa rischia di rappresentare un ulteriore alimento alla tensione e - guarda caso - anche all'interno dell'Europa. L'Europa sarà forte e unita se saprà fare i conti con queste linee politiche. (Applausi dai Gruppi SDSE, IU-Verdi-Com e RC-SE. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, abbiamo ascoltato una relazione del Ministro degli esteri che potremmo definire passionale; tuttavia, sappiamo che è una bugia, perché metà di questo emiciclo faceva fatica a rimanere lesto ad ascoltarla: non se per mancanza di contenuti o per il fatto che lo stesso Ministro ha difficoltà a proporre la politica estera di questo Governo. La politica estera un Paese non la improvvisa e non la cambia neanche ogni giorno. Al potere in Italia è arrivata una coalizione con quel Gruppo che conosciamo, importante e determinante per il Governo, voce di quella sinistra estrema che ha preteso sempre la discontinuità.
Nei rapporti internazionali vige la garanzia e l'affidabilità, ma uno Stato, secondo una parte della sua maggioranza, dovrebbe continuamente modificare i rapporti con la comunità internazionale. A noi ciò fa paura, per il semplice fatto che il suo Governo ha già dimostrato di essere "sindacato-dipendente". Alcuni soggetti dipendono da certe sostanze; ebbene, il Governo è dipendente dai sindacati. Ha realizzato la peggiore delle riforme pensionistiche, punendo quei giovani che si era impegnato ad aiutare, i quali non sapranno neanche se e come arriveranno ad una pensione, perché ha dovuto erigere bandiera bianca, sempre per via dei sindacati e per l'incapacità di resistere senza il loro appoggio.
Se anche sulla politica estera il Governo dovesse cedere alla pressioni della sinistra estrema, Dio ci protegga, perché quella stessa sinistra è piena di contraddizioni.
Ministro, non so se lei riesce a contenerla e a contrastarla, ma quella parte politica le chiede continuamente di richiamare i contingenti militari dai teatri in cui operiamo e che ci vedono presenti soltanto per portare un po' di giustizia e di civiltà: almeno, tali sono le determinazioni dell'ONU, della NATO e della Comunità Europea. Andiamo in Paesi dove vige ancora la pena di morte per i minorenni (di questo la sinistra non se ne occupa), dove si perpetrano mutilazioni incivili agli stessi minorenni e lapidazioni sulle pubbliche piazze. Non parliamo a questo punto dei diritti umani, perché sarebbe eufemistico chiedersi se esistano in quei Paesi.
In Afghanistan, Ministro, lei sa benissimo che noi abbiamo fatto un grosso sforzo e stiamo investendo sulla giustizia, stiamo trasmettendo il nostro ordinamento giuridico e giudiziario, i nostri codici approdano in quel Paese. Impareranno a conoscere cosa sono le garanzie e cosa sono i diritti umani. Richiamo anche questa parte della missione umanitaria che serve a garantire questo perché mi chiedo se vogliamo poi lasciarli sprofondare in un sistema tribal-medioevale. Questo sarebbe ciò che gli chiede una certa sinistra, Ministro.
Ci hanno preoccupato i suoi rapporti diretti con Hamas, all'indomani del suo colpo di mano in Palestina, perché Hamas, signor Ministro, non ha mai rifiutato il terrorismo come strumento di lotta. Lei dice che dobbiamo mantenere rapporti con Hamas in quanto, come partito, è legittimato dall'elezione democratica e pertanto va riconosciuto. Adesso, giocando su due pesi e due misure, innanzi tutto vorrei farvi notare queste contraddizioni intrinseche della sinistra: a me risulta che, in ogni altro momento, la sinistra abbia sempre rivendicato la totale autonomia dei magistrati. In questo momento schiera addirittura il Capo dello Stato per bloccare quei magistrati che, secondo voi, sconfinano in territori proprio non graditi.
Veniamo, inoltre, a ciò che interessa noi in quanto uomini della Lega: anche la Lega è un partito democratico, i rappresentanti della Lega sono in questa sede perché eletti democraticamente. Non mi risulta che la Lega abbia mai usato violenza o toccato con un dito qualcuno, uomo o addirittura animali, che vi sono tanto cari. Nonostante questo, la Lega non è mai stata legittimata, sempre da voi, perché noi vorremmo «sovvertire» l'ordine costituito. Soltanto perché a noi non sta bene questo Stato, così incapace di rispondere ai bisogni del Paese, uno Stato arcaico e dissipatore delle risorse - è sotto gli occhi di tutti - costoso e inefficiente. Noi vorremmo organizzarlo in modo più democratico e addirittura con autonomie diffuse, pensate un po', in una parola il federalismo. Questo però basta per non essere legittimati e non essere da voi riconosciuti.
Ministro, lei parla di un partito riconosciuto e democraticamente eletto. A noi risulta che Hamas, oltre che essere un'organizzazione terroristica che si rifiuta di partecipare alla comunità internazionale perché non riconosce nemmeno lo Stato d'Israele, all'indomani della vittoria, abbia cacciato tutti i rivali del partito di Al Fatah: questa è democrazia? Hamas è inserita nella lista dell'Unione Europea che annovera tutte le organizzazioni terroristiche. Messa al bando dalla comunità internazionale, dovrebbe essere riconosciuta dal nostro Paese? In effetti, il nostro Paese spesso fa di queste cose: la comunità mette al bando la Cina per la mancanza di rispetto sotto il profilo commerciale e dei diritti umani e dopo, guarda caso, il nostro Governo autorizza esportazioni di armi proprio verso la Cina, la Colombia e altri Paesi che sono stati banditi dalla comunità internazionale. È una notevole ambiguità all'interno di questa maggioranza.
Egregio Ministro, in conclusione noi chiediamo, con le nostre proposte di risoluzione, che si continui sul processo di pace in medio Oriente, ma si escludano tutte quelle organizzazioni che non si riconoscono reciprocamente e che non rinunciano al terrorismo come elemento di lotta, a questo punto, poco democratica. Noi vorremmo avere rapporti seri, con Paesi ed organizzazioni serie ed affidabili.
A proposito di questo, di affidabilità, di rischi e di terrorismo internazionale vorremmo ricordare un'altra cosa riguardo ad incresciosi episodi accaduti in questo Paese.
Ogni tanto si va a mettere le mani su qualche Moschea e, guarda caso, succede quel che succede. Abbiamo capito, abbiamo visto a Perugia, anche in tal caso per indagini sommarie operate dai nostri magistrati, che non si insegnava l'integrazione o la cultura della pace, ma - a detta dei nostri magistrati e dei nostri inquirenti - si organizzava una scuola paramilitare. Si insegnava a pilotare dei jumbo - e immagino che si insegnasse solo a decollare perché probabilmente l'atterraggio non sarebbe neanche servito - si trovano mappe dei nostri aeroporti, esplosivi, armi chimiche e noi ci limitiamo soltanto ad assicurare alla giustizia i docenti, ma non ci preoccupiamo del Paese.
E gli allievi che frequentavano quei corsi, come li dobbiamo considerare? In questo Paese cosa ci stanno a fare? Con che spirito vivono? Con lo spirito di integrazione? Abbiamo qualche dubbio. Trattiamo anche con questi, magari? O li rispediamo a casa, tutti, una volta e per sempre? Egregio Ministro, so per che per voi questo sarebbe un grave e difficile dilemma, ma le assicuro che la gente comune saprebbe subito cosa fare. (Applausi dal Gruppo LNP).
Sul gravissimo incendio che sta devastando le coste del Gargano
PRESIDENTE. Purtroppo, anche in relazione alla segnalazione che ci era stata fatta all'inizio della seduta dal senatore Mantovano, devo informare il Senato che la situazione nel Comune di Peschici si è ulteriormente aggravata; ci sono quattro vittime, cinquecento persone vengono evacuate dalla Capitaneria del porto di Vieste e per ora la situazione non sembra destinata a migliorare.
Vorrei esprimere, a nome del Senato, il cordoglio di tutti noi alle famiglie degli scomparsi e la solidarietà alle vittime di questa tragedia, dovuta allo spaventoso incendio che ha circondato le città di Peschici, di Vieste e che ha colpito il Gargano, nonché esprimere apprezzamento per lo sforzo della Protezione civile, dei Vigili del fuoco, del Corpo forestale dello Stato, delle forze dell'ordine, della Guardia costiera, dei volontari, impegnati insieme alle autorità pugliesi e locali nello sforzo di vicinanza e di aiuto alle popolazioni colpite, molte delle quali sono delle popolazioni turistiche, che erano lì in vacanza.
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali (ore 17,52)
PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione sulle comunicazioni rese dal Ministro degli affari esteri.
È iscritto a parlare il senatore Buttiglione. Ne ha facoltà.
BUTTIGLIONE (UDC). Signor Presidente, cari colleghi, signor Ministro, desidero prima di tutto esprimere la solidarietà mia e del mio Partito al ministro D'Alema per l'inqualificabile attacco mediatico e giudiziario di cui è vittima in questi giorni. I suoi comportamenti possono essere oggetto di censura politica, ma è una pessima abitudine italiana sostituire alla censura politica l'azione giudiziaria.
La censura politica si esercita nelle Aule del Parlamento e non nei tribunali. Questo appartiene all'abc della separazione dei poteri, teorizzata da Montesquieu alle origini dello Stato moderno e dello Stato di diritto. Condividiamo interamente il richiamo del Capo dello Stato e ci auguriamo che questo richiamo inizi una nuova fase nel rapporto tra magistratura e politica. Spiace dover rilevare che in altre, analoghe, circostanze, altri Capi dello Stato non hanno avuto uguale determinazione nel difendere le ragioni della Costituzione italiana. (Applausi dal Gruppo UDC). Spiace dover rilevare che, in occasioni analoghe, altre opposizioni non hanno avuto eguale senso dello Stato.
Veniamo ora alla relazione. Signor Ministro, esistono cose che condividiamo e altre che non condividiamo. Le dirò subito che la cosa che ci ha più colpito è stata l'ultima, l'idea di una politica estera per la pace.
Questa è un'idea che ha animato la politica estera italiana dopo la fine della Seconda guerra mondiale ed è l'eredità più alta che, da De Gasperi ad Andreotti, la fase democristiana della storia del Paese lascia a quelli che hanno successivamente esercitato responsabilità di Governo: una politica per la pace. Su questo non possiamo non sottolineare con forza il nostro accordo. Tuttavia, una politica per la pace richiede una visione ampia, di lungo respiro; una politica per la pace interviene prima che i conflitti siano così esacerbati da aver fatto scorrere il sangue.
Su questo avremmo gradito sentire qualcosa in una visione di sviluppo dell'area mediterranea, dove molti conflitti stanno fermentando e che oggi, con una politica di pace, possono essere fermati; una politica di pace una politica preventiva della guerra, una politica che sa investire. Non è un uso di parole per sottrarsi a responsabilità, per non incorrere in spese e in rischi. È un modo di spendere e di rischiare prima, per prevenire la guerra. Penso all'Algeria, alla Tunisia, penso a tutto il Mediterraneo occidentale. Credo che su questo sarebbe necessario avviare una riflessione più approfondita.
Francamente, non abbiamo trovato nella sua relazione respiro strategico: i soldati italiani sono sparsi per il mondo in missioni di pace, ma lei non ci ha spiegato perché. Avrei gradito ascoltare qualcosa sulla minaccia che il terrorismo oggi rappresenta per le società libere nel mondo; avrei gradito vedere inquadrati questi interventi all'interno di una lotta contro il terrorismo, che stiamo conducendo insieme con i nostri alleati e avrei gradito anche sentire richiamare quello che è sempre stato il punto fermo della politica estera italiana, l'amicizia con gli Stati Uniti, ulteriormente rafforzata dal quadro della Alleanza Atlantica. (Applausi dei senatori Eufemi e Zanettin).
Vede, signor Ministro, non è giusto dire che nel passato l'Italia ha consumato sicurezza. No! L'Italia ha prodotto sicurezza; l'ha prodotta per sé, per i Paesi vicini, per il mondo intero, attraverso le scelte illuminate di De Gasperi, che ci ha fatto aderire all'Alleanza Atlantica e ci ha fatto creare la Comunità Economica Europea. Questi sono stati i due pilastri della politica di pace dell'Italia. Allora, la politica di pace aveva anche chiarezza nell'individuare gli avversari perché la pace è minacciata e bisogna chiamare per nome chi minaccia la pace: ieri l'impero sovietico; l'altro ieri il nazifascismo, oggi il terrorismo e, in modo particolare, il terrorismo islamico, che sta lanciando una grande offensiva in tutto il mondo contro i regimi liberi, non solo contro le società occidentali, ma anche contro i Paesi islamici moderati.
Fuori da questo quadro è assai difficile vedere le linee della politica estera di un grande Paese. Come giudicare Hamas, fuori del quadro della politica generale, volta a difendere la libertà contro le minacce attuali, fuori della lotta contro il terrorismo?
Questo, mi spiace dirlo, non l'ho sentito. Non so se altri, all'interno dell'Aula lo abbiano sentito. Avremmo, inoltre, gradito sentir ricordare che perno della politica estera dell'Italia, dal punto di vista dei contenuti - l'alleanza con gli Stati Uniti è un mezzo di politica estera - sono la difesa della pace ma anche la difesa della libertà. La difesa della pace e la difesa della libertà non possono essere separate. E difesa della libertà oggi è anche, forse e soprattutto, difesa della libertà religiosa. Oggi, nel mondo, la persecuzione contro i cristiani è la minaccia più grande, più evidente, più sanguinosa contro la libertà.
Abbiamo vissuto di recente il caso drammatico di Padre Bossi. Ma lei sa quali sono le condizioni nelle quali operano i missionari italiani in tutto il mondo? Lei sa quali sono le condizioni di persecuzione nelle quali vivono i cristiani in un gran numero di Paesi? Non è questa una priorità per la politica estera italiana? Accanto ai cristiani, voglio naturalmente ricordare tutti coloro che sono perseguitati per la loro religione e, più in generale, per le loro idee.
Può un grande Paese come l'Italia avere una politica estera in cui questa non è riconosciuta come una priorità? Eppure, nel suo intervento, di questo non abbiamo trovato menzione.
Signor Ministro, mi consenta un'altra osservazione. Noi siamo impegnati nel Libano: qual è il quadro all'interno del quale comprendiamo il nostro impegno il Libano e anche gli sforzi che lei meritoriamente sta compiendo per la pace in Palestina? Anche qui c'è una parola che avremmo desiderato sentire e non abbiamo sentito. Noi crediamo che l'Italia e l'Europa abbiano l'obbligo morale di garantire la vita dello Stato di Israele all'interno di confini sicuri, internazionalmente riconosciuti.
Vogliamo uno Stato palestinese, ma riteniamo che vada garantita la sicurezza dello Stato di Israele. Lei ha accennato ad errori che gli israeliani hanno commesso. Concordo con lei: gli israeliani hanno fatto molti errori. Ma sa qual è la radice di questi errori? La radice è la paura, perché hanno paura; pensano che un'ampia fascia del mondo arabo voglia portare a compimento l'Olocausto. La paura è cattiva consigliera e fa commettere degli errori, ma Israele non sbaglia ad avere paura, perché esistono nel mondo arabo forze potenti che vogliono completare l'Olocausto.
Quelle forze vanno condannate, non sono oggetto di un dialogo possibile: su che cosa trattiamo con queste forze? Di non far fuori tutti gli israeliani, ma magari solo uno sì e uno no, o uno su dieci? Ci sono questioni sulle quali bisogna avere il coraggio di prendere posizioni forti e decise, sulle quali bisogna avere anche il coraggio di accettare lo scontro. Il diritto di Israele alla vita non è oggetto di trattativa, nemmeno con partiti che avessero eventualmente forte radicamento democratico. Le ricorderò che molte rivoluzioni, nate con l'appoggio democratico, sono poi terminate nel sangue e nell'oppressione. Possiamo riconoscere come interlocutori Governi i quali ritengono di non avere un dovere di rispetto del diritto di Israele all'esistenza?
Infine, vorrei rivolgere un appello ai senatori a vita. Molto si è discusso sul loro ruolo. Io vorrei dire loro: votate pure la mozione del Governo, ma se non voterete la nostra mozione, quella firmata dai Capigruppo dell'opposizione, dovrete spiegarcelo; questo gesto o avrà una ragione di contenuto forte o apparirà come l'obbedienza ad un ordine di scuderia, la rinuncia a quell'indipendenza di giudizio di cui voi dovete essere i primi rappresentanti all'interno di questo Senato. Io vi invito ad agire e a valutare secondo coscienza la mozione del Governo, ma anche quella che noi abbiamo proposto; mi sembra difficile immaginare una sola ragione per la quale voi possiate non votarla. Se agirete così, darete prestigio a questo Senato e a voi stessi, e rivendicherete i migliori valori e la continuità di una politica estera che alcuni di voi hanno meritoriamente condiviso a costruire. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Guzzanti. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Roio. Ne ha facoltà.
DEL ROIO (RC-SE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il signor Ministro per la vasta e stimolante relazione che ha dato un po' il quadro del pianeta e della nostra situazione all'interno di questo mondo complesso. Immersa in un'estenuante battaglia tutta concentrata sui fatti, grandi, piccoli e anche inesistenti della politica interna italiana, quest'Aula si è assai poco applicata ad analizzare un mondo sempre in costante trasformazione. Questo credo sia un segnale di conservatorismo e anche una manchevolezza. È ovvio che in questo mio intervento non è possibile trattare della complessità del globo; rimarrò quindi all'interno dei parametri tracciati, toccando alcuni punti focali.
Con la costante crescita sia demografica che economica di un buon numero di Paesi in Asia e in America latina, è normale che l'Italia riduca il proprio peso relativo nello scacchiere internazionale e che debba, con audacia e intelligenza, ridisegnare il proprio profilo.
È chiaro che gran parte del destino del nostro Paese è legato all'Unione Europea. Tuttavia, una politica di dogmatismo neoliberale della Banca centrale europea e un allargamento troppo rapido della frontiera nella ricerca di aree di nuova colonizzazione verso Est, che ci costringe ad ingoiare Governi come quello dei gemelli Kaczynski in Polonia, ci porta all'impossibilità di promuovere una politica estera e di difesa comune.
Una parte considerevole di tale incapacità europea deriva dalla sottomissione militare agli Stati Uniti e dalla permanenza in una struttura superata come quella della NATO. Dal momento che l'Italia è una media potenza e inoltre sta perdendo forze in termini relativi, non possiamo accusarla dei mali del pianeta: ciò è ovvio. Ma, d'altra parte, essa non può neppure intromettersi in missioni militari, tentando di risolvere problemi al di là di quanto le sue forze permettano, e quelle alle quali partecipiamo già sono troppe.
Tuttavia, vi sono questioni che obbligano qualunque uomo o donna con responsabilità di Governo a tentare di dare il proprio contributo. Fra di essi, il più clamoroso è il dramma di quel minuto pezzo di terra che chiamiamo Israele e Palestina. È da sei decenni che si dichiara che due popoli devono coesistere in due Stati, e tutto tende a peggiorare.
Signor Ministro, devo dire che apprezziamo molto la lettera, sebbene timida, dei dieci Ministri degli esteri europei, della quale lei è stato uno dei redattori, consegnata a Tony Blair, nuovo inviato del Quartetto per il Medioriente. Personalmente, considero la designazione di Tony Blair una bestemmia, ma questo è un problema diverso.
Nella lettera i Ministri tendono a ristabilire il diritto internazionale, avendo come obiettivo una pace fra i Paesi dell'area, senza esclusioni, la garanzia della sicurezza per tutti, un cammino per la costruzione di uno Stato palestinese e la denuclearizzazione della Regione.
Credo sia corretta, direi che è quasi ovvia, la posizione che si debba dialogare con tutte le parti rappresentative in causa, e questo include Hamas. Non riesco a capire come si possa raggiungere la pace fra avversari armati e contrapposti senza negoziare, ascoltare, tentare di capire la posizione di tutte le componenti.
La guerra al terrorismo, intercalata dal bombardamento delle popolazioni civili in diverse zone del pianeta, portata avanti in primo luogo dall'amministrazione di George W. Bush junior, non ha solo causato dolori, distrutto corpi e anime, aperto le porte dell'inferno, ma è stata anche controproducente rispetto ai fini dei suoi autori.
Meno di un mese fa, i servizi di sicurezza statunitensi divulgavano un rapporto dal titolo «Al Qaeda meglio organizzata per colpire l'Occidente». Bel risultato se dopo sei anni assassini come quelli di Al Qaeda si diffondono in decine di Paesi, sono stelle televisive e polo di attrazione per migliaia di islamici takfiristi!
Al contrario, l'esempio di un'efficace politica di pace è quella della missione UNIFIL nel Sud del Libano, al momento sotto il comando del generale di divisione Claudio Graziano. Dobbiamo lamentare la morte di diversi caschi blu, spagnoli e colombiani: ad essi e alle loro famiglie va il nostro pensiero ed il ringraziamento per il compito che hanno svolto. Lì però la pace è stata mantenuta, i terreni sostanzialmente sono stati sminati e la popolazione apprezza l'intervento.
Non credo che si possa dire lo stesso dei popoli che abitano lo spazio afgano. Centinaia di civili sono stati sterminati nelle ultime settimane dai bombardamenti della NATO e degli Stati Uniti. I diritti civili non si estendono, ma le coltivazioni del papavero da oppio sì. È necessario riconoscere che le missioni non funzionano e scavano vieppiù l'abisso già esistente tra l'Occidente e le altre culture.
Ad ottobre l'Italia dovrà presentare all'ONU la relazione sulla missione militare in Afghanistan. È con la massima serietà che noi le chiediamo, signor Ministro, di proporre che la missione militare passi nelle mani dell'ONU, e solamente dell'ONU, con una forza di peacekeeping, con l'obiettivo di proteggere la popolazione civile.
Insisto e sottolineo che per il nostro Gruppo tale questione è essenziale. Può essere che l'Italia non abbia la forza per modificare il carattere della missione, ma in tale caso non vediamo perché continuare con la nostra presenza militare.
Infine, vi è un'altra situazione che guardiamo con molta preoccupazione. Il Governo degli Stati Uniti d'America ha già affermato di essere pronto a riconoscere una dichiarazione unilaterale di indipendenza della regione autonoma del Kosovo.
Questa gravissima violazione della risoluzione 1244 dell'ONU calpesterebbe, una volta di più, il diritto internazionale e riaprirebbe le ferite ancora bagnate di sangue nei Balcani, mentre la probabilità di nuovi conflitti in Bosnia e, più al Sud, fra serbi e albanesi, sarebbe molto alta: tutte aree nelle quali si trovano dislocati distaccamenti consistenti di nostre truppe. Non dubito che il Governo italiano avrà una posizione di massima responsabilità e accortezza, ben sapendo che non esiste soluzione che non sia condivisa anche dalla Serbia.
Per concludere, voglio ancora rendere esplicita la nostra ferma opposizione a qualsiasi partecipazione diretta o indiretta dell'Italia al cosiddetto progetto di «scudo stellare» che, per il momento, coinvolge la Repubblica Ceca e la Polonia. Questo potrebbe riaprire, nelle nuove condizioni, un capitolo che pensavamo chiuso per sempre, quello della guerra fredda, cosa che non possiamo permetterci per gli attuali popoli d'Europa e per le sue future generazioni.
Una meravigliosa notizia sarebbe, invece, che il Governo italiano decidesse, una volta per tutte, di bloccare le minacce di concedere un ampliamento della base «Dal Molin» a Vicenza. Certamente, ciò rafforzerebbe la pace in Europa e la salute dell'attuale Governo. La ringrazio, signor Ministro, e le auguro buon lavoro. (Applausi dai Gruppi RC-SE e SDSE. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ramponi. Ne ha facoltà.
RAMPONI (AN). Signor Ministro degli esteri, la sua presenza in Aula oggi, come lei ha ricordato, discende da una norma contenuta nel decreto di copertura finanziaria delle operazioni di pace, tant'è che il suo intervento si qualifica come relazione in materia di politica estera, con particolare riferimento alle operazioni di pace.
Lei ha esordito dicendo che sugli aspetti militari delle operazioni di pace, riferirà in Commissione il Ministro della difesa. Ma vorrei chiederle, e la prego di rispondermi in sede di replica: c'è un Ministro importante - quello degli esteri - che viene a riferire in Aula, ed un Ministro un po' più piccolino, un po' meno importante che riferisce in Commissione? La legge dice: «Il Governo riferirà». Mi sarebbe piaciuto che il Ministro della difesa fosse al suo fianco oggi, e che entrambi riferiste in Aula.
Che senso ha, che il Ministro degli esteri riferisca in Aula in materia di politica estera, con particolare riguardo allo stato delle missioni internazionali, ma che poi dice che di tali operazioni parlerà, invece, il Ministro della difesa, il quale però, piccoletto, riferirà soltanto in Commissione difesa? Non riesco francamente a capire le ragioni e la coerenza di tale scelta.
Detto questo, non mi soffermerò su quanto accennato da qualche collega che mi ha preceduto, in merito ai dissapori all'interno della maggioranza, sulla contrarietà da parte dell'estrema sinistra alle operazioni di pace e alla politica estera in generale, tanto è una litania che sto sentendo da un sacco di tempo. Alla fine, se costoro saranno effettivamente contrari alla politica estera lo dicano, e non continuino, attraverso discorsi o sulla stampa, a scagliarsi contro tale politica e poi, al dunque, ad abbozzare e continuare a sostenerla. Staremo a vedere: se hanno voglia di farlo, lo facciano, altrimenti è meglio che stiano zitti. In caso contrario, vuol dire che sono solo capaci di reiterare azioni criminose come quelle che stanotte sono state perpetrate nei confronti del presidente della circoscrizione di Vicenza nella quale si trova la base «Dal Molin», che è stato ancora una volta oggetto di un attacco incendiario. Il Parlamento è la sede naturale, e su simili episodi sarebbe bene che costoro si esprimessero.
In secondo luogo, mi compiaccio per quanto lei ha detto sugli sviluppi dello sforzo davvero rilevante che l'Italia ha fatto in relazione al superamento dell'impasse sullo statuto. Soprattutto, mi compiaccio del fatto che lei abbia dichiarato che, per quanto ha tratto con la difesa e con le operazioni rinforzate, il discorso è stato mantenuto ed entro il 2009 ci sarà un consolidamento in tal senso.
Lei poi ha detto, e anche in questo caso sono perfettamente d'accordo con lei, che dobbiamo produrre sicurezza, in quanto in passato siamo stati utilizzatori di sicurezza.
Questa frase ricorre molto spesso. Ora, indubbiamente, all'epoca del confronto tra i due blocchi, lo sforzo per la difesa sostenuto dalle Nazioni europee è stato nettamente inferiore rispetto a quello americano, e per questo motivo siamo stati tacciati di sfruttare lo sforzo americano.
Ma sarebbe anche ora di smetterla con questa affermazione perché, alla fine, è stata la NATO ad affrontare gli atteggiamenti aggressivi dell'Unione Sovietica e dei Paesi membri del Patto di Varsavia. Nella NATO c'eravamo anche noi italiani e se, com'era nei loro piani, l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia avessero aggredito l'Italia, ad opporsi a questa aggressione, non sarebbero stati gli americani ma i soldati italiani, probabilmente sostenuti in un secondo tempo dalle forze americane in ambito NATO. Quindi, anche noi abbiamo prodotto sicurezza, ci siamo anche noi impegnati e abbiamo speso risorse e dedizione in termini di uomini.
Però, è giusto affermare che è venuto il momento che produciamo sicurezza nell'ambito delle operazioni di pace. Ma dal momento che abbiamo risanato la situazione economica, o almeno così affermate, grazie anche all'aumento delle tasse, nella prossima finanziaria vedremo risorse per produrre sicurezza o accadrà, come nella finanziaria passata, quando si è messo in crisi l'intero sistema organizzativo della difesa per mancanza di risorse? Su tale argomento, vorrei ricevere non soltanto una professione relativa alla necessità di produrre sicurezza, ma anche la certezza che a tale sicurezza si assicureranno le risorse necessarie.
Come ricordavo prima, la sua è una presenza del Governo, ed essa fu prevista perché si riteneva che le operazioni di pace dovessero avere un significato politico. In sostanza, visto che spendiamo dei soldi, che siamo presenti in Bosnia, Kosovo, Libano, Afghanistan, è necessario sapere se questa situazione durerà in eterno e quali sono le prospettive di soluzione politica. Venga il Governo a riferire quali sono le prospettive di soluzione politica, quali iniziative sul piano politico intende adottare.
Ora, lei ha riferito molto bene sul Libano, sul dialogo israeliano, anche se non siamo impegnati direttamente con le nostre forze, sul Kosovo, in termini di quadro di situazione e di prospettive, però, mi scusi, non ha detto una parola sulla Bosnia né, soprattutto, sull'Afghanistan. Perché? L'Afghanistan non è forse un discorso terribilmente impegnativo per le nostre operazioni? Non so, forse aveva paura di urtare la suscettibilità di quanti sostengono che dobbiamo ritirarci dall'Afghanistan?
Non riesco a capire, dal momento che avevamo anche proposto una conferenza internazionale. Forse sono stato distratto, ma credo che l'aspetto interessante nella presenza del Governo in Aula riguardi le prospettive di soluzione politica, di presa di responsabilità da parte del Governi legittimi di quelle aree, di sostituzione delle Forze armate con le forze di polizia (meglio ancora se locali), in modo da non rendere eterna la nostra presenza, da risparmiare risorse e impiegarle da qualche altra parte.
Non ho sentito alcun riferimento sullo sforzo di partecipazione ad iniziative per la lotta al terrorismo in ambito europeo. Sarebbe opportuno che ci si rendesse conto che la principale minaccia nei confronti dell'Unione europea è rappresentata dal terrorismo.
So di non scoprire niente di importante, lo ripetiamo, ma vorrei sapere cosa si fa, in ambito europeo, in termini unitari, comunitari, per preparare le forze, integrare, scambiare l'intelligence nei confronti di questa minaccia.
Ecco, questi sono - e credo anche di stare per esaurire il tempo a mia disposizione - i punti principali che ritenevo di dover considerare, attenendomi strettamente alla sua relazione. Su tutte le altre cose assai interessanti che lei ha detto, relative specificatamente alla politica estera, parlerà il collega Mantica in sede di dichiarazione di voto.
Quello che ci attendiamo è che vi sia una partecipazione integrata del Governo, e non del Ministro degli affari esteri da una parte e del Ministro della difesa dall'altra; che siano indicate le prospettive politiche, e non soltanto la realtà riferita alla situazione che serve: bisogna dire quali sono le prospettive; che vi sia la situazione delle nostre Forze armate: lei ha fatto un saluto e un apprezzamento nei confronti dei nostri uomini al quale io mi associo, ma, probabilmente, sarà il Ministro difesa che darà un quadro più preciso.
Presidenza del presidente MARINI (ore 18,32)
(Segue RAMPONI). Poi che ci dica quali sono le iniziative di Governo nei confronti delle situazioni di crisi che riguardano la minaccia alla sicurezza mondiale, dove noi siamo... (Richiami del Presidente). Tre richiami in un minuto, signor Presidente.
PRESIDENTE. È il primo richiamo.
RAMPONI (AN). No.
PRESIDENTE. Lei allora si riferisce alla gestione precedente. Nel qual caso, mi scusi, non mi sarei mai permesso. La prego dunque di concludere.
RAMPONI (AN). Sarò puntualissimo. La conclusione è la seguente. Cerchiamo di realizzare una politica estera unitaria, cerchiamo di presentarci in Parlamento uniti e non divisi. Noi di Alleanza nazionale auspichiamo che anche nell'ambito della compagine governativa - che non ci è certamente molto simpatica - si trovi una unione, una integrazione perfetta, perché ne va della stima e della considerazione dell'Italia nel mondo. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Biondi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Guzzanti. Ne ha facoltà.
