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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 952 del 02/02/2006


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3717
e della questione di fiducia (ore 20,15)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina, il presidente Pera ha introdotto la questione che ci ha poi coinvolto in modo convulso per tutta la giornata dicendo: «Desidero ricordare che l'apposizione del voto di fiducia da parte del Governo, a norma di Regolamento, ma soprattutto a norma di Costituzione, priva il Presidente dell'Assemblea, ma anche le Commissioni, compresa la 5a, delle sue prerogative ordinarie, perché instaura immediatamente un rapporto diretto tra Governo ed Assemblea».

Questa affermazione a me pare alquanto ardua ed impegnativa e penso che anche il più immaginifico e scapestrato tra gli studenti avrebbe difficoltà ad argomentarla. Perché? Occorre, naturalmente, un ripasso costituzionale e regolamentare.

La questione di fiducia, che regola il rapporto tra Governo e Parlamento, è disciplinata dall'articolo 94 della nostra Costituzione. All'articolo 94 della Costituzione si stabilisce semplicemente che il Governo deve avere la fiducia e che le Camere accordano o revocano la fiducia «mediante mozione motivata e votata per appello nominale». Questa è la prerogativa costituzionale, che stabilisce chiaramente una gerarchia nel rapporto, ponendo cioè la legittimità del Governo al di sotto della volontà parlamentare: soltanto la fiducia parlamentare legittima il Governo. E difatti, il nostro Regolamento raccoglie questo dispositivo costituzionale quasi alla lettera.

L'articolo 161, infatti, nei suoi primi tre commi, stabilisce che: «La mozione di fiducia e quella di sfiducia al Governo debbono essere motivate e sottoposte a votazione nominale con appello»; e poi ancora che: «La mozione di sfiducia deve essere sottoscritta da almeno un decimo dei componenti del Senato e viene discussa nella seduta che il Senato stabilisce, sentito il Governo, e comunque non prima di tre giorni dalla sua presentazione». Infine, al comma 3, si dice che: "Sulle mozioni previste dal presente articolo non è consentita la presentazione di ordini del giorno né la votazione per parti separate". C'è poi un quarto comma, ma lo analizzeremo in seguito.

Questa era la formulazione originaria del Regolamento del Senato, che recepiva in modo molto letterale il dispositivo dell'articolo 94 della Costituzione. Con questo voglio dire che la questione di fiducia, così come l'abbiamo interpretata in tutti questi anni e ancora oggi, non è stabilita costituzionalmente, ma discende per prassi, ed è infatti disciplinata soltanto da un'interpretazione della Giunta per il Regolamento acclusa in nota all'articolo 161. Naturalmente, questo è assolutamente legittimo perché quella prassi non fa altro che raccogliere la logica e lo spirito del dettato costituzionale.

Se c'è un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento, infatti, è assolutamente logico che il Governo possa porre una questione di fiducia, al di fuori cioè della mozione di origine parlamentare, perché questa non significa altro che un preavviso all'Assemblea sul fatto che quel Governo non potrà e non vorrà continuare la sua azione e esercitare il suo potere esecutivo in assenza di quel dispositivo legislativo che è sottoposto all'approvazione dell'Assemblea. Questa interpretazione è quindi assolutamente consonante al rapporto di fiducia così come è stato stabilito dall'articolo 94 della Costituzione.

Tuttavia, nel momento in cui si stabilisce questa prassi e se ne determinano le modalità con il dispositivo varato dalla Giunta per il Regolamento (non contestualmente, ma qualche tempo dopo, e precisamente nel 1988, quindi a quattro anni di distanza dal dispositivo della Giunta), si aggiunge il comma 4 all'articolo 161, il quale stabilisce che: "Sulle proposte di modificazione del Regolamento e in generale su quanto attenga alle condizioni di funzionamento interno del Senato la questione di fiducia non può essere posta dal Governo".

Ecco quindi che nel Regolamento finalmente - siamo nel 1988 - entra la questione di fiducia e si stabilisce anche che essa non può in alcun modo interferire con le prassi regolamentari. Questo significa che la questione di fiducia nasce all'interno del Regolamento e per esplicita norma regolamentare all'interno dello stesso deve rimanere.

La questione di fiducia, quindi, non è qualcosa che nasce al di fuori del Regolamento parlamentare e che può in qualche modo prevalere su di esso, ma nasce all'interno dello stesso e ha un limite esplicito, che è quello di rispettare le procedure regolamentari.

Fa eccezione alle procedure regolamentari soltanto nel momento in cui il Regolamento stesso lo stabilisce, la nota appunto collegata all'articolo 161 afferma, che: "ne deriva la priorità della votazione dell'oggetto sul quale la fiducia è stata posta, con la consequenziale automatica esclusione di qualsiasi emendamento, stralcio, divisione o aggiunta".

Aggiunge ancora la nota: "La rilevanza costituzionale di tale discussione assume carattere preminente (...)" - e poi ancora - "(...) sicché la discussione stessa deve essere aperta a tutti i Senatori, non potendosi applicare al caso di specie l'articolo 99, secondo comma, del Regolamento, che si riferisce a pure e semplici questioni incidentali".

Quindi, le procedure alle quali deve conformarsi la questione di fiducia sono esplicitate all'interno del nostro Regolamento, seppure sotto forma di nota interpretativa; dunque, la questione di fiducia deve rimanere assolutamente all'interno della procedura stabilita dallo stesso. Ne deriva che una corretta interpretazione della questione di fiducia deve essere che la stessa si pone esclusivamente sui testi che sono già agli atti parlamentari e sui quali l'Assemblea sta discutendo in quel preciso momento; ovvero, la questione di fiducia varierà la procedura legislativa nel seguito della stessa, ma non per l'iter precedente all'apposizione della stessa.

Non so se è chiaro questo concetto. Possiamo, cioè, immaginare che la questione di fiducia alteri la procedura legislativa soltanto come conseguenza della sua apposizione che, essendo interna alla procedura stessa, fino a quel momento la deve rispettare, e quindi si applica soltanto ai testi che sono già incardinati nella discussione dell'Assemblea.

Non può essere diversamente, perché se la questione di fiducia fosse estranea alla procedura legislativa così come fissata dal Regolamento, stabiliremmo un precedente - e lo abbiamo già fatto - devastante ed eversivo dell'ordinamento costituzionale e cioè che il Governo, in qualunque momento, in qualunque dibattito assembleare, può introdurre sotto forma di emendamento all'oggetto della discussione qualsiasi provvedimento legislativo, di qualsiasi natura, di qualsiasi argomento e di qualsiasi portata, vincolandolo alla fiducia parlamentare.

Non può essere così, perché questo - come già esplicitato dal senatore Bassanini - chiaramente contraddice non soltanto l'articolo 81 della Costituzione, ma, in modo assai più macroscopico, l'articolo 77 della stessa, che esclude che il Governo possa avere una funzione legislativa se non in casi di necessità e urgenza o per delega parlamentare. Quindi, il fatto che il Governo possa, al di fuori di qualsiasi procedura, impossessarsi della funzione legislativa è sicuramente incostituzionale e noi ci troviamo in questa fattispecie.

Naturalmente si dirà che esistono dei precedenti e allora sarebbe il caso di cominciare a discutere su questa religione del precedente. Che cos'è un precedente? Il precedente ha la funzione di chiarire, in termini interpretativi, una norma regolamentare, ma non può in nessun caso tradirla o contraddirla.

In altri termini, il precedente serve soltanto laddove vi sia un ambito interpretativo relativamente alla norma regolamentare; in quel caso il precedente chiarisce come la stessa è stata interpretata in altre occasioni e come deve continuare ad essere interpretata per non creare differenti interpretazioni.

Questa è la natura del precedente. Non si può in nessun modo immaginare che esso renda non vigente una norma regolamentare. Non possiamo certo affermare che, poiché quell'articolo del Regolamento in quella circostanza non è stato applicato, non deve più considerarsi vigente o valido: questa è un'assurdità evidente.

Ed allora dovremmo compiere un altro sforzo - che non abbiamo mai fatto in questa legislatura, nonostante le continue richieste da me invano avanzate in questo senso, quello cioè di valutare davvero la portata del precedente invocato.

Ogni volta ci sentiamo dire che c'è un precedente, ma qual è il significato di quel precedente? Qual è la sua reale portata? Su questo è impossibile discutere e non ne ha mai discusso neanche la Giunta per il Regolamento. In questo caso, ad esempio, vedremo che i precedenti hanno una portata ben diversa da quella che oggi gli si vorrebbe attribuire.

Storicamente, infatti, accadde che il voto di fiducia cambiò la sua natura per una di quelle distorsioni di cui molto spesso ci rendiamo protagonisti senza capirne la portata; invece di diventare un rapporto cogente fra il Governo e la maggioranza che lo sostiene, la fiducia è diventata uno strumento attraverso il quale si aggirava l'azione ostruzionistica del Parlamento. È stato usato, cioè, con finalità del tutto diverse da quelle per cui era stato previsto.

Per aggirare l'ostruzionismo parlamentare, quindi, occorreva, naturalmente, redigere i cosiddetti maxiemendamenti, che erano dispositivi legislativi che accorpavano in un unico articolo tutti quegli articoli che ancora dovevano essere posti in votazione, in modo da ridurre ad un'unica votazione l'iter legislativo.

Il problema che si pose era che il maxiemendamento non è un testo che è agli atti della discussione assembleare, bensì un testo, anche soltanto in via redazionale, innovativo; è possibile ammetterlo o meno, e si stabilì che fosse possibile, ma appunto in quell'ottica. Era chiaro che il maxiemendamento doveva riportare alla lettera, seppur accorpato, il testo della legge all'esame.

Si determinarono poi altre situazioni in cui il maxiemendamento non aveva una corrispondenza letterale, ma conteneva limitate, a volte addirittura solo formali, anche se non sempre, correzioni.

Sicuramente si verificò il caso in cui, con l'introduzione del maxiemendamento, si operavano anche modifiche di merito al testo legislativo, ma sempre rimanendo nell'ambito dell'omogeneità o disomogeneità della legge discussa in quel momento dall'Assemblea, comunque corrispondente al testo legislativo, con piccole modifiche.

Oggi, di precedente in precedente, si è ottenuto l'effetto devastante, che ho già denunciato, per cui si possono introdurre nei maxiemendamenti del Governo argomenti del tutto ultronei alla discussione, per cui il Governo - ripeto - s'impossessa di una potestà legislativa che, secondo la Costituzione, non gli spetta e la esercita al di fuori di qualsiasi procedura parlamentare e quindi al di fuori di qualsiasi garanzia. Gli effetti di questa situazione sono chiaramente visibili.

