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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 29/07/2006


FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi e rappresentanti del Governo, ho a mente le parole di qualche ora fa, pronunciate ieri - se non vado errato - dal Presidente del Senato quando sosteneva che le battaglie, da chiunque fatte, vanno rispettate.

Credo che questo dovrebbe essere il clima che dovrebbe improntare i lavori del Senato. Ho, invece, ascoltato interventi che prescindevano dalle battaglie fatte da partiti o movimenti per attagliarsi a contestazioni su singole persone. Non credo che questo sia il modo giusto per andare avanti; penso che, come Senato, anche se in altre sedi si è agito così, dovremmo invece rispettare le battaglie. Quando si conduce una battaglia, ognuno la conduce con le proprie modalità, per come si è costruito, per la cultura che ha, per la storia vissuta. Anche quelle battaglie, tuttavia, vanno rispettate.

Per quanto ci riguarda, lo ha già detto prima di me il senatore Giambrone, stiamo portando avanti una battaglia tesa a migliorare questo provvedimento che per noi non è la soluzione dei problemi, lo hanno già detto in tanti per la verità. Pensavamo che un provvedimento di amnistia o di indulto, comunque un provvedimento di clemenza, non potesse non essere inserito in una serie di provvedimenti che tenessero conto e mettessero in piedi una vera politica delle carceri, una vera politica per i detenuti.

Chi vi parla, a differenza di tanti altri colleghi, è stato ad ascoltare le parole di Giovanni Paolo II quando al Parlamento in seduta comune ha chiesto alcune cose. Quindi, il mio approccio al problema è fatto tenendo conto di ciò che l'allora Papa disse a noi parlamentari riuniti in seduta comune alla Camera dei deputati. Predisponiamo, dunque, un provvedimento che possa rendere più vivibili e umane le carceri.

Anche accedendo al problema che abbiamo davanti tuttavia, da questo punto di vista vi sono però delle incongruenze sulle quali, signor Presidente, onorevoli colleghi e signor Ministro, bisogna fare chiarezza prima che il Senato si pronunci, essendo importante quello che il Senato farà oggi.

Ho a mente l'intervista del senatore D'Ambrosio pubblicata questa mattina su "la Repubblica", che invito tutti i colleghi a leggere perché ancora sui numeri - parlo di numeri - derivanti dall'adozione di questo importante provvedimento non c'è chiarezza. Come fa allora il legislatore ad intervenire se non vi è chiarezza sui numeri che derivano dal suo intervento? È un modo scorretto di porre i problemi, questo, o è un modo serio dire a tutti: pensiamo bene a quello che stiamo facendo?

Ho a mente la relazione del senatore Manzione. Ci sono stati alcuni aspetti che hanno colpito anche noi dell'Italia dei Valori. Poi, come ho detto, ognuno si esprime a modo suo, con le modalità e i comportamenti che è abituato a praticare in politica e nella vita.

Ad esempio, è la prima volta che si concede un indulto di 3 anni. In quest'Aula c'è qualcuno in condizione di spiegare perché, per la prima volta, si adotta un provvedimento clemenziale più esteso nel tempo rispetto a tutti i precedenti varati dal dopoguerra ad oggi?

Un secondo punto riguarda la vicinanza temporale dei termini previsti dal provvedimento, che è stata già evidenziata da altri prima di me. La data del 2 maggio 2006 ci mette nella condizione di conoscere già oggi tutti i procedimenti penali o c'è ancora spazio per aprirne altri? E se c'è ancora spazio per aprirne altri, non è ipotizzabile che, una volta approvato l'indulto, verremo probabilmente a conoscenza di altri reati, che oggi non conosciamo, che sono ancora nei termini per rientrare nel provvedimento? Allora adottiamo anche provvedimenti a futura memoria? Questo è un modo sbagliato di porre le questioni? Non lo credo. Credo che serva a far aprire un po' gli occhi a tutti.

E poi vi è una grande contraddizione, e non so come questo sia potuto avvenire. (Richiami del Presidente).

Signor Presidente, utilizzo qualche minuto in più utilizzando quelli che ci sono stati accordati dagli altri Gruppi.

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Formisano, non ho capito questo passaggio.

FORMISANO (Misto-IdV). Sono stati messi a disposizione alcuni minuti da parte di altri Gruppi, sicuramente dall'Ulivo.

 

PRESIDENTE. Non ne eravamo a conoscenza.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Era presente il presidente Marini.

La grande contraddizione cui ho fatto riferimento è quella riguardante l'assetto complessivo dei reati per associazione mafiosa: escludiamo dall'indulto i delitti ex articolo 416 ed ex articolo 416-bis, ma non quelli ex 416-ter. Anche il meno istruito potrebbe chiedere quale sia la ratio, sulla base di quali considerazioni non avete inserito l'articolo 416-ter.

InCommissione giustizia, ieri sera, mi è stato risposto che non c'è nessuno in carcere in conseguenza di questo reato. Ma allora, a maggior ragione, per dare completezza sistematica, se dobbiamo escludere i reati di associazione mafiosa e in carcere non c'è nessuno condannato ai sensi dell'articolo 416-ter, come mi è stato autorevolmente detto in Commissione giustizia, inseriamo anche questo articolo oltre agli altri due.

Achiunque venisse in mente di chiederci quale è la ratio che abbiamo seguito, potremmo spiegare che per tutti i reati di associazione mafiosa abbiamo previsto l'esclusione, compreso il voto di scambio. È questo un modo scorretto di porre le questioni? Credo sia un modo che consente al Senato di avere chiaro quali sono i problemi veri.

Mi accingo a concludere; poi svolgeremo nella democrazia piena la nostra battaglia, anche nelle fasi successive del dibattito. Senza enfatizzare, così come è stato fatto, abbiamo lasciato libertà di coscienza ai senatori dell'Italia dei Valori, perché quando parliamo di questo tipo di provvedimenti è naturale che ognuno valuti sulla base delle indicazioni del partito, ma soprattutto di quel che gli detta la coscienza, e non mi pare che sia da enfatizzare una scelta che, per la mia cultura, è abbastanza consolidata nel tempo. Pertanto, i senatori del nostro Gruppo terranno conto delle indicazioni del partito, ma - ripeto - soprattutto della loro coscienza.

Concludo con una notazione di carattere personale, chiedendo al Senato di valutare bene prima di adottare questo provvedimento. Come ho detto, vorremmo un altro tipo di indulto, non perché pensiamo che l'indulto risolva i problemi, ma perché pensiamo, avendo a mente quel che disse Giovanni Paolo II qualche tempo fa, che possa dare una mano, però - lo ribadisco - chiediamo al Senato di valutare bene, fino in fondo.

Devo solo chiarire che, in Conferenza dei Capigruppo, ho acceduto a questi tempi perché ho un ruolo che va oltre l'Italia dei Valori: in Conferenza dei Capigruppo rappresentavo anche i senatori del Gruppo del ministro Mastella e i senatori a vita, e di fronte a nove senatori Capigruppo che chiedevano di avere questi tempi, sarebbe stato inelegante che mi fossi dissociato. Credo di avere agito secondo scienza e coscienza. (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perrin. Ne ha facoltà.