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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 950 del 01/02/2006


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIV LEGISLATURA ------

950a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 

MERCOLEDÌ 1° FEBBRAIO 2006

(Antimeridiana)

_________________

 

Presidenza del presidente PERA,

indi del vice presidente FISICHELLA

e del vice presidente SALVI

 

_________________

 

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democratici di Sinistra-l'Ulivo: DS-U; Forza Italia: FI; Lega Padana: LP; Margherita-DL-l'Ulivo: Mar-DL-U; Per le Autonomie: Aut; UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU): UDC; Verdi-l'Unione: Verdi-Un; Misto: Misto; Misto-il Cantiere: Misto-Cant; Misto-Comunisti Italiani: Misto-Com; Misto-Democrazia Cristiana per le Autonomie: Misto-DC-Aut; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-La Casa delle Libertà: Misto-CdL; Misto-Lega per l'Autonomia lombarda: Misto-LAL; Misto-MIS (Movimento Idea Sociale): Misto-MIS; Misto-Nuovo PSI: Misto-NPSI; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-PRI; Misto-Rifondazione Comunista: Misto-RC; Misto-Rosa nel pugno: Misto-Rnp; Misto Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur.

_________________

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

 

Presidenza del presidente PERA

 

La seduta inizia alle ore 9,31.

 

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana di ieri.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,34 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Discussione e reiezione della mozione n. 373 sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche

MARINI (Misto-Rnp). Ringrazia il Presidente del Senato per la tempestività con cui è è stata inserita all'ordine del giorno la discussione della mozione n. 373, la cui finalità consiste nell'impegnare il Governo a chiarire che l'esenzione della raccolta delle firme riguarda anche soggetti già singolarmente esentati da tale adempimento e che intendano fondersi in un unico raggruppamento, con un simbolo parzialmente o del tutto diverso da quelli tradizionali. È una questione di assoluta rilevanza, in quanto la legge elettorale è lo strumento per l'esercizio della rappresentanza, che è il momento più alto della democrazia politica; la legge elettorale recentemente approvata, che reintroduce il sistema proporzionale, presenta incongruenze già denunciate nel corso del dibattito, in quanto espropria la volontà popolare attraverso il sistema delle liste bloccate e prevede per il Senato un premio di maggioranza che, essendo articolato su base regionale, rischia di tradire la propria finalità. Inoltre, la disciplina della raccolta delle firme, nel perseguire il giusto obiettivo di contrastare la proliferazione delle liste di disturbo, punisce ingiustamente la decisione di socialisti e radicali, che rappresentano tradizioni politiche che hanno segnato la storia del Paese e che sono rappresentati nel Parlamento europeo ed in quello nazionale, costringendoli ad un'anticipata presentazione delle liste. Ostacolare il percorso della Rosa nel pugno, che contribuisce alla ricomposizione della rappresentanza politica ed è quindi antidotoall'eccessiva frammentazione dei partiti, rappresenta un vulnus alla Costituzione, perché lede il principio di eguaglianza e la necessaria neutralità della legge elettorale. La contestazione di questa iniqua disposizione da parte di Marco Pannella attraverso lo sciopero della fame e della sete è pertanto motivata dalla volontà di ripristinare il libero esercizio della sovranità dei cittadini e di evitare uno scempio della democrazia. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.

TURRONI (Verdi-Un). Anche a nome del senatore Boco sottoscrive la mozione di cui è primo firmatario il senatore Marini, che contesta una legge elettorale che subordina ingiustamente le forze minori ai partiti più rappresentativi delle coalizioni. L'obbligo della raccolta delle firme per quei raggruppamenti che intendessero modificare il proprio simbolo e gli ostacoli posti alla possibilità per i partiti più piccoli di designare gli scrutatori sono aspetti che esigono una correzione e che denotano la volontà dei partiti maggiori di entrambe le coalizioni di aumentare i propri seggi acquisendo i suffragi delle forze minori. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).

VALDITARA (AN). È pienamente condivisibile la finalità perseguita dalla legge elettorale di garantire la trasparenza del processo elettorale, evitando che l'elettorato venga confuso dalla presentazione di occasionali assemblamenti di forze politiche; è quindi assolutamente logico che la Rosa nel pugno debba raccogliere le firme per la presentazione delle proprie liste, peraltro in misura dimezzata, obiettivo che non dovrebbe procurare particolari difficoltà ad un raggruppamento che rappresenta forze politiche presenti nel Paese. Per tali motivi, ritiene che la mozione debba essere respinta. (Applausi dai Gruppi AN e UDC).

TURCI (DS-U). La richiesta di una convocazione straordinaria del Senato, che è stata poi assorbita dal tempestivo inserimento all'ordine del giorno della mozione presentata dal senatore Marini, era motivato dalla rilevanza emblematica del problema, che attiene al rispetto della libertà formale e sostanziale. La drammatica testimonianza offerta da Marco Pannella attraverso lo sciopero della fame e della sete focalizza l'attenzione non su un interesse di parte, ma sulla democrazia in Italia e pertanto riveste un'alta valenza istituzionale, politica, civile e morale. La palese discriminazione ai danni della Rosa nel pugno, formazione politica costretta ad un'anticipata presentazione delle candidature, inficia la regolarità del momento elettorale, motivo per cui la mozione chiede al Governo una interpretazione nel senso di esentare tale raggruppamento dalla raccolta delle firme, oppure di emanare un apposito decreto-legge. Una diversa decisione da parte della maggioranza e del Governo, che in questa occasione dovrebbe esprimersi attraverso il Ministro dell'interno che è il responsabile del corretto svolgimento delle elezioni, porrebbe in chiaro che la disposizione contenuta nella legge elettorale non è frutto di un errore, ma di una pervicace volontà discriminatoria, che in questa materia equivale ad un crimine politico. (Applausi dai Gruppi DS-U e Misto-Rnp).

MALAN (FI). Dopo aver ricordato i passaggi legislativi relativi alla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature, ribadisce la volontà della maggioranza di non modificare i requisiti di ammissibilità all'esenzione in considerazione di una duplice circostanza: la Rosa nel pugno si trova nella condizione di dovere raccogliere le firme per una precisa scelta dei radicali e dei socialisti di dare vita ad un nuovo soggetto politico e la scorsa settimana, per agevolare le formazioni politiche minori, sono già state dimezzate le sottoscrizioni.

PETRINI (Mar-DL-U). La ratio delle disposizioni relative alla raccolta delle firme è di porre uno sbarramento a formazioni di disturbo o scarsamente rappresentative, non già di penalizzare forze politiche territorialmente radicate e di lunga tradizione. Se la normativa in vigore, introducendo il requisito del contrassegno identico, provoca un effetto penalizzante per i partiti storici dei radicali e dei socialisti, sarebbe logico rimediare alla distorsione, anche in considerazione del fatto che negli ultimi anni la grafica di molti simboli è mutata senza perciò compromettere la continuità e la rinonoscibilità delle forze politiche. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Misto-Rnp).

 

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.

D'ALI', sottosegretario di Stato per l'interno. L'Amministrazione dell'interno ha chiarito più volte che la competenza a valutare l'ammissibilità delle liste aventi diritto all'esonero è demandata ad appositi uffici elettorali, retti da magistrati. Il Governo respinge gli impegni sollecitati dalla mozione per due ragioni: un'interpretazione dell'Esecutivo che si discosti dalla legge non sarebbe vincolante per gli uffici e l'adozione di un provvedimento d'urgenza per disciplinare aspetti sostanziali della materia elettorale è espressamente vietata dalla Costituzione.

PRESIDENTE. Passa alla votazione della mozione.

MALABARBA (Misto-RC). Rifondazione Comunista voterà a favore della mozione che ha sottoscritto, sottolineando che la maggioranza ha varato una legge elettorale pseudoproporzionale e discriminatoria nei confronti delle forze politiche minori con il solo obiettivo di indebolire le opposizioni.

MANIERI (Misto-Rnp). Ringrazia tutti coloro che hanno sostenuto la battaglia politica della Rosa nel pugno, penalizzata da una legge elettorale che incoraggia la frammentazione e restringe gli spazi di scelta democratica. Il rifiuto imbarazzato della maggioranza e la risposta burocratica del Governo si inquadrano in un contesto di deterioramento della legalità. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U e del senatore Betta).

TURRONI (Verdi-Un). La motivazione del rifiuto è pretestuosa perché nel corso della legislatura, ignorando il dettato costituzionale, il Governo ha fatto ricorso ai decreti-legge per varare le norme più disparate, anche per disciplinare la materia elettorale. La maggioranza ha già dato prova, in occasione delle elezioni europee, di voler interpretare le norme sulla presentazione delle liste in base ai propri interessi e a danno dei Gruppi dell'opposizione. La nuova legge elettorale, oltre ad essere punitiva per le forze politiche minori, stravolge lo spirito di coalizione di entrambi gli schieramenti, con conseguenze negative sulla stessa stabilità governativa. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).

PETRINI (Mar-DL-U). La discriminazione perpetrata ai danni di forze politiche presenti in Parlamento appare ancora più inaccettabile allorché il Governo, pur avendo dichiarato la propria impotenza a risolvere il problema, ha implicitamente riconosciuto la fondatezza della questione. Stante l'unanime convergenze delle forze politiche, vi sarebbero in Parlamento le condizioni per approvare rapidamente un provvedimento d'urgenza e pertanto il Governo - che ha fatto un uso spregiudicato di tale strumento nella legislatura - dovrebbe compiere un coraggioso atto di giustizia. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

MAGNALBO' (AN). La sua parte politica voterà contro la mozione dell'opposizione ritenendo che non sussista alcuna ingiustizia o discriminazione. La finalità della norma è quella di rimettere alla valutazione degli elettori la decisione in merito alla presentazione sia di soggetti politici nuovi che di un nuovo cartello di forze politiche. Affidare al Parlamento tale valutazione rappresenterebbe un vero e proprio vulnus per la democrazia.

SALVI (DS-U). Denuncia la colpevole mancanza di volontà da parte del Governo evidenziata dal disinteresse manifestato dal ministro Pisanu nei confronti di un problema che potrebbe essere risolto semplicemente escludendo dalla norma i soggetti politici sorti da processi di fusione. L'eventuale reiezione della mozione confermerebbe la lesione del principio di uguaglianza nella competizione elettorale, rendendo evidenti i profili di incostituzionalità della normativa e pregiudicando la regolarità della competizione elettorale. Invita pertanto la maggioranza a rimuovere l'inaccettabile discriminazione operata ai danni di forze politiche storicamente radicate nel Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-Rnp e Misto-RC).

 

Con votazione seguita dalla controprova, chiesta dal senatore PETRINI (Mar-DL-U), il Senato respinge la mozione n. 373. (Applausi dai banchi della maggioranza. Nel corso delle operazioni di voto vivaci proteste dei senatori di ambedue gli schieramenti in ordine alla regolarità di espressione del voto. Richiami della Presidenza che procede a disattivare le schede cui non corrisponde una effettiva presenza).

 

PRESIDENTE. Sospende la seduta.

 

La seduta, sospesa alle ore 10,48, è ripresa alle ore 10,55.

 

PRESIDENTE. Non essendo ancora pervenuto il parere della Commissione bilancio sugli emendamenti al disegno di legge n. 3717, passa al successivo punto all'ordine del giorno.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(3731) Conversione in legge del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (Relazione orale)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale ed è stata presentata una questione sospensiva. Su richiesta nella senatrice DONATI (Verdi-Un), dispone la verifica del numero legale sulla votazione della questione sospensiva. Avverte che il Senato non è in numero legale sospende la seduta per venti minuti.

 

La seduta, sospesa alle ore 10,56, è ripresa alle ore 11,17.

 

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

 

Previa verifica del numero legale, chiesta dalla senatrice DE PETRIS (Verdi-Un), il Senato respinge la questione sospensiva avanzata dal senatore Turroni.

 

PRESIDENTE. Poiché nessuno interviene in discussione generale ed i relatori Tunis ed Eufemi e il sottosegretario per la difesa Costa non intervengono in replica, dà lettura dei pareri della Commissione bilancio sul testo in esame e sugli emendamenti ad esso riferiti. (v. Resoconto stenografico). Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione, avvertendo che gli emendamenti sono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Passa quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati.

 

EUFEMI, relatore. Sollecita l'approvazione dell'emendamento 1.100, che raddoppia il tempo a disposizione per l'emanazione di venti provvedimenti di normativa secondaria, e dell'emendamento 1.0.101. Esprime parere favorevole sul subemendamento 1.100/1 ed invita i presentatori degli identici emendamenti 1.0.100 e 1.0.102 a ritirarli.

 

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 1.0.100 è ritirato.

 

Il Senato approva gli emendamenti 1.100/1, 1.100 nel testo emendato e 1.0.101. Viene respinto l'emendamento 1.0.102.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 2 del decreto-legge.

 

EUFEMI, relatore. Si tratta di modifica sollecitata dalla Commissione bilancio.

 

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Si rimette all'Assemblea.

 

Il Senato approva l'emendamento 2.500 (testo corretto).

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

DE PETRIS (Verdi-Un). I senatori Verdi voteranno contro il provvedimento poiché si allungano ulteriormente i termini per l'entrata in vigore di norme che hanno già avuto una storia molto travagliata, nonostante fossero attese dai risparmiatori. In particolare si allungano i tempi per la definizione delle norme in materia di conflitto di interessi e di circolazione in Italia dei prodotti finanziari emessi all'estero e per l'estensione dell'obbligo di prospetto ai prodotti bancari e assicurativi.

CASTELLANI (Mar-DL-U). Anche la Margherita voterà contro il provvedimento, un ulteriore esempio dell'approssimazione con la quale maggioranza e Governo hanno legiferato. La legge sul risparmio, approvata con un voto di fiducia a ben due anni dagli scandali Cirio e Parmalat, viene modificata a distanza di poche settimane per ritardare l'entrata in vigore di alcune norme fondamentali, il che testimonia scarsa attenzione ai reali interessi del consumatore di prodotti finanziari. Inoltre, il voto contrario sull'emendamento 1.0.102, che intendeva rinviare l'applicazione dell'articolo 7 della legge n. 262 in tema di dismissione delle partecipazioni bancarie delle fondazioni,penalizza enti che perseguono scopi di interesse generale. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

 

Presidenza del vice presidente SALVI

BRUNALE (DS-U). Pur presentando il decreto una norma condivisibile, in relazione al finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, i Democratici di sinistra voteranno contro il disegno di legge di conversione poiché le altre norme in esso contenute differiscono disposizioni contenute nella legge per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari recentemente approvata dopo una lunghissima discussione e risultata, in conclusione, del tutto insufficiente ad offrire reali garanzie al cittadino risparmiatore. Il voto contrario sull'emendamento 1.0.102 conferma inoltre la volontà punitiva nei confronti di specifici soggetti economici insita nella previsione di cui all'articolo 7 della legge n. 262 sulla sterilizzazione al 30 per cento delle partecipazioni detenute dalle fondazioni bancarie nelle società per azioni partecipate. (Applausi dal Gruppo DS-U).

 

Il Senato approva il disegno di legge composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas», con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Discussione del disegno di legge:

(3723) Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa

RUVOLO (UDC). Per incarico del Presidente della Commissione agricoltura, richiama l'andamento dell'esame in sede referente del provvedimento, che non è stato possibile concludere. (Applausi del senatore Salzano).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

DE PETRIS (Verdi-Un). Allega ai Resoconti della seduta odierna il testo integrale del suo intervento (v. Allegato B), sottolineando le carenze del decreto emanato dal Governo e la necessità che l'Assemblea lo completi, in particolare intervenendo sull'annosa questione della riforma previdenziale e sulla soluzione del problema del debito pregresso. Altra questione scottante è quella relativa al settore bieticolo-saccarifero, per il quale il Governo ha raggiunto a Bruxelles un accordo del tutto insoddisfacente: è necessario accelerare i piani di riconversione e garantire il cofinanziamento nazionale. È indispensabile, infine, equiparare l'aliquota IVA sulla pesca a quella agevolata per il comparto agricolo.

BASILE (Mar-DL-U). A dispetto degli annunci del ministro Alemanno, i contenuti del decreto in esame appaiono insoddisfacenti, anzitutto perché il tema del riordino della previdenza agricola e della soluzione della questione dei contributi pregressi rimane ancora aperto. Per quanto riguarda la crisi del settore bieticolo-saccarifero, è necessario concretizzare i sostegni finanziari per le imprese che intendano riconvertirsi ad altre produzioni ed il testo non affronta l'urgente questione dello sviluppo delle colture energetiche e dell'energia proveniente da biomasse agricole. Ben poco si fa per affrontare la crisi del settore della pesca, fortemente penalizzato dai costi di produzione in seguito all'aumento dei prezzi del carburante; è necessario inoltre equiparare l'aliquota IVA a quella agevolata prevista per l'agricoltura. Si deve istituire l'Autorità nazionale per la sicurezza alimentare, mentre il decreto sembra occuparsi soltanto della creazione di nuovi comitati e fondi. Destano perplessità l'aumento del numero dei dipendenti del Corpo forestale dello Stato e, per converso, le carenze di organico e di risorse che penalizzano la reale funzionalità dell'AGEA. Rilevando che la crisi dell'agricoltura italiana si inserisce in una prospettiva negativadi tipo strutturale cui è auspicabile pongano mano le prossime Presidenze di turno dell'Unione Europea, auspica che il confronto sugli emendamenti possa migliorare sensibilmente il testo in esame. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

BONGIORNO (AN). Il disegno di legge completa positivamente il percorso che la maggioranza ed il Governo hanno intrapreso nel corso della legislatura per realizzare interventi strutturali a sostegno dell'agricoltura e della pesca, che si è articolato in misure finalizzate all'etichettatura e tracciabilità dei prodotti alimentari, nella riforma della politica agricola comunitaria e nell'istituzione dei distretti produttivi. Il provvedimento d'urgenza del Governo ha disposto interventi relativi alla previdenza, al settore della pesca ed a quello bieticolo-saccarifero, che l'esame nella Commissione ha ampliato fino a fornire una risposta organica alle esigenze del comparto. In particolare, viene risolto l'annoso problema aperto a seguito della cartolarizzazione dei contributi agricoli disposta dal Governo D'Alema, attraverso una organica riforma della previdenza agricola, di cui anche l'opposizione dovrebbe riconoscere la valenza positiva, oltre ad opportuni interventi sul regime IVA, sulla semplificazione amministrativa e l'estensione delle disposizioni sui distretti produttivi, realizzando così gli ambiziosi obiettivi delineati all'inizio della legislatura. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC e del senatore Stiffoni).

PIATTI (DS-U). L'apertura dei mercati avrebbe richiesto incisive scelte strategiche da parte del Governo, che invece sono mancate, a sostegno della competitività del comparto agroalimentare, per orientare i processi innovativi anche attraverso la riorganizzazione della ricerca e il potenziamento della capacità di penetrazione nei mercati internazionali. Invece, i numerosi interventi d'urgenza in materia hanno tentato di rincorrere le emergenze via via determinatesi, incapaci però di incidere efficacemente sulla competitività del settore. Anche il decreto-legge in esame non conteneva misure significative rispetto alle complessive esigenze del mondo agricolo, in particolare la più volte promessa e mai realizzata riforma della previdenza agricola. Solo grazie all'intervento politico della Commissione agricoltura e allo specifico emendamento proposto dai senatori Stanisci e Di Siena, poi recepito dal senatore Azzollini, il provvedimento (se gli emendamenti verranno approvati dall'Aula) potrà acquistare una significativa valenza in tema di previdenza agricola, anche se la riforma viene rinviata alla prossima legislatura, limitandosi a risolvere il problema del debito pregresso. Restano evidenti i limiti della politica agricola del Governo, in particolare nel settore bieticolo-saccarifero, di cui si presuppone il declino prevedendo soltanto misure di temporanea efficacia per la riconversione delle strutture, benché a livello territoriali si stia provvedendo ad una riorganizzazione produttiva che avrebbe dovuto essere sostenuta con politiche innovative. Analoghe considerazioni valgono per la pesca, che sconta cinque anni privi di interventi emergenziali, mentre necessita di misure organiche, in particolare l'estensione al settore degli strumenti di governo dell'agricoltura. (Applausi dal Gruppo DS-U).

RUVOLO (UDC). Gli interventi dei senatori dell'opposizione esigono alcune puntualizzazioni sulle misure contenute nel provvedimento, in particolare in materia di previdenza agricola, comparto bieticolo-saccarifero e settore della pesca. Grazie ad un'ampia collaborazione tra tutti i Gruppi politici realizzatasi in Commissione, sono stati approvati emendamenti che forniscono una risposta esauriente sull'essenziale problema della ristrutturazione del sistema previdenziale agricolo: si prevede l'abbattimento totale delle sanzioni e degli interessi per i contributi non pagati. Inoltre si prevede, oltre all'equiparazione del settore della pesca a quello agricolo relativamente al regime speciale IVA, il rinvio di un anno della riduzione dei benefici in favore dell'agricoltura, che rappresenta una positiva risposta alla manifestazione indetta davanti al Senato. (Applausi del senatore Nessa).

PICCIONI (FI). Riassume i principali contenuti del decreto-legge, come integrato dagli emendamenti approvati dalla Commissione sulla previdenza agricola e sulla filiera bieticolo-saccarifera, ora all'esame della Commissione bilancio e sui quali auspica il voto favorevole dell'Assemblea. E' una risposta complessiva ed efficace ai problemi del settore agricolo e della pesca che, anche grazie al potenziamento del contrasto alle frodi agroalimentari, contribuirà a tutelare la qualità dei prodotti italiani. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

 

DELFINO, sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Rinuncia alla replica, riservandosi di intervenire sugli emendamenti.

 

PRESIDENTE. In attesa del parere della Commissione bilancio, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(622) PASTORE ed altri. - Modifiche alla normativa in materia di condominio negli edifici

(1659) MANFREDI ed altri. - Modifiche al codice civile in materia di condominio

(1708) BUCCIERO ed altri. - Modifica agli articoli 1117, 1120, 1124, 1129, 1130, 1137 e 1138 del codice civile, agli articoli 63, 64, 66, 67, 70 e 71 delle disposizioni di attuazione del codice civile nonché all'articolo 7 del codice di procedura civile circa la disciplina del condominio negli edifici

(2587) TUNIS. - Modifiche alla normativa in materia di condominio

(3309) DEMASI ed altri. - Istituzione della figura del responsabile condominiale della sicurezza

(Relazione orale)

PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione, ricordando che nella seduta antimeridiana del 25 gennaio ha avuto inizio la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2.

 

Con distinte votazioni, il Senato respinge gli emendamenti 2.101 e 2.102.

 

PRESIDENTE. Su richiesta del senatore VALLONE (Mar-DL-U), dispone la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 2.103. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

 

La seduta, sospesa alle ore 12,27, è ripresa alle ore 12,50.

Discussione e reiezione di proposta di inversione dell'ordine del giorno

MANZIONE (Mar-DL-U). Anche in considerazione dell'impegno assunto formalmente dalla maggioranza, propone di sospendere l'esame del provvedimento sui condomini per passare immediatamente al punto successivo dell'ordine del giorno e avviare la discussione del disegno di legge sulla parità di accesso alle cariche elettive.

TOFANI (AN). Interviene contro la proposta di inversione dell'ordine del giorno, che nuoce alla causa delle pari opportunità e ritarda l'approvazione del provvedimento in esame atteso da milioni di italiani. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

FRANCO Vittoria (DS-U). Interviene a favore della proposta del senatore Manzione, anche per fare chiarezza sul calendario dei lavori e per sapere quando sarà discusso il provvedimento sulle quote rosa.

 

Il Senato respinge la proposta di inversione dell'ordine del giorno.

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
622, 1659, 1708, 2587 e 3309

PRESIDENTE. Riprende le votazioni.

 

Previa verifica del numero legale, chiesta dal senatore VALLONE (Mar-DL-U), è respinto l'emendamento 2.103.

 

PRESIDENTE. Dispone la verifica del numero legale, chiesta del senatore VALLONE (Mar-DL-U), prima della votazione dell'emendamento 2.104. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

 

La seduta, sospesa alle ore 12,55, è ripresa alle ore 13,15.

 

Il Senato respinge l'emendamento 2.104.

 

MARINO (Misto-Com). Sottoscrive l'emendamento 2.105 tendente a sopprimere la norma che stabilisce una presunzione di tolleranza nei confronti di atti posti di condomini che comportano il godimento esclusivo di parti comuni. Stante peraltro la reiezione dell'emendamento dell'opposizione che proponeva la non usucapibilità delle parti comuni, la soppressione della norma si rende necessaria al fine di rafforzare i condomini più deboli anche nei confronti di eventuali prepotenze sulle parti comuni.

 

MUGNAI, relatore. La norma è formulata nel migliore dei modi possibili, non essendo stato possibile negare del tutto la possibilità di usucapire le parti comuni.

 

LEGNINI (DS-U). La questione oggetto dell'emendamento 2.105 è qualificante della riforma e pertanto invita a sopprimere la norma che introduce il concetto di tolleranza nel possesso delle parti comuni.

 

E' quindi respinto l'emendamento 2.105.

 

MANZIONE (Mar-DL-U). Sottoscrive gli emendamenti 2.106 e 2.107.

 

Il Senato respinge gli emendamenti 2.108, 2.110, 2.111 e 2.113 mentre approva gli emendamenti 2.106, 2.107, 2.109, 2.112 (testo corretto) e 2.114 nonché l'articolo 2, nel testo emendato.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 3 e degli emendamenti ad esso riferiti dichiarando inammissibile l'emendamento 3.100.

 

MUGNAI, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 3.101.

 

SESTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

Il Senato approva l'emendamento 3.101 nonché l'articolo 3, nel testo emendato.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 4 e degli emendamenti ad esso riferiti, che si intendono illustrati.

 

MUGNAI, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 4.101 contrario sul 4.100.

 

SESTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

PRESIDENTE. Su richiesta del senatore LEGNINI (DS-U), dispone la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 4.100. Avverte che il Senato non è in numero legale e rinvia il seguito della discussione ad altra seduta. Dà annunzio della mozione e delle interrogazioni con richiesta di risposta scritta pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

 

La seduta termina alle ore 13,27.

  

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).

Si dia lettura del processo verbale.

 

BETTONI BRANDANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

 

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,34).

 

Discussione e reiezione della mozione n. 373 sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche (ore 9,35)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00373 sulla raccolta della firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche.

