BASSANINI (DS-U). Signor Presidente, penso e spero vi sia consapevolezza che la prossima legislatura dovrà rimettere radicalmente in discussione le prassi interpretative che in questi anni sono venute a crearsi intorno a questo insieme di questioni: decreti-legge, conversione dei decreti-legge, effetti dell'apposizione della questione di fiducia. In fondo, il Presidente del Senato, rispondendo al senatore Morando, in un barlume di consapevolezza, ha ammesso che bisognerà ridiscuterne.
Vede, signor Presidente, è vero che la questione di fiducia consente al Governo di richiedere al Parlamento il voto su un testo sul quale impegna la sua responsabilità e la sua sopravvivenza, ma il problema è un altro: questo consente di mettere nel nulla le disposizioni degli articoli 77, 81 e 72 della Costituzione?
Mi spiego: non siamo di fronte al testo di un disegno di legge ordinario sul quale, su una singola disposizione o su un complesso di disposizioni, il Governo con la fiducia intenda richiedere al Parlamento un voto positivo, mettendo in gioco la sua responsabilità, la sua sopravvivenza ed escludendo quindi ogni proposta emendativa; siamo di fronte ad una realtà diversa, cioè quella della conversione di decreti-legge, provvedimenti straordinari, in casi straordinari di necessità e di urgenza, consentiti all'Esecutivo in deroga alla normale divisione dei poteri che è propria del nostro sistema costituzionale, e che la Costituzione definisce «provvedimenti provvisori con forza di legge», che diventano definitivi solo se il Parlamento li converte in legge.
Il Governo può utilizzare questo strumento straordinario che è il decreto-legge, ma non può anche sottrarsi al confronto con il Parlamento, che si ha nel momento della conversione, sostituendo al testo di un decreto-legge un altro testo con un proprio maxiemendamento e su quello imponendo un voto bloccato.
Non c'è nella nostra Costituzione il voto bloccato, che ritroviamo nella Costituzione della quinta Repubblica francese; qualcuno auspica di introdurlo, ma per via di revisione costituzionale, non per via di interpretazione regolamentare.
Allora, la prassi che si è seguita viola l'articolo 77 della Costituzione perché traduce il controllo specifico e forte che, attraverso la legge di conversione, il Parlamento deve compiere su quei provvedimenti provvisori, in una burla; viola l'articolo 81 della Costituzione perché, come abbiamo visto, il vaglio della Commissione bilancio diventa consultivo (anche se questa volta ha avuto degli effetti estremamente rilevanti) e l'articolo 81 è una norma che vale sempre, sia nei confronti dei disegni di legge ordinari che nei confronti dei decreti-legge, e vale nei confronti del Governo, non solo nei confronti del Parlamento; infine, viola l'articolo 72 della Costituzione, che impone (e il Presidente della Repubblica ci ha più volte richiamato al rispetto di questa norma) di votare le leggi articolo per articolo, in modo da consentire l'espressione del potere emendativo del Parlamento.
È vero, signor Presidente, che siamo di fronte a precedenti di votazioni in blocco dell'articolo unico di conversione, ma vorrei sottolineare che i precedenti, prima di questa legislatura, erano caratterizzati da voti di fiducia cosiddetti tecnici, a cui il Governo ricorreva per restare nei tempi della conversione (non è il nostro caso) e nei quali il Governo sottoponeva il testo uscito dai voti delle Commissioni parlamentari e quindi un testo nel quale, nei limiti del possibile consentiti dai tempi della procedura di conversione prevista dalla Costituzione, si rispettava il potere emendativo del Parlamento, che si esercitava nelle Commissioni.
Ora, una cosa è sottoporre all'Assemblea con il voto di fiducia, quindi con un voto sostanzialmente bloccato, il testo che esce dal libero e approfondito esame degli emendamenti nelle Commissioni, altra cosa è, invece, sottoporre un testo che il Governo ha rielaborato come crede, infilandovi addirittura i contenuti di numerosi decreti-legge in violazione del principio della omogeneità dei contenuti dei decreti stessi.
Vorrei quindi dire, sommessamente ma con convinzione, al Presidente del Senato che il problema non è di negare al Governo il diritto di chiedere un voto sulle disposizioni che ritiene essenziali all'attuazione del suo programma, bensì che questo non può consentire di violare i princìpi e le norme scritte negli articoli 77, 81 e 72 della Costituzione. Qui invece questo è avvenuto; non è la prima volta in questa legislatura, ma la vicenda di quest'ultimo provvedimento è talmente emblematica da chiedere che uno degli impegni della prossima legislatura sia di rivedere radicalmente queste consuetudini o prassi interpretative contra constitutionem. (Applausi dei senatori Battafarano e Stanisci).