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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 960 del 15/02/2006


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunciato ad intervenire.

Il senatore Specchia ha rinunciato al proprio intervento.

È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.

LEGNINI (DS-U). Signor Presidente, il decreto di cui stiamo discutendo è il terzo in materia di proroghe di sfratti nell'arco di diciotto mesi: abbiamo avuto il decreto n. 240 del 2004, il n. 86 del 2005 e poi quello oggi al nostro esame.

Questi provvedimenti muovono dalla nota pronuncia della Corte costituzionale, la sentenza n. 155 del 2004, che ebbe a censurare le proroghe in precedenza disposte, affermando un principio che più volte abbiamo ritenuto condivisibile, in base al quale il costo sociale derivante dalle proroghe e comunque da un non normale svolgimento del rapporto contrattuale non può riversarsi sul solo proprietario dell'immobile, ma di esso si deve far carico la collettività.

Pertanto, il Parlamento e il Governo, in teoria, avevano di fronte due opzioni, ossia non concedere più alcuna proroga per gli sfratti divenuti esecutivi, ovvero immaginare e quindi dettare una nuova disciplina che accogliesse l'indicazione chiara della Corte e facesse carico alle finanze pubbliche del costo derivante dalle proroghe degli sfratti o da misure agevolative finalizzate a conseguire risultati analoghi.

Invece, il Governo e la maggioranza hanno scelto una terza via. La terza via è stata ed è quella di far finta di recepire l'indicazione nel senso che ho appena prospettato, ma sostanzialmente disinteressarsi dei problemi degli sfrattati, cosicché, nel corso di questi diciotto mesi, in virtù dei decreti che ho all'inizio menzionati, abbiamo assistito ad una progressiva restrizione dei soggetti beneficiari (ridotti agli ultrasessantacinquenni e ai portatori di handicap gravi), a una restrizione dell'ambito geografico, dei centri urbani e delle città in cui è possibile beneficiare di queste limitatissime misure (con l'ultimo decreto erano state individuate le città con un numero di sfratti pendenti pari a 400, che erano tre o quattro in Italia, e con questo decreto soltanto tre città italiane, le più grandi, Roma, Milano e Napoli), alla previsione di contributi progressivamente decrescenti e all'introduzione, nel passato, di una molteplicità di tipologie contrattuali, finalizzate ad assestare in modo diverso il rapporto contrattuale tra locatore e conduttore, che ha ingenerato disorientamento e quindi disapplicazione, sia tra i locatori sia tra i conduttori. Misure, queste, che si sono rivelate sostanzialmente inefficaci, laddove si pensi che il precedente decreto era stato applicato, secondo dati riferiti dal Governo medesimo, solo per venti contratti di locazione in tutto il nostro Paese e non sappiamo quanti contratti hanno potuto beneficiare delle misure che oggi vengono superate con il decreto di cui stiamo discutendo.

Tanto meno siamo in grado di prevedere le famiglie che potranno beneficiare dei provvedimenti, limitatissimi, oggetto del decreto al nostro esame; a meno che - e questo, a nostro modo di vedere, è il punto - i Comuni non si facciano carico dei problemi derivanti dall'esecuzione degli sfratti. Questa intenzione era implicita nei precedenti provvedimenti e nel provvedimento in esame viene sostanzialmente esplicitata, laddove si prevede che si possa pervenire ad una proroga consensuale degli sfratti purché i Comuni applichino agevolazioni fiscali a gravare sui loro bilanci.

Pertanto, la politica del Governo e della maggioranza è stata quella, da un lato, di restringere sempre più la platea dei soggetti assistiti, per casi come quelli di cui ci stiamo occupando, e, nel contempo, di scaricare sugli enti locali i problemi derivanti da veri e propri drammi, quelli di famiglie che non riescono a trovare una casa e devono lasciare quella oggetto del provvedimento di rilascio.

Sappiamo bene, però, che i bilanci dei Comuni italiani sono strozzati, fortemente compressi dai vincoli del Patto di stabilità e, tanto più, dai nuovi vincoli contenuti nella legge finanziaria del 2006. Sappiamo altresì che i Comuni stanno già approvando o hanno già approvato i bilanci e che, quindi, difficilmente potranno prevedere misure agevolative apprezzabili, in grado di far fronte ai bisogni e alle esigenze di decine di migliaia di famiglie che con questo provvedimento non ottengono alcuna tutela.

Quindi, partendo da una critica serrata e puntuale nei confronti di un testo così striminzito, inefficace e così soggettivamente e oggettivamente restrittivo, abbiamo tentato, sia in Commissione che attraverso la stesura delle proposte modificative, di superare questi limiti angusti contenuti nel decreto-legge medesimo, seppure entro i confini delle misure dettate dallo stesso; emendamenti e proposte che consentano di rintracciare, sia pure a livello minimo, una politica per l'accesso alle locazioni abitative attraverso una molteplicità di misure. Proponiamo, in sostanza - e su questo attendiamo risposta - di ampliare il numero delle città interessate al provvedimento e i soggetti beneficiari (non solo quindi gli ultrasessantacinquenni e i portatori di handicap, ma tutte quelle famiglie che vivono in condizioni di disagio), di prevedere sì meccanismi agevolativi legati alla fiscalità locali, ma anche un minimo di trasferimento di risorse ai Comuni che - come ho detto - non ne dispongono, e tutta una serie di altre misure contenute nei nostri emendamenti.

