Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3723-B (ore 10,50)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore.
RUVOLO, relatore. Signor Presidente, intervengo brevemente per consentire la conclusione di questo importante provvedimento per il settore dell'agricoltura, della pesca e del sistema agroalimentare. È chiaro che in questi giorni c'è stata una novità, ossia il problema dell'influenza aviaria, intervenuto proprio nel momento in cui stava per concludersi l'iter di questo provvedimento; pertanto il Governo opportunamente ha inserito all'interno del decreto una serie di misure e di provvidenze a favore del settore avicolo.
I colleghi che mi hanno preceduto in discussione generale certamente hanno puntualizzato alcuni aspetti, ma non condivido quanto è stato detto, cioè che il Governo ha fatto poco ed è stato scarsamente sensibile rispetto a queste problematiche. Posso affermare tranquillamente che il Governo ha compiuto il massimo sforzo per reperire una serie di provvidenze a favore di questo comparto, la cui situazione ancora oggi, anche in queste ore, va sempre più appesantendosi.
Questa sensibilità il Governo l'ha dimostrata mettendo a disposizione strumenti e risorse finanziarie per dare risposte concrete e immediate al comparto. E' stato quindi compiuto con questo provvedimento un lavoro che oserei definire straordinario e storico, che ingloba tutto il sistema della previdenza agricola e che intende dare risposte anche al settore della pesca ed al mondo bieticolo-saccarifero.
Per noi quindi sarebbe una grande soddisfazione se l'Assemblea esprimesse un voto positivo su questo provvedimento. Ringrazio il Governo, ringrazio la Commissione agricoltura, ringrazio la Commissione bilancio per aver con sensibilità svolto il proprio compito affinché questo provvedimento potesse essere portato a compimento. (Applausi dal Gruppo FI e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ALEMANNO, ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, onorevoli senatori, concordo con il relatore sull'importanza di questo provvedimento, che si è via via arricchito di importanti apporti, l'ultimo dei quali è stato l'intervento a sostegno delle imprese messe in crisi dall'emergenza dell'influenza aviaria.
Il mio invito è a tutti i Gruppi del Senato, per un voto unanime su questo decreto, un riconoscimento perché il percorso che ha portato alla formazione di questa legge di conversione ha visto un apporto, sia alla Camera che al Senato, tale da recepire tutti i suggerimenti positivi di ogni Gruppo parlamentare.
Questo è un dato importante, perché si tratta di un provvedimento largamente atteso dal mondo dell'agricoltura e dal mondo della pesca. Ecco perché, nel riconoscimento del ruolo svolto dall'opposizione, c'è da parte mia la richiesta di un voto unanime che sostenga questo decreto anche nel percorso definitivo di approvazione e di promulgazione sulla Gazzetta Ufficiale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione sul disegno di legge in esame.
PACE, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo,
- nel presupposto che gli oneri di cui all'articolo 01, comma 17, a decorrere dall'anno 2009, pari a 103 milioni di euro siano coperti quanto a 54 milioni di euro dalle maggiori entrate di natura permanente derivanti dai commi 2 e 8 del medesimo articolo e quanto a 49 milioni di euro da quota parte delle maggiori entrate di natura permanente derivanti dai commi da 10 a 13 del citato articolo 01, pari complessivamente a 137 milioni di euro, non utilizzate per la copertura dell'articolo 01, comma 19, come indicato dall'articolo 1, comma 7;
- nel presupposto che non derivino effetti finanziari dal comma 7 dell'articolo 1-bis (che novella il comma 3-bis dell'articolo 5 del decreto-legge n. 202 del 2005), avendo carattere infra annuale la sospensione fino al 31 ottobre 2006, ivi disposta, dei termini relativi ai versamenti tributari e contributivi per gli operatori del settore delle carni avicole, che si dia luogo al successivo recupero delle somme non corrisposte;
- nel presupposto che le risorse, di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge n. 202 del 2005, da destinare al successivo comma 15 del medesimo articolo 1-bis, siano ancora disponibili;
- nel presupposto del carattere straordinario delle misure dirette a fronteggiare l'emergenza nel settore avicolo di cui all'articolo 1-bis, comma 8, nel cui ambito gli interventi coperti a valere della quota di conto capitale delle risorse di cui al comma 14 risultano di natura corrispondente, riguardando tra l'altro programmi di investimenti, nonché nel presupposto della comprimibilità dell'autorizzazione di spesa di cui alla lettera a) del predetto comma 14;
- nel presupposto che non derivino effetti finanziari dalle disposizioni di cui alla lettera a) del comma 9 dell'articolo 1-bis, in quanto il nuovo regime dell'indennità di cui alla legge n. 218 del 1988, non determina un'estensione della platea degli aventi diritto;
esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta».