GUZZANTI (FI). Signor Presidente, signor Ministro degli affari esteri, onorevoli colleghi, ho ascoltato con la massima attenzione la sua lunga relazione, che è estremamente complessa, e starei per dire quasi completa. Dico "quasi" perché mi sembra che ci siano della lacune, benché in molti settori, come quello, per esempio, dell'Europa, lei sia stato molto dettagliato.
Nell'insieme, direi che la sua relazione mostra una grande volontà politica positiva, che trovo molto apprezzabile, che è di riuscire ad avere almeno la fede, la speranza di poter risolvere, avviare a soluzione o migliorare le condizioni di qualsiasi area di conflitto attraverso forme di dialogo. Purtroppo, però, sappiamo bene che il dialogo da solo non produce nulla, in mancanza di una strategia globale e, come già è stato detto da altri colleghi, con tutto il rispetto, devo dire, e l'ammirazione per la sua complessa relazione, non sono riuscito a scorgere una strategia globale di politica estera che non vada al di là di una enunciazione di atti dovuti e apprezzabili e di enunciazioni anch'esse apprezzabili, ma che non portano da sole da nessuna parte.
Che cosa mi ha colpito di più? È stata, ad esempio, l'assoluta mancanza del tema dell'Iran. Lei ha parlato della moratoria della pena di morte, lodevole proposito, ma la moratoria della pena di morte ha dei soggetti. Ora io non so se anche il suo computer, onorevole Ministro degli affari esteri, ma certamente il mio e quello di molti altri ricevono ogni giorno filmati raccapriccianti su esecuzioni pubbliche che avvengono quotidianamente e più volte al giorno, nelle piazze e nelle strade dell'Iran: esecuzioni di minori; esecuzioni che avvengono per impiccagione attraverso delle gru mobili oppure attraverso la lapidazione che viene compiuta scavando la buca e mettendo il condannato dentro alla buca fino alla testa, con gli esecutori, spesso civili e rabbiosi, che procedono poi alla lapidazione.
Questi sono elementi da grand-guignol, capisco, non è su questo che si può fondare una politica estera, tuttavia l'Iran è protagonista della frattura palestinese. Non basta dire che bisogna auspicare una ripresa di rapporti fra Hamas e Al Fatah: questa ripresa di rapporti non ci sarà mai, non è possibile, perché Hamas ha come riferimento l'Iran; Hezbollah ha come riferimento l'Iran; la Siria, in cui succedono anche cose positive, per quella parte invece che resta legata al traffico delle armi e alla paralisi dello sviluppo del processo libanese dipende dell'Iran; l'Iran oggi governa di fatto una larga parte dell'Iraq e lo fa usando e contrabbandando armi che sono di fabbricazione fondamentalmente russa e in parte anche cinese.
Allora, non possiamo omettere questi elementi dello scacchiere. Come pure, d'altra parte, non possiamo non ricordare che la situazione di Gaza non capita a caso; capita dopo la scelta di Israele - questo sì che è stato un suo errore, un errore di generosità - che, fedele ad una politica di pace in cambio di territori, ha ceduto Gaza, dove oggi parliamo di una questione umanitaria gravissima. Gaza era una delle zone più fiorenti ed è stata data ai palestinesi con tutte le sue industrie, specialmente agricole, con una capacità produttiva di altissimo livello che è stata immediatamente distrutta, polverizzata da quella parte del popolo palestinese che non vuole assolutamente alcuna pace, non vuole procedere in alcun modo ad alcun riconoscimento di Israele, né oggi né mai, e con la quale il presidente Abu Mazen ha detto che non ci sarà mai alcun dialogo (e non ci deve essere alcun dialogo).
Allora mi chiedo: come si spiegano queste lacune?
C'è un'altra lacuna che trovo importante. Capisco che, se parlo del caso Litvinienko, molti potranno pensare che ne parlo anche per fatto personale: è vero, è un mio fatto personale, ma la guerra fredda che molti paventano ha purtroppo delle venature di attualità e c'è una crisi diplomatica profonda tra il Regno Unito e la Federazione russa, con l'espulsione di diplomatici. In questa situazione si è inserita anche l'Amministrazione americana, con una dichiarazione molto forte di Condoleezza Rice, e Sarkozy è l'unico presidente dell'Europa continentale che abbia saputo esprimere al nuovo Governo di Gordon Brown la propria solidarietà nel momento in cui il Regno Unito l'ha chiesta e nessuno altro Paese, tranne, appunto, la Francia di Sarkozy, l'ha concessa. Dove eravamo noi? Dove siamo noi? Da che parte siamo noi?
Queste sono domande non provocatorie, ma che riguardano problemi attuali e reali, ai quali certamente va risposto non in maniera arrogante, non in maniera muscolare, anzi bisogna mostrare sempre l'intelligenza, l'arte diplomatica, la capacità del dialogo, certamente, questi sono valori. Un mio amico, Nello Ajello, giornalista spiritosissimo di «la Repubblica» diceva: «E poi si fa una bella mozione contro l'antropofagia, sulla quale chiaramente sono tutti d'accordo». Il mio è un sarcasmo facile; si fa presto a dire: mettiamoci intorno ad un tavolo, dove diciamo che bisogna essere tutti buoni, bisogna che tutti dialoghino, bisogna creare delle agenzie internazionali e svilupparle affinché possa intercorrere questo dialogo, e così via; certamente, ma Hamas non parteciperà mai, questo Iran di oggi non cesserà mai.
Purtroppo, queste frizioni che stanno emergendo sul continente eurasico sono gravi e importanti perché mostrano anche un problema strategico - che lei, signor Ministro, conosce bene - tra le due vocazioni dell'Europa: quella euro-asiatica, che coincide anche con il sogno gollista e con molti altri sogni, e quella di un'Europa partner atlantico. All'epoca del giovane Gorbaciov, quando assunse il potere, la sua posizione era abbracciare l'Europa, mettendo fuori gli Stati Uniti. Una parte dell'Europa oggi continua a perseguire lo stesso fine. Non c'è nulla di male, a parte che detesto questo fine; però, è un problema che va affrontato: quale Europa oggi nel 2007, con tutti i problemi che abbiamo elencato e che lei, signor Ministro, ha elencato così bene, andiamo a costruire? È un'Europa che guarda agli Urali e chiude a lucchetto sulla Manica e sull'Atlantico o è un'Europa anche ampia ad Est, ma che non chiude nulla ad Ovest e che, anzi, comprende al suo interno la fondamentale amicizia con la più grande democrazia del mondo, insieme alla madre di tutte le democrazie, che è appunto il Regno Unito?
Non si può essere strabici o stare con un piede di qua e uno di là, mentre i due continenti si divaricano e si finisce per terra. Non basta dire che bisogna essere molto laboriosi; certamente bisogna essere laboriosi, le cose che lei ha detto - ripeto - le trovo ampiamente condivisibili ed anche apprezzabili; ma esse sono totalmente mancanti di una strategia e sembrano - mi perdoni l'espressione - un po' un minestrone, specie se diluite in un tempo piuttosto lungo.
Guardavo poi la reazione che ha suscitato il suo discorso a sinistra; lei avrà notato che l'estrema sinistra dello schieramento politico che sostiene il suo Governo è rimasta gelida e impassibile e non l'ha applaudita, con poca generosità. Questo dimostra, a parere mio, che anche la sua relazione, signor Ministro degli affari esteri, risente delle gravissime spaccature e conflittuali divisioni che esistono all'interno della sua maggioranza, che la sua relazione purtroppo, malgrado i grandi e buoni elementi che contiene, non poteva non riflettere. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dini. Ne ha facoltà.
DINI (Ulivo). Signor Presidente, l'onorevole Ministro ha svolto un'ampia disamina delle linee direttrici della nostra politica estera, dalla costruzione europea ai recenti sviluppi nel Consiglio europeo, alla nostra iniziativa sulla moratoria della pena di morte alle Nazioni Unite, all'azione dell'Italia in ambito multilaterale del G8, alla posizione del nostro Paese sullo status finale del Kosovo. Considerazioni da noi pienamente condivise.
Concentrerò la mia attenzione sulle missioni internazionali nelle quali il nostro Paese è impegnato in aree di vitale interesse strategico nazionale e anche in altre nelle quali il nostro Paese è chiamato a dare un suo proprio contributo nella lotta al terrorismo e in ragione del suo ruolo nella comunità internazionale.
L'Italia, infatti, partecipa a numerose missioni internazionali, mantenendo fuori area quasi 10.000 dei nostri soldati, per il mantenimento e la promozione della pace, sotto l'egida delle Nazioni Unite, della NATO, dell'Unione Europea. Lo fa con coerenza, con capacità, con orgoglio, con onore.
Oggi il nostro Paese è particolarmente impegnato con i suoi contingenti militari, oltre che nella ex Jugoslavia, in Afghanistan e nel Libano, dimostrando grande affidabilità e capacità professionali e operative che ne hanno accresciuto il riconoscimento e il prestigio nel mondo.
A tutti i nostri soldati rivolgiamo il nostro saluto, il nostro apprezzamento, il nostro grazie per il loro impegno e il loro sacrificio nella difesa dell'interesse nazionale.
Nei riguardi dello scacchiere mediorientale l'onorevole Ministro ha ricordato i risultati della recente conferenza di Roma sull'Afghanistan, sottolineando l'importanza di promuovere e sostenere la creazione in quel Paese di un vero Stato di diritto. Egli ha anche ribadito l'importanza del dispiegamento militare UNIFIL in Libano, che va considerato uno snodo fondamentale per la sicurezza di tutta la regione.
Condividiamo questa valutazione dell'onorevole Ministro; non sottaciamo tuttavia - a differenza di come fa egli stesso - la difficile situazione in Afghanistan anche per i nostri soldati, che ha richiesto, tra l'altro, un rafforzamento delle attrezzature militari a loro disposizione, e dove i progressi per il controllo del territorio sono scarsi, nonostante le azioni militari NATO intraprese specie nel Sud-Est del Paese, che hanno purtroppo causato anche numerose vittime civili. È pur vero che l'opera di ricostruzione civile e di aiuto allo sviluppo, condotta dalla comunità internazionale e dall'Italia, continua senza sosta e comprende la riabilitazione di strade, la fornitura di acqua, la riapertura delle scuole, l'assistenza medica alla popolazione e l'economia dà segni di ripresa, anche se i problemi rimangono immensi.
In Libano sono sorti nuovi rischi per la sicurezza del Paese dagli attacchi contro le forze militari libanesi di formazioni fondamentaliste, come Fatah al-Islam, che potrebbero coinvolgere anche il contingente UNIFIL, come è successo con l'uccisione dei sei soldati spagnoli e colombiani, a seguito dell'esplosione di mine piazzate su strade da essi pattugliate.
L'onorevole Ministro ha anche sottolineato il massimo impegno del nostro Paese per il rafforzamento del Governo Siniora. Ma al riguardo sarebbe importante per il Libano che le varie forze politiche in campo trovassero un accordo presto sulla personalità cristiano-maronita da eleggere questo autunno come nuovo Presidente della Repubblica, e ricercassero ogni intesa necessaria per dare al Paese un Governo di unità nazionale.
Su questi due fronti, Afghanistan e Libano, pertanto, nonostante i rischi, l'Italia deve rimanere impegnata con i propri contingenti militari, continuando al contempo a svolgere la più intensa azione diplomatica nella ricerca di soluzioni durature e pacifiche.
Appare chiaro, però, che in questi teatri non bastano la presenza e l'azione militare; sono necessarie - lo ripeto - nuove iniziative politiche, senza le quali anche la tregua in Libano, alla quale hanno contribuito con successo UNIFIL e il nostro contingente, non potrà durare.
Il ministro D'Alema ha ricordato il recente incontro sul Libano organizzato dalla Francia a La Celle Saint Cloud, al quale hanno partecipato anche rappresentanti di Hezbollah. Benché non sia stata raggiunta l'intesa su un documento politico conclusivo, credo che tale incontro, tale dialogo sia stato utile.
L'Italia, dati i suoi buoni rapporti con tutti i Paesi dell'area mediorientale, è ben qualificata a portare avanti nuove iniziative diplomatiche per ricercare soluzioni condivise e risolvere le tensioni e i conflitti in atto.
Sul fronte israelo-palestinese, l'aspro conflitto fra le due forze politiche palestinesi, conclusosi con la piena presa di controllo della striscia di Gaza da parte di Hamas e con la fine del Governo di unità nazionale con Al Fatah, ha prodotto un tale deterioramento del quadro politico in Palestina che oggi mancano i presupposti politici minimi per riavviare il dialogo fra le forze politiche; ma a questo non ci dobbiamo rassegnare.
In queste circostanze, condividiamo la posizione del nostro Governo (come quella del Consiglio dei Ministri degli esteri dell'Unione Europea), di ferma condanna per il colpo militare di Hamas e di sostegno che dobbiamo dare al nuovo Governo di Al Fatah, guidato da Salam Fayad e dal presidente Abu Abbas. Governo italiano che ha incoraggiato il dialogo bilaterale con Israele e il rilascio di 250 prigionieri palestinesi detenuti in Israele stesso.
Sono stati annunciati anche sostanziali aiuti economici al nuovo Governo palestinese da parte degli Stati Uniti, oltre all'annuncio, da parte del presidente Bush, di una conferenza internazionale nella prospettiva di creare uno Stato palestinese che abbia continuità territoriale. Ho notato con soddisfazione che il nostro Governo intende impegnarsi particolarmente per favorire la partecipazione a tale conferenza, prevista per il prossimo settembre, anche dei Paesi arabi, inclusi quelli che non hanno relazioni con Israele, come l'Arabia Saudita.
Nel frattempo, è importante evitare una crisi umanitaria a Gaza, dove la situazione si sta avvicinando al collasso economico e ad una ulteriore radicalizzazione politica. È indispensabile che Al Fatah ricerchi appena possibile l'apertura di un dialogo con Hamas che auspicabilmente conduca a una riconciliazione, necessaria per condurre nel tempo alla creazione di uno Stato palestinese.
È vero che Hamas è tuttora definita una formazione terroristica che non riconosce l'esistenza di Israele, ma è anche vero che Hamas ha vinto elezioni democratiche in Palestina, elezioni volute in particolare dagli Stati Uniti. La vittoria su Al Fatah è stata principalmente una reazione alla corruzione che è esistita nel Governo palestinese.
Aprire un dialogo con Hamas non significa negoziare direttamente con Hamas, come ha detto l'onorevole Ministro. La partecipazione di Hamas a negoziati politici non è possibile fino a quando Hamas stessa non riconoscerà il diritto di Israele ad esistere come Stato indipendente entro confini sicuri e garantiti. Tuttavia, è utile rivolgere un incoraggiamento ad Abu Abbas con l'aiuto dei Paesi limitrofi a ricercare una riconciliazione fra i palestinesi.
Onorevole ministro, le rivolgo, a nome del nostro Gruppo, tutto il nostro apprezzamento e i migliori auguri per la sua azione condotta nell'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Furio Colombo. Ha un minuto di tempo per la generosità del suo Gruppo e la benevolenza del Presidente. Deve essere brevissimo. Ne ha facoltà.
COLOMBO Furio (Ulivo). Signor Presidente, in questo minuto dirò che certamente apprezzo e approvo l'intervento del Ministro degli affari esteri e lo ringrazio per quanto ha detto, ma vorrei fargli notare, con un po' di sorpresa e di tristezza, la freddezza e il distacco che ha mostrato nei confronti di Israele.
Israele ha tre ostaggi di cui non abbiamo parlato mai: tre giovani soldati di cui non sappiamo nulla e sui quali non è mai stata fornita alcuna indicazione in alcun modo. Ancora ricordo i volti delle madri, dei padri e dei fratelli che si sono presentati alla nostra Commissione affari esteri per chiedere che facessimo qualcosa per loro.
Israele ha due nemici: Hezbollah e Hamas, a Nord e a Sud, due tra le organizzazioni più drammaticamente decise a porre fine a quello Stato.
Israele è il solo Paese di cui ha chiesto la cancellazione un Capo di Stato presente alle Nazioni Unite (parlo di Ahmadinejad) e con rappresentanti in tutte le Agenzie dell'ONU.
Israele è il solo Stato nei confronti del quale accademici e giornalisti di uno dei Paesi europei con cui collaboriamo nel tentativo di portare la pace, chiedono il boicottaggio (come se questo non fosse mai avvenuto).
Israele è il Paese di scrittori e intellettuali come David Grossman, Abraham Yehoshua, Meier Shalev e Amos Oz, che parlano continuamente di pace: e questa pace non viene riconosciuta come volontà di quel Paese, di cui si riconosce sempre e soltanto un impegno di guerra.
Lei, signor Ministro, ha parlato di errori riferendosi unicamente ad Israele: mi pare che l'area sia molto più drammatica e che forse l'occasione di oggi ci avrebbe consentito di ricordare che quel Paese ha appena eletto Presidente della Repubblica un Premio Nobel per la pace e una grande personalità del socialismo internazionale: Shimon Peres.
Mi permetta, a nome di quest'Aula, di dare il nostro saluto al Presidente di quel Paese e il benvenuto per essere stato nominato. (Applausi dai Gruppi Ulivo, FI e del senatore Maninetti).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri.
Do la parola per la replica al ministro degli affari esteri, onorevole D'Alema.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Signor Presidente, sarò molto breve perché ho illustrato ciò che dovevo in una relazione molto lunga e d'altro canto credo che, innanzi tutto, il Governo debba registrare i suggerimenti e le osservazioni del Parlamento e tenerne conto nello sviluppo del nostro lavoro.
Io vorrei chiarire, dato che diversi colleghi hanno obiettato l'assenza di un disegno strategico, che naturalmente il Governo ha presentato le dichiarazioni programmatiche. In occasione della nascita del Governo, io ho presentato alle Commissioni di Camera e Senato un'ampia relazione sulle strategie della politica estera, dove venivano richiamati i princìpi e i cardini della politica estera italiana. Ora, sinceramente, non credo che sarebbe ragionevole che ogni sei mesi, quando la legge ci chiede di fare il punto sulle missioni internazionali, io venga qui a riesporre la strategia della politica estera italiana. Per questo mi sono limitato a fare il punto sulle principali questioni di politica estera che sono nell'agenda internazionale, riferendomi in modo puntuale a ciò di cui si è discusso a giugno e a luglio e a ciò che è in agenda tra settembre e dicembre.
Naturalmente, è del tutto evidente che questo approccio è parziale, non comprende un esame di tantissime questioni, ma è esattamente il punto sulla politica estera italiana, non l'illustrazione di una strategia che certamente avrebbe richiesto di discutere delle relazioni transatlantiche, della nostra visione dell'Asia e di tantissimi altri problemi di cui non ho parlato. L'orientamento del Governo, però, è noto, fa parte delle dichiarazioni programmatiche e ad esse rinvio chi abbia dei dubbi circa il fatto che abbiamo deciso di abbandonare le tradizionali alleanze del nostro Paese, dubbi, naturalmente, infondati.
Vorrei dire al senatore Buttiglione, che ringrazio, innanzi tutto, per le espressioni di solidarietà che ha voluto esprimere verso di me, da autentico garantista qual è, che ha sollevato un tema effettivamente cruciale, e cioè la lotta contro il terrorismo. In effetti, se non del tutto, tuttavia in una parte notevole, l'impegno internazionale del nostro Paese in missione di pace è collegato al grande tema della lotta al terrorismo, ma è esattamente intorno a questo tema che si è sviluppato e si sviluppa una parte importante del dibattito internazionale a cui noi ci riferiamo. Il problema, cioè, non è se lottare o meno contro il terrorismo; il problema che si è posto a noi, all'intera comunità internazionale e, in primo luogo, al sistema politico e all'opinione pubblica degli Stati Uniti è se la strategia della guerra al terrore, che si è manifestata in modo particolare nella decisione di una guerra preventiva e unilaterale nei confronti dell'Iraq, si sia rivelata una strategia efficace.
Ed è proprio qui, mi permetto di dire, che noi abbiamo cercato di avviare un corso di politica estera volto a contribuire - perché naturalmente l'Italia da sola non lo potrebbe fare - a voltare pagina rispetto ad una stagione nella quale l'idea di fermare il terrorismo con la guerra si è rivelata controproducente sotto il profilo del terrorismo che, semmai, come dicono oggi gli stessi servizi americani, ha accresciuto la sua pericolosità e ha portato ad una grave divisione del mondo occidentale, innanzi tutto tra una parte consistente dell'Europa e gli Stati Uniti d'America.
Inoltre, ha reso drammatico il confronto tra mondo occidentale e gran parte del mondo islamico, quando invece è chiaro che la condizione fondamentale per sconfiggere il terrorismo è costruire una coalizione in grado di coinvolgere tanta parte del mondo islamico, perché il terrorismo non è nemico dell'Occidente, è nemico dell'umanità ed è innanzitutto nemico di ogni aspirazione di progresso e di modernità all'interno del mondo musulmano ed arabo.
Ed è esattamente a questo mutamento di orizzonte che il Governo italiano ha cercato di contribuire, con una politica che ha messo l'accento sul multilateralismo e sulla costruzione di una vasta coalizione internazionale, anziché sulla logica di tipo unilaterale.
Si può essere d'accordo oppure no con questo sforzo, ma esso è esattamente un'ispirazione politica e non semplicemente una dichiarazione di buona volontà. Ripeto, è un'ispirazione politica che ha cercato nel corso di questi mesi di rimettere in campo l'azione delle Nazioni Unite, come è avvenuto nel Libano, di rilanciare l'idea di un'azione comune dell'Europa e non di una coalition of the willings, e che ha cercato ovviamente di rilanciare il dialogo con gli Stati Uniti in questa prospettiva. Siamo, infatti, ben consapevoli che l'unica possibilità perché questa politica abbia successo è che ad essa partecipino gli Stati Uniti, anche sotto l'impulso di un'opinione pubblica americana che largamente chiede un mutamento di politica estera.
Questo è il contesto: lo si può non condividere, ma non mi sembra giusto dire che il Governo non abbia una sua ispirazione strategica. Poi, naturalmente, dentro questo contesto: si collocano le singole questioni che affrontiamo e il modo come cerchiamo di portare avanti le risposte.
Vorrei fare ancora un'osservazione di carattere generale. Non c'è nessuna considerazione secondo cui la politica della difesa sia una politica di serie B: abbiamo voluto oggi fare una discussione di politica estera perché questo era il desiderio espresso dal Parlamento. La legge non impone al Governo di venire in Aula e di votare ogni sei mesi sulle missioni, impone di informare il Parlamento, il che lo si può fare anche informando le Commissioni e non necessariamente l'Aula. Se siamo venuti in Aula è perché si è chiesto di avere un dibattito sulla politica estera e, se il Governo ha scelto che poi ci sia anche in Commissione - che non è una serie B del Parlamento, ma un suo organo - un'informazione specifica sugli aspetti militari, è per offrire al Parlamento una maggiore ricchezza di informazioni e non certamente perché consideriamo la politica della difesa un aspetto secondario.
Non riprendo ciò che ho detto sull'Afghanistan, perché ne ho parlato, innanzitutto illustrando le conclusioni della conferenza che si è tenuta a Roma sulla giustizia, sulla rule of law, ma anche in relazione al difficile passaggio nel quale certamente è essenziale l'opera di sostegno alla formazione di istituzioni democratiche, di Forze armate e di una Polizia funzionante, perché lo scopo che abbiamo, in definitiva, non è quello di permanere in Afghanistan per un tempo indefinito, ma di aiutare quel Paese a camminare sulle sue gambe nel tempo più rapido possibile, anche se certamente non sarà un tempo breve.
Vorrei dire una parola su un tema che evidentemente tocca sensibilità: mi riferisco alla questione israelo-palestinese. Non so se o come si possa misurare il calore delle parole; in generale, nell'analisi della politica estera cerco di essere freddo.
Non credo che l'analisi che si fa in Aula della politica estera debba accompagnarsi ad espressioni di calore. Non c'è alcun dubbio che l'Italia concorra alla difesa della sicurezza di Israele e del diritto alla sua esistenza (Applausi dal Gruppo Ulivo) e che lo faccia non con le parole, ma con la forza degli atti e delle scelte politiche.
Non a caso, il Governo israeliano ci ha espresso una grande gratitudine per avere dispiegato le nostre forze armate a protezione della sicurezza di Israele. E non vi è il minimo dubbio che, se nel momento attuale di drammatica tensione sul fronte palestinese, invece di esserci l'UNIFIL ed i soldati italiani ci fosse Hezbollah al di là della linea di confine, oggi Israele sarebbe infinitamente meno sicuro. Allora, per la sicurezza di Israele, abbiamo fatto - con le scelte politiche ed i rischi che ci siamo presi - molto di più di cento discorsi retorici. (Applausi dal Gruppo Ulivo). Mi permetto di dirlo per la chiarezza delle scelte compiute dal Governo italiano; né abbiamo atteso oggi per fare gli auguri a Shimon Peres, eletto qualche giorno fa, cui i nostri auguri sono giunti in modo pubblico e privato.
Detto questo, resto convinto che la principale garanzia di sicurezza di Israele è fare la pace con gli arabi (Applausi delle senatrici Palermi e Pisa), perché un Paese che vive circondato dell'ostilità di 500 milioni di persone non sarà mai sicuro. E penso che si è amici di Israele, se lo si incoraggia e lo si aiuta a perseguire la via della pace, con i palestinesi e con l'insieme del mondo arabo. Il che richiede una azione politica coerente, tenace e in grado di coinvolgere la grande maggioranza del mondo arabo.
Non voglio entrare ora in una analisi (che, tuttavia, forma oggetto di un vasto dibattito internazionale) sulla natura di Hamas e sulle possibili prospettive di evoluzione di questo movimento e sulla natura di Hezbollah, che è altra cosa, in quanto non è presente in nessuna lista di movimenti terroristici. Fa parte del Parlamento libanese ed ha fatto parte del Governo fino a qualche mese fa, ma questo dibattito è aperto, innanzitutto, in Israele. E se fosse possibile in questa sede ragionare, come fanno gli editoriali del «The Jerusalem Post», o dell'«Herald Tribune», senza le prevenzioni ideologiche che imprigionano il nostro dibattito, credo che potremmo, con molta serenità, cercare di vedere qual è la via più conveniente per arrivare alla pace.
Torno a dire che sono colpito dell'iniziativa dei Ministri degli esteri dell'Europa mediterranea, peraltro sotto l'impulso francese, di quel Governo Sarkozy che in altre sedi è indicato come un modello della destra europea e che, se prende una iniziativa per il Medio Oriente, invece, diventa paraterrorista, salvo arrivare un po' grottescamente a rappresentare, come qualcuno ha fatto su qualche organo di informazione, la lettera del Ministro degli esteri dell'Europa mediterranea come un'iniziativa di D'Alema, il quale non era neppure presente alla riunione in cui è stata concordata, anche se la condivide. Pertanto, abbiamo una sorta di destra europea à la carte che quando serve diventa un modello, ma quando prende iniziative che non sono utili alla polemica di politica interna viene messa al bando.
Trovo singolare che questa iniziativa, che ha trovato nel Parlamento europeo un così largo sostegno, con una mozione che ha tra i firmatari l'onorevole Moscardini, Alleanza Nazionale, i capi del Partito popolare europeo e che è stata approvata all'unanimità, debba diventare qui - permettetemi di dirlo - per ragioni di politica interna, un discrimine tra maggioranza e opposizione.
Trovo che è proprio così che si finisce per trasformare anche la politica estera, anziché in una sede di confronto, in una palestra di polemiche esclusivamente legate al quadro politico nazionale. Secondo me è un errore e mi permetto di dirlo con grande serenità a persone che rispetto - alcune delle quali sono state anche protagoniste della politica estera italiana - e che sanno benissimo che ciò che dico è tutt'altro che privo di fondamento.
Detto questo, il Governo ringrazia il Senato: è stata una discussione utile e certamente terremo conto del contributo del Parlamento nello sviluppo dell'azione politica impegnativa che ci attende. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com e SDSE).
PRESIDENTE. Prima di dare di nuovo la parola al Ministro per il parere sulle risoluzioni presentate, che sono tredici, intendo svolgere brevissime considerazioni circa l'ammissibilità delle stesse.
Con riferimento alle proposte di risoluzione che riguardano in tutto o in parte l'ampliamento della base di Vicenza (sono tre), la Presidenza ricorda che il dibattito odierno si collega alla richiesta formulata dal senatore Calderoli e dai Capigruppo dell'opposizione il 9 luglio scorso, in relazione allo stato delle missioni internazionali, ai sensi dell'articolo 3, comma 17-bis, del decreto-legge convertito dalla legge n. 38 del 2007. Secondo quanto emerso nelle successive riunioni della Conferenza dei Capigruppo, la portata del dibattito è stata estesa alla politica estera, con particolare riguardo alle missioni internazionali.
In questi termini ha disposto il calendario dei lavori dell'Assemblea approvato dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, e conseguentemente è stato formulato l'ordine del giorno della seduta odierna.
I contenuti delle proposte di risoluzione debbono quindi muoversi in tale ambito.
Le questioni relative all'ampliamento della base di Vicenza sono state oggetto di mozioni discusse in Assemblea il 1° febbraio scorso, alla presenza del ministro Parisi. Successivamente, con dichiarazioni rese alla Camera dei deputati il 20 giugno, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che le decisioni sulla base di Vicenza sono state già assunte ed ha confermato l'impegno del Governo.
Per utilità, vi leggo le affermazioni del Presidente del Consiglio alla Camera dei deputati (seduta n. 173 di mercoledì 20 giugno 2007): «Il Governo, con l'adesione sulla base Dal Molin, ha infatti deciso di confermare una decisione già assunta dal nostro Paese con atti politici e amministrativi adottati dal Governo precedente e ratificati dalle autorità locali, le stesse che - lo ricordo - sono state confermate alla guida del territorio vicentino in occasione delle recenti consultazioni amministrative. Il rispetto degli impegni presi è alla base del diritto internazionale e dei rapporti di pacifica convivenza tra i Paesi, a cui il Governo non intende derogare». Questo quanto detto ufficialmente, un mese fa, alla Camera dei deputati dal Presidente del Consiglio.
Alla luce delle considerazioni che precedono, sono quindi inammissibili la proposta di risoluzione n. 3, del senatore Antonione ed altri, l'ultimo periodo della proposta di risoluzione n. 6, del senatore Fernando Rossi, e il penultimo periodo della proposta di risoluzione n. 8, del senatore Calderoli.
Come di consueto, le rimanenti proposte di risoluzione saranno messe ai voti secondo l'ordine di presentazione, una dopo l'altra. L'approvazione o la reiezione di ciascuna di esse non produrrà effetti di assorbimento né di preclusione.
Quanto poi alla proposta di risoluzione n. 9, dei senatori Pirovano e Calderoli, la Presidenza, in primo luogo, osserva che essa di per sé non reca un indirizzo di politica estera, ma riguarda le conseguenze, sul piano della continuità del Governo, di un eventuale voto del Senato nel quale fosse determinante il voto dei senatori a vita; sotto questo aspetto la proposta sarebbe estranea all'argomento all'ordine del giorno.
In secondo luogo, la proposta riguarda un eventuale carattere determinante del voto dei senatori a vita. In questo modo essa pone una questione squisitamente istituzionale: pretende cioè di distinguere il significato e l'efficacia del voto dei senatori a vita da quello dei senatori eletti, ed introduce così una differenziazione nel corpo omogeneo del Senato che - come la Presidenza ha più volte avuto l'occasione di affermare e come ribadisce con fermezza anche nel caso presente - non ha alcun fondamento né nella Costituzione, né nel Regolamento della nostra Assemblea.
