RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente PERA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).
Si dia lettura del processo verbale.
BETTONI BRANDANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,34).
Discussione e reiezione della mozione n. 373 sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche (ore 9,35)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00373 sulla raccolta della firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche.
Ha facoltà di parlare il senatore Marini per illustrare tale mozione.
MARINI (Misto-Rnp). Signor Presidente, desidero ringraziarla per la tempestività con la quale ha posto all'ordine del giorno dell'Aula questa mozione sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.
La mozione, come i colleghi già sanno, impegna il Governo a chiarire che l'articolo destinato a riscrivere l'articolo 18-bis del Testo unico della legge elettorale per la Camera e l'articolo 9 del Testo unico relativo al Senato riguarda anche le forze titolari di simbolo e con parlamentari eletti che modifichino il simbolo originario nell'attuale contesto.
Vorrei ricordare ai colleghi che la legge elettorale è lo strumento della rappresentanza, pertanto è uno dei momenti più alti di esercizio della democrazia politica. Non dobbiamo mai dimenticare che, attraverso la legge elettorale, si esprime la sovranità popolare: il popolo, in altri termini, sceglie chi lo deve rappresentare.
La migliore legge elettorale, tra quelle possibili, deve saper conciliare il principio di rappresentatività con l'esigenza di favorire la stabilità dei governi. L'instabilità della prima Repubblica aveva suggerito la riforma della legge elettorale con l'introduzione del maggioritario; si ritenne - in maniera erronea, alla luce dei fatti successivi - che l'instabilità o la durata breve dei Governi della prima Repubblica fosse dovuta alla legge del proporzionale: in realtà oggi, a distanza di tempo e dopo l'esperienza del maggioritario, possiamo dire che l'instabilità della prima Repubblica era dovuta a ragioni squisitamente politiche, come l'inesistenza di alternanza, per i ben noti motivi, e quindi all'esistenza del sistema che venne chiamato bloccato proprio perché non favoriva l'alternanza tra forze democratiche.
Il maggioritario del 1993 sacrificò il principio di rappresentanza e privilegiò soprattutto la stabilità dei Governi.
La discussione di oggi, che ha radici nella nuova legge che reintroduce il proporzionale, purtroppo presenta una serie di incongruenze già denunciate in occasione del dibattito sulla legge elettorale stessa; anzi devo evidenziare che in quest'Aula è stata puntuale la denuncia degli errori che presenta la nuova legge. Vi è anzitutto un'espropriazione di sovranità popolare - che stranamente è stata sottovalutata dal Parlamento - perché l'eliminazione del voto di preferenza con la lista bloccata in definitiva espropria i cittadini del proprio diritto di scegliere chi li deve rappresentare. Quindi, vi è un grave vulnus per la stessa democrazia.
Anche il sistema di elezione del Senato della Repubblica con un premio di maggioranza spalmato Regione per Regione può vanificare lo stesso principio del premio di maggioranza e quindi lo scopo che ad esso viene attribuito, quello cioè di consentire una maggioranza sufficiente perché il Governo possa condurre una vita serena dal punto di vista parlamentare.
Si arriva così anche al problema oggi affrontato. Vi sono partiti consolidati che sono stati esentati dalla raccolta delle firme per poter presentare le liste. Da un punto di vista di principio, ciò appare del tutto giusto: vi era la preoccupazione che la presentazione senza uno sbarramento iniziale, rappresentato dall'onere di raccogliere le firme, potesse creare una sorta di fusione di liste di disturbo e, pertanto, di liste che non hanno un passato politico. Senza dubbio comprendiamo questa esigenza e capiamo anche come il legislatore abbia giustamente pensato di porre rimedio. Se fosse solo questo il principio applicato alla legge, oggi non saremmo qui a presentare una mozione e a chiedere a quest'Assemblea di invitare il Governo a correggere la norma.
Purtroppo l'articolo, come è stato scritto, è punitivo. Infatti, mi chiedo e chiedo a voi, colleghi senatori, se c'è qualcuno in quest'Aula che può negare che la storia organizzata dei socialisti e dei radicali non abbia segnato il nostro Paese e la democrazia italiana; chiedo se le storie socialista e radicale non sono percorsi politici che hanno onorato la democrazia in Italia.
Allora, poiché queste due forze hanno eletto tre parlamentari nel Parlamento europeo, così come altri alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, vorrei capire il motivo per cui si debba chiedere loro il sacrificio di raccogliere le firme con tutto ciò che questo comporta: non mi riferisco alla raccolta di firme in sé, ma al fatto di dover predisporre le liste prima degli altri e di essere quindi sottoposti ad un percorso accidentato. Forse tutto ciò si spiega se si immagina che si è voluto rendere molto più difficile il cammino di questa nuova alleanza nel panorama politico italiano; probabilmente si è voluto limitare un effetto positivo che senz'altro quest'alleanza ha determinato all'interno dell'opinione pubblica italiana.
Noi facciamo una considerazione che poniamo alla vostra riflessione: negli ultimi anni non c'è stato commentatore politico, dirigente politico o leader politico che non si sia posto il problema della frammentazione politica. Anche lei, signor Presidente, qualche volta ha fatto riferimento al problema creatosi con il sistema maggioritario, alla frammentazione eccessiva. Vi era una spinta, una richiesta, assecondata anche dall'opinione pubblica, affinché i piccoli partiti si mettessero insieme e trovassero il modo di allearsi. Ebbene, noi abbiamo fatto questo.
Ebbene, noi abbiamo fatto un'alleanza che, senza dubbio, è nel solco della ricomposizione del sistema politico. Come rispondono la maggioranza e il Governo a questa alleanza? Ponendo degli ostacoli, dicendo chiaramente che non è questo il cammino da percorrere, quello della ricomposizione; anzi dobbiamo andare a un sistema politico ancora più frammentato. Questo è il significato del rifiuto di volere correggere la norma della legge elettorale
Si tratta di una questione che va al di là dell'interesse della Rosa nel pugno, è un interesse generale, perché se il Governo, che pare su questo punto non abbia voluto intendere ragione, dovesse insistere nel proprio atteggiamento, nonostante la nostra insistenza, si creerebbe un grave vulnus per la stessa Costituzione, perché questa norma, oltretutto, lede il principio di uguaglianza tra le parti, tra i cittadini, perché pone alcune parti in una situazione di privilegio rispetto ad altre parti che invece vengono penalizzate.
Non credo che esista al mondo - nei Paesi democratici, si intende - un solo esempio di una legge elettorale fatta in maniera tale da avvantaggiare alcuni e danneggiare altri. Credo che la legge elettorale debba essere neutra proprio perché ha l'alto compito di essere - lo ripeto - lo strumento della rappresentanza, quindi della sovranità popolare.
Così abbiamo iniziato la nostra azione di contestazione e badate, colleghi, che a voi non può sfuggire che questa protesta si svolge attraverso un'azione pacifica. Credo che a Pannella vada dato atto, in un riconoscimento generale, che è oggi l'erede della grande tradizione pacifista mondiale, quella iniziata con Gandhi, che ha avuto in Martin Luther King un altro importante esponente e nella quale anche noi italiani abbiamo degli antenati come Danilo Dolci. Questa esigenza di dovere chiedere, di dovere pretendere dalla società politica dei comportamenti viene avanzata non con le forme di lotta tradizionale (occupazione e violenza), ma attraverso un'azione pacifica, mettendo a rischio la propria persona. Credo che dobbiamo tale omaggio a questo non più giovane esponente del mondo politico italiano.
Allora, mi sembra che nell'articolato emerga una volontà punitiva che è necessario correggere, occorre che questa contraddizione venga superata, che il Governo finalmente si decida a dare parere favorevole affinché si corra ai ripari. Ne abbiamo ancora il tempo, ed è in nome dell'interesse nazionale che dobbiamo correggere questa legge.
Badate, colleghi, l'interesse nazionale significa anche approvare norme che favoriscono decisioni confortate dalla volontà popolare, che è plurale perché rappresenta diverse idee, non è monocorde. La rappresentanza deve riflettere diverse opinioni - ho terminato, signor Presidente, solo due parole - e nessun intralcio artificioso può limitare il principio di sovranità. Quando ciò avviene, quando avviene che siano in atto tentativi di limitare il diritto di sovranità del popolo, ebbene siamo in presenza di un attentato alla Costituzione.
Quindi, noi della Rosa nel pugno rivolgiamo un'esortazione, insieme allo schieramento di centro‑sinistra, che ringrazio per essere stato solidale in questa nostra battaglia, per evitare lo scempio dell'attuale legge elettorale, che rappresenta una distorsione della democrazia rappresentativa. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
E' iscritto a parlare il senatore Turroni. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, lo abbiamo detto, quando si discuteva questa legge: essa è molto sbagliata, per molti versi. Non ho il tempo per riprendere talune considerazioni che abbiamo svolto noi Verdi in quella circostanza. È una legge - lo ha detto poco fa anche il collega Marini - inutilmente punitiva nei confronti delle forze minori. Non solo, ma agevola e favorisce quelle maggiori rendendole dominus delle coalizioni, stravolgendo lo spirito stesso di coalizione, l'unico che può garantire il buon funzionamento, attraverso la coesione, di un Governo e la sua azione. Questo dovrebbe essere lo spirito di una nuova legge elettorale che, comunque, deve portare a una nuova maggioranza, a un nuovo Governo.
Noi abbiamo denunciato due cose, in particolare: il fatto che non venissero riconosciute forze politiche presenti nella storia delle nostre istituzioni democratiche, attribuendo loro il diritto di decidere con quale simbolo mostrarsi agli elettori, senza per questo doverle costringerle, loro e loro sole, a raccogliere le firme, anche se queste, come nel caso degli amici socialisti, sono presenti nel nostro Parlamento da oltre cent'anni. Tale è anche il caso dei Verdi, che rappresentano la forza politica più antica, non avendo mai cambiato simbolo dall'inizio della loro presenza in Parlamento.
Abbiamo denunciato il fatto che sia garantita solo alle forze politiche più consistenti la scelta degli scrutatori. Ricordo, al riguardo, quante volte il Presidente del Consiglio si sia scagliato contro i professionisti che possono annullare i voti. In queste ore sta accadendo proprio questo: stormi di professionisti per scegliere solo le forze maggiori e decidere quali sono i voti accettabili e quelli non accettabili al momento degli scrutini.
Ebbene, a nostro avviso, questa legge va corretta in due parti; da un lato, consentendo alle forze politiche di presentare solamente all'ultimo momento l'elenco dei candidati e, dall'altra, sotto il profilo degli scrutatori.
Devo altresì denunciare - con tutta la forza possibile, in quest'Aula - il tentativo, in atto in queste ore da parte dei partiti maggiori contro quelli minori (mi riferisco agli spiriti contrari alla coalizione, presenti sia nel centro-destra che nel centro-sinistra), di guadagnare quanti più voti possibili ai gruppi minori.
Sapete benissimo che la legge elettorale che avete varato crea seri problemi all'interno della coalizione, soprattutto quando qualcuno intravede la possibilità di incamerare i voti delle forze minori, grazie agli sbarramenti posti in essere e grazie al fatto che volete impedire loro di continuare ad esistere. In tal modo, riuscite ad ottenere, soprattutto al Senato, senatori a spese di chi, invece, vorrebbe continuare a rappresentare le proprie idee e la propria cultura politica nel Paese e in quest'Aula.
È proprio ciò che sta accadendo. Sta accadendo a noi Verdi, così come agli amici Comunisti Italiani ed ai consumatori, perché in queste ore si sta negando loro il diritto di concorrere e avere in Parlamento una propria rappresentanza. Tutto questo - ripeto - perché si vogliono lucrare voti e conquistare miseramente taluni seggi in più. Si tratta di uno degli effetti più nefasti di questa legge elettorale. Se in via del tutto transitoria il centro-destra avesse fatto un modesto calcolo, avrebbe dovuto sapere che tutto ciò gli si sarebbe ritorto contro, come sta accadendo nei riguardi del centro-sinistra.
Sono queste le ragioni che mi spingono a sottoscrivere la mozione insieme al Presidente del Gruppo al quale appartengo. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.
*VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo chiederci innanzitutto quale sia la ratio della norma che andiamo a discutere. Certamente essa tocca un profilo di semplificazione e chiarezza; si vuole, cioè, che gli elettori scelgano consapevolmente, che non siano distolti da prospettive poco chiare e che non si creino pasticci e confusione.
Qui, nel caso di specie, si sta comunque ponendo il problema di un soggetto innegabilmente nuovo. Uno degli aspetti importanti di questa normativa, riconosciuto anche negli interventi che mi hanno preceduto, è l'esigenza che si presentino al corpo elettorale formazioni realmente rappresentative. Dunque, il criterio della rappresentatività, oltre a quello della semplificazione e della chiarezza.
Proprio a questo proposito mi chiedo dove stia il problema. In questa legge si sono dimezzate le firme per poter presentare una nuova lista. Siamo di fronte a ipotesi di coalizioni, di coagulo di forze che in qualche modo erano già rappresentate. Mi domando, quindi, per quale motivo vi dovrebbero essere difficoltà di fronte ad una situazione che innegabilmente dovrebbe favorire, comunque, una raccolta di firme idonea a consentire la presentazione di tali nuovi soggetti alle consultazioni elettorali. Non vi è dunque un vulnus alla democrazia, bensì piuttosto l'esigenza di arrivare ad un confronto che veda forze realmente rappresentative, in un discorso di grande trasparenza, evitando coalizioni monstrum, per cui sostanzialmente si potrebbero mettere insieme forze totalmente eterogenee, che certamente potrebbero complicare le scelte degli elettori.