Ha facoltà di parlare il senatore Marini per illustrare tale mozione.

MARINI (Misto-Rnp). Signor Presidente, desidero ringraziarla per la tempestività con la quale ha posto all'ordine del giorno dell'Aula questa mozione sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.

La mozione, come i colleghi già sanno, impegna il Governo a chiarire che l'articolo destinato a riscrivere l'articolo 18-bis del Testo unico della legge elettorale per la Camera e l'articolo 9 del Testo unico relativo al Senato riguarda anche le forze titolari di simbolo e con parlamentari eletti che modifichino il simbolo originario nell'attuale contesto.

Vorrei ricordare ai colleghi che la legge elettorale è lo strumento della rappresentanza, pertanto è uno dei momenti più alti di esercizio della democrazia politica. Non dobbiamo mai dimenticare che, attraverso la legge elettorale, si esprime la sovranità popolare: il popolo, in altri termini, sceglie chi lo deve rappresentare.

La migliore legge elettorale, tra quelle possibili, deve saper conciliare il principio di rappresentatività con l'esigenza di favorire la stabilità dei governi. L'instabilità della prima Repubblica aveva suggerito la riforma della legge elettorale con l'introduzione del maggioritario; si ritenne - in maniera erronea, alla luce dei fatti successivi - che l'instabilità o la durata breve dei Governi della prima Repubblica fosse dovuta alla legge del proporzionale: in realtà oggi, a distanza di tempo e dopo l'esperienza del maggioritario, possiamo dire che l'instabilità della prima Repubblica era dovuta a ragioni squisitamente politiche, come l'inesistenza di alternanza, per i ben noti motivi, e quindi all'esistenza del sistema che venne chiamato bloccato proprio perché non favoriva l'alternanza tra forze democratiche.

Il maggioritario del 1993 sacrificò il principio di rappresentanza e privilegiò soprattutto la stabilità dei Governi.

La discussione di oggi, che ha radici nella nuova legge che reintroduce il proporzionale, purtroppo presenta una serie di incongruenze già denunciate in occasione del dibattito sulla legge elettorale stessa; anzi devo evidenziare che in quest'Aula è stata puntuale la denuncia degli errori che presenta la nuova legge. Vi è anzitutto un'espropriazione di sovranità popolare - che stranamente è stata sottovalutata dal Parlamento - perché l'eliminazione del voto di preferenza con la lista bloccata in definitiva espropria i cittadini del proprio diritto di scegliere chi li deve rappresentare. Quindi, vi è un grave vulnus per la stessa democrazia.

Anche il sistema di elezione del Senato della Repubblica con un premio di maggioranza spalmato Regione per Regione può vanificare lo stesso principio del premio di maggioranza e quindi lo scopo che ad esso viene attribuito, quello cioè di consentire una maggioranza sufficiente perché il Governo possa condurre una vita serena dal punto di vista parlamentare.

Si arriva così anche al problema oggi affrontato. Vi sono partiti consolidati che sono stati esentati dalla raccolta delle firme per poter presentare le liste. Da un punto di vista di principio, ciò appare del tutto giusto: vi era la preoccupazione che la presentazione senza uno sbarramento iniziale, rappresentato dall'onere di raccogliere le firme, potesse creare una sorta di fusione di liste di disturbo e, pertanto, di liste che non hanno un passato politico. Senza dubbio comprendiamo questa esigenza e capiamo anche come il legislatore abbia giustamente pensato di porre rimedio. Se fosse solo questo il principio applicato alla legge, oggi non saremmo qui a presentare una mozione e a chiedere a quest'Assemblea di invitare il Governo a correggere la norma.

Purtroppo l'articolo, come è stato scritto, è punitivo. Infatti, mi chiedo e chiedo a voi, colleghi senatori, se c'è qualcuno in quest'Aula che può negare che la storia organizzata dei socialisti e dei radicali non abbia segnato il nostro Paese e la democrazia italiana; chiedo se le storie socialista e radicale non sono percorsi politici che hanno onorato la democrazia in Italia.

Allora, poiché queste due forze hanno eletto tre parlamentari nel Parlamento europeo, così come altri alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, vorrei capire il motivo per cui si debba chiedere loro il sacrificio di raccogliere le firme con tutto ciò che questo comporta: non mi riferisco alla raccolta di firme in sé, ma al fatto di dover predisporre le liste prima degli altri e di essere quindi sottoposti ad un percorso accidentato. Forse tutto ciò si spiega se si immagina che si è voluto rendere molto più difficile il cammino di questa nuova alleanza nel panorama politico italiano; probabilmente si è voluto limitare un effetto positivo che senz'altro quest'alleanza ha determinato all'interno dell'opinione pubblica italiana.

Noi facciamo una considerazione che poniamo alla vostra riflessione: negli ultimi anni non c'è stato commentatore politico, dirigente politico o leader politico che non si sia posto il problema della frammentazione politica. Anche lei, signor Presidente, qualche volta ha fatto riferimento al problema creatosi con il sistema maggioritario, alla frammentazione eccessiva. Vi era una spinta, una richiesta, assecondata anche dall'opinione pubblica, affinché i piccoli partiti si mettessero insieme e trovassero il modo di allearsi. Ebbene, noi abbiamo fatto questo.

Ebbene, noi abbiamo fatto un'alleanza che, senza dubbio, è nel solco della ricomposizione del sistema politico. Come rispondono la maggioranza e il Governo a questa alleanza? Ponendo degli ostacoli, dicendo chiaramente che non è questo il cammino da percorrere, quello della ricomposizione; anzi dobbiamo andare a un sistema politico ancora più frammentato. Questo è il significato del rifiuto di volere correggere la norma della legge elettorale

Si tratta di una questione che va al di là dell'interesse della Rosa nel pugno, è un interesse generale, perché se il Governo, che pare su questo punto non abbia voluto intendere ragione, dovesse insistere nel proprio atteggiamento, nonostante la nostra insistenza, si creerebbe un grave vulnus per la stessa Costituzione, perché questa norma, oltretutto, lede il principio di uguaglianza tra le parti, tra i cittadini, perché pone alcune parti in una situazione di privilegio rispetto ad altre parti che invece vengono penalizzate.

Non credo che esista al mondo - nei Paesi democratici, si intende - un solo esempio di una legge elettorale fatta in maniera tale da avvantaggiare alcuni e danneggiare altri. Credo che la legge elettorale debba essere neutra proprio perché ha l'alto compito di essere - lo ripeto - lo strumento della rappresentanza, quindi della sovranità popolare.

Così abbiamo iniziato la nostra azione di contestazione e badate, colleghi, che a voi non può sfuggire che questa protesta si svolge attraverso un'azione pacifica. Credo che a Pannella vada dato atto, in un riconoscimento generale, che è oggi l'erede della grande tradizione pacifista mondiale, quella iniziata con Gandhi, che ha avuto in Martin Luther King un altro importante esponente e nella quale anche noi italiani abbiamo degli antenati come Danilo Dolci. Questa esigenza di dovere chiedere, di dovere pretendere dalla società politica dei comportamenti viene avanzata non con le forme di lotta tradizionale (occupazione e violenza), ma attraverso un'azione pacifica, mettendo a rischio la propria persona. Credo che dobbiamo tale omaggio a questo non più giovane esponente del mondo politico italiano.

Allora, mi sembra che nell'articolato emerga una volontà punitiva che è necessario correggere, occorre che questa contraddizione venga superata, che il Governo finalmente si decida a dare parere favorevole affinché si corra ai ripari. Ne abbiamo ancora il tempo, ed è in nome dell'interesse nazionale che dobbiamo correggere questa legge.

Badate, colleghi, l'interesse nazionale significa anche approvare norme che favoriscono decisioni confortate dalla volontà popolare, che è plurale perché rappresenta diverse idee, non è monocorde. La rappresentanza deve riflettere diverse opinioni - ho terminato, signor Presidente, solo due parole - e nessun intralcio artificioso può limitare il principio di sovranità. Quando ciò avviene, quando avviene che siano in atto tentativi di limitare il diritto di sovranità del popolo, ebbene siamo in presenza di un attentato alla Costituzione.

Quindi, noi della Rosa nel pugno rivolgiamo un'esortazione, insieme allo schieramento di centro‑sinistra, che ringrazio per essere stato solidale in questa nostra battaglia, per evitare lo scempio dell'attuale legge elettorale, che rappresenta una distorsione della democrazia rappresentativa. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

E' iscritto a parlare il senatore Turroni. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, lo abbiamo detto, quando si discuteva questa legge: essa è molto sbagliata, per molti versi. Non ho il tempo per riprendere talune considerazioni che abbiamo svolto noi Verdi in quella circostanza. È una legge - lo ha detto poco fa anche il collega Marini - inutilmente punitiva nei confronti delle forze minori. Non solo, ma agevola e favorisce quelle maggiori rendendole dominus delle coalizioni, stravolgendo lo spirito stesso di coalizione, l'unico che può garantire il buon funzionamento, attraverso la coesione, di un Governo e la sua azione. Questo dovrebbe essere lo spirito di una nuova legge elettorale che, comunque, deve portare a una nuova maggioranza, a un nuovo Governo.

Noi abbiamo denunciato due cose, in particolare: il fatto che non venissero riconosciute forze politiche presenti nella storia delle nostre istituzioni democratiche, attribuendo loro il diritto di decidere con quale simbolo mostrarsi agli elettori, senza per questo doverle costringerle, loro e loro sole, a raccogliere le firme, anche se queste, come nel caso degli amici socialisti, sono presenti nel nostro Parlamento da oltre cent'anni. Tale è anche il caso dei Verdi, che rappresentano la forza politica più antica, non avendo mai cambiato simbolo dall'inizio della loro presenza in Parlamento.

Abbiamo denunciato il fatto che sia garantita solo alle forze politiche più consistenti la scelta degli scrutatori. Ricordo, al riguardo, quante volte il Presidente del Consiglio si sia scagliato contro i professionisti che possono annullare i voti. In queste ore sta accadendo proprio questo: stormi di professionisti per scegliere solo le forze maggiori e decidere quali sono i voti accettabili e quelli non accettabili al momento degli scrutini.

Ebbene, a nostro avviso, questa legge va corretta in due parti; da un lato, consentendo alle forze politiche di presentare solamente all'ultimo momento l'elenco dei candidati e, dall'altra, sotto il profilo degli scrutatori.

Devo altresì denunciare - con tutta la forza possibile, in quest'Aula - il tentativo, in atto in queste ore da parte dei partiti maggiori contro quelli minori (mi riferisco agli spiriti contrari alla coalizione, presenti sia nel centro-destra che nel centro-sinistra), di guadagnare quanti più voti possibili ai gruppi minori.

Sapete benissimo che la legge elettorale che avete varato crea seri problemi all'interno della coalizione, soprattutto quando qualcuno intravede la possibilità di incamerare i voti delle forze minori, grazie agli sbarramenti posti in essere e grazie al fatto che volete impedire loro di continuare ad esistere. In tal modo, riuscite ad ottenere, soprattutto al Senato, senatori a spese di chi, invece, vorrebbe continuare a rappresentare le proprie idee e la propria cultura politica nel Paese e in quest'Aula.

È proprio ciò che sta accadendo. Sta accadendo a noi Verdi, così come agli amici Comunisti Italiani ed ai consumatori, perché in queste ore si sta negando loro il diritto di concorrere e avere in Parlamento una propria rappresentanza. Tutto questo - ripeto - perché si vogliono lucrare voti e conquistare miseramente taluni seggi in più. Si tratta di uno degli effetti più nefasti di questa legge elettorale. Se in via del tutto transitoria il centro-destra avesse fatto un modesto calcolo, avrebbe dovuto sapere che tutto ciò gli si sarebbe ritorto contro, come sta accadendo nei riguardi del centro-sinistra.

Sono queste le ragioni che mi spingono a sottoscrivere la mozione insieme al Presidente del Gruppo al quale appartengo. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.

*VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo chiederci innanzitutto quale sia la ratio della norma che andiamo a discutere. Certamente essa tocca un profilo di semplificazione e chiarezza; si vuole, cioè, che gli elettori scelgano consapevolmente, che non siano distolti da prospettive poco chiare e che non si creino pasticci e confusione.

Qui, nel caso di specie, si sta comunque ponendo il problema di un soggetto innegabilmente nuovo. Uno degli aspetti importanti di questa normativa, riconosciuto anche negli interventi che mi hanno preceduto, è l'esigenza che si presentino al corpo elettorale formazioni realmente rappresentative. Dunque, il criterio della rappresentatività, oltre a quello della semplificazione e della chiarezza.

Proprio a questo proposito mi chiedo dove stia il problema. In questa legge si sono dimezzate le firme per poter presentare una nuova lista. Siamo di fronte a ipotesi di coalizioni, di coagulo di forze che in qualche modo erano già rappresentate. Mi domando, quindi, per quale motivo vi dovrebbero essere difficoltà di fronte ad una situazione che innegabilmente dovrebbe favorire, comunque, una raccolta di firme idonea a consentire la presentazione di tali nuovi soggetti alle consultazioni elettorali. Non vi è dunque un vulnus alla democrazia, bensì piuttosto l'esigenza di arrivare ad un confronto che veda forze realmente rappresentative, in un discorso di grande trasparenza, evitando coalizioni monstrum, per cui sostanzialmente si potrebbero mettere insieme forze totalmente eterogenee, che certamente potrebbero complicare le scelte degli elettori.

Ritengo che giustamente si persegua la ratio propria della legge, che è stata, peraltro, condivisa nei suoi criteri generali da tutte le forze politiche. Mi pare dunque corretto che una formazione comunque nuova non venga eccettuata, anche perché poi si correrebbe il rischio di aprire la strada a tutta una serie di eccezioni: perché, per esempio, non eccettuare forze che siano magari localmente presenti, che abbiano una certa forza a livello regionale e che tuttavia si presentino per la prima volta a livello nazionale? Le eccezioni, dunque, potrebbero moltiplicarsi: ritengo pertanto che, proprio per esigenze di correttezza e coerenza con lo spirito della legge, la mozione al nostro esame debba essere respinta. (Applausi dai Gruppi AN e UDC).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Turci. Ne ha facoltà.

TURCI (DS-U). Signor Presidente, come è stato notato dal collega Marini, più di cento senatori hanno firmato: sono ricorsi ad una procedura in qualche modo straordinaria, ossia quella di chiedere la convocazione - chiedo scusa per il bisticcio di parole - di una seduta straordinaria dell'Aula del Senato per discutere il tema oggi all'ordine del giorno. Non è un ricorso abituale, quello a questo articolo del Regolamento, ma è stato imposto dalla gravità del problema che stiamo discutendo.

La ringrazio anch'io per aver accolto tale richiesta, anticipandola all'interno delle sedute già programmate specificamente questa mattina. Siamo ricorsi ad una simile procedura perché riteniamo che tale questione abbia un carattere ed una dimensione emblematici proprio in termini di rispetto della legalità formale e sostanziale. Stiamo parlando, infatti, di una legge che riguarda uno degli atti più importanti nella vita delle istituzioni e della democrazia: si tratta della legge che regola i comizi elettorali e il modo di espressione della volontà popolare.

Questo è il problema sollevato e testimoniato in modo drammatico in questi giorni: chiedo il permesso di ricordare a quest'Aula la testimonianza drammatica che, ancora una volta, sta portando sulla questione Marco Pannella. Sono consapevole del fatto che i suoi scioperi della sete e della fame non sempre trovano un'accoglienza, un gradimento nell'universo del mondo politico; stiamo parlando, tuttavia, di un'esperienza veramente drammatica: si può essere d'accordo o meno con le ragioni che motivano tale atto, ma si tratta sicuramente di un'esperienza drammatica, che si traduce in uno sciopero della fame e della sete iniziato due domeniche fa.

Ora, con tale sciopero Marco Pannella sta richiamando un problema che non riguarda semplicemente la formazione politica di cui fanno parte i socialisti radicali, ma anche la vita della democrazia del nostro Paese. A testimonianza del fatto che non si tratti di un'iniziativa tesa solo agli interessi di parte, voglio ricordare il precedente più significativo di tale forma di lotta, sempre da parte di Marco Pannella, che accadde alcuni anni fa, quando con uno sciopero della sete, che lo portò al rischio della vita, ottenne che il Parlamento italiano si riunisse in seduta comuneper nominare due giudici della Corte costituzionale, la cui elezione era prorogata e rinviata di mese in mese.

Stiamo, dunque, parlando di vita delle istituzioni, non dell'interesse specifico di una singola formazione politica alla quale, certo, il nostro Gruppo è anche vicino, perché si tratta di una formazione che fa parte della coalizione di centro-sinistra, ma che non esprime direttamente gli interessi dei singoli Gruppi che pure si sono mobilitati in questa raccolta di firme e in questo dibattito che stiamo svolgendo oggi in Aula.

Siamo di fronte - ripeto - ad un problema di alta valenza istituzionale, politica, civile e morale. Si tratta, infatti, di evitare una discriminazione che imporrebbe una raccolta di firme secondo noi non necessaria, ingiustamente imposta da una interpretazione che si tende a dare della legge recentemente approvata. L'ulteriore aspetto dell'applicazione della legge così come la si sta pensando di interpretare ed applicare comporterebbe poi per le formazioni politiche coinvolte in questa lettura della legge, oltre ad una raccolta di firme - lo ribadisco - che non si impone alle altre formazioni politiche, la presentazione anticipata delle candidature alle elezioni politiche almeno venti, trenta giorni prima degli altri partiti politici.

Quindi, è evidente il caso di disparità, di discriminazione, di danno che si verrebbe a creare nei confronti di questa formazione e delle altre che venissero ritenute coinvolte da questa lettura della legge. Si tratterebbe di un atto che in qualche modo danneggerebbe la credibilità delle future elezioni politiche, che inficerebbe la piena validità di una scadenza elettorale di cui tutti conosciamo il significato che le si attribuisce e le aspettative che su di essa si addensano per il futuro del Paese.

Il caso paradossale di una lettura restrittiva che si vuol dare della legge sarebbe che due partiti, lo SDI e i radicali, che singolarmente non avrebbero l'obbligo di raccogliere le firme e quindi di presentare anticipatamente le proprie candidature alle elezioni politiche, per il solo fatto di essersi riuniti insieme in un comune progetto, (ripeto, si tratta di due partiti storicamente presenti nella vita politica del Paese, istituzionalmente presenti nei consessi nazionali ed europei), sarebbero costretti a sottoporsi a questa procedura discriminatoria. È chiaro che si tratta di una ingiustizia ingiustificabile.

Abbiamo presentato, insieme agli altri Gruppi del centro-sinistra, una mozione che propone alla maggioranza e al Governo due soluzioni possibili: una - se il Governo lo ritiene possibile - mira a dare una interpretazione autorevole, istituzionalmente vincolante, della legge nel senso di escludere la casistica come quella che ho appena accennato, cioè di forze politiche che singolarmente non avrebbero quell'obbligo e che sono presenti nelle istituzioni parlamentari nazionali ed europee; nel caso in cui non si ritenga di accedere a questa via - mi rivolgo al collega D'Alì, che ha seguito la vicenda in tutti i passaggi alla Camera e al Senato - chiediamo al Governo, in questa fase finale di legislatura in cui si stanno addensando decreti-legge su decreti-legge e fra un po' voteremo forse la fiducia su un gruppo di cinque o sei decreti-legge in itinere, di inserire una norma che consenta di chiarire definitivamente la questione.

Vorrei essere chiaro: abbiamo seguìto finora una linea di dibattito e di confronto con il Governo e con la maggioranza che tende ad accreditare quanto è successo sotto la voce dell'errore, della mancata comprensione delle conseguenze della norma che stiamo discutendo; se, però, ci fosse un rifiuto all'una e all'altra soluzione che proponiamo nella mozione, allora, cari colleghi, non più saremmo di fronte ad un errore, ad una svista, ad una norma scritta con una certa superficialità, ma alla dichiarata volontà di compiere una discriminazione. Saremmo di fronte ad un crimine politico, perché null'altra può essere la definizione, e non si dica che non si può usare questa parola perché in fin dei conti non muore nessuno: stiamo parlando della vita delle istituzioni democratiche e non si può trattare con leggerezza un tema come questo.

Mi sia consentita un'ulteriore ed ultima considerazione. Apprezzo la presenza continuativa, l'attenzione con cui il sottosegretario D'Alì ha seguito la vicenda però, signor Presidente, su tali questioni, sulla regolarità delle campagne elettorali, sulla regolarità delle elezioni la prima autorità coinvolta è il Ministro dell'interno, non solo il Ministero, perché è una sua funzione propria, specifica. Non è accettabile che su un tema del genere non abbiamo potuto sentire la voce e constatare la presenza del ministro dell'interno Pisanu. La questione è troppo seria, troppo impegnativa: senza nulla togliere in termini personali alla dignità del collega D'Alì, chiediamo che il ministro Pisanu dia una risposta anche in termini diretti personali ad una questione di simile portata. (Applausi dai Gruppi DS-U e Misto-Rnp).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI). Signor Presidente, vorrei dare un contributo alla discussione della mozione n. 373 illustrando quanto è successo a proposito della raccolta delle firme in vista della presentazione delle candidature.

Come tutti sanno, fino al 1992 non era necessario raccogliere le firme per le formazioni più rappresentative, mentre per le formazioni che non rispondevano a certi requisiti presenti nella legge in vigore all'epoca vigeva la regola della raccolta delle firme.

Con la nuova legge elettorale, dal 1994 ad oggi, si è resa necessaria la raccolta delle firme per tutti i partiti. Ricordo che c'era un elemento che non era presente in precedenza e che oggi non esiste più con la nuova legge elettorale: i collegi uninominali, che rappresentavano realtà più piccole con la possibilità di candidati locali, paragonabili come numero di abitanti a quelli delle elezioni comunali.

Con la nuova legge elettorale, oltre ad aver introdotto altri cambiamenti nella normativa, alcune forze politiche, le più rappresentative, per usare un'espressione generica, sono state esentate dalla raccolta delle firme.

Si trattava di un'istanza rappresentata nel corso di questi anni da parecchie forze politiche, dell'attuale maggioranza come dell'attuale opposizione (sottolineo il termine "attuale", perché non è solo in questa legislatura che si è affrontato l'argomento). Anche in questa legislatura il tema è stato affrontato più volte. La difficoltà è sempre stata quella di individuare una soglia al di sopra della quale vi sarebbe stata l'esenzione e i problemi derivavano dal fatto che chi si trova al di sotto di tale soglia vorrebbe che essa fosse ridotta, in modo da rientrare nei parametri che consentono di soprassedere alla raccolta delle firme. La stessa difficoltà si è presentata in ogni circostanza e si è ripresentata anche nelle attuali circostanze.

L'attuale legge elettorale, dunque, stabilisce che ci sono forze politiche esentate dal presentare le firme (ossia le forze politiche che hanno Gruppi parlamentari in entrambi i rami del Parlamento) e vi sono forze politiche da ciò esentate, a condizione che presentino lo stesso simbolo presentato alle scorse elezioni europee, mentre gli altri soggetti politici devono raccogliere le firme e si trovano, pertanto, nella medesima situazione in cui si sono trovati dal 1994 al 2001 (ciò facendo riferimento soltanto alle elezioni politiche).

L'istanza rappresentata dal nuovo soggetto politico la Rosa nel pugno è sicuramente importante e credo che essa sia stata sottolineata dalla discussione della mozione in esame, cui si è giunti grazie alla raccolta delle firme, sulla base del Regolamento del Senato, che impone che un certo argomento possa discutersi su richiesta di un terzo dei membri dell'Assemblea. Queste sono le premesse.

In altre parole, la richiesta da parte della Rosa nel pugno è di abbassare la soglia necessaria per essere esentata dalla raccolta delle firme. Ricordo che nella Rosa nel pugno, che giustamente rivendica la presenza di diversi parlamentari sia alla Camera, sia al Senato, sia al Parlamento europeo, uno dei soggetti che ne fanno parte si troverebbe esentato dalla raccolta della firme se presentasse lo stesso simbolo delle elezioni europee, ossia quello della Lista Bonino, che si riferisce al Partito radicale.

Per una legittima scelta da parte di questo soggetto politico di costituire una nuova formazione assieme allo SDI, viene dunque a porsi la necessità della raccolta delle firme. Anche lo SDI possiede determinati parametri, ma per una sua scelta di presentarsi assieme ad altre formazioni alle scorse elezioni europee, si trova ad avere parlamentari sia nel Parlamento europeo sia nel Parlamento italiano, ma non rappresentanti eletti con il proprio simbolo.

A questo punto, ciò di cui stiamo parlando è la discutibilità della soglia minima per ottenere l'esenzione che, come ho detto prima, evidentemente non soddisfa chi si trova al di sotto: di questo tema si è discusso nel corso dell'esame della legge elettorale; se n'è nuovamente discusso esaminando il decreto-legge in materia elettorale, approvato la settimana scorsa; la maggioranza ha deciso di non modificare le soglie introdotte nella legge e a questo punto si richiede un ripensamento. Questi, in sostanza, i termini della questione.

È comprensibile chiedere di modificare i parametri, che pure devono essere stabiliti, ma essi sono stati individuati nel corso della discussione della legge elettorale e, seppur discutibili, così sono stati approvati. Non è maturato il convincimento, da parte della maggioranza, di cambiarli. Questa la situazione ad oggi. Ripeto, però, che la lista citata si trova nella necessità di raccogliere le firme, esattamente come se non fosse cambiata la legge elettorale: potrebbe non raccoglierle se si presentasse con il soggetto politico con cui si è presentata alle scorse elezioni europee; per una sua decisione, sceglie un'altra via, che comporta le conseguenze previste dalla legge elettorale.

Ricordo, inoltre, che la scorsa settimana, con un emendamento da me presentato in quanto relatore sul decreto-legge in materia elettorale, si è deciso di dimezzare il numero delle firme, anche in caso di scioglimento non tecnicamente anticipato. Credo che sia stato un giusto provvedimento, che viene incontro, sia pur parzialmente, a quanto richiesto dalla Rosa nel pugno.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per troppe volte in Aula abbiamo operato le nostre scelte guidati dall'opportunismo e dall'interesse dell'una o dell'altra parte politica. Spero che in coda di legislatura, in questo epilogo, si possa almeno una volta essere guidati dalla logica, null'altro.

