RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente provvisorio SCALFARO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,31).
Invito il senatore segretario provvisorio a dare lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
ALBONETTI, segretario provvisorio, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
Sul processo verbale
PRESIDENTE. Il primo che mi ha chiesto la parola, telefonandomi e scrivendomi questa mattina presto, è il senatore Francesco Cossiga. Se è in Aula o nelle vicinanze, gli do la parola. Altrimenti, do la parola ai senatori Tofani, Pastore… (Il senatore Cossiga entra in Aula).
Senatore Cossiga, do a lei la parola, che me l'ha chiesta per primo.
COSSIGA. Signor Presidente, guardandomi attorno e guardando me stesso, direi che più che prendere la parola in un'Assemblea, che per l'impegno estenuante che sta mettendo in queste votazioni è certamente un'assemblea di sani (cosa che io non sono)… È un'assemblea di sani, perché solo un'assemblea di sani può sopportare le fatiche che voi state sopportando: sani (non dico sani di mente), sani, dotati di salute, quella che non ho io.
Credo di dover intervenire perché, guardandomi attorno, mi sembra di vedere che solo il presidente, mio amico, Oscar Luigi Scalfaro, il mio amico Emilio Colombo e il mio amico, già presidente della Camera, Giorgio Napolitano, sono persone più anziane di me (si fa per dire) per presenza nelle Aule parlamentari; dato che io delle Aule parlamentari faccio parte, salvo l'infausto periodo della mia presenza al Quirinale, da oltre cinquant'anni.
Ho studiato in gioventù in vari Paesi e ho studiato, per esempio, quel fenomeno che viene chiamato l'ostruzionismo, hijacking, inventato dai cattolici irlandesi per impedire l'approvazione delle leggi penali contro di loro. Sapevo che si faceva - e si poteva fare, era legittimo farlo - l'ostruzionismo contro le leggi, contro gli atti del Governo; ma l'ostruzionismo, anche per errore, in occasione dell'istituzione degli organi dello Stato, non è possibile.
C'è una forma di ostruzionismo: coloro i quali contestano alla radice il risultato dell'elezione non possono impedire a coloro che formalmente sono la maggioranza di dare le istituzioni richieste allo Stato, perché così compiono uno staticidio.
Se gli amici del centro-destra decidessero di non partecipare affatto alle votazioni, di non concorrere all'elezione del Capo dello Stato, di non concorrere alle elezioni dei Presidenti delle Assemblee, di non assumere incarico alcuno negli organi della Camera e del Senato, neanche nelle Commissioni di garanzia, come in altre epoche altri partiti fecero in altri Paesi, sarebbe molto grave, ma sarebbe ancora meno grave dell'impedire la costituzione delle istituzioni, senza le quali lo Stato non vive; specie in un momento così delicato, dove un'interpretazione che io, ed altri costituzionalisti molto più bravi di me hanno dato delle funzioni del Capo dello Stato, avrebbe dovuto già portare, per i mutamenti intervenuti nella Costituzione materiale del Paese, alla nomina del Governo Prodi, che si vuole invece far decorrere dalla costituzione degli Uffici di Presidenza delle Camere.
Io ho scritto in aperto dissenso e ho avuto il piacere di vedere giuristi insigni, di cui non faccio il nome, concorrere in questa mia opinione, ma adesso sembra che il Quirinale abbia posto come condizione per formare il Governo che siano costituite le Presidenze delle Camere. Non costituire le Presidenze delle Camere significa non permettere al nostro Paese di avere un Governo. E non è che la situazione interna ed internazionale, economica, politica e militare sia tale da non richiedere più un Governo.
Questa notte ho letto un acuto pamphlet di Jonathan Swift, "Una modesta proposta per risolvere i problemi dell'Irlanda", che prevedeva di prendere i bambini piccoli, ma anche i grandi, delle famiglie irlandesi, farli bolliti....
SALVI. Quella era la Cina!
COSSIGA. No, questo è Jonathan Swift, le regalerò il libro. Quindi, si proponeva di farli arrosto e regalarli ai lord proprietari. Noi francamente questa possibilità non l'abbiamo perché ho impressione che né l'amico Giulio Andreotti, né l'amico Franco Marini siano talmente appetiti che se noi li facessimo a fette, arrosto o bolliti e li offrissimo all'Assemblea si risolverebbe il problema.
Non credevo neanche che facesse irruzione nell'Aula parlamentare il problema della denominazione delle persone. Pensate che non in tutti i Paesi vi sono i nomi e i cognomi. In Islanda, proprio durante la mia visita ufficiale ormai di molti anni fa, con un referendum fu bocciata la istituzione dei cognomi, per cui si dice Francesco, figlio di Giuseppe, nipote di Gavino... Immaginate che cosa sarebbe successo in questi giorni!
E allora, siccome il Regolamento è fatto male, io ieri - non ne aveva bisogno - mi sono permesso di congratularmi con il nostro Presidente provvisorio dell'Assemblea, anzitutto per l'enorme pazienza che ha avuto. Devo esserle grato, Presidente, per essere più anziano di me, come pure la collega Rita Levi-Montalcini e il senatore Emilio Colombo, perché se per avventura, per un raffreddore degli uni o per indisponibilità degli altri, fossi stato io a quel seggio, avrei compiuto prepotenze formali che avrei ritenuto invece soluzioni sostanziali, ritenendo che, con tutto il rispetto per i cittadini, in una votazione i membri del Senato siano più accorti e più sensibili nello scrivere un nome che non un qualunque cittadino.
Sulla base di questo Regolamento che, Presidente, le hanno messo in mano e la cui decifrazione è difficile, ma che certamente richiede la regola dell'unanimità - su questo non vi è dubbio - e non attribuisce a lei alcun potere se non di ricevere e di leggere i risultati, non si potrebbe stabilire prima di iniziare la votazione, da parte di tutti i Gruppi, magari per evitare che per farsi riconoscere si scriva "Margheritina Cossu" o anche "Margherita dottoressa" invece che "Margherita", che i voti si danno ai candidati con il nome che è loro attribuito nell'elenco dell'Assemblea?
Se vi sono due persone che hanno lo stesso cognome si deve mettere il nome ed il cognome. Non si possono mettere diminutivi se non sono nell'elenco e non si debbono mettere i titoli, tipo "don". Ci sarà pure qualche aristocratico in questa sede; preti non ne vedo. Ad esempio, è nobile Vittorino Colombo. Io no. Dunque, né titoli, né professore, né cavaliere, né quello di cavaliere dell'Ordine del Bagno e di San Michele e di San Giorgio, quale sono io, che ho restituito alla Regina d'Inghilterra per una scortesia del suo Governo. Volete votare me, allora si deve votare Cossiga perché ce n'è uno solo. Se vi fossero due Cossiga allora bisognerebbe indicare il nome Francesco. Se vi sono due Cossiga e si scrive soltanto il cognome il voto è nullo.
Mettetevi d'accordo su questo, date una regola ai "quattro ragazzi" che devono leggere le schede e smettiamola con questo "Marini sì, Marini no, Marini giù" e così via. Devo confessare che ignoravo che vi fosse un altro Marini. Ho chiamato ieri Franco Marini al telefono e il centralino mi ha passato Giulio Marini, il quale mi ha detto: "Credo, Presidente, che lei si stia sbagliando. Lei sta cercando Franco Marini?". Ho risposto di sì e lui mi ha fatto presente che da oggi esiste un altro Marini senatore. L'ho salutato e gli ho fatto gli auguri.
Diciamoci queste regole semplici, d'accordo tra di noi: solo cognome se non ci sono due senatori con lo stesso cognome, cognome e nome se invece ve ne è più di uno. Indicare solo il cognome Marini ormai non vale più, ma deve essere specificato Marini Franco, nessun nomignolo e nessun riconoscimento del tipo "senatore, cavaliere, avvocato, professore o saltatore con l'asta". Vi mettete d'accordo tra di voi in cinque minuti, date queste istruzioni ai senatori segretari.
Vedete, l'uomo viene ucciso più dal cibo che dalla spada, ma le istituzioni sono uccise, più che dalle istituzioni, dal ridicolo. (Generali applausi).
TOFANI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI. Signor Presidente, purtroppo ieri sera non sono riuscito a parlare, perché lei ha ritenuto di chiudere immediatamente la seduta comunicando l'orario di convocazione dell'Aula per questa mattina. Ne sono rimasto rammaricato non per il fatto che non abbia potuto esprimere il mio pensiero - avrei voluto dire cose analoghe a quelle che dirò brevissimamente adesso - ma perché una di esse non avrà più effetto, considerato che la seduta comunque lei l'ha convocata per questa mattina alle ore 10,30.
Credo che le regole alle quali faceva riferimento anche il presidente Cossiga abbiamo cercato di darcele, sia pure nell'interpretazione. Lo abbiamo fatto in modo estremamente chiaro, tanto che quando si è svolta la seconda votazione la stessa è stata annullata proprio per il problema relativo alla non chiarezza del nome, nella fattispecie, di Francesco Marini. Inopinatamente e in totale contraddizione nella votazione successiva, sia pure a maggioranza, si è ritenuto invece di attribuire a Franco Marini un voto che era stato espresso ancora una volta per Francesco Marini.
Quindi, non è che le regole vogliamo crearle noi oppure si evidenzia quell'ostruzionismo al quale prima si faceva riferimento. Stiamo cercando soltanto di trovare un meccanismo di trasparenza e di chiarezza che produca un solo effetto, vale a dire che, se la maggioranza ha i numeri per votare il Presidente del Senato, lo voti, ma se la maggioranza non ha i numeri per votarlo non può ricorrere ad alchimie da parte dei segretari provvisori o addirittura legate a qualche sua distrazione, signor Presidente.
Noi questo abbiamo colto nella giornata di ieri, che ritengo dobbiamo dimenticare. Non è stata una bella giornata, non è stata una bella giornata neanche quando lei ha deciso di convocare l'Aula per le ore 20,15 e, giunti a quell'ora, ci ha comunicato che, essendo pervenute a lei alcune telefonate con richiesta di rinvio, automaticamente ha posticipato la seduta alle ore 22.
Quelle telefonate non sono arrivate dai due schieramenti, ma solo da una parte dell'emiciclo. Noi ne abbiamo preso atto, anche se abbiamo sottolineato questo aspetto.
Ci è dispiaciuto, invece, quando lei ha adoperato due pesi e due misure nel momento in cui le è stato chiesto di convocare questa seduta nel pomeriggio (lei stesso, anzi, ha fatto la proposta di convocarla per le ore 15): una parte dell'emiciclo ha immediatamente protestato e lei ha immediatamente ubbidito, cancellando quella possibilità nonostante che noi siamo rimasti qui dentro fino alle 3 di mattina, assecondando il volere di una parte dell'Assemblea. (Applausi dal centro-destra). Non è possibile far questo. Presidente Cossiga, lei si è riferito alle regole e le ha richiamate, ma va considerato che esse devono essere super partes.
In tutta la giornata di ieri abbiamo avuto, purtroppo, una documentazione certa: taluni segretari provvisori e taluni suoi comportamenti, signor Presidente, sono stati solo ed esclusivamente di parte, quindi non funzionali all'istituzione, e dunque non funzionali ad eleggere il Presidente del Senato. (Applausi dal centro-destra).