Ritengo che giustamente si persegua la ratio propria della legge, che è stata, peraltro, condivisa nei suoi criteri generali da tutte le forze politiche. Mi pare dunque corretto che una formazione comunque nuova non venga eccettuata, anche perché poi si correrebbe il rischio di aprire la strada a tutta una serie di eccezioni: perché, per esempio, non eccettuare forze che siano magari localmente presenti, che abbiano una certa forza a livello regionale e che tuttavia si presentino per la prima volta a livello nazionale? Le eccezioni, dunque, potrebbero moltiplicarsi: ritengo pertanto che, proprio per esigenze di correttezza e coerenza con lo spirito della legge, la mozione al nostro esame debba essere respinta. (Applausi dai Gruppi AN e UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Turci. Ne ha facoltà.
TURCI (DS-U). Signor Presidente, come è stato notato dal collega Marini, più di cento senatori hanno firmato: sono ricorsi ad una procedura in qualche modo straordinaria, ossia quella di chiedere la convocazione - chiedo scusa per il bisticcio di parole - di una seduta straordinaria dell'Aula del Senato per discutere il tema oggi all'ordine del giorno. Non è un ricorso abituale, quello a questo articolo del Regolamento, ma è stato imposto dalla gravità del problema che stiamo discutendo.
La ringrazio anch'io per aver accolto tale richiesta, anticipandola all'interno delle sedute già programmate specificamente questa mattina. Siamo ricorsi ad una simile procedura perché riteniamo che tale questione abbia un carattere ed una dimensione emblematici proprio in termini di rispetto della legalità formale e sostanziale. Stiamo parlando, infatti, di una legge che riguarda uno degli atti più importanti nella vita delle istituzioni e della democrazia: si tratta della legge che regola i comizi elettorali e il modo di espressione della volontà popolare.
Questo è il problema sollevato e testimoniato in modo drammatico in questi giorni: chiedo il permesso di ricordare a quest'Aula la testimonianza drammatica che, ancora una volta, sta portando sulla questione Marco Pannella. Sono consapevole del fatto che i suoi scioperi della sete e della fame non sempre trovano un'accoglienza, un gradimento nell'universo del mondo politico; stiamo parlando, tuttavia, di un'esperienza veramente drammatica: si può essere d'accordo o meno con le ragioni che motivano tale atto, ma si tratta sicuramente di un'esperienza drammatica, che si traduce in uno sciopero della fame e della sete iniziato due domeniche fa.
Ora, con tale sciopero Marco Pannella sta richiamando un problema che non riguarda semplicemente la formazione politica di cui fanno parte i socialisti radicali, ma anche la vita della democrazia del nostro Paese. A testimonianza del fatto che non si tratti di un'iniziativa tesa solo agli interessi di parte, voglio ricordare il precedente più significativo di tale forma di lotta, sempre da parte di Marco Pannella, che accadde alcuni anni fa, quando con uno sciopero della sete, che lo portò al rischio della vita, ottenne che il Parlamento italiano si riunisse in seduta comuneper nominare due giudici della Corte costituzionale, la cui elezione era prorogata e rinviata di mese in mese.
Stiamo, dunque, parlando di vita delle istituzioni, non dell'interesse specifico di una singola formazione politica alla quale, certo, il nostro Gruppo è anche vicino, perché si tratta di una formazione che fa parte della coalizione di centro-sinistra, ma che non esprime direttamente gli interessi dei singoli Gruppi che pure si sono mobilitati in questa raccolta di firme e in questo dibattito che stiamo svolgendo oggi in Aula.
Siamo di fronte - ripeto - ad un problema di alta valenza istituzionale, politica, civile e morale. Si tratta, infatti, di evitare una discriminazione che imporrebbe una raccolta di firme secondo noi non necessaria, ingiustamente imposta da una interpretazione che si tende a dare della legge recentemente approvata. L'ulteriore aspetto dell'applicazione della legge così come la si sta pensando di interpretare ed applicare comporterebbe poi per le formazioni politiche coinvolte in questa lettura della legge, oltre ad una raccolta di firme - lo ribadisco - che non si impone alle altre formazioni politiche, la presentazione anticipata delle candidature alle elezioni politiche almeno venti, trenta giorni prima degli altri partiti politici.
Quindi, è evidente il caso di disparità, di discriminazione, di danno che si verrebbe a creare nei confronti di questa formazione e delle altre che venissero ritenute coinvolte da questa lettura della legge. Si tratterebbe di un atto che in qualche modo danneggerebbe la credibilità delle future elezioni politiche, che inficerebbe la piena validità di una scadenza elettorale di cui tutti conosciamo il significato che le si attribuisce e le aspettative che su di essa si addensano per il futuro del Paese.
Il caso paradossale di una lettura restrittiva che si vuol dare della legge sarebbe che due partiti, lo SDI e i radicali, che singolarmente non avrebbero l'obbligo di raccogliere le firme e quindi di presentare anticipatamente le proprie candidature alle elezioni politiche, per il solo fatto di essersi riuniti insieme in un comune progetto, (ripeto, si tratta di due partiti storicamente presenti nella vita politica del Paese, istituzionalmente presenti nei consessi nazionali ed europei), sarebbero costretti a sottoporsi a questa procedura discriminatoria. È chiaro che si tratta di una ingiustizia ingiustificabile.
Abbiamo presentato, insieme agli altri Gruppi del centro-sinistra, una mozione che propone alla maggioranza e al Governo due soluzioni possibili: una - se il Governo lo ritiene possibile - mira a dare una interpretazione autorevole, istituzionalmente vincolante, della legge nel senso di escludere la casistica come quella che ho appena accennato, cioè di forze politiche che singolarmente non avrebbero quell'obbligo e che sono presenti nelle istituzioni parlamentari nazionali ed europee; nel caso in cui non si ritenga di accedere a questa via - mi rivolgo al collega D'Alì, che ha seguito la vicenda in tutti i passaggi alla Camera e al Senato - chiediamo al Governo, in questa fase finale di legislatura in cui si stanno addensando decreti-legge su decreti-legge e fra un po' voteremo forse la fiducia su un gruppo di cinque o sei decreti-legge in itinere, di inserire una norma che consenta di chiarire definitivamente la questione.
Vorrei essere chiaro: abbiamo seguìto finora una linea di dibattito e di confronto con il Governo e con la maggioranza che tende ad accreditare quanto è successo sotto la voce dell'errore, della mancata comprensione delle conseguenze della norma che stiamo discutendo; se, però, ci fosse un rifiuto all'una e all'altra soluzione che proponiamo nella mozione, allora, cari colleghi, non più saremmo di fronte ad un errore, ad una svista, ad una norma scritta con una certa superficialità, ma alla dichiarata volontà di compiere una discriminazione. Saremmo di fronte ad un crimine politico, perché null'altra può essere la definizione, e non si dica che non si può usare questa parola perché in fin dei conti non muore nessuno: stiamo parlando della vita delle istituzioni democratiche e non si può trattare con leggerezza un tema come questo.
Mi sia consentita un'ulteriore ed ultima considerazione. Apprezzo la presenza continuativa, l'attenzione con cui il sottosegretario D'Alì ha seguito la vicenda però, signor Presidente, su tali questioni, sulla regolarità delle campagne elettorali, sulla regolarità delle elezioni la prima autorità coinvolta è il Ministro dell'interno, non solo il Ministero, perché è una sua funzione propria, specifica. Non è accettabile che su un tema del genere non abbiamo potuto sentire la voce e constatare la presenza del ministro dell'interno Pisanu. La questione è troppo seria, troppo impegnativa: senza nulla togliere in termini personali alla dignità del collega D'Alì, chiediamo che il ministro Pisanu dia una risposta anche in termini diretti personali ad una questione di simile portata. (Applausi dai Gruppi DS-U e Misto-Rnp).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (FI). Signor Presidente, vorrei dare un contributo alla discussione della mozione n. 373 illustrando quanto è successo a proposito della raccolta delle firme in vista della presentazione delle candidature.
Come tutti sanno, fino al 1992 non era necessario raccogliere le firme per le formazioni più rappresentative, mentre per le formazioni che non rispondevano a certi requisiti presenti nella legge in vigore all'epoca vigeva la regola della raccolta delle firme.
Con la nuova legge elettorale, dal 1994 ad oggi, si è resa necessaria la raccolta delle firme per tutti i partiti. Ricordo che c'era un elemento che non era presente in precedenza e che oggi non esiste più con la nuova legge elettorale: i collegi uninominali, che rappresentavano realtà più piccole con la possibilità di candidati locali, paragonabili come numero di abitanti a quelli delle elezioni comunali.
Con la nuova legge elettorale, oltre ad aver introdotto altri cambiamenti nella normativa, alcune forze politiche, le più rappresentative, per usare un'espressione generica, sono state esentate dalla raccolta delle firme.
Si trattava di un'istanza rappresentata nel corso di questi anni da parecchie forze politiche, dell'attuale maggioranza come dell'attuale opposizione (sottolineo il termine "attuale", perché non è solo in questa legislatura che si è affrontato l'argomento). Anche in questa legislatura il tema è stato affrontato più volte. La difficoltà è sempre stata quella di individuare una soglia al di sopra della quale vi sarebbe stata l'esenzione e i problemi derivavano dal fatto che chi si trova al di sotto di tale soglia vorrebbe che essa fosse ridotta, in modo da rientrare nei parametri che consentono di soprassedere alla raccolta delle firme. La stessa difficoltà si è presentata in ogni circostanza e si è ripresentata anche nelle attuali circostanze.
L'attuale legge elettorale, dunque, stabilisce che ci sono forze politiche esentate dal presentare le firme (ossia le forze politiche che hanno Gruppi parlamentari in entrambi i rami del Parlamento) e vi sono forze politiche da ciò esentate, a condizione che presentino lo stesso simbolo presentato alle scorse elezioni europee, mentre gli altri soggetti politici devono raccogliere le firme e si trovano, pertanto, nella medesima situazione in cui si sono trovati dal 1994 al 2001 (ciò facendo riferimento soltanto alle elezioni politiche).
L'istanza rappresentata dal nuovo soggetto politico la Rosa nel pugno è sicuramente importante e credo che essa sia stata sottolineata dalla discussione della mozione in esame, cui si è giunti grazie alla raccolta delle firme, sulla base del Regolamento del Senato, che impone che un certo argomento possa discutersi su richiesta di un terzo dei membri dell'Assemblea. Queste sono le premesse.
In altre parole, la richiesta da parte della Rosa nel pugno è di abbassare la soglia necessaria per essere esentata dalla raccolta delle firme. Ricordo che nella Rosa nel pugno, che giustamente rivendica la presenza di diversi parlamentari sia alla Camera, sia al Senato, sia al Parlamento europeo, uno dei soggetti che ne fanno parte si troverebbe esentato dalla raccolta della firme se presentasse lo stesso simbolo delle elezioni europee, ossia quello della Lista Bonino, che si riferisce al Partito radicale.
Per una legittima scelta da parte di questo soggetto politico di costituire una nuova formazione assieme allo SDI, viene dunque a porsi la necessità della raccolta delle firme. Anche lo SDI possiede determinati parametri, ma per una sua scelta di presentarsi assieme ad altre formazioni alle scorse elezioni europee, si trova ad avere parlamentari sia nel Parlamento europeo sia nel Parlamento italiano, ma non rappresentanti eletti con il proprio simbolo.
A questo punto, ciò di cui stiamo parlando è la discutibilità della soglia minima per ottenere l'esenzione che, come ho detto prima, evidentemente non soddisfa chi si trova al di sotto: di questo tema si è discusso nel corso dell'esame della legge elettorale; se n'è nuovamente discusso esaminando il decreto-legge in materia elettorale, approvato la settimana scorsa; la maggioranza ha deciso di non modificare le soglie introdotte nella legge e a questo punto si richiede un ripensamento. Questi, in sostanza, i termini della questione.
È comprensibile chiedere di modificare i parametri, che pure devono essere stabiliti, ma essi sono stati individuati nel corso della discussione della legge elettorale e, seppur discutibili, così sono stati approvati. Non è maturato il convincimento, da parte della maggioranza, di cambiarli. Questa la situazione ad oggi. Ripeto, però, che la lista citata si trova nella necessità di raccogliere le firme, esattamente come se non fosse cambiata la legge elettorale: potrebbe non raccoglierle se si presentasse con il soggetto politico con cui si è presentata alle scorse elezioni europee; per una sua decisione, sceglie un'altra via, che comporta le conseguenze previste dalla legge elettorale.
Ricordo, inoltre, che la scorsa settimana, con un emendamento da me presentato in quanto relatore sul decreto-legge in materia elettorale, si è deciso di dimezzare il numero delle firme, anche in caso di scioglimento non tecnicamente anticipato. Credo che sia stato un giusto provvedimento, che viene incontro, sia pur parzialmente, a quanto richiesto dalla Rosa nel pugno.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per troppe volte in Aula abbiamo operato le nostre scelte guidati dall'opportunismo e dall'interesse dell'una o dell'altra parte politica. Spero che in coda di legislatura, in questo epilogo, si possa almeno una volta essere guidati dalla logica, null'altro.
Chiedo allora al senatore Malan, relatore della legge elettorale, al senatore Pastore, presidente della 1a Commissione permanente, e soprattutto al sottosegretario D'Alì se la logica con cui abbiamo posto la necessità di raccogliere le firme per quei partiti che non abbiano una consolidata rappresentanza politica è quella di impedire l'accesso alle liste ed agli spazi elettorali a formazioni velleitarie, guidate soltanto dal protagonismo e dall'esibizionismo di poche persone per cui si sostiene che chi vuole avere accesso alla scheda e agli spazi elettorali deve dimostrare di avere un sufficiente radicamento territoriale ed un minimo seguito politico che ne giustifichi la presenza.