Per tali ragioni, la proposta di risoluzione n. 9 è inammissibile.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, vorrei esprimere due valutazioni rispetto alla presunta inammissibilità della proposta di risoluzione n. 8, perché credo che essa possa essere considerata in modo diverso da proposte di risoluzione che trattano un unico argomento, rispetto, invece, a una serie di argomenti che dovrebbero essere rispettati, fra cui anche la vicenda relativa alla caserma di Vicenza.
Tengo a ricordarle ciò proprio perché è stato aggiunto, nella riformulazione, che a Vicenza è di stanza la 173ª Brigata, utilizzata sia nella missione in Afghanistan che in quella in Iraq. Mi sembra quindi assolutamente pertinente il riferimento della base di Vicenza con le missioni.
Lei giustamente ricorda che il Parlamento si è già espresso in diverse sedute su tale argomento, ma non è colpa dell'opposizione, che ha presentato la proposta di risoluzione, se vi è una sottoscrizione di 170 parlamentari della maggioranza in cui invece si chiede una moratoria dello stesso.
A fronte di numeri così consistenti della maggioranza, credo che il Parlamento debba decidere se questa moratoria debba esserci o meno. Sicuramente non avremmo ribadito l'impegno se qualcuno non avesse sottoscritto tale richiesta di moratoria, fra cui numerosi senatori.
Passando alla risoluzione n. 9, Presidente, nella premessa si dichiara che «la nostra Costituzione prevede identici diritti e doveri per i senatori eletti, per i senatori di diritto e a vita e per i senatori a vita». Pertanto, la situazione è assolutamente opposta rispetto alla motivazione per cui essa viene respinta.
Si invita il Governo a compiere una riflessione, e quindi una valutazione politica in cui non vi è nulla di cogente, rispetto a ciò che ha sostenuto il Presidente della Repubblica, ossia la necessità che sulla politica estera vi fosse una maggioranza di 158 voti di senatori elettivi. Non ho potuto citare chi ha pronunciato tale affermazione, ma la fonte è evidente.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, prendo atto con estrema amarezza della sua dichiarazione di inammissibilità della mozione sulla base di Vicenza. In occasione della Conferenza dei Capigruppo, avevo manifestato la mia estrema contrarietà alla sua prossima decisione.
Lei si avvale del Regolamento e dei suoi poteri. Noi li rispettiamo, ma le segnaliamo che non condividiamo, perché riteniamo che lei stia consumando una strappo delle regole. Il motivo è semplice e molti colleghi non lo conoscono perché non partecipano alla Conferenza dei Capigruppo.
All'indomani dell'incontro tenutosi tra il nostro Presidente del Consiglio e il Presidente degli Stati Uniti e delle dichiarazioni dell'Ambasciatore americano, il quale ha affermato di aver ricevuto una lettera dal Governo italiano attraverso la quale gli si davano assicurazioni attinenti all'ampliamento della base di Vicenza, alla luce di questi fatti, abbiamo chiesto un dibattito sul contenuto dell'incontro avvenuto tra il Presidente del Consiglio e il Presidente degli Stati Uniti, contenuto che disconosciamo per il semplice motivo che il Ministro degli esteri non ce ne ha parlato.
Da tali ragioni nasceva la nostra richiesta, che si è poi congiunta con quella del collega Calderoli, che chiedeva che il Governo riferisse in Parlamento sugli esiti delle nostri missioni internazionali.
Quindi, vi è stato un tutt'uno, signor Presidente, e se agli atti della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari vi sono dei resoconti lei potrà riscontrare la vera storia di questa richiesta.
Nasce così ed ecco che noi riteniamo e continuiamo a ritenere che si stia facendo uno strappo, perché questo tema attiene ad un dibattito di politica estera e perché così è calendarizzato e così risulta dall'espressione utilizzata per indicare l'oggetto dell'ordine del giorno.
Signor Presidente, la politica estera riguarda i rapporti con gli Stati Uniti e il mantenimento dei nostri impegni sull'ampliamento di quella base; politica estera significa sapere con certezza dal Governo, che è presente qui in Aula e che sfugge al confronto, se la richiesta di moratoria, di rinvio dell'ampliamento della base, sottoscritta da 180 parlamentari della maggioranza e non dell'opposizione, troverà o meno accoglimento.
Questo chiedevamo con la nostra mozione e non altro, ma ci viene, purtroppo, negato da lei il dibattito e il voto in quest'Aula. Evidentemente però quest'Aula fa paura a chi già a febbraio ha dovuto subire, purtroppo per lui, la caduta del Governo; un'Aula che fa paura, tra l'altro, al nuovo emergente leader del Partito Democratico che, mezz'ora fa, ha dichiarato che non se ne può più e che il Paese, alle ore 17,10, non può rimanere appeso alle notizie su cosa accade in Senato e se un senatore vota in un modo o in un altro. Ha ragione lui: dica a Prodi di andare a casa! (Applausi dai Gruppi FI e AN).
D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, prendiamo atto del fatto che la maggioranza non è in grado di discutere di Vicenza, perché discutendo di Vicenza si divide. Oggi ha deciso di non dividersi, vuole andare in vacanza senza mostrare divisioni: siamo rammaricati che il Presidente del Senato offra alla maggioranza, per così dire, lo strumento tecnico per non dividersi. Non si illudano, però: il problema rimane!
Capiamo che il regolamento di conti verrà in autunno su un insieme di temi, tra cui le pensioni e l'Afghanistan (ho letto il documento sull'Afghanistan ed è incredibile quanto propongono 41 colleghi).
Prendiamo atto che questa maggioranza non può reggere su nessuno degli argomenti fondamentali sui quali deve essere unita. Vuole andare in vacanza come Governo balneare? Vada pure! È un Governo balneare che va in vacanza. Pertanto, Presidente, consideriamo la sua decisione un aiuto alla maggioranza in un momento di difficoltà. Non siamo sgomenti: vogliamo solo che non si illudano che non abbiamo capito! (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).
FINOCCHIARO (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (Ulivo). Signor Presidente, c'è una bizzarria in questo susseguirsi di interventi, tra cui in particolare, da ultimo, quello del collega D'Onofrio. Lo dico, ovviamente, senza alcuna intenzione di essere poco gentile nei suoi confronti.
Il senatore D'Onofrio, infatti, come pure il senatore Schifani, è intervenuto sulla proposta di risoluzione n. 11, a firma di 41 parlamentari, senza conoscere ancora il parere del Governo e, peraltro, senza che il presidente Marini abbia avanzato su tale proposta di risoluzione alcuna preoccupazione in ordine all'ammissibilità del testo.
L'altra argomentazione che viene addotta, per cui il presidente Schifani ha parlato addirittura di strappo alle regole, e cioè che siano state ritenute inammissibili le proposte di risoluzione aventi ad oggetto la vicenda relativa alla base di Vicenza, trova un principio di contraddizione nella stessa organizzazione complessiva dei lavori del Senato.
I colleghi ricordano benissimo che quando si è discusso della base di Vicenza era presente in Aula il ministro Parisi in rappresentanza del Governo, com'è normale per la divisione di competenze derivanti dall'attribuzione delle deleghe; i colleghi sanno benissimo, inoltre, che la Commissione difesa è convocata con la presenza del ministro Parisi per ragionare, appunto, delle comunicazioni del Governo sulla base di Vicenza. Ciò dimostra, ancora una volta, che questo argomento è estraneo a questo Consesso. Lo dico per capirci.
Che poi la maggioranza non sia in nessun modo, come dire, disponibile a discutere dei temi di politica estera che possono essere considerati, e talvolta lo sono stati, elementi che hanno introdotto - com'è assolutamente normale nelle grandi coalizioni, in tutti Paesi del mondo - delle divisioni è dato dal fatto che oggi discutiamo di politica estera in quest'Aula e votiamo delle proposte di risoluzione credo per la settima volta. (Applausi dai Gruppi Ulivo e IU-Verdi-Com).
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Signor Presidente, comprendo i suoi poteri, ma sono totalmente in dissenso con la sua decisione e con la volontà dei Capigruppo che l'ha ispirata. La ritengo un errore, in quanto non bisogna temere che un senatore eserciti il proprio diritto, previsto dai Regolamenti e dalla Costituzione.
Tutte le volte che sarò presente in quest'Aula e si parlerà di politica estera, io avrò il diritto e il dovere di ribadire la mia contrarietà alla guerra e alla costruzione della nuova base americana a Vicenza. La situazione di Vicenza è talmente estranea alla discussione che se ne è parlato in tutti gli interventi dei colleghi; è talmente estranea alle missioni internazionali che, come è stato ricordato, proprio da Vicenza sono partite le operazioni dei paracadutisti e delle forze aerotrasportate americane, sia per l'Iraq che per l'Afghanistan. Mi sembra quindi che si abbia paura di qualcosa di cui né il Governo, né, tanto meno, il nostro Ministro degli esteri dovrebbero avere paura.
Io cercherò di essere freddo, come ha affermato di essere il Ministro, e di non lasciarmi trasportare dal rigetto verso un Presidente del Senato ed un Governo che vogliono sottrarmi il diritto di far porre in votazione, restando magari da solo, qualcosa di lapalissiano, che è nel diritto di ciascun senatore.
Se non voto contro la mozione della maggioranza, è proprio perché cerco di restare freddo e, forse, perché so che altri, non il sottoscritto, lavorano per indebolire questo Governo. Se mi astengo dalla votazione, sarà per fare dispetto a questi ultimi.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, dall'intervento della collega Finocchiaro, non è chiaro se la Presidenza riterrà ammissibile la proposta di risoluzione n. 11.
Dopo tale chiarimento, e a seconda della sua risposta, mi riservo d'intervenire.
PRESIDENTE. Senatore Castelli, le confermo che la proposta di risoluzione n. 11 verrà messa ai voti.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, in questo caso, il mio intervento tratterà solo della questione di Vicenza.
Non so se è la collega Finocchiaro ad aderire alla sua tesi oppure - mi scusi signor Presidente - se è la Presidenza ad aderire alla tesi della collega Finocchiaro, Capogruppo dell'Ulivo. In questa sua decisione, ritengo esistere una sorta di fumus che lascia pensare alla volontà di evitare un voto assai imbarazzante.
D'altro canto, si racconta la favola del Re Nudo ed il collega Rossi, nel suo intervento, ha assai ben interpretato la voce dell'innocenza che, nella favola di Andersen, è affidata al bambino che dice la verità. Il collega Rossi, appunto, afferma che esiste la volontà di togliersi dall'imbarazzo di votare su tale questione.
Le decisioni della Presidenza sono inappellabili e non è possibile opporsi alla sua decisione, ma, francamente, essa appare una decisione molto più politica che non regolamentare. Signor Presidente, ne terremo conto, in quanto non è la prima volta, in questi ultimi giorni di luglio, che lei assume decisioni leggermente forzate dal punto di vista del Regolamento, secondo il nostro parere o almeno secondo il mio. Esse, infatti, sembrano piuttosto intese a togliere le castagne dal fuoco e a risolvere quei problemi della maggioranza, che, essenzialmente, sono problemi politici e non attinenti alla conduzione dei lavori dell'Aula.
D'altronde, ieri abbiamo assistito ad uno spettacolo cui mai avremmo pensato di assistere: il nostro arbitro supremo, il Presidente della Repubblica, che si mette a giocare una partita contro i magistrati, sempre difesi quando attaccavano la Casa delle Libertà.
Prendiamo atto anche di ciò, e lo aggiungiamo all'elenco delle circostanze che ci stupiscono, o forse no. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, UDC e AN).
BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Senatore Boccia, per il suo Gruppo è già intervenuta la senatrice Finocchiaro.
In merito a questo argomento, la Presidenza ha autorizzato un solo intervento per ciascun Gruppo. Questa è la regola, alla quale non ho fatto eccezioni.
MANTICA (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTICA (AN). Signor Presidente, capisco che sia un momento particolarmente difficile, ma vorrei riprendere una frase del ministro D'Alema e fare una battuta: capisco che la politica estera italiana ha un difetto, che difficilmente è estera, nel senso che molto spesso guarda a casa nostra. La decisione apparentemente regolamentare che lei ci ha comunicato è un classico atto di politica interna. Qui non si tratta di discutere sulla base di Vicenza, che è assolutamente congruente con il dibattito che stiamo facendo. C'è una posizione e mi spiace che la Presidenza del Senato si faccia carico di un problema della maggioranza, che forse riguarda più l'Afghanistan che la base di Vicenza e che attraverso un fatto regolamentare si impedisca a quest'Assemblea di esprimere liberamente un'opinione.
Quando riceviamo lezioni dal Ministro su alcune posizioni che assume l'opposizione in quest'Aula, vorrei ricordare che la Presidenza del Senato, in questo caso, facendo propria una politica estera rivolta all'interno, impedisce a quest'Assemblea di svolgere il suo compito. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Calderoli. Commenti del senatore Calderoli).
PRESIDENTE. Colleghi, capisco le ragioni della politica ed anche quelle della polemica, sempre. Voglio soltanto ricordare all'Assemblea che non mi fa molto piacere che si dica che il Presidente assume una posizione, come qualcuno ha detto, ispirata dal Ministro o dai Capigruppo della maggioranza: non mi ispira nessuno, non mi ha mai ispirato alcuno. Mi ispira solo questa affermazione del Presidente del Consiglio che, un mese fa, alla Camera ufficialmente si è espresso nei seguenti termini, parlando esplicitamente di Vicenza: «rispetto degli impegni già presi alla base del diritto internazionale e dei rapporti di pacifica convivenza tra i Paesi a cui il Governo non intende derogare».
Si tratta, quindi, di una posizione ribadita in termini formali ed ufficiali. Che senso ha metterci a discutere oggi, nell'ambito di una discussione che abbiamo svolto sulla politica estera con particolare riferimento alle missioni, per ribadire una posizione già assunta dal Governo e dal Presidente del Consiglio (che tra l'altro ha assunto alla sua responsabilità i problemi riguardanti Vicenza)? È assurdo. Credo che, proprio rispetto all'ordine del giorno e agli impegni assunti, non ci sia un rapporto.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La prego di essere breve, senatore.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, intervengo proprio per venire incontro alle sue richieste. Se il ministro D'Alema, in questa occasione, conferma quanto ha ribadito il presidente Prodi, prima di farla precludere, ritiro la mia proposta, perché vuol dire che rispetto a quanto ci ha riferito viene confermata quella decisione, se tale è la buona fede. Diversamente, mi dispiace, ma non c'è buona fede; piuttosto, il tentativo di non fare votare qualcosa all'Assemblea.
PRESIDENTE. Non è così. La gestione diretta della questione se l'è formalmente assunta il Presidente del Consiglio che, un mese fa, ha ribadito chiaramente la posizione del Governo. Non ne dobbiamo riparlare oggi.
CALDEROLI (LNP). Il Ministro parli.
PRESIDENTE. Invito il Ministro a pronunziarsi sulle proposte di risoluzione presentate.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Bene, passo all'espressione dei pareri.
CALDEROLI (LNP). Conferma o no Prodi?
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Senatore Calderoli, siamo in una democrazia parlamentare, nella quale, se lei vuole interrogare il Governo sulla base di Vicenza può presentare un'interrogazione o un'interpellanza. Così funzionano le democrazie ordinate.
Vengo dunque ai pareri sulle proposte di risoluzione presentate.(Commenti e dai Gruppi LNP e FI). Qui non bisogna gridare come se fossimo al mercato, perché si può presentare un'interpellanza, come si fa normalmente. (Commenti e proteste dai Gruppi LNP e FI).
Io me ne vado. Se non si può parlare, me ne posso andare, signor Presidente.
PRESIDENTE. Si può parlare.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Ho capito, ma io voglio silenzio.
PRESIDENTE. C'è stata una posizione esemplare del Senato, oggi.
STRANO (AN). Facci sognare, D'Alema. Facci sognare! Facci sognare!
PRESIDENTE. Per favore, senatore Strano: faccia parlare il signor Ministro.
La prego, signor Ministro.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Bene. Possiamo iniziare?
PARAVIA (AN). Signor Presidente, il Governo non risponde al 90 per cento delle interpellanze presentate.
PRESIDENTE. Il Governo sta parlando. Per favore, fate parlare il signor Ministro.
PARAVIA (AN). Non ha ancora risposto al 90 per cento delle interpellanze presentate.
PRESIDENTE. Va bene, faremo rispondere. Solleciteremo.
PARAVIA (AN). Lo spiritoso proprio non gli si addice; l'antipatico sì, ma lo spiritoso proprio no.
PRESIDENTE. Senatore Paravia, la prego. La invito ad esprimere il parere sulla proposta di risoluzione n. 1, signor Ministro.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Mi dà la parola, signor Presidente?
PRESIDENTE. Gliel'ho data.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Grazie, non l'avevo sentito.
Sulla proposta di risoluzione n. 1 il Governo è favorevole, ovviamente.
Sulla proposta di risoluzione n. 2 il Governo è contrario, perché esprime un giudizio pesantemente negativo rispetto all'iniziativa intrapresa dai Paesi europei dell'Europa mediterranea, sottoscritta anche dal nostro Governo e quindi è in palese contrasto con le comunicazioni che ho fornito qui, che hanno invece ribadito i valori di questa iniziativa e hanno ricordato come essa sia stata apprezzata dal Parlamento europeo.
Sulla proposta di risoluzione n. 4 non ho alcuna difficoltà ad esprimere un parere favorevole: il nostro Governo ha rapporti solidissimi con gli Stati Uniti, non c'è dubbio. Per quanto attiene alla seconda affermazione, che appare leggermente contorta, tuttavia mi sembra evidente che riferendosi agli impegni assunti dall'Italia nelle missioni internazionali i supporti logistici sono quelli delle Forze armate italiane e noi siamo a favore della logistica delle Forze armate italiane.
Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 5, certamente l'impegno italiano in Afghanistan complessivo - politico, militare, umanitario - si profila complesso e lungo ed è volto a costruire la pace e la stabilità, sulla base di quanto ho illustrato al Parlamento. Questo mi sembra sia detto dalla proposta di risoluzione e certamente intendiamo confermare il nostro impegno per la pace e la stabilità.
Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 6, presentata dal senatore Rossi, di cui è venuta meno la parte relativa a Vicenza, sinceramente - mi riferisco al dispositivo - il Governo esprime un parere favorevole: al di là di formulazioni che appaiono discutibili, ma la sostanza del dispositivo è che si impegna il Governo ad un ruolo propulsivo per la pace, per il disarmo nucleare (che è esattamente uno tema sul quale ci stiamo impegnando); l'abbandono delle guerre preventive è un appello superfluo perché noi siamo contrari, l'abbiamo dimostrato ritirando le nostre Forze armate dall'Iraq, tuttavia ad abundantiam; le relazioni con tutti gli Stati nel rispetto dei diritti dei popoli è qualcosa a cui siamo tenuti, quindi parere favorevole.
La proposta di risoluzione n. 7, a mio giudizio, non è accoglibile. Tra l'altro, introduce la percezione che la NATO sia impegnata sul territorio iracheno, il che non è vero, perché la NATO è presente soltanto con una missione di training che si svolge a Baghdad e non su tutto il territorio iracheno. Sinceramente rischia di determinare confusione, non mi sembra accoglibile per il modo in cui è formulata.
La proposta di risoluzione n. 8, presentata dal senatore Calderoli, contiene considerazioni polemiche verso singole personalità della maggioranza, eccetera, che a mia giudizio hanno poco a che fare con il dibattito di politica estera e il Governo esprime un parere contrario; tanto più che la parte positiva di questa proposta di risoluzione, cioè ribadire il valore del rapporto con gli Stati Uniti mi pare assorbito dal parere favorevole sulla precedente proposta di risoluzione che va in questo senso.
La proposta di risoluzione n. 9 è inammissibile perché palesemente contraria alla Costituzione.
Esprimo parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 10, che si presenta come una pesante condanna dell'Unione Europea e che, come tale, non è accoglibile.
Quanto alla proposta di risoluzione n. 11, esprimo parere favorevole sul dispositivo che mi pare una sintesi felice dove si legge: «approva la politica estera seguita dal Governo nella missione in Afghanistan». La premessa mi sembra inutilmente polemica verso colleghi che sono qui e con i quali si può discutere senza questi escamotage. Il parere favorevole, quindi, è limitato al dispositivo.
Sulla proposta di risoluzione n. 12 il parere è negativo perché conferma tutte le missioni internazionali avviate nella scorsa legislatura e non potremmo votare a favore avendo ritirato le Forze armate dall'Iraq e, quindi, avendo agito in un senso diverso rispetto a quello auspicato dalla proposta di risoluzione.
Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 13, questa non è accoglibile perché il Governo intende partecipare alla Conferenza intergovernativa sulla base del mandato approvato dal Consiglio europeo, che non prevede una correzione del Preambolo. Quindi, noi saremmo incoerenti con la volontà di partecipare alla conferenza allo scopo di realizzare il mandato deciso dal Consiglio europeo. Siccome ci sono altri Governi, come quello della Polonia, che vogliono riaprire la discussione, se anche noi ci mettessimo su questo piano, creeremmo - credo - un grave danno alla prospettiva di quell'accordo faticoso che è stato raggiunto e che ora bisogna semplicemente tradurre in un nuovo trattato. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Su cosa, senatore?
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Mi è rimasta la facoltà di ritirare la mia proposta di risoluzione? O anche quella mi è stata tolta?
PRESIDENTE. A lei nessuno ha tolto nessuna facoltà.
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Non mi pare.
PRESIDENTE. Lei, ritira la proposta di risoluzione n. 6 (testo 2)?
ROSSI Fernando (Misto-Consum). La ritiro, non solo per protesta nei suoi confronti, ma perché, ovviamente, c'è chi vuole fare il bambino e non capisce che tutto sta assieme, tutto si tiene: non si può approvare una cosa e non la sua conclusione; quindi, la ritiro. (Applausi del senatore Biondi).
MARINI Giulio (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINI Giulio (FI). Intervengo sulla proposta di risoluzione n. 7, su cui il Ministro ha espresso un parere per la seconda parte; gradirei che desse un parere sulla prima, sulla terza e quarta parte.
PRESIDENTE. Signor Ministro, c'è una richiesta specifica.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Credo che si valuti il senso delle proposte di risoluzione. La valutazione di ogni singola frase di ogni singolo dispositivo diventa un esercizio di cui capisco l'interesse strumentale, ma sinceramente credo che, quando si voti un documento, si interpreti il senso generale. È chiaro che ogni documento contiene tanti apprezzamenti e tante frasi condivisibili, ma sinceramente questo esercizio di spezzettare i concetti non mi sembra che alla fine produca una sintesi perspicua, nel senso che quello che decide il Senato deve essere comprensibile all'opinione pubblica.
Quindi, do atto a tutte le proposte di risoluzione di contenere tanti riferimenti positivi; poi, però, il giudizio si volge complessivamente ad accogliere quelle che sono accoglibili e non a spezzettare tutte le altre per togliere i riferimenti che non convincono, altrimenti qui saremmo impegnati in un lavoro di macelleria delle proposte di risoluzione che durerebbe giorni e giorni e che, a mio giudizio, non aiuterebbe neanche il Senato a prendere decisioni chiare e chiaramente comprensibili per l'opinione pubblica.
D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, il Ministro degli affari esteri ha interpretato un passaggio della proposta di risoluzione n. 2, quella firmata dai senatori dell'opposizione (Schifani, Matteoli, D'Onofrio, Castelli e Cutrufo), che ritengo fosse destinato a ben altra interpretazione.
Ammesso che il Ministro degli affari esteri voglia essere aiutato, per semplificare il suo lavoro, propongo ai colleghi Capigruppo che hanno firmato con me di togliere quell'inciso, affinché la nostra proposta di risoluzione sia tale senza di esso.
Vorrei dunque conoscere il parere del Ministro degli esteri sulla proposta di risoluzione n. 2, senza quell'inciso.
Chiedo ai colleghi Schifani e Matteoli e agli altri firmatari di concorrere a cancellare dal testo l'inciso in questione: il testo non aveva affatto il significato che gli ha voluto attribuire il Ministro degli affari esteri, ma per facilitare il tutto, lo espungiamo.
PRESIDENTE. Vuole precisare di quale inciso si tratta, per favore, senatore D'Onofrio?
D'ONOFRIO (UDC). Sì, signor Presidente, l'inciso è il seguente: «ogni iniziativa non unitaria intrapresa all'interno dell'Unione europea, come la lettera sottoscritta da dieci Paesi membri a Tony Blair, indebolisce la posizione dell'intera Europa nei confronti del conflitto in Medio Oriente».
Questo inciso, sul quale il Ministro degli esteri ha soffermato la propria attenzione, lo eliminiamo, in modo tale che rimanga il dispositivo della proposta di risoluzione che impegna il Governo, che è quanto ci interessa in modo serio. Togliamo ogni motivo di equivoco e lasciamo tutto com'è, cancellando questi due righi, visto che tutto il resto è esattamente la questione sulla quale chiediamo al Governo un'opinione.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Quali sono gli altri passaggi da togliere? Possiamo aprire un negoziato, perché ho delle proposte anch'io.
MATTEOLI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (AN). Signor Presidente, come firmatario della proposta di risoluzione n.2, aderisco a quanto ha detto ora il collega D'Onofrio.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Anch'io aderisco, signor Presidente, richiamandomi alle parole del ministro D'Alema, che ha espresso contrarietà alla nostra proposta di risoluzione in funzione dei momenti di criticità riscontrati nel punto, richiamato dal collega D'Onofrio, relativo ad ogni iniziativa non unitaria intrapresa.
Dal momento che il Ministro ha citato espressamente questo passaggio come punto di criticità, sono d'accordo ad eliminarlo.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, anch'io aderisco alla proposta avanzata dal collega D'Onofrio, sottolineando sommessamente un aspetto al ministro D'Alema: considerando che, benché sia stato Ministro più volte di me, forse temporalmente io lo sono stato per un tempo più lungo di lui, so bene che, ad un certo momento, nei Ministri nasce la sindrome per cui il Parlamento diventa una sorta di intralcio e si diventa più ministeriali che non parlamentari.
Vede, però, signor Ministro, il Parlamento è una cosa seria: la preghiamo di prendere sul serio le nostre considerazioni e le nostre proposte (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN). Si tolga quel sorrisetto che ha sotto i baffi e consideri seriamente le frasi, gli incisi, i punti, le virgole ed i punti e virgola: infatti, sa benissimo - al par di me e di tutti coloro che sono qui - che in queste proposte di risoluzione, se sono serie come speriamo che siano, contano anche i punti e virgola. È suo dovere, pertanto, considerare anche quelli, non soltanto il senso generale: questo lo faceva il Bignami, signor Ministro (non so se se lo ricorda: il Bignami spiegava il senso generale degli argomenti); qui, invece, bisogna considerare tutto.
Allora, per cortesia, dia un parere circostanziato sulla proposta di risoluzione modificata secondo il suggerimento del senatore D'Onofrio. (Applausi del senatore Polledri).
MARINI Giulio (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Intende intervenire sulla proposta di risoluzione n. 7, senatore Marini?
MARINI Giulio (FI). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINI Giulio (FI). Signor Presidente, sono convinto che il Ministro abbia da insegnarmi non solo questo, ma tantissime altre cose.
Desidero però eliminare dalla proposta di risoluzione n. 7 il seguente paragrafo: «ad operare in stretta cooperazione con tutte le Forze NATO impegnate in altre aree del territorio iracheno nello sforzo di costruzione della sicurezza interna irachena, premessa indispensabile di stabilità di governo».
Vorrei poi continuare ad ascoltare il giudizio del Ministro sul resto.
MANNINO (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANNINO (UDC). Chiedo di aggiungere la firma alla proposta di risoluzione n. 7.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, vorrei chiederle di valutare con rigore - come fa di solito - se sia ammissibile questa procedura: dopo aver ascoltato il parere del Governo, viene modificata la risoluzione presentata. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).
PRESIDENTE. Abbiamo soltanto assistito a una dimostrazione di buona volontà; ben venga, se ciò è possibile, in una materia come questa verso cui è rivolto l'interesse generale e un discorso serio e sereno è invocato quotidianamente. Del resto, ci avviamo alla conclusione dei lavori di questo pomeriggio.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente, a proposito della risoluzione n. 9, da lei giustamente dichiarata inammissibile, è accaduto che, a commento della sua decisione, il collega Calderoli citasse esplicitamente il Capo dello Stato ed alcune sue affermazioni a proposito di una diversa maggioranza costituzionale necessaria per approvare la politica estera.
Vede, Presidente, poiché accade, purtroppo, che quando si ripete più volte lo stesso messaggio, seppur falso, esso finisce per diventare una verità, vorrei che fosse chiaramente memorizzato che non è affatto vero che il Capo dello Stato abbia mai detto che per approvare indirizzi di politica estera sia necessaria una diversa maggioranza da quella prevista dalla Costituzione.
PRESIDENTE. Non voglio assolutamente aprire una discussione su questo punto: il Capo dello Stato ha sempre pronunciato parole chiare. Inoltre, la Costituzione impone una norma: è la ragione per cui ho dichiarato inammissibile quella risoluzione. Oltre a ciò, mi paiono assolutamente chiare le dichiarazioni che sono state espresse.
Chiedo quindi al ministro degli affari esteri, onorevole D'Alema, di pronunziarsi sulle proposte di risoluzione, così come modificate.
D'ALEMA, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri. Risulta abbastanza difficile seguire una discussione in cui le risoluzioni mutano progressivamente e non è neppure facile valutarne il senso complessivo in una sorta di complicato negoziato assembleare. È chiaro che se l'opposizione intende espungere dalle risoluzioni tutti i riferimenti critici al Governo, questo le approverà e ringrazierà l'opposizione. Potrei fornire una lista completa, per poter arrivare a un'intesa, dei riferimenti che suonano critici al Governo.
Infatti, ad esempio, nella risoluzione n. 2 c'è un riferimento a «pericolose parcellizzazioni» che ha senso solo perché nella premessa del dispositivo è espressa la critica; altrimenti, esso perde di significato e la risoluzione dovrebbe essere, a mio giudizio, riscritta per mantenere un senso.
Confermo il giudizio che ho espresso precedentemente sui testi delle proposte di risoluzione. (Applausi dal Gruppo Ulivo). Vi prego altresì di considerare che ho ascoltato con rispetto tutto il dibattito in quest'Aula, dall'inizio alla fine, prendendo appunti, anche se ogni tanto può essermi sfuggito un accenno di sorriso. Al di là dei sorrisi, credo che questo sia il modo di rispettare il Parlamento. Analogamente, ritengo che confermare i miei giudizi sia un altro modo di rispettare il Parlamento. (Applausi dai Gruppi Ulivo, IU-Verdi-Com, RC-SE e SDSE).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, signor Ministro, mi occorre pochissimo tempo per dire che i senatori e le senatrici dell'Italia dei Valori sosterranno la proposta di risoluzione di maggioranza.
Da un po' di tempo in quest'Aula dibattiamo di politica estera forse in modo più frequente rispetto a quanto sia giusto fare, però, da un anno a questa parte, noi ritroviamo una continuità nella politica estera della nostra Nazione - mi spiego - rispetto a quella che è stata la politica estera dell'Italia dal dopoguerra in poi. Una continuità che si ritrova sui valori dell'atlantismo, sui valori fondanti delle Nazioni Unite, una continuità che ci consente di poter dire che oggi noi pratichiamo, così come per il passato, una politica filo‑occidentale attenta ed autonoma.
Questo è quello che ci piace segnalare rispetto a ciò che era avvenuto in precedenza. La nostra politica filo-occidentale attenta ed automa si contrappone invece ad una politica filo-occidentale non attenta e non autonoma che aveva caratterizzato la legislatura precedente.
