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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 960 del 15/02/2006


TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, riteniamo che questo decreto-legge, che prevede la sospensione degli sfratti per sei mesi, nei confronti di Comuni con più di un milione di abitanti - Roma, Milano e Napoli - restringa ulteriormente il campo di applicazione dei più recenti provvedimenti di urgenza: i decreti-legge nn. 240 del 2004, 282 del 2004, 86 del 2005. Inoltre, il decreto- legge in esame si applica a solo 1.150 nuclei familiari a Roma, 540 a Milano, 470 a Napoli.

Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004 che aveva statuito l'illegittimità delle proroghe degli sfratti indiscriminate, sulla base della considerazione che il costo sociale del problema case non potesse essere addossato integralmente e soltanto alla categoria dei proprietari, il Governo aveva scelto infatti di seguire una politica via via più restrittiva per gestire la difficile situazione e ha quindi adottato tre decreti-legge, l'ultimo dei quali è quello in titolo, restringendo l'efficacia della proroga a sole tre città. L'emergenza abitativa che interessa le altre città al alta tensione abitativa in tutta Italia e il complesso delle fasce sociali più deboli viene quindi completamente ignorato.

Non solo i sei mesi di proroga concessi dal decreto sono palesemente inadeguati, come testimonia la necessità di reiterare il provvedimento per la quarta volta in un anno e mezzo, ma viene disattesa anche la promessa di inserire nel decreto di proroga le città ad alta tensione abitativa.

Si è invece usato, creando un grave vulnus al principio di uguaglianza tra i cittadini, l'unico parametro della popolazione residente, così escludendo città del Sud come Palermo, Bari e Catania o anche città come Firenze, che conta circa 370.000 abitanti ma percentualmente ha il numero più alto di sfratti a livello nazionale.

Si tratta quindi dell'ennesima beffa e della conferma che questo Governo non è in grado, o non ha la volontà di dare risposte adeguate al problema delle politiche abitative, a parte quella boutade che purtroppo sarà parte del programma del cosiddetto centro-destra, di Forza Italia, che contempla la donazione delle case a chi vi abita.

Alla "Casa abusiva delle Libertà" dico che quando vi occupate delle case con competenza, vi occupate solamente delle case abusive, siete competenti soltanto in questo ambito e infatti in questi anni non siete stati in grado di dare uno straccio di risposta a coloro che avevano problemi di abitazione, che avevano il problema di vedersi riconosciuto un diritto fondamentale quale quello dell'abitare.

L'inutilità e l'inefficacia delle cosiddette misure di protezione sociale messe in atto dal Governo è testimoniata dal fallimento della strategia volta a spostare l'onere della gestione di un'emergenza sociale, causata dall'aumento spropositato dei costi abitativi (canoni di locazione e tariffe varie), dal mercato alla pubblica amministrazione (i Comuni), o peggio ancora, in capo agli stessi soggetti colpiti.

La normativa che è stata concepita e attuata dal 2001 in poi, già sbagliata nel principio, è stata poi elaborata in modo talmente farraginoso che non ha funzionato. Lo testimonia il fatto che le risorse messe a disposizione dei Comuni allo scopo di ricollocare gli sfrattati sono rimaste inutilizzate per l'impossibilità stessa di disporre di meccanismi efficienti ed equi.

Anche nel corso dell'ultimo anno le Associazioni degli inquilini hanno tentato in tutti i modi di correggere l'impostazione del Governo sul tema sfratti con iniziative di mobilitazione volte a testimoniare la gravità della situazione in cui versano (in tutte le città italiane, non solo nelle tre cui si riferisce il decreto-legge) i cittadini economicamente più in difficoltà, ma la maggioranza è rimasta sorda ad ogni richiamo ed ha proseguito per la propria strada a fondo cieco.

In questo periodo di fine legislatura bisognerebbe affrontare con decretazione d'urgenza provvedimenti seri e non meramente elettoralistici, affinché siano ricostituiti meccanismi di riduzione delle tensioni sociali e strumenti di concertazione con Comuni e proprietà immobiliare per attuare il principio del passaggio da casa a casa. Ma non sapete farlo, perché non sapete fare nulla altro che occuparvi dei condoni edilizi e di cancellare i reati della casa del Presidente del Consiglio in Sardegna. Questo è quello che sapete fare bene!

Lo sfratto ha continuato ad essere negli anni il mezzo ordinario per allineare i profili contrattuali e per filtrare l'accesso all'affitto a vantaggio della sola domanda solvibile, al punto che oggi il peso dell'affitto incide sul reddito di una famiglia media a basso reddito del 60-70 per cento e tutte le stime concordano su aumenti dei fitti, nel periodo 1998-2005, dell'85 per cento nelle grandi città e di oltre il 50 per cento nelle medie.

Pertanto, oltre ad un aumento delle categorie individuate dal decreto ai fini del beneficio della sospensione, sarebbe stato secondo noi indispensabile rendere effettiva una regolarizzazione concertata degli sfratti con passaggio da casa a casa, un piano coerente di edilizia sociale (con particolare attenzione agli interventi nelle periferie urbane) nonché, nelle more di eventuali modifiche alla legge quadro sulle locazioni, il rifinanziamento del fondo per l'accesso alla locazione che è stato praticamente azzerato da questo Governo nel corso della legislatura. Queste sono le vostre colpe, colpe gravi di fronte a tutti i cittadini indigenti che si trovano in difficoltà, anche in queste ore, in tutte le città in cui sono colpiti dallo sfratto.

Ci troviamo di fronte ad un decreto che prevede la scadenza della sospensione degli sfratti in pieno agosto e consente alle famiglie con malati terminali, intrasportabili o per i quali si sconsiglia il trasporto, una sospensione rimessa alla sola buona volontà del locatore. Non c'era bisogno di questo, non c'era bisogno che lo scriveste all'interno di un decreto.

Più in generale, il provvedimento, pur contenendo talune disposizioni che interessano tutti i Comuni, i quali potranno stabilire forme di esenzione o riduzione dell'ICI o dell'addizionale comunale per l'anno fiscale 2006, finisce in sostanza per trasferire su questi enti territoriali gli oneri delle problematiche relative alla gestione del disagio abitativo. I Comuni, come è noto, già risentono fortemente dei tagli nei trasferimenti operati con le più recenti leggi finanziarie, e con l'ultima in particolare. E' quindi facilmente prevedibile che i meccanismi agevolativi avranno grandissime difficoltà ad essere resi concretamente operativi.

Pur condividendo la necessità di dare impulso alle politiche per favorire l'accesso alla casa di abitazione, non si può esprimere sostegno nei confronti di provvedimenti come questo in esame, che, dopo l'azzeramento del fondo per l'accesso alle locazioni, si limita a fare semplicemente propaganda, essendo privo di reale efficacia nella direzione della soluzione del grave problema del disagio abitativo.

Per questo motivo noi appartenenti al Gruppo Verdi-l'Unione, estremamente critici nei confronti di questo decreto-legge in esame e della mancanza di una politica abitativa da parte di questo Governo, voteremo contro il provvedimento. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).