MORANDO (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (DS-U). Signor Presidente, desidero segnalare che durante l'esame del provvedimento presso la Camera dei deputati è stato inserito l'articolo 01, con un comma 6 che recita testualmente: «Le disposizioni di cui ai commi da 3 a 5» (relative al condono previdenziale agricolo) «entrano in vigore previa emanazione di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sul presupposto di una positiva e concorde verifica, sul piano statistico, con la Commissione europea, sull'assenza di un loro impatto negativo sulla dinamica dei conti pubblici, come definita nel Programma di stabilità italiano». Ebbene, occorre prestare molta attenzione perché si tratta di un'innovazione nella procedura legislativa e nel contenuto delle leggi italiane assoluta. Non esiste nessun precedente di una norma di questo genere.
In sostanza, in tale comma sta scritto: noi, Parlamento italiano, abbiamo approvato il condono previdenziale, ma se il direttore di Eurostat, cioè un funzionario, non dirà che questa operazione si può fare senza determinare effetti di riclassificazione delle operazioni di cartolarizzazione dei crediti INPS con effetti successivi sul volume globale del debito e anche minori sull'indebitamento, questa legge non può entrare in vigore, cioè il Presidente del Consiglio non potrà emanare il decreto relativo.
Ora, signor Presidente, io non sono tra coloro che nel corso degli anni o dei mesi passati hanno polemizzato contro l'eurocrazia, contro i burocrati di Bruxelles, ma qui siamo di fronte a qualcosa che davvero ha dell'incredibile. In una legge dello Stato si dice che lo Stato italiano introduce il condono previdenziale agricolo; il Presidente del Consiglio dei ministri deve emanare un decreto per attuarlo, ma lo può fare soltanto se il direttore di Eurostat gli dice una certa cosa, se gliene dice un'altra, il decreto non si può fare. Questo è quanto scritto al comma 6 dell'articolo 01 del provvedimento al nostro esame.
Perché, colleghi, una simile enormità? Come mai è scritto in una legge dello Stato una cosa di questo tipo, che veramente non ha alcun precedente? Ripeto, non condivido la polemica contro gli eurocrati di Bruxelles, ma non ho mai pensato che ad essi si potesse attribuire la facoltà di stabilire se una legge italiana entra in vigore oppure no. Invece, qui sta scritto esattamente questo.
Qual è la ragione per cui sostanzialmente dobbiamo ricorrere, o meglio la maggioranza ed il Governo devono ricorrere a una formulazione di questo tipo, veramente inusitata e, a mio avviso, anche gravissima? Infatti, non vorrei che instaurassimo un precedente che avrebbe conseguenze politiche di enorme portata: il popolo italiano dovrebbe concludere che le leggi in Italia le fa il direttore di Eurostat!
Voi capite la portata straordinaria di una norma di questo tipo, la sua gravità. Ripeto: perché si è sostanzialmente dovuto far ricorso a un'innovazione di questo tipo? Perché, detto molto rapidamente, anche se l'argomento presenta delle tecnicalità particolarmente controverse, la sostanza è questa, signor Presidente.
Noi abbiamo qui una disposizione che, al fine di consentire che effettivamente si dia luogo al condono previdenziale, afferma che i crediti INPS del passato, che sono stati ceduti alle società veicolo delle operazioni di cartolarizzazione dei crediti INPS dal 1998 in poi, poiché dobbiamo fare il condono previdenziale, sono resi obbligatoriamente dalle società veicolo allo Stato, cioè all'INPS che glieli aveva ceduti, in cambio di crediti INPS che però non siano agricoli e che abbiano un pari valore commerciale.
Qui la Camera ha aggiunto il riferimento al pari valore commerciale e ha fatto un'operazione giusta, perché altrimenti "pari valore" sembrava potersi riferire al valore nominale e questo naturalmente avrebbe provocato dei gravi problemi. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, vado più veloce che posso, però credo che di questa norma si discuterà nei prossimi anni, perché si tratta di un precedente davvero rilevante.
