Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (2173 KB)

Versione HTML base



Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 29/07/2006


Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 881

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Gregorio. Ne ha facoltà.

DE GREGORIO (Misto-IdV). Non cercherò, senatore Mantovano, pie coperture. Giovanni Paolo II, in un supremo atto di cristiana umiltà, si inginocchiò innanzi al Parlamento della Repubblica italiana e chiese un atto di clemenza, un segnale forte e deciso a favore di una comunità di sofferenti, uomini e donne, che hanno sbagliato ma che chiedono, in molti casi, la possibilità di redimersi e ai quali il Paese spesso ha dato il segnale di una punizione che a volte è contro perfino le norme che regolano il rispetto dei più elementari diritti umani.

Il sovraffollamento delle carceri italiane ha ormai raggiunto un livello insostenibile: ogni 100 posti carcere vi sono 139 detenuti, il che rende irrealistico parlare di riabilitazione e perfino assolutamente impossibile parlare di recupero dei condannati a pene detentive. Al contrario, la condizione inumana e degradante della detenzione cozza con le Convenzioni internazionali e pesa sulla nostra coscienza come un macigno insostenibile.

Signor Presidente, comprendo le ragioni dell'onorevole Di Pietro, leader di Italia dei Valori, che proviene da una cultura che non gli consente di guardare alle ragioni della coscienza contro quelle del mondo e delle radici da cui proviene. (Brusìo. Richiami del Presidente). Ho un personale problema di coscienza, lo ammetto. Guardo alle ragioni di Giovanni Paolo II, guardo a quel supremo atto di umiltà dinanzi al Parlamento della Repubblica italiana, eppure comprendo Di Pietro che, dal mondo dal quale proviene, dalla cultura specifica dalla quale ha tratto fonte vitale per la sua azione politica, riceve sollecitazioni forti perché questo atto di clemenza, seppur perfino insufficiente provvedimento di indulto, non passi.

Eppure io conosco le carceri, come le conoscono molti parlamentari che nell'ambito delle proprie funzioni le hanno girate; conosco il problema delle donne che hanno figli al di sotto dei tre anni, costrette a tenerli in quella umanità degradata, in quelle condizioni disumane; conosco le lettere, gli appelli dei detenuti, cui faceva riferimento la collega di Rifondazione Comunista che parlava addirittura di impossibilità di curarsi, di impossibilità di guardare alle minime condizioni di igiene, parlava, insomma, di uno scandalo che è sotto gli occhi di tutti.

Che facciamo: consentiamo a qualche decina di migliaia di detenuti di ritornare in libertà, decongestionando le carceri italiane, oppure non diamo loro questa suprema possibilità di guardare al futuro con un minimo di speranza?

Privilegiamo le ragioni dei corrotti, dei corruttori, degli imputati di voto di scambio, che pure rappresentano un problema serio e che usufruirebbero di questo provvedimento di indulto, oppure, per non fare, ci assumiamo la suprema responsabilità di dire di no?

Onorevoli colleghi, sono d'accordo su alcune osservazioni del mio amico Di Pietro: il reato di cui all'articolo 416-ter è assolutamente scandaloso, il voto di scambio mafioso è contro la democrazia; ma non dimentico, ad esempio, che un'intera classe politica è stata cancellata da quel voto di scambio che spesso poi, nelle aule di giustizia, ha trovato le corti indisponibili a proclamare sentenze di condanna.

Mi regolerò con un atto di personale codardia politica, probabilmente, ma che guarda alle ragioni della mia coscienza più che a quelle della politica: mi asterrò, onorevoli colleghi, in nome di quel supremo atto di cristiana umiltà che Giovanni Paolo II chiese al Parlamento della Repubblica italiana. (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Butti. Ne ha facoltà.

BUTTI (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi e amici di Topolinia e Paperopoli, come direbbe il commissario Basettoni, alias Di Pietro, parlando alla banda Bassotti, nell'immaginario collettivo, amnistia ed indulto risultano ancorati ad un atto di clemenza che il sovrano concedeva per ragioni particolari; spesso si riferivano ad eventi personali suoi e della sua famiglia. Addirittura, la fantasia popolare ritiene che l'elezione di un Pontefice o del Presidente della Repubblica rechi con sé, automaticamente, un provvedimento di amnistia o di indulto.

In realtà, la cosa è assai diversa ed amnistia ed indulto sono diventati momenti di politica giudiziaria; hanno perso, cioè, la connotazione premiale, per diventare qualcosa di ontologicamente diverso.

Dal 1989, cioè dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, i provvedimenti di amnistia e di indulto si sono riproposti con cadenza frequente in relazione al sovraffollamento delle carceri, destando, ovviamente, clamorose polemiche e nonostante le statistiche disastrose, qui ricordate proficuamente dal collega Mantovano.

Quando le carceri esplodono, arriva con cronometrica puntualità la proposta di indulto ed amnistia, con un duplice obiettivo: svuotare le carceri, con tutto ciò che ne consegue (e parlo anche dell'emergenza sociale che si registrerà nel mese di agosto), e di mandare al macero quintali di fascicoli di procedimenti penali chiusi negli armadi impolverati delle procure, in attesa della prescrizione.

Pochi si sono soffermati sul significato di redenzione, su quello di rieducazione e di reinserimento sociale del detenuto. Credo davvero che tutti possano sbagliare e che, commisurata allo sbaglio, ci debba stare una pena che va espiata con il preciso obiettivo della rieducazione.

Non mi scandalizza uno Stato che costruisce un carcere in più, magari più accogliente, ma certamente non un albergo; non mi scandalizza affatto il detenuto che lavora, anzi, un po' per sé, per mantenersi e per non gravare sulle tasche dei cittadini, ma anche di questo non si è parlato.

Mi scandalizza quello Stato che rinuncia alle proprie prerogative, ai propri poteri, quello Stato che, per un malinteso senso della pietà, rimette in circolazione, indistintamente, criminali incalliti insieme a poveri cristi, per i quali il recupero sociale non è solo un auspicio, ma è anche un dovere.

Mi scandalizza quello Stato che tratta gli agenti della polizia penitenziaria quasi fossero dei reclusi e che non incentiva il lavoro dei volontari; uno Stato che applica uniformemente una misura di clemenza a prescindere dalla gravità del reato, arrivando a premiare anche l'omicida, perché nella trentina dei reati che avete escluso da questo indulto non vi è l'omicidio. Mi scandalizza un Governo che sostiene l'indulto senza presentare, parallelamente, provvedimenti utili a rimuovere le cause che determinano il sovraffollamento delle carceri.

Con l'entrata in vigore del nuovo codice, che proponeva il rito accusatorio in luogo di quello inquisitorio del codice Rocco, si era detto, forse un po' affrettatamente, che mai più si sarebbe dovuto ricorrere a provvedimenti di amnistia e di indulto e invece, pur di arrivare a questo, qualche forza politica non ha esitato a strumentalizzare le parole di Giovanni Paolo II.

Alleanza Nazionale crede che l'indulto rappresenti una sconfitta per lo Stato, che rinuncia a far scontare la pena che esso stesso ha inflitto a chi ha sbagliato. Crede anche che con una giustizia efficiente il problema non dovrebbe nemmeno porsi.

Pensare di intervenire per legge su sentenze e condanne è un pericoloso atto di cannibalismo tra i poteri dello Stato: il potere politico e legislativo che va a fagocitare quello giudiziario.

Ho ascoltato nel dibattito del 25 luglio scorso alla Camera l'ormai tristemente famoso onorevole D'Elia, tra l'altro presidente dell'Associazione «Nessuno tocchi Caino». Mentre ascoltavo le sue convinzioni mi rendevo conto che per ogni Caino difeso a spada tratta c'è un numero imprecisato di Abele che non chiede molto, ma solo giustizia e garanzia di una civile convivenza. (Applausi dal Gruppo AN). La filosofia che caratterizza il vostro intervento è sostanzialmente la stessa che ispira il condono fiscale. Comodo, ma sostanzialmente immorale.

Da uomo di destra, credo che amnistia e indulto rappresentino la spia di un malessere che colpisce la nostra giustizia e quindi lo Stato. Si sceglie la scorciatoia, piuttosto che affrontare organicamente i problemi della giustizia penale, con la riforma del processo penale, con le carceri nuove, con l'implementazione degli organici delle procure, della polizia penitenziaria, dei tribunali e così via.

Dite che l'indulto sia la soluzione per i detenuti reclusi per questioni di droga. Certo, semmai per gli spacciatori che dal primo di agosto saranno liberi grazie a questo vostro indulto. La legge Fini sulle tossicodipendenze, infatti, non solo non prevede il carcere per chi assume sostanze, ma addirittura prevede percorsi terapeutici alternativi al carcere, in comunità di recupero, siano esse pubbliche o private, con il solo requisito dell'accreditamento.

Cosa succederà ai detenuti extracomunitari che beneficeranno del provvedimento? Lo dico senza demagogia: saranno rimpatriati immediatamente? Resteranno in Italia con lo status di clandestini e con buone probabilità di tornare a delinquere? Cosa accadrà quando, tra qualche mese, la maggioranza dei detenuti graziati tornerà scientificamente (perché queste sono le statistiche) in carcere?

Se i processi fossero più rapidi e non vi fosse la macchia vergognosa della carcerazione preventiva, se la giustizia fosse stata riformata, se tutti i magistrati lavorassero più serenamente, se l'edilizia carceraria si fosse evoluta diversamente e se lo Stato avesse lavorato ad un progetto rieducativo del detenuto, oggi non saremmo qui, nelle condizioni di dover difendere non solo la rispettabilità dello Stato, ma anche il diritto alla sicurezza della gente per bene dal vostro disegno perverso di aprire indiscriminatamente le porte delle carceri. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cutrufo. Ne ha facoltà.

CUTRUFO (DC-Ind-MA). Signor Presidente, spero di utilizzare meno del tempo che ella mi concede esporre le nostre convinzioni. Innanzitutto, vorrei dire al collega, che stimo, che mi ha preceduto... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Se manteniamo un clima di maggiore silenzio questo ci permetterà di andare avanti anche più speditamente, oltre che di ascoltare gli oratori. Prego, senatore Cutrufo, prosegua.

 

CUTRUFO (DC-Ind-MA). Desidero rispondere ad un'affermazione che ha fatto il collega che mi ha preceduto e che peraltro stimo: difendere Caino non è contro Abele e probabilmente Abele avrebbe difeso Caino. È un ragionamento più complesso, che comunque spinge noi, democratici cristiani, a dare una valutazione attraverso un ragionamento diverso da quello strettamente tecnico.

Noi voteremo a favore di questo provvedimento. Probabilmente, l'aspetto tecnico del disegno di legge è addirittura considerato in ritardo dal Parlamento, che ha prodotto questo testo e non un altro. Anche noi avremmo da ridire su alcuni passaggi, tuttavia, rispetto all'interesse dei più forti, che in questo stesso provvedimento trovano ragioni di convenienza, comunque si fa prevalere l'interesse dei più deboli (che per noi è l'interesse preminente), di quella popolazione carceraria a cui tutti hanno fatto riferimento.

L'indulto costituisce una causa di estinzione della pena, secondo quanto previsto dall'articolo 174 del codice penale. È un provvedimento di vera e propria clemenza dettato da ragioni tanto di opportunità politica quanto di pacificazione sociale. Lungo è stato il dibattito fin qui svolto, il quale tuttavia si è sempre concentrato su aspetti prettamente giuridici anche in ossequio al dettato della nostra Carta costituzionale e ai principi dell'ordinamento giudiziario.

L'adozione di un provvedimento di clemenza costituisce oggi una necessità imposta dalla situazione in cui versano, da un lato, gli uffici giudiziari e, dall'altro, le carceri del nostro Paese, ma lo stesso costituisce non solo una misura giuridica amministrativa per tamponare delle emergenze generate dall'inefficienza della macchina giudiziario-processuale o dalle inimmaginabili carenze dell'edilizia penitenziaria, ma soprattutto un gesto di civiltà in un Paese con una profonda coscienza morale e religiosa come il nostro.

Come è possibile non ricordare il ruolo di primo piano svolto in questo contesto da Giovanni Paolo II durante il Giubileo, prima con quattro appelli rivolti al Governo, ai giudici, ai detenuti e al personale di polizia e successivamente con un discorso pronunciato in Parlamento, riunito in seduta comune durante la sua visita a Montecitorio?

Da allora la situazione non ha potuto che peggiorare giungendo ai livelli critici attuali. È nota ormai ai più l'insostenibilità delle condizioni di detenzione e i ritardi della giustizia. Quello che i detenuti - ed ormai una gran parte della società civile -chiedono è un vero e proprio atto di giustizia, che verrebbe a riparare parzialmente i delitti commessi dalle istituzioni che costringono degli esseri umani a vivere in una sorta di lager.

Questo è purtroppo vero e dunque invito i parlamentari che ne hanno il diritto e l'opportunità a visitare le carceri, a cominciare da Regina Coeli, qui vicino, per accorgersi che in quel carcere, che risale ai primi dell'Ottocento, in un braccio addirittura non è stato ancora realizzato l'impianto di riscaldamento o comunque esistono celle che dovrebbero ospitare due detenuti e che in realtà ne ospitano cinque. Insomma, la pena sì, ma la tortura no.

Questo provvedimento legislativo, pur essendo causa di forti e comprensibili divisioni nella società e tra le forze politiche, tuttavia costituisce un'importantissima occasione di cultura e civiltà. Per accrescere la sensibilità della società civile verso le problematiche legate al mondo carcerario, appartenenti a diversi orientamenti culturali, politici ed etici, laici, credenti e non credenti si trovano però uniti nel ritenere necessario ed urgente l'adozione di questo provvedimento in nome della giustizia e della ragionevolezza e nell'ottica di riforme di ampio respiro, soprattutto alla luce della notizia che l'Italia è il quintoStato per il numero di ricorsi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo e il primo in termini di condanne. Semmai, di questo dovremmo parlare e anzi propongo oggi che si apra un giorno una discussione in Parlamento su tali carenze di fronte all'Europa, carenze che realmente gridano vendetta per un Paese civile come riteniamo sia l'Italia.

Sono dieci milioni i processi in attesa di giudizio, la cui durata media è di otto anni per i civili e di cinque per quelli penali, un numero che aumenta di anno in anno. Dal 2000 al 2005 più di un milione di processi sono stati annullati per prescrizione a causa della loro eccessiva durata, una vera e propria amnistia ufficiosa destinata alla fine ad ampliarsi. Molti di più sono tuttavia i reati che neanche vengono perseguiti.

Giustamente i cittadini richiedono che colui che si macchia di un reato sconti la propria pena secondo le norme previste dal nostro ordinamento giudiziario, anche se non hanno una precisa consapevolezza delle condizioni in cui versano i detenuti nel nostro Paese nel 2006.

La maggior parte delle strutture carcerarie attualmente presenti nel nostro territorio risale all'ottocento e non risulta assolutamente predisposta ad ospitare una tale mole di popolazione carceraria. Infatti, a fronte di una capacità di accoglienza di circa 43.000 unità, l'istituzione carceraria si trova a contenerne oltre 60.000 attualmente. È evidente poi una situazione di fatiscenza e di inadeguatezza degli istituti stessi, spesso ancora oggi privi di un semplice impianto di riscaldamento, come dicevo prima.

Non è possibile, inoltre, ignorare che il sovrappopolamento e la promiscuità che ne deriva è anche causa di forme gravi di violenze personali tra i detenuti, che nulla hanno che fare con le pene previste dal codice penale.

La coscienza civile del popolo italiano ha già da tempo compreso che la pena non deve costituire una vendetta, ma un percorso necessario di riabilitazione, da perseguire al fine di poter recuperare e restituire alla società coloro che hanno in qualche modo commesso un atto illegale, in modo particolare quando a delinquere sono dei giovani o dei giovanissimi. Ma com'è possibile seguire questo processo di riabilitazione, quando la stessa deve svolgersi in una situazione cronicamente sovraffollata e priva di strutture idonee?

In una tale situazione, l'adozione di un provvedimento d'indulto non è in contraddizione con il reale significato della certezza della pena, soprattutto se, contestualmente, si manifestasse alla reale volontà di operare un'incisiva riforma che porti ad uno snellimento veloce delle procedure processuali, ad una seria programmazione in materia di edilizia penitenziaria e ad una seria ottimizzazione delle strutture attualmente esistenti.

Queste misure così necessarie potrebbero essere avviate anche in collaborazione con il mondo privato, operando contestualmente un piano di recupero per gli edifici penitenziari posti nei centri delle grandi città, che tra l'altro traggono notevoli benefici economici dall'intero sistema che ruota intorno a queste realtà.

Una società civile e forte come la nostra non deve temere il perdono, perché oramai è giunta ad un grado di maturità adeguata. La crisi della giustizia e del sistema penitenziario, così delineata, è una delle giù gravi questioni sociali del nostro Paese che colpisce direttamente milioni di persone e mina, essa stessa, il principio di legalità e certezza del diritto.

È per tali ragioni che noi del Gruppo Democrazia Cristiana-Indipendenti-Movimento per l'Autonomia riteniamo opportuno, per il bene dell'intero Paese, appoggiare il disegno di legge oggi in discussione. (Applausi dal Gruppo Misto-DC-Ind-MA).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (Aut). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, sono d'accordo sulla necessità e l'urgenza di un provvedimento di clemenza che allevi la disumanità della condizione delle carceri.

Sono tra quanti, nell'Aula di Montecitorio, applaudirono convintamente all'invito pressante rivoltoci in tal senso, da Giovanni Paolo II. Considero, non le parole del Papa, senatore Mantovano (e mi fa piacere incontrarla per un volta sul terreno della laicità e della distinzione, che non è separazione, tra fede e politica), ma quel nostro applauso, un applauso corale e convinto di tutta l'Aula di Montecitorio, un impegno d'onore che certo non coinvolge il Parlamento nel suo complesso, ma coinvolge, sicuramente, la mia persona.

Del resto, per quanto mi riguarda, l'applauso all'invito del Papa non fu motivato da una generica sensibilità umanitaria, ma da una precisa ragione costituzionale: la nostra Costituzione vieta pene contrarie al senso di umanità e prescrive che la pena debba essere finalizzata al recupero sociale del reo.

Il nostro sistema penitenziario, che pure ha interiorizzato nel suo personale questa cultura nuova, questa cultura della Costituzione, non è oggettivamente in grado di corrispondere al vincolo che la Costituzione pone. Non è in grado di farlo per la scarsità delle risorse, in particolare quelle destinate a finanziare il lavoro in carcere, e non è in grado di farlo anche per il sovraffollamento, che ha raggiunto livelli insopportabili, come chiunque di noi abbia visitato un carcere ha potuto constatare di persona.

Tuttavia, colleghi senatori, noi non possiamo ignorare o anche solo sottovalutare l'impatto che un provvedimento necessario e difficile come questo avrà sull'opinione pubblica. Un'opinione pubblica che appare oggi frastornata e inquieta, preoccupata per l'impatto di questo atto di clemenza sulla sicurezza pubblica e sulla questione morale.

Abbiamo il dovere di considerare con attenzione tale inquietudine, se non vogliamo che i timori diffusi nella nostra società siano cavalcati in modo inaccettabile - perché strumentale e demagogico - da esponenti sia della maggioranza, sia dell'opposizione.

Chiedo a quest'Aula, quindi, un supplemento di lavoro, per migliorare il provvedimento nella direzione auspicata, con argomentazioni pacate e ragionevoli, da molti nostri autorevoli colleghi. È dall'esito di questa verifica e da quello della valutazione di gruppo sui suoi risultati che farò dipendere il segno del mio voto. (Applausi dei senatori Zanone e Negri).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caforio. Ne ha facoltà.

CAFORIO (Misto-IdV). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, l'Italia dei Valori è sempre stata favorevole ad un provvedimento di clemenza, ma ad un provvedimento di clemenza che, di pari passo, affrontasse anche la riforma del sistema giudiziario.

Sappiamo bene che esiste il problema contingente dello svuotamento delle strutture carcerarie, ma sappiamo anche che nel giro di cinque o sei mesi il problema si ripresenterà. Si è voluta, invece, percorrere la via dell'urgenza perché, evidentemente, si ha più facilità a coprire accordi che poco hanno a che vedere con quell'atto di clemenza che non solo noi dell'Italia dei Valori vogliamo. Si rischia di dare ragione a quel proverbio che ci ricorda che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi.

I nostri colleghi deputati ci hanno inviato un indulto che è un insulto: un insulto alla gente onesta; un insulto ai piccoli risparmiatori; un insulto ai taglieggiati; un insulto che non riesco ad avallare e, soprattutto, a giustificare presso i miei elettori (sì, colleghi, a chi mi ha espresso il proprio consenso a rappresentarlo nella massima istituzione dello Stato e, quindi, mi permette di parlarvi in questo momento). Comprendo che, grazie a quella scellerata legge elettorale, gran parte di noi debba rendere conto soltanto ai capi che li hanno nominati e non ai cittadini elettori, ma dovremmo farne un problema di coscienza.

Spero vivamente che le coscienze di tutti noi si ribellino a questo scandaloso accordo, che ha incluso nel provvedimento di indulto reati come il voto di scambio mafioso, i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione, gli estortori, i delinquenti abituali. Il Presidente del Consiglio del precedente Governo e i suoi alleati per ben cinque anni hanno tentato di dare un colpo di spugna come questo, ma non vi sono riusciti: mi sembra veramente singolare che l'Unione stia proseguendo con quella politica dei provvedimenti legislativi personalizzati.

Voglio, quindi, concludere il mio intervento con un forte richiamo a tutti, affinché in questo ramo del Parlamento vi si metta riparo, approvando quegli emendamenti tesi ad escludere dall'indulto i reati che certamente non contribuiscono allo svuotamento delle carceri, ma rispetto ai quali sarà estremamente difficile giustificarsi con la stragrande maggioranza del popolo italiano. (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, il Gruppo della Lega Nord Padania è contrario a qualunque provvedimento di clemenza generalizzata, perché ritiene che ciò contrasti con i sacrosanti principi dello Stato di diritto. Nel caso dell'indulto, ad esempio, viene violato il principio della certezza della pena, senza contare, poi, che la liberazione di certi criminali mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini.

La sinistra sostiene che l'indulto serve ad abbattere il sovraffollamento carcerario, ma non si può scaricare tale problema sui cittadini onesti e sulle vittime dei reati. Il sovraffollamento, signor Presidente, si affronta con una semplice ricetta. In primo luogo, con l'edilizia carceraria, come attuata, ad esempio, nella scorsa legislatura dal ministro Castelli, dando l'avvio alla costruzione di nove nuove carceri (contrariamente a quanto realizzato nella legislatura ancora precedente dal centro-sinistra, che ne ha chiuse ben 15).

In secondo luogo, facendo in modo che i detenuti extracomunitari - popolazione ormai maggioritaria in queste strutture - scontino la pena nei propri Paesi di origine. Apro e chiudo una parentesi, signor Presidente: con tutti i delinquenti che già vi sono in Italia, non vedo perché se ne debba importare un numero ancora maggiore e gratuitamente.

L'indulto è solo un colpo di spugna che offende le vittime dei reati per la seconda volta.

La Lega Nord, contrariamente a quanto affermato da qualche collega, non è certamente un partito che non si interessa delle condizioni di vita dei carcerati. Se dobbiamo scegliere, però, stiamo dalla parte di Abele, non dalla parte di Caino. A questo proposito, vorrei stigmatizzare l'atteggiamento del ministro Di Pietro (Applausi del senatore Amato), che sta portando avanti la battaglia per escludere corruttori e responsabili di reati finanziari dall'indulto, ma solo per una sua visibilità personale.

Anche la Lega Nord la pensa come il ministro Di Pietro sui reati finanziari, ma ovviamente ci preoccupa di più il fatto che questo provvedimento possa rimettere in libertà anche degli assassini e dei rapinatori. Questi sono i reati che destano il maggiore allarme sociale. Infatti, se per i reati finanziarsi si parla di un numero di detenuti che può variare dai 70 ai 300, i condannati per omicidio che usufruirebbero dello sconto di pena sono ben 6.952, mentre i condannati per furto a cui si applicherebbe l'indulto sono invece 2.148; sono dati ufficiali.

Senz'altro fa pensare questa sinistra con un Bertinotti presidente della Camera dei deputati che fa di tutto per calendarizzare l'indulto in Aula. Mi chiedo: ma Rifondazione Comunista non poteva pensare a qualcos'altro?

Fa certamente sorridere vedere come quelli che si sono posti come i principali sostenitori delle battaglie morali adesso facciano melina e se ne stiano zitti per fare passare il provvedimento.

Sulla coerenza dei partiti dell'Unione potremmo scrivere pagine e pagine di storia politica. Ormai, sono un'armata Brancaleone allo sbando in cui ognuno, per giunta, è alla ricerca del suo momento di visibilità. Altro che Ministro che attenta alle istituzioni, collega Salvi; questo è un Governo non credibile.

Che dire dell'attuale opposizione? L'opposizione è divisa su questo argomento specifico, ma non c'è niente di nuovo. Anche in passato, infatti, Forza Italia e UDC erano state più possibiliste, mentre la Lega Nord e Alleanza Nazionale sono sempre state fermamente contrarie.

In Parlamento è stato trovato un accordo trasversale che, però, non ha cambiato di una virgola la posizione della Lega Nord. Noi vogliamo che chi commette dei reati espii la sua colpa fino in fondo e risarcisca il suo debito con la società.

Ribadisco che questo non significa essere disumani; significa semplicemente assicurare il rispetto del principio fondamentale del diritto per cui chiunque viene condannato deve sopportare una pena. Se così non fosse, signor Presidente, l'effetto di deterrenza della sanzione verrebbe completamente vanificato. (Applausi dal Gruppo LNP).

 

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, utilizzerò meno del tempo a mia disposizione, anche per compensare lo sforamento del senatore Tibaldi.

Intervengo per illustrare l'ordine del giorno G100, a mia prima firma, analogo ad un ordine del giorno già presentato alla Camera dei deputati e accolto dal Governo. Lo ripresentiamo in questo ramo del Parlamento perché pensiamo, in questo modo, di rafforzare ulteriormente l'azione del Governo.

Tale ordine del giorno riguarda quelle persone che hanno scontato la pena per provvedimenti di condanna per corruzione o speculazione finanziaria e che potrebbero tornare a godere dei grandi patrimoni e delle ingenti ricchezze accumulate illegalmente.

Riteniamo si debba intervenire perché i beni confiscati ai colpevoli dei reati di corruzione seguano la normativa oggi in vigore per i beni confiscati agli appartenenti alle organizzazioni mafiose.

Pertanto, il dispositivo che proponiamo prevede la necessità di approvare entro settembre un adeguato provvedimento di sequestro e confisca dei beni per coloro che abbiano subito provvedimenti di condanna per corruzione o per reati finanziari e che questi stessi beni siano destinati ad un uso collettivo e sociale.

Questo è il dispositivo che proponiamo alla discussione, augurandoci che venga approvato da questo ramo del Parlamento.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Dov'è il senatore Divina?

 

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, il senatore Divina chiede di poter posticipare il suo intervento.

 

PRESIDENTE. Anche ieri il senatore Divina era in ritardo; devo notarlo.

 

BIONDI (FI). Però, ieri era alla riunione della Commissione giustizia.

 

PRESIDENTE. Assente giustificato.

È iscritta a parlare la senatrice Maria Luisa Boccia. Ne ha facoltà.

BOCCIA Maria Luisa (RC-SE). Signor Presidente, sono grata - e credo che tutti, in quest'Aula, dovremmo esserlo - alla collega Olimpia Vano che ha voluto dar voce qui a chi vive il carcere: uomini e donne che perdono identità, la cui storia e le cui vicende sono dimenticate e annullate perché diventano numeri, tipologie di reati.

Noi ne parliamo troppo spesso in questi termini astratti, dimenticando che, con in particolare riguardo a una decisione come quella dell'indulto, essa ha effetti sulle vite concrete di donne e uomini, di cui noi - intendo proprio noi istituzioni - siamo responsabili in modo del tutto particolare, perché decidiamo direttamente delle condizioni in cui vivono.

Se il carcere è degrado, afflizione, negazione nei fatti di diritti e dignità dell'essere umano e delle persone, se queste sono pene aggiuntive che infliggiamo perché le carceri strutturalmente non sono in grado di garantire la dignità e il rispetto dei diritti di chi è detenuto, noi ne siamo responsabili direttamente, per scelta o per omissione, e dunque abbiamo il dovere di farcene carico.

In questi giorni, sono stata attenta agli interventi che si sono svolti attraverso la stampa e anche direttamente con prese di posizione di cittadini, oltre che dell'opinione pubblica. Sono stata attenta perché ho voluto capire.

Tengo conto - ma non è su questo che mi voglio soffermare - che questa campagna è stata alimentata dalla disinformazione e da falsità volute e precise e, quindi, ha contribuito a stravolgere il senso del provvedimento, perché esso non comprende in alcun modo una qualche forma di impunità o di deroga alla legalità.

Tuttavia, ho capito che tale campagna è stata favorita dalla condizione di lungo periodo, che si è resa più acuta in anni recenti, in cui la giustizia ha vissuto nel nostro Paese: troppe e troppo diffuse le condizioni di illegalità per alcuni reati, troppa e troppo diffusa è l'impunità, specialmente per quelli che vengono definiti i «soggetti forti». Penso ai reati contro la pubblica amministrazione e a tutto l'intreccio tra politica e affari.

Ciò ha fatto dimenticare che in questi anni abbiamo vissuto anche un'altra vicenda, un'altra tendenza che è decisiva per la giustizia, quella per cui si è risposto a tutte le questioni e ai problemi sociali in termini di penalizzazione, di ricorso forte al penale.

Si sono citate molto spesso in questi giorni, in quest'Aula e anche alla Camera dei deputati, l'immigrazione e la tossicodipendenza. Più in generale, penso che vi sia una vasta area di soggetti sociali, di conflitti, condizioni e bisogni che vengono stigmatizzati come devianti, come incapaci e impossibili di inserimento nella società e che quindi devono essere tenuti sotto controllo criminalizzandoli.

È una tendenza che scarica sui più deboli, sugli emarginati, spesso sui giovani, più sui giovani, anche un problema che qui è stato più volte richiamato, quello del modo in cui una società riesce a coniugare giustizia, sicurezza e riconoscimento reciproco, nell'ordine delle norme, nel rispetto delle norme.

C'è una paura e una insicurezza diffusa che non ha origine da una diffusione del crimine, ma dalla crisi del legame sociale, dalla difficoltà sempre maggiore a riconoscersi nelle differenze e quindi stimola ad una difesa della propria condizione di presunta normalità e a ricacciare tutti coloro che non corrispondono a questo carattere, a questa fisionomia, emarginandoli e criminalizzandoli.

Io sono tra coloro che pensano non soltanto che il carcere non è la risposta, ma che il penale non ha le risposte ai problemi sociali, alle condizioni e ai bisogni di larga parte della popolazione. Penso che questa risposta produca soltanto esasperazione; non soltanto sofferenza, ma esasperazione dei problemi della società. Penso, certo, che l'indulto non è la risposta a questi problemi, che le risposte sono altre, come molti hanno detto, sono quelle strutturali. Sono tuttavia convinta che l'indulto sia un primo passo indispensabile per affrontare una politica di riforme strutturali, di cambiamento delle leggi, come di cambiamento degli indirizzi dell'amministrazione della giustizia, nella direzione giusta.

In questo senso, certo, l'indulto è un intervento, una risposta di emergenza ad una condizione di emergenza. Condivido, però, quanto ha detto il sottosegretario Manconi ieri in Commissione giustizia: questo provvedimento è il primo passo indispensabile senza il quale la politica delle riforme non può decollare. Sono convinta, cioè, che il richiamo alle riforme strutturali, che molti che sono contrari a questo provvedimento fanno, vada assolutamente rovesciato. Mi ha confortato, leggere un intervento del magistrato Caselli, che non mi pare sia imputabile di lassismo, di tolleranza rispetto ai reati, ai crimini, che considera l'indulto il motore di avviamento per questa politica di riforme strutturali.

Teniamo conto - altri lo hanno detto - che è dal 1990 che un provvedimento di questo tipo non viene adottato e che quindi non siamo certo di fronte ad un regime di ricorso facile, inflazionato, all'indulto.

Si è anche detto, nel corso della campagna sui giornali e nell'opinione pubblica, che la motivazione di questo indulto non è la clemenza e nemmeno lo sfollamento delle carceri, ma piuttosto la ricerca di un accordo sottobanco.

Si è parlato di inciucio, termine che trovo particolarmente volgare per definire i rapporti politici, stravolgendo la condizione che la Costituzione ha imposto proprio per limitare il ricorso all'indulto. Infatti, perché il Parlamento adotti questo provvedimento è richiesta una maggioranza ampia, un accordo ampio e quindi una convergenza tra forze politiche differenti, tra forze politiche della maggioranza e dell'opposizione. Un accordo, una convergenza, tesi a sottrarre la decisione di questa scelta e la modalità concreta con cui è adottata a ragioni di opportunità, sia nel merito specifico che nella decisione stessa, che possono dipendere da valutazioni politiche, da convenienze politiche della collocazione di maggioranza e di opposizione.

