PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARUSO (AN). Signor Presidente, prendo la parola per dichiarare il voto finale che sarà espresso dai componenti del Gruppo di Alleanza Nazionale sul disegno di legge di concessione dell'indulto, con l'eccezione - in tutta ovvietà - di quei senatori che, a titolo personale, hanno già fatto sapere o faranno eventualmente sapere con dichiarazioni in dissenso di vederla diversamente.
Per quanto riguarda Alleanza Nazionale (che è e continua a rimanere contraria rispetto alla «scorciatoia» del provvedimento di clemenza, come temporanea e quindi inidonea soluzione a problemi penitenziari e di giustizia, che hanno ben marcato carattere strutturale), «vederla diversamente» vuol dire, signor Presidente, considerare la concessione dell'indulto cosa giusta e opportuna in sé, oltre che cosa giusta ed opportuna per come è stata congegnata dalla maggioranza di parlamentari, che si è formata alla Camera dei deputati e che si formerà qui in Senato.
Alleanza Nazionale ritiene invece che vi siano forti e fondati argomenti che militano nella direzione del considerare il disegno di legge incongruo e mal concepito, per le sue contraddittorietà, per le sue palesi incongruenza ed inopportunità (talune delle quali anche ricordate dal relatore, sebbene assai sommessamente, come del resto impone la «parte di giornata» di oggi che a lui tocca recitare), oltre che inaccettabile in sé.
Il provvedimento in esame, infatti, è inaccettabile in sé per molteplici motivi. Innanzi tutto, esso non è e non potrà mai essere uno strumento di politica criminale; inoltre, con sua buona pace, senatore Manzione, questo è (e vuole continuare ad essere) un Paese che, malgrado taluni cattivi maestri e taluni non autorevoli portatori di diversa opinione, crede nel diritto e non nel «diritto ad orologeria», come inevitabilmente è quando un Paese che, non riuscendo a garantire giustizia, fa finta di risolvere il problema assumendo che non vi sia (in un certo momento) alcuna ragione per aver "bisogno di giustizia".
Il disegno di legge è inaccettabile in sé anche perché è contrario a princìpi di giustizia; perché è rappresentativo di una giustizia con la logica dello sconto; perché è rappresentativo di un Paese che non è in grado di esprimere una direzione di marcia seria ed univoca, in una decisiva area del confronto sociale e delle esigenze sociali, qual è quella della tutela dei diritti e della necessità di sicurezza, cioè - in uno - della determinata aspirazione dei suoi cittadini ad una buona qualità di vita, che sia legittimo compenso delle fatiche, delle rinunce e degli sforzi che sono da essi quotidianamente affrontati; ancora, perché (ahimè) contribuisce a dipingere il nostro Stato, soprattutto agli occhi degli interlocutori internazionali, come il Paese del "tutto che finisce in burletta", del "solleone", assai bravo nell'enunciare i grandi princìpi e assai rapido nel trovare le più rapide soluzioni per non rispettarli.
Ho ricevuto in questi giorni, colleghi di Forza Italia, come tutti voi, le perorazioni dell'industria dell'informatica, della musica, del cinema, della letteratura, di quell'industria che abbiamo ascoltato con attenzione quando si è trattato di stabilire leggi, anche severe, a protezione dei loro saperi, che sono i nostri attuali e futuri saperi, dall'indebita appropriazione degli stessi ad opera di scaltre organizzazioni criminali, maestre del doppio reato, del furto di beni di altri e dello sfruttamento di poveracci per la relativa rivendita. Quell'industria oggi ci chiede di escludere dal novero dei reati che beneficiano dell'indulto quelli che li riguardano.