A questo punto, in buon sostanza, qual è il dubbio che sorge, qual è il problema che riguarda Eurostat? È molto semplice. Se tra lo Stato e la società di cartolarizzazione dei crediti INPS si stabilisce un rapporto tale per cui per legge si scaricano obbligazioni sulla società, è chiaro che si mette in discussione la natura giuridica della società di cartolarizzazione. Se essa è una società che sta dentro il perimetro delle pubbliche amministrazioni e, in ogni caso, se i crediti INPS non agricoli, ancora in mano all'INPS, possono essere per legge ceduti alla società di cartolarizzazione per pagare a quella stessa società dei crediti che essa deve retrocedere allo Stato stesso, allora si può affermare, signor Presidente, che tutte le operazioni di cartolarizzazione dei crediti INPS che abbiamo avuto dal 1998 in poi si configurano statisticamente come un prestito. Ma, se si configurano statisticamente come un prestito, noi arriviamo a qualcosa come l'aumento di più di un punto di PIL del volume globale del debito, perché a tanto ammonta il complesso delle operazioni di cartolarizzazione che sono state nel passato sviluppate.
Dunque la portata economica della norma al nostro esame è questa: se sono prestiti, aumentano il volume globale del debito; certo, incidono anche sul deficit e sull'indebitamento, anche se in misura minore. Invece, sul volume globale del debito, l'incidenza è di portata enorme, più di un punto di PIL.
Ora, qual è il punto politico? Naturalmente è giusto preoccuparsi del fatto che una cosa di questo genere possa avvenire a causa della norma sul condono previdenziale e quindi in questo senso l'osservazione del Governo è assolutamente corretta. In prima lettura mi ero anche permesso di sottolineare questo rischio, chiedendo che la norma fosse approntata in modo ben diverso e non sulla base dell'improvvisazione che l'ha caratterizzata, ma certamente questa verifica con Eurostat andava comunque fatta prima. Il Governo, signor Presidente, non doveva prevedere per legge che il direttore di Eurostat stabilisse il contenuto delle leggi italiane.
Questo è inaccettabile in via di principio. Prima ci si reca presso Eurostat con una certa ipotesi di condono previdenziale, poi ci si confronta, si definisce un accordo e infine si ritorna in Italia per mettere a punto una legge ad hoc. Invece non lo avete voluto fare perché temevate che il parere di Eurostat fosse negativo e volevate illudere gli agricoltori italiani che avreste fatto il condono a pochi giorni dalle elezioni. È stata così predisposta una norma senza prima verificarla presso Eurostat; adesso naturalmente siete costretti ad introdurre una disposizione sospensiva che ha una portata innovativa assolutamente straordinaria.
È facile comprendere cosa potrebbe accadere nei prossimi anni se una norma del genere dovesse costituire un precedente. Si potrebbe arrivare a provvedimenti che minano la stabilità finanziaria del Paese, che promettono molto a categorie di cittadini italiani e che poi, in sede Eurostat, sulla base di questa clausola di salvaguardia, vengono messi in discussione, senza che si dia luogo alla loro attuazione. In questo modo la responsabilità politica dell'approvazione o della reiezione di un provvedimento verrebbe obnubilata.
Le conseguenze politiche derivanti da questa norma sono potenzialmente devastanti per il futuro, con riferimento al rapporto corretto tra cittadini, Governo e maggioranza, anche perché si afferma un principio che va ben al di là dal considerare l'Europa una sorta di matrigna. Si dovrebbe parlare piuttosto di una situazione assurda nell'ambito della quale qualcuno si sta preparando a dire agli agricoltori italiani che, nonostante si volesse fare il condono previdenziale, purtroppo ciò non è stato possibile a causa di un'Europa cattiva che ha detto di no.
Sia chiaro che in campagna elettorale potreste anche riuscire a vendere una simile aberrazione, ma comunque non andrete molto lontano. Non è un modo serio di governare il Paese.
A questo punto, sono convinto che abbiate fatto bene ad inserire quella clausola di salvaguardia, anche se una verifica avreste dovuto farla prima e sono altrettanto convinto che non l'abbiate fatta appositamente, nella consapevolezza di quanto Eurostat vi avrebbe risposto.
Siccome è forte in me questo sospetto, il giudizio sul complesso dell'operazione non può che essere drammaticamente negativo, paradossalmente proprio in nome e nell'interesse di quegli agricoltori ai quali oggi promettete una tutela. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Rnp e del senatore Michelini).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi.