Questo è quanto volevo rappresentare a nome del mio Gruppo. La invito, nel prosieguo della seduta… (Commenti dal centro-sinistra). Il mio Gruppo, sì, perché tutti quanti abbiamo già aderito ad un Gruppo che si chiama Alleanza Nazionale, vi piaccia o no: state camminando sugli specchi, guardate alle cose concrete.
Signor Presidente, come le dicevo, noi ci auguriamo che quanto è accaduto ieri non abbia più a ripetersi perché costituisce una dequalificazione di quest'Aula; sicuramente auspichiamo una Presidenza più serena e corretta. (Applausi dal centro-destra).
PASTORE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASTORE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento è mirato al processo verbale, che racchiude tutte le vicende avvenute in quest'Aula nella giornata di ieri. Ma voglio focalizzare la mia attenzione su tre punti, in maniera anche breve, perché non si riaffacci quella velata contestazione di ostruzionismo che sarebbe stata posta in atto in Aula dal centro-destra nei confronti dell'elezione della seconda carica dello Stato, quando è invece palese che l'ostruzionismo viene tutto, al cento per cento, dal centro-sinistra.
Come primo punto, signor Presidente, voglio contestare che possa costituire un precedente questa attribuzione o, meglio, questa riduzione delle funzioni del Presidente d'Aula, ancorché provvisorio, nell'ambito del Collegio che deve procedere a proclamare i risultati delle elezioni del Presidente del Senato.
Lo dico perché se accedessimo all'idea che tale interpretazione fosse stata data in buona fede, e anche con argomentazioni letterali non del tutto infondate, se vi accedessimo senza un approfondimento, rischieremmo di porre in mano ad un singolo componente della Segreteria dell'Aula le sorti della Repubblica italiana. Questa sarebbe la gravità di una scelta simile.
Signor Presidente, il punto fondamentale è che il Presidente non è un soggetto estraneo a questo Collegio: il Presidente è parte costitutiva di un Collegio che, guarda caso, è formato da sei segretari e da un Presidente provvisorio, quindi da sette persone che possono deliberare a maggioranza. L'estensore del Regolamento non ha formulato questi numeri a caso, per una scelta occasionale, ma perché si è reso conto che ci si sarebbe potuti trovare di fronte a una decisione a maggioranza: per questo, il Collegio è costituito da un numero dispari di componenti.
Vi è di più, signor Presidente. Non è nemmeno un caso che il Presidente provvisorio sia il senatore più avanti negli anni mentre i segretari siano i senatori più giovani: il Presidente provvisorio dovrebbe, con la sua esperienza di vita e di Parlamento, poter indirizzare le scelte in questa fase difficile e fondante delle nostre istituzioni verso soluzioni equilibrate dal punto di vista giuridico e, soprattutto, dal punto di vista politico. Non ci si può lavare le mani come Ponzio Pilato e poi sottrarsi alle proprie responsabilità: la storia condanna Ponzio Pilato, così come condanna gli ebrei che chiedevano a gran voce la crocifissione di Gesù Cristo. (Commenti dal centro-sinistra).
Credo allora, signor Presidente, che la nostra contestazione su questo punto debba restare agli atti affinché tale orientamento non costituisca un precedente. Per raccogliere l'invito del presidente Cossiga, credo che il primo punto che la Giunta per il Regolamento, una volta istituita, dovrà affrontare sarà proprio quello relativo alla costruzione di un insieme di regole per disciplinare questa fase fondante del nostro ramo del Parlamento.
In secondo luogo, signor Presidente, il processo verbale contiene anche la proclamazione finale della votazione notturna. Credo che in questo non possa costituire un precedente la circostanza che, a fronte di due senatori che hanno lo stesso cognome ma nomi diversi, compaia improvvisamente un terzo nome e, solo per un fatto di assonanza, si attribuisca acriticamente il voto al senatore che ha il nome più simile. Si tratta di situazioni diverse, chiaramente non tra loro confondibili e quindi quel voto va annullato. Anche questo non va certamente recepito come un precedente per quest'Aula, perché vi saranno altri casi di tale natura: non vogliamo che la proclamazione dei risultati di questa notte faccia testo per il futuro, perché, come è stato detto bene anche dal collega presidente Schifani, il diritto delle Aule parlamentari vive sì di regole scritte, ma anche di precedenti e prassi che si consolidano nel tempo e noi queste prassi le disconosciamo.
Tra l'altro, signor Presidente, c'è un ultimo punto sulla questione del nome. È evidente che oggi anche i giornali più autorevoli, diciamo quelli vicini fino al 9-10 aprile (ma mi sembra siano ancora vicini) al centro-sinistra, scavano nel profondo delle ragioni di queste indicazioni atipiche del candidato alla Presidenza del Senato, scoprendo tutti che sono indicazioni di carattere politico, di carattere sostanziale, che vengono dai banchi del centro-sinistra. Non mi si venga a raccontare la fandonia che ci possono essere difficoltà in questa elezione perché il centro-destra si trova in contrasto con il centro-sinistra. Noi abbiamo fatto il nostro dovere; abbiamo votato come abbiamo votato e certamente i voti sono mancati dall'altra parte.
Questi sono i due argomenti che volevamo richiamare, ma vi è anche un terzo punto, signor Presidente, importante per questo Parlamento. Qualcuno ieri ha protestato quando il presidente Schifani richiamava giustamente che su alcune regole la passata legislatura, ma anche la precedente, era stata fedele ad una prassi d'Aula, tra l'altro corrispondente anche alla lettera del Regolamento, quella sulla determinazione dell'ordine dei lavori.
Ieri si è proceduto ad una fissazione dell'orario, accolta dall'Assemblea perché nessuno l'ha contestata; vi è stata una modifica motu proprio da parte del Presidente, che non è stata condivisa da tutta l'Assemblea e nemmeno messa ai voti, come sarebbe stato probabilmente il percorso più adatto, più consono e più conforme alle regole dell'Assemblea. Anche questo punto non può e non deve costituire un precedente.
Pertanto, chiediamo espressamente che questi tre argomenti non formino per il futuro precedenti per attività dell'Assemblea del Senato e che eventualmente siano oggetto di decisioni da parte della Giunta per il Regolamento. (Applausi dal centro-destra).
BERSELLI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERSELLI. Ieri al Senato abbiamo vissuto una giornata che tutti noi ci auguriamo non possa e non debba ripetersi. Nella seconda votazione, a fronte di tre schede che riportavano il nome di Francesco Marini, due erano soltanto le scelte: o le si attribuivano a Franco Marini, facendo una forzatura, come ha ricordato il presidente Cossiga - in quel caso Franco Marini sarebbe stato eletto Presidente di questo ramo del Parlamento - o inevitabilmente dovevano essere dichiarate nulle quelle tre espressioni di voto e si sarebbe dovuto procedere alla terza votazione.
Invece si è scelta un'altra strada, abbastanza bizzarra dal punto di vista giuridico-regolamentare, quella di annullare la seconda votazione, cosa che si sarebbe applicata se vi fossero stati dei tumulti, se qualche onorevole senatore fosse stato coartato nella sua libera determinazione dal comportamento di altri. Comunque, si è proceduto all'annullamento della seconda votazione.
In occasione della terza votazione, come è stato ricordato, ci siamo ritrovati in presenza di un'ennesima scheda su cui era scritto "Francesco Marini". Inevitabilmente, alla luce del precedente maturatosi in occasione della seconda votazione, che non condivido dal punto di vista giuridico, si sarebbe dovuto procedere automaticamente all'annullamento di quella scheda. Invece, con una visione assolutamente incomprensibile e soprattutto molto grave dal punto di vista della corretta dialettica tra maggioranza ed opposizione, quella scheda è stata ritenuta valida, in contrasto con le precedenti tre schede che tali non erano state ritenute.
Anche io voglio richiamare l'attenzione, onorevole Presidente, su alcune regole. Vi sono tre segretari provvisori che non sono espressione della maggioranza e dell'opposizione, ma sono stati scelti unicamente in funzione di ragioni anagrafiche. Il motivo per cui loro siedono accanto a lei, onorevole Presidente, non è da ricercarsi in funzione di una espressione di Gruppi ancora non costituiti, ma unicamente dell'alea legata all'età di ciascuno di essi.
Allora è evidente, onorevole Presidente, che quando giovani senatori, che assumono tale importante incarico, come abbiamo visto, non in funzione di un'esperienza che non possono avere ma unicamente di ragioni anagrafiche, lei, onorevole Presidente, avrebbe dovuto coordinare ed aiutare i giovani segretari provvisori perché assumessero una decisione giusta e non legata a logiche politiche.
Detto questo, devo fare alcuni richiami al Regolamento. Questa mattina è accaduto un fatto su cui chiedo a lei di riflettere. Come ricorderà, per richiamo al Regolamento, oltre a me sono intervenuti il ministro Castelli, il presidente Schifani, il senatore Strano ed altri.
Ad un certo punto, il senatore Baldassarri ha chiesto di parlare. Inizialmente lei, onorevole Presidente, era orientato a non concedere la parola in funzione di suggerimenti avuti dal Segretario generale di questo ramo del Parlamento. Poi, ha concesso una certa magnanimità - così è sembrato di capire - al senatore Baldassarri nonostante che - sono sue parole - il Segretario generale le avesse fatto presente che avrebbe potuto tranquillamente non concedere la parola ad alcuno.
Voglio richiamare l'attenzione, sua ed anche, eventualmente, se mi è consentito, del Segretario generale, in ordine al diritto di ogni senatore di intervenire quando voglia per un richiamo al Regolamento. L'articolo 112 del Regolamento, che è stato invocato nei confronti del senatore Baldassarri per significare come la Presidenza avrebbe potuto impedire ai senatori di intervenire su questioni legate al Regolamento stesso, è contenuto nel Capo XIII che si riferisce alle votazioni e recita quanto segue: «Non sono ammesse proteste sulle deliberazioni del Senato: se pronunziate, non si inseriscono nel processo verbale e nei resoconti della seduta». L'articolo precedente si riferisce alla proclamazione del risultato delle votazioni.
Onorevole Presidente, il richiamo al Regolamento che lei ha fatto nei confronti del senatore Baldassarri per significare come per un suo atto di generosità lei gli avesse concesso la parola ovviamente non è legato ad alcuna regola di questo ramo del Parlamento: lei non poteva non far parlare il senatore Baldassarri, lei non poteva non far parlare alcuno che si fosse richiamato, come ci eravamo richiamati tutti, al Regolamento. Quindi, le chiederei un ripensamento sull'interpretazione che ha dato questa mattina in ordine al fatto che un senatore non possa prendere la parola per un richiamo al Regolamento in quanto ciò contrasterebbe con un articolo, il 112, che si richiama a tutt'altra fattispecie.
Un'altra questione, onorevole Presidente, sul processo verbale.