Chiedo allora al senatore Malan, relatore della legge elettorale, al senatore Pastore, presidente della 1a Commissione permanente, e soprattutto al sottosegretario D'Alì se la logica con cui abbiamo posto la necessità di raccogliere le firme per quei partiti che non abbiano una consolidata rappresentanza politica è quella di impedire l'accesso alle liste ed agli spazi elettorali a formazioni velleitarie, guidate soltanto dal protagonismo e dall'esibizionismo di poche persone per cui si sostiene che chi vuole avere accesso alla scheda e agli spazi elettorali deve dimostrare di avere un sufficiente radicamento territoriale ed un minimo seguito politico che ne giustifichi la presenza.

È così? Vorrei davvero che la maggioranza e il Governo rispondessero a questa domanda. Se la logica è questa, non ci rendiamo conto che il dispositivo approntato per tradurre in pratica questo elemento di principio produce un'evidente distorsione nella logica stessa? Com'è possibile che partiti quali quello socialista e radicale, storicamente presenti nella storia politica italiana con una rappresentanza istituzionale già presente in Assemblea e nel Parlamento europeo, vengano trattati come partiti nuovi? È o non è questo?

È o non è questa una distorsione di quella logica che abbiamo affermato? E perché si determina questo elemento distorsivo? Per il semplice fatto che si collega quella logica alla simbologia grafica con cui ci si presenta. Ma è la simbologia grafica un elemento essenziale nell'identificare quel partito? Questo è l'elemento, secondo me, su cui si può ragionare.

Tuttavia è assolutamente evidente che tutti noi rappresentiamo partiti che negli ultimi anni, a vario titolo e per vari motivi, hanno mutato la loro rappresentazione grafica e non è assolutamente logico pensare che questo determini un elemento di discontinuità rispetto all'appeal elettorale e alla legittimazione rappresentativa che avevano. Questa discontinuità non può esservi, perché se ci fosse non avremmo cambiato la nostra grafica. Se il Movimento sociale, nel momento in cui è diventato Alleanza Nazionale, avesse pensato di perdere il suo elettorato creando una discontinuità assoluta tra la precedente sua rappresentanza politica e la nuova rappresentanza politica che andava a raccogliere non avrebbe cambiato il suo simbolo grafico. E non lo avrebbe fatto la Margherita, introducendo un simbolo che era rappresentativo dell'unione di più forze politiche già storicamente presenti in questo Parlamento, così come non lo avrebbe fatto il PCI, trasformatosi prima in PDS e poi in DS. Quindi, la grafica e la denominazione non possono essere elementi identificativi di una continuità storica e rappresentativa.

È quello che oggi ci dimostrano il Partito socialista e il Partito radicale, che danno luogo ad una nuova formazione politica, chiamata la Rosa nel pugno, che è comunque in continuità la storia di due partiti che sono sempre stati rappresentativi e rappresentati nelle istituzioni italiane.

Vorrei davvero - ripeto l'appello che ho fatto all'inizio - che in questo momento fossimo guidati da una sufficiente serenità e da un conseguente ragionamento. Se la logica è quella che ho detto all'inizio e se il meccanismo con cui abbiamo tradotto in pratica quella logica introduce un elemento palesemente distorsivo, perché non dobbiamo preoccuparci di porre rimedio a questa distorsione? Per quale motivo non possiamo, a un certo punto, piegarci alla necessità di garantire una equanimità nell'accesso alle elezioni politiche fra tutte le forze qui presenti, sicuramente, storicamente rappresentative? Per quale motivo non possiamo fare questo?

Ecco queste sono le domande che con molta serenità e in tutta modestia pongo ai colleghi della maggioranza e, in primo luogo, al rappresentante del Governo. Per quale motivo non dobbiamo avere questa serenità e non possiamo fare ragione e giustizia di un elemento di disequanimità assolutamente evidente, palese e lampante? Vi prego, datemi questa risposta! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Misto-Rnp).

 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

D'ALI', sottosegretario di Stato per l'interno. Onorevoli senatori, più volte l'Amministrazione dell'interno, anche in occasione di risposte ad atti di sindacato ispettivo, ha chiarito che, a norma dell'articolo 18-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, come modificato dalla legge n. 270 del 2005, la competenza sull'ammissibilità delle liste aventi diritto all'esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni è demandata agli appositi Uffici centrali circoscrizionali per la Camera dei deputati e agli Uffici regionali per il Senato, entrambi retti da magistrati.

In tale materia, dunque, il Governo non può fornire una interpretazione della norma - che, fra l'altro, non sarebbe affatto vincolante per gli uffici centrali circoscrizionali e per gli uffici elettorali - che si discosti da quella che emerge dalla chiara formulazione della disposizione di legge in questione.

Non si ritiene ammissibile, dunque, che alle parole contenute nella citata norma venga attribuito un significato che porti ad un'applicazione estensiva dei criteri di esonero delle firme.

In merito all'utilizzazione dello strumento del decreto-legge che superi il vincolo imposto dall'attuale normativa per l'esonero delle firme, mi permetto di sottolineare che il quarto comma dell'articolo 72 della Costituzione stabilisce che in materia elettorale deve essere seguita la «procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera».

Il provvedimento d'urgenza è consentito in materia elettorale soltanto per la disciplina riguardante gli aspetti meramente procedurali, quali, ad esempio, l'introduzione di diverse modalità di voto per gli elettori affetti da gravi infermità o il conteggio informatizzato del voto, proprio per citare due aspetti affrontati di recente.

Il decreto-legge, quindi, non potrebbe mai riguardare aspetti sostanziali, quali il sistema di assegnazione dei seggi o i criteri per la presentazione delle liste.

Per questi motivi il Governo respinge entrambi i punti del dispositivo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione.

MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, sarò telegrafico. Questa legge elettorale non è affatto una legge proporzionale, né più adeguata a rappresentare correttamente il Paese reale, per le molteplici ragioni che abbiamo illustrato nel dibattito sulla riforma elettorale.

Con l'obiettivo che Governo e maggioranza si prefiggono, cioè di indebolire elettoralmente in modo truffaldino le attuali opposizioni, si penalizzano in particolare le forze minori e si discriminano volutamente formazioni, come quella socialista e radicale, presenti storicamente nel nostro Paese.

Questa discriminazione, signor Presidente, secondo il Gruppo di Rifondazione comunista, va rimossa. Per questo manifestiamo il nostro pieno appoggio alla mozione illustrata dal senatore Marini, che peraltro il mio Gruppo ha sottoscritto.

MANIERI (Misto-Rnp). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANIERI (Misto-Rnp). Signor Presidente, voglio anzitutto ringraziare i 117 colleghi che hanno firmato a sostegno della richiesta di discussione della mozione da parte dell'Assemblea, presentata dal senatore Cesare Marini, a nome della Rosa nel pugno, nonché i colleghi che in quest'Aula sono intervenuti per evidenziare le nostre ragioni, che non sono questioni di lana caprina.

Noi le firme le raccoglieremo (lo dico al Governo) e faremo appello ai cittadini, in particolare alle donne e ai giovani perché ci aiutino, in quanto una forza come la nostra, quella dei Radicali italiani, i quali hanno attraversato la storia del Novecento e sono stati decisivi in tutti i passaggi del nostro Paese, nel rafforzamento della democrazia e del sistema delle libertà, nell'ammodernamento del Paese, non venga esclusa dalla presenza in Parlamento e dall'agone elettorale in base ad una legge che pensavamo fosse una svista perché è una brutta legge, ma che ci accorgiamo essere non solo una svista, ma anche una legge, oltre che, ripeto, brutta, iniqua e discriminatoria: una delle tante leggi di parte che la maggioranza ha varato in questa legislatura.

Per dieci anni avete sbraitato (chiedo scusa per questa parola forte) contro i cespugli e i cespuglietti che rendono ingovernabile il Paese, avete spinto all'unificazione e avete posto come elemento essenziale dell'innovazione la necessità che le forze politiche si unifichino e garantiscano stabilità e governabilità al Paese e voi stessi, oggi, introducete una legge proporzionale che è - ripeto - una legge brutta che incoraggia la frammentazione e la divisione e restringe gli spazi di scelta e di democraticità, perché con la lista bloccata togliete ai cittadini anche la possibilità di scegliere il candidato. Vi è inoltre una perla, la ciliegina sulla torta: fate una discriminazione che - ha ragione il senatore Marini - è punitiva nei confronti della Rosa nel pugno.

In questa legislatura ci siamo resi conto che c'è un deterioramento della legalità del nostro Paese. Nel merito, ha ragione Marco Pannella: c'è una lesione strisciante delle regole e della legalità di questo Paese.

Considero davvero esilarante - e concludo, signor Presidente - l'intervento del collega Malan quando, con molto imbarazzo, riconosce le nostre ragioni. Se ognuno di noi si presentasse da solo, non avrebbe problemi; solo perché ci uniamo, ci ponete questi ostacoli. Il senatore Malan, dunque, riconosce la fondatezza delle nostre ragioni, ma poi conclude affermando che, poiché ci hanno sempre detto no, continuano a dirci no!

Mi permetta, inoltre, il sottosegretario D'Alì di dire che considero la sua risposta, di fronte ad una questione di democrazia, fredda e burocratica.

Per tali motivi, con molto convincimento preannunciamo il nostro voto favorevole, tornando a ringraziare quanti sostengono la nostra battaglia. (Applausi dai Gruppi Misto-Rnp, DS-U e Mar-DL-U e del senatore Betta).

TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, ho ascoltato quanto ha affermato il rappresentante del Governo quando ha espresso parere contrario sulla mozione in esame, che è stata sottoscritta anche da noi.

Voglio dire al Governo, ma anche alla Presidenza del Senato, che siete stati maestri nell'utilizzare decreti per fare qualsiasi cosa. Ne è un esempio il decreto sulle Olimpiadi all'interno del quale avete messo un'intera legge sulla droga per cercare di guadagnare nelle ultime ore qualche consenso con il vostro atteggiamento punitivo e proibizionista, nonostante il fatto che lo stesso proponente di quel provvedimento abbia fatto outing rivelando di aver fumato spinelli.

Sottosegretario D'Alì, voglio dirle chiaramente che avete utilizzato il decreto in materia elettorale di pochi giorni fa per veicolare ancora una volta modifiche alla legge elettorale. Non è vero che ci si limita solamente a taluni aspetti, come lei ha voluto raccontare a quest'Assemblea. I decreti sono diventati uno strumento per far passare norme e voi l'avete fatto molte volte in questi anni; ora, però, non volete farlo, non volete accettare la giusta richiesta avanzata dagli amici socialisti e radicali e vi nascondete dietro a norme che negli anni avete aggirato con impudenza.

Voglio sottolineare ancora una volta a quest'Assemblea e anche al collega Malan che sulle firme avete fatto di tutto, a seconda dei vostri interessi. Voglio ricordare che, con un vero e proprio imbroglio (non mi scuso per l'utilizzo di tale parola perché di questo si è trattato), avete dichiarato durante le elezioni europee che c'era una norma che serviva per consentire ad un partito storico - i socialisti, appunto - di evitare di raccogliere le firme in quella circostanza; avete consentito la presentazione di una "lista civetta", una lista organizzata da Forza Italia, una lista fasulla, i Verdi Verdi, che ci ha portato via lo 0,6 per cento alle elezioni europee. Questo è quello che sapete fare e fate quando avete convenienza! (Commenti del senatore Forte). Senatore Forte, la smetta di ragliare! (Commenti dai banchi della maggioranza).

PRESIDENTE. Senatore Turroni, lei deve usare un linguaggio appropriato all'Aula.

 

TURRONI (Verdi-Un). E' appropriato, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. No, senatore Turroni, non è appropriato e si dovrebbe scusare con l'Assemblea.

 

TURRONI (Verdi-Un). Casomai mi dovrei scusare con il collega.

 

PRESIDENTE. Le ripeto che si dovrebbe scusare con l'Assemblea. Invito, però, i colleghi a non interrompere.

 

TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, lei dovrebbe garantire che io non venga interrotto.

 

PRESIDENTE. Questo non giustifica ciò che lei ha detto; ma se non vuole giustificarsi con l'Assemblea e scusarsi, ne prendiamo atto. Proceda.

 

TURRONI (Verdi-Un). La ringrazio, signor Presidente, ne prenda atto.

Credo che si debba anche prendere atto del modo in cui costantemente in quest'Aula si è fatto uso dello strumento del decreto-legge e di tanti altri raggiri delle norme e dei regolamenti per consentire alla maggioranza di schiacciare prima l'opposizione e poi, insieme e all'interno della stessa, le forze più piccole, a cominciare dalla nostra, e in questo caso anche quella degli amici socialisti.

Non possiamo fare altro che ricordare ancora una volta come questa legge sia punitiva, sbagliata, negativa e come tale norma renda le forze maggiori dominus delle coalizioni, stravolgendo quello spirito coalizionale che dovrebbe garantire, attraverso la coesione - lo dicevo prima - il buon funzionamento dei Governi e della loro azione.

In queste ore stiamo subendo - lo ripeto ancora una volta - un attacco molto duro, perché a nostre spese si vuole lucrare qualche posto in più. La legge consente che ciò avvenga mediante i nostri voti e avvantaggiando, in questo modo, alcuni settori della coalizione di cui stiamo facendo parte. Questo si rivolterà anche contro di voi perché una volta che lo spirito coalizionale si rompe, si rompe per tutti, non solamente per i Verdi e qualche loro alleato. Ricordate, avete messo una mina sulla stabilità del Governo e delle coalizioni, ma questa legge sarà negativa per tutti e soprattutto per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).

PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PETRINI (Mar-DL-U). Il sottosegretario D'Alì ci ha detto che questo problema non può essere risolto né in via interpretativa né attraverso decreto-legge. La norma, infatti, impedisce al Governo di decretare in materia elettorale.

Con queste risposte, implicitamente, il sottosegretario D'Alì ha riconosciuto la fondatezza della questione, dichiarando l'impotenza del Governo a risolverla. Però, Sottosegretario, questa impotenza non può essere accettata con tanta rassegnazione, perché se noi riconosciamo la fondatezza del problema, allora riconosciamo anche che ci troviamo di fronte ad una situazione di grave sperequazione in materia elettorale, che è fondamentale per la legittimità democratica.

Non posso, dunque, accettare la sua rassegnazione, signor Sottosegretario, anche perché in materia elettorale il Governo ha più volte decretato - il suo Governo e i precedenti - nel presupposto che quella decretazione fosse necessaria e trovasse una unanime convergenza. Ora, non ci sono dubbi sul fatto che possa esserci questa unanimità. Allora, non si capisce perché un Governo, che ha usato la decretazione in modo sicuramente spregiudicato, si faccia oggi così timoroso e così rigorosamente osservante delle norme sulla decretazione.

Sottosegretario D'Alì, occorre un atto di coraggio; ci vuole un atto di giustizia. Il Governo può decretare in presenza di un'unanimità di quest'Assemblea in merito. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

MAGNALBO' (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MAGNALBO' (AN). Signor Presidente, in merito a questa fattispecie esiste un preciso vincolo di legge che riguarda le novità. Malgrado quello che è stato emotivamente richiesto dai fautori di questa mozione, tale vincolo è insormontabile.

Comprendo l'amarezza della senatrice Manieri che evoca una base pronta a muoversi e a mettere le firme, ma il fine della norma è estremamente chiaro ed è proprio quella base che deve decidere. È l'elettore che deve promuovere ed ammettere la partecipazione della forza nuova che si presenta con un nuovo simbolo. Questa regola vale anche per quello che può essere definito, come nella fattispecie, un cartello elettorale: le forze che si riuniscono e che hanno i loro simboli ne creano uno nuovo; sono forze relativamente omogenee ed è giusto che il loro progetto, in base alla legge, venga valutato dalla base. E non può essere certo il Senato, il Parlamento nel suo insieme, a decidere in un modo diverso. Si arrecherebbe certamente un vulnus alla democrazia.

Ritengo, pertanto, che non esista alcuna discriminazione, alcuna ingiustizia, ma semplicemente il rispetto di regole che devono valere proprio in ossequio a quel principio democratico secondo cui deve essere la base ad accettare, a decidere e a garantire la forza di due movimenti politici che si devono presentare alle competizioni elettorali.

In base a questi ragionamenti, Alleanza Nazionale voterà contro la mozione presentata.

SALVI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SALVI (DS-U). Signor Presidente, desidero richiamare anche l'attenzione dei colleghi della maggioranza su questo argomento giacché se la mozione in esame venisse respinta si confermerebbe una grave violazione del principio di eguaglianza nelle competizioni elettorali. Certamente l'attuale normativa presenta un rilevante profilo di incostituzionalità.

In sostanza, per effetto delle nuove disposizioni introdotte con la legge elettorale - immagino senza aver riflettuto su questo aspetto - si vuole impedire ad un soggetto politico che nasce dalla fusione di due partiti - il partito Radicale e lo SDI - che certamente non sono nati oggi e che hanno rappresentato in Italia una tradizione consolidata da decenni, con idee che possono piacere o meno, di avere certi diritti. Il fatto che queste forze, attraverso un percorso, che dovrebbe essere auspicato, di concentrazione, avviino un processo di fusione, fa sì che esse si vedano preclusi i diritti che a ciascuna spetterebbero in quanto singola forza politica.

Aggiungo anche di essere deluso dal ministro Pisanu che in altre occasioni ha mostrato la sensibilità di venire in Parlamento ad argomentare. Oggi una delle due coalizioni compatte pone un tema che riguarda due grandi forze politiche ed io credo che il Governo non possa cavarsela voltando la testa dall'altra parte perché è in gioco la regolarità della competizione elettorale.

Pertanto, chiedendo anche alla maggioranza di esprimere un voto su questa mozione, non pregiudichiamo nulla e desideriamo che la questione resti aperta perché crediamo che possa essere risolta in modo semplicissimo, senza estendere nulla a nuovi partiti e partitini, bensì partendo solo dal fatto che se due forze politiche hanno ciascuna la titolarità di un certo diritto, dovrebbero essere incentivate nel percorso di fusione proprio in vista del raggiungimento dell'obiettivo della riduzione della frammentazione dei partiti e del sistema politico che tutti a parole denunciano, ma che nei fatti favoriamo, in modo negativo.

In conclusione, rinnovo la mia critica al ministro Pisanu per il disinteresse mostrato ingiustamente nei confronti di un problema serio, che viene sollevato da metà del Parlamento e chiedo un voto sulla mozione il più ampio possibile perché con essa intendiamo dire che il problema esiste. La mozione, come è noto, per sua natura non può modificare la normativa; essa indica però al Governo e al Parlamento la necessità di un ulteriore approfondimento. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-Un, Misto-RC e Misto-Rnp).

PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 373, presentata dal senatore Marini e da altri senatori.

Non è approvata.

 

PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la controprova.

 

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. (Durante le operazioni di voto si segnalano da parte di senatori dell'opposizione luci accese sui banchi della maggioranza cui non corrisponderebbe la presenza di senatori).

Accanto al senatore Contestabile chi c'è? C'è una scheda disattesa da rimuovere.

 

PAGANO (DS-U). Accanto al senatore Mugnai, Presidente!

 

PRESIDENTE. Senatrice Pagano, stia calma, non ci rubi il mestiere!

Accanto al senatore Gentile c'è una scheda disattesa. (Proteste del senatore Cambursano). Senatore Cambursano, facciamo intervenire gli assistenti, altrimenti non si può fare.

Prendete posto, colleghi! Senatore Asciutti, prenda posto!

 

MORANDO (DS-U). (Indicando i banchi della maggioranza). In terza fila ci sono quattro voti!

 

PAGANO (DS-U). Presidente, ma li faccia sedere, l'ho detto mille volte! Presidente, guardi dietro al senatore Battaglia.

 

PRESIDENTE. Per favore, colleghi! Tanto non procedo alla chiusura della votazione fintanto che non si siano effettuate le necessarie verifiche.

 

CALLEGARO (UDC). (Indicando i banchi dell'opposizione). Guardi là, Presidente!

 

PRESIDENTE. State seduti, per cortesia! Anche lei, senatore Asciutti, prenda posto.

Dietro il senatore Brutti, per favore, invito gli assistenti parlamentari a controllare e a rimuovere i giornali. Controllate di chi è quella tessera disattesa!

(Proteste del senatore Morando, che scende nell'emiciclo). Senatore Morando, in cinque anni non l'ho mai vista così!

 

PETRINI (Mar-DL-U). Vorremmo almeno un voto regolare! (Il senatore Petrini agita l'indice della mano destra).

 

PRESIDENTE. Cosa fa, senatore Petrini? Non sia maleducato. Stiamo procedendo alle verifiche necessarie! (Il senatore Petrini continua ad agitare l'indice della mano destra). La smetta con quella mano minacciosa, maleducato!

Mettetevi seduti, colleghi!

 

PAGANO (DS-U). Signor Presidente, nella fila del senatore Delogu, accanto a Mugnai, sotto al giornale!

 

PRESIDENTE. Anche lei, senatore Pellicini, si metta seduto, per favore.

 

MALAN (FI). Signor Presidente, guardi l'ultima fila dei banchi dell'opposizione!

 

PRESIDENTE. (Rivolto ai banchi di AN). Non fate finta di non sentire, togliete i quotidiani! C'è una tessera in più vicino al senatore Bonatesta: invito gli assistenti parlamentari a ritirarla. (La tessera viene rimossa). Bene! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

(I senatori Pontone, Asciutti e Bonatesta si rivolgono alla Presidenza, invitandola a controllare anche a sinistra). Adesso dobbiamo controllare anche dall'altra parte. (Proteste dei senatori Salvi e Brunale).

Senatore Salvi, prenda posto. Cosa sta facendo? (Il senatore Salvi si avvicina al banco di AN per indicare le luci accese cui non corrispondono senatori).

Senatrice Bonfietti, vedo due luci accanto a lei: mi dice di chi sono, per favore? (La senatrice Bonfietti estrae la tessera disattesa accanto a lei).

Senatore Vitali, potrebbe spostare il quotidiano che si trova vicino a lei? (Sotto il quotidiano c'è una luce cui non corrisponde alcun senatore). Invito gli assistenti parlamentari ad estrarre quella scheda. (La tessera viene estratta).

 

FABRIS (Misto-Pop-Udeur). Presidente, guardi cosa succede tra i banchi di Forza Italia!

 

PAGANO (DS-U). Togliete le schede di là! Senatore Malan, la prego. (La senatrice Donati si avvicina ai banchi di Forza Italia per segnalare al Presidente tutte le luci accese disattese).

 

PRESIDENTE. (I senatori sono quasi tutti in piedi). Colleghi desidero che vi mettiate tutti seduti! Senatore Labellarte, si metta seduto anche lei! Se non vi mettete seduti non procediamo!

(La senatrice Manieri si rivolge al Presidente e alla senatrice segretaria Bettoni Brandani per invitarli ad un controllo più attento). Senatrice Manieri, è inutile che lei si agiti, controlliamo da qui. Mi aiuterebbe se stesse seduta; tutti i colleghi ci aiuterebbero se stessero seduti. A questo compito ci pensa la Presidenza. (Proteste del senatore Valditara). Per favore, senatore Valditara!

(Nel banco dietro il senatore Brutti Massimo è poggiata una borsa). Senatore Brutti Massimo, quella borsa alle sue spalle sembra fatta apposta per indurre al sospetto! Ci può aiutare a toglierla? (Il senatore Brutti rimuove la borsa. Applausi dai Gruppi FI e AN).

 

BONATESTA (AN). Vergogna!

 

PAGANO (DS-U). Ma stai zitto! Guarda là! (Indica i banchi di AN).

 

PRESIDENTE. Colleghi, in quel banco vedo cinque luci rosse e due senatori: o state seduti o ne faccio togliere tre. Senatore Cambursano, si rimetta al suo posto!

 

PAGANO (DS-U). (Indicando i banchi della maggioranza). Presidente, guardi il terzo banco!

 

PRESIDENTE. Chi c'è dietro il senatore Martone? Per favore, colleghi, mettetevi a sedere.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

PAGANO (DS-U). Hanno aggiunto adesso tre voti!

 

PRESIDENTE. Non è approvata. (Applausi dai banchi della maggioranza).

 

PAGANO (DS-U). Per frode, signor Presidente! Colleghi, ma per cosa applaudite?

(Il senatore Rotondo si avvicina al senatore Manunza per controllare la tessera inserita nella postazione adiacente). (Forte brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. La seduta è sospesa, colleghi!

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,48, è ripresa alle ore 10,55).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Colleghi, non essendo ancora pervenuto il parere della 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 3717, non possiamo proseguirne l'esame.

Passiamo pertanto al successivo punto all'ordine del giorno.

 

Seguito della discussione del disegno di legge:

(3731) Conversione in legge del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (Relazione orale) (ore 10,56)

 

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3731.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale ed il senatore Turroni ha avanzato una questione sospensiva, sulla cui votazione è mancato il numero legale.

Passiamo pertanto alla votazione della questione sospensiva.

 

Verifica del numero legale

DONATI (Verdi-Un). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,56, è ripresa alle ore 11,17).

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3731

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Passiamo nuovamente alla votazione della questione sospensiva.

  

Verifica del numero legale

 

DE PETRIS (Verdi-Un). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3731

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione sospensiva, avanzata dal senatore Turroni.

Non è approvata.

 

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Turroni. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato ad intervenire.

 

DE PETRIS (Verdi-Un). Interverrò io in dichiarazione di voto, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Brunale. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato ad intervenire.

Dichiaro quindi chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Eufemi.

 

EUFEMI, relatore. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Tunis.

 

TUNIS, relatore. Anch'io rinuncio ad intervenire, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

 

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Do lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento al comma 1 dell'articolo 2, dopo le parole: "dicembre 2005, n. 266," delle seguenti: "fermo restando il comma 66 del medesimo articolo 1,".

La Commissione, esaminati inoltre i relativi emendamenti 1.100, 1.0.100, 1.0.101 e 1.0.102 trasmessi, esprime parere di nulla osta».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'ulteriore emendamento 1.100/1 relativo al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti al testo del decreto-legge da convertire.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

EUFEMI, relatore. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per illustrare gli emendamenti a mia firma.

Per le ragioni già esposte ieri, si rende necessario raddoppiare il termine di sessanta giorni a centoventi, per dare tempo alle autorità di poter emanare venti provvedimenti di normativa secondaria, che sono indispensabili per un corretto funzionamento di tutta la materia. Per queste ragioni, sollecito l'approvazione dell'emendamento 1.100.