Vi chiedo scusa, colleghi, e chiedo scusa a chi ha fatto la richiesta, ma non ho potuto trattenere il sorriso per la doppia ingenuità: come è possibile chiedere a chi è determinato a concedere indulto, senza pensare di escludervi, per esempio, coloro i quali hanno compiuto omicidi, con le sevizie successive di cui ancora in questi giorni siamo stati costretti a leggere, e di escludervi invece coloro che, meno sanguinosamente, trafficano con i beni della proprietà intellettuale? E come è possibile - posto che in carcere di costoro non ve ne è uno - chiedere a chi vuole l'indulto di platealmente smentire il grande alibi, che è quello della norma svuota carceri?
In ogni caso ad Alleanza Nazionale, formazione politica come è, che ha quale proprio fondante valore quello di essere composta da gente, fra la gente, non può appartenere un provvedimento che è testimonianza, invece, di incolmabile distanza tra lo Stato e chi Governa lo Stato, tra il comune sentire delle persone e chi governa le persone.
Ci ha ripetuto il ministro Mastella, ci ripetono i colleghi della maggioranza, che quella dell'indulto è una misura indispensabile prima dell'estate, prima del momento di maggiore sofferenza per chi si deve misurare con le ristrettezze del carcere, e che tale è la ragione per cui è stato necessario imprimere al provvedimento l'irragionevole accelerazione che ne ha di fatto impedito anche il più banale miglioramento.
Mi vengono in mente, signor Ministro, un bel po' di anziani e di nostri concittadini senza condizionatori d'aria e tuttavia altro non posso che dirle si tratta di una bugia, questa sua e della sua maggioranza, che è bugia fra le tante di questi giorni, che non ci è sfuggita, e che non sfuggirà alla gente. Si tratta di una bugia che fa il paio con quella che è rappresentata dalle ispirate parole con cui il ministro Bersani e il vice ministro Visco hanno cercato di giustificare le loro recenti iniziative. Si tratta di una bugia, perché ben sappiamo, signor Presidente, che è banale tattica politica (della politichetta con la «p» minuscola) quella di assestare all'inizio della legislatura i colpi più duri e meno graditi agli elettori - tasse e amnistie, fra questi - con la convinzione che gli elettori poi dimenticheranno, in quell'attitudine tutta italiana all'assuefazione, nel tempo che intercorrerà rispetto alle successive elezioni.
Non sarà così questa volta, perché le successive elezioni non si faranno attendere, non solo perché siete una maggioranza composta da pochi, ma soprattutto perché siete una maggioranza composta da arroganti, fedeli servitori non di chi vi ha fornito il voto per governare, in tutta buona fede, ma solo di quei poteri forti, vecchi e nuovi, di quelle cupole e di quelle nomenclature che non vi hanno lesinato il loro appoggio, e che vi hanno fornito i loro strumenti (scrutatori e presidenti di seggio compresi), perché poteste vincere il confronto elettorale, nella ridicola misura con cui l'avete peraltro vinto.
Non sarà così questa volta, perché non dimenticheranno i professionisti, non dimenticheranno gli ingegneri, i dottori commercialisti, gli avvocati, i farmacisti, i tassisti, i panettieri, tutti coloro che pagheranno il conto della vista lunga del ministro Bersani, e del braccio corto del vice ministro Visco.
Non sarà così questa volta, perché non dimenticherà la gente che ha subito le conseguenze dei reati che sono oggi da voi perdonati e dalla gente che subirà le conseguenze dei nuovi reati che saranno compiuti a partire da domani. Ho detto prima delle bugie, tra le bugie. E devo aggiungere, le omertosità, tra le omertosità. Devo dare atto, in relazione a queste ultime, che il presidente della 2a Commissione, senatore Cesare Salvi, non ha avuto esitazione alcuna ad accogliere con intelligenza politica - e con intelligenza, e basta - la mia richiesta che fosse ascoltato il Ministro dell'Interno o chiunque del suo Dicastero, a qualsiasi livello, fosse dallo stesso ritenuto, perché il Ministro dell'Interno ci dicesse quali sono le sue previsioni, le sue valutazioni e le iniziative preventive, soprattutto, con riferimento all'aumento dei reati atteso nei prossimi mesi, in conseguenza della ritrovata libertà - in alcuni casi della completa libertà - da parte di decine di migliaia di persone la cui stragrande maggioranza è costituita da delinquenti professionali e abituali nella sostanza.