Penso che questo accordo sia stato trasparente, politico e abbia prodotto un equilibrio proprio nei punti che più vengono discussi, cioè quello della definizione dei tre anni come tempo per l'indulto e quello delle esclusioni, perché è nell'equilibrio tra questi due dispositivi che è stata raggiunta la convergenza. Le esclusioni di reati devono essere inevitabilmente eccezionali; l'esclusione è una scelta delicata, rischia di minare il principio costituzionale della parità di trattamento.

Quindi, davvero le esclusioni devono essere eccezionali. Mafia, terrorismo, reati sessuali, reati contro i minori, reati di traffico della droga: queste sono le esclusioni che il provvedimento prevede. Credo, ad esempio, che fare dell'articolo 416-ter il fulcro dei reati sulla mafia e del rapporto mafia-politica sia una strumentalità inaccettabile, perché questa norma, che in un solo caso ha avuto possibilità di applicazione, nella sua stessa natura non affronta minimamente il vero cuore del rapporto tra mafia e politica, che non sono i soldi dati al mafioso, ma lo scambio di favori che il politico può avere con il mafioso.

Così come per i reati considerati odiosi contro la pubblica amministrazione... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Mi occorrono solo pochi secondi per terminare, Presidente.

 

PRESIDENTE. D'accordo, senatrice Boccia, questo tempo verrà detratto da quello complessivo a disposizione del suo Gruppo.

 

BOCCIA Maria Luisa (RC-SE). Concludo subito.

Penso sia importante ricondurre tale aspetto alla condanna e non all'impunità, che non è prevista, e che, inoltre, l'interdizione dagli uffici sia una forma di pena realmente efficace per fare giustizia. (Applausi dal Gruppo RC-SE).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, al di là della scontata posizione contraria della Lega, che già alcuni colleghi hanno affermato, vista la presenza del ministro Mastella, volevamo, in modo veramente molto pacato, affrontare gli effetti che questo provvedimento di clemenza produrrebbe nella sostanza, Noi lo abbiamo sintetizzato con una formula di chiusura: esso produrrà notti meno sicure per moltissimi cittadini italiani.

Veniamo allora ad analizzare i benefici che produrrebbe.

In primo luogo, le indagini in corso in ogni caso si dovrebbero condurre e i processi in corso si dovrebbero in ogni caso celebrare. Sembrerebbe, ministro Mastella, un gioco virtuale, nel senso che nelle aule e nei tribunali bisognerà continuare a lavorare pur sapendo che alla fine quelle pene non verranno scontate. Il sentimento dei giudici non rientra nelle nostre principali preoccupazioni, però ci piacerebbe sapere come si sentiranno nell'operare in questa situazione: demotivati, demoralizzati, mortificati? Non c'è dubbio che sapere di lavorare a vuoto non è una grande soddisfazione.

Signor Ministro, illustri dottrinari si sono spinti fino a elaborare quella che viene definita la teoria economica del reato, ossia il calcolo che compie un reo, o potenziale reo, prima di commettere un reato. Egli fa un calcolo anche di convenienza economica: mi conviene comportarmi in modo lecito o illecito? Si opta per la seconda scelta quando una serie di requisiti danno un segnale positivo. Quali possibilità ho di essere preso nel momento in cui commetto un reato? E questo è un problema di polizia, di organizzazione del sistema di sicurezza. Quali possibilità, in seconda battuta, ho di essere portato a giudizio, cioè di essere assicurato e di avere poi un giusto processo? Terzo, quali possibilità ho di essere condannato? E questo tocca il sistema della giustizia: l'elaborazione delle prove, il confezionamento di un castello accusatorio sufficiente per arrivare ad una condanna.

Bene, abbiamo letto delle statistiche, in base alle quali 96 reati su 100, nella fattispecie il furto, non vengono nemmeno assicurati alla giustizia; cioè, il sistema di polizia non arriva ad assicurare gli autori di questi reati alla giustizia. Capite che quando uno ha già il 96 per cento di possibilità di non scontare la pena, questo è un incentivo, sostanzialmente, a comportarsi in modo non lecito. Se andiamo poi a verificare le possibilità di avere un giudizio e un sistema di elaborazione di prove non sufficienti per condannarlo, capite che da quel 96 passeremo ad un 97-98 per cento; praticamente in uno o forse due reati su 100 il reo verrà a scontare la pena.

Oggi noi daremo a questa teoria un'arma ancora più forte: daremo anche la possibilità - nonostante essere stati presi, assicurati alla giustizia e aver subito una condanna - di non scontare la pena. Di questo trattasi nel provvedimento in esame.

Rubo qualche minuto ai colleghi.

 

PRESIDENTE. Non si può rubare qua dentro.

 

DIVINA (LNP). Sempre nei termini del tempo assegnato al nostro Gruppo, signor Presidente.

Allora, questo provvedimento dovrebbe interessare circa 10.000 detenuti, o comunque processandi, dei quali 5.000 o più, sembrano essere extracomunitari. Ministro di "grazia" Mastella, vi siete preoccupati di capire dove andranno, se li rilasciate, questi 5.000 extracomunitari? Finiranno tutti per strada, non v'è dubbio. Non hanno una lira in tasca, non v'è dubbio. Non hanno una casa, non v'è dubbio. In quanti giorni, settimane o mesi questi ritorneranno nelle carceri che avete aperto?

E alle vittime? Nessuno si è preoccupato di spendere mezza parola per chi tutti questi delitti li ha dovuti subire. Penso alle vittime passate, ma anche a quelle future, perché, con questa gente in strada, ci saranno vittime potenziali da calcolare.

Per questi motivi, che a noi sembrano non ideologici, politici o partigiani, ma estremamente razionali, non potremmo dire che questa manovra, che la resa dello Stato di fronte ai pochi che riesce a pizzicare e a condannare può andare bene. Dovendo scegliere tra Caino e Abele, noi sceglieremo sempre Abele.

Ministro Di Pietro, assente, noi chiediamo alle persone adulte, o ci è richiesto dalla nostra società, di decidere e di non stare nel vago. Non si può approvare, stando al Governo, un provvedimento e mandare i propri sostenitori in piazza a manifestare contro il provvedimento che lei stesso propugna, in quanto facente parte del Governo. Bisogna decidere da quale parte stare; gli uomini adulti e grandi sanno prendere delle decisioni adeguate. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.

BALBONI (AN). Signor Presidente, Alleanza Nazionale non è contraria per principio ad un atto di clemenza, non è contraria per principio all'indulto. Alleanza Nazionale è contraria a questo provvedimento, perché esso non è accompagnato da quelle misure strutturali che soltanto sarebbero in grado di poterlo giustificare agli occhi di noi che lo dobbiamo votare, ma soprattutto agli occhi dell'opinione pubblica.

Questo indulto che voi, colleghi del Senato, state per approvare - e mi auguro che non sia così - potrà anche avere, per una serie di convergenze parallele che si sono verificate sul piano della politica, la maggioranza dei voti in quest'Aula, ma certamente questo provvedimento non ha il consenso della stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Di quelle persone che vivono, lavorano tutti i giorni, faticano a guadagnarsi da vivere e che chiedono che chi sbaglia, chi viene processato, chi viene condannato debba espiare la propria pena.

Noi siamo certamente favorevoli a che la pena abbia anche una funzione rieducativa, ma siamo anche convinti che non c'è rieducazione se prima non c'è l'espiazione della condanna che ci si è meritati con il proprio comportamento illecito.

Molti di voi giustificano un voto favorevole al provvedimento in esame in nome di un certo umanitarismo. Mi dispiace, pur rispettandoli, che alcuni senatori di AN abbiano annunciato di dare il loro voto favorevole a questo provvedimento e ringrazio l'onorevole Mantovano di avere chiarito, senza ombra di dubbio, che la posizione di AN è contraria e che coloro che voteranno a favore lo faranno esclusivamente a titolo personale.

Come dicevo, molti di coloro che voteranno a favore di questo provvedimento lo faranno in nome di un certo umanitarismo. Cari colleghi, dopo le false liberalizzazioni e dopo la falsa fiducia che si è votata l'altro giorno in questa Aula, siamo arrivati al falso umanitarismo.

Sapete tutti benissimo che dopo pochi mesi queste migliaia di disperati, che voi liberate sì dal carcere oggi, ma di cui vi dimenticate da domani, torneranno a delinquere e quindi in carcere. Nei loro confronti, tra l'altro, questo indulto sarà revocato perché è previsto che chi commette altri reati nei prossimi cinque anni subirà la revoca del provvedimento.

Si tratta semplicemente di una misura demagogica e falsamente umanitaria che consegna al crimine, alla delinquenza, alla reiterazione del reato migliaia e migliaia di disperati, di extracomunitari illegali, di persone che non sanno dove andare a vivere all'uscita dal carcere e che in piena estate, nemmeno volendo, potranno trovare un lavoro per mantenersi e sostentarsi.

Infatti, come tutti sappiamo, purtroppo la stragrande maggioranza dei reati commessi in Italia sono commessi da recidivi. Ebbene, nutriamo tutto il rispetto nei confronti dei carcerati che soffrono nella loro condizione; tutto il rispetto per chi deve vivere una condizione umana certamente difficile; tutto il rispetto per coloro fra voi che hanno voluto dare voce a chi vive questa condizione difficile nel carcere.

Ma non si può abdicare al principio della certezza della pena in nome di queste considerazioni. Soprattutto, non si può accettare che per liberare alcune migliaia di detenuti nei prossimi mesi in Italia si verifichino, come certamente accadrà perché le statistiche lette in questa Aula sono inoppugnabili, centinaia di migliaia di reati in più.

Questo è un dato di fatto che non può essere dimenticato. Se esistono ragioni umanitarie nei confronti dei detenuti, devono esistere altrettante e più valide ragioni umanitarie nei confronti delle centinaia di migliaia di vittime dei reati, alle quali in questa Aula nessuno ha rivolto un solo pensiero.

Dunque, non c'è nulla di più politico di un provvedimento come questo e non capisco come si possa invocare la libertà di coscienza. Si tratta semplicemente di fare una comparazione fra due situazioni che vedono, da un lato, i delinquenti in condizioni umane difficili ma che sono in carcere e, dall'altro, il popolo italiano che nei prossimi mesi, a causa di questo provvedimento, subirà certamente danni gravissimi.

Caro Presidente, caro Ministro, cari colleghi, questo provvedimento, se approvato, arrecherà un danno sociale enorme agli italiani e noi questo non lo possiamo consentire rimanendo in silenzio. Un indulto di tre anni, come mai era stato votato nell'intera storia della Repubblica italiana. Già altri lo hanno fatto, ma anche io voglio sottolineare questo aspetto: mai prima nella storia della Repubblica si era votato un indulto di queste dimensioni sproporzionate anche rispetto ai numeri precedenti legislativi. Una sproporzione di cui vi siete resi conto anche voi perché, da un lato, si concede un indulto di tre anni, ma, dall'altro, si prevede una serie infinita di esclusioni e di eccezioni che fa capire come gli stessi colleghi della Camera che hanno approvato il provvedimento si siano resi conto dell'assurdità che stavano commettendo.

Vengono escluse dalla concessione dell'indulto 31 fattispecie di reato, i reati più vari. Non si riesce a capire in base a quale logica si arriva a questa esclusione, ma, guarda caso, il delitto che colpisce la vita umana, l'omicidio volontario, non è escluso dall'indulto. L'indulto si applicherà dunque anche agli assassini e, facendo un rapido conto tra rito abbreviato, attenuanti generiche, affidamento in prova al servizio sociale e sconti automatici di pena, un assassino che ha ammazzato volontariamente una persona il 30 di aprile uscirà dal carcere dopo tre anni. Vi chiedo se questa è giustizia. (Applausi dal Gruppo AN).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rubinato, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G116. Ne ha facoltà.

*RUBINATO (Aut). Signor Presidente, come credo tanti altri colleghi in questo momento in quest'Aula, mi trovo a dover far fronte ad un'assunzione di responsabilità gravosa e forte rispetto ad una decisione importante che dobbiamo prendere. Tutti noi sentiamo il peso della responsabilità del dover rendere conto ad un Paese che ci guarda e nello stesso tempo ci rendiamo conto che, qualunque sia la nostra decisione, chiaramente non colpiremo il centro del problema.

Credo infatti che il problema del nostro sistema giudiziario sia uno dei problemi centrali, se non quello centrale, di questo Paese; costituisce un problema per i cittadini comuni che non hanno garanzia del rispetto dei loro diritti nei nostri Tribunali in tempi ragionevoli e non hanno garanzia del risarcimento, anche in termini economici, di quei comportamenti che colpiscono i loro interessi, la loro persona e il loro patrimonio. Abbiamo procedimenti lunghi per i quali siamo sottoposti a sanzioni di condanna anche in sede europea.

Nonostante le nostre carceri siano affollate a dismisura i nostri cittadini non hanno il senso della certezza del diritto e della certezza della pena. Dobbiamo incidere in modo efficace nella struttura del nostro sistema giudiziario, oppure questo Stato abdica ad un suo dovere fondamentale. Passatemi il paragone: si può anche delegare ad altri, al privato, la gestione della sanità - questa parte politica non lo condivide, però in teoria e in astratto si può fare - ma uno Stato non può delegare ad altri la certezza del diritto e la realizzazione della giustizia. Quando uno Stato non dà certezza del diritto e non dà giustizia non è più riconosciuto come tale dal cittadino.

Urge allora che questo Parlamento ed il Governo si occupino di giustizia, ma della giustizia che interessa ai cittadini, e quanto prima, oppure il provvedimento che oggi probabilmente verrà adottato, per alcuni di noi con grande fatica e disagio, sarà un provvedimento che metterà a tacere la coscienza senza risolvere i problemi veri.

Abbiamo bisogno di ripristinare la legalità costituzionale: lo Stato devo essere il primo a rispettare la Costituzione: la deve rispettare nel garantire la certezza del diritto e dare sicurezza ai cittadini, la deve rispettare nel rendere umana l'espiazione delle pene. In caso contrario, quello di oggi non è neppure un provvedimento di clemenza: viene anzi visto come un provvedimento necessario anche da chi ne usufruirà, un provvedimento necessario per uno Stato che non sa fare la sua parte.

I provvedimenti di clemenza hanno altra ratio: hanno la ratio di recuperare alla vita sociale, con un atto umanitario e di clemenza, chi in questa società ha sbagliato.

Noi oggi invece, molto probabilmente, adotteremo un provvedimento che ha certo una motivazione umanitaria di riabilitazione e di rieducazione del condannato, ma che è necessitato dalla condizione disumana delle nostre carceri imputabile a questo Stato.

Viene spesso citato il Pontefice Giovanni Paolo II come una sorta di avallo morale alla scelta difficile che oggi ci apprestiamo a compiere. C'è chi in quest'Aula c'era e lo ha applaudito: per questo si senta investito della responsabilità di essere coerente con quell'applauso. Io non c'ero, però c'è chi c'era ed ha applaudito.

Ebbene, il Pontefice ha chiesto la clemenza, ma ha anche chiesto che ciò avvenga senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini.

Abbiamo presentato quindi un ordine del giorno in cui, dopo aver riassunto quanto ho appena detto, cioè quale sia il gravissimo stato della crisi strutturale della nostra giustizia, al punto che i cittadini, nonostante le nostre carceri siano piene, non percepiscono la certezza del diritto e della pena, impegniamo il Governo: «in sede di attuazione del provvedimento di indulto, ad impartire tempestivamente le opportune direttive alle Prefetture, al fine di garantire il mantenimento della sicurezza sul territorio e di realizzare il necessario coordinamento con gli enti locali, volto a monitorare l'effetto creato dall'indulto sul territorio, ad accogliere nel sociale pubblico e privato chi ne manifesta la necessità, assistendo i singoli detenuti in un percorso di recupero attraverso la formazione e l'avvio al lavoro; a reperire fondi straordinari per far fronte alle necessità sopraindicate e ad utilizzare l'occasione straordinaria ed eccezionale dell'indulto per riorganizzare effettivamente il sistema penitenziario, ampliando e migliorando l'edilizia carceraria e dando nuova funzionalità all'organizzazione complessiva del sistema penitenziario, dotandola delle risorse finanziarie ed umane necessarie».

Noi crediamo che queste misure siano necessarie perché questo provvedimento sia, in qualche modo, giusto, comprensibile dai cittadini e, soprattutto, perché esso sia l'inizio di un coraggioso impegno del Governo e del Parlamento ad affrontare il nodo della giustizia, nodo che io ritengo cruciale per la credibilità dello Stato nei confronti dei cittadini che ci hanno votato. (Applausi dai Gruppi Aut e Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittelli. Ne ha facoltà.

PITTELLI (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti, dico tutti, avvertiamo il senso della responsabilità che assumiamo in nome dei cittadini, ai quali dobbiamo rispondere. Ma quando lo Stato non è in grado di garantire ai cittadini, a tutti cittadini, dunque anche a quelli che vivono il dramma della privazione della libertà, condizioni di vita decorose e rispondenti ai principi di umanità, ebbene lo Stato ha l'obbligo di intervenire con l'adozione di misure eccezionali.

L'eccezionalità della situazione carceraria nel nostro Paese è fatto ineludibile. Basta considerare i dati numerici per avere la cifra del disagio profondo, delle condizioni spaventose in cui si dibatte la popolazione carceraria.

Il Gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento d'indulto, ma ciò non significa che Forza Italia sia dalla parte dei delinquenti. Significa sicuramente che noi riconosciamo anche a costoro i diritti che competono a ciascun componente del genere umano.

Su una materia così importante sarebbe opportuno non lasciare spazio alla demagogia e alle divisioni ideologiche, spesso pretestuose. Siamo dinanzi ad un evidente stato di necessità, che impone decisioni immediate, non procrastinabili all'esito di un dibattito più articolato, anche a costo di mortificare le prerogative dei due rami del Parlamento.

Qualcuno, onorevoli colleghi, dica finalmente al ministro «congelato» che la campagna elettorale è finita. Ormai anch'egli è solo, visto che l'onorevole Gasparrini voterà a favore del provvedimento d'indulto e che il senatore De Gregorio provvederà ad astenersi sullo stesso. Qualcuno gli dica che la campagna elettorale è finita e che le battaglie demagogiche non si conducono sulla pelle dei cittadini, anche di quelli che soffrono comunque a cagione delle loro condotte antigiuridiche. Qualcuno dica al dioscuro del giustizialismo più becero che è ora di chiudere con un passato difficile da sradicare, quel passato che ha prodotto lacerazioni profonde tra gli opposti schieramenti.

Il provvedimento che oggi ci accingiamo ad approvare probabilmente - me lo auguro - consentirà la ripresa del libero e democratico confronto politico, ricondotto nelle Aule del Parlamento e nei luoghi della politica, finalmente sottratto all'innaturale luogo delle aule giudiziarie, dove per anni è stato strumentalmente trascinato.

Nel nostro Paese, colleghi, assistiamo alla violazione costante del principio costituzionale dell'articolo 27, che reca in maniera inequivoca le finalità della sanzione penale. La Costituzione ci indica una pena che tenda alla rieducazione e al recupero del condannato. Afferma, nel contempo, che occorrono strutture, spazi, luoghi; occorre il lavoro, l'istruzione, le attività fisiche: tutto ciò di cui un uomo libero o in ceppi ha bisogno per condurre una vita dignitosa. Occorrono le strutture che dopo l'espiazione restituiscano alla società un uomo migliore.

Oggi i nostri istituti carcerari non rispondono ad alcuna delle esigenze indicate e offendono profondamente il concetto di umanità della pena. Il senso di umanità può acquietarsi soltanto nell'acquisita certezza del rispetto di cui ogni uomo gode anche nel momento in cui è nella polvere.

Il sovraffollamento è un dato allarmante. Certo, sarebbe stato meglio affrontare per tempo il problema, ma oggi non abbiamo più il tempo per costruire nuove carceri, per ristrutturare quelle esistenti, per operare una forte depenalizzazione, affinché non tutte le controversie sociali siano devolute alla magistratura penale. Non si può far tutto in tempi rapidi. Allora l'emergenza va affrontata con decisione e coraggio, anche a rischio di quella impopolarità che un provvedimento del genere può evocare.

Nessuno è esente da responsabilità. Si tratta di una situazione che l'Italia vive da sempre. Approvando l'indulto consentiamo e diamo attuazione a un principio costituzionale, poiché esso è lo strumento che la Costituzione ha preso in considerazione per una finalità precisa, quale momento di riequilibrio dei valori in discussione, laddove si versi in una situazione d'emergenza. Non è solo strumento di deflazione carceraria, di sfollamento di un sistema al collasso: sarebbe troppo semplice questa visione dell'istituto. È un provvedimento che serve ad uniformare il tempo della detenzione e a renderlo accettabile. Il tempo - voi sapete - è diverso se il trattamento carcerario risponde ai principi di umanità della pena.

Tutto ciò non significa che siamo solo dalla parte dei delinquenti. Siamo per una pena che non sia solo sinonimo di vendetta, nell'ovvia necessità di bilanciamento degli interessi in gioco.

Certamente, colleghi, il provvedimento non è immune da difetti evidenti. Il primo è il seguente: per la prima volta questo provvedimento non è accompagnato da un provvedimento di amnistia, nonostante tutte le proposte di legge recassero la previsione dell'amnistia. Si è pensato soltanto al sovraffollamento carcerario, senza tenere in debito conto il carico di processi pendenti (dieci milioni), che costituisce forse il problema principale. Non si è avuto il coraggio di prevedere l'amnistia, lasciando l'estinzione del reato nel demanio delle procure, le quali, nella previsione della pseudo-obbligatorietà dell'azione penale, decidono quali sono i processi ai quali dare priorità e quali quelli da lasciare su un binario morto perché vi provveda la prescrizione.

E ancora, il secondo motivo di doglianza da parte nostra. Si opera l'esclusione delle pene accessorie dimenticando che per legge molte delle pene accessorie seguono la pena principale. Quindi, è un fatto assolutamente specioso e privo di alcun fondamento serio, indice di fortissima confusione.

Avremmo comunque preferito votare un provvedimento complessivo più giusto e più completo. Allora chiediamo che la maggioranza si ponga subito il problema dell'amnistia e, a seguire, la questione della risoluzione dei problemi strutturali e di quelli attinenti alla necessità di adeguamento dei principi di diritto sostanziale e processuale alle nuove e mutate esigenze della collettività.

Il sistema penale è la cartina di tornasole della civiltà di un popolo. Non penso che oggi il nostro Paese sia in condizione di rivendicare il ruolo di culla del diritto e di corretto interprete dei principi universali in materia di espiazione della pena.

Signor Presidente, concludo chiedendo che si torni al filo dei discorsi sereni e alla ragione. Non è il momento della propaganda sulla sofferenza, ma quello della necessità di condivisione, che suoni anche come segnale alla Nazione mediante il quale, superando gli interessi di parte, i consociati siano rassicurati sulla capacità del Parlamento di guardare con serietà ai diritti fondamentali dei cittadini, cosa che rappresenta certamente il fine vero, il ruolo autentico e la funzione primaria dell'attività politica. (Applausi dal Gruppo FI e dei senatori Antonione e Selva).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casson. Ne ha facoltà.

CASSON (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, intervengo in questa discussione generale con un certo disagio causato dalla consapevolezza di dover trattare di un questione molto delicata, forse complessa, sicuramente contraddittoria, che pone in forte contrasto tra di loro alcuni tra i principi e gli interessi fondamentali che regolamentano la nostra società e le nostre stesse leggi. Da una parte, l'interesse alla sicurezza e alla tranquillità per tutti i cittadini, l'esigenza della certezza della pena; dall'altra, i principi del rispetto umano, della dignità umana, della considerazione e del tentativo di recupero sociali anche nei confronti di chi ha sbagliato, di chi ha violato le norme penali del nostro Stato.

Possono sembrare interessi e principi in insanabile contrasto tra di loro, ma è la nostra coscienza, la nostra storia, la nostra cultura, le nostre leggi che ci dicono che questo contrasto non è insuperabile.

L'articolo 27 della nostra Costituzione sta lì a dimostrarcelo, l'articolo 27 di una Costituzione tanto esaltata ma alle volte disattesa, che ci richiama ad un concetto civile ed umanitario della responsabilità penale e della pena, un significato profondo, non di afflizione, ma di recupero morale e civile del reo attraverso la privazione della libertà personale.

Ci sono dei momenti in cui questo contrasto appare più acuto e questa è la situazione attuale delle nostre carceri, della popolazione carceraria italiana giunta a livelli di vera emergenza, con punte di vera drammaticità non solo per i detenuti ma anche per gli agenti stessi della polizia penitenziaria. Tutti lo sappiamo, è così, ed è colpa della politica che per tanti anni non è stata in grado di intervenire e di risolvere in modo adeguato ed efficiente la situazione.

Ed ora, qui, cosa facciamo? Questo è l'interrogativo cui rispondere ricorrendo ai poteridel Parlamento e alle nostre leggi. Nessuno di noi si sogna nemmeno lontanamente di infrangere la legalità e principi ed esigenze di legalità perché vogliamo ricorrere ad un istituto giuridico previsto dalla nostra Carta costituzionale e dalle leggi ordinarie. Si tratta di un intervento urgente, emergenziale, sicuramente non risolutivo in maniera definitiva, se vogliamo un provvedimento tampone, come è stato definito da un ex presidente della Corte costituzionale, ma ora è necessario.

Presidenza del presidente MARINI (ore 12,39)

 

(Segue CASSON). I dati numerici e la conoscenza delle specifiche condizioni carcerarie ce lo confermano e tutto ciò viola pesantemente il dettato costituzionale di cui ho parlato poco fa. Non è un colpo di spugna perché si tratta di un provvedimento di indulto e non di amnistia. Riconosciamo con questo provvedimento la necessità di non cancellare i reati, di non cancellare i processi, di non cancellare le dichiarazioni di responsabilità e quindi di non cancellare i legittimi risarcimenti dei danni e i diritti delle persone offese da reato.

Nei giorni scorsi, sono state fornite pubblicamente notizie sbagliate sul fatto che questo condono negherebbe la possibilità a centinaia e centinaia di operai colpiti da patologie tumorali letali, a causa dell'amianto, di ottenere il risarcimento del danno. Non è vero: pena condonata non significa annullamento della responsabilità penale. Se c'è pena condonata, vuol dire che una pena è stata inflitta e che vi è stato un regolare processo. Non vengono cancellati con l'indulto né il processo, né le responsabilità penali, né le pene accessorie e neppure il risarcimento dei danni.

A questo proposito, mi sia consentito intervenire su un altro punto interpretativo controverso, sollevato anche stamattina dal senatore Formisano, relativo all'inserimento tra i delitti esclusi dal provvedimento di condono quelli di cui all'articolo 416-ter del codice penale.

Ritengo che questo sia un falso problema: infatti, l'inserimento viene motivato perché vi è un collegamento con le attività di carattere criminale mafioso, ma tale fattispecie in particolare, cioè il voto di scambio all'interno o in collegamento con associazioni mafiose, è già compresa nell'articolo 416-bis, comma terzo, del codice penale. (Applausi del senatore Biondi). Basta leggere l'articolo per rendersene conto. È quindi inutile questo inserimento. Ne comprendo il significato pubblicitario e propagandistico, ma è inutile.

Il programma politico che ha accompagnato le forze dell'Unione durante la campagna elettorale della scorsa primavera già prevedeva quest'intervento di clemenza - non lo possiamo dimenticare - ma lo coordinava con tutta una serie di altri interventi più specifici, proprio nell'ottica di una nuova politica della giustizia e della sicurezza: interventi strutturali ben noti a tutti, a cominciare da quelli nel settore edilizio, e interventi sulle norme, norme sostanziali penali, norme di rito penale, norme sull'ordinamento penitenziario, sulle misure alternative al carcere, sulla depenalizzazione, sulla legge Bossi-Fini, norme in materia di sostanze stupefacenti, norme a tutela delle persone offese da reato e abrogazione delle leggi vergogna della passata legislatura.

Su alcune (poche peraltro) di queste materie, in Senato, come Gruppo dell'Ulivo, abbiamo già presentato e stiamo presentando alcuni disegni di legge: per l'abrogazione delle leggi Cirami e ex Cirielli, per una modifica della legge n. 689 del 1981, per una modifica dell'articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, al fine d'inserire in Costituzione una specifica previsione di tutela e garanzia dei diritti delle persone offese da reato.

Va, però, rilevato che, in materia di giustizia e sicurezza, sono ancora carenti l'intervento e l'iniziativa dell'Esecutivo. Questo è il vero problema che dovrà essere affrontato e risolto a breve. Ma nel frattempo che si fa? Come risolviamo la drammaticità di certe situazioni del carcere, dove ogni anno si verificano decine e decine di suicidi? L'intervento di indulto è reso urgente e necessario da concrete esigenze di umanità, di civiltà e anche di buonsenso, alle quali non ci possiamo - credo nessuno - sottrarre, anche se, sicuramente, esistono possibilità di interventi integrativi e migliorativi.

Il fatto è che la norma costituzionale per l'approvazione dell'indulto impone una maggioranza particolarmente qualificata, a seguito della modifica costituzionale intervenuta nel 1992. Appare quindi necessario giungere ad un ampio consenso parlamentare. Questo è il motivo per cui vi sono state numerose discussioni sul numero e la qualità dei delitti da escludere dal beneficio dell'indulto.

Non va sottovalutato il risultato finale: ieri sera, in Commissione giustizia, il sottosegretario Manconi e il Governo hanno ricordato come queste esclusioni dal beneficio riguardino qualche migliaio di detenuti, circa diecimila. Va ancora ricordata l'esistenza del comma 3 del provvedimento in esame che prevede la revoca, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, del beneficio dell'indulto nei casi di commissione di nuovo delitto non colposo con condanna non inferiore ai due anni.

Certo si poteva fare di più e si poteva fare meglio, come sempre. Ma questa non è una resa dello Stato, come ha sostenuto questa mattina il senatore Castelli; è, invece, un'assunzione di responsabilità da parte nostra e da parte dello Stato, per affrontare un problema delicato e scottante, che esiste, è sul tappeto e non può essere rinviato.

Nessuno si può nascondere: è una decisione impopolare, difficile da far comprendere; forse per qualcuno è anche un rospo da ingoiare. Bisogna decidere: è un problema, sì, di coscienza, ma soprattutto politico e sociale, al quale va data una risposta politica e sociale.

Per questo, pur conscio dell'esistenza di tante questioni e nodi ancora da affrontare e sciogliere, il mio voto non potrà che essere favorevole.(Applausi dal Gruppo Ulivo, del senatore Biondi e dai banchi del Governo).

 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, desidero brevemente intervenire sull'ordine dei lavori.

Il Gruppo Alleanza Nazionale, sia in Commissione sia in Aula, ha chiesto che venisse in Parlamento, in particolare al Senato, il Ministro dell'interno, per esprimere la propria valutazione sugli effetti, in termini di sicurezza pubblica, derivanti dall'applicazione delle norme che stiamo esaminando: finora non vi è stata nessuna risposta.

Allora, se un cittadino qualsiasi intende affiggere un cartello di divieto di sosta davanti a casa sua deve chiedere il permesso a mezzo mondo e ne viene valutato anche l'impatto ambientale; è possibile, invece, che se 20.000 criminali - più sì, meno no - vengono messi in libertà non riusciamo a capire, da parte del titolare del Viminale o di un suo delegato, se ciò abbia o meno effetti sulla sicurezza di ciascuno di noi? (Applausi dal Gruppo AN). Il Ministro dell'interno affermi in modo chiaro che non vi sarà nessuna lesione. Ma lo dica! Non ci può essere tale disinteresse nei confronti di ciò che il Parlamento sta esaminando in questo momento e che ha, comunque, degli effetti.

Chiediamo, quindi, una risposta: ovviamente, se sarà negativa, la valuteremo per la sua negatività; ma una risposta ci deve essere e, possibilmente, ci deve essere la presenza del Ministro dell'interno. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Senatore Mantovano, dinanzi a questa sua richiesta, posso solo assicurarle che solleciteremo un chiarimento del genere dal Ministero dell'interno. Naturalmente, nel frattempo, dobbiamo portare avanti i nostri lavori, non possiamo fare altrimenti; le assicuro che, comunque, la Presidenza si fa carico di tale sollecitazione.

Ha facoltà di parlare il relatore.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, spero non vi sia qualche altro ordine del giorno, per altro significativo, come quello che il collega Mantovano ha voluto rappresentare per l'ennesima volta, mi pare la terza, fra l'intervento in Commissione ed ora in Aula, su un problema che ha una sua grande dignità e che, in qualche modo, è la cartina di tornasole di un dibattito che è stato vero, appassionato, convinto, con varie sottolineature ed approfondimenti significativi, che offrono la chiave di lettura di una sensazione che qualche collega ha voluto definire di disagio.

