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Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 002 del 29/04/2006


BUTTIGLIONE. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BUTTIGLIONE. Signor Presidente, devo confessare che in questo momento non la invidio e non invidio nemmeno il suo successore perché non sarà facile guidare un'Aula del Senato nella quale esistono due blocchi di forza praticamente eguali: questo è un problema fondamentale della legislatura che si va aprendo.

Devo dire che proprio per questo ho condiviso la candidatura del senatore Andreotti: eleggiamo un personaggio il quale sia al di sopra delle parti, il cui voto non sia vincolato a nessuno schieramento, anche per un motivo banale: lei ieri ha votato.

Nessuna norma di legge le impedisce di votare, ma norme di fair play e di buon gusto parlamentare avrebbero dovuto consigliarle di non votare. Sono norme che il presidente Cossiga ha espresso lucidamente all'inizio di questa nuova stagione politica. In quanto senatore a vita poteva essere bene instaurare una norma di correttezza e in quanto Presidente dell'Assemblea, che non solo deve essere ma deve anche apparire imparziale, non le sfuggirà che il fatto di partecipare al voto getta un'ombra su questa imparzialità Lei però non poteva non partecipare al voto perché in un'Assemblea con rapporti di forza praticamente paritari ogni voto è decisivo. Questo è un motivo di più per scegliere un Presidente dell'Assemblea non vincolato ad uno schieramento.

Passiamo oltre questo elemento che non ha un rilievo propriamente giuridico, anche se ne ha uno importante dal punto di vista del buon funzionamento dei rapporti all'interno di un'Assemblea parlamentare.

Abbiamo assistito ad una decisione che ci ha molto preoccupato: quella di sottrarre al controllo dell'Assemblea parlamentare le operazioni di scrutinio. Non esiste motivo per cui ci si debba consultare: esiste soltanto il problema di registrare sotto gli occhi dell'Assemblea parlamentare il risultato della votazione. Il sospetto che si siano voluti allontanare dall'Aula i senatori segretari per poter esercitare pressioni è grave. Io non ho certezze, ma ho il dubbio: in quest'Aula devo esprimere un dubbio che so essere condiviso da molti senatori, che inficia la regolarità delle operazioni di voto. Il voto è qualcosa di assolutamente primario in una democrazia; è il momento in cui si genera la decisione. Anche lì, non solo è importante che esso sia corretto, ma anche che appaia corretto, e ieri onestamente non è apparso corretto.

Ciò ci ha impedito di condividere la sua decisione di consentire lo spostamento della sede della decisione fuori dell'Aula e fuori del controllo dell'Assemblea parlamentare.

Poi non ha fatto una buona impressione il fatto che lei abbia così rapidamente ritirato la sua proposta di convocare la seduta nel pomeriggio di oggi quando una parte dell'Assemblea parlamentare - non dirò la maggioranza, ma una parte che non ha ancora provato di essere maggioranza - si è espressa in modo contrario. Non possiamo piegare il nostro ordinamento dei lavori, da cui dipende anche il rapporto di fiducia che consente di far funzionare questa Assemblea parlamentare, alle esigenze di chi, magari in un'altra Aula del Parlamento, prima di votare vuole sapere come sono andate le votazioni in questo ramo del Parlamento. Si tratta di un'offesa alla dignità del Senato!

Ho ascoltato con grande interesse ed ammirazione, come sempre, le parole del senatore Cossiga (mi spiace che adesso si avvii ad uscire dall'Aula). Intervengo per sostenere quanto egli infine ha proposto, però con una divergenza sulle motivazioni: qui c'è un ostruzionismo, che però è della maggioranza contro se stessa perché, non avendo raggiunto gli accordi opportuni per la formazione del Governo (Applausi dal centro-destra), impedisce che si svolgano regolarmente i lavori in quest'Aula per guadagnare il tempo che le è necessario a raggiungere tali accordi.

Signor Presidente, il problema non è se "Francesco Marini" indichi Franco Marini: tutti sappiamo che "Francesco Marini" indica Franco Marini. Il problema non riguarda l'identificazione dell'eletto, ma l'identificazione dell'elettore; il problema riguarda la tutela della segretezza del voto (Applausi dal centro-destra); il problema riguarda il diritto del senatore in una votazione segreta di votare senza essere identificato per obbedire solo alla propria coscienza e non a patti - magari nobili, ma magari anche perversi - che possono essere stati realizzati fra forze politiche.

La possibilità di imporre questi fatti nella maggioranza attuale non è soltanto dei partiti. Ogni piccolo gruppo di senatori, a due o a tre, può dire "o mi date quello che chiedo oppure questo Governo non nasce". Questa è la vera questione. Non è il significato di "Francesco Marini" che è in dubbio, è il significante, il votante che è stato reso noto, non a tutta l'Assemblea ma a chi doveva capire. E' una responsabilità gravissima, è qualcosa che attenta alle basi fondamentali della libertà di questa Assemblea.

Mi stupisco che lei, signor Presidente, non abbia protestato con vigore e messo in evidenza quale offesa alla dignità del Senato sia contenuta nel fatto che taluni vogliono vincolare il voto di alcuni senatori obbligandoli a manifestare la loro identità, non a tutti ma a chi deve capire, annullando le tutele contenute nel voto segreto.

Mi spiace non sia presente il senatore Cossiga. L'opposizione deve fare l'opposizione. Se la maggioranza ritiene di essere autosufficiente, deve dimostrare di esserlo anche nell'elezione del Presidente. Non ha chiesto la nostra collaborazione e a che titolo gliela daremmo?

L'ostruzionismo non è dell'opposizione. Siamo davanti ad un caso inedito di ostruzionismo della maggioranza contro se stessa. (Applausi dal centro-destra).