Discussione del disegno di legge:
(3768) Conversione in legge del decreto-legge 1º febbraio 2006, n. 23, recante misure urgenti per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo, conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio in determinati comuni (Relazione orale)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º febbraio 2006, n. 23, recante misure urgenti per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo, conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio in determinati comuni
MUGNAI, relatore. Consegna il testo scritto dell'intervento (v. Allegato B).
NOVI, relatore. Il decreto-legge si iscrive nel solco tracciato da altri provvedimenti d'urgenza, emanati a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004, che ha dichiarato l'incostituzionalità dei provvedimenti di blocco del rilascio delle abitazioni. Quello in discussione è un provvedimento di passaggio, indispensabile a fronteggiare l'emergenza sfratti in attesa che trovi piena applicazione la politica della casa delineata dal Governo con la finanziaria per il 2006, che si prefigge di trasformare un milione di inquilini IACP in proprietari degli alloggi in cui abitano.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.
LEGNINI (DS-U). I provvedimenti d'urgenza adottati dal Governo, di cui quello in discussione è la terza versione, eludono sostanzialmente il problema degli sfratti ed evidenziano l'incapacità del centrodestra di elaborare una politica della casa, che deve invece essere centrale nell'azione di Governo, per sanare il circolo vizioso che si è determinato nel corso della legislatura tra l'impoverimento delle famiglie e l'aumento del costo degli immobili e delle locazioni. Il provvedimento, al contrario, riversa la problematica sulle famiglie e sugli enti locali, i cui margini operativi per alleviare il disagio sociale sono estremamente limitati, specie a seguito dei rigidi vincoli stabiliti dalla legge finanziaria al patto di stabilità interno. Inoltre, il decreto restringe la platea dei beneficiari (si applica solo alle tre più grandi città italiane), riduce ulteriormente i contributi ed inasprisce i criteri per il loro godimento. Annuncia dunque un voto di astensione per consentire almeno l'applicazione dei modesti interventi previsti, a meno che non vengano recepiti alcuni degli emendamenti presentati, finalizzati ad aumentare la platea dei beneficiari prevedendo al contempo il trasferimento di nuove ed apposite risorse ai Comuni. (Applausi del senatore Brunale).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
MUGNAI, relatore. Gli interventi del Governo sono finalizzati a risolvere una problematica determinata dal regime vincolistico fissato nel corso delle precedenti legislature, di cui la Corte costituzionale ha stabilito l'illegittimità.
NOVI, relatore. Il disagio abitativo potrebbe essere sensibilmente alleviato se i Comuni italiani eliminassero gli sprechi utilizzando le risorse disponibili nell'interesse dei cittadini più deboli; in particolare il Comune di Napoli ha stipulato un contratto per la gestione del patrimonio pubblico che si è tradotto, nel silenzio della stampa e nell'inazione della magistratura, in un inammissibile beneficio per imprenditori privati.
DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Rinuncia alla replica.
PRESIDENTE. Dà lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge in esame e sugli emendamenti ad esso riferiti. (v. Resoconto stenografico). Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avvertendo che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, passa quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1, che si intendono illustrati, ricordando che la 5a Commissione permanente ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.101, 1.6, 1.102, 1.103, 1.104, 1.105, 1.10, 1.106, 1.107, 1.9, 1.108, 1.11, 1.13, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.18, 1.20, 1.22, 1.23, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117, 1.25, 1.26, 1.27, 1.28, 1.29, 1.30, 1.119, 1.120, 1.31, 1.121, 1.0.3 e 1.0.102.
MUGNAI, relatore. Esprime parere contrario su tutti gli emendamenti.
DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Si conforma al parere del relatore.
MANZIONE (Mar-DL-U). Sottoscrive l'emendamento 1.1, con il quale si cerca di rendere meno evidenti gli effetti di una norma tampone. In merito alle paventate inefficienze del Comune di Napoli, il relatore Novi dovrebbe ricordare la situazione di difficoltà finanziaria in cui versano gli enti locali a seguito dei tagli ai trasferimenti effettuati dal Governo centrale. Chiede quindi la verifica del numero legale, sottolineando come la richiesta non persegua finalità ostruzionistiche, ma intenda appalesare la compattezza della maggioranza solo quando sono in discussione interessi personali.
PRESIDENTE. Dispone la verifica e avverte che il Senato non è in numero legale. Sospende quindi la seduta per venti minuti.