Molti colleghi, infatti, hanno parlato di un profondo disagio nell'approcciarsi ad un provvedimento che, obiettivamente, non è ordinario. Proprio per questo, dobbiamo riscontrare che, accanto ai prevedibili strumentali atteggiamenti ostruzionistici di alcuni, che non sono riusciti - e mi scuseranno i colleghi del Gruppo dell'Italia dei Valori - ad offrire un grande contributo al dibattito in Aula, abbiamo, invece, registrato posizioni di singoli - alcune delle quali appassionate: mi riferisco, per esempio, a quella del senatore avvocato Buccico - o direttamente di Gruppi che hanno veramente rappresentato momenti di nobile e alta partecipazione ai lavori dell'Assemblea. Posizioni pregne di considerazioni importanti, di perplessità molto spesso condivisibili, di proposte migliorative apprezzabili, di una convinta condivisione del provvedimento da parte di alcuni, pochi, o di aperta contestazione dello stesso da parte di altri, pochi.

Quindi, se dovessimo rappresentare un diagramma immaginario, ciò che è emerso dal dibattito svoltosi in Aula è di una parte che nutre perplessità, ma che grosso modo condivide il provvedimento, e poi delle aree estreme che, in qualche modo, o lo sposano totalmente o lo contestano totalmente.

Ciò rende ancora più improbo il compito di un relatore che non è relatore di maggioranza o di opposizione, visto che, anche con il permesso dei colleghi di Forza Italia - lo ricordo all'Aula che ben conosce gli estremi del provvedimento - quando si vota una proposta di legge in materia di amnistia o di indulto, proprio la peculiarità specifica prevista dalla norma costituzionale fa saltare lo schema rigido uscito dal momento elettorale per cercare una serie di aggregazioni che servono a predeterminare una condivisione. Questo è un tema che è stato toccato anche dal collega Casson, nel momento in cui operava delle valutazioni complessive circa il percorso che si è materializzato.

Voglio dire che il dettato previsto dall'articolo 79 della Costituzione è un dettato che si presta ad una doppia interpretazione, nel senso che possiamo approcciarci al quorum richiesto così particolare, da un lato, facendo in modo che ci siano quelle condizioni generali che determinino la condivisione della necessità del varo di un provvedimento di amnistia e di indulto.

A cosa mi riferisco? Abbiamo appena assistito ad un'importante stagione di riforme: c'è stata una modifica legislativa fondamentale, l'introduzione della depenalizzazione, delle misure alternative alla detenzione, un modello carcerario che tenga conto di quelle sofferenze effettive (penso alle ragazze madri e ai tossicodipendenti), quindi un modello complessivo che cambia. È chiaro che quello è il contesto generale all'interno del quale vi è la convinta condivisione di un provvedimento come questo che raggiunge naturalmente il quorum dei due terzi.

Dall'altro lato, possiamo ragionare di un momento emergenziale, come quello che stiamo vivendo dove il dato del sovraffollamento delle carceri è l'elemento eccezionale che ci costringe, per certi versi, a varare un provvedimento che, pur non avendo in un contesto complessivo tutte le condizioni previste, merita comunque un accoglimento perché la sofferenza - come è stato detto - non dovrebbe avere diritto di cittadinanza per alcuno e rispetto a tutti.

Detto questo, signor Presidente, è evidente che un'altra serie di considerazioni bisognerà farle perché il disagio del quale molti colleghi hanno parlato, probabilmente, è legato al dato temporale e cioè al poco tempo avuto a disposizione per metabolizzare un provvedimento che, comunque, coinvolge valutazioni, princìpi ideali, scelte che incidono concretamente sulla sensibilità umana e politica di ognuno di noi e dall'altra parte ci ha costretto ad una serie di considerazioni tecnico‑giuridiche sia rispetto agli effetti immediati - a volte non sempre chiari per la difficoltà di trasferire in un dato numerico, in cifre, l'effetto concreto di un provvedimento come questo - sia rispetto agli effetti differiti che dovranno essere attentamente valutati.

Accanto a questo, tuttavia, vi è certamente la consapevolezza di una fortissima aspettativa che si è legittimamente materializzata in un mondo che, proprio per la sofferenza che incarna, è comunque ad altissima sensibilità.

Sono convinto, signor Presidente, che l'Aula saprà ancora una volta esercitare, come sempre, la sua altissima funzione recuperando quell'equilibrio e quel senso di responsabilità che sempre, di fronte a scelte difficili e delicate, ha saputo dimostrare.

Ecco perché, signor Presidente, sono convinto che nel prosieguo dei nostri lavori riusciremo comunque a recuperare la giusta posizione che servirà a fare in modo che si possa concorrere a disegnare, anche con questo provvedimento, un modello di società nella quale, spero, sapremo domani riconoscerci. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

*MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, desidero ringraziare, quanti hanno preso parte al dibattito: qualcuno ritiene che un atto di clemenza, quale l'indulto, metta a disagio le coscienze, mentre qualcun altro prova disappunto rispetto alla stessa logica del provvedimento.

Quando si analizzano fenomeni di tale portata e rilevanza, con riscontri di natura giudiziaria, c'è sempre un indugio, un tentativo di rimanere sulla soglia, una sorta di difficoltà a superare le colonne d'Ercole. E ciò è rispettabile.

Quindi piego le ginocchia, riverente, sia dinanzi a chi qui ha assunto una posizione divergente rispetto alla massiccia adesione all'indulto che ne ha fatto dell'altra Aula del Parlamento, sia dinanzi a chi esterna una manifestazione di intenti che esprime contrarietà e, con la contrarietà, anche il disagio.

L'unica cosa che, per quanto mi riguarda, ritengo insopportabile - e sottolineo insopportabile - è una strana categoria dello spirito che ha animato questo dibattito, ritenendo che vi sia una ostentata superiorità morale in chi sarebbe contro l'indulto, a fronte di una dimessa, compromessa categoria dello spirito, che comprende coloro i quali invece, partendo dal disagio, sono iscritti d'ufficio e reclutati nell'idea della immoralità.

Francamente, credo che non possa essere questa la logica che presiede allo svolgimento di fatti importanti - che richiedono ampia condivisione - sul piano della norma costituzionale, né che vi sia, secondo quanto scrivono i politologi sui giornali in questi giorni, una voglia matta di una grande o nuova alleanza di Governo o di una nuova stagione politica. No, non è assolutamente questo. La voglia matta è di tener conto di quello che c'è. Lo faccio oggi, debitamente, per la semplice ragione che scrutare questo mondo, essere più partecipi, appartiene non ad una convenienza particolare, ma alla capacità e al ruolo al quale sono iscritto d'ufficio, questo sì, come sono orgogliosamente iscritto d'ufficio alla "banda Bassotti", perché ritengo che sia compito del Ministro della giustizia rendersi conto della situazione.

E siccome quel che c'è viene in evidenza, si ribalta in questa evidenza, con maggiore forza e maggiore propensione, pur ritenendo che questa fosse materia, (e lo è), tipicamente del Parlamento, secondo la connotazione costituzionale, in punta di piedi, mi sono messo a cospirare per determinare le condizioni di approvazione di questo tipo di provvedimento.

Si è parlato dell'opinione pubblica. Il presidente Andreotti, qui presente, come pure il presidente Colombo, ricorderà che quando fu rapito l'onorevole Moro vi fu un moto istintivo che si ripercosse all'interno delle Aule parlamentari. Ricordo che un grande protagonista della stagione politica di quei tempi, l'onorevole Ugo La Malfa, si alzò in piedi dicendo «pena di morte». Credo che se in quella circostanza avessimo fatto un referendum sull'introduzione della pena di morte, tutti, tranne pochi, ci saremmo consacrati all'idea della pena di morte.

Un Governo (in questo caso il Governo e il Parlamento) guida i processi, non si lega demagogicamente alle circostanze che sono mutuabili in un dato momento. Perché? Perché evidentemente il metabolismo che c'è all'interno della società determina condizioni diverse e oggi nessuno trae vantaggio da questo punto di vista, né gli uni, né gli altri. Tant'è vero che non c'è un vantaggio, e arrivo a dire che c'è, da questo punto di vista, un disagio particolare, che nessun Gruppo politico è scevro da considerazioni differenziate, finanche Italia Dei Valori: alla Camera perde un deputato che si schiera diversamente dal Gruppo e al Senato, ho ascoltato le parole del presidente De Gregorio, ha fatto una scelta di astensione, il che significa che ha operato una scelta in difformità dal suo Gruppo. Finanche quindi il maggior Gruppo che propende, in maniera che è apparsa anche un po'ostruzionistica, prova questa difficoltà e questa contaminazione con una idea che non è regolatrice, che appartiene un po' a tutti.

Quindi, vi sono ragioni molto più forti che propendono perché, al di là di quelle che sono le proprie convinzioni, ci sia un vettore più giusto, che è quel punto di equilibrio di cui mi pare abbia parlato Brutti ieri e Casson in questa circostanza, un punto di equilibrio sul piano di quello che è dettato dalla norma costituzionale. Ha ragione il relatore, senatore Manzione, che ringrazio: questo è un punto di equilibrio.

Quindi, per quanto riguarda l'affiorare di perplessità, sarebbero anche le mie perplessità se avessi deciso soltanto nella mia qualità precedente di senatore o di parlamentare della Repubblica. Ci sono tanti disagi e tante difficoltà, ma abbiamo il dovere di tenere conto di quello che c'è e di quello che si è verificato.

Questo è un atto, come qualcuno ha detto, di deflazione umanitaria. Questa è la differenza con l'amnistia che, come ha scritto brillantemente il professor Onida, è uno strumento di deflazione giudiziaria: questo è un atto di deflazione umanitaria. Siamo in grado di compierlo? Sta alla responsabilità del Parlamento nella sua interezza.

Questa è anche la ragione per la quale voglio dire ai colleghi della Lega che non si può accampare l'idea di essere in contraddizione rispetto a quello che fa il Governo: è il Parlamento come tale, perché ci sono divisioni nella maggioranza e nell'opposizione, divisioni e disarticolazioni all'interno dei Gruppi parlamentari, quindi non c'è una omogeneità di vedute, una Weltanschauung comune da questo punto di vista. Ci sono frazioni che, come dire, esprimono una qualche perplessità e rispetto a questa perplessità bisogna dare una risposta.

E allora, a fronte di una serie di inesattezze che ho colto in questi giorni sui giornali da parte di illustri commentatori della vita pubblica, a queste inesattezze voglio dare una qualche risposta.

Come ho già detto in questi giorni il mio maïtre à penser è stato il presidente emerito della Corte costituzionale Onida, che ieri ha puntualmente risposto a tutte le parole in libertà su presunte illegalità, su questa paura che chi è per l'indulto è per l'illegalità. Non mi pare: non siamo in questo caso in presenza né di illegalità diffuse né di smarrimento di legalità né di inciuci o di colpi di spugna.

Il professor Onida ieri ha detto opportunamente che, nel pieno e conseguente rispetto dell'articolo 27 della Costituzione, secondo la nostra legge, le pene inferiori a tre anni non dovrebbero normalmente e per principio essere scontate in carcere, ma in esecuzione di misure alternative come l'affidamento ai servizi sociali. Non a caso, dunque, l'indulto concede uno sconto di pena di tre anni: in questo modo, onorevoli colleghi, salva l'esclusione espressamente prevista alla generalità dei detenuti, saranno condonati quei tre anni che non dovrebbero essere scontati in carcere.

Dopo il turno dell'indignazione morale, che ho visto crescere, di chi pensa che lo sconto di pena si possa dare ad un rapinatore ma non all'impiegato di sportello che si prende qualche decina di euro per sveltire una pratica, debbo dire che da questo punto di vista si è cominciato a fare anche un elenco abbastanza strano di pericolosi criminali che dovrebbero usufruire dell'indulto, paventandosi improvvise scarcerazioni di pericolosi serial killers.

E allora, con la pazienza necessaria, mi tocca dire, evidentemente dal mio punto di vista, che l'indulto è soltanto uno sconto di pena di tre anni, che chi ha commesso un efferato delitto contro la persona, generalmente punito nel nostro ordinamento con l'ergastolo, maturerà con tre anni di anticipo la facoltà di chiedere la liberazione condizionale. A quel punto un giudice, ammesso che l'interessato durante il tempo di esecuzione della pena abbia tenuto un comportamento tale da fare ritenere sicuro il suo ravvedimento, potrà concedergli eventualmente la liberazione condizionata.

Quindi, per essere chiari, a meno che non si tratti di persone in galera da almeno vent'anni, che abbiano tenuto uno specchiato comportamento, che abbiano assolto alle obbligazioni civili di reato, che abbiamo mostrato un sicuro ravvedimento, nessun criminale di quella fatta uscirà dal carcere in virtù di questo indulto.

Ciò detto, passiamo ai fatti e alle ragioni espresse anche dal Governo su questo provvedimento, che per quanto mi riguarda ha la mia personale approvazione.

Voglio ricordare ai colleghi dell'Unione e a coloro che hanno mostrato una qualche perplessità che il programma dell'Unione ci aveva affidato la responsabilità (qui parlo con partigianeria) di associare l'obiettivo primario di un nuovo codice penale all'approvazione di un provvedimento di clemenza.

Mi piace ripetere quanto il presidente Prodi, nelle sue dichiarazioni programmatiche rese alle Camere, disse testualmente: «Il Governo intende proporre al Parlamento di studiare un provvedimento diretto ad alleggerire l'attuale insostenibile situazione delle carceri. E lo dovremo studiare con la profondità e la drammaticità» - sottolineava quindi la drammaticità, come faccio anche io - «che l'attuale situazione carceraria ci impone. Già da anni» ‑ aggiungeva il presidente Prodi - «anche dalle sedi più elevate, questo tema è proposto alla nostra attenzione. Oggi, all'inizio di una nuova legislatura, è nostro obbligo offrire un risposta».

Il che non significa, lo dico al senatore D'Ambrosio, che più si è speso da questo punto di vista, che partendo da questo elemento si debba contraddire l'idea di riforme strutturali, che spero trovino l'ampiezza, la complementarità dell'apporto e la cospirazione tra Governo e Parlamento; significa quindi venire incontro, come ha detto il presidente Prodi, e il Governo, in realtà, ha soltanto sollecitato il Parlamento. Esso ne ha seguito le autonome e libere determinazioni e lo fa anche accettando quel che sarà il risultato.

Tali determinazioni sono tanto più autonome e tanto più libere in quanto, come ha scritto ancora una volta il presidente Onida, l'accordo tra maggioranza e opposizione in questo caso non è frutto di una grande intesa su un nuovo Governo, né di grande inciucio, ma conseguenza diretta della norma costituzionale che richiede per l'approvazione delle leggi di amnistia e di indulto una maggioranza di due terzi.

Queste sono le ragioni, onorevoli colleghi, per le quali personalmente sono a favore dell'indulto come tale.

Faccio mia anche una delle ultime considerazioni del relatore, il quale ha preso atto a volte di una disparità di vedute, a volte di approfondimenti, che sono anche richiesti, come da parte di alcuni, da ultimo il senatore Casson. Al senatore Casson voglio dire che per gli incidenti sul lavoro il risarcimento del danno resta immutato, per cui non c'è ragione di avere perplessità, come ho visto anche da alcune manifestazioni di parte sindacale, in cui si è tentato, con giusta determinazione, di far riferimento a quello che era eventualmente il motivo di indulto che poteva declinare in altra direzione.

Con questo ringrazio tutti i colleghi, soprattutto per la capacità che hanno avuto di ascoltare e per le parole, che a tratti ho seguito in maniera convergente, a tratti mi sono apparse distanti e non contigue alla mia valutazione. Ringrazio tutti per l'interessante apporto al dibattito all'interno di questa Aula.

Da ultimo, ringrazio anche il presidente Salvi, per aver consentito, come ieri ha fatto, un dibattito all'interno della Commissione, molto acuto, molto interessante e molto intelligente. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Grillo).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale, sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole agli ordini del giorno G100 e G101 e propongo di accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno G102, G103 e G104.

Esprimo invece contrario all'ordine del giorno G105.

Propongo di accogliere come raccomandazione anche gli ordini del giorno G106, G107, G108, G109, G110, G111, G112, G113 e G114.

Esprimo poi parere favorevole all'ordine del giorno G115, anche se, Presidente, esso impegna il Governo ad una funzione che è anche tipica del Parlamento; lo vedo, cioè, un po' ingeneroso nei confronti del Governo. Condivido però l'impegno in esso contenuto, cioè il varo di tutte le misure strutturali e legislative che avrebbero dovuto accompagnare il provvedimento, la considero una ricognizione che dal mio punto di vista è importante. Tuttavia, mi sembra ingeneroso addebitare tutto al Governo.

Sono poi naturalmente favorevole anche all'ordine del giorno G116, che riprende una serie di questioni che la collega Rubinato ha già rappresentato all'Aula e che per il relatore sono meritevoli di accoglimento.

MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, il Governo fa proprie le considerazioni espresse dal relatore. Sull'ordine del giorno G116 si rimette all'Assemblea, su tutti gli altri esprime parere conforme a quello del relatore.

BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, proporrei, con il consenso degli altri presentatori, che gli ordini del giorno G115 e G116 fossero unificati. Molti dei firmatari hanno sottoscritto l'uno e l'altro, i contenuti sono convergenti, è pertanto utile che vengano unificati.

 

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

ZUCCHERINI (RC-SE). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZUCCHERINI (RC-SE). Signor Presidente, chiedo, a nome del Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, che l'ordine del giorno G102, che il relatore ha proposto di accogliere come raccomandazione, sia invece accolto dal Governo in quanto tale, essendo analogo ad alcuni ordini del giorno presentati e accolti dal Governo.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G100 e G101 non verranno posti in votazione.

A proposito dell'ordine del giorno G102, invito il relatore ed il rappresentante del Governo ad esprimersi sulla richiesta avanzata dal primo firmatario, senatore Zuccherini, di accoglierlo in quanto tale e non come raccomandazione.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, da parte del relatore non esiste una difficoltà, perché condivido il tema. Si tratta dell'accelerazione dei procedimenti, relativi al risarcimento del danno per causa di lavoro, proposti da lavoratori che hanno subito lesioni colpose gravi o gravissime.

Il problema, per il quale il relatore ha parlato di un accoglimento come raccomandazione, è l'impegno del Governo «ad emanare provvedimenti normativi». Si tratta di una facoltà che spetta al Parlamento, a meno che non volessimo impegnare il Governo ad emanare un decreto-legge (che è l'unica fattispecie); ecco perché parlavo di raccomandazione.

Pertanto, c'è sicuramente la condivisione della tematica, mentre, dal punto di vista del rimedio tecnico, mi poco corretto obbligare il Governo in tal senso. Se il Governo la pensa diversamente, per il relatore c'è la disponibilità a cambiare il parere.

MASTELLA, ministro della giustizia. Il Governo la pensa come il relatore, non è che si possa utilizzare una tautologia tra Governo e Parlamento in questo caso. Sono corrette le motivazioni e quindi le si fa proprie, evidentemente, dopodiché saremo eventualmente impegnati, come Governo, a sveltire i processi del lavoro, come altri processi, spero.

RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RUSSO SPENA (RC-SE). Mi sembra che il tema sia chiaro. Ringrazio il relatore ed il rappresentante del Governo per averlo recepito. Mi pare che basti eliminare l'aggettivo «normativi»; in questo modo il testo si riferirebbe a provvedimenti sia amministrativi che normativi. Questi ultimi, a seconda della fonte, potranno essere assunti dal Governo, attraverso l'emanazione di decreti-legge, o dal Parlamento, attraverso l'approvazione di disegni di legge.

MANZIONE, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, con la proposta di modifica che il senatore Russo Spena ha illustrato sarei per l'accoglimento dell'ordine del giorno, perché il problema era proprio il dato normativo.

Si parla adesso di provvedimenti amministrativi, che sono nella disponiblità del Governo e del ministro Mastella.

MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Con questa modifica, accolgo l'ordine del giorno G102.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G102 (testo 2) non è posto in votazione.

Passiamo all'ordine del giorno G103, che il Governo ha accolto come raccomandazione. Senatore Mantovano, insiste per la votazione?

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, vorrei un chiarimento su cosa significhi «accolto come raccomandazione». Nell'ordine del giorno si dice che ci si impegna a inserire nella prossima legge finanziaria una posta precisa orientata all'edilizia penitenziaria.

Se vi è un'assunzione d'impegno di questo tipo, con questa precisione, e non un'intenzione generica, va bene, nel caso contrario chiedo sia sottoposto a voto.

 

PRESIDENTE. Domando al relatore e al rappresentante del Governo se intendono aggiungere qualcosa.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, è evidente che se parliamo dell'ordine del giorno G103, l'impegno, che il senatore Mantovano propone al Governo di assumere come impegno reale, è quello di potenziare l'edilizia penitenziaria.

Su questo aspetto problemi non esistono. Ne esistono, invece, nel disporre il potenziamento con il completamento dei lavori avviati negli ultimi anni e con la previsione di ulteriori interventi nella prossima legge finanziaria.

Il completamento di tali lavori non può essere un obbligo imposto al Governo così come lo stanziamento nella legge finanziaria; può essere un invito al Governo a tenerne conto e siamo sicuri che il Governo lo farà, ma non è un obbligo rispetto al quale si può materializza un impegno preciso.

Ecco perché, signor Presidente, condividendone la finalità, ma non potendo condividere l'obbligo, abbiamo detto che eravamo disponibili ad accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione, come indicazione di massima da considerare compatibilmente con le esigenze e con le disponibilità.

MASTELLA, ministro della giustizia. Se uno finalizza in maniera partigiana, io credo che ogni Ministro, e quindi anche il mio Ministero, abbia l'idea di potenziare, come è giusto fare, assieme ad altre misure da porre in essere, misure strutturali.

Ma che io possa dire che esistono compatibilità economiche e quali, questo sarà detto dal rapporto, quando ci sarà la finanziaria, tra Governo e Parlamento. Mi sembra quindi molto più corretto, come ha affermato il relatore, accogliere l'ordine del giorno G103 come raccomandazione. Sarà poi potestà di questa Aula, dove i numeri sono molto ravvicinati, influenzare in positivo - e se ci aiutate in tal senso ne sarò molto contento - la variazione delle poste di bilancio stabilite per competenza dal Governo nell'ampiezza più totale.

La disponibilità non significa però impegno diretto perché in questa circostanza la materia è della collegialità del Governo e non solo mia. Vale l'idea della raccomandazione, e siccome questa idea ai miei tempi valeva, senatore Mantovano, la invito ad accettarla.

BIONDI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BIONDI (FI). Apprezzo la prudenza del relatore e anche l'adesione, non voglio dire pedissequa, ma ulteriormente motivata, del Governo. L'impegno richiesto rappresenta, però, una prosecuzione attiva, nel senso di corrispondere a quelle che sono ritenute esigenze strutturali e non congiunturali, alle quali dobbiamo dare una risposta, e la daremo al momento giusto.

Dire adesso che il Governo non può essere impegnato, come afferma il relatore, perché questo impegno graverebbe in termini potestativi, limitando quelli del Governo, è una finezza che va contro il senso dell'ordine del giorno G103. Esso vuole proprio significare di fare le cose che possiamo fare ora e che il Governo si impegna a migliorare la situazione esistente.

Prego il ministro Mastella di ritenersi impegnato da questo punto di vista, perché i Governi passano, ma i problemi restano se non vengono affrontati.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Credo che l'ordine del giorno G103 sia importante ed è simile al successivo che abbiamo presentato. Ricordo che il testo dice "impegna il Governo", e non il Ministro della giustizia. Quindi, l'Aula sovrana impegna il Governo.

Questo voto diventa allora importante perché è la prima occasione con la quale si può dar seguito concretamente alle tante parole che sono risuonate in quest'Aula oggi (Applausi dal Gruppo AN) e, cioè, che si vuole - e si vuole impegnare il Governo che quindi nella prossima finanziaria non potrà fare diversamente - dar vita e potenziare un nuovo e più ampio programma di edilizia penitenziaria.

Vediamo, quindi, se dalle parole riusciamo a passare ai fatti. Credo che dall'esito di questo voto si capiranno molto le intenzioni dei singoli Gruppi su questo tema.

IZZO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

IZZO (FI). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la firma all'ordine del giorno G103.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G103.

 

MANTOVANO (AN). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mantovano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G103, presentato dal senatore Mantovano e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi AN, FI UDC e LNP).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G104, accolto dal Governo come raccomandazione.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente lo ritengo assorbito nel precedente voto e quindi lo ritiro.

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G105.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Prego il ministro Mastella di prestare un attimo di attenzione. Non me ne voglia il relatore, ma siccome ritengo questo ordine del giorno molto importante, gradirei che il ministro Mastella lo leggesse attentamente perché lo strumento indicato è stato attivato nella scorsa legislatura e consente due questioni.

Certo, non ha funzionato molto bene nella scorsa legislatura perché non siamo riusciti ad alienare un numero congruo di penitenziari, però, è uno strumento nella piena disponibilità del Governo, quindi è uno strumento totalmente autonomo, che consente, da un lato, di reperire risorse e, dall'altro, di costruire nuovi penitenziari oppure di intervenire con opere di riattivazione di quei reparti che oggi sono chiusi, e di ristrutturazione dei vecchi penitenziari, senza pesare sul bilancio dello Stato e in tempi enormemente più brevi di quanto non accada oggi per fare nuovi penitenziari.

Vorrei dal ministro Mastella una parola definitiva su questa questione perché se dice che è contrario a questo ordine del giorno significa che non intende più avvalersi di questo strumento e credo che sia importante sapere l'orientamento del Governo in materia.

 

PRESIDENTE. Il relatore ed il rappresentante del Governo vogliono aggiungere qualcosa?

MANZIONE, relatore. Signor Presidente il relatore è disponibile a trasformare il suo parere contrario sull'ordine del giorno G105 in un parere favorevole all'accoglimento come raccomandazione. Questa proposta nasce dal fatto che da una lettura del provvedimento si evince che è previsto il preciso impegno a continuare in un'iniziativa specifica che il ministro Castelli ha già messo in campo.

Nella specie, si tratta di un'iniziativa che riguarda una società che è già stata realizzata; si cerca di utilizzare le risorse derivanti dalla vendita delle strutture carcerarie dismesse per costruirne altre. Si tratta di una scelta così specifica anche rispetto alla parte che è già stata realizzata e ai programmi obiettivamente già accolti, che il relatore non si sente di vincolare il Governo in tal senso, fermo restando che se il Ministro ritiene di poter continuare, perché condivide integralmente il lavoro svolto, nonché l'iniziativa, le finalità e le motivazioni, da parte del relatore non c'è alcun problema.

Allo stato, dunque, il relatore propone di accogliere l'ordine nel giorno come raccomandazione.

MASTELLA, ministro della giustizia. Non ho alcuna contrarietà, ma, per ragioni di correttezza anche rispetto al precedente ordine del giorno, mi rimetto all'Aula.

È un atto di correttezza rispetto alla titolarità dell'Aula; in ogni caso il Governo non ha alcuna contrarietà ed è disponibile ad esprimere un parere favorevole sull'ordine del giorno.

ANDREOTTI (Misto). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANDREOTTI (Misto). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione di tutti i colleghi sul fatto che si sta affrontando una questione essenziale. Da alcuni anni, in documenti ufficiali del Ministero, si dichiara che la quantità di popolazione esistente negli stabilimenti carcerari è intollerabile. Questo aggettivo è usato in più documenti ufficiali e dunque credo che debba costituire la chiave di lettura per le nostre risoluzioni di oggi. Su tale questione mi pare che non si possa non essere concordi, altrimenti vanno individuate altre soluzioni.

Sipossono requisire gli alberghi o i conventi, ma non possiamo continuare in quest'ipocrisia per cui operiamo degli alleggerimenti - spero che oggi ci si arrivi - con il metodo dei condoni, quando poi continuiamo ad avere una situazione per cui in alcuni stabilimenti, dove dovrebbero esserci due persone per stanza, ce ne sono fino a sei. Credo che in coscienza non possiamo continuare in questo cattivo uso delle nostre responsabilità. (Applausi dai Gruppi Aut, FI, AN, UDC e LNP e della senatrice Finnocchiaro).

BIONDI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BIONDI (FI). Signor Presidente, gli argomenti che ho ascoltato poco fa dal presidente Andreotti e anche qualche modesta riflessione che avevo fatto personalmente, mi portano ad evitare di confondere la causa con l'effetto. L'effetto sul quale dobbiamo ora agire è l'inumana quantità, come è stato detto, anche se io sarei più propenso a parlare di inumana realtà, nella quale persone, maschi e femmine, vivono oggi in carcere. Questo è l'effetto di una situazione precedente.

Se si vuole rimuovere la causa, allora l'ordine del giorno agisce in quella direzione e salda anche le diversità di opinione, legittime, esistenti tra quelli che agiscono oggi sull'effetto perché lo ritengono nefasto e quelli che preferirebbero prima rimuovere le cause. Per fare entrambe le cose bisogna approvare l'ordine del giorno al nostro esame. Pertanto, prego il mio amico - posso definirlo così - Mastella di tenerne conto.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, vorrei chiarire un passaggio per evitare fraintendimenti. In realtà, l'ordine del giorno G105 è uno strumento irrituale. La strada più corretta dal punto di vista regolamentare sarebbe stata quella di presentare un'apposita interrogazione.

Lo strumento citato nell'ordine il giorno è già nella disponibilità piena del Governo, non del Ministro. Ricordo, infatti, che queste due società per azioni sono nella piena disponibilità del Ministero dell'economia e delle finanze, che ne detiene il cento per cento del capitale.

Che cosa accade? Se il Ministro accoglie l'ordine del giorno, dice all'Aula che intende avvalersi di tale strumento o comunque che intende lasciarlo vivo; se invece non lo accoglie, dice di voler cancellare questo strumento e che non intende avvalersene.

Le due società oggi sono vive e operanti. Volevo sapere dal Ministro se intende lasciarle vive o se le ritiene una via da non praticare: questo è il punto fondamentale.

RUSSO SPENA (RC-SE). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RUSSO SPENA (RC-SE). Signor Presidente, credo che l'intervento del presidente Castelli sia stato molto chiarificatore. È esattamente quello che volevo dire ed è il motivo per cui il nostro Gruppo voterà no all'ordine del giorno G105.

Soltanto un accenno ad una discussione molto seria introdotta dal presidente Andreotti e dal presidente Biondi che credo debba essere sviluppata e non in maniera unilaterale. Non bisogna mai semplificare le complessità.

Io non sono contrario alla costruzione di nuove carceri, ma nell'ordine del giorno G105, così come in quello precedente, il G104, vi è quasi un punto di rivalsa rispetto al provvedimento dell'indulto, con la richiesta al Governo, a mo' di contraltare, di impegnarsi per la costruzione di nuove carceri, (Commenti dai banchi del centro-destra) che è solamente uno dei tanti tasti di questo pianoforte. Credo che gli altri tasti siano la riforma del codice penale, già oggetto della commissione Grosso e poi della commissione Nordio nel Governo di centro-destra, esistono le misure alternative. Operiamo una discussione seria a partire da settembre.

Per quanto riguarda invece l'ordine del giorno G105, credo che il nostro Gruppo e anche tutti gli altri Gruppi debbano votare contro per due motivi.

Il primo motivo è il seguente. Leggiamo il testo dell'ordine del giorno: (lo dico a tutti i senatori e senatrici dell'Unione che hanno votato il decreto-legge Bersani-Visco), c'è scritto: «considerato che: il Governo ha operato pesanti tagli alle spese per la giustizia con il decreto‑legge n. 223/2006 Bersani‑Visco;». Visto che abbiamo contestato questo - lo dico ai colleghi dell'Unione - qualche giorno fa, oggi non dobbiamo cadere in contraddizione.

Il secondo motivo per cui non sono favorevole all'ordine del giorno, proprio sul piano normativo, è che in esso - come dice giustamente il senatore Castelli è espressa l'intenzione attuativa di uno strumento da parte del Governo - si dice che il Governo attuale deve utilizzare una certa struttura che è stata predisposta dal precedente Governo, quindi legandosi le mani rispetto, perfino, alla possibilità di scelta del tipo di intervento. Non è come dice il presidente Biondi. In quest'ordine del giorno si dice al Governo: devi costruire nuove carceri attraverso quella struttura. Ma se togliamo al Governo anche la possibilità di decidere sulle strutture attuative, veramente siamo in una Repubblica dove il rapporto fra Governo e Parlamento viene completamente stravolto.

Per questi motivi. noi voteremo convintamente no all'ordine del giorno G,105. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Brutti Paolo).

MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, parto dalle considerazioni finali.

