PIATTI (DS-U). L'apertura dei mercati avrebbe richiesto incisive scelte strategiche da parte del Governo, che invece sono mancate, a sostegno della competitività del comparto agroalimentare, per orientare i processi innovativi anche attraverso la riorganizzazione della ricerca e il potenziamento della capacità di penetrazione nei mercati internazionali. Invece, i numerosi interventi d'urgenza in materia hanno tentato di rincorrere le emergenze via via determinatesi, incapaci però di incidere efficacemente sulla competitività del settore. Anche il decreto-legge in esame non conteneva misure significative rispetto alle complessive esigenze del mondo agricolo, in particolare la più volte promessa e mai realizzata riforma della previdenza agricola. Solo grazie all'intervento politico della Commissione agricoltura e allo specifico emendamento proposto dai senatori Stanisci e Di Siena, poi recepito dal senatore Azzollini, il provvedimento (se gli emendamenti verranno approvati dall'Aula) potrà acquistare una significativa valenza in tema di previdenza agricola, anche se la riforma viene rinviata alla prossima legislatura, limitandosi a risolvere il problema del debito pregresso. Restano evidenti i limiti della politica agricola del Governo, in particolare nel settore bieticolo-saccarifero, di cui si presuppone il declino prevedendo soltanto misure di temporanea efficacia per la riconversione delle strutture, benché a livello territoriali si stia provvedendo ad una riorganizzazione produttiva che avrebbe dovuto essere sostenuta con politiche innovative. Analoghe considerazioni valgono per la pesca, che sconta cinque anni privi di interventi emergenziali, mentre necessita di misure organiche, in particolare l'estensione al settore degli strumenti di governo dell'agricoltura. (Applausi dal Gruppo DS-U).