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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 29/07/2006


*BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori e senatrici, la discussione e lo schieramento che si è delineato in materia di indulto nella giornata che abbiamo trascorso, rivelano una consapevolezza largamente diffusa nel Senato e nel Parlamento italiano.

L'articolo 27 della Costituzione prescrive che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Ebbene la nostra consapevolezza larga, che va la di là delle divisioni politiche, è che i fatti, le condizioni concrete di vita nelle carceri si discostano drammaticamente da questa norma costituzionale: essa non trova applicazione ed è per questo che, da più parti, ci si interroga su quel che si deve fare per intervenire qui ed ora, subito, senza rinvii, sulla condizione di sovraffollamento, di disagio, di disperazione che è propria dei penitenziari italiani.

Anche l'onorevole Bossi, nei giorni scorsi, in un'intervista alla «Repubblica», ha dichiarato la sua disponibilità ad un provvedimento di clemenza; disponibilità teorica che prescindeva dalla proposta che poi sarebbe stata avanzata, eppure è il segno di una sensibilità che va al di là delle opinioni politiche, al di là degli schieramenti e che si muove di fronte ad un dramma: 61.000 detenuti!

L'imbarbarimento delle carceri italiane in questi anni è cresciuto a dismisura, e con esso la povertà, il disagio, mentre il lavoro per i detenuti è difficile e vi è una grande quantità di tossicodipendenti privati di qualsiasi prospettiva di recupero e gli stranieri, gli stranieri poveri. Nel 2005, l'80 per cento degli stranieri che sono entrati nelle carceri italiane vi sono entrati per la violazione delle norme in materia di espulsione.

Credo che non dobbiamo distogliere lo sguardo dalle condizioni drammatiche della popolazione carceraria, dobbiamo intervenire. Tutto questo pone alla collettività e allo Stato democratico un problema ineludibile. Ho ascoltato le argomentazioni serie e convinte del collega D'Ambrosio e ho riflettuto in questi giorni sulle parole che egli ha più volte pronunziato nelle nostre riunioni. È vero, occorre intervenire sulle ragioni di fondo che determinano il sovraffollamento, il disagio e la disperazione nelle carceri.

Tuttavia, per intervenire su queste condizioni di fondo è necessario varare leggi, procedere ad una razionalizzazione delle leggi penali che in questi anni si sono sovrapposte le une alle altre, quasi con un inseguimento delle pene, come se ogni problema della società italiana dovesse essere affrontato attraverso lo strumento della reclusione. Abbiamo bisogno di leggi e di leggi che non possono essere varate senza il confronto, il dibattito e anche la convergenza tra forze politiche diverse, tra maggioranza ed opposizione.

Per questa ragione c'è bisogno di tempo, non si varano immediatamente leggi capaci di intervenire sull'emergenza delle carceri italiane. Proprio per questo siamo convinti che se l'obiettivo, la prospettiva è quella che è stata lucidamente indicata dal collega D'Ambrosio, come da altri, sia necessario, per aprire una nuova stagione di riforme, adottare un provvedimento eccezionale, con una riduzione delle pene detentive, che attenui la tensione e il disagio delle carceri italiane. Pensiamo alle persone, alle donne e agli uomini, alla povera gente, a quelli che stanno in carcere per reati minori e pensiamo ai bambini e alle bambine che oggi sono nelle carceri italiane assieme alle loro madri e che si trovano là soltanto perché le loro madri sono state incarcerate, magari per reati lievi. Allora, l'indulto serve a questo: ad affrontare l'emergenza dell'imbarbarimento.

È un provvedimento eccezionale, sono 16 anni che non si ricorre all'indulto nell'ordinamento italiano. Sono 16 anni: l'ultima volta fu nel 1990 e vi fu anche un'amnistia per reati puniti con pene non superiori ai tre anni.

