Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (678 KB)

Versione HTML base



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 960 del 15/02/2006


SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, ancora una volta un provvedimento che riflette il pressappochismo di questo Governo in una materia così vitale come l'approvvigionamento energetico.

Dopo i colpi inferti alla legislazione ambientale, dopo i condoni edilizi e fiscali, la messa in vendita del patrimonio artistico, vi presentate al Paese con un decreto che per far fronte alla riduzione del flusso di gas inviato dalla Russia, propone deroghe alle norme ambientali e monetizza la salute. Sarebbe bastato utilizzare in maniera intelligente le riserve e contestualmente avviare una seria politica di risparmio energetico e, soprattutto, promuovere e sostenere una cultura per la riduzione degli sprechi e dei consumi.

Riteniamo che quanto sta avvenendo sia molto grave.

Il ministro Scajola, che in un primo momento aveva affermato che non vi era alcun pericolo per la sicurezza energetica dell'Italia, ci informa ora che invece il pericolo esiste e il Governo corre ai ripari con un provvedimento urgente, dimostrando di non avere un piano d'emergenza che avrebbe dovuto essere già pronto da tempo. La soluzione proposta, e cioè il passaggio a centrali ad olio combustibile rispetto all'attuale utilizzo del metano, pone gravi problemi ambientali sia in termini di polveri sottili che di emissioni di gas serra nell'ambito dei tetti previsti dal Protocollo di Kyoto.

Quanto poi si apprende dalla relazione al decreto è di una gravità eccezionale: si scopre in un momento così critico che le scorte di gas naturale si sono esaurite perché le imprese che garantiscono l'approvvigionamento del gas, l'hanno invece venduto ad altri Paesi. Si legge infatti che «Il sistema nazionale del gas si trova in una situazione di emergenza (...), nonché per un fenomeno di parziale esportazione in conseguenza dei prezzi inferiori della borsa italiana rispetto al mercato europeo» e questo ha contribuito a causare «uno svuotamento anticipato dei volumi di gas immagazzinati durante la scorsa estate dalle imprese di importazione e vendita di gas negli stoccaggi sotterranei di gas naturale».

Per contro il prezzo dell'energia elettrica in Borsa ha raggiunto punte del 20 per cento in più dall'inizio dell'anno. Vogliamo qui ricordare i forti guadagni in Borsa fatti segnare dalle società importatrici di fonti primarie per l'energia e produttrici di energia. Vogliamo ricordare che l'ENI, principale importatore di tali risorse, è tuttora di proprietà dello Stato per oltre il 30 per cento, che il suo compito principale dovrebbe essere quello di garantire le fonti energetiche al Paese. Riteniamo pertanto i Ministeri, che hanno il controllo di tale società, diretti responsabili di quanto sta avvenendo.

Le associazioni ambientaliste, da Legambiente al WWF, hanno stimato che questo decreto costerà all'Italia almeno mezzo milione di euro in più al giorno e peserà due volte sulle bollette degli italiani. La prima perché il costo dell'olio combustibile è superiore a quello del gas. La seconda perché l'Unione Europea prima o poi ci presenterà il conto del surplus di tonnellate di gas serra emesse in atmosfera, che vale 500.000 euro al giorno.

Ma il dato più preoccupante è che l'uso dell'olio combustibile al posto del gas naturale provocherà un aumento delle emissioni di almeno ventimila tonnellate di anidride carbonica al giorno, con prevedibili effetti devastanti sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, con buona pace degli impegni assunti con il protocollo di Kyoto. E poco importa se questo provvedimento ha effetti fino al 31 marzo prossimo: due mesi di emissioni oltre i limiti attuali avranno comunque effetti altamente nocivi.

Inoltre, introdurre l'uso dell'olio combustibile da bruciare nei vecchi impianti, inefficienti ed inquinanti, come prevede questo decreto, significa ricorrere a centrali con efficienza inferiore al 35 per cento; ciò equivale a sprecare quasi i due terzi dell'energia e se si aggiunge che questo tipo di impianti è tra i più inquinanti e che ogni Kilowattora prodotto in essi comporta emissioni più che doppie rispetto a quelle di una moderna turbogas, è facile prevedere che si assisterà ad una massiccia immissione in atmosfera di composti inquinanti.

Rifondazione Comunista propone di avviare da subito un'indagine conoscitiva sulle reali responsabilità di quanto accaduto e sulle responsabilità dei Ministeri competenti e di addebitare tutti gli oneri derivanti dall'attuale emergenza alla o alle società responsabili di tale comportamento.

Noi riteniamo che non si possa far pagare i danni ambientali ai cittadini dei Comuni che ospitano gli impianti chiusi perché fortemente inquinanti e non riteniamo nemmeno, come invece fate con questo decreto, di ripagare quelle popolazioni con i due centesimi che prevedete al comma 7 dell'articolo 1. D'altra parte, essendo l'Italia un Paese che dipende da fonti energetiche esterne per l'85 per cento, una crisi era del tutto prevedibile. Come non pensarci prima?

Avete avuto cinque lunghi anni per proporre al Paese un modello energetico che facesse dell'Italia un Paese indipendente dall'estero dal punto di vista delle risorse energetiche ed anche questa volta avete perso l'occasione di rimettere il nostro Paese al passo con quelli più avanzati, che puntano ad una diversificazione del proprio approvvigionamento energetico.

Siete riusciti a proporre solo provvedimenti episodici ed emergenziali, oltretutto inquinanti, dannosi e costosi, ma forse è meglio così. In realtà tutti coloro che hanno a cuore i problemi dell'ambiente e della salute, colleghi della maggioranza, dovrebbero ringraziarvi, perché il vostro modello energetico avrebbe disseminato l'Italia di centrali nucleari.

Anche per questo ci auguriamo un prossimo Governo che rispetti la volontà popolare (che ha bocciato con un referendum il ricorso al nucleare in Italia) e che al contrario punti ad un modello energetico che sfrutti l'energia rinnovabile, come quella solare ed eolica, di cui dispone naturalmente il nostro Paese.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pedrini. Ne ha facoltà.

Le ricordo, senatore Pedrini, che il suo Gruppo ha a disposizione complessivamente otto minuti.