RUVOLO, relatore. Signor Presidente, gli ordini del giorno G100 e G101 potrebbero essere accolti come raccomandazione.
ALEMANNO, ministro delle politiche agricole e forestali. Sì, signor Presidente, il Governo li accoglie come raccomandazione.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G100 e G101 non verranno posti ai voti.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Poiché non sono stati presentati emendamenti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, passiamo alla votazione finale.
DE PETRIS (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, i ragionamenti che sono stati posti all'attenzione dell'Aula, anche se purtroppo non da parte del Governo perché solo questa mattina - a differenza di ieri quando non si era in Aula alcun rappresentante del Ministero delle politiche agricole - è presente il Ministro, sono esattamente gli stessi che ha ripreso adesso il collega Morando.
Siamo, molto preoccupati - e quindi non è mia intenzione fare un intervento come se fossi in campagna elettorale, come invece ha fatto il senatore Bongiorno nel replicare alle nostre osservazioni - del precedente che è stato inserito, considerato che il concordato previdenziale previsto è subordinato alla verifica del suo impatto sui conti pubblici italiani da parte di Eurostat.
È la prima volta che in un atto legislativo compare questo. Da una parte si strilla sempre verso l'Europa, dall'altra per legge ‑ fatto gravissimo ‑ si dice che siamo praticamente sotto tutela.
Ma davvero in questo modo pensate ‑ per questo abbiamo definito questa norma una sorta di manifesto elettorale, lo dico anche al Ministro ‑ di andare dai nostri agricoltori a dire che il Governo si è impegnato? Vorrei peraltro ricordare che il decreto, così com'è uscito dal Governo, rinviava tutta questa materia al marzo 2006. È stato il lavoro svolto in Commissione e in Aula che ha posto nuovamente il problema del concordato previdenziale e che ha posto il problema del ripristino dell'indennità di disoccupazione, che non compariva all'inizio. Ma è evidente che voi pensate davvero di andare dagli agricoltori a dire che intanto avete fatto una norma per il concordato, poi quando l'Europa ‑ perché già gli indicate la strada‑ vi dirà di no, allora sarà colpa dell'Europa. Credo che questo non sia un modo serio - lo dico al ministro Alemanno ‑ di affrontare queste questioni.
Su questo decreto abbiamo offerto la nostra collaborazione‑ lo voglio ribadire in questa sede‑ e abbiamo contribuito ad inserire durante la discussione in Aula degli emendamenti migliorativi. Sappiamo quanto il settore avicolo, così fortemente in crisi, ha bisogno di questi interventi, che ‑ ribadisco ‑ sono assolutamente insufficienti. Però vi dico con estrema franchezza che anche sulla questione del settore avicolo vi è lo stesso atteggiamento nei confronti dell'Europa. Voi non siete in grado di contrattare prima (cosa che bisognerebbe fare) e vi precipitate, come hanno fatto Alemanno e Storace, solo al culmine della crisi; quando poi sul decreto sull'influenza aviaria era stata già bocciata la parte sugli aiuti, non si era mosso niente. Quindi praticamente il settore è rimasto scoperto, lasciato a se stesso a consumare la crisi. È evidente che oggi si interviene, a seguito della grande richiesta che c'è stata da parte di tutti, alla fine quasi del gioco.
Per quanto ci riguarda - torno a ripeterlo - pensiamo che per esempio le norme contenute nella parte degli aiuti al settore aviario siano ancora carenti, perché sono indirizzate solo al ritiro del prodotto invenduto e alla riduzione della produzione degli allevamenti industriali, mentre non vi sono indirizzi efficaci circa la riqualificazione dell'attività sul fronte della qualità, della tracciabilità, del benessere animale. Soprattutto ‑ lo dico al Ministro ‑ non vi è alcuna norma che permetta di fronteggiare la gravissima situazione degli allevamenti rurali e biologici, che sono in questo momento i più colpiti dalla crisi. Quindi si rischia ancora una volta che non andrà nulla agli agricoltori e andrà molto agli industriali.
Sul settore saccarifero ripeto in questa sede i dati: lei, ministro Alemanno, è venuto a sbandierarci una grande vittoria, la riduzione immediata del 50 per cento, ma sa perfettamente che nel resto d'Europa le riduzioni sono state di gran lunga inferiori. C'è una situazione a rischio. Anche qui ci siamo permessi di dare il nostro contributo per migliorare; certamente le responsabilità ce le siamo assunte e ce le assumeremo, però la nostra insoddisfazione su questo decreto è profonda.
Nonostante questo, proprio per dare risposta a crisi gravi, come quella del settore avicolo e quella del concordato e dell'indennità di disoccupazione, e nonostante il grave vulnus inserito nel testo legislativo, per cui si deve andare da Eurostat per il concordato previdenziale (qualcosa che voi pensate di usare in campagna elettorale, ma credo che gli agricoltori capiranno bene come sono andate le cose), noi confermiamo il nostro voto di astensione, perché siamo delle persone assolutamente responsabili e crediamo di avere dato un contributo su questo provvedimento. Tuttavia, signor Ministro, rimangono davanti a noi i problemi che prima ho elencato e spero davvero che questo precedente così grave ‑ l'aver dichiarato nel provvedimento che noi siamo praticamente sotto tutela ‑ possa trovare una soluzione vera. Non conviene a nessuno farne un uso elettorale e ingannare gli agricoltori.
BONGIORNO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONGIORNO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non abbiamo nessuna intenzione di fare uso elettorale del provvedimento che si sta approvando stamattina, tutt'altro. È un impegno che il Governo e la maggioranza della Casa delle Libertà hanno portato avanti nel corso dell'intera legislatura, come nel corso della precedente ci eravamo opposti a determinati altri provvedimenti assolutamente diversi, contrapposti a questo. Siamo convinti di avere avviato seriamente a soluzione uno dei problemi più gravi del comparto agricolo italiano.
Con questo decreto si affrontano in maniera risolutiva una serie di faccende, non in maniera improvvisata o elettoralistica perché siamo alla vigilia della competizione elettorale, ma perché è la conclusione di un impegno, di un percorso. È il soddisfacimento di una serie di quesiti aperti con la legge delega n. 38 del 2003 e che oggi, con questo disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 2 del 2006, si conclude.
Sappiamo perfettamente che sottoporre all'approvazione degli organi comunitari una norma così delicata come quella del cosiddetto condono previdenziale agricolo ci espone a dei rischi; possono esserci anche delle questioni inerenti all'approfondimento di un tema complesso, difficile, politicamente molto delicato dei rapporti tra le politiche e le strategie economiche e gli interessi nazionali con l'interesse generale comunitario.
È tuttavia un problema che va affrontato e risolto in altra sede ed in altro momento; certamente non possiamo risolverlo stamattina. Oggi il nostro dovere, in piena zona Cesarini, l'ultimo giorno, nell'ultima seduta assembleare del Parlamento, è quello di dare finalmente una risposta agli agricoltori italiani. E la stiamo dando. Sapranno gli elettori valutare la serietà di questo impegno ed il risultato di questo percorso.
Alleanza Nazionale è convinta di tutto ciò; ribadisce tutto quanto espresso in questi giorni e nelle ultime settimane su questo provvedimento. Pertanto, annunzio il voto favorevole del Gruppo. (Applausi dal Gruppo AN).
PIATTI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIATTI (DS-U). Signor Presidente, confermiamo il voto di astensione già annunciato per le ragioni che già i nostri interventi, quello della senatrice Stanisci, mio e di altri colleghi dell'opposizione, hanno svolto. Lo riconosceva il Ministro attribuendo anche alle opposizioni un ruolo positivo in questo lavoro. Il decreto, inizialmente inefficace, è stato profondamente cambiato; ha assunto norme sulla previdenza, sul settore saccarifero cui sono destinati 65 milioni di euro; sulla pesca e sull'aviaria, cui vengono destinati 100 milioni, insufficienti, ma che costituiscono una piattaforma dalla quale partire; sulla questione ricordata dell'indennità di disoccupazione. Sono quindi novità positive che non abbiamo timore di segnalare quelle alle quali abbiamo lavorato.
