Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3768
PRESIDENTE. /DDLBLLa seduta è ripresa.
Metto ai voti l'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.101, 1.6, 1.102, 1.103 e 1.104 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.7, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.105 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.8, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.10, 1.106, 1.107, 1.9, 1.108 e 1.11 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.12, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.13, 1.109 e 1.110 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.14, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.111 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.15, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.112 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.16, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.113 e 1.18 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.19, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.20 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.21, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.22, 1.23, 1.114, 1.115, 1.116 e 1.117 sono improcedibili.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.24, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «libero mercato».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.24 e l'emendamento 1.118.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.25, 1.26, 1.27, 1.28, 1.29, 1.30, 1.119, 1.120, 1.31 e 1.121 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.122, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.
Non è approvato.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.32, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «primo periodo».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.32 e l'emendamento 1.123.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.33, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «comma 2».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.33 e l'emendamento 1.124.
Metto ai voti l'emendamento 1.125, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.
Non è approvato.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.34, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «inferiore al».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.34 e gli emendamenti 1.126 e 1.127.
Metto ai voti l'emendamento 1.35, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.36, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Menardi.
Non è approvato.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.0.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «di rilascio».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.0.2 e l'emendamento 1.0.100.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.0.3 e 1.0.102 sono improcedibili.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
MUGNAI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2.
DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE.Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 2.100 e 2.1 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.101, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.3 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.4, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.102, presentato dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.5, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.6, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.0.100 è improcedibile.
Passiamo all'esame di un emendamento riferito all'articolo 3, che la 5a Commissione giudica necessario e che invito il relatore ad illustrare.
MUGNAI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 3.500 reca la copertura finanziaria del provvedimento.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Il parere del Governo sull'emendamento 3.500 è favorevole.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.500, presentato dai relatori.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, siamo al voto finale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge del 1° febbraio 2006, n. 23, che si occupa del problema del disagio abitativo. Ho detto già in sede di illustrazione del primo emendamento quale sia la valutazione complessiva del Gruppo della Margherita sul decreto in esame.
Questo è un decreto che prevede la sospensione delle procedure esecutive di sfratto iniziate contro inquilini residenti in Comuni con più di un milione di abitanti. È chiaro quindi che è un provvedimento che opera e produce i suoi effetti rispetto ai Comuni di Roma, Napoli e Milano prevedendo, appunto, tale sospensione per quei nuclei familiari che abbiano al proprio interno un ultrasessantacinquenne o handicappati gravi.
Proprio perché comprendiamo che questo è un pannicello caldo, un palliativo, il nostro atteggiamento in Aula è stato di profondo rispetto della necessità di valutare situazioni di disagio sociale, che si trasformano in disagio abitativo, anche se, come abbiamo detto, nel merito non riusciamo a condividere il tipo di soluzione adottata dal Governo e dalla maggioranza che lo sostiene in un momento come questo.
Non riusciamo a condividere questo intervento, perché - ripeto - manca una politica generale sulla casa, e questo intervento, servirà senz'altro solo a tamponare momentaneamente una situazione complessa e pericolosa ma certo non ha il pregio di affrontare concretamente e organicamente tutto quanto attiene alla problematica abitativa.
Anche la soluzione scelta per tentare di aggirare la sentenza della Corte costituzionale, la n. 155 del 24-28 maggio 2004, che dichiarava l'illegittimità del regime di proroga dei provvedimenti esecutivi di rilascio, ci lascia abbastanza perplessi. Infatti, le provvidenze previste per reintegrare comunque i soggetti che subiranno il provvedimento di sospensione, e quindi i proprietari, risultano sostanzialmente insufficienti.
Ribadisco che il dato complessivo che spiega il nostro atteggiamento critico è riconducibile al fatto che non si intravede nel modo più assoluto una corretta ed adeguata politica abitativa, che voglia affrontare effettivamente e in maniera strutturale le problematiche sottese dal disegno di legge di conversione del decreto-legge.
Proprio per la mancanza di questa linea strategica generale il nostro voto - come dicevo in premessa - non potrà essere favorevole, anche se voglio ribadire che tutta l'opposizione ha responsabilmente evitato di far sì che si creassero condizioni tali da rendere impossibile l'approvazione del decreto-legge in discussione.