Abbiamo ascoltato la lettura del processo verbale e abbiamo colto nelle ultime righe le seguenti parole: «La seduta è rinviata a sabato, alle ore 10,30.». Io contesto, onorevole Presidente, la corrispondenza del verbale a quanto effettivamente lei ha pronunciato questa mattina alle ore 2,30. Lei questa mattina alle ore 2,30 (ed è registrato dalle televisioni e dalle radio, non è registrato ancora nel Resoconto stenografico di ieri perché non lo abbiamo a disposizione) ha pronunciato una frase completamente diversa: «La seduta è rinviata a domani, alle ore 10,30.». Questo avveniva alle ore 2,33 di questa mattina. Quindi, il processo verbale che è stato letto è sbagliato in quanto fa riferimento ad una frase che lei non ha mai pronunciato. Se fossimo in un'aula giudiziaria ci troveremmo di fronte ad un falso ideologico in quanto il processo verbale fa riferimento a quanto lei non ha assolutamente detto, forse può averlo tutt'al più pensato.
Un'ultima considerazione. L'intervento da me svolto questa mattina era per un richiamo all'articolo 4 del Regolamento, in quanto ritenevamo, e riteniamo, che il "giorno successivo" fosse legato non alla votazione bensì allo scrutinio, avvenuto alle prime ore di oggi, sabato. Qualora lei confermasse tale orientamento, in contrasto con quanto risulta dalle registrazioni delle radio e delle televisioni e smentito invece da un resoconto che contiene passaggi assolutamente non veritieri, chiedo che venga invece fatta constatare a verbale l'assoluta illegittimità della convocazione della terza votazione in data odierna e l'assoluta nullità, che io anticipo, di tutte le operazioni che verranno svolte questa mattina. (Applausi dal centro-destra).
BUTTIGLIONE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUTTIGLIONE. Signor Presidente, devo confessare che in questo momento non la invidio e non invidio nemmeno il suo successore perché non sarà facile guidare un'Aula del Senato nella quale esistono due blocchi di forza praticamente eguali: questo è un problema fondamentale della legislatura che si va aprendo.
Devo dire che proprio per questo ho condiviso la candidatura del senatore Andreotti: eleggiamo un personaggio il quale sia al di sopra delle parti, il cui voto non sia vincolato a nessuno schieramento, anche per un motivo banale: lei ieri ha votato.
Nessuna norma di legge le impedisce di votare, ma norme di fair play e di buon gusto parlamentare avrebbero dovuto consigliarle di non votare. Sono norme che il presidente Cossiga ha espresso lucidamente all'inizio di questa nuova stagione politica. In quanto senatore a vita poteva essere bene instaurare una norma di correttezza e in quanto Presidente dell'Assemblea, che non solo deve essere ma deve anche apparire imparziale, non le sfuggirà che il fatto di partecipare al voto getta un'ombra su questa imparzialità Lei però non poteva non partecipare al voto perché in un'Assemblea con rapporti di forza praticamente paritari ogni voto è decisivo. Questo è un motivo di più per scegliere un Presidente dell'Assemblea non vincolato ad uno schieramento.
Passiamo oltre questo elemento che non ha un rilievo propriamente giuridico, anche se ne ha uno importante dal punto di vista del buon funzionamento dei rapporti all'interno di un'Assemblea parlamentare.
Abbiamo assistito ad una decisione che ci ha molto preoccupato: quella di sottrarre al controllo dell'Assemblea parlamentare le operazioni di scrutinio. Non esiste motivo per cui ci si debba consultare: esiste soltanto il problema di registrare sotto gli occhi dell'Assemblea parlamentare il risultato della votazione. Il sospetto che si siano voluti allontanare dall'Aula i senatori segretari per poter esercitare pressioni è grave. Io non ho certezze, ma ho il dubbio: in quest'Aula devo esprimere un dubbio che so essere condiviso da molti senatori, che inficia la regolarità delle operazioni di voto. Il voto è qualcosa di assolutamente primario in una democrazia; è il momento in cui si genera la decisione. Anche lì, non solo è importante che esso sia corretto, ma anche che appaia corretto, e ieri onestamente non è apparso corretto.
Ciò ci ha impedito di condividere la sua decisione di consentire lo spostamento della sede della decisione fuori dell'Aula e fuori del controllo dell'Assemblea parlamentare.
Poi non ha fatto una buona impressione il fatto che lei abbia così rapidamente ritirato la sua proposta di convocare la seduta nel pomeriggio di oggi quando una parte dell'Assemblea parlamentare - non dirò la maggioranza, ma una parte che non ha ancora provato di essere maggioranza - si è espressa in modo contrario. Non possiamo piegare il nostro ordinamento dei lavori, da cui dipende anche il rapporto di fiducia che consente di far funzionare questa Assemblea parlamentare, alle esigenze di chi, magari in un'altra Aula del Parlamento, prima di votare vuole sapere come sono andate le votazioni in questo ramo del Parlamento. Si tratta di un'offesa alla dignità del Senato!
Ho ascoltato con grande interesse ed ammirazione, come sempre, le parole del senatore Cossiga (mi spiace che adesso si avvii ad uscire dall'Aula). Intervengo per sostenere quanto egli infine ha proposto, però con una divergenza sulle motivazioni: qui c'è un ostruzionismo, che però è della maggioranza contro se stessa perché, non avendo raggiunto gli accordi opportuni per la formazione del Governo (Applausi dal centro-destra), impedisce che si svolgano regolarmente i lavori in quest'Aula per guadagnare il tempo che le è necessario a raggiungere tali accordi.
Signor Presidente, il problema non è se "Francesco Marini" indichi Franco Marini: tutti sappiamo che "Francesco Marini" indica Franco Marini. Il problema non riguarda l'identificazione dell'eletto, ma l'identificazione dell'elettore; il problema riguarda la tutela della segretezza del voto (Applausi dal centro-destra); il problema riguarda il diritto del senatore in una votazione segreta di votare senza essere identificato per obbedire solo alla propria coscienza e non a patti - magari nobili, ma magari anche perversi - che possono essere stati realizzati fra forze politiche.
La possibilità di imporre questi fatti nella maggioranza attuale non è soltanto dei partiti. Ogni piccolo gruppo di senatori, a due o a tre, può dire "o mi date quello che chiedo oppure questo Governo non nasce". Questa è la vera questione. Non è il significato di "Francesco Marini" che è in dubbio, è il significante, il votante che è stato reso noto, non a tutta l'Assemblea ma a chi doveva capire. E' una responsabilità gravissima, è qualcosa che attenta alle basi fondamentali della libertà di questa Assemblea.
Mi stupisco che lei, signor Presidente, non abbia protestato con vigore e messo in evidenza quale offesa alla dignità del Senato sia contenuta nel fatto che taluni vogliono vincolare il voto di alcuni senatori obbligandoli a manifestare la loro identità, non a tutti ma a chi deve capire, annullando le tutele contenute nel voto segreto.
Mi spiace non sia presente il senatore Cossiga. L'opposizione deve fare l'opposizione. Se la maggioranza ritiene di essere autosufficiente, deve dimostrare di esserlo anche nell'elezione del Presidente. Non ha chiesto la nostra collaborazione e a che titolo gliela daremmo?
L'ostruzionismo non è dell'opposizione. Siamo davanti ad un caso inedito di ostruzionismo della maggioranza contro se stessa. (Applausi dal centro-destra).
CASTELLI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI. Signor Presidente, per inciso segnalo ai colleghi che all'articolo 3, comma 1, del nostro Regolamento c'è un patente errore che probabilmente ci portiamo dietro dalla scorsa legislatura e pertanto inviterei l'Aula a correggerlo.
Partirei dalle parole del senatore Cossiga, che ho ascoltato con grande attenzione, per sottolineare alcune cose fondamentali che egli ha detto. La prima è che non possiamo assolutamente permetterci di avere il Paese senza istituzioni importanti votate immediatamente. Non possiamo non avere il Presidente del Senato eletto nei tempi più rapidi possibili. E' un dato importante, soprattutto nel momento in cui sta per scadere anche il settennato del Capo dello Stato. Ci troveremmo infatti in una situazione di difficoltà in cui le due massime cariche dello Stato non sono insediate.
Detto ciò, c'è un'altra questione che mi ha colpito. Il senatore Cossiga ha evocato delle forme di ostruzionismo. Sono d'accordo su questo punto, ma occorre vedere chi sta facendo ostruzionismo in questo momento su una votazione fondamentale. Colleghi, apparentemente, ad una prima lettura, sembrerebbe che vi sia un testa a testa, una gara tra due concorrenti; se mi è consentito esprimere un paragone sportivo potrebbe essere una gara dei cento metri per vedere chi arriva primo. In realtà non è così. In questo momento - e dall'esito dei voti ciò è patente - vi è un candidato che non sta facendo una corsa contro un altro candidato ma, restando nell'ambito del paragone sportivo, una sorta di salto in alto in cui deve superare la quota 161.
Ebbene, chi sta facendo ostruzionismo? Sulla carta, se contiamo i voti disponibili e le dichiarazioni rese, questo candidato ha tutte le possibilità di raggiungere quota 161. L'ostruzionismo però lo sta facendo la cosiddetta nuova maggioranza, quella che non ha la maggioranza nel Paese ma in maniera rocambolesca dovrebbe averla in quest'Aula.
L'ostruzionismo viene tutto da questa parte. Credo che tutti noi stamattina abbiamo letto i giornali. L'immagine che emerge di quest'Aula, che dovrebbe essere il massimo consesso - mi sia consentito un po' di campanilismo - trattandosi della Camera alta, è che vi sono degli eletti del popolo, dei senatori, che sono dei "cretini" - così è scritto testualmente sui giornali -, perché non sanno distinguere tra Marini Francesco e Marini Franco, oppure dei filibustieri, dei corsari, che usano cinicamente questo loro potere di interdizione.
Voi, cari colleghi della sinistra, state buttando alle ortiche l'immagine del Senato, presso il Paese e presso l'opinione pubblica internazionale. È una gravissima responsabilità che vi state prendendo.
Un'altra cosa. Abbiamo visto ieri cosa è accaduto nell'emiciclo quando a momenti siete venuti alle mani tra di voi. Questo non è stato colto dai giornali amici, dal "Corriere della Sera" del nostro amico direttore; certamente non ha riportato questi fatti, ma questa è l'immagine. Se mi è consentita un'annotazione politica, credo che la vostra fretta di avere un incarico sia definitivamente tramontata. Ma è un'osservazione politica che lasciamo perdere in questo momento.
Signor Presidente, credo che sia necessario dimenticare: dimentichiamo la giornata di ieri, andiamo avanti. Però abbiamo di fronte ulteriori votazioni. Non so cosa è successo stanotte, non so se avete pagato i prezzi o se le trattative sono ancora in corso, lo vedremo dalla votazione. (Commenti dal centro-sinistra).
Però sulle regole dobbiamo essere chiari. Ieri è accaduto che la Presidenza ha fatto delle scelte, sono già state illustrate ampiamente e non è il caso di tornarci sopra. E' accaduto che dei segretari, non so se per eccessiva inesperienza o eccessivo zelo di parte, evidentemente non hanno interpretato come si doveva il loro ruolo. Allora, credo sia necessario fare il punto: capire, attraverso un dibattito approfondito in questa Assemblea, cosa dobbiamo fare per il prosieguo, quali sono i criteri in base ai quali un voto si accetta o meno. È il dibattito sulle regole che il presidente Schifani ha evocato con grande efficacia ieri.