Mi spiace per il senatore. Manzione, che si è un po' lamentato della reiterazione dell'argomento, ma il fatto è - e resta - che il Ministro dell'Interno non è venuto, il Ministro dell'Interno non ha risposto. Non ha ritenuto che fosse ragionevole che il Parlamento fosse informato, prima di decidere di quali saranno, per i cittadini, per il Paese, per la sua economia, le conseguenze del provvedimento che sarà deliberato. Forse la verità è che il Ministro non ha avuto il tempo per pensarci; forse il Ministro non sa quali conseguenze possono attendersi e forse le vorrà apprendere dopo, a cose fatte, così come il senatore Brutti ha ieri cercato di convincere che è intelligente che sia.
Forse, è meglio il silente ed assente Ministro dell'interno, rispetto a chi, dalle parti della giustizia, non ha viceversa avuto il minimo riguardo, non solo istituzionale, ma finanche personale, nel rappresentare in maniera falsa ed omertosa la situazione per come si assume che sia.
Ci è stato detto che il provvedimento di indulto riguarderà circa 12.750 detenuti e che il Ministro ha stimato tale numero tenendo conto - in anticipo rispetto a quando questo è poi accaduto - che la Camera avrebbe da una parte aumentato il relativo numero, portando dal 31 dicembre 2005 (come era nella prospettazione iniziale) al 2 maggio 2006 la data entro cui potevano essere impunemente compiuti reati dai soggetti interessati.
In secondo luogo, ci è stato altresì detto che la Camera avrebbe da altra parte diminuito il relativo numero, escludendo chi ha compiuto taluni reati.
Ci fa piacere apprendere che ai cento sottosegretari che il presidente Prodi ha voluto intorno a sé ora si sia anche aggiunto, nell'ombra come gli è caratteristico, anche il mai sufficientemente lodato Otelma, mago e divinatore, perché solo a questi sarebbe riuscito un esercizio come quello che ci è stato propinato; che è stato propinato a me, signor Presidente, ma anche a colleghi senatori come Castelli e D'Ambrosio, che - non tra le stelle, ma assai più semplicemente sul sito Internet del DAP (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) - hanno letto il vero numero dei detenuti che saranno resi liberi senza aver espiato pena, o avendola espiata solo in parte: non più di 22.000, non meno di 17.000.
PRESIDENTE. Senatore Caruso, la invito a concludere.
CARUSO (AN). Ma la verità, colleghi, è ancora un'altra e la stessa ci viene disinvoltamente e omertosamente taciuta. Il provvedimento di indulto non riguarda i soli detenuti ed è quindi una bugia quella di chi sostiene che si tratta di un provvedimento di clemenza verso chi è in carcere.
Il provvedimento di indulto riguarda infatti un numero almeno dieci volte superiore a quello dei detenuti indicati dal ministro Mastella, perché riguarda infatti anche le circa 50.000-60.000 persone affidate, con libertà limitata e controllata, agli Uffici dell'esecuzione penale esterna, perché riguarda anche le ulteriori 60.000 persone che, condannate in via definitiva, sono in attesa che i tribunali di sorveglianza si pronuncino proprio sul fatto se esse devono essere destinati al carcere o, viceversa, all'Esecuzione penale esterna. Circa 140.000-150.000 persone che hanno commesso reati saranno da domani libere, completamente libere perché nemmeno ad una misura di sicurezza accompagnatoria avete pensato, signori della maggioranza, e ci avete permesso di proporre.
Questa è la verità ministro Mastella, ed è fra le ragioni per cui Alleanza Nazionale voterà contro il disegno di legge. Non perché si sente migliore di qualcun altro - come lei ha poco fa sussurrato - ma perché ha sempre creduto in una giustizia che non fosse mai esemplare, ma semplicemente proporzionata ed effettiva e non ha cambiato ora idea. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).