È evidente - consentitemi questa ultima battuta di politica generale - che questa maggioranza ha connotato i propri atteggiamenti parlamentari facendo sempre lo stesso tipo di ragionamento. Quando si tratta di provvedimenti diventati in qualche modo essenziali, non in una logica di politica generale in quanto affrontano problematiche che quotidianamente sono sotto gli occhi di tutti ma perché attinenti a scelte riconducibili direttamente ad interessi molto particolari che la Casa delle Libertà spesso ha direttamente tutelato in una logica molto faziosa di scelta, quei provvedimenti diventano urgenti e in quanto tali meritano una capacità d'impatto, una presenza fisica, una testimonianza generale quale quella offerta ieri sera sul tema dell'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento.
Ieri sera abbiamo assistito ad uno schieramento, più quantitativo che qualitativo, perché non c'è stato nessuno tipo d'intervento nel merito che cercasse di spiegare perché si disattendeva il messaggio del Capo dello Stato, che rendeva impossibile ogni tipo di opposizione. Stamattina che stiamo trattando provvedimenti di natura generale e che affrontano problematiche attinenti alla vita di ogni giorno dei cittadini, assistiamo ad una presenza scarna ed incolore proprio perché il provvedimento probabilmente non viene considerato degno di una tutela parlamentare alta e forte.
Questo è un dato costante da noi riscontrato in questi cinque anni ed anche in questo scorcio di legislatura, in questo periodo di prorogatio, in quanto sappiamo di essere a Camere sciolte, la costante della Casa delle Libertà continua a manifestarsi.
Se mi chiedessero, infatti, quale sia l'unico elemento, il filo conduttore unico che ha contraddistinto dall'inizio della legislatura il comportamento di questa maggioranza io indicherei quello di una maggioranza che si è impegnata rispetto a provvedimenti aventi una valenza particolare o attinenti ad un interesse specifico di alcune persone, mentre è stata disattenta rispetto a problematiche più generali perché appunto riguardanti provvedimenti di valenza generale.
Ma tant'è. Non posso che prendere atto di questo e perciò, per le osservazioni formulate in premessa, su questo provvedimento non posso che dichiarare il voto di astensione del Gruppo della Margherita.
SPECCHIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPECCHIA (AN). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, desidero preliminarmente ringraziare i relatori Mugnai e Novi per averci esposto in maniera precisa e puntuale il contenuto del provvedimento al nostro esame.
Colgo l'occasione per rivolgermi ai colleghi dell'opposizione e dire loro che proprio dall'esposizione dei relatori è emerso in modo chiaro ciò che essi fanno ancora finta di non aver capito, e cioè che quello al nostro esame è un provvedimento contingente e parziale che non ha la pretesa di risolvere il problema della casa. Se di questo vogliamo parlare, allora possiamo partecipare al dibattito lanciando anche qualche messaggio ai colleghi il cui approccio è alquanto carente su queste tematiche.
Si tratta, dunque, di un provvedimento di emergenza, che riguarda tre grandi città ed alcune categorie di soggetti, che arresta per un certo periodo i provvedimenti di rilascio e di sfratto e che prevede incentivi sia di natura economica che fiscale per coloro che hanno case in locazione e per i proprietari delle stesse.
Altro è il discorso relativo al problema della casa, per il quale, colleghi del centro-sinistra, si dovrebbe iniziare dall'abc, vale a dire dalla convinzione attuale che la potestà in materia non è solo del Governo centrale, ma anche delle Regioni. Basta leggersi le varie riforme intervenute sul Titolo V della Costituzione.
Quello della casa è un problema che persiste e che la Casa delle Libertà porrà ai primi posti del programma del futuro Governo e della futura maggioranza e, comunque, dell'impegno in Parlamento. Si tratta di un problema che deve essere affrontato soprattutto attraverso interventi dello Stato nell'edilizia economica e popolare e con agevolazioni e incentivi di natura fiscale. Esso però deve essere affrontato anche dalle Regioni e dai Comuni, evitando sperperi ed impegnando le risorse disponibili, cosa che fino ad ora, soprattutto in alcune realtà, non è stato fatto.
