ANGIUS (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS (DS-U). Mi scuserà, signor Presidente, e mi scuseranno anche i colleghi, ma vorrei riconfermare quanto ho avuto modo di dire nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari esprimendo la nostra contrarietà alla proposta di calendario testé letta ed esprimendo, invece, un'opinione favorevole sulla proposta alternativa testé illustrata dal collega Bordon.
Vorrei ricordare - francamente almeno per me è un po' penoso farlo - che la prosecuzione dei lavori del Parlamento, quindi della Camera e dunque anche del nostro Senato, è stata oggetto - lei lo ricorderà, signor Presidente - qualche giorno fa di una dura polemica politica e anche di carattere istituzionale.
Ciò perché effettivamente, rispetto ad un'intesa che era stata raggiunta, relativa alla conclusione della legislatura e conseguente scioglimento delle Camere per il 29 gennaio, si disse che il Governo e la maggioranza - per lavorare per l'Italia (si sottolineava molto il termine "lavorare") - avevano bisogno ancora di due settimane per portare a compimento la straordinaria opera che del resto era già stata ben avviata e quasi conclusa dopo cinque anni o quasi di Governo.
A tal proposito abbiamo sentito delle parole molte impegnative del Presidente del Consiglio, del Vice presidente del Consiglio, di numerosi Ministri e di numerosi colleghi della maggioranza che qui sono tuttora presenti.
Secondo la nostra modesta opinione, si trattava di un argomento pretestuoso, finalizzato soltanto a proseguire in un uso selvaggio dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare ad opera del Presidente del Consiglio, che infatti poteva esibirsi in numerose radio, televisioni pubbliche e private, eccetera, senza la par condicio. Ma questo era soltanto un pensiero malizioso, perché in realtà la maggioranza e il Governo dovevano lavorare moltissimo, e moltissimo avevano lavorato nelle settimane precedenti. Nella settimana precedente il previsto scioglimento, soltanto in Senato era mancato il numero legale per diciotto volte, cioè non si era fatto quasi niente perché non c'era la maggioranza.
Ma la cosa più incredibile è che, dopo appelli come: «Vogliamo continuare a lavorare», dopo lo scontro politico che si è verificato, dopo il quasi scontro istituzionale verificatosi tra Palazzo Chigi e il Quirinale, dopo tanti proclami fatti in televisione: «Noi vogliamo stare in Parlamento per lavorare per l'Italia», in Parlamento la maggioranza non c'è.
Infatti, questa settimana la maggioranza non ha raggiunto il numero legale per ben diciannove volte. Quindi si è turlupinato il Paese, lo si è preso in giro, lo si è ingannato, si è detto qualcosa di falso, non si è mantenuto minimamente l'impegno - badate - per approvare provvedimenti contro i quali noi avremmo votato!
La maggioranza e il Governo non sono stati in grado di sostenere con il voto, direi con la loro presenza, quei provvedimenti presentati dal loro stesso Governo e dichiaratamente sostenuti dalla loro stessa maggioranza.
Ma il problema non è solo questo, signor Presidente, perché, se entriamo nel merito, scopriamo che è stata posta la questione di fiducia su un provvedimento che viene comunemente chiamato milleproroghe, il quale però viene cambiato in corso d'opera, perché, appena viene mandato alla Commissione bilancio del Senato, sulla base della prassi, signor Presidente, da lei - secondo me lodevolmente, in questo caso, lo devo dire - instaurata in questa legislatura, la Commissione stessa si riunisce a più riprese e non è in grado di dire una parola; e infatti il presidente Azzollini non si è ancora presentato in Aula. Stiamo quindi, tra l'altro, discutendo (ammesso che il calendario proposto passi) di un qualcosa che non si sa bene se avverrà, perché la Commissione bilancio è riunita e discute sulle coperture finanziarie del suddetto provvedimento.
