Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (732 KB)

Versione HTML base



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 945 del 25/01/2006


Passiamo alla votazione finale.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento solleva un tema al quale siamo particolarmente sensibili, quello dei reati d'opinione, rispetto al quale avevamo offerto al ministro Castelli all'inizio della legislatura la disponibilità a discutere.

Verrei meno al mio dovere, però, se non ricordassi che questo è un provvedimento pensato per risolvere, ancora una volta, pendenze giudiziarie di parlamentari ed esponenti politici, il che ne vizia l'impianto. Per questi motivi abbiamo un tema sul quale concordiamo e una modalità per affrontarlo che tradisce preoccupazioni legate a delle specifiche pendenze, che spiegano anche la particolare urgenza con la quale il provvedimento ci è stato proposto, anche perché alcuni degli esponenti politici interessati a questo disegno di legge hanno subìto una interpretazione particolarmente estensiva della legislazione vigente in chiave repressiva.

Questo è il punto, a partire dal quale però non credo si possa sostenere che si tratti di reati d'opinione quando parliamo di associazione sovversiva, quando parliamo di azioni violente che hanno la finalità di sovvertire l'ordinamento politico, di impedire il funzionamento della Presidenza della Repubblica. C'è un precedente in Parlamento di chi ha sostenuto che questi fossero reati d'opinione, e si chiamava Toni Negri: soltanto questo è il precedente. Non credo che dei partiti democratici possano sostenere che l'associazione sovversiva, la sovversione violenta dell'ordinamento politico, l'impedimento violento del funzionamento degli organi costituzionali rappresenti reato d'opinione. Questo però stiamo licenziando in termini di concetto e mi sembra veramente enorme che siamo tutti d'accordo soltanto perché bisogna risolvere quei problemi e perché c'è stato evidentemente uno scambio tra un provvedimento ed un altro all'interno della maggioranza.

In secondo luogo, credo anche che fosse sensato parlare di abolizione del reato di tante forme di vilipendio. Se penso al comune cittadino, ad un privato, al barbone, al ventenne, anche il vilipendio alla bandiera può essere sanzionato con una pena minore. Ma non pensiamo veramente che il vilipendio alla bandiera da parte di un parlamentare, di un funzionario pubblico, di un ufficiale dei carabinieri, di un commissario di Polizia, di un giudice, o comunque da parte di qualcuno che rappresenta lo Stato, possa essere punito nella misura prevista da questa legge, cioè con una sanzione economica per cui, come diceva anche ieri il collega Zancan, il vilipendio alla bandiera finisce per essere equiparato a una multa, che anche simbolicamente non sia prevista la reclusione, che viene normalmente prevista per i reati che hanno una qualche gravità.

Per assecondare delle esigenze personali, ancora una volta stiamo colpendo quell'equilibrio di diritti, di doveri e di valori su cui si costruisce, si incardina la nostra Costituzione e anche il senso dello Stato che dobbiamo offrire ai cittadini.

Non entro dunque nel merito dei singoli emendamenti, che ancora una volta sono stati con molta leggerezza respinti, pur essendoci due settimane in più per poter approvare questi miglioramenti anche alla Camera: questo è indecente! Il tempo era disponibile. Perché non accettare alcuni emendamenti, perché rifiutarli sempre quando sono più che ragionevoli? Inoltre - devo ancora una volta rilevarlo - stiamo votando con una restrizione assoluta dei tempi di discussione, per cui chi c'è non può parlare e chi, assente, può votare, perché anche questa volta degli assenti hanno potuto votare.

Questo è il clima in cui nasce questa legge. Ancora una volta è una grande occasione persa; la riprenderemo in mano perché non può essere ridotto a questo il tema della libertà di opinione in questo Paese! (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-Un e DS-U).

ZANCAN (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ZANCAN (Verdi-Un). Signori colleghi, per l'ennesima volta in questa legislatura, un'intenzione a priori condivisibile, l'eliminazione del reato d'opinione, si è persa per strada. Si è persa perché l'urgenza di ottenere dei risultati immediati, nonché di un colpo di spugna sulle condanne - in particolare ad alcuni esponenti leghisti - non ha consentito nessuna meditazione e nessuna razionalizzazione del lavoro legislativo.