È così? Vorrei davvero che la maggioranza e il Governo rispondessero a questa domanda. Se la logica è questa, non ci rendiamo conto che il dispositivo approntato per tradurre in pratica questo elemento di principio produce un'evidente distorsione nella logica stessa? Com'è possibile che partiti quali quello socialista e radicale, storicamente presenti nella storia politica italiana con una rappresentanza istituzionale già presente in Assemblea e nel Parlamento europeo, vengano trattati come partiti nuovi? È o non è questo?
È o non è questa una distorsione di quella logica che abbiamo affermato? E perché si determina questo elemento distorsivo? Per il semplice fatto che si collega quella logica alla simbologia grafica con cui ci si presenta. Ma è la simbologia grafica un elemento essenziale nell'identificare quel partito? Questo è l'elemento, secondo me, su cui si può ragionare.
Tuttavia è assolutamente evidente che tutti noi rappresentiamo partiti che negli ultimi anni, a vario titolo e per vari motivi, hanno mutato la loro rappresentazione grafica e non è assolutamente logico pensare che questo determini un elemento di discontinuità rispetto all'appeal elettorale e alla legittimazione rappresentativa che avevano. Questa discontinuità non può esservi, perché se ci fosse non avremmo cambiato la nostra grafica. Se il Movimento sociale, nel momento in cui è diventato Alleanza Nazionale, avesse pensato di perdere il suo elettorato creando una discontinuità assoluta tra la precedente sua rappresentanza politica e la nuova rappresentanza politica che andava a raccogliere non avrebbe cambiato il suo simbolo grafico. E non lo avrebbe fatto la Margherita, introducendo un simbolo che era rappresentativo dell'unione di più forze politiche già storicamente presenti in questo Parlamento, così come non lo avrebbe fatto il PCI, trasformatosi prima in PDS e poi in DS. Quindi, la grafica e la denominazione non possono essere elementi identificativi di una continuità storica e rappresentativa.
È quello che oggi ci dimostrano il Partito socialista e il Partito radicale, che danno luogo ad una nuova formazione politica, chiamata la Rosa nel pugno, che è comunque in continuità la storia di due partiti che sono sempre stati rappresentativi e rappresentati nelle istituzioni italiane.
Vorrei davvero - ripeto l'appello che ho fatto all'inizio - che in questo momento fossimo guidati da una sufficiente serenità e da un conseguente ragionamento. Se la logica è quella che ho detto all'inizio e se il meccanismo con cui abbiamo tradotto in pratica quella logica introduce un elemento palesemente distorsivo, perché non dobbiamo preoccuparci di porre rimedio a questa distorsione? Per quale motivo non possiamo, a un certo punto, piegarci alla necessità di garantire una equanimità nell'accesso alle elezioni politiche fra tutte le forze qui presenti, sicuramente, storicamente rappresentative? Per quale motivo non possiamo fare questo?
Ecco queste sono le domande che con molta serenità e in tutta modestia pongo ai colleghi della maggioranza e, in primo luogo, al rappresentante del Governo. Per quale motivo non dobbiamo avere questa serenità e non possiamo fare ragione e giustizia di un elemento di disequanimità assolutamente evidente, palese e lampante? Vi prego, datemi questa risposta! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Misto-Rnp).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
D'ALI', sottosegretario di Stato per l'interno. Onorevoli senatori, più volte l'Amministrazione dell'interno, anche in occasione di risposte ad atti di sindacato ispettivo, ha chiarito che, a norma dell'articolo 18-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, come modificato dalla legge n. 270 del 2005, la competenza sull'ammissibilità delle liste aventi diritto all'esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni è demandata agli appositi Uffici centrali circoscrizionali per la Camera dei deputati e agli Uffici regionali per il Senato, entrambi retti da magistrati.
In tale materia, dunque, il Governo non può fornire una interpretazione della norma - che, fra l'altro, non sarebbe affatto vincolante per gli uffici centrali circoscrizionali e per gli uffici elettorali - che si discosti da quella che emerge dalla chiara formulazione della disposizione di legge in questione.
Non si ritiene ammissibile, dunque, che alle parole contenute nella citata norma venga attribuito un significato che porti ad un'applicazione estensiva dei criteri di esonero delle firme.
In merito all'utilizzazione dello strumento del decreto-legge che superi il vincolo imposto dall'attuale normativa per l'esonero delle firme, mi permetto di sottolineare che il quarto comma dell'articolo 72 della Costituzione stabilisce che in materia elettorale deve essere seguita la «procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera».
Il provvedimento d'urgenza è consentito in materia elettorale soltanto per la disciplina riguardante gli aspetti meramente procedurali, quali, ad esempio, l'introduzione di diverse modalità di voto per gli elettori affetti da gravi infermità o il conteggio informatizzato del voto, proprio per citare due aspetti affrontati di recente.
Il decreto-legge, quindi, non potrebbe mai riguardare aspetti sostanziali, quali il sistema di assegnazione dei seggi o i criteri per la presentazione delle liste.
Per questi motivi il Governo respinge entrambi i punti del dispositivo.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione.
MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, sarò telegrafico. Questa legge elettorale non è affatto una legge proporzionale, né più adeguata a rappresentare correttamente il Paese reale, per le molteplici ragioni che abbiamo illustrato nel dibattito sulla riforma elettorale.
Con l'obiettivo che Governo e maggioranza si prefiggono, cioè di indebolire elettoralmente in modo truffaldino le attuali opposizioni, si penalizzano in particolare le forze minori e si discriminano volutamente formazioni, come quella socialista e radicale, presenti storicamente nel nostro Paese.
Questa discriminazione, signor Presidente, secondo il Gruppo di Rifondazione comunista, va rimossa. Per questo manifestiamo il nostro pieno appoggio alla mozione illustrata dal senatore Marini, che peraltro il mio Gruppo ha sottoscritto.
MANIERI (Misto-Rnp). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANIERI (Misto-Rnp). Signor Presidente, voglio anzitutto ringraziare i 117 colleghi che hanno firmato a sostegno della richiesta di discussione della mozione da parte dell'Assemblea, presentata dal senatore Cesare Marini, a nome della Rosa nel pugno, nonché i colleghi che in quest'Aula sono intervenuti per evidenziare le nostre ragioni, che non sono questioni di lana caprina.
Noi le firme le raccoglieremo (lo dico al Governo) e faremo appello ai cittadini, in particolare alle donne e ai giovani perché ci aiutino, in quanto una forza come la nostra, quella dei Radicali italiani, i quali hanno attraversato la storia del Novecento e sono stati decisivi in tutti i passaggi del nostro Paese, nel rafforzamento della democrazia e del sistema delle libertà, nell'ammodernamento del Paese, non venga esclusa dalla presenza in Parlamento e dall'agone elettorale in base ad una legge che pensavamo fosse una svista perché è una brutta legge, ma che ci accorgiamo essere non solo una svista, ma anche una legge, oltre che, ripeto, brutta, iniqua e discriminatoria: una delle tante leggi di parte che la maggioranza ha varato in questa legislatura.
Per dieci anni avete sbraitato (chiedo scusa per questa parola forte) contro i cespugli e i cespuglietti che rendono ingovernabile il Paese, avete spinto all'unificazione e avete posto come elemento essenziale dell'innovazione la necessità che le forze politiche si unifichino e garantiscano stabilità e governabilità al Paese e voi stessi, oggi, introducete una legge proporzionale che è - ripeto - una legge brutta che incoraggia la frammentazione e la divisione e restringe gli spazi di scelta e di democraticità, perché con la lista bloccata togliete ai cittadini anche la possibilità di scegliere il candidato. Vi è inoltre una perla, la ciliegina sulla torta: fate una discriminazione che - ha ragione il senatore Marini - è punitiva nei confronti della Rosa nel pugno.
In questa legislatura ci siamo resi conto che c'è un deterioramento della legalità del nostro Paese. Nel merito, ha ragione Marco Pannella: c'è una lesione strisciante delle regole e della legalità di questo Paese.
Considero davvero esilarante - e concludo, signor Presidente - l'intervento del collega Malan quando, con molto imbarazzo, riconosce le nostre ragioni. Se ognuno di noi si presentasse da solo, non avrebbe problemi; solo perché ci uniamo, ci ponete questi ostacoli. Il senatore Malan, dunque, riconosce la fondatezza delle nostre ragioni, ma poi conclude affermando che, poiché ci hanno sempre detto no, continuano a dirci no!
Mi permetta, inoltre, il sottosegretario D'Alì di dire che considero la sua risposta, di fronte ad una questione di democrazia, fredda e burocratica.
Per tali motivi, con molto convincimento preannunciamo il nostro voto favorevole, tornando a ringraziare quanti sostengono la nostra battaglia. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U e del senatore Betta).
TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, ho ascoltato quanto ha affermato il rappresentante del Governo quando ha espresso parere contrario sulla mozione in esame, che è stata sottoscritta anche da noi.
Voglio dire al Governo, ma anche alla Presidenza del Senato, che siete stati maestri nell'utilizzare decreti per fare qualsiasi cosa. Ne è un esempio il decreto sulle Olimpiadi all'interno del quale avete messo un'intera legge sulla droga per cercare di guadagnare nelle ultime ore qualche consenso con il vostro atteggiamento punitivo e proibizionista, nonostante il fatto che lo stesso proponente di quel provvedimento abbia fatto outing rivelando di aver fumato spinelli.
Sottosegretario D'Alì, voglio dirle chiaramente che avete utilizzato il decreto in materia elettorale di pochi giorni fa per veicolare ancora una volta modifiche alla legge elettorale. Non è vero che ci si limita solamente a taluni aspetti, come lei ha voluto raccontare a quest'Assemblea. I decreti sono diventati uno strumento per far passare norme e voi l'avete fatto molte volte in questi anni; ora, però, non volete farlo, non volete accettare la giusta richiesta avanzata dagli amici socialisti e radicali e vi nascondete dietro a norme che negli anni avete aggirato con impudenza.
Voglio sottolineare ancora una volta a quest'Assemblea e anche al collega Malan che sulle firme avete fatto di tutto, a seconda dei vostri interessi. Voglio ricordare che, con un vero e proprio imbroglio (non mi scuso per l'utilizzo di tale parola perché di questo si è trattato), avete dichiarato durante le elezioni europee che c'era una norma che serviva per consentire ad un partito storico - i socialisti, appunto - di evitare di raccogliere le firme in quella circostanza; avete consentito la presentazione di una "lista civetta", una lista organizzata da Forza Italia, una lista fasulla, i Verdi Verdi, che ci ha portato via lo 0,6 per cento alle elezioni europee. Questo è quello che sapete fare e fate quando avete convenienza! (Commenti del senatore Forte). Senatore Forte, la smetta di ragliare! (Commenti dai banchi della maggioranza).
PRESIDENTE. Senatore Turroni, lei deve usare un linguaggio appropriato all'Aula.
TURRONI (Verdi-Un). E' appropriato, signor Presidente.
PRESIDENTE. No, senatore Turroni, non è appropriato e si dovrebbe scusare con l'Assemblea.
TURRONI (Verdi-Un). Casomai mi dovrei scusare con il collega.
PRESIDENTE. Le ripeto che si dovrebbe scusare con l'Assemblea. Invito, però, i colleghi a non interrompere.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, lei dovrebbe garantire che io non venga interrotto.
PRESIDENTE. Questo non giustifica ciò che lei ha detto; ma se non vuole giustificarsi con l'Assemblea e scusarsi, ne prendiamo atto. Proceda.
TURRONI (Verdi-Un). La ringrazio, signor Presidente, ne prenda atto.
Credo che si debba anche prendere atto del modo in cui costantemente in quest'Aula si è fatto uso dello strumento del decreto-legge e di tanti altri raggiri delle norme e dei regolamenti per consentire alla maggioranza di schiacciare prima l'opposizione e poi, insieme e all'interno della stessa, le forze più piccole, a cominciare dalla nostra, e in questo caso anche quella degli amici socialisti.
Non possiamo fare altro che ricordare ancora una volta come questa legge sia punitiva, sbagliata, negativa e come tale norma renda le forze maggiori dominus delle coalizioni, stravolgendo quello spirito coalizionale che dovrebbe garantire, attraverso la coesione - lo dicevo prima - il buon funzionamento dei Governi e della loro azione.
In queste ore stiamo subendo - lo ripeto ancora una volta - un attacco molto duro, perché a nostre spese si vuole lucrare qualche posto in più. La legge consente che ciò avvenga mediante i nostri voti e avvantaggiando, in questo modo, alcuni settori della coalizione di cui stiamo facendo parte. Questo si rivolterà anche contro di voi perché una volta che lo spirito coalizionale si rompe, si rompe per tutti, non solamente per i Verdi e qualche loro alleato. Ricordate, avete messo una mina sulla stabilità del Governo e delle coalizioni, ma questa legge sarà negativa per tutti e soprattutto per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRINI (Mar-DL-U). Il sottosegretario D'Alì ci ha detto che questo problema non può essere risolto né in via interpretativa né attraverso decreto-legge. La norma, infatti, impedisce al Governo di decretare in materia elettorale.
Con queste risposte, implicitamente, il sottosegretario D'Alì ha riconosciuto la fondatezza della questione, dichiarando l'impotenza del Governo a risolverla. Però, Sottosegretario, questa impotenza non può essere accettata con tanta rassegnazione, perché se noi riconosciamo la fondatezza del problema, allora riconosciamo anche che ci troviamo di fronte ad una situazione di grave sperequazione in materia elettorale, che è fondamentale per la legittimità democratica.
