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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 949 del 31/01/2006


Discussione del disegno di legge:

(3645) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Libano, fatto a Beirut il 21 giugno 2004 (ore 20,01)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3645.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.

PELLICINI, relatore. Signor Presidente, mi riporto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Martone, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G2. Ne ha facoltà.

MARTONE (Misto-RC). L'ordine del giorno G2 che ho presentato alla ratifica di questo accordo nel settore della difesa è inteso ad assicurare una serie di meccanismi di trasparenza, controllo e verifica rispetto alla destinazione di uso finale dei sistemi d'arma e di materiali di armamento, che sono oggetto in parte di questo accordo bilaterale.

Dal momento in cui è stata decisa la revisione della legge n. 185 del 1990 (una legge - lo vorrei ricordare - che aveva posto l'Italia all'avanguardia a livello internazionale in termini di strumenti di controllo sul mercato delle armi), abbiamo assistito alla moltiplicazione per eccesso di accordi bilaterali nel settore della difesa che, come la stessa relazione di accompagnamento dice, sono parte integrante di un modello nuovo di politica estera del nostro Paese.

A prescindere dalle valutazioni politiche che farò in sede di dichiarazione di voto, vorrei soltanto riaffermare la necessità di approvare questo ordine del giorno perché riprende alcune preoccupazioni espresse anche a suo tempo da importanti settori della maggioranza rispetto alla trasparenza delle intermediazioni bancarie, delle transazioni e delle esportazioni di armi, soprattutto nel caso del Libano che è un Paese oggi al centro di una forte tensione con la Siria a seguito al caso Harari e soprattutto perché è un Paese centrale per quanto riguarda la stabilizzazione e la pacificazione di tutto il Medio Oriente.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Boco, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G1. Ne ha facoltà.

BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, tra le numerose ratifiche che stiamo per approvare - mi rivolgo al presidente Provera e al Governo - alcune presentano al loro interno un problema sostanziale, che torna spesso quando vengono stipulati accordi di cooperazione nel settore militare.

All'articolo 5 di questo accordo si stabilisce - lo leggo in sintesi - che l'interscambio di materiali di armamento tra Italia e Libano può essere effettuato con operazioni dirette da Stato a Stato (e qui interverrebbe la citata legge n. 185) oppure tramite società private autorizzate dai rispettivi Governi. È ovvio che questa è una dizione, colleghe e colleghi, che può costituire l'aggiramento di una legge in vigore nel nostro Paese, che è stata un caposaldo di civiltà e che è appunto la legge n. 185 del 1990.

Abbiamo presentato un ordine del giorno, presidente Moro, con il quale chiediamo rispettosamente una valutazione attenta del Governo e, con altrettanto rispetto (mi permetto di rivolgermi ai banchi dei relatori e del Governo), inviterei la Presidenza del Senato - vedo il presidente Moro molto affaccendato - dal momento che gli accordi sono numerosi, a trattare prima gli altri accordi internazionali che non presentano questo problema che onestamente ci divide. Solo dopo la fine delle votazioni degli altri accordi, si potrà arrivare ad un giudizio dell'Aula su questo provvedimento.

Cito un altro caso simile, il disegno di legge n. 3649, relativo all'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Emirati Arabi Uniti. Noi solleviamo un problema politico. É difficile pensare che giusti accordi, ripeto, giusti accordi, arrivino al punto di trovare strade intermedie, come quella dell'aggiramento della legge n. 185. Il nostro giudizio su questo accordo è negativo e abbiamo presentato un ordine del giorno.

Inviterei la Presidenza a sottoporre all'Aula la mia proposta di esaminare prima i dieci accordi che non presentano problemi, per poi tornare agli altri, discutendone con rispetto, senza chiedere valutazioni concordi. Qualora l'Assemblea fosse d'accordo, i nostri lavori ne trarrebbero beneficio. Ripeto, il nostro giudizio resta negativo fino a quando manteniamo dizioni che potrebbero permettere di aggirare leggi in vigore nel nostro Paese.

Non ho nulla da chiedere e non voglio spingere oltre la contrarietà ad un accordo internazionale. Ricordo che abbiamo presentato ordini del giorno e non emendamenti, perché un accordo internazionale non si può emendare, ma un giudizio negativo si trasforma in un voto, nelle dinamiche di voto normali dell'Assemblea. Con grande rispetto verso la maggioranza, avviso che il rispetto lo vogliamo anche per le nostre idee, che sono legittime.

Come ha fatto prima il sottosegretario Antonione, quando ha chiesto l'inversione dell'ordine del giorno, propongo dunque di esaminare per primi gli accordi internazionali che non hanno contenziosi, per poi passare agli altri che vedono la nostra contrarietà e che, secondo noi, sono difficili da approvare.

Mi pare che gli accordi internazionali interessati da simili ordini del giorno siano quattro. Invito l'Aula a esaminarli per ultimi. Sta a me chiederlo, ma non rispondere in merito. Prenderemo atto delle risposte dei relatori e del Governo e saremo conseguenti ad una battaglia che è la nostra vita, che è cosa onestamente legittima, da noi sempre fatta con trasparenza, alla quale si può rispondere con un sì o con un no. Ripeto, sono stati presentati degli ordini del giorno, perché non si possono presentare emendamenti.

Riteniamo che la dizione: "(...) che l'interscambio (...) può essere attuato (...) tramite società private autorizzate (...)" sia un modo per aggirare la legge n. 185 del 1990, che siamo qui a difendere, con convinzione. Il voto e le sue dinamiche rappresentano l'unica possibilità che abbiamo per difendere il nostro operato.

Credo di non essere stato criptico e spero di avere una risposta.

PRESIDENTE. Mi risulta che le ratifiche interessate dalla problematica da lei sollevata siano due. Chiedo ai relatori sui due disegni di legge e al rappresentante del Governo se accettano di posporre l'esame di tali provvedimenti in coda alle altre ratifiche.

 

PELLICINI, relatore. Quali sono i provvedimenti in questione, signor Presidente?

 

PRESIDENTE. Sono i disegni di legge nn. 3645 e 3649.

PROVERA (LP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PROVERA (LP). Signor Presidente, per il provvedimento di cui sono relatore sarei favorevole ad accogliere la richiesta del collega Boco.

PELLICINI, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PELLICINI, relatore. Anch'io sono del parere di accogliere la richiesta del senatore Boco.

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

COSTA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, anche il Governo concorda.

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, la proposta del senatore Boco si intende accolta; di conseguenza, la discussione dei disegni di legge n. 3645 e 3649 è posposta alla fine delle ratifiche che ora andremo ad esaminare.