ZANETTIN - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
stamane (20 novembre 2006) un gruppo di circa cento teppisti, esponenti dei centri sociali, che fanno capo alla sedicente assemblea permanente "No Mose", si sono introdotti nella sede del Magistrato alle acque di Venezia, con l'intenzione di paralizzare l'attività dell'ente e fermare la realizzazione delle barriere mobili alle bocche di porto;
secondo quanto riferito da Tommaso Cacciari (nipote del Sindaco della città Massimo), che guida il gruppo di facinorosi, sarebbe intenzione dei dimostranti proseguire l'occupazione fino a mercoledì 22 novembre 2006, quando avrà luogo il "Comitatone" che dovrebbe dare il via libera definitivo all'opera;
il blitz prosegue anche nel pomeriggio del 21 novembre 2006 nell'apparente indifferenza delle forze dell'ordine, che non hanno finora provveduto allo sgombero degli occupanti abusivi;
purtroppo il Veneto da qualche tempo è teatro delle "scorrerie" no global, mentre le istituzioni preposte alla tutela dell'ordine pubblico sembrano impacciate di fronte alla violenza dei comportamenti sopra denunciati, probabilmente a seguito di non chiare direttive da parte del Governo;
l'interrogante ricorda in particolare le violenze, di cui recentemente a Padova sono rimaste vittime l'on. Ascierto di AN ed Enzo Vanzan, padre di Matteo Vanzan, il marò che perse la vita a Nassirya, e l'occupazione violenta di palazzo Balbi da parte di sedicenti sindacalisti di Marghera;
timori si devono esprimere anche per la manifestazione programmata a Vicenza il prossimo 2 dicembre 2006 contro l'ipotesi di un ampliamento della caserma Ederle,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda assumere il Governo per far cessare immediatamente l'occupazione abusiva della sede del magistrato alle acque di Venezia;
più in generale, come il Governo intenda impedire alle manifestazioni violente dei no global di imperversare nelle province del Veneto.
(3-00264)
STORACE, PARAVIA, CARUSO - Al Ministro della giustizia - Al fine di conoscere finalmente la verità sui dati relativi alla scarcerazione di numerosi delinquenti grazie alla "sciagurata" legge sull'indulto, si chiede di sapere:
se risponda a verità che, prima del varo della legge, il Ministro in indirizzo abbia ricevuto segnalazioni verbali e/o per iscritto da magistrati sui rischi che il provvedimento allora in discussione avrebbe comportato;
se risponda a verità che il Ministro, al fine di ridurre l'impatto dei numeri reali da presentare al Parlamento, non abbia richiesto al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, incaricato di elaborare i relativi prospetti, di conteggiare omicidi, rapine ed estorsioni, esclusi nei precedenti provvedimenti di indulto e inclusi in quello approvato nel luglio 2006;
se sia a conoscenza del fatto che il 6 novembre 2006, presso l'università di Salerno, in un convegno svoltosi alla presenza del Vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino, la dottoressa Angelica De Giovanni, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli, ha denunciato che i dati sull'indulto sono di gran lunga superiori a quelli forniti nelle precisazioni ministeriali del 14 novembre 2006;
se sia vero che, nella sola situazione di Napoli, i beneficiari dell'indulto in uscita dal carcere corrispondano a 6.500 unità (3.000 usciti da carceri locali, e 3.500 da altre carceri italiane), mentre al momento dell'approvazione della legge il Ministro disse al Parlamento che sarebbero uscite dal carcere 12.750 persone in tutto e in tutta Italia, e tutto questo a prescindere dalle misure alternative;
se a questo punto non sia da rivedere la "stratosferica" realtà determinata dall'indulto, sicuramente di molte decine di migliaia in tutta Italia, superiore a quella incredibilmente resa nota dal Ministro;
se davvero voglia far credere agli italiani che non fosse a conoscenza di quanto comunicatogli "per difetto" dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e se ciò sia avvenuto per volontà del Dipartimento ovvero su precisa sollecitazione del Ministro e/o del Sottosegretario di Stato per la giustizia Manconi.
(3-00265)