Si sono così create delle contraddizioni enormi: com'è possibile che al reato di vilipendio alla bandiera corrisponda una contravvenzione punita con l'ammenda? E ciò non soltanto per il comune cittadino, che magari ha bevuto troppo, ma anche per quei pubblici ufficiali che hanno giurato su questa bandiera! Com'è possibile non distinguere le due ipotesi, com'è possibile agganciare ai reati di opinione la connessione di fatti di violenza? Questo è un modo ipocrita di risolvere i problemi legislativi, perché se c'è violenza non c'è opinione. La violenza è ontologicamente contraddittoria con l'opinione; dove c'è violenza il pensiero cessa per cederle il passo!

Allora se dite che c'è un reato di opinione quando c'è violenza, state ammettendo una contraddizione di termini. Questo è un modo ipocrita di risolvere il problema del reato di opinione.

Infine, sul piano legislativo si mette sempre alla fine il transitorio. Sarebbe un ottima modifica mettere prima il transitorio, perché spiegherebbe tutto. Il transitorio dice che se anche c'è stato un reato a pena detentiva, con condanna ovviamente ancora da eseguire, questa condanna a pena detentiva si tramuta, dopo il passare in giudicato della sentenza, in pena pecuniaria. Capite che questa è una violazione di quel principio dell'intangibilità del giudicato che noi abbiamo accettato fin dal diritto romano «facit de albo nigro et de quadrato rotundo»? Intendo dire che questa è una violazione di un principio generale del nostro sistema.

Perché questo? Si devono sanare determinate condanne a carico di esponenti leghisti. Siccome conosco casi di ragazzi che stanno scontando o hanno già scontato condanne per questi reati, lasciatemi dire che vi è una costante in quello che ho visto nelle aule giudiziarie in quarant'anni e quello che vedo nell'Aula del Senato: gli stracci volano identicamente! È una vera allegria constatare questa coerenza tra il luogo legislativo ed il luogo di applicazione del giudiziario: vedo identicamente gli stracci come in un'aula di tribunale. Complimenti!

I princìpi posti a base di questa legge, pur assolutamente contraddetti dall'applicazione pratica, mi impongono un voto di astensione personalmente e a nome del mio Gruppo. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Mar-DL-U e della senatrice Franco Vittoria).

FASSONE (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FASSONE (DS-U). Signor Presidente, dichiaro il voto contrario del Gruppo Democratici di Sinistra-l'Ulivo, ed è una dichiarazione della quale non sono per nulla lieto. Questa poteva essere una buona legge, doveva esserlo perché la riforma del Titolo I del Libro II del codice penale è necessaria; ma questa non lo è, intanto perché interviene soltanto su poche norme, e poi lo fa con una serie di controindicazioni pesanti, delle quali il tempo avarissimo che ci è stato assegnato non ha permesso di compiere completa illustrazione.

Poteva essere una buona legge per ripulire il nostro codice penale da quelle limitate scorie che ancora rimangono ad intralciare l'attività politica intesa in senso molto ampio; e dico ampio perché tutto quello che è davvero illecito di opinione è già stato da tempo cancellato dalla Corte costituzionale con interventi vari sul reato di istigazione di militari, di istigazione a delinquere, di apologia. Quello che è davvero idea o opinione oggi è già legittimo. Qui stiamo discutendo di condotte materiali che possono assumere anche livelli di notevole gravità.

Ho fatto presente che cosa può significare l'articolo 1 quale la legge si appresta a licenziare: il reprimere solamente condotte violente di tipo secessionista, sebbene idonee a menomare l'indipendenza o l'unità dello Stato, significa lasciare impunite quelle condotte che violente non sono, ma sono idonee. E, per curiosa coincidenza, proprio il giornale di oggi ci riferisce che 133 sindaci si sono rivolti alle autorità di Vienna per invocare tutela. Ovviamente non pretendo che questo costituisca reato. Questo è semplicemente l'antesignano di condotte frontaliere che possono moltiplicarsi e che non abbiamo assolutamente più strumenti per reprimere. Analogamente ho cercato di esporre come sia inopportuno ed addirittura costituzionalmente scorretto espellere dal nostro ordinamento l'ipotesi dell'impeachment.