Non è più l'oppositore che parla alla maggioranza, ma il senatore che parla ai colleghi dell'Assemblea e chiede se si rendono conto del caos in cui siamo precipitati in questa giornata, di cui voi, colleghi della maggioranza, siete stati le prime vittime, prima ancora di noi, esponenti dell'opposizione. Voi avete perso il bandolo della matassa, voi non avete più capito che cosa effettivamente il vostro Governo voleva realizzare con questo provvedimento legislativo. I guasti che abbiamo introdotto sono enormi e le responsabilità, me lo consenta, di chi ha presieduto questa Assemblea, sono altrettanto enormi.

Nella prossima legislatura, noi tutti - chi sarà, sarà - dovremo porre rimedio a questi guasti. Non sarà necessario però ragionare attorno alle novelle regolamentari, basterà riportare il Regolamento allo spirito e al principio che lo stesso chiaramente incarna; basterà riportare le procedure all'interno dello spirito che è proprio della Costituzione vigente e del Regolamento vigente: questo è necessario! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Battafarano. Ne ha facoltà.

BATTAFARANO (DS-U). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, dal 1° gennaio 2006 varie migliaia di lavoratori civili della Marina militare hanno perso il posto di lavoro. Si tratta dei lavoratori del facchinaggio, delle pulizie, delle mense e degli insegnanti civili delle scuole militari di Taranto e di La Maddalena.

La perdita del posto di lavoro è conseguenza delle misure introdotte con la legge finanziaria, la quale ha ridotto, in modo pesante, i cosiddetti consumi intermedi - questi lavoratori vengono considerati consumi intermedi! - quindi, ci sarà meno pulizia, ci sarà meno trasporto della suppellettile, ci saranno meno mense, ci saranno meno insegnanti civili nelle scuole militari.

È inutile dire che, nelle città interessate, Taranto, La Spezia, Augusta e La Maddalena, si è determinata una piccola rivolta, anche perché la perdita del posto di lavoro riguarda circa 7.000 lavoratori. Abbiamo immediatamente presentato emendamenti al decreto mille proroghe, che sono stati dichiarati inammissibili.

Martedì scorso, a Roma, c'è stata una grande manifestazione di lotta e sono arrivati migliaia di lavoratori; erano presenti i gonfaloni dei Comuni e delle Amministrazioni provinciali. Abbiamo avuto un incontro con il ministro della difesa, onorevole Martino, nel corso del quale il Governo si è reso conto di una situazione insostenibile e ha presentato un emendamento con il quale si stanziano 200 milioni di euro per aumentare le risorse per i consumi intermedi. Questa norma è stata inserita nel decreto mille proroghe.

Considero questo un fatto positivo, il frutto di un'azione di lotta dei lavoratori, dei sindacati e degli enti locali che, per fortuna, il Governo ha colto in extremis. Adesso si attende un decreto del Ministro della difesa che dovrebbe ripartire i fondi. Vorrei ricordare che ci sono anche le questioni relative alla manutenzione navale, in quanto il relativo capitolo stanzia appena 20 milioni di euro sull'intero territorio nazionale.

In questo mio intervento ho esordito con una nota positiva, ma sono costretto a fermarmi qui perché farò ora un rapido esame di varie norme che presentano aspetti negativi. Innanzitutto, manca una misura fortemente richiesta dalle migliaia di lavoratori che hanno manifestato ieri davanti al Senato e che tutti i colleghi senatori e i rappresentanti del Governo hanno potuto riscontrare. Come è noto, dal 1° gennaio di quest'anno è entrata in vigore una misura che taglia del 50 per cento l'indennità di disoccupazione. Vorrei ricordare che i lavoratori interessati alla vicenda sono un milione; tanti di loro ne usufruiscono, naturalmente a maggior ragione quando ci sono periodi di crisi dell'agricoltura, come registriamo anche oggi.

Nel corso degli incontri avuti ieri i sindacati hanno chiesto che si rinviasse il taglio dell'indennità di disoccupazione. La norma era stata inserita nel maxiemendamento. Purtroppo, il Governo ha commesso un errore gravissimo: non ha previsto la copertura finanziaria, così, il Presidente della 5ª Commissione permanente ne ha proposto la cancellazione.

Da un punto di vista regolamentare, è una proposta corretta, da un punto di vista sostanziale significa creare grandissime difficoltà a decine di migliaia di lavoratori. Naturalmente, manca il ripristino dell'indennità di disoccupazione.

Non c'è neanche il riordino della previdenza agricola, che era prevista dalla legge delega n. 243 del 2004, la cosiddetta legge Maroni, per il riordino della previdenza. In quella delega un capitolo riguardava il riordino della previdenza agricola. La legislatura sta per concludersi e la riforma in questione, sulla quale c'è un avviso comune, firmato da tutte le organizzazioni imprenditoriali e dai sindacati dei lavoratori dipendenti, non si realizzerà. Non si provvede dunque alla riforma degli ammortizzatori sociali, né al riordino della previdenza agricola.

Vi poi una norma che riguarda il DURC, il cosiddetto Documento unificato per la regolarità contributiva, la cui introduzione è stata molto utile, perché il controllo permesso da tale documento ha comportato la riduzione dell'area del lavoro nero e del sommerso e il raggiungimento di un grado di maggiore sicurezza nel mondo del lavoro.

Prima di questa modifica che il Governo propone al Senato era obbligatorio produrre tale documento ogni mese: la norma al nostro esame intende rendere obbligatoria la presentazione ogni tre mesi; ciò comporterebbe l'aumento della possibilità di ricadere nell'evasione contributiva.

Vorrei ricordare al Presidente, al Governo e ai colleghi senatori che sono in fase di conclusione i lavori della Commissione d'inchiesta del Senato dedicata agli infortuni sul lavoro, con particolare riferimento alle cosiddette morti bianche. In tale Commissione abbiamo svolto una serie di audizioni, ascoltando le imprese, i sindacati, gli operatori della sicurezza, i rappresentati di Regioni ed enti locali e il mondo accademico: tutti ci hanno detto che il DURC ha funzionato bene e che occorre semmai irrobustirlo. Il Governo, invece, alla prima occasione, lo diluisce, andando contro quanto emerso dai lavori in via di conclusione della Commissione d'inchiesta.

Vi è, inoltre, una modifica degli aspetti previdenziali relativi al socio lavoratore: la normativa attuale prevede, infatti, che dal 1° gennaio di quest'anno anche per i soci lavoratori i contributi debbano essere portati al 100 per cento. Con la norma al nostro esame, che ha per giunta carattere retroattivo, dal 1° gennaio di quest'anno - che è già passato da oltre un mese - i contributi vengono portati al 75 per cento. Poiché in quest'Aula i senatori sanno molto bene che il sistema previdenziale italiano è basato sul metodo contributivo, ridurre i contributi oggi significa preparare una pensione più bassa per i lavoratori del domani e tutto questo si fa non con un apposito disegno di legge, ma con un colpo di mano

 

PRESIDENTE. La invito a concludere.

 

BATTAFARANO (DS-U). Concludo con un'ultima perla. Il Governo vuole modificare l'articolo 23, nella parte in cui si prevedeva il meccanismo di consultazione delle organizzazioni sindacali, stabilendo che il Ministro decide da solo, senza alcuna consultazione. Ancora una volta si utilizza uno strumento improprio per ridurre gli spazi di democrazia.

Per tutte le ragioni esposte dai colleghi in modo brillante prima di me e per le ragioni che ho voluto aggiungere, mi pare evidente che questo decreto sia l'ennesimo colpo di forza e di mano che mortifica il Parlamento e delude le aspettative del mondo lavoro. (Applausi dal Gruppo DS-U e dei senatori Giaretta e De Petris).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LP). Cercherò di essere rapido. Mi spiace non sia presente il Sottosegretario Ventucci, che ha seguito il provvedimento, anche se c'è la simpatica collega Sestini. Soffermerò la mia attenzione sugli articoli 22-bis e 22-ter, inseriti dopo l'articolo 22 del decreto originario.

L'articolo 22-bis, relativo al conferimento in discarica di rifiuti, è stato inserito nel maxiemendamento e corrisponde esattamente a quello presentato dal capogruppo della Lega, senatore Pirovano.

Tale norma precisa, in maniera assoluta, per non dar adito ad interpretazioni discorsive dell'intento del legislatore, che la proroga al 31 dicembre 2006 della chiusura delle discariche non si applica né alle discariche di seconda categoria di tipo A, né alle discariche di tipo ex 2A e alle discariche per inerti, cui si conferiscono materiali di matrice cementizia contenenti amianto. Tutti noi conosciamo quale è il problema dell'amianto e non vorrei soffermarmi su di esso visto il tempo a disposizione.

Esiste solamente una discarica in Italia - tutte le altre sono state chiuse ormai da anni - che comprende dette tipologie, che doveva chiudere entro il 31 dicembre 2005, ma che ha ottenuto una sospensiva dal TAR del Veneto perché, secondo il giudice amministrativo, la norma del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, inserita con un nostro emendamento che decretava la sopraccitata chiusura, non era sufficientemente esaustiva. Pertanto, con l'articolo 22-bis si sana e si rende esplicita la chiusura di tutte le discariche in cui conferiscono rifiuti contenenti amianto.

Fin qui tutto bene. Qualche riga dopo, però, è stato inserito l'articolo 22-ter che annulla completamente quanto appena modificato; anzi fa di più: reinserisce la possibilità di mantenere aperta la discarica di amianto, in barba a tutte le norme che prevedono certi accorgimenti, come previsti per legge per il conferimento appunto di rifiuti contenenti amianto.

Non penso sia normale, signor Presidente, procedere legislativamente in questo modo: prima fare una norma e subito dopo annullarla, nello stesso provvedimento oltretutto!

Non è presente il sottosegretario Ventucci di Forza Italia: desidererei sapere da lui, che ha appunto seguito la stesura di questo maxiemendamento, almeno ai fini di un chiarimento per tutti i colleghi, la ratio di questa antiteticità che ha dell'assurdo e, se permette, è estremamente sospetta.

 

PRESIDENTE. Senatore Stiffoni, in relazione alle sue osservazioni, mi viene fatto notare che sparisce l'articolo 22-ter e rimane soltanto l'articolo 22-bis.

 

STIFFONI (LP). La ringrazio.

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, siamo arrivati alla discussione di questo maxiemendamento con una serie di strappi, di violazioni vere e proprie non solo della prassi parlamentare, ma - a nostro avviso - di natura costituzionale.

Il decreto mille proroghe era già di per sé, come avevamo dimostrato illustrando la pregiudiziale, un insieme di norme assolutamente eterogenee e disomogenee che non affrontavano certamente solo questioni riguardanti la proroga dei termini. Ci siamo poi trovati di fronte ad un maxiemendamento, contenente alcune perle, di cui potrei fare un lungo elenco.