Se il nostro Ministro degli affari esteri oggi può dire, così come ha detto, che fermare il terrorismo con la guerra è stato controproducente, io penso che possa farlo perché noi siamo autonomi e attenti a quel che avviene complessivamente nell'ambito delle alleanze che nel Patto atlantico e sulle Nazioni Unite fondano la loro solidarietà. Concludo quindi confermando il voto a sostegno della proposta di risoluzione di maggioranza dei senatori e delle senatrici dell'Italia dei Valori.
*DEL PENNINO (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, desidero anch'io preliminarmente, come ha fatto il collega Buttiglione, esprimere a nome dei senatori del Gruppo della Democrazia Cristiana per le autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia la solidarietà al ministro D'Alema, come agli altri colleghi che ne sono stati oggetto, per l'attacco mediatico - giudiziario cui abbiamo assistito in questi giorni, attacco che ripropone il delicato problema di un corretto rapporto tra organi giudiziari e rappresentanze istituzionali e che ogni giorno di più è evidente nel nostro Paese.
Detto questo, i senatori del nostro Gruppo non voteranno per la proposta di risoluzione di maggioranza e voteranno invece a favore delle diverse risoluzioni presentate dai senatori Schifani, Pianetta, Mantica, Marini e Calderoli. Non possiamo votare la proposta di risoluzione che approva le comunicazioni del Governo non per un preconcetto di opposizione ma perché le dichiarazioni del Ministro degli esteri, pur contenendo considerazioni sulla politica europea e sull'impegno italiano per l'abolizione della pena di morte su cui conveniamo e su cui vasto è il consenso di tutte le forze politiche, appaiono, per altri versi, assai contraddittorie.
In particolare pur riconoscendo, a proposito della missione UNIFIL, il permanere di infiltrazioni di armi dalla Siria al Libano e il fatto che il controllo dei confini libanesi è oggi insufficiente, ci è apparso che, sul punto, egli sottovaluti i pericoli e la gravità della situazione. Basta ricordare le dichiarazioni al quotidiano in lingua araba «Hayat» dello sceicco Mohammed Yazbek, membro dell'ufficio politico di Hezbollah, che ha affermato: «Rispetto alla guerra dello scorso anno le nostre capacità sono quasi raddoppiate, siamo pronti ad ogni eventualità. Se il nemico si è preparato ed è pronto, noi pure siamo pronti a impartirgli una lezione che non dimenticherà».
La dichiarazione, arrivata dopo l'incontro a Damasco tra il segretario generale degli Hezbollah, Nasrallah, con il presidente Ahmadinejad e con quello siriano Bashar al‑Assad, è resa più significativa dal ruolo che lo sceicco Yazbek ricopre, cioè quello di rappresentante ufficiale in Libano della guida suprema iraniana, l'ayatollah Khamenei.
Ci saremmo quindi aspettati dal Ministro alcune precise proposte da avanzare in sede di Nazioni Unite sul come rendere più incisiva la missione UNIFIL e non solo l'affermazione che, secondo il capo del Governo libanese, è necessario estenderla sino al 2008.
Del pari, pur ribadendo l'importanza della Conferenza tenuta a Roma sull'Afghanistan, ella, onorevole Ministro, ha piuttosto posto l'enfasi sulla necessità di un confronto internazionale, promosso dall'Italia sul valore della missione afgana. Forse perché era condizionato dall'appello firmato da 41 senatori della sua maggioranza proprio questa mattina, che hanno affermato: "attendiamo ancora la svolta in Afghanistan. La coalizione internazionale sembrerebbe aver rinunciato a praticare una netta discontinuità rispetto al passato. Per queste ragioni torniamo oggi a chiedere al Governo italiano di impegnarsi per un'effettiva inversione di rotta".
Proseguivano poi in questo appello, dichiarando che "la soluzione diplomatica dovrà essere perseguita con massima determinazione attraverso una conferenza internazionale, coinvolgendo l'Europa, i Paesi presenti con propri contingenti militari e i Paesi confinanti, nonché tutte le componenti del popolo afgano, chi accetta la presenza delle truppe internazionali e chi la osteggia". Quindi, secondo questi colleghi, anche i talebani.
Ecco perciò, su questo punto delicato, se il Ministro avesse voluto precisare una posizione chiara, evidentemente avrebbe determinato non pochi contrasti nella maggioranza.
Per quanto riguarda il problema dei rapporti israeliano‑palestinesi, ci è sembrato che ella abbia voluto oggi correggere le sue precedenti dichiarazioni di San Miniato, ribadendo il ruolo di Abu Mazen e la sua personale amicizia con lui. Tuttavia, francamente, questo non ci appare ancora sufficiente. Hamas è un'organizzazione che ha un programma di guerra, di terrorismo e di distruzione di Israele. Non riteniamo possa mai essere coinvolta in un processo di pace, di costruzione dello Stato palestinese, se non ripudia il terrorismo come strumento di lotta e non accetta di riconoscere il diritto all'esistenza di Israele.
Ogni pur cauta apertura, di credito, verso questa organizzazione, il permetterle di ritenere che vi possa essere nei suoi confronti un ammorbidimento della comunità internazionale, senza che essa modifichi le sue posizioni, è qualcosa che non rafforza Abu Mazen e non avvicina il processo di pace in quella martoriata area.
Negli scorsi giorni - credo l'abbia ribadito anche poc'anzi in Aula - un autorevole collega della sua parte politica, il senatore Furio Colombo, ha scritto su «l'Unità» che "è chiaro a tutti ormai che senza Israele non ci sarebbe mai stata neppure la rivendicazione di uno Stato palestinese, dal momento che Giordania ed Egitto si erano già attribuite parte del territorio che avrebbe dovuto diventare Palestina". E proseguiva, affermando che "senza la permanenza stabile e sicura di Israele e del suo diritto alla pace non ci sarà mai alcuna patria dei palestinesi, ma soltanto guerriglia senza fine".
Sono affermazioni che condividiamo totalmente. La difesa del diritto di Israele ad uno Stato sicuro, secondo il Gruppo dei senatori della Democrazia cristiana, del Partito repubblicano, del Movimento per le autonomie, deve rimanere il punto centrale di ogni politica italiana nel Medioriente. (Applausi dai Gruppi DCA-PRI-MPA e FI).
BACCINI (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BACCINI (UDC). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, credo che l'occasione per dibattere sulla politica estera sia sempre un momento di grande rilievo per il Parlamento italiano, per le nostre istituzioni, ma, soprattutto, per la nostra politica. Credo che nella relazione del Ministro degli esteri ci siano stati sicuramente - come ricordava il collega Buttiglione - spunti di intervento interessanti, che noi condividiamo, il riferimento alla politica della pace, alla battaglia contro la pena di morte, alla lotta alla povertà, alla sicurezza e tanti riferimenti anche del Governo, sull'azione della Farnesina, sulla politica estera nel nostro Paese, ma, soprattutto, anche il riferimento alla coerenza di una politica estera che intende essere sottolineata anche in quest'Aula.
Il Medio Oriente più europeo è una delle vocazioni del Ministro degli affari esteri. Certo, il tempo non ci consente - e spero si tratti solo del tempo - di valutare argomenti importanti come il tema del Mediterraneo e le priorità italiane che da sempre sono la vocazione naturale della nostra politica estera e che segnano il passo io credo in questi ultimi anni: le politiche del Mediterraneo, la politica dei Balcani, dell'America latina, tutti argomenti che ritengo sostanzialmente importanti, come quello della cooperazione culturale, che troppe volte è rimasto assente.
Abbiamo ricordato, noi per primi, dell'UDC, che la cooperazione culturale deve servire a far capire nel mondo che l'Italia è una superpotenza non militare, ma culturale e la diplomazia preventiva, alla quale il collega Rocco Buttiglione ha fatto riferimento, la grande rete politica, culturale, di solidarietà nella quale deve rimanere impigliata la pace è la politica che noi di ispirazione cristiana, che usiamo lo stesso linguaggio dei cittadini, non solo italiani, europei e del mondo, vogliamo rappresentare anche in questo contesto.
E proprio per questo anche io vorrei ripetere l'appello ai senatori a vita di valutare nel contesto le proposte di risoluzione, perché credo che soprattutto in questo momento della politica estera sia importante entrare nei nodi dei problemi.
Quindi, signor Ministro, signor Presidente, bisogna partire da una base, da convinzioni, da valori fondamentali per capire se lei rappresenta, con la sua politica, una autorevole posizione personale o se la sua politica la rappresenta anche il suo Governo, la sua maggioranza.
Noi abbiamo una visione romantica della politica estera. Pensiamo che la politica estera di un Paese rappresenti il luogo naturale, dove si saldano i valori condivisi della comunità nazionale, si fissano le priorità. E qui non ho ascoltato priorità, ho ascoltato un elenco di problemi importanti.
Su queste priorità, con le quali ci si apre al confronto con le altre realtà nazionali e sovranazionali, ci si sente accomunati da un comune destino e sorretti da un'unica conoscenza ed identità.
Questa è la politica estera che noi immaginiamo, che tra l'altro lei ha accennato, la politica estera dell'Italia, se davvero vuole essere condivisione di valori, come molti colleghi hanno accennato in Aula, e coscienza matura dell'intera nazione non può prescindere da alcuni princìpi indefettibili: credibilità, chiarezza, affidabilità, coerenza e coraggio.
È proprio sulla coerenza che vorrei tornare dato che lei ne ha parlato molto, signor Ministro degli esteri. Ma la credibilità non può derivare da un esercizio acrobatico, come ho visto fare anche nell'Aula, nell'espressione dei pareri; un esercizio acrobatico che non sta nella qualità di eccellenza anche della sua figura, signor Ministro, che noi rispettiamo.
E non pensiamo assolutamente che le sue dichiarazioni siano in libertà e che le dichiarazioni che lei ha fatto sui problemi del Medio Oriente siano uscite per caso. No! A nostro parere vi è una politica che lei rappresenta, chiara e convinta.
Ecco allora, anche in questo contesto, la ricomposizione delle lacerazioni, delle divisioni, delle contraddizioni che alcuni colleghi della maggioranza hanno evidenziato in modo coraggioso, di una maggioranza politica, quale essa sia, perché la credibilità di una politica estera non può prescindere, a mio parere, da una ricerca costante di una condivisione allargata a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, nella consapevolezza che il destino di una maggioranza non possa rappresentare il destino del Paese.
Proprio per parlare del tema principale, quello che ci ha portato a discutere, voglio ritornare sulla questione di Hamas, tramite il suo leader, che ha ringraziato il ministro D'Alema per le sue parole. Lo ha fatto in maniera convinta e noi vogliamo sottolineare senza acredine questa posizione politica. Il ministro D'Alema ha detto che Hamas è una forza reale, che rappresenta gran parte del popolo palestinese. Una dichiarazione che può andar bene se fatta da un politico in Parlamento ma che se fatta dal Ministro degli esteri assume più importanza, perché si tratta ovviamente di una posizione politica che rappresenta il punto di caduta della politica estera del Paese quando magari la moderazione nello stesso Paese viene mortificata. Lei ha parlato di amicizia con Abu Mazen, ha parlato di amicizia con il Premier; è uno strano modo di essere amici quello di affermare che Hamas è una forza reale di rappresentanza e che rappresenta gran parte del popolo palestinese.
Signor Ministro, pensiamo che lei noi sia uno sprovveduto, ma una persona da stimare, perché nella diversità delle impostazioni ha il coraggio di fare delle dichiarazioni, ma è nostro dovere sottolineare le differenze, anche con quella che noi pensiamo dovrebbe essere l'iniziativa dell'Italia. L'iniziativa di D'Alema tende, a nostro parere, a legittimare con queste parole Hamas di fronte alla comunità internazionale. Con questa iniziativa del Ministro degli esteri italiano appare evidente che Hamas ha così segnato un punto nel braccio di ferro con il presidente Abu Mazen, la cui posta in gioco è il diritto di rappresentanza dei palestinesi. Appare evidente che il Ministro degli esteri voglia accettare come interlocutore gli integralisti di Hamas al posto del moderato Abu Mazen.
Non ci convince nemmeno la teoria delle democratiche elezioni, che hanno legittimato Hamas. In quelle dichiarazioni noi non ci ritroviamo, ma siamo però d'accordo con l'ambasciatore israeliano Meir, il quale ha ragione quando ricorda al ministro D'Alema che anche Hitler vinse, come Hamas, democratiche elezioni e che quello non può essere un argomento buono per legittimare dei fanatici estremisti. Non è possibile.
Lei ha fatto molti riferimenti a sintonie europee, o meglio, alla moderazione europea, o meglio ancora, a un Medioriente europeo; devo constatare che c'è un'Europa - e ho concluso Presidente - che sta scambiando il realismo con le proprie illusioni, pensa di poter trattare con chiunque, anche con il diavolo, trovandosi comunque il tornaconto. È pura illusione a nostro parere pensare di negoziare con il fanatismo religioso nell'utopia di una reciproca soddisfazione. E allora, signor Presidente, noi registriamo che gli stessi francesi hanno preso le distanze dalle sue parole, da questa politica.
Il ministro D'Alema è certamente coerente e questa coerenza vogliamo portare all'attenzione del nostro Parlamento. Su questa coerenza c'è continuità tra le diverse iniziative del Governo Prodi nello scenario del Medioriente. Infatti, ai tempi della guerra in Libano (luglio 2006) lo stesso ministro D'Alema legittimò gli Hezbollah con parole simili a quelle usate per Hamas: è una forza popolare radicata nella società libanese. Dialogo possibile? Apertura? È necessario per il Paese?
Signor Presidente, le ottime relazioni instaurate con Iran e Siria, che a nostro parere sono gli Stati degli Hezbollah e di Hamas, sono certamente coerenti e il senatore Guzzanti su questo tema ha detto delle cose che noi condividiamo. Consentitemi di dubitare che l'arrendevolezza nei confronti degli estremisti e dei loro sponsor serva alla stabilità del Medioriente e quindi agli interessi dell'Italia e dell'Europa.
Credo che il Parlamento italiano e in particolare il Senato della Repubblica possa trovare lo spazio per riconoscere che buttare a mare i moderati, come oggi Abu Mazen, e legittimare gli estremisti è sempre stata, tra tutte le politiche, la peggiore. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Malan. Congratulazioni).
TONINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (Aut). Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie voterà a favore della proposta di risoluzione della maggioranza. Ha infatti apprezzato la relazione del ministro D'Alema, per la chiarezza di princìpi che l'ha ispirata, per la trasparenza degli obiettivi politici indicati ed anche per il realismo dell'analisi dei fatti.
Vorrei sottolineare che proprio questo mi pare il punto fondamentale da recuperare insieme, in questa fase così difficile della politica internazionale, ossia il senso del limite della nostra politica estera come il senso della complessità del quadro dello scenario internazionale che stiamo vivendo e rispetto al quale non mi pare abbondino a livello internazionale ricette semplici.
Mi rivolgo in particolare ai colleghi dell'opposizione, che sono intervenuti sottolineando le presunte ambiguità della politica estera del Governo. Vedete, colleghi, noi viviamo una fase nella quale grandi e molteplici sono gli elementi di incertezza del quadro internazionale.
Ciò non impedisce al nostro Governo e alla maggioranza che lo esprime di avere una chiarezza forte su quali siano gli obiettivi di fondo della nostra politica estera, che hanno fatto la storia della politica estera italiana dal dopoguerra ad oggi, potremmo dire da De Gasperi a Prodi.
Innanzitutto, vi è la centralità della costruzione di un'Europa politica insieme e inscindibilmente con l'amicizia transatlantica con gli Stati Uniti e una forte politica mediterranea per la pace, resa ancora più interessante dal fatto che questo mare, che un tempo si chiamò "nostro", ai tempi dell'antica Roma, è tornato ad essere centrale nello scacchiere internazionale.
Dopo essere stato marginalizzato, paradossalmente, dalla scoperta dell'America ad opera di un italiano, il Mediterraneo oggi è tornato ad essere un elemento centrale nei traffici mondiali ed è strategico per il nostro Paese lavorare per la pace nel Mediterraneo.
Credo che il Parlamento sia unito su questi tre punti. Vorrei dire ai colleghi dell'opposizione che non è una grande politica presentare il Paese diviso, quando esso nella sua stragrande maggioranza - e questo Parlamento ne è perfettamente espressione - è unito su questi tre punti.
Dobbiamo lavorare per l'Europa, per la solidarietà transatlantica, per fare del Mediterraneo un mare di pace. Su questi tre punti la politica estera italiana è unitaria e può vedere l'unità del Parlamento, delle forze politiche e del Paese.
Dopodiché, ci sono i problemi di fronte ai quali ci troviamo e, in particolare, le tre aree nelle quali, tra l'altro, sono presenti le nostre truppe. Il ministro D'Alema, con grande onestà intellettuale e politica, le ha indicate come situazioni problematiche, che tali sono e tali restano.
Presidenza del vice presidente BACCINI (ore 20,10)
(Segue TONINI). È problematica la situazione dell'Afghanistan e non ce lo possiamo nascondere. Infatti, a quasi sei anni dall'intervento in Afghanistan l'area è tutt'altro che pacificata. Noi corriamo il rischio - abbiamo visto cosa è successo a Herat qualche mese fa - che un intervento condotto prevalentemente attraverso lo strumento della guerra aerea provochi una tale quantità di vittime civili da rendere difficile quella conquista delle menti e dei cuori che è l'elemento strategico per il successo del Governo Karzai.
Ricordare questi fatti non è pusillanimità di fronte alla guerra al terrorismo, ma un elemento di realismo senza il quale la guerra al terrorismo diventa retorica che costruisce da sola la sua sconfitta.
Dobbiamo invece lavorare affinché l'intervento in Afghanistan sia davvero uno strumento per la costruzione di un Governo stabile e democratico in quel Paese. Da questo punto di vista, la Conferenza internazionale sulla giustizia e sulla costruzione in quel Paese di un sistema giudiziario basato sullo Stato di diritto, pur presentando elementi, se vogliamo, di forte volontarismo, certamente va in quella direzione, nella direzione giusta.
Il secondo dossier è ancora più problematico, se possibile: si tratta dei profili legati alla missione UNIFIL nel delicatissimo confine tra Israele e Libano. Chi può dire di avere la chiave per la soluzione di quel problema? Ci troviamo davvero di fronte ad un contesto nel quale facciamo i conti (pensiamo, ad esempio, alla vicenda che ha lacerato la comunità palestinese) con il grande dilemma del mondo arabo nel nostro tempo, un dilemma che sembra essere tragico.
Pertanto, se da una parte c'è la via dell'autoritarismo laico, dei regimi autoritari con tratti anche sanguinari in molti casi (pensiamo a cosa è stato il regime di Saddam Hussein in Iraq), che tuttavia garantivano una pace interna, naturalmente relativa e macchiata da crimini orrendi, dall'altra parte sembra che l'unica alternativa possibile sia quella del ricorso ad una democrazia totalitaria di tipo fondamentalista islamico.
Può essere questa l'alternativa al regime corrotto di Al Fatah, che ha provocato una giusta reazione da parte di tanti palestinesi, per finire naturalmente nel rischio di un Hamas che può essere lo strumento di una rivoluzione di totalitarismo fondamentalista? Questa è la tragedia nella quale vive il mondo arabo. Com'è possibile pensare ad una politica estera del nostro Paese che insista in quell'area senza fare i conti con questa tragedia?
Allora, è evidente che il filo per noi non può che essere quello di costruire elementi di dialogo. Certamente ha ragione il senatore Guzzanti nel dire che non bastano i generici appelli al dialogo, ma certamente, come abbiamo visto in questi anni, non servono neppure le esibizioni muscolari. E se c'è stata una gigantesca esibizione muscolare, è stata la guerra in Iraq, con quello che è costata in termini di risorse e di vittime, da una parte e dall'altra: abbiamo ereditato la più grande guerra civile della storia di quella parte del mondo che, in termini geopolitici, non ha prodotto altro se non il rafforzamento dell'Iran e della Siria, che adesso sono diventati attori imprescindibili per qualunque soluzione si intenda dare alla politica di quell'area.
Dico questo non per contrapporre argomento ad argomento, ma per dire che siamo davvero in un contesto di grande difficoltà e delicatezza. Credo allora che una politica condivisa, da parte nostra, sia una politica che faccia i conti con realismo con tale situazione, tenendo aperto quell'unico filo che ci può portare da qualche parte, tentando cioè di moltiplicare le occasioni di confronto e di dialogo per arrivare a quella soluzione di pace che tutti riteniamo l'unica giusta e quindi possibile nell'area, vale a dire il pieno riconoscimento dei diritti dello Stato di Israele, il diritto all'esistenza e a vivere in pace e in sicurezza e, dall'altra parte, il diritto del popolo palestinese ad avere un suo Stato e un suo Governo.
La contraddizione tra la situazione reale e questa prospettiva è tale da apparire disperante rispetto ai tentativi della politica estera, ma questo è l'obiettivo che ci deve unire e sul quale penso sia possibile di nuovo vedere il nostro Paese unito. Non capisco, infatti, perché dobbiamo costruire ed inventare occasioni per ragioni patentemente di politica interna (e non della migliore politica interna) per mascherare quella che invece sarebbe una solidarietà interna del nostro Paese nella sua proiezione internazionale.
Infine, il terzo dossier, non meno complesso e delicato, è relativo al Kosovo, poco evocato nel dibattito di oggi. Si tratta di un tema assolutamente delicato e difficile. Ho colto nelle parole del ministro D'Alema una realistica considerazione della debolezza della proposta europea avanzata dal mediatore Ahtisaari. Ne abbiamo parlato ampiamente anche in Commissione affari esteri del Senato.
Certamente anche in quel caso ci troviamo di fronte ad una contraddizione tra la spinta forte, che viene in particolare dall'Amministrazione americana, per un riconoscimento unilaterale dell'indipendenza del Kosovo, che porterebbe nuovamente ad una situazione di grande rischio di instabilità dell'area, e il veto russo a qualunque riconoscimento di tale indipendenza attraverso il Consiglio di Sicurezza.
Io credo che anche lì l'Europa debba e possa giocare un ruolo importante e che assolutamente fondamentale sia il ruolo che può giocare il nostro Paese.
Signor Presidente, concludo con un appello a ricostruire, in quest'Aula, a partire da quest'Aula e dalla natura dei numeri esistenti in quest'Aula, le ragioni per una politica estera condivisa. Il Paese ne ha bisogno e ce ne sarà grato. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo).
COSSUTTA (IU-Verdi-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COSSUTTA (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi carissimi, il quadro internazionale ha subito pericolosi aggravamenti. Le preoccupazioni espresse dal Ministro degli esteri in quest'Aula qualche mese fa hanno trovato, secondo me, un'accentuata conferma. Non mi riferisco soltanto alle zone dove sono presenti contingenti militari italiani, ma anche alle condizioni conflittuali caratterizzanti buona parte dello scacchiere mondiale.
In Europa siamo, di fatto, spettatori pressoché inerti di un processo di grave arretramento. Questo per quanto riguarda le ormai lontane ambizioni di riuscire a costruire una comunità, l'Unione Europea, in grado di pesare non esclusivamente sul piano economico e finanziario, ma su quello diplomatico e della sicurezza. L'euro è, da tempo, la moneta più forte del mondo, ma i suoi possessori, i popoli europei, pesano assai poco nella soluzione dei problemi mondiali e su quelli stessi del vecchio Continente. La preclusione britannica, fortificata dalla surreale opposizione polacca, ha avuto la meglio quanto alle prospettive di innovazione.
Marchiamo il passo. L'Europa tarda ad essere quell'entità politica obiettivo minimo dei fondatori dell'Unione. Al di là delle dispute sul ruolo della Commissione e del Consiglio, e sul loro funzionamento, si addensano nubi oscure che minacciano la sicurezza e la pace medesima in primo luogo qui, ai nostri confini.
Per quanto riguarda le vicende del Kosovo, gli albanesi non accettano un'autonomia che non sia anche totale indipendenza per quella terra solcata da secolari contrasti e da guerre feroci. I serbi, dal canto loro, non ammettono una separazione definitiva dal loro territorio o modifiche dei loro confini. Si prospettano i rischi di un mancato accordo tra le parti e, in carenza di qualunque soluzione decisa dalle Nazioni Unite, di pronunciamenti unilaterali che portino al precipitare drammatico del conflitto. Nei Balcani è possibile sentire nuovamente rombi di cannone.
L'Italia, che con America, Russia e Francia fa parte del gruppo di contatto chiamato a trovare la difficilissima soluzione, deve impegnarsi a non accettare né avallare alcuna decisione unilaterale. Essa deve impegnarsi a fondo, anche più degli altri, perché noi più di altri siamo coinvolti, non solo per la vicinanza territoriale e per la presenza di nostri militari nella zona, ma perché duramente provati nella nostra stessa coscienza nazionale dalla tragica guerra della NATO contro la Jugoslavia alla fine degli anni Novanta.
Guardando all'Est del Continente, si scorgono pericoli non meno gravi, come i missili russi puntati sulle capitali d'Europa in risposta all'installazione di armi ultrapotenti da parte degli americani ai confini della Russia: proprio lì, cioè obiettivamente contro la Russia e non contro gli improbabili missili iraniani. Dunque, sono armi puntate sull'Europa senza interpellare né l'Europa, né la superstite alleanza militare esistente fra gran parte dei suoi Stati, vale a dire la NATO.
Tutto questo ci riporta amaramente e pericolosamente indietro negli anni. L'Italia e l'Europa non possono stare a guardare. Certo, sono preoccupate ed allarmate ma, sostanzialmente, ignave.
Le minacce di una politica aggressiva dell'Iran vanno fronteggiate con fermezza politica e mezzi diplomatici, coinvolgendo in una comune responsabilità Europa e Stati Uniti con i Paesi arabi. In questo si esprime il nocciolo della linea del Governo italiano per il Medio Oriente.
Io condivido questa linea, condivido l'analisi e le indicazioni del ministro D'Alema, ben sapendo che, come egli ha ripetutamente sostenuto, l'origine degli incendi che hanno infuocato quelle regioni e quelle popolazioni sta nel non risolto problema palestinese, non risolto dopo mezzo secolo: cinquanta terribili anni. E senza la creazione dello Stato di Palestina, che è diritto inalienabile del popolo palestinese, lì non vi potrà essere sicurezza per nessuno. La sicurezza stessa d'Israele, che è diritto inalienabile di quel popolo, non potrà fondarsi all'infinito sulla forza dei suoi armamenti.
La pace in tutta l'area nasce e sparisce a fasi alterne, perché è solo tregua. Pace si avrà soltanto nel riconoscimento e nella esistenza di due Stati per due popoli: la terra dei palestinesi deve tornare ai palestinesi tutta intera, determinando con questo che la sicurezza di Israele potrà essere sicuramente riconosciuta, sicuramente garantita. E dopo la drammatica scissione tra i palestinesi, vanno sostenuti gli sforzi per accelerare, non per allontanare il processo di pace. Questo sta facendo il Governo italiano, intervenendo politicamente verso il Governo d'Israele, verso il Governo di Abu Mazen, verso Siria e verso Iran, verso Libano, verso Egitto, verso i Paesi arabi e verso gli attuali governanti della Striscia di Gaza.
La pace si costruisce con atti di pace. I pericoli sono gravi, ma più gravi sono i pericoli e più grandi devono essere gli sforzi di pace per coinvolgere tutti, per non isolare nessuno e quanti dal proprio isolamento possono trarre soltanto conclusioni e atteggiamenti di esasperazione certo gravi e da contrastare, ma pur sempre pericolosi e insidiosi. Con la guerra non si risolve nulla: non si risolve in Iraq, dove l'ostinazione aggressiva del Governo americano va incontro ad una inevitabile disfatta, mentre l'Europa, l'Unione Europea, come ha dimostrato proprio ieri Sergio Romano sul «Corriere della Sera», in Iraq è stata già sconfitta, e non si risolve in Afghanistan, dove l'occupazione militare non ha fatto progredire né la sicurezza, né lo sviluppo di quel popolo. Da quel territorio, signor Ministro, cari colleghi, è ormai giunto il momento di programmare seriamente il rientro dei nostri militari. Il voto del Gruppo Insieme con l'Unione, a favore della politica estera qui esposta dal ministro D'Alema, si accompagna al nostro impegno per tale obiettivo. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo e SDSE. Congratulazioni).
PISA (SDSE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISA (SDSE). Signor Presidente, il nostro Gruppo voterà a favore delle comunicazioni del Ministro degli affari esteri, di cui condivide molte affermazioni. Prima di tutto, il forte richiamo al ruolo dell'Europa nella politica estera, come fattore di stabilizzazione e di pace. Ed è proprio per questo che siamo preoccupati per l'abbandono progressivo della strategia del disarmo nel nostro Continente. Ne ha parlato anche Benedetto XVI, domenica scorsa.
Abbandono della strategia del disarmo che si sta realizzando attraverso gli Accordi bilaterali tra Stati Uniti, Polonia e Repubblica Ceca per impiantare in quei Paesi il sistema dello scudo spaziale, teoricamente in funzione anti-iraniana. Questo ha determinato reazioni molto aspre da parte della Russia, che lo ha giudicato una minaccia agli equilibri preesistenti, aumentando a sua volta una ripresa dell'escalation negli armamenti. Questo alimenta un clima di vera e propria guerra fredda.
Non solo. La Russia, dopo aver offerto agli Stati Uniti, senza esito, l'alternativa di trasferire in Azerbaigian il sistema di difesa missilistica, ha deciso la moratoria dell'accordo CFE per il controllo delle armi convenzionali e ha dichiarato che se il dispiegamento del sistema antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca proseguirà, sarà costretta a sopprimere le minacce potenziali che vengono da questi dispiegamenti. Insomma, è un orizzonte minaccioso.
È evidente che si è così determinata una tensione che due potenze extraeuropee - Stati Uniti e Russia - agitano sulla testa di un'Europa ancora debole politicamente e militarmente non autonoma, obiettivo ideale per un'azione destabilizzante della sua strategia. Giustamente lei, Ministro, ha giudicato inopportuno dal punto di vista del metodo questo accordo bilaterale su una materia che avrebbe dovuto essere trattata in sede multilaterale, per esempio in sede Nato. Il punto è che, parallelamente a questa Dichiarazione, l'Italia il 17 febbraio aveva già firmato un Accordo quadro bilaterale con gli Stati Uniti per la condivisione di tecnologia di difesa missilistica riguardante il sistema MBDS, appunto lo scudo antimissile. L'Accordo, che si è tentato di spacciare per mero scambio di informazioni o pura cooperazione tecnologica, anche se fosse autorizzato in ambito NATO, rappresenterebbe per il nostro Paese una scelta sciagurata, minacciosa e strategicamente destabilizzante.
Abbiamo apprezzato, invece, le valutazioni espresse sulla necessità di impegnarsi - ne ha parlato, Ministro, quando ha ricordato il vertice del G8 - contro la povertà e le diseguaglianze nel mondo come primo fattore di equilibrio, perché bonificare i bacini d'odio e consentire una vita più dignitosa per tutti, oltre che importante, è uno dei modi per prevenire l'attecchire di ideologie integraliste.
Abbiamo anche condiviso le valutazioni sulla missione UNIFIL in Libano, di cui abbiamo apprezzato il fatto di essere avvenuta per impulso dell'Europa, decisa dall'ONU con il consenso dei belligeranti e che ha prodotto la sospensione delle ostilità. Si è creata la condizione per un processo di stabilizzazione che, anche se tarda ad arrivare (lei ne ha parlato tanto), va comunque perseguito con il coinvolgimento di tutti gli attori in campo, diretti ed indiretti (dalla Siria all'Iran, dalla Giordania ai Paesi arabi). Siamo consapevoli che è una missione molto pericolosa e per questo credo che tutti in quest'Aula siamo molto vicini ai nostri soldati.