L'emendamento 1.0.101 lo do per illustrato.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

EUFEMI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'emendamento 1.100/1, perché ha il significato di evitare un vuoto temporale tra la scadenza dei centoventi giorni nella commercializzazione dei prodotti senza prospetto e i tempi necessari proprio alla realizzazione di queste norme.

Invito al ritiro degli emendamenti 1.0.100 e 1.0.102, trattandosi di materia sulla quale il Parlamento è già intervenuto con doppia fiducia venti giorni fa; infine esprimo parere favorevole all'emendamento 1.0.101, nonché - lo anticipo - al 2.500, che è meramente tecnico perché sollecitato dalla Commissione bilancio.

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. L'emendamento 1.0.100 si intende ritirato.

Domando ai presentatori dell'emendamento 1.0.102 se accolgono l'invito al ritiro che è stato avanzato.

 

BRUNALE (DS-U). Manteniamo l'emendamento, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Allora, il parere su questo emendamento diventa negativo.

 

EUFEMI, relatore. Esatto, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.100/1, presentato dal senatore Iervolino.

È approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal relatore Eufemi, nel testo emendato.

È approvato.

 

Ricordo che l'emendamento 1.0.100 è ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 1.0.102, presentato dal senatore Bassanini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1.0.101, presentato dal relatore Eufemi.

È approvato.

 

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

EUFEMI, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 2.500 (testo corretto) è stato sollecitato dalla 5a Commissione permanente. Si tratta pertanto di una proposta di modifica meramente tecnica.

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi su tale emendamento.

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.500 (testo corretto), presentato dai relatori.

E' approvato.

Passiamo alla votazione finale.

DE PETRIS (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, preannuncio il voto contrario del Gruppo dei Verdi sul provvedimento in esame, che peraltro è stato anche peggiorato dagli emendamenti testé illustrati dal relatore, senatore Eufemi.

La nostra contrarietà nasce da un motivo chiaro e semplice: si rimette mano ad una legge che ha avuto un travaglio a tutti noto, che il Paese e soprattutto i risparmiatori (in particolare, quelli truffati e quelli che magari vorrebbero non essere più truffati in futuro) attendevano da circa tre anni.

Sappiamo tutti come la legge sulla tutela del risparmio sia stata attraversata dagli ultimi scandali fiscali. L'accelerazione dell'approvazione è arrivata soltanto dopo i noti arresti ed incriminazioni.

Ora, dunque, si rimette mano ad alcune questioni come, ad esempio, quella relativa all'articolo 8, là dove si parla del conflitto di interessi e si estende l'ambito di applicazione dell'articolo 136 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia; peraltro, con l'emendamento presentato dal relatore Eufemi il periodo transitorio è stato raddoppiato, passando da due mesi a quattro mesi, al fine di poter disporre di un tempo - per così dire - consono. Vorrei riflettessimo anche sulla decisione di concedere questo periodo di tempo per estendere l'obbligo (come prevede l'articolo 11) di prospetto ai prodotti bancari ed assicurativi. Credo che ormai dovremmo sapere tutti cosa ciò significhi: si concede ulteriore tempo per avere una garanzia minima per i risparmiatori, cioè l'obbligo di prospetto per alcuni prodotti.

Le modifiche riguardano anche la disciplina della circolazione in Italia di prodotti finanziari emessi all'estero, assolutamente delicati, prevedendo la responsabilità degli intermediari nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali, a meno che non venga consegnato un idoneo documento informativo. Anche in questo caso, si è deciso che occorre un congruo periodo transitorio, prima individuato in sessanta giorni ed ora in centoventi giorni. Le disposizioni interessano l'articolo 11, anche là dove si attribuiscono alla Commissione nazionale per la società e la borsa (CONSOB) poteri in materia di intermediazioni finanziarie.

Per quanto riguarda i rapporti con la clientela, anche qui in merito ai prodotti assicurativi e finanziari si devono concedere centoventi giorni per poterli identificare con esattezza. Ancor di più, potremmo parlare della vigilanza sulle assicurazioni, onde in tal caso, con ulteriore tempo per l'individuazione dei prodotti assicurativi e delle competenze, che vanno esercitate d'intesa tra ISVAP e CONSOB.

In conclusione, siamo assolutamente contrari a questa proroga: eravamo contrari al termine di sessanta giorni, pensate come possiamo oggi apprezzare la proroga a quattro mesi.

Anche riguardo alla norma relativa al finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas vi erano state delle dimenticanze, dei problemi all'interno della finanziaria, ma la sostanza del provvedimento riguarda il risparmio. Vi ostinate a definire questo provvedimento a tutela del risparmio, ma esso è, ancora una volta, la prova che tale testo, anche così modificato, è tutto tranne che a difesa dei nostri risparmiatori.

Per questo motivo annuncio il voto contrario del Gruppo dei Verdi.

CASTELLANI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLANI (Mar-DL-U). Signor Presidente, anche da parte mia annuncio il voto contrario del Gruppo della Margherita a questo decreto-legge che, in qualche modo, interviene sulla legge cosiddetta a tutela del risparmio, che è stata varata alla fine dell'anno scorso.

Anche questo è un modo, ancora una volta esemplare, che dimostra come questa maggioranza e questo Governo legiferano in materie molto delicate come la tutela del risparmio. Dopo due anni dallo scoppiare degli scandali Cirio e Parmalat si è giunti all'approvazione della legge del 28 dicembre 2005, n. 262, con estremo ritardo. I risparmiatori hanno richiesto a gran voce di non essere dimenticati, di avere una giusta tutela in un mercato molto sofisticato, come quello dei prodotti finanziari.

Presidenza del vice presidente SALVI (ore 11,30)

 

(Segue CASTELLANI). Ebbene, questa legge approvata per mezzo di un voto fiducia, non fornisce risposte esaurienti alla tutela dei risparmiatori. Oggi si interviene ancora su quella stessa legge. Si tratta di un modo veramente raffazzonato di legiferare e d'intervenire, sia pure in modo tardivo, su questioni molto importanti e delicate.

Addirittura, con questo decreto si rinvia l'entrata in vigore di norme molto importanti che riguardano soprattutto la tutela del risparmiatore nel momento in cui consuma prodotti finanziari. Il termine del decreto‑legge - lo ha già ricordato la senatrice De Petris - prevedeva la proroga di sessanta giorni; con l'intervento dell'Aula che ha approvato testé l'emendamento del relatore, il rinvio viene addirittura prorogato a centoventi giorni. Ciò evidenzia come questa maggioranza e questo Governo non hanno a cuore i reali interessi del consumatore di prodotti finanziari, cioè del risparmiatore, che non viene affatto tutelato.

Devo aggiungere un'altra questione, sia pure nel disinteresse dell'Assemblea. La bocciatura dell'emendamento 1.0.102, a firma Bassanini, Turci e Brunale, e il ritiro dell'analogo emendamento del collega Grillo stanno ancora a dimostrare come si voglia intervenire sui problemi che riguardano il cosiddetto risiko bancario in modo autoritativo e certamente con tentativi di turbare il mercato.

Come è ben noto a tutti, con l'articolo 7 della legge sulla tutela del risparmio sono state sterilizzate le partecipazioni delle fondazioni bancarie oltre il 30 per cento. Al di là della costituzionalità di questa norma, vorrei che si riflettesse un momento, ma vedo che l'Aula certamente non è predisposta a questa attenzione, su cosa può comportare oggi un'ulteriore dismissione delle partecipazioni bancarie delle fondazioni. Immettere sul mercato oggi ulteriori partecipazioni delle fondazioni bancarie potrebbe - uso il condizionale, ma vorrei che in qualche modo si riflettesse su questo - ancora una volta non tutelare, come è giusto, i problemi del risparmiatore che ancora affida i propri risparmi alle banche.

Perché in ogni caso le fondazioni bancarie hanno, tra i loro scopi, certamente quello di perseguire un interesse generale. Ma quando ancora si vuole che le loro partecipazioni vengano collocate sul mercato, a chi vanno queste partecipazioni? Vanno ancora, ad esempio, ad introdurre elementi di non trasparenza nell'intreccio tra banca ed impresa, quando non si sono voluti affrontare con chiarezza i conflitti di interesse che esistono, purtroppo, tra banche ed impresa. Allora, ripeto, sarebbe stato opportuno rinviare l'applicazione dell'articolo 7, come veniva richiesto dai decreti, anche per riflettere ancora una volta in modo più attento e sereno su ciò che può significare oggi ancora una dismissione delle partecipazioni bancarie da parte delle fondazioni che, ripeto, pur essendo state riconosciute da varie sentenze della Corte costituzionale come enti privati no profit, comunque perseguono scopi di interesse generale, cosa che certamente non fanno i raider o i finanziatori che cercano di intervenire nel mercato del cosiddetto risiko bancario.

Anche per questo motivo il voto della Margherita sul provvedimento in esame sarà contrario. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

BRUNALE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUNALE (DS-U). Signor Presidente, intervengo in questa sede non avendo potuto svolgere il mio intervento durante la discussione generale.

È vero che il decreto-legge al nostro esame è volto - e non poteva non essere così - a differire l'efficacia di alcune disposizioni previste dalla legge recentemente approvata per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari.

In particolare, le disposizioni riguardano la previsione di un periodo transitorio al fine di consentire l'individuazione di quei soggetti per i quali è necessaria la procedura speciale per la concessione di finanziamenti da parte delle banche in quanto componenti degli organi sociali delle banche stesse. Lo stesso rinvio della decorrenza dei termini riguarda l'obbligo per le banche che intendono offrire proprie obbligazioni e che devono darne comunicazione alla CONSOB, predisponendo un prospetto informativo con cui chiedere l'autorizzazione.

Inoltre, il periodo transitorio di sessanta giorni è introdotto per la nuova disciplina della circolazione in Italia di prodotti finanziari emessi all'estero. Nel caso della negoziazione di prodotti finanziari e assicurativi inizialmente in possesso di investitori istituzionali che devono essere trasferiti presso acquirenti retail e dunque verso i cittadini risparmiatori e investitori. In questo caso, gli investitori istituzionali rispondono della solvenza dell'emittente per un anno a meno che non consegnino - ovviamente ad un anno dall'emissione - alla CONSOB il relativo documento informativo.

Infine, il decreto-legge - e questo è il punto su cui maggiormente concordiamo - rimedia ad una lacuna che la legge finanziaria, approvata a colpi di fiducia da una maggioranza in lite con se stessa, aveva creato, ovvero l'impossibilità per l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas di potersi autofinanziare per la mancata approvazione di una norma primaria che ne disciplinasse il finanziamento.

Con il decreto si rimedia all'errore, garantendo perciò all'Autorità in questione la necessaria funzionalità. Pure essendo d'accordo sull'ultimo punto da me citato poco fa, non possiamo esimerci dal dichiarare il nostro dissenso rispetto non solo al contenuto più complessivo del decreto in esame, ma soprattutto a ciò che lo stesso richiama, ovvero al fatto che in questo caso siamo di fronte alla necessità - appunto com'è detto - di differire l'efficacia di alcune disposizioni previste dalla legge recentemente approvata per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari.

Si tratta di una legge per la quale, in entrambi i rami del Parlamento, ci siamo seriamente battuti, mostrando anche grande capacità di proposta innovativa. Purtroppo alla fine abbiamo espresso il nostro voto contrario sia perché con quella legge non si sono risolti i problemi fondamentali che dovevano essere affrontati sia perché ci è parsa del tutto insufficiente la tutela che si garantisce al cittadino risparmiatore. Oltre tutto, ed è questo l'ultimo argomento, insieme ai colleghi Bassanini e Turci, ho presentato un emendamento riguardante il differimento dei termini, dal primo gennaio 2006 al primo luglio 2007, circa la sterilizzazione al 30 per cento delle partecipazioni detenute dalle fondazioni bancarie nelle società per azioni partecipate.

È questo un argomento che riteniamo ancora importante e sul quale è mancata una risposta da parte del Parlamento, del relatore e del Governo. Perché? Perché siamo di fronte, ancora una volta, alla dimostrazione che si tratta di un intervento mirato del Governo e dell'attuale maggioranza e perciò punitivo nei confronti di alcuni. Per questi motivi complessivi dunque il Gruppo dei Democratici di Sinistra voteranno contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo DS-U).

PRESIDENTE.Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas».

È approvato.

 

Discussione del disegno di legge:

(3723) Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, recante interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa (ore 11,40)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3723.

Su delega del Presidente della 9a Commissione permanente, ha facoltà di parlare il senatore Ruvolo, per riferire sui lavori della Commissione.

RUVOLO (UDC). Signor Presidente, per incarico appunto del Presidente della Commissione agricoltura vorrei intanto sottolineare l'importanza di questo provvedimento che è uno dei più attesi - immagino - nel mondo dell'agricoltura e anche della pesca.

La Commissione ha svolto un lavoro assai proficuo: molti emendamenti sono stati esaminati dall'articolo 2 fino all'articolo 7 ed è stato accantonato solo l'articolo 1 che riguarda la previdenza agricola.

La Commissione bilancio non ha completato i propri lavori; sono in corso di valutazione questi emendamenti all'articolo 1 e tutti gli altri emendamenti. Per tale ragione il Presidente ha rinviato in Aula tutto il provvedimento, per cui esso arriva in Aula senza aver completato il suo iter. (Applausi del senatore Salzano).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Ruvolo, il disegno di legge n. 3723, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso senza relazione, neppure orale, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.

In conformità a quanto avvenuto in analoghe circostanze, non esiste nel caso in questione un relatore all'Assemblea, tale non potendosi considerare il relatore alla 9a Commissione permanente. Quest'ultima, infatti, non avendo concluso i propri lavori, non ha conferito specifico mandato di fiducia.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Verdi-Un). Signor Presidente, il tempo è avaro, abbiamo otto minuti in tutto per questo provvedimento, quindi chiedo alla Presidenza di poter allegare il testo completo del mio intervento agli atti della seduta.

Il decreto licenziato dal Governo è assolutamente carente e il lavoro in Aula, che segue quello svolto in Commissione, ha il compito di cercare di introdurre degli interventi; uno fra tutti, l'annosa questione della riforma previdenziale e del pregresso, che sembra stia arrivando finalmente ad un buon punto, compresa la questione dell'indennità di disoccupazione. Ci sono i sindacati che chiedono un incontro e protestano qui fuori. Spero che l'Aula possa dare una risposta chiara e precisa su un problema molto grave ed urgente per il mondo agricolo.

D'altronde, che il decreto licenziato dal Governo fosse scarno e scarso ce lo aspettavamo, perché fa parte della politica degli annunci del ministro Alemanno, il quale aveva anticipato che questo decreto avrebbe contenuto mirabilia, mentre ci troviamo con ben poca cosa.

Segnalo la questione, che sta esplodendo di nuovo, relativa al settore bieticolo-saccarifero, di cui si occupa l'articolo 2: dobbiamo dire con chiarezza che l'accordo che il Governo ha sbandierato a Bruxelles come chissà quale vittoria non è un buon accordo, perché il Centro-Sud non avrà più di fatto zuccherifici e si creano problemi enormi anche in Emilia-Romagna ed in altre Regioni. Quindi, urge un intervento, ma qui ci sono pochissimi elementi per accelerare i piani di riconversione, per mettere in atto gli ammortizzatori sociali. Peraltro, le ingenti risorse comunitarie messe a disposizione per limitare i danni nel testo predisposto dal Governo non hanno il cofinanziamento nazionale necessario per una loro degna attivazione .

Spero si possano affrontare anche altre questioni di cui nel decreto non vi è traccia, ma che sono contenute in emendamenti la cui discussione in Commissione non si è conclusa. C'è, ad esempio, il problema della pesca per quanto riguarda almeno l'equiparazione dell'aliquota IVA a quella agevolata per il comparto agricolo. Insomma, c'è da svolgere un lavoro cospicuo per dare un senso al decreto, per tentare di inserire degli interventi indispensabili sulla previdenza, sulla pesca, per il piano di riconversione del settore bieticolo-saccarifero e qualche cosa in più per il mondo dell'agricoltura, che ormai non fa altro che registrare crisi non passeggere, ma strutturali.

Signor Presidente, mi fermo qui perché ovviamente il giudizio sul decreto potrà essere completo solo nel momento in cui discuteremo gli emendamenti e ci confronteremo con la maggioranza nel merito delle questioni, non facendo mancare, come al solito, il nostro contributo.

Ribadisco, in conclusione, la richiesta alla Presidenza di poter allegare agli atti il testo del mio intervento.

PRESIDENTE. Senz'altro, senatrice De Petris, il testo del suo intervento per la parte non pronunciata in Aula sarà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

È iscritto a parlare il senatore Basile. Ne ha facoltà.

BASILE (Mar-DL-U). Signor Presidente, devo dare un giudizio non pienamente soddisfacente su questo decreto, che in effetti è molto atteso dagli operatori del settore e che ci aveva un po' illuso tutti, perché il Ministro in più occasioni si era impegnato ad inserire in un provvedimento prossimo a venire delle provvidenze e delle misure adeguate alla situazione.

In più occasioni il ministro Alemanno aveva preannunciato in Commissione agricoltura l'adozione di interventi di riordino della previdenza agricola e di soluzione della questione che riguarda i contributi pregressi. Ricordo che lo aveva già fatto la legge finanziaria 2005 e che alcuni interventi in materia erano ricompresi nel cosiddetto decreto-legge fiscale.

Il Governo aveva assicurato la propria disponibilità ad introdurre delle misure in tema di previdenza agricola. Purtroppo, nei maxiemendamenti presentati successivamente non è stato incluso alcunché relativamente ai provvedimenti promessi.

Voglio altresì ricordare che in 9a Commissione durante l'esame della legge finanziaria era stato presentato un ordine del giorno che impegnava il Governo a risolvere la questione di contributi previdenziali in agricoltura. Alcune questioni indubbiamente vengono affrontate in questo provvedimento, ma le misure previste paiono inadeguate e insufficienti; non si tratta di misure strutturali e di provvedimenti aventi un carattere organico, bensì di misure ispirate semplicemente ad una logica emergenziale, non proiettate nel lungo periodo. In molti casi ci si trova di fronte a mere disposizioni di rinvio. Ciò è stato ammesso anche dalla maggioranza: il collega Bongiorno, ad esempio, ha espresso forti perplessità in ordine all'effettiva necessità di assicurare le misure necessarie tramite tale decreto.

L'articolo 2 si occupa del settore bieticolo-saccarifero su cui vi sono state - come sappiamo - recenti decisioni comunitarie molto importanti. Sappiamo che la filiera bieticolo-saccarifera è entrata in una crisi profonda, causata da una crescente situazione di concorrenza nel mercato comunitario, che ha reso evidenti alcuni ritardi strutturali nell'organizzazione della produzione italiana.

Nel novembre scorso è stata proposta una riforma dal Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione europea che prevede sostegni finanziari per le imprese saccarifere che intendono riconvertirsi ad altre produzioni ed anche per accompagnare le suddette riconversioni nel contesto territoriale. A proposito del problema dell'autorizzazione, sottolineo un aspetto molto importante: potenzialmente vi è la possibilità per i singoli Paesi di erogare aiuti nazionali in favore delle imprese che continueranno la produzione bieticolo-saccarifera.

In effetti, vi è il problema - sollevato in precedenza anche dalla collega De Petris - dello stanziamento da parte dell'Esecutivo delle risorse di cofinanziamento nazionale, pari a 65,8 milioni di euro. Naturalmente, senza il cofinanziamento nazionale non è possibile attivare tali risorse.

Vi è poi un problema non trattato, quello relativo allo sviluppo di colture energetiche e all'energia proveniente da biomasse agricole, che è molto urgente.

Nel settore della pesca, trattato all'articolo 5, va sottolineato che vi è una crisi poiché si è registrato un forte incremento dei costi di produzione in seguito a un significativo aumento dei prezzi dei carburanti; il gasolio è aumentato infatti di quasi il 40-50 per cento.

Inoltre, vi è l'esigenza - sottolineata da quasi tutti i colleghi della Commissione agricoltura - di equiparare l'aliquota IVA nel settore della pesca a quella agevolata prevista per il settore primario. È stato anche presentato alla Camera un importante ordine del giorno in questo senso, che il Governo ha accolto.

Inoltre, vi è il problema, sollevato dalla collega De Petris in più occasioni, della non più rinviabile istituzione dell'Autorità nazionale per la sicurezza alimentare. Sappiamo che l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare si è già insediata a Parma. Si rende a questo punto tuttavia necessaria l'istituzione dell'Agenzia nazionale.

Purtroppo in questo decreto sembrano fiorire troppi nuovi comitati e fondi: si parla per esempio, all'articolo 2, dell'istituzione di un Comitato interministeriale; presso l'AGEA viene poi istituito un Fondo per la razionalizzazione e la riconversione della produzione bieticolo-saccarifera, in cui far affluire le risorse finanziarie. Forse nell'era della semplificazione non si dovrebbe andare in questa direzione!

Quanto alla previsione di un significativo aumento del numero dei dipendenti, di personale aggiunto, nel Corpo forestale dello Stato, mi chiedo se sia proprio necessario. Sorge però il problema della capacità di operare dell'AGEA: con gli ultimi provvedimenti è stata incaricata di svolgere molte funzioni e mi chiedo se è attrezzata per sostenerle. In tutti i provvedimenti concernenti l'agricoltura si fa infatti riferimento all'AGEA. Vi sono le risorse, l'organizzazione e l'organico necessari per poter adempiere brillantemente ai compiti proposti? Altro problema concerne l'informazione ai consumatori - importante - che si pone in riferimento a più settori: per la verità, sono state attivate alcune iniziative, ma molto deve ancora essere fatto.

L'emendamento presentato e modificato dal senatore Azzollini, anche a seguito di un altro presentato assieme ai senatori quali Piatti, Stanisci ed altri, dà una risposta non del tutto soddisfacente per quanto riguarda la previdenza agricola, ma la strada è quella buona.

Quindi, registro, apprezzandolo, lo sforzo del presidente della 5a Commissione permanente, senatore Azzollini, di venire incontro e superare alcune lacune presenti nel decreto. A proposito dell'articolo 2, vi sono alcuni emendamenti presentati per gli operatori del settore, che necessita di risorse finanziarie, grazie ai quali a mio parere alcuni problemi si potranno risolvere.

La crisi congiunturale dell'agricoltura italiana si inserisce in una prospettiva negativa sotto il profilo strutturale, senza possibilità di attendersi una ripresa positiva del ciclo. Bisogna anche considerare che tutto ciò avviene in un contesto internazionale in cui le cose non vanno sicuramente per il meglio: abbiamo sofferto moltissimo per vedere finalmente raggiunta un'intesa sugli aspetti finanziari. Le prospettive finanziarie dell'Unione Europea per gli anni 2007-2013, a conclusione della Presidenza inglese, hanno visto un Accordo che non ha soddisfatto tutti, ma che può essere la base d'inizio per affrontare, appunto, gli anni a venire. Speriamo che le Presidenze dei prossimi semestri, quella austriaca e quella finlandese, dedichino più spazio e più attenzione ai problemi dell'agricoltura.

Come ho nel corso del mio intervento già detto, vi sono alcuni aspetti positivi, come ad esempio la riforma del settore bieticolo-saccarifero. Ma è troppo poco; il settore agricolo ha bisogno di molto di più. Mi auguro che nel corso delle prossime presidenze dell'Unione Europea si possa fare quanto è necessario. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bongiorno. Ne ha facoltà.

BONGIORNO (AN). Signor Presidente, onorevoli senatori, ritengo che oggi, anche se in chiusura di legislatura, completiamo un percorso di riforma e di interventi strutturali seri - finalmente - a sostegno dell'agricoltura e del comparto della pesca. Esattamente il contrario di quanto è stato denunziato nei minuti precedenti dai colleghi dell'opposizione, i quali peraltro conoscono il lavoro svolto e i risultati raggiunti in passato, ma soprattutto quelli, concreti e importanti, che stanno per essere raggiunti proprio oggi.

Si è cominciato con un grande intervento nel mese di marzo del 2003, con la legge delega n. 38 di riforma del comparto agricolo, della pesca e dell'acquacoltura. Si è continuato con una serie di decreti, in presenza di condizioni di straordinarietà e urgenza, regolarmente convertiti in legge dal Parlamento e, soprattutto, con una serie di decreti legislativi di attuazione della legge delega sopra citata.

Consentitemi di accennare, anche perché i minuti a disposizione sono pochi, alla riforma del fondo di solidarietà nazionale. Si passerebbe con questo nuovo sistema, così come riformato, dagli interventi contributivi successivi ai fenomeni di calamità naturale, al sistema assicurativo e preventivo.

Voglio fare riferimento all'altro intervento in materia di regolazione di mercati che è seguito alle grandi crisi registratesi negli ultimi mesi e negli ultimi due anni nei comparti agricoli, soprattutto per quanto riguarda la variazione dei prezzi, tra quelli maturati all'origine e quelli maturati al consumo.

Desidero anche riferirmi agli interventi strutturali in materia di semplificazione amministrativa e di stabilizzazione del sistema fiscale e alle nuove norme, in particolare contenute nella legge n. 204 del 2 agosto del 2004 in materia di etichettatura e di tracciabilità dei prodotti agro alimentari.

Richiamo poi la norma, anche questa importante e strutturale, inserita nell'ultima finanziaria, sui distretti produttivi, che coinvolge in pieno il comparto dell'agricoltura e della pesca.

Vi è poi la grande riforma della Politica agricola comune, nel cui contesto il Governo italiano e il ministro Alemanno di Alleanza Nazionale hanno avuto un ruolo molto importante, soprattutto per quanto riguarda le norme di attuazione della riforma della PAC stessa nell'ordinamento italiano.

Si completa oggi un percorso. È vero che il decreto che verrà oggi convertito in legge, almeno in questo ramo del Parlamento, apre soltanto degli spiragli su determinate antiche questioni. Mi riferisco al sistema contributivo agricolo, alla definizione del pregresso contributivo agricolo, alle vertenze sulla pesca e alla questione del comparto bieticolo-saccarifero. Erano questi degli spiragli e si è detto sin dall'inizio che il Governo era assolutamente disponibile e sensibile, pronto a collaborare attivamente e fattivamente con il Parlamento. Questa sensibilità e questa apertura si sono rivelate e concretizzate in queste ultime tre settimane. Tutti lo sanno, sia i parlamentari di maggioranza che i parlamentari di opposizione. Tali spiragli sono diventati grandi aperture e si sono trasformati in grandi, storiche - lasciatemelo sottolineare - risposte al comparto dell'agricoltura e della pesca.