Non posso, dunque, accettare la sua rassegnazione, signor Sottosegretario, anche perché in materia elettorale il Governo ha più volte decretato - il suo Governo e i precedenti - nel presupposto che quella decretazione fosse necessaria e trovasse una unanime convergenza. Ora, non ci sono dubbi sul fatto che possa esserci questa unanimità. Allora, non si capisce perché un Governo, che ha usato la decretazione in modo sicuramente spregiudicato, si faccia oggi così timoroso e così rigorosamente osservante delle norme sulla decretazione.
Sottosegretario D'Alì, occorre un atto di coraggio; ci vuole un atto di giustizia. Il Governo può decretare in presenza di un'unanimità di quest'Assemblea in merito. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
MAGNALBO' (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNALBO' (AN). Signor Presidente, in merito a questa fattispecie esiste un preciso vincolo di legge che riguarda le novità. Malgrado quello che è stato emotivamente richiesto dai fautori di questa mozione, tale vincolo è insormontabile.
Comprendo l'amarezza della senatrice Manieri che evoca una base pronta a muoversi e a mettere le firme, ma il fine della norma è estremamente chiaro ed è proprio quella base che deve decidere. È l'elettore che deve promuovere ed ammettere la partecipazione della forza nuova che si presenta con un nuovo simbolo. Questa regola vale anche per quello che può essere definito, come nella fattispecie, un cartello elettorale: le forze che si riuniscono e che hanno i loro simboli ne creano uno nuovo; sono forze relativamente omogenee ed è giusto che il loro progetto, in base alla legge, venga valutato dalla base. E non può essere certo il Senato, il Parlamento nel suo insieme, a decidere in un modo diverso. Si arrecherebbe certamente un vulnus alla democrazia.
Ritengo, pertanto, che non esista alcuna discriminazione, alcuna ingiustizia, ma semplicemente il rispetto di regole che devono valere proprio in ossequio a quel principio democratico secondo cui deve essere la base ad accettare, a decidere e a garantire la forza di due movimenti politici che si devono presentare alle competizioni elettorali.
In base a questi ragionamenti, Alleanza Nazionale voterà contro la mozione presentata.
SALVI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (DS-U). Signor Presidente, desidero richiamare anche l'attenzione dei colleghi della maggioranza su questo argomento giacché se la mozione in esame venisse respinta si confermerebbe una grave violazione del principio di eguaglianza nelle competizioni elettorali. Certamente l'attuale normativa presenta un rilevante profilo di incostituzionalità.
In sostanza, per effetto delle nuove disposizioni introdotte con la legge elettorale - immagino senza aver riflettuto su questo aspetto - si vuole impedire ad un soggetto politico che nasce dalla fusione di due partiti - il partito Radicale e lo SDI - che certamente non sono nati oggi e che hanno rappresentato in Italia una tradizione consolidata da decenni, con idee che possono piacere o meno, di avere certi diritti. Il fatto che queste forze, attraverso un percorso, che dovrebbe essere auspicato, di concentrazione, avviino un processo di fusione, fa sì che esse si vedano preclusi i diritti che a ciascuna spetterebbero in quanto singola forza politica.
Aggiungo anche di essere deluso dal ministro Pisanu che in altre occasioni ha mostrato la sensibilità di venire in Parlamento ad argomentare. Oggi una delle due coalizioni compatte pone un tema che riguarda due grandi forze politiche ed io credo che il Governo non possa cavarsela voltando la testa dall'altra parte perché è in gioco la regolarità della competizione elettorale.
Pertanto, chiedendo anche alla maggioranza di esprimere un voto su questa mozione, non pregiudichiamo nulla e desideriamo che la questione resti aperta perché crediamo che possa essere risolta in modo semplicissimo, senza estendere nulla a nuovi partiti e partitini, bensì partendo solo dal fatto che se due forze politiche hanno ciascuna la titolarità di un certo diritto, dovrebbero essere incentivate nel percorso di fusione proprio in vista del raggiungimento dell'obiettivo della riduzione della frammentazione dei partiti e del sistema politico che tutti a parole denunciano, ma che nei fatti favoriamo, in modo negativo.
In conclusione, rinnovo la mia critica al ministro Pisanu per il disinteresse mostrato ingiustamente nei confronti di un problema serio, che viene sollevato da metà del Parlamento e chiedo un voto sulla mozione il più ampio possibile perché con essa intendiamo dire che il problema esiste. La mozione, come è noto, per sua natura non può modificare la normativa; essa indica però al Governo e al Parlamento la necessità di un ulteriore approfondimento. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-RC e Misto-Rnp).
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 373, presentata dal senatore Marini e da altri senatori.
Non è approvata.
PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. (Durante le operazioni di voto si segnalano da parte di senatori dell'opposizione luci accese sui banchi della maggioranza cui non corrisponderebbe la presenza di senatori).
Accanto al senatore Contestabile chi c'è? C'è una scheda disattesa da rimuovere.
PAGANO (DS-U). Accanto al senatore Mugnai, Presidente!
PRESIDENTE. Senatrice Pagano, stia calma, non ci rubi il mestiere!
Accanto al senatore Gentile c'è una scheda disattesa. (Proteste del senatore Cambursano). Senatore Cambursano, facciamo intervenire gli assistenti, altrimenti non si può fare.
Prendete posto, colleghi! Senatore Asciutti, prenda posto!
MORANDO (DS-U). (Indicando i banchi della maggioranza). In terza fila ci sono quattro voti!
PAGANO (DS-U). Presidente, ma li faccia sedere, l'ho detto mille volte! Presidente, guardi dietro al senatore Battaglia.
PRESIDENTE. Per favore, colleghi! Tanto non procedo alla chiusura della votazione fintanto che non si siano effettuate le necessarie verifiche.
CALLEGARO (UDC). (Indicando i banchi dell'opposizione). Guardi là, Presidente!
PRESIDENTE. State seduti, per cortesia! Anche lei, senatore Asciutti, prenda posto.
Dietro il senatore Brutti, per favore, invito gli assistenti parlamentari a controllare e a rimuovere i giornali. Controllate di chi è quella tessera disattesa!
(Proteste del senatore Morando, che scende nell'emiciclo). Senatore Morando, in cinque anni non l'ho mai vista così!
PETRINI (Mar-DL-U). Vorremmo almeno un voto regolare! (Il senatore Petrini agita l'indice della mano destra).
PRESIDENTE. Cosa fa, senatore Petrini? Non sia maleducato. Stiamo procedendo alle verifiche necessarie! (Il senatore Petrini continua ad agitare l'indice della mano destra). La smetta con quella mano minacciosa, maleducato!
Mettetevi seduti, colleghi!
PAGANO (DS-U). Signor Presidente, nella fila del senatore Delogu, accanto a Mugnai, sotto al giornale!
PRESIDENTE. Anche lei, senatore Pellicini, si metta seduto, per favore.
MALAN (FI). Signor Presidente, guardi l'ultima fila dei banchi dell'opposizione!
PRESIDENTE. (Rivolto ai banchi di AN). Non fate finta di non sentire, togliete i quotidiani! C'è una tessera in più vicino al senatore Bonatesta: invito gli assistenti parlamentari a ritirarla. (La tessera viene rimossa). Bene! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
(I senatori Pontone, Asciutti e Bonatesta si rivolgono alla Presidenza, invitandola a controllare anche a sinistra). Adesso dobbiamo controllare anche dall'altra parte. (Proteste dei senatori Salvi e Brunale).
Senatore Salvi, prenda posto. Cosa sta facendo? (Il senatore Salvi si avvicina al banco di AN per indicare le luci accese cui non corrispondono senatori).
Senatrice Bonfietti, vedo due luci accanto a lei: mi dice di chi sono, per favore? (La senatrice Bonfietti estrae la tessera disattesa accanto a lei).
Senatore Vitali, potrebbe spostare il quotidiano che si trova vicino a lei? (Sotto il quotidiano c'è una luce cui non corrisponde alcun senatore). Invito gli assistenti parlamentari ad estrarre quella scheda. (La tessera viene estratta).
FABRIS (Misto-Pop-Udeur). Presidente, guardi cosa succede tra i banchi di Forza Italia!
PAGANO (DS-U). Togliete le schede di là! Senatore Malan, la prego. (La senatrice Donati si avvicina ai banchi di Forza Italia per segnalare al Presidente tutte le luci accese disattese).
PRESIDENTE. (I senatori sono quasi tutti in piedi). Colleghi desidero che vi mettiate tutti seduti! Senatore Labellarte, si metta seduto anche lei! Se non vi mettete seduti non procediamo!
(La senatrice Manieri si rivolge al Presidente e alla senatrice segretaria Bettoni Brandani per invitarli ad un controllo più attento). Senatrice Manieri, è inutile che lei si agiti, controlliamo da qui. Mi aiuterebbe se stesse seduta; tutti i colleghi ci aiuterebbero se stessero seduti. A questo compito ci pensa la Presidenza. (Proteste del senatore Valditara). Per favore, senatore Valditara!
(Nel banco dietro il senatore Brutti Massimo è poggiata una borsa). Senatore Brutti Massimo, quella borsa alle sue spalle sembra fatta apposta per indurre al sospetto! Ci può aiutare a toglierla? (Il senatore Brutti rimuove la borsa. Applausi dai Gruppi FI e AN).
BONATESTA (AN). Vergogna!
PAGANO (DS-U). Ma stai zitto! Guarda là! (Indica i banchi di AN).
PRESIDENTE. Colleghi, in quel banco vedo cinque luci rosse e due senatori: o state seduti o ne faccio togliere tre. Senatore Cambursano, si rimetta al suo posto!
PAGANO (DS-U). (Indicando i banchi della maggioranza). Presidente, guardi il terzo banco!
PRESIDENTE. Chi c'è dietro il senatore Martone? Per favore, colleghi, mettetevi a sedere.
Dichiaro chiusa la votazione.
PAGANO (DS-U). Hanno aggiunto adesso tre voti!
PRESIDENTE. Non è approvata. (Applausi dai banchi della maggioranza).
PAGANO (DS-U). Per frode, signor Presidente! Colleghi, ma per cosa applaudite?
(Il senatore Rotondo si avvicina al senatore Manunza per controllare la tessera inserita nella postazione adiacente). (Forte brusìo in Aula).
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, colleghi!
(La seduta, sospesa alle ore 10,48, è ripresa alle ore 10,55).
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Colleghi, non essendo ancora pervenuto il parere della 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 3717, non possiamo proseguirne l'esame.
Passiamo pertanto al successivo punto all'ordine del giorno.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(3731) Conversione in legge del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (Relazione orale) (ore 10,56)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3731.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale ed il senatore Turroni ha avanzato una questione sospensiva, sulla cui votazione è mancato il numero legale.
Passiamo pertanto alla votazione della questione sospensiva.
Verifica del numero legale
DONATI (Verdi-Un). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti
(La seduta, sospesa alle ore 10,56, è ripresa alle ore 11,17).
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3731
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo nuovamente alla votazione della questione sospensiva.
Verifica del numero legale
DE PETRIS (Verdi-Un). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3731
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione sospensiva, avanzata dal senatore Turroni.
Non è approvata.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Turroni. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato ad intervenire.
DE PETRIS (Verdi-Un). Interverrò io in dichiarazione di voto, signor Presidente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Brunale. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato ad intervenire.
Dichiaro quindi chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Eufemi.
EUFEMI, relatore. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Tunis.
TUNIS, relatore. Anch'io rinuncio ad intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. Do lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento al comma 1 dell'articolo 2, dopo le parole: "dicembre 2005, n. 266," delle seguenti: "fermo restando il comma 66 del medesimo articolo 1,".
La Commissione, esaminati inoltre i relativi emendamenti 1.100, 1.0.100, 1.0.101 e 1.0.102 trasmessi, esprime parere di nulla osta».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'ulteriore emendamento 1.100/1 relativo al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti al testo del decreto-legge da convertire.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
EUFEMI, relatore. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per illustrare gli emendamenti a mia firma.
Per le ragioni già esposte ieri, si rende necessario raddoppiare il termine di sessanta giorni a centoventi, per dare tempo alle autorità di poter emanare venti provvedimenti di normativa secondaria, che sono indispensabili per un corretto funzionamento di tutta la materia. Per queste ragioni, sollecito l'approvazione dell'emendamento 1.100.
L'emendamento 1.0.101 lo do per illustrato.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
EUFEMI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'emendamento 1.100/1, perché ha il significato di evitare un vuoto temporale tra la scadenza dei centoventi giorni nella commercializzazione dei prodotti senza prospetto e i tempi necessari proprio alla realizzazione di queste norme.
Invito al ritiro degli emendamenti 1.0.100 e 1.0.102, trattandosi di materia sulla quale il Parlamento è già intervenuto con doppia fiducia venti giorni fa; infine esprimo parere favorevole all'emendamento 1.0.101, nonché - lo anticipo - al 2.500, che è meramente tecnico perché sollecitato dalla Commissione bilancio.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.0.100 si intende ritirato.
Domando ai presentatori dell'emendamento 1.0.102 se accolgono l'invito al ritiro che è stato avanzato.
BRUNALE (DS-U). Manteniamo l'emendamento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Allora, il parere su questo emendamento diventa negativo.
EUFEMI, relatore. Esatto, signor Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.100/1, presentato dal senatore Iervolino.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal relatore Eufemi, nel testo emendato.
È approvato.