Chiedo, quindi, che si definiscano preliminarmente i criteri per cui un voto può essere giudicato accettabile o meno. (Applausi dal centro-destra).
STRANO. Domando di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
STRANO. Intervengo brevissimamente, senatore Scalfaro, per dire che ieri sera, al di là delle agitazioni, delle aggettivizzazioni e altro, è successo qualcosa che, a mio avviso, turba la coscienza di chi come noi crede nelle libera informazione e nella democrazia.
Rai 1, che stava trasmettendo la seduta del Senato - molti colleghi, anche del mio Gruppo non se ne sono accorti - ha inopinatamente sospeso la trasmissione; parlo del servizio pubblico, non di Sky, parlo del servizio che è a disposizione degli italiani e quindi anche del Parlamento. Ha sospeso le trasmissioni - forse, colleghi, vi eravate distratti - proprio quando c'è stato il momento di impasse, generato dalla sua distrazione e dall'interpretazione dei segretari che tutti conosciamo e che è stata anche oggetto della polemica di stamattina.
Quindi, senatore Scalfaro, nei limiti della sua posizione, mi permetto di segnalarle quanto è avvenuto, affinché possa non accadere, affinché l'informazione continui, piaccia o meno quello che succede, affinché possa essere visto dagli italiani: ritengo che gli italiani abbiano il diritto-dovere di vedere tutto, anche sedute come quella di ieri sera che possono non piacere, ma sono lo spaccato di una situazione politica difficile, di un'Italia divisa in due, nella quale sfortunatamente, ad oggi, ancora non si è riusciti ad avere un Presidente del Senato. Auspichiamo che possa avvenire oggi, al di là di chi sia: ci metteremo tutti a lavorare con il nuovo Presidente del Senato, sia che si chiami senatore Marini sia che si chiami senatore Andreotti o altro nome. È questo il nostro dovere.
Mi sono permesso di rappresentare a lei, senatore Scalfaro, autorevolmente, quanto ieri sera il servizio pubblico ha a mio avviso malfatto, interrompendo una diretta che invece era al servizio dei cittadini. (Applausi dal centro-destra).
D'ONOFRIO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO. Signor Presidente, il mio intervento tende ad evitare che si possa proseguire nelle nostre votazioni con un sospetto di irregolarità sulle modalità di espressione del voto. Ho letto con molta attenzione, perché ovviamente nessuno può ricordarne a memoria tutti gli articoli, il nostro Regolamento, che non dice in alcuna maniera come devono essere composte le schede per l'elezione del Presidente del Senato. Mi chiedo se esista un modo che eviti il dubbio sul nome del senatore o sulla qualifica, a cui ha fatto riferimento il presidente Cossiga stamani.
Esiste questo modo, quindi io le chiedo formalmente, signor Presidente, prima di procedere alla prossima votazione, di far sì che ai senatori venga data una scheda che contenga tutti i nomi dei senatori presenti, sulla quale noi possiamo apporre una croce, come il Ministero dell'interno ha fatto, applicando la legge sulle modalità di voto elettorale, in maniera che nessuno possa avere il dubbio se Francesco significhi Franco, se Giulio significhi Giulivo, se Nicola significhi Antonio.
Da questo punto di vista esiste un modo, non è imposto dal Regolamento un altro modo; chiediamo chiarezza, vogliamo evitare il sospetto di parzialità che la giornata di ieri ha lasciato sul Presidente del Senato. E' un sospetto che non vogliamo rimanga a caratterizzare la seconda carica dello Stato, e per questo le chiedo formalmente che, prima di procedere alla prossima votazione, ci sia data una scheda con i nomi di tutti i senatori su cui noi dobbiamo solo apporre una croce. In questo caso non ci saranno Franchi e Franceschi: ci sarà soltanto chi vota Marini, chi vota Andreotti, chi vota altri colleghi senatori. (Applausi dal centro-destra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Schifani, che tuttavia non vedo presente in Aula. Poiché mi dicono che sta arrivando, come abbiamo atteso il senatore Cossiga mi sembra giusto attendere anche lui. (Il senatore Schifani entra in Aula). Ha facoltà di parlare il senatore Schifani.
SCHIFANI. Signor Presidente, ci siamo lasciati ieri sera al termine di una giornata convulsa, che ha visto più volte le nostre lagnanze su strappi di carattere regolamentare. Noi, Presidente, siamo perfettamente consapevoli che ella è un Presidente di turno facente funzioni, un Presidente che deve svolgere esclusivamente questo mandato finalizzato a gestire l'Assemblea per l'elezione del nostro futuro Presidente del Senato. Ma abbiamo rilevato come questa funzione, secondo noi, non la dovesse sottrarre a quello che era l'esercizio delle funzioni, dei compiti ed anche delle responsabilità decisionali della carica di Presidente del Senato, seppur facente funzioni.
Mi riferisco, riallacciandomi a quanto, ad esempio, detto poc'anzi dal collega Pastore, a quella che è la logica numerica della composizione del Collegio dei segretari scrutinatori. Un organo decisionale o un organo funzionale non può essere composto da un numero pari di membri, e quindi il numero pari è finalizzato a vedere poi nella sua Presidenza, seppur di turno, il momento di sintesi, a volte anche il momento decisionale, laddove il Collegio fosse diviso nelle sue decisioni.
Ma vorrei richiamare ai colleghi come sulla presunta limitazione delle funzioni del Presidente di quest'Aula in questa occasione non vi sia nessun richiamo regolamentare. Non esiste alcuna norma del Regolamento che sostiene che il Presidente anziano chiamato a svolgere funzioni di guida dell'Aula in occasione dell'elezione del Presidente del Senato funge da notaio, è privo di facoltà decisionali e di indirizzo dell'Aula, è privo di autonomia decisionale, di quella autonomia decisionale della quale dispone il Presidente titolare. Non esiste nessun richiamo, e quindi noi siamo perfettamente convinti che questa Presidenza è uguale ad altre ed è dotata di una piena titolarità, è dotata di diritti, di doveri e di capacità decisionale.
Diciamo questo perché ieri avevo chiesto, Presidente, un dibattito sulle regole. L'intervento del presidente Cossiga che sconoscevamo sia sull'evento, sia sul contenuto, sostanzialmente ha aperto il dibattito sulle regole, delle regole che noi chiediamo alla Presidenza, ma anche all'Aula. Noi desideriamo sommessamente che prima di votare si conosca in maniera chiara, concordata, in che termini vanno valutate e interpretate alcune espressioni di voto.
Chiediamo che si stabiliscano aprioristicamente le regole interpretative del voto in maniera tale che non vi siano fraintesi e in modo che non vi possano essere nello stesso giorno pronunciamenti differenti da parte di un organismo, seppur provvisorio qual è quello del Collegio dei segretari scrutinatori. (Applausi dal centro-destra).
Ieri i senatori segretari, in occasione di uno scrutinio, hanno deliberato nel senso di inficiare la votazione perché non hanno trovato l'unanimità sull'attribuzione nella scheda dell'espressione "Francesco Marini" al candidato Franco Marini; successivamente, invece, abbiamo preso atto che il Collegio aveva deciso a maggioranza di attribuire quell'espressione di voto "Francesco Marini" a Franco Marini, con ciò creando a mio avviso un precedente che desidero qui denunciare e voglio evitare. Non vorrei che il precedente di ieri sera possa costituire il viatico per l'attribuzione a Franco Marini in quest'occasione di tutte le schede che portano il nome "Francesco Marini".
Questo va evitato, ed ecco che l'occasione di questa seduta e dell'eventuale dibattito sulle regole è necessaria e indispensabile. Pur rispettando l'autonomia della Presidenza, che ieri abbiamo apprezzato per aver dichiarato a titolo personale e non istituzionale il suo pensiero, chiediamo, ove possibile, che la concertazione su questi argomenti possa avvenire alla luce del sole, in quest'Aula, perché credo che sia interesse di tutti, dei candidati ma principalmente delle istituzioni, arrivare all'elezioni della seconda carica più alta dello Stato secondo procedure trasparenti e cristalline e in maniera tale da costituire fonte di piena e totale legittimazione del Presidente del Senato, chiunque sarà eletto in quest'Aula. (Applausi dai banchi del centro-destra).
E allora, signor Presidente, non vorrei ribadire le anomalie della seduta di ieri in ordine a sedute fissate per un orario e poi spostate. Ne abbiamo già parlato, ma mi duole che anche ieri sera, quando la signoria vostra aveva proposto all'Aula un orario di inizio della seduta per le ore 15, non si sia potuto nemmeno aprire un dibattito ed ella abbia deciso di chiudere la seduta senza dare la parola ad alcuno e di fissare d'autorità e unilateralmente l'inizio della seduta per le 10,30 di oggi. Ne abbiamo preso atto e abbiamo iniziato a lavorare perché rispettiamo le decisioni della Presidenza, anche se lamentiamo l'esigenza di iniziare a discutere in quest'Aula serenamente in un palese e trasparente contraddittorio ma nel pieno rispetto della democrazia parlamentare.
Ed allora torno ad insistere, signor Presidente, sull'esigenza che prima di iniziare queste operazioni di voto, con la sua guida, con quella dell'Ufficio di Presidenza e con la collaborazione dell'Aula si possano concordare dei principi ai quali ci atterremo, se condivisi da tutti. Da parte di questa coalizione vi è tutto l'interesse affinché le operazioni di voto, comprese quelle di scrutinio, possano svolgersi in un clima di piena e totale serenità perché epurate sin dall'inizio da eventuali motivi di conflittualità interpretativa.
Facciamolo prima, come ribadito dal presidente Cossiga. Stabiliamo delle regole e facciamo in modo che le operazioni si possano gestire in maniera del tutto democratica ma collegialmente. Aiutiamo anche noi, come Aula, l'Ufficio di Presidenza e i segretari scrutatori affinché queste regole siano condivise da tutti. Non carichiamo questi segretari scrutatori, che quasi sicuramente sono alla loro prima elezione e in quanto più giovani sono chiamati a questa carica provvisoria, di responsabilità più grandi di loro e forse anche di noi singoli esponenti di questo ramo del Parlamento. Facciamo in modo che queste regole siano il frutto di una diffusa concertazione e di un'assunzione totale di responsabilità da parte di quest'Aula.
Richiamo quest'Assemblea, signor Presidente, la sua Presidenza e la signoria vostra a questo momento: un momento di sintesi e di responsabilità che deve vederci tutti uniti nel cercare sin dall'inizio, fin dalle prime battute di lavoro di questo ramo del Parlamento, ad assumerci le nostre responsabilità. Noi siamo pronti a farlo. Chiediamo a voi di fare altrettanto, al fine di evitare di creare delle barriere irreversibili di incomunicabilità che inficerebbero sicuramente tutte le future giornate parlamentari di questa legislatura. Partiamo bene, facciamolo insieme: noi siamo pronti a farlo, ad assumerci le nostre responsabilità. (Applausi dal centro-destra).
ANGIUS. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento tenterà di essere un contributo alla soluzione dei problemi che sono stati posti da diversi colleghi e, se mi è consentito, cercherà di fornire anche un modesto apporto per fare in modo che il prosieguo della nostra seduta avvenga in un clima di serenità, con il normale svolgimento di un confronto parlamentare, seppur serrato.
