PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione.
MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, sarò telegrafico. Questa legge elettorale non è affatto una legge proporzionale, né più adeguata a rappresentare correttamente il Paese reale, per le molteplici ragioni che abbiamo illustrato nel dibattito sulla riforma elettorale.
Con l'obiettivo che Governo e maggioranza si prefiggono, cioè di indebolire elettoralmente in modo truffaldino le attuali opposizioni, si penalizzano in particolare le forze minori e si discriminano volutamente formazioni, come quella socialista e radicale, presenti storicamente nel nostro Paese.
Questa discriminazione, signor Presidente, secondo il Gruppo di Rifondazione comunista, va rimossa. Per questo manifestiamo il nostro pieno appoggio alla mozione illustrata dal senatore Marini, che peraltro il mio Gruppo ha sottoscritto.
MANIERI (Misto-Rnp). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANIERI (Misto-Rnp). Signor Presidente, voglio anzitutto ringraziare i 117 colleghi che hanno firmato a sostegno della richiesta di discussione della mozione da parte dell'Assemblea, presentata dal senatore Cesare Marini, a nome della Rosa nel pugno, nonché i colleghi che in quest'Aula sono intervenuti per evidenziare le nostre ragioni, che non sono questioni di lana caprina.
Noi le firme le raccoglieremo (lo dico al Governo) e faremo appello ai cittadini, in particolare alle donne e ai giovani perché ci aiutino, in quanto una forza come la nostra, quella dei Radicali italiani, i quali hanno attraversato la storia del Novecento e sono stati decisivi in tutti i passaggi del nostro Paese, nel rafforzamento della democrazia e del sistema delle libertà, nell'ammodernamento del Paese, non venga esclusa dalla presenza in Parlamento e dall'agone elettorale in base ad una legge che pensavamo fosse una svista perché è una brutta legge, ma che ci accorgiamo essere non solo una svista, ma anche una legge, oltre che, ripeto, brutta, iniqua e discriminatoria: una delle tante leggi di parte che la maggioranza ha varato in questa legislatura.
Per dieci anni avete sbraitato (chiedo scusa per questa parola forte) contro i cespugli e i cespuglietti che rendono ingovernabile il Paese, avete spinto all'unificazione e avete posto come elemento essenziale dell'innovazione la necessità che le forze politiche si unifichino e garantiscano stabilità e governabilità al Paese e voi stessi, oggi, introducete una legge proporzionale che è - ripeto - una legge brutta che incoraggia la frammentazione e la divisione e restringe gli spazi di scelta e di democraticità, perché con la lista bloccata togliete ai cittadini anche la possibilità di scegliere il candidato. Vi è inoltre una perla, la ciliegina sulla torta: fate una discriminazione che - ha ragione il senatore Marini - è punitiva nei confronti della Rosa nel pugno.
In questa legislatura ci siamo resi conto che c'è un deterioramento della legalità del nostro Paese. Nel merito, ha ragione Marco Pannella: c'è una lesione strisciante delle regole e della legalità di questo Paese.
Considero davvero esilarante - e concludo, signor Presidente - l'intervento del collega Malan quando, con molto imbarazzo, riconosce le nostre ragioni. Se ognuno di noi si presentasse da solo, non avrebbe problemi; solo perché ci uniamo, ci ponete questi ostacoli. Il senatore Malan, dunque, riconosce la fondatezza delle nostre ragioni, ma poi conclude affermando che, poiché ci hanno sempre detto no, continuano a dirci no!
Mi permetta, inoltre, il sottosegretario D'Alì di dire che considero la sua risposta, di fronte ad una questione di democrazia, fredda e burocratica.
Per tali motivi, con molto convincimento preannunciamo il nostro voto favorevole, tornando a ringraziare quanti sostengono la nostra battaglia. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U e del senatore Betta).
TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, ho ascoltato quanto ha affermato il rappresentante del Governo quando ha espresso parere contrario sulla mozione in esame, che è stata sottoscritta anche da noi.