Abbiamo anche apprezzato le sue posizioni equilibrate ed appassionate insieme nei confronti della difficile situazione in Palestina ed Israele e condividiamo il metodo della trattativa sempre, comunque e con chiunque. Anzi, il disastro politico e la mattanza umana del grande Medio Oriente (parlo di Afghanistan ed Iraq) è dovuto al fatto di avere trascurato la via della trattativa e di aver scelto la strada della forza e delle armi.
Oggi anche negli Stati Uniti c'è un ripensamento rispetto al senso di queste guerre, non solo negli ambienti democratici e negli editoriali progressisti. Il politologo repubblicano Edward Luttwak ha scritto che per superare il senso di umiliazione e di sconfitta delle antiche nazioni del Medio Oriente - cito testualmente - occorre «evitare invasioni militari e lasciare che i popoli del Medio Oriente vivano la propria storia». Tradotto, significa che la strategia adottata fino adesso non ha pagato. Questo viene detto nello stesso momento in cui in Afghanistan la Nato giustifica le stragi "dal cielo" di civili affermando che questo succede perché le truppe di terra sono troppo scarse.
In Afghanistan la Nato ha adottato comandi e metodi di «Enduring freedom», confondendosi con essa, e questo rende il quadro sempre più drammatico. Che le truppe d'occupazione restino non e la soluzione del problema della sicurezza dell'Afghanistan, ma costituisce una parte del problema. Gli eserciti d'occupazione non hanno reso l'Afghanistan più sicuro e vivibile: c'è la corruzione che è aumentata, il narcotraffico, il dominio dei signori della guerra, l'insorgenza talebana. È una guerra di occupazione che ha peggiorato la situazione.
Il nostro Paese resta in Afghanistan con i suoi militari, coinvolto in una guerra d'occupazione, non per migliorare le condizioni di vita degli afgani, che sono nonostante tutti i nostri sforzi peggiorate, come risulta dai tanti civili inermi ammazzati nei bombardamenti anche della Nato, ma in virtù di una coalizione internazionale dominata dagli interessi geopolitici degli Stati Uniti. In questo modo il mezzo, la coalizione, diventa il fine.
Il voto parlamentare sulla missione afgana lo scorso marzo fu dato - e anche per molti di noi della sinistra con una grande sofferenza - nella prospettiva di una svolta positiva che non si è ancora realizzata.
Lei oggi ha parlato della Conferenza internazionale di pace; rimane un obiettivo condiviso, ma è importante riuscire a coinvolgere tutta l'Europa e tutte le organizzazioni internazionali e gli Stati Uniti al più presto. Questo non dipende solo da un fatto volontaristico.
È importante farlo al più presto perché la pace in Afghanistan non è un problema anche della sinistra italiana o di tutta la maggioranza o di tutto il Parlamento, ma è un bisogno vitale per la popolazione afgana. Per questo occorre farlo in fretta. (Applausi dai Gruppi SDSE e RC-SE. Congratulazioni).
DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, una cosa di cui tutti siamo estremamente convinti è che il terrorismo oggi sia una minaccia e forse la prima minaccia mondiale cui noi dobbiamo prestare attenzione.
I Paesi che hanno più mezzi, più disponibilità e che hanno conosciuto democrazie più solide hanno anche il dovere di farsi carico di neutralizzare i tentativi di destabilizzazione mondiale.
Ministro, a noi poco importa come si chiamino i destabilizzatori. Siano jihadisti, siano talebani, si chiamino Hamas piuttosto che Al Qaeda o Hezbollah, per noi sono una minaccia per l'umanità.
Noi conosciamo un gravissimo reato: il crimine contro l'umanità; ebbene, questo si dovrebbe estendere ad ogni atto di terrorismo, in quanto il terrorista o l'organizzazione terroristica non si pone il problema degli effetti che produrrà il proprio atto. Il loro obiettivo può essere militare o può essere quello che può essere, ma se sulla loro strada si presentano uno, due, cento o 10.000 civili inermi i terroristi non si fermano dal perseguire il proprio obiettivo; pertanto, va classificato come crimine contro l'umanità.
Presidente, proprio perché questa è una lotta senza frontiere, noi come Paese civile, europeo ed occidentale non possiamo chiamarci fuori.
Presidente, noi non possiamo nemmeno permettere che i nostri governanti, i nostri amministratori e i nostri referenti possano permettersi di andare in giro per il mondo a braccetto con chi appartiene ad organizzazioni terroristiche. Non possiamo nemmeno accontentarci e riconoscere queste organizzazioni dicendo che tutto sommato questi sono stati eletti democraticamente. Presidente, Hamas ha espulso tutti i rivali politici che aveva in Palestina, se non li ha arrotati o messi al muro, ma la giustificazione che voi date per poter mantenere contatti e rapporti è l'elezione democratica.
Ministro, mi spieghi una cosa allora: se Hamas si può riconoscere perché ha avuto un'investitura democratica, perché nei confronti della Lega il vostro partito non ha mai voluto dare la legittimazione? La Lega è sempre stato un partito non violento. Siamo sempre stati eletti democraticamente; l'unico errore che abbiamo fatto, secondo voi, è stato quello di voler non riconoscere uno Stato incapace di dare le risposte nel momento in cui vanno date, uno Stato che costa troppo, che è arcaico, che è inefficace e volerlo semplicemente sostituire con un Stato più moderno ad autonomie diffusissime, apprezzando il lavoro dei territori. In poche parole: non avete voluto accettare la Lega perché proponeva una cura semplicissima per il Paese che si chiama federalismo.
Hamas si riconosce, mentre la Lega - guarda caso - è un partito che, per questi motivi, non si può riconoscere. Ma questi due modi di concepire le cose e il mondo vi appartengono, fanno parte delle vostre caratteristiche, che sono più dettate o da opportunismo o da convenienza.
Consentitemi di dire che il leitmotiv della sinistra, ancor prima che arrivasse l'illustre magistrato Di Pietro, era costituito dall'insindacabilità dei giudizi della magistratura, dall'indipendenza e dall'autonomia totale dei magistrati. Questo è valso fintanto che qualche magistrato non è venuto a scavare troppo vicino alle vostre proprietà e ai vostri orti; a quel punto, vi siete addirittura scagliati contro di loro, senza nemmeno preoccuparvi dell'importanza o della gravità costituzionale dello scatenare anche il Capo dello Stato contro alcuni magistrati non graditi per come operano nel frangente contingente.
Il vero guaio di questo Governo è che non ha una politica estera, perché non può averla, avendo abbracciato la sinistra estrema, che pretende la discontinuità sul fronte dei rapporti internazionali. Badate che uno Stato, un Paese viene rispettato in funzione della coerenza che mantiene nel tempo nella propria politica estera e nei propri rapporti internazionali: parlare di discontinuità rappresenta un pericolo enorme per la credibilità del Paese che si sta rappresentando.
Abbiamo capito di essere governati da un Governo sindacato-dipendente: come sapete, c'è chi è dipendente da tante sostanze; il nostro Governo, invece, è sindacato‑dipendente. Non si sarebbe mai potuta giustificare la riforma di un sistema che già non è sufficientemente garantista per le nuove e le future generazioni, soltanto perché non si sa contrapporre ai sindacati su richieste inconcepibili e anacronistiche per il momento e per la situazione attuale delle casse del nostro Paese.
Abbiamo capito, però, che questo Governo non è solo sindacato‑dipendente, ma anche sinistra estrema‑dipendente: e guardate che le contraddizioni, a questo punto, sono enormi. È una sinistra che ha sempre condotto battaglie per i diritti umani, che pretende di revocare i nostri contingenti militari (che garantiscono pace e tranquillità nonché il ripristino della legalità e dei diritti umani), che preferisce lasciare che i civili muoiano, si ammazzino, lapidino le donne, concedano perfino la pena di morte ai minorenni, piuttosto che intervenire a fianco degli americani. Insomma, questo la dice lunga sulla pericolosità di questo tipo di ideologia e, a questo punto, sul tipo di ricatto che sta subendo il nostro Governo: purtroppo, i numeri che in quest'Aula rappresentano tale tipo di sinistra sono essenziali per la tenuta del Governo attualmente in carica.
Cosa chiediamo, signor ministro D'Alema? Che si compiano tutti gli sforzi atti a garantire la pace a livello intenazionale, a sconfiggere il terrorismo e a garantire quell'area più debole del mondo, rappresentata dal Medio Oriente. Siamo a favore della pace, finalizzata però ad un contesto di pace fra Paesi, organizzazioni o Stati che si riconoscano reciprocamente. Non siamo disposti, invece, a trattare con chi apertamente dichiara di non voler rinunciare all'azione terroristica come strumento di lotta e che, del resto, non si riconosce reciprocamente, pur confinando sulle stesse terre.
Le chiediamo, però, qualcosa di più, signor ministro D'Alema: le chiediamo pari, se non maggiore, fermezza nel combattere il terrorismo in Italia, cioè in casa nostra. Lei conosce perfettamente i fatti e sa cos'è accaduto nella Moschea di Perugia: forse, noi della Lega siamo stati facili Cassandre nel prefigurare questi scenari e cosa sarebbe accaduto in questo Paese.
In conclusione, signor Presidente, abbiamo saputo che in alcune Moschee si fa scuola paramilitare inneggiando al terrorismo, si insegna a pilotare gli aerei al fine di dirottarli e sono stati ritrovati mappe dei nostri aeroporti, armi chimiche, esplosivi e via dicendo. A noi, signor ministro D'Alema, non basta che vengano assicurati alla giustizia i pochi responsabili o i docenti di questo tipo di scuola.
Chiediamo che, anche per gli allievi, sia individuata la giusta corresponsabilità.
Con quale spirito queste persone, al momento non assolutamente toccate, possono permanere e collaborare con noi italiani? Li avevano addestrati a sottometterci, ordinando loro ad azioni del tipo: «ammazzateli, picchiate dai bambini in su, finché non vedrete uscire sangue!» Non possiamo rapportarci con questo tipo di cultura. Dobbiamo spiegare che qui è intollerata la violenza e la loro cultura. Dobbiamo saperci difendere. Tutte queste persone vanno condannate, estradate e spedite a casa loro.
PRESIDENTE. Concluda, per favore, senatore.
DIVINA (LNP). Ciò che in sostanza chiediamo è più sicurezza per tutti i cittadini italiani che, del resto, sono cristiani senza averne colpa. (Applausi dal Gruppo LNP).
MARTONE (RC-SE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTONE (RC-SE). Signor Presidente, inizio dichiarando il voto favorevole di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea alla risoluzione presentata dall'Unione.
Signor Ministro, dice un proverbio Zen: «quando sei in cima alla montagna non smettere di scalarla». Nel nostro caso, che si tratti di seguire un cammino già tracciato, di esplorarne di nuovi o di mirare ad altre vette, la scelta non è tecnica ma politica.
A volte si scelgono scorciatoie: è il caso del minitrattato europeo, per noi una sconfitta, giacché siamo convinti della necessità di una Costituzione europea democratica, frutto di un processo costituente dal basso, da affidare anzitutto a un'Assemblea costituente e ad un referendum.
Continueremo pertanto a perseguire questo obiettivo, praticando la nostra scelta politica attorno ai grandi temi di pace, giustizia sociale, economica e ambientale, diritto al lavoro stabile e contrattualizzato e beni comuni.
A volte si scelgono strade sbagliate, come la concessione della base «Dal Molin» agli Stati Uniti, una decisione che continueremo a contrastare con forte determinazione; altre volte si decide per la strada maestra - come lei ha fatto oggi - giustamente legando il tema dei mutamenti climatici, della povertà e dell'esclusione sociale ad un nuovo paradigma «civile» della sicurezza.
Aggiungiamo che gli esiti del G8 di Heiligendamm dimostrano l'ipocrisia di quei governi il cui modello di sviluppo «energivoro» ed il sostegno a politiche liberiste continuano a produrre le cause prime dell'insicurezza.
Pertanto, chiediamo a lei e al Governo italiano che sosteniamo, che il nostro Paese pratichi un nuovo approccio basato sull'equità globale, nel dopo Kyoto, per l'Africa e sulla questione cruciale che sarà oggetto della discussione del vertice euroafricano, degli accordi di partenariato economico che permetterebbero l'allargamento dei mercati per la UE a discapito delle prospettive di sviluppo sano per i Paesi partner.
Le chiediamo fin d'ora di ripensare radicalmente la decisione di ospitare il G8 alla Maddalena nel 2009. Basta con i G8; pensiamo ad una formula che sia allargata, democratica e partecipata dai Governi e dai rappresentanti della società civile transnazionale. Anche questa è una scelta politica che riteniamo essenziale per costruire un Governo globale autenticamente multipolare e democratico.
È una scelta condivisibile quella che lei oggi ha portato in quest'Aula, cioè di mettere al centro un approccio basato sui diritti umani, che oggi trova maggior espressione nella campagna per l'abolizione della pena di morte e nell'entrata del nostro Paese nel Consiglio ONU sui diritti umani.
Orbene, ci sembra che questo Governo stia pazientemente costruendo la trama di un strategia a tutto campo per un nuovo concetto di sicurezza umana e di prevenzione civile e diplomatica dei conflitti e di contrasto al terrorismo internazionale. Lo fa attraverso il rilancio di strumenti di lotta alla povertà e cooperazione internazionale che, lungi dall'essere considerati ancillari rispetto allo strumento militare (noi ci batteremo affinché questo non avvenga) contribuiranno a rafforzare le politiche di prevenzione dei conflitti e di costruzione delle condizioni sociali e culturali per la loro gestione e «metabolizzazione» nel tempo.
Una cosa però è dire, l'altra il fare. Lei ci ha parlato di Afghanistan e vogliamo essere chiari: riteniamo che sia urgente una netta inversione di rotta. L'inasprirsi della situazione sul campo sembra indicare che non solo le modalità seguite per la ricostruzione e il peacekeeping, ma anche l'istituzione che si è incaricata di farlo (la NATO) stanno contribuendo a far precipitare il Paese nella guerra totale. Anche gli interventi negli altri settori previsti dall'Afghanistan Compact, incluso il programma giustizia, sembrano essere destinati a scarsi risultati.
Per questo chiediamo maggior impegno per costruire le premesse per una soluzione negoziale che veda coinvolti e i Paesi confinanti. (Brusìo).
PRESIDENTE. Scusi, senatore Martone, pregherei i colleghi di portare un po' di attenzione. È un dibattito importante e credo che questo brusio non serva né a chi ascolta né a chi parla. Prego senatore Martone.
MARTONE (RC-SE). L'India l'Europa, i Governi presenti in Afghanistan e il popolo afgano, chi sostiene e chi osteggia la presenza straniera.
E pensiamo che il tempo a disposizione stia terminando. Ad ottobre lei andrà a riferire al Consiglio di Sicurezza ONU sulla missione ISAF e vorremmo che in quell'occasione si giochi la carta della Conferenza internazionale, e si debba chiedere la sostituzione del contingente ISAF con un contingente di polizia internazionale con mandato ONU.
Ci ha poi parlato del Libano, Paese ora scosso dal nuovo conflitto aperto da Fatah al-Islam nei campi profughi palestinesi, brodo di coltura della disperazione di un popolo e dagli incerti esiti della questione relativa al tribunale per il caso Hariri. Quando si decise di inviare le truppe nella missione UNIFIL 2, si stabilì anche che tale fase sarebbe stata seguita da una fase negoziale e diplomatica di cui si è persa però traccia. Invece riemergono appelli una revisione del mandato UNIFIL 2, per renderlo più «aggressivo» e permettere il disarmo di Hezbollah. Una tale eventualità rischia, a nostro parere, di pregiudicare il processo di trasformazione di Hezbollah in forza politica, interlocutore per il processo di pace, certamente in una cornice di sicurezza garantita da UNIFIL e dal Governo Siniora. Dobbiamo evitare il ripetersi di quanto è successo con Hamas.
Basta leggere le pagine del rapporto di fine missione dell'inviato speciale dell'ONU per il Quartetto, De Soto, per capire come il Quartetto, sotto pressione americana, non avesse alcuna intenzione di assicurare le condizioni per un'evoluzione politica di Hamas. Per questo condividiamo la sua preoccupazione circa la possibile marginalizzazione di Hamas e quella relativa al rischio di una intollerabile frammentazione della Palestina in due entità, con Gaza ridotta ad un bantustan sotto tutela armata.
Crediamo che sia importante sostenere una Conferenza internazionale sul Medio Oriente, con un forte ruolo dell'Europa, dei Paesi dell'area e dell'Arabia Saudita in primis, che possa anche affrontare la questione dal punto di vista macroregionale.
Per quanto riguarda il Kosovo, riteniamo che il rischio di una dichiarazione unilaterale di indipendenza, insieme allo stallo nella discussione dei Consigli di sicurezza, possano innescare una spirale incontrollabile di tensioni etniche e di violazione dei diritti delle comunità serbe. Pensiamo si debba insistere sul rafforzamento delle misure di costruzione del tessuto sociale interetnico, tutela delle minoranze e interventi nelle infrastrutture, nella scuola e nella sanità siano essenziali prima di pensare a qualsiasi ipotesi di assetto istituzionale.
Poi ha accennato al Darfur, seppur brevemente. Di recente l'UNDP ha parlato del Darfur come il primo conflitto scatenato dalla competizione su risorse naturali scarse, come l'acqua, conseguenza dei mutamenti climatici. Vale la pena di sottolineare che la strategia italiana per il corno d'Africa ci sembra convincente, sostenendo un approccio integrato di diplomazia, cooperazione e negoziato che vada al di là della mera centralità dello strumento militare, ad esempio quella forza ibrida per il Darfur sulla quale sembra ci sia ormai il consenso di tutti.
Lo stesso vale per la Somalia, un conflitto ancora difficile, con l'occupazione persistente da parte dell'esercito etiope che però può trovare una svolta, con la recente proposta di Ban Ki-Moon di costituire un contingente di peacekeepers ONU, che possa sostenere un processo di pacificazione e mediazione che includa anche le corti islamiche.
Abbiamo sentito poco sull'America latina e quasi nulla sul disarmo nucleare, nonostante le sue importanti dichiarazioni fatte in proposito, come anche sulle modalità necessarie per regolamentare il commercio internazionale di armi. Però il tempo è tiranno quindi ci auguriamo di avere in futuro la possibilità di discutere con lei anche di queste questioni, a nostro parere, essenziali per una politica estera coerente, responsabile e solidale.
Giacché a fronte di questioni globali, interconnesse, quali la sicurezza, i mutamenti climatici, l'esclusione sociale, il commercio e lo sviluppo sarà a nostro parere necessario superare il concetto e la pratica stessa dell'interesse nazionale, per quella che Peter Singer chiama la prospettiva etica della globalizzazione. Noi siamo convinti di questo e continueremo a confrontarci con il Governo e nella nostra coalizione. (Applausi dal Gruppo RC-SE).
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per due minuti.
ROSSI Fernando (Misto-Consum). Signor Presidente, due minuti non sono molti, però forse non è molto neanche un'ora visto che il nostro Ministro si è dimenticato di dirci che l'Italia ha firmato lo scudo spaziale, che poi veramente è scudo e spada, visto che c'è il primo colpo nucleare; che abbiamo mandato i Carabinieri che fanno parte dell'esercito, in Iraq; del Libano non ha avuto il tempo di dirci nulla, ci ha parlato solo della Siria, dell'Iran e di Hamas, ma non ci ha detto che ci sono gli Stati Uniti e Israele che lavorano con Siniora; non ci ha detto che in Palestina non ci è stato solo l'errore di avere aiutato la formazione dello Stato palestinese, ma anche di avere applicato il boicottaggio allo Stato legittimamente eletto, dopo le elezioni in Palestina, che ha esacerbato i rapporti sociali; non ci ha detto neanche che gli Stati Uniti costruiscono le loro basi militari a miglia e miglia dai centri abitati, mentre da noi, che siamo una loro colonia, le vogliono fare in pieno centro cittadino; loro considerano le loro basi militari obiettivi di un'eventuale guerra o di attentati terroristici: probabilmente, la vita dei vicentini non gli sta tanto a cuore.
MANTICA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prego i colleghi dell'UDC, il senatore Forte, per favore di accomodarsi.
MANTICA (AN). Signor Presidente, onorevole Ministro, ho apprezzato nella replica anche la definizione che lei ha dato al suo, per altro molto lungo, intervento; fare cioè il punto sulla situazione della politica estera italiana. Mi permetta solo di fare un'osservazione perché il confronto tra lei e l'opposizione sul concetto di politica multilaterale e bilaterale è molto ripetitivo. Abbiamo opinioni diverse in materia, non è colpa certamente sua o dell'opposizione, però la preoccupazione che noi abbiamo, quando lei parla di politica multilaterale, è che riteniamo che esistano sedi e luoghi istituzionali in cui il confronto della politica multilaterale porta l'organizzazione stessa a fare una scelta.
Avvertiamo, invece, spesso, onorevole Ministro, una politica multilaterale del Governo un po' assembleare e sessantottina, cioè si va in un'istituzione, si fa un dibattito, si espone una linea, ma poi si continua, si ripete in mille occasioni questo dibattito, indebolendo, a nostro giudizio, la stessa concezione di politica multilaterale. L'Afghanistan credo sia un esempio e più ancora Israele e Palestina. Ma questa non è polemica, è solo per capire che non è che rifiutiamo tale linea politica del Governo, ma la riteniamo alla fine quasi un indebolimento, spesso, ci consenta, una fuga dalla realtà per cercare in altre debolezze la non capacità di decisione del Governo italiano.
Voglio dire due cose sul Libano e sull'Afghanistan. Lei per la prima volta questa sera, almeno a mia memoria - e confesso che con l'avanzare dell'età anche a me scappa la memoria - ha finalmente detto che UNIFIL l'abbiamo mandata a difesa di Israele; condivido, credo che non sia una posizione condivisa da tutta la maggioranza, ma non è questo il momento di fare polemiche.
Se lei voleva, però, fare il punto sulla politica estera italiana, almeno sul Libano, ci consenta, il punto era anche quello di capire in prospettiva del mese di ottobre, che non è lontanissimo, quali iniziative, proposte e atteggiamento intende assumere il Governo italiano sulla materia Libano, atteso che - condividiamo anche in tal caso la posizione del Governo - le forze di interposizione sono lì a mantenere ferma una situazione. Ma la situazione in Libano peggiora, a settembre c'è il problema dell'elezione del Presidente della Repubblica, meglio di me lei sa che il problema è che il Libano attende un'iniziativa politica.
Per tornare anche in questo caso ad un'altra battuta che raccolgo perché la polemica è un po' il sale del confronto, non è Sarkozy che è diventato l'icona della destra, come lei ha detto, viene da noi accettato quando fa cose che ci piacciono o non viene accettato quando, ad esempio, a La Celle Saint Cloud riunisce tutte le parti.
Presidenza del presidente MARINI (ore 20,55)
(Segue MANTICA). Qui si torna alla polemica precedente del rapporto multilaterale e bilaterale. La Francia intende, all'interno di un sistema multilaterale assumere ogni tanto iniziative assolutamente diverse dal contesto multilaterale, avendo però - se mi consente - la forza politica di imporre o di portare avanti una linea. Fa, cioè, una scelta. Non abbiamo nessun dubbio che anche il Governo italiano in Libano debba fare una sua scelta precisa, anche perché ha questa responsabilità.
Per quanto riguarda l'Afghanistan, a ottobre dovremo in Consiglio di sicurezza illustrare o fare una relazione. Mi pare strano che lei non abbia minimamente accennato che il problema nuovo dell'Afghanistan è la debolezza del Pakistan e che la famosa conferenza internazionale che lei spesso ha auspicato è oggi improponibile nella misura in cui manca questo interlocutore pachistano, atteso che ha qualche problema principale al suo interno.
Ma venendo alla questione di fondo che riguarda Israele, lei si è presentato, non oggi, ma all'inizio del suo mandato, ribadendo la sua equivicinanza alle forze presenti nel teatro israelo-palestinese. Ovviamente abbiamo replicato legittimamente che, a nostro giudizio, la sicurezza di Israele e la esistenza di Israele sono un problema prioritario. Secondo noi, non vi può essere equivicinanza nell'affermazione di questo principio. È ovvio che, per conseguire questo obiettivo, occorre arrivare ad una trattativa.
Ma dov'è il problema da noi sollevato di Hamas? Credo sia in una sua affermazione che ha fatto qui questa sera, che forse l'ha portata a parlare non tanto come Ministro degli esteri, ma come vecchio rappresentante dell'Internazionale socialista: il problema è che Hamas, signor Ministro, è un fenomeno dirompente, ma all'interno del mondo palestinese. Arafat ha passato una vita a creare la fratellanza palestinese. Hamas ha inserito la guerra civile a Gaza all'interno del popolo palestinese. Ma, ancora peggio, ha pianificato esecuzioni di massa dei soldati di Al Fatah, non la guerra civile! Questo non ha trovato un minimo di condanna da parte del Governo italiano. Non è un problema se Hamas è o può diventare una forza politica, ma è l'accettare una realtà nella quale Hamas ha operato una scelta, ribadendola anche recentemente.
Allora oggi non si può essere né equivicini ad Al Fatah né ad Hamas o fare le affermazioni che lei ha fatto e che hanno creato la forte reazione dell'opposizione. Con questo Hamas non si può, non dico raggiungere un'intesa, ma certamente colloquiare. Lo dico nella convinzione che, prima o poi, con Hamas bisognerà arrivare ad una trattativa. Prima, però, occorre politicamente creare il vuoto attorno ad Hamas affinché si renda conto che la strada dell'omicidio, dell'assassinio e del terrorismo è un vicolo cieco, in cui non vi è soluzione di uno Stato palestinese, ma l'isolamento internazionale del popolo palestinese.
Infine, quanto al Kosovo, vorrei che lei recepisse dal dibattito dell'Assemblea una forte convergenza da parte di tutte le forze politiche contrarie al piano Ahtisaari, che noi riteniamo ingeneroso e ingiusto nei confronti della Serbia.
Lei qui stasera ha dichiarato - e apprezzo questa sua dichiarazione - che l'Italia è amico storico della Serbia. Peccato, devo dire, che nella sua vita politica le sia capitato un momento nel quale è stato molto difficile fare una scelta diversa, bombardando Belgrado. Ma questo fa parte della storia.
Se siamo amici della Serbia - e condivido - credo che occorra, innanzitutto, nel dibattito politico cominciare ad affermare un principio per cui i serbi non sono gli unici responsabili della tragedia e dello sfacelo della ex Jugoslavia.
Per quanto riguarda il Kosovo, invece, abbiamo due esigenze fondamentali: la prima è quella della sicurezza nazionale. Tutti noi sappiamo e siamo convinti che un Kosovo indipendente sarebbe uno Stato criminale in più, che opera poco lontano dalle coste italiane e, quindi, è un problema fondamentale per noi impedire che nasca uno Stato nelle condizioni in cui si trova oggi il Kosovo.
Credo di dover ribadire un inizio di trattativa che aveva visto il Governo italiano assumere una posizione diversa da quella di Ahtisaari. Credo si debba convincere la nazione serba ad accettare il principio del delinkage, cioè di cominciare a rompere il legame, creando standard per i kosovari e costruendo nel tempo - un lungo tempo - una possibilità condivisa di autonomia speciale, fino all'eventuale indipendenza del Kosovo. Altre soluzioni non sono né filoserbe, né antiserbe: non rispondono all'interesse nazionale italiano.
Fatte queste precisazioni, devo dire che l'atteggiamento assunto su Israele e Palestina, che resta comunque un momento di fondo, e le molte ambiguità, signor Ministro, che sono anche emerse negli interventi di molti esponenti della maggioranza, dalla senatrice Pisa al senatore Martone, ci convincono che questo Governo sulla politica estera vive momenti di grande difficoltà, che spesso diventano di poca chiarezza. Abbiamo presentato delle proposte di risoluzione (due sono state accolte dal Governo) che non erano certamente tese a costruire una contrapposizione tra noi e la maggioranza, ma a cercare di individuare, nel concreto, la possibilità di costruire una grande politica estera di un grande Paese.
Riteniamo che la sua relazione, ma soprattutto la povera risoluzione che presenta la maggioranza proprio per evitare che neppure sulle virgole ci possa essere un minimo di frattura, e contro cui voteremo contro, dimostri che la politica estera del Governo si basa solo su poche parole, poche affermazioni. È meglio non approfondire quello che c'è sotto, perché questo Governo non reggerebbe l'impatto con la realtà. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC).
ANTONIONE (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIONE (FI). Signor Presidente, signor Ministro degli affari esteri, egregi colleghi, nel dichiarare che Forza Italia voterà a favore dei documenti da noi presentati e contro il documento sottoscritto dai Capigruppo della maggioranza, desidero fare alcune riflessioni sulla relazione del Ministro degli affari esteri, che devo francamente giudicare un momento mancato per approfondire le questioni principali, esprimendo quindi un sentimento di rammarico e di delusione.
La sua relazione, signor Ministro degli affari esteri, non può che essere valutata nei termini di una relazione ordinaria - un elenco delle questioni che il Governo quotidianamente ha nella sua agenda - e soprattutto di una relazione elusiva, cioè concentrata sostanzialmente ad evitare di toccare tasti politicamente dolenti per la sua maggioranza.
Avremmo voluto da lei, signor Ministro, nel riprendere il dialogo con il Senato interrotto in un momento forse meno fortunato per il Governo (quando lei, qualche mese fa, si trovò ad affrontare il dibattito in quest'Aula e lo fece coraggiosamente con la capacità che le riconosciamo di spiegare le sue convinzioni e le sue motivazioni e vide che la sua maggioranza in quell'occasione non condivise la sua relazione e il Governo andò sotto con una conseguente crisi di Governo) che quantomeno lei facesse un collegamento con quella situazione.
In quell'occasione lei definì con grande coraggio un elemento che noi abbiamo sottolineato dirimente: un Governo che si presenta alle Camere e che sulla politica estera non ottiene il consenso della propria maggioranza è un Governo che non ha autorevolezza, non ha credibilità ed è un Governo che si deve dimettere. Diamo atto che questo è successo, ma, signor Ministro, non possiamo oggi dare atto che lei ha affrontato nello stesso identico modo tale dibattito. È infatti del tutto evidente che lei, prima di venire in quest'Aula, sapeva perfettamente che se avesse avuto lo stesso coraggio anche oggi il suo Governo si sarebbe trovato senza la maggioranza.
Vediamo perché ciò è avvenuto. Sarebbe sufficiente ricordare che sull'elenco delle questioni da lei evidenziate è difficile non trovare un largo consenso in quest'Aula: l'Unione Europea, la moratoria della pena di morte, la cooperazione allo sviluppo, il Libano stesso, sono tutte questioni che hanno sempre trovato un largo consenso; ma sulle questioni su cui il consenso non c'è all'interno della sua maggioranza, lei, signor Ministro, si è guardato bene dall'entrare nel merito.
Vede, anche lo stesso documento sottoscritto dai Capigruppo della maggioranza è un segnale preciso che la questione era già stata ragionata e decisa prima. È difficile pensare che lei abbia voluto dare la sua relazione anticipata alla maggioranza, poiché il dispositivo con cui la maggioranza approva le sue dichiarazioni è molto semplice: sentite le dichiarazioni del Ministro degli esteri, la maggioranza le approva. Le avevano già sentite queste dichiarazioni, signor Ministro? Il documento è stato depositato prima delle dichiarazioni in quest'Aula e siccome è difficile pensare che la sua maggioranza avesse avuto l'anticipazione, è del tutto legittimo ritenere che lei avesse già concordato con la maggioranza di non toccare i temi più spinosi. Francamente, questo non porta certamente merito a lei e porta discredito a quest'Aula. (Applausi dai Gruppi FI e AN).
