*VILLONE (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VILLONE (DS-U). Signor Presidente, intendo porre una questione pregiudiziale di costituzionalità su questo decreto per due profili.
Il primo, che definirei generale, parte dalla considerazione della inaccettabile eterogeneità del testo, che ha i contenuti più diversi. Ormai i decreti di questo Governo sono diventati una sorta di ecoballa legislativa che, come tutte le ecoballe, dovrebbe essere destinata ad una appropriata trattazione, insieme forse al Governo che la adotta. Ma questa è una conseguenza ulteriore e da verificare nel prossimo turno elettorale.
Oltre a questa censura di eterogeneità che vale su tutto, vorrei farne una specifica sull'articolo 18. (Brusìo in Aula)
PRESIDENTE. Colleghi per favore, riducete il brusìo.
VILLONE (DS-U). Nell'accurata e puntigliosa esposizione del relatore che il Presidente poc'anzi richiamava, non a caso sono scomparsi per l'articolo 18 i commi 3 e 4, che il collega Falcier non ha affatto menzionato. Questi commi sono apparentemente formulati in una di quelle stesure del tutto criptiche e incomprensibili.
Leggo:
«3. La disposizione di cui alla lettera e) del comma 97 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, si interpreta nel senso che è consentita l'assunzione prioritaria degli idonei dell'ultimo concorso a posti di consiglieri di Stato espletato entro la data del 31 dicembre 2004».
Innanzitutto sembrerebbe una norma interpretativa, ovvero una di quelle norme che lasciano le cose come sono perché in realtà si precisa l'intento del legislatore. In verità non è così, perché questa è una norma che fa diventare consiglieri di Stato ex lege gli idonei dell'ultimo concorso al Consiglio di Stato.
Si potrebbe dire che in fondo è normale che nell'ambito di un concorso pubblico si abbia un'utilizzazione delle graduatorie degli idonei. Però, badate bene, qui non ci troviamo davanti ad una utilizzazione di graduatorie in base a norme già vigenti; né siamo ad una modifica della regola sull'utilizzazione delle graduatorie. Siamo di fronte alla decisione legislativa secondo la quale una specifica graduatoria in uno specifico concorso è utilizzata ai fini delle nomine conseguenti. Si nomina vincitore del concorso chi il concorso l'ha perso ed è stato dunque dichiarato idoneo ma non vincitore.
E questo vale per gli idonei del concorso ultimo al Consiglio di Stato. Si potrebbe dire che in fondo non è una norma generale, che è una norma fotografia, ma una foto di famiglia di tutti gli idonei: tuttavia, andando ad approfondire la questione, signor Presidente, si scopre che l'idoneo è uno solo. Questa non è una foto di famiglia ma è la foto di un orfanello, proprio quello che è stato lasciato davanti alla porta del convento, affinché qualche buon uomo lo raccogliesse. E qui il buon uomo, nostro collega in quest'Aula, c'è stato. Questo orfanello è stato raccolto, e tradotto in una norma di decreto-legge.
D'altronde, che sia questo il senso, lo troviamo confermato poi nel successivo comma 4. In esso si chiarisce che a tal fine - e cioè per far diventare consigliere di Stato questo orfanello che aveva perso il concorso - la dotazione organica del Consiglio di Stato è incrementata di un'unità. Abbiamo quindi la prova che non c'era il posto in organico e che un'utilizzazione della graduatoria non poteva essere nell'interesse dell'amministrazione. Si fa il vincitore e contestualmente si crea le poltrona sulla quale debba poi sedersi.
Quindi è del tutto evidente, signor Presidente, che siamo nel caso indiscutibile di una norma ad personam; l'ennesimo esempio della norma fotografia, della norma nell'interesse privato, che quindi norma non è - chiedo scusa ai giuristi o agli aspiranti tali - ma disposizione che finge di essere una norma e che in realtà è un'azione positiva individuale (mettiamola in questo senso per nobilitarla), come questa maggioranza ci ha già abituati a vedere in altre occasioni.
Signor Presidente, se io fossi un giovane aspirante consigliere di Stato e avessi perso il concorso rimanendo solo idoneo, ci penserei due volte a farmi fare una apposita norma di legge per entrare. Quando si entra in un collegio, per così dire, di pari, bisogna avere un titolo pari, altrimenti pari non si sarà mai. A questo giovane orfano nessuno ha detto ciò, ma glielo dico io, perché abbiamo raccolto le proteste delle associazioni dei magistrati dei TAR e del Consiglio di Stato, che quindi si predispongono a dare a questo ex orfano il migliore dei benvenuti. Ma non è per queste proteste che io sollevo una pregiudiziale di costituzionalità, bensì per l'evidente violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione.
Per questi motivi, chiedo il voto favorevole dell'Assemblea.
TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, avevo alzato la mano per sollevare anch'io una pregiudiziale di costituzionalità. Certamente non potrò farlo con la compiutezza del collega Villone, che è davvero maestro a questo proposito, ma devo spendere due parole a proposito della violazione dell'articolo 77 della Costituzione, a proposito dell'eterogeneità delle norme del provvedimento, a proposito di alcune disposizioni ad personam che fanno impallidire addirittura quelle adottate per favorire gli interessi del Presidente del Consiglio: mi riferisco alla norma, nella quale manca solo il nome e cognome, contenuta negli ultimi due commi dell'articolo 18.
Non ritengo di aggiungere altro alle considerazioni così brillanti del collega Villone. Credo debba essere sottoposta al voto dell'Aula una pregiudiziale di costituzionalità su questo decreto, che va ormai nel solco della peggiore tradizione di questo Governo. (Applausi dal Gruppo Verdi-Un).
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che i tempi sono contingentati e che il tempo di questi interventi verrà scalato da quello rimasto a disposizione dei relativi Gruppi.
Ricordo altresì che, a termini di Regolamento, nella discussione sulla questione pregiudiziale può prendere la parola non più di un rappresentante per Gruppo parlamentare e che ciascuno intervento non può superare i dieci minuti.
PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, il Gruppo della Margherita voterà a favore delle questioni pregiudiziali presentate dai colleghi, e in particolare a quella presentata dal senatore Villone, perché la trova significativa delle insidie contenute in un simile decreto: quaranta articoli e centinaia di commi che sfuggono ad una puntuale analisi dell'Assemblea, che si trova a votare materie assolutamente disparate e di difficile comprensione. É quindi inevitabile che, o all'interno dell'Assemblea stessa o nello stesso del Governo, ci sia la tentazione di introdurre dispositivi legislativi non corrispondenti ad un interesse generale, ad un criterio di giustizia normativa, ma a specifici e non commendabili interessi.
É questo il caso evidenziato dal collega Villone, ma temo che non sia l'unico. Quindi, denuncio l'incapacità strutturale dell'Assemblea di poter capire e valutare la portata di un provvedimento di questo tipo, di questa ampiezza, di questa varietà e di questa complessità.
Per questi motivi, che si sommano a quello specificatamente rappresentato dal collega Villone, il nostro voto sarà positivo. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione pregiudiziale.
Verifica del numero legale
VALLONE (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3717
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale, avanzata con diverse motivazioni, dai senatori Villone e Turroni.
Non è approvata.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3717
PRESIDENTE.