Oggi si propone qui esclusivamente un indulto, una riduzione del carcere, della pena detentiva. Dovrebbero comunque uscire questi detenuti; usciranno prima: questo è il senso della riduzione della misura della pena detentiva. In questa legge vi è l'elenco più lungo che mai vi sia stato nei provvedimenti d'indulto, durante la storia della Repubblica, di reati che vengono esclusi dal provvedimento di clemenza. Abbiamo infatti escluso i reati più gravi, i reati che colpiscono le persone, come la tratta degli esseri umani, la violenza sessuale, i reati che contengono in sé una violenza intollerabile, come il sequestro di persona, la pedofilia, i reati che feriscono l'ordinamento democratico, come i delitti di mafia, i delitti di terrorismo e poi altri come l'usura e come tutti i reati che si commettono avvalendosi dei mezzi dell'associazione mafiosa. Vi è insomma una lista assai nutrita di esclusioni.

Non è un'amnistia. L'amnistia cancella i reati, l'indulto riduce le pene e ciò significa che per i reati contro la pubblica amministrazione, per i reati finanziari e per i fatti di corruzione, le responsabilità verranno accertate, le complicità verranno individuate, la verità verrà scoperta, i colpevoli verranno condannati, le pene detentive verranno irrogate e ci sarà soltanto una riduzione della pena detentiva.

Essa non toccherà l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i corruttori, che saranno messi al bando, che usciranno dalla vita pubblica. Essa non toccherà le pene accessorie temporanee: chi ha commesso reati in qualità di professionista o come membro di un consiglio di amministrazione uscirà dall'attività professionale, verrà messo fuori da quel consiglio di amministrazione.

E allora le parole pronunciate in questi giorni dal ministro Di Pietro, le sue argomentazioni non hanno fondamento, questo non è un colpo di spugna! (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE e FI). Ed io mi rifiuto di accettare lezioni che si fondano su argomentazioni prive di fondamento, su argomenti che non hanno consistenza.

E mi rifiuto tanto più di accettare queste lezioni, poiché esse vengono proposte e formulate con parole insultanti. È grave ed è penoso per noi che parole insultanti nei nostri confronti, nei confronti del lavoro parlamentare che abbiamo svolto in questi giorni, vengano rivolte da un Ministro della Repubblica che noi sosteniamo lealmente come membro del nostro Governo.

 

AMATO (FI). Dimissioni!

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Per tutte queste ragioni, signor Presidente, colleghi, il Gruppo dell'Ulivo si schiera, prende una posizione, assume una responsabilità. Non siamo di fronte ad una decisione che abbiamo preso in queste settimane a cuor leggero. Essa è il risultato di un incontro tra forze politiche, sensibilità e punti di vista diversi tra loro, perché era necessaria la maggioranza dei due terzi per varare una legge come questa.

Tuttavia, questo incontro ha un suo significato: vuol dire che nel Parlamento italiano, quando sono in gioco valori e decisioni che riguardano la vita della nostra società e che toccano la coscienza di ciascuno di noi, è possibile non trattarsi da avversari che non parlano tra loro, da persone che non si conoscono, da uomini e donne che sono costretti ad una contrapposizione quotidiana e costante.

La regola della maggioranza dei due terzi ci imponeva di ricercare un punto di incontro, anche su aspetti di questa legge che a taluni di noi possono non piacere, ma l'obiettivo fondamentale oggi è quello di tendere una mano: è che il Parlamento tenda una mano verso i disperati, verso coloro che vivono condizioni tragiche nelle carceri italiane, ma anche verso gli operatori della polizia penitenziaria e verso tutti gli operatori che lavorano e si sacrificano nelle carceri italiane, che patiscono gli effetti - dannosi per tutti - del sovraffollamento, della inadeguatezza delle strutture, della mancata attuazione delle leggi, a cominciare dalla riforma dell'assistenza sanitaria in carcere.

Noi voteremo convintamente a favore di questo testo di legge. (Vivi applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, Aut e IU-Verdi-Com e dai banchi del Governo).