Ci sono altri due elementi di merito sul quale lei non si è soffermato, volutamente, perché credo chiunque in quest'Aula le riconosca la capacità e l'intelligenza di individuare le questioni della politica più delicate.
Quanto alla questione della base di Vicenza, vede, non si tratta del fatto che essa verrà discussa in Commissione con il Ministro della difesa. Le implicazioni che tale tema ha sulla politica estera del nostro Paese sono rilevanti, e lo sono talmente tanto che sul «Corriere della Sera» di ieri c'era un grande articolo che spiegava come alcuni atteggiamenti degli Stati Uniti nei nostri confronti probabilmente andavano imputati a una difficoltà di rapporti.
Su tale questione era del tutto chiaro che era necessario da parte sua fare alcune dichiarazioni. Ovviamente non sono state fatte perché avrebbero trovato l'opposizione di una larga parte della sua maggioranza.
Come si fa, inoltre, a non ricordare nella sua relazione che ci sono stati 170 parlamentari della sua parte politica che hanno sottoscritto un documento, 170 parlamentari che non hanno avuto alcuna risposta, neanche un accenno, per la paura - questa sì, signor Ministro - di andare anche questa volta ad affrontare un voto difficile del Parlamento?
Inoltre, 41 nostri colleghi avevano presentato sull'Afghanistan una posizione che indubbiamente non poteva essere accolta dal Governo. Anche su questo, signor Ministro, lei si è guardato bene dall'intervenire e dal fare riferimenti, evitando che ci possano essere delle lacerazioni.
Non è nascondendo la polvere sotto il tappeto, facendo acrobazie o facendo finta che tali problemi non ci siano che si rafforza la credibilità e il prestigio del nostro Paese a livello internazionale. Lei lo sa bene, signor Ministro.
Lei e il suo Governo vi trovate oggi di fronte ad un bivio: continuare ad avere un atteggiamento ambiguo, sapendo di non avere una maggioranza in politica estera e di non poter contare sulla credibilità che il nostro Paese dovrebbe avere a livello internazionale, continuare così per mantenere il potere o, viceversa, con uno scatto d'orgoglio cercare di aprire, di allargarsi, di navigare, come lei sa fare bene in altre occasioni, nel mare aperto. Questo potrebbe riscattare lei e potrebbe salvare il nostro Paese.
Sappiamo che lei non farà tale gesto di coraggio questa sera e ce ne rammarichiamo. Ma mi creda, così lei non farà il bene né del suo del Governo, né tanto meno del Paese.
È per tali ragioni che voteremo contro la mozione dei nostri colleghi della maggioranza. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DCA-PRI-MPA).
ZANDA (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (Ulivo). Signor Presidente, signor Ministro degli affari esteri, voglio ringraziarla sinceramente per la sua puntuale ed esauriente relazione informativa, per la sua replica ed anche per il grande equilibrio e l'oggettività di giudizio con cui lei ha espresso il parere del Governo sulle risoluzioni della maggioranza (e questo è naturale), ma anche sulle risoluzioni dell'opposizione.
Il ministro D'Alema, iniziando il suo intervento quest'oggi, ha ringraziato il Senato per l'opportunità che gli è stata offerta di informare il Parlamento sull'andamento della nostra politica estera. Voglio aggiungere che negli ultimi dodici mesi l'Aula del Senato ha affrontato, alla presenza del Governo, per ben sei volte temi di politica estera (con dibattiti quasi sempre conclusi con votazioni su numerose mozioni o risoluzioni).
Un'informazione puntuale e scrupolosa da parte del Governo al Parlamento in una materia così delicata come la politica estera è doverosa. Ma, altrettanto serenamente, credo vada ricordato che occorrerebbe ancorare sempre questi nostri dibattiti al mutare dell'andamento delle grandi questioni internazionali, all'evoluzione reale degli scenari, alle eventuali modifiche del modus operandi degli interventi italiani nelle aree geografiche in cui siamo impegnati.
Voglio sottolineare, colleghi senatori, che occorre misura anche nei nostri dibattiti, nel numero delle nostre risoluzioni e delle mozioni che presentiamo al voto dell'Aula del Senato, delle nostre reiterate richieste di ridiscutere, ridiscutere e ridiscutere questioni appena affrontate. Stiamo attenti a non trasformare fruttuose riflessioni sulla politica estera in una serie di schermaglie di politica interna, in un gioco di contrapposizione tra maggioranza e opposizione, in una forma di bipolarismo muscolare ed immaturo.
Nel merito, condivido pienamente le dichiarazioni del Ministro degli affari esteri. Penso che il Governo italiano stia sviluppando con saggezza una politica estera autorevole e credibile; una saggezza che si fonda sul basilare principio della coerenza che, come il Senato ben sa, è la prima qualità che si richiede alla politica estera di un grande Paese: coerenza nelle linee strategiche; coerenza nella nostra storica e solida politica di alleanze; coerenza nella presenza nell'ONU; coerenza, infine, con l'aspirazione dei cittadini italiani a vedere il loro Governo impegnato in azioni di pace capaci di consolidare la sicurezza in molte aree del mondo e di portare sicurezza e pace laddove oggi non ci sono.
L'Italia deve oggi tener conto di un quadro internazionale instabile e incerto, che non può non condizionare la nostra politica estera e riflettersi anche su tre direttrici cui l'Italia è tradizionalmente ancorata.
La prima direttrice è rappresentata dalla solidarietà transatlantica, che ci vede alleati liberi, convinti e stabili degli Stati Uniti; ma anche attenti e rispettosi nei confronti dell'ampio dibattito che oggi si sviluppa tra le forze politiche e nell'opinione pubblica di quel Paese e che ha come oggetto la linea e le iniziative della politica estera americana.
Signori senatori, ho ascoltato attentamente il dibattito di oggi e gli accenti sulla nostra alleanza con gli Stati Uniti sono stati diversi, dall'intervento del senatore Pianetta - lo cito come esempio - a quello del mio amico senatore Mele, ma nessuno ha messo in discussione l'alleanza e il nostro rapporto con gli USA.
L'altra direttrice è costituita dal processo d'integrazione europea. Il ministro D'Alema ha ricordato che «la paralisi europea è finita»; voglio aggiungere che la paralisi è finita anche per merito dell'azione del Governo italiano e del suo Ministro degli affari esteri.
La terza direttrice - lo ha ben ricordato il senatore Tonini poco fa - è rappresentata dalla ricerca di un sempre più elevato livello di stabilizzazione e di pace nel Mediterraneo. Il Mediterraneo rappresenta una straordinaria opportunità storica per il nostro Paese; un mare interno che collega l'Europa al Nord Africa e al Medio Oriente, un'area che per molti secoli ha vissuto una condizione di forte marginalità e che negli ultimi tempi sta diventando un luogo di straordinaria importanza per scambi commerciali, traffici economici, collaborazione culturale e politica. Per l'Italia, e in primo luogo per il nostro Mezzogiorno, il Mediterraneo può essere una grandissima occasione; ma perché lo sia veramente occorre che a tutti i Paesi che vi si affacciano sia garantita stabilità e convivenza pacifica.
L'Italia sente come una sua missione la pace e la stabilità del Mediterraneo. Questa è la radice della sua continua e attenta iniziativa politica, ma anche della nostra presenza militare di pace in un'area delicata come quella del Libano e, più a distanza, dell'Afghanistan.
Sono scelte di politica estera che hanno fatto crescere l'autorevolezza e la credibilità del nostro Paese e hanno portato l'Italia ad essere eletta, con grande consenso, nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Il compito dell'Italia è di rafforzare il multilateralismo, non certo di indebolirlo. Ma per poter dispiegare con efficacia l'azione del nostro Paese, occorre assumersi responsabilità corrispondenti: ed è quello che l'Italia ha fatto, sta facendo e farà nelle rilevanti missioni internazionali cui partecipa. C'è uno stretto legame tra l'assunzione di responsabilità, anche militari, e la pace. Anzi, sono proprio le missioni di pace ad essere l'unico impegno militare che il nostro Paese può assumere, se vuole essere fedele all'articolo 11 della Costituzione.
Questa cornice è per noi inviolabile. Ma sappiamo bene che la pace, contro coloro che fomentano terrore e violenze, si difende anche con l'uso legittimo della forza. Lo ha ricordato poco tempo fa il ministro della difesa, Parisi: quello italiano - ha detto il ministro Parisi - non è un "Governo pacifista, se pacifismo significa il rifiuto pregiudiziale dell'uso della forza legittima contro la violenza ingiusta". Io aggiungo che quello italiano è un Governo che opera per la pace e lo fa anche con le missioni internazionali dei suoi soldati, che oggi io voglio qui ringraziare in Aula per il loro sacrificio, per il loro impegno, per la straordinaria competenza professionale e per l'umanità con la quale svolgono la loro missione.
Concludo rivolgendomi all'opposizione, cui vorrei ricordare che oggi nel nostro Paese c'è una condivisione molto larga sulle grandi direttrici della politica estera italiana: condivisione sulla volontà di pace e di stabilità internazionale; sulla necessità di una forte solidarietà transatlantica; sulla lotta al terrorismo internazionale; sul forte impulso da imprimere al processo di integrazione europea; sulla necessità di una decisa iniziativa politica per la stabilizzazione e per la pace nel Mediterraneo.
Tutti sappiamo che queste tre grandi stelle polari della nostra politica estera sono oggi quanto mai attuali, ma anche caratterizzate da elementi incertezza. E, attorno ad esse, si è sviluppato un forte dibattito. Ma è un dibattito sul "come", non sul "se".
Il mio invito all'opposizione è a tenere conto di questo quadro generale e a non attribuire al Governo italiano la responsabilità delle incertezze e delle debolezze dello scenario internazionale.
È possibile che su singoli punti della politica estera del Governo sussistano dissensi; ma il mio invito è che non vengano utilizzati dissensi su singole questioni per rimettere in discussione i principali fondamenti della politica estera del nostro Paese.
Il Gruppo dell'Ulivo voterà a favore della risoluzione della maggioranza e vuole adesso formulare auguri di buon lavoro a lei, ministro D'Alema, e a tutto il Governo. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
PRESIDENTE. Procediamo con le votazioni. Prendete posto, colleghi, per favore sedetevi: è una garanzia per tutti e un modo meno faticoso di lavorare.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 1.
CASTELLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 1, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Per favore, state ai vostri posti, sedetevi, non state in piedi.
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dal senatore Schifani e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
La proposta di risoluzione n. 3 è inammissibile.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, nelle sue dichiarazioni il Ministro ha detto: «(...) riferendosi agli impegni assunti dall'Italia nelle missioni internazionali, i supporti logistici sono quelli delle Forze armate italiane e noi siamo a favore della logistica delle Forze armate italiane»; e quindi accoglie la risoluzione. Dico bene? La caserma "Ederle" è una caserma italiana a tutti gli effetti e quindi si intende che supporti e confermi anche quel tipo di accordo.
MALAN (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Malan, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Pianetta e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 5.
MALAN (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Malan, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Mantica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. La proposta di risoluzione n. 6 (testo 2), per la parte non inammissibile, è stata ritirata.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 7 (testo 2).
MALAN (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Malan, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 7 (testo 2), presentata dal senatore Marini Giulio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 8, per la parte non inammissibile.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, in riferimento all'inammissibilità, mi rifaccio a quanto ho detto in precedenza. Volevo però sapere se lei condivide il giudizio di assorbimento espresso dal ministro D'Alema, che «esprime un parere contrario; tanto più che la parte positiva di questa proposta di risoluzione, cioè ribadire il valore del rapporto con gli Stati Uniti mi pare assorbito dal parere favorevole sulla precedente proposta di risoluzione che va in questo senso».
Il dispositivo della mia risoluzione recita: «esprime apprezzamento nei confronti delle posizioni assunte dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Governo in occasione degli incontri e dei colloqui avuti con il Presidente degli Stati Uniti e con il Primo Ministro di Israele», mentre nella precedente risoluzione non si fa cenno alla parte israeliana. Quindi, vorrei sapere se questa parte si intende assorbita.
Inoltre, si «esprime soddisfazione per il riconoscimento da parte dei Capi di Stato del ruolo svolto dall'Italia, sotto l'aspetto quantitativo e qualitativo, nel processo di pace con particolare riferimento alla questione medio-orientale».
Ora, non è che voglia che il Governo torni sui suoi pensieri, ma valutare come negativo questo apprezzamento, al di là del fatto che forse le proposte di risoluzione presentate dal senatore Calderoli devono sempre ricevere un parere contrario, francamente mi sembra senza senso.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda quest'ultima sua riflessione, credo che non ce l'abbia nessuno. Comunque, la proposta di risoluzione ha avuto il parere contrario del Governo. Poiché, dopo le sue riflessioni, il Governo non intende intervenire, resta confermato tale parere contrario.
CALDEROLI (LNP). Signor presidente, chiedo allora la votazione per parti separate dei tre periodi del dispositivo che cominciano rispettivamente con le parole: "esprime apprezzamento", "esprime soddisfazione" ed infine "esprime censura".
BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente,il Ministro degli affari esteri è stato molto chiaro. Ci sono tanti punti, non solo questo, dove si esprime apprezzamento al Governo, ma la valutazione è stata complessiva. Ci opponiamo, pertanto, alla richiesta di votazione per parti separate, ritenendo che la proposta di risoluzione vada giudicata nel suo complesso.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, essendo prevista la possibilità di un intervento a favore e di uno contro, intervengo per appoggiare la richiesta di votazione per parti separate.
PRESIDENTE.Se ne potrebbe anche fare a meno, per Regolamento.
CALDEROLI (LNP). Credo, signor Presidente, che, proprio alla luce di quello che è stato affermato dal collega Boccia, tra l'esprimere soddisfazione per qualcosa e l'esprimere una censura per il comportamento di un singolo credo passi una bella differenza.
Auspico, quindi, che l'Aula appoggi la richiesta di votazione per parti separate, perché un conto è l'espressione di soddisfazione per l'atteggiamento dei Capi di Stato nei confronti del nostro ruolo nelle missioni internazionali e altro è esprimere censura nei confronti di chi ha detto che il Presidente degli Stati Uniti ha le mani sporche di sangue.
PRESIDENTE. Le posizioni sono chiare.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la richiesta di votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 8, avanzata dal senatore Calderoli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della proposta di risoluzione n. 8 nella sua interezza.
MALAN (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI). Sulla proposta di risoluzione n. 8, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Malan, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 8, presentata dal senatore Calderoli, per la parte non inammissibile.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. La proposta di risoluzione n. 9 è inammissibile.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 10.
MALAN (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Malan, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 10, presentata dai senatori Divina e Calderoli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 11. Un attimo solo di chiarezza: il Governo ha espresso un parere positivo sul dispositivo.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente, per assecondare la volontà del Governo, chiediamo la votazione per parti separate, di modo che l'ultimo punto del dispositivo, che esprime apprezzamento al Governo, possa essere votato. (Applausi ironici del senatore Calderoli).
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, sono assolutamente favorevole, come lo ero prima, alla richiesta. Vedo che il collega Boccia ci aiuta, con la precisazione che nella premessa vi è l'appello di 41 senatori che richiedono una linea di discontinuità rispetto all'Afghanistan e nel dispositivo si apprezza la linea tenuta dal Governo in Afghanistan.
PRESIDENTE. L'Aula è d'accordo.
SODANO (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO (RC-SE). Chiediamo, se si deve votare per parti separate, che si voti la premessa, come prima votazione; il periodo che comincia con le parole «Il Senato», come seconda votazione; infine, il dispositivo. Infatti, sono tre parti chiaramente in contraddizione. È evidente che la proposta del senatore Calderoli è del tutto ...(Commenti dal Gruppo dell'Ulivo).
PRESIDENTE. Per favore, chiariamo la questione.
SODANO (RC-SE). Il Parlamento è una cosa seria; non si può votare una premessa che fa riferimento ad un appello, che è cosa avulsa dal dibattito che abbiamo svolto stasera.
PRESIDENTE. La proposta finora fatta dal senatore Boccia era: due voti. Il primo per tutta la premessa; poi da «Il Senato » in poi. Il dispositivo comincia con le parole: «Il Senato». Era così o no? Mi chiarisca.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente, da «approva» in poi è la seconda votazione. Quindi, solo l'ultimo rigo.
PRESIDENTE. Quindi, due voti: il primo fino ad «approva», il secondo da «approva» in poi.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Presidente, essendo uno dei presentatori, concordo con il collega Sodano nel votare prima la premessa, poi la parte che comincia con le parole «Il Senato, ritenendo» ed infine il dispositivo vero e proprio.
SALVI (SDSE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (SDSE). Pongo alla Presidenza la questione dell'ammissibilità della votazione autonoma della prima parte nella quale si riporta una dichiarazione di stampa, che ho sottoscritto e ribadisco in questa sede. Non capisco, però, quale valore normativo possa avere approvare o meno la notizia che è stata presentata una dichiarazione alla stampa. Ben diversa è la proposta, che condivido, del senatore Boccia e che corrisponde al parere del Governo, di separare l'apprezzamento per la politica estera del Governo dalla premessa.
Oltretutto, vorrei ricordare che il Parlamento ha deciso che sulle missioni in Afghanistan si voterà in altra occasione e quella è la sede in cui ciascuno di noi, ascoltato il Governo, farà valere il suo giudizio. Onestamente, non capisco come si possa votare su una dichiarazione alla stampa; che cosa si vota? La veridicità? Sì, è vero; l'abbiamo fatta. E con questo? (Applausi dai Gruppi SDSE e Ulivo).
PRESIDENTE. Con questo niente, resta il fatto che c'è una proposta di risoluzione, c'è una premessa e poi sono state individuate due affermazioni di merito. (Applausi dai Gruppi FI e LNP). Il Governo ha espresso parere favorevole sul dispositivo. (Commenti del senatore Salvi). Non ho capito bene, lei sta dicendo che il Presidente non deve ammettere questa prima parte. Decide il Presidente. (Commenti del senatore Salvi). Le abbia ben chiare lei. (Applausi dai banchi dell'opposizione). Le abbia ben chiare lei. (Commenti dai banchi dell'opposizione). Per favore, silenzio. Lei ha sostenuto e decide il Presidente. Calma. Questa abitudine se la deve togliere lei. (Vive, reiterate proteste del senatore Salvi). Stia buono.
Colleghi, per favore, calma: riprendiamo le votazioni. (Commenti dai banchi dell'opposizione).
RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente ... (Proteste dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. Cosa c'è? Guardate, colleghi, fino ad ora si è svolta una votazione, sui temi più forti, che è stata seria e civile: l'aspirazione del Presidente sarebbe di continuare così. Prego, senatore Russo Spena.
RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente, è ovvio che è stato lei, Presidente, che ha deciso dell'ammissibilità o meno e noi ne prendiamo atto. A questo punto, però, come già diceva il senatore Sodano poco fa, noi chiediamo per ovvi motivi, peraltro conseguenti alla sua valutazione di ammissibilità, non due, ma tre votazioni; e spiego perché: se state a sentire, colleghi, capirete.
In primo luogo - personalmente non mi permetto di giudicare ciò che la Presidenza decide - credo però che dovremmo dar luogo ad una riflessione più seria in Conferenza dei Capigruppo. Lo dico perché lei, signor Presidente, mi è testimone del fatto che negli interventi svolti per tre volte consecutive nella Conferenza dei Capigruppo ho sempre sostenuto che è dignità di quest'Aula e del Parlamento, anche dal punto di vista costituzionale, non permettere ordini del giorno e risoluzioni che siano trappole esclusivamente per il voto.
Se ognuno di noi guardasse a tutti i precedenti - e qui vi sono molti avvocati e docenti universitari - credo potrebbe facilmente rendersi conto che in questa legislatura stiamo inaugurando una prassi estremamente negativa.
Allora, ragioniamo un momento, visto che vi è stato uno scontro, anche verbale, che spero superato e che comunque mi ha in qualche modo... (Proteste dai banchi dell'opposizione). Adesso state zitti, colleghi dell'opposizione, perché avete discusso per un'intera giornata. Presidente, voglio essere ascoltato da lei senza schiamazzi!
PRESIDENTE. Anch'io. Colleghi, fate concludere il senatore Russo Spena. Prego, concluda, senatore.
RUSSO SPENA (RC-SE). Dobbiamo capire cosa è scritto: basta con questa prassi, a cui ci opporremo - lo dico subito - a partire dalla prossima Conferenza dei Capigruppo. Dopo aver svolto un alto dibattito di politica estera, sia come maggioranza sia come opposizione, su una relazione di grande spessore del Governo, stiamo votando una premessa che si basa sulla notizia giornalistica di un appello rivolto da 41 senatori.
In secondo luogo, stiamo votando - e chiedo agli avvocati, ai professori di diritto costituzionale e ai magistrati che senso abbia normativamente - un punto in cui si dice: «il Senato, ritenendo oggi prematuro l'appello rivolto al Governo a praticare...». Ma ci rendiamo conto? Sono d'accordo, signor Presidente, che il giudizio sull'ammissibilità spetta a lei, ma il giudizio critico e sulla dignità del Parlamento spetta a noi, ad ogni parlamentare.
Allora, le chiediamo il voto su tre punti, perché vogliamo votare anche questa vergogna: «ritenendo oggi prematuro l'appello rivolto al Governo...».
BERSELLI (AN). Abbiamo capito!
RUSSO SPENA (RC-SE). E non vi è strumentalismo che conta: tra l'altro, vi sono sette o otto voti di vantaggio. Fossi in voi, per la dignità del Parlamento, ritirerei questa proposta di risoluzione. (Proteste dai banchi dell'opposizione).
PRESIDENTE. Un attimo, colleghi: non discutiamo sul voto per parti separate.
RUSSO SPENA (RC-SE). La nostra richiesta ufficiale è di tre voti.
BERSELLI (AN). Ancora!
PRESIDENTE. Ho capito bene, li ha già chiesti il senatore Sodano i tre voti: è chiaro, senatore Russo Spena, che è stata avanzata una richiesta su cui adesso l'Aula deve decidere.
POLITO (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POLITO (Ulivo). Signor Presidente, sono disposto ad accettare una certa forzatura della logica umana, connessa ai lavori di un'Aula parlamentare; però, se sarò costretto ad esprimermi su un anacoluto (cioè una frase che dice: «premesso che 41 senatori… hanno presentato...», senza poi giungere ad una conclusione), mi asterrò dalla votazione, perché non posso votare un'insensatezza tale.
BUCCICO (AN). Non sa nemmeno cos'è l'anacoluto!
ANGIUS (SDSE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS (SDSE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, premesso che giustamente la Presidenza ha sollecitato l'Aula e ciascuno di noi al rispetto del Regolamento che attribuisce al Presidente la decisione ultima circa le modalità di votazioni delle risoluzioni, la mia opinione è la seguente e la sottopongo all'attenzione dell'Aula: abbiamo svolto sulla politica estera, nel corso di questo pomeriggio, una discussione assai importante e significativa, nella quale vi sono stati punti di convergenza e altri di dissenso.
Non è la prima volta, tuttavia, che, arrivati poi alla fase delle votazioni finali, per un sorta - lo dico con rispetto - di «gioco» parlamentare, che inizialmente può essere anche interessante e forse divertente per qualcuno di noi (per me no), si debbano esprimere, nel corso delle votazioni, pareri su contenuti di risoluzioni frantumate a pezzi, di cui francamente alla fine non si capisce né il senso né il nesso, laddove, nella loro interezza, avevano un significato politico e parlamentare preciso che poteva essere apprezzato o meno.
La mia proposta dunque, signor Presidente, in relazione alla proposta di risoluzione n. 11, è di votarla nella sua integrità. Quindi, esprimo un parere difforme a quello del Governo.
MORANDO (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti dai banchi dell'opposizione).
Dopo il suo intervento, chiudiamo la discussione su questo punto.
MORANDO (Ulivo). Signor Presidente, non capisco perché non potrei avere la parola, dal momento che sono state avanzate due diverse proposte di votazioni per parti separate; anzi, addirittura tre. Pertanto, è del tutto evidente che su ognuna di tali proposte sia consentito ad ognuno di noi pronunciarsi, perché si tratta, per l'Aula, di decidere. Credo di aver il diritto di parlare, esattamente come tutti gli altri.
Detto ciò, vorrei rivolgere un'osservazione al Governo. Il Governo ha certamente fatto cosa utile mostrando attenzione per ognuna delle proposte di risoluzione presentate, quando ha detto di essere d'accordo sul dispositivo di questa, ma non sul resto. Accade, tuttavia, che, per ragioni che posso comprendere e che non contesto nel merito, che venga presentata una proposta che non isola nel documento la parte su cui il Governo ha espresso parere favorevole da tutto il resto (su cui invece il Governo, se ha parlato di dispositivo, non è d'accordo), ma introduce un'ipotesi di variazione. La Presidenza la considera ammissibile: non contesto la Presidenza, anche se è del tutto evidente che nella seconda votazione si mette ai voti un anacoluto.
È chiaro che, se si tratta di decidere di votare per tre parti separate, non è più in campo la proposta del Governo di isolare il dispositivo, che, signor Presidente, non è «ritenendo oggi prematuro», ma è «approva la politica estera seguita dal Governo nella missione in Afghanistan». Se il parere del Governo sulla proposta di risoluzione che stiamo votando deve esprimersi su una votazione in tre parti e non in due ‑ come implicitamente indicato nel parere del Governo - suggerisco al Governo, prendendo atto della volontà manifestasi in Aula, di cambiare parere, pronunciarsi contro tutta la proposta di risoluzione e procedere alla votazione. (Applausi dai Gruppi Ulivo e RC-SE e del senatore Salvi).
Infatti, se si vota un dispositivo diverso da quello su cui vi era il parere favorevole del Governo, non capisco perché il Governo non debba poter cambiare parere e consentire al Senato un pronunciamento - sono d'accordo in questo con il senatore Angius - più coerente e chiaro.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare che sono state avanzate due proposte di votazione: la prima, del senatore Boccia, che propone la votazione per parti separate con due successive votazioni. La prima parte arriva alle parole «con il passato» e la seconda da quel punto in poi, che è mi pare la posizione espressa dal Governo. Questa è la proposta dell'onorevole Boccia. La seconda proposta è del senatore Sodano che ha proposto tre votazioni, dividendo in tre parti il documento. L'Aula decide su questa questione, il dibattito è andato anche troppo oltre.
MATTEOLI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (AN). Signor Presidente, il Gruppo di Allenaza Nazionale si rimette alla sua decisione. Tuttavia, qualora lei decidesse di far votare la risoluzione per tre parti separate il Gruppo di Allenaza Nazionale voterà contro la prima parte, non tanto e non solo per il contenuto, ma per il non senso di mettere in votazione una dichiarazione di alcuni colleghi alla stampa. (Applausi dai Gruppi AN, Ulivo, SDSE e del senatore Martone).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, mi scusi se tento di correggerla, ma mi pare che ormai le proposte siano tre. Infatti dall'Unione, che è un nome significativo, mi pare siano arrivate tre proposte: il senatore Boccia ha chiesto di votare la risoluzione in due parti separate, i senatori Russo Spena e Sodano hanno chiesto di votarla in tre parti separate e infine il senatore Morando ha chiesto di votare l'intero corpus del testo.
Quindi, sono tre le proposte. Gradirei che lei ci dicesse chiaramente su cosa dobbiamo votare. Quanto poi al fatto che alcune votazioni siano assurde o meno, questo lo lascerei al buonsenso dei colleghi, perché non mi pare giusto anticipare alcuni giudizi di questa natura, atteso che non è la prima volta che si votano per parti separate dei dispositivi o dei "considerando". Il «considerando» è sempre un anacoluto, senatore Polito, non c'è niente da fare; è una prassi normale del Senato che nasce proprio dal fatto di votare per parti separate dei «considerando».
PRESIDENTE. Decide l'Aula sulla questione.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, vorrei solo rispondere al collega Morando. Rileggendo quello che ha dichiarato il Governo, per la proposta di risoluzione n. 11 esprime parere favorevole sul dispositivo, che mi pare una sintesi felice, dove si legge: «approva la politica estera seguita dal Governo nella missione in Afghanistan». Mi sembra che regga perfettamente in forma isolata e che ci sia, conformemente, un parere favorevole sul dispositivo.
PRESIDENTE. Vi informo che il senatore Sodano ha ritirato la sua proposta.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, io ho accolto la proposta del senatore Sodano; quindi, se lui vi rinuncia, faccio mia tale proposta.
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 11, avanzata dal senatore Boccia.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva.
Si intende pertanto preclusa la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Sodano, ritirata dal proponente e fatta propria dal senatore Calderoli.
Metto ai voti,mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la prima parte della proposta di risoluzione n. 11, presentata dai senatori Franco Paolo e Calderoli, dalle parole «premesso che» fino alle parole «con il passato».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la seconda parte della proposta di risoluzione n. 11, presentata dai senatori Franco Paolo e Calderoli, dalla parola «approva» alla parola «Afghanistan».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 12.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, prima di procedere al voto, vorrei far realizzare alla maggioranza e al Governo che quest'Aula ha bocciato la politica estera del Governo in Afghanistan. (Applausi dai banchi dell'opposizione). Non so se lo hanno capito; quando si boccia la politica in Afghanistan, si assumono le dovute conseguenze e si va dal Presidente del Consiglio per farlo salire al Colle! (Applausi dai banchi dell'opposizione).
SODANO (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO (RC-SE). Signor Presidente, credo sia del tutto evidente all'Aula che c'è stato un errore nel voto precedente. (Proteste dai banchi dell'opposizione). State calmi! Tant'è vero che anche dai banchi di Alleanza Nazionale sono arrivati moltissimi voti verdi, quindi favorevoli alla proposta di risoluzione; il presidente Matteoli si affannava a chiedere agli esponenti del suo Gruppo di votare in modo contrario. Non hanno fatto in tempo...
PRESIDENTE. Il voto c'è stato.
SODANO (RC-SE). Presidente, c'è una dichiarazione inesatta.
PRESIDENTE. Questa è un'interpretazione politica. Il voto c'è stato.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori e le rivolgo una richiesta formale. Che valore hanno le risoluzioni del Senato, signor Presidente, lei che ci deve tutelare? Vale qualcosa il voto di prima o è stata una cosa fatta così, giusto tra amici? Vale qualcosa, secondo lei, che è il Presidente del Senato, che è il garante della forza del voto che avviene in quest'Aula, il fatto che quest'Aula abbia bocciato l'approvazione della politica estera del Governo o non vale nulla?
Credo sia una domanda che dobbiamo assolutamente porci, a cui lei deve dare una risposta in questo momento, altrimenti vuol dire che stiamo qui a prendere in giro non soltanto noi stessi, ma soprattutto il popolo italiano. E' stata respinta una risoluzione. Prima di andare avanti, signor Presidente, le chiedo che valore ha questa risoluzione. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e UDC).
BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente... (Commenti dai Gruppi LNP, FI e UDC).
PRESIDENTE. Così non si va avanti. Mi scusi, senatore Boccia.
BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente...
CASTELLI (LNP). Stavo parlando!
PRESIDENTE. La volete smettere o no? Altrimenti sono costretto a sospendere la seduta! (Proteste dai Gruppi LNP e FI). Cosa c'è da agitarsi?
BOCCIA Antonio (Ulivo). Presidente, mi permetta, un attimo...
PRESIDENTE. Fate parlare il senatore Boccia!
CASTELLI (LNP). Stavo parlando io! (Proteste dal Gruppo LNP).