Lo vedremo nel momento in cui andremo ad esaminare gli emendamenti concordati con il Governo, con le risposte che riusciamo a dare finalmente ad una faccenda che è stata aperta drammaticamente dai Governi D'Alema negli anni 1998-1999, quando quei Governi hanno cartolarizzato i crediti nei confronti degli agricoltori svendendoli e mettendo gli agricoltori nella impossibilità di poter continuare serenamente la propria attività imprenditoriale.

Oggi finalmente questo problema si risolve: non si adotta più un condono o una rateizzazione, com'è accaduto con altri provvedimenti legislativi nei mesi e negli anni scorsi; qui diamo luogo finalmente alla riforma organica del sistema previdenziale agricolo, in maniera assolutamente soddisfacente e accolta positivamente anche dalle associazioni professionali. E anche l'opposizione deve dare atto di questo importante risultato: si procede alla definizione, finalmente, di tutto il pregresso, con una rateizzazione in venticinque anni, con l'abbattimento di sanzioni e di interessi e con rate costanti.

Importanti interventi sono a sostegno del comparto bieticolo-saccarifero, con le proposte emendative concordate con il Governo, come nel settore della pesca. Sono qui a riportare la protesta e il disagio dei pescatori siciliani, di quelli dell'Adriatico e in particolare, se mi consentite, dei pescatori di Mazara del Vallo. Sapete tutti come Mazara del Vallo abbia la flotta peschereccia più importante d'Italia e una delle più importanti dell'Europa e del Mediterraneo; ebbene, queste proteste finalmente oggi potranno cessare grazie alle risposte in materia di IVA, con le quali viene equiparato il regime IVA agricolo a quello della pesca, ma soprattutto con l'altra proposta emendativa in materia di semplificazione amministrativa; inoltre, si interviene a favore delle famiglie dei pescatori caduti in mare con un fondo speciale di intervento a sostegno delle condizioni economiche di quelle famiglie; e, ancora, si puntualizza l'estensione della disciplina dei distretti produttivi anche ai distretti della pesca. Si tratta di importanti risposte e di importanti risultati.

Voglio concludere questa analisi ringraziando per l'attività, per la collaborazione e per l'alto senso di responsabilità mostrato dai parlamentari del Gruppo di Alleanza Nazionale (desidero qui ricordare in particolare il senatore Specchia, che si è speso nel corso della presente legislatura per raggiungere questi risultati), così come i colleghi della Commissione agricoltura, i senatori Salerno e Pace; e non posso ovviamente non estendere questo apprezzamento e ringraziamento a tutti i colleghi della Commissione agricoltura della Casa delle Libertà, in particolare al senatore Ruvolo, che era stato relatore su questo provvedimento, come abbiamo saputo. Vi è stata poi una grande collaborazione anche degli altri parlamentari, in specie del senatore Azzollini, che ci ha guidato sulla proposta emendativa concernente la riforma del sistema contributivo agricolo.

Un lavoro di squadra importante, che corona cinque anni di attività e ci fa centrare tutti gli obiettivi che volevamo conseguire all'inizio della legislatura. Abbiamo compiuto il nostro dovere, abbiamo la coscienza assolutamente a posto. Nella imminente campagna elettorale potremo incontrare e guardare negli occhi con assoluta serenità sia gli agricoltori che gli operatori del comparto della pesca.

Credo che possiamo salutare con assoluto favore il provvedimento che andiamo ad esitare quest'oggi. (Applausi dai Gruppi AN, UDC e FI e del senatore Stiffoni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piatti. Ne ha facoltà.

PIATTI (DS-U). Signor Presidente, la progressiva apertura dei mercati ha reso ciascun sistema agroalimentare nazionale più vulnerabile. Non sono tempi ordinari per l'economia italiana: siamo in un passaggio ogni giorno più difficile, si riducono i margini di manovra del sistema produttivo e si fa più netta e marcata la distanza rispetto ai nostri principali partner e competitori.

Il sistema agroalimentare italiano, pur rimanendo uno dei pochi comparti competitivi, avrebbe avuto bisogno in questi anni di scelte strategiche: per accrescere il potere contrattuale del mondo agricolo nei confronti dell'industria e della grande distribuzione; per rafforzare le logiche di sistema; per una maggiore capacità di penetrazione dei mercati internazionali (dove si sono sprecate risorse in iniziative inutili); per orientare imprese a processi innovativi, anche riorganizzando la ricerca in agricoltura.

In tal senso poco è stato fatto ed è prevalsa la rincorsa delle questioni emergenziali, delle misure tampone. A questa logica non sfugge anche quest'ultimo decreto, radicalmente cambiato dal lavoro di Commissione e dagli emendamenti presentati, che è stato proposto dal Governo senza contenuti; si tratta semplicemente di una tantum, proroghe di adempimenti, interventi la cui efficacia potrà durare solo alcuni mesi.

Il decreto, infatti, inizialmente non conteneva nulla sulla previdenza agricola e solo il Parlamento sta tentando di dare una risposta, seppure parziale, ad un tema che il Governo ha agitato propagandisticamente, ma sul quale ha fallito. Per mesi, infatti, il Ministro ha annunciato di voler affrontare la questione, sia per il pregresso che per la riforma futura: prima ha annunciato un decreto, poi un emendamento in finanziaria, poi nel collegato fiscale e dopo nel cosiddetto "mille proroghe". Si tratta di tutte promesse mancate e, quindi, questa è un'altra storia rispetto a quella descritta dal senatore Bongiorno. Persino quest'ultimo decreto in materia non conteneva nulla.

È facile intuire il motivo per cui il Governo non ha potuto dare una risposta: per le divisioni della maggioranza, che credo emergeranno anche nel corso di questa seduta. Il tema è stato posto all'inizio della legislatura con la creazione di uno specifico "tavolo verde"; poi nel 2004 il Governo si è fatto assegnare una delega, ma nulla è stato prodotto ed anche questo decreto - ripeto - originariamente non conteneva nulla.

Se oggi discutiamo di previdenza agricola, lo dobbiamo alla reazione politica della 9a Commissione permanente, all'emendamento della senatrice Stanisci, del senatore Di Siena e del centro-sinistra, presentato immediatamente e, successivamente, all'emendamento del senatore Azzollini e di altri colleghi della maggioranza.

Non si affronta in esso il tema della riforma che, a questo punto, competerà al nuovo Governo, ma si affronta la questione del debito pregresso che da anni, soprattutto al Sud, è questione cruciale per tante aziende. Il nostro emendamento prevede una rateizzazione di tale debito, la cancellazione delle ipoteche a sua garanzia, l'abbattimento delle aliquote, un'attenzione anche ai problemi dei lavoratori agricoli (ricordo che sono più di un milione e ora stanno manifestando qui davanti al Senato), dall'incentivazione del lavoro regolare alla riduzione della disoccupazione agricola.

L'articolo 2 del provvedimento interessa il settore bieticolo-saccarifero. Come è noto, la sua filiera è in procinto di essere rivoluzionata dall'introduzione della nuova OCM, penalizzante per le nostre imprese. Il Governo presuppone il declino della filiera dello zucchero, quando invece i territori si stanno riorganizzando per sostenerla in modo dinamico e produttivo. Alla luce di tale logica, dispone un piano - questa è la nostra critica - di mera conversione delle strutture, senza peraltro destinare nuove risorse come il cofinanziamento nazionale.

Al contrario, si sarebbe dovuto introdurre un nuovo quadro giuridico: è giunto, infatti, il momento di definire nuove politiche per la competitività fondate sulla flessibilità degli strumenti, sulla diversificazione del prodotto e del processo, sul confronto istituzionale tra imprese ed enti locali per strategie di sviluppo integrato, nonché sull'integrazione di filiera basata sulle organizzazioni dei produttori e sugli accordi interprofessionali. La misura tampone del Governo è destinata ad avere effetti solo temporanei.

Infine, l'articolo 5 del decreto, che riguarda «Interventi urgenti nel settore della pesca», in realtà disponeva solo la proroga delle disposizioni relative alla sicurezza di bordo (abilitazioni per apparecchi radio e satellitari). Il settore ittico è però ormai asfittico dopo cinque anni di mancata governance. Si attendevano misure per rendere competitivo il comparto e per salvaguardare l'ecosistema acquatico. In particolare, si sarebbero dovute finanziare le convenzioni tra pubblica amministrazione e associazioni di categoria per la formazione degli addetti, la promozione e la commercializzazione dei prodotti ittici, secondo quanto previsto dalla legislazione di orientamento; dare attuazione all'equiparazione tra imprenditore agricolo ed imprenditore ittico, sia per il profilo fiscale (alcuni emendamenti presentati da noi e dal senatore Basso vanno in questa direzione, come, ad esempio, quelli volti all'estensione dell'IVA agevolata) che per quello previdenziale, con una nuova normativa organica ed unitaria e non con interventi di proroga; estendere tutti gli strumenti di governo dell'agricoltura al settore ittico.

In conclusione, signor Presidente, la nostra valutazione è che si tratti di un decreto incolore che, tuttavia, se saranno approvati alcuni emendamenti, potrà offrire qualche risultato concreto per gli operatori agricoli. (Applausi dal Gruppo DS-U).

PRESIDENTE. Poiché non vi sono altri senatori che intendono intervenire, farei il punto della situazione. (I senatori Ruvolo e Piccioni fanno cenno di voler intervenire). In proposito, vorrei ascoltare il parere del senatore Ruvolo, che segue i lavori non come relatore, per le ragioni note, ma su delega del Presidente.

La Commissione bilancio, a quanto risulta alla Presidenza, non ha ancora espresso il parere sugli emendamenti. Occorre pertanto valutare se proseguire in modo saltuario l'esame di questo provvedimento, ovvero passare al punto successivo dell'ordine del giorno.

RUVOLO (UDC). Signor Presidente, intervengo proprio per formulare la richiesta che la discussione di questo provvedimento venga sospesa finché non sarà possibile esaminare tutti gli emendamenti. Comunque, desideravo intervenire in discussione generale e anche il senatore Piccioni aveva avanzato una richiesta in tal senso.

 

PRESIDENTE. Senatore Ruvolo, la Presidenza non si è accorta che lei chiedeva di intervenire; tuttavia, essendosi potuto creare un equivoco, vista la posizione che sta ora ricoprendo, le concedo la parola.

 

RUVOLO (UDC). Signor Presidente, poiché gli emendamenti non stati valutati dalla 5a Commissione, il mio intervento sarà più contenuto del previsto. Tuttavia, rispetto al lavoro svolto in Aula e considerata l'importanza del provvedimento, ritengo che vadano fatte alcune puntualizzazioni anche a seguito degli interventi dei colleghi dell'opposizione.

Il provvedimento al nostro esame si muove su tre linee molto significative ed importanti. La prima è relativa alla previdenza agricola, la seconda è volta ad affrontare la grave crisi del comparto bieticolo-saccarifero in conseguenza delle recenti decisioni comunitarie; la terza, si occupa del comparto della pesca.

Per il lavoro di grande interesse, ma anche e soprattutto per lo spirito di collaborazione che si è avuto in Commissione, ritengo di poter affermare che è stato prodotto un provvedimento assai corposo e significativo, a partire dalla riforma della previdenza agricola: dopo decenni, finalmente arriva una risposta concreta e una ristrutturazione del sistema previdenziale agricolo.

Inoltre, per fornire una puntualizzazione circa la previdenza agricola, vorrei sottolineare alcuni aspetti molto significativi in merito alla riduzione delle aliquote per comparti specifici delle zone montane e svantaggiate, a una media dei costi degli oneri sociali, a una serie di provvedimenti che alleggeriscono anche e soprattutto quelle che noi chiamiamo le brutture della burocrazia, cioè gli intralci del sistema burocratico. Quindi, abbiamo tentato anche di snellire tutte quelle procedure che spesso complicano la vita delle nostre imprese agricole e non solo.

Per non parlare di una serie di questioni riguardanti sempre le agevolazioni per i datori di lavoro. In sostanza, a coloro i quali nell'ultimo triennio hanno aumentato le dichiarazioni a favore dei lavoratori agricoli viene agevolato il percorso e quindi viene applicata una riduzione dei costi previdenziali.

Ed ancora, occorre ricordare l'abbattimento, molto oneroso, per i contributi agricoli non pagati dalle aziende e dagli agricoltori. Il provvedimento al nostro esame oggi prevede l'abbattimento totale delle sanzioni e degli interessi, lasciando la quota capitale da pagare per un ventennio. Questo ritengo sia un aspetto molto importante da sottolineare.

In più, viene finalmente detta una parola chiara da parte di tutti noi ai lavoratori agricoli che protestano davanti al Senato, nel senso che è stata rinviata di un anno l'applicazione delle norme che sostanzialmente riducevano i benefici a favore dei lavoratori dell'agricoltura. Non è cosa da poco conto.

È importante menzionare, poi, gli interventi nel settore bieticolo-saccarifero a cui è stata attribuita molta importanza soprattutto per quanto attiene alla modificazione, attraverso gli OGM, di tutto il sistema.

Per quanto riguarda la pesca, un risultato straordinario è stato raggiunto attraverso l'equiparazione del regime speciale dell'IVA al settore agricolo. Si tratta di un'altra conquista importante per il confronto della pesca. Per non parlare delle norme volte a sostenere le famiglie di coloro che sono morti in mare, durante lo svolgimento del proprio lavoro.

Tutti questi aspetti sono da me considerati estremamente positivi e va dato atto - lo dico con estrema onestà mentale - all'opposizione di aver collaborato in Commissione per il conseguimento di un risultato così importante. (Applausi del senatore Nessa).

 

PRESIDENTE. Per sanare il disguido verificatosi in precedenza, è iscritto a parlare il senatore Piccioni. Ne ha facoltà.

PICCIONI (FI). Signor Presidente, la ringrazio e mi scuso per aver contribuito al disguido.

Il presente decreto-legge è finalizzato ad affrontare le urgenti problematiche del rinvio dell'entrata in vigore di taluni aumenti contributivi a carico dei datori di lavoro agricoli, della crisi del settore bieticolo-saccarifero alla luce dei recenti accordi dell'Unione Europea, del rafforzamento dell'attività di contrasto delle frodi nel settore agroalimentare e ambientale nonché della formazione di alcune misure urgenti riguardanti il settore della pesca e del finanziamento degli investimenti per lo sviluppo e la cessione delle partecipazioni.

La crisi congiunturale dell'agricoltura italiana si inserisce in una prospettiva ancor più negativa sotto il profilo strutturale, senza alcuna possibilità di attendersi una naturale ripresadel ciclo. Basti considerare le intese appena raggiunte sul piano internazionale, tanto sul piano del bilancio dell'Unione Europea che su quello degli accordi del WTO. per essere costretti a considerare la riduzione dei sussidi alla produzione agricola come un contesto del tutto nuovo e realistico che occorre fronteggiare.

Invista, quindi, di un'organica riforma del costo del lavoro agricolo che ripristini per l'Italia le condizioni di competitività a regime, il comma 1 intende rinviare di due mesi l'ulteriore aumento delle aliquote contributive. Sono state presentate nell'ambito di questo provvedimento alcune proposte emendative che cercheranno di porre rimedio all'aspetto concernente la previdenza, la cui soluzione è molto attesa dal mondo agricolo.

Per quanto riguarda, invece, il settore bieticolo-saccarifero, che costituisce l'altro punto del provvedimento molto importante visti gli ultimi sviluppi negativi nel settore, vi è da dire che la filiera in questione è entrata in una crisi profonda dovuta all'accresciuta situazione di concorrenza del mercato comunitario che ha reso evidenti alcuni ritardi strutturali nell'organizzazione della produzione italiana.

Parallelamente, nel novembre scorso, è stata approvata, dal Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione Europea, una vasta riforma del settore, che include sostegni finanziari a favore delle imprese saccarifere che intendono riconvertirsi ad altre produzioni, per accompagnare tale riconversione nel contesto territoriale, nonché l'autorizzazione ad erogare aiuti nazionali a favore delle imprese che continueranno la produzione bieticolo-saccarifera.

Anche riguardo a questo secondo punto dell'articolo 2 del provvedimento sono state condotte in Commissione agricoltura le opportune verifiche e lo stesso sta avvenendo in Commissione bilancio, in modo da definire l'articolo in questione.

Un ulteriore punto riguarda l'articolo 4, concernente la pesca: anche questa attività è entrata in crisi sotto vari aspetti, soprattutto per le scadenze previste. Il provvedimento concede alcune proroghe a disposizioni già vigenti. È necessario completarne l'iter qui in Aula, con le misure previste.

Per quanto riguarda, invece, la peculiarità dell'agricoltura italiana, che è quella della qualità agroalimentare, l'Istituto repressioni frodi riceverà un potenziamento, così com'è stato richiesto per il Corpo forestale dello Stato al fine di poter effettuare i controlli necessari per garantire il rispetto della nostra agricoltura.

Alla luce di tutto questo, mi auguro che gli emendamenti presentati possano essere accolti, per far sì che esso risolva finalmente parte dei problemi evidenziati soprattutto negli ultimi mesi. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Senatore Piccioni, vedo che il suo intervento è stato molto apprezzato.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

 

DELFINO, sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, preferisco rinviare il mio intervento alla fase di esame degli emendamenti.

 

PRESIDENTE. Colleghi, non essendo ancora pervenuto il parere della Commissione bilancio, passiamo al successivo punto all'ordine del giorno.

 

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(622) PASTORE ed altri. - Modifiche alla normativa in materia di condominio negli edifici

(1659) MANFREDI ed altri. - Modifiche al codice civile in materia di condominio

(1708) BUCCIERO ed altri. - Modifica agli articoli 1117, 1120, 1124, 1129, 1130, 1137 e 1138 del codice civile, agli articoli 63, 64, 66, 67, 70 e 71 delle disposizioni di attuazione del codice civile nonché all'articolo 7 del codice di procedura civile circa la disciplina del condominio negli edifici

(2587) TUNIS. - Modifiche alla normativa in materia di condominio

(3309) DEMASI ed altri. - Istituzione della figura del responsabile condominiale della sicurezza

(Relazione orale)(ore 12,22)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 622, 1659, 1708, 2587 e 3309.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 25 gennaio ha avuto inizio la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2.

Metto ai voti l'emendamento 2.101, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.102, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.103.

 

Verifica del numero legale

VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 12,27, è ripresa alle ore 12,50).

 

Discussione e reiezione di proposta di inversione dell'ordine del giorno

MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, vorrei avanzare una proposta per tentare di organizzare al meglio i lavori dell'Assemblea.

Al nostro esame abbiamo tre disegni di legge di conversione di altrettanti decreti-legge, alcuni dei quali abbastanza corposi, che aspettano di essere presi in esame. Vi è poi il problema del parere che la 5a Commissione permanente deve esprimere su tutti gli emendamenti, e sappiamo che le variazioni dell'ordine del giorno che abbiamo registrato in questo scorcio di legislatura hanno determinato obiettivamente qualche disfunzione rispetto a tale Commissione. Si tratta però di tre decreti particolarmente complessi che da un momento all'altro arriveranno in Aula.

Stiamo affrontando l'esame del disegno di legge sul condominio sul quale è già mancato una volta il numero legale.

Allora, signor Presidente, visto che dall'inizio di questa settimana era stato assunto l'impegno di trattare ed esitare per la Camera il disegno di legge che ripristina la parità di genere (mi riferisco al cosiddetto disegno di legge sulle quote rosa), sarebbe il caso di sospendere la trattazione del disegno di legge in esame, che non mi sembra particolarmente urgente, per avviare invece la discussione - al momento è stata solo incardinata - sul disegno di legge menzionato poc'anzi.

Ciò, peraltro, servirebbe, fra le altre ragioni, a fare chiarezza sull'ordine del giorno dei nostri lavori e a rispettare un impegno che la maggioranza delle forze rappresentate in quest'Aula ha formalmente assunto ieri.

Mi permetto sommessamente, Presidente, di sottoporre tale proposta all'Assemblea affinché si possa continuare, anziché con la discussione del disegno di legge sul condominio (che comunque non potrebbe essere approvata in via definitiva), con quella del disegno di legge previsto al punto successivo dell'ordine del giorno, recante disposizioni in materia di pari opportunità tra uomini e donne nell'accesso alle cariche elettive parlamentari, per consumare nello scorcio di questa mattinata d'Aula per lo meno la discussione generale.

Ciò consentirebbe la possibilità di votare tra oggi pomeriggio e domani, onde rendere astrattamente possibile la valutazione della Camera nell'ultima settimana di lavoro parlamentare.

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che sulla proposta di inversione dell'ordine del giorno, testé avanzata, può intervenire un oratore contro e uno a favore.

TOFANI (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TOFANI (AN). Credo che ancora una volta il senatore Manzione stia lavorando per fare in modo che non si arrivi a votare il disegno di legge relativo alle cosiddette quote rosa in quest'Aula. Devo dire che ce la sta mettendo tutta e rischia anche di riuscirci. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

Penso che sarebbe sufficiente anche un quarto d'ora per approvare un provvedimento atteso, collega Manzione, da 43 milioni di italiani. (Commenti dai banchi dell'opposizione). A parte questi cori straordinari di chi non capisce - e non posso farci nulla, se non pregare affinché possano avere la grazia - la invito, senatore Manzione, a dare seguito all'ordine dei lavori già stabilito, perché sono convinto che ci sarà il numero legale e potremo una volta per tutte definire il provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

FRANCO Vittoria (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FRANCO Vittoria (DS-U). Signor Presidente, sostengo la proposta del senatore Manzione, anche perché è necessario fare chiarezza sul calendario. Le cosiddette quote rosa sono state messe all'ordine del giorno, poi ritirate, infine sparite; poi qualcuno le propone nuovamente. Vorremmo pertanto sapere quando la discussione sulle quote rosa si svolgerà se non si farà ora.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di inversione dell'ordine del giorno, avanzata dal senatore Manzione.

Non è approvata.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
622, 1659, 1708, 2587 e 3309 (ore 12,52)

PRESIDENTE. Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 2.103.

  

Verifica del numero legale

 

VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato è in numero legale.

  

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 622, 1659, 1708, 2587 e 3309

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.103, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.104.

 

Verifica del numero legale

VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

 

(La seduta, sospesa alle ore 12,55, è ripresa alle ore 13,15).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
622, 1659, 1708, 2587 e 3309

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Metto ai voti l'emendamento 2.104, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.105.

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, con il permesso dei presentatori, chiederei di apporre la mia firma a questo emendamento con il quale si sopprime il terzo capoverso del comma 1 dell'articolo 2, che recita testualmente: «Gli atti che comportano il godimento esclusivo di parti comuni, salvo prova contraria, si presumono tollerati dagli altri condomini ai sensi dell'articolo 1144».

Signor Presidente, stabilire la presunzione di tolleranza da parte degli altri condomini significa, a mio avviso, non avere il senso della realtà; significa, tra l'altro, non comprendere che aprire un contenzioso legale costa, che non tutti i condomini hanno un reddito sufficiente per affrontare i giudizi e che la tolleranza molto spesso è una scelta forzata da parte del più debole.

Inviterei il relatore ad accogliere l'emendamento in esame, al quale - ripeto - ho aggiunto la mia firma, perché all'articolo 1 è stato respinto l'emendamento, presentato anche da noi, che affermava expressis verbis che tutte le parti comuni dell'edificio non sono usucapibili. Sembrerebbe una cosa ovvia. Questa dizione, se fosse stata accolta, avrebbe precluso tutte le manovre poste in essere da quei condomini i quali, a causa dell'assenza, o della trascuratezza, o anche per timore, non sempre solo reverenziale, degli altri condomini, mirano ad acquisire illegittimamente parti comuni dell'edificio, soprattutto tetti, lastrici solari, porzioni di cortili e, nelle zone agricole, cisterne, cantine e così via.

Rendere espressamente inusucapibili le parti comuni sarebbe stato molto importante, anche perché sono intervenute - purtroppo, dico io - alcune pronunce della Cassazione che vanno in senso contrario. Quella dizione, se fosse stata accolta, avrebbe quindi eliminato in radice qualsiasi tentativo profittatorio o di sopraffazione, stabilendo cioè che soltanto un atto documentale è idoneo ad escludere la natura comune di determinate parti dell'edificio.

Ecco perché, signor Presidente, l'emendamento 2.105 è molto importante ed inviterei il relatore Mugnai a considerare la possibilità di accoglierlo. Infatti, la dizione secondo cui vi è una presunzione di tolleranza è molto pericolosa; vi è invece la necessità di rafforzare le garanzie dei condomini più deboli per difenderli da eventuali sopraffazioni o da tentativi profittatori a loro danno.

MUGNAI, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MUGNAI, relatore. Signor Presidente, volevo rassicurare il collega Marino: la dizione "tollerati" in questo caso riveste un'accezione tipicamente giuridica e va proprio nella direzione in qualche modo invocata dal collega. Del resto, sull'argomento si è svolto un lungo dibattito in Commissione e questa è la migliore soluzione possibile, tenuto conto dell'attuale ordinamento costituzionale anche in materia di diritto di proprietà. È impossibile, cioè, eliminare completamente l'ipotesi di usucapione di un qualunque bene, ma il concetto di tolleranza, in questo caso, implica esattamente che solo se viene fornita una prova contraria, che quindi fa carico a chi vorrebbe usucapire, sarebbe possibile l'usucapione. La inusucapibilità in assoluto di un qualunque bene cozzerebbe contro il dettato costituzionale.

LEGNINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LEGNINI (DS-U). Signor Presidente, mi permetto di insistere per l'accoglimento di questo emendamento, perché è vero che abbiamo svolto una discussione approfondita in Commissione sull'argomento, ma è anche vero che questo è un punto molto importante della riforma al nostro esame. Infatti, come diceva il senatore Marino, sostanzialmente si vuole introdurre, con la norma di cui chiediamo la soppressione, una maggiore possibilità di usucapire, ovvero di divenire proprietari esclusivi di parti comuni dell'edificio o delle aree circostanti.