Sulla previdenza ci sono alcune norme che riguardano il futuro, da noi ritenute positive, che comunque diminuiscono il costo del lavoro: anche se i nostri emendamenti erano più ricchi da questo punto di vista, tuttavia ciò che è stato votato è positivo, sicuramente anche grazie alla nostra presenza. Tuttavia, il grande limite è quello messo in evidenza dal senatore Morando sulla vicenda Eurostat. Il timore è che la montagna partorisca il topolino per quanto riguarda il pregresso. E vale quello che diceva il senatore Morando: l'istruttoria doveva farsi prima! Se l'avessimo fatta prima e si fossero evidenziate queste resistenze, si sarebbe potuto lavorare su un altro fronte, quello delle rateizzazioni attraverso la normativa sulle calamità naturali, che avevamo già sperimentato in precedenti leggi finanziarie. Quindi, si poteva aggirare il vincolo europeo in un altro modo.
Questo non è stato fatto, non lo si è voluto fare. Riteniamo che ciò sia un limite e rappresenti un atteggiamento un po' propagandistico per la contingenza politica, ma sul quale poi Eurostat, nei termini in cui ricordava il senatore Morando, interverrà e bloccherà il provvedimento.
Ciò nonostante, per le ragioni evidenziate, il nostro è un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo DS-U).
AGONI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AGONI (LP). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole della Lega sul provvedimento in esame, soprattutto perché siamo riusciti a reintrodurre, anche se il provvedimento era arrivato al Senato senza tener conto della problematica delle quote latte, qualcosa a questo proposito. Richiamo l'attenzione del Ministro, oggi presente in Aula, su una problematica che è fondamentale per la Lega, allo scopo di salvaguardare la nostra agricoltura.
Innanzitutto, dobbiamo distinguere l'agricoltura dall'agroindustria, distinguendo quindi chi trasforma i prodotti agricoli da chi li produce. È a questo riguardo, signor Ministro, che noi riteniamo che si debba introdurre in Italia un nuovo marchio del made in Italy che parta dalla materia prima. Credo che ciò sia fondamentale per salvaguardare la nostra agricoltura, altrimenti essa sarà costretta a sparire, soffocata dai mercati, dal mondialismo e dalla globalizzazione.
Faccio qualche esempio per spiegare meglio ciò che sta succedendo. Per quanto riguarda l'olio d'oliva, non si può concedere il marchio del made in Italy all'olio che viene prodotto con olive provenienti dalla Spagna o dal Marocco, ma solo all'olio che viene realizzato con olive italiane. Per quanto concerne i formaggi, dobbiamo riconoscere il marchio del made in Italy solo ai formaggi prodotti con latte italiano e non a quelli prodotti con latte che proviene dall'estero o, peggio ancora, realizzati con la polvere di latte. Quanto ai prosciutti, dobbiamo fare in modo che il made in Italy sia riconosciuto a quelli che vengono prodotti con suini allevati in Italia e non con le cosce che arrivano dall'Olanda, dalla Germania o dalla Francia.
Questo è garanzia di qualità, è garanzia di sanità dei prodotti, perché nessuna produzione è garantita come quella italiana sulla filiera sanitaria e sulla filiera sociale. (Applausi dal Gruppo LP).
AZZOLLINI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI (FI). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia conferma la sua convinta approvazione del provvedimento in esame, per le ragioni più volte esposte nel corso della discussione generale, sia nel primo passaggio che nel secondo qui al Senato del decreto-legge, e da me illustrate anche in sede di dichiarazione di voto del primo passaggio. Tutte le motivazioni precedentemente esposte sono qui confermate.
Pertanto, credo non vi sia bisogno di soffermarsi sulla particolare rilevanza che questo provvedimento riveste per importanti settori dell'economia italiana, quali quelli dell'agricoltura, della pesca, degli allevatori in particolare, ma anche come risposta ad alcuni comparti che soffrono in questo momento di una grave crisi, come quello avicolo.
Intendo soffermarmi, invece, su alcune questioni riguardanti la copertura del provvedimento che sono state oggetto di articoli di giornale, di rilievi e considerazioni da parte di vari organi e che, a mio avviso, hanno trovato nella formulazione del testo che oggi ci apprestiamo ad approvare una risposta puntuale su ogni aspetto, una risposta a tratti rigorosa, se non addirittura molto rigorosa.
Inizio subito con la questione della cosiddetta regolarizzazione per il passato dei contributi agricoli, affrontata dai commi da 3 a 6 dell'articolo 01 del testo che abbiamo in approvazione.