Innanzitutto voglio dire che non mi sfugge l'anomalia del tipo di dibattito che stiamo svolgendo nel quale - come è del tutto evidente - si intersecano, si intrecciano valutazioni del tutto legittime di carattere regolamentare, osservazioni, proposte ed anche suggestioni interessanti insieme a valutazioni più prettamente politiche (anche se legittime, per carità, anzi più che legittime) che tuttavia suonano, per così dire, non in sintonia con il carattere della nostra seduta che, come tutti i colleghi sanno (ad iniziare da quelli più esperti, anche molto più esperti di me), è una sorta di grande collegio elettorale, nel senso che si pronuncia sui vari candidati che si propongono, che sono proposti al fine di eleggere il nuovo Presidente del Senato. Quindi, in qualche modo, c'è un problema anche qui.
Raccolgo l'invito che ha appena avanzato il senatore Schifani di verificare come intendiamo procedere, vale a dire di capire se questa discussione debba andare avanti all'infinito oppure se, ad un certo momento (che si decida pure quale), si inizierà a votare con l'impegno di rispettare tutti quanti l'esito del voto.
Per un momento, ma solo per un momento, vorrei pormi nei panni dei senatori Giulio Andreotti e Franco Marini. Penso che abbiano l'assillo comune di vedersi privati entrambi, se eletti (uno o l'altro, naturalmente), di quella legittimazione alla quale hanno diritto, a prescindere dalla natura del voto che ciascuno di noi esprimerà nei loro confronti. Questo non è un voto contro il senatore Giulio Andreotti né contro il senatore Franco Marini. È un voto a sostegno di una personalità o di un'altra, e ciascuna di esse, se sarà eletta (anche soltanto per un voto), da noi sarà pienamente rispettata, come sempre abbiamo fatto. (Commenti del senatore Novi).
Penso che noi dobbiamo fare in modo di togliere questa preoccupazione ai senatori Giulio Andreotti e Franco Marini: devono essere sereni, da questo punto di vista; capisco che siano tormentati umanamente sull'esito del voto che li coinvolge, perché c'è una competizione, ma noi dobbiamo fare in modo che questa preoccupazione essi non l'abbiano.
Ripeto, dobbiamo innanzi tutto assumere l'impegno che chiunque sarà eletto, un secondo dopo la proclamazione della sua elezione, sarà il Presidente del Senato della Repubblica, punto. Questo è un fatto importante ed è la prima questione che vorrei puntualizzare. Si tratta di una questione di sostanza, cari colleghi.
Ho ascoltato con attenzione le argomentazioni dei colleghi intervenuti: i senatori D'Onofrio, Buttiglione, Pastore, Tofani e, da ultimo, Schifani (può darsi che me ne stia dimenticando qualcuno) e anzitutto l'intervento di apertura del presidente Cossiga. Vi dico schiettamente che questa discussione attorno al processo verbale che riferisce della seduta di ieri non mi appassiona e non ci appassiona. Conosco le vostre argomentazioni, le abbiamo ascoltate, e voi conoscete le nostre. Ci sono opinioni diverse sulla modalità delle votazioni. Ci sono opinioni diverse ma, state attenti, ce ne sono anche di convergenti rispetto a ciò che è accaduto ieri e sono convergenti forse più di quanto appaiono.
Non ci sfugge che nel Regolamento ci possano essere dei vulnus, dei vuoti, dei buchi che rendono difficile per chiunque presieda quest'Aula l'esercizio della sua funzione. Dobbiamo continuare a discutere della giornata di ieri? Lo chiedo ai senatori Pastore e Berselli. Abbiamo sentito le loro argomentazioni e le loro preoccupazioni; alcune le condividiamo, non tutte naturalmente, se mi è consentito: alcune sono giuste.
Si possono invocare tanti precedenti. Si può invocare un precedente - nessuno lo ha fatto - sui nomi e sui cognomi di una seduta del 1994 in cui si elesse l'allora Presidente del Senato. Non lo voglio fare: ci sono precedenti in un senso e nell'altro. Ci sono precedenti sui Presidenti che hanno votato e sui Presidenti che non hanno votato. Vogliamo lasciare anche una certa discrezionalità? Se per ipotesi - non me ne abbia il presidente Scalfaro - questa seduta dovesse essere presieduta dal senatore Andreotti riterrei un suo diritto votare, non aprirei bocca e non farei un gesto. Lo dico perché dobbiamo avere un rispetto assoluto per la segretezza del voto e per le prerogative di ciascuno di noi.
Vorrei che oggi compissimo uno sforzo affinché la giornata fosse un po' diversa da quella di ieri, perché oggi eleggeremo il Presidente del Senato: insisto su questo punto. Lo eleggeremo e la mia preoccupazione è che lo si possa fare in un aperto confronto. Il confronto non è solo a parole, è sui voti, lo sappiamo bene, è sul calcolo, è su un voto. Ieri il senatore Franco Marini non è stato eletto per un voto. (Commenti dal centro-destra). Voi dite per due? Benissimo, per due; e allora? Si riconosce questo voto. Questo voto c'è stato e oggi ce ne sarà un altro e alla fine un senatore sarà eletto Presidente del Senato.
Circa poi il discorso sui nomi e sui cognomi vorrei farvi un esempio concreto. Il controllo dei voti è una preoccupazione giusta; mi volete spiegare però perché si tratta di un controllo dei voti se in una scheda c'è scritto "Marini senatore Franco" e in un'altra c'è scritto invece…
NANIA. Annulliamoli tutti!
ANGIUS. Fatemi concludere. Se in un scheda c'è scritto "Marini senatore Franco" e in un'altra scheda "Andreotti senatore Giulio" qual è la differenza?
NANIA. Annulliamoli tutti!
ANGIUS. Fatemi concludere. Se per ipotesi decidessimo - sarebbe un abuso, una mancanza di rispetto delle prerogative della segretezza del voto - di dire che l'Unione voterà Franco Marini e la Casa delle Libertà Andreotti, se ci trovassimo di fronte ad una scheda nella quale uno di voi o uno di noi scrivesse "senatore Giulio Andreotti", vi pare normale che quella scheda venisse annullata?
VOCE DAI BANCHI DEL CENTRO-DESTRA. E' in mala fede!
ANGIUS. Vi pongo la questione in punto di diritto: di cosa stiamo parlando? Come è possibile che ci arroghiamo il diritto di dire...
PRESIDENTE. Senatore Angius, la pregherei di concludere.
ANGIUS. Concludo, Presidente. Sto ponendo una questione che penso sia irrisolvibile. Vede, senatore Schifani, lei ha fatto una proposta: discutiamo del Regolamento. Ma lei sa che sei mesi prima dello scioglimento della XIV legislatura io - non altri, e so di cosa parlo - a lei e al senatore Nania proposi di rivedere il Regolamento alla luce degli impegni che ci avrebbero atteso in questa legislatura per tutelare le prerogative di chi avrebbe governato e di chi avrebbe esercitato la democratica funzione dell'opposizione. Purtroppo ci è stato risposto di no!
Penso che in questa legislatura noi tutti dobbiamo essere impegnati nell'obiettivo di restituire al Parlamento quella centralità di cui è stato privato da una funzione legislativa sempre più spostata verso l'Esecutivo. Ma questo è compito di tutti e noi dovremo, cari colleghi, della maggioranza e delle opposizioni, fare in modo di riconoscerci in valori comuni e in patrimoni condivisi. Il primo valore comune e patrimonio condiviso è il nostro Parlamento. Non so se ci riusciremo (Richiami del Presidente), ma questo ...
PRESIDENTE. Non mettete in difficoltà la Presidenza, per favore.
ANGIUS. Presidente, sto cercando di dare un contributo.
PRESIDENTE. Lo vedo, ma ci sono anche problemi di tempo.
ANGIUS. Va bene, signor Presidente. Oggi eleggeremo un Presidente del Senato. Mi auguro che chiunque sia eletto, anche con un solo voto, sia il Presidente di tutti. Questo sarà il modo per restituire centralità al Parlamento, anche in una diversità di opinioni ed in una competizione accesa e animata. Non abbiamo altro da aggiungere, care colleghe e cari colleghi. Andiamo al voto e sia eletto colui che prenderà più voti, seguendo le norme che il Regolamento ci detta, non riscrivendole adesso ...
PRESIDENTE. Concluda, senatore Angius.
ANGIUS. ... ma nella difesa delle prerogative di ciascuno di noi. Signor Presidente, le chiedo scusa e ringrazio i colleghi per la pazienza che hanno avuto di ascoltare. (Applausi dal centro-sinistra).
NANIA. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NANIA. Signor Presidente, colgo tutto il senso del ragionamento del collega Angius, però mi pare che si sia di fronte ad una questione non puramente formale, ma sostanziale. Se ho capito bene tutta questa vicenda, mi sembra che dal tipo di considerazione che si fa in casi come questi dei Regolamenti e delle regole della democrazia si possa trovare la via per raggiungere tutti quanti una scelta serena. Non mi sembra che il problema sia di capire, attraverso quel voto, se chi lo ha espresso ha voluto veramente o no votare Franco Marini.
Il problema del voto "Marini Francesco" non consiste nel capire - mi rivolgo soprattutto al Collegio dei segretari preposti alla verifica delle schede - se chi lo ha votato avesse davvero intenzione di farlo. Se il problema era questo, non vi è dubbio che era già risolto.
Il problema, collega Angius, signor Presidente - ed ecco il motivo della sua delicatezza - è se rispetto a quel voto chi lo ha votato volesse far sapere di votare Franco Marini. Il problema assume quindi una particolarità completamente diversa, alla luce della quale ci dobbiamo regolare, tenendo conto dei principi della democrazia; cosa che ci capita normalmente durante qualunque tipo di votazione.
Se si trattasse solo di capire se quel voto sia diretto a Franco Marini, un Collegio lo attribuirebbe senza problemi; se si tratta invece di capire se quel voto era diretto a far sapere che si vota Franco Marini, il problema è diverso. Allora, siccome abbiamo un Collegio di segretari che è stato scelto per età, secondo il Regolamento (poteva anche capitare che tutti e sei fossero di centro-destra, e quindi lascio immaginare quello che sarebbe successo, oppure che tutti e sei fossero di centro-sinistra), quello del Presidente in una condizione siffatta è un ruolo fondamentale e particolare.
Perché noi abbiamo qui un seggio coperto che deve garantire la segretezza e la riservatezza del voto? Qual è la ragione per la quale votiamo lì, in quel seggio, e non votiamo tutti qui, tra di noi, uno accanto all'altro, perché lo facciamo? Perché c'è incertezza sul punto se il centro-sinistra vuole votare Marini Franco ed il centro-destra Andreotti Giulio? Qual è la ragione per la quale ci dobbiamo recare tutti in quel seggio a votare? La ragione è esattamente quella di garantire la democrazia, che è ciò che ci regge in una situazione siffatta.