Mi permetto di dissentire con il relatore Mugnai, con il quale pure ci siamo trovati d'accordo su molti punti; egli ha avuto modo - come abbiamo rilevato nella fase della discussione generale - di accogliere numerosi nostri emendamenti, sia in Commissione, sia in Aula, con i pareri che ha espresso e che andrà ad esprimere, ma su questo punto vi è dissenso. È un dissenso netto, perché introdurre il concetto di tolleranza nel possesso delle parti comuni significa introdurre quella che si chiama in gergo tecnico «inversione dell'onere della prova», non c'è dubbio: cioè, il possesso o la detenzione, comunque qualificata, di un bene di proprietà comune in via esclusiva si presume tollerata dagli altri condomini ed in tal modo si favorisce l'usucapibilità del bene, perché è evidente che quei soggetti deboli che non volessero reagire, contestare il possesso altrui, magari posto in essere anche con prepotenza o con intimidazioni (porto un caso limite, naturalmente), dovrebbero in tal caso subire il possesso prolungato che porterebbe appunto all'appropriazione, attraverso l'usucapione, di parti comuni dell'edificio.

Invece, sopprimere questa norma aiuterebbe a ripristinare l'attuale stato della disciplina sul punto, che rimanda alle regole comuni sull'usucapione: la possibilità, appunto, di divenire o meno proprietari di parti comuni degli edifici e delle corti circostanti. Insisto, quindi, affinché venga eliminata una norma che sarebbe destinata ad incrementare i contenziosi e a creare molti problemi alle famiglie italiane.

Chiedo, inoltre, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'emendamento 2.105, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.106.

MANZIONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANZIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 2.106 e al successivo emendamento 2.107.

Prendo atto, poi, del parere favorevole espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.106, presentato dai senatori Cavallaro e Manzione.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.107, presentato dal senatore Cavallaro e da altri senatori.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.108, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.109, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.110, presentato dal senatore Manfredi.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.111, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.112 (testo corretto), presentato dal senatore Eufemi.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.113, presentato dai senatori Cavallaro e Giaretta.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.114, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 2, nel testo emendato.

E' approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 3, su cui sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati.

L'emendamento 3.100 è inammissibile in quanto privo di portata modificativa.

Invito pertanto il relatore e la rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'emendamento 3.101.

MUGNAI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.

SESTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.101, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

E' approvato.

 

Metto ai voti l'articolo 3, nel testo emendato.

E' approvato.

 

Passiamo all'esame dell'articolo 4, su cui sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MUGNAI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 4.100 e favorevole sull'emendamento 4.101.

SESTINI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.100.

 

Verifica del numero legale

LEGNINI (DS-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

 

Il Senato non è in numero legale.

Data l'ora, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Mozioni e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione ed interrogazioni con richiesta di risposta scritta, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,27).

Allegato A

MOZIONE

Mozione sulla raccolta delle firme per la presentazione delle candidature alle elezioni politiche

(1-00373) (31 gennaio 2006)

Respinta

MARINI, BRUTTI Massimo, MANZIONE, BOCO, MORANDO, PAGANO, LABELLARTE, TURCI, RIPAMONTI, CREMA, MANIERI, DEBENEDETTI, BISCARDINI, CASILLO, TURRONI. – Il Senato,

        premesso che:

            in seguito alle novità introdotte dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, il comma 2 del nuovo art. 18-bis del Testo unico della legge elettorale per la Camera e il nuovo comma 3 dell’art. 9 del Testo unico relativo al Senato esentano dalla raccolta delle firme per le candidature alle elezioni politiche partiti o gruppi politici che abbiano già dimostrato una reale rappresentatività (essendosi costituiti in gruppi parlamentari o, se collegati in coalizione ad almeno due partiti o gruppi con tale requisito, avendo anche ottenuto un seggio nelle ultime europee) al fine di evitare un onere ritenuto inutile e burocratico; individuano poi un ulteriore vincolo non del tutto chiaro per accedere a tale esenzione nel carattere identico del contrassegno utilizzato;

            a seconda delle interpretazioni astrattamente possibili rischiano di determinarsi esiti incongrui alla finalità della disposizione; se, infatti, il carattere identico del simbolo dovesse essere interpretato in modo assolutamente rigido, verrebbero ad essere escluse dall’esenzione non solo le liste relative a soggetti politici del tutto nuovi a cui il legislatore intende richiedere la prova di una reale rappresentatività, ma anche soggetti politici già esistenti e che intendessero presentarsi in modo aggregato ad altri, in una logica coerente con sistemi elettorali che prevedono l’accesso ai seggi solo per chi superi determinate soglie di esclusione,

        impegna il Governo:

            a chiarire che l’esenzione dalla raccolta delle firme riguarda anche soggetti già singolarmente titolari di detta esenzione che intendano utilizzare un simbolo del tutto o parzialmente diverso da quelli tradizionali, anche perché risultanti da una decisione comune a più soggetti già singolarmente titolari della esenzione;

            oppure, qualora si ritenga che il caso sub a) non sia espressamente previsto dalla legge, ad emanare un decreto-legge che superi la illogicità di quel vincolo evitando una grave incertezza all’inizio del procedimento elettorale.

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (3731)

(V. nuovo titolo)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 6, recante differimento dell'efficacia di talune disposizioni della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, nonché finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas (3731)

(Nuovo titolo)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE (*)

ART. 1.

    1. È CONVERTITO IN LEGGE IL DECRETO-LEGGE 17 GENNAIO 2006, N. 6, RECANTE DIFFERIMENTO DELL’EFFICACIA DI TALUNE DISPOSIZIONI DELLA LEGGE 28 DICEMBRE 2005, N. 262, SULLA TUTELA DEL RISPARMIO E LA DISCIPLINA DEI MERCATI FINANZIARI, NONCHÉ FINANZIAMENTO DELL’AUTORITÀ PER L’ENERGIA ELETTRICA E IL GAS.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

(*) Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1

ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 1.

        1. Le disposizioni di cui agli articoli 8, comma 2, 11, comma 2, lettere b) e c), e comma 3, limitatamente, in quest’ultimo caso, ai prodotti assicurativi, e 25, comma 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, si applicano a decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto.

EMENDAMENTO 1.100 E RELATIVO SUBEMENDAMENTO

1.100/1

IERVOLINO

Approvato

All’emendamento 1.100 aggiungere le seguenti parole: «aggiungere infine le seguenti parole: "ovvero, ove previste, dall’emanazione delle relative disposizioni di attuazione da parte della CONSOB e dell’ISVAP"».

1.100

IL RELATORE EUFEMI

Approvato con un subemendamento

Al comma 1, sostituire la parola: «sessantesimo» con la seguente: «centoventesimo».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1

1.0.100

GRILLO, GUASTI

Ritirato

Dopo l’articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

(Proroga del termine di decorrenza della sterilizzazione dei diritti di voto delle Fondazioni bancarie nelle assemblee delle banche conferitarie)

        All’articolo 25, comma 3, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, come modificato dall’articolo 7 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, le parole: "a partire dal 1º gennaio 2006" sono sostituite dalle seguenti: "a partire dal 1º luglio 2007"».

1.0.102

BASSANINI, TURCI, BRUNALE

Respinto

Dopo l’articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. All’articolo 25, comma 3, del decreto legislativo 17 maggio n. 153, e successive modificazioni, come modificato dall’articolo 7 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, le parole: "a partire dal 1º gennaio 2006" sono sostituite dalle seguenti: "a partire dal 1º luglio 2007"».

1.0.101

IL RELATORE EUFEMI

Approvato

Dopo l’articolo 1, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. All’articolo 42 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, è aggiunto il seguente comma:

            "5-bis. Le disposizioni regolamentari e quelle di carattere generale di attuazione della presente legge sono adottate dalla Consob entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa"».

ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 2.

        1. Nell’articolo 1, comma 68, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, l’ultimo periodo è soppresso e dopo il medesimo comma è inserito il seguente:

        «68-bis. L’entità della contribuzione a carico dei soggetti operanti nei settori dell’energia elettrica e del gas, già determinata ai sensi dell’articolo 2, comma 38, lettera b), della legge 14 novembre 1995, n. 481, resta fissata in una misura non superiore all’uno per mille dei ricavi risultanti dall’ultimo bilancio approvato prima della data di entrata in vigore della presente legge. Successive variazioni della misura, necessarie ai fini della copertura dei costi relativi al proprio funzionamento, e delle modalità della contribuzione possono essere adottate dalla Autorità per l’energia elettrica e il gas entro il predetto limite massimo dell’uno per mille dei ricavi risultanti dal bilancio approvato relativo all’esercizio immediatamente precedente la variazione stessa, con la medesima procedura disciplinata dal comma 65. L’articolo 2, comma 39, della legge 14 novembre 1995, n. 481, è abrogato.».

EMENDAMENTO

2.500 (TESTO CORRETTO)

I RELATORI

Approvato

Al comma 1,capoverso «68-bis», alle parole: «L'entità della contribuzione»: premettere le seguenti: «Fermo restando il comma 66 del medesimo articolo 1,».

ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 3.

        1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

DISEGNO DI LEGGE

Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici (622-1659-1708-2587-3309)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:

Modifiche alla normativa in materia di condominio negli edifici (622)

Modifiche del codice civile in materia di condominio (1659)

Modifica agli articoli 1117, 1120, 1124, 1129, 1130, 1137 e 1138 del codice civile, agli articoli 63, 64, 66, 67, 70 e 71 delle disposizioni di attuazione del codice civile nonché all'articolo 7 del codice di procedura civile circa la disciplina del condominio negli edifici (1708)

Modifiche alla normativa in materia di condominio (2587)

Istituzione della figura del responsabile condominiale della sicurezza (3309)

ARTICOLO 2 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

ART. 2.

Approvato con emendamenti

    1. Dopo l’articolo 1117 del codice civile sono inseriti i seguenti:

    «Art. 1117-bis. – (Ambito di applicabilità). – Le disposizioni del presente capo si applicano, in quanto compatibili, quando più unità immobiliari o più edifici ovvero più condominii di unità immobiliari e di edifici abbiano parti che servono all’uso comune, quali aree, opere, installazioni e manufatti di qualunque genere.

    Le disposizioni sulle distanze di cui alle sezioni VI e VII del capo II del titolo II del presente libro non si applicano ai condominii se incompatibili con la condizione dei luoghi tenuto conto dell’amenità, della comodità e di ogni altra caratteristica ambientale.

    Gli atti che comportano il godimento esclusivo di parti comuni, salvo prova contraria, si presumono tollerati dagli altri condomini ai sensi dell’articolo 1144.

    Art. 1117-ter. – (Modificazioni delle destinazioni d’uso e sostituzioni delle parti comuni). – Salvo quanto previsto dall’ultimo comma dell’articolo 1120, la sostituzione delle parti comuni, ovvero la modificazione della loro destinazione d’uso, se ne è cessata l’utilità ovvero è altrimenti realizzabile l’interesse comune, può essere approvata dall’assemblea con la maggioranza prevista dall’articolo 1136, sesto comma.

    La convocazione dell’assemblea, da effettuarsi mediante raccomandata con avviso di ricevimento almeno quaranta giorni liberi prima della data di convocazione, individua, a pena di nullità, le parti comuni, indica l’oggetto della deliberazione e descrive il contenuto specifico e le modalità delle sostituzioni o modificazioni che i condomini che hanno richiesto la convocazione dell’assemblea intendono proporre.

    La convocazione è affissa per non meno di trenta giorni consecutivi nei locali di maggior uso comune o negli spazi a tal fine destinati.

    La deliberazione, a pena di nullità, è assunta con atto pubblico, contiene la dichiarazione espressa dell’amministrazione di avere effettuato gli adempimenti di cui al secondo comma, nonché determina l’indennità che, ove richiesta, spetta ai condomini che sopportino diminuzione del loro diritto sulle parti comuni, in ragione di qualità specifiche dei beni di proprietà esclusiva, avuto riguardo alla condizione dei luoghi.

    Art. 1117-quater. – (Tutela delle destinazioni d’uso). – In caso di attività contraria alle destinazioni d’uso delle parti comuni o delle unità immobiliari di proprietà esclusiva, ogni condomino, salva la facoltà di agire a tutela dei propri diritti e interessi, può diffidare l’amministratore affinché entro trenta giorni convochi l’assemblea, inserendo all’ordine del giorno la richiesta di uno o più condomini di tutela della destinazione d’uso delle parti comuni o delle unità immobiliari di proprietà esclusiva.

    Il giudice adito, valutate le circostanze, nel caso in cui accerti la violazione della destinazione d’uso delle parti comuni o delle unità immobiliari di proprietà esclusiva, può ordinare il ripristino della situazione di fatto e di diritto violata e condannare il responsabile, salvo il diritto al risarcimento del maggior danno, al pagamento di una somma di denaro in favore del condominio, tenuto conto della gravità della violazione, dell’incremento di valore, degli investimenti compiuti e dei benefìci ricavati dall’interessato».

EMENDAMENTO 2.101 E SEGUENTI

2.101

LEGNINI, MARITATI, CALVI, ZANCAN

Respinto

al comma 1, capoverso «Art. 1117-bis», dopo il primo capoverso, aggiungere i seguenti:

        «Tutti i proprietari di cui al primo comma costituiscono il condominio. Il condominio ha capacità giuridica per gli atti di conservazione e amministrazione delle parti comuni dell’edificio nonché per il compimento di altri atti espressamente previsti dalla legge ed è rappresentato a norma dell’articolo 1131.         Il condominio è dotato di autonomia patrimoniale. Per le obbligazioni assunte nei confronti dei terzi e condomini rispondono in via sussidiaria al patrimonio condominiale, ciascuno nella misura stabilita a norma del comma secondo».

2.102

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 1117-bis», dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «È facoltà dell’assemblea condominiale deliberare, con la maggioranza prevista dall’articolo 1136, comma quinto, l’attribuzione al condominio della capacità giuridica per gli atti di amministrazione e conservazione delle parti comuni dell’edificio, nonché per il compimento degli altri atti espressamente previsti dalla legge. In tal caso il condominio è rappresentato a norma dell’articolo 1131».

2.103

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Respinto

Al comma 1, «Art. 1117-bis», sopprimere il secondo capoverso.

2.104

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Respinto

Al comma 1, «Art. 1117-bis», secondo capoverso dopo le parole: «Le disposizioni sulle distanze» aggiungere le parole: «tra comuni e proprietà esclusive».

2.105

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Respinto

Al comma 1, «Art. 1117-bis», sopprimere il terzo capoverso.

2.106

CAVALLARO

Approvato

Al comma 1, capoverso «Art. 1117-ter», sopprimere le parole: «Salvo quanto previsto dall’ultimo comma dell’articolo 1120».

2.107

CAVALLARO, GIARETTA

Approvato

Al comma 1, capoverso «Art. 1117-ter», sostituire le parole: «quaranta giorni liberi» con le seguenti: «sessanta giorni liberi».

2.108

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 1117-ter», secondo capoverso sopprimere le parole: «a pena di nullità».

2.109

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Approvato

Al comma 1, capoverso «Art. 1117-ter», quarto capoverso sopprimere le parole: «dell’amministrazione».

2.110

MANFREDI

Respinto

al comma 1, «Art. 1117-ter», quarto capoverso, sopprimere le parole: «nonché determina l’indennità che, ove richiesta, spetta ai condomini che sopportino diminuzione del loro diritto sulle parti comuni. in ragione di qualità specifiche dei beni di proprietà esclusiva, avuto riguardo alla condizione dei luoghi».

2.111

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 1117-ter», quarto capoverso sopprimere le parole: «in ragione di qualità specifiche dei beni di proprietà esclusiva, avuto riguardo alla condizione dei luoghi».

2.112 (testo corretto)

EUFEMI

Approvato

Al comma 1, «Art. 1117-quater», capoverso 1, sostituire: «può diffidare l’amministratore affinché entro trenta giorni convochi l’assemblea», con: «può chiedere all’amministratore di diffidare il condomino dal persistere in tali violazioni e, in caso di mancata cessazione delle violazioni nonostante la diffida, chiedere all’amministratore di convocare entro trenta giorni l’assemblea».

2.113

CAVALLARO, GIARETTA

Respinto

Al comma 1, «Art. 1117-quater», sostituire le parole: «può diffidare l’amministratore affinché entro trenta giorni convochi l’assemblea», con le seguenti: «può diffidare l’amministratore affinché entro sessanta giorni convochi l’assemblea».

2.114

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Approvato

Al comma 1, «Art. 1117-quater» dopo il primo capoverso aggiungere il seguente:

        «L’amministratore è tenuto a convocare l’assemblea senza indugio, che dovrà tenersi e provvedere entro il termine di 30 giorni dalla ricezione della diffida. In mancanza il condominio istante può, decorso il termine suindicato, ricorrere all’autorità giudiziaria.».

ARTICOLO 3 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

ART. 3.

Approvato con un emendamento

    1. L’articolo 1118 del codice civile è sostituito dal seguente:

    «Art. 1118. – (Diritti dei partecipanti sulle parti comuni). – Il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni è proporzionato al valore delle parti di sua proprietà esclusiva, se il titolo non dispone altrimenti.

    Gli atti e le sentenze che comportano modificazione del valore proporzionale di ogni unità immobiliare devono essere resi pubblici col mezzo della trascrizione, ai sensi dei numeri 14) e 14-bis) dell’articolo 2643.

    Il condomino non può, rinunziando al suo diritto sulle parti comuni o modificando la destinazione d’uso della sua proprietà esclusiva, sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione.

    Il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento né aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese di manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma».

    2. L’articolo 1119 del codice civile è sostituito dal seguente:

    «Art. 1119. – (Indivisibilità). – Le parti comuni dell’edificio non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l’uso della cosa a ciascun condomino, ovvero esse siano state sottratte all’uso comune per effetto di una deliberazione ai sensi dell’articolo 1117-ter».

EMENDAMENTI

3.100

EUFEMI

Inammissibile

Al comma 1, «Art. 1118», capoverso 2, sostituire le parole: «col mezzo della trascrizione» con le seguenti: «a mezzo della trascrizione».

3.101

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Approvato

Al comma 1, «Art. 1118», al terzo capoverso aggiungere dopo le parole: «spese per la conservazione» il seguente periodo: «delle parti comuni dell’edificio».

ARTICOLO 4 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

ART. 4.

    1. All’articolo 1120 del codice civile, il primo comma è sostituito dai seguenti:

    «Salvo che sia altrimenti stabilito dalla legge, i condomini, con la maggioranza indicata dal quinto comma dell’articolo 1136, possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni.

    Sono valide, se approvate dall’assemblea a maggioranza degli intervenuti con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio e a condizione che rispettino, se del caso, le disposizioni di cui al secondo comma dell’articolo 1117-ter, le deliberazioni aventi ad oggetto:

        1) le opere e gli interventi volti a migliorare la sicurezza e la salubrità degli edifici e degli impianti, salvo quanto disposto dall’articolo 1122-bis;

        2) le opere e gli interventi previsti per eliminare le barriere architettoniche, per il contenimento del consumo energetico degli edifici e per realizzare parcheggi da destinare a pertinenza delle unità immobiliari, secondo quanto previsto dalla legge;

        3) l’installazione di impianti centralizzati per la ricezione radio-televisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino alla diramazione per le singole utenze.

    Ciascun condomino interessato all’adozione delle deliberazioni di cui al precedente comma ne dà comunicazione, indicando il contenuto specifico e le modalità degli interventi proposti, all’amministratore che convoca l’assemblea entro trenta giorni».

EMENDAMENTI

4.100

LEGNINI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, CALVI, FASSONE, MARITATI, ZANCAN

Al comma 1, «Art. 1120», secondo capoverso, sostituire le parole: «un terzo» con le seguenti: «la maggioranza».

4.101

CAVALLARO, GIARETTA

Al comma 1, «Art. 1120», ultimo capoverso, sostituire le parole: «trenta giorni» con le seguenti: «sessanta giorni».

Allegato B

 

Integrazione dell'intervento della senatrice De Petris nella discussione generale del disegno di legge n. 3723

Onorevoli colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo ad esaminare conclude degnamente il mandato di Governo di un vero professionista degli annunci e delle promesse mancate qual è il ministro Alemanno. Dopo aver strombazzato ai quattro venti l'imminente e organica riforma della previdenza agricola e degli ammortizzatori sociali, nonché annunciato a più riprese un intervento sui contributi pregressi inevasi, viene proposto alle Camere un decreto che rimanda esclusivamente al 1 marzo 2006 tutte le questioni irrisolte, nell'incapacità del Governo, a causa delle persistenti divisioni interne, di affrontare questioni decisive per le imprese agricole e per i lavoratori dipendenti del settore. Non si può non constatare che la legislatura si chiude con l'amaro in bocca per gli agricoltori italiani, già alle prese con gli effetti della riforma della PAC, con un forte incremento dei costi e con crisi settoriali sempre più estese e ricorrenti.

La previdenza agricola. Vi sono emendamenti in Aula, che spero siano accolti. Le uniche misure concernenti questa materia sono contenute nei commi 1 e 2 dell'articolo 1, laddove si dispone il rinvio al 1 marzo prossimo degli aumenti delle aliquote contributive (+0,20 e +0,60 per cento) a carico delle imprese agricole che sarebbero entrati a regime dal 1 gennaio, e il rinvio sempre al 1 marzo dell'entrata in vigore del comma 147 della legge finanziaria 2005 che prevede un forte taglio dell'indennità di disoccupazione in agricoltura equiparandola alla cassa integrazione. È evidente pertanto che nel corpo del provvedimento non c'è traccia neanche di una anticipazione della riforma previdenziale e degli ammortizzatori sociali. Occorrerebbe invece da un lato limitare il carico contributivo delle imprese agricole adeguandolo alla media europea, ma anche finalizzare il sistema degli sgravi alla emersione del lavoro nero ed alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, tenendo conto del preoccupante fenomeno del lavoro sommerso così diffuso nel comparto agricolo. Per quanto concerne le indennità temporanee di disoccupazione e maternità è urgente una riforma complessiva della disciplina, rivolta ad eliminare i troppi abusi ed una situazione di fatto che incentiva il mantenimento delle prestazioni in nero, riforma che deve però considerare adeguatamente la specificità del lavoro a tempo in agricoltura. È opportuno sottolineare che i lineamenti di una riforma organica della previdenza erano già contenuti nell'"avviso comune" sottoscritto da tutte le parti sociali e dal Governo nel maggio del 2004, ma rimasto lettera morta. In questo contesto già critico si inserisce la decisione del Governo, assunta prima con il decreto fiscale di accompagnamento alla legge finanziaria, poi ribadita parzialmente (solo per gli investimenti) con la stessa legge finanziaria per il 2006, di subordinare l'erogazione delle sovvenzioni della Comunità Europea alla esibizione da parte delle imprese del documento di regolarità contributiva (DURC). Una decisione che aggrava la situazione in quanto l'INPS non è in grado di fornire in tempo utile il quadro aggiornato dei versamenti e in quanto sarebbe stato opportuno introdurre preventivamente una forma di definizione concordata del debito contributivo pregresso, in particolare per quelle aree del centro-sud del Paese dove più forte si è fatta sentire la crisi del settore agricolo.

Si tratta in sintesi di una miscela esplosiva di problemi irrisolti che grava pesantemente sul settore agricolo e che il Governo si appresta a trasferire, dopo cinque anni di rinvii, all'esecutivo che si insedierà dopo le elezioni.

Il settore bieticolo-saccarifero. Con l'articolo 2 del decreto il Governo intende fronteggiare la grave situazione del settore derivante dalla definizione nel novembre scorso della nuova politica comunitaria in materia di zucchero e dalla impellente necessità di ristrutturazione del settore. Anche in questo caso il ministro Alemanno ha tentato di contrabbandare come un successo dell'Italia il compromesso raggiunto a Bruxelles. La realtà è ben diversa: il taglio del 50 per cento della produzione imposto con il nuovo regime dei prezzi comunitari, comporta con certezza la chiusura di 13 o 14 stabilimenti di lavorazione su 19 in esercizio e la sostanziale cancellazione della bieticoltura da tutto il centro-sud del Paese, col dubbio concreto che il restante 50 per cento riesca a sopravvivere nell'attuale situazione di totale incertezza per il comparto. Il decreto costituisce un Comitato interministeriale che ha il compito di definire le linee guida per il piano di riconversione e un Fondo presso l'AGEA nel quale confluiranno le ingenti risorse comunitarie (733 milioni di euro per la ristrutturazione e 127 per la diversificazione) destinate a limitare i danni. Il Governo si è "dimenticato" però di stanziare nella legge finanziaria e in questo stesso provvedimento le risorse di cofinanziamento nazionale (65,8 milioni di euro) che la riforma comunitaria ha autorizzato ad erogare e, soprattutto, non sta creando condizioni favorevoli allo sviluppo delle colture energetiche, unica reale alternativa per la riconversione. Le misure inserite nella legge finanziaria 2006 per sviluppare la filiera per l'energia da biomasse agricole sono infatti del tutto insufficienti e questo accentua le incertezze del settore in piena stagione delle semine, nel momento in cui le imprese agricole devono definire le scelte produttive per l'immediato futuro. A titolo di esempio basti pensare che solo in Toscana sono 1.000 le aziende agricole coinvolte per 7.000 ettari e situazioni ancora più preoccupanti si registrano in Emilia Romagna, in Abruzzo, in Molise, in Puglia, mentre 1.300 circa sono i lavoratori dipendenti impegnati negli impianti di trasformazione e nell'indotto.

Contrasto frodi agroalimentari. Nell'articolo 4 si dispone il conferimento agli appartenenti al Corpo forestale dello Stato della qualifica di agente di polizia giudiziaria ed alcune modifiche alla normativa sulle sanzioni in materia di denominazioni protette. Non possiamo che insistere anche in questa occasione sulla istituzione dell'Autorità nazionale per la Sicurezza Alimentare, anche in relazione all'ordine del giorno accolto dall'Aula del Senato in occasione del dibattito sull'insediamento a Parma dell'Autorità europea. Le recenti e preoccupanti vicende concernenti il confezionamento del latte per l'infanzia e l'importazione di grano contaminato hanno confermato la necessità di un maggiore coordinamento dei servizi di controllo e di più tempestività e completezza nella informazione ai consumatori. Presenteremo pertanto nuovamente un emendamento specifico su questa materia.

Pesca. Il settore è alle prese con un incremento dei costi di produzione derivante dal trend di crescita inarrestabile dei prezzi dei carburanti che sta conducendo al collasso le marinerie italiane. A più riprese sono stati sollecitati interventi del Governo, nei limiti della compatibilità con le normative comunitarie, ed in particolare l'equiparazione dell'aliquota IVA a quella agevolata già in vigore per il comparto agricolo. La misura era già stata introdotta in Commissione alla Camera dei deputati durante l'iter della legge finanziaria per il 2006, ma non è stata poi inserita nel provvedimento finale per il diniego opposto dal ministro Tremonti. Ci auguriamo ora che il Governo voglia riesaminare la questione.