BOCCIA Antonio (Ulivo). Scusi, Presidente, ci sono due questioni: la prima riguarda sicuramente il merito; è evidente che, avendo l'Assemblea approvato la prima proposta di risoluzione, nella quale si approva la linea di politica estera del Governo, non poteva praticamente votare un dispositivo che diceva il contrario. (Applausi dai banchi della maggioranza). Quindi, nella buona sostanza, non vale niente!
Sicuramente vi è stato un errore, per cui le chiederei la cortesia, con calma, prima di certificare il risultato, poiché è possibile fare una verifica visiva dei tabelloni, di verificare se al risultato conclamato dalla comunicazione corrisponde effettivamente il risultato del voto.
Noi pensiamo che vi sia un errore materiale, ma, a parte questo, vorrei che fosse chiaro ai colleghi che schiamazzano che il primo voto ha approvato la linea di politica estera del Governo. Quindi, il secondo voto non ha alcuna importanza! (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
PRESIDENTE. Colleghi, sedetevi, per favore! Io vi dirò qual è il risultato ed il significato del risultato.
D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, io credo che la seduta, nella sua "stravaganza", abbia registrato due votazioni componibili.
Il fatto che sulla politica estera del Governo si sia registrata la maggioranza del Senato è ineccepibile. Come tutti sappiamo, però, la politica estera del Governo si sostanzia in alcuni fatti di particolare rilievo, alcuni dei quali hanno creato e creano problemi all'interno della maggioranza di Governo: uno è stato giocato dicendo che era inammissibile la vicenda di Vicenza; sull'altro, l'Afghanistan, il ministro D'Alema ha fatto finta di cercare l'alibi e noi lo abbiamo tolto. Se fosse stato intelligente, il ministro D'Alema poteva dire di essere a favore.
Questa maggioranza ha bocciato la politica del Governo in Afghanistan. Cosa c'è di sconvolgente, collega Boccia? È stata bocciata una parte della politica estera. Niente di strano, ma questo fatto nelle cancellerie internazionali è rilevante, altro che storie! (Applausi dai Gruppi UDC e FI). Nel resto del mondo conta moltissimo. Da domani la gente vorrà sapere cosa è successo e possiamo dire che c'è stato un equivoco? Che alcuni colleghi non hanno capito cosa facevano? Il dato di fatto che il Presidente del Senato non può in alcun modo disattendere è che l'Assemblea del Senato ha bocciato la politica estera del Governo in Afghanistan. Questo è il punto fondamentale, altro che storie! (Vivaci commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Guardate, spazio per schiamazzi e per incertezze non ve n'è per nessuno. È stata approvata la risoluzione n. 1, la cui prima firmataria è la senatrice Finocchiaro, che, come è stato adesso richiamato, recita: "udite le comunicazioni del Governo, le approva", quindi, in blocco, approva tutto.
Quando siamo arrivati alla proposta di risoluzione n. 11, sulla quale ci possono essere stati errori o equivoci, abbiamo deciso con un voto dell'Assemblea di votare per parti separate la proposta stessa.
Sulla seconda parte vi era il parere favorevole del Governo. Quindi, era perfettamente votabile e nessuno ha eccepito quando l'ho richiamato. Può esservi stato un errore, però, resta il fatto che questo voto era assolutamente legittimo. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DCA-PRI-MPA). È così. È stato quasi certamente un errore, perché la maggioranza ha approvato prima le comunicazioni in blocco, poi, rispetto a questo punto, sul quale c'era il parere favorevole del Governo e abbiamo fatto votare l'Assemblea che ha deciso di votare per parti separate, si è espressa come sappiamo.
Vi è un equivoco politico? È possibile. Ma il punto della votazione non è assolutamente in discussione. Equivoco politico sì, lo si può rilevare, ma il voto è assolutamente ineccepibile e lo abbiamo detto quattro volte! Ha votato l'Assemblea per parti separate. Per cosa schiamazziamo? Per favore!
BUTTIGLIONE (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in votazione.
BUTTIGLIONE (UDC). Come ha dato la parola a tutti gli altri, deve darla anche a me!
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Sia breve.
BUTTIGLIONE (UDC). Grazie, signor Presidente, molto gentile per avermi dato la parola, anche se un po' in ritardo.
Vorrei prima di tutto darle atto della correttezza dei suoi comportamenti. Il voto è ineccepibile. (Applausi dai Gruppi UDC e FI). Vorrei ripetere che quest'Aula ha chiaramente approvato la politica estera del Governo in generale, ma ha espresso voto contrario sulla politica estera del nostro Governo in Afghanistan. Credo che la cosa non sia politicamente irrilevante. Credo che il Governo abbia bisogno di riflettere per capire se accetta un voto favorevole sulla sua politica estera, ma non sulla politica estera in Afghanistan o se la bocciatura della sua politica estera in Afghanistan lo induce a considerare come politicamente troppo fragile e insostenibile l'approvazione data in generale di una visione ampia ma confusa, ampia ma generica, ampia ma astratta, della sua politica.
Quindi, mi domando se non sarebbe più utile, a questo punto, sospendere la seduta e invitare il Governo a fare le sue riflessioni sul significato politico di questo voto, per comunicarci poi quali conseguenze intende trarne. Proseguire con il punto all'ordine del giorno e continuare con le votazioni mi sembra violare quanto chiaramente è avvenuto in quest'Aula. Un pezzo fondamentale della politica estera di questo Governo è stato bocciato. Non è come se non fosse successo nulla. È accaduto un fatto politicamente significativo. Il Governo deve riflettere su questo fatto. Credo che sia improponibile continuare con i lavori. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).
FINOCCHIARO (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (SDSE). Presidente, avevo chiesto di parlare prima.
PRESIDENTE. Vada avanti, senatrice Finocchiaro. (Commenti del senatore Salvi).
FINOCCHIARO (Ulivo). Presidente Salvi, non me la sono data da sola la parola.
Signor Presidente, volevo richiamare l'attenzione dell'Aula, ma soprattutto dei colleghi dell'opposizione, dopo un voto del quale ovviamente non possiamo contestare l'oggettività, sul fatto che poc'anzi, all'unanimità, o quasi unanimità, ma sarà facile rintracciare i tabulati (era di certo quasi tutto verde il pannello delle votazioni), il Senato ha approvato la proposta di risoluzione n. 5 dei senatori Mantica, Pianetta e Antonione, il cui dispositivo, lo ricordo a tutti, recita: «Il Senato, impegna il Governo: a confermare l'impegno e la presenza in Afghanistan, pur profilandosi lunga e complessa, per la costruzione della pace e della stabilità».
Ora, se i nostri precedenti e quindi le decisioni che sono state adottate all'inizio dal presidente Marini, e che ovviamente non contestiamo, fossero stati tali da poter stabilire un regime di preclusione, è ovvio che l'unanimità del Senato, che conferma l'impegno e la presenza in Afghanistan, pur profilandosi lunga e complessa per la costruzione della pace e della stabilità, è un giudizio nettamente positivo sull'azione del Governo ed anzi un incoraggiamento, pur nella lunghezza e complessità della costruzione, a perdurare in questo compito.
Credo quindi che non dobbiamo occuparci del fatto che sia stato successivamente espresso un voto, che non contesto nella sua oggettività ma che certamente è quello che è, ma dovremmo piuttosto preoccuparci del fatto che il voto susseguente ha smentito un altro assunto all'unanimità del Senato, che è nettamente in contrasto con il secondo. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com).
DI SIENA (SDSE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI SIENA (SDSE). Signor Presidente, non metto in discussione la legittimità del voto, ma per coloro che traggono conclusioni politiche - a mio parere - affrettate, mi preme dichiarare che ho espresso un voto contrario per un errore materiale. (Proteste dai Gruppi FI e LNP). È così, quindi le urla e i commenti riservateli per voi, perché qui ci sono anche persone che hanno il senso di responsabilità di dichiarare i propri errori e la loro portata. (Commenti dai Gruppi FI e LNP).
Vorrei pertanto che questa mia dichiarazione restasse agli atti, Presidente.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor presidente, mi permetto di fare una considerazione del percorso logico‑procedurale che abbiamo seguito per la votazione della proposta di risoluzione n. 11.
L'Aula si è avvitata per 15-20 minuti sulle modalità del voto di questa proposta di risoluzione: se per parti separate, se per intero, se per due o tre parti. Molti esponenti della maggioranza si sono pronunziati su come volevano che si votasse questa risoluzione, ma da parte di nessuno, signor Presidente, si è espresso un giudizio di presunta inammissibilità della stessa. Nessuno dei componenti della maggioranza ha alzato il dito per affermare che si stava discutendo di una proposta di risoluzione contenente un principio che non poteva essere votato perché contrastante con la prima proposta approvata. Sa perché, Presidente? Proprio perché la proposta di risoluzione era ammissibile nelle parti in cui è stata votata.
Colleghi e collega Finocchiaro, cercate quindi di non arrampicarvi sugli specchi e prendete atto che il Senato, con il voto di poco fa, ha bocciato la politica estera del Governo in Afghanistan e il Ministro degli esteri ne prenda atto. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della proposta di risoluzione n. 12.
CASTELLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 12, presentata dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri
in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 13.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, la proposta di risoluzione che ci apprestiamo a votare vorrebbe inserire nella premessa del nuovo testo del Trattato europeo, dopo le parole «ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa» le parole «con particolare riferimento alle sue radici giudaico-cristiane».
Il Ministro, nell'esprimere il suo parere contrario, ha affermato: «(...) perché il Governo intende partecipare alla conferenza intergovernativa sulla base del mandato approvato dal Consiglio europeo, che non prevede una correzione del preambolo».
Quella che ho in mano è la proposta, la bozza con la modifica del preambolo, che inserisce le parole da «ispirandosi» in poi che ho citato, e che non è oggi presente nel Trattato europeo che era stata già approvato dalla CIG del 2004.
Quando il Governo parteciperà alla conferenza intergovernativa, il mandato di approvare o meno una modifica del preambolo non glielo darà il Consiglio europeo, ma il Parlamento. Oggi in Parlamento il Governo deve decidere su tale proposta, visto che tante volte abbiamo cercato di farlo ma ci veniva risposto che la Convenzione era chiusa. Vogliamo che ci si aggiunga il riferimento alle nostre radici giudaico-cristiane e che oggi si dica sì o no. Non nascondiamoci dietro il mandato del Consiglio europeo, perché è il Parlamento che dà il mandato al Governo. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
GARRAFFA (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARRAFFA (Ulivo). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Garraffa, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 13, presentata dal senatore Stiffoni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
CARRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (FI). Signor Presidente, intervengo per chiedere un suo autorevole intervento presso il Ministero dei trasporti e il Ministero dell'ambiente per una risposta all'interrogazione 4-01041, da me presentata il 14 dicembre 2006, avente ad oggetto un grosso problema che insiste sull'aeroporto bergamasco di Orio al Serio, dove non sono state probabilmente rispettate alcune regole imposte dall'ENAV, ma dove, soprattutto, non è stato rispettato un accordo programmatico concordato dal Governo nel territorio e con la Regione Lombardia.
Dal momento che si stanno rivolgendo a me diversi sindaci del territorio in cui rilevano queste gravi disfunzioni, anche per il rumore durante la notte, vorrei sollecitare un suo intervento affinché i Ministeri competenti si esprimessero, una volta per tutte, in merito a questa grave situazione.
PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico della sua sollecitazione.
MONGIELLO (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONGIELLO (Ulivo). Signor Presidente, insieme ad altri colleghi pugliesi dell'Unione, è stata presentata oggi pomeriggio, ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento, l'interrogazione 3-00865, riguardante la drammatica vicenda che ha visto coinvolte le popolazioni del Gargano, in cui hanno perso la vita alcuni cittadini pugliesi: il bilancio delle ultime ore, purtroppo, vede 373 ustionati e 3700 sfollati.
Nell'interrogazione i senatori chiedono che il Governo venga a riferire al più presto in quest'Aula.
PRESIDENTE. Senatrice, la Presidenza ha preso nota della sua richiesta.
Per una sollecita calendarizzazione del disegno di legge n. 947
ALBERTI CASELLATI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTI CASELLATI (FI). Signor Presidente, intervengo solo per ricordarle, ancora una volta, che non è stato ancora inserita nel calendario dei lavori dell'Aula la discussione sul disegno di legge n. 947, concernente «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione della donna di origine extracomunitaria presente in Italia».
Già due settimane fa le avevo chiesto di poter calendarizzare l'esame di tale provvedimento prima della pausa estiva e lei mi aveva dato rassicurazioni in tal senso, attesa l'importanza di questo tema che non solo riguarda una parte emarginata della nostra società, ma che assume particolare rilievo anche oggi, in relazione alla recente vicenda dell'Imam di Perugia. Stanno emergendo profili davvero inquietanti che non riguardano soltanto la sicurezza, ma anche la condizione delle donne e quanto le stesse subiscono all'interno e al di fuori della loro famiglia.
Lei mi aveva assicurato, Presidente, che avrebbe riguardato il calendario e che avrebbe inserito la discussione di questo disegno di legge prima della chiusura dei nostri lavori: per la verità, ho guardato in maniera accurata il calendario dei lavori, ma non l'ho trovato.
PRESIDENTE. Senatrice Alberti Casellati, le debbo dire che se dovessi seguire il rilievo della questione, che è oggettivo, e anche la mia sensibilità personale, l'avrei già inserita nel calendario dei lavori.
Il Senato, però, in queste ultime giornate di lavoro è intasato da numerosi provvedimenti, circostanza che da un certo punto di vista mi fa piacere. Quindi, nella Conferenza dei Capigruppo debbo fare i conti con priorità ugualmente oggettive.
Cercheremo, però, di discutere della questione nella prossima Conferenza dei Capigruppo.
ALBERTI CASELLATI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTI CASELLATI (FI). Signor Presidente, attesa anche la sua sensibilità, della quale mi era resa conto partecipando personalmente ad una Conferenza dei Capigruppo, spiace constatare che lei non ritenga questo problema come una priorità.
Noi stiamo lavorando senz'altro con un ritmo elevato, ma non così impossibile da precludere la discussione di un problema così importante.
PRESIDENTE. Senatrice, il Senato sta lavorando con un ritmo deciso comunemente. Pertanto, un Presidente non può imporre forzatamente un problema che gli sta a cuore, ma deve tener conto dell'equilibrio politico.
La ringrazio per la sua sollecitazione, e cercherò di attivarmi in proposito.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 25 luglio 2007
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 25 luglio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 22,17).
Allegato A
Comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali
PROPOSTE DI RISOLUZIONE
(6-00028) n. 1 (24 luglio 2007)
FINOCCHIARO, RUSSO SPENA, SALVI, FORMISANO, PALERMI, RIPAMONTI, BARBATO, COSSUTTA, PETERLINI.
Approvata
Il Senato,
udite le comunicazioni del Governo, le approva.
(6-00029) n. 2 (24 luglio 2007)
SCHIFANI, MATTEOLI, D'ONOFRIO, CASTELLI, CUTRUFO.
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il 18 giugno 2007 il Consiglio dei ministri degli esteri dell'Unione europea ha espresso «forte preoccupazione per i drammatici sviluppi a Gaza» e la «condanna per il colpo di mano militare di Hamas» nella Striscia;
Hamas non ha mai ripudiato il terrorismo come strumento di lotta e si rifiuta di riconoscere lo Stato di Israele;
Hamas è stata inserita dall'Unione europea nella lista delle organizzazioni terroristiche (n. 17 dell'allegato alla Pos. Com. 28 giugno 2007);
ogni iniziativa non unitaria intrapresa all'interno dell'Unione europea, come la lettera sottoscritta da dieci Paesi membri a Tony Blair, indebolisce la posizione dell'intera Europa nei confronti del conflitto in Medio Oriente;
l'Alto Rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune Javier Solana ha espresso «compiacimento per la proposta del presidente americano di una conferenza internazionale sul Medio Oriente che dimostra la determinazione della comunità internazionale non solo di parlare della soluzione dei due Stati (Israele e Palestina) ma anche di vedere come questa prospettiva possa diventare realtà»,
impegna il Governo:
a promuovere l'assunzione, da parte dell'Unione europea, di un ruolo attivo nell'ambito del processo di pace in Medio Oriente finalizzato al riconoscimento di uno Stato israeliano e di uno Stato palestinese, escludendo l'intesa con rappresentanti che non abbiano rinunciato al terrorismo o che siano indisponibili al reciproco riconoscimento;
a lavorare con gli altri Paesi membri ad una posizione comune, evitando pericolose parcellizzazioni, in vista della conferenza di pace in autunno.
(6-00029) n. 2 (testo 2) (24 luglio 2007)
SCHIFANI, MATTEOLI, D'ONOFRIO, CASTELLI, CUTRUFO.
Respinta
Il Senato,
premesso che:
il 18 giugno 2007 il Consiglio dei ministri degli esteri dell'Unione europea ha espresso «forte preoccupazione per i drammatici sviluppi a Gaza» e la «condanna per il colpo di mano militare di Hamas» nella Striscia;
Hamas non ha mai ripudiato il terrorismo come strumento di lotta e si rifiuta di riconoscere lo Stato di Israele;
Hamas è stata inserita dall'Unione europea nella lista delle organizzazioni terroristiche (n. 17 dell'allegato alla Pos. Com. 28 giugno 2007);
l'Alto Rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune Javier Solana ha espresso «compiacimento per la proposta del presidente americano di una conferenza internazionale sul Medio Oriente che dimostra la determinazione della comunità internazionale non solo di parlare della soluzione dei due Stati (Israele e Palestina) ma anche di vedere come questa prospettiva possa diventare realtà»,
impegna il Governo:
a promuovere l'assunzione, da parte dell'Unione europea, di un ruolo attivo nell'ambito del processo di pace in Medio Oriente finalizzato al riconoscimento di uno Stato israeliano e di uno Stato palestinese, escludendo l'intesa con rappresentanti che non abbiano rinunciato al terrorismo o che siano indisponibili al reciproco riconoscimento;
a lavorare con gli altri Paesi membri ad una posizione comune, evitando pericolose parcellizzazioni, in vista della conferenza di pace in autunno.
(6-00030) n. 3 (24 luglio 2007)
Inammissibile
Il Senato,
premesso che:
come dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri alla Camera dei deputati il 20 giugno 2007, in merito all'ampliamento della base militare di Vicenza, il rispetto degli impegni presi è alla base del diritto internazionale e dei rapporti di pacifica convivenza fra i Paesi, a cui il Governo non intende derogare, in quanto è una richiesta da parte degli alleati americani di ampliare, nel quadro di quanto previsto dall'Accordo bilaterale sulle infrastrutture del 1954, una base già esistente. Quanto alla decisione di confermare la disponibilità italiana all'allargamento della base, dal mese di gennaio, il Presidente del Consiglio ha pubblicamente reso noti gli intendimenti del Governo. Lo ha fatto personalmente e, successivamente, il Ministro della difesa lo ha ribadito in Parlamento, il 1º febbraio 2007;
in tale prospettiva, coerentemente con le decisioni assunte, ha nominato il professor Paolo Costa rappresentante della Presidenza del Consiglio per le questioni relative all'attuazione del progetto di allargamento della base. Egli sarà l'interlocutore principale delle amministrazioni interessate, delle istituzioni locali, delle comunità territoriali, con l'obiettivo di approfondire il confronto e il dialogo sulla realizzazione dell'ampliamento della base statunitense, al fine di garantire il rispetto dell'impegno preso e le istanze delle realtà della zona. Di ciò il Presidente del Consiglio dei ministri ha informato il Presidente Bush, con una lettera inviata il 18 maggio 2007;
constatato che il 27 giugno 2007 presso la Camera dei deputati si è svolta un'assemblea di Deputati e Senatori dei gruppi Sd-Se, Prc, Verdi e Pdci, che hanno sottoscritto un appello, firmato da circa 170 parlamentari, compresi alcuni componenti del gruppo dell'Ulivo e tre Sottosegretari, in cui si chiede al Presidente del Consiglio una moratoria sull'inizio dei lavori al «Dal Molin» di Vicenza e di effettuare un referendum consultivo sull'impatto ambientale,
impegna il Governo:
a ribadire la volontà del Governo italiano di ampliare la base di Vicenza confermando gli impegni assunti con il Presidente degli Stati Uniti, e a non dare seguito alla richiesta di moratoria o di referendum avanzata da parte dei Parlamentari, adottando tutte le procedure amministrative finalizzate al rilascio delle autorizzazioni di rito.
(6-00031) n. 4 (24 luglio 2007)
PIANETTA, MANTICA, ANTONIONE, CALDEROLI.
Approvata
Il Senato,
impegna il Governo:
a ribadire che il rapporto con gli Stati Uniti è solidissimo e rappresenta un pilastro della nostra politica estera;
a confermare gli impegni assunti nelle missioni internazionali e i relativi supporti logistici sul nostro territorio nazionale.
(6-00032) n. 5 (24 luglio 2007)
Approvata
Il Senato,
impegna il Governo:
a confermare l'impegno e la presenza in Afghanistan, pur profilandosi lunga e complessa, per la costruzione della pace e della stabilità.
(6-00033) n. 6 (24 luglio 2007)
V. testo 2
Il Senato,
valutate le comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali;
considerati i pericoli determinati dalla minaccia atomica, dalle guerre preventive, dalla spoliazione delle risorse energetiche ed idriche di altri popoli, dall'incremento delle spese militari globali che, unitamente al saccheggio delle residue risorse biologiche, sono i più gravi pericoli che il nostro pianeta sta correndo;
considerati i principi costituzionali della pace, della sovranità e dell'autonomia, indicati dai padri fondatori della Costituzione, e recentemente confermati dalla volontà popolare con il mantenimento dell'attuale Carta;
considerato che tali valori non hanno potuto essere realizzati a causa del sopraggiungere della divisione del mondo in blocchi contrapposti e che da allora sono già trascorsi più di 60 anni,
impegna il Governo:
ad attivarsi per l'avvio di un reale processo di riflessione e di discussione - con il coinvolgimento di ogni forza politica, economica e culturale italiana - volto a sostenere il prestigio internazionale dell'Italia e a ridefinire un ruolo attivo e propulsivo del Paese, per il rilancio di una politica di disarmo nucleare, di abbandono delle guerre preventive e di collaborazione economica e commerciale con tutti gli Stati nel rispetto dei diritti dei popoli;
per rendere credibile tale processo, impegna altresì il Governo:
a dare un chiaro segnale convocando la più volte promessa Conferenza sulle Servitù militari e sospendendo la decisione già assunta di realizzare la nuova base statunitense di Vicenza, decisione che potrà essere riesaminata alla luce delle risultanze della suddetta fase di ampia riflessione e discussione.
(6-00033) n. 6 (testo 2) (24 luglio 2007)
Inammissibile la parte finale da: «per rendere» a: «discussione.»; ritirata la restante parte
Il Senato,
valutate le comunicazioni del Ministro degli affari esteri in materia di politica estera, con particolare riferimento allo stato delle missioni internazionali;
considerati i pericoli determinati dalla minaccia atomica, dalle guerre preventive, dalla spoliazione delle risorse energetiche ed idriche di altri popoli, dall'incremento delle spese militari globali che, unitamente al saccheggio delle residue risorse biologiche, sono i più gravi pericoli che il nostro pianeta sta correndo;
considerati i principi costituzionali della pace, della sovranità e dell'autonomia, indicati dai padri fondatori della Costituzione, e recentemente confermati dalla volontà popolare con il mantenimento dell'attuale Carta;
considerato che tali valori non hanno potuto essere realizzati a causa del sopraggiungere della divisione del mondo in blocchi contrapposti e che da allora sono già trascorsi più di 60 anni,
impegna il Governo:
ad attivarsi per l'avvio di un reale processo di riflessione e di discussione - con il coinvolgimento di ogni forza politica, economica e culturale italiana - volto a sostenere il prestigio internazionale dell'Italia e a ridefinire un ruolo attivo e propulsivo del Paese, per il rilancio di una politica di disarmo nucleare, di abbandono delle guerre preventive e di collaborazione economica e commerciale con tutti gli Stati nel rispetto dei diritti dei popoli;
per rendere credibile tale processo, impegna altresì il Governo:
a dare un chiaro segnale convocando la più volte promessa Conferenza sulle Servitù militari e sospendendo la decisione già assunta di realizzare la nuova base statunitense di Vicenza, destinata a concentrare in quella città la 173a Brigata aerotrasportata degli Stati Uniti, reparto già impiegato in Iraq e successivamente in Afghanistan, decisione che potrà essere riesaminata alla luce delle risultanze della suddetta fase di ampia riflessione e discussione.
(6-00034) n. 7 (24 luglio 2007)
MARINI Giulio, MANTICA, ANTONIONE, PIANETTA, MANNINO.
V. testo 2
Il Senato,
impegna il Governo:
a sviluppare ogni azione civile e militare tesa a rafforzare le istituzioni democratiche irachene, come avvenuto con l'invio di 41 carabinieri del Tuscania;
ad operare in stretta cooperazione con tutte le Forze NATO impegnate in altre aree del territorio iracheno nello sforzo di ricostruzione della sicurezza interna irachena, premessa indispensabile di stabilità di governo;
a monitorare costantemente, insieme al Consiglio supremo di difesa, la quantità e la qualità delle armi di difesa attiva e passiva, soprattutto in Afghanistan e Libano, al fine di garantire la massima sicurezza ai nostri soldati;
a valutare se le aperture del Ministro degli affari esteri al dialogo nei confronti di gruppi terroristici, quali Hamas, non favoriscano la formazione di attività terroristiche nel nostro Paese.
(6-00034) n. 7 (testo 2) (24 luglio 2007)
MARINI Giulio, MANTICA, ANTONIONE, PIANETTA.
Respinta
Il Senato,
impegna il Governo:
a sviluppare ogni azione civile e militare tesa a rafforzare le istituzioni democratiche irachene, come avvenuto con l'invio di 41 carabinieri del Tuscania;
a monitorare costantemente, insieme al Consiglio supremo di difesa, la quantità e la qualità delle armi di difesa attiva e passiva, soprattutto in Afghanistan e Libano, al fine di garantire la massima sicurezza ai nostri soldati;
a valutare se le aperture del Ministro degli affari esteri al dialogo nei confronti di gruppi terroristici, quali Hamas, non favoriscano la formazione di attività terroristiche nel nostro Paese.
(6-00035) n. 8 (24 luglio 2007)
Il capoverso da: «impegna» fino a: «Afghanistan;» inammissibile; restante parte respinta
Il Senato,
premesso che:
il Presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, in relazione alla politica estera e in particolare alle missioni internazionali, ha avuto incontri bilaterali; in particolare ha incontrato, tra gli altri, il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, e il Primo Ministro israeliano, Ehud Olmert;
sabato 9 giugno 2007 nel corso della visita ufficiale, il Presidente degli Stati Uniti ha incontrato, fra gli altri, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri ed esponenti del Governo;
in tale occasione si è assicurato al Presidente degli Stati Uniti che «Nato e Unione Europea sono i due pilastri della nostra politica estera nei quali si riconosce l'intero asse politico» e si è rassicurato l'alleato sulla fedeltà dell'Italia in merito a impegni presi in ambito Nato e Ue, sottolineatura che ha trovato pieno riconoscimento da parte dello stesso;
il Presidente degli Stati Uniti, arrivato in piazza Colonna a Roma, è stato accolto dal premier Romano Prodi con una stretta di mano ed un abbraccio proprio al centro della piazza;
nel corso della conferenza stampa seguita all'incontro con il Presidente degli Stati Uniti, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato: «c'è stato un clima ottimo e straordinario: abbiamo molto scherzato, ma approfondendo molto i problemi» e si è dichiarato «assolutamente soddisfatto dell'incontro» e d'accordo con il presidente Bush sul fatto che «l'evento sia stato un successo»;
sempre nella stessa conferenza stampa, il premier ha dichiarato che «non abbiamo questioni bilaterali serie che ci dividono» e che «su clima, lotta alla povertà, Africa, energia», argomenti del colloquio con il Presidente degli Stati Uniti, «non sono emerse differenze significative con l'alleato americano», e ha ricordato, tra l'altro, «il grande passo avanti fatto al vertice del G8 sui cambiamenti climatici»;
confermando la posizione del presidente Prodi, il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha dichiarato: «le nostre relazioni bilaterali sono molto forti», ha ringraziato il Governo italiano per l'invio «di molti suoi soldati all'estero, a cominciare dall'Afghanistan» e ha aggiunto che «l'Italia e gli Stati Uniti condividono principi comuni»;
rispondendo ai giornalisti, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di non aver parlato nell'incontro della base USA di Vicenza, in quanto la decisione era già stata presa, come di fatto ha confermato poi nelle sue successive comunicazioni rese alla Camera dei deputati il 20 giugno 2007;
il clima positivo riferito dai due Presidenti è stato confermato anche dal Ministro degli affari esteri, Massimo D'Alema, che ha dichiarato: «nel colloquio con il presidente Usa George W. Bush abbiamo registrato un clima ed un'atmosfera molto positiva ed amichevole perché gli Usa guardano all'Italia come ad un amico solido e stabile (...) Un incontro positivo (...) sono state affrontate le principali questioni: Kossovo, Iran e la situazione in Libano, a partire da un forte apprezzamento per le iniziative italiane, per il ruolo che svolge in Medio Oriente»;
nel mese di luglio 2007 il Presidente del Consiglio dei ministri si è recato in Israele ed ha incontrato il primo ministro Ehud Olmert;
in tale occasione ha dichiarato: «non si può più rinviare ulteriormente, dopo 60 anni, il momento della pace come garanzia per i popoli della regione e a Israele di esistere come Stato ebraico», «l'obiettivo è un accordo che porti a due Stati sovrani contigui ed indipendenti, per due popoli»;
nel corso di tale incontro il premier italiano ha garantito ad Olmert «l'impegno dell'Italia e dell'Unione Europea, affinché lo stato di Israele possa vivere in pace» affermando che «l'Italia, indipendentemente dal colore del suo Governo, è vicina al popolo ebraico»;
in relazione ai rapporti con l'Autorità palestinese, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato che il Governo italiano condivide la necessità di «sostenere Abu Mazen e Fayyad» ritenendo «assolutamente necessario evitare una crisi umanitaria a Gaza», ma ribadendo la volontà di dare pieno sostegno alle forze moderate palestinesi;
in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti si è svolta una manifestazione a Piazza del Popolo, chiamata «NO WAR», durante la quale il segretario di un partito politico ha confermato ai giornalisti di continuare a pensare che Bush «ha le mani grondanti di sangue, visto che non se le è lavate nel frattempo»;
nel corso della manifestazione «NO WAR» si sono verificate gratuite aggressioni nei confronti delle Forze dell'ordine e danneggiamenti di beni pubblici e privati,
esprime apprezzamento nei confronti delle posizioni assunte dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Governo in occasione degli incontri e dei colloqui avuti con il Presidente degli Stati Uniti e con il Primo Ministro di Israele;
esprime soddisfazione per il riconoscimento da parte dei Capi di Stato del ruolo svolto dall'Italia, sotto l'aspetto quantitativo e qualitativo, nel processo di pace con particolare riferimento alla questione medio-orientale;
impegna il Governo a confermare gli impegni assunti con gli Stati Uniti in relazione all'ampliamento della base militare di Vicenza, quale presupposto logistico-strategico di tutte le missioni internazionali, tenuto conto che la base è sede del comando della SETAF e ospita la 173ª Brigata aereotrasportata, costituita da paracadutisti USA, reparto già impiegato in Iraq e successivamente in Afghanistan;
esprime censura rispetto alle dichiarazioni offensive rivolte nei confronti del Capo di uno Stato con cui siamo alleati, in visita nel nostro Paese, e dei comportamenti violenti registrati nel corso della manifestazione «NO WAR».