Alcune di queste, come ad esempio la sanatoria per le case abusive insistenti sulle aree demaniali del comune di Caorle, sono state eliminate. Altra perla che vorrei ricordare era la possibilità, per una serie di inquilini eccellenti, tra cui autorevoli membri del Consiglio di Stato, di accedere all'acquisto, con trattamento ovviamente privilegiato, di immobili situati di fronte al Colosseo; possibilità espunta dal maxiemendamento al decreto fiscale perché si disse, allora, che gli inquilini (tra cui - ripeto - alcuni membri del Consiglio di Stato) avevano vinto un ricorso al Consiglio di Stato, dimostrando che non erano immobili di pregio. In questo maxiemendamento - si va di maxiemendamento in maxiemendamento - era stata introdotta la norma per interpretare la norma del precedente maxiemendamento al decreto fiscale, nel senso che comunque si potevano acquistare gli immobili anzidetti, rientrando di fatto nelle procedure del decreto-legge n. 351. Si tratta ovviamente di personaggi di un certo livello, tra cui Filippo Patroni Griffi e Giuliano Cazzola.

Con l'intervento della 5a Commissione permanente almeno questa perla, tra le tante, è stata eliminata. Tuttavia, le eliminazioni che non solo hanno cambiato il maxiemendamento per circa il 70 per cento, ma da parte del Governo ne sono state operate alcune assolutamente gravi e dolose.

Vorrei che il senatore Salerno mi ascoltasse in proposito. Era stata introdotta nel maxiemendamento la norma per posticipare l'entrata in vigore del famoso comma 147 della finanziaria 2005, che di fatto tagliava del 50 per cento l'indennità di disoccupazione per i lavoratori agricoli. Il numero di persone coinvolte non è indifferente.

In Commissione affari costituzionali era stato approvato un emendamento da me presentato, con la relativa copertura finanziaria. Il Governo lo ha inserito all'interno del maxiemendamento, ma ha tolto la copertura dopo aver promesso a quei lavoratori, non più tardi di ieri, che non solo la proroga vi sarebbe stata, ma addirittura che si poteva lavorare per l'abrograzione di quella norma.

Questi lavoratori hanno firmato l'avviso comune per la riforma previdenziale nel mondo dell'agricoltura, hanno firmato l'avviso comune per la riforma degli ammortizzatori sociali. Stiamo parlando di povera gente di cui a voi non importa assolutamente nulla perché avete inserito l'emendamento togliendo la copertura, a mio parere con dolo!

Adesso ci troviamo in una situazione in cui non si sa, tra l'altro, che fine farà il decreto sull'agricoltura e quindi non si sa che fine farà la norma, che magari si potrebbe reinserire in quel decreto, almeno per quanto riguarda lo slittamento dell'entrata in vigore del comma 147. Se ancora avete una parola data nei rapporti sindacali, vi ricordo che vi eravate impegnati all'abrogazione per rivedere tutto il sistema. Invece, avete eliminato questa copertura, mentre non vi siete occupati di una serie di coperture per altri tipi di finanziamenti, che pure sono rimasti all'interno del maxiemendamento.

Vi vantate tanto del made in Italy, ma nel maxiemendamento vi è una bella normetta che proroga di un anno l'obbligo di indicare il Paese d'origine all'interno dell'etichetta per i prodotti fuori dell'Unione Europea.

Ma che operazione portate avanti? Da una parte, fate finta di sostenere il disegno di legge sul made in Italy, da una parte, si vota l'etichettatura anche sul miele, e dall'altra, proprio voi che affermate addirittura di voler creare barriere doganali con la Cina, su certi interessi particolari operate differimenti. Tale norma, tuttavia, è rimasta, ma non vi siete preoccupati di aver almeno la coerenza di metterla in connessione con altri provvedimenti che stanno andando avanti.

Cancellate l'obbligo di adeguamento degli allevamenti per animali da pelliccia, previsto dalla direttiva europea e lasciate invece questa norma. Cos'altro è rimasto nel maxiemendamento in esame? La liberalizzazione della formazione professionale. Qui il finanziamento l'avete trovato: si tratta di 13 milioni di euro. Chiunque potrà fare formazione professionale.

Queste sono solo alcune delle norme. Quanto ai consiglieri di Stato, certo era troppo portare il numero di quelli di ruolo a cinque, però, vi accontentate di far sì che accedano comunque gli idonei e di ampliare l'organico di un certo numero di unità, quel giusto che serve per sistemare alcune cose.

Guardate, noi ci saremmo aspettati di tutto, ma non certo di vedere una simile fine di legislatura. Mi dovete spiegare cosa l'avete posta a fare questa fiducia, se non - com'è noto a tutti - per tentare di tenere in piedi per gli ultimi giorni e le ultime ore questa maggioranza divisa su tutto.

Adesso è stato annunciato il disegno di legge di conversione del decreto-legge sugli sfratti, ma se veramente avevate a cuore l'interesse dei cittadini e soprattutto delle persone che sono più in difficoltà, perché quel decreto non l'avete inserito in questo maxiemendamento? Che cosa dobbiamo fare? Lo dobbiamo tenere in vita sessanta giorni per il tempo della campagna elettorale del candidato sindaco Alemanno e del candidato sindaco Baccini e poi non si sa se sarà convertito o meno, non si sa cosa accadrà? Dopo le elezioni li possiamo sfrattare tutti? Ma è una prova di serietà, questa?

E poi - ripeto - il maxiemendamento ha cambiato molto di segno e vi ho fatto l'esempio di quello che è stato tolto e di quello che è rimasto: come fate ancora a sostenere che si può porre la fiducia su questo maxiemendamento perché sono state operate solo sottrazioni? È un testo assolutamente diverso. Vi ho fatto degli esempi specifici, chiari di quello che è cambiato e di quello che è rimasto e delle relative conseguenze.

Avete avuto il coraggio, in questo maxiemendamento, di mettere insieme, in due diversi articoli, la proroga delle missioni internazionali e di quella denominata «Antica Babilonia». A quest'ultima però avete cambiato nome, adesso si chiama "Missione umanitaria per la stabilizzazione della situazione in Iraq"; continuate ad applicare il codice militare, però nel titolo è una missione umanitaria. Vi pare possibile che due proroghe, di tutto l'insieme delle missioni in un articolo e di «Antica Babilonia» nell'altro, possano avvenire in un maxiemendamento pasticciato, senza assolutamente nessun confronto?

Noi continuiamo a ribadire la nostra opinione sulla missione in Iraq, che -secondo noi - è una missione di guerra, in aperta violazione dell'articolo 11 della Costituzione, anche se, appunto, adesso ad «Antica Babilonia» avete cambiato nome e avete avuto il coraggio - anche questo fino alla fine - di farlo attraverso l'inserimento di un articolo in un ridicolo maxiemendamento di mille proroghe e di interessi più o meno spiccioli, più o meno interessanti, più o meno generali e parziali. (Richiami del Presidente).

Questo è il risultato: credo non si potesse concludere diversamente, d'altronde, questa legislatura, con strappi alle regole, con violazioni costituzionali, con violazioni della prassi parlamentare (Richiami del Presidente)e con un'accozzaglia di contenuti…

 

PRESIDENTE. Concluda, senatrice De Petris.

 

DE PETRIS (Verdi-Un). …che rispondono solo e unicamente a interessi parziali e non agli interessi dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli.

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stanisci. Ne ha facoltà.

STANISCI (DS-U). Signor Presidente, l'inerzia di una maggioranza di Governo assente da quest'Aula, perché distratta dal grande dibattito delle candidature, costringe l'opposizione, anche su un decreto come questo, così diversificato nei contenuti, ad un dibattito che è solo di denuncia.

Sono scelte, quelle del Governo, di natura elettoralistica e di mera propaganda. Il centro-destra ha perso anche l'ultima occasione in questo scorcio di legislatura per incidere in settori fondamentali del sistema economico e produttivo del nostro Paese. Uno di questi è l'agricoltura, settore importante, i cui operatori chiedono da anni una svolta, sul quale mi soffermerò in quanto in questo decreto il Governo ha presentato in un primo momento un comma specifico, poi ritirato per le ragioni che qui specificava la collega De Petris.

Questo Governo, sordo alle richieste delle organizzazioni agricole e degli operatori del settore, invece di ridare slancio ad un comparto in crisi delineando e realizzando un progetto di sviluppo e di competitività, ha rinviato per cinque anni decisioni e non ha onorato impegni, vivacchiando su piccoli provvedimenti elargitori. Niente di più.

Un bilancio del tutto deludente, che giustifica un giudizio severo nei confronti di un Governo che non ha saputo e voluto affrontare con determinazione e con la dovuta attenzione la grave crisi strutturale di tutti i settori produttivi agricoli, dall'ortofrutta al vino, ai cereali, alla zootecnia.

I redditi degli agricoltori si riducono, diminuiscono i prezzi dei prodotti sui campi, crescono i costi per i produttori, si dimezzano le giornate lavorative, raddoppiano le calamità naturali. È crisi, sempre più crisi, e mancano sostegni sostanziali, interventi e risorse che pure il Governo si era impegnato a mettere a disposizione per rilanciare l'agricoltura italiana, che ostinatamente e caparbiamente i nostri operatori vogliono salvare.

Il tempo è scaduto e a chi ama la terra e da essa trae il proprio sostentamento questo Governo non ha dato certezze, ma solo illusioni, promesse e insensibilità. L'unica volta che si è occupato, in questa legislatura, dei lavoratori agricoli - e ricordo che quello agricolo è un lavoro duro e pesante - lo ha fatto per ridurre i trattamenti speciali di disoccupazione per quelli che in agricoltura si chiamano i centunisti e i centocinquantunisti, parificandoli a tutti i trattamenti di disoccupazione al 40 per cento.

Faccio presente ai colleghi che l'indennità di disoccupazione in agricoltura è salario differito, cioè si aggiunge al salario percepito delle giornate di lavoro: nelle campagne non si va tutti i giorni, per tutti i mesi dell'anno. Su quasi un milione di lavoratori dell'agricoltura, 700 percepiscono l'indennità di disoccupazione, che serve a coprire in termini di salario i giorni in cui si resta a casa per la crisi, per la pioggia, per la mancata raccolta.

Ma è proprio su di loro che si è abbattuta la mannaia del Governo, colpendo l'anello più debole del settore. Invece di prodigarsi per garantire più sviluppo, e quindi più giornate lavorative, il Governo taglia l'indennità; invece di attivarsi perché in agricoltura si debelli il lavoro nero e la precarietà, aiutando e sostenendo le imprese che denunciano ed incrementano le giornate lavorative attraverso l'istituto del credito di imposta, si lasciano per due lunghi anni migliaia di braccianti, donne e uomini, in attesa della cancellazione di una norma iniqua e offensiva per quelle lavoratrici che, già la mattina alle 3, partono per affrontare lunghi viaggi e una giornata di lavoro a qualsiasi temperatura e, spesso, a qualsiasi costo.