È ben noto che gran parte dei crediti agricoli contributivi era stata cartolarizzata e dunque, per poter procedere ad una regolarizzazione dei contributi passati, doveva per forza prendersi in considerazione il problema delle cartolarizzazioni già avvenute. La norma risolve questo problema mediante un meccanismo di sostituzione che, secondo il testo oggi in esame, deve trovare il consenso dell'ente pubblico INPS e delle società di cartolarizzazione e, per di più, deve essere conforme alle clausole contrattuali.
Dunque, nessun intervento autoritativo; dunque, un intervento che si connota per le sue caratteristiche di natura privatistica e che pertanto punta ad evitare che questo meccanismo di cessione possa configurarsi sostanzialmente come un prestito dello Stato. Lo ribadisco: in questo testo il meccanismo di sostituzione è facoltativo, consensuale e conforme alle clausole contrattuali. Pertanto, mi pare che, sotto questo profilo, abbiamo affrontato e risolto tutte le obiezioni che venivano avanzate su questo tipo di sostituzione.
Non solo, ma la norma adesso affronta con puntualità il meccanismo della compensazione: la sostituzione, ove consensualmente accettata, deve avere pari valore commerciale. Dunque, anche tale aspetto è stato affrontato ed è importante questa dizione, perché è ben noto che i crediti agricoli ceduti sono quelli di minor pregio; pertanto, le sostituzioni che avvengono puntano a non affievolire il rischio delle società veicolo e a non appesantire quello dell'ente pubblico e questa soluzione è possibile solo attraverso lo scambio non di pari valore nominale, ma di pari valore commerciale. Oggi tale dizione è puntuale nel testo e quindi abbiamo affrontato anche questo aspetto.
Perché questi meccanismi di sostituzione fossero particolarmente efficaci e non onerosi per la finanza pubblica, è stato anche aumentato l'importo del versamento della prima rata che, come è noto, dal 2 per cento passa al 10 per cento entro il 20 dicembre 2006, attraverso due stadi: un primo versamento del 2 per cento e uno ulteriore dell'8 per cento entro, appunto, il 20 dicembre 2006. Dunque, i presidi che sono stati posti sono esattamente intesi a soddisfare tutte le obiezioni, con - lo ribadisco - un rigore particolare in questa occasione.
Andiamo al comma 6. Anch'io concordo con quanto ha detto il senatore Morando, nel senso che si è eccessivi nel sottoporre lo Stato italiano alla verifica di un organo statistico, ma questa è la prova, l'ulteriore conferma di ciò che ho detto prima: siamo stati particolarmente prudenti. Purtuttavia dirò che senso ha questa subordinazione dell'entrata in vigore della legge ad un parere delle commissioni statistiche europee.
Sottolineo, comunque, che abbiamo eliminato ogni possibilità che si producano riflessi negativi non soltanto sul debito, ma anche sul deficit con l'introduzione del comma 6, che subordina l'entrata in vigore di questa norma ad una doppia condizione sospensiva: l'adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e il "presupposto di una positiva e concorde verifica" dell'assenza di un impatto negativo delle disposizioni "sulla dinamica dei conti pubblici"; una dizione più volte riflettuta che punta esattamente ad evitare che si possano produrre effetti di questa norma sulla finanza pubblica.
Dunque, ogni obiezione è stata fatta perché non si è letto attentamente l'ultimo testo proposto, quello di cui oggi proponiamo l'approvazione. Un'attenta lettura di tale testo, con queste condizioni, con questi presidi non può che fugare con certezza ogni possibile impatto negativo sui conti pubblici.
A questo punto devo dire perché, pur condividendo la preoccupazione di subordinare la nostra volontà ad un organo statistico, ciò si è reso necessario. Si è inteso fugare quella preoccupazione, ma c'è stata anche un'altra ragione. Il Governo non è intervenuto in ritardo.
Ho letto attentamente tutta la documentazione prodotta su questo tema, ma sulle cartolarizzazioni, oggi, non si è pronunciato alcun organismo europeo: ad oggi, testualmente, si tratta di "opinioni". Siccome è così, questa norma rappresenta anche un impegno effettivo del Parlamento e del Governo italiano ad affrontare la questione in sede europea prima che si consolidi un certo orientamento, presentando le nostre specifiche osservazioni; un nuovo modo di proporsi rispetto all'Unione Europea, non di acritica osservazione dei deliberati dell'Unione Europea, ma di partecipe consapevolezza delle nostre ragioni all'interno del contesto europeo.