Ricordo che l'emendamento 1.0.100 è ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.102, presentato dal senatore Bassanini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.101, presentato dal relatore Eufemi.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
EUFEMI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 2.500 (testo corretto) è stato sollecitato dalla 5a Commissione permanente. Si tratta pertanto di una proposta di modifica meramente tecnica.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi su tale emendamento.
COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.500 (testo corretto), presentato dai relatori.
E' approvato.
Passiamo alla votazione finale.
DE PETRIS (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, preannuncio il voto contrario del Gruppo dei Verdi sul provvedimento in esame, che peraltro è stato anche peggiorato dagli emendamenti testé illustrati dal relatore, senatore Eufemi.
La nostra contrarietà nasce da un motivo chiaro e semplice: si rimette mano ad una legge che ha avuto un travaglio a tutti noto, che il Paese e soprattutto i risparmiatori (in particolare, quelli truffati e quelli che magari vorrebbero non essere più truffati in futuro) attendevano da circa tre anni.
Sappiamo tutti come la legge sulla tutela del risparmio sia stata attraversata dagli ultimi scandali fiscali. L'accelerazione dell'approvazione è arrivata soltanto dopo i noti arresti ed incriminazioni.
Ora, dunque, si rimette mano ad alcune questioni come, ad esempio, quella relativa all'articolo 8, là dove si parla del conflitto di interessi e si estende l'ambito di applicazione dell'articolo 136 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia; peraltro, con l'emendamento presentato dal relatore Eufemi il periodo transitorio è stato raddoppiato, passando da due mesi a quattro mesi, al fine di poter disporre di un tempo - per così dire - consono. Vorrei riflettessimo anche sulla decisione di concedere questo periodo di tempo per estendere l'obbligo (come prevede l'articolo 11) di prospetto ai prodotti bancari ed assicurativi. Credo che ormai dovremmo sapere tutti cosa ciò significhi: si concede ulteriore tempo per avere una garanzia minima per i risparmiatori, cioè l'obbligo di prospetto per alcuni prodotti.
Le modifiche riguardano anche la disciplina della circolazione in Italia di prodotti finanziari emessi all'estero, assolutamente delicati, prevedendo la responsabilità degli intermediari nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali, a meno che non venga consegnato un idoneo documento informativo. Anche in questo caso, si è deciso che occorre un congruo periodo transitorio, prima individuato in sessanta giorni ed ora in centoventi giorni. Le disposizioni interessano l'articolo 11, anche là dove si attribuiscono alla Commissione nazionale per la società e la borsa (CONSOB) poteri in materia di intermediazioni finanziarie.
Per quanto riguarda i rapporti con la clientela, anche qui in merito ai prodotti assicurativi e finanziari si devono concedere centoventi giorni per poterli identificare con esattezza. Ancor di più, potremmo parlare della vigilanza sulle assicurazioni, onde in tal caso, con ulteriore tempo per l'individuazione dei prodotti assicurativi e delle competenze, che vanno esercitate d'intesa tra ISVAP e CONSOB.
In conclusione, siamo assolutamente contrari a questa proroga: eravamo contrari al termine di sessanta giorni, pensate come possiamo oggi apprezzare la proroga a quattro mesi.
Anche riguardo alla norma relativa al finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas vi erano state delle dimenticanze, dei problemi all'interno della finanziaria, ma la sostanza del provvedimento riguarda il risparmio. Vi ostinate a definire questo provvedimento a tutela del risparmio, ma esso è, ancora una volta, la prova che tale testo, anche così modificato, è tutto tranne che a difesa dei nostri risparmiatori.
Per questo motivo annuncio il voto contrario del Gruppo dei Verdi.
CASTELLANI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLANI (Mar-DL-U). Signor Presidente, anche da parte mia annuncio il voto contrario del Gruppo della Margherita a questo decreto-legge che, in qualche modo, interviene sulla legge cosiddetta a tutela del risparmio, che è stata varata alla fine dell'anno scorso.
Anche questo è un modo, ancora una volta esemplare, che dimostra come questa maggioranza e questo Governo legiferano in materie molto delicate come la tutela del risparmio. Dopo due anni dallo scoppiare degli scandali Cirio e Parmalat si è giunti all'approvazione della legge del 28 dicembre 2005, n. 262, con estremo ritardo. I risparmiatori hanno richiesto a gran voce di non essere dimenticati, di avere una giusta tutela in un mercato molto sofisticato, come quello dei prodotti finanziari.
Presidenza del vice presidente SALVI (ore 11,30)
(Segue CASTELLANI). Ebbene, questa legge approvata per mezzo di un voto fiducia, non fornisce risposte esaurienti alla tutela dei risparmiatori. Oggi si interviene ancora su quella stessa legge. Si tratta di un modo veramente raffazzonato di legiferare e d'intervenire, sia pure in modo tardivo, su questioni molto importanti e delicate.
Addirittura, con questo decreto si rinvia l'entrata in vigore di norme molto importanti che riguardano soprattutto la tutela del risparmiatore nel momento in cui consuma prodotti finanziari. Il termine del decreto‑legge - lo ha già ricordato la senatrice De Petris - prevedeva la proroga di sessanta giorni; con l'intervento dell'Aula che ha approvato testé l'emendamento del relatore, il rinvio viene addirittura prorogato a centoventi giorni. Ciò evidenzia come questa maggioranza e questo Governo non hanno a cuore i reali interessi del consumatore di prodotti finanziari, cioè del risparmiatore, che non viene affatto tutelato.
Devo aggiungere un'altra questione, sia pure nel disinteresse dell'Assemblea. La bocciatura dell'emendamento 1.0.102, a firma Bassanini, Turci e Brunale, e il ritiro dell'analogo emendamento del collega Grillo stanno ancora a dimostrare come si voglia intervenire sui problemi che riguardano il cosiddetto risiko bancario in modo autoritativo e certamente con tentativi di turbare il mercato.
Come è ben noto a tutti, con l'articolo 7 della legge sulla tutela del risparmio sono state sterilizzate le partecipazioni delle fondazioni bancarie oltre il 30 per cento. Al di là della costituzionalità di questa norma, vorrei che si riflettesse un momento, ma vedo che l'Aula certamente non è predisposta a questa attenzione, su cosa può comportare oggi un'ulteriore dismissione delle partecipazioni bancarie delle fondazioni. Immettere sul mercato oggi ulteriori partecipazioni delle fondazioni bancarie potrebbe - uso il condizionale, ma vorrei che in qualche modo si riflettesse su questo - ancora una volta non tutelare, come è giusto, i problemi del risparmiatore che ancora affida i propri risparmi alle banche.
Perché in ogni caso le fondazioni bancarie hanno, tra i loro scopi, certamente quello di perseguire un interesse generale. Ma quando ancora si vuole che le loro partecipazioni vengano collocate sul mercato, a chi vanno queste partecipazioni? Vanno ancora, ad esempio, ad introdurre elementi di non trasparenza nell'intreccio tra banca ed impresa, quando non si sono voluti affrontare con chiarezza i conflitti di interesse che esistono, purtroppo, tra banche ed impresa. Allora, ripeto, sarebbe stato opportuno rinviare l'applicazione dell'articolo 7, come veniva richiesto dai decreti, anche per riflettere ancora una volta in modo più attento e sereno su ciò che può significare oggi ancora una dismissione delle partecipazioni bancarie da parte delle fondazioni che, ripeto, pur essendo state riconosciute da varie sentenze della Corte costituzionale come enti privati no profit, comunque perseguono scopi di interesse generale, cosa che certamente non fanno i raider o i finanziatori che cercano di intervenire nel mercato del cosiddetto risiko bancario.
Anche per questo motivo il voto della Margherita sul provvedimento in esame sarà contrario. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
BRUNALE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNALE (DS-U). Signor Presidente, intervengo in questa sede non avendo potuto svolgere il mio intervento durante la discussione generale.
È vero che il decreto-legge al nostro esame è volto - e non poteva non essere così - a differire l'efficacia di alcune disposizioni previste dalla legge recentemente approvata per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari.
In particolare, le disposizioni riguardano la previsione di un periodo transitorio al fine di consentire l'individuazione di quei soggetti per i quali è necessaria la procedura speciale per la concessione di finanziamenti da parte delle banche in quanto componenti degli organi sociali delle banche stesse. Lo stesso rinvio della decorrenza dei termini riguarda l'obbligo per le banche che intendono offrire proprie obbligazioni e che devono darne comunicazione alla CONSOB, predisponendo un prospetto informativo con cui chiedere l'autorizzazione.
Inoltre, il periodo transitorio di sessanta giorni è introdotto per la nuova disciplina della circolazione in Italia di prodotti finanziari emessi all'estero. Nel caso della negoziazione di prodotti finanziari e assicurativi inizialmente in possesso di investitori istituzionali che devono essere trasferiti presso acquirenti retail e dunque verso i cittadini risparmiatori e investitori. In questo caso, gli investitori istituzionali rispondono della solvenza dell'emittente per un anno a meno che non consegnino - ovviamente ad un anno dall'emissione - alla CONSOB il relativo documento informativo.
Infine, il decreto-legge - e questo è il punto su cui maggiormente concordiamo - rimedia ad una lacuna che la legge finanziaria, approvata a colpi di fiducia da una maggioranza in lite con se stessa, aveva creato, ovvero l'impossibilità per l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas di potersi autofinanziare per la mancata approvazione di una norma primaria che ne disciplinasse il finanziamento.
Con il decreto si rimedia all'errore, garantendo perciò all'Autorità in questione la necessaria funzionalità. Pure essendo d'accordo sull'ultimo punto da me citato poco fa, non possiamo esimerci dal dichiarare il nostro dissenso rispetto non solo al contenuto più complessivo del decreto in esame, ma soprattutto a ciò che lo stesso richiama, ovvero al fatto che in questo caso siamo di fronte alla necessità - appunto com'è detto - di differire l'efficacia di alcune disposizioni previste dalla legge recentemente approvata per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari.
Si tratta di una legge per la quale, in entrambi i rami del Parlamento, ci siamo seriamente battuti, mostrando anche grande capacità di proposta innovativa. Purtroppo alla fine abbiamo espresso il nostro voto contrario sia perché con quella legge non si sono risolti i problemi fondamentali che dovevano essere affrontati sia perché ci è parsa del tutto insufficiente la tutela che si garantisce al cittadino risparmiatore. Oltre tutto, ed è questo l'ultimo argomento, insieme ai colleghi Bassanini e Turci, ho presentato un emendamento riguardante il differimento dei termini, dal primo gennaio 2006 al primo luglio 2007, circa la sterilizzazione al 30 per cento delle partecipazioni detenute dalle fondazioni bancarie nelle società per azioni partecipate.
È questo un argomento che riteniamo ancora importante e sul quale è mancata una risposta da parte del Parlamento, del relatore e del Governo. Perché? Perché siamo di fronte, ancora una volta, alla dimostrazione che si tratta di un intervento mirato del Governo e dell'attuale maggioranza e perciò punitivo nei confronti di alcuni. Per questi motivi complessivi dunque il Gruppo dei Democratici di Sinistra voteranno contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo DS-U).
PRESIDENTE.Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas».
È approvato.
Discussione del disegno di legge:
(3723) Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa (ore 11,40)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3723.
Su delega del Presidente della 9a Commissione permanente, ha facoltà di parlare il senatore Ruvolo, per riferire sui lavori della Commissione.
RUVOLO (UDC). Signor Presidente, per incarico appunto del Presidente della Commissione agricoltura vorrei intanto sottolineare l'importanza di questo provvedimento che è uno dei più attesi - immagino - nel mondo dell'agricoltura e anche della pesca.
La Commissione ha svolto un lavoro assai proficuo: molti emendamenti sono stati esaminati dall'articolo 2 fino all'articolo 7 ed è stato accantonato solo l'articolo 1 che riguarda la previdenza agricola.
La Commissione bilancio non ha completato i propri lavori; sono in corso di valutazione questi emendamenti all'articolo 1 e tutti gli altri emendamenti. Per tale ragione il Presidente ha rinviato in Aula tutto il provvedimento, per cui esso arriva in Aula senza aver completato il suo iter. (Applausi del senatore Salzano).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Ruvolo, il disegno di legge n. 3723, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso senza relazione, neppure orale, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
In conformità a quanto avvenuto in analoghe circostanze, non esiste nel caso in questione un relatore all'Assemblea, tale non potendosi considerare il relatore alla 9a Commissione permanente. Quest'ultima, infatti, non avendo concluso i propri lavori, non ha conferito specifico mandato di fiducia.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, il tempo è avaro, abbiamo otto minuti in tutto per questo provvedimento, quindi chiedo alla Presidenza di poter allegare il testo completo del mio intervento agli atti della seduta.
Il decreto licenziato dal Governo è assolutamente carente e il lavoro in Aula, che segue quello svolto in Commissione, ha il compito di cercare di introdurre degli interventi; uno fra tutti, l'annosa questione della riforma previdenziale e del pregresso, che sembra stia arrivando finalmente ad un buon punto, compresa la questione dell'indennità di disoccupazione. Ci sono i sindacati che chiedono un incontro e protestano qui fuori. Spero che l'Aula possa dare una risposta chiara e precisa su un problema molto grave ed urgente per il mondo agricolo.
D'altronde, che il decreto licenziato dal Governo fosse scarno e scarso ce lo aspettavamo, perché fa parte della politica degli annunci del ministro Alemanno, il quale aveva anticipato che questo decreto avrebbe contenuto mirabilia, mentre ci troviamo con ben poca cosa.
