Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (2173 KB)

Versione HTML base



Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 29/07/2006


*TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, personalmente ritengo che la legge sull'indulto sia una legge, oltre che necessaria, sostanzialmente giusta, e ciò perché è mia ferma convinzione che il grado di evoluzione e civiltà di uno Stato lo si valuti anche dal modo in cui esso attua la pena. In tale ottica è intollerabile che strutture carcerarie con una capienza di 40.000 detenuti, come le nostre, ne ospitino attualmente 62.000.

È pacifico, almeno credo lo dovrebbe essere tra di noi, che il vertiginoso aumento della popolazione carceraria non vede certamente come suoi protagonisti soggetti appartenenti alle classi dirigenti (i cosiddetti colletti bianchi), essendo al contrario alimentato prevalentemente da tossicodipendenti, extracomunitari - qui la legge cosiddetta Bossi-Fini ha dato il suo contributo in maniera rilevante - e soggetti ai margini della società. Tutti elementi che gravitano nell'ambiente carcerario senza alcuna prospettiva - ripeto, senza alcuna prospettiva - di reinserimento sociale.

Su questi soggetti si è abbattuta la scure della tolleranza zero, veicolata dalla legge ex Cirielli, destinata ad aumentare continuamente il numero dei detenuti se non prendiamo provvedimento e sono anche l'effetto delle scelte politiche operate dal precedente Governo di essere molto forte con i deboli e molto, molto debole con i forti.

È evidente che l'approvazione del solo indulto non sarà sufficiente a riportare la popolazione carceraria entro i limiti di capienza, non essendo un atto di clemenza idoneo ad azzerare gli effetti di una cattiva legislazione che ha puntato, negli ultimi anni, esclusivamente all'inasprimento delle pene, senza curarsi minimamente della funzione fondamentale di rieducazione, in palese violazione del comma 3 dell'articolo 27 della Costituzione.

Ritengo dunque, in un'ottica di intervento organico, che vi sia urgenza di pianificare un programma di recupero e di reinserimento sociale dei detenuti, implementando l'organico delle carceri, mediante la presenza non solo di personale cosiddetto normale, che è sotto organico, ma anche di personale medico e di assistenti sociali, attuando ed attivando istituti di pena alternativi che consentano il reale reinserimento del detenuto.

Tutto ciò non senza aver rivisto prima le leggi che hanno portato nelle carceri un'imponente quantità di soggetti emarginati, per i quali dovrebbero e potrebbero essere previsti sistemi di pena alternativi alla detenzione in carcere e per i quali in precedenza la detenzione non era affatto prevista.

Ciò detto, posto che è prevista una maggioranza qualificata per votare la legge sull'indulto, è fuori di dubbio che si sono dovuti fare patti e trattative per raggiungere il 70 per cento dei voti necessari.

Però tale principio di ragionevolezza e buonsenso politico non può, ripeto, non può travalicare dei limiti, come quello dell'inclusione del provvedimento di condono dei delitti di cui all'articolo 416-ter del codice penale, cioè il voto di scambio mafioso, che non ha nulla a che fare con il decongestionamento delle carceri ed attiene, peraltro, ai cosiddetti poteri forti, qualcuno dei quali magari si trova anche all'interno delle istituzioni.

Allo stesso modo trovo scandaloso che nella norma siano inclusi i reati societari, i reati fiscali, i reati contro la pubblica amministrazione.

Per queste motivazioni, insieme ad altri colleghi del Gruppo - non parlo quindi a nome di tutto il Gruppo - abbiamo presentato quattro emendamenti specifici, uno relativo all'articolo 416-ter del codice penale, gli altri relativi ai reati cui accennavo prima: si tratta, cioè, di escludere dall'indulto i reati contro la pubblica amministrazione, i reati societari e i reati fiscali.

 

PRESIDENTE. Senatore, la invito a concludere.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, le chiedo qualche minuto in più, dichiarando, sin d'ora, di rinunciare ad intervenire a sostegno degli emendamenti da me presentati.

 

PRESIDENTE. Prego, senatore.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Va da sé che riteniamo che una norma di clemenza sia giusta e che quindi sia necessario che anche questo ramo del Parlamento la approvi.

Però, quando si tratta di reati societari, di reati contro la pubblica amministrazione, di false comunicazioni sociali ed in bilancio, di dichiarazione fraudolenta (si vedano, a questo proposito, ad esempio, il caso Parmalat ed altri) ritengo che non sia moralmente giusto che essi vengano condonati attraverso l'indulto. Per questo chiedo all'Assemblea di approvare questi emendamenti.

Infine, anche se mi è stato spiegato da autorevoli rappresentanti di quest'Aula, che sino ad oggi, nessun provvedimento di indulto ha escluso dal proprio ambito di operatività i reati in materia di sicurezza e salute sul lavoro, ritengo che l'odierna inclusione nel provvedimento di indulto sia un segnale particolarmente negativo e grave e, soprattutto, molto contraddittorio rispetto allo stato attuale del dibattito socio - politico che si è svolto in questa materia. Infatti, uno dei primi interventi del Capo dello Stato ha avuto ad oggetto proprio la stigmatizzazione del fenomeno delle morti bianche, e ripeto, bianche, quasi fossero innocenti, mentre con esse perdono la vita 1.300 lavoratori ogni anno. Tale dibattito ha asserito, con il contributo di tutti, l'urgenza di interventi più cogenti su detta materia.

 

PRESIDENTE. Senatore Tibaldi, deve concludere.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Si era già deciso di reiterare la Commissione parlamentare d'inchiesta speciale sull'argomento degli infortuni e delle morti bianche sul lavoro. Una delle prime norme poste all'ordine del giorno è quella relativa ad una parte di questo fenomeno che riguarda la questione dell'amianto.

Anche per queste motivazioni annuncio che ho presentato un emendamento in questa direzione. Ritengo sia utile e necessario che l'Assemblea escluda i reati contro la salute e la sicurezza sul lavoro. Tra l'altro in carcere non vi è mai stato, nella storia della nostra Repubblica, un datore di lavoro che ha coscientemente provocato la morte di lavoratori, oppure un responsabile di un'azienda come l'Eternit di Alessandria, che ha provocato la morte di migliaia e migliaia di lavoratori e gravi, gravissime malattie.

Ritengo che questa Assemblea debba provvedere in merito per una questione di giustizia e nel pieno rispetto dell'articolo 27, comma 3, della Costituzione.