VALLONE (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, prima di dichiarare il mio voto sul disegno di legge vorrei chiarire che non ho compreso l'atteggiamento di alcuni colleghi della maggioranza nei confronti della mia richiesta di verifica del numero legale.
Vorrei puntualizzare che rientra fra le competenze di ciascun senatore avanzare tale richiesta, ma mi viene il sospetto, signor Presidente, che la richiesta di inversione dell'ordine del giorno non fosse dovuta ad un senso di responsabilità nell'approvare le ratifiche internazionali, bensì alla certezza che l'Aula non riuscisse ad esprimere il numero legale, altrimenti non si comprende questo tipo di atteggiamento. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che hanno l'obbligo di garantire i numeri perché si possa procedere nei termini previsti dal Regolamento del Senato.
Premessa tale precisazione, entro nel merito del disegno di legge in esame, finalizzato ad istituire zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale italiano. Al largo delle coste italiane, infatti, è molto alto il rischio di catastrofi ecologiche dovute sia a scarichi volontari di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili che frequenti incidenti da navigazione.
Il diritto internazionale del mare, ed in particolare la Convenzione di Montego Bay del 1982, di cui l'Italia è firmataria, prevede il diritto degli Stati costieri di istituire le cosiddette zone economiche esclusive e al loro interno zone di gestione delle risorse biologiche o di gestione della protezione dell'ambiente marino.
Il provvedimento in esame è finalizzato appunto a realizzare una parziale attuazione di tale previsione, in corrispondenza di atti legislativi analoghi adottati da diversi Stati rivieraschi. È il caso, ad esempio, della Spagna, della Croazia e della Francia. Quest'ultima nel 2003 ha creato una zona di protezione ecologica che si estende un miglio nautico oltre il limite del mare territoriale, ove peraltro esercita solo alcune delle attribuzioni esercitabili all'interno di una zona economica esclusiva.
Appare di tutta evidenza che se l'Italia non procedesse ad approvare una misura analoga a quella francese, non solo si porrebbe in una posizione negoziale di debolezza nella prospettiva della stipula di futuri accordi bilaterali che definiscono zone di influenza, ma correrebbe anche il rischio determinato dalle navi che sceglierebbero di navigare sul versante italiano per essere immuni dall'esercizio della giurisdizione da parte dello Stato costiero che ha già invece adottato misure per la protezione dell'ambiente marino.
La mancata applicazione del disegno di legge alle attività di pesca è conseguente alla scelta di non istituire vere e proprie zone economiche esclusive. A tal proposito, in considerazione del caso della Croazia testé ricordato (la cui decisione di istituire una zona economica esclusiva, con evidente danno verso la flotta di pesca italiana, fu revocata proprio in base alle forti pressioni internazionali), ricordo analoga decisione nel febbraio del 2005 da parte della Libia, alla quale sono seguite notizie di interdizione nei confronti di pescherecci italiani.
La circostanza in virtù della quale il presente disegno di legge non comporterebbe nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, dal momento che le attività connesse alla protezione dell'ambiente marino sono già oggi svolte dai soggetti istituzionalmente preposti alla vigilanza e finanziati dalla legge n. 979 del 1982 sulla difesa del mare, depone a favore della sua approvazione.
La mia parte politica ritiene che il provvedimento in discussione sia uno degli elementi fondanti di una futura politica di maggiore tutela delle acque del Mediterraneo il quale, proprio per le sue caratteristiche di mare semichiuso, è particolarmente sensibile e vulnerabile.
In tale prospettiva, il disegno di legge in esame è, a nostro avviso, un atto parziale al quale dovrà seguire la creazione di un più generale sistema di accordi bilaterali con gli Stati interessati in materia di tutela delle acque marine e di biodiversità, anche oltre le fasce di competenza nazionale. In tal senso, sollecitiamo il Governo ad un attento e concreto impegno per la definizione di tali accordi nell'ambito della Convenzione di Montego Bay.
Per le ragioni esposte, annuncio il voto convinto e favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame.