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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 950 del 01/02/2006


PIATTI (DS-U). Signor Presidente, la progressiva apertura dei mercati ha reso ciascun sistema agroalimentare nazionale più vulnerabile. Non sono tempi ordinari per l'economia italiana: siamo in un passaggio ogni giorno più difficile, si riducono i margini di manovra del sistema produttivo e si fa più netta e marcata la distanza rispetto ai nostri principali partner e competitori.

Il sistema agroalimentare italiano, pur rimanendo uno dei pochi comparti competitivi, avrebbe avuto bisogno in questi anni di scelte strategiche: per accrescere il potere contrattuale del mondo agricolo nei confronti dell'industria e della grande distribuzione; per rafforzare le logiche di sistema; per una maggiore capacità di penetrazione dei mercati internazionali (dove si sono sprecate risorse in iniziative inutili); per orientare imprese a processi innovativi, anche riorganizzando la ricerca in agricoltura.

In tal senso poco è stato fatto ed è prevalsa la rincorsa delle questioni emergenziali, delle misure tampone. A questa logica non sfugge anche quest'ultimo decreto, radicalmente cambiato dal lavoro di Commissione e dagli emendamenti presentati, che è stato proposto dal Governo senza contenuti; si tratta semplicemente di una tantum, proroghe di adempimenti, interventi la cui efficacia potrà durare solo alcuni mesi.

Il decreto, infatti, inizialmente non conteneva nulla sulla previdenza agricola e solo il Parlamento sta tentando di dare una risposta, seppure parziale, ad un tema che il Governo ha agitato propagandisticamente, ma sul quale ha fallito. Per mesi, infatti, il Ministro ha annunciato di voler affrontare la questione, sia per il pregresso che per la riforma futura: prima ha annunciato un decreto, poi un emendamento in finanziaria, poi nel collegato fiscale e dopo nel cosiddetto "mille proroghe". Si tratta di tutte promesse mancate e, quindi, questa è un'altra storia rispetto a quella descritta dal senatore Bongiorno. Persino quest'ultimo decreto in materia non conteneva nulla.

È facile intuire il motivo per cui il Governo non ha potuto dare una risposta: per le divisioni della maggioranza, che credo emergeranno anche nel corso di questa seduta. Il tema è stato posto all'inizio della legislatura con la creazione di uno specifico "tavolo verde"; poi nel 2004 il Governo si è fatto assegnare una delega, ma nulla è stato prodotto ed anche questo decreto - ripeto - originariamente non conteneva nulla.

Se oggi discutiamo di previdenza agricola, lo dobbiamo alla reazione politica della 9a Commissione permanente, all'emendamento della senatrice Stanisci, del senatore Di Siena e del centro-sinistra, presentato immediatamente e, successivamente, all'emendamento del senatore Azzollini e di altri colleghi della maggioranza.

Non si affronta in esso il tema della riforma che, a questo punto, competerà al nuovo Governo, ma si affronta la questione del debito pregresso che da anni, soprattutto al Sud, è questione cruciale per tante aziende. Il nostro emendamento prevede una rateizzazione di tale debito, la cancellazione delle ipoteche a sua garanzia, l'abbattimento delle aliquote, un'attenzione anche ai problemi dei lavoratori agricoli (ricordo che sono più di un milione e ora stanno manifestando qui davanti al Senato), dall'incentivazione del lavoro regolare alla riduzione della disoccupazione agricola.

L'articolo 2 del provvedimento interessa il settore bieticolo-saccarifero. Come è noto, la sua filiera è in procinto di essere rivoluzionata dall'introduzione della nuova OCM, penalizzante per le nostre imprese. Il Governo presuppone il declino della filiera dello zucchero, quando invece i territori si stanno riorganizzando per sostenerla in modo dinamico e produttivo. Alla luce di tale logica, dispone un piano - questa è la nostra critica - di mera conversione delle strutture, senza peraltro destinare nuove risorse come il cofinanziamento nazionale.

Al contrario, si sarebbe dovuto introdurre un nuovo quadro giuridico: è giunto, infatti, il momento di definire nuove politiche per la competitività fondate sulla flessibilità degli strumenti, sulla diversificazione del prodotto e del processo, sul confronto istituzionale tra imprese ed enti locali per strategie di sviluppo integrato, nonché sull'integrazione di filiera basata sulle organizzazioni dei produttori e sugli accordi interprofessionali. La misura tampone del Governo è destinata ad avere effetti solo temporanei.

Infine, l'articolo 5 del decreto, che riguarda «Interventi urgenti nel settore della pesca», in realtà disponeva solo la proroga delle disposizioni relative alla sicurezza di bordo (abilitazioni per apparecchi radio e satellitari). Il settore ittico è però ormai asfittico dopo cinque anni di mancata governance. Si attendevano misure per rendere competitivo il comparto e per salvaguardare l'ecosistema acquatico. In particolare, si sarebbero dovute finanziare le convenzioni tra pubblica amministrazione e associazioni di categoria per la formazione degli addetti, la promozione e la commercializzazione dei prodotti ittici, secondo quanto previsto dalla legislazione di orientamento; dare attuazione all'equiparazione tra imprenditore agricolo ed imprenditore ittico, sia per il profilo fiscale (alcuni emendamenti presentati da noi e dal senatore Basso vanno in questa direzione, come, ad esempio, quelli volti all'estensione dell'IVA agevolata) che per quello previdenziale, con una nuova normativa organica ed unitaria e non con interventi di proroga; estendere tutti gli strumenti di governo dell'agricoltura al settore ittico.

In conclusione, signor Presidente, la nostra valutazione è che si tratti di un decreto incolore che, tuttavia, se saranno approvati alcuni emendamenti, potrà offrire qualche risultato concreto per gli operatori agricoli. (Applausi dal Gruppo DS-U).