Voglio dire al Governo, ma anche alla Presidenza del Senato, che siete stati maestri nell'utilizzare decreti per fare qualsiasi cosa. Ne è un esempio il decreto sulle Olimpiadi all'interno del quale avete messo un'intera legge sulla droga per cercare di guadagnare nelle ultime ore qualche consenso con il vostro atteggiamento punitivo e proibizionista, nonostante il fatto che lo stesso proponente di quel provvedimento abbia fatto outing rivelando di aver fumato spinelli.
Sottosegretario D'Alì, voglio dirle chiaramente che avete utilizzato il decreto in materia elettorale di pochi giorni fa per veicolare ancora una volta modifiche alla legge elettorale. Non è vero che ci si limita solamente a taluni aspetti, come lei ha voluto raccontare a quest'Assemblea. I decreti sono diventati uno strumento per far passare norme e voi l'avete fatto molte volte in questi anni; ora, però, non volete farlo, non volete accettare la giusta richiesta avanzata dagli amici socialisti e radicali e vi nascondete dietro a norme che negli anni avete aggirato con impudenza.
Voglio sottolineare ancora una volta a quest'Assemblea e anche al collega Malan che sulle firme avete fatto di tutto, a seconda dei vostri interessi. Voglio ricordare che, con un vero e proprio imbroglio (non mi scuso per l'utilizzo di tale parola perché di questo si è trattato), avete dichiarato durante le elezioni europee che c'era una norma che serviva per consentire ad un partito storico - i socialisti, appunto - di evitare di raccogliere le firme in quella circostanza; avete consentito la presentazione di una "lista civetta", una lista organizzata da Forza Italia, una lista fasulla, i Verdi Verdi, che ci ha portato via lo 0,6 per cento alle elezioni europee. Questo è quello che sapete fare e fate quando avete convenienza! (Commenti del senatore Forte). Senatore Forte, la smetta di ragliare! (Commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Senatore Turroni, lei deve usare un linguaggio appropriato all'Aula.
TURRONI (Verdi-Un). E' appropriato, signor Presidente.
PRESIDENTE. No, senatore Turroni, non è appropriato e si dovrebbe scusare con l'Assemblea.
TURRONI (Verdi-Un). Casomai mi dovrei scusare con il collega.
PRESIDENTE. Le ripeto che si dovrebbe scusare con l'Assemblea. Invito, però, i colleghi a non interrompere.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, lei dovrebbe garantire che io non venga interrotto.
PRESIDENTE. Questo non giustifica ciò che lei ha detto; ma se non vuole giustificarsi con l'Assemblea e scusarsi, ne prendiamo atto. Proceda.
TURRONI (Verdi-Un). La ringrazio, signor Presidente, ne prenda atto.
Credo che si debba anche prendere atto del modo in cui costantemente in quest'Aula si è fatto uso dello strumento del decreto-legge e di tanti altri raggiri delle norme e dei regolamenti per consentire alla maggioranza di schiacciare prima l'opposizione e poi, insieme e all'interno della stessa, le forze più piccole, a cominciare dalla nostra, e in questo caso anche quella degli amici socialisti.
Non possiamo fare altro che ricordare ancora una volta come questa legge sia punitiva, sbagliata, negativa e come tale norma renda le forze maggiori dominus delle coalizioni, stravolgendo quello spirito coalizionale che dovrebbe garantire, attraverso la coesione - lo dicevo prima - il buon funzionamento dei Governi e della loro azione.