Pertanto, con questa prospettiva e avendo riguardo al contenuto esatto del provvedimento - che, ripeto, riveste carattere d'urgenza, che attiene alcune località e che è indirizzato ad alcune fasce di cittadini - dichiaro il voto favorevole di Alleanza Nazionale. (Applausi dal Gruppo AN).
SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, riteniamo il provvedimento assolutamente insufficiente e non in grado di rispondere al dramma sociale che investe migliaia di famiglie.
Cosa succederà tra sei mesi alle famiglie a basso reddito, con un soggetto ultrasessantacinquenne o con un portatore di handicap grave, che non dispongono di altra abitazione se non quella dalla quale tra sei mesi, appunto, saranno sfrattati? Potranno solo sperare in un'ulteriore proroga, perché in questi anni non vi sono stati interventi strutturali da parte dello Stato in grado di garantire certezza e stabilità alle famiglie disagiate e con soggetti deboli a carico.
Siamo ancora nella logica dell'emergenza, del provvedimento tampone, o meglio, di una sorta di sospensione della pena, in attesa di un futuro quanto mai incerto. D'altra parte, questo Governo non poteva certo occuparsi di quelle migliaia di conduttori (almeno il 51 per cento delle famiglie in affitto) che sono stati sottoposti a sentenza di sfratto; ha fatto qualcosa per i locatari, concedendo agevolazioni fiscali e ammettendo al contributo la tipologia dei contratti a libero mercato, privilegiando i contratti provvisori, demolendo insomma il pur labile tentativo di calmierare il mercato con i canoni agevolati previsti dalla legge n. 431 del 1998.
Anche questo decreto-legge è del tutto insufficiente perché individua una platea molto ristretta di soggetti che possono usufruire della proroga degli sfratti, vale a dire i Comuni quelli con più di un milione di abitanti (quindi Roma, Milano e Napoli), escludendo quelli che, pur avendo un numero di abitanti di poco inferiore, presentano un'identica emergenza abitativa, e, infine, perché scarica sui Comuni la maggior parte degli oneri per far fronte al disagio abitativo, senza nel contempo attribuire agli stessi Comuni una fonte adeguata di entrate proprie.
Abbiamo presentato emendamenti al testo che prolungano i tempi della proroga, propongono un ampliamento dei beneficiari e dei Comuni che possono usufruire della proroga stessa, nella logica di concedere una breve tregua a soggetti già fortemente penalizzati.
Ma, come abbiamo già detto, non è questo il punto. Abbiamo avanzato proposte per promuovere realmente il diritto alla casa e questo deve avvenire, innanzitutto, attraverso una nuova politica pubblica per gli alloggi residenziali, attraverso incentivi ai Comuni che si impegnano nell'edilizia abitativa pubblica, favorendo i contratti a canoni agevolati.
Abbiamo anche indicato uno strumento, che prevede la requisizione, per un periodo di diciotto mesi, degli alloggi sfitti da almeno dodici mesi, a partire innanzitutto da quelli delle grandi società immobiliari, che detengono un patrimonio abitativo immenso e non utilizzato. Ci sembra una misura concreta, che rappresenta una soluzione transitoria dell'emergenza abitativa, ma che sollecita, nel contempo, soluzioni stabili e accessibili al diritto inalienabile alla casa.
Per tutte queste ragioni Rifondazione Comunista esprimerà un voto contrario su questo decreto. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).
LEGNINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (DS-U). Signor Presidente, nessuna delle proposte da noi formulate è stata accolta e quindi il nostro giudizio sul provvedimento in esame rimane molto critico per le ragioni che ho ampiamente illustrato nella discussione generale.
Voi, signori della maggioranza, potete declamare tutti gli intendimenti che volete, potete fare tutti i programmi che volete - come ha ripetuto il senatore Specchia poc'anzi - ma il fatto è che questa legislatura si chiude con un provvedimento legislativo - quello che stiamo per votare - sugli sfratti, sull'esecuzione degli sfratti applicabile solo a tre città italiane, Roma, Milano e Napoli; nulla per le altre aree geografiche del nostro Paese, nulla per le altre città ed applicabile solo a poche centinaia di procedure esecutive, poche, limitate soltanto ad alcune categorie sociali deboli.