La seduta, sospesa alle ore 10,10, è ripresa alle ore 10,30.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.101, 1.6, 1.102, 1.103, 1.104, 1.105, 1.10, 1.106, 1.107, 1.9, 1.108, 1.11, 1.13, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.18, 1.20, 1.22, 1.23, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117, 1.25, 1.26, 1.27, 1.28, 1.29, 1.30, 1.119, 1.120, 1.31, 1.121, 1.0.3 e 1.0.102 sono improcedibili.
Con distinte votazioni il Senato respinge gli emendamenti 1.1, 1.100, 1.7, 1.8, 1.12, 1.14, 1.15, 1.16, 1.17, 1.19, 1.21, 1.24 prima parte (con preclusione della restante parte e dell'emendamento 1.118), 1.122, 1.32 prima parte (con preclusione della restante parte e dell'emendamento 1.123), 1.33 prima parte (con preclusione della restante parte e dell'emendamento 1.124), 1.125, 1.34 prima parte (con preclusione della restante parte e degli emendamenti 1.126 e 1.127), 1.35, 1.36, 1.0.1 e 1.0.2 prima parte (con preclusione della restante parte e dell'emendamento 1.0.100).
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati, ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 2.100, 2.1, 2.3 e 2.0.100, che dichiara improcedibili.
MUGNAI, relatore. E' contrario a tutti gli emendamenti.
DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
Sono quindi respinti gli emendamenti 2.2, 2.101, 2.4, 2.102, 2.5 e 2.6.
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 3 del decreto-legge.
MUGNAI, relatore. Si tratta di un emendamento sulla copertura finanziaria, ritenuto necessario dalla Commissione bilancio.
DEL BUE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Esprime parere favorevole.
Il Senato approva l'emendamento 3.500.
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
MANZIONE (Mar-DL-U). Esprime una valutazione complessivamente critica sul provvedimento in ragione della limitatezza delle misure di sospensione delle procedure esecutive, dell'insufficienza delle provvidenze assegnate ai proprietari, ma soprattutto per l'assenza di una linea strategica in materia di politica della casa, a dimostrazione della disattenzione del Governo e della maggioranza ai problemi di interesse generale. Ciò nonostante, assumendosi responsabilmente l'impegno al definitivo varo del decreto-legge, la Margherita esprimerà un voto di astensione.
SPECCHIA (AN). Dichiara il voto favorevole del Gruppo al decreto-legge nella consapevolezza di porre rimedio a molte situazioni critiche inerenti le grandi città e alcune categorie di locatari. Questo è infatti l'intento del provvedimento che non ha la pretesa di affrontare il problema casa, questione complessa su cui occorre l'intervento non solo dello Stato ma anche delle Regioni. (Applausi dal Gruppo AN).
SODANO Tommaso (Misto-RC). Il provvedimento offre una soluzione temporanea del tutto insufficiente ad unplatea di locatari estremamente limitata rispetto a quella interessata dal dramma sociale degli sfratti. La sua parte politica esprimerà pertanto un voto contrario stigmatizzando la reiezione delle proposte tese a promuovere il diritto alla casa attraverso in primo luogo il rilancio di politiche per gli alloggi pubblici residenziali. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).
LEGNINI (DS-U). Il provvedimento sull'emergenza abitativa ha una portata estremamente limitata, posto che la sospensione delle procedure esecutive è applicabile a poche centinaia di situazioni riscontrabili in sole tre grandi città, ed è pertanto assolutamente inadeguato sia sotto il profilo dell'emergenza abitativa che sul piano delle linee di indirizzo in materia di politica della casa. La sua parte politica esprimerà un voto di astensione in segno di rispetto verso i pochi beneficiari delle temporanee misure.
TURRONI (Verdi-Un). Il decreto-legge è caratterizzato da un impianto ancora più restrittivo rispetto a quello dei precedenti provvedimenti di urgenza emanati a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004. Le misure previste appaiono pertanto inutili, inefficaci, stante la loro portata temporanea, ed arrecano una forte sperequazione tra i cittadini a seconda della loro collocazione territoriale. Si dimostra inoltre il fallimento delle politiche di centrodestra tese a spostare gli oneri di gestione dell'emergenza casa sui Comuni, le cui risorse sono state peraltro drasticamente ridotte dalle ultime finanziarie. Sarebbe stato preferibile individuare una serie di interventi organici per contrastare l'emergenza abitativa. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
Il Senato approva il disegno di legge composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º febbraio 2006, n. 23, recante misure urgenti per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo, conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio in determinati comuni»,autorizzando la Presidenza ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.