E allora, signor Presidente, di fronte ad una situazione di questo tipo, lei deve assumersi, a nostro avviso, tutte le sue responsabilità garantendo quelli che sono i principi normali della democrazia. Non bisogna fare uno sforzo particolare: d'altronde, lei ha già anche dichiarato a titolo personale di pensarla così. E noi questo lo apprezziamo perché ci rendiamo conto, collega Angius, che questo tipo di elezione, su cui lei ha volato velocemente, è molto importante, molto significativa: dietro questa elezione c'è la politica, c'è un passaggio fondamentale, c'è un Collegio che è formato in un certo modo e quindi il Presidente deve riappropriarsi per intero dei propri poteri su un tema siffatto, perché si tratta di un passaggio fondamentale per quello che riguarda il futuro di tutti noi. Io posso anche dichiarare qui, per esempio, che voto Franco Marini, e se lo dico, ciascuno di voi dice: ha fatto una scelta politica.
Ma dove sta la democrazia? Sta nel fatto che se io lo dichiaro politicamente la democrazia garantisce comunque la segretezza del mio voto, perché lì dentro posso anche votare diversamente. Se non accettassimo questo principio avremmo un sistema dove ci dovremmo tutti dilettare nel tempo, collega Angius, su questioni del tipo per esempio, se dare o annullare un voto dove anziché votare Nania Domenico si dice "Nania Mimmo": ebbene, Francesco starà per Franco, e Mimmo per cosa sta? Quindi, ci dovremmo deliziare in quest'Aula, rispetto alla semplicità della democrazia, nello scoprire, ora sì ora no, se vale o non vale. A mio avviso, noi abbiamo invece una scelta semplice, sta nei nostri principi fondamentali che il collega Angius ha citato, è uno dei principi fondamentali della democrazia: quello della riservatezza e della segretezza del voto.
Concludo con un'ultima riflessione. Collega Angius, noi la nostra vittoria politica l'abbiamo già avuta, non abbiamo bisogno di incassare nient'altro. Certo, come dice lei, sarebbe bello avere un Presidente che dopo eletto sia al di sopra delle parti; non c'è dubbio che rispetto ad un candidato di parte tutti noi abbiamo delle riserve e delle incertezze, paragonato ad un candidato che è al di sopra delle parti, perché il senatore Andreotti, come tutti sanno, molto spesso ha votato contro il centro-destra, non si è mai riconosciuto nel centro-destra e sicuramente tutti coloro che non vogliono una vittoria di parte, ma la vittoria di un candidato al di sopra delle parti capiscono quello che vuol dire l'elezione del senatore Andreotti. ( Applausi dal centro-destra).
ROTONDI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROTONDI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non sono un appassionato di procedure ma credo che negli interventi di tutti i colleghi del centro-destra non vi sia un amore di dispute giuridiche bensì la proposizione, presidente Scalfaro, di una questione eminentemente politica.
Le procedure sono importanti, decisive quando un'Assemblea è divisa da uno, due o tre voti. Ritengo dunque che la questione della segretezza del voto sia stata posta bene, pur essendo moralmente sicuro del fatto che, al di là delle motivazioni, chi ha votato Francesco Marini voleva sicuramente votare per il senatore Franco Marini. Io, che mi chiamo Gianfranco, so quanto è difficile festeggiare certi onomastici; apprendere dai giornali che il senatore Marini festeggia Francesco da Assergi e non Francesco d'Assisi complica la valutazione giuridica del Collegio dei senatori segretari e del presidente Scalfaro, il quale oltretutto conosce molto bene e meglio di me il calendario dei molti santi della nostra Chiesa.
Quindi, signor Presidente, non ci appassionano procedure, ma questioni politiche sulle quali, essendo io proveniente da un partito in cui ci si chiamava amici, mi permetto di dire a lei, signor Presidente, una cosa da amico irritualmente (posso farlo essendo un novizio come il senatore Marini). Se il centro-destra si appassiona alle procedure è anche perché lei, signor Presidente, presiede questa Assemblea, perché è il più anziano, perché ha più storia di tutti; mi permetta, però, di dire con la serenità della distanza storica che una parte della sua storia ci divide profondamente e divide profondamente quest'Assemblea.
Infatti, pur riconoscendo la sua costante buona fede e la sua infinita passione civile, la Democrazia Cristiana - di cui mi onoro di essere il nuovo segretario politico - non dimentica certamente l'azione da lei condotta in anni decisivi della vita nazionale e la Casa delle Libertà non dimentica l'azione che lei ha fatto da Capo dello Stato (Applausi dal centro-destra) nei confronti di una maggioranza che era legittima, seppur di misura, esattamente come potrebbe essere legittima, seppur di misura, se lo valutassero tutti gli organi preposti, la supposta maggioranza elettorale che viene dal voto espresso qualche domenica fa.
Pertanto, signor Presidente, non è una mancanza di rispetto nei confronti del Presidente, ma al contrario un supplemento di rispetto delle procedure di codesta istituzione.
Detto questo, condivido ciò che ha affermato il collega Angius; nessuno deve avere il timore che il vincitore non sia rispettato dall'altra parte. Si tratta di due senatori eminentissimi: il nostro candidato, il senatore Andreotti, è parte della storia civile del Paese ed è dunque ciò stesso una garanzia per chi non lo vota e lo ritroverà Presidente; le qualità di Franco Marini penso siano note agli avversari elettorali contingenti e molto transeunti come a coloro che lo voteranno. Dunque, nessuno pensi che ci sia ostruzionismo o pregiudizio verso chi sarà eletto. Voglio dire che la storia personale dei due candidati garantisce che chiunque vincerà sarà al di sopra delle parti. Il fatto che abbiano un buon curriculum democristiano lascia persino la speranza che siano al di sopra delle parti e magari possano anche cambiare parte.
Pertanto, onorevoli colleghe e colleghi senatori, sottolineo che nessun pregiudizio anima la battaglia regolamentare che il centro-destra sta facendo. Si andrà al voto decidendo modalità certe per la segretezza e per la validità del voto e chiunque sarà eletto sarà il Presidente di tutti perché siamo donne e uomini delle istituzioni e faremo bene a non spaventare il Paese rimbalzandoci accuse che sono banalmente retoriche. Infatti, ciò che sta avvenendo in quest'Aula è ciò che è avvenuto nelle urne e nella vita del Paese.
Un grande Paese come l'Italia può essere diviso a metà, può anche avere un'identità politica controversa e in un certo senso spaccata come una mela; il problema, però, è che vi sia una classe dirigente che sappia rappresentare e non contemplare tale realtà. Credo che questa sia la sfida della presente legislatura, breve o lunga che sia. (Applausi dal centro-destra).
PRESIDENTE. Anzitutto devo una parola di gratitudine a tutti loro perché il clima di oggi, fino a questo momento, non ha parentela alcuna con quello di ieri. Mi sembra che ciò sia utile per i nostri lavori.
Ringrazio molto il senatore Cossiga per le cose che ha detto, soprattutto per quell'accenno, più volte ripreso, circa il fatto che il Paese ha diritto di avere le sue istituzioni. Si tratta di un immediato richiamo alle nostre comuni responsabilità. Questo pensiero è stato ripreso in modo particolare poc'anzi dal senatore Schifani, quando ha espresso in sintesi lo stesso concetto dicendo "partiamo bene", che mi pare un invito più che accoglibile.
Vorrei fornire soltanto qualche dato, che lascerò poi al vostro commento, non di oggi certamente. Quando il Presidente ha dato diverse valutazioni di uno stesso fatto, tali valutazioni hanno avuto una motivazione sostanziale su come era il fatto e sulle conseguenze che tale fatto avrebbe avuto.
Il gruppo dei senatori segretari si è trovato in una difficoltà dalla quale non è riuscito ad uscire quando tre schede, con scritto il nome Francesco Marini, se riconosciute valide, come pareva potersi determinare in una maggioranza di quattro, avrebbero portato alla non firma e alla contestazione anche del verbale. Erano tre voti che avrebbero fatto scattare un'elezione. Ieri c'è stata poi la polemica su una scheda non accettata da una parte dei segretari che però ha firmato, che aggiunta alle altre nella sostanza non avrebbe cambiato assolutamente nulla. La diversità di valutazione dei fatti parte da questa considerazione.
Aggiungo che sarei lieto, senatore Pastore, se il Presidente avesse - ma non esiste in proposito alcun richiamo nel Regolamento - una qualche autorità sul Collegio dei senatori segretari (Commenti dal centro-destra). Ieri comunque dissi che avevo rotto questa mia posizione di riserbo affermando che quella scheda, che non avevo visto, era per me nulla, e lo dissi in Aula a tutti con estrema lealtà.
Senatore D'Onofrio, il problema della formazione della scheda è delicato. Gli Uffici mi dicono che non abbiamo la presentazione di candidature e quindi dalla votazione emergono delle situazioni. Questa impossibilità di presentare candidature, almeno in base al Regolamento attuale, non consente posizioni diverse.
Vorrei aggiungere una sola considerazione. Il senatore Cossiga in una lettera che mi ha scritto ha anche aggiunto che a suo avviso - lo ha detto in Aula - bisognerebbe togliere ogni qualifica di onorevole, senatore, professore e ingegnere. Ciò, evidentemente, porterebbe a considerare nulle moltissime schede. Credo che la discussione pacata di oggi abbia confermato direttive assolutamente chiare.
Noi abbiamo l'elenco dei parlamentari, quando un voto non rispetta questi dati, evidentemente non può essere considerato valido. Che poi ci siano delle schede più che sospette … Il Guardasigilli nell'intervento di ieri disse (ed ebbe un forte applauso di approvazione): «Abbiamo dei sospetti di una chiarezza assoluta». Ma oggi, se non ricordo male, il senatore Buttiglione ha detto che sono schede di cui è chiaro più che il destinatario colui che scrive; cioè sono firme non destinate a tutti, ma a qualcuno. E diciamo ci sono hic et inde delle schede che possono essere un fatto di innocenza battesimale, però quando si vede che il nome è spostato e magari frammezzo c'è "onorevole" o "senatore", si vede una elaborazione che non bisogna essere professori in materia per capire che è qualcuno che desidera dire - vediamo l'interpretazione più serena - "Come vedi, ti ho votato".
Devo dire che questo è un problema di etica politica e parlamentare. Questi sistemi sono profondamente negativi e non certamente morali. È un mio pensiero, ma credo che dovrebbe essere il pensiero generale di questa Assemblea. (Generali applausi).
Faccio una sola aggiunta. La situazione particolarmente delicata ha fatto sì che non abbiamo discusso sul processo verbale, quando i senatori chiedono la parola per proporre che si chiarisca un cosa o che si tolga una parola. È stato un discorso di natura politica generale, ma mi pare che sia stato utile. Voglio dare atto soprattutto delle osservazioni che sono state avanzate e che toccano indubbiamente il Regolamento: abbiamo notato dei vuoti, necessità di chiarimento. Tutte queste considerazioni, che sono a verbale, vi rimarranno e saranno presentate certamente, a suo tempo, alla Giunta per il Regolamento, affinché ne tenga conto.
BIONDI. Domando di parlare. (Dalle tribune del pubblico Marco Pannella grida:"Presidente, siamo in seggio elettorale!").
PRESIDENTE. Senatore Biondi, su cosa intende intervenire? (Ulteriori commenti ad alta voce di Marco Pannella dalle tribune del pubblico).
