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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 950 del 01/02/2006


MARINI (Misto-Rnp). Signor Presidente, desidero ringraziarla per la tempestività con la quale ha posto all'ordine del giorno dell'Aula questa mozione sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.

La mozione, come i colleghi già sanno, impegna il Governo a chiarire che l'articolo destinato a riscrivere l'articolo 18-bis del Testo unico della legge elettorale per la Camera e l'articolo 9 del Testo unico relativo al Senato riguarda anche le forze titolari di simbolo e con parlamentari eletti che modifichino il simbolo originario nell'attuale contesto.

Vorrei ricordare ai colleghi che la legge elettorale è lo strumento della rappresentanza, pertanto è uno dei momenti più alti di esercizio della democrazia politica. Non dobbiamo mai dimenticare che, attraverso la legge elettorale, si esprime la sovranità popolare: il popolo, in altri termini, sceglie chi lo deve rappresentare.

La migliore legge elettorale, tra quelle possibili, deve saper conciliare il principio di rappresentatività con l'esigenza di favorire la stabilità dei governi. L'instabilità della prima Repubblica aveva suggerito la riforma della legge elettorale con l'introduzione del maggioritario; si ritenne - in maniera erronea, alla luce dei fatti successivi - che l'instabilità o la durata breve dei Governi della prima Repubblica fosse dovuta alla legge del proporzionale: in realtà oggi, a distanza di tempo e dopo l'esperienza del maggioritario, possiamo dire che l'instabilità della prima Repubblica era dovuta a ragioni squisitamente politiche, come l'inesistenza di alternanza, per i ben noti motivi, e quindi all'esistenza del sistema che venne chiamato bloccato proprio perché non favoriva l'alternanza tra forze democratiche.

Il maggioritario del 1993 sacrificò il principio di rappresentanza e privilegiò soprattutto la stabilità dei Governi.

La discussione di oggi, che ha radici nella nuova legge che reintroduce il proporzionale, purtroppo presenta una serie di incongruenze già denunciate in occasione del dibattito sulla legge elettorale stessa; anzi devo evidenziare che in quest'Aula è stata puntuale la denuncia degli errori che presenta la nuova legge. Vi è anzitutto un'espropriazione di sovranità popolare - che stranamente è stata sottovalutata dal Parlamento - perché l'eliminazione del voto di preferenza con la lista bloccata in definitiva espropria i cittadini del proprio diritto di scegliere chi li deve rappresentare. Quindi, vi è un grave vulnus per la stessa democrazia.

Anche il sistema di elezione del Senato della Repubblica con un premio di maggioranza spalmato Regione per Regione può vanificare lo stesso principio del premio di maggioranza e quindi lo scopo che ad esso viene attribuito, quello cioè di consentire una maggioranza sufficiente perché il Governo possa condurre una vita serena dal punto di vista parlamentare.

Si arriva così anche al problema oggi affrontato. Vi sono partiti consolidati che sono stati esentati dalla raccolta delle firme per poter presentare le liste. Da un punto di vista di principio, ciò appare del tutto giusto: vi era la preoccupazione che la presentazione senza uno sbarramento iniziale, rappresentato dall'onere di raccogliere le firme, potesse creare una sorta di fusione di liste di disturbo e, pertanto, di liste che non hanno un passato politico. Senza dubbio comprendiamo questa esigenza e capiamo anche come il legislatore abbia giustamente pensato di porre rimedio. Se fosse solo questo il principio applicato alla legge, oggi non saremmo qui a presentare una mozione e a chiedere a quest'Assemblea di invitare il Governo a correggere la norma.

Purtroppo l'articolo, come è stato scritto, è punitivo. Infatti, mi chiedo e chiedo a voi, colleghi senatori, se c'è qualcuno in quest'Aula che può negare che la storia organizzata dei socialisti e dei radicali non abbia segnato il nostro Paese e la democrazia italiana; chiedo se le storie socialista e radicale non sono percorsi politici che hanno onorato la democrazia in Italia.