Il Governo si era impegnato, dopo quattro scioperi generali, dopo le proteste e le iniziative sindacali, a cancellare una norma che oggi, in questo maxiemendamento, viene presentata prima come proroga, e poi ritirata perché, stranamente, non c'è la copertura.

Trovo questa vicenda sconcertante e penosa. Siete ancora in tempo per riparare e consegnare un po' di serenità a migliaia di persone, approvando l'emendamento del centro-sinistra al decreto agricolo che prevede l'abrogazione delle disposizioni previste dalla legge finanziaria del 2004.

Incerti appaiono anche il percorso e la definitiva risposta che si vuole dare a tutta la vicenda della previdenza agricola. Il decreto-legge sull'agricoltura, al quale sono stati presentati emendamenti del centro-sinistra e anche del centro-destra, non sappiamo se sarà approvato: sappiamo che si è aperto un confronto serrato nella maggioranza, che ha problemi con la Lega che contrappone, proprio sulla previdenza, la ulteriore dilatazione della rateizzazione sulle quote latte.

Il profondo malessere, gli impegni presi in questa legislatura, la campagna elettorale, la pressione del centro-sinistra vi hanno spinti ad occuparvi finalmente di un problema che esiste da anni. Il settore attendeva la riforma da tanto tempo, quella vera e seria, peraltro prevista nel 2004 da un'apposita delega, poi rimasta inattuata, si è poi avuta l'apertura di un tavolo di confronto con le organizzazione agricole, mai chiuso e mai riconvocato, e infine un emendamento di maggioranza che affronta parzialmente il problema.

Il centro-sinistra vuole chiudere definitivamente il problema dei debiti pregressi per aiutare le imprese in difficoltà, come vuole ridurre le aliquote contributive. Ritiene però che il problema va affrontato in maniera organica, prevedendo sgravi contributivi e agevolazioni non a pioggia, ma in modo virtuoso, che premino chi in agricoltura crea sviluppo, occupazione e prospettive per sé e per altri, incoraggiando e attraendo con apposite politiche i giovani verso questo settore anche con percorsi formativi.

In questo senso i nostri emendamenti mirano a sanare le situazioni pregresse ed introducono una serie di incentivi e sgravi alle imprese sotto forma di credito di imposta e di strumenti di formazione che in generale favorirebbero l'emersione del lavoro nero e sommerso, copertura ideale per ripristinare l'indennità di disoccupazione agricola speciale ai lavoratori.

Vogliamo guardare lontano come centro-sinistra, perché le nostre campagne così belle e produttive diventino luogo di lavoro e fonte di reddito per tutti; voi irresponsabilmente penalizzate centinaia di lavoratori e operatori del settore, diminuendo fortemente il loro salario. Anche di questo tra qualche settimana dovete rendere conto. (Applausi del senatore Di Girolamo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grillotti, al quale segnalo che il suo Gruppo ha a disposizione, tra le dichiarazioni in discussione generale e le dichiarazioni di voto, per le quali è iscritto il senatore Bobbio, un totale di 15 minuti. Ne ha facoltà.

GRILLOTTI (AN). Signor Presidente, approfitto di parlare con l'Aula semivuota così i pochi presenti riusciranno a sentirmi senza che io faccia particolare sforzo. Non ho nessuna intenzione di fare la filippica, la distinta; siamo tutti d'accordo nel votare la fiducia su questo maxiemendamento. Tuttavia, vorrei fare un appello - speriamo che questa volta non cada nel vuoto - su tre interventi operati nel maxiemendamento, con l'eliminazione di determinati emendamenti che mi lasciano terribilmente perplesso.

Sulla soppressione dell'articolo 1-bis, che prevedeva la proroga dei termini per la trasmissione telematica dei dati contabili da parte dei Comuni, non posso che essere d'accordo con la Commissione bilancio perché, mancando la comunicazione telematica, i controlli della spesa pubblica possono essere ritardati e quindi non conseguiamo i risultati che vorremmo ottenere. Capisco, quindi, la ratio, ma vorrei segnalare che per fare trasferimento telematico dei dati occorrerebbe che i Comuni fossero in grado di farlo, mentre sappiamo che molti sono in difficoltà, quindi avrei preferito che questa norma rimanesse per pragmatismo, per praticità.

Per quanto concerne poi l'articolo 1-ter, anche se condivido che non debba intervenire per gli enti locali la proroga del bilancio di previsione al 31 maggio, perché in questo caso vanificheremmo addirittura per sei dodicesimi i bilanci, essa tuttavia non è più comprensibile se la si esamina contestualmente all'abrogazione dei commi 4 e 39, che prevedevano la facoltà per i Comuni commissariati di fare riferimento non al bilancio 2004, se commissariati, ma ad un bilancio gestito dalla loro area politica. Non è possibile fare altrimenti, considerato che il commissario si limita all'ordinaria amministrazione.

Quindi, per la parte di spesa di investimento, è sicuramente impossibile per questi Comuni fare un bilancio se non ingessato, anzi, rimane ingessato per almeno tre anni, sulla base di quanto previsto dalla finanziaria. Siccome è venuta meno anche tale possibilità, sarebbe, per quanto possibile, auspicabile una qualche soluzione prima della chiusura definitiva della legislatura.

Non capisco poi - e questo mi preoccupa un po' di più - quanto previsto all'articolo 23-quinquies, cioè l'annullamento del provvedimento che salvava gli effetti del decreto legislativo n. 164, cosiddetto decreto Letta, ritornando a posizioni ex ante il decreto Marzano ed abolendo la possibilità di fruire di proroghe nella ufficiosità della gara e a condizione che fossero stati fatti investimenti per certi importi, fossero raddoppiati gli utenti a destinazione e fossero fatte determinate cose (che si chiamano investimenti di denaro fresco) da parte di quelle aziende che gestivano bene o male gli impianti in quel momento.

Con questa norma invece si dice che non vale più quanto fatto in virtù del decreto Letta ed io sono convinto che avremo moltissimi contenziosi per rimborso danni per gli investimenti fatti in virtù di un tempo concessorio diverso da quello che viene stabilito oggi.

Pertanto, sarebbe opportuno che il Governo valutasse se è più interessante la privatizzazione fatta prima (perché qui dire no vuol dire che esternalizziamo il tutto, privatizziamo gli impianti e otteniamo un realizzo). Vorrei che il Governo valutasse seriamente se il realizzo che pensa di avere anticipando questa esternalizzazione possa veramente coprire i danni che pagherà per i contenziosi che si aprono con gli attuali gestori.

Ho voluto indicare solo alcuni dubbi che mi sono rimasti giacché dal punto di vista logico nella Commissione bilancio ci sono anch'io e non posso che dire che il metro di valutazione è questo, si può ritenere che sia un costo. Il mio è un appello perché si valutino serenamente i problemi annessi e connessi e si trovi una soluzione perché non possiamo continuare a rinviare interventi che ormai sono anni che si sobbalzano con la privatizzazione, la liberalizzazione, la vendita e le gare.

Per quanto riguarda poi il contenuto del maxiemendamento sui servizi e sulla domanda individuale che il senatore Morando aveva visto come una possibilità di spesa nella gestione - mi sia consentito questo brutto termine - clientelare dei sindaci, sono più tranquillo perché ritengo che un sindaco che si rispetti, dato che servizi e domande individuali sono volontari e si possono istituire o non istituire e l'obbligo di legge riguarda il 36 per cento del totale di questi servizi, potrebbe istituirli a pagamento; quindi è giusto, non c'è copertura da verificare.

E sono tranquillo perché in qualità di sindaco se dovessi predisporre il servizio di allarme ai privati e aumentare la partecipazione al costo della mensa scolastica o di altri interventi con finalità sociale non lo farei. Mi sembra che la sfiducia nei sindaci in questo caso sia eccessiva. Spero che non succeda.

Infine, mi associo anch'io all'appello fatto da più colleghi per una revisione della norma di contabilità e per un'applicazione più puntuale dell'articolo 81 della Costituzione. Se, infatti, abbiamo 3.000 miliardi di debito vuol dire che qualche eccesso di elasticità ci è stato concesso nel tempo e non vorrei che non si capisse che non possiamo più finanziare niente con il debito o con l'aumento dello stesso. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Grillotti per le osservazioni che ha fatto in merito al comma 23-quinquies che, a suo modo di vedere, richiederebbe, una volta approvato, un provvedimento separato per tener conto dei vincoli che emergono per i finanziamenti dei Comuni.

Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Ha facoltà di parlare in replica il rappresentante del Governo.

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il Governo non intende intervenire.

PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 1.2000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 3717, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, credo che solo in extremis, con il Governo che ha accettato le tante soppressioni proposte dal presidente Azzollini, anche se a nostro avviso non esaustive dei problemi di copertura finanziaria, si è evitata l'ennesima gravissima mortificazione del ruolo del Parlamento, ridotto ad un votificio.

Mi permetto di dire che non condivido affatto quanto ci ha comunicato il Presidente del Senato, perché se una nostra giurisprudenza interna consolidata, se una prassi ormai costante fa sì che non possano essere applicati gli articoli 97, 100, 101 e 102 del nostro Regolamento, ritengo però che sia una sua interpretazione esclusivamente personale quella di ritenere non applicabile l'articolo 76-bis.

Infatti, al di là della violazione dell'articolo 77 della Costituzione, non possiamo non partire dal testo originario su cui era stata richiesta la fiducia, che conteneva un'ulteriore raffica, forse non l'ultima, di misure di carattere clientelare, localistico e particolare, scaricando sul futuro Governo tutti gli oneri conseguenti, per avere qualche voto in più rispetto alla perdita di consenso nel Paese. Si tratta di misure prive d'urgenza e di copertura finanziaria - mi conceda qualche minuto ancora, signor Presidente, perché non sono intervenuto in discussione generale - e tutto ciò in violazione dell'articolo 81 della Costituzione, dell'ordinamento contabile vigente e dello stesso nostro Regolamento.

Se il Governo avesse insistito nel chiedere la fiducia sul testo originario, non ci sarebbe rimasto che auspicare, in mancanza di una relazione tecnica e di un esame della Commissione bilancio, un intervento del Presidente della Repubblica per inosservanza dell'articolo 81, cosa che però resta, nella nostra Costituzione, di assoluta eccezionalità istituzionale, dal momento che su sette leggi inviate una sola riguarda l'articolo 81 della Costituzione.