Onorevole Pannella, io ieri non l'ho riconosciuta. Devo dirle con grande schiettezza che se l'avessi riconosciuta l'avrei mandata fuori lo stesso, perché il discorso non può cambiare. (Ilarità. Generali applausi). Non avrei detto quell'ultima frase, che può essere stata meno piacevole; le chiedo scusa se questo l'ha toccata in qualche modo. Però, da fuori dell'Aula, non le posso permettere di diventare un attore; non è possibile, anche se questa è un po' la sua vocazione. Le chiedo veramente in modo amichevole che si plachi: in questo caso può stare in Aula. Se lei non potesse placarsi è bene che esca. (Dalle tribune del pubblico Marco Pannella dice: "D'accordo, grazie"). Non vorrei fare diversamente; con il mio saluto e con il mio augurio, accompagnate amichevolmente l'onorevole Pannella.
Senatore Biondi, cosa ci deve dire? Lei è fatto anche per le cose piacevoli: ci dica una cosa piacevole.
BIONDI. Grazie, Presidente. Prima di tutto, il mio compiacimento, perché vedo che si è rimesso e che la notte le ha fatto bene: ha anche un colorito diverso da quello di ieri sera. Questo mi fa molto piacere. (Generali applausi).
Non voglio fare un discorso, ne ho fatti tanti nella vita e posso anche risparmiarne uno, poi ne farò in seguito.
Presidente Scalfaro, voglio chiederle: se sulle schede appare di nuovo scritto "Francesco Marini" quid iuris? La domanda è questa.
ANGIUS. Scheda nulla. (Brusìo in Aula).
BIONDI. Non credo che questa sia una domanda indecente. Vorrei soltanto sapere come ci si regola nella disparità di trattamento che è stata attribuita alla scheda su cui era stato scritto Francesco. Io ritengo che Francesco possa essere una forma che comprende anche Franco; se un uomo è Franco non è Francesco, e quindi bisogna saperlo prima di prendere delle decisioni. Ce lo dica, Presidente. Abbiamo tutti detto: rispettiamo le regole; ce ne dia una lei di regola, saremo contenti di ascoltarla!
PRESIDENTE. Ho esposto ieri il mio pensiero. Si deve ripetere ogni giorno, perché questo è un rito? Ho detto ieri che per me quella scheda è nulla. L'ho detto ieri! (Applausi dal centro-destra).
E allora non meravigliamoci, onorevole senatore, perché è segno che lei ieri era spiritualmente assente, e mi fermo allo spiritualmente.
Adesso altri chiedono la parola... (Proteste dal centro-sinistra). Posso chiedere di rinunziare?
MANTOVANO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTOVANO. Signor Presidente, sarò sintetico come sempre, ma il quesito che ha posto il senatore Biondi è un quesito che, sulla base di quello che lei ha detto prima, merita una risposta che non c'è stata fino ad adesso.
Anzitutto vi è una premessa. La precarietà dell'Ufficio di Presidenza di questo seggio elettorale ha un solo contrappeso: l'assoluta chiarezza e trasparenza delle regole che saranno applicate. Allora, a fronte del quesito del senatore Biondi la sua risposta è un richiamo all'interpretazione che ella ha dato nella nottata di ieri, dell'indicazione valida del nome Francesco o Franco. Ma ella stessa ha detto che questa è un'opinione personale che non incide sulla valutazione dei egretari del seggio provvisorio.
Allora, perché dico che la domanda resta senza risposta? Perché ella prima ha fatto questo ragionamento, che mi permetta di riassumere e mi scusi se ho compreso male. Se dei voti che sono contestati e che sono in ipotesi nulli hanno efficacia, essi vengono annullati e non se ne tiene conto. Se invece questi voti non hanno efficacia, è come se la decisione su di essi sia irrilevante. Mi permetto di non essere d'accordo, o magari abbiamo capito male, perché la nullità di una modalità di espressione di voto è intrinseca alla espressione medesima e la valutazione dell'effetto è una valutazione che si fa ex post, nel momento in cui si fa la somma dei voti medesimi.
La domanda, che fa seguito ad una serie di anomalie che non ripeto, perché sono state prima enunciate, esige una risposta chiara e trasparente, che deve essere l'unico contrappeso alla precarietà della situazione istituzionale che stiamo vivendo.
BRUTTI Massimo. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Massimo. Signor Presidente, vorrei poter contribuire molto brevemente alla chiarezza di determinazioni che è stata da ultimo auspicata nell'intervento del collega Mantovano. Esistono regole generali che devono essere applicate nel nostro caso per la interpretazione della manifestazione di volontà che si esprime nel voto.
Vorrei dire tuttavia - per quello che può servire, e credo che possa servire ai nostri lavori - che per noi fa testo la decisione in base alla quale il nome Francesco Marini configura un voto nullo. Questo è quello che vorrei dire ai colleghi e all'Assemblea allo scopo di lasciarci alle spalle la giornata di ieri e di procedere ai lavori che sono previsti per la giornata di oggi. (Applausi dal centro-sinistra).
PRESIDENTE. La Presidenza conferma ciò che ha detto sulla nullità certa comunque e dichiara chiusa questa discussione.
Non essendovi ulteriori osservazioni, il processo verbale è approvato.
Votazione per l'elezione del Presidente
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Votazione per l'elezione del Presidente».
Ricordo che nella seduta di ieri nessun senatore ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato, prescritta dall'articolo 4 del Regolamento per l'elezione del Presidente in sede di prima e di seconda votazione. Occorre pertanto procedere ad una terza votazione per la quale è richiesta, ai fini dell'elezione del Presidente, la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.
Saranno chiamati per primi i senatori a vita per esprimere il proprio voto. La chiama proseguirà con gli altri colleghi senatori. Dopo il voto dei senatori a vita ha chiesto di poter votare per ragioni personali la senatrice Donati. Ne ha facoltà. Si procederà poi in ordine alfabetico.
Dichiaro aperta la votazione a scrutinio segreto.
Invito il senatore segretario a procedere all'appello dei senatori.
ALBONETTI, segretario provvisorio, fa l'appello.
Prendono parte alla votazione i senatori:
Adragna, Alberti Casellati, Albonetti, Alfonzi, Allegrini, Allocca, Amati, Amato, Andreotti, Angius, Antonione, Asciutti, Augello, Azzollini
Baccini, Baio Dossi, Balboni, Baldassarri, Baldini, Banti, Barba, Barbato, Barbieri, Barbolini, Barelli, Bassoli, Battaglia Antonio, Battaglia Giovanni, Bellini, Benvenuto, Berselli, Bettamio, Bettini, Bianco, Bianconi, Binetti, Biondi, Bobba, Boccia Antonio, Boccia Maria Luisa, Bodini, Bonadonna, Bonfrisco, Bordon, Bornacin, Bosone, Brisca Menapace, Bruno, Brutti Massimo, Brutti Paolo, Bubbico, Buccico, Bulgarelli, Burani Procaccini, Butti, Buttiglione
Cabras, Caforio, Calderoli, Calvi, Camber, Cantoni, Capelli, Caprili, Carloni, Carrara, Caruso, Casoli, Casson, Castelli, Centaro, Ciccanti, Cicolani, Colli, Collino, Colombo Emilio, Colombo Furio, Comincioli, Confalonieri, Coronella, Cossiga, Cossutta, Costa, Cuffaro, Cursi, Curto, Cusumano, Cutrufo
D'Alì, D'Ambrosio, D'Amico, Danieli, Davico, De Angelis, De Gregorio, De Petris, De Poli, De Simone, Del Roio, Dell'Utri, Delogu, Di Lello Finuoli, Di Siena, Dini, Divella, Divina, Donati, D'Onofrio
Emprin Gilardini, Enriques, Eufemi
Fantola, Fazio, Fazzone, Ferrante, Ferrara, Filippi, Finocchiaro, Firrarello, Fisichella, Fluttero, Follini, Fontana, Formigoni, Formisano, Forte, Franco Paolo, Franco Vittoria, Fruscio, Fuda
Gabana, Gagliardi Morandi, Galan, Galardi, Galli, Garraffa, Gasbarri, Gentile, Ghedini, Ghigo, Giambrone, Giannini, Giaretta, Girfatti, Giuliano, Gramazio, Grassi, Grillo, Guzzanti
Iannuzzi, Iorio, Iovene, Izzo
Ladu, Latorre, Legnini, Leoni, Levi-Montalcini, Libé, Liotta, Livi Bacci, Lorusso, Losurdo, Lunardi, Lusi
Maccanico, Maffioli, Magistrelli, Magnolfi, Malabarba, Malan, Malvano, Mancino, Maninetti, Mannino, Mantica, Mantovano, Manunza, Manzella, Manzione, Marconi, Marini Franco, Marini Giulio, Marino, Maritati, Martinat, Martone, Massa, Massidda, Mastella, Matteoli, Mauro, Mazzarello, Mele, Menardi, Mercatali, Micheloni, Molinari, Monacelli, Mongiello, Montalbano, Montino, Morando, Morgando, Morra, Morselli, Mugnai
Nania, Napolitano, Nardini, Naro, Negri, Nessa, Nieddu, Novi
Palermi, Palermo, Pallaro, Palma, Papania, Paravia, Pasetto, Pastore, Pecoraro Scanio, Pegorer, Pellegatta, Pera, Perrin, Peterlini, Pianetta, Piccioni, Piccone, Pignedoli, Pininfarina, Pinza, Pinzger, Pirovano, Pisa, Pisanu, Pistorio, Pittelli, Poli, Polito, Pollastri, Polledri, Pontone, Possa, Procacci
Quagliariello
Rame, Ramponi, Randazzo, Ranieri, Rebuzzi, Ripamonti, Roilo, Ronchi, Rossa, Rossi Fernando, Rossi Paolo, Rotondi, Rubinato, Ruggeri, Russo Spena
Sacconi, Saia, Salvi, Santini, Saporito, Saro, Scalera, Scalfaro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Scarpetti, Schifani, Scotti, Selva, Serafini, Silvestri, Sinisi, Sodano, Soliani, Stanca, Stefani, Sterpa, Stiffoni, Storace, Stracquadanio, Strano
Taddei, Tecce, Thaler Ausserhofer, Tibaldi, Tofani, Tomassini, Tonini, Totaro, Trematerra, Treu, Turano, Turco, Turigliatto
Valditara, Valentino, Valpiana, Vano, Vegas, Ventucci, Vernetti, Viceconte, Viespoli, Villecco Calipari, Villone, Vitali, Vizzini
Zanda, Zanoletti, Zanone, Zavoli, Ziccone, Zuccherini.
(Nel corso della votazione applausi all'indirizzo dei senatori a vita Andreotti e Levi-Montalcini quando votano).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e dispongo che l'Ufficio di Presidenza provvisorio proceda allo spoglio delle schede in seduta pubblica.
Invito due senatori segretari a portare l'urna sul banco della Presidenza. Prego altresì i segretari, qualora dessi una lettura inesatta, di avvertirmi subito e non al termine dello spoglio delle schede.
(I senatori segretari provvisori procedono allo spoglio delle schede. Il Presidente provvisorio procede alla lettura delle schede che gli vengono passate dal Segretario generale e le porge a sua volta ai senatori segretari provvisori che prendono nota dei voti espressi).