Segnalo la questione, che sta esplodendo di nuovo, relativa al settore bieticolo-saccarifero, di cui si occupa l'articolo 2: dobbiamo dire con chiarezza che l'accordo che il Governo ha sbandierato a Bruxelles come chissà quale vittoria non è un buon accordo, perché il Centro-Sud non avrà più di fatto zuccherifici e si creano problemi enormi anche in Emilia-Romagna ed in altre Regioni. Quindi, urge un intervento, ma qui ci sono pochissimi elementi per accelerare i piani di riconversione, per mettere in atto gli ammortizzatori sociali. Peraltro, le ingenti risorse comunitarie messe a disposizione per limitare i danni nel testo predisposto dal Governo non hanno il cofinanziamento nazionale necessario per una loro degna attivazione .
Spero si possano affrontare anche altre questioni di cui nel decreto non vi è traccia, ma che sono contenute in emendamenti la cui discussione in Commissione non si è conclusa. C'è, ad esempio, il problema della pesca per quanto riguarda almeno l'equiparazione dell'aliquota IVA a quella agevolata per il comparto agricolo. Insomma, c'è da svolgere un lavoro cospicuo per dare un senso al decreto, per tentare di inserire degli interventi indispensabili sulla previdenza, sulla pesca, per il piano di riconversione del settore bieticolo-saccarifero e qualche cosa in più per il mondo dell'agricoltura, che ormai non fa altro che registrare crisi non passeggere, ma strutturali.
Signor Presidente, mi fermo qui perché ovviamente il giudizio sul decreto potrà essere completo solo nel momento in cui discuteremo gli emendamenti e ci confronteremo con la maggioranza nel merito delle questioni, non facendo mancare, come al solito, il nostro contributo.
Ribadisco, in conclusione, la richiesta alla Presidenza di poter allegare agli atti il testo del mio intervento.
PRESIDENTE. Senz'altro, senatrice De Petris, il testo del suo intervento per la parte non pronunciata in Aula sarà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
È iscritto a parlare il senatore Basile. Ne ha facoltà.
BASILE (Mar-DL-U). Signor Presidente, devo dare un giudizio non pienamente soddisfacente su questo decreto, che in effetti è molto atteso dagli operatori del settore e che ci aveva un po' illuso tutti, perché il Ministro in più occasioni si era impegnato ad inserire in un provvedimento prossimo a venire delle provvidenze e delle misure adeguate alla situazione.
In più occasioni il ministro Alemanno aveva preannunciato in Commissione agricoltura l'adozione di interventi di riordino della previdenza agricola e di soluzione della questione che riguarda i contributi pregressi. Ricordo che lo aveva già fatto la legge finanziaria 2005 e che alcuni interventi in materia erano ricompresi nel cosiddetto decreto-legge fiscale.
Il Governo aveva assicurato la propria disponibilità ad introdurre delle misure in tema di previdenza agricola. Purtroppo, nei maxiemendamenti presentati successivamente non è stato incluso alcunché relativamente ai provvedimenti promessi.
Voglio altresì ricordare che in 9a Commissione durante l'esame della legge finanziaria era stato presentato un ordine del giorno che impegnava il Governo a risolvere la questione di contributi previdenziali in agricoltura. Alcune questioni indubbiamente vengono affrontate in questo provvedimento, ma le misure previste paiono inadeguate e insufficienti; non si tratta di misure strutturali e di provvedimenti aventi un carattere organico, bensì di misure ispirate semplicemente ad una logica emergenziale, non proiettate nel lungo periodo. In molti casi ci si trova di fronte a mere disposizioni di rinvio. Ciò è stato ammesso anche dalla maggioranza: il collega Bongiorno, ad esempio, ha espresso forti perplessità in ordine all'effettiva necessità di assicurare le misure necessarie tramite tale decreto.
L'articolo 2 si occupa del settore bieticolo-saccarifero su cui vi sono state - come sappiamo - recenti decisioni comunitarie molto importanti. Sappiamo che la filiera bieticolo-saccarifera è entrata in una crisi profonda, causata da una crescente situazione di concorrenza nel mercato comunitario, che ha reso evidenti alcuni ritardi strutturali nell'organizzazione della produzione italiana.
Nel novembre scorso è stata proposta una riforma dal Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione europea che prevede sostegni finanziari per le imprese saccarifere che intendono riconvertirsi ad altre produzioni ed anche per accompagnare le suddette riconversioni nel contesto territoriale. A proposito del problema dell'autorizzazione, sottolineo un aspetto molto importante: potenzialmente vi è la possibilità per i singoli Paesi di erogare aiuti nazionali in favore delle imprese che continueranno la produzione bieticolo-saccarifera.
In effetti, vi è il problema - sollevato in precedenza anche dalla collega De Petris - dello stanziamento da parte dell'Esecutivo delle risorse di cofinanziamento nazionale, pari a 65,8 milioni di euro. Naturalmente, senza il cofinanziamento nazionale non è possibile attivare tali risorse.
Vi è poi un problema non trattato, quello relativo allo sviluppo di colture energetiche e all'energia proveniente da biomasse agricole, che è molto urgente.
Nel settore della pesca, trattato all'articolo 5, va sottolineato che vi è una crisi poiché si è registrato un forte incremento dei costi di produzione in seguito a un significativo aumento dei prezzi dei carburanti; il gasolio è aumentato infatti di quasi il 40-50 per cento.
Inoltre, vi è l'esigenza - sottolineata da quasi tutti i colleghi della Commissione agricoltura - di equiparare l'aliquota IVA nel settore della pesca a quella agevolata prevista per il settore primario. È stato anche presentato alla Camera un importante ordine del giorno in questo senso, che il Governo ha accolto.
Inoltre, vi è il problema, sollevato dalla collega De Petris in più occasioni, della non più rinviabile istituzione dell'Autorità nazionale per la sicurezza alimentare. Sappiamo che l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare si è già insediata a Parma. Si rende a questo punto tuttavia necessaria l'istituzione dell'Agenzia nazionale.
Purtroppo in questo decreto sembrano fiorire troppi nuovi comitati e fondi: si parla per esempio, all'articolo 2, dell'istituzione di un Comitato interministeriale; presso l'AGEA viene poi istituito un Fondo per la razionalizzazione e la riconversione della produzione bieticolo-saccarifera, in cui far affluire le risorse finanziarie. Forse nell'era della semplificazione non si dovrebbe andare in questa direzione!
Quanto alla previsione di un significativo aumento del numero dei dipendenti, di personale aggiunto, nel Corpo forestale dello Stato, mi chiedo se sia proprio necessario. Sorge però il problema della capacità di operare dell'AGEA: con gli ultimi provvedimenti è stata incaricata di svolgere molte funzioni e mi chiedo se è attrezzata per sostenerle. In tutti i provvedimenti concernenti l'agricoltura si fa infatti riferimento all'AGEA. Vi sono le risorse, l'organizzazione e l'organico necessari per poter adempiere brillantemente ai compiti proposti? Altro problema concerne l'informazione ai consumatori - importante - che si pone in riferimento a più settori: per la verità, sono state attivate alcune iniziative, ma molto deve ancora essere fatto.
L'emendamento presentato e modificato dal senatore Azzollini, anche a seguito di un altro presentato assieme ai senatori quali Piatti, Stanisci ed altri, dà una risposta non del tutto soddisfacente per quanto riguarda la previdenza agricola, ma la strada è quella buona.
Quindi, registro, apprezzandolo, lo sforzo del presidente della 5a Commissione permanente, senatore Azzollini, di venire incontro e superare alcune lacune presenti nel decreto. A proposito dell'articolo 2, vi sono alcuni emendamenti presentati per gli operatori del settore, che necessita di risorse finanziarie, grazie ai quali a mio parere alcuni problemi si potranno risolvere.
La crisi congiunturale dell'agricoltura italiana si inserisce in una prospettiva negativa sotto il profilo strutturale, senza possibilità di attendersi una ripresa positiva del ciclo. Bisogna anche considerare che tutto ciò avviene in un contesto internazionale in cui le cose non vanno sicuramente per il meglio: abbiamo sofferto moltissimo per vedere finalmente raggiunta un'intesa sugli aspetti finanziari. Le prospettive finanziarie dell'Unione Europea per gli anni 2007-2013, a conclusione della Presidenza inglese, hanno visto un Accordo che non ha soddisfatto tutti, ma che può essere la base d'inizio per affrontare, appunto, gli anni a venire. Speriamo che le Presidenze dei prossimi semestri, quella austriaca e quella finlandese, dedichino più spazio e più attenzione ai problemi dell'agricoltura.
Come ho nel corso del mio intervento già detto, vi sono alcuni aspetti positivi, come ad esempio la riforma del settore bieticolo-saccarifero. Ma è troppo poco; il settore agricolo ha bisogno di molto di più. Mi auguro che nel corso delle prossime presidenze dell'Unione Europea si possa fare quanto è necessario. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bongiorno. Ne ha facoltà.
BONGIORNO (AN). Signor Presidente, onorevoli senatori, ritengo che oggi, anche se in chiusura di legislatura, completiamo un percorso di riforma e di interventi strutturali seri - finalmente - a sostegno dell'agricoltura e del comparto della pesca. Esattamente il contrario di quanto è stato denunziato nei minuti precedenti dai colleghi dell'opposizione, i quali peraltro conoscono il lavoro svolto e i risultati raggiunti in passato, ma soprattutto quelli, concreti e importanti, che stanno per essere raggiunti proprio oggi.
Si è cominciato con un grande intervento nel mese di marzo del 2003, con la legge delega n. 38 di riforma del comparto agricolo, della pesca e dell'acquacoltura. Si è continuato con una serie di decreti, in presenza di condizioni di straordinarietà e urgenza, regolarmente convertiti in legge dal Parlamento e, soprattutto, con una serie di decreti legislativi di attuazione della legge delega sopra citata.
Consentitemi di accennare, anche perché i minuti a disposizione sono pochi, alla riforma del fondo di solidarietà nazionale. Si passerebbe con questo nuovo sistema, così come riformato, dagli interventi contributivi successivi ai fenomeni di calamità naturale, al sistema assicurativo e preventivo.
Voglio fare riferimento all'altro intervento in materia di regolazione di mercati che è seguito alle grandi crisi registratesi negli ultimi mesi e negli ultimi due anni nei comparti agricoli, soprattutto per quanto riguarda la variazione dei prezzi, tra quelli maturati all'origine e quelli maturati al consumo.
Desidero anche riferirmi agli interventi strutturali in materia di semplificazione amministrativa e di stabilizzazione del sistema fiscale e alle nuove norme, in particolare contenute nella legge n. 204 del 2 agosto del 2004 in materia di etichettatura e di tracciabilità dei prodotti agro alimentari.
Richiamo poi la norma, anche questa importante e strutturale, inserita nell'ultima finanziaria, sui distretti produttivi, che coinvolge in pieno il comparto dell'agricoltura e della pesca.
Vi è poi la grande riforma della Politica agricola comune, nel cui contesto il Governo italiano e il ministro Alemanno di Alleanza Nazionale hanno avuto un ruolo molto importante, soprattutto per quanto riguarda le norme di attuazione della riforma della PAC stessa nell'ordinamento italiano.
Si completa oggi un percorso. È vero che il decreto che verrà oggi convertito in legge, almeno in questo ramo del Parlamento, apre soltanto degli spiragli su determinate antiche questioni. Mi riferisco al sistema contributivo agricolo, alla definizione del pregresso contributivo agricolo, alle vertenze sulla pesca e alla questione del comparto bieticolo-saccarifero. Erano questi degli spiragli e si è detto sin dall'inizio che il Governo era assolutamente disponibile e sensibile, pronto a collaborare attivamente e fattivamente con il Parlamento. Questa sensibilità e questa apertura si sono rivelate e concretizzate in queste ultime tre settimane. Tutti lo sanno, sia i parlamentari di maggioranza che i parlamentari di opposizione. Tali spiragli sono diventati grandi aperture e si sono trasformati in grandi, storiche - lasciatemelo sottolineare - risposte al comparto dell'agricoltura e della pesca.
Lo vedremo nel momento in cui andremo ad esaminare gli emendamenti concordati con il Governo, con le risposte che riusciamo a dare finalmente ad una faccenda che è stata aperta drammaticamente dai Governi D'Alema negli anni 1998-1999, quando quei Governi hanno cartolarizzato i crediti nei confronti degli agricoltori svendendoli e mettendo gli agricoltori nella impossibilità di poter continuare serenamente la propria attività imprenditoriale.
Oggi finalmente questo problema si risolve: non si adotta più un condono o una rateizzazione, com'è accaduto con altri provvedimenti legislativi nei mesi e negli anni scorsi; qui diamo luogo finalmente alla riforma organica del sistema previdenziale agricolo, in maniera assolutamente soddisfacente e accolta positivamente anche dalle associazioni professionali. E anche l'opposizione deve dare atto di questo importante risultato: si procede alla definizione, finalmente, di tutto il pregresso, con una rateizzazione in venticinque anni, con l'abbattimento di sanzioni e di interessi e con rate costanti.
Importanti interventi sono a sostegno del comparto bieticolo-saccarifero, con le proposte emendative concordate con il Governo, come nel settore della pesca. Sono qui a riportare la protesta e il disagio dei pescatori siciliani, di quelli dell'Adriatico e in particolare, se mi consentite, dei pescatori di Mazara del Vallo. Sapete tutti come Mazara del Vallo abbia la flotta peschereccia più importante d'Italia e una delle più importanti dell'Europa e del Mediterraneo; ebbene, queste proteste finalmente oggi potranno cessare grazie alle risposte in materia di IVA, con le quali viene equiparato il regime IVA agricolo a quello della pesca, ma soprattutto con l'altra proposta emendativa in materia di semplificazione amministrativa; inoltre, si interviene a favore delle famiglie dei pescatori caduti in mare con un fondo speciale di intervento a sostegno delle condizioni economiche di quelle famiglie; e, ancora, si puntualizza l'estensione della disciplina dei distretti produttivi anche ai distretti della pesca. Si tratta di importanti risposte e di importanti risultati.