Se la maggioranza si predisporrà ad accogliere almeno alcune delle nostre proposte, potremmo predisporci ad un voto favorevole. In caso contrario, manterremo la nostra critica perché non condividiamo lo spirito, oltre che il contenuto, del decreto-legge, che è quello di far fuoriuscire lo Stato da questa problematica, scaricando sulle famiglie e sugli enti locali i problemi che sono rimasti e che si sono aggravati in questi anni.

Queste misure, signor Presidente, onorevoli colleghi, fanno giustizia della propaganda declamata sulla politica della casa a cui abbiamo assistito e a cui stiamo assistendo in questi mesi. Vengono annunciati dal Presidente del Consiglio e da altri esponenti della maggioranza piani epocali - "una casa per tutti" - facendo leva sulla cessione degli alloggi popolari e del patrimonio abitativo pubblico il cui ricavato dovrebbe alimentare la costruzione di nuovi alloggi popolari. Ma sappiamo bene che le cessioni di quegli alloggi saranno molto difficoltose sia per la qualità degli alloggi medesimi sia per gli ostacoli di natura finanziaria dei conduttori che non consentiranno di affrontare l'investimento conseguente alla acquisizione di una casa, sia pure a condizioni agevolate.

Siamo sostanzialmente di fronte ad una politica solo annunciata, che non si è riempita di contenuti in questi anni e che tanto meno lo farà con questo decreto-legge. Nel frattempo vengono abbandonate le famiglie disagiate e gli enti locali alla loro sorte, in una fase molto difficile, come sappiamo, per i ceti meno abbienti privi di casa e per quelle famiglie che non riescono ad accedere neanche alla stipula di un contratto di locazione al prezzo di mercato.

Sappiamo bene che in questi anni i canoni di locazione sono aumentati enormemente, così come è aumentato il prezzo della casa, che preclude oggi alle giovani coppie in particolare, ma in generale a numerose famiglie titolari di un reddito medio, la possibilità di accedere all'acquisto della prima casa.

La verità è che in questi anni voi non avete prodotto nulla in questa materia e che la politica della casa è risultata praticamente inesistente, salvo poi, appunto, annunciare - come state facendo in questi giorni - avveniristici, quanto fumosi, piani per la casa e a propagandare tali messaggi, finalizzati esclusivamente a captare il consenso elettorale, anche attraverso manifesti sei per tre ed altri messaggi pubblicitari accattivanti quanto falsi, perché avete dato prova di non volere - come è avvenuto in questi anni - una politica per la casa.

Noi riteniamo, invece, che alle politiche abitative andava e vada assegnata, nell'immediato e nel futuro, priorità nell'azione di Governo, perché le condizioni abitative e la possibilità di accesso alla locazione ed alla proprietà della prima casa sono andate in questi anni vieppiù aggravandosi, perché si è verificato un vero e proprio circolo vizioso, un incrocio tra l'abbassamento del potere di acquisto dei redditi da lavoro e da pensione, da un lato, e gli incrementi, a volte vertiginosi, dei canoni e dei prezzi di compravendita degli alloggi.

Ciò ha determinato, appunto, che ad un numero sempre crescente di famiglie è negato il diritto alla casa e sappiamo che, a volte, trovarsi senza un tetto è peggio che non avere da mangiare.

Noi ci faremo carico di declinare questa priorità con politiche attive ed innovative che possano rimuovere le barriere, sempre più elevate, all'accesso al diritto alla casa, un diritto così incidente sulla dignità della persona, oltre che sulla qualità della vita.

Però, intanto, registriamo che, con questo provvedimento e con quelli precedenti cui mi sono riferito, avete voluto consegnare decine di migliaia - forse centinaia di migliaia - di famiglie al loro destino, all'angoscia di non poter disporre neanche di un tetto, eliminando - come è avvenuto in questi anni - dall'orizzonte dell'interesse legislativo dell'azione di Governo, l'aumento degli sfratti esecutivi - e non la diminuzione - che c'è stato in questi anni, la crescita complessiva del disagio abitativo e delle difficoltà a prendere in locazione e ad acquistare una casa.

Per questo, signor Presidente, il nostro giudizio sul decreto in esame è molto negativo ed esso non incontrerà il nostro favore. Con ogni probabilità, se non accoglierete le nostre proposte ci orienteremo verso un voto di astensione, ma al solo fine di dimostrare una disponibilità a discutere nel merito e andare incontro almeno a quelle pochissime famiglie che potranno beneficiare delle misure contenute nel decreto medesimo. (Applausi del senatore Brunale).

