PRESIDENTE. Anzitutto devo una parola di gratitudine a tutti loro perché il clima di oggi, fino a questo momento, non ha parentela alcuna con quello di ieri. Mi sembra che ciò sia utile per i nostri lavori.
Ringrazio molto il senatore Cossiga per le cose che ha detto, soprattutto per quell'accenno, più volte ripreso, circa il fatto che il Paese ha diritto di avere le sue istituzioni. Si tratta di un immediato richiamo alle nostre comuni responsabilità. Questo pensiero è stato ripreso in modo particolare poc'anzi dal senatore Schifani, quando ha espresso in sintesi lo stesso concetto dicendo "partiamo bene", che mi pare un invito più che accoglibile.
Vorrei fornire soltanto qualche dato, che lascerò poi al vostro commento, non di oggi certamente. Quando il Presidente ha dato diverse valutazioni di uno stesso fatto, tali valutazioni hanno avuto una motivazione sostanziale su come era il fatto e sulle conseguenze che tale fatto avrebbe avuto.
Il gruppo dei senatori segretari si è trovato in una difficoltà dalla quale non è riuscito ad uscire quando tre schede, con scritto il nome Francesco Marini, se riconosciute valide, come pareva potersi determinare in una maggioranza di quattro, avrebbero portato alla non firma e alla contestazione anche del verbale. Erano tre voti che avrebbero fatto scattare un'elezione. Ieri c'è stata poi la polemica su una scheda non accettata da una parte dei segretari che però ha firmato, che aggiunta alle altre nella sostanza non avrebbe cambiato assolutamente nulla. La diversità di valutazione dei fatti parte da questa considerazione.
Aggiungo che sarei lieto, senatore Pastore, se il Presidente avesse - ma non esiste in proposito alcun richiamo nel Regolamento - una qualche autorità sul Collegio dei senatori segretari (Commenti dal centro-destra). Ieri comunque dissi che avevo rotto questa mia posizione di riserbo affermando che quella scheda, che non avevo visto, era per me nulla, e lo dissi in Aula a tutti con estrema lealtà.
Senatore D'Onofrio, il problema della formazione della scheda è delicato. Gli Uffici mi dicono che non abbiamo la presentazione di candidature e quindi dalla votazione emergono delle situazioni. Questa impossibilità di presentare candidature, almeno in base al Regolamento attuale, non consente posizioni diverse.
Vorrei aggiungere una sola considerazione. Il senatore Cossiga in una lettera che mi ha scritto ha anche aggiunto che a suo avviso - lo ha detto in Aula - bisognerebbe togliere ogni qualifica di onorevole, senatore, professore e ingegnere. Ciò, evidentemente, porterebbe a considerare nulle moltissime schede. Credo che la discussione pacata di oggi abbia confermato direttive assolutamente chiare.
Noi abbiamo l'elenco dei parlamentari, quando un voto non rispetta questi dati, evidentemente non può essere considerato valido. Che poi ci siano delle schede più che sospette … Il Guardasigilli nell'intervento di ieri disse (ed ebbe un forte applauso di approvazione): «Abbiamo dei sospetti di una chiarezza assoluta». Ma oggi, se non ricordo male, il senatore Buttiglione ha detto che sono schede di cui è chiaro più che il destinatario colui che scrive; cioè sono firme non destinate a tutti, ma a qualcuno. E diciamo ci sono hic et inde delle schede che possono essere un fatto di innocenza battesimale, però quando si vede che il nome è spostato e magari frammezzo c'è "onorevole" o "senatore", si vede una elaborazione che non bisogna essere professori in materia per capire che è qualcuno che desidera dire - vediamo l'interpretazione più serena - "Come vedi, ti ho votato".
Devo dire che questo è un problema di etica politica e parlamentare. Questi sistemi sono profondamente negativi e non certamente morali. È un mio pensiero, ma credo che dovrebbe essere il pensiero generale di questa Assemblea. (Generali applausi).
Faccio una sola aggiunta. La situazione particolarmente delicata ha fatto sì che non abbiamo discusso sul processo verbale, quando i senatori chiedono la parola per proporre che si chiarisca un cosa o che si tolga una parola. È stato un discorso di natura politica generale, ma mi pare che sia stato utile. Voglio dare atto soprattutto delle osservazioni che sono state avanzate e che toccano indubbiamente il Regolamento: abbiamo notato dei vuoti, necessità di chiarimento. Tutte queste considerazioni, che sono a verbale, vi rimarranno e saranno presentate certamente, a suo tempo, alla Giunta per il Regolamento, affinché ne tenga conto.
BIONDI. Domando di parlare. (Dalle tribune del pubblico Marco Pannella grida:"Presidente, siamo in seggio elettorale!").
PRESIDENTE. Senatore Biondi, su cosa intende intervenire? (Ulteriori commenti ad alta voce di Marco Pannella dalle tribune del pubblico).
Onorevole Pannella, io ieri non l'ho riconosciuta. Devo dirle con grande schiettezza che se l'avessi riconosciuta l'avrei mandata fuori lo stesso, perché il discorso non può cambiare. (Ilarità. Generali applausi). Non avrei detto quell'ultima frase, che può essere stata meno piacevole; le chiedo scusa se questo l'ha toccata in qualche modo. Però, da fuori dell'Aula, non le posso permettere di diventare un attore; non è possibile, anche se questa è un po' la sua vocazione. Le chiedo veramente in modo amichevole che si plachi: in questo caso può stare in Aula. Se lei non potesse placarsi è bene che esca. (Dalle tribune del pubblico Marco Pannella dice: "D'accordo, grazie"). Non vorrei fare diversamente; con il mio saluto e con il mio augurio, accompagnate amichevolmente l'onorevole Pannella.
Senatore Biondi, cosa ci deve dire? Lei è fatto anche per le cose piacevoli: ci dica una cosa piacevole.