Sul resto niente: niente sugli sfratti, sulle decine - forse centinaia - di migliaia di procedure di rilascio pendenti nel nostro Paese; niente sul sostegno alle locazioni; il fondo previsto dalla legge n. 431 del 1998, che il centro-sinistra introdusse è stato progressivamente ridotto in questi anni; niente sull'edilizia residenziale pubblica, nessuna apprezzabile risorsa è stata in questi anni destinata a tale finalità, cosicché non si è realizzato nulla nel campo dell'edilizia residenziale nel nostro Paese; niente sul sostegno finanziario per l'acquisto, la ristrutturazione e la costruzione della prima casa, cosicché rimane sempre più difficile alle famiglie e ai giovani italiani poter accedere al bene primario della prima casa.
Quindi, su questo importante problema sociale italiano, con riflessi anche sullo sviluppo, sulla tenuta del sistema economico, registriamo un vuoto assoluto delle politiche del centro-destra in questi anni.
Noi dichiariamo un voto di astensione, però, come preannunciato nella discussione generale, non perché questo provvedimento sia degno di una qualunque apprezzabile considerazione, ma solo per il rispetto dovuto alle poche, troppo poche famiglie, che potranno trovare una parziale e temporanea soluzione con questo decreto.
TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, riteniamo che questo decreto-legge, che prevede la sospensione degli sfratti per sei mesi, nei confronti di Comuni con più di un milione di abitanti - Roma, Milano e Napoli - restringa ulteriormente il campo di applicazione dei più recenti provvedimenti di urgenza: i decreti-legge nn. 240 del 2004, 282 del 2004, 86 del 2005. Inoltre, il decreto- legge in esame si applica a solo 1.150 nuclei familiari a Roma, 540 a Milano, 470 a Napoli.
Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004 che aveva statuito l'illegittimità delle proroghe degli sfratti indiscriminate, sulla base della considerazione che il costo sociale del problema case non potesse essere addossato integralmente e soltanto alla categoria dei proprietari, il Governo aveva scelto infatti di seguire una politica via via più restrittiva per gestire la difficile situazione e ha quindi adottato tre decreti-legge, l'ultimo dei quali è quello in titolo, restringendo l'efficacia della proroga a sole tre città. L'emergenza abitativa che interessa le altre città al alta tensione abitativa in tutta Italia e il complesso delle fasce sociali più deboli viene quindi completamente ignorato.
Non solo i sei mesi di proroga concessi dal decreto sono palesemente inadeguati, come testimonia la necessità di reiterare il provvedimento per la quarta volta in un anno e mezzo, ma viene disattesa anche la promessa di inserire nel decreto di proroga le città ad alta tensione abitativa.
Si è invece usato, creando un grave vulnus al principio di uguaglianza tra i cittadini, l'unico parametro della popolazione residente, così escludendo città del Sud come Palermo, Bari e Catania o anche città come Firenze, che conta circa 370.000 abitanti ma percentualmente ha il numero più alto di sfratti a livello nazionale.
Si tratta quindi dell'ennesima beffa e della conferma che questo Governo non è in grado, o non ha la volontà di dare risposte adeguate al problema delle politiche abitative, a parte quella boutade che purtroppo sarà parte del programma del cosiddetto centro-destra, di Forza Italia, che contempla la donazione delle case a chi vi abita.
Alla "Casa abusiva delle Libertà" dico che quando vi occupate delle case con competenza, vi occupate solamente delle case abusive, siete competenti soltanto in questo ambito e infatti in questi anni non siete stati in grado di dare uno straccio di risposta a coloro che avevano problemi di abitazione, che avevano il problema di vedersi riconosciuto un diritto fondamentale quale quello dell'abitare.
L'inutilità e l'inefficacia delle cosiddette misure di protezione sociale messe in atto dal Governo è testimoniata dal fallimento della strategia volta a spostare l'onere della gestione di un'emergenza sociale, causata dall'aumento spropositato dei costi abitativi (canoni di locazione e tariffe varie), dal mercato alla pubblica amministrazione (i Comuni), o peggio ancora, in capo agli stessi soggetti colpiti.
