TONINI (Aut). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, sono d'accordo sulla necessità e l'urgenza di un provvedimento di clemenza che allevi la disumanità della condizione delle carceri.
Sono tra quanti, nell'Aula di Montecitorio, applaudirono convintamente all'invito pressante rivoltoci in tal senso, da Giovanni Paolo II. Considero, non le parole del Papa, senatore Mantovano (e mi fa piacere incontrarla per un volta sul terreno della laicità e della distinzione, che non è separazione, tra fede e politica), ma quel nostro applauso, un applauso corale e convinto di tutta l'Aula di Montecitorio, un impegno d'onore che certo non coinvolge il Parlamento nel suo complesso, ma coinvolge, sicuramente, la mia persona.
Del resto, per quanto mi riguarda, l'applauso all'invito del Papa non fu motivato da una generica sensibilità umanitaria, ma da una precisa ragione costituzionale: la nostra Costituzione vieta pene contrarie al senso di umanità e prescrive che la pena debba essere finalizzata al recupero sociale del reo.
Il nostro sistema penitenziario, che pure ha interiorizzato nel suo personale questa cultura nuova, questa cultura della Costituzione, non è oggettivamente in grado di corrispondere al vincolo che la Costituzione pone. Non è in grado di farlo per la scarsità delle risorse, in particolare quelle destinate a finanziare il lavoro in carcere, e non è in grado di farlo anche per il sovraffollamento, che ha raggiunto livelli insopportabili, come chiunque di noi abbia visitato un carcere ha potuto constatare di persona.
Tuttavia, colleghi senatori, noi non possiamo ignorare o anche solo sottovalutare l'impatto che un provvedimento necessario e difficile come questo avrà sull'opinione pubblica. Un'opinione pubblica che appare oggi frastornata e inquieta, preoccupata per l'impatto di questo atto di clemenza sulla sicurezza pubblica e sulla questione morale.
Abbiamo il dovere di considerare con attenzione tale inquietudine, se non vogliamo che i timori diffusi nella nostra società siano cavalcati in modo inaccettabile - perché strumentale e demagogico - da esponenti sia della maggioranza, sia dell'opposizione.
Chiedo a quest'Aula, quindi, un supplemento di lavoro, per migliorare il provvedimento nella direzione auspicata, con argomentazioni pacate e ragionevoli, da molti nostri autorevoli colleghi. È dall'esito di questa verifica e da quello della valutazione di gruppo sui suoi risultati che farò dipendere il segno del mio voto. (Applausi dei senatori Zanone e Negri).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caforio. Ne ha facoltà.