La nostra contrarietà, per cui negheremo la fiducia, è però soprattutto nel merito, anche se è stata depennata la norma che attingeva al fondo per le aree sottoutilizzate. Certamente negheremo la fiducia perché, ancora una volta, è presente la norma riguardante la missione Enduring Freedom in Afghanistan, sotto comando statunitense, rispetto ad una situazione in cui il presidente Karzai resta sostanzialmente il sindaco di Kabul. Ribadiamo, soprattutto, la nostra opposizione all'ulteriore permanenza delle nostre truppe in Iraq e ne chiediamo il rientro immediato, perché partecipiamo comunque ad un'occupazione militare seguita ad una guerra illegittima e basata su menzogne; le nostre truppe sono asserragliate, non sono autonome ed agiscono sotto comando degli eserciti occupanti che hanno scatenato la guerra.

Il Governo iracheno non ha nessuna competenza e nessun potere in materia di politica estera, di politica economica, di ordine pubblico e di politica monetaria e questo intervento solo per l'Iraq ci costa 1.532.674.988 euro, pari a circa 3.000 miliardi delle vecchie lire, di cui solo l'8 per cento per spese umanitarie.

Per queste ragioni negheremo la fiducia. (Applausi dal Gruppo Misto-RC e del senatore Petrini).

SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, stiamo contando i giorni, anzi le ore, in cui mettere fine a questa pagina nera del Parlamento italiano. Un Parlamento mortificato nelle sue prerogative, con una maggioranza che non è più tale da tempo e che non riesce a garantire neanche la presenza in Aula per gli ultimi atti del Governo e ci costringe all'ennesimo voto di fiducia.

In queste settimane, che sarebbero dovute servire per completare il "contratto" di Berlusconi con gli italiani, in realtà, si sono trasformati in una serie di decretoni che sono tenuti insieme solo dal tentativo di pagare in extremis cambiali con settori ben individuati o per completare l'opera di salvataggio di persone o di componenti politiche di quella che si autodefinì "Casa delle Libertà."

I danni che state producendo al Paese sono enormi e si allunga l'elenco delle tante pessime leggi che dovremo modificare per ridare speranza ai cittadini di questo Paese e dignità alla politica ed alle istituzioni.

In questi ultimi giorni si tocca con mano il fallimento della politica del Governo e le disperate e quotidiane apparizioni televisive di Berlusconi che, nonostante gli interlocutori compiacenti, non fanno che confermare il disastro economico, sociale, ambientale e culturale di questi interminabili cinque anni.

Avete ingannato gli italiani sulla possibilità di un nuovo miracolo economico che avrebbe portato ricchezza e benessere per tutti. Ma la realtà purtroppo è fatta di difficoltà crescenti per fasce sempre più estese della popolazione, per una precarietà di vita diffusa e per l'assenza di una qualsiasi idea di sviluppo per il nostro Paese.

Oggi chiedete la fiducia su un decreto, già definito mille proroghe, che tiene insieme argomenti distinti e lontani tra loro, giunto al Senato senza relazione tecnica, raffazzonato, con evidenti discrasie, senza copertura finanziaria e con lo stravolgimento finale cui siete stati costretti. Una miriade di interventi elettoralistici che riguardavano aree del Paese e assunzioni di personale nella pubblica amministrazione in deroga alla normativa vigente; materie, settori sui quali cui si dovrebbe intervenire in modo organico attraverso un vero processo riformatore e non all'interno di decreti omnibus, per di più sottoposti al voto fiducia. In gran parte il pericolo è stato sventato. Speriamo sia in via definitiva e che non ci siano altri colpi di coda nei prossimi giorni.

Sulle motivazioni del voto contrario di Rifondazione Comunista basterebbe già l'intervento del collega Martone in discussione generale sulla presenza dei militari italiani in guerra in Iraq.

Voglio solo soffermarmi sul tema, sottolineato anche da altri colleghi, dell'indennità di disoccupazione per i braccianti. In merito il Governo aveva assunto impegni con i lavoratori, ma invece di procedere alla abrogazione di una norma ingiusta in un settore già sottoposto a difficoltà indicibili, ne aveva proposto solo il rinvio a fine anno. E ora, con le ultime modificazioni, senza copertura, siete stati costretti a venir meno all'impegno di una proroga per un anno. Questo è un approccio demagogico ai problemi, che ha caratterizzato l'azione del Governo.

E' giunto il momento di voltare pagina, di dire basta a questa destra che ha portato l'Italia in guerra, che ha aumentato le ingiustizie e i privilegi, che ha favorito gli evasori ed i grandi speculatori finanziari e immobiliari.

Rifondazione Comunista vi negherà la fiducia in sintonia con il bisogno e la voglia di cambiamento che esprime il popolo italiano. (Applausi dal Gruppo Misto-RC. Congratulazioni).

DE PETRIS (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, il Gruppo dei Verdi negherà anche in questa occasione la fiducia al Governo, sperando che sia l'ultima volta (credo ormai sia questione di ore) che il Governo compie questa scelta per tentare disperatamente di passare i suoi ultimi istanti.

Il Gruppo dei Verdi negherà la fiducia su un provvedimento che, ancora una volta, per le vicende che hanno caratterizzato le ultime ore, rappresenta una violazione costante, continua e ripetuta, questa volta molto grave, dei dettati costituzionali e della prassi parlamentare.

Il maxiemendamento è stato totalmente modificato, anche perché è stato soppresso quasi il 70 per cento del suo contenuto. Mi sono già soffermata su ciò che è stato eliminato e su ciò che è rimasto, ma il segno sia dell'eliminazione, per problemi di copertura, sia della permanenza di una serie di norme è comunque grave. Indica, ancora una volta, non solo l'eterogeneità delle materie, e quindi la violazione dell'articolo 77 della Costituzione, ma anche la volontà pervicace di questo Governo e di questa maggioranza di portare a casa, con l'ultimo provvedimento, qualche altra prebenda, di favorire qualche altro interesse particolare, senza pensare a quelli del Paese.

Ho fatto alcuni esempi di norme aberranti, come quella sugli immobili del Colosseo, che avete avuto, prima, l'impudenza di inserire e poi il pudore, grazie alla Commissione bilancio, di eliminare.

Torno a ripetere, ribadendolo anche al collega Sodano, che non siete stati costretti dal fatto che non avevate la copertura, ma che avete compiuto con dolo l'operazione finalizzata a non prorogare l'indennità di disoccupazione; quindi, avete voluto pervicacemente danneggiare persone che svolgono un lavoro pesante e difficile, con entrate assolutamente irrisorie, in un momento, tra l'altro, di grave crisi del mondo dell'agricoltura. Inoltre, non vi siete preoccupati di inserire una serie di provvedimenti, come quello sugli sfratti.

Quello che rimane di questo provvedimento è comunque inguardabile: avete raccolto un insieme di norme assolutamente negative, che nulla hanno a che vedere con i veri interessi del Paese.

Il vostro Presidente del Consiglio è andato a spiegare ai cittadini che avevate bisogno di altri quindici giorni per completare la grande opera riformatrice del Governo: avevate bisogno di quindici giorni per fare questi provvedimenti e non avete neanche la compattezza per mantenere un atteggiamento lineare. Questo è ciò che i cittadini ricorderanno.

State forse pensando, tra l'altro, di porre altre volte la questione di fiducia. Sareste infatti capaci, negli ultimi due o tre giorni, di portare a casa qualche altro provvedimento a tutela dei vostri interessi; è questa la degna conclusione di cinque anni di legislatura.

Non sono tra coloro che affermano che non avete attuato il vostro programma di governo; purtroppo lo avete fatto, ma il risultato di quel programma è che abbiamo un Paese che non riesce a superare le difficoltà economiche e che c'è una forbice sempre più ampia tra i cittadini che più hanno e coloro che hanno di meno.

Il risultato dell'attuazione del vostro programma è che il Paese si trova in una situazione sempre più difficile.

Presidenza del vice presidente MORO (ore 21,35)

 

(Segue DE PETRIS). Avete detto di aver creato posti di lavoro, ma ora nel mondo del lavoro c'é solo grande precarietà. Quanto previsto in questo provvedimento a proposito della formazione professionale costituisce un'altra modifica della legge n. 30 del 2003 e aggraverà ulteriormente la situazione.

Questo è il risultato di cinque anni di governo e questo è il risultato della prassi parlamentare seguita oggi, con la complicità e la copertura del Presidente del Senato. Avete ancora una volta creato un precedente gravissimo, violando prassi e norme costituzionali.

Avete inserito, cosa gravissima, nel maxiemendamento su cui chiedete la fiducia, tra le mille proroghe, quelle delle missioni internazionali. Vi siete voluti sottrarre al confronto, con l'ipocrisia di cambiare il nome alla missione di guerra Antica Babilonia.

Lo ribadiamo ancora una volta solennemente: continuate quella cosiddetta missione di pace, che per noi é una missione di guerra, in aperta violazione dell'articolo 11 della Costituzione. Ogni missione militare dovrebbe essere sottoposta a discussione e a un voto distinto, proprio perché sappiamo bene quale impegno comporti e che cosa significhi, ma voi, ancora una volta, siete ricorsi a questo strumento, con una deriva sempre più forte nella stessa concezione della Difesa, per sottrarvi al dibattito.

Questi sono i motivi per cui il Gruppo dei Verdi ancora una volta vi negherà la fiducia. È ormai questione di giorni, se non di ore, perché il 9 aprile vi negheranno finalmente la fiducia i cittadini italiani, per chiudere uno dei periodi più brutti del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

PERUZZOTTI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, onorevole senatore Ventucci, sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, mi rivolgo a lei, in qualità di rappresentante del Governo che ha seguito nello specifico la materia, per rappresentarle l'amarezza del Gruppo della Lega, dovuta al fatto che nella prima stesura dell'emendamento era stata accolta una nostra proposta emendativa che portava a soluzione un problema datato 1931. Mi riferisco alla problematica delle guardie giurate, che dal 1931 aspettano una soluzione ai loro problemi: è gente che rischia la vita quotidianamente per molto meno - mi dicono - addirittura di 1.000 euro mensili.

Forse in questa legislatura la Casa delle Libertà doveva dare una risposta concreta a queste persone: il provvedimento è stato bloccato alla Camera senza presumibilmente un perchè, ma non è questa la sede per analizzare la causa per cui il provvedimento è stato bloccato. Speravamo, quindi, che questo provvedimento potesse contenere - per la verità, era stato inserito - quanto meno un piccolo passo, un riconoscimento giuridico di alcune loro funzioni e l'istituzione di un albo ministeriale.