Anche in questo caso nulla è stato detto a sostegno della bontà della tesi racchiusa nel disegno di legge. Semplicemente si è passati oltre come carri armati. Poteva essere un'occasione di buona riforma. È semplicemente l'occasione per saldare una qualche cambiale politica. Ma gli errori non sono soltanto sfridi o accidenti del testo legislativo; sono menomazioni profonde di beni di rango costituzionale.

Per questo con grande rammarico - perché siamo fermamente fautori della libertà d'opinione e della libertà d'azione politica - siamo costretti a votare non contro il principio perseguito da questa norma, ma contro lo strumentale e tecnico assolutamente infelice nel quale esso si sostanzia. (Applausi dal Gruppo DS-U).

CALLEGARO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALLEGARO (UDC). Signor Presidente, tutti sono d'accordo sul fatto che questa legge andava fatta. Poi, come al solito, noi della maggioranza siamo i soliti che non capiscono, che sbagliano tutto, che non sono in grado di arrivare a soluzioni accettabili. Naturalmente si cerca sempre di trovare cosa può esserci dietro, dietro l'angolo cioè, quali sono i veri scopi quando si presenta un disegno di legge.

Si tratta sempre di salvaguardare qualcuno, si tratta sempre di fare interessi personali. Ormai queste giustificazioni non funzionano più; sono ormai cinque anni che le sentiamo ripetere e quindi, come tutte le ripetizioni, qualche volta iuvant, ma molto spesso annoiano.

Volevo fare presente un'ulteriore questione: in realtà qui parliamo impropriamente di reati d'opinione. Infatti, quando si stabilisce che per determinati reati sia stata posta in essere una violenza o siano stati posti "atti idonei a" mediante violenza, indubbiamente non siamo più nell'ambito di un reato d'opinione, ma di fronte ad un reato compiuto con fatti gravi, come la violenza. Quindi è improprio parlare di reato d'opinione. In realtà si tratta di reati veri e propri, contraddistinti proprio anche dell'elemento della violenza.

Ritengo che questa legge non solo andava posta in essere, ma è anche stata formulata bene; per cui esprimo il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo UDC).

PIROVANO (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PIROVANO (LP). Signor Presidente, stiamo approvando un'altra legge che questa maggioranza ha portato avanti per i cittadini, per tutti coloro che non hanno il beneficio di aver una copertura assicurativa come i membri dei due rami del Parlamento. La libertà di pensiero, la libertà di essere contro alcune idee è un diritto sacrosanto nei Paesi civili e oggi, con questa legge, il Senato riconduce anche il nostro Paese sulla strada della vera libertà. Esprimo pertanto voto favorevole. (Applausi dal Gruppo LP).

SEMERARO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SEMERARO (AN). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per comunicare il voto favorevole di Alleanza Nazionale su questo provvedimento.

Per la verità, con tutto il rispetto per le affermazioni del senatore Fassone, non mi sembra che un provvedimento di questo genere possa essere così semplicemente liquidato come pagamento di una cambiale politica. Credo che il provvedimento investa una serie di valutazioni molto più profonde e serie ed è certamente impossibile ricondurlo ad oggetto di uno scambio di carattere politico, cioè non si può ridurre un tema che coinvolge il rispetto della nostra storia, del nostro essere Nazione e Stato ad un semplice scambio e al pagamento di una cambiale politica.

Credo invece che questo provvedimento faccia emergere un grande senso di responsabilità e di rispetto, cioè l'espletamento di un vero e proprio dovere di carattere costituzionale che si estrinseca attraverso l'approvazione di questo provvedimento.

Si tratta di una norma che deve essere approvata con grande determinazione, con grande interesse e soprattutto con grande soddisfazione per essere stati in grado di affrontare delle problematiche che certamente vanno al di là delle fattispecie che si possono verificare quotidianamente, e che in ogni caso molto spesso investono invece fattispecie che riguardano lo Stato in quanto tale, l'Italia in quanto tale. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Tirelli).

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Dalla Chiesa, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 3538, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Malan).

 

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 1980, 2627 e 3064.