Per questo abbiamo predisposto la norma in esame e ci siamo assoggettati ad una previsione così rigorosa, perché da oggi il Governo non sottoporrà (questo è l'altro elemento che intendo introdurre) una generica sostituzione di asset, che è stata la preoccupazione che è venuta a delinearsi nell'ambito delle task force europee; noi dobbiamo far capire, come è logico che sia in un contesto di civiltà e sulla base delle norme giuridiche europee e italiane, non solo statistiche, se in concreto la sostituzione di asset che noi proponiamo abbia o no riflessi in andamento, non generali, perché - come è noto - le cartolarizzazioni sono state di varia natura e di diverso tipo, hanno avuto ad oggetto crediti ed immobili, beni di natura diversa.
Il nostro compito, dunque (per questo abbiamo predisposto la norma in esame), è di far valutare questa sostituzione con le modalità concordate, nel contesto privatistico dato, con le garanzie previste prestate dalla società cessionaria e dall'ente pubblico e non è escluso che il Governo si batta per trovare soluzioni anche tecniche che salvaguardino le opinioni di Eurostat e quelle italiane. Le soluzioni tecniche sono possibili: non vanno introdotte nella norma, ma sono già circolate alcune proposte al riguardo ed è possibile adottarle con grande puntualità all'interno di Eurostat. I colleghi dell'opposizione devono quindi consentirmi di affermare che non siamo in presenza di una norma manifesto: si tratta, piuttosto, di una norma che rispetta il contesto europeo, ma consente all'Italia un nuovo modo di porsi al suo interno, portando le sue ragioni e proposte nell'ambito delle valutazioni e battendosi perché possano essere accettate.
Infine, signor Presidente, vorrei riferirmi ad una importante questione. Per il resto del provvedimento è prevista una copertura 4,7 volte maggiore dell'onere, quindi quasi quintupla: una copertura molto ampia per far fronte ad eventuali effetti negativi sulla cassa e sull'indebitamento netto. Per la prima volta non solo in questa legislatura, ma credo nell'intera storia repubblicana si è predisposta una copertura di tale entità, particolarmente prudenziale. Talvolta in sessione di bilancio si è fatto ricorso alla prassi, ormai in disuso, della moltiplicazione di coperture sui fondi speciali; noi invece abbiamo individuato la copertura non in sessione, ma fuori sessione e non su fondi speciali, ma su fondi effettivi e pienamente operativi. Dunque, ritengo che siamo stati particolarmente prudenti perché questa norma potrà trovare applicazione subito in tantissime sue parti e spero, dopo un'esposizione delle nostre ragioni, anche nella parte residua che riguarda il passato dei contributi agricoli.
Ritengo così ‑ e chiedo scusa per essermi dilungato per qualche minuto in più ‑ di aver dato un apporto volto a chiarire alcune questioni che, a mio avviso superficialmente, sono state introdotte nell'ambito dell'iter parlamentare che - voglio ribadire a tutti e a lei, signor Presidente - è invece particolarmente serio, di elevato profilo e approfondito su ogni questione. Lo è stato ancora questa mattina e perciò ringrazio sia i colleghi della maggioranza che quelli dell'opposizione per avere dato il loro contributo.
Ribadisco che il Parlamento, signor Presidente, si esprime sempre fondatamente, dopo un'analisi approfondita e che la Commissione bilancio prende in esame ogni aspetto; ritengo cioè che dia il suo apporto specifico, che come tale va valorizzato e va preso in esame. Con ciò sostengo che questo decreto può ricevere tranquillamente l'approvazione del Parlamento e proseguire definitivamente il suo iter. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).
DETTORI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DETTORI (Mar-DL-U). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame è molto complesso e tuttavia non assicura al comparto agricolo e a quello della pesca la dignità che essi meritano. In tutto il Paese gli addetti si sono sentiti per lungo tempo abbandonati e privati dell'attenzione che essi hanno meritato nella storia del nostro Paese.
Si potrà dire: meglio di niente. Tuttavia la materia, signor Ministro, merita da parte di tutto il mondo politico una considerazione straordinaria, giacché la politica ha - credo - notevoli responsabilità per le condizioni in cui versa oggi questo settore.
La Margherita ribadisce l'impegno verso questi lavoratori e dichiara sul provvedimento un sofferto voto di astensione. (Applausi del senatore Petrini).
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.
È approvato. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e AN. Congratulazioni al ministro Alemanno).