Evidentemente, senatore Castelli, non è che io possa, come Ministro, accettare la frase secondo cui «il Governo ha operato pesanti tagli alle spese per la giustizia», anche perché posso condividerla o meno, ma non ho la lingua biforcuta qua e fuori di qua o do luogo a manifestazioni di dissenso fuori e di consenso all'interno. Anch'io ho partecipato, convenendo, alla collegialità del Governo, alle misure decise e quindi non posso accettare un'espressione come quella. Se vi fosse l'emendabilità, lo dico all'amico Biondi, in replica alla sua attestata amicizia, mi sentirei di non esprimere la mia contrarietà.

Poi, debbo dire che neppure io conoscevo la Dike Aedifica. In questi giorni è apparso abbastanza evidente che le mie posizioni non sono molto contigue a quelle del senatore Di Pietro. Allora, proprio come io non voglio Ministri ombra della giustizia, credo che neanche il ministro delle infrastrutture Di Pietro che concorre, in questo caso, con il Ministro della giustizia, faccia piacere che vi sia un Ministro ombra delle infrastrutture. Spero che su questa questione nell'ambito del Governo vi sarà un chiarimento con il presidente Prodi, perché vi sia un Ministro della giustizia e un Ministro delle infrastrutture. (Applausi dal Gruppi FI, Ulivo e dai banchi del Governo).

Dovendomi qua assumere questa responsabilità, che non riguarda solo me, queste sono le ragioni sulle quali ho deciso di rimettermi politicamente all'Aula.

 

PRESIDENTE. Senatore Castelli, è soddisfatto della risposta del Ministro? (Cenni di dissenso da parte del senatore Castelli). Sembra, non molto. Dica, senatore Castelli, esprima un giudizio.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, dal punto di vista regolamentare non si passa al voto se il Governo accoglie l'ordine del giorno. Non mi pare lo abbia accolto, quindi votiamo.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G105.

 

CASTELLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G105, presentato dal senatore Castelli.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G106 non verrà posto in votazione.

L'ordine del giorno G107 è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Castelli, insiste per la votazione?

 

CASTELLI (LNP). No.

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G108 è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Castelli, insiste per la votazione?

 

CASTELLI (LNP). No.

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G109 è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Mantovano, insiste per la votazione?

 

MANTOVANO (AN). Non insisto, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G110 è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Mantovano, insiste per la votazione?

 

MANTOVANO (AN). Non insisto, Presidente.

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G111 è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Mantovano, insiste per la votazione?

 

MANTOVANO (AN). Non insisto, Presidente.

 

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G112 non verrà posto in votazione.

L'ordine del giorno G113, presentato dal senatore Mantovano, è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Mantovano, insiste per la votazione?

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, poiché l'ordine del giorno in esame impegna il Ministro dell'interno, che non è presente e del quale non ci sono ancora pervenute notizie circa quello che dirà sul provvedimento che stiamo discutendo, gradirei che si desse luogo ad un voto che lo impegni direttamente, anziché ad una semplice raccomandazione.

PRESIDENTE. Senatore Mantovano, anche l'ordine del giorno G116 pone lo stesso problema: in questo momento non posso fare altro che sollecitare il Governo.

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G113.

BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, ho letto - spero con la dovuta e necessaria attenzione - l'ordine del giorno in esame: se non vi fosse un giudizio di valore così recisamente negativo sul provvedimento di cui stiamo discutendo, le considerazioni qui poste in positivo potrebbero trovarci d'accordo. È un po' difficile convergere su ordini del giorno che, in premessa, si schierano duramente contro la posizione che abbiamo assunto sul provvedimento. Se, invece, vi fosse una rinunzia alla premessa e il senatore Mantovano puntasse sul dispositivo, potremmo convergere.

 

PRESIDENTE. Senatore Mantovano, ritira la premessa?

 

MANTOVANO (AN). Ritiro la premessa.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Allora preannuncio che esprimeremo voto favorevole.

 

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno G113 come riformulato.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, il parere del relatore, a questo punto, dopo la modifica accettata dal collega Mantovano, è favorevole, essendo stata eliminata la premessa, che conteneva indicazioni non condivisibili.

MASTELLA, ministro della giustizia. Esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G113 (testo 2) non verrà posto ai voti.

TOFANI (AN). Insistiamo per la votazione, signor Presidente. Anche se è stato accolto dal Governo, possiamo farlo votare lo stesso.

 

PRESIDENTE. Se si insiste per la votazione, senatore Tofani, lo mettiamo in votazione.

 

TOFANI (AN). Insistiamo nella votazione.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G113 (testo 2), presentato dal senatore Mantovano e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo all'ordine del giorno G114, anch'esso accolto come raccomandazione dal Governo.

Senatore Mantovano, insiste per la votazione?

MANTOVANO (AN). Sì, signor Presidente, chiedo che sia sottoposto al voto perché contiene un impegno di inserimento nella legge finanziaria di un'adeguata copertura per la legge sulle vittime del dovere.

 

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.

FINOCCHIARO (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (Ulivo). Signor Presidente, vorrei ricordare che peraltro anche nel programma dell'Unione esiste un esplicito impegno della nostra maggioranza perché sia ampliata nel nostro ordinamento la platea delle vittime dei reati, soggetti spesso trascurati quando si ragiona e si discute di giustizia.

Dunque, per quanto sia parziale quest'ordine del giorno presentato dal senatore Mantovano ed altri, perché considera soltanto una parte delle vittime di reati, poiché noi condividiamo il principio della tutela delle vittime dei reati e riteniamo che tale principio non sia stato sufficientemente e adeguatamente protetto sino a questo momento nel nostro ordinamento, penso che potremmo esprimere il nostro parere positivo su quest'ordine del giorno. (Applausi della senatrice Negri).

PRESIDENTE. Il relatore ed il rappresentante del Governo vogliono aggiungere qualcosa?

 

MANZIONE, relatore. Sono d'accordo, ma mi rimetto al giudizio dell'Assemblea che potrà decidere in merito.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Anch'io, signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea.

 

PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti l'ordine del giorno G114, presentato dal senatore Mantovano e da altri senatori.

È approvato.

 

Passiamo all'ordine del giorno G117, derivante dall'unificazione degli ordini del giorno G115 e G116, su cui invito il relatore a pronunziarsi.

MANZIONE, relatore. Il parere, signor Presidente, era già positivo prima per entrambi, resta positivo dopo l'unificazione.

ZICCONE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZICCONE (FI). Signor Presidente, su quest'ordine del giorno vorrei fare un'osservazione.

Alcune questioni sono già state trattate in altri ordini del giorno già accolti, ad esempio, in linea generale e di principio, l'opportunità della revisione della normativa penale, il trovare pene alternative e così via, come pure alcune dichiarazioni di principio, la questione del risarcimento del danno alle parti offese, qui ripetute, sono già state affrontate. In teoria, quindi, si potrebbe condividere anche quest'ordine del giorno.

C'è però una parte in quest'ordine del giorno che è assolutamente inaccettabile. Infatti, nella parte finale dell'ordine del giorno G115, a prima firma della senatrice Finocchiaro, dopo aver descritto in termini generali l'opportunità di rivedere la normativa penale, ci si riferisce ad alcune leggi in particolare oggi vigenti, quali la normativa sull'immigrazione, il sistema sanzionatorio in materia di tossicodipendenza, all'abrogazione di norme introdotte nella legislatura precedente che riguardano mancati benefici della legge Gozzini.

Capisco che questo è stato un tema di grande dibattito nella scorsa legislatura, ma mi pare impossibile prevedere in un ordine del giorno impegni di tale portata che, per giunta, chiedono espressamente di riformare, rivedere, bocciare leggi attualmente esistenti introdotte nella passata legislatura. Considero, dunque, inopportuna la presenza di queste frasi.

Se saranno eliminate tali frasi non ho difficoltà a condividere il contenuto dell'ordine del giorno, altrimenti saremmo costretti a votare contro e in maniera molto decisa e protestando. (Applausi dal Gruppo FI).

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, mi permetto di chiedere ai sottoscrittori di quest'ordine del giorno, a cominciare dalla collega Finocchiaro, se hanno seriamente riflettuto su un fatto. Noi con l'ordine del giorno, in quanto Parlamento, possiamo vincolare il Governo a fare cose che il Governo può fare in quanto Governo. Non possiamo scrivere un ordine del giorno con il quale chiediamo di fare leggi, perché ovviamente le leggi le facciamo noi.

Quest'ordine del giorno prevede modifiche, abrogazione di norme, modifiche legislative; si presentino disegni di legge per affrontare tali questioni.

Condividiamo dunque le parti in cui si chiedono interventi che competono al Governo, ma non quelle in cui si chiede di fare leggi.

C'è un problema di ammissibilità, mi permetto di dire al Presidente del Senato e al Governo della Repubblica. Non possiamo impegnare a fare leggi il Governo, a meno che non abbiamo deciso che noi come Parlamento non dobbiamo più approvare leggi. Ma ciò ovviamente non è pensabile.

Ecco perché mi permetto di chiedere ai presentatori dell'ordine del giorno di eliminare tutte le parti nelle quali si prevede che si cambino leggi, perché le leggi non le può fare il Governo, le fa il Parlamento. Laddove invece l'ordine del giorno prevede interventi che può fare il Governo lo condividiamo.

Mi riferiscono, in particolare, agli ultimi tre passaggi dell'ordine del giorno, in cui si parla di «riformare la normativa sull'immigrazione» (ma riformare la normativa, significa rivedere le leggi non gli atti amministrativi); «riformare il sistema sanzionatorio in materia di tossicodipendenza (mi sembra riguardi le norme penali che sono di nostra competenza); «abrogare le norme» (anche questo lo possiamo fare noi con una legge, il Governo non può abrogare le norme). Da questo punto di vista le ultime tre frasi le ritengo inammissibili.

Pertanto, prima di votare contro l'ordine del giorno, che mi sembra paradossale, chiediamo che queste parti vengano eliminate. (Applausi dal Gruppo UDC).

MANTOVANO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor presidente, chiedo di votare questo ordine del giorno per parti separate, poiché ci sono alcune voci dell'ordine del giorno che sono certamente accettabili, a nostro avviso, altre invece non lo sono.

Oltre alle tre disposizioni finali, che già hanno fatto rilevare prima di me altri colleghi, contenute nell'ordine del giorno G115, vi è da notare che al terzo capoverso si impegna il Governo a promuovere l'istituzione di un Garante nazionale per l'esercizio e la tutela dei diritti dei detenuti.

Ritengo opportuno parlarne in un contesto più tranquillo e più approfondito perché ivi si immagina un controllore rispetto ad una realtà in cui il sistema dei controlli c'è o, comunque, dovrebbe esserci, visto che ci sono anche sanzioni disciplinari e procedimenti appositi per attuarli.

Analogamente, signor Presidente, resto perplesso nel leggere nel quarto capoverso: "a dare compiuta attuazione al regolamento penitenziario, oggi calpestato". Oggi calpestato da chi? Dalla Polizia penitenziaria? Se si afferma una cosa del genere e il Ministro accoglie una proposizione del genere sono preoccupato per ciò che potrebbe accadere da parte della Polizia penitenziaria all'interno degli istituti di pena. (Applausi dal Gruppo FI). Non creiamo più problemi di quelli che già ci sono.

Ultimo aspetto. Il nostro voto è certamente contrario, e quindi chiedo una votazione separata anche della proposizione, contenuta nell'originario G116, in cui si impegna il Governo a incaricare le prefetture di fare un monitoraggio sugli effetti dell'indulto anche in termini di sicurezza.

Insomma, chiedo al Governo che si metta d'accordo con se stesso. Il Ministro dell'interno continua a non venire e a non dire quali sono gli effetti in termini di sicurezza e poi noi con questo ordine del giorno diciamo ai prefetti: provvedete voi. Mi sembra una contraddizione massima. (Applausi dal Gruppo AN).

FINOCCHIARO (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FINOCCHIARO (Ulivo). Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio il senatore Mantovano che ha avanzato una proposta di assoluto buonsenso: votiamo per parti separate.

Immagino che i colleghi comprenderanno che gli ultimi tre impegni dell'originario G115 non soltanto corrispondono a tre punti precisi del programma dell'Unione su questi temi... (Commenti dal Gruppo AN). Scusate, la Costituzione dice che il Governo ha l'iniziativa legislativa, come ogni singolo parlamentare, colleghi. Può presentare disegni di legge e tanto più è giustificato a farlo nel momento in cui lo invitiamo a presentare disegni di legge su punti precisi del programma di governo dell'Unione.

Non mi pare assolutamente niente di strano, né di incostituzionale, né tanto meno questo toglie ai singoli parlamentari la possibilità di presentare provvedimenti sul tema.

Il senatore Mantovano ha chiesto di eliminare nell'ordine del giorno, laddove ci si riferisce al regolamento penitenziario, per poterlo votare, l'inciso «oggi calpestato». Ovviamente, è un punto non esplicitato, capisco bene: calpestato da chi, come, perché? Sarebbe complicato ragionare e può essere equivoco e quindi mi sento di accedere alla richiesta di eliminare le parole «oggi calpestato».

Mi permetto poi di ricordare ai colleghi che nella scorsa legislatura è stato presentato un disegno di legge proprio sull'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti e credo che ne fosse relatore in Commissione affari costituzionali della Camera l'onorevole Palma, oggi nostro collega. Si tratta di una proposta di legge che era stata presentata allora dal nostro Gruppo alla Camera, alla quale si aggiunsero altre proposte che credo provenissero anche da altre parti degli schieramenti politici.

LaCamera lavorò su tale provvedimento e credo che lo approvò addirittura in prima lettura in Aula e non mi sento di eliminare questo riferimento, perché anch'esso è un punto del nostro programma di Governo.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, prendo atto, sia pur con la correzione adesso apportata da parte della presidente Finocchiaro, di una grave denuncia: ci dice che il regolamento penitenziario oggi è calpestato.

Posso garantire che ieri, quando c'eravamo noi al Governo, esso non veniva calpestato. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN).

SALVI (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SALVI (Ulivo). Signor Presidente, gli ordini del giorno sono molto rilevanti e a volte tendiamo a trascurarli un po' in Aula. Invece vedo che, soprattutto in questa seconda parte della discussione, si dà ad essi l'importanza che meritano, perché troppo spesso altrimenti vengono considerati come un modo per dire qualcosa, per passare il tempo.

Credo sia giusta la richiesta di votazione per parti separate di questo ordine del giorno, perché riguardano punti molto rilevanti della politica della giustizia. Ritengo che, se su alcuni di questi punti si può verificare in quest'Aula una convergenza più ampia rispetto a quella della maggioranza, sarà certamente un fatto positivo per il nostro lavoro.

Per quanto riguarda le formulazioni, l'osservazione svolta dal senatore D'Onofrio ha un fondamento e quindi chiedo ai presentatori, se non hanno obiezioni, di premettere agli ultimi capoversi dell'ordine del giorno G115 le parole «promuovere iniziative legislative al fine di...».

Credo che la richiesta delsenatore Mantovano di avere maggiori notizie sulla sicurezza abbia un fondamento, lo abbiamo detto anche in Commissione, tuttavia, non credo che sia un motivo per votare contro il fatto che sia interesse comune avere un controllo, un monitoraggio, una verifica, visto che su questo sono state espresse opinioni diverse, in modo che in tempi molto rapidi si possa conoscere e valutare se e quali effetti questo provvedimento abbia determinato.

Mi auguro che sul maggior numero possibile di questi punti, posti ai voti per parti separate, poiché so benissimo che su alcuni ci sono differenze di posizione politica, si possa trovare una convergenza che sarebbe di aiuto per i lavori parlamentari in tema di giustizia. (Applausi del senatore Biondi).

SCHIFANI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, sarò breve, anche perché dal dibattito d'Aula emergono delle chiarezze su questo testo.

Mi pare di capire che vi sia una convergenza sulla precedente avvenuta sottovalutazione, a mio avviso, del dispositivo dell'ordine del giorno G115, relativamente all'avvenuta applicazione del regolamento penitenziario.

Mi chiedo (in effetti ha ragione il collega Mantovano) come il Ministro della giustizia possa accettare un ordine del giorno attraverso il quale il Parlamento afferma un principio grave e rilevante, quello cioè del mancato rispetto del regolamento penitenziario.

Ho ascoltato con attenzione l'intervento della collega Finocchiaro quando ha ricordato che il Governo ha anche funzioni legislative, ma vorrei ricordare alla collega che il dibattito politico di questi giorni si è incentrato sulla funzione parlamentare o meno a seguito dell'eccessivo ricorso al voto di fiducia da parte del Governo e mi sembrerebbe paradossale, nel momento in cui il dibattito politico del Paese è concentrato su questo aspetto, che il Parlamento delegasse al Governo ulteriori funzioni di decretazione di urgenza. Mi troverei un attimo in imbarazzo. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

Apprezzo, inoltre, la finezza del collega Salvi quando lessicalmente suggerisce una modifica del testo così com'è, quindi là dove si inviterebbe il Governo ad attivare eventuali iniziative legislative: non è in capo al Governo la funzione legislativa piena, il Governo non legifera, il Governo può attivare iniziative legislative e quindi la decretazione d'urgenza. Ma su entrambe le riflessioni manifesto parere fortemente contrario relativamente all'approvazione dei tre capoversi, sia per una valutazione politica di fondo sia perché non è scritto nel programma della Casa delle Libertà.

Ho ascoltato con interesse gli interventi dei colleghi della maggioranza che parlano di programma dell'Unione: qui siamo in un'Aula parlamentare, siamo nel Parlamento, e credo che le scelte dei singoli parlamentari si debbano attenere, su questi temi, anche alle loro singole valutazioni.

Non stiamo svolgendo un'assemblea politica, stiamo legiferando; e ritengo che, là dove si parla di attivare iniziative legislative e si danno valutazioni di merito in quanto si afferma che il carcere viene previsto come sanzione per la violazione di una norma in materia di espulsione e quindi si incide su valutazioni squisitamente politiche, non sia questa la sede deputata ad affrontare un argomento più significativo quale quello dell'indulto. (Applausi dal Gruppo FI).

ANDREOTTI (Misto). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANDREOTTI (Misto). Signor Presidente, chiedo scusa, ma mi trovo a disagio nel poter votare su quest'ordine del giorno (a parte il fatto che già ne avevamo molti di quelli stampati, adesso questo è il supplemento). Mi trovo a disagio, perché si tratta di una serie di temi molto differenti gli uni dagli altri. Alcuni possono essere innocui: ad esempio «promuovere l'istituzione di un Garante nazionale per l'esercizio e la tutela dei diritti dei detenuti»; da quando abbiamo il Garante per la privacy sappiamo che la nostra privacy è molto più tutelata (Applausi dai Gruppi FI, AN, LNP, UDC. Ilarità), ma prescindo dal titolare di questa istituzione.

Invece ho un dissenso specifico quando si dice di «riformare il sistema sanzionatorio in materia di tossicodipendenze, oggi particolarmente pesante, che non discrimina tra sostanze diverse e che prevede sanzioni carcerarie elevate anche per la semplice detenzione di droghe leggere»; significa allora che si vuole cancellare la norma Fini così, senza che noi ne abbiamo discusso?

Pregherei di stare attenti: io ho una certa età e sono anche un po' stanco, ma forse anche gli altri colleghi devono riflettere un po' di più su queste cose. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP).

RUBINATO (Aut). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RUBINATO (Aut). Vorrei solo replicare all'osservazione del collega Mantovano in ordine alla contraddittorietà dell'avere inserito in una parte dell'ordine giorno il richiamo all'attenzione da parte del Governo su quella che è la vigilanza sul territorio e il coordinamento con gli enti locali. Io non trovo affatto contraddittorio, quando il Parlamento assume un provvedimento che ha carattere legislativo, che si impegni il Governo nella sua interezza, e quindi anche il Ministero dell'interno, a fare quanto sia possibile perché tale intervento abbia il minore impatto in termini sociali sul territorio stesso.

Trovo contraddittorio pretendere di avere il Ministro in Commissione piuttosto che occupato a risolvere i problemi che si verificano sul territorio. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

IZZO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

IZZO (FI). Signor Presidente, lei ha accennato al fatto che gli ordini del giorno sono stati riformulati in un testo unificato. Siccome sono piuttosto diversi nelle premesse e nelle conclusioni, abbiamo chiesto la cortesia di votarli per parti separate.

La pregherei pertanto di ricordare all'Aula le diverse parti che saranno poste in votazione.

PRESIDENTE. Ricapitoliamo, sarà votato separatamente anzitutto il capoverso che recita: «a promuovere la istituzione di un Garante nazionale per l'esercizio e la tutela dei diritti dei detenuti».

Al capoverso successivo i proponenti hanno poi accettato di sopprimere le parole: «oggi calpestato». Pertanto, essendovi una convergenza su tale dizione, non c'è bisogno di una votazione a sè stante.

Va invece sottoposto a votazione il capoverso che recita: «in sede di attuazione del provvedimento di indulto, ad impartire tempestivamente le opportune direttive alle prefetture, al fine di garantire il mantenimento della sicurezza sul territorio e di realizzare il necessario coordinamento con gli enti locali...».

Infine, vanno sottoposti a votazione i tre capoversi che iniziano con le parole: «riformare la normativa sull'immigrazione...»; «riformare il sistema sanzionatorio in materia di tossicodipendenze....» e «abrogare le norme introdotte nella scorsa legislatura che in vario modo limitano i benefìci della legge Gozzini...», così come riformulati a seguito della modifica proposta dal senatore Salvi, tendente a premettere nei singoli capoversi alle parole «riformare»; «riformare» e «abrogare» le altre: «promuovere iniziative legislative al fine di...».

Prima di procedere alla votazione delle singole parti, verifichiamo se l'Assemblea è d'accordo a procedere in questo modo.

Metto pertanto ai voti la proposta di votazione per parti separate, presentata dal senatore Mantovano.

E' approvata.

Passiamo dunque alla votazione della parte del dispositivo tendente a promuovere l'istituzione di un Garante nazionale per l'esercizio e la tutela dei diritti dei detenuti.

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

POLLEDRI (LNP). Chiedo la votazione elettronica su questa come sulle successive parti dell'ordine del giorno.

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, vorrei fare una domanda analoga a quella che ho fatto prima in ordine agli ultimi punti di questo ordine del giorno. Il Garante è un organo amministrativo di cui il Governo risponde - e in questo caso, per carità, è impegnato il Governo - o è istituito con legge, e allora in questo caso ci si attende un disegno di legge in materia? La domanda è la stessa.

MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, senza voler trovare a tutti i costi una soluzione compromissoria, devo dire al senatore D'Onofrio che il Parlamento non è che possa imporre qualcosa al Governo e viceversa; quindi, c'è rispettiva autonomia dal punto di vista costituzionale. Però mi sembra che le indicazioni che venivano dalla senatrice Finocchiaro fossero volte a restringere un po' il campo.

Il Governo può ricevere tante richieste di disciplina normativa, però se l'invocazione arriva da parte del Parlamento, che chiede di focalizzare soprattutto su alcune parti, in maniera territoriale, la disciplina della giustizia, il Governo può accettare tale modalità per evitare di espropriare la titolarità del Parlamento come tale. Quindi, questo mi sembra conveniente.

Peraltro, accettando da questo punto di vista la disciplina lessicale, che mi sembra molto stringente, e che mi sembra accettata e accolta anche dal senatore Salvi, dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, vorrei rilevare in ordine al Garante che il Governo già dispone di una proposta, che non so se verrà sottoposta al Parlamento prima della chiusura dei lavori o alla loro ripresa.

Voglio dire a tutti che la figura del Garante, peraltro, vige attualmente in molte Regioni italiane ed in merito alla stessa ho visto che quasi tutte hanno assunto un criterio concorde (mi riferisco alla Lombardia e alla Campania e parlo delle Regioni più titolate dal punto di vista del consistenza e del patrimonio dei cittadini).

È ovvio che questo è un fatto di legge, non un atto di natura amministrativa, quindi sarà sempre il Parlamento come tale che dovrà giudicare sul disegno di legge che proporrà il Governo.

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione della prima parte dell'ordine del giorno G117 (testo 2), su cui è stata chiesta la votazione mediante procedimento elettronico.

Invito pertanto il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del capoverso dell'ordine del giorno G117 (testo 2), presentato dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, che recita «a promuovere la istituzione di un Garante nazionale per l'esercizio e la tutela dei diritti dei detenuti».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Procediamo alla successiva votazione.

Invito pertanto il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del capoverso dell'ordine del giorno G117 (testo 2), presentato dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, che recita: «in sede di attuazione del provvedimento di indulto, ad impartire tempestivamente le opportune direttive alle prefetture, al fine di garantire il mantenimento della sicurezza sul territorio e di realizzare il necessario coordinamento con gli enti locali...».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

VIESPOLI (AN). Signor Presidente, questo punto estrapolato così, senza raccordarlo con il successivo, non ha senso. (Proteste dai banchi del centro-sinistra).

 

PRESIDENTE. Siamo in votazione, senatore Viespoli.

Dichiaro chiusa la votazione.

Il Senato approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dei seguenti capoversi: riformare la normativa sull'immigrazione, riformare il sistema sanzionatorio, abrogare le norme introdotte nella scorsa legislatura.

Il senatore Salvi chiedeva di inserire, all'inizio di ciascuno di questi tre capoversi, le parole: «promuovere iniziative legislative al fine di...».

SCHIFANI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, viene modificato l'aspetto lessicale e sicuramente questa formulazione è tecnicamente più corretta. Ma vorrei attenzionare l'Assemblea sul contenuto delle proposte di modifica... (Commenti dai banchi del centro-sinistra).

 

PRESIDENTE. Per favore, colleghi.

 

SCHIFANI (FI). Siamo in dichiarazione di voto, signor Presidente, quindi credo che mi spetti...

 

PRESIDENTE. Senatore Schifani, è chiaro quello che dice.

 

SCHIFANI (FI). Vorrei fare un'altra considerazione, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. La faccia un po' in fretta.

 

SCHIFANI (FI). Quando si chiede di promuovere iniziative legislative al fine di riformare la normativa sull'immigrazione, specie laddove il carcere viene previsto come sanzione per la violazione delle norme in materia di espulsione, e di riformare il sistema sanzionatorio in materia di tossicodipendenze - e lì si dà un indirizzo - oggi particolarmente pesante, che non discrimina tra sostanze diverse che prevede sanzioni carcerarie elevate anche per la semplice detenzione di droghe leggere, mi chiedo - e chiedo al Governo - se ci si trovi dinanzi ad un'inversione dei ruoli.

Evidentemente ci troviamo in un momento paradossale, in cui sembrerebbe che sia la maggioranza parlamentare a dare un programma al Ministro della giustizia. Noi ci saremmo aspettati di conoscere il programma del Ministro della giustizia nei confronti del Parlamento. (Applausi dal Gruppo FI). Invece stiamo assistendo ulteriormente ad uno di quei momenti paradossali che abbiamo vissuto in questi giorni: vari Ministri della giustizia, più Ministri delle infrastrutture.

Ministro Mastella, ci faccia conoscere il suo programma, non se lo faccia dare dal Parlamento; poi il Parlamento valuterà le sue proposte. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Vorrei in primo luogo far presente ai colleghi che l'espressione "attenzionare", usata dal senatore Schifani e apparsa come una irriguardosità, è una espressione lessicale tipicamente siciliana.

Vorrei poi dire al senatore Schifani, che fa parte di una Commissione che certamente sarà di maggiore rilievo, che se si fosse fatto riferire o avesse avuto la bontà di scorrere alcuni piccoli fotogrammi della mia esposizione programmatica in Commissione giustizia, non mi avrebbe fatto la domanda che mi ha rivolto.

ANDREOTTI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANDREOTTI (Misto). Signor Presidente, non ho capito il criterio per cui si vota per parti separate. In ogni caso, il punto in cui si dice «riformare il sistema sanzionatorio in materia di tossicodipendenze oggi particolarmente pesante» non è stato oggetto in questa sede di alcuna discussione.

Pertanto, inviterei a non votare su questo punto o di votare contro. (Commenti dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Vorrei chiarire all'Aula che prima del voto un senatore per Gruppo può chiedere la parola per dichiarazione di voto.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indico pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dei tre capoversi dell'ordine del giorno G117 (testo 2), presentato dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, tendenti a promuovere iniziative legislative al fine: di riformare la normativa sull'immigrazione...; di riformare il sistema sanzionatorio in materie di tossicodipendenze...; di abrogare le norme introdotte nella scorsa legislatura... .

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

II Senato non approva. (v. Allegato B). (Vivi applausi dai Gruppi LNP, FI, UDC e AN).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione delle parti non votate dell'ordine del giorno.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indico pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, delle parti non votate dell'ordine del giorno G117 (testo 2), presentato dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

II Senato approva. (v. Allegato B).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Passiamo infine alla votazione dell'ordine del giorno, nel suo complesso.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G117 (testo 2), presentato dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

II Senato approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Come convenuto, la seduta sarà ora sospesa e riprenderà alle ore 15. Mi è stato chiesto di posticipare la ripresa dei lavori alle ore 15,30. Ci sono obiezioni? (Proteste dai banchi dell'opposizione). Accolgo le proteste di alcuni senatori.

Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 15.

 

(La seduta, sospesa alle ore 14,15, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

 

Colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

Do lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo su tutti gli emendamenti, ad eccezione che sugli emendamenti 1.0.3, 1.0.300, 1.0.301, 1.0.302 e 1.0.303, sui quali il parere è contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione».

Passiamo all'esame dell'unico articolo del disegno di legge, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, dopo questa illustrazione molto partecipata, il relatore vuole ancora una volta premettere che, rispetto a provvedimenti come questi, non esistono relatori di maggioranza o di opposizione rispetto alle composizioni canoniche.

Il relatore cercherà di orientarsi nell'indicazione dei pareri sulla base del dibattito che si è svolto ieri in Commissione e del dibattito che si è svolto fin qui in Aula.

Capisco che qualcuno possa provare fastidio, ma io non considero mai un adempimento lo svolgimento di una funzione delicata e importante come quella parlamentare; quindi, chi non vuole ascoltare può tranquillamente allontanarsi.

Il parere del relatore è contrario su tutti gli emendamenti, tranne su tre tipologie di emendamenti, per i quali si rimette all'Assemblea

La prima tipologia di emendamenti - poi, Presidente, li indicherò per numero d'ordine, così che sarà più semplice proseguire nel nostro lavoro - attiene al limite temporale di applicazione dell'indulto. Molti colleghi hanno riconosciuto, ripetendo un'affermazione che il relatore aveva fatto ieri in Commissione e stamattina in Aula, che normalmente i provvedimenti d'indulto vengono concessi per pene fino a due anni. Rispetto agli emendamenti che abbattono l'applicazione dell'indulto da tre a due anni, il relatore si rimette all'Assemblea.

La seconda tipologia di emendamenti è relativa all'abbattimento della pena pecuniaria; il relatore ed altri colleghi hanno evidenziato come sia anomalo, nel momento in cui si interviene con un provvedimento come questo, per deflazionare le carceri, per risolvere il problema del loro sovraffollamento, prevedere l'indulto anche per le sanzioni pecuniarie; sarebbe un'anomalia che, come in altro caso, sottopongo alla valutazione libera dell'Aula.

In questo caso, signor Presidente, non c'è nessun emendamento che sopprima l'indulto per quanto riguarda le pene pecuniarie; per questo motivo, il relatore sottoporrà all'Assemblea la valutazione sugli emendamenti che abbattono la pena pecuniaria da 10.000 euro a 1.000 euro.

La terza tipologia di emendamenti per i quali il relatore si rimette all'Assemblea riguarda le esclusioni dall'applicazione dell'indulto; il relatore, come altri colleghi intervenuti in Assemblea, riscontra l'anomalia dell'esclusione dell'articolo 416-ter fra le figure alle quali applicare o meno l'indulto.

Abbiamo già svolto questo ragionamento in maniera concreta, ricordando all'Assemblea come la previsione sottoposta al nostro esame per l'approvazione escluda già una parte dell'articolo 416 e l'articolo 416-bis, mentre non consideri l'esclusione dell'articolo 416-ter.

Signor Presidente, mi permetto di rappresentare all'Assemblea, rispetto alle considerazioni fatte da alcuni colleghi, che ho ascoltato con grande attenzione, che la previsione contenuta nell'articolo 416-ter era in qualche modo già ricompresa in alcune delle previsioni dell'articolo 416-bis. Non starò a ricordare ai colleghi che c'è una giurisprudenza pacifica che prevede che l'articolo 416-ter sia una figura autonoma di reato; la giurisprudenza la ho a disposizione, ma non la enuncio, per i colleghi che ne vogliano in qualche modo approfittare. Il rinvio che fa l'articolo 416-ter all'articolo 416-bis è solo quoad poenam; quindi, un'astratta, autonoma figura di reato, ma previsione di richiamo all'articolo 416-bis per la quantificazione della pena. Il problema, signor Presidente, è quello di ricomprendervi una categoria di reati nei quali sicuramente merita di essere incluso l'articolo 416-ter (che è il voto di scambio mafioso come rubrica semplificata, per intenderci).

