PRESIDENTE. Colleghi, se facciamo un piccolo sforzo, ritroveremo facilmente il bandolo e scusate la mia presunzione. Dopo le decisioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo questa mattina, con riferimento a quello di cui si sta parlando, nel presentare il calendario dei lavori, io ho sostenuto in Aula che le repliche dei relatori avranno luogo nella seduta antimeridiana di domani.
Non c'è nessuna obiezione se un Gruppo dichiara di voler ritirare i propri iscritti a parlare e di voler distribuire il tempo contingentato nella maniera che vuole. Non stiamo discutendo se esista il potere di ritirare dal dibattito quanti iscritti a parlare si voglia, questo mi pare fuori discussione. Allo stesso modo, non è in discussione il fatto che, per rispetto all'Aula, alla decisione della Conferenza dei Capigruppo e, ancor di più, al singolo senatore che, magari molto interessato ad ascoltare le repliche, a partecipare dall'inizio alle votazioni che seguiranno, oggi pomeriggio per una delicatissima questione familiare si è assentato nella convinzione che l'Aula domani riprenda la discussione, noi proseguiamo con il dibattito, con chi è ancora iscritto a parlare. Io credo che a costoro la parola bisogna darla; se poi finiamo prima, considerato che le repliche possiamo farle domattina, non le anticipiamo ma chiudiamo prima la seduta.
Tante volte, tra di noi, vi sono state interpretazioni difficili e ostiche. Su tale questione, onestamente, debbo dire che il problema non si pone. Vogliamo darle significati politici? Forse li avrà, perché allora vuol dire che il senatore Schifani pensa, avanzando la proposta per primo, di utilizzare in maniera diversa il tempo contingentato a disposizione del suo Gruppo. E' un suo diritto, ma le interpretazioni restano.
Quindi, io continuerei i lavori confermando quanto detto questa mattina e accettato dall'Aula, che non ha obiettato, continuando la discussione generale con i senatori che sono rimasti iscritti a parlare. Non credo si possa fare diversamente.