Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 29/07/2006


CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, dopo questo intervento in cui contemporaneamente si chiede di liberare i criminali e poi di pedinarli per garantire la sicurezza dei cittadini, credo dovrei concludere subito, perché non avrei più niente da dire.(Applausi dal Gruppo LNP). Di fronte a contraddizioni di questa natura, infatti, credo che nessuna parola abbia più alcun valore. Ma cercherò ugualmente di svolgere il mio intervento il più serenamente possibile.

La tendenza all'aumento della popolazione penitenziaria è un fenomeno mondiale, legato probabilmente a questioni di natura sociologica, socio-economica. Penso in particolare (lo dico senza voler criminalizzare il fenomeno) alle grandi migrazioni, che in questo momento si stanno svolgendo in tutto il mondo, a causa delle quali moltissime popolazioni sono sradicate dal loro luogo di origine e arrivano in Paesi lontani; molti di questi immigrati non hanno altra scelta se non quella di delinquere.

Se dovessimo avere lo stesso numero di detenuti che hanno gli Stati Uniti in rapporto alla popolazione, in Italia ci dovrebbero essere 400.000 detenuti, dato che negli Stati Uniti sono ben due milioni. È un fenomeno che travaglia tutti i Governi europei, se ne è parlato spesso anche in Consiglio giustizia e affari interni.

Quali le misure? Io posso citare quelle che ha messo in atto il Governo precedente, del quale mi onoro di aver fatto parte. Abbiamo cercato, da un lato, di introdurre misure deflattive e, dall'altro, di incrementare la vivibilità e la capacità ricettiva dei penitenziari. Ho citato prima, nel corso del dibattito, la legge Bossi-Fini, nella quale abbiamo introdotto una sorta diindulto permanente per i detenuti extracomunitari: coloro i quali accettano di tornarsene a casa propria possono essere liberati, se hanno ancora da scontare non più di tre anni. Con questa formula, ne abbiamo già liberati oltre 5.000.

Nel frattempo, abbiamo impiegato le risorse, sicuramente scarse, che avevamo a disposizione. Abbiamo creato 6.000 nuovi posti all'interno dei penitenziari, passando da 41.000 a 47.000 posti disponibili.

Abbiamo creato anche strumenti finanziari innovativi, quali illeasing, con il quale stiamo costruendo un nuovo padiglione a Bollate, e stiamo tentando, superati gli intralci burocratici, di costruire due nuovi penitenziari. Abbiamo ideato una nuova società di natura giuridica privatistica, che può quindi lavorare rapidamente, senza i lacci e i lacciuoli della burocrazia pubblica, la Dike Aedifica spa, a favore della quale ho visto con piacere stamattina che è stato approvato un ordine del giorno, che consentirà al Governo di proseguire su questa strada. Abbiamo quindi cercato di fronteggiare il fenomeno, senza mettere a repentaglio la sicurezza e il desiderio di giustizia dei cittadini.

Oggi cosa si fa? Si prende una scorciatoia - questo è del tutto evidente - e si dice che siccome lo Stato non è in grado di fronteggiare il fenomeno, anzi siccome questo Governo non ha voglia di affrontare tutti gli impegni, i rischi, le difficoltà che implica il fatto di fronteggiare questo fenomeno, si sceglie una via più semplice: aprire le porte del carcere.

Questa è la scelta fatta e quindi il principio della certezza della pena lo si è messo da parte. É stato recato un vulnus enorme ai cittadini. È stato creato un vulnus alla voglia di lavorare degli operatori di polizia, signor Presidente e colleghi. Pensate allo stato d'animo delle nostre forze dell'ordine che da domani si vedranno sbeffeggiate da quei criminali che magari pochi giorni prima avevano assicurato alla giustizia. Pensate con quale stato d'animo i nostri operatori delle forze dell'ordine avranno voglia di rischiare la vita, come fanno tutti i giorni, nelle nostre strade.

Credo che su tale questione non ci si sia abbastanza soffermati, ma credo che tutti voi abbiate ricevuto messaggi da parte di costoro in cui si dice di essere stufi di lavorare con abnegazione, di garantire alla giustizia i colpevoli, i criminali e poi il giorno dopo vederli nuovamente liberi. Prima accadeva solo con la magistratura, adesso accade anche con noi.

Credo siano dunque abbastanza i motivi di amarezza che emergono nell'affrontare questo provvedimento. È una resa. Una resa da parte del Governo, che ammette di non essere in grado di garantire nulla.

Ma l'aspetto più grottesco è stato ricordato prima dal senatore Peterlini (lo avevamo scritto anche noi in un ordine del giorno) vale a dire che da un lato si liberano i detenuti, dall'altro si approva un ordine del giorno in cui si chiede alle prefetture di fare attenzione perché sono stati liberati migliaia di criminali e di sorvegliare la situazione perché non si può sapere cosa può succedere sul territorio: questo è quanto era scritto ed abbiamo approvato! (Applausi dai Gruppi LNP e FI). È un dato di fatto. Da un lato, con l'approvazione del disegno di legge, si liberano migliaia di detenuti, dall'altro si approva un ordine del giorno in cui si impegna il Governo a chiedere alle prefetture di fare attenzione per evitare che succeda il disastro.

Non credo che sia giusto ragionare in questi termini. Prima ci siamo opposti tout court al provvedimento in quanto tale. Abbiamo cercato di introdurre delle modifiche migliorative, ma non siamo riusciti neanche in questo. Vi ricordo che un provvedimento così devastante non è mai stato approvato in tutta la storia della Repubblica. È la prima volta che si approva un provvedimento di una vastità temporale così estesa.

Tutti coloro, compreso il sottoscritto, che fanno politica ad un certo livello prima o poi possono incappare in un abuso d'ufficio, in una querela o in qualche altra disavventura di ordine giudiziario, pur essendo le persone più oneste di questo mondo. Ci siamo garantiti tutti l'assicurazione.

Comunque, voglio concludere il mio intervento affrontando una questione che non può essere sottaciuta perché a latere, in mezzo e contemporaneamente a questa vicenda, si è creata un'altra situazione. Un Ministro della Repubblica ha dato dei ladri alla propria maggioranza, signor Presidente e colleghi. Questo fatto non può passare inosservato! (Applausi dai Gruppi LNP e FI). Non tolleriamo di essere governati da Ministri che danno dei ladri ai senatori e ai parlamentari della propria maggioranza. (Applausi dai Gruppi LNP e FI). È un tema sul quale si deve per forza ritornare in modo da dirimere il problema una volta per tutte. Capisco che è molto meglio fare finta di non sentire e mettere la testa sotto la sabbia a guisa di struzzi, ma il problema esiste e va risolto per il buon nome e la buona faccia del Paese, non per quello di questa o quella maggioranza.

Ma che spettacolo si sta dando alla pubblica opinione e soprattutto all'opinione internazionale? È un problema che va risolto. Non è soltanto una questione che riguarda il ministro Di Pietro, che cinicamente sta sfruttando un momento per lui, credo, mediaticamente ed elettoralmente favorevole, bensì una questione che riguarda i rapporti nella maggioranza e soprattutto tra Parlamento e Governo.

Credo che sia chiaro che voteremo contro. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e del senatore Balboni).