Sulla tutela dei contrassegni di lista
TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, intervengo su una questione delicata che riguarda il Parlamento, la legge elettorale, le forze politiche.
Nella seduta del 5 dicembre 2005, quando discutevamo la legge elettorale, il mio Gruppo (mi rivolgo al Vice Presidente del Gruppo di Forza Italia in modo particolare) presentò un ordine del giorno che riguardava la tutela dei simboli. Ebbene, il sottosegretario D'Alì, presente in quella circostanza, ebbe a dire (stia attento, senatore Malan, perché questo è un altro imbroglio sui Verdi Verdi): «L'ordine del giorno G1.250 è estremamente articolato rispetto al principio che vuole affermare, e quindi vincola eccessivamente il Governo; è accoglibile come raccomandazione, anche se mi riservo di valutarlo in sede regolamentare».
Successivamente, io, signor Presidente, ripresi la parola dicendo: «Allora, vorrei ricordare al Sottosegretario, pregandolo di riflettere un attimo sull'accoglimento dell'ordine del giorno come raccomandazione, che è proprio competenza del Governo e del Ministero dell'interno raccogliere i simboli che vengono depositati ed è lo stesso ufficio del Ministero dell'interno che, eventualmente, attesta la regolarità dell'avvenuto deposito, oppure, qualora il simbolo e il contrassegno non siano conformi alle norme di cui all'articolo 14, il Ministero invita a depositarne un altro.
Dato che questo è un compito specifico del Governo, magari il nostro ordine del giorno sarà eccessivamente dettagliato, però invito il rappresentante del Governo a suggerirci eventualmente una modifica in modo tale da garantire la tutela reale dei simboli che vengono presentati».
Il sottosegretario D'Alì di nuovo, riprendendo la parola, disse quanto segue: «Signor Presidente, il parere del Governo è che la legge sia già abbastanza dettagliata e che in ogni caso è interesse dell'Esecutivo assicurare la minore confusione possibile nello svolgimento delle operazioni elettorali. Sarà certamente cura del Governo utilizzare i poteri regolamentari cui faceva riferimento il senatore Turroni, ma il suo ordine del giorno, a mio giudizio, è eccessivamente dettagliato in confronto ai dettagli già chiari della legge e al principio generale a cui noi ci rifacciamo. Quindi, l'accoglierlo come raccomandazione mi sembra significhi ragionare più o meno sulla stessa lunghezza d'onda, senatore Turroni».
A quel punto, signor Presidente, avendo ottenuto io ampie rassicurazioni da parte del rappresentante del Governo, ho ritirato, dichiarandomi soddisfatto, l'ordine del giorno presentato dal presidente del mio Gruppo, senatore Boco.
Ebbene, ieri, puntualmente, si è verificato quello che temevamo: Forza Italia ha depositato nuovamente quell'imbroglio del simbolo dei Verdi Verdi e il Governo ha evitato, signor Presidente, di rispettare gli impegni assunti in questa Aula, tesi a rispettare l'articolo 14 della legge. Per noi è un danno gravissimo. Cosa avrebbe detto la medesima Forza Italia se noi avessimo presentato un simbolo con su scritto "Forza Forza Italia"? Ma noi non siamo degli imbroglioni come qualcun altro e mi dispiace che il Governo, invece di tutelare le forze politiche presenti in Parlamento che fanno battaglie politiche e così via, si metta ad usare questi espedienti per consentire ad altri di rubarci dei voti, dal momento che essi non sono presenti da alcuna parte sulla scena elettorale.
Lo sa bene il senatore Malan, che era il relatore di quella legge quando ci occupammo delle elezioni europee: attraverso di essa (con un imbroglio anche in quella circostanza) venne consentito ai medesimi Verdi Verdi, grazie al simbolo dello scorporo, di presentarsi in tutta Italia senza raccogliere le firme. Fu lo stesso senatore Malan, così come il Presidente della Commissione, a riconoscere che in quella circostanza si era trattato di un imbroglio. Ed è per questo che noi presentammo quell'ordine del giorno, richiamando il Governo alle sue responsabilità.
Oggi ci accorgiamo che quelle non erano parole scritte in aria, ma facevano parte di un disegno unico che da allora (dalle elezioni europee) arriva ad oggi, per far sì che nelle schede elettorali siano presenti formazioni politiche fantasma che hanno il solo compito di portare via voti ad altri.
Mi dispiace che il Governo, invece di esercitare il suo ruolo, il suo dovere, il suo compito (così come scritto anche negli ordini del giorno accolti, comunque come raccomandazione, ma a cui la legge aveva fatto chiaro riferimento per espressione diretta del sottosegretario D'Alì) sia venuto meno a questi impegni fondamentali tesi a tutelare le forze politiche al momento delle elezioni.
Non posso far altro che dire che qui, in questo Parlamento, ci sono forze politiche corrette, ma anche altre che usano costantemente l'imbroglio e la macchinazione per impedire il corretto svolgimento delle elezioni e queste forze politiche (lo dico al senatore Malan) lo fanno in modo da creare un problema grave, ripetuto, costante e coerente perché, come abbiamo detto più volte, si tratta di imbroglioni: questa è la loro vera qualifica. Il Viminale ha assecondato questo gioco sporco, questa vera e propria vergogna, questo furto che avverrà nei confronti dei voti che i cittadini vorranno esprimere per i Verdi. Questo è il modo con cui voi intendete il confronto elettorale e la democrazia, la modalità con cui intendete esercitare, attraverso il Viminale e il Governo, quel ruolo di garanzia che dovrebbe essere riservato a tutti i cittadini.
Per questo, signor Presidente, le chiediamo di invitare il Governo a rispettare gli impegni che ha assunto in quest'Aula e di farci comprendere cosa voglia fare proprio al fine di evitare che questo imbroglio sia portato ad ulteriori conseguenze, visto che in quest'Aula (e non da altre parti) il medesimo Governo, per bocca del sottosegretario D'Alì, si era impegnato a rispettare i simboli e quanto era previsto all'articolo 14 della legge elettorale. (Applausi della senatrice De Petris).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Turroni, prendiamo atto di quanto ha detto.
MALAN (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI). Signor Presidente, le preannuncio che intendo intervenire, al termine della seduta, per fatto personale.