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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 960 del 15/02/2006


CALVI (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALVI (DS-U). Signor Presidente, voterò a favore di questo provvedimento, però, senza entrare nel merito della relazione e degli eventi che hanno determinato la valutazione, colgo l'occasione per rispondere su questa materia al professor Pecorella, il quale questa mattina ha rilasciato una lunga intervista ad un quotidiano addebitando ai senatori, in particolare ai membri della Commissione giustizia di questo ramo del Parlamento, il fatto che non si sia giunti ad una votazione sulla riforma del cosiddetto delitto di diffamazione, alla depenalizzazione.

Pertanto, colgo l'occasione di questa votazione per ricordare che la Camera dei deputati ha fatto pervenire alla nostra Commissione un testo che - a mio avviso e ad avviso di tutta la Commissione giustizia - appariva fortemente criticabile. Non si trattava affatto di depenalizzazione, bensì di un modesto equilibrio tra la decarcerazione e una riduzione del tetto a 30.000 euro del risarcimento. In sostanza, il giornalista veniva egualmente punito, mentre chi veniva gratificato erano gli editori che avevano un risarcimento molto contenuto.

Una cosa è certa: che chi soffriva maggiormente da questo provvedimento erano i cittadini i quali potevano essere diffamati e avere un risarcimento modesto. Il giornalista sarebbe stato fortemente penalizzato con provvedimenti amministrativi e l'editore avrebbe pagato poco denaro per il risarcimento.

Signor Presidente, il collega Pecorella - debbo dire con invidiabile faccia tosta - ha definito la nostra Commissione governata da una lobby di avvocati. Spero che la Camera abbia… (Commenti del senatore Dalla Chiesa). Lui veramente ha un solo cliente.

Dicevo, spero che anche alla Camera vi siano le qualità, la levatezza politica ed etica dei parlamentari membri della Commissione giustizia del Senato.

 

PRESIDENTE. Modestia a parte!

 

CALVI (DS-U). Naturalmente, mi escludo, essendo io che sto intervenendo; parlo a nome degli altri colleghi. Peraltro, voglio qui rivendicare, dato che siamo alla fine della legislatura, la correttezza, l'intelligenza e la capacità del nostro presidente, senatore Antonio Caruso (al quale, voglio ricordarlo, ho dato il mio voto al momento dell'elezione del Presidente della Commissione, ed è anche il mio Presidente, non soltanto formalmente, ma anche sostanzialmente) di aver difeso con forza questa posizione e di aver difeso anche i suoi membri da una dichiarazione molto opinabile.

Quindi, signor Presidente, ho voluto cogliere questa occasione - e naturalmente è un modo per esprimere il consenso alla relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari - per manifestare, non soltanto ovviamente l'apprezzamento della Commissione giustizia per la Presidenza della Giunta per le elezioni, ma per esprimere anche solidarietà a Lino Iannuzzi e al direttore di "Libero", perché sono stati condannati a pene (in altra occasione Iannuzzi, in questa occasione il direttore di "Libero") che sono ingiustificate, cioè formalmente corrette, ma ingiustificate dal punto di vista delle regole di una società civile ed avanzata.

Noi ci siamo battuti per la depenalizzazione di questa norma; i colleghi della Camera no e il presidente Pecorella, che presiede quella Commissione, certamente con mano meno ferma di quanto abbia fatto il nostro presiedente, senatore Caruso, farebbe bene ad essere più prudente, a meditare quando parla e a dirigere la sua Commissione verso quegli obiettivi su cui noi tutti concordiamo a cominciare, appunto, da una diversa regolamentazione della diffamazione a mezzo stampa e per una migliore e più diffusa libertà di espressione dei giornalisti e dei cittadini. (Applausi dal Gruppo DS-U).