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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 29/07/2006


BALBONI (AN). Signor Presidente, Alleanza Nazionale non è contraria per principio ad un atto di clemenza, non è contraria per principio all'indulto. Alleanza Nazionale è contraria a questo provvedimento, perché esso non è accompagnato da quelle misure strutturali che soltanto sarebbero in grado di poterlo giustificare agli occhi di noi che lo dobbiamo votare, ma soprattutto agli occhi dell'opinione pubblica.

Questo indulto che voi, colleghi del Senato, state per approvare - e mi auguro che non sia così - potrà anche avere, per una serie di convergenze parallele che si sono verificate sul piano della politica, la maggioranza dei voti in quest'Aula, ma certamente questo provvedimento non ha il consenso della stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Di quelle persone che vivono, lavorano tutti i giorni, faticano a guadagnarsi da vivere e che chiedono che chi sbaglia, chi viene processato, chi viene condannato debba espiare la propria pena.

Noi siamo certamente favorevoli a che la pena abbia anche una funzione rieducativa, ma siamo anche convinti che non c'è rieducazione se prima non c'è l'espiazione della condanna che ci si è meritati con il proprio comportamento illecito.

Molti di voi giustificano un voto favorevole al provvedimento in esame in nome di un certo umanitarismo. Mi dispiace, pur rispettandoli, che alcuni senatori di AN abbiano annunciato di dare il loro voto favorevole a questo provvedimento e ringrazio l'onorevole Mantovano di avere chiarito, senza ombra di dubbio, che la posizione di AN è contraria e che coloro che voteranno a favore lo faranno esclusivamente a titolo personale.

Come dicevo, molti di coloro che voteranno a favore di questo provvedimento lo faranno in nome di un certo umanitarismo. Cari colleghi, dopo le false liberalizzazioni e dopo la falsa fiducia che si è votata l'altro giorno in questa Aula, siamo arrivati al falso umanitarismo.

Sapete tutti benissimo che dopo pochi mesi queste migliaia di disperati, che voi liberate sì dal carcere oggi, ma di cui vi dimenticate da domani, torneranno a delinquere e quindi in carcere. Nei loro confronti, tra l'altro, questo indulto sarà revocato perché è previsto che chi commette altri reati nei prossimi cinque anni subirà la revoca del provvedimento.

Si tratta semplicemente di una misura demagogica e falsamente umanitaria che consegna al crimine, alla delinquenza, alla reiterazione del reato migliaia e migliaia di disperati, di extracomunitari illegali, di persone che non sanno dove andare a vivere all'uscita dal carcere e che in piena estate, nemmeno volendo, potranno trovare un lavoro per mantenersi e sostentarsi.

Infatti, come tutti sappiamo, purtroppo la stragrande maggioranza dei reati commessi in Italia sono commessi da recidivi. Ebbene, nutriamo tutto il rispetto nei confronti dei carcerati che soffrono nella loro condizione; tutto il rispetto per chi deve vivere una condizione umana certamente difficile; tutto il rispetto per coloro fra voi che hanno voluto dare voce a chi vive questa condizione difficile nel carcere.

Ma non si può abdicare al principio della certezza della pena in nome di queste considerazioni. Soprattutto, non si può accettare che per liberare alcune migliaia di detenuti nei prossimi mesi in Italia si verifichino, come certamente accadrà perché le statistiche lette in questa Aula sono inoppugnabili, centinaia di migliaia di reati in più.

Questo è un dato di fatto che non può essere dimenticato. Se esistono ragioni umanitarie nei confronti dei detenuti, devono esistere altrettante e più valide ragioni umanitarie nei confronti delle centinaia di migliaia di vittime dei reati, alle quali in questa Aula nessuno ha rivolto un solo pensiero.

Dunque, non c'è nulla di più politico di un provvedimento come questo e non capisco come si possa invocare la libertà di coscienza. Si tratta semplicemente di fare una comparazione fra due situazioni che vedono, da un lato, i delinquenti in condizioni umane difficili ma che sono in carcere e, dall'altro, il popolo italiano che nei prossimi mesi, a causa di questo provvedimento, subirà certamente danni gravissimi.

Caro Presidente, caro Ministro, cari colleghi, questo provvedimento, se approvato, arrecherà un danno sociale enorme agli italiani e noi questo non lo possiamo consentire rimanendo in silenzio. Un indulto di tre anni, come mai era stato votato nell'intera storia della Repubblica italiana. Già altri lo hanno fatto, ma anche io voglio sottolineare questo aspetto: mai prima nella storia della Repubblica si era votato un indulto di queste dimensioni sproporzionate anche rispetto ai numeri precedenti legislativi. Una sproporzione di cui vi siete resi conto anche voi perché, da un lato, si concede un indulto di tre anni, ma, dall'altro, si prevede una serie infinita di esclusioni e di eccezioni che fa capire come gli stessi colleghi della Camera che hanno approvato il provvedimento si siano resi conto dell'assurdità che stavano commettendo.

Vengono escluse dalla concessione dell'indulto 31 fattispecie di reato, i reati più vari. Non si riesce a capire in base a quale logica si arriva a questa esclusione, ma, guarda caso, il delitto che colpisce la vita umana, l'omicidio volontario, non è escluso dall'indulto. L'indulto si applicherà dunque anche agli assassini e, facendo un rapido conto tra rito abbreviato, attenuanti generiche, affidamento in prova al servizio sociale e sconti automatici di pena, un assassino che ha ammazzato volontariamente una persona il 30 di aprile uscirà dal carcere dopo tre anni. Vi chiedo se questa è giustizia. (Applausi dal Gruppo AN).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rubinato, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G116. Ne ha facoltà.