(6-00036) n. 9 (24 luglio 2007)
Inammissibile
Il Senato,
premesso che:
la politica estera rappresenta un punto nodale delle politiche di governo;
la nostra Costituzione prevede identici diritti e doveri per i senatori eletti, per i senatori di diritto e a vita e per i senatori a vita,
impegna il Governo:
a valutare, in sede di Consiglio dei Ministri, l'opportunità di dimissioni nel caso in cui la propria politica estera non fosse sostenuta dalla maggioranza assoluta dei senatori eletti a suffragio universale e diretto.
(6-00037) n. 10 (24 luglio 2007)
Respinta
Il Senato,
premesso che:
secondo notizie giornalistiche il premier Romano Prodi e il ministro degli esteri Massimo D'Alema hanno avuto negli ultimi giorni diversi colloqui telefonici con il leader libico Gheddafi per ottenere clemenza nei confronti delle 5 infermiere bulgare e del medico palestinese, accusati di aver inoculato il virus dell' HIV in centinaia di bambini dell'ospedale di Bengasi;
le infermiere e il medico di cui sopra sono stati condannati a morte dal tribunale di Bengasi per aver deliberatamente infettato, con il virus HIV, 438 bambini;
il virologo francese Luc Montanier aveva testimoniato in tribunale che il virus dell'HIV era già attivo nell'ospedale pediatrico prima che gli imputati iniziassero a lavorarvi, nel 1998, dimostrando così l'inconsistenza e la strumentalità delle accuse;
che il 17 luglio 2007 la pena di morte è stata commutata in ergastolo e successivamente è stata concessa l'estradizione con rientro in Bulgaria dei condannati;
che il Ministro degli esteri libico ha affermato che l'Unione Europea e la Francia, hanno contribuito, per ottenere la conversione della condanna di morte in ergastolo, al fondo di risarcimento delle famiglie dei 438 bambini infettati dall'HIV, in ragione di 1.000.000 di dollari a testa;
in conseguenza della concessione da parte della Libia dell'estradizione, la stessa è riuscita a garantirsi un convenientissimo accordo di cooperazione con l'Unione Europea ;
ritenendo che le accuse e le conseguenti condanne fossero infondate e che il risarcimento e la sottoscrizione dell'accordo di cooperazione possano essere interpretati come un pagamento di un riscatto,
impegna il Governo a rifiutare qualunque richiesta che possa giungere da parte della Libia in ordine al risarcimento del danno conseguente alla presenza italiana, nel passato, sul territorio libico.
(6-00038) n. 11 (24 luglio 2007)
Respinta. Votata per parti separate
Premesso che:
41 senatori (Francesco Martone, Silvana Pisa, Loredana De Petris, Piero Di Siena, Gianpaolo Silvestri, Giorgio Mele, Giovanni Russo Spena, Cesare Salvi, Manuela Palermi, Antonio Iovene, Tommaso Sodano, Natale Ripamonti, Claudio Grassi, Oskar Peterlini, Salvatore Bonadonna, Paolo Brutti, Rina Gagliardi, Massimo Villone, Lidia Menapace, José Luiz Del Roio, Haidi Gaggio Giuliani, Giovanna Capelli, Daniela Alfonzi, Erminia Emprin, Fosco Giannini, Giovanni Confalonieri, Olimpia Vano, Tiziana Valpiana, Annamaria Palermo, Anna Donati, Santo Liotta, Giovanni Bellini, Guido Galardi, Stefano Zuccherini, Martino Albonetti, Raffaele Tecce, Salvatore Allocca, Maria Luisa Boccia, Giovanni Battaglia, Marco Pecoraro Scanio) hanno presentato un appello indirizzato al Governo dai seguenti contenuti: "Attendiamo ancora la svolta in Afghanistan. Le notizie che giungono da quel Paese parlano invece di una guerra spietata, di un numero crescente di vittime, di crimini di guerra compiuti contro le popolazioni civili da tutte le parti in conflitto. La coalizione internazionale sembrerebbe aver rinunciato a praticare una netta discontinuità rispetto al passato. L'Afghanistan Compact con le sue intenzioni di garantire sicurezza, lotta alla povertà, ed il rafforzamento del buon governo, vacilla sotto la preponderanza dell'opzione militare. Per queste ragioni oggi torniamo a chiedere al Governo italiano di impegnarsi con effettiva inversione di rotta. La soluzione diplomatica dovrà essere perseguita con massima determinazione, attraverso una conferenza internazionale, coinvolgendo l'Europa, i Paesi presenti con propri contingenti militari, e i Paesi confinanti, nonché tutte le componenti del popolo afghano, chi accetta la presenza delle truppe internazionali e chi le osteggia. La sicurezza del popolo afghano andrà garantita da un contingente di polizia internazionale, con mandato ONU che rimpiazzi le truppe NATO. Le strategie ed iniziative di cooperazione e ricostruzione dovranno sostenere e promuovere i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali delle donne e degli uomini dell'Afghanistan. Pochi mesi mancano all'importante scadenza di ottobre, quando l'Italia dovrà riferire al Consiglio di Sicurezza dell'ONU sul mandato ISAF. Crediamo che quella sia un'occasione cruciale per marcare un cambiamento di rotta, un'occasione unica ed irripetibile.",
il Senato, ritenendo oggi prematuro l'appello rivolto al Governo a praticare "una netta discontinuità con il passato",
approva la politica estera seguita dal Governo nella missione in Afghanistan.
(6-00039) n. 12 (24 luglio 2007)
CASTELLI, POLLEDRI, FRANCO Paolo, DIVINA, STEFANI.
Respinta
Il Senato,
rilevando con preoccupazione il progressivo deteriorarsi della situazione in Medio Oriente, dove nel corso degli ultimi mesi la formazione politica palestinese autodenominatasi Harakat al-Muqāwwama al-Islāmiyya, ovvero Movimento di Resistenza Islamica, e nota altresì con l'acronimo HAMAS, ha assunto illegalmente il potere nella Striscia di Gaza, espellendo tutti gli appartenenti al partito rivale, noto sotto il nome di Al Fatah;
deplorando il permanente connotarsi di HAMAS come partito armato dedito alla pratica del terrorismo;
esprimendo timori per le possibili conseguenze della crescita dell'instabilità in Libano, dove si registrano pericolose infiltrazioni jihadiste ed è in atto un evidente processo di riarmo da parte degli Hezbollah, che sarebbe propedeutico tanto alla preparazione di un nuovo confronto con Israele quanto all'effettuazione di azioni militari contro il Governo diretto da Fouad Siniora;
sottolineando altresì come la forza multinazionale UNIFIL II, attualmente sotto comando italiano, abbia già subito due attacchi in tempi recenti, il primo dei quali è costato la vita a sei militari spagnoli e ad un settimo di nazionalità colombiana;
ritenendo che l'impegno per la pace e la lotta contro il terrorismo internazionale in tutte le sue forme debba continuare senza cedimenti nel quadro delle missioni intraprese sotto l'egida delle Nazioni Unite, dell'Alleanza Atlantica e dell'Unione Europea;
apprezzando la professionalità e l'umanità che le unità ed il personale delle Forze Armate rischierati all'estero continuano a dimostrare in teatri difficili come quello afgano, quelli balcanici e quello libanese, senza trascurare l'impegnativa missione addestrativa condotta dai circa ottanta istruttori militari inviati in Iraq nell'ambito dell'intervento NTM-I sotto comando Nato,
impegna il Governo ad evitare l'assunzione di qualsiasi iniziativa politica che possa implicare il riconoscimento anche indiretto di fazioni o gruppi politici dediti al terrorismo e a dimostrare la permanente fermezza del nostro Paese nella lotta al terrorismo internazionale, in particolare confermando tutte le missioni internazionali delle Forze Armate avviate durante la scorsa legislatura.
(6-00040) n. 13 (24 luglio 2007)
STIFFONI, CALDEROLI, CASTELLI, POLLEDRI, FRANCO Paolo, DIVINA.
Respinta
Preso atto delle conclusioni del Consiglio d'Europa del 21 e 22 giugno 2007 più volte citato dal ministro D'Alema;
preso atto della convocazione di una conferenza intergovernativa CIG per l'elaborazione di un nuovo trattato di riforma,
si impegna il Governo, in tale sede, a promuovere, al punto 1 del preambolo del trattato UE del titolo 1, disposizioni comuni, come indicato nell'allegato 1 delle conclusioni del Consiglio, l'inserimento, dopo le parole: «ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa», delle seguenti: «con particolare riferimento alle sue radici giudaico-cristiane o di un concetto equivalente» .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Bordon, Ciampi, Cossiga, Palma, Pininfarina, Scalfaro e Turigliatto.
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro dei trasporti, con lettera in data 20 luglio 2007, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 16, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 - la relazione concernente l'individuazione della destinazione delle disponibilità del Fondo per i trasferimenti correnti a società di servizi marittimi e per trasporti in gestione diretta ed in concessione (n. 122).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 13 agosto 2007.
Mozioni
FRUSCIO, FRANCO Paolo, DAVICO, STIFFONI, LEONI, PIROVANO, DIVINA, STEFANI - Il Senato,
premesso che:
il Presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, il 10 ottobre 2006, dichiarava testualmente e pubblicamente quanto segue: "Alitalia rappresenta una situazione fuori controllo e non vedo paracaduti. Se continua così si può arrivare al fallimento da un momento all'altro";
il Presidente del Consiglio definiva, peraltro, quella di Alitalia S.p.A. "una situazione completamente fuori controllo";
la via dell'asta lanciata dal Governo per la cessione di Alitalia non ha sortito effetti positivi, vista, ad oggi, la totale assenza di offerenti;
era evidente che si sarebbe giunti a tale risultato totalmente negativo, posto che il bando non affrontava e non dirimeva le due questioni d'interesse nodale per Alitalia: quella del destino del personale dipendente della società di bandiera e quella della revisione degli accordi di Alitalia con AZ Service, la società che fornisce molti servizi di terra, partecipata pariteticamente da Alitalia e dallo Stato, quest'ultimo tramite Fintecna;
in effetti, in presenza di tali due pesanti e imponderabili variabili di costo, nessun piano di rilancio industriale della società aerea poteva e può oggi essere prospettato;
il Governo non ha mai preso in considerazione l'obbligo, dettato dalla legge fallimentare, di dichiarare, "senza indugio", alla giurisdizione fallimentare competente, l'impossibilità e l'incapacità della società di far fronte alle proprie obbligazioni e alla propria gestione secondo regolarità;
considerato che:
negli ultimi sette mesi di gestione della compagnia pare siano andati in fumo circa 300 milioni di euro;
il Presidente del Consiglio, pur essendo consapevole, fin dall'ottobre 2006, che Alitalia versava in condizione di fallire "da un momento all'altro", nulla poneva in essere, nella sua qualità di azionista di riferimento, per indurre la società di bandiera a svolgere il fatidico e obbligatorio passo verso la liquidazione concorsuale, sull'esempio di due casi egregiamente e positivamente risolti qualche anno fa in altri Paesi: quello di Swissair e quello di Sabena. Infatti, entrambe le compagnie patirono la dichiarazione d'insolvenza per poi essere ottimamente risanate, tanto da divenire così forti ed equilibrate, nel complesso dei loro fattori produttivi aziendali, da essere oggi fra le più solide società aeree europee,
impegna il Governo:
a prendere finalmente in considerazione la possibilità di salvare i residui valori aziendali di Alitalia attraverso il ricorso alla più idonea delle procedure concorsuali, anche nella prospettiva di rendere possibile un passaggio di proprietà aziendale, partendo dall'azzeramento di gran parte di contratti e rapporti attualmente in essere, così da rendere possibile a quanti eventualmente interessati a rilevare il nucleo produttivo industriale, l'elaborazione di un adeguato piano industriale, economico e finanziario sulla base di parametri, variabili e grandezze di valido riferimento;
a rispondere, nelle sedi competenti, dei danni causati, dall'ottobre 2006 fino ad oggi, alla società Alitalia, ai suoi risparmiatori investitori, ai suoi fornitori, ai suoi finanziatori, ai suoi dipendenti; danni riconducibili, si ripete, alla condotta omissiva del Governo in tema di sue direttive agli organi gestionali di Alitalia S.p.A., in ordine all'inderogabile necessità di far ricorso alla giurisdizione concorsuale; un'omissione che, in quanto di pubblica conoscenza, avrebbe potuto e dovuto trovare rilievo anche presso l'ufficio del pubblico ministero, ai fini e per gli effetti dell'art. 6 della legge fallimentare.
(1-00130)
Interrogazioni
TECCE, RUSSO SPENA, SODANO, GRASSI - Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale - Premesso che:
la vicenda della vendita delle case di proprietà dell'ENPAM (Ente nazionale previdenza assistenza medici) interessa molte centinaia di inquilini in tutto il Paese;
a Napoli, presso il Centro direzionale, nella cosiddetta Torre Azzurra, da più di un anno è in corso una vertenza, che investe 112 inquilini e le loro famiglie;
gli obiettivi del contenzioso risultano essere: a) tutelare gli inquilini che intendano acquistare l'abitazione in uso, creando tutte le condizioni per un prezzo di vendita idoneo e non con parametri di mercato; b) garantire stabilità contrattuale a tutti gli inquilini che non intendano comprare l'abitazione in uso;
considerato che:
l'ENPAM ha incaricato un advisor , la società denominata "Colliers Elitrade s.r.l", per le trattative con l'inquilinato;
nel mese di luglio 2007 vi sono stati atteggiamenti da parte dell'advisor Colliers Elitrade s.r.l. che hanno allarmato molto gli inquilini di Torre Azzurra, alimentando un clima di preoccupazione tra le famiglie residenti;
alla base delle tensioni sociali vi sono i prezzi di vendita degli appartamenti, proposti dall'advisor, che gli inquilini giudicano da capogiro;
nella risposta all'interrogazione A.S. 4-00511, a proposito delle case dell'ENPAM, il Ministro in indirizzo affermava: "si obbliga a porre in essere ogni attività per addivenire alla vendita del patrimonio residenziale ai conduttori (...), evitando, al contempo, ogni possibile forma di speculazione",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che i prezzi di vendita delle case della Torre Azzurra di Napoli, proposti dall' advisor, siano palesemente fuori mercato;
se non sia del parere che la valutazione del prezzo degli immobili in questione debba essere effettuata da un ente "terzo";
se non ritenga che l'UTE Ufficio del territorio possa rappresentare quel soggetto terzo in grado valutare con criteri oggettivi un prezzo idoneo per gli appartamenti di Torre Azzurra di Napoli.
(3-00863)
ZANETTIN - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
durante la notte tra il 23 e il 24 luglio 2007 sconosciuti hanno gettato una bomba molotov contro l'abitazione di Marco Bonafede (AN), Presidente della V Circoscrizione del Comune di Vicenza, all'interno della quale è compreso l'aeroporto Dal Molin, sede dell'ampliamento della base statunitense;
continua quindi lo stillicidio degli atti di intimidazione e di violenza verso tutti coloro che a Vicenza, a vario titolo, sostengono l'ipotesi di ampliamento della base;
questi episodi purtroppo negli ultimi mesi si stanno ripetendo con una preoccupante frequenza;
è necessario che tutti facciano la loro parte per isolare i violenti ed evitare l'acuirsi di una strategia della tensione, rischio che, alla luce di tale ultimo inquietante episodio, appare sempre più evidente,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti si intendano assumere per evitare l'escalation di una strategia della tensione a Vicenza;
a quale punto siano le indagini per accertare gli autori di questo e di altri atti intimidatori, che hanno avuto luogo a Vicenza negli ultimi mesi.
(3-00866)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GRAMAZIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il quotidiano "Libero", diretto da Vittorio Feltri, martedì 24 luglio 2007 ha pubblicato un articolo a firma di Francesco Ruggeri in cui si parla di una lettera a firma del ministro Amato inviata ai questori, ai prefetti, ai dirigenti della Polizia di frontiera: «"lo straniero che si trattiene sul territorio nazionale non oltre i 3 mesi per motivi di visite, turismo e affari" è obbligato soltanto a "dichiarare la propria presenza al momento dell'ingresso all'autorità di frontiera", che si limita a prenderne atto.»;
questa lettera del Viminale chiede alle autorità di applicare la legge n. 68, che, si ricorda nell'articolo, entrerà in vigore tra qualche giorno. In questo modo è sufficiente un'autocertificazione e gli extracomunitari potranno tranquillamente sbarcare in Italia;
d'ora in avanti, ricorda Ruggeri nel suo articolo, non ci saranno più sbarchi abusivi e traversate di fortuna, e gli extracomunitari, senza chiedere il permesso di soggiorno, non rischieranno più l'espulsione nei primi 90 giorni di presenza in Italia, e in questo modo potranno raggiungere qualsiasi altro Paese europeo,
l'interrogante chiede di conoscere:
quali iniziative intenda prendere il Ministro in indirizzo, in riferimento al telegramma del 4 giugno 2007, per sapere quanti siano gli extracomunitari che si sono stanziati sul territorio italiano e quanti di questi hanno raggiunto altri Paesi europei;
quanti di questi extracomunitari semi-clandestini siano implicati nell'inchiesta per terrorismo aperta a seguito dell'arresto dell'Imam di Pontefelciano (Perugia).
(3-00864)
MONGIELLO, NARDINI, PIGLIONICA, LATORRE, SINISI, RIA, PROCACCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
sono sempre più drammatiche le notizie che provengono dal Gargano, colpito da incendi devastanti che hanno provocato già alcuni morti, distruzione di abitazioni, stabilimenti produttivi e villaggi turistici e zone incontaminate di territorio;
il servizio di Protezione civile, coordinatoin loco dal responsabile nazionale Bertolaso, sta operandosi oltre ogni limite, per affrontare l'emergenza in atto ma, nonostante tale impegno, gli sforzi finora fatti sembrano ancora inferiori rispetto alle necessità imposte dalla calamità che ha colpito questo territorio della Puglia,
si chiede di sapere se il Governo ritenga opportuno fornire urgentemente informazioni su quanto sta accadendo e far conoscere le misure che si intendono adottare per aiutare in tempi molto brevi i cittadini, gli operatori e le comunità locali a far fronte alla tragedia che ha colpito il Gargano.
(3-00865)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CICCANTI - Al Ministro delle infrastrutture - Premesso che:
il Presidente dell'ANAS ha deciso di affidare gran parte del contenzioso all'Avvocatura generale dello Stato, come risulta da nota di quest'ultima del 13 marzo 2007;
negli ultimi 10 anni la condanna nei giudizi arbitrali in cui l'ANAS era difesa dall'Avvocatura è stata in media superiore al 50% della richiesta iniziale,
si chiede di sapere:
come si giustifichi tale scelta, visto che gli avvocati del libero foro hanno riportato una condanna pari a circa il 30%, che comunque sommata anche ai loro compensi rimane di gran lunga al di sotto di quella dell'Avvocatura;
quali provvedimenti si intendano assumere per ristabilire gli stessi costi-benefici precedenti, ovvero per migliorarne il rapporto economico.
(4-02478)
ROSSI FERNANDO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il 6 marzo e il 12 marzo 2007 l'associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) ha presentato al Ministro istanze volte ad ottenere copia dei bilanci dell'ente Parco delle Cinque Terre per gli anni 2002/2005 in possesso del Ministero, in quanto l'ente Parco a più riprese ha negato l'accesso a tali documenti;
il 2 aprile 2007 la stessa associazione, ad integrazione delle istanze presentate, rivendicava il suo diritto ad accedere a tali documenti in quanto associazione riconosciuta con decreto del Ministero che svolge azione di tutela, vigilanza e difesa di interessi collettivi diffusi e che in tale veste ha riscontrato mancanza di trasparenza in numerosi atti dell'ente Parco delle Cinque Terre, così come è stato impossibile accedere alla documentazione;
il 30 aprile è stata presentata attraverso lo studio legale Granara di Genova istanza di accesso agli atti e di rilascio copia dei bilanci in questione all'ente Parco delle Cinque Terre;
il 10 maggio l'associazione ha presentato richiesta di parere alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi della Presidenza del Consiglio, sottolineando che l'ente Parco ed il Ministero, quale ente controllore ed erogatore di fondi e detentore dei bilanci in questione, negavano l'accesso a tali documenti;
il 14 giugno 2007 la Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi della Presidenza del Consiglio dei ministri faceva pervenire sia al Ministero che all'associazione non uno ma due pareri dai quali chiaramente si evince il diritto dell'Associazione ambientalista ad ottenere copia della documentazione richiesta.
il 21 giugno 2007 il Ministero con nota DPN-2007-0017338 invitava l'ente Parco a garantire l'accesso a tali atti e a comunicare entro tre giorni dalla data della comunicazione, a mezzo fax, la propria disponibilità o meno in tal senso. In caso contrario l'Amministrazione avrebbe provveduto in sostituzione secondo le vigenti disposizioni in materia;
il 19 giugno, non avendo avuto riscontro a tutte le istanze presentate l'associazione presentava ricorso al TAR della Liguria ex articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241, contro l'ente Parco nazionale delle Cinque Terre per il rigetto dell'istanza formulata dall'onlus VAS volta ad ottenere i documenti richiesti;
il 25 giugno l'associazione presentava richiesta al Comandante generale della Guardia di finanza di verificare la congruità e la correttezza dei bilanci dell'ente Parco: tale richiesta nasceva da reiterati e motivati dinieghi a garantire l'accesso a tali atti tanto da far supporre irregolarità che solo la Guardia di finanza può riscontrare;
il 26 giugno 2007, trascorsi tutti i termini, l'associazione chiedeva al Ministero di ottemperare al provvedimento annunciato (consegna dei documenti in suo possesso),
si chiede di sapere per quale motivo il Ministero a tutt'oggi 24 luglio 2007 non abbia ancora ottemperato a provvedere alla consegna dei documenti in suo possesso in sostituzione dell'ente Parco delle Cinque Terre secondo le vigenti disposizioni in materia.
(4-02479)
CAPELLI, GAGLIARDI, VALPIANA - Al Ministro della pubblica istruzione - Premesso che:
in occasione della fine dell'anno scolastico 2006-2007, ai genitori degli alunni delle classi quinte del Primo Circolo didattico di Arzignano, in provincia di Vicenza, è stata consegnata, congiuntamente alle pagelle, una lettera con la quale si promuoveva l'iscrizione ad una scuola media privata;
in tale lettera, firmata dal preside della scuola privata, oltre alla descrizione degli orari di funzionamento e l'ispirazione confessionale della scuola, si precisa che "nonostante l'iscrizione già fatta è possibile il trasferimento ad altra Scuola" e si forniscono i recapiti telefonici ai quali i genitori eventualmente interessati possono rivolgersi;
l'iniziativa, della quale è diretto responsabile il dirigente scolastico del Primo Circolo, si configura come una vera e propria operazione di procacciamento di iscrizioni ad una scuola privata da parte di un funzionario della pubblica amministrazione attraverso comportamenti in evidente contrasto con il principio di buon andamento e di imparzialità sancito dalla Costituzione;
il medesimo dirigente scolastico, inoltre, avalla un messaggio che svaluta l'importanza della pre-iscrizione ai fini della programmazione dell'offerta formativa e che considera il trasferimento ad altra scuola, previsto dalle nome vigenti solo in presenza di documentate e non prevedibili esigenze, come una variabile dipendente dagli interessi di un soggetto privato;
la questione ha avuto risonanza sulla stampa locale, anche a seguito delle proteste di numerosi genitori e di un'interrogazione presentata nel Consiglio comunale di Arzignano. Secondo quanto riportato dalla stampa, il dirigente scolastico avrebbe rivendicato il diritto a dare informazioni su una scuola privata, mettendo sullo stesso piano quella comunicazione con le numerose altre di carattere istituzionale provenienti dal Comune diffuse nella scuola,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che il comportamento del dirigente scolastico del Primo Circolo di Arzignano non sia compatibile con i doveri connessi alla funzione direttiva;
quali iniziative intenda intraprendere per impedire che iniziative estemporanee come quella descritta possano ripetersi, con conseguenze anche gravi sulla determinazione degli organici del personale docente e ATA della scuola statale.
(4-02480)
STORACE - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il Vice Presidente del XX Municipio di Roma Marco Perina e l'Assessore ai lavori pubblici dello stesso Municipio Marco Daniele Clarke hanno denunciato un ennesimo gravissimo episodio di malcostume politico: secondo i due esponenti ancora una volta un Assessore comunale ha dimostrato scarso senso delle istituzioni e mancato rispetto delle norme;
nello specifico l'assessore D'Alessandro avrebbe utilizzato un dirigente del Comune per partecipare, in sua rappresentanza, a una riunione dei DS, in località Valle Muricana, sul territorio del XX Municipio;
l'agenzia di stampa Dire, in data 20 luglio 2007, ha comunicato che: "l'Ing. Franco Chioccini del XII Dipartimento del Comune di Roma" è intervenuto "ieri in rappresentanza dell'Assessore ai lavori pubblici Giancarlo D'Alessandro all'assemblea pubblica indetta dai DS";
sembra di capire che in questo caso un dirigente comunale sia stato disinvoltamente utilizzato per motivi partitici;
è inaccettabile che dirigenti della pubblica amministrazione vengano utilizzati per fare galoppinaggio politico;
come risulta all'interrogante, non è la prima volta che il Campidoglio assume atteggiamenti faziosi, discriminatori e scorretti nei confronti del XX Municipio: infatti già il 10 maggio 2007 la Giunta del XX Municipio era stata costretta ad approvare una specifica mozione, con la quale si denunciavano "rapporti privilegiati" tra Assessorati o Uffici centrali e determinati esponenti di partito, politicamente vicini al Campidoglio, che operano a livello territoriale, e si chiedeva al Sindaco di voler assumere adeguati urgenti provvedimenti finalizzati a garantire la correttezza amministrativa, il rispetto dei ruoli istituzionali e l'osservanza delle norme;
data la gravità della questione la mozione venne inviata anche al Prefetto di Roma;
a tutt'oggi, né il Sindaco né il Prefetto hanno ritenuto opportuno dare riscontro;
l'Assessore ai lavori pubblici del XX Municipio Clarke e il vice presidente Perina sono tornati a chiedere al Sindaco e al Prefetto di voler intervenire nella questione che, come risulta evidente, riguarda aspetti fondamentali per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se ritenga il comportamento dell'assessore D'Alessandro conforme alle normali regole democratiche per il funzionamento dell'amministrazione comunale, considerato che un dirigente dello stesso Comune di Roma è intervenuto in una riunione di un partito non esplicando le proprie funzioni all'interno della struttura pubblica;
se sia a conoscenza di quali siano i tempi previsti per la risposta alla mozione in cui venivano denunciati rapporti privilegiati tra Assessorati o Uffici centrali con esponenti di partito e se non ritenga che questi rapporti minino la normale vita politica, dialettica e democratica.
(4-02481)
CICCANTI - Al Ministro delle infrastrutture - Premesso che:
l'ANAS ha approvato il bilancio per il 2006 con una perdita di esercizio di 400 milioni di euro;
diversamente da quanto esposto dal bilancio, sembra che la perdita ammonterebbe ad oltre 1,5 miliardi di euro ed addirittura sfiorerebbe i 2 miliardi di euro;
questo aggravio di deficit societario dipenderebbe da un incremento del costo del contenzioso ed alla mancata registrazione della diminuzione dell'importo dei residui passivi;
l'impennata del costo del contenzioso sarebbe addebitabile alla decisione di bloccare i pagamenti alle imprese ed ai fornitori, con addebito di interessi e rivalutazione;
i residui passivi ammonterebbero a 2 miliardi e mezzo di euro rispetto ai 6 appostati in bilancio, come accertato dalla specifica unità di missione istituita dal presidente Ciucci al suo insediamento,
si chiede di sapere:
se la mancata registrazione in bilancio dei ricordati aumento dei costi e diminuzione di entrate sia conseguenza di un infortunio di analisi finanziaria, ovvero di una decisione assunta intenzionalmente dall'attuale gestione societaria;
quali iniziative si intendano intra-prendere al fine di garantire una maggiore trasparenza ed efficienza di gestione della società.
(4-02482)
STORACE - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
le operazioni di cartolarizzazione dei crediti sanitari della Regione Campania sono state affidate tramite gara pubblica ad un pool di banche internazionali che stranamente hanno indicato nella propria offerta che la certificazione del debito (operazione che dovrebbero aver già fatto le Asl) sarebbe stata affidata alle società Carrington & Cross ed Fmg, entrambi con capitale sociale di 10.000 euro, la prima costituita il giorno 26 luglio 2005, appena sette mesi prima del bando di gara che è del 27 febbraio 2006;
l'amministratore della società Carrington & Cross risulta essere il sig. Omar Scafuro, noto alle cronache giornalistiche per aver tentato nel 1999 di acquistare la società di calcio dell'Avellino senza fidejussioni bancarie, senza titoli e senza garanzie;
a fronte di questo singolare avvenimento, ossia la costituzione della Carrington & Cross appena sette mesi prima della gara di appalto, il Consigliere regionale campano Crescenzio Rivellini ha già avuto modo di esporre i suoi dubbi in sede istituzionale direttamente al Presidente della Regione Antonio Bassolino, senza ricevere alcuna risposta anche perché all'atto della sua denuncia in aula il 6 dicembre 2006 la Carrington & Cross risultava inattiva alla Camera di Commercio, e non aveva né una sede né degli impiegati;
il Consigliere regionale Rivellini ha denunciato che i servicer, C&C ed Fmg, guadagnerebbero circa 17.800.000 euro per le attività di servicing e le tre banche 27.200.000 euro per la remunerazione delle prestazioni. Tutto questo a fronte dell'economia regionale che affonda sotto il peso di 7,6 miliardi di euro di debiti certificati a fine 2005;
nell'anno 2003 viene costituita la società Soresa, società partecipata al 100% dalla Regione, che avrebbe dovuto ripianare il debito delle Asl, cosa che le stesse potevano fare direttamente senza costituire un'ulteriore società regionale fonte di sprechi e consulenze;
nel 2006 è stata costituita una Commissione regionale di indagine conoscitiva sull'attività della Soresa. Indagine chiusa a fine gennaio del 2007 senza però emettere alcun verdetto;
la società Carrington & Cross è diventata partner finanziario di Federlab, associazione che raggruppa i laboratori di analisi che in Campania sono tra i principali creditori della sanità,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
per quale motivo il compito che ora sta svolgendo la Carrington & Cross non sia stato svolto dalla Soresa, nata appositamente per ripianare il debito delle Asl, o dalle stesse Asl con ovvi risparmi;
quale sia il motivo per cui la Carrington & Cross ha ricevuto il database delle Asl senza mai restituirlo innescando così un grave conflitto di interessi;
perché la Carrington & Cross abbia utilizzato società veicolo di diritto olandese per lungo tempo sconosciute alla Banca d' Italia;
quale sia il motivo per cui per svolgere il proprio lavoro la società di Scafuro ha fatto ricorso anche a uomini della Soresa tanto che il presidente, Michele Sandulli, in una lettera del 6 settembre 2006, se ne lamenta chiedendo addirittura di essere pagato per il lavoro svolto;
per quale motivo il presidente Bassolino non abbia ritenuto di intervenire, a fronte anche di un'azione dell'Assessore al bilancio della stessa Regione, Valiante, che a fine 2006 ha spedito gli atti della vicenda alla Procura della Repubblica di Napoli;
se i Ministri in indirizzo non ravvedano un potenziale conflitto di interessi scaturito dalla partnership di Carrington & Cross con la Federlab.
(4-02483)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale):
3-00863, dei senatori Tecce ed altri, sulla vendita di case di proprietà dell'Enpam.