Mi rimetto all'Assemblea sugli emendamenti 1.37, 1.3700, 1. 3701, 1.3702, 1.3703, 1.38 e 1.39, relativi all'abbattimento della quantificazione dell'indulto a pene fino a due anni dai tre che erano (chiedendo agli Uffici preposti di seguirmi se dovesse sfuggirmene qualcuno, poiché non voglio assolutamente che vi sia faziosità nella loro individuazione).

Per quanto riguarda la seconda tipologia di emendamenti, che abbatte l'applicazione dell'indulto anche alla sanzione pecuniaria, abbiamo detto che viene utilizzato come parametro l'abbattimento da 10.000 a 1.000 perché non è prevista la soppressione, mi rimetto all'Assemblea sugli emendamenti 1.63, 1.630, 1.631, 1.632 e 1.633, nonché sull'emendamento 1.77, presentato dal senatore Castelli, che contiene la stessa previsione, anche se con termini diversi, il parere del relatore è uniforme.

Circa la terza tipologia, relativa al 416-ter, mi rimetto all'Assemblea sugli emendamenti 1.257, 1.4003, 1.259, 1.2590, 1.2591, 1.2592 e 1.2593.

Esprimo parere contrario sui restanti emendamenti.

MANCONI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1, identico all'emendamento 1.2.

BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, vorrei fare una brevissima notazione sull'ordine dei lavori, che forse dipende dal fatto che non ho ascoltato con particolare e dovuta attenzione l'intervento del relatore; qindi, se sbaglierò, me ne scuso. Vorrei sottolineare un dato storico riguardo ai lavori della Commissione (che mi sembra il relatore abbia richiamato): la Commissione ha respinto tutti gli emendamenti presentati. Tale è stato il voto della Commissione; vorrei che i colleghi lo sapessero e ne tenessero conto.

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Ad integrazione di quanto detto ora dal senatore Brutti Massimo, si tratta di tutti gli emendamenti, tranne tre che sono stati ritirati, se ricordo bene.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.1, presentato dal senatore Castelli, identico all'emendamento 1.2, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.3, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.300, presentato dal senatore Caforio, 1.302, presentato dal senatore Giambrone, e 1.4, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.301 e 1.303 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.5, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.500, presentato dal senatore Caforio, e 1.502, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.501 e 1.503 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.6, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.600, presentato dal senatore Caforio e 1.602, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.601 e 1.603 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.7.

 

TREU (Ulivo). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Treu, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Formisano, fino alle parole «sono sostituite con».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.7, nonché gli emendamenti dall'1.700 all'1.30, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame e del senatore De Gregorio che sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.31.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Presidente, voterò ovviamente a favore di questo emendamento, che è identico all'emendamento 1.33 da me presentato, perché in esso è affrontata una delle questioni importanti del provvedimento al nostro esame.

Vorrei entrare in un'altra ottica. Sembra evidente, lo abbiamo detto, che siamo assolutamente contrari a questo provvedimento; atteso, però, che l'Aula è largamente favorevole alla sua approvazione, credo che i lavori di questo pomeriggio dovrebbero essere utilmente impiegati quantomeno per eliminare le parti più aberranti. Una di queste è sicuramente la durata di tre anni dell'indulto, previsione che non ha precedente nella storia della Repubblica. Non vi è stato nessun provvedimento clemenziale che abbia mai avuto degli effetti così ampi.

Vorrei che i colleghi si soffermassero in questo momento sulla questione. Abbiamo 5 milioni di processi penali in fieri, ripeto: 5 milioni. Se le proiezioni sono esatte, e credo che lo siano, il provvedimento produrrà effetti su almeno 3 milioni e mezzo di provvedimenti da ora fino ad almeno sette anni e mezzo, che è il termine minimo di prescrizione dei reati.

Di fatto poniamo in essere questa situazione: per i reati per i quali sono previste pene con una durata fino a sei anni (salto i passaggi, ma chi è esperto in materia può capire), costruiamo per i prossimi sette anni e mezzo sostanzialmente l'impunità. Questo è quanto stiamo facendo, colleghi: altro che colpi di spugna, altro che leggi vergogna!

Credo che l'emendamento con il quale si intende ridurre la durata ad un anno, come ha dimostrato anche ieri in Commissione il senatore D'Ambrosio, consentirebbe di liberare più di 11.000 detenuti e quindi si raggiungerà esattamente lo scopo che, almeno a parole, ufficialmente, viene dichiarato in quest'Aula, che è quello di deflazionare le carceri. Non si capisce perché si debba stabilire una durata di tre anni, fissiamola ad un anno: mi sembra una proposta ragionevole che raggiunge lo scopo. Si dice che il provvedimento deve essere blindato perché altrimenti non viene più approvato.

Ricordo che la Camera vota anche la settimana prossima e quindi, se introduciamo semplici modifiche, il provvedimento può comunque diventare legge. Veramente, invito l'Aula a meditare su quello che stiamo facendo. Si vuole fare l'indulto, benissimo, lo si faccia, prendiamo atto che questa è la volontà del Parlamento, ma non costruiamo un provvedimento che lancia questo messaggio: per i prossimi sette anni nessuno più, o quasi nessuno, andrà più in carcere. (Applausi dal Gruppo LNP).

D'AMBROSIO (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'AMBROSIO (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono fermamente contrario a questo indulto così esteso. Sono contrario perché non riesco francamente ad afferrarne le ragioni politiche. Sarà forse perché sono entrato in politica da pochi mesi avendo esercitato per tutta la vita un'altra professione. (Commenti dal centro-destra). Sono da sempre stato convinto che il provvedimento di amnistia e di indulto, oltre a essere controproducente sul piano dell'educazione alla legalità, è sempre una scappatoia per evitare di risolvere o quantomeno di differire sine die la soluzione dei veri problemi della giustizia e dei veri problemi delle carceri.

Dal 1949 al 1990 sono stati emessi ben 11 provvedimenti di amnistia e di condono, con la media di uno ogni quattro anni, sempre con il pretesto e la giustificazione - che sono anche quelli di oggi - di sfoltire la popolazione carceraria e di alleggerire il lavoro dei magistrati, ma ogni volta, dopo sei mesi, le carceri si trovavano nella stessa condizione. Quindi tra sei mesi ci troveremo a discutere degli stessi problemi. (Applausi dai Gruppi AN e LNP).

Non credo che ci sia Paese civile al mondo in cui il processo penale abbia una durata media di otto anni, quant'è quella del nostro processo penale. Non credo neppure che ci sia un Paese in cui, per risolvere dei fenomeni si agisce sugli effetti e non sulle cause, come si è fatto in Italia con la cosiddetta legge Pinto, che ha stabilito il risarcimento dei danni, mentre nessun Governo - tantomeno l'ultimo - si è mai preoccupato di prendere provvedimenti per abbreviare i tempi dei processi.

Non credo ci sia altro Paese civile in cui le carceri sono nelle condizioni in cui si trovano le nostre. Cito solamente, in particolare, che solo il 20 per cento dei detenuti usufruisce dell' acqua calda ogni giorno. Solo il 10 per cento dei detenuti ha un lavoro: in Germania, che è un Paese nostro vicino in Europa, il lavoro è dato al 100 per cento dei detenuti, tant' è vero che si è creato un indotto industriale intorno alle carceri. La stessa cosa è avvenuta in Francia, che pure aveva i nostri problemi carcerari, perlomeno dal punto di vista delle strutture; non si è potuto naturalmente creare il lavoro in carcere, ma si sono creati degli istituti che consentono ai detenuti di andare a lavorare fuori dal carcere, sotto la vigilanza della polizia penitenziaria. In Italia di tutto questo non si trova traccia.

Credo che la maggioranza che ha approvato alla Camera dei deputati questo provvedimento non si sia resa effettivamente conto di quale sia la portata di un indulto di queste dimensioni: è stato detto che usciranno 12.000 detenuti condannati con sentenza definitiva. Bene: basta che chiunque di voi, onorevoli colleghi, consulti il sito internet del Ministero della giustizia, aggiornato al 31 dicembre 2005, perché si renda conto che i condannati con pena residua inferiore ai tre anni sono il 61,2 per cento del totale. Se è così, allora, il numero di coloro che dovrebbero uscire, senza tener conto delle esenzioni, va da 22.000 a 24.000.

Dal calcolo che ho compiuto tale numero sarebbe pari a 22.400, ma esso è stato fatto prendendo a riferimento un numero di detenuti di poco superiore a 59.000: se è vero che tale numero è arrivato a 61.000, c'è da pensare che effettivamente ci sia un numero ancor più cospicuo di scarcerazioni.

Badate bene che queste scarcerazioni non interesseranno detenuti da poco, ma detenuti che hanno commesso reati gravi: colui che è stato condannato a più di tre anni, che ha una pena residua di tre anni, ha commesso un reato grave. Ho consultato i colleghi di Milano e mi hanno detto che solo per rapina a mano armata usciranno 358 condannati: per rapina commessa con armi proprie. Questa è una cosa gravissima.

Ma la cosa più grave... (Il ministro Mastella è impegnato in una conversazione telefonica).

 

STIFFONI (LNP). Ministro, ascolti!

 

D'AMBROSIO (Ulivo). Questa è una cosa gravissima perché dopo aver, durante la campagna elettorale, predicato da tutte le parti sicurezza per i cittadini, in quest'Aula, ma anche in Commissione, di sicurezza si parla poco.

Dicevo, la cosa più grave è che verranno messe nel nulla circa 100.000 sentenze di condanna, perché se qualcuno non lo sa, ci sono ben 67.000 sentenze a condanne inferiori a tre o quattro anni, se si tratta di tossicodipendenti, che hanno il decreto di sospensione e che sono in attesa del giudizio del tribunale di sorveglianza per vedere se il condannato deve essere affidato al servizio sociale. Ma oltre a questi, ci sono quelli già affidati al servizio sociale (circa 40.000), che per ora sono sottoposti all'assistenza dei servizi sociali e alla sorveglianza della polizia, se occorre, ma che rimarranno liberi di fare quello che vogliono.

Ma questo non è che solo uno degli effetti perversi. Così com'è stato già messo in evidenza da altri, ciò che impressiona di più è che ormai per tutti processi pendenti, come ha detto giustamente il senatore Castelli, noi abbiamo dato un bonus di tre anni a tutti coloro che sono sotto processo. Mi metto nei panni dei miei ex colleghi che devono istruire dei procedimenti e mandarli avanti sapendo che ci sarà una condanna vana. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Guzzanti). E se dovesse esserci una condanna superiore ai tre anni, ci sarà il ricorso al rito abbreviato, con l'abbattimento di un ulteriore terzo, e se non basta, ci sarà il patteggiamento in appello.

Credo che non ci sia resi conto perfettamente delle dimensioni enormi di questo provvedimento, che non aiuta i poveri disgraziati. Questo è un mito. Anche questo è un mito! Non li aiuta affatto. (Applausi dal Gruppo AN). Aiuta i delinquenti, quelli che si dedicano al crimine e che lo fanno per scelta, per non lavorare, perché è più facile guadagnare col crimine. (Applausi dai Gruppi LNP e AN e dei senatori Guzzanti e Fisichella). Qui c'è anche l'ex questore di Napoli che sa benissimo, meglio di me, che anche l'economia è condizionata fortemente dalla criminalità, da quella che viene definita piccola criminalità, ma che non lo è. Sono delle scelte precise che si fanno.

Io però, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sono reso perfettamente conto di una cosa, ossia che se si dovesse respingere in questo momento tout court questo provvedimento, effettivamente deluderemmo delle forti aspettative che si sono create nelle carceri e quindi ci potrebbero essere problemi di ordine pubblico. È per questa ragione che ho presentato l'emendamento in questione. Come è già stato fatto notare, se noi anziché ricorrere ad un indulto di tre anni, ricorressimo ad un indulto di un anno, effettivamente raggiungeremmo proprio lo scopo che ci è stato detto dal relatore essere la ratio di questo provvedimento, cioè quello di sfollare le carceri.

Infatti, secondo quello che è stato riferito dallo stesso rappresentante del Ministero, i detenuti che uscirebbero per un provvedimento di indulto di un anno sono 11.346 con pene residue inferiori ad un anno, quindi poco meno dei 12.000 che lo stesso rappresentante del Governo dice uscirebbero per effetto di questo provvedimento. Allora mi domando, perché estenderlo a tre anni e non prevederlo di uno, senza le esclusioni? Ecco perché ho deciso di intervenire.

Quel che però non ho capito è perché si sia preferito, come primo atto in materia di giustizia, ricorrere ad un indulto così ampio anziché a provvedimenti strutturali (Applausi dai Gruppi AN, LNP e FI), che sono sì quelli che incidono...

 

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio, deve concludere.

D'AMBROSIO (Ulivo). ...sulla durata e sull'affollamento delle carceri.

Come provvedimento strutturale intendo anche quel disegno di legge che per primo, appena arrivato in questa sede, ho presentato, relativo alla depenalizzazione di quel che è un illecito amministrativo e che, solo perché reiterato, viene considerato reato e punito con la reclusione da uno a quattro anni fa.

Mi riferisco agli extracomunitari, che espulsi dall'Italia, rientrano. Secondo le indicazioni fornite dal Ministro della giustizia, solo nel 2005 sono passati per le carceri 11.500 extracomunitari puniti solo per non avere fatto niente, per essere soggetti che lavorano in nero e che vengono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli. Sono questi i provvedimenti strutturali che bisognava prendere! (Applausi della senatrice Pisa).

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio, la invito a concludere il suo intervento.

D'AMBROSIO (Ulivo). Oggi ho firmato un altro provvedimento per allargare le misure alternative al carcere. Questi sono i provvedimenti strutturali che servono ad impedire il sovraffollamento delle carceri!

Mi spiace per i colleghi che non hanno tenuto conto degli effetti devastanti di un provvedimento di questo tipo.

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio, non vorrei toglierle la parola, ma le ho già concesso tre o quattro minuti in più del tempo consentitole.

D'AMBROSIO (Ulivo). Signor Presidente, ho concluso.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, l'emendamento in esame dà per scontato che l'indulto venga approvato da questo ramo del Parlamento. Esso punta a contenere il danno derivante - come è stato ricordato - da un'approvazione in una misura così estesa, cioè quella dei tre anni di reclusione.

Come è stato ricordato in termini percentuali, alla data del 22 giugno 2006 per sanzioni penali detentive fino ad un anno di reclusione risultano ristretti 11.346 detenuti. Il Ministro della giustizia ci riferirà la cifra al netto delle esclusioni che il provvedimento di indulto pone, ma immagino non si discosti molto da questa cifra.

Quindi, se l'emendamento 1.31 venisse approvato e se l'obiettivo del provvedimento fosse quello di alleggerire la popolazione carceraria, il risultato già si otterrebbe.

Non riesco a comprendere le ragioni di ostilità ad un emendamento di questo tipo che punta a rendere il provvedimento di clemenza semplicemente decoroso.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE.Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore D'Ambrosio, fino alle parole «tre anni».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.31 e gli emendamenti dall'1.32 all'1.5702, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame e del senatore De Gregorio che sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.63.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Formisano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.63, presentato dal senatore Formisano, fino alle parole «con la seguente».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.63 e gli emendamenti dall'1.630 all'1.77 (testo corretto), ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame e del senatore De Gregorio che sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.78, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.780, presentato dal senatore Caforio, e 1.782, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.781 e 1.783 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.79, identico agli emendamenti 1.80, 1.81, 1.810, 1.812.

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, la pregherei di specificare i numeri degli emendamenti che legge perché su alcuni devo fare richieste specifiche. D'altra parte, sono esperto perché già ho acquisito esperienza al riguardo nella passata legislatura. Proprio su quelli che ha appena messo in votazione chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Formisano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'emendamento 1.79, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.80, presentato dal senatore Castelli, 1.81, presentato dal senatore Formisano, 1.810, presentato dal senatore Caforio, e 1.812, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.811 e 1.813 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.82.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, come diceva correttamente il collega Mantovano, questi emendamenti mirano a rendere più dignitoso il provvedimento, dando per scontato che ormai la volontà dell'Assemblea è quella di approvarlo.

Vorrei ricordare ai colleghi che magari non si sono occupati direttamente di questo provvedimento che lo stesso si applica anche ai recidivi, ovvero quegli individui che hanno scelto di vivere dedicandosi alla delinquenza, che non sanno fare altro, che ogni volta che sono fuori dai penitenziari si dedicano a delinquere. È certo che costoro, non appena verranno messi in libertà, si dedicheranno all'unica attività che conoscono: quella di vessare i cittadini onesti. Questo è il dato fondamentale.

D'altra parte - e qui mi rivolgo ai colleghi della passata maggioranza - quando abbiamo votato la cosiddetta ex Cirielli, che andava esattamente in questa direzione, si era detto che lo Stato deve essere clemente con chi sbaglia una volta e inflessibile con i recidivi e con chi dedica la vita a delinquere. Bene, bocciando questo emendamento, fate esattamente il contrario, votate in senso contrario a quello che avete votato nella scorsa legislatura. Francamente consentitemi di non capirne la logica, anche perché credo che su un provvedimento di questa natura non vi possano essere ordini di scuderia, non vi possa essere un ordine di partito, una fedeltà o una linea politica. È chiaro che stiamo votando su questioni di natura etica, in cui ognuno è libero di scegliere come votare.

Penso allora che, almeno sotto questo punto di vista, i colleghi della minoranza, che una volta erano maggioranza, debbano votare per forza questo emendamento, altrimenti voterebbero contro la ratio della legge Cirielli che così convintamente avevamo sostenuto. Tuttavia, sappiamo che la politica è fatta di tutto e che la coerenza non è di queste Aule, quindi mi aspetto veramente di tutto.

Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, i tempi cambiano. Poco più di un anno fa discutevamo e approvavamo ad altissima maggioranza il decreto contro il terrorismo. Oggi stiamo per approvare un indulto così ampio che tirerà fuori dagli istituti di pena migliaia e migliaia di criminali. Un anno fa si valorizzava in negativo la recidiva, non mettendo sullo stesso piano il delinquente occasionale e quello professionista; oggi, se si bocciasse questo emendamento questa parificazione sarebbe assoluta e il criminale professionista verrebbe messo sullo stesso piano di vantaggio rispetto a quello occasionale.

Per tale ragione, chiedo il voto a favore di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.82, presentato dal senatore Castelli, fino alle parole «dei recidivi».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.82 e gli emendamenti 1.85, 1.84, 1.86, 1.4001.

Metto ai voti l'emendamento 1.88, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.89, presentato dal senatore Formisano, 1.890, presentato dal senatore Caforio, e 1.892, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.891 e 1.893 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.90, presentato dai senatori Buccico e Valentino.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.91, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.92.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Non più tardi di qualche ora fa ci siamo riempiti la bocca di preoccupazioni per le vittime. È stato presentato, e qualcuno ha approvato (non noi, perché lo ritenevamo ipocrita), un ordine del giorno in cui ci si preoccupava delle vittime. Nel testo che stiamo esaminando la parola «vittime» non esiste, non la troverete mai, non c'è; ci sono soltanto i reati, i colpevoli, ci si occupa soltanto di Caino, ma Abele è fuori da quest'Aula, non c'è, è stato dimenticato.

Il cittadino onesto fuori lavora e cerca di portare avanti una vita anche difficile, superando le difficoltà della vita, non arrivando alla quarta settimana del mese. Colleghi della sinistra, ricordate la quarta settimana del mese? Quando eravamo noi al Governo sembrava non ci si arrivasse mai, adesso pare che ci si arrivi, ma transeat.

Questo emendamento si preoccupa delle vittime e pone un principio, credo assolutamente civile: che possa essere liberato soltanto chi ha ottenuto il consenso delle vittime o dei loro parenti.

Su questo emendamento chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Chiedo che venga aggiunta la mia firma all'emendamento presentato dal senatore Castelli. Annuncio il voto favorevole e chiedo anche per quale motivo, posto che questo emendamento non rinnega l'indulto, ma lo subordina al giusto risarcimento nei confronti delle vittime, debba esserci un voto contrario.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.92, presentato dai senatori Castelli e Mantovano.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.93, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.94, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.95.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Approfitto per chiarire alcune questioni, anche relativamente all'intervento del senatore D'Ambrosio. Di fronte ad aspetti che ho assolutamente condiviso, visto che ho anche votato il relativo emendamento, vorrei però contestare alcune affermazioni.

In primo luogo, non è vero che soltanto il 20 per cento dei detenuti ha l'acqua calda. Questa è una delle tante bugie diffuse per cercare di giustificare in qualche modo questo provvedimento.

Inoltre, non è vero che soltanto il 10 per cento dei detenuti lavora; la cifra è nettamente superiore: il 10 per cento si riferisce a lavori con società esterne, ai quali bisogna aggiungere tutti i detenuti che lavorano invece per attività interne al carcere. Anche in questo caso, colleghi, dobbiamo essere coerenti.

Il senatore D'Ambrosio ha citato casi di altri Nazioni. Bene, vi invito a visitare qualche penitenziario in Francia e vi accorgerete se sono migliori o peggiori dei nostri. Cito solo un dato: negli Stati Uniti tutti i detenuti lavorano, obbligati, per 1,2 dollari. Vogliamo seguirne l'esempio anche in Italia? Possiamo discuterne. Sappiate che in Italia vi sono detenuti che fanno causa ai loro datori di lavoro; sappiate che in Italia i detenuti lavorano con una mercede che, grazie alla legge Smuraglia, è pari al 75 per cento della paga sindacale dei cittadini, quindi siamo in condizioni di grande civiltà.

Vorrei tornare su questo emendamento. È stata criticata la cosiddetta legge Bossi-Fini. Ricordo che l'unica attività deflattiva posta in essere, ed ancora vigente, è all'interno della Bossi‑Fini. Ricordo altresì che l'articolo 15 prevede che i detenuti stranieri che abbiano meno di tre anni da scontare, possono tornare liberi a una sola condizione: che non tornino più a vessare i cittadini italiani sul loro territorio. Mi sembra un'azione di grande civiltà. Finora ne abbiamo liberati oltre 5.000; credo che ribadire, anche in questo provvedimento, questa fattispecie sia un fatto positivo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.95, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.96.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Voglio sfatare un'altra bugia che viene portata continuamente all'attenzione dell'opinione pubblica da parte dei sostenitori, non dell'indulto, ma di questo testo. Si afferma che l'indulto non cancella il processo civile e che, quindi, le vittime saranno risarcite. Ma scusate, voi pensate veramente che chi delinque, sia a basso livello che ad alto livello, si preoccupi di risultare nullatenente o di non essere capiente per poter risarcire le vittime? La verità è che si liberano tutti, anche se la vittima non è stata risarcita, con la certezza che non sarà risarcita. Ancora una volta la vittima diventa vittima due volte: del reato e delle decisioni di quest'Aula.

Ritengo questo emendamento necessario se vogliamo veramente garantire che il danno venga risarcito. Mi riferisco a tanti danni, colleghi dei Verdi: con questo indulto viene premiato anche chi fa danni all'ambiente, chi ha causato incendi dolosi, disastri ambientali, chi ha inquinato e la farà franca. Questo accadrà, lo dovete sapere, da oggi non lo potete più ignorare.

Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.96, presentato dal senatore Castelli.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.97.

D'AMBROSIO (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo a tutti i senatori che i tempi sono contingentati; concederò, pertanto, i dieci minuti previsti, ma non di più.

 

D'AMBROSIO (Ulivo). L'emendamento 1.97 è strettamente legato e subordinato all'emendamento che ho precedentemente illustrato, che non è stato approvato. Infatti, è chiaro che per arrivare a quel numero di scarcerazioni bisognava eliminare tutte le esclusioni fatte nel comma 2 e, poiché secondo me se la pena è afflittiva per uno lo è per tutti, mi sembrava equo che venisse concessa la stessa diminuzione, in proporzione, a tutti quanti.

Intendo, pertanto, ritirare l'emendamento 1.97.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1000a, presentato dal senatore Caforio, e 1.1002a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1001a e 1.1003a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.101, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1010, presentato dal senatore Caforio, e 1.1012, presenato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1011 e 1.1013 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.102, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1020, presentato dal senatore Caforio, e 1.1022, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1021 e 1.1023 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.103, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1030, presentato dal senatore Caforio, e 1.1032, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1031 e 1.1033 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.104, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1040, presentato dal senatore Caforio, e 1.1042, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1041 e 1.1043 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.105, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1050, presentato dal senatore Caforio, e 1.1052, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1051 e 1.1053 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.106, identico agli emendamenti 1.1060 e 1.1062.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Credo che la nostra posizione sia ormai chiara, però mi corre l'obbligo di stigmatizzare quello che ha fatto un Gruppo, semplicemente per questioni mediatiche e per poter dire che ha presentato 1.500 emendamenti. Non ha fatto altro che moltiplicare, in maniera acerebrata, per tre e per quattro gli stessi emendamenti per mostrare all'opinione pubblica che erano tanti. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN). Credo che questo sia non solo scorretto, ma veramente indegno per chi lo ha fatto perché dimostra che non è neanche capace di studiarsi gli emendamenti. Credo che tutto questo, fatto dal senatore Di Pietro, vada denunciato. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, UDC e AN).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.106, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1060, presentato dal senatore Caforio, e 1.1062, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1061 e 1.1063 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.107, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1070, presentato dal senatore Caforio, e 1.1072, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1071 e 1.1073 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.99, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.990, presentato dal senatore Caforio, e 1.992, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.991 e 1.993 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.98, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.980, presentato dal senatore Caforio, e 1.982, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.981 e 1.983 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.108, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1080, presentato dal senatore Caforio, e 1.1082, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1081 e 1.1083 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.109, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1090, presentato dal senatore Caforio, e 1.1092, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1091 e 1.1093 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.110, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1100a, presentato dal senatore Caforio, e 1.1102, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1101a e 1.1103a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.111, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1110, presentato dal senatore Caforio, e 1.1112, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1111 e 1.1113 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.112, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1120, presentato dal senatore Caforio, e 1.1122, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.1121 e 1.1123 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.113, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1130, presentato dal senatore Caforio, e 1.1132, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1131 e 1.1133 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.114, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1140, presentato dal senatore Caforio, e 1.1142, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.1141 e 1.1143 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.115, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1150, presentato dal senatore Caforio, e 1.1152, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1151 e 1.1153 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.116, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1160, presentato dal senatore Caforio, e 1.1162, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1161 e 1.1163 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.117, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1170, presentato dal senatore Caforio, e 1.1172, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1171 e 1.1173 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.118, identico agli emendamenti 1.1180 e 1.1182.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Formisano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.118, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1180, presentato dal senatore Caforio, e 1.1182, presentato dal senatore Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.1181 e 1.1183 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.119, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1190, presentato dal senatore Caforio, e 1.1192, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1191 1.1193 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.120, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1200, presentato dal senatore Caforio, e 1.1202, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1201 1.1203 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.121, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1210, presentato dal senatore Caforio, e 1.1212, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1211 e 1.1213 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.122, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1220, presentato dal senatore Caforio, e 1.1222, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1221 1.1223 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.123, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1230, presentato dal senatore Caforio, e 1.1232, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1231 1.1233 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.124, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1240, presentato dal senatore Caforio, e 1.1242, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1241 1.1243 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.125, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1250, presentato dal senatore Caforio, e 1.1252, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1251 1.1253 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.126, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1260, presentato dal senatore Caforio, e 1.1262, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.1261 1.1263 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.132, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1320, presentato dal senatore Caforio, e 1.1322, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1321 1.1323 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.130, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1300a, presentato dal senatore Caforio, e 1.1302a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1301a 1.1303a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.131, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1310, presentato dal senatore Caforio, e 1.1312, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1311 e 1.1313 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.127, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1270, presentato dal senatore Caforio, e 1.1272, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.1271 1.1273 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.129, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1290, presentato dal senatore Caforio, e 1.1292, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.1291 1.1293 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.128, identico agli emendamenti 1.1280 e 1.1282.

 

GIAMBRONE (Misto-IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.128, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1280, presentato dal senatore Caforio, e 1.1282, presentato dal senatore Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.1281 e 1.1283 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.133, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1330, presentato dal senatore Caforio, e 1.1332, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1331 1.1333 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.134, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1340, presentato dal senatore Caforio, e 1.1342, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1341 1.1343 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.135, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1350, presentato dal senatore Caforio, e 1.1352, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1351 e 1.1353 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.136, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1360, presentato dal senatore Caforio, e 1.1362, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1361 e 1.1363 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.137, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1370, presentato dal senatore Caforio, e 1.1372, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1371 e 1.1373 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.138, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1380, presentato dal senatore Caforio, e 1.1382, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1381 e 1.1383 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.139, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1390, presentato dal senatore Caforio, e 1.1392, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1391 e 1.1393 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.140, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1400a, presentato dal senatore Caforio, e 1.1402a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.401a e 1.1403a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.141, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1410, presentato dal senatore Caforio, e 1.1412, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1411 e 1.1413 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.142, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1420, presentato dal senatore Caforio, e 1.1422, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1421 e 1.1423 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.143, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1430, presentato dal senatore Caforio, e 1.1432, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1431 e 1.1433 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.144, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1440, presentato dal senatore Caforio, e 1.1442, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1441 e 1.1443 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.145, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1450, presentato dal senatore Caforio, e 1.1452, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1451 e 1.1453 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.146, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1460, presentato dal senatore Caforio, e 1.1462, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1461 e 1.1463 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.147, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1470, presentato dal senatore Caforio, e 1.1472, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1471 e 1.1473 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.148, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1480, presentato dal senatore Caforio, e 1.1482, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1481 e 1.1483 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.149, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1490, presentato dal senatore Caforio, e 1.1492, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1491 e 1.1493 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.150, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1500a, presentato dal senatore Caforio, e 1.1502a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1501a e 1.1503a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.151, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1510, presentato dal senatore Caforio, e 1.1512, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1511 e 1.1513 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.152, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1520, presentato dal senatore Caforio, e 1.1522, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1521 e 1.1523 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.153, identico agli emendamenti 1.1530 e 1.1532.

GIAMBRONE (Misto-IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIAMBRONE (Misto-IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'emendamento 1.153, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1530, presentato dal senatore Caforio, e 1.1532, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1531 e 1.1533 sono stati ritirati.

DE GREGORIO (Misto-IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DE GREGORIO (Misto-IdV). Signor Presidente, ribadisco di aver ritirato, al pari della senatrice Rame, tutti gli emendamenti da me presentati all'articolo 1.

PRESIDENTE. La Presidenza ne aveva già preso atto.

Metto ai voti l'emendamento 1.154, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.1540, presentato dal senatore Caforio, e 1.1542, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1541 e 1.1543 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.155, presentato dal senatore Formisano, identico gli emendamenti 1.1550, presentato dal senatore Caforio, e 1.1552, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1551 e 1.1553 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.156, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1560, presentato dal senatore Caforio, e 1.1562, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1561 e 1.1563 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.157, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1570, presentato dal senatore Caforio, e 1.1572, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1571 e 1.1573 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.158, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1580, presentato dal senatore Caforio, e 1.1582, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1581 e 1.1583 sono stati ritirati.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.159, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1590, presentato dal senatore Caforio, e 1.1592, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1591 e 1.1593 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.160, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1600, presentato dal senatore Caforio, e 1.1602, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1601 e 1.1603 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.161, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1610, presentato dal senatore Caforio, e 1.1612, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1611 e 1.1613 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.169, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1690, presentato dal senatore Caforio, e 1.1692, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1691 e 1.1693 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.163, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1630, presentato dal senatore Caforio, 1.1632, presentato dal senatore Giambrone, e 1.170, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1631 e 1.1633 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.171, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.173, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.4002, presentato dalla senatrice Palermo e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.174, identico agli emendamenti 1.1740 e 1.1742.

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, l'emendamento 1.174 - che vorrei sottolineare all'attenzione dell'Aula - propone l'inserimento, fra i reati non inclusi nell'indulto, del reato di peculato. Si tratta dei reati per la verità più odiosi, perché commessi contro la pubblica amministrazione e da pubblici ufficiali.

Da questo punto, comincia un elenco di emendamenti che fanno riferimento a reati contro la pubblica amministrazione, a cui segue un elenco di emendamenti per reati contro l'amministrazione della giustizia. Sebbene il relatore ed il rappresentante del Governo abbiano espresso parere contrario, chiedo che su ognuno di essi si proceda con votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, riservandomi di intervenire ulteriormente sugli emendamenti successivi, a partire da quelli a pagina 198 del fascicolo.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Formisano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'emendamento 1.174, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1740, presentato dal senatore Caforio, e 1.1742, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1741 e 1.1743 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.175, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1750, presentato dal senatore Caforio, e 1.1752, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1751 e 1.1753 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.176, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.177, presentato dal senatore Formisano, 1.1770, presentato dal senatore Caforio, e 1.1772, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1771 e 1.1773 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.178, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.179, presentato dal senatore Formisano, 1.1790, presentato dal senatore Caforio, e 1.1792, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1791 e 1.1793 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.180, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.181, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.182, presentato dal senatore Formisano, 1.1820, presentato dal senatore Caforio, e 1.1822, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1821 e 1.1823 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.183, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.184, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.185, presentato dal senatore Formisano, 1.1850, presentato dal senatore Caforio, e 1.1852, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1851 e 1.1853 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.186, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.187, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.188, presentato dal senatore Formisano, 1.1880, presentato dal senatore Caforio, e 1.1882, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1881 e 1.1883 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.167, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1670, presentato dal senatore Caforio, e 1.1672, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1671 e 1.1673 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.189, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1890, presentato dal senatore Caforio, e 1.1892, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1891 e 1.1893 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.193.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Credo che l'emendamento 1.193, che non ho la speranza sia approvato, raggiungerà quanto meno un risultato, cioè toglierà ogni alibi a chi dichiara che comunque le vittime verranno risarcite, che il reato non viene cancellato, che si è pensato anche al danno che è stato fatto. La bocciatura ovviamente prevedibile di questo emendamento dimostrerà senza alcun dubbio che non interessa nulla di tutto ciò.