Allora, poiché queste due forze hanno eletto tre parlamentari nel Parlamento europeo, così come altri alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, vorrei capire il motivo per cui si debba chiedere loro il sacrificio di raccogliere le firme con tutto ciò che questo comporta: non mi riferisco alla raccolta di firme in sé, ma al fatto di dover predisporre le liste prima degli altri e di essere quindi sottoposti ad un percorso accidentato. Forse tutto ciò si spiega se si immagina che si è voluto rendere molto più difficile il cammino di questa nuova alleanza nel panorama politico italiano; probabilmente si è voluto limitare un effetto positivo che senz'altro quest'alleanza ha determinato all'interno dell'opinione pubblica italiana.

Noi facciamo una considerazione che poniamo alla vostra riflessione: negli ultimi anni non c'è stato commentatore politico, dirigente politico o leader politico che non si sia posto il problema della frammentazione politica. Anche lei, signor Presidente, qualche volta ha fatto riferimento al problema creatosi con il sistema maggioritario, alla frammentazione eccessiva. Vi era una spinta, una richiesta, assecondata anche dall'opinione pubblica, affinché i piccoli partiti si mettessero insieme e trovassero il modo di allearsi. Ebbene, noi abbiamo fatto questo.

Ebbene, noi abbiamo fatto un'alleanza che, senza dubbio, è nel solco della ricomposizione del sistema politico. Come rispondono la maggioranza e il Governo a questa alleanza? Ponendo degli ostacoli, dicendo chiaramente che non è questo il cammino da percorrere, quello della ricomposizione; anzi dobbiamo andare a un sistema politico ancora più frammentato. Questo è il significato del rifiuto di volere correggere la norma della legge elettorale

Si tratta di una questione che va al di là dell'interesse della Rosa nel pugno, è un interesse generale, perché se il Governo, che pare su questo punto non abbia voluto intendere ragione, dovesse insistere nel proprio atteggiamento, nonostante la nostra insistenza, si creerebbe un grave vulnus per la stessa Costituzione, perché questa norma, oltretutto, lede il principio di uguaglianza tra le parti, tra i cittadini, perché pone alcune parti in una situazione di privilegio rispetto ad altre parti che invece vengono penalizzate.

Non credo che esista al mondo - nei Paesi democratici, si intende - un solo esempio di una legge elettorale fatta in maniera tale da avvantaggiare alcuni e danneggiare altri. Credo che la legge elettorale debba essere neutra proprio perché ha l'alto compito di essere - lo ripeto - lo strumento della rappresentanza, quindi della sovranità popolare.

Così abbiamo iniziato la nostra azione di contestazione e badate, colleghi, che a voi non può sfuggire che questa protesta si svolge attraverso un'azione pacifica. Credo che a Pannella vada dato atto, in un riconoscimento generale, che è oggi l'erede della grande tradizione pacifista mondiale, quella iniziata con Gandhi, che ha avuto in Martin Luther King un altro importante esponente e nella quale anche noi italiani abbiamo degli antenati come Danilo Dolci. Questa esigenza di dovere chiedere, di dovere pretendere dalla società politica dei comportamenti viene avanzata non con le forme di lotta tradizionale (occupazione e violenza), ma attraverso un'azione pacifica, mettendo a rischio la propria persona. Credo che dobbiamo tale omaggio a questo non più giovane esponente del mondo politico italiano.

Allora, mi sembra che nell'articolato emerga una volontà punitiva che è necessario correggere, occorre che questa contraddizione venga superata, che il Governo finalmente si decida a dare parere favorevole affinché si corra ai ripari. Ne abbiamo ancora il tempo, ed è in nome dell'interesse nazionale che dobbiamo correggere questa legge.

Badate, colleghi, l'interesse nazionale significa anche approvare norme che favoriscono decisioni confortate dalla volontà popolare, che è plurale perché rappresenta diverse idee, non è monocorde. La rappresentanza deve riflettere diverse opinioni - ho terminato, signor Presidente, solo due parole - e nessun intralcio artificioso può limitare il principio di sovranità. Quando ciò avviene, quando avviene che siano in atto tentativi di limitare il diritto di sovranità del popolo, ebbene siamo in presenza di un attentato alla Costituzione.

Quindi, noi della Rosa nel pugno rivolgiamo un'esortazione, insieme allo schieramento di centro‑sinistra, che ringrazio per essere stato solidale in questa nostra battaglia, per evitare lo scempio dell'attuale legge elettorale, che rappresenta una distorsione della democrazia rappresentativa. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U).