Voglio concludere questa analisi ringraziando per l'attività, per la collaborazione e per l'alto senso di responsabilità mostrato dai parlamentari del Gruppo di Alleanza Nazionale (desidero qui ricordare in particolare il senatore Specchia, che si è speso nel corso della presente legislatura per raggiungere questi risultati), così come i colleghi della Commissione agricoltura, i senatori Salerno e Pace; e non posso ovviamente non estendere questo apprezzamento e ringraziamento a tutti i colleghi della Commissione agricoltura della Casa delle Libertà, in particolare al senatore Ruvolo, che era stato relatore su questo provvedimento, come abbiamo saputo. Vi è stata poi una grande collaborazione anche degli altri parlamentari, in specie del senatore Azzollini, che ci ha guidato sulla proposta emendativa concernente la riforma del sistema contributivo agricolo.
Un lavoro di squadra importante, che corona cinque anni di attività e ci fa centrare tutti gli obiettivi che volevamo conseguire all'inizio della legislatura. Abbiamo compiuto il nostro dovere, abbiamo la coscienza assolutamente a posto. Nella imminente campagna elettorale potremo incontrare e guardare negli occhi con assoluta serenità sia gli agricoltori che gli operatori del comparto della pesca.
Credo che possiamo salutare con assoluto favore il provvedimento che andiamo ad esitare quest'oggi. (Applausi dai Gruppi AN, UDC e FI e del senatore Stiffoni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piatti. Ne ha facoltà.
PIATTI (DS-U). Signor Presidente, la progressiva apertura dei mercati ha reso ciascun sistema agroalimentare nazionale più vulnerabile. Non sono tempi ordinari per l'economia italiana: siamo in un passaggio ogni giorno più difficile, si riducono i margini di manovra del sistema produttivo e si fa più netta e marcata la distanza rispetto ai nostri principali partner e competitori.
Il sistema agroalimentare italiano, pur rimanendo uno dei pochi comparti competitivi, avrebbe avuto bisogno in questi anni di scelte strategiche: per accrescere il potere contrattuale del mondo agricolo nei confronti dell'industria e della grande distribuzione; per rafforzare le logiche di sistema; per una maggiore capacità di penetrazione dei mercati internazionali (dove si sono sprecate risorse in iniziative inutili); per orientare imprese a processi innovativi, anche riorganizzando la ricerca in agricoltura.
In tal senso poco è stato fatto ed è prevalsa la rincorsa delle questioni emergenziali, delle misure tampone. A questa logica non sfugge anche quest'ultimo decreto, radicalmente cambiato dal lavoro di Commissione e dagli emendamenti presentati, che è stato proposto dal Governo senza contenuti; si tratta semplicemente di una tantum, proroghe di adempimenti, interventi la cui efficacia potrà durare solo alcuni mesi.
Il decreto, infatti, inizialmente non conteneva nulla sulla previdenza agricola e solo il Parlamento sta tentando di dare una risposta, seppure parziale, ad un tema che il Governo ha agitato propagandisticamente, ma sul quale ha fallito. Per mesi, infatti, il Ministro ha annunciato di voler affrontare la questione, sia per il pregresso che per la riforma futura: prima ha annunciato un decreto, poi un emendamento in finanziaria, poi nel collegato fiscale e dopo nel cosiddetto "mille proroghe". Si tratta di tutte promesse mancate e, quindi, questa è un'altra storia rispetto a quella descritta dal senatore Bongiorno. Persino quest'ultimo decreto in materia non conteneva nulla.
È facile intuire il motivo per cui il Governo non ha potuto dare una risposta: per le divisioni della maggioranza, che credo emergeranno anche nel corso di questa seduta. Il tema è stato posto all'inizio della legislatura con la creazione di uno specifico "tavolo verde"; poi nel 2004 il Governo si è fatto assegnare una delega, ma nulla è stato prodotto ed anche questo decreto - ripeto - originariamente non conteneva nulla.
Se oggi discutiamo di previdenza agricola, lo dobbiamo alla reazione politica della 9a Commissione permanente, all'emendamento della senatrice Stanisci, del senatore Di Siena e del centro-sinistra, presentato immediatamente e, successivamente, all'emendamento del senatore Azzollini e di altri colleghi della maggioranza.
Non si affronta in esso il tema della riforma che, a questo punto, competerà al nuovo Governo, ma si affronta la questione del debito pregresso che da anni, soprattutto al Sud, è questione cruciale per tante aziende. Il nostro emendamento prevede una rateizzazione di tale debito, la cancellazione delle ipoteche a sua garanzia, l'abbattimento delle aliquote, un'attenzione anche ai problemi dei lavoratori agricoli (ricordo che sono più di un milione e ora stanno manifestando qui davanti al Senato), dall'incentivazione del lavoro regolare alla riduzione della disoccupazione agricola.
L'articolo 2 del provvedimento interessa il settore bieticolo-saccarifero. Come è noto, la sua filiera è in procinto di essere rivoluzionata dall'introduzione della nuova OCM, penalizzante per le nostre imprese. Il Governo presuppone il declino della filiera dello zucchero, quando invece i territori si stanno riorganizzando per sostenerla in modo dinamico e produttivo. Alla luce di tale logica, dispone un piano - questa è la nostra critica - di mera conversione delle strutture, senza peraltro destinare nuove risorse come il cofinanziamento nazionale.
Al contrario, si sarebbe dovuto introdurre un nuovo quadro giuridico: è giunto, infatti, il momento di definire nuove politiche per la competitività fondate sulla flessibilità degli strumenti, sulla diversificazione del prodotto e del processo, sul confronto istituzionale tra imprese ed enti locali per strategie di sviluppo integrato, nonché sull'integrazione di filiera basata sulle organizzazioni dei produttori e sugli accordi interprofessionali. La misura tampone del Governo è destinata ad avere effetti solo temporanei.
Infine, l'articolo 5 del decreto, che riguarda «Interventi urgenti nel settore della pesca», in realtà disponeva solo la proroga delle disposizioni relative alla sicurezza di bordo (abilitazioni per apparecchi radio e satellitari). Il settore ittico è però ormai asfittico dopo cinque anni di mancata governance. Si attendevano misure per rendere competitivo il comparto e per salvaguardare l'ecosistema acquatico. In particolare, si sarebbero dovute finanziare le convenzioni tra pubblica amministrazione e associazioni di categoria per la formazione degli addetti, la promozione e la commercializzazione dei prodotti ittici, secondo quanto previsto dalla legislazione di orientamento; dare attuazione all'equiparazione tra imprenditore agricolo ed imprenditore ittico, sia per il profilo fiscale (alcuni emendamenti presentati da noi e dal senatore Basso vanno in questa direzione, come, ad esempio, quelli volti all'estensione dell'IVA agevolata) che per quello previdenziale, con una nuova normativa organica ed unitaria e non con interventi di proroga; estendere tutti gli strumenti di governo dell'agricoltura al settore ittico.
In conclusione, signor Presidente, la nostra valutazione è che si tratti di un decreto incolore che, tuttavia, se saranno approvati alcuni emendamenti, potrà offrire qualche risultato concreto per gli operatori agricoli. (Applausi dal Gruppo DS-U).
PRESIDENTE. Poiché non vi sono altri senatori che intendono intervenire, farei il punto della situazione. (I senatori Ruvolo e Piccioni fanno cenno di voler intervenire). In proposito, vorrei ascoltare il parere del senatore Ruvolo, che segue i lavori non come relatore, per le ragioni note, ma su delega del Presidente.
La Commissione bilancio, a quanto risulta alla Presidenza, non ha ancora espresso il parere sugli emendamenti. Occorre pertanto valutare se proseguire in modo saltuario l'esame di questo provvedimento, ovvero passare al punto successivo dell'ordine del giorno.
RUVOLO (UDC). Signor Presidente, intervengo proprio per formulare la richiesta che la discussione di questo provvedimento venga sospesa finché non sarà possibile esaminare tutti gli emendamenti. Comunque, desideravo intervenire in discussione generale e anche il senatore Piccioni aveva avanzato una richiesta in tal senso.
PRESIDENTE. Senatore Ruvolo, la Presidenza non si è accorta che lei chiedeva di intervenire; tuttavia, essendosi potuto creare un equivoco, vista la posizione che sta ora ricoprendo, le concedo la parola.
RUVOLO (UDC). Signor Presidente, poiché gli emendamenti non stati valutati dalla 5a Commissione, il mio intervento sarà più contenuto del previsto. Tuttavia, rispetto al lavoro svolto in Aula e considerata l'importanza del provvedimento, ritengo che vadano fatte alcune puntualizzazioni anche a seguito degli interventi dei colleghi dell'opposizione.
Il provvedimento al nostro esame si muove su tre linee molto significative ed importanti. La prima è relativa alla previdenza agricola, la seconda è volta ad affrontare la grave crisi del comparto bieticolo-saccarifero in conseguenza delle recenti decisioni comunitarie; la terza, si occupa del comparto della pesca.
Per il lavoro di grande interesse, ma anche e soprattutto per lo spirito di collaborazione che si è avuto in Commissione, ritengo di poter affermare che è stato prodotto un provvedimento assai corposo e significativo, a partire dalla riforma della previdenza agricola: dopo decenni, finalmente arriva una risposta concreta e una ristrutturazione del sistema previdenziale agricolo.
Inoltre, per fornire una puntualizzazione circa la previdenza agricola, vorrei sottolineare alcuni aspetti molto significativi in merito alla riduzione delle aliquote per comparti specifici delle zone montane e svantaggiate, a una media dei costi degli oneri sociali, a una serie di provvedimenti che alleggeriscono anche e soprattutto quelle che noi chiamiamo le brutture della burocrazia, cioè gli intralci del sistema burocratico. Quindi, abbiamo tentato anche di snellire tutte quelle procedure che spesso complicano la vita delle nostre imprese agricole e non solo.
Per non parlare di una serie di questioni riguardanti sempre le agevolazioni per i datori di lavoro. In sostanza, a coloro i quali nell'ultimo triennio hanno aumentato le dichiarazioni a favore dei lavoratori agricoli viene agevolato il percorso e quindi viene applicata una riduzione dei costi previdenziali.
Ed ancora, occorre ricordare l'abbattimento, molto oneroso, per i contributi agricoli non pagati dalle aziende e dagli agricoltori. Il provvedimento al nostro esame oggi prevede l'abbattimento totale delle sanzioni e degli interessi, lasciando la quota capitale da pagare per un ventennio. Questo ritengo sia un aspetto molto importante da sottolineare.
In più, viene finalmente detta una parola chiara da parte di tutti noi ai lavoratori agricoli che protestano davanti al Senato, nel senso che è stata rinviata di un anno l'applicazione delle norme che sostanzialmente riducevano i benefici a favore dei lavoratori dell'agricoltura. Non è cosa da poco conto.
È importante menzionare, poi, gli interventi nel settore bieticolo-saccarifero a cui è stata attribuita molta importanza soprattutto per quanto attiene alla modificazione, attraverso gli OGM, di tutto il sistema.
Per quanto riguarda la pesca, un risultato straordinario è stato raggiunto attraverso l'equiparazione del regime speciale dell'IVA al settore agricolo. Si tratta di un'altra conquista importante per il confronto della pesca. Per non parlare delle norme volte a sostenere le famiglie di coloro che sono morti in mare, durante lo svolgimento del proprio lavoro.
Tutti questi aspetti sono da me considerati estremamente positivi e va dato atto - lo dico con estrema onestà mentale - all'opposizione di aver collaborato in Commissione per il conseguimento di un risultato così importante. (Applausi del senatore Nessa).
PRESIDENTE. Per sanare il disguido verificatosi in precedenza, è iscritto a parlare il senatore Piccioni. Ne ha facoltà.
PICCIONI (FI). Signor Presidente, la ringrazio e mi scuso per aver contribuito al disguido.
Il presente decreto-legge è finalizzato ad affrontare le urgenti problematiche del rinvio dell'entrata in vigore di taluni aumenti contributivi a carico dei datori di lavoro agricoli, della crisi del settore bieticolo-saccarifero alla luce dei recenti accordi dell'Unione Europea, del rafforzamento dell'attività di contrasto delle frodi nel settore agroalimentare e ambientale nonché della formazione di alcune misure urgenti riguardanti il settore della pesca e del finanziamento degli investimenti per lo sviluppo e la cessione delle partecipazioni.
La crisi congiunturale dell'agricoltura italiana si inserisce in una prospettiva ancor più negativa sotto il profilo strutturale, senza alcuna possibilità di attendersi una naturale ripresadel ciclo. Basti considerare le intese appena raggiunte sul piano internazionale, tanto sul piano del bilancio dell'Unione Europea che su quello degli accordi del WTO. per essere costretti a considerare la riduzione dei sussidi alla produzione agricola come un contesto del tutto nuovo e realistico che occorre fronteggiare.
Invista, quindi, di un'organica riforma del costo del lavoro agricolo che ripristini per l'Italia le condizioni di competitività a regime, il comma 1 intende rinviare di due mesi l'ulteriore aumento delle aliquote contributive. Sono state presentate nell'ambito di questo provvedimento alcune proposte emendative che cercheranno di porre rimedio all'aspetto concernente la previdenza, la cui soluzione è molto attesa dal mondo agricolo.