In questo caso si parla dei corruttori, ma evidentemente la ratio è la stessa anche per i concussi o per i corrotti: comunque, noi liberiamo tutti, anzi voi liberate tutti. Non importa se il danno è stato in parte o in tutto riparato, non importa se le vittime sono state ristorate, non importa se il danno alla pubblica amministrazione in qualche modo è pervenuto a minori effetti, basta liberare. C'è questa cupio liberandi (lasciatemela definire così), per cui bisogna aprire le porte dei penitenziari e tutti fuori. Mi viene in mente la trasmissione televisiva «Liberi tutti».

Ebbene, questo accade per oggi e per il futuro: come abbiamo prima dimostrato, le porte del penitenziario non si chiuderanno più per molti anni.

Non so se avete ricevuto anche voi, colleghi, le lettere molto preoccupate da parte di alcune camere di commercio estere. Io ho ricevuto una missiva dalla camera di commercio degli USA, che mi segnala come ad esempio tutti i reati di contraffazione, legati alla violazione dei marchi, verranno completamente sanati con questo provvedimento.

Pensate quale immagine stiamo dando all'estero e come gli investitori stranieri potranno venire nel nostro Paese ad investire. Ricordo che negli anni '80 e poi negli anni '90 l'Italia ha sottoscritto numerosissimi patti internazionali contro la corruzione, ne ho sottoscritto uno anch'io in Messico pochi anni fa per quanto riguarda le Nazioni Unite. Noi andiamo a sottoscrivere patti contro la corruzione e poi diciamo al mondo intero: «Abbiamo scherzato, liberiamo tutti».

Abbiamo ancora poche occasioni per avere un sussulto di dignità in quest'Aula, ma ormai l'ora è tarda, il dibattito non c'è, le decisioni sono state prese, il Senato ratifica supinamente le decisioni della Camera. Prendiamo atto di questo clima; io però non mi arrendo, come non si arrendono i colleghi della Lega Nord Padania, ed andremo fino in fondo in questa battaglia, che crediamo sia una battaglia di civiltà. (Applausi del Gruppo LNP).

BALBONI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BALBONI (AN). Signor Presidente, desidero aggiungere la mia firma all'emendamento 1.193, presentato dal senatore Castelli, e annunciare il voto favorevole del Gruppo Alleanza Nazionale.

Chiedo su questo emendamento la votazione con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Balboni risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.193, presentato dai senatori Castelli e Balboni.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.190, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamento 1.1900, presentato dal senatore Caforio, 1.1902, presentato dal senatore Giambrone, e 1.191, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1901 e 1.1903 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.192, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1920, presentato dal senatore Caforio, e 1.1922, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1921 e 1.1923 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.194, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1940, presentato dal senatore Caforio, e 1.1942, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1941 e 1.1943 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.195, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.196, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.198, presentato dal senatore Formisano, 1.1980, presentato dal senatore Caforio, e 1.1982, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1981 e 1.1983 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.199, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.1990, presentato dal senatore Caforio, e 1.1992, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.1991 e 1.1993 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.200, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2000a, presentato dal senatore Caforio, e 1.2002a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2001a e 1.2003a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.201, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2010, presentato dal senatore Caforio, e 1.2012, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2011 e 1.2013 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.202, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2020, presentato dal senatore Caforio, e 1.2022, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2021 e 1.2023 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.203, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2030, presentato dal senatore Caforio, e 1.2032, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2031 e 1.2033 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.204, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2040, presentato dal senatore Caforio, e 1.2042, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2041 e 1.2043 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.205, identico agli emendamenti 1.2050 e 1.2052.

 

GIAMBRONE (Misto-IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.205, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2050, presentato dal senatore Caforio, e 1.2052, presentato dal senatore Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.2051 e 1.2053 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.206, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2060, presentato dal senatore Caforio, e 1.2062, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2061 e 1.2063 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.207, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2070, presentato dal senatore Caforio, e 1.2072, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2071 e 1.2073 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.208, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2080, presentato dal senatore Caforio, e 1.2082, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2081 e 1.2083 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.209, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2090, presentato dal senatore Caforio, e 1.2092, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2091 e 1.2093 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.210, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2100a, presentato dal senatore Caforio, e 1.2102a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2101a e 1.2103a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.211, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2110, presentato dal senatore Caforio, e 1.2112, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2111 e 1.2113 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.212, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2120, presentato dal senatore Caforio, e 1.2122, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2121 e 1.2123 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.213, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2130, presentato dal senatore Caforio, e 1.2132, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2131 e 1.2133 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.214, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2140, presentato dal senatore Caforio, e 1.2142, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2141 e 1.2143 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.215, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2150, presentato dal senatore Caforio, e 1.2152, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2151 e 1.2153 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.216, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2160, presentato dal senatore Caforio, e 1.2162, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2161 e 1.2163 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.217, presentato dal senatore Formisano, idntico agli emendamenti 1.2170, presentato dal senatore Caforio, e 1.2172, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2171 e 1.2173 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.218, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2180, presentato dal senatore Caforio, e 1.2182, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2181 e 1.2183 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.219, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2190, presentato dal senatore Caforio, e 1.2192, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2191 e 1.2193 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.220, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2200a, presentato dal senatore Caforio, e 1.2202a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2201 e 1.2203a sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.221, identico agli emendamenti 1.2210 e 1.2212.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Formisano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.221, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2210, presentato dal senatore Caforio, e 1.2212, presentato dal senatore Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione dei disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.2211 e 1.2213 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.222, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2220, presentato dal senatore Caforio, e 1.2222, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2221 e 1.2223 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.223, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2230, presentato dal senatore Caforio, e 1.2232, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2231 e 1.2233 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.224, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2240, presentato dal senatore Caforio, e 1.2242, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2241 e 1.2243 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.225, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2250, presentato dal senatore Caforio, e 1.2252, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2251 e 1.2253 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.226, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2260, presentato dal senatore Caforio, e 1.2262, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2261 e 1.2263 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.227, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2270, presentato dal senatore Caforio, e 1.2272, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2271 e 1.2273 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.228, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2280, presentato dal senatore Caforio, e 1.2282, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2281 e 1.2283 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.229, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2290, presentato dal senatore Caforio, e 1.2292, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2291 e 1.2293 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.230, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2300a, presentato dal senatore Caforio, e 1.2302a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2301a e 1.2303a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.231, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2310, presentato dal senatore Caforio, e 1.2312, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2311 e 1.2313 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.232, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2320, presentato dal senatore Caforio, e 1.2322, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamento 1.2321 e 1.2323 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.233, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2330, presentato dal senatore Caforio, e 1.2332, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2331 e 1.2333 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.234, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2340, presentato dal senatore Caforio, e 1.2342, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2341 e 1.2343 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.235, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2350, presentato dal senatore Caforio, e 1.2352, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2351 e 1.2353 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.236, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2360, presentato dal senatore Caforio, e 1.2362, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2361 e 1.2363 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.237, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2370, presentato dal senatore Caforio, e 1.2372, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2371 e 1.2373 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.238, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2380, presentato dal senatore Caforio, e 1.2382, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2381 e 1.2383 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.239, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2390, presentato dal senatore Caforio, e 1.2392, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2391 e 1.2393 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.240, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2400a, presentato dal senatore Caforio, e 1.2402a, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2401a e 1.2403a sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.241, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2410, presentato dal senatore Caforio, e 1.2412, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2411 e 1.2413 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.242, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2420, presentato dal senatore Caforio, e 1.2422, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2421 e 1.2423 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.243, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2430, presentato dal senatore Caforio, e 1.2432, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2431 e 1.2433 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.244, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2440, presentato dal senatore Caforio, e 1.2442, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2441 e 1.2443 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.245, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2450, presentato dal senatore Caforio, e 1.2452, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2451 e 1.2453 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.246, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2460, presentato dal senatore Caforio, e 1.2462, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2461 e 1.2463 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.247, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2470, presentato dal senatore Caforio, e 1.2472, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2471 e 1.2473 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.249.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, una piccola rivincita: quando abbiamo fatto la riforma del diritto societario cui - ricordo - tutta Europa plaude, la maggioranza, incluso il senatore D'Ambrosio che dice di non aver fatto mai politica - su questo mi consenta di dissentire -, l'ha trasformata nel cosiddetto «falso in bilancio», che è una falsità perché tutti quanti possono vedere che il falso in bilancio è rimasto un reato.

Per anni ci hanno letteralmente perseguitato dal punto di vista mediatico, dicendo che avevamo cancellato i reati societari e che volevamo proteggere i delinquenti, i farabutti e quant'altro. Ebbene, con l'emendamento 1.249 vale una delle due affermazioni: o noi in qualche modo ci pentiamo o invece andiamo avanti su una linea di rigore. Noi vogliamo e crediamo che dall'indulto vengano esclusi coloro i quali si sono macchiati di reati societari. Adesso vorrei capire cosa farà la maggioranza. Chi saranno coloro i quali diventeranno amici dei furbetti? (Applausi dal Gruppo AN).

Vedete, c'è una questione che a me ha lasciato perplesso. C'è un dubbio che mi arrovella da un po' di tempo: come mai l'indulto e l'amnistia non sono mai passati nella scorsa legislatura e oggi invece passano così rapidamente, così a tamburo battente anche in quest'Aula? Cos'è cambiato rispetto al passato? L'anno scorso i detenuti erano 59.000, oggi sono 60.000; in compenso avevamo qualche posto in meno perché nel corso del 2005 e nei primi mesi del 2006 sono stati creati altri posti disponibili, passando da 41.000 a 45.000. Che cos'è cambiato?

Due cose ho trovato cambiate, poi magari ce ne sono altre di cui mi piacerebbe discorrere, ma vedo che qui non si riesce ad innescare alcun dibattito. La prima è che sono cambiati il Governo e il Ministro della giustizia, ovviamente. Nella scorsa legislatura c'era un Ministro che era contrario, oggi ce n'è uno favorevole.

Il secondo cambiamento che mi viene in mente riguarda il caso UNIPOL. Non sarà che è arrivato un messaggio? Non sarà che i furbetti delle Coop hanno inviato un messaggio dicendo: attenzione, o ci tirate fuori dai pasticci o noi parliamo? (Applausi dai Gruppi AN e LNP). Ovviamente, deve essere questo un altro motivo per il quale l'indulto passa così rapidamente perché, come abbiamo più volte denunciato, l'indulto non si applica a chi sta in carcere, quindi non è vero che si applica per deflazionare le carceri. Si applica molto di più e in maggior misura a chi in carcere rischia di andarci e, visto che siamo in tema di assicurazioni, si sono garantiti l'assicurazione contro il carcere, perché con questo provvedimento in carcere non ci vanno più e non parleranno più. Questo è il punto fondamentale.

Chiedo su questo emendamento il voto elettronico per vedere come voteranno i moralisti della sinistra. (Applausi dai Gruppi LNP e AN).

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Intervengo, signor Presidente, per chiedere al senatore Castelli di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 1.249 e per chiedergli se non si oppone a una votazione segreta su questo emendamento.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Se è mia facoltà stabilire come votare, chiedo la votazione palese, perché credo che sia molto importante vedere come si esprimono i colleghi, tenendo presente il Paese, su questo tema.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.249, presentato dai senatori Castelli e Formisano.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.2480, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.250, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.251, presentato dal senatore Formisano, 1.2510, presentato dal senatore Caforio, e 1.2512, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2511 e 1.2513 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.252, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2520, presentato dal senatore Caforio, e 1.2522, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2521 e 1.2523 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.254, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2540, presentato dal senatore Caforio, e 1.2542, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2541 e 1.2543 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.257, identico agli emendamenti 1.4003, 1.259, 1.2590, 1.2592.

STIFFONI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

STIFFONI (LNP). Presidente, intervengo semplicemente per chiarire che l'emendamento 1.257 tratta del voto di scambio elettorale politico-mafioso, con l'introduzione dell'articolo 416-ter, come esclusione dall'indulto.

Poiché emendamenti identici a questo sono firmati anche dai colleghi del Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani e dai colleghi dell'Italia dei Valori e penso che al suo contenuto non siano insensibili anche colleghi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia o dell'UDC - per non parlare della sinistra che dovrebbe essere assolutamente sensibilissima a questo problema - chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Stiffoni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.257, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.4003, presentato dalla senatrice Palermi e da altri senatori, 1.259, presentato dal senatore Formisano, 1.2590, presentato dal senatore Caforio, e 1.2592, presentato dal senatore Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.2591 e 1.2593 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.260, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.261, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori, 1.262, presentato dal senatore Formisano, 1.2620, presentato dal senatore Caforio, e 1.2622, presentato dal senatore Giambrone.

 

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2621 e 1.2623 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.256, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2560, presentato dal senatore Caforio, 1.2562 presentato dal senatore Giambrone, e 1.263, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2561 e 1.2563 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.264, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.265, presentato dal senatore Formisano, 1.2650, presentato dal senatore Caforio, e 1.2652, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2651 e 1.2653 sono stati ritirati.

MUGNAI (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MUGNAI (AN). Intervengo per segnalare che, per un mero errore materiale, nella votazione sull'emendamento 1.249 è risultato un voto contrario espresso dal sottoscritto.

PRESIDENTE. Quanto ci segnala resterà agli atti, senatore Mugnai.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.281, identico agli emendamenti 1.266, 1.267, 1.2670 e 1.2672.

 

CASTELLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Castelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.281, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.266, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori, 1.267, presentato dal senatore Formisano, 1.2670, presentato dal senatore Caforio, e 1.2672, presentato dal senatore Giambrone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.2671 e 1.2673 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.268, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.269, presentato dal senatore Formisano, 1.2690, presentato dal senatore Caforio, e 1.2692, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2691 e 1.2693 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.270, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.271, presentato dal senatore Formisano, 1.2710, presentato dal senatore Caforio, e 1.2712, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2711 e 1.2713 sono stati ritirati

Metto ai voti l'emendamento 1.278, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.272, presentato dal senatore Formisano, 1.2720, presentato dal senatore Caforio, e 1.2722, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2721 e 1.2723 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.279, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.273, presentato dal senatore Formisano, 1.2730, presentato dal senatore Caforio, e 1.2732, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendanti 1.2731 e 1.2733 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.282, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2820, presentato dal senatore Caforio, e 1.2822, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2821 e 1.2823 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.274, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2740, presentato dal senatore Caforio, e 1.2742, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2741 e 1.2743 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.275, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2750, presentato dal senatore Caforio, e 1.2752, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2751 e 1.2753 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.283, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.276, presentato dal senatore Formisano, 1.2760, presentato dal senatore Caforio, e 1.2762, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2761 e 1.2763 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.4004, presentato dal senatore Formisano.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.277, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2770, presentato dal senatore Caforio, 1.2772, presentato dal senatore Giambrone, e 1.284, presentato dal senatore Balboni.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2771 e 1.2773 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.285, presentato dai senatori Buccico e Valentino.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.287, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.288, presentato dai senatori Buccico e Valentino.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.4012, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.289, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2890, presentato dal senatore Caforio, e 1.2892, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2891 e 1.2893 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.290, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.291, presentato dal senatore Formisano, 1.2910, presentato dal senatore Caforio, e 1.2912, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2911 e 1.2913 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4005.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, intervengo a proposito dell'emendamento 1.4005. Stiamo parlando dei reati di rapina aggravata e di estorsione aggravata, per le quali questo emendamento propone l'esclusione oggettiva dall' indulto. Sono proprio i reati che sono soggetti al maggior tasso di recidività. Noi chiediamo che almeno questi siano esclusi dall' indulto.

Su questo emendamento chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mantovano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.4005, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 881

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.292, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2920, presentato dal senatore Caforio, e 1.2922, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2921 e 1.2923 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.296, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2960, presentato dal senatore Caforio, e 1.2962, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2961 e 1.2963 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.298, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.2980, presentato dal senatore Caforio, e 1.2982, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.2981 e 1.2983 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.300a, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.3000, presentato dal senatore Caforio, e 1.3002, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3001 e 1.3003 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.4050, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.301a, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.3010, presentato dal senatore Caforio, e 1.3012, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3011 e 1.3013 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.305, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.309, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.3090, presentato dal senatore Caforio, e 1.3092, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3091 e 1.3093 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.312, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.3120, presentato dal senatore Caforio, e 1.3122, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3121 e 1.3123 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.311, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.3110, presentato dal senatore Caforio, e 1.3112, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3111 e 1.3113 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.310, presentato dal senatore Formisano, identico agli emendamenti 1.3100, presentato dal senatore Caforio, e 1.3102, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3101 e 1.3103 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 314, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

L'emendamento 1.4006 è stato ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 1.307, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.315, presentato dal senatore Formisano, 1.3150, presentato dal senatore Caforio, e 1.3152, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3151 e 1.3153 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.313, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.306, presentato dal senatore Formisano, 1.3060, presentato dal senatore Caforio, e 1.3062, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3061 e 1.3063 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.308, presentato dal senatore Castelli, identico agli emendamenti 1.302b, presentato dal senatore Formisano, 1.3020, presentato dal senatore Caforio, 1.3022, presentato dal senatore Giambrone, e 1.4007, presentato dalla senatrice Palermi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3021 e 1.3023 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.303a, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.3030, presentato dal senatore Caforio, e all'emendamento 1.3032, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3031 e 1.3033 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.316, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.3160, presentato dal senatore Caforio, e all'emendamento 1.3162, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3161 e 1.3163 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.4008, presentato dal senatore Ripamonti e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.4008a, presentato dalla senatrice Palermi e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.318, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.3180, presentato dal senatore Caforio, e all'emendamento 1.3182, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3181 e 1.3183 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.319, presentato dal senatore Castelli, identico all'emendamento 1.320, presentato dal senatore Formisano, all'emendamento 1.3200, presentato dal senatore Caforio, e all'emendamento 1.3202, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

 

Gli emendamenti 1.3201 e 1.3203 sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.4009, presentato dal senatore Formisano.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.4010, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.323, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.325, presentato dal senatore Castelli.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.324, presentata dal senatore Formisano, fino alle parole «con le seguenti».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.324 e gli emendamenti da 1.3240 a 1.4011, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame e del senatore De Gregorio, che sono stati ritirati.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.360, presentato dal senatore Formisano, fino alle parole « con le seguenti».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.360 e gli emendamenti da 1.3600a a 1.3752, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame e del senatore De Gregorio che sono stati ritirati.

Metto ai voti l'emendamento 1.381, presentato dal senatore Formisano, identico all'emendamento 1.3810, presentato dal senatore Caforio, e all'emendamento 1.3812, presentato dal senatore Giambrone.

Non è approvato.

Gli emendamenti 1.3811 e 1.3813 sono stati ritirati.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.382, presentato dal senatore Formisano, fino alle parole « con le seguenti».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.382 e gli emendamenti da 1.3820 a 1.3972, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame e del senatore De Gregorio che sono stati ritirati.

Onorevoli colleghi, l'esame degli emendamenti all'articolo 1 è così concluso. La votazione dell'articolo 1 è accantonata per consentire all'Assemblea di pronunciarsi sugli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 1.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.0.1.

DE GREGORIO (Misto-IdV). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DE GREGORIO (Misto-IdV). Signor Presidente, ho rinunciato personalmente alla presentazione degli emendamenti di cui al testo appena votato, ma vorrei avere la facoltà di sottoporre ai colleghi dell'Assemblea i vari emendamenti presentati sull'argomento del reinserimento. È infatti vero che noi oggi ci pronunciamo rispetto ad un indulto che dà la possibilità a decine di migliaia di persone di uscire dalle carceri, ma è anche vero che è importante che questa Assemblea si preoccupi di individuare la possibilità di un reale reinserimento di questi soggetti nella società civile.

Gli emendamenti propongono l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero della giustizia, di un fondo per la corresponsione di un contributo a favore dei detenuti che beneficeranno dell'indulto di cui alla presente legge e che si trovino in condizioni di disagio economico. Ritengo che il reinserimento sia un dovere morale di questo Parlamento. Vi invito a riflettere sulla questione.

Chiedo, ove possibile, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore De Gregorio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Formisano, fino alle parole «società civile».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.0.1 e gli emendamenti da 1.0.100 a 1.0.402, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame, che sono stati ritirati.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.0.2, presentato dal senatore Formisano, fino alle parole «n. 354».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.0.2 e gli emendamenti dall'1.0.200 all'1.0.302, ad eccezione di quelli a firma della senatrice Rame che sono stati ritirati.

Onorevoli senatori, abbiamo concluso l'esame degli emendamenti. (Generali applausi).

 

BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente, sull'emendamento 1.0.2 aveva chiesto di intervenire per dichiarazione di voto il collega Zavoli.

PRESIDENTE. Mi spiace sinceramente, senatore Boccia, ma non mi è stato comunicato.

Mi scuso personalmente con il senatore Zavoli.

ZANDA (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZANDA (Ulivo). Signor Presidente, mi permetta di congratularmi con lei e di ringraziarla per la conduzione della seduta, che è stata veramente di grandissima professionalità. (Generali applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Zanda. In finanziaria, quando ero espressione della maggioranza, facevo anche di meglio! Temo, quindi, che non si ripeterà!

Presidenza del vice presidente CAPRILI (ore 16,31)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non vorrei rovinare il record del vice presidente Calderoli; quindi, proseguiamo i nostri lavori.

Passiamo alla votazione finale.

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, colleghi senatori, la questione relativa all'indulto che oggi ci riunisce è quanto mai attuale e riguarda il provvedimento generale di clemenza richiamato dall'articolo 174 del codice penale ed ispirato a ragioni di opportunità politica e sociale che rendono quanto mai necessaria l'approvazione del disegno di legge in esame. (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Barbato, attenda un attimo per consentire il deflusso dei senatori dall'Aula.

Prego, senatore Barbato, ora prosegua pure il suo intervento.

 

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). Intendiamo dare una risposta al problema annoso ed insostenibile del sovraffollamento delle carceri atteso ormai da ben 15 anni, sollecitato da più parti. Mi riferisco, in particolare, all'appello - che è stato più volte richiamato da altri colleghi durante il dibattimento - del Santo Padre, Giovanni Paolo II, rivolto alle Camere il 14 novembre 2002, nel quale egli evidenziava come, senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza, meriti attenzione la situazione delle carceri.

La situazione insostenibile e di crescente invivibilità delle carceri giustifica l'intervento senza indugio, al fine di ripristinare la legalità nei nostri penitenziari e l'efficienza nel campo della giustizia penale. Basti pensare che nelle case circondariali sono ammassati in condizioni aberranti circa 20.000 detenuti in più rispetto ai posti disponibili. Si tratta di condizioni inconciliabili con lo spirito della nostra Carta costituzionale e con la funzione della pena di natura rieducativa e riabilitativa.

L'articolo 27 della Costituzione recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità». È, inoltre, regola indiscussa del buon vivere civile, peraltro spesso disattesa, che nella sanzione si dovrebbe offrire al reo un percorso espiativo indirizzato verso il pieno recupero ed il reinserimento nella società. Purtroppo, in Italia, allo stato attuale il sovraffollamento costituisce una pena aggiuntiva a quella comminata dal giudice e finisce per rendere quasi inesistente la possibilità di percorsi individuali di riabilitazione sociale.

Il paradosso è alla luce del giorno: proprio laddove si lavora per il recupero, si annidano le cause di un non recupero e di recidiva. Perciò, l'indulto vuole essere, e si impone, quale vera e propria urgenza sociale.

Nessuno di noi considera l'indulto panacea dei mali delle prigioni e non vi è dubbio alcuno che si deve procedere nel senso di una complessa riforma. Voglio sottolineare, però, in maniera decisa che su un piano stanno le opinioni politiche, su un altro, ben distinto, la morale. Non possiamo in alcun modo accettare che taluni, nascondendosi dietro falsi proclami demagogici, dipingano come immorali coloro che si sono fatti promotori di una misura di clemenza e si sono spesi in una celere adozione del provvedimento.

Ovviamente sarebbe riduttivo ed errato intenderlo esclusivamente come un mero sconto di pena in favore dei soggetti condannati per ripagarli delle assurde condizioni carcerarie; né si può confondere un indice di voluto adeguamento ai tempi con l'ipocrita e sterile critica che vorrebbe imputare al Governo la difesa dell'illecito.

Non dimentichiamo che dalla legge in esame sono esclusi quei reati che destano nella collettività un particolare allarme sociale, proprio come chiedeva il Santo Padre. Gli stessi soggetti, in maniera strumentale e menzognera, si premurano di celare all'opinione pubblica che nessuna eccezione sarà riconosciuta per i terroristi italiani e internazionali, per i mafiosi, per i nuovi schiavisti, per gli usurai, per gli sfruttatori della prostituzione, per gli stupratori, per i pedofili, per i rapitori, per i razzisti e per i commercianti di stupefacenti. Così come non sono a rischio i processi, né i diritti dei risparmiatori truffati, neanche gli esiti delle azioni civili incardinate aventi ad oggetto i reati indultati.

Nel contempo, corre l'obbligo di sottolineare che mediante la concessione dell'indulto si salvaguardano anche i diritti di chi opera quotidianamente nelle strutture penitenziarie, riferendomi al personale amministrativo e di polizia penitenziaria, nonché a quanti si occupano del recupero sociale dei detenuti a cui va garantito un luogo di lavoro quantomeno sicuro, laddove la condizione attuale determina una vera e propria umiliazione per queste categorie.

Pertanto, il provvedimento di clemenza, per il quale ci schieriamo positivamente, dev'essere inteso quale mezzo per il ripristino della legalità e del buon governo dell'amministrazione della giustizia.

Noi del Gruppo Popolari-Udeur, quindi, rispondendo ad una condizione di emergenza, voteremo favorevolmente alla concessione dell'indulto e mi dispiace che, uscendo da questo palazzo, qualche ora fa, io abbia incontrato manifestanti con bandiere di un partito di questa maggioranza di coalizione; un partito di parte. Non bisogna ergersi a censore e condannare gli altri. Questo è il messaggio che volevo dare, con rispetto, agli amici che invece stanno creando molta confusione nell'opinione pubblica.

Rispetto dignitosamente il pensiero dell'opposizione che democraticamente e onestamente, secondo la sua forma mentis, ha dato il proprio contributo a questo documento: mi riferisco ad Alleanza Nazionale e alla Lega Nord, che giustamente hanno fatto opposizione perché era un loro diritto. Non condivido, invece, quando l'opposizione proviene da questa maggioranza. Questo è il punto nodale per ristabilire un contesto rispettoso dei diritti fondamentali dell'uomo e della legalità. (Applausi dal Gruppo Misto-Pop-Udeur e del senatore Biondi).

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, mi corre l'obbligo di precisare subito che questo non era un provvedimento di maggioranza; lo ha ribadito il Presidente del Consiglio così come il ministro della giustizia: si tratta di un provvedimento parlamentare. Sotto questo profilo, quindi, è stato giusto e sarà sempre giusto che quando i provvedimenti sono di natura parlamentare, vi sia il più ampio dibattito, al di là degli schieramenti e quindi al di là delle maggioranze e delle opposizioni.

Per quanto riguarda l'Italia dei Valori, credo si possa dire che il nostro comportamento in quest'Aula è stato di una linearità nella battaglia...

 

BARBATO (Misto-Pop-Udeur). L'insulto però è un'altra cosa. (Richiami del Presidente).

 

PRESIDENTE. Per favore, senatore Barbato! Ma che fa, scende anche per parlare? Ha già parlato.

Prego, senatore Formisano.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Mi dispiace perché, tra l'altro, io e il senatore Barbato militiamo nello stesso Gruppo, quello Misto, in onore del quale ho dovuto accettare, per rispetto delle altre sensibilità diverse da quelle dell'Italia dei Valori, di contenere in pochi minuti i nostri interventi, per serietà e rispetto verso gli altri senatori.

Questa mattina nel mio intervento ho sostenuto che avremmo condotto con serenità, con sobrietà, ma con fermezza la nostra battaglia qui in Aula, entro quelle 48 ore che sono oggettivamente poche per affrontare un problema, l'indulto, che credo non si affrontasse in Italia da quindici anni ed oltre.

Credo che il comportamento mantenuto in Commissione prima e in Aula dopo non consenta assolutamente di dare un giudizio che non sia di estrema serietà per una battaglia nella quale crediamo e che abbiamo deciso di sostenere dentro e fuori dall'Aula. Si tratta di una battaglia nella quale pensiamo di non essere isolati nel Paese. Certo, gli eccessi sono fisiologici alla democrazia, ma credo che, tutto sommato, la battaglia dell'Italia dei Valori sia stata condotta in buona fede e con disponibilità a valutare qualsiasi apertura sin da stamattina, se fosse venuta.

Ho apprezzato la conduzione dei lavori della Commissione giustizia e, in particolare, l'atteggiamento del relatore, che in alcuni casi si è rimesso all'Aula. Debbo constatare che la sensibilità evidentemente è stata scarsa rispetto al relatore, che da alcune parti ho sentito addirittura definire relatore di minoranza. Ricordo ai colleghi che così lo hanno definito che si tratta di un relatore di una Commissione, indipendentemente dai ruoli di maggioranza o di minoranza, perché esaminavamo un provvedimento che nasceva nel Parlamento.

L'Aula non ha ritenuto di valutare le aperture offerte dal relatore rispetto ad un miglioramento del testo; non ha ritenuto di considerare fondate alcune osservazioni che per noi invece lo sono, esposte dal senatore D'Ambrosio; non ha ritenuto di colmare una lacuna inspiegabile e risolvere la difficoltà che noi dell'Italia dei Valori abbiamo su un punto specifico, ossia spiegare ai cittadini perché, per quanto riguarda i reati di associazione mafiosa, è prevista la non inclusione nell'indulto per gli articoli 416 e 416-bis, ma non per il 416-ter.

Questo dubbio resterà, e non mi pare che sia stato superato da quanto sostenuto dal senatore Casson nel suo intervento. Debbo apprezzare invece il relatore che ha fornito giurisprudenza all'Aula sull'utilità del mantenimento nel codice dell'articolo 416-ter. Probabilmente più avanti - mi auguro che non sia così - capiremo perché questa esclusione sia stata così fortemente voluta da una maggioranza trasversale rispetto a quella che oggi governa il Paese.

Signor Presidente,concludo osservando che ero fra quelli che hanno ascoltato la richiesta di Papa Giovanni Paolo II alle Camere riunite di un provvedimento di clemenza. Bene, Presidente, non credo che la clemenza che stiamo dando con questo provvedimento sia quella invocata dal Papa. Non penso che egli abbia invocato clemenza per i furbetti del quartiere o per altri che sicuramente non rientrano nella previsione che aveva in mente il Papa quando ci chiedeva di fare questo; probabilmente pensava ai poveri cristi. Penso che con questo provvedimento non salviamo - mi auguro in buona fede da parte della stragrande maggioranza dell'Aula, ma non so se è così - né i poveri, né i cristi.

CUTRUFO (DC-Ind-MA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CUTRUFO (DC-Ind-MA). Signor Presidente, oggi abbiamo fatto qualcosa di molto importante, oggettivamente.

Al di là del provvedimento che verrà approvato, voglio ricordare che quest'Aula ha approvato anche degli ordini del giorno che impegnano il Governo a fare ciò che già il precedente Governo aveva tentato; anzi, ha progettato, appaltato e trovato fondi per la costruzione finalmente di nuove carceri con nuovi concetti. Finalmente il Governo, impegnato dal Parlamento, grazie anche al provvedimento di oggi, si impegna a realizzare ciò che fu progettato nella scorsa legislatura. Questa è la vera soluzione dei problemi di cui tutti abbiamo parlato. Oggi approviamo un provvedimento di clemenza, dopo tanti anni di dibattito, ma insieme a questo anche l'impegno della soluzione finale.

BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a nome della maggioranza del Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani.

Devo dire che in questi giorni abbiamo ascoltato le posizioni più disparate e vorrei operare una sottolineatura. In realtà stiamo parlando di uno strumento d'eccezione: questo è l'indulto. Invece abbiamo riempito l'indulto di una serie di riflessioni che sono giuste quando si parla delle riforme strutturali che riguardano il sistema penitenziario e l'ordinamento della giustizia.