Siamo però fermamente convinti, onorevole Presidente, che non è malafede del Governo: oggi è stata una giornata frenetica, ci sono state consultazioni a tutti i livelli; alcune proposte emendative sono state tolte dal provvedimento. Siamo, sì, un po' amareggiati, onorevole rappresentante del Governo, ma non rassegnati. Siamo fermamente convinti che il Governo della Casa delle Libertà, prima della fine di questa legislatura, trovi, come del resto ha affermato non più tardi di qualche ora fa il ministro Giovanardi, il modo di inserire la problematica delle guardie giurate e di dare almeno una piccola risposta, ma comunque significativa, un segno di attenzione del Governo a questa categoria; gente che rischia la vita quotidianamente, a volte guadagnando meno di 1.000 euro al mese.

Siamo pertanto fortemente convinti che la risposta della Casa delle Libertà ci sarà, onorevole Presidente. Con questo auspicio, confidando anche nelle dichiarazioni del ministro Giovanardi, diamo convintamente il voto di fiducia al Governo, come abbiamo sempre fatto.

Naturalmente speriamo che quelle che adesso sono le nostre speranze domani possano essere una realtà non tanto nostra, signor Presidente, ma di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, di maggioranza e di opposizione - questo infatti è un problema che deve essere risolto - e soprattutto di quelle decine di migliaia di famiglie che si aspettano una risposta concreta a un loro diritto: quello di poter vivere decorosamente, soprattutto in funzione di un ruolo anticrimine a tutela della proprietà pubblica e privata che, comunque, devono svolgere.

Quindi, lo Stato deve essere messo nella condizione di dare loro anche questa assistenza. Rinnoviamo, signor rappresentante del Governo, il voto di fiducia, favorevole al Governo, della Lega Nord. Non vi è alcun condizionamento; auspichiamo che questa problematica al più presto sia risolta. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Demasi).

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, il voto di fiducia che i senatori dell'UDC si accingono a dare a questo emendamento, che non so più onestamente se si possa definire maxi o mini, è legato ad una considerazione di ordine procedurale, ad una importante riflessione di politica estera e a una questione di ordine politico generale.

Cercherò di soffermarmi su queste tre questioni perché non intendo lasciare il dibattito soltanto alle opinioni dei colleghi dell'opposizione o alle considerazioni, che in larghissima parte condivido, del collega Peruzzotti della Lega.

La questione procedurale innanzitutto: non abbiamo mai messo in discussione, né stasera è stato fatto dai colleghi dell'opposizione, che una volta che il Governo pone la questione di fiducia su un emendamento, considerato maxiemendamento ad un testo all'esame del Senato, possa ritirare questo decreto e presentarne un altro sul quale porre la fiducia. Si tratta di una questione procedurale e sostanziale alla stesso tempo.

Nel caso di cui ci stiamo occupando, il Governo si è trovato di fronte ad un'alternativa. Il Governo poteva prendere atto che le opinioni concernenti prevalentemente le questioni di copertura erano tali da indurlo a ritirare il decreto e presentarne un altro che avesse fatto proprie le questioni poste dal Presidente della Commissione bilancio e quindi farlo votare, ma ha preferito accettare le condizioni poste dalla Commissione bilancio e dal presidente Azzollini, e quindi lasciare la fiducia sul decreto sul quale l'ha posta questa mattina.

Condividiamo questo atteggiamento come economia procedurale e capiamo che, dal punto di vista della politica regolamentare, non è del tutto coerente con la questione di fiducia il fatto di porla su un testo che nel corso della seduta modifica le sue diverse partizioni anche soltanto riducendo il testo e non aggiungendo altre parti.

In fondo, se si tratta di un testo di convergenza politica di coalizione, o ancora più larga, lo è proprio perché le materie che contiene sono tutte importanti e non ve ne possono essere di irrilevanti.

Nel caso di specie, il modo tumultuoso con il quale tale vicenda è stata vissuta ha probabilmente indotto il Governo a ritenere che era preferibile chiudere le vicende su un testo purchessia, anziché ritirarlo e presentarne un altro, che di fatto faceva proprie le condizioni poste dal presidente Azzollini.

Perché si è posta oggi tale questione? Mi rivolgo ai colleghi dell'opposizione. Non vi è dubbio che siamo in presenza di una vicenda che si verifica forse per la prima volta nella storia costituzionale italiana: il preannuncio formale dello scioglimento delle Camere. Quando si verifica tale preannuncio formale, che abbiamo ripetutamente condiviso (parlo dello scioglimento alla fine della prossima settimana), è di tutta evidenza che la fiducia finisce con il coinvolgere contemporaneamente il contenuto del testo sul quale si è posta la fiducia e le prospettiva elettorali delle persone e dei partiti.

Da questo punto di vista, la decisione del Governo è una decisione politica nel senso più forte del termine, a fronte della quale se i singoli senatori, che hanno visto decurtato l'emendamento di misure alle quali tenevano, o i partiti che vedono non comprese o non presenti misure alle quali tenevano non danno la fiducia, la conseguenza è politica. Se ciò non avviene, in fondo, è come se vi fosse politicamente una sorta di sanatoria complessiva della vicenda.

Da questo punto di vista, ritengo l'atteggiamento del Governo assolutamente condivisibile; proceduralmente essere criticabile, ma politicamente del tutto condivisibile. Questo l'aspetto procedurale. Noi riteniamo, in altri termini, che, posta la fiducia su un testo, non lo si possa cambiare se non vi è un accordo politico sulla modifica del testo stesso.

Dal punto di vista del diritto costituzionale, il voto di fiducia fa anche, come nel caso del decreto-legge, sanatoria rispetto alle questioni, o comunque tiene fede rispetto alla sussistenza dei presupposti di necessità e urgenza, in ordine ai quali nessuno ha dubitato che il voto delle Camere finisca per essere un voto di sostanza e non soltanto un voto di ordine procedurale.

Per queste ragioni, pur avendo assistito alla decurtazione complessiva di parti dell'emendamento sul quale il Governo ha posto la fiducia, ritenendo comunque che si potesse ragionevolmente rimanere con il voto di fiducia sulle stesse parti poste dal Governo, manteniamo l'idea della fiducia al Governo perché le ragioni procedurali sono fatte, per così dire, salve dal Governo con la decisione di porre la fiducia, anziché ritirare il decreto e presentarne un altro che avesse contenuto le considerazioni del Presidente della Commissione bilancio.

Questa la considerazione di ordine procedurale. Capiamo che siamo in presenza di una vicenda procedurale singolarissima e riteniamo che tale singolarità è largamente dovuta ad una sorta di preannuncio dell'imminente scioglimento delle Camere, di cui non faccio una colpa. Il preannuncio però ha suscitato probabilmente una sorta di emotività superiore alla norma, in base alla quale abbiamo immaginato un testo che poteva non essere il testo voluto dal Governo nella sua interezza.

Dal punto di vista della politica estera, si è molto discusso della vicenda dell'Iraq. Devo dire che l'UDC voterà con piacere la fiducia proprio perché vi è la questione dell'Iraq. Voglio evitare che si ritenga che lo consideriamo un fatto fuor d'opera.

Si tratta, tecnicamente, della proroga di una missione. L'emendamento riguarda la proroga dei termini. Mai come in questo caso siamo in presenza di un testo che riguarda la proroga e non l'innovazione dei contenuti.

Perché condividiamo questa proroga? Abbiamo condiviso dall'inizio la nostra presenza in Iraq; abbiamo contestato l'affermazione che fosse una presenza di tipo belligerante, perché così non è stato; abbiamo affermato che era una presenza essenziale per il conseguimento di obiettivi politici straordinariamente importanti di politica estera; e il fatto che il nostro partito, di qui a qualche giorno, svolgerà, con l'iniziativa del collega Bosi, sottosegretario di Stato per la difesa, proprio un approfondito esame delle ragioni che hanno portato alla nostra presenza in Iraq e al mantenimento della nostra presenza, non solo in Iraq, ma in tante parti del mondo, dove le nostre Forze armate si stanno specializzando in questa azione vagamente di tipo umanitario, ci fa ritenere che noi diamo la fiducia per queste ragioni specifiche, anche se il maxiemendamento è stato depurato di parti alle quali molti di noi ritenevano di essere particolarmente legati.

Quindi, tale ragione di politica estera è una ragione di apprezzamento che il Gruppo dell'UDC vuole rimanga agli atti di questa complicatissima giornata procedurale al Senato, perché riteniamo sia importante.

Un'ultima considerazione. Non vi è dubbio che le sottrazioni che in questo maxiemendamento si realizzano abbiano il valore complessivo di aver resistito a quello che forse impropriamente è definito un assalto alla diligenza. Siamo in presenza, in altri termini, di una risposta che viene data anche in riferimento a questioni che non caratterizzavano l'iniziativa come assalto alla diligenza, ma perché il Governo assume un'iniziativa non di tipo elettoralistico, bensì di tipo politico generale.

Anche se finiscono con il pagarne la conseguenza, in questo momento (per questo dicevo di essere particolarmente d'accordo con il collega Peruzzotti), anche parti del maxiemendamento che non configurano un assalto alla diligenza, ma altre esigenze di equilibrio generale, il valore complessivo che ha finito con l'assumere l'insieme delle riduzioni al maxiemendamento è un valore al quale teniamo ed è esattamente quello per il quale non abbiamo fatto e non abbiamo votato una finanziaria elettorale, proprio perché, a smentita dell'opposizione (secondo la quale avremmo fatto qualcosa che potremmo in fondo essere indifferenti a realizzare perché altri al nostro posto dovranno farlo), è vero il contrario: noi riteniamo di essere consapevoli di poter vincere le elezioni politiche e quindi non abbiamo alcuna intenzione né di avvelenare i pozzi, né di fare finanziarie di tipo elettorale. Non lo abbiamo fatto e riteniamo che anche di questo gli italiani terranno conto, cioè del fatto che il Governo, in campagna elettorale, prosciuga il maxiemendamento in termini, complessivamente, di rigore e non in termini elettoralistici ed è coerente con una finanziaria che è di equilibrio generale e non di tipo elettorale.

Per l'insieme di queste ragioni, anche noi attendiamo con saggezza e con pazienza la conclusione della legislatura, nella quale riteniamo che alcune delle questioni poste anche da noi possano trovare soddisfacimento. Tale è la ragione per cui la fiducia si caratterizza come convinta e, allo stesso tempo, in attesa della conclusione della legislatura. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Contestabile).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giaretta. Ne ha facoltà.

GIARETTA (Mar-DL-U). Signor Presidente, anch'io dovrò, per motivare il nostro voto contrario sulla fiducia, soffermarmi soprattutto sugli aspetti procedurali, perché abbiamo assistito oggi a violazioni procedurali di tale gravità da diventare esse stesse la sostanza della motivazione del nostro voto contrario.

Il Presidente del Senato questa mattina ci ha ricordato che la fiducia è in sé un fatto straordinario nella vita parlamentare. Naturalmente, avendo letto il testo dell'emendamento del Governo, abbiamo potuto apprezzare quali fatti straordinari la giustificassero, a quali norme il Governo riteneva indispensabile legare la propria sopravvivenza.