In queste ore stiamo subendo - lo ripeto ancora una volta - un attacco molto duro, perché a nostre spese si vuole lucrare qualche posto in più. La legge consente che ciò avvenga mediante i nostri voti e avvantaggiando, in questo modo, alcuni settori della coalizione di cui stiamo facendo parte. Questo si rivolterà anche contro di voi perché una volta che lo spirito coalizionale si rompe, si rompe per tutti, non solamente per i Verdi e qualche loro alleato. Ricordate, avete messo una mina sulla stabilità del Governo e delle coalizioni, ma questa legge sarà negativa per tutti e soprattutto per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRINI (Mar-DL-U). Il sottosegretario D'Alì ci ha detto che questo problema non può essere risolto né in via interpretativa né attraverso decreto-legge. La norma, infatti, impedisce al Governo di decretare in materia elettorale.
Con queste risposte, implicitamente, il sottosegretario D'Alì ha riconosciuto la fondatezza della questione, dichiarando l'impotenza del Governo a risolverla. Però, Sottosegretario, questa impotenza non può essere accettata con tanta rassegnazione, perché se noi riconosciamo la fondatezza del problema, allora riconosciamo anche che ci troviamo di fronte ad una situazione di grave sperequazione in materia elettorale, che è fondamentale per la legittimità democratica.
Non posso, dunque, accettare la sua rassegnazione, signor Sottosegretario, anche perché in materia elettorale il Governo ha più volte decretato - il suo Governo e i precedenti - nel presupposto che quella decretazione fosse necessaria e trovasse una unanime convergenza. Ora, non ci sono dubbi sul fatto che possa esserci questa unanimità. Allora, non si capisce perché un Governo, che ha usato la decretazione in modo sicuramente spregiudicato, si faccia oggi così timoroso e così rigorosamente osservante delle norme sulla decretazione.
Sottosegretario D'Alì, occorre un atto di coraggio; ci vuole un atto di giustizia. Il Governo può decretare in presenza di un'unanimità di quest'Assemblea in merito. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
MAGNALBO' (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNALBO' (AN). Signor Presidente, in merito a questa fattispecie esiste un preciso vincolo di legge che riguarda le novità. Malgrado quello che è stato emotivamente richiesto dai fautori di questa mozione, tale vincolo è insormontabile.
Comprendo l'amarezza della senatrice Manieri che evoca una base pronta a muoversi e a mettere le firme, ma il fine della norma è estremamente chiaro ed è proprio quella base che deve decidere. È l'elettore che deve promuovere ed ammettere la partecipazione della forza nuova che si presenta con un nuovo simbolo. Questa regola vale anche per quello che può essere definito, come nella fattispecie, un cartello elettorale: le forze che si riuniscono e che hanno i loro simboli ne creano uno nuovo; sono forze relativamente omogenee ed è giusto che il loro progetto, in base alla legge, venga valutato dalla base. E non può essere certo il Senato, il Parlamento nel suo insieme, a decidere in un modo diverso. Si arrecherebbe certamente un vulnus alla democrazia.
Ritengo, pertanto, che non esista alcuna discriminazione, alcuna ingiustizia, ma semplicemente il rispetto di regole che devono valere proprio in ossequio a quel principio democratico secondo cui deve essere la base ad accettare, a decidere e a garantire la forza di due movimenti politici che si devono presentare alle competizioni elettorali.
In base a questi ragionamenti, Alleanza Nazionale voterà contro la mozione presentata.
SALVI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (DS-U). Signor Presidente, desidero richiamare anche l'attenzione dei colleghi della maggioranza su questo argomento giacché se la mozione in esame venisse respinta si confermerebbe una grave violazione del principio di eguaglianza nelle competizioni elettorali. Certamente l'attuale normativa presenta un rilevante profilo di incostituzionalità.
In sostanza, per effetto delle nuove disposizioni introdotte con la legge elettorale - immagino senza aver riflettuto su questo aspetto - si vuole impedire ad un soggetto politico che nasce dalla fusione di due partiti - il partito Radicale e lo SDI - che certamente non sono nati oggi e che hanno rappresentato in Italia una tradizione consolidata da decenni, con idee che possono piacere o meno, di avere certi diritti. Il fatto che queste forze, attraverso un percorso, che dovrebbe essere auspicato, di concentrazione, avviino un processo di fusione, fa sì che esse si vedano preclusi i diritti che a ciascuna spetterebbero in quanto singola forza politica.