(Vivi, prolungati applausi dal centro-sinistra all'indirizzo del senatore Marini Franco nella fase finale dello spoglio delle schede).
Invito i senatori segretari provvisori a procedere alla numerazione dei voti.
(I senatori segretari provvisori procedono alla numerazione dei voti).
Risultato di votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione del Presidente del Senato:
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Senatori votanti |
322 |
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Maggioranza |
162 |
Hanno ottenuto voti i senatori:
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Marini Franco |
165 |
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Andreotti |
156 |
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Schede bianche |
1 |
Proclamo eletto Presidente del Senato il senatore Franco Marini. (L'Assemblea si leva in piedi. Vivissimi, prolungati applausi dal centro-sinistra. Applausi dal centro-destra).
Insediamento del Presidente
PRESIDENTE. Invito il presidente neo eletto, senatore Franco Marini, ad assumere la Presidenza del Senato, mentre formulo a lui ogni augurio. Plaudo all'applauso generale che onora il Senato, a nome del quale rivolgo un augurio al nuovo Presidente dell'altro ramo del Parlamento e formulo i maggiori auguri al Senato della Repubblica.
(Il presidente Marini Franco sale al banco presidenziale. Vivissimi, generali applausi).
Presidenza del presidente MARINI (ore 14,53)
PRESIDENTE. (Si leva in piedi). Onorevoli colleghi, permettetemi, prima ancora di esprimervi la mia gratitudine per l'incarico al quale mi avete eletto, di rivolgere un pensiero commosso alle vittime dell'attentato che l'altro ieri ha colpito il nostro contingente militare a Nassiriya. (L'Assemblea si leva in piedi. Vivissimi, prolungati, generali applausi). Mi unisco al dolore di tutta la Nazione ed esprimo alle famiglie il mio profondo cordoglio per i caduti nell'adempimento del loro servizio. Auguro poi, con vivissima partecipazione, a chi è rimasto ferito una pronta guarigione.
Voglio innanzitutto ringraziare tutti coloro che mi hanno attribuito il loro consenso, ma anche e sinceramente, con impegno per il nostro lavoro, quanti hanno votato per il presidente Andreotti. (Vivi, generali applausi. Il senatore Andreotti ringrazia).
Guardando i fatti, i fatti che avete determinato voi, sarebbe non giusto non sostenere che prevalentemente sono eletto dalla maggioranza politica che ha vinto le recenti elezioni. Ma sarò il Presidente di tutto il Senato e in un dialogo fermo e mai abbandonato sarò il Presidente di tutti voi, con grande attenzione e rispetto per le prerogative della maggioranza e per quelle dell'opposizione, come deve essere in una vera democrazia bipolare che io credo di aver modestamente contribuito, anche con il mio apporto, a realizzare nel nostro Paese.
E' tradizione in queste circostanze che il Presidente eletto rivolga brevi parole di saluto all'Assemblea: sono novizio, ma certamente non voglio innovare questa bella consuetudine. Novizio qui dentro (una battuta elegante, simpatica, del presidente Andreotti), non novizio in generale, ahimè. Consentitemi però di formulare, insieme al saluto, alcune brevi considerazioni.
Sento un profondo senso di responsabilità per il mio e per il nostro mandato, per il compito che questo Senato e tutto il Parlamento - compito non facile - è chiamato ad assolvere in questa XV legislatura della Repubblica.
Il 9 e il 10 aprile oltre 38 milioni di cittadini italiani hanno democraticamente votato esprimendo un'adesione ed una partecipazione che a molti osservatori è apparsa eccezionale; ed è stata eccezionale.
La nostra è una democrazia forte e salda, come robuste e salde sono le nostre istituzioni, che hanno assicurato l'evoluzione ad una democrazia maggioritaria e bipolare. Le stesse forze politiche che hanno saputo favorire una così intensa partecipazione sono oggi chiamate ad esercitare il loro compito con grande senso di impegno e di passione civile e politica.
I tempi che viviamo e le sfide che dobbiamo affrontare chiedono grande efficienza al nostro lavoro istituzionale, ma anche costante attenzione ad una larga partecipazione politica e sociale alle decisioni, allo sviluppo di forme di moderna collaborazione.
La forza di una democrazia matura come la nostra risiede anche nel saper convergere insieme sulle decisioni e le scelte migliori per il nostro Paese; farlo senza il timore di perdere le nostre identità, che sono un bene prezioso, e le stesse responsabilità che hanno maggioranza e opposizione.
Non voglio qui evocare ovviamente intese che non ci sono, ma solo richiamare un più maturo senso di responsabilità e di impegno nella ricerca delle soluzioni più efficaci ai nostri problemi.
Il Paese è chiamato a rilanciare la sua competitività economica in un mondo che è divenuto un mercato globale. I nostri giovani, le nostre conoscenze, la nostra capacità di ricerca e di evoluzione tecnologica sono i fattori strategici da valorizzare insieme alle capacità produttive del Centro-Nord e alle straordinarie potenzialità del Mezzogiorno.
Non abbiamo molto tempo; dovremo operare insieme con un grande, comune, amore politico per la nostra Patria.
L'Europa, della quale siamo indissolubilmente soci fondatori, ha bisogno del nostro continuo apporto di idee e di iniziative politiche per accrescere l'integrazione e le regole costituzionali comuni.
La nostra ferma collocazione nelle Alleanze atlantiche non ci deve impedire di muoverci liberamente nelle nuove regioni orientali del mondo, dove il nostro sviluppo può trovare radici ed intrecci fertili e vitali. Il nostro nuovo sviluppo tanto più, secondo me, potrà rilanciarsi quanto più riusciremo a garantire una nuova e forte coesione sociale tra gruppi ed interessi sociali diversi, tra territori e comunità, nel quadro di un Paese unito e solidale. Più sviluppo e più coesione sociale sono - a mio parere - la sfida difficile che dobbiamo affrontare e vincere per rispondere alle aspettative vere e profonde del nostro Paese.
Il mio saluto caloroso va al Capo dello Stato, garante supremo della Costituzione. (Generali applausi). Mi associo con profonda convinzione al diffuso senso di stima popolare che lo circonda. Il mio saluto va anche agli ex Presidenti della Repubblica che in quest'Aula siedono e a tutti i senatori a vita (Applausi), che dopo aver onorato il Paese con il loro ingegno e la loro opera danno oggi lustro a questa nostra istituzione.
Un saluto sincero rivolgo, poi, ai senatori che rappresentano le nostre comunità all'estero (Applausi). Non mi pare retorico dire: siete finalmente tra di noi! Hanno lavorato in molti e di varie forze politiche per arrivare a questo risultato. Ma un saluto non banale e non formale voglio rivolgere ad un vecchio uomo politico, mio compagno alla Camera dei deputati fino a qualche giorno fa, il ministro Tremaglia (Applausi), che è stato l'uomo che ha spinto forte in questa direzione con l'aiuto delle nostre forze politiche e della nostra convinzione. (Commenti dal centro-destra). Non mi pare adeguata questa ironia, perché il ringraziamento è sincero. Infatti, abbiamo realizzato un obiettivo storico importante per il nostro Paese. (Applausi). Spero che potremo lavorare insieme per portare benefìci concreti a tutti gli italiani che vivono qui o in altri Paesi. La storia, le sofferenze e i successi della nostra emigrazione devono offrirci elementi più solidi nelle difficili politiche per affrontare con intelligenza l'immigrazione verso il nostro Paese.
Rivolgo poi il mio saluto alla Camera dei deputati e al suo presidente, onorevole Bertinotti, da poco eletto e al quale mando il saluto di tutti noi. (Vivi applausi dal centro-sinistra. Applausi dal centro-destra).
Dobbiamo provare insieme un forte orgoglio per le nostre istituzioni, per la loro forza e per la loro tenuta. Aggiustamenti, anche importanti, sono certamente necessari, ma in uno spirito di leale condivisione. Anche il ruolo del nostro sistema pubblico, degli apparati centrali e locali dello Stato, deve essere aggiornato. La società italiana è molto cresciuta nelle sue espressioni economiche, civili e sociali. Un grande e concreto impegno, dunque, illustri colleghi, per far crescere la sussidiarietà sia tra i livelli istituzionali che a livello orizzontale, tra l'azione delle istituzioni pubbliche e la società civile.
Questa mia elezione si colloca tra due ricorrenze fondamentali per la nostra vita democratica, ricorrenze che non devono essere retorica di parte, ma patrimonio comune di sentimenti e di speranze: l'anniversario della Liberazione dalla dittatura fascista e la Festa del lavoro e dei lavoratori. (Vivi applausi dal centro-sinistra). Si tratta di due eventi dai quali ciascuno, secondo la propria storia e la propria identità, può trarre solo sentimenti positivi e di impegno per dare ancora più forza alla nostra democrazia ed accrescere la qualità e la quantità del nostro lavoro.
Rivolgo poi un saluto a tutte le italiane e gli italiani che con il loro voto hanno rinnovato la funzione e il mandato del Parlamento. Vi assicuro tutto il mio impegno perché le vostre aspettative trovino le più larghe e positive risposte attraverso il lavoro del Senato e di tutto il Parlamento.
Cari colleghi, tanti immediati impegni ci attendono. Ne cito qualcuno: la nostra organizzazione interna, l'elezione del Capo dello Stato, la ripresa dell'azione di Governo. Sono certo che affronteremo questi appuntamenti con grande lealtà istituzionale e senso del bene comune.
Al senatore Pera, mio predecessore su questo scranno (Vivi, generali applausi dal centro-destra. Applausi dal centro-sinistra), con il quale - può testimoniarlo direttamente lui stesso - in questi anni, anche con il carattere tipico della mia Regione, ho avuto scambi, colloqui e simpatia culturale, rivolgo un ringraziamento. Quando sarà necessario non mancherò di bussare alla sua porta per il consiglio che può dare chi mi ha preceduto su questo scranno.
Cari colleghi, mi fermo qui, altrimenti questo saluto del novizio potrebbe prolungarsi troppo. Vi saluto sottolineando: viva il Senato, viva la sua funzione, viva la Repubblica italiana! (Vivissimi, prolungati, generali applausi).
Per la composizione dei Gruppi parlamentari
PRESIDENTE. Ricordo che, a norma dell'articolo 14, comma 2, del Regolamento, entro le ore 13 di martedì 2 maggio, ogni senatore è tenuto ad indicare alla Presidenza del Senato il Gruppo del quale intende far parte.
Gruppi parlamentari, convocazione
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 15 del Regolamento, i Gruppi parlamentari sono convocati mercoledì 3 maggio, alle ore 17, per procedere, ove non lo avessero fatto in precedenza, alla propria costituzione.
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari è convocata per la giornata di mercoledì 3 maggio, alle ore 18,30.
Sulla lettura del processo verbale
PRESIDENTE. Ricordo che, in conformità alla prassi del Senato, il processo verbale di ogni seduta antimeridiana, pomeridiana o notturna sarà letto ed approvato nella successiva seduta, rispettivamente, antimeridiana, pomeridiana o notturna.
Non facendosi osservazioni, così rimane stabilito.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 4 maggio 2006
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica giovedì 4 maggio, alle ore 10,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 15,09).