La normativa che è stata concepita e attuata dal 2001 in poi, già sbagliata nel principio, è stata poi elaborata in modo talmente farraginoso che non ha funzionato. Lo testimonia il fatto che le risorse messe a disposizione dei Comuni allo scopo di ricollocare gli sfrattati sono rimaste inutilizzate per l'impossibilità stessa di disporre di meccanismi efficienti ed equi.
Anche nel corso dell'ultimo anno le Associazioni degli inquilini hanno tentato in tutti i modi di correggere l'impostazione del Governo sul tema sfratti con iniziative di mobilitazione volte a testimoniare la gravità della situazione in cui versano (in tutte le città italiane, non solo nelle tre cui si riferisce il decreto-legge) i cittadini economicamente più in difficoltà, ma la maggioranza è rimasta sorda ad ogni richiamo ed ha proseguito per la propria strada a fondo cieco.
In questo periodo di fine legislatura bisognerebbe affrontare con decretazione d'urgenza provvedimenti seri e non meramente elettoralistici, affinché siano ricostituiti meccanismi di riduzione delle tensioni sociali e strumenti di concertazione con Comuni e proprietà immobiliare per attuare il principio del passaggio da casa a casa. Ma non sapete farlo, perché non sapete fare nulla altro che occuparvi dei condoni edilizi e di cancellare i reati della casa del Presidente del Consiglio in Sardegna. Questo è quello che sapete fare bene!
Lo sfratto ha continuato ad essere negli anni il mezzo ordinario per allineare i profili contrattuali e per filtrare l'accesso all'affitto a vantaggio della sola domanda solvibile, al punto che oggi il peso dell'affitto incide sul reddito di una famiglia media a basso reddito del 60-70 per cento e tutte le stime concordano su aumenti dei fitti, nel periodo 1998-2005, dell'85 per cento nelle grandi città e di oltre il 50 per cento nelle medie.
Pertanto, oltre ad un aumento delle categorie individuate dal decreto ai fini del beneficio della sospensione, sarebbe stato secondo noi indispensabile rendere effettiva una regolarizzazione concertata degli sfratti con passaggio da casa a casa, un piano coerente di edilizia sociale (con particolare attenzione agli interventi nelle periferie urbane) nonché, nelle more di eventuali modifiche alla legge quadro sulle locazioni, il rifinanziamento del fondo per l'accesso alla locazione che è stato praticamente azzerato da questo Governo nel corso della legislatura. Queste sono le vostre colpe, colpe gravi di fronte a tutti i cittadini indigenti che si trovano in difficoltà, anche in queste ore, in tutte le città in cui sono colpiti dallo sfratto.
Ci troviamo di fronte ad un decreto che prevede la scadenza della sospensione degli sfratti in pieno agosto e consente alle famiglie con malati terminali, intrasportabili o per i quali si sconsiglia il trasporto, una sospensione rimessa alla sola buona volontà del locatore. Non c'era bisogno di questo, non c'era bisogno che lo scriveste all'interno di un decreto.
Più in generale, il provvedimento, pur contenendo talune disposizioni che interessano tutti i Comuni, i quali potranno stabilire forme di esenzione o riduzione dell'ICI o dell'addizionale comunale per l'anno fiscale 2006, finisce in sostanza per trasferire su questi enti territoriali gli oneri delle problematiche relative alla gestione del disagio abitativo. I Comuni, come è noto, già risentono fortemente dei tagli nei trasferimenti operati con le più recenti leggi finanziarie, e con l'ultima in particolare. E' quindi facilmente prevedibile che i meccanismi agevolativi avranno grandissime difficoltà ad essere resi concretamente operativi.
Pur condividendo la necessità di dare impulso alle politiche per favorire l'accesso alla casa di abitazione, non si può esprimere sostegno nei confronti di provvedimenti come questo in esame, che, dopo l'azzeramento del fondo per l'accesso alle locazioni, si limita a fare semplicemente propaganda, essendo privo di reale efficacia nella direzione della soluzione del grave problema del disagio abitativo.
Per questo motivo noi appartenenti al Gruppo Verdi-l'Unione, estremamente critici nei confronti di questo decreto-legge in esame e della mancanza di una politica abitativa da parte di questo Governo, voteremo contro il provvedimento. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PRESIDENTE. Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º febbraio 2006, n. 23, recante misure urgenti per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo, conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio in determinati comuni».
È approvato.