Aggiungo anche di essere deluso dal ministro Pisanu che in altre occasioni ha mostrato la sensibilità di venire in Parlamento ad argomentare. Oggi una delle due coalizioni compatte pone un tema che riguarda due grandi forze politiche ed io credo che il Governo non possa cavarsela voltando la testa dall'altra parte perché è in gioco la regolarità della competizione elettorale.
Pertanto, chiedendo anche alla maggioranza di esprimere un voto su questa mozione, non pregiudichiamo nulla e desideriamo che la questione resti aperta perché crediamo che possa essere risolta in modo semplicissimo, senza estendere nulla a nuovi partiti e partitini, bensì partendo solo dal fatto che se due forze politiche hanno ciascuna la titolarità di un certo diritto, dovrebbero essere incentivate nel percorso di fusione proprio in vista del raggiungimento dell'obiettivo della riduzione della frammentazione dei partiti e del sistema politico che tutti a parole denunciano, ma che nei fatti favoriamo, in modo negativo.
In conclusione, rinnovo la mia critica al ministro Pisanu per il disinteresse mostrato ingiustamente nei confronti di un problema serio, che viene sollevato da metà del Parlamento e chiedo un voto sulla mozione il più ampio possibile perché con essa intendiamo dire che il problema esiste. La mozione, come è noto, per sua natura non può modificare la normativa; essa indica però al Governo e al Parlamento la necessità di un ulteriore approfondimento. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-RC e Misto-Rnp).
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 373, presentata dal senatore Marini e da altri senatori.
Non è approvata.
PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. (Durante le operazioni di voto si segnalano da parte di senatori dell'opposizione luci accese sui banchi della maggioranza cui non corrisponderebbe la presenza di senatori).
Accanto al senatore Contestabile chi c'è? C'è una scheda disattesa da rimuovere.
PAGANO (DS-U). Accanto al senatore Mugnai, Presidente!
PRESIDENTE. Senatrice Pagano, stia calma, non ci rubi il mestiere!
Accanto al senatore Gentile c'è una scheda disattesa. (Proteste del senatore Cambursano). Senatore Cambursano, facciamo intervenire gli assistenti, altrimenti non si può fare.
Prendete posto, colleghi! Senatore Asciutti, prenda posto!
MORANDO (DS-U). (Indicando i banchi della maggioranza). In terza fila ci sono quattro voti!
PAGANO (DS-U). Presidente, ma li faccia sedere, l'ho detto mille volte! Presidente, guardi dietro al senatore Battaglia.
PRESIDENTE. Per favore, colleghi! Tanto non procedo alla chiusura della votazione fintanto che non si siano effettuate le necessarie verifiche.
CALLEGARO (UDC). (Indicando i banchi dell'opposizione). Guardi là, Presidente!
PRESIDENTE. State seduti, per cortesia! Anche lei, senatore Asciutti, prenda posto.
Dietro il senatore Brutti, per favore, invito gli assistenti parlamentari a controllare e a rimuovere i giornali. Controllate di chi è quella tessera disattesa!
(Proteste del senatore Morando, che scende nell'emiciclo). Senatore Morando, in cinque anni non l'ho mai vista così!
PETRINI (Mar-DL-U). Vorremmo almeno un voto regolare! (Il senatore Petrini agita l'indice della mano destra).
PRESIDENTE. Cosa fa, senatore Petrini? Non sia maleducato. Stiamo procedendo alle verifiche necessarie! (Il senatore Petrini continua ad agitare l'indice della mano destra). La smetta con quella mano minacciosa, maleducato!
Mettetevi seduti, colleghi!
PAGANO (DS-U). Signor Presidente, nella fila del senatore Delogu, accanto a Mugnai, sotto al giornale!
