Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (678 KB)

Versione standard



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 960 del 15/02/2006


BARATELLA (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BARATELLA (DS-U). Signor Presidente, siamo contrari a questo Governo e lo siamo con proposte e atti politici rilevanti, per l'oggi e per preparare, anche attraverso questo modesto intervento, una alternativa possibile dal prossimo 10 aprile.

Signor Presidente, ci troviamo ancora una volta ad esaminare un ulteriore decreto per affrontare una nuova ed annunciata emergenza cui il nostro Paese è sottoposto non tanto per la riduzione di disponibilità di gas dalla Russia che, è vero, colpisce tutta l'Europa ma nessun Paese in modo così pesante come il nostro, alla faccia dei buoni uffici del Presidente del consiglio con l'amico Putin, quanto per l'inerzia del Governo durata l'intera legislatura.

Ripercorrendo le iniziative del Governo, dai decreti omnibus a quello cosiddetto di riordino del sistema, appare palese la totale confusione e frammentarietà con cui è stato affrontato il problema, rilanciando temi inconcludenti nel breve e medio periodo, al di fuori di ogni possibilità di concretizzazione come la questione del nucleare. Sembra che tale questione, agitata come un feticcio che tutto risolve, non sia stata già risolta con un referendum popolare di chiarissima volontà, oltre al fatto che insieme alla questione bisogna affrontare problemi dirimenti e seri, quali i costi e la collocazione degli impianti nel Paese, problemi non certo di facile soluzione.

Se il lavoro del Parlamento ha un senso, occorre che il Governo ne prenda atto perché, almeno a noi, è chiaro che nel Paese non esistono né un adeguato know-how né ingenti disponibilità economiche, tali da giustificare continui riferimenti ad un tema che, anche per questi aspetti, è morto e sepolto. E' escluso anche solo pensare che questa sia una possibilità, ma non certo per l'oggi o per il domani.

Una domanda nasce spontanea, almeno a me. Anche da questa crisi e da queste emergenze continue chi ci ha guadagnato? Il signor Ministro lo sa bene, è scritto su tutti giornali: uno è il maggiore gruppo energetico, quasi monopolista, che investendo poco ha realizzato lauti guadagni e questo la dice lunga sui vantaggi derivati da vostre scelte a favore di pochi e a danno dei cittadini, che hanno subito continui rincari delle bollette e sui costi di carburante e riscaldamento senza che l'altro soggetto che ha molto guadagnato, lo Stato, abbia pensato ed agito per ridurre la pressione fiscale, questa sì, a vantaggio dei cittadini e delle imprese.

Il signor Ministro ha scelto di rappresentare di recente un programma di più legislature piuttosto che proporre il suo contributo per i pochi mesi di legislatura. Eppure, lui che questi elementi di criticità li conosce bene, è chiamato a dare un contributo diverso da chiacchiere e proclami. Ma sugli elementi da me citati e denunciati più volte, egli non si è mai espresso.

Nel corso della legislatura l'atteggiamento del Governo è sembrato quasi quello di un nuovo polifemo, tutto intento a guardare con l'unico occhio non agli interessi generali del Paese quanto a quelli dei produttori di energia, senza tentare almeno di farli coincidere - lo abbiamo dimostrato in tutte le occasioni nelle quali ci è stato possibile - senza che un Governo inerte e connivente abbia fatto, sottolineo fatto e non detto, signor Presidente, alcunché per affrontare serenamente e seriamente il problema.

Le cose fatte sono poche e poco commendevoli, come la modifica delle procedure di VIA, che ha sortito l'effetto di aumentare i contenziosi e delegittimare i territori ad esprimersi nel resto. Questo è il frutto della mancanza di una politica energetica a tutto campo. Dal risparmio energetico alle politiche di incentivo a tale risparmio, vi è un'assoluta mancanza di indirizzi ed impegni.

Abbiamo sentito boutade che consigliano come cucinare i cibi, visto norme per la riduzione di un grado nel riscaldamento di abitazioni ed uffici, contando sulla buona volontà dei singoli pur sapendo che nei condomini a riscaldamento centralizzato c'è chi cucina e chi ha troppo freddo. Per fare un esempio sulla mancanza di politiche mirate, non c'è dato sapere quali, quanti e con che esito siano stati i controlli fatti rispetto al decreto già emanato.

Molte cose si potevano e si possono fare. Ad esempio, se si ha contezza dei problemi e si vuole fare politica, ma nulla o poco e male si è fatto, sulla incentivazione nel risparmio energetico, come per la riduzione delle tariffe per le utenze private in fascia notturna se non per iniziativa flebile e recentissima non certo al pari degli altri Paesi europei; ciò che ci consentirebbe di evitare picchi di richiesta senza contare solo sulla buona volontà dei singoli.