Vendita diretta. Intendiamo infine segnalare una questione di grande rilievo per tutto il mondo agricolo. Con una circolare del 20 dicembre scorso il Ministero delle attività produttive ha diffuso una interpretazione restrittiva dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 228 del 2001 in materia di vendita diretta effettuata dagli imprenditori agricoli, sostenendo che tale attività è possibile, su aree private, solo in locali aperti al pubblico e non "a cielo aperto". Questa interpretazione è opposta a quella fornita dall'ANCI a tutti i Comuni interessati il 24 ottobre scorso e può costituire un grave fattore di vincolo allo sviluppo della vendita diretta, oggi unanimemente considerata dalle organizzazioni agricole indispensabile per integrare il reddito aziendale e recuperare un rapporto diretto con i consumatori. Chiediamo pertanto ai rappresentanti del Governo se sono in grado al più presto di diffondere una interpretazione univoca e rispondente alle aspettative delle aziende agricole, altrimenti sarà opportuno inserire un chiarimento giuridico in proposito in questo stesso decreto.

Sen. De Petris

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Antonione, Baldini, Bosi, Caruso Antonino, Costa, Cursi, Cutrufo, D'Alì, Dell'Utri, Giuliano, Grillo, Guzzanti, Iannuzzi, Mantica, Saporito, Sestini, Siliquini, Vegas, Ventucci e Zappacosta.

 

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Tomassini, per attività della 12a Commissione permanente; Bedin, Greco e Manzella, per attività della 14a Commissione permanente; Flammia, per attività della Commissione consultiva per la concessione di ricompense al valore e al merito civile; Murineddu e Tarolli, per attività dell'Unione interparlamentare; Moro, per attività di rappresentanza del Senato.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Sen. Zanda Luigi Enrico

Nuove norme in materia di Sistema statistico nazionale (3763)

(presentato in data 31/01/2006).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri

In data 31/01/2006 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile, con Allegato, fatto a Roma il 6 ottobre 2004" (3289).

 

A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri

In data 01/02/2006 il senatore Pianetta Enrico ha presentato la relazione sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Sultanato dell'Oman, fatto a Roma il 22 marzo 2004, riguardante il settore della difesa" (3694).

Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti

Nelle sedute di ieri, le Commissioni permanenti hanno approvato i seguenti disegni di legge:

 

2a Commissione permanente (Giustizia):

 

Dep. Buemi ed altri. - «Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia» (3567) (Approvato dalla Camera dei deputati).

Con l'approvazione di detto disegno di legge resta assorbito il disegno di legge: Pastore ed altri. - "Nuove norme in materia di patti successori relativi all'impresa» (1353).

 

7a (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

 

Michelini ed altri. - «Disposizioni concernenti iniziative volte a favorire lo sviluppo della cultura della pace» (3606).

Corte costituzionale, ordinanze emesse da autorità giurisdizionali per il giudizio di legittimità

Nello scorso mese di gennaio sono pervenute ordinanze emesse da autorità giurisdizionali per la trasmissione alla Corte costituzionale di atti relativi a giudizi di legittimità costituzionale.

 

Tali ordinanze sono depositate negli uffici del Senato a disposizione degli onorevoli senatori.

 

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Turroni ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00373, dei senatori Marini ed altri.

 

Mozioni

DE ZULUETA, CORTIANA, DONATI, RIPAMONTI, BOCO, MALABARBA, MARTONE, PIZZINATO, DI SIENA - Il Senato,

premesso che:

dal 2 al 27 maggio 2005 si è tenuta a New York la Conferenza quinquennale di revisione del trattato di non proliferazione nucleare;

la Conferenza 2005 non ha prodotto passi in avanti significativi rispetto alla Conferenza di revisione del 2000;

gli accordi di implementazione del 2000 si erano già rivelati deboli e non sono stati rispettati;

l'esistenza e la rigida implementazione del Trattato di non proliferazione sono indispensabili per la pace e la sicurezza internazionale;

l'India, il Pakistan e Israele non hanno mai firmato il Trattato ed hanno sviluppato armi nucleari, la Corea del Nord ha ritirato la firma dal Trattato e ha sviluppato armi nucleari;

è grande la preoccupazione della comunità internazionale per la ripresa dell'attività di ricerca sul nucleare da parte dell'Iran, e lo stesso Paese continua a non rispettare le regole imposte dall'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica;

il processo di disarmo nucleare è essenziale per assicurare l'implementazione continua del Trattato di non proliferazione;

sono necessarie per un verso misure per rafforzare il controllo e le verifiche sul nucleare civile e sul commercio illegale di materiale nucleare, per l'altro strategie rigorose per il disarmo nucleare;

più di quindici anni dopo la fine della guerra fredda gli Stati Uniti e la Russia continuano a mantenere arsenali di armi nucleari tattiche sul suolo europeo;

nel 1991 gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica si accordarono sul progressivo ritiro di tali armi dall'Europa;

non sono stati significativi i passi in avanti registrati su quegli accordi in questi anni, poiché la Russia continua a mantenere circa 3000 ordigni tattici in condizioni di sicurezza precaria, mentre gli Stati Uniti mantengono la dislocazione di 480 ordigni in basi NATO in Italia, Belgio, Olanda, Turchia, Germania e Gran Bretagna;

tali armi, per la loro portabilità e la loro dimensione, costituiscono un rischio inaccettabile correlato al terrorismo nucleare, e tale rischio è particolarmente significativo per l'arsenale dislocato in Russia, in considerazione dell'inadeguatezza del sistema di comando nucleare di quel Paese;

è necessario che gli accordi del 1991 sul ritiro delle armi tattiche dall'Europa vengano formalizzati e verificati, e che esse vengano completamente eliminate;

il Governo russo ha più volte dichiarato che non incomincerà negoziati per ridurre il proprio arsenale fintanto che gli Stati Uniti e la NATO continueranno a disporre di armi tattiche in Europa;

un rapporto presentato ai parlamenti di Germania e Belgio sostiene che siano circa 90 le armi nucleari tattiche del tipo B61 dislocate nelle basi italiane di Aviano e Ghedi;

alla luce delle mutate minacce alla sicurezza internazionale la capacità d'impiego delle armi nucleari tattiche dal territorio italiano ed europeo non è più determinante per le strategie della NATO;

al contrario, tali armi sono più utili ai terroristi che a combattere il terrorismo o a mantenere la pace,

impegna il Governo:

a chiedere formalmente al Governo degli Stati Uniti di ritirare le armi nucleari tattiche presenti sul territorio italiano, al fine di rafforzare il regime di non proliferazione e di dimostrare che l'obiettivo del disarmo nucleare da parte delle potenze nucleari viene perseguito con determinazione;

ad esperire presso l'Unione Europea, gli Stati Uniti e la Russia tutti i possibili passi per la stesura di un accordo volto all'eliminazione di tutte le armi nucleari tattiche presenti in Europa;

ad adottare tutte le possibili iniziative per il potenziamento dei pilastri del regime di non proliferazione nucleare e per la sua rigorosa applicazione;

ad adottare tutte le possibili iniziative volte a rafforzare l'impegno dell'Unione Europea e di alcuni dei suoi Stati membri nella ricerca di soluzioni della crisi iraniana.

(1-00374)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GARRAFFA, MONTALBANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 gennaio 2006 è stata data dolosamente alle fiamme l'auto del segretario della Camera del Lavoro di Corleone, Dino Paternostro, che, oltre a svolgere con zelo e passione il proprio mandato sindacale, è anche un noto giornalista ed un apprezzato saggista, il cui impegno contro la mafia è riconosciuto non solo nel Corleonese e nella Sicilia;

quest'atto intimidatorio è stato perpetrato in una cittadina dove ancora la mafia e la criminalità organizzata vogliono controllare la vita economica, sociale e politica;

nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine e della magistratura, forti continuano ad essere le pressioni;

il Prefetto di Palermo ha immediatamente convocato, con la solerzia e l'impegno che contraddistinguono giornalmente la sua azione, il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, dando il via ad una serie di misure necessarie a garantire la sicurezza del segretario della camera del lavoro di Corleone;

nella consapevolezza che fatti di questo tipo non possono essere sottovalutati non solo per il luogo dove vengono attuati, ma per la forza del messaggio intimidatorio che certo non fermerà l'azione né di Dino Paternostro né di quanti hanno a cuore la democrazia e la sconfitta della mafia non solo in terra di Sicilia,

gli interroganti chiedono di conoscere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda avviare per giungere ai mandanti ed agli esecutori di questo gravissimo episodio;

quante risorse umane ed economiche intenda impegnare per una più consistente presenza nel territorio in questione di forze dell'ordine, di mezzi e di strumentazioni.

(4-10100)

FAVARO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che numerosi contribuenti, assegnatari con contratto di locazione con patto di futura vendita di abitazioni di proprietà dell'azienda per l'edilizia economica e popolare di Castelfranco Veneto, avvalendosi dell'istituto dell'interpello, hanno richiesto, presso l'ente comunale di competenza, delle spiegazioni in merito all'art.3 del decreto legislativo 504/92, "soggettività passiva ICI", alla luce della recente pronuncia di Cassazione (sent. 654 del 14.01.2005) e dei cambiamenti evidenziati nel decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 15/04/2005;

che detti contribuenti ritengono che la risposta avuta dal Comune di Castelfranco Veneto non risponda in modo esaustivo alla richiesta da loro prodotta, ovvero se essi, assegnatari con contratto di locazione con patto di futura vendita, abbiano un diritto assimilabile ad un diritto reale di abitazione e siano pertanto passivi dell'ICI;

che i succitati contribuenti pagano correntemente l'ICI da quando sono stati assegnati loro gli alloggi A.E.E.P.,

l'interrogante chiede di sapere se, alla luce dei riferimenti normativi esposti in premessa, si ritenga che i contribuenti assegnatari di alloggi A.E.E.P. abbiano un diritto assimilabile al diritto reale di abitazione, per capire se la posizione contrattuale di tali contribuenti sia ascrivibile tra le soggettività passive ICI o se, al contrario, i versamenti effettuati da essi fino ad ora siano stati indebiti.

(4-10101)

MORO - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che in questi giorni è stato assegnato l'appalto per la gestione del centro di permanenza temporanea sito in Gradisca d'Isonzo, già adibito a caserma ora dismessa;

che l'inizio della attività è prossima in quanto si stanno completando gli ultimi interventi di finitura e di collaudo delle strutture e delle apparecchiature;

che la gara d'appalto è stata aggiudicata alla Cooperativa Minerva, con un preventivo a persona di 75,00 euro, di molto superiore a quello proposto da altre ditte concorrenti che, stando alle notizie di stampa, avevano preventivato un costo pro die e pro capite di 35,00 euro;

che la notevole differenza tra le offerte della ditta aggiudicataria e della ditta con il preventivo più conveniente ha causato sconcerto e la stampa ha diffusamente trattato l' argomento;

che la situazione dei centri di permanenza temporanea e dei costi di funzionamento degli stessi è stata oggetto di un approfondimento nell'ambito dei lavori del "Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione", con l'audizione della dottoressa Anna Maria D'Ascenzo nella sua qualità di Capo del dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, che ha avuto luogo nella seduta del 15 novembre 2005;

che la dottoressa D'Ascenzo, nel suo intervento, ha evidenziato come i costi praticati nei vari centri di permanenza temporanea subiscano differenze notevolissime, andando da 17,00 euro a 137,00 euro (espresse in lire 35.000 e lire 275.000) e che il Governo era intenzionato a stabilire criteri per rendere uniformi, per quanto possibile, i relativi costi sull'intero territorio nazionale,

l'interrogante chiede di sapere:

quali siano stati i criteri in base ai quali è stata scelta la ditta Minerva con un costo più che doppio rispetto ad un'altra ditta concorrente;

se non si ritenga opportuno verificare se corrisponda al vero che una ditta è stata oggetto di pressioni per ritirarsi dalla gara di appalto.

(4-10102)

FLORINO - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che con nota del 30 gennaio 2006, inviata al Ministro dell'interno e al Prefetto di Napoli, i consiglieri comunali del gruppo consiliare Colomba denunciavano gli abusi perpetrati dall'Amministrazione comunale di Roccarainola (Napoli);

che i fatti, di seguito riportati quali constano all'interrogante, assumono, a giudizio dell'interrogante medesimo, rilevante gravità per la esposizione chiara e documentata delle illegalità commesse dall'esecutivo di Roccarainola:

1) l'assessore Francesco De Risi, titolare di una ditta di falegnameria, ha eseguito lavori di falegnameria nella scuola pubblica in via N. Sauro. Addirittura, con una variante fatta ad hoc, la Giunta municipale ha previsto tali lavori di falegnameria, non esistenti nel progetto originario (a Roccarainola ci sono almeno 4 ditte di falegnameria, ma guarda caso la ditta aggiudicatrice dell'intero appalto chiama proprio la ditta dell'assessore e questi esegue anche personalmente i lavori);

2) l'assessore ai lavori pubblici Giuseppe Russo, geometra, titolare di uno studio tecnico nella frazione Gargani, pur non potendo esercitare direttamente la sua professione, è beneficiario di quasi tutti gli incarichi di progettazione di opere pubbliche, trincerandosi dietro il nome del nipote Aniello Russo (figlio della sorella) o del geometra Maurizio Miele. Anche i privati se vogliono qualche permesso (anche una semplice D.I.A) per non avere problemi devono rivolgersi a lui;

3) per i lavori del dissesto idrogeologico - gara d'appalto di 10.000.000.000 delle vecchie lire - sempre Giuseppe Russo, assessore ai lavori pubblici e sino a poco tempo fa anche all'edilizia privata, sembrerebbe protocolli all'Ente personalmente le buste delle ditte partecipanti alla gara d'appalto del primo miliardo. L'interrogante si chiede quando ci sarà la gara per i restanti 9.000.000.000 di lire;

4) non potendo rilasciare permessi a costruire per civili abitazioni, vengono rilasciati permessi a costruire per case coloniche, che di fatto non sono altro che ville o ristoranti, costruite a dismisura sul territorio e in violazione delle normative;

5) alcuni lavori pubblici vengono prima completati e poi vengono fatte le varianti in corso d'opera, per lavori di fatto già eseguiti. Si veda, ad esempio, la delibera di Giunta municipale n. 165 (Via Veccio), emanata il 24/10/2005 e pubblicata solamente il 2/01/2006;

6) nonostante un Commissario ad acta della provincia di Napoli, tre anni fa, nel rilasciare una concessione edilizia, abbia stabilito che 800 metri quadri circa di terreno dovessero essere lasciati al Comune, il terreno non viene utilizzato, l'interrogante ritiene onde favorire la ditta. Nonostante i solleciti, questo terreno resta ancora recintato e quindi in possesso della ditta. Anzi vi è di più, vengono fatti altri due parcheggi nella zona adiacente a quel terreno, con degli espropri pubblici, e non viene utilizzata quell'area che è già del Comune;

7) avvisi pubblici pubblicati non a norma di legge;

8) affidamento diretto, senza gara, per 120.000,00 euro ad un parente del Sindaco. Si veda la delibera di Giunta municipale n. 207 del 22/12/2005;

9) mancata costituzione di parte civile in un processo penale a carico dell'attuale Sindaco del Comune di Roccarainola per una questione di inquinamento ambientale, con la preclusione al Comune di avere un risarcimento danni nel caso gli imputati risultino colpevoli. Il Sindaco, imputato per questa vicenda, non ha nemmeno informato la Giunta né tantomeno il Consiglio Comunale;

10) singolare la nomina (già denunciata al Ministro in indirizzo) del responsabile dell'U.T.C. arch. Pellegrino Gragnano (delibera di Giunta municipale n. 1 del 16/06/2004) non tanto per la rapidità della stessa (presumibilmente, anzi a giudizio dell'interrogante sicuramente, frutto di una promessa elettorale), ma soprattutto perché lo stesso tecnico vanta, a suo dire, un credito con l'Ente per diverse centinaia di milioni delle vecchie lire (450). La cosa più grave è che oggi queste cause, pendenti dinanzi al Tribunale di Nola, vengono rinviate per trattative di bonario componimento, e ciò perché il Responsabile UTC, convenuto in questi giudizi, approfitta della sua attuale posizione;

11) a seguito di una denuncia fatta in Consiglio comunale sull'incompatibilità tra un Revisore dei Conti, cugino dell'attuale Vice Sindaco del Comune di Roccarainola, Raffaele Sirignano (che per otto mesi ha preso indebitamente soldi dell'Ente), si è resa necessaria l'elezione di un nuovo Revisore dei Conti. In piena sintonia con la spavalderia e la consapevolezza di impunità dell'amministrazione Miele, la maggioranza ha votato ed eletto nel Consiglio Comunale del 15/02/2005 "la moglie" del Vice Presidente del Consiglio Comunale, Pasquale Iovine;

12) ripetutamente vengono pubblicate con notevole ritardo alcune delibere di Giunta municipale;

13) cittadini che sono costretti a ricorrere al T.A.R. della Campania per impedire che alcune delibere di Giunta siano applicate (nota vicenda del Piano Regolatore Generale);

14) reiterate convenzioni stipulate con professionisti esterni (si veda, a titolo esemplificativo, la continua proroga fatta nell'ufficio ragioneria al dott. Orlando, nonostante già il responsabile dell'ufficio sia un professionista esterno);

15) funzionari che non possono ricoprire l'incarico non avendone i requisiti, che vengono confermati dalla Giunta municipale;

16) riapertura di bandi, emanati dal Commissario Prefettizio dott.ssa Fiamma Spena, in campo sociale (delibera di Giunta municipale n. 212/2005) per agevolare amici;

17) gara d'appalto, per il trasporto scuola, affidata sempre alla stessa ditta. Non si tiene conto del fatto che la ditta è stata più volte esclusa in passato dall'altra amministrazione, per fatti gravissimi. Gli autobus vengono trovati sporchi e in qualche caso pieni di zecche, ma tutto viene messo a tacere. Alcuni autobus, addirittura, sono senza assicurazione, ma nessuno controlla e dice nulla, neanche sulla idoneità del personale che esegue il servizio;

18) per non parlare poi dell'affidamento quotidiano di tutti i lavori, riguardanti la cosa comune, a ditte senza alcun bando;

l'interrogante si era già rivolto al Ministro in indirizzo per precedenti vicende con atti ispettivi 4-09999 del 17/01/2006, 4-09392 del 21/09/2005, 4-08821 del 1°/06/2005 e 4-07598 del 2/11/2004,

l'interrogante chiede di conosere:

quali provvedimenti si intenda adottare per ripristinare la legalità nel Comune di Roccarainola (Napoli);

se non si intenda verificare, con l'autorità prefettizia del territorio, le relazioni sul Comune monitorate dagli organi di polizia e se le stesse siano corrispondenti alle violazioni commesse e alle illegalità perpetrate ed inviare, ai sensi della normativa vigente, una Commissione d'accesso.

(4-10103)

FLORINO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

risulta all'interrogante che sul finire degli anni '90 ed inizio del 2000 la Procura della Repubblica di Napoli, al termine di complesse indagini dirette dal Procuratore antimafia dottor Agostino Cordova, svelava l'intreccio tra criminalità, politica e affari negli enti locali e denunciava la grave, inquietante situazione di alcuni comuni capeggiati da Giunte di centro-sinistra, diventati luoghi privilegiati dell'insediamento e della rappresentanza, diretta o indiretta, degli interessi affaristici e criminali;

risulta all'interrogante che le indagini giudiziarie facevano luce su episodi di condizionamento criminale delle amministrazioni comunali di Portici, Frattamaggiore, Marano di Napoli, Ercolano, Frattaminore, Pompei, Caivano, Pomigliano D'Arco, ecc., tutte rette da amministrazioni di centro-sinistra e tutte con inquietanti decisioni dell'allora Governo, di centro-sinistra, poterono portare a termine il loro mandato senza neppure essere sfiorate da accessi antimafia, potendo così, per quanto risulta all'interrogante, consolidare i deviati rapporti con potenti consorterie criminali dalle quali hanno ottenuto nel tempo inconfutabili vantaggi elettorali, come hanno dimostrato le recenti sentenze del Consiglio di Stato n. 2160/05 REG.DEC. del 9 novembre 2004 e n. 3784/05 del 1°/7/2005, che hanno confermato la piena legittimità dei decreti di scioglimento dei consigli comunali di Frattamaggiore e Portici per condizionamento da parte della criminalità organizzata;

risulta all'interrogante che tra le principali motivazioni che hanno dato luogo allo scioglimento del consiglio comunale di Portici figurava l'inquietante vicenda dell'acquisto, per 18 miliardi delle vecchie lire, con procedure illegittime, da parte della Giunta Spedaliere, nella quale il Sindaco attualmente in carica, dott. Vincenzo Cuomo, ricopriva il ruolo di Vice Sindaco, del complesso immobiliare composto da manufatti di una vecchia fabbrica dismessa denominato Kerasav, di proprietà di una nota "famiglia camorristica", così definita dalla stessa Direzione distrettuale antimafia di Napoli con un provvedimento giudiziario del dicembre 2002;

risulta all'interrogante che l'attuale amministrazione del Comune di Portici, retta dal Sindaco Vincenzo Cuomo, con deliberazione n. 504 del 13/12/2005, ha stabilito di avviare le procedure per la vendita dell'immobile Kerasav nel verosimile tentativo di evitare il sorgere di responsabilità, non potendo utilizzare per pubbliche finalità detto bene immobile, acquistato dal Sindaco Spedaliere dalla famiglia camorristica Sorrentino con il solo scopo di foraggiare un potente sodalizio criminale;

risulta all'interrogante che con la stessa delibera 504 del 13/12/2005 la giunta municipale di Portici, presieduta dal Sindaco Vincenzo Cuomo, ha stabilito, ai fini dell'attualizzazione del valore del bene immobile Kerasav, di applicare il criterio di calcolo della rivalutazione monetaria da computare sull'importo dell'acquisito del bene risalente all'anno 1997 anziché il criterio del valore attuale di mercato che consente all'ente pubblico di percepire una somma che rispecchia l'effettiva consistenza patrimoniale ed estimativa dello stesso bene in quanto, come è noto, il valore degli immobili a Napoli e provincia ha subito aumenti di prezzo nell'ultimo decennio pari a oltre il 150%;

il costo che all'epoca complessivamente sostenne il Comune per l'acquisto di detto bene, come rilevasi dalla predetta deliberazione 504 del 13/12/2005, risulta essere pari a euro 8.860.000,00 che, attualizzato (dal 1997 ad oggi) con il computo dei valori di incremento pari al 150%, determina un importo pari ad euro 22.342.000, così calcolato: 8.860.000,00 + 150% da cui detrarre la somma di euro 1.108.375 per esproprio SAM nonché sommare l'importo di euro 1.300.000 quale valore di stima per capacità edificatoria dell'area;

invece il Comune ha avviato una procedura di vendita che prevede un prezzo di euro 9.825.454,00 anziché di euro 22.342.000, facendo così sorgere mire e appetiti camorristici da parte dei soliti affaristi criminali che da anni infestano con profonde cancrene il nostro tessuto socio politico,

l'interrogante chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per fare finalmente piena luce sulla vicenda Kerasav, far punire i responsabili del grave danno economico e di immagine subito dal Comune di Portici a seguito della vicenda Kerasav e come intenda impedire che la vendita del bene immobile in questione possa nuovamente costituire una occasione per la criminalità e per soggetti istituzionali che a parere dell'interrogante sono deviati di trarre ulteriori e illeciti vantaggi economici.

(4-10104)

FASOLINO - Al Ministro della salute - Premesso che:

la parte economica del contratto dei dirigenti medici della sanità pubblica, relativo al quadriennio 2002-2005, firmato nel novembre 2005 ed esigibile il 4 dicembre 2005, prevedeva arretrati per ogni dirigente di circa 8.000-10.000 euro netti;

da parte del Governo i capitali furono subito accreditati alle regioni per rendere esigibili le somme per il mese di dicembre, con aggiornamento degli stipendi dal mese di novembre;

la regione Campania, pur avendo incamerato le somme, non ha provveduto ad onorare gli impegni assunti e prima ha richiesto un accordo con i sindacati di categoria per ritardare i pagamenti a gennaio, febbraio, marzo e dopo ha erogato alle ASL le somme di cui al contratto senza vincolarle alla loro specifica destinazione;

le ASL, utilizzando la genericità delle erogazioni, non hanno ancora soddisfatto le esigenze contrattuali e ora si corre il rischio che le somme di cui al contratto vengano utilizzate per altri scopi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, per quanto di competenza, accertare i fatti descritti e le relative responsabilità e se non ritenga necessario adottare le idonee misure per restituire ai medici quanto dovuto.

(4-10105)

MALABARBA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - In relazione alla risposta fornita alla interrogazione parlamentare dell'on. Minniti ed altri, 5-04868, fornita il 10 novembre 2005, in cui si afferma che la "speciale elargizione" prevista dalle leggi nn. 308/81 e 280/91 compete esclusivamente ai superstiti dei militari che hanno subito un evento dannoso che ne prevede la morte, si chiede di conoscere:

se non si ritenga doveroso precisare con urgenza che, come stabilito dalla legge 280/91, art. 1, la speciale elargizione compete anche ai militari volontari o trattenuti, i quali subiscano, per causa di servizio o durante il periodo di servizio, un evento dannoso che comporti una menomazione dell'integrità fisica ascrivibile in una delle categorie di cui alla tabella A o alla tabella B annesse alla legge 18 marzo 1968, n. 313, e successive modificazioni;

se si intenda, pertanto, apportare le necessarie modificazioni alla risposta alla interrogazione 5-04868, in quanto tale risposta farebbe escludere dalla speciale elargizione il personale infortunato di categoria A e B (ad esempio, tutti i militari volontari ammalati di un tumore per possibile contaminazione da uranio impoverito) e ciò anche tenendo presente che ad oggi non è stata concessa, a causa di una errata interpretazione delle leggi sopra citate, la speciale elargizione anche ai parenti (gli aventi diritto) del personale volontario deceduto in quanto è stato erroneamente considerato titolare di tale diritto solo il personale di leva (che tra l'altro non esiste più).