Potrei portare molti esempi, mi limito a qualcuno. In primo luogo, una sorta di sanatoria edilizia per realizzazioni urbanistiche nel comune di Caorle compiute in aree demaniali. (Commenti dai banchi dei Gruppi Mar-DL-U e LP). Il comune è esattamente quello di Caorle: c'è anche un errore nel testo. (Reiterati commenti dai banchi dei Gruppi Mar-DL-U e LP. Richiami del Presidente). Avete sbagliato anche la scrittura del testo. Inoltre, l'ampliamento di cinque unità del ruolo dei consiglieri di Stato, certamente importante per quei cinque idonei di un concorso, meno, forse, per la collettività nazionale.

Una serie di norme, quindi, di carattere - come si dice - clientelare, con l'eccezione delle norme, certamente importanti, sulle missioni all'estero. Sostanzialmente la fiducia del Governo era posta su una serie di norme che certamente non avevano caratteristiche di rilevanza tali da giustificarla.

Su questo testo il Governo non è stato in grado - poi ne abbiamo capite le ragioni - di produrre la relazione tecnica. Naturalmente non condivido affatto la personale interpretazione della Presidenza, che ha affermato che in questi casi, cioè nella procedura della fiducia, non vi sia bisogno di applicare l'articolo 76-bis del nostro Regolamento, che prevede la presentazione di una relazione tecnica.

Ricordo che la relazione tecnica è il documento con cui il Governo assume la responsabilità, di fronte al Parlamento, che le cifre appostate a copertura degli interventi rispettano l'articolo 81 della Costituzione, e tanto è rilevante questa procedura che il Governo deve produrre questo documento debitamente vidimato da un'autorità indipendente, quale la Ragioneria dello Stato.

Ma possiamo veramente immaginare che la procedura della fiducia possa esonerare il Governo dall'accertare la rispondenza delle coperture ai contenuti normativi? Possiamo immaginare che la procedura di fiducia consenta al Governo esplicitamente di violare l'articolo 81 della Costituzione?

Se c'è un'occasione in cui è indispensabile la relazione tecnica certamente è la procedura di fiducia, perché con essa al Parlamento è sottratta la possibilità di emendare e di discutere articolo per articolo, e quindi vi è un dovere di più del Governo di consentire al Parlamento di avere tutti gli elementi conoscitivi necessari ad esprimere in modo consapevole un voto che non corrisponda solo agli interessi della maggioranza, bensì al pieno rispetto della Costituzione.

Questa relazione tecnica non vi è stata e non poteva esservi, perché poi abbiamo appreso che il Ministro dell'economia era stato escluso dalla predisposizione di questo emendamento e la Ragioneria dello Stato non era neppure stata attivata per produrre la necessaria documentazione.

Con una singolarissima procedura, alla 5a Commissione, cui in precedenza era stata negata l'autorevolezza di esprimere null'altro che un pare consultivo, si è poi assegnata - è un eufemismo, naturalmente, perché, come sanno i colleghi della Commissione, sostanzialmente questa si è riunita per ascoltare la lettura delle determinazioni del suo Presidente e svolgere un dibattito cui è stato concesso un tempo di pochi minuti - la facoltà di modificare profondamente il testo, un testo che è stato decurtato - direi - per oltre il 70 per cento delle norme che precedentemente conteneva.

Ora anche il senatore D'Onofrio è costretto a riconoscere che si tratta di una procedura del tutto singolare, che lui giustifica con l'imminenza dello scioglimento delle Camere. Non vedo che cosa c'entri una violazione così palese delle norme regolamentari con la prospettiva dello scioglimento delle Camere.

Dunque, noi vediamo un testo del tutto diverso da quello su cui il Governo questa mattina, non qualche settimana fa, aveva posto la fiducia. Ci sono naturalmente dei motivi politici alla base di queste diversità; abbiamo letto le dichiarazioni del ministro Baccini secondo il quale, se il testo fosse rimasto quello originario, sarebbe uscito dal Governo. Non so se il ministro Baccini annunciava la sua uscita dal Governo perché il testo conteneva troppe norme clientelari e localistiche, oppure perché ne conteneva troppe poche e non quelle che interessavano a lui.

Abbiamo letto dichiarazioni più circostanziate del ministro Tremonti che affermava di aver stoppato l'assalto alla diligenza, l'assalto dei topi al formaggio. Ma dove sono questi topi? Sono forse altri Ministri gli artefici di questo assalto? O sono i parlamentari della maggioranza, che si fanno dare dei topi senza avere la capacità politica di reagire? Questi topi nel formaggio non sono altro che il Governo medesimo, perché la giornata di oggi si è risolta in questo simpatico e singolare teatrino: il Ministro per i rapporti con il Parlamento questa mattina pone la fiducia su un testo che non riesce neppure ad arrivare al voto perché evidentemente non ha la fiducia neppure del Governo, cioè il Governo nel corso della giornata ha sfiduciato se stesso.

Noi abbiamo registrato una gravissima tolleranza da parte del Presidente del Senato, che voglio qui denunciare perché ha consentito che non si presentasse la relazione tecnica e quindi ha privato il Senato del suo diritto di conoscere gli aspetti economico‑finanziari del provvedimento. Il Presidente Pera ha consentito che venisse posto in votazione un testo profondamente e radicalmente diverso da quello su cui la mattina il Governo aveva chiesto la fiducia.

Se il Presidente Pera dovesse continuare a presiedere questo Senato ci sarebbe da aspettarsi che consenta di votare la prossima fiducia senza un testo, perché direbbe che prevale naturalmente l'attrazione della fiducia politica. Così non va bene, e noi anche in questa occasione facciamo un appello ai cittadini elettori perché liberino il nostro Paese da una così cattiva gestione degli organismi democratici. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e della senatrice De Petris).

MORANDO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MORANDO (DS-U). Signor Presidente, colleghi, prima di tutto dobbiamo tornare ad avanzare una domanda, che per la verità non ha avuto, nella travagliata discussione di oggi, una riposta precisa: cosa ha deciso il Consiglio dei ministri quando ha deliberato di porre la fiducia sul testo dell'emendamento che questa mattina è stato presentato dal ministro Giovanardi, con la precisazione che su quel testo il Governo poneva la questione di fiducia?

Leggo che non un Ministro qualsiasi, ma il Vice presidente del Consiglio, Ministro dell'economia, ha dichiarato, nella giornata di oggi, di avere con la sua azione impedito l'assalto alla diligenza costituita dal bilancio dello Stato. Domando: il Ministro dell'economia, Vice premier, a quel Consiglio dei ministri che ha deciso l'apposizione della questione di fiducia su un testo che finanziariamente valeva, nella sua versione depositata qui in Senato, molte centinaia di milioni di euro, non aveva letto il testo?

Se lo aveva letto, è uno degli assaltatori? È uno dei topi? O i topi sono solo i suoi colleghi in Consiglio dei ministri e voi, colleghi di maggioranza, che vi apprestate a prendere atto che il vostro Ministro dell'economia vi ha impedito di mangiare il formaggio che voi topi volevate mangiare? (Commenti dal Gruppo UDC).

 

EUFEMI (UDC). Abbia rispetto per il Parlamento!

 

MORANDO (DS-U). Questo è quello che ha dichiarato il Ministro dell'economia. È il Ministro dell'economia che ha detto di aver impedito che i topi nel formaggio devastassero il bilancio pubblico. Poiché qui una volta tanto, come è noto, signor Presidente, il Parlamento non c'entra niente perché una volta apposta la questione di fiducia non ha alcun potere di intervenire sul testo, potendo solo decidere di dare la fiducia o la sfiducia al Governo (e naturalmente la maggioranza deciderà di fiduciarlo).

Ma insisto - perché la cosa ha significato - è il Vice presidente del Consiglio che ha detto che il testo depositato in quest'Aula rappresentava uno strumento per assaltare il bilancio dello Stato da parte di questa maggioranza e del Governo che lui presiede quando non c'è il Presidente del Consiglio dei ministri. Aggiungo una seconda domanda: questo testo, quello depositato stamattina, debbo dedurre sia stato allestito, per preparare la riunione che ha deciso poi l'apposizione della questione di fiducia, con il contributo proceduralizzato del Ministero dell'economia e, in particolare, con il contributo della Ragioneria dello Stato.

Oppure è vero quello che scriveranno domani mattina tutti i giornali italiani, e che risulta evidente, per la verità, dall'esame della giornata di oggi, sulla Ragioneria generale dello Stato e sulla relazione tecnica e cioè che il Presidente del Senato avrebbe dovuto imporre di presentarla immediatamente come previsto dall'articolo 76-bis del nostro Regolamento, che non è affatto sospeso nella sua applicazione dall'apposizione della questione di fiducia perché questa è un'interpretazione del nostro Regolamento che - a mio avviso - non ha alcun fondamento razionale.

Certo, ci sono altri articoli del nostro Regolamento dei quali l'apposizione della questione di fiducia determina certamente la disapplicazione, ma non può disapplicarsi l'articolo 76-bis perché esso sostiene semplicemente che qualsiasi iniziativa legislativa del Governo che abbia rilievo finanziario deve essere corredata dalla relazione tecnica. Dice questo. L'apposizione della questione di fiducia non c'entra assolutamente niente con questo obbligo. Quest'obbligo è stato disatteso e la relazione tecnica, signor Presidente, onorevoli colleghi, non c'è nemmeno adesso, sia ben chiaro.

Abbiamo avuto, certo, un'attività della Commissione bilancio, del tutto informale, come ha detto il senatore Giaretta. Ma diciamo la verità: chi è che ha impedito l'assalto alla diligenza, che effettivamente c'era? La risposta, signor Presidente, è affidata ai fatti: questa mattina viene depositato un emendamento. Quell'emendamento, secondo il Ministro dell'economia, contiene l'assalto alla diligenza del bilancio pubblico.

L'opposizione immediatamente pone la questione dell'assenza della relazione tecnica ed inizia un'attività di presidio della Commissione bilancio che si concretizza nell'individuazione puntuale - certo lo abbiamo dovuto dichiarare ai giornali perché era l'unica sede che avevamo - di quasi tutte le norme che poi il presidente Azzollini ha indicato come scoperte, proponendo al Governo di espungerle dal testo.

Ma quelle norme sono state individuate in larghissima misura da noi, e man mano che le individuavamo, avevamo notizia del fatto che il Governo decideva di eliminarle dal testo. Ma se non ci fosse stata l'iniziativa dell'opposizione quelle norme sarebbero state espunte dal testo? Non lo sapremo mai, ma la risposta è abbastanza ovvia, visto che il Governo aveva presentato quel testo con l'autorevole avallo del Consiglio dei ministri nel suo complesso, perché solo il Consiglio dei ministri - com'è noto - può decidere l'apposizione della questione di fiducia.