Signor rappresentante del Governo, intendo volare molto basso per dimostrare la mia tesi secondo cui per incentivare il risparmio energetico servono incentivi veri. Non occorre consultare l'ENEA, ma un semplice idraulico per sapere che oggi anche in quei condomini citati si può avere la stessa gradazione di calore al primo come all'ultimo piano dotando gli impianti di una valvola che serve a determinare sia la temperatura che i consumi. Visto che il costo di tale sistema è ancora alto, occorrono incentivi concreti per favorire queste soluzioni che consentono consumi intelligenti e minori emissioni in atmosfera.

Sulla diversificazione della produzione energetica, ricordo come nella scorsa legislatura sul progetto dell'ENEA si fosse dato il via ad una centrale ad energia solare, ma i finanziamenti previsti sono scomparsi ed il progetto rinviato ad altra data.

Non si trova di meglio ad oggi che consentire ancora una volta ai nostri produttori di energia di usare l'olio combustibile anche ad alto tenore di zolfo, in deroga a tutte le leggi di tutela ambientale ed anche al buon senso, ben sapendo che questo combustibile provoca danni certi alla salute dell'uomo e all'ambiente.

Su questo, signor Presidente, vi è ormai certezza di dati ed elementi di giudizio. Nella mia Provincia, la centrale termoelettrica di Polesine Camerini ha prodotto secondo l'ARPAV, e non secondo me, danni certi alla salute, certificando un'incidenza di alcune patologie tumorali molto superiori alla media, mentre i vertici ENEL sono oggi sotto processo per tali ragioni.

Non esiste oggi nessuna giustificazione a queste deroghe. I danni sono certi e i vantaggi pochi e solo per le economie delle aziende del settore. Da dieci anni si parla della riconversione di questi impianti ed anche in questa legislatura si passa dall'orimulsion al carbone senza che siano spesi denari per la riconversione dell'impianto già citato o per risarcire il territorio dai danni certi provocati in trent'anni di attività, ed anzi agitando lo spettro della chiusura e del ricatto occupazionale.

Abbiamo dovuto sostenere vere e proprie battaglie per far sì che l'ENEL pagasse l'ICI sugli impianti, con il Governo contrario. Anche in merito a questa partita, che ha finalmente visto uno scatto di orgoglio positivo dell'Aula, ci sono discussioni sul fatto che i Comuni del centro-sinistra siano contrari ai rigassificatori e quant'altro. Ebbene, il Sindaco di Brindisi non è certo di centro-sinistra, eppure è contrario ai rigassificatori. Anche in tale contesto, quindi, si può fare di meglio e di più, piuttosto che fare proclami.

Ma non è finita. Si parla giustamente della necessità di costruire i rigassificatori in modo da ridurre la nostra dipendenza energetica, ma ad oggi l'unico progetto che sta procedendo riguarda ancora il mio territorio al largo del delta del Po e della laguna di Venezia che, insieme alla centrale termoelettrica, costituisce un polo energetico in una delle aree naturali più importanti e delicate del Paese; e per di più senza l'accordo di Comuni e Provincia, che ora si trovano a discutere sulla qualità e quantità del risarcimento ambientale al territorio, senza nessun vero potere contrattuale.

A ciò si aggiunga, signor Presidente, che il progetto dell'Edison, già modificato rispetto agli elementi iniziali, è gestito da una società non più in mano italiana, visto che la società costituita per la realizzazione e gestione dell'impianto è costituita da Qatar Petroleum ed Exxon Petroleum e solo il 10 per cento resta ad Edison.

Manca la politica, signor Presidente, anche perché questa società, di fatto straniera, utilizza per la costruzione dell'impianto parti costruite in Spagna e in altri Paesi, ma utilizza incentivi e soldi pubblici italiani: bel risultato!

Con questo decreto-legge sancite una colpevole incapacità e la totale sudditanza alle ragioni dei produttori energetici, la continuata ed aggravata aggressione al territorio, mandando alla malora cinque anni di lavoro delle Commissioni parlamentari, con l'unico risultato di procrastinare i problemi e renderli più pesanti per le tasche e la salute dei cittadini.

Una politica meno ottusa ed un ascolto vero delle ragioni oggettive vi avrebbero consigliato atteggiamenti e soluzioni diversi.

Perché modificare la produzione e le procedure di VIA quando quasi 20 Comuni sono disponibili nel nostro Paese ad ospitare impianti di produzione? I perché sono tanti, ma le risposte poche ed inadeguate ad affrontare i problema alla radice. Non esistono soluzioni miracolistiche, ma, al contrario, complesse e combinate tra risparmio e produzione, investimenti certi e sperimentazione, che purtroppo non si è fatta: cinque anni buttati al vento!

Signor Presidente, siamo contrari a questo provvedimento che, al di là dei suoi contenuti, certifica senza dubbio l'inconsistenza del Governo e la totale assenza di idee.

Votiamo no, signor Presidente per oggi e per domani, a un modo di fare politica costruito sugli spot e sul totale asservimento agli interessi di pochi e in danno dei cittadini di questo straordinario Paese. (Applausi dal Gruppo DS-U. Congratulazioni).