(4-10106)

MALABARBA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

con decreto ministeriale del 30 giugno 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 agosto 2005, vengono conferiti in proprietà alla CONI Servizi S.P.A. beni immobili patrimoniali dello Stato;

l'Istituto universitario scienze motorie (IUSM), concessionario fino ad oggi del bene, ha attivato una proceduta di ricorso al Tar del Lazio in quanto alla fine degli anni '90, con una sentenza passata in giudicato, lo IUSM venne riconosciuto legittimo erede della Gioventù italiana del littorio;

il progetto proposto dalla Coni Servizi S.p.A prevede trasformazioni edilizie, urbanistiche ed ambientali di tale ampiezza che andranno a modificare radicalmente funzioni e utilizzi delle attuali strutture e degli spazi ed esse strettamente connesse. Tali trasformazioni possono produrre un forte impatto ambientale sull'adiacente area protetta regionale di Monte Mario e un insostenibile impatto sociale sulla vita degli abitanti di quel settore della città già oggi sottoposti a gravi disagi per il blocco del traffico per le partite di calcio e ad impatto acustico per i grandi concerti;

esiste l'esigenza di valorizzare l'ambito del Foro Italico, di razionalizzare i servizi, di riutilizzare la Casa della scherma, ma ciò va valutato partendo da due aspetti fondamentali: un progetto esecutivo ufficiale con le valutazioni economiche e tecniche non è stato ancora eseguito, così come non sono state effettuate le procedure di valutazione d'impatto ambientale e valutazione ambientale strategica, vista la delicatezza dei luoghi vincolati per la conservazione dell'equilibrio del tessuto architettonico ed ambientale,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno che una società di diritto privato entri in possesso di un bene che è patrimonio pubblico e che di questo disponga per "metterlo a reddito" attraverso un project financing della società "Bain Company" incaricata di trovare finanziamenti privati;

se non reputi necessario che il progetto, ancorché finanziato da una società di diritto privato, debba essere pubblicizzato agli aventi diritto (cittadini, associazioni, ecc.) dal momento che ciò non è stato ancora fatto;

se sia a conoscenza del giudizio negativo espresso da numerosi storici ed architetti su un progetto destinato a stravolgere l'area del Foro Italico alterandone sensibilmente anche l'assetto geologico.

(4-10107)

PIATTI, FLAMMIA - Ai Ministri delle politiche agricole e forestali e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

ad oggi il Consiglio Scientifico dell'Istituto Nazionale Ricerca Alimentazione e Nutrizione (INRAN) non è mai stato attivato e quindi non ha svolto la sua essenziale funzione istituzionale di indirizzo, coordinamento e controllo delle attività di ricerca, come previsto dall'art. 14, legge n. 137, 6 luglio 2002;

non è stato attivato il Comitato Scientifico previsto dal Regolamento di organizzazione e funzionamento (Gazzetta Ufficiale n. 270 del 17 novembre 2004), che prevede una presenza elettiva di ricercatori dell'istituto e che, tra l'altro, deve essere obbligatoriamente e preventivamente sentito su ogni atto organizzativo di natura generale che investa l'attività di ricerca e tecnologica dell'Ente;

in assenza dell'attivazione di questi due organismi di fatto l'attività dell'Ente è stata gestita in forma esclusiva dal Presidente;

il Presidente ed il Direttore Generale hanno deciso di assumere in prima persona la gestione dell'attivazione di tutte le forme di rapporto di lavoro previste dai programmi di ricerca dell'INRAN, quindi la scelta delle persone, della tipologia di rapporto di lavoro e dell'importo economico da corrispondere per ogni contratto. Ciò ha costituito un ulteriore elemento di limitazione dell'autonomia dei ricercatori costretti a dover ogni volta chiedere personalmente ai vertici dell'Ente l'assegnazione di contrattisti od il rinnovo del rapporto di lavoro dei propri collaboratori;

il Presidente ed il Direttore Generale non hanno mai reso noti i criteri utilizzati per l'attribuzione dei suddetti contratti;

non è stato mai redatto il piano triennale di attività dell'Ente, atto, come noto, previsto dalla normativa vigente nonché richiamato dalla legge di riforma dell'Ente (comma 7, art.11, decreto legislativo n. 454, 29 ottobre 1999) e dal suo Statuto (Gazzetta Ufficiale n. 138 del 15 giugno 2004) e dal Regolamento di organizzazione e funzionamento (Gazzetta Ufficiale n. 270 del 17 novembre 2004);

il Collegio dei revisori dei conti ed il Consiglio di amministrazione non hanno mai controllato o deliberato il fabbisogno di personale e la relativa compatibilità economica;

il Presidente, nonostante l'assenza degli atti programmatori e della copertura economica, ha predisposto con sua delibera, la emanazione di 9 bandi di concorso per 31 posti per l'assunzione a tempo indeterminato di personale dell'INRAN;

l'INRAN dal 2001 ad oggi ha portato avanti una politica di ridimensionamento delle spese riconducibili all'attività di ricerca realizzata attraverso i laboratori dell'Istituto mentre, nel contempo, sono triplicate le spese per servizi ed incarichi speciali (in questa voce ricadono i contratti di consulenza) per i contratti a tempo determinato e per tutte le altre forme di lavoro atipiche, ad eccezione degli assegni di ricerca e dottorati, anch'essi diminuiti, come facilmente riscontrabile anche dai seguenti dati relativi agli impegni di spesa:

 

Bilancio 2001

euro

Gen.-Dic. 2005

euro

Reagenti, vetrerie ed altre spese per la ricerca

436.265

380.000

Acquisto apparecchiature scientifiche

182.953

130.000

Computer

66.973

35.000

Manutenzione e riparazione app. sci. e computer

75.431

45.000

Servizi ed incarichi speciali

570.100

1.600.000

Tempo determinato e co co co

467.709

2.200.000

Assegni di ricerca e dottorati

313.341

220.000

che diversi contratti di consulenza e co.co.co., borse di studio e contratti a tempo determinato, attivati su specifici contratti di ricerca, vengono in realtà impiegati dall'Ente per altre finalità (autisti, attività di segreteria della Presidenza e del Direttore Generale, altre attività di supporto all'amministrazione) e pertanto vengono anche effettuati inquadramenti ed erogate retribuzioni non coerenti con l'attività svolta e con il Contratto collettivo nazionale di lavoro degli Enti pubblici di ricerca;

diversi contratti di consulenza, a volte anche rinnovati per più anni, risultano affidati a persone che non hanno mai svolto attività nell'Istituto mentre, nel contempo, l'Istituto registra difficoltà economiche a mantenere in essere diversi contratti di lavoro per il personale effettivamente impiegato in attività di ricerca;

non si evidenzia se non in minima parte, da quanto appare, come siano stati già spesi né come si intenderà spendere i diversi milioni di euro ottenuti con regolarità in questi anni e finalizzati alla ristrutturazione dell'Ente;

la CGIL, il sindacato maggiormente rappresentativo all'INRAN, ha deciso di ricorrere alle vie legali per comportamento antisindacale dell'Amministrazione, poiché vengono disattese anche le più elementari norme di informazione preventiva sui bilanci e sull'organizzazione del lavoro;

senza la definizione di un sistema di regole e l'attuazione di soluzioni tecniche che tutelassero l'oggettività dei controlli e al tempo stesso la normativa sulla privacy, sono stati commissionati in via strettamente riservata a ditta esterna l'effettuazione di controlli informatici sull'attività in rete dei computer dell'INRAN, e, in base a questi controlli, il Presidente e il Direttore Generale hanno disposto il sequestro di un computer e attivato una procedura disciplinare nei confronti di un dipendente, dirigente sindacale della CGIL, accusandolo della responsabilità dei malfunzionamenti della rete informatica. Accuse che, a seguito della perizia tecnica fatta effettuare dal dipendente e successivamente confermata da quella richiesta dalla commissione che ha seguito il procedimento disciplinare, sono risultate senza alcuna ombra di dubbio del tutto infondate,

si chiede di sapere:

quali iniziative abbiano intrapreso o intendano intraprendere i Ministri in indirizzo per riportare alla normalità un istituto di ricerca di primaria importanza per la ricerca sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e se intendano sanzionare i responsabili della situazione denunciata, per risolvere una situazione grave sotto l'aspetto della correttezza gestionale e finanziaria, fortemente lesiva dell'autonomia della ricerca e dei ricercatori, irrispettosa dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti e delle loro organizzazioni;

quali iniziative abbiano intrapreso l'Amministrazione ed il suo Presidente, a seguito del riscontro dell'infondatezza delle accuse mosse nei confronti del dipendente accusato, in maniera persecutoria e con metodi di dubbia legalità, di essere la causa dei ripetuti malfunzionamenti della rete informatica dell'Ente.

(4-10108)

FLORINO - Ai Ministri dell'ambiente e per la tutela del territorio e dell'interno - Premesso:

che la società Pegaso S.p.A. da anni gestisce un sito di stoccaggio provvisorio di rifiuti urbani ubicato nel Comune di Forio (Napoli) e svolge attività di trasporto pubblico;

che nel 1996, la Pegaso S.p.A. intentò una causa contro il predetto Comune per ottenere il pagamento della somma di 48 milioni di lire circa, quale corrispettivo per servizi prestati in via eccezionale ed urgente e, in quanto tali, eseguiti senza delibere, né contratti di appalto;

che gli amministratori in carica all'epoca affidarono i suddetti servizi alla Pegaso S.p.A.;

che il Comune di Forio nel giudizio si è difeso adducendo la mancanza di delibere e/o di contratti di appalto e, per tale motivo, il contraddittorio si è esteso anche nei confronti degli amministratori comunali dell'epoca; attualmente il giudizio è ancora pendente presso il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia;

che con esposto del 20.12.2004, indirizzato al Sindaco del Comune di Forio e, per conoscenza, ai Consiglieri comunali, il Circolo ambientale di AN "Giacinto Bertrando" di Forio, relativo ai lavori di realizzazione/adeguamento della stazione di trasferimento in località Cavallaro (Comune di Forio), è stato denunciato l'"aggiramento" della normativa relativa agli appalti pubblici (e delle disposizioni di cui all'articolo 25, comma 4, del contratto tra la Pegaso S.p.A. e l'Ente) e la non congruità del costo delle opere realizzate, con gravi responsabilità anche dell'Ente (Comune di Forio);

che con esposto del 20.11.2005, relativo al sequestro dell'area in località Cavallaro, ad opera dei NOE dei Carabinieri di Napoli, per fatti gravi, è stata avanzata richiesta al Sindaco, previa individuazione della responsabilità dell'Ente, di rimuovere il consiglio di amministrazione della società mista e di promuovere un'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della medesima;

che in data 24.11.2005, il menzionato Circolo ha presentato un altro esposto relativo al lodo arbitrale tra la Pegaso S.p.A. e la società Lacco Ameno Servizi s.r.l.. Il lodo arbitrale era stato richiesto dalla Pegaso S.p.A. per ottenere il pagamento di fatture relative al periodo 2003/2004 (per l'importo di euro 290.161,74) che, alla prova dei fatti, sono risultate relative a costi e anticipazioni mai sostenuti dalla Pegaso S.p.A. per la considerevole somma di euro 256.845,06, e per un risarcimento danni di euro 300.000,00, con un riconoscimento finale di soli euro 10.000,00;

che in termini di bilancio 2005 della Pegaso S.p.A. il mancato introito, in conseguenza della pronuncia del collegio arbitrale, di somme per le quali era stata emessa la fattura, determina una minusvalenza nei confronti della Lacco Ameno Servizi per l'importo di euro 209.232,74 e costi legali pari a euro 56.000,00, ciò causando un buco nel bilancio 2005 pari a euro 265.332,74;

che il ricorso al lodo arbitrale, voluto dalla Pegaso, ha comportato un costo per spese legali pari a euro 132.000,00, di cui euro 56.000,00 a carico della società Pegaso S.p.A., quindi del Comune di Forio (socio al 71%) e, in ultimo, dei cittadini;

che con un comunicato stampa diffuso in data 29.10.2004 si è evidenziata altresì la incompatibilità del signor Francesco Paolo Monti (ex sindaco del Comune di Forio) a ricoprire la carica di presidente della Pegaso S.p.A. (carica che sembrerebbe ricoperta a tutt'oggi), facendo riferimento ad un vecchio arbitrato dell'importo di 1 miliardo 500 milioni di lire e ad uno nuovo di quasi 5 miliardi di lire, tra la Pegaso S.p.A. e l'Ente nei quali sarebbe coinvolto, a vario titolo, il signor Monti;

che in data 11.11.2004 lo stesso Circolo "Giacinto Bertrando", facendo seguito al comunicato suddetto, ha presentato un esposto dettagliato di analogo contenuto, al fine anche di precisare che il signor Monti era stato l'artefice (nella qualità di sindaco di Forio) di un altro arbitrato con la Ditta Raiola (coinvolta nel Processo sui lavori fognari nel Comune di Forio), conclusosi con il pagamento di 5 milioni di lire alla predetta ditta;

che il 17.11.2004 è stato diffuso un altro comunicato stampa, a difesa dei lavoratori della società mista (ai quali non verrebbero corrisposti gli stipendi), con il quale si evidenziava la dissennata gestione e la profonda crisi economica, ricordando all'uopo che i revisori dei conti dell'ente (Comune di Forio) nella loro relazione del 2004 avevano scritto: "La spesa della Pegaso è, secondo l'opinione di questo collegio, antieconomica. I parametri sono elevatissimi e non vi è alcun comune della provincia di Napoli, comprese le isole di Capri e Procida, che spenda il 40% della spesa corrente per il servizio offerto dalla Pegaso S.p.A. (...), la Pegaso è un'azienda antieconomica e fuori mercato, perché non produce ma brucia ricchezza (...). Sulla Pegaso bisogna prendere decisioni coraggiose (...)";

che nel corso della Conferenza stampa del 25.11.2004 è stata ripercorsa la storia della Pegaso S.p.A., evidenziando le gravi irregolarità che hanno inciso profondamente sulla situazione economico-patrimoniale dell'azienda,

l'interrogante chiede di sapere:

se, alla luce dei gravi fatti esposti in premessa, i Ministri in indirizzo non ritengano di adottare provvedimenti urgenti volti a individuare la responsabilità dei soggetti coinvolti nell'annosa vicenda della Pegaso S.p.A., al fine di ripristinare la legalità nei relativi atti amministrativi;

se non ritengano di assumere ogni utile iniziativa volta a tutelare i dipendenti.

(4-10109)

FLORINO - Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso:

che con vari atti ispettivi lo scrivente denunciava le colate di cemento che abusivamente deturpano paesaggi di incomparabile bellezza, di cui le leggi vigenti dovrebbero tutelare la integrità;

che l'isola d'Ischia, per la totale "distrazione" dei sindaci dei comuni esistenti, è sistematicamente aggredita da un abusivismo dilagante;

che sembra in corso nel comune di Forio d'Ischia una sanatoria di 11 appartamenti in località Zaro (zona altamente protetta ed a pochi metri dal mare) senza parere della commissione edilizia e del Ministero dell'ambiente;

che sembra sia venuto meno anche il controllo della Sovrintendenza di Napoli su centinaia di licenze in sanatoria rilasciate dal comune di Forio d'Ischia,

si chiede di conoscere:

se risulti quali siano i motivi che inducono i sindaci dei comuni dell'isola d'Ischia a non tutelare il territorio;

se non si intenda verificare la legittimità della licenza rilasciata a sanatoria in località Zaro nel comune di Forio d'Ischia;

se risulti che il titolare e i parenti siano immuni da condanne penali e/o appartenenza a clan camorristici.

(4-10110)

MALABARBA - Ai Ministri della difesa e della salute - Premesso che:

il Maresciallo Capo dei Carabinieri in quiescenza Gaetano Campisi, di cinquantadue anni, ha trascorso trenta anni nell'Arma dei Carabinieri. Arruolato all'età di diciassette anni e mezzo, ha svolto servizio nei più svariati reparti di prima linea, come l'antidroga di Roma, Napoli e Milano, e reparti operativi sparsi per l'Italia; ha partecipato alle indagini della bomba a piazza della Loggia a Brescia, ha prestato servizio nell'antimafia di Palermo ed ha fatto anche la scorta ad un magistrato;

tanti anni di servizio spesi con onestà, abnegazione e sacrificio, sino al giorno in cui lo ha colpito una grave malattia dell'intestino (il morbo di Crohn), che lo ha poi costretto a lasciare l'attività operativa per quella burocratica;

nel 1991 è iniziato un contenzioso con l'amministrazione per un banale "caso di ufficio". Ha fatto una richiesta affinché l'amministrazione potesse adoperarsi nel migliorare gli ambienti insalubri dove l'ufficio era locato. Viste le condizioni mediche, l'ambiente malsano ed umido di quell'ufficio mal si conciliava con il suo stato di salute. Fu inviato, per questo, a visita psichiatrica con le seguenti motivazioni: "(...) perché era sposato da dieci anni e non aveva figli e che viveva una vita familiare serena" fu obbligato ad una sospensione dal lavoro e venne aperta una procedura di malattia a suo carico, per "rigidità dell'io". Diagnosi che è stata sconfessata da due cliniche universitarie, rispettivamente quella di Siena, del prof. Saulo Sirigatti, e di Pisa, del prof. Pietro Sarteschi, e, in terza battuta, dal prof. Arnaldo Ballerini, come consulente esterno, chiamato in causa dalla amministrazione. Chiusa la procedura di malattia, speditamente, fu ritenuto idoneo al lavoro;

Gaetano Campisi è stato più volte denunciato, dall'amministrazione, sotto forma di informativa all'Autorità giudiziaria militare di La Spezia, con pronunciamenti di archiviazione in istruttoria, senza che lo stesso fosse informato. Nel febbraio 2003 fu mandato a visita presso l'infermeria presidiaria del Comando regionale Carabinieri a Firenze. Il medico, lì presente, lo dichiarava "non idoneo" per 30 giorni per "Reazione ansiosa in situazione di conflittualità"; allo scadere dei quali, fu inviato al Centro militare medicina legale di Firenze, dove la commissione medica (composta da pediatra, dermatologo, otorinolaringoiatra, ecc.) lo ha trattenuto in malattia per "rigidità caratteriale" per altri due anni. È stato, infine, posto in congedo per un altro lungo periodo di malattia. Ha chiesto all'amministrazione di indicargli un medico che potesse curarlo dalla "rigidità caratteriale" ed ha ottenuto due risposte, che si riportano testualmente:

la prima, del Capo di Stato maggiore int. colonnello Salvatore Maiorana, con prot. n. 11/1-3-RP dell'11gennaio 2005, recita: "1.. In esito alla Sua istanza del 30 novembre 2004, si rappresenta che, a parere del Direttore dell'Infermeria Presidiaria di questa Regione, la 'persistente rigidità caratteriale', riscontrataLe in sede di visita collegiale del 4.11.2004, non configura sicuri aspetti psicopatologici meritevoli di terapia farmacologica ma di adeguato supporto psicologico. 2. Per quanto precede ed al fine di fornirLe un indirizzo specifico, si informa che nell'area Intranet del portale dell'Arma è possibile consultare il sito dell'Ordine Nazionale degli Psicologi, cui fare riferimento per l'individuazione di un professionista super partes, a Sua scelta";

la seconda, a firma del Capo di Stato Maggiore Col. Cosimo Chiarelli, con prot. n. 25/58-1/2005-RP del 7 marzo 2005, afferma quanto segue: "Seguito lett. nr. 11/1-3-RP dell'11 gennaio 2005. Il Comando Generale, IV Reparto - Direzione di Sanità, ha rappresentato che, per la cura della patologia riscontrata Lei potrà: a) avvalersi dei consulenti esterni del Servizio di Psicologia Medica presso l'infermeria Presidiaria di questa Regione. b) ricorrere, in alternativa, alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale, che eroga prestazioni diagnostiche e terapeutiche in regime ambulatoriale";

confortato da queste autorevoli risposte, inviava una richiesta di cura al prof. Adolfo Pazzagli, direttore dell'Istituto di Psicologia clinica dell'Università di Firenze, che rispondeva prontamente: "Gentile Maresciallo, la rigidità caratteriale non è una diagnosi né psicologico-clinica né psichiatrica ma un'attribuzione che descrive alcune caratteristiche della personalità. Per questo non sono previsti trattamenti specifici. Se la rigidità determina sofferenza nel soggetto, allora, solo una psicoterapia può, in qualche caso, essere di aiuto al soggetto. Oggi le psicoterapie si svolgono solitamente come attività private; per una valutazione diagnostica e per l'indicazione di eventuale trattamento può prendere appuntamento attraverso l'ambulatorio del dipartimento, telefonando al 055.4277482. La informo poi che il responsabile attuale di questo servizio è la prof. Benvenuti. Cordiali saluti, Adolfo Pazzagli";

il maresciallo Campisi si è recato prontamente, quindi, dalla prof.ssa Benvenuti, che dopo averlo visitato ha rilasciato il seguente referto: "Egregio dott. Lottini, ho visto due volte il suo paziente Gaetano Campisi, che mi chiedeva una valutazione clinica di patologia mentale e di eventuale terapia da attivare. Vedendo il materiale che il Signor Campisi ha portato, e credo di poter ipotizzare che si sia trattato di una situazione di conflitto esasperato e autoalimentato negli anni, in cui sono stati trasformati in diagnosi psichiatriche alcuni tratti di personalità non patologici di per sé, ma che sono apparsi tali nel contesto di rivendicazione che si è creato. Se l'ipotesi è corretta, come credo, non ci sono trattamenti terapeutici da attivare neppure di tipo psicoterapeutico. Cordiali Saluti. Paola Benvenuti";

in data 12 maggio 2005 si recava nella seconda struttura medica indicata dal Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, cioè all'azienda sanitaria n. 10, ambulatorio di psichiatria, dove due medici gli hanno rilasciato il seguente referto: "Attestiamo che il signor Campisi Gaetano, nato a Cefalù (Palermo), non è in cura presso il Servizio di Psichiatria, né presso il servizio di psicologia di questa zona sanitaria della ASL 10 - Firenze. In passato egli ha avuto ripetuti contatti con gli scriventi in relazione al suo problematico e conflittuale rapporto con l'Amministrazione pubblica, di cui è dipendente, per consigli e indicazioni medico-legali. Come è stato ribadito nel corso degli anni dai numerosi specialisti, a vario titolo consultati, nell'ambito del contenzioso fra il sig. Campisi e l'Arma dei Carabinieri e, di recente, dal prof. Pazzagli, direttore dell'Istituto di Psicologia clinica dell'Università di Firenze, anche a nostro giudizio, il termine "persistente rigidità caratteriale", attribuito al Campisi dal Direttore dell'Infermeria Presidiaria della Regione dei Carabinieri della Toscana, in data 11.1.05, non corrisponde né ad una definizione psicologico-clinica, né ad una diagnosi psichiatrica. Anche a nostro parere il signor Campisi non necessita né di cure psichiatriche, né di trattamento psicologico (fra l'altro una terapia psicologica, peraltro effettuabile solo in ambito privato, non ci appare indicata in questa specifica situazione). Firmato dott. Giuseppe Livio Comin e dott. Pier Giovanni Serafini",

si chiede di conoscere:

se la "rigidità caratteriale" diagnosticata dagli organi sanitari militari, spesso consulenti presso i Tribunali Italiani, sia o meno una patologia. In caso positivo, chi la debba curare;

a seguito di questa diagnosi, perché abbia perso il posto di lavoro, se a causa della malattia o per quale altro motivo;

se non si ritenga che sia stata violata la legge 13 maggio 1978, n. 180, meglio conosciuta come legge Basaglia.

(4-10111)

MALABARBA, DI SIENA, CORTIANA, MUZIO, DALLA CHIESA, SODANO Tommaso, MARTONE, FALOMI, DE PETRIS, BARATELLA, FLAMMIA, MARINO, PAGLIARULO, RIPAMONTI, ROTONDO, ZANCAN - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle attività produttive e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:

in data 3 gennaio 2006 il quotidiano "Il Manifesto" ha pubblicato un articolo a firma di Antonio Massari dal titolo "La nuova Scanzano? A Saluggia" in cui viene riportata notizia dell'ordinanza commissariale del 13 dicembre 2005 con cui il presidente della Società gestione impianti nucleari (Sogin S.p.a.) commissario straordinario per la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi autorizza, in deroga alla normativa del permesso a costruire ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, la costruzione, nel sito Eurex nel territorio del comune di Saluggia, di un deposito per la messa in sicurezza di materiali radioattivi presenti all'interno dell'impianto Eurex;

che, secondo notizia di stampa, la grande maggioranza dei rifiuti nucleari italiani, pari circa all'81% del totale, si troverebbe all'interno del sito Eurex di Saluggia;

che secondo l'ordinanza commissariale la costruzione delle opere considerate di improrogabile necessità e urgenza da attuare in deroga alla normativa vigente in materia di permesso a costruire contemplerebbe una serie di opere che costituirebbero l'impianto Cemex - sistema di cementificazione delle scorie - per le quali mancherebbe la valutazione di impatto ambientale (VIA) richiesta dalla normativa comunitaria in materia;

che l'impianto di nuova costruzione si troverà nelle immediate vicinanze del fiume Dora Baltea e di un acquedotto che serve oltre 105 comuni del comprensorio,

si chiede di sapere:

se il commissario straordinario per la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi Generale Carlo Jean avesse o meno gli effettivi poteri, ai sensi della nomina commissariale, per emettere un'ordinanza di costruzione sul sito Eurex;

se la costruzione del Cemex abbia tutti i requisiti di impatto ambientale e le autorizzazioni secondo la normativa nazionale e comunitaria;

se, considerando le dichiarazioni del commissario straordinario per la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi Generale Carlo Jean sulla provvisorietà del sito Eurex, che avrà carattere temporaneo e sarà utilizzato soltanto per stoccarvi le scorie solidificate con il sistema Cemex in attesa che venga identificato con certezza il luogo dell'erigendo deposito nazionale per le scorie nucleari, il Governo non ravveda la contraddizione tra l'edificazione di un impianto così complesso che provvederà a oltre l'80% dei rifiuti nucleari italiani e la necessità di identificare il sito del deposito nazionale in ottemperanza alla legge 368/2003, i cui termini - ad un anno dalla data di conversione del decreto-legge - sono già scaduti;

se l'edificazione del sito di Saluggia non debba essere interpretata - in violazione della legge 368/2003, che prevede un'analisi delle caratteristiche geomorfologiche del terreno - come una soluzione surrettizia della necessità di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi.

(4-10112)