Ma questo non avviene per caso: avviene, cari colleghi, perché c'è una divisione politica profonda nel Governo e nella maggioranza, che nel merito di questo provvedimento sono divisi; questo avviene perché il Ministro dell'economia è intervenuto e sta intervenendo in queste ore per tagliare pezzi del decreto in questione; questo avviene perché il Ministro della funzione pubblica ha minacciato di dimettersi, se vengono tagliati pezzi di questo decreto; questo avviene perché il Governo è spaccato e la maggioranza è divisa!
In secondo luogo, è previsto nel calendario dei lavori appena comunicato il provvedimento sull'agricoltura, ma il Governo e la maggioranza non sono in grado di portarlo in Aula perché, anche su questo provvedimento, essi sono divisi. Infatti, mentre in tale provvedimento sono previste misure che intervengono a risanare situazioni o condizioni che riguardano figure previdenziali e sono indirizzate soprattutto verso lavoratori e imprese del Mezzogiorno, la Lega Nord dice che questo provvedimento è sbagliato e che non intende votarlo perché vuole reintrodurre la discussione sulle quote latte, a cui la Lega Nord stessa tiene moltissimo. Si tratta di una questione che è già stata risolta, ma la Lega ritiene di riaprirla e il Governo e la maggioranza non sono in grado di portare questo provvedimento in Aula perché il Governo è diviso e la maggioranza è spaccata.
Proseguendo, è previsto nel calendario da lei comunicato, signor Presidente, il provvedimento sulle quote rosa: e qui l'ironia sarebbe veramente facile, però la faccenda è un po' seria. Io dico che non si deve prendere in giro il Parlamento, il Senato della Repubblica, gli italiani, e vi invito, colleghi della maggioranza, a non prendere in giro neanche voi stessi, perché non vi crede più nessuno. Ma di che cosa state parlando? Avete voluto approvare una legge elettorale 80 giorni prima del voto e adesso, alla vigilia della presentazione delle liste, vi presentate qui a dire che volete fare una legge sulle quote rosa. Abbiamo assistito a sceneggiate penose su questa questione, che è seria, troppo seria per essere discussa e trattata, cari colleghi, come voi avete fatto in queste settimane e ancora in questi giorni. La verità è che anche su questo il Governo è diviso, anche se al suo interno e all'interno della maggioranza qualcuno o qualcuna di voi sarebbe favorevole; ma anche su questo siete stati spaccati e divisi.
Nel calendario testé comunicato c'è anche un altro provvedimento, quello sulla cosiddetta inappellabilità, che ritornerà dalla Camera. Lo si rivota - come sapete bene - senza modificarlo, nonostante le osservazioni del Capo dello Stato. Su questo improvvisamente, e solo su questo, siete uniti, cioè uniti contro il parere del Capo dello Stato. Questa è la verità: voi siete in grado di unirvi solo quando sono in esame provvedimenti che rivestono un interesse per voi particolaristico, perché contengono misure mirate, specifiche e particolaristiche; allora vi unite, anche contro ogni ragionevolezza, anche contro il parere del Capo dello Stato.
Ma di che cosa state parlando? Stiamo svolgendo qui, cari colleghi, una discussione penosa, che è veramente difficile proseguire e condurre, perché decenza vorrebbe che il Parlamento, signor Presidente, venisse chiuso immediatamente, addirittura adesso, alle ore 19, piuttosto che assistere a questi avvilenti spettacoli. (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente). Non si tratta così il nostro Paese! Non si trattano così le istituzioni della Repubblica! La vostra crisi deve travolgere voi, non il Parlamento repubblicano, né il nostro Paese!
Infine, signor Presidente, desidero rivolgere una raccomandazione ai colleghi, questa volta senza alcuna polemica. La raccomandazione è la seguente: adesso verificate bene se c'è il numero legale, perché con le schede fasulle potete imbrogliare e alterare il voto, ma se questa sera voterete la fiducia ci dovete essere, e lì non varranno la sostituzione di persona o di scheda. Cercate di evitarci questi miracoli delle presenze dei numeri legali ad horas, almeno quelli! (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-Un).