Stante il collasso della giustizia penale e le condizioni di drammatica precarietà in cui versano le carceri, non vi è dubbio che un provvedimento di indulto sia, allo stato, assolutamente necessario e improrogabile. Sono passati sei anni dal Giubileo, quando un ampio «Cartello sociale» promosse la campagna per l'amnistia, l'indulto e un «piano Marshall» per le carceri e per il reinserimento sociale, vera e unica premessa per contrastare la recidiva e garantire maggior sicurezza ai cittadini. Sono passati quattro anni da quando tutto il Parlamento - ripeto: tutto - applaudì ripetutamente e calorosamente Giovanni Paolo II mentre invocava una riduzione delle pene e un provvedimento di clemenza. E sono, infine, passati sedici anni dall'emanazione dell'ultimo indulto.

In questo lunghissimo lasso di tempo, in assenza di risposte, la situazione nelle carceri si è fatta drammatica, tanto che a denunciare l'insopportabilità della situazione, e spesso a chiedere l'amnistia e l'indulto, sono ormai non solo i detenuti e le associazioni ma tutti gli operatori: la polizia penitenziaria, i medici e gli infermieri, gli educatori e gli assistenti sociali, i direttori, gli avvocati, i magistrati.

I numeri della crisi parlano chiaro. Non è dunque vero che aumentando le carcerazioni si riducono i reati: è vero esattamente il contrario.

Una valutazione seria presuppone che sia conosciuto e riconosciuto un dato di fatto: l'attuale sistema delle pene e dei luoghi preposti alla loro esecuzione non risarcisce nessuna delle vittime del reato ma costituisce invece una gigantesca ferita al diritto e ai diritti, una simbolica e ridondante punizione che serve a nascondere il vuoto della giustizia. Come definire diversamente il fatto che - per limitarsi solo agli ultimi cinque anni, dal 2000 al 2004 - ben circa 865.073 persone hanno beneficiato della prescrizione dei reati per i quali erano state inquisite?

Queste linee di tendenza, che crescono in parallelo, indicano le due facce non comunicanti dell'amministrazione della giustizia.

D'altro canto, va fatto un riferimento preciso anche a quello che sta accadendo negli ultimi otto anni. Se avessi una ragione per essere contrario all'indulto sarebbe l'esatto contrario di quello che ho sentito in quest'Aula: è fin troppo prescrittivo e non si può parlare di inclusione attraverso l'esclusione. Circa 15.000 persone verranno sottoposte a giudizio - e in parte sono già state sottoposte - per reati di tipo sociale. Signori, allo stato attuale in questo Paese un'applicazione dell'articolo 270, ossia quello sull'associazione sovversiva, non si nega a nessuno. Questa è una ferita del diritto.

L'indulto rappresenta quindi una delle precondizioni per un ripensamento complessivo del sistema penale e della sua funzione, nella prospettiva di una riforma radicale del sistema carcerario, incardinata sulla promozione di strumenti idonei a un effettivo recupero sociale.

Una percentuale alta delle persone in carcere si trova ristretta in attesa della definizione del giudizio e la popolazione carceraria è caratterizzata in gran parte da situazioni di disagio e di emarginazione, sempre più aggravate da scelte politiche e legislative che hanno esasperato la consistenza dei problemi: si pensi ai provvedimenti varati nella precedente legislatura in materia di tossicodipendenza o di immigrazione, ispirati da una logica punitiva che, incurante delle problematiche sottese a una vasta gamma di piccoli reati o alle condizioni drammatiche dei migranti, si è preoccupata soltanto dell'aspetto repressivo, nell'illusione che una sua applicazione estensiva potesse fungere da deterrente contro la reiterazione dei reati.

Non è dunque un caso che più di un terzo dei detenuti sia composto da stranieri, e che il numero dei tossicodipendenti sia giunto, alla fine del 2005, a circa 16.000 unità, con una percentuale di sieropositivi che raggiunge il 2,6 per cento. Le condizioni della detenzione sono in generale lesive della dignità umana: secondo una rilevazione effettuata dall'associazione Antigone e da altri dati forniti dall'associazione Papillon, è emerso un drammatico quadro di violazioni: circa il 90 per cento dei detenuti non ha la doccia nella propria cella, ma credo sia inutile parlare di quelli che sono i diritti negati perché sono alla luce e tutti quelli che hanno frequentato le carceri con mandato parlamentare, per il loro lavoro, per verificare quella che è la tenuta psicofisica oltre che le condizioni dei detenuti nel nostro Paese ne è al corrente.

D'altra parte, l'ultimo provvedimento, la legge n. 207 del 2003, di sospensione condizionata della pena (il cosiddetto indultino), pur avendo lo scopo condivisibile di superare le difficoltà sorte in seno allo schieramento politico circa l'approvazione di un provvedimento di amnistia e indulto, non ha sortito, e non poteva sortire, l'effetto desiderato di incidere in modo significativo sul sovraffollamento del carcere.

Un provvedimento di indulto si rende dunque necessario. A beneficiarne, sarà il sistema carcere nel suo complesso: basti ricordare che agli stessi operatori penitenziari è impedito oggi di svolgere con dignità il proprio lavoro, essendo anch'essi vittime delle inadempienze dello Stato, del mancato stanziamento delle risorse necessarie, delle piante organiche rimaste inattuate, delle promesse inevase.

Alcune cifre, particolarmente scandalose, possono dare l'idea della gravita della situazione: su 1.376 educatori previsti dalla pianta organica, ve ne sono attualmente in servizio circa 600, meno del 50 per cento, e lo stesso sottodimensionamento grava sugli assistenti sociali, gli psicologi, il personale amministrativo, quello infermieristico, gli agenti. Attualmente è in servizio un educatore ogni 207 detenuti, un assistente sociale ogni 48, uno psicologo ogni 148.

Uno sfoltimento delle presenze in carcere sarebbe dunque propedeutico al varo di un pacchetto di provvedimenti concreti riguardanti le condizioni di vita e di lavoro all'interno del carcere, la formazione, la salute, gli organici, l'istituzione di un difensore civico, le misure alternative alla detenzione, l'affettività.

Si tenga inoltre conto che al di là dell'indulto e la grazia, intervento rarissimo e a carattere strettamente individuale, in Italia c'è un solo strumento giuridico che consente di evitare la pena: la sospensione condizionale. Può usufruirne però, soltanto chi sia incensurato, abbia riportato condanne fino a due anni e non ricada nella reiterazione del reato per un lungo periodo di tempo, pena la revoca del provvedimento. Nonostante tali restrizioni, non tutti gli incensurati la ottengono e gli stranieri quasi mai.

Presidenza del vice presidente BACCINI (ore 16,53)

 

(Segue BULGARELLI). In pratica, vengono inflitte pene più alte di quelle che sarebbe ragionevole comminare, perché si dà per acquisito che se ne trascorrerà in carcere soltanto una parte. Ma questo ragionamento non è condivisibile per due motivi: il primo è che l'altra parte della condanna va comunque scontata, sia pure in misura alternativa; il secondo è che l'accesso alle misure alternative è molto selettivo e chi è socialmente, economicamente, culturalmente più debole rischia di non avere alcuna chance, finendo per scontare tutta la «doppia pena» in carcere.

Questo status quo costituisce un motivo in più per approvare finalmente un vero indulto.

Entrando nel merito delle tipologie di reato sulle quali l'indulto dovrebbe intervenire, so che all'interno della stessa maggioranza si è sviluppato un dibattito dai toni talvolta accesi riguardo le tipologie di reato che dovrebbero essere escluse dall'indulto, in particolare i reati finanziari, societari e quelli contro la pubblica amministrazione.

Pur considerando legittima la preoccupazione di evitare che a beneficiare del provvedimento siano soggetti condannati per reati particolarmente odiosi, come ad esempio quelli che hanno portato migliaia di persone a perdere i propri risparmi, non ritengo che per questo si debba rinviare ancora una volta un provvedimento atteso con trepidazione dalla popolazione carceraria, che non può essere ricattata con lo spauracchio della questione morale. La stragrande maggioranza dei detenuti che usufruirebbero dell'indulto è composta da povera gente, che ha commesso reati che non destano allarme sociale, spesso dettati dalla necessità. È a loro che dobbiamo guardare.

In ogni caso, l'indulto dovrà aprire una stagione di riforme del sistema giudiziario con cui garantire la difesa dei consumatori vittime delle speculazioni, la lotta alla grande criminalità economica, la confisca dei beni dei corrotti. Ora, intanto, dobbiamo pensare ai più deboli. Se non lo facessimo, questo sì sarebbe immorale. (Applausi dal Gruppi IU-Verdi-Com e RC-SE).

PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte a un provvedimento sostenuto da gran parte delle forze politiche. Anche noi del Gruppo per le autonomie, sensibili alle istanze di clemenza, riteniamo che i tempi per approvare un provvedimento d'indulto - vista anche la tragica situazione delle nostre carceri - siano maturi.

Vogliamo, anche e soprattutto, dare seguito a una richiesta che il 14 novembre del 2002 nell'Aula di Montecitorio fu rivolta all'Italia dal sommo pontefice Giovanni Paolo II. Concedere un atto di clemenza per i detenuti, senza tuttavia compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini: questo fu, in sintesi, l'appello di Papa Wojtyla sempre attento alla tragica situazione delle carceri italiane, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento.

Il Papa ci chiese un segno di clemenza verso di loro. Un segno di clemenza mediante una riduzione - non abolizione! - della pena, come chiara manifestazione di sensibilità, nonché per stimolare l'impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società.

Mi permetta, onorevole Presidente, di richiedere che a questo atto di clemenza segua anche un atto di grazia da parte del Capo dello Stato che comprenda quei reati politici compiuti in Alto Adige-Südtirol in una fase di massima tensione per la mancata attuazione delle misure a tutela delle minoranze (prevista dagli accordi internazionali) e che risalgono agli anni '60, ossia un periodo che fortunatamente ormai appartiene alla storia essendo passato quasi mezzo secolo.

Tornando a parlare del provvedimento in esame, ribadisco che il Gruppo per le Autonomie è favorevole all'approvazione di questo segno di clemenza. Occorre tuttavia mettere in chiaro una cosa: con l'approvazione di questo provvedimento non si può e non si deve considerare risolto il problema dell'umanizzazione delle carceri. Il problema, infatti, va risolto alla radice. In tal senso tengo a sottolineare che purtroppo l'impronta risocializzativa dell'ordinamento giuridico e il principio di umanizzazione della pena in pratica trovano spesso delle limitazioni.

Il terzo comma, dell'articolo 27 della Costituzione prevede che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Occorre pertanto aprire un serio dibattito attorno alle politiche sociali per il sistema penale e penitenziario e promuovere un progetto di integrazione dei detenuti.

Entro ora nel merito del provvedimento posto all'attenzione di quest'Aula. L'indulto non si applica ai reati gravi come terrorismo, mafia, strage, pedofilia, prostituzione minorile, violenza sessuale, tratta di esseri umani, riciclaggio, sequestro di persona a scopo di estorsione e banda armata. Tuttavia, pur accogliendo con favore che il testo trasmessoci preveda l'esclusione delle pene accessorie definitive e temporanee, critichiamo fortemente che l'indulto si applichi per i reati finanziari, fiscali e contro la pubblica amministrazione. Di questo indulto potrebbero beneficiare, in caso di condanna, i responsabili dei più grandi scandali finanziari che ha conosciuto l'Italia: alludo ovviamente ai crack finanziari di Parmalat e Cirio. Ci trova pienamente d'accordo, invece, che non potranno usufruire dei benefici di questo provvedimento i colpevoli di reati di usura.

Onorevole signor Presidente, usufruiranno di questo provvedimento soprattutto coloro che hanno commesso cosiddetti reati minori. Il ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha affermato che l'indulto riguarderà circa 12.000 detenuti che verranno man mano rilasciati. In tal senso, richiediamo con fermezza che, con il loro rilascio, non venga messa in pericolo la sicurezza dei cittadini; esigiamo che gli scippatori, i borseggiatori, i rapinatori, colpevoli non solo del furto commesso, ma soprattutto di aver fatto passare alla propria vittima dei minuti o addirittura intere ore di puro terrore vengano, dopo il loro rilascio, rigorosamente sorvegliati. (Commenti del senatore Stiffoni). Il cittadino ha diritto di pretendere...

 

CASTELLI (LNP). Il cittadino non può essere sorvegliato! (Richiami del Presidente).

 

PRESIDENTE. Senatore Peterlini, vada avanti, prego, non raccolga interruzioni.

 

PETERLINI (Aut). (Rivolgendosi al senatore Castelli). Parliamo dei detenuti la cui pena non è andata...

 

PRESIDENTE. Senatore Peterlini, si rivolga alla Presidenza, prego.

 

PETERLINI (Aut). Il cittadino ha diritto di pretendere che, in concomitanza con questo atto di clemenza, vengano rafforzate dal Ministero dell'interno le misure di sicurezza e noi intendiamo farci promotori della messa in pratica di questa richiesta. Richiediamo inoltre seri piani di reinserimento sociale, affinché chi uscirà domani dal carcere non si ritrovi a delinquere nuovamente.

Con tutte le riserve espresse, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie a questo atto di clemenza, in quanto convinti che questo provvedimento sia necessario per fronteggiare l'emergenza delle carceri, ma al tempo stesso richiediamo che il Governo, ossia il Ministro dell'interno, intraprenda tutte le misure necessarie affinché la sicurezza dei cittadini non venga messa a repentaglio. (Applausi dal Gruppo Aut).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, dopo questo intervento in cui contemporaneamente si chiede di liberare i criminali e poi di pedinarli per garantire la sicurezza dei cittadini, credo dovrei concludere subito, perché non avrei più niente da dire.(Applausi dal Gruppo LNP). Di fronte a contraddizioni di questa natura, infatti, credo che nessuna parola abbia più alcun valore. Ma cercherò ugualmente di svolgere il mio intervento il più serenamente possibile.

La tendenza all'aumento della popolazione penitenziaria è un fenomeno mondiale, legato probabilmente a questioni di natura sociologica, socio-economica. Penso in particolare (lo dico senza voler criminalizzare il fenomeno) alle grandi migrazioni, che in questo momento si stanno svolgendo in tutto il mondo, a causa delle quali moltissime popolazioni sono sradicate dal loro luogo di origine e arrivano in Paesi lontani; molti di questi immigrati non hanno altra scelta se non quella di delinquere.

Se dovessimo avere lo stesso numero di detenuti che hanno gli Stati Uniti in rapporto alla popolazione, in Italia ci dovrebbero essere 400.000 detenuti, dato che negli Stati Uniti sono ben due milioni. È un fenomeno che travaglia tutti i Governi europei, se ne è parlato spesso anche in Consiglio giustizia e affari interni.

Quali le misure? Io posso citare quelle che ha messo in atto il Governo precedente, del quale mi onoro di aver fatto parte. Abbiamo cercato, da un lato, di introdurre misure deflattive e, dall'altro, di incrementare la vivibilità e la capacità ricettiva dei penitenziari. Ho citato prima, nel corso del dibattito, la legge Bossi-Fini, nella quale abbiamo introdotto una sorta diindulto permanente per i detenuti extracomunitari: coloro i quali accettano di tornarsene a casa propria possono essere liberati, se hanno ancora da scontare non più di tre anni. Con questa formula, ne abbiamo già liberati oltre 5.000.

Nel frattempo, abbiamo impiegato le risorse, sicuramente scarse, che avevamo a disposizione. Abbiamo creato 6.000 nuovi posti all'interno dei penitenziari, passando da 41.000 a 47.000 posti disponibili.

Abbiamo creato anche strumenti finanziari innovativi, quali illeasing, con il quale stiamo costruendo un nuovo padiglione a Bollate, e stiamo tentando, superati gli intralci burocratici, di costruire due nuovi penitenziari. Abbiamo ideato una nuova società di natura giuridica privatistica, che può quindi lavorare rapidamente, senza i lacci e i lacciuoli della burocrazia pubblica, la Dike Aedifica spa, a favore della quale ho visto con piacere stamattina che è stato approvato un ordine del giorno, che consentirà al Governo di proseguire su questa strada. Abbiamo quindi cercato di fronteggiare il fenomeno, senza mettere a repentaglio la sicurezza e il desiderio di giustizia dei cittadini.

Oggi cosa si fa? Si prende una scorciatoia - questo è del tutto evidente - e si dice che siccome lo Stato non è in grado di fronteggiare il fenomeno, anzi siccome questo Governo non ha voglia di affrontare tutti gli impegni, i rischi, le difficoltà che implica il fatto di fronteggiare questo fenomeno, si sceglie una via più semplice: aprire le porte del carcere.

Questa è la scelta fatta e quindi il principio della certezza della pena lo si è messo da parte. É stato recato un vulnus enorme ai cittadini. È stato creato un vulnus alla voglia di lavorare degli operatori di polizia, signor Presidente e colleghi. Pensate allo stato d'animo delle nostre forze dell'ordine che da domani si vedranno sbeffeggiate da quei criminali che magari pochi giorni prima avevano assicurato alla giustizia. Pensate con quale stato d'animo i nostri operatori delle forze dell'ordine avranno voglia di rischiare la vita, come fanno tutti i giorni, nelle nostre strade.

Credo che su tale questione non ci si sia abbastanza soffermati, ma credo che tutti voi abbiate ricevuto messaggi da parte di costoro in cui si dice di essere stufi di lavorare con abnegazione, di garantire alla giustizia i colpevoli, i criminali e poi il giorno dopo vederli nuovamente liberi. Prima accadeva solo con la magistratura, adesso accade anche con noi.

Credo siano dunque abbastanza i motivi di amarezza che emergono nell'affrontare questo provvedimento. È una resa. Una resa da parte del Governo, che ammette di non essere in grado di garantire nulla.

Ma l'aspetto più grottesco è stato ricordato prima dal senatore Peterlini (lo avevamo scritto anche noi in un ordine del giorno) vale a dire che da un lato si liberano i detenuti, dall'altro si approva un ordine del giorno in cui si chiede alle prefetture di fare attenzione perché sono stati liberati migliaia di criminali e di sorvegliare la situazione perché non si può sapere cosa può succedere sul territorio: questo è quanto era scritto ed abbiamo approvato! (Applausi dai Gruppi LNP e FI). È un dato di fatto. Da un lato, con l'approvazione del disegno di legge, si liberano migliaia di detenuti, dall'altro si approva un ordine del giorno in cui si impegna il Governo a chiedere alle prefetture di fare attenzione per evitare che succeda il disastro.

Non credo che sia giusto ragionare in questi termini. Prima ci siamo opposti tout court al provvedimento in quanto tale. Abbiamo cercato di introdurre delle modifiche migliorative, ma non siamo riusciti neanche in questo. Vi ricordo che un provvedimento così devastante non è mai stato approvato in tutta la storia della Repubblica. È la prima volta che si approva un provvedimento di una vastità temporale così estesa.

Tutti coloro, compreso il sottoscritto, che fanno politica ad un certo livello prima o poi possono incappare in un abuso d'ufficio, in una querela o in qualche altra disavventura di ordine giudiziario, pur essendo le persone più oneste di questo mondo. Ci siamo garantiti tutti l'assicurazione.

Comunque, voglio concludere il mio intervento affrontando una questione che non può essere sottaciuta perché a latere, in mezzo e contemporaneamente a questa vicenda, si è creata un'altra situazione. Un Ministro della Repubblica ha dato dei ladri alla propria maggioranza, signor Presidente e colleghi. Questo fatto non può passare inosservato! (Applausi dai Gruppi LNP e FI). Non tolleriamo di essere governati da Ministri che danno dei ladri ai senatori e ai parlamentari della propria maggioranza. (Applausi dai Gruppi LNP e FI). È un tema sul quale si deve per forza ritornare in modo da dirimere il problema una volta per tutte. Capisco che è molto meglio fare finta di non sentire e mettere la testa sotto la sabbia a guisa di struzzi, ma il problema esiste e va risolto per il buon nome e la buona faccia del Paese, non per quello di questa o quella maggioranza.

Ma che spettacolo si sta dando alla pubblica opinione e soprattutto all'opinione internazionale? È un problema che va risolto. Non è soltanto una questione che riguarda il ministro Di Pietro, che cinicamente sta sfruttando un momento per lui, credo, mediaticamente ed elettoralmente favorevole, bensì una questione che riguarda i rapporti nella maggioranza e soprattutto tra Parlamento e Governo.

Credo che sia chiaro che voteremo contro. (Applausi dai Gruppi LNP, FI e del senatore Balboni).

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, è molto difficile prendere la parola nel Senato su un tema come quello dell'approvazione di questo provvedimento che reca la concessione di indulto perché la discussione, sebbene contenuta per un insieme di ragioni in uno spazio di tempo tutto sommato breve, ha messo in evidenza le ragioni contrarie alla concessione dell'indulto con molta forza da parte di un movimento politico che fa parte della maggioranza di Governo, di singoli parlamentari, alcuni dei quali hanno ricoperto compiti di straordinario rilievo (mi riferisco al collega D'Ambrosio, procuratore capo della Repubblica di Milano).

Abbiamo ascoltato i colleghi che hanno ricoperto nel Governo Berlusconi incarichi di grande rilievo come l'amico e collega Castelli, ministro della giustizia; il collega Mantovano; i colleghi di Alleanza Nazionale. Quindi, è molto difficile forse spiegare perché l'UDC anche al Senato come alla Camera dà un voto convinto a favore di questo provvedimento.

Siamo consapevoli delle grandi difficoltà che il provvedimento comporta, ma abbiamo anche la percezione del carattere di straordinario rilievo della stesso. Lo possiamo cogliere innanzitutto dal punto di vista temporale: l'ultimo indulto fu concesso in questo Paese nel 1989, diciassette anni fa; e dal 1992, in base ad una legge costituzionale approvata allora, è previsto che l'indulto come l'amnistia siano concessi a maggioranza dei due terzi dei componenti delle Assemblee. Soffermiamoci un attimo a riflettere su questi due fatti.

Diciassette anni fa, nel 1989, era un periodo nel quale si concludeva una vicenda di politica internazionale di grande rilievo, com'era quella dell'Unione sovietica e del Muro di Berlino.

La legge costituzionale del 1992 porta a maggioranza dei due terzi i provvedimenti di amnistia e di indulto che precedentemente erano stati approvati con molta frequenza, come abbiamo ascoltato anche in questa discussione, tra il 1947 e il 1992, appunto. Tutti ricordano altrettanto l'importanza straordinaria del primo provvedimento di amnistia dell'allora ministro della giustizia, Togliatti, che riguardava evidentemente un fenomeno di straordinario significato politico-storico per questo Paese.

Ho la pretesa di ritenere che stiamo dando vita, in questo dibattito al Senato, a qualcosa di analogo rilievo, molto maggiore delle critiche che abbiamo ascoltato, non perché le critiche non siano meritevoli di ascolto o siano soltanto motivate da intenti demagogici, ma perché attengono alla normalità del provvedimento, cioè alla percezione che si tratta di un provvedimento normale.

A mio giudizio così non è per due ragioni: una di carattere molto storico ed è la ragione per la quale l'UDC ha votato a favore di questo provvedimento alla Camera e la ragione per la quale vota a favore del provvedimento al Senato. Vi è una radice fortissima di ispirazione cristiana, che non è il carattere umanitario, non è l'appello del Santo Padre soltanto perché è di tipo buonistico; la radice profonda dell'ispirazione cristiana - voleva e ha voluto per molti secoli - che le istituzioni carcerarie fossero nel centro della vita cittadina, che non fossero rimossi, anche dal punto di vista urbanistico, luoghi della sofferenza, come possono essere gli ospedali o, appunto, le carceri.

Vi era una radice cristiana che insegnava che visitare gli infermi ed i carcerati era un dovere dei cristiani. Questo dovere è la radice per la quale riteniamo che questo provvedimento, per la prima volta adottato dopo il 1989, ha un valore strategico di cambiamento. Occorre che noi ci riappropriamo del senso dell'appartenenza, delle sanzioni, che sono destinate a privare della libertà le persone, come fatto che ci riguarda e non come fatto che riguarda solo altri.

Non è solo un fatto di eccessiva sovrappopolazione delle carceri, problema anch'esso importante. Anche se non ci fosse la sovrappopolazione il problema ci riguarderebbe, perché non può essere irrilevante il fatto che questa rimozione l'abbiamo vissuta per molto tempo come psicologica, psicoanalitica e anche fisica. Con questo provvedimento tendiamo a riappropriarsi del problema carcere come problema anche nostro.

Questo è un fatto di straordinario rilievo; è la ragione per la quale, in quest'Assemblea, vi sono state convergenze di incredibile natura politica, convergenze di chi ritiene che chi è nelle carceri si trova lì necessariamente per motivi di giustizia di classe. Mi riferisco soprattutto ai colleghi della sinistra di provenienza di analisi marxista della società e lo dico con cognizione di causa, perché ho cominciato a occuparmi seriamente di questo fenomeno, e forse non l'ho mai fatto a sufficienza, trent'anni fa quando insegnavo alla facoltà di scienze politiche dell'Orientale. Allora, infatti, un corso speciale di diritto costituzionale fu suggerito dagli studenti sul tema della Costituzione nelle carceri. Da loro ho imparato a capire che si trattava di un argomento molto diverso da quello con il quale abbiamo fatto i conti quando abbiamo affrontato il problema dell'amnistia e dell'indulto.

Il secondo motivo per cui siamo favorevoli a questo provvedimento è che abbiamo sentito dire, anche qui che vi è stata una reazione molto forte anche da parte di alcuni colleghi che hanno svolto funzione di magistrato, che vi è il tentativo di riappropriarsi politicamente di una funzione che impropriamente per molti decenni è stata attribuita all'ordine giurisdizionale (Applausi dal Gruppo UDC) come funzione in base alla quale si decide quale potere viene esercitato, nei confronti di chi c'è l'esercizio obbligatorio dell'azione penale, quali condanne vengono irrogate.

Con questo provvedimento cominciamo lentamente anche a riappropriarci di una parte del potere legislativo che riguarda la sanzione delle carceri. Ovviamente se questo è l'inizio di una riflessione complessiva, questa deve partire dal codice penale, dalla gerarchia dei reati, in ordine ai quali vi è l'affollamento nelle carceri di un tipo anziché di un altro tipo. Nell'ordine del giorno che abbiamo approvato, per le parti che abbiamo approvato, vi è ovviamente l'indicazione della sollecitazione a ripartire dal codice penale. Non vi è dubbio che il problema dell'affollamento è strettamente legato al tipo di reato che è una conseguenza di com'è organizzato il codice penale, che non è l'ultimo dei codici sui quali porre mano.

Mi sembra del tutto significativo che per la prima volta diamo vita a un provvedimento di indulto dopo quella che noi consideriamo la fine della prima Repubblica, che è avvenuta, anche per quanto riguarda il mio partito, probabilmente perché avevamo capito fino a che punto, avendo introdotto la regola dei due terzi per la concessione dell'amnistia e dell'indulto, in quel momento stavamo rinunciando come partito (mi riferisco a quelli che erano nella Democrazia Cristiana all'epoca) all'esercizio di un potere legislativo che ritenevamo in fondo nostro proprio dal 1948 in poi e che invece stava diventando un potere cogestito nel quale occorreva la convergenza all'epoca del maggior partito di opposizione che era ancora il partito comunista dopo la caduta del muro di Berlino. Oggi invece si tende a mettere insieme due culture radicalmente diverse. La prima di queste riconosce una maggior libertà nel momento della commissione di reati e quindi fa parte di una generale cultura liberale anche da questo punto di vista.

Sono molto lieto, quindi, che noi convergiamo in questo provvedimento come Gruppo UDC, come Gruppo di Forza Italia con cui vi è una comune radice da questo punto di vista, ma anche con gran parte dei colleghi del centro‑sinistra. Condividiamo il provvedimento perché comprendiamo che le loro sono ragioni diverse da quelle che secondo noi sono a fondamento del provvedimento medesimo. Ecco perché comprendiamo tutti i motivi di preoccupazione che questo provvedimento contiene e li rimettiamo all'attenzione del Governo per quanto riguarda la sicurezza.

Vorrei far presente al senatore Castelli che il provvedimento non è contraddittorio con la sicurezza in sé. Evidentemente, l'immaginare che una parte delle persone che oggi sono in carcere verrà rimessa in libertà diventa anche un problema di tutela della sicurezza; così come noi ci rendiamo che coloro i quali saranno liberati dallo status di carcerati dovranno ovviamente non essere messi in condizione di dover tornare nelle carceri di lì a pochi mesi.

Questo è un problema di reinserimento nella società civile che riguarderà, lo dico ai colleghi, molto di più quanto non sia avvenuto alla Camera il problema delle pena accessorie. Il reinserimento nella vita civile, infatti, riguarda le pene accessorie molto più di quanto non si ritenga e vi è un moralismo deteriore che da questo punto di vista fa ritenere le pene accessorie come del tutto irrilevanti. Comunque, Presidente, non ho intenzione di utilizzare altro tempo.

Volutamente ho chiesto che l'UDC non partecipasse alla discussione generale perché ritenevo che il lavoro fatto alla Camera fosse più che sufficiente per capire le ragioni politiche di fondo e volevo soltanto aggiungere, dal punto di vista politico, perché è stato chiesto in quest'Aula, per quale ragione gli ex democristiani sono così favorevoli a questo provvedimento.

Lo ripeto ancora una volta. Le ragioni sono due: la radice cristiana della nostra ispirazione ci chiede che il carcere ci appartenga e non sia una questione estranea ed il fatto che la politica in questo modo si riapproprierà di una funzione impropriamente attribuita alla magistratura.

Sono due ragioni di valore superiore alle preoccupazioni che pure in Aula ho ascoltato.

Per queste ragioni il Gruppo dell'UDC voterà compattamente a favore. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, l'argomento che stiamo trattando merita di essere affrontato con serietà e con grande rispetto verso le diverse sensibilità. È per questo che non scenderemo in polemica con un Ministro autosospeso che manifesta contro la sua maggioranza, ridotta ormai alla rango di Banda Bassotti. Il nostro orizzonte culturale spazia da Cesare Beccaria a Norberto Bobbio, passando per Mario Gozzini e Alessandro Galante Garrone, e non include certo, né Topolino né Walt Disney né tantomeno il fondamentalismo travaglista, non nel senso di un travaglio interiore, ma di un giornalista che scrive su un giornale di sinistra. (Applausi dai Gruppi RC-SE e FI).

Il nostro impianto costituzionale è incentrato sul principio di eguaglianza e di legalità, intimamente connessi, un'eguaglianza che deve essere, non solo formale, ma anche sostanziale, e una legalità che, proprio a causa dell'impossibilità di garantire ai cittadini l'uguaglianza, specie quella sostanziale, può essere violata per previsione costituzionale. Non c'è dubbio che la grazia, l'indulto e l'amnistia rompano il patto di legalità tra i cittadini e lo Stato, come pure non c'è dubbio che tale rottura sia permessa dalla Costituzione, che pure si pone come garanzia suprema della legalità. Non c'è una contraddizione costituzionale.

L'articolo 3, comma secondo, dice che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. La stragrande maggioranza dei detenuti deve questa loro condizione proprio alla mancata rimozione di quegli ostacoli. È per questo che un provvedimento di clemenza non può non essere visto come una delle tante possibilità di risarcimento sociale impostaci dalla Costituzione.

Certo ci vogliono riforme strutturali per svuotare le carceri, prima tra tutte un approdo al sistema penale minimo con un sostanzioso ricorso alle pene alternative al carcere, poi il depotenziamento dei meccanismi di incarcerazione che stanno aumentando in modo esponenziale in Italia, in Europa e in tutto il mondo. L'ex ministro Castelli non ha detto perché, ma questa esponenzialità della incarcerazione è data proprio dal fatto che si risponde sempre più col carcere, la più economica delle soluzioni, ai problemi dell'emarginazione sociale, dell'immigrazione, della malattia mentale (in Francia stanno rimettendo in galera i malati mentali) e della droga, tanto per indicare alcune delle più importanti autostrade che portano alla reclusione o, meglio, all'esclusione dalla vita civile.

Non costruiamo più carceri. Tutti gli studi criminologici ci dicono che più ne costruiamo più le riempiamo. Cerchiamo perlomeno di non mandarci chi, potendo avere delle opportunità, non sarebbe destinato a andarci e poi di dare a chi ne esce una opportunità di ravvedimento. Non appelliamoci alla certezza della pena, perché in Italia la certezza della pena già c'è, ma è riservata ai poveracci, che non hanno la possibilità di una adeguata difesa né possono accedere ai benefìci. (Applausi dal Gruppo RC-SE) perché non hanno una casa, non hanno un lavoro, non hanno qualcuno che garantisca per loro e così scontano sempre tutti la pena per intero.