Ci troviamo quindi in presenza, signor Presidente, del fatto molto preciso che l'iniziativa dell'opposizione ha impedito che venisse approvato un testo di legge che effettivamente danneggiava in maniera grave il bilancio dello Stato e impediva una corretta tutela dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione.

Il Ministro dell'economia, però, con la dichiarazione di oggi, ha affermato qualcosa che risolve in maniera definitiva anche la discussione che avemmo tra di noi, colleghi della maggioranza, la settimana scorsa a proposito del rischio che questi quindici giorni in più di attività legislativa facevano correre al bilancio dello Stato. Allora dicemmo: vediamo una preoccupazione.

Non sono stato tra coloro che hanno messo l'accento soltanto sul tema dell'applicazione della benedetta - maledetta pari condizione per l'accesso ai mezzi televisivi. Abbiamo detto: attenzione, perché in questi quindici giorni la tentazione elettoralistica potrebbe impadronirsi del Governo e determinare un assalto al bilancio pubblico a fini di realizzazione di un maggiore livello di consenso in questa o in quella categoria sociale o d'altro tipo.

Bene, puntualmente viene posta la questione di fiducia su di un testo che, non noi, ma il Ministro dell'economia definisce d'assalto alla diligenza. É la migliore riprova del fatto che la settimana scorsa avevamo ragione quando affermavamo che il Governo avrebbe tentato di assaltare la diligenza del bilancio pubblico.

Sì, oggi gli assaltatori sono stati respinti (non completamente, signor Presidente, non completamente, come ho cercato di dimostrare in interventi precedenti), in larga misura respinti, per iniziativa dell'opposizione parlamentare, che ha costretto la Commissione bilancio del Senato a pronunciare ciò che non poteva non essere pronunciato data l'evidenza delle violazioni dell'articolo 81, quarto comma, rappresentate dal testo di legge al nostro esame.

Ho terminato, ma approfitto per segnalare che purtroppo però una norma gravemente scoperta dal punto di vista finanziario è rimasta nel testo ed è la norma relativa alla legge sul finanziamento dei partiti.

È un tema molto delicato. Non sono tra coloro che fanno demagogia su questo problema; lascio questa demagogia ad altri, ma segnalo che in questo testo di legge è scritto che sarebbe possibile, attraverso l'azione di un fondo che intervenga per farsi carico dei debiti dei partiti, uno spostamento sul bilancio dello Stato sostanzialmente del debito dei partiti stessi, il cui grande volume non sto a sottolineare, perché facendo parte dei partiti lo conoscete - e lo conosce anche lei, signor Presidente - quanto me.

Segnalo questo punto perché vorrei che fosse chiaro anche ai rappresentanti della stampa, che magari stanno seguendo questa discussione, che il nostro voto contrario alla questione di fiducia, oltre ad avere le ragioni politiche che abbiamo illustrato nel corso di questo dibattito, si riferisce anche e specificatamente alla presenza di quella norma in questo testo.

Non si dica per l'ennesima volta che abbiamo coperto e che eravamo conniventi. Di questa norma noi segnaliamo con grande nettezza la scopertura finanziaria e la inaccettabilità. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e dei senatori Michelini e De Petris).

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, il Gruppo di Alleanza Nazionale voterà la fiducia su questo provvedimento al Governo. Al di là delle ormai abusate - ovviamente ne sentiremo sempre di peggio e di sempre più insopportabili - espressioni di demagogia elettorale da parte dei colleghi dell'opposizione, questo provvedimento, come risulta all'esito del lavoro parlamentare, è un provvedimento di grande positività.

Nell'anticipare il voto di fiducia di Alleanza Nazionale, mi piace sottolineare come, con questo provvedimento, sia stata recepita un'indicazione che proveniva in particolare dal mio partito, ma anche da altri settori della maggioranza, circa la proroga del mandato a circa 4.000 magistrati onorari, che avrebbero trovato invece scadenza nel giugno di quest'anno, in pieno clima post-elettorale, con l'estrema difficoltà di varare quella riforma del settore che avrebbe impedito quello che invece puntualmente si sarebbe verificato in difetto di questa proroga: la sottrazione di colpo, senza possibilità di rimedio, di 4.000 magistrati alla già arrancante macchina della giustizia.

Con questo provvedimento proroghiamo il mandato dei magistrati onorari italiani fino al 31 dicembre 2006 e rendiamo un ulteriore, grande servigio al recupero di efficienza della macchina giudiziaria, gettando le premesse, con la prossima maggioranza di Governo, che sarà, ne siamo sicuri, di centro-destra, per una nuova, forte, profonda, significativa ed efficace riforma del sistema della magistratura onoraria. (Applausi dai Gruppi AN e UDC).

FALCIER (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FALCIER (FI). Signor Presidente, colleghi, intervengo molto brevemente per motivare il voto favorevole di Forza Italia alla questione di fiducia posta dal Governo.

Mi permetto di dire che tutto è bene quel che finisce bene, perché nonostante gli sforzi dell'opposizione, sin dall'inizio contraria, credo sia da ricordare che il testo del decreto-legge sottoposto alla nostra fiducia passerà molto probabilmente con il voto compatto della maggioranza.

Tra le tante disposizioni contenute nel provvedimento al nostro esame, ricorderò le più espressive e rappresentative: quella sulla nostra rappresentanza militare nei consigli dei COCER; quella sulla proroga per le strutture ricettive del nostro turismo rispetto al mettersi in regola con le norme antincendio; quella che permette alle scuole di infanzia, come voluto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di iniziare in anticipo per un ulteriore anno; quella che consente di fare salvi i bandi emanati dalle nostre Università, le procedure svolte e il programma Socrates, che riguardano molti studenti e moltissimi operatori dei nostri Atenei; quella in materia di finanziamento e risorse per l'edilizia pubblica a favore di personale impegnato nella lotta alla criminalità; quella con la quale rimediamo ad alcune modifiche al codice della strada, circa norme che, seppur utili, abbiamo ritenuto non tempestive per la sua esecuzione; quella che consente, a conferma di una scelta precisa di questo Governo, di reclutare altro personale per l'Arma dei carabinieri, che certamente ne ha bisogno; quella relativa ai consorzi agrari e quella in materia di energia e di attività produttive.

Sulle disposizioni che rimangono intatte e che permettono di dare in modo convinto, responsabile e coscienzioso, la fiducia al nostro Governo, mi sia permesso qualche rammarico. Grazie ad una procedura lodevole e pregevole, che la Presidenza del Senato ha introdotto per l'esame di questo provvedimento, c'è stato un rigoroso riscontro da parte della Commissione bilancio. Ritengo tuttavia che alcune norme che erano state introdotte nell'iniziale maxiemendamento potessero dirsi meritevoli di approvazione.

Non c'è stato né l'assalto alla diligenza né al formaggio per i topi: vi è stata piuttosto una più rigorosa, attenta e coscienziosa valutazione da parte della 5a Commissione. Quindi, mi associo a quanto il sottosegretario Ventucci dichiarava quest'oggi, ovvero al suo apprezzamento per il lavoro che il presidente Azzollini e l'intera 5ª Commissione hanno svolto.

Credo di poter dire che la procedura instaurata ha dato buoni frutti e un riscontro rigoroso di quelle norme permette di dichiarare responsabilmente il nostro voto favorevole al provvedimento al nostro esame. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).

AZZOLLINI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Le ricordo che è già intervenuto un senatore in rappresentanza del suo Gruppo.

 

AZZOLLINI (FI). Desidero puntualizzare una questione.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

AZZOLLINI (FI). Sembra che nel resoconto stenografico il comma 39-octies quinquagies sia stato classificato tra quelli che presentano problemi di copertura. Non so come è stato riportato, ma, in realtà, é il 39-septies quinquagies ad avere problemi di copertura, mentre il 39-octies quinquagies non ne presenta. Questo è quanto è emerso in Commissione. Mi è stato riferito che nello stenografico c'era un no: probabilmente, nella difficoltà del momento, due no si sono accavallati.

La corretta situazione è invece la seguente: i problemi di copertura, con tutte le conseguenze, sono riferiti al 39-septies quinquagies, mentre non vi sono problemi di copertura per il 39-octies quinquagies.

 

MORANDO (DS-U). A quale pagina si trova?

 

PRESIDENTE. È a pagina 54.

 

MORANDO (DS-U). Vorrei pregarla a questo punto di riassumere bene, in modo che il testo in votazione sia conosciuto con esattezza. Anche la fiducia su un testo ignoto credo sia una novità.

Presidente Azzollini, può dunque specificare meglio qual è l'emendamento in questione? Si tratta dell'articolo 39-septies quinquagies?

 

AZZOLLINI (FI). Signor Presidente, come detto in Commissione, il 39-septies quinquagies presenta problemi di copertura, mentre non ne ha il comma 39-octies quinquagies, così come era stato già detto. Ho fatto questa precisazione per asseverare una circostanza che era già assodata, ma mi hanno riferito che probabilmente dallo stenografico non risulta in modo chiaro.

 

PRESIDENTE. Per riassumere: vive l'articolo 39-octies quinquagies di pagina 54.

MORANDO (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MORANDO (DS-U). Chiedo conferma al presidente Azzollini se, rispetto a quanto detto dal Presidente in precedenza, l'articolo 22-ter risulta espunto dal testo su cui tra poco sarà chiamata ad esprimersi l'Aula con la fiducia. Su di esso il presidente Azzolini non aveva formulato rilievi, ma risulterebbe invece espunto per ragioni di incoerenza del testo. E' così? Non vorrei venire a sapere, domani mattina, di aver votato un testo diverso.

 

PRESIDENTE. Era quello su cui il senatore Stiffoni era intervenuto per una puntualizzazione.

 

MORANDO (DS-U). Si trattava dell'intervento di un senatore; vorrei invece che la Presidenza chiarisse all'Aula che l'articolo 22-ter è stato espunto dal testo al nostro esame, e che vive invece l'articolo 22-bis.

 

PRESIDENTE. Sì; vive l'articolo 22-bis e viene espunto l'articolo 22-ter.

 

MORANDO (DS-U). Quindi, questo è il testo su cui si sta esprimendo il Senato. Non ci sono altre modifiche, Presidente?

 

PRESIDENTE. No.

AZZOLLINI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

AZZOLLINI (FI). Signor Presidente, intendo ribadire quanto è stato detto. Non avevamo eccepito né sull'articolo 22-bis, né sul 22-ter. Avevo replicato al senatore Stiffoni che il Governo aveva accettato e presentato una serie di modifiche di drafting - ho l'impressione che questa sia una di quelle - del tutto distinte dai problemi di copertura da me evidenziati.