Per quanto riguarda, invece, il settore bieticolo-saccarifero, che costituisce l'altro punto del provvedimento molto importante visti gli ultimi sviluppi negativi nel settore, vi è da dire che la filiera in questione è entrata in una crisi profonda dovuta all'accresciuta situazione di concorrenza del mercato comunitario che ha reso evidenti alcuni ritardi strutturali nell'organizzazione della produzione italiana.
Parallelamente, nel novembre scorso, è stata approvata, dal Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione Europea, una vasta riforma del settore, che include sostegni finanziari a favore delle imprese saccarifere che intendono riconvertirsi ad altre produzioni, per accompagnare tale riconversione nel contesto territoriale, nonché l'autorizzazione ad erogare aiuti nazionali a favore delle imprese che continueranno la produzione bieticolo-saccarifera.
Anche riguardo a questo secondo punto dell'articolo 2 del provvedimento sono state condotte in Commissione agricoltura le opportune verifiche e lo stesso sta avvenendo in Commissione bilancio, in modo da definire l'articolo in questione.
Un ulteriore punto riguarda l'articolo 4, concernente la pesca: anche questa attività è entrata in crisi sotto vari aspetti, soprattutto per le scadenze previste. Il provvedimento concede alcune proroghe a disposizioni già vigenti. È necessario completarne l'iter qui in Aula, con le misure previste.
Per quanto riguarda, invece, la peculiarità dell'agricoltura italiana, che è quella della qualità agroalimentare, l'Istituto repressioni frodi riceverà un potenziamento, così com'è stato richiesto per il Corpo forestale dello Stato al fine di poter effettuare i controlli necessari per garantire il rispetto della nostra agricoltura.
Alla luce di tutto questo, mi auguro che gli emendamenti presentati possano essere accolti, per far sì che esso risolva finalmente parte dei problemi evidenziati soprattutto negli ultimi mesi. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Senatore Piccioni, vedo che il suo intervento è stato molto apprezzato.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
DELFINO, sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, preferisco rinviare il mio intervento alla fase di esame degli emendamenti.
PRESIDENTE. Colleghi, non essendo ancora pervenuto il parere della Commissione bilancio, passiamo al successivo punto all'ordine del giorno.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(622) PASTORE ed altri. - Modifiche alla normativa in materia di condominio negli edifici
(1659) MANFREDI ed altri. - Modifiche al codice civile in materia di condominio
(1708) BUCCIERO ed altri. - Modifica agli articoli 1117, 1120, 1124, 1129, 1130, 1137 e 1138 del codice civile, agli articoli 63, 64, 66, 67, 70 e 71 delle disposizioni di attuazione del codice civile nonché all'articolo 7 del codice di procedura civile circa la disciplina del condominio negli edifici
(2587) TUNIS. - Modifiche alla normativa in materia di condominio
(3309) DEMASI ed altri. - Istituzione della figura del responsabile condominiale della sicurezza
(Relazione orale)(ore 12,22)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 622, 1659, 1708, 2587 e 3309.
Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 25 gennaio ha avuto inizio la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2.
Metto ai voti l'emendamento 2.101, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.102, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.103.
Verifica del numero legale
VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12,27, è ripresa alle ore 12,50).
Discussione e reiezione di proposta di inversione dell'ordine del giorno
MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, vorrei avanzare una proposta per tentare di organizzare al meglio i lavori dell'Assemblea.
Al nostro esame abbiamo tre disegni di legge di conversione di altrettanti decreti-legge, alcuni dei quali abbastanza corposi, che aspettano di essere presi in esame. Vi è poi il problema del parere che la 5a Commissione permanente deve esprimere su tutti gli emendamenti, e sappiamo che le variazioni dell'ordine del giorno che abbiamo registrato in questo scorcio di legislatura hanno determinato obiettivamente qualche disfunzione rispetto a tale Commissione. Si tratta però di tre decreti particolarmente complessi che da un momento all'altro arriveranno in Aula.
Stiamo affrontando l'esame del disegno di legge sul condominio sul quale è già mancato una volta il numero legale.
Allora, signor Presidente, visto che dall'inizio di questa settimana era stato assunto l'impegno di trattare ed esitare per la Camera il disegno di legge che ripristina la parità di genere (mi riferisco al cosiddetto disegno di legge sulle quote rosa), sarebbe il caso di sospendere la trattazione del disegno di legge in esame, che non mi sembra particolarmente urgente, per avviare invece la discussione - al momento è stata solo incardinata - sul disegno di legge menzionato poc'anzi.
Ciò, peraltro, servirebbe, fra le altre ragioni, a fare chiarezza sull'ordine del giorno dei nostri lavori e a rispettare un impegno che la maggioranza delle forze rappresentate in quest'Aula ha formalmente assunto ieri.
Mi permetto sommessamente, Presidente, di sottoporre tale proposta all'Assemblea affinché si possa continuare, anziché con la discussione del disegno di legge sul condominio (che comunque non potrebbe essere approvata in via definitiva), con quella del disegno di legge previsto al punto successivo dell'ordine del giorno, recante disposizioni in materia di pari opportunità tra uomini e donne nell'accesso alle cariche elettive parlamentari, per consumare nello scorcio di questa mattinata d'Aula per lo meno la discussione generale.
Ciò consentirebbe la possibilità di votare tra oggi pomeriggio e domani, onde rendere astrattamente possibile la valutazione della Camera nell'ultima settimana di lavoro parlamentare.
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che sulla proposta di inversione dell'ordine del giorno, testé avanzata, può intervenire un oratore contro e uno a favore.
TOFANI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI (AN). Credo che ancora una volta il senatore Manzione stia lavorando per fare in modo che non si arrivi a votare il disegno di legge relativo alle cosiddette quote rosa in quest'Aula. Devo dire che ce la sta mettendo tutta e rischia anche di riuscirci. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
Penso che sarebbe sufficiente anche un quarto d'ora per approvare un provvedimento atteso, collega Manzione, da 43 milioni di italiani. (Commenti dai banchi dell'opposizione). A parte questi cori straordinari di chi non capisce - e non posso farci nulla, se non pregare affinché possano avere la grazia - la invito, senatore Manzione, a dare seguito all'ordine dei lavori già stabilito, perché sono convinto che ci sarà il numero legale e potremo una volta per tutte definire il provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
FRANCO Vittoria (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Vittoria (DS-U). Signor Presidente, sostengo la proposta del senatore Manzione, anche perché è necessario fare chiarezza sul calendario. Le cosiddette quote rosa sono state messe all'ordine del giorno, poi ritirate, infine sparite; poi qualcuno le propone nuovamente. Vorremmo pertanto sapere quando la discussione sulle quote rosa si svolgerà se non si farà ora.
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di inversione dell'ordine del giorno, avanzata dal senatore Manzione.
Non è approvata.
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 622, 1659, 1708, 2587 e 3309 (ore 12,52)
PRESIDENTE. Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 2.103.
Verifica del numero legale
VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 622, 1659, 1708, 2587 e 3309
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.103, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.104.
Verifica del numero legale
VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12,55, è ripresa alle ore 13,15).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 622, 1659, 1708, 2587 e 3309
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Metto ai voti l'emendamento 2.104, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.105.
MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, con il permesso dei presentatori, chiederei di apporre la mia firma a questo emendamento con il quale si sopprime il terzo capoverso del comma 1 dell'articolo 2, che recita testualmente: «Gli atti che comportano il godimento esclusivo di parti comuni, salvo prova contraria, si presumono tollerati dagli altri condomini ai sensi dell'articolo 1144».
Signor Presidente, stabilire la presunzione di tolleranza da parte degli altri condomini significa, a mio avviso, non avere il senso della realtà; significa, tra l'altro, non comprendere che aprire un contenzioso legale costa, che non tutti i condomini hanno un reddito sufficiente per affrontare i giudizi e che la tolleranza molto spesso è una scelta forzata da parte del più debole.
Inviterei il relatore ad accogliere l'emendamento in esame, al quale - ripeto - ho aggiunto la mia firma, perché all'articolo 1 è stato respinto l'emendamento, presentato anche da noi, che affermava expressis verbis che tutte le parti comuni dell'edificio non sono usucapibili. Sembrerebbe una cosa ovvia. Questa dizione, se fosse stata accolta, avrebbe precluso tutte le manovre poste in essere da quei condomini i quali, a causa dell'assenza, o della trascuratezza, o anche per timore, non sempre solo reverenziale, degli altri condomini, mirano ad acquisire illegittimamente parti comuni dell'edificio, soprattutto tetti, lastrici solari, porzioni di cortili e, nelle zone agricole, cisterne, cantine e così via.
Rendere espressamente inusucapibili le parti comuni sarebbe stato molto importante, anche perché sono intervenute - purtroppo, dico io - alcune pronunce della Cassazione che vanno in senso contrario. Quella dizione, se fosse stata accolta, avrebbe quindi eliminato in radice qualsiasi tentativo profittatorio o di sopraffazione, stabilendo cioè che soltanto un atto documentale è idoneo ad escludere la natura comune di determinate parti dell'edificio.
Ecco perché, signor Presidente, l'emendamento 2.105 è molto importante ed inviterei il relatore Mugnai a considerare la possibilità di accoglierlo. Infatti, la dizione secondo cui vi è una presunzione di tolleranza è molto pericolosa; vi è invece la necessità di rafforzare le garanzie dei condomini più deboli per difenderli da eventuali sopraffazioni o da tentativi profittatori a loro danno.
MUGNAI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUGNAI, relatore. Signor Presidente, volevo rassicurare il collega Marino: la dizione "tollerati" in questo caso riveste un'accezione tipicamente giuridica e va proprio nella direzione in qualche modo invocata dal collega. Del resto, sull'argomento si è svolto un lungo dibattito in Commissione e questa è la migliore soluzione possibile, tenuto conto dell'attuale ordinamento costituzionale anche in materia di diritto di proprietà. È impossibile, cioè, eliminare completamente l'ipotesi di usucapione di un qualunque bene, ma il concetto di tolleranza, in questo caso, implica esattamente che solo se viene fornita una prova contraria, che quindi fa carico a chi vorrebbe usucapire, sarebbe possibile l'usucapione. La inusucapibilità in assoluto di un qualunque bene cozzerebbe contro il dettato costituzionale.
LEGNINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (DS-U). Signor Presidente, mi permetto di insistere per l'accoglimento di questo emendamento, perché è vero che abbiamo svolto una discussione approfondita in Commissione sull'argomento, ma è anche vero che questo è un punto molto importante della riforma al nostro esame. Infatti, come diceva il senatore Marino, sostanzialmente si vuole introdurre, con la norma di cui chiediamo la soppressione, una maggiore possibilità di usucapire, ovvero di divenire proprietari esclusivi di parti comuni dell'edificio o delle aree circostanti.
Mi permetto di dissentire con il relatore Mugnai, con il quale pure ci siamo trovati d'accordo su molti punti; egli ha avuto modo - come abbiamo rilevato nella fase della discussione generale - di accogliere numerosi nostri emendamenti, sia in Commissione, sia in Aula, con i pareri che ha espresso e che andrà ad esprimere, ma su questo punto vi è dissenso. È un dissenso netto, perché introdurre il concetto di tolleranza nel possesso delle parti comuni significa introdurre quella che si chiama in gergo tecnico «inversione dell'onere della prova», non c'è dubbio: cioè, il possesso o la detenzione, comunque qualificata, di un bene di proprietà comune in via esclusiva si presume tollerata dagli altri condomini ed in tal modo si favorisce l'usucapibilità del bene, perché è evidente che quei soggetti deboli che non volessero reagire, contestare il possesso altrui, magari posto in essere anche con prepotenza o con intimidazioni (porto un caso limite, naturalmente), dovrebbero in tal caso subire il possesso prolungato che porterebbe appunto all'appropriazione, attraverso l'usucapione, di parti comuni dell'edificio.
Invece, sopprimere questa norma aiuterebbe a ripristinare l'attuale stato della disciplina sul punto, che rimanda alle regole comuni sull'usucapione: la possibilità, appunto, di divenire o meno proprietari di parti comuni degli edifici e delle corti circostanti. Insisto, quindi, affinché venga eliminata una norma che sarebbe destinata ad incrementare i contenziosi e a creare molti problemi alle famiglie italiane.
Chiedo, inoltre, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta non risulta appoggiata).
Metto ai voti l'emendamento 2.105, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.106.
MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 2.106 e al successivo emendamento 2.107.
Prendo atto, poi, del parere favorevole espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.106, presentato dai senatori Cavallaro e Manzione.
E' approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.107, presentato dal senatore Cavallaro e da altri senatori.
E' approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.108, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.109, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
E' approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.110, presentato dal senatore Manfredi.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.111, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.112 (testo corretto), presentato dal senatore Eufemi.
E' approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.113, presentato dai senatori Cavallaro e Giaretta.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.114, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
E' approvato.
Metto ai voti l'articolo 2, nel testo emendato.
E' approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 3, su cui sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati.
L'emendamento 3.100 è inammissibile in quanto privo di portata modificativa.
Invito pertanto il relatore e la rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'emendamento 3.101.
MUGNAI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.
SESTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.101, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.
E' approvato.
Metto ai voti l'articolo 3, nel testo emendato.
E' approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 4, su cui sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.
MUGNAI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 4.100 e favorevole sull'emendamento 4.101.
SESTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.100.
Verifica del numero legale
LEGNINI (DS-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Data l'ora, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione ed interrogazioni con richiesta di risposta scritta, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,27).