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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 002 del 29/04/2006


CASTELLI. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI. Signor Presidente, per inciso segnalo ai colleghi che all'articolo 3, comma 1, del nostro Regolamento c'è un patente errore che probabilmente ci portiamo dietro dalla scorsa legislatura e pertanto inviterei l'Aula a correggerlo.

Partirei dalle parole del senatore Cossiga, che ho ascoltato con grande attenzione, per sottolineare alcune cose fondamentali che egli ha detto. La prima è che non possiamo assolutamente permetterci di avere il Paese senza istituzioni importanti votate immediatamente. Non possiamo non avere il Presidente del Senato eletto nei tempi più rapidi possibili. E' un dato importante, soprattutto nel momento in cui sta per scadere anche il settennato del Capo dello Stato. Ci troveremmo infatti in una situazione di difficoltà in cui le due massime cariche dello Stato non sono insediate.

Detto ciò, c'è un'altra questione che mi ha colpito. Il senatore Cossiga ha evocato delle forme di ostruzionismo. Sono d'accordo su questo punto, ma occorre vedere chi sta facendo ostruzionismo in questo momento su una votazione fondamentale. Colleghi, apparentemente, ad una prima lettura, sembrerebbe che vi sia un testa a testa, una gara tra due concorrenti; se mi è consentito esprimere un paragone sportivo potrebbe essere una gara dei cento metri per vedere chi arriva primo. In realtà non è così. In questo momento - e dall'esito dei voti ciò è patente - vi è un candidato che non sta facendo una corsa contro un altro candidato ma, restando nell'ambito del paragone sportivo, una sorta di salto in alto in cui deve superare la quota 161.

Ebbene, chi sta facendo ostruzionismo? Sulla carta, se contiamo i voti disponibili e le dichiarazioni rese, questo candidato ha tutte le possibilità di raggiungere quota 161. L'ostruzionismo però lo sta facendo la cosiddetta nuova maggioranza, quella che non ha la maggioranza nel Paese ma in maniera rocambolesca dovrebbe averla in quest'Aula.

L'ostruzionismo viene tutto da questa parte. Credo che tutti noi stamattina abbiamo letto i giornali. L'immagine che emerge di quest'Aula, che dovrebbe essere il massimo consesso - mi sia consentito un po' di campanilismo - trattandosi della Camera alta, è che vi sono degli eletti del popolo, dei senatori, che sono dei "cretini" - così è scritto testualmente sui giornali -, perché non sanno distinguere tra Marini Francesco e Marini Franco, oppure dei filibustieri, dei corsari, che usano cinicamente questo loro potere di interdizione.

Voi, cari colleghi della sinistra, state buttando alle ortiche l'immagine del Senato, presso il Paese e presso l'opinione pubblica internazionale. È una gravissima responsabilità che vi state prendendo.

Un'altra cosa. Abbiamo visto ieri cosa è accaduto nell'emiciclo quando a momenti siete venuti alle mani tra di voi. Questo non è stato colto dai giornali amici, dal "Corriere della Sera" del nostro amico direttore; certamente non ha riportato questi fatti, ma questa è l'immagine. Se mi è consentita un'annotazione politica, credo che la vostra fretta di avere un incarico sia definitivamente tramontata. Ma è un'osservazione politica che lasciamo perdere in questo momento.

Signor Presidente, credo che sia necessario dimenticare: dimentichiamo la giornata di ieri, andiamo avanti. Però abbiamo di fronte ulteriori votazioni. Non so cosa è successo stanotte, non so se avete pagato i prezzi o se le trattative sono ancora in corso, lo vedremo dalla votazione. (Commenti dal centro-sinistra).

Però sulle regole dobbiamo essere chiari. Ieri è accaduto che la Presidenza ha fatto delle scelte, sono già state illustrate ampiamente e non è il caso di tornarci sopra. E' accaduto che dei segretari, non so se per eccessiva inesperienza o eccessivo zelo di parte, evidentemente non hanno interpretato come si doveva il loro ruolo. Allora, credo sia necessario fare il punto: capire, attraverso un dibattito approfondito in questa Assemblea, cosa dobbiamo fare per il prosieguo, quali sono i criteri in base ai quali un voto si accetta o meno. È il dibattito sulle regole che il presidente Schifani ha evocato con grande efficacia ieri.

Chiedo, quindi, che si definiscano preliminarmente i criteri per cui un voto può essere giudicato accettabile o meno. (Applausi dal centro-destra).