Signor Presidente, la validità di un sistema giudiziario o di un sistema difesa può essere testata, come si suol dire, sotto molti punti di vista (la lentezza dei processi ed altro). Uno dei test più importanti è il carcere. Ebbene, siamo passati dal fascismo alla democrazia con tutta la sua Costituzione, da un'Italia contadina ad un'Italia postfordista, ma la composizione sociale della popolazione carceraria non è migliorata, anzi è peggiorata. (Applausi dal Gruppo RC-SE).

La stragrande maggioranza dei detenuti non è composta da delinquenti (anche questo è un brutto termine da utilizzare verso le persone), ma è composta da persone analfabete o semianalfabete. Una volta si affermava che in galera ci andava chi non sapeva né leggere né scrivere; ora c'è anche un mare di extracomunitari e, quindi, si può affermare che in galera ci va chi non sa leggere, chi non sa scrivere e chi non sa neanche parlare. È a questi che noi dobbiamo guardare!

Il collega D'Ambrosio si è fermato alla scuola positiva di Ferri, ma poi la cultura giuridica è andata molto più avanti.

Il Gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea voterà convintamente questo provvedimento di concessione dell'indulto perché rappresenta uno stimolo a porre mano ad una seria e complessiva riforma del nostro sistema penale: l'unica riforma che potrebbe rendere inutile nel futuro il varo di un'ulteriore amnistia o di un ulteriore indulto. (Applausi dal Gruppo RC-SE, Ulivo e FI. Congratulazioni).

Presidenza del presidente MARINI (ore 17,25)

CARUSO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CARUSO (AN). Signor Presidente, prendo la parola per dichiarare il voto finale che sarà espresso dai componenti del Gruppo di Alleanza Nazionale sul disegno di legge di concessione dell'indulto, con l'eccezione - in tutta ovvietà - di quei senatori che, a titolo personale, hanno già fatto sapere o faranno eventualmente sapere con dichiarazioni in dissenso di vederla diversamente.

Per quanto riguarda Alleanza Nazionale (che è e continua a rimanere contraria rispetto alla «scorciatoia» del provvedimento di clemenza, come temporanea e quindi inidonea soluzione a problemi penitenziari e di giustizia, che hanno ben marcato carattere strutturale), «vederla diversamente» vuol dire, signor Presidente, considerare la concessione dell'indulto cosa giusta e opportuna in sé, oltre che cosa giusta ed opportuna per come è stata congegnata dalla maggioranza di parlamentari, che si è formata alla Camera dei deputati e che si formerà qui in Senato.

Alleanza Nazionale ritiene invece che vi siano forti e fondati argomenti che militano nella direzione del considerare il disegno di legge incongruo e mal concepito, per le sue contraddittorietà, per le sue palesi incongruenza ed inopportunità (talune delle quali anche ricordate dal relatore, sebbene assai sommessamente, come del resto impone la «parte di giornata» di oggi che a lui tocca recitare), oltre che inaccettabile in sé.

Il provvedimento in esame, infatti, è inaccettabile in sé per molteplici motivi. Innanzi tutto, esso non è e non potrà mai essere uno strumento di politica criminale; inoltre, con sua buona pace, senatore Manzione, questo è (e vuole continuare ad essere) un Paese che, malgrado taluni cattivi maestri e taluni non autorevoli portatori di diversa opinione, crede nel diritto e non nel «diritto ad orologeria», come inevitabilmente è quando un Paese che, non riuscendo a garantire giustizia, fa finta di risolvere il problema assumendo che non vi sia (in un certo momento) alcuna ragione per aver "bisogno di giustizia".

Il disegno di legge è inaccettabile in sé anche perché è contrario a princìpi di giustizia; perché è rappresentativo di una giustizia con la logica dello sconto; perché è rappresentativo di un Paese che non è in grado di esprimere una direzione di marcia seria ed univoca, in una decisiva area del confronto sociale e delle esigenze sociali, qual è quella della tutela dei diritti e della necessità di sicurezza, cioè - in uno - della determinata aspirazione dei suoi cittadini ad una buona qualità di vita, che sia legittimo compenso delle fatiche, delle rinunce e degli sforzi che sono da essi quotidianamente affrontati; ancora, perché (ahimè) contribuisce a dipingere il nostro Stato, soprattutto agli occhi degli interlocutori internazionali, come il Paese del "tutto che finisce in burletta", del "solleone", assai bravo nell'enunciare i grandi princìpi e assai rapido nel trovare le più rapide soluzioni per non rispettarli.

Ho ricevuto in questi giorni, colleghi di Forza Italia, come tutti voi, le perorazioni dell'industria dell'informatica, della musica, del cinema, della letteratura, di quell'industria che abbiamo ascoltato con attenzione quando si è trattato di stabilire leggi, anche severe, a protezione dei loro saperi, che sono i nostri attuali e futuri saperi, dall'indebita appropriazione degli stessi ad opera di scaltre organizzazioni criminali, maestre del doppio reato, del furto di beni di altri e dello sfruttamento di poveracci per la relativa rivendita. Quell'industria oggi ci chiede di escludere dal novero dei reati che beneficiano dell'indulto quelli che li riguardano.

Vi chiedo scusa, colleghi, e chiedo scusa a chi ha fatto la richiesta, ma non ho potuto trattenere il sorriso per la doppia ingenuità: come è possibile chiedere a chi è determinato a concedere indulto, senza pensare di escludervi, per esempio, coloro i quali hanno compiuto omicidi, con le sevizie successive di cui ancora in questi giorni siamo stati costretti a leggere, e di escludervi invece coloro che, meno sanguinosamente, trafficano con i beni della proprietà intellettuale? E come è possibile - posto che in carcere di costoro non ve ne è uno - chiedere a chi vuole l'indulto di platealmente smentire il grande alibi, che è quello della norma svuota carceri?

In ogni caso ad Alleanza Nazionale, formazione politica come è, che ha quale proprio fondante valore quello di essere composta da gente, fra la gente, non può appartenere un provvedimento che è testimonianza, invece, di incolmabile distanza tra lo Stato e chi Governa lo Stato, tra il comune sentire delle persone e chi governa le persone.

Ci ha ripetuto il ministro Mastella, ci ripetono i colleghi della maggioranza, che quella dell'indulto è una misura indispensabile prima dell'estate, prima del momento di maggiore sofferenza per chi si deve misurare con le ristrettezze del carcere, e che tale è la ragione per cui è stato necessario imprimere al provvedimento l'irragionevole accelerazione che ne ha di fatto impedito anche il più banale miglioramento.

Mi vengono in mente, signor Ministro, un bel po' di anziani e di nostri concittadini senza condizionatori d'aria e tuttavia altro non posso che dirle si tratta di una bugia, questa sua e della sua maggioranza, che è bugia fra le tante di questi giorni, che non ci è sfuggita, e che non sfuggirà alla gente. Si tratta di una bugia che fa il paio con quella che è rappresentata dalle ispirate parole con cui il ministro Bersani e il vice ministro Visco hanno cercato di giustificare le loro recenti iniziative. Si tratta di una bugia, perché ben sappiamo, signor Presidente, che è banale tattica politica (della politichetta con la «p» minuscola) quella di assestare all'inizio della legislatura i colpi più duri e meno graditi agli elettori - tasse e amnistie, fra questi - con la convinzione che gli elettori poi dimenticheranno, in quell'attitudine tutta italiana all'assuefazione, nel tempo che intercorrerà rispetto alle successive elezioni.

Non sarà così questa volta, perché le successive elezioni non si faranno attendere, non solo perché siete una maggioranza composta da pochi, ma soprattutto perché siete una maggioranza composta da arroganti, fedeli servitori non di chi vi ha fornito il voto per governare, in tutta buona fede, ma solo di quei poteri forti, vecchi e nuovi, di quelle cupole e di quelle nomenclature che non vi hanno lesinato il loro appoggio, e che vi hanno fornito i loro strumenti (scrutatori e presidenti di seggio compresi), perché poteste vincere il confronto elettorale, nella ridicola misura con cui l'avete peraltro vinto.

Non sarà così questa volta, perché non dimenticheranno i professionisti, non dimenticheranno gli ingegneri, i dottori commercialisti, gli avvocati, i farmacisti, i tassisti, i panettieri, tutti coloro che pagheranno il conto della vista lunga del ministro Bersani, e del braccio corto del vice ministro Visco.

Non sarà così questa volta, perché non dimenticherà la gente che ha subito le conseguenze dei reati che sono oggi da voi perdonati e dalla gente che subirà le conseguenze dei nuovi reati che saranno compiuti a partire da domani. Ho detto prima delle bugie, tra le bugie. E devo aggiungere, le omertosità, tra le omertosità. Devo dare atto, in relazione a queste ultime, che il presidente della 2a Commissione, senatore Cesare Salvi, non ha avuto esitazione alcuna ad accogliere con intelligenza politica - e con intelligenza, e basta - la mia richiesta che fosse ascoltato il Ministro dell'Interno o chiunque del suo Dicastero, a qualsiasi livello, fosse dallo stesso ritenuto, perché il Ministro dell'Interno ci dicesse quali sono le sue previsioni, le sue valutazioni e le iniziative preventive, soprattutto, con riferimento all'aumento dei reati atteso nei prossimi mesi, in conseguenza della ritrovata libertà - in alcuni casi della completa libertà - da parte di decine di migliaia di persone la cui stragrande maggioranza è costituita da delinquenti professionali e abituali nella sostanza.

Mi spiace per il senatore. Manzione, che si è un po' lamentato della reiterazione dell'argomento, ma il fatto è - e resta - che il Ministro dell'Interno non è venuto, il Ministro dell'Interno non ha risposto. Non ha ritenuto che fosse ragionevole che il Parlamento fosse informato, prima di decidere di quali saranno, per i cittadini, per il Paese, per la sua economia, le conseguenze del provvedimento che sarà deliberato. Forse la verità è che il Ministro non ha avuto il tempo per pensarci; forse il Ministro non sa quali conseguenze possono attendersi e forse le vorrà apprendere dopo, a cose fatte, così come il senatore Brutti ha ieri cercato di convincere che è intelligente che sia.

Forse, è meglio il silente ed assente Ministro dell'interno, rispetto a chi, dalle parti della giustizia, non ha viceversa avuto il minimo riguardo, non solo istituzionale, ma finanche personale, nel rappresentare in maniera falsa ed omertosa la situazione per come si assume che sia.

Ci è stato detto che il provvedimento di indulto riguarderà circa 12.750 detenuti e che il Ministro ha stimato tale numero tenendo conto - in anticipo rispetto a quando questo è poi accaduto - che la Camera avrebbe da una parte aumentato il relativo numero, portando dal 31 dicembre 2005 (come era nella prospettazione iniziale) al 2 maggio 2006 la data entro cui potevano essere impunemente compiuti reati dai soggetti interessati.

In secondo luogo, ci è stato altresì detto che la Camera avrebbe da altra parte diminuito il relativo numero, escludendo chi ha compiuto taluni reati.

Ci fa piacere apprendere che ai cento sottosegretari che il presidente Prodi ha voluto intorno a sé ora si sia anche aggiunto, nell'ombra come gli è caratteristico, anche il mai sufficientemente lodato Otelma, mago e divinatore, perché solo a questi sarebbe riuscito un esercizio come quello che ci è stato propinato; che è stato propinato a me, signor Presidente, ma anche a colleghi senatori come Castelli e D'Ambrosio, che - non tra le stelle, ma assai più semplicemente sul sito Internet del DAP (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) - hanno letto il vero numero dei detenuti che saranno resi liberi senza aver espiato pena, o avendola espiata solo in parte: non più di 22.000, non meno di 17.000.

 

PRESIDENTE. Senatore Caruso, la invito a concludere.

 

CARUSO (AN). Ma la verità, colleghi, è ancora un'altra e la stessa ci viene disinvoltamente e omertosamente taciuta. Il provvedimento di indulto non riguarda i soli detenuti ed è quindi una bugia quella di chi sostiene che si tratta di un provvedimento di clemenza verso chi è in carcere.

Il provvedimento di indulto riguarda infatti un numero almeno dieci volte superiore a quello dei detenuti indicati dal ministro Mastella, perché riguarda infatti anche le circa 50.000-60.000 persone affidate, con libertà limitata e controllata, agli Uffici dell'esecuzione penale esterna, perché riguarda anche le ulteriori 60.000 persone che, condannate in via definitiva, sono in attesa che i tribunali di sorveglianza si pronuncino proprio sul fatto se esse devono essere destinati al carcere o, viceversa, all'Esecuzione penale esterna. Circa 140.000-150.000 persone che hanno commesso reati saranno da domani libere, completamente libere perché nemmeno ad una misura di sicurezza accompagnatoria avete pensato, signori della maggioranza, e ci avete permesso di proporre.

Questa è la verità ministro Mastella, ed è fra le ragioni per cui Alleanza Nazionale voterà contro il disegno di legge. Non perché si sente migliore di qualcun altro - come lei ha poco fa sussurrato - ma perché ha sempre creduto in una giustizia che non fosse mai esemplare, ma semplicemente proporzionata ed effettiva e non ha cambiato ora idea. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).

BIONDI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BIONDI (FI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, onorevole ministro Mastella, rappresentanti del Governo, credo che il 29 luglio sia una bella giornata perché è la prima volta che in Parlamento si discute, ci si divide, si affrontano articoli ed emendamenti, ma non siamo costretti, dalla camicia di forza di talune decisioni imposte alla stessa maggioranza e all'opposizione, a prendere o a lasciare, bere o affogare.

Possiamo pertanto discutere serenamente per l'eccezionalità della misura che stiamo per assumere. Bene ha detto il collega Bulgarelli qualche minuto fa: discutiamo come se questo provvedimento costituisse una realtà generale. Si tratta di una eccezione, una penosa eccezione, che deriva dall'entità di tempo che ha diviso un precedente provvedimento rispetto anche a quello che nel 1992 ha deciso il Parlamento, con legge costituzionale, indicando che occorrevano due terzi dei deputati e senatori perché la legge avesse la possibilità di essere applicata.

Tutto ciò significa eccezionalità: non è un'eccezionalità politica, non crea degli archi rampanti tra chi è all'opposizione o chi alla maggioranza attuale.

No, non è questo e mi spiace che non sia stato colto da molti. Questa è una valutazione che la Costituzione chiede al di là delle differenze politiche, che restano e dividono gli schieramenti, quando il problema investe questioni molto diverse, che sono etico-politico-giuridiche e insieme rappresentano la politica nel senso più greco del termine, intendendo cioè quello che è necessario in un determinato momento storico.

Allora, eviterò le polemiche con chi va a mezzo servizio tra il Governo e l'opposizione: capisco la tentazione propagandistica, l'ho praticata tante volte anche io. Questo, tuttavia, è un tema che non lo consente. Ho avuto piacere che il collega Formisano abbia fatto un discorso molto misurato, gliel'ho detto di persona, perché è così che si manifestano le diversità.

Tuttavia desidero dire che Forza Italia nel prendere questa posizione è convinta, non da motivi d'interesse politico e nemmeno propagandistico, perché sappiamo che la pubblica opinione, fomentata da alcuni qualunquismi di tipo giuridico, talvolta viene contro i sentimenti personali della gente, del popolo. In questo caso si vota finalmente come vuole la Costituzione, senza vincolo di mandato, ognuno a seconda delle proprie convinzioni e dei propri sentimenti.

Posso dire che una misura come questa elimina non una pena, ma due, forse tre. Carnelutti diceva, infatti, che il processo è già una pena e molte volte si va in galera anni dopo il reato commesso. La durezza della carcerazione significa anche l'abbandono di un recupero che la vita civile aveva consentito. Certo, si è commesso un delitto. I delitti e le pene sono certamente gemelli nella necessità che siano gli uni prevenuti e gli altri repressi, quando è necessario. Tuttavia, ci sono i momenti, non dell'indulgenza, ma della ragione; momenti in cui si deve decidere stabilendo il criterio che è presente anche nel codice: quello della prevalenza tra due valori che possono entrare in conflitto e per i quali, e dai quali, bisogna trarre la motivazione di una decisione razionale e non dettata da taluni istinti.

Ha ragione il senatore Castelli quando ha detto stamani di non essere mosso da bassi istinti. Anzi, siete mossi da istinti che posso riconoscere come elevati, non bassi. Non credo che chi decida in un modo possa appartenere alla Banda Bassotti e qualcun'altro alle pie vergini, che assumono atteggiamenti sempre all'insegna di una castità che è tutta da dimostrare. Credo, invece, che in un caso come questo, la nostra scelta debba essere estremamente e rigorosamente razionale.

Nel carcere - chi ci è andato lo sa - convive una realtà vergognosa. Ho difeso recentemente un pentito che poi si è pentito e ha militato dalla parte ritenuta sbagliata da qualche parte della magistratura. Ha scritto tante lettere di sofferenza, poi ho saputo che a Busto Arsizio è morto suicidato o suicidatosi: è ancora in corso l'inchiesta.

Mi chiedo quanti non resistano a una vita carceraria dove la compressione della comunità e, talvolta, le stesse opportunità che il carcere offre - la stessa televisione e la radio - sono motivi di tortura nella convivenza compressa della gente che sta insieme.

Perché, signor Presidente, onorevoli colleghi, quando discutiamo di queste cose dobbiamo immaginare che da una parte ci siano i giustizialisti e dall'altra i garantisti? Non è così; è nel processo che devono esservi le garanzie.

Quando si riceve una pena, questa deve essere scontata, ma lo Stato, nella Costituzione, ha previsto l'indulto: a chi è stato affidato il compito di decidere sull'indulto? Non è più il sovrano che, qualche volta, gratificava con il condono i peggiori dei suoi sudditi per assicurarsene i favori, ma è il popolo, oggi, rappresentato in Parlamento, che decide, con una maggioranza di sentimenti e di opinioni - non una maggioranza politica anche se ho sentito usare questo termine a meno che per politico si intenda la polis -. Non si tratta di una maggioranza partitica, perché è differenziata: ognuno resta al suo posto.

Personalmente ho avuto, nella mia lunga vita anche istituzionale, occasione di misurarmi sulle questioni che possono, in un determinato momento storico, far scegliere le vie più rigorose e dure e quelle che sono state considerate indulgenziali, ma oggi non si tratta di questo. Ci interessa invece che i cittadini che soffrono in galera, maschi e femmine comprese le mamme con bambini che hanno meno di tre anni, possano avere la speranza di uscire.

Si esprime una specie di prognosi negativa: si trasforma la presunzione di innocenza in presunzione di recidiva: è una visione pessimistica della vita. Io posso affermare, perché ho forse qualche anno più di altri, che non è vero che chi ha usufruito del condono esce e rientra dal carcere, va e viene come se si trattasse di un Grand Hotel: non è così! Ci sono delle persone che, recuperata la propria libertà, la mettono a capitale di una speranza di vita. Ci saranno anche quelli che sbaglieranno ancora e allora la legge prevede che scontino la doppia pena.

Per questo motivo non vi è, tra di noi, una differenza di valutazione che obbedisca a motivazioni di carattere politico o di carattere partitico. Si tratta di una scelta e questa scelta non è limitata ma ampia: l'eccezione ad una regola che si imporrà. Forse questo è un momento importante per tutti noi, colleghi e colleghe del Senato, per dismettere questa impostazione cuore contro cuore, cervello contro cervello, perché vi è la necessità di rimuovere le cause che rendono eccezionale oggi la nostra decisione, in modo che i processi siano più rapidi, i rapporti con la magistratura e con l'avvocatura siano più chiari e che si possa svolgere finalmente un grande discorso nuovo su come affrontare, eliminare, elidere i problemi difficili della giustizia.

Va bene: il tempo è passato ed è anche il momento che io dica che Forza Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Bulgarelli).

*BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori e senatrici, la discussione e lo schieramento che si è delineato in materia di indulto nella giornata che abbiamo trascorso, rivelano una consapevolezza largamente diffusa nel Senato e nel Parlamento italiano.

L'articolo 27 della Costituzione prescrive che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Ebbene la nostra consapevolezza larga, che va la di là delle divisioni politiche, è che i fatti, le condizioni concrete di vita nelle carceri si discostano drammaticamente da questa norma costituzionale: essa non trova applicazione ed è per questo che, da più parti, ci si interroga su quel che si deve fare per intervenire qui ed ora, subito, senza rinvii, sulla condizione di sovraffollamento, di disagio, di disperazione che è propria dei penitenziari italiani.

Anche l'onorevole Bossi, nei giorni scorsi, in un'intervista alla «Repubblica», ha dichiarato la sua disponibilità ad un provvedimento di clemenza; disponibilità teorica che prescindeva dalla proposta che poi sarebbe stata avanzata, eppure è il segno di una sensibilità che va al di là delle opinioni politiche, al di là degli schieramenti e che si muove di fronte ad un dramma: 61.000 detenuti!

L'imbarbarimento delle carceri italiane in questi anni è cresciuto a dismisura, e con esso la povertà, il disagio, mentre il lavoro per i detenuti è difficile e vi è una grande quantità di tossicodipendenti privati di qualsiasi prospettiva di recupero e gli stranieri, gli stranieri poveri. Nel 2005, l'80 per cento degli stranieri che sono entrati nelle carceri italiane vi sono entrati per la violazione delle norme in materia di espulsione.

Credo che non dobbiamo distogliere lo sguardo dalle condizioni drammatiche della popolazione carceraria, dobbiamo intervenire. Tutto questo pone alla collettività e allo Stato democratico un problema ineludibile. Ho ascoltato le argomentazioni serie e convinte del collega D'Ambrosio e ho riflettuto in questi giorni sulle parole che egli ha più volte pronunziato nelle nostre riunioni. È vero, occorre intervenire sulle ragioni di fondo che determinano il sovraffollamento, il disagio e la disperazione nelle carceri.

Tuttavia, per intervenire su queste condizioni di fondo è necessario varare leggi, procedere ad una razionalizzazione delle leggi penali che in questi anni si sono sovrapposte le une alle altre, quasi con un inseguimento delle pene, come se ogni problema della società italiana dovesse essere affrontato attraverso lo strumento della reclusione. Abbiamo bisogno di leggi e di leggi che non possono essere varate senza il confronto, il dibattito e anche la convergenza tra forze politiche diverse, tra maggioranza ed opposizione.

Per questa ragione c'è bisogno di tempo, non si varano immediatamente leggi capaci di intervenire sull'emergenza delle carceri italiane. Proprio per questo siamo convinti che se l'obiettivo, la prospettiva è quella che è stata lucidamente indicata dal collega D'Ambrosio, come da altri, sia necessario, per aprire una nuova stagione di riforme, adottare un provvedimento eccezionale, con una riduzione delle pene detentive, che attenui la tensione e il disagio delle carceri italiane. Pensiamo alle persone, alle donne e agli uomini, alla povera gente, a quelli che stanno in carcere per reati minori e pensiamo ai bambini e alle bambine che oggi sono nelle carceri italiane assieme alle loro madri e che si trovano là soltanto perché le loro madri sono state incarcerate, magari per reati lievi. Allora, l'indulto serve a questo: ad affrontare l'emergenza dell'imbarbarimento.

È un provvedimento eccezionale, sono 16 anni che non si ricorre all'indulto nell'ordinamento italiano. Sono 16 anni: l'ultima volta fu nel 1990 e vi fu anche un'amnistia per reati puniti con pene non superiori ai tre anni.

Oggi si propone qui esclusivamente un indulto, una riduzione del carcere, della pena detentiva. Dovrebbero comunque uscire questi detenuti; usciranno prima: questo è il senso della riduzione della misura della pena detentiva. In questa legge vi è l'elenco più lungo che mai vi sia stato nei provvedimenti d'indulto, durante la storia della Repubblica, di reati che vengono esclusi dal provvedimento di clemenza. Abbiamo infatti escluso i reati più gravi, i reati che colpiscono le persone, come la tratta degli esseri umani, la violenza sessuale, i reati che contengono in sé una violenza intollerabile, come il sequestro di persona, la pedofilia, i reati che feriscono l'ordinamento democratico, come i delitti di mafia, i delitti di terrorismo e poi altri come l'usura e come tutti i reati che si commettono avvalendosi dei mezzi dell'associazione mafiosa. Vi è insomma una lista assai nutrita di esclusioni.

Non è un'amnistia. L'amnistia cancella i reati, l'indulto riduce le pene e ciò significa che per i reati contro la pubblica amministrazione, per i reati finanziari e per i fatti di corruzione, le responsabilità verranno accertate, le complicità verranno individuate, la verità verrà scoperta, i colpevoli verranno condannati, le pene detentive verranno irrogate e ci sarà soltanto una riduzione della pena detentiva.

Essa non toccherà l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i corruttori, che saranno messi al bando, che usciranno dalla vita pubblica. Essa non toccherà le pene accessorie temporanee: chi ha commesso reati in qualità di professionista o come membro di un consiglio di amministrazione uscirà dall'attività professionale, verrà messo fuori da quel consiglio di amministrazione.

E allora le parole pronunciate in questi giorni dal ministro Di Pietro, le sue argomentazioni non hanno fondamento, questo non è un colpo di spugna! (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE e FI). Ed io mi rifiuto di accettare lezioni che si fondano su argomentazioni prive di fondamento, su argomenti che non hanno consistenza.

E mi rifiuto tanto più di accettare queste lezioni, poiché esse vengono proposte e formulate con parole insultanti. È grave ed è penoso per noi che parole insultanti nei nostri confronti, nei confronti del lavoro parlamentare che abbiamo svolto in questi giorni, vengano rivolte da un Ministro della Repubblica che noi sosteniamo lealmente come membro del nostro Governo.

 

AMATO (FI). Dimissioni!

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Per tutte queste ragioni, signor Presidente, colleghi, il Gruppo dell'Ulivo si schiera, prende una posizione, assume una responsabilità. Non siamo di fronte ad una decisione che abbiamo preso in queste settimane a cuor leggero. Essa è il risultato di un incontro tra forze politiche, sensibilità e punti di vista diversi tra loro, perché era necessaria la maggioranza dei due terzi per varare una legge come questa.

Tuttavia, questo incontro ha un suo significato: vuol dire che nel Parlamento italiano, quando sono in gioco valori e decisioni che riguardano la vita della nostra società e che toccano la coscienza di ciascuno di noi, è possibile non trattarsi da avversari che non parlano tra loro, da persone che non si conoscono, da uomini e donne che sono costretti ad una contrapposizione quotidiana e costante.

La regola della maggioranza dei due terzi ci imponeva di ricercare un punto di incontro, anche su aspetti di questa legge che a taluni di noi possono non piacere, ma l'obiettivo fondamentale oggi è quello di tendere una mano: è che il Parlamento tenda una mano verso i disperati, verso coloro che vivono condizioni tragiche nelle carceri italiane, ma anche verso gli operatori della polizia penitenziaria e verso tutti gli operatori che lavorano e si sacrificano nelle carceri italiane, che patiscono gli effetti - dannosi per tutti - del sovraffollamento, della inadeguatezza delle strutture, della mancata attuazione delle leggi, a cominciare dalla riforma dell'assistenza sanitaria in carcere.

Noi voteremo convintamente a favore di questo testo di legge. (Vivi applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, Aut e IU-Verdi-Com e dai banchi del Governo).

ZANONE (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

 

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

 

ZANONE (Ulivo). Signor Presidente, signor Ministro, signori senatori, la legge che il Senato si avvia a votare è giustificata, o meglio imposta dall'urgenza di sfoltire le carceri per ridurre i disagi e le umiliazioni che aggiungono un aggravio iniquo alla più terribile delle pene, la restrizione della libertà personale.

È scritto, lo ha appena ricordato il senatore Brutti, che il trattamento dei detenuti non può essere contrario al senso di umanità. Ma la questione è se per provvedervi occorra e convenga ricorrere ancora una volta, all'ultima ora della canicola, allo strumento dell'indulto.

Ritengo che più che un atto di clemenza, l'indulto sia per tradizione un residuo dell'indulgenza dell'antico regime ed in realtà anche una resa dello Stato di fronte alla propria inefficienza.

Non credo davvero che nella tradizione dell'indulto vi sia alcunché di liberale, perché quel potere che concede clemenza può anche negarla a suo piacere, mentre le garanzie di giustizia, comprese quella dei carcerati, sono diritti del cittadino e non concessioni saltuarie del potere. Dunque, l'umanità della condizione carceraria va garantita nelle premesse che la determinano e non negli effetti che la offendono.

Non c'erano dunque altre strade, le abbiamo sentite anche qui, si potevano e si possono disporre pene alternative alla carcerazione e non è difficile individuarle, almeno per le due categorie più numerose: i clandestini stranieri e i tossicodipendenti. Si poteva e si può, per i condannati alla detenzione, attrezzare carceri adeguate, a cominciare da quelle che, a quanto si sente dire, sarebbero già pronte o quasi pronte, ma restano chiuse per mancanza di fondi.

L'obiezione è quella di sempre: gli interventi strutturali hanno bisogno di un tempo che non c'è, ma io frequento, salvo un consistente intervallo, il Parlamento dal 1976, e per trent'anni ho sentito ripetere quella obiezione, devo per ciò ammettere pro quota anche a mio carico che il tempo c'era. Temo che il ricorso all'indulto varrà soltanto a spostare ancora una volta il tempo degli interventi strutturali.

Non credo che la soluzione sia giusta se si paragonano i suoi benefici presunti con i costi più che probabili.

Per questi motivi, signor Presidente, che non hanno nulla a che vedere con i tatticismi politici e credo non deroghino al senso della giustizia, dichiaro che voterò contro il disegno di legge. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Balboni).

PALERMI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

 

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

 

PALERMI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli senatori, parlo a nome di alcuni componenti del Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani: i senatori Donati, Pellegatta, Tibaldi, Fernando Rossi ed io stessa, ovviamente.

Noi non voteremo a favore di questo pessimo indulto, daremo un voto d'astensione, consapevoli che al Senato equivale ad un voto contrario. Condividiamo quanto detto dall'onorevole Bulgarelli, perché a Bulgarelli ci unisce un rapporto profondo di stima e di amicizia, ma per una di quelle contraddizioni non così rare nei rapporti e nelle relazioni, che a volte si determinano, le sue stesse considerazioni ci inducono a trarre conseguenze diverse.

Noi conosciamo bene le condizioni in cui versa la popolazione carceraria. L'attività politica mi ha portato qualche anno fa a conoscerla bene, a studiarne le tremende condizioni, a tentare di individuare possibili rimedi, che non sono quelli di un indulto in cui si ravvisano con chiarezza scambi intervenuti tra forze politiche anche avversarie.

Il sovraffollamento carcerario deriva dal fatto che nelle galere vengono rinchiusi i problemi sociali che non si sanno o non si vogliono affrontare, perché difficili, certo, complicati, a volte persino disperanti, ma ineludibili, se vogliamo che le nostre carceri abbiano una parvenza di civiltà.

Nelle carceri vengono rinchiusi problemi sociali come la tossicodipendenza e l'immigrazione. Dico per inciso che gli immigrati in Italia hanno il privilegio di godere di due tipi addirittura di detenzione: le galere e i CPT, più che dell'indulto hanno bisogno dell'abrogazione urgente della Bossi-Fini. Il sovraffollamento è dovuto al fatto che non si ha il coraggio di depenalizzare radicalmente il codice penale. Troppe sono le resistenze miopi, egoiste, anche autoritarie; il sovraffollamento deriva dal fatto che non esistono gli strumenti di recupero previsti, che il carcere non viene inteso come misura finale, estrema, ma come prima, e anche impotente socialmente, misura.

Ci sono tutte le ragioni, più di quelle che ho elencato, che rendono necessario l'indulto, ma se la ragione prima è davvero quella del sovraffollamento, perché comprendete reati che in realtà non affollano affatto le nostre galere? Voto di scambio mafioso, colletti bianchi, truffe contro i risparmiatori, delitti contro l'integrità dei lavoratori, reati fiscali, sì, cari colleghi, reati fiscali.

Quanta gente c'è in galera che si è macchiata di questi delitti? Che messaggio manda un indulto per i delitti contro i lavoratori ad un Paese, dove i morti sul lavoro, gli omicidi cosiddetti bianchi, sono in media - sono dati dell'INAIL - quattro al giorno. Che messaggio manda l'indulto per i reati fiscali ad un Paese dove l'evasione ha una unica eccezione, quella dei lavoratori dipendenti, perché a loro si applica direttamente il prelievo sulla busta paga? Onorevoli senatori della maggioranza, l'Unione esce macchiata....

 

PRESIDENTE. Senatrice Palermi, il tempo è scaduto da qualche secondo. La prego di concludere.

 

PALERMI (IU-Verdi-Com). ... non è compresa dal Paese e dalla gente che ci ha votato. È per queste ragioni, Presidente, che ci asterremo a questo pessimo indulto. (Applausi dei senatori Tibaldi e Bulgarelli).

FISICHELLA (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.

 

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

 

FISICHELLA (Ulivo). Signor Presidente, dichiaro il mio voto contrario al disegno di legge in materia di concessione dell'indulto.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la votazione finale del disegno di legge al nostro esame, per la cui approvazione è necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti del Senato, avrà luogo mediante procedimento elettronico.