PRESIDENTE. Anche lei, senatore Pellicini, si metta seduto, per favore.
MALAN (FI). Signor Presidente, guardi l'ultima fila dei banchi dell'opposizione!
PRESIDENTE. (Rivolto ai banchi di AN). Non fate finta di non sentire, togliete i quotidiani! C'è una tessera in più vicino al senatore Bonatesta: invito gli assistenti parlamentari a ritirarla. (La tessera viene rimossa). Bene! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
(I senatori Pontone, Asciutti e Bonatesta si rivolgono alla Presidenza, invitandola a controllare anche a sinistra). Adesso dobbiamo controllare anche dall'altra parte. (Proteste dei senatori Salvi e Brunale).
Senatore Salvi, prenda posto. Cosa sta facendo? (Il senatore Salvi si avvicina al banco di AN per indicare le luci accese cui non corrispondono senatori).
Senatrice Bonfietti, vedo due luci accanto a lei: mi dice di chi sono, per favore? (La senatrice Bonfietti estrae la tessera disattesa accanto a lei).
Senatore Vitali, potrebbe spostare il quotidiano che si trova vicino a lei? (Sotto il quotidiano c'è una luce cui non corrisponde alcun senatore). Invito gli assistenti parlamentari ad estrarre quella scheda. (La tessera viene estratta).
FABRIS (Misto-Pop-Udeur). Presidente, guardi cosa succede tra i banchi di Forza Italia!
PAGANO (DS-U). Togliete le schede di là! Senatore Malan, la prego. (La senatrice Donati si avvicina ai banchi di Forza Italia per segnalare al Presidente tutte le luci accese disattese).
PRESIDENTE. (I senatori sono quasi tutti in piedi). Colleghi desidero che vi mettiate tutti seduti! Senatore Labellarte, si metta seduto anche lei! Se non vi mettete seduti non procediamo!
(La senatrice Manieri si rivolge al Presidente e alla senatrice segretaria Bettoni Brandani per invitarli ad un controllo più attento). Senatrice Manieri, è inutile che lei si agiti, controlliamo da qui. Mi aiuterebbe se stesse seduta; tutti i colleghi ci aiuterebbero se stessero seduti. A questo compito ci pensa la Presidenza. (Proteste del senatore Valditara). Per favore, senatore Valditara!
(Nel banco dietro il senatore Brutti Massimo è poggiata una borsa). Senatore Brutti Massimo, quella borsa alle sue spalle sembra fatta apposta per indurre al sospetto! Ci può aiutare a toglierla? (Il senatore Brutti rimuove la borsa. Applausi dai Gruppi FI e AN).
BONATESTA (AN). Vergogna!
PAGANO (DS-U). Ma stai zitto! Guarda là! (Indica i banchi di AN).
PRESIDENTE. Colleghi, in quel banco vedo cinque luci rosse e due senatori: o state seduti o ne faccio togliere tre. Senatore Cambursano, si rimetta al suo posto!
PAGANO (DS-U). (Indicando i banchi della maggioranza). Presidente, guardi il terzo banco!
PRESIDENTE. Chi c'è dietro il senatore Martone? Per favore, colleghi, mettetevi a sedere.
Dichiaro chiusa la votazione.
PAGANO (DS-U). Hanno aggiunto adesso tre voti!
PRESIDENTE. Non è approvata. (Applausi dai banchi della maggioranza).
PAGANO (DS-U). Per frode, signor Presidente! Colleghi, ma per cosa applaudite?
(Il senatore Rotondo si avvicina al senatore Manunza per controllare la tessera inserita nella postazione adiacente). (Forte brusìo in Aula).
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, colleghi!
(La seduta, sospesa alle ore 10,48, è ripresa alle ore 10,55).
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Colleghi, non essendo ancora pervenuto il parere della 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 3717, non possiamo proseguirne l'esame.
Passiamo pertanto al successivo punto all'ordine del giorno.