 

PRESIDENTE. Faccio notare al senatore Legnini che ha impiegato quasi tutto il tempo a sua disposizione. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Mugnai.

MUGNAI, relatore. Signor Presidente, intendo svolgere, telegraficamente, una sola considerazione rispetto a quanto ha sostenuto il collega Legnini.

In primo luogo, debbo ricordare come dal 2004 la Corte costituzionale ha sancito l'illegittimità costituzionale del regime delle proroghe. Conseguentemente, il Governo non poteva che uniformarsi ad una situazione che ormai era divenuta insostenibile.

Del resto, il problema del disagio abitativo che, contrariamente a quanto afferma il collega, è andato drasticamente riducendosi nel corso degli ultimi anni, è di fatto legato ad una politica - quella della cosiddetta legislazione vincolistica - che non credo in alcun modo sia imputabile all'attuale Governo e alla maggioranza che lo sostiene.

Questo è l'ultimo di una serie di provvedimenti che hanno temperato in qualche modo gli effetti della pronuncia della Corte costituzionale, comunque rivolgendosi a categorie di soggetti particolarissimi, meritevoli, proprio in virtù della loro particolare condizione, di un'attenzione particolare, attraverso un progressivo restringimento della fascia, in relazione al dettato della pronunzia della Corte.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Novi.

NOVI, relatore. Signor Presidente, in realtà, con questo decreto-legge il Governo si muove lungo una linea già ribadita negli anni passati. È un provvedimento che punta ad affrontare un'emergenza, il disagio abitativo, presente in alcune aree del Paese che - diciamolo con franchezza - non è stata certo risolta dai Governi precedenti, anzi è stata accentuata.

Il provvedimento in titolo tiene conto, inoltre, delle esigenze dei locatori, oltre che dei conduttori. Suscita in un certo senso meraviglia il fatto che l'opposizione una volta sposi le esigenze e i diritti dei locatori, altre quelle dei conduttori; vi è una contraddittorietà in questa linea di condotta.

Per quanto riguarda il problema del disagio abitativo, vi è da dire, inoltre, che nei Comuni vi sono degli sprechi enormi. Faccio un esempio. Il comune di Napoli, come altri, ha stipulato contratti con società ex immobiliari coinvolte nella Tangentopoli della cosiddetta prima Repubblica come la Romeo immobiliare, che dovrebbe curare e gestire il patrimonio comunale. In realtà la Romeo immobiliare, oltre ad incassare qualche decina di miliardi di vecchie lire ogni anno, non cura, né gestisce alcunché. Tuttora distribuisce sorrisi e benevolenze ai consiglieri comunali della città, quando le relative risorse avrebbero potuto essere utilizzate dal Comune di Napoli per fronteggiare, appunto, il disagio abitativo.

Ciò non è stato fatto. Si è preferito consentire al signor Romeo di continuare a rimpinguare le proprie casse, di estendere la sua collaborazione anche con altri Comuni, quali Venezia e Roma; questo caso di Tangentopoli sul disagio abitativo continua ad imperversare nelle città amministrate dalla sinistra con la benevolenza della magistratura e il silenzio dei giornali. In questo modo i pensionati, gli incapienti e le persone che vivono in pieno il disagio abitativo, se non fosse per le politiche adottate dal Governo, come l'iniziativa appena illustrata (ad esempio, la cessione degli alloggi IACP e il ricavo da quella gestione di 30 miliardi di euro da impiegare per fronteggiare l'emergenza del disagio abitativo), avremmo il signor Romeo sempre più ricco e la povera gente, semmai sfrattata.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, condivido la relazione svolta dai relatori, alla quale mi rifaccio.

PRESIDENTE. Do lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, nel presupposto che le risorse di cui all'articolo 3 siano correttamente iscritte nel bilancio 2006, nonché nel presupposto che le medesime somme, ove non utilizzate entro l'esercizio finanziario 2007, si intendano perenti, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione, al comma 1 dell'articolo 3, delle parole: "versamento all'entrata del bilancio dello Stato per il medesimo anno del corrispondente importo" con le seguenti: "conservazione delle somme non utilizzate alla chiusura dell'esercizio 2006 nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo con versamento all'entrata del bilancio dello Stato per l'anno 2007 del corrispondente importo".

La Commissione, esaminati inoltre i relativi emendamenti trasmessi, esprime parere di nulla osta, ad eccezione delle proposte 1.101, 1.102, 1.103, 1.104, 1.105, 1.106, 1.107, 1.108, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117, 1.119, 1.120, 1.121, 2.1, 2.0.100, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.10, 1.9, 1.11, 1.13, 1.18, 1.20, 1.22, 1.23, 1.25, 1.26, 1.27, 1.28, 1.29, 1.30, 1.31, 2.3, 1.0.3, 1